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Etrusca, e lo porrà a capo d’un esercito federale composto da Etruschi e Troiani. Enea, poi, alla testa di questo esercito, scenderà da Còrito-Tarquinia (Cfr. pure Licofrone: “dalla terra di Dardano”) via mare alla foce del Tevere (con Tarconte postosi in posizione subordinata) dove insieme conquisteranno le terre latine363. *** Virgilio, nell’Eneide narra che Enea informa il padre Anchise che gli dèi Penati di Troia gli hanno ingiunto di ricondurre i Troiani In Italia a Corito (Tarquinia) perché questa era la antica patria della stirpe. Il padre risponde: La sola Cassandra mi prevedeva tali casi. Ora la ricordo annunziare che queste cose spettavano alla nostra stirpe, e spesso nominava l'Esperia, spesso i regni italici. Ma chi avrebbe creduto che i Troiani sarebbero giunti ai lidi dell'Esperia?364. Virgilio, nell’Eneide, sfrondò la tradizione di Licofrone dagli elementi greci, la rimpastò con elementi italici, e narrò che Enea dapprima arrivò alla foce del Tevere, ma che poi si recò via terra a incontrare Tarconte in Etruria, a Corito (Tarquinia), presso la foce del Mignone (vd. p. 257 ss.). In questa foce il poeta riconosceva evidentemente quella del leggendario fiume Linceo, menzionata da Licofrone. Da qui Enea, narra Virgilio, dopo esser stato nominato capo della Federazione Etrusca, torna via mare, assieme a Tarconte, alla foce del Tevere (Virgilio, Eneide, X, passim). Nella versione di Virgilio, manca la figura di Odisseo. Ma un riprova che questa fosse presente nelle varie tradizioni che precedettero la composizione dell’Eneide si ha nel VI libro del poema. Siamo in Sicilia, ed Enea coi suoi Troiani incontrano un compagno di Odisseo. Costui era stato lasciato sull’isola da Odisseo mentre la abbandonava per sfuggire alla vendetta di Polifemo. L’infelice chiede perdono e pietà ad Enea che lo accoglie fra i suoi uomini e lo porta con sé in Italia in cerca d’una nuova patria. Insomma, Virgilio ripropone, fra Enea ed il compagno di Odisseo, lo stesso rapporto che Licofrone aveva prodotto fra Enea ed Odisseo. Ed è proprio la figura di Odisseo, direttamente presente in Licofrone, ed indirettamente in Virgilio, a rimandarci ad una notizia più antica, e forse alla fonte di ambedue gli autori. Vediamo. E' della seconda metà del V sec. a.C. quella che comunemente si ritiene sia la più antica menzione di Enea come fondatore di Roma. Si tratta di un passo di Ellanico di Lesbo (seconda metà V sec. a.C), che noi conosciamo nella soggettiva parafrasi fattane da Dionigi di Alicarnasso alla fine del I sec. a.C. Dionigi scrisse che Ellanico riferisce che Enea venuto in Italia (Hitalìan) dalla terra dei Molossi fu il fondatore di Roma insieme ad Odisseo, e che la avrebbe così chiamata dal nome di una delle donne Troiane. Egli aggiunge che costei aveva appiccato il fuoco alle navi assieme alle altre donne che lei stessa aveva istigato perché era stanca delle peregrinazioni. Anche Damaste di Sigeo ed altri concordano con lui. Questa citazione di Dionigi necessita di alcune precisazioni critiche. Nella seconda metà del V sec.a.C., Roma era già una città importante, e non pare strano che Ellanico ne abbia attribuito la fondazione ad Enea venuto insieme ad Odisseo. Il connubio fra Enea ed Odisseo poteva peraltro risalire alla Piccola Iliade di Lesche, e si ritroverà in Licofrone. Quest’ultimo, come sappiamo, dirà addirittura che Enea formò una lega di forze con 363 364

Virgilio, Eneide, X, XI, XII. Virgilio, op. cit., III, 182-187.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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