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tà di Alba (vd. p. 155). Anche gli Excerpta latina barbari includeranno un crudele Silvio Tarquinio, figlio di Proca, e padre di Cedeno (il Ceteo = ittita) nella lista dei Silvi, re di Alba, discendenti di Enea356. Enea, secondo Licofrone che verosimilmente attingeva da Arctino e da Lesche, trasmigra da Troia nella Tirrenia. Qui egli si pone a capo d’una fusione di forze con Tarconte e Tirreno. E’ lui, infatti, e non Tarconte o Tirreno, a concedere al sopraggiunto Odisseo “una striscia di mare e di terra”. Tutto questo sembra appartenere allo stesso filone di tradizioni (etrusche o greche che siano state) al quale attinse Virgilio quando raccontò che Tarconte cedette ad Enea il comando della Federazione Etrusca (vd. p. 255). Pare, peraltro, che la figura di Enea capo della stessa Federazione possa esser ritrovata sul testo etrusco contenuto nelle bende della Mummia di Zagabria (vd. A. Palmucci, Il Fanum Voltumnae era a Tarquinia, cit., passim).

-BAlessandra dice poi che “lì (ένθα)”, in Etruria, Enea troverà una mensa piena di vivande, che verrà mangiata dai suoi compagni, per cui egli si ricorderà dell'antico oracolo357. Un oracolo, infatti, aveva precedentemente detto all’eroe che la nuova terra era quella dove i suoi compagni, spinti dalla fame, avrebbero divorato anche le mense358. Ora, ci si aspetterebbe che Enea fondasse una città in Etruria. Si diceva d’altronde che qui esistesse una città di nome Eneia (vd. p. 149); e sappiamo che potrebbe esser quella stessa città che nel Liber Linteus è menzionata nella forma contratta Ena. Sappiamo pure che gli scoliasti di Licofrone conoscevano una tradizione che vedeva Enea tanto stabilmente impiantato nell’Etruria costiera da poter cedere al sopravvenuto Odisseo una parte del proprio territorio sulla marina. -CMa Enea dall’Etruria, prosegue Cassandra, andrà a colonizzare il paese nelle terre dei Boreigoni, poste al di là delle città di Larino e Daunio, dove costruirà trenta castelli pari al numero dei figli di quella nera scrofa che egli aveva portato con sé dalle cime dell'Ida (nella Troade) e dalla terra di Dardano (Còrito-Tarquinia? Vd. p. 110-111), e che, nel momento del par356

Vedi la tavola sinottica dei re di Alba in C. Trieber, Zur Kritik des Eusebios - Die Konigstafel von Alba Longa, “Hermes”, XXIX, 1894, pagg. 124-125. 357 Licofrone, op. cit. , vv.1250-1252. 358 Licofrone non specifica cosa avesse detto l'oracolo, né chi lo avesse pronunciato. Servio ci informa che Varrone sosteneva che Enea aveva avuto questa profezia dall'oracolo di Giove a Dodona in Epiro (Servio Dan., op. cit., III, 256). Secondo Dionigi di Alicarnasso, i Troiani a Dodona “avevano ricevuto l’ordine di navigare nella direzione ove tramonta il sole finché non fossero giunti ad un luogo dove avrebbero mangiato le mense”(Dionigi Al., op. cit., I, 55). L'anonimo autore dell'Origine del popolo romano (XI, 1), sosteneva che sarebbe stato Anchise, padre di Enea, a ricordarsi che, “una volta, Venere gli aveva predetto che quando essi, sul litorale di un paese straniero, spinti dalla fame, avessero divorato perfino le mense consacrate, proprio in quel luogo, per volere del fato, avrebbero dovuto fondare una nuova sede”. Virgilio pose la profezia sulle labbra dell'arpia Celeno che sosteneva di averla ricevuta da Apollo, e che questi a sua volta la ave-va saputa da Giove. Celeno dice ai Troiani che, dopo esser giunti in Italia, potranno costruire una nuova città solo dopo che una terribile fame li avrà costretti a mangiare anche le mense (Virglio, op. cit., III, 245-47).

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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