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sec.a.C.), nella Piccola Iliade aveva detto che, dopo la caduta di Troia, Enea fu tenuto prigioniero da Neottolemo figlio di Achille, poi si liberò perché Neottolemeo fu ucciso da Oreste figlio di Agamennone. Enea allora, avrebbe detto Lesche, Dapprima (πρϖτον) andò ad abitare le città macedoni presso Recelo ed Almonia che si trovavano presso il monte Cisso; Recelo da lui fu chiamata Eneia (cod. Ainos). Egli poi (δε’) dalla Macedonia andò in Italia ...346

Al tempo in cui visse Licofrone (IV – III sec. a.C.), e tanto più in quello in cui visse Lesche (VIII – VII sec. a.C.) la regione della Tirrenia (Etruria) non era ancora considerata Italia. Licofrone, infatti non dice che Enea venne in Italia, bensì che venne “nel paese dei Tirreni (Etruschi)”. Tzetze, seguendo il testo di Licofrone, ch’egli commentava, avrebbe coerentemente dovuto scrivere che Enea venne nella Tirrenia, e non che venne in Italia. Ma egli poteva tranquillamente scrivere “Italia” perché ai suoi tempi il temine “Italia” era ormai comprensivo della “Tirrenia”. Purché Tzetze non abbia contaminato il discorso di Lesche, noi dobbiamo pensare che Licofrone recepì una tradizione molto antica che risaliva all’Iiuperside ed alla Piccola Iliade. La relazione grammaticale fra “dapprima (πρϖτα / πρϖτον)” e “poi (δε’)”, comune al testo di Licofrone ed al testo col quale Tzetze parafrasa il racconto di Lesche, potrebbe addirittura indicare che sia Licofrone che Tzetze avevano letto la Piccola Iliale (o qualche scolio che citava questo passo) e ne seguivano il testo al punto di ricalcarne alcuni usi grammaticali. Già pure Ellanico di Lesbo (seconda meta del V sec. a.C.) aveva fatto andare Enea nella penisola Calidica (in Tracia)347, qui fondare la città di Eneia348, e da qui poi venire in Italia349. Tucidide, poi, ch’era contemporaneo di Ellanico, aveva scritto che ai suoi tempi la penisola Calcidica era ancora abitata da gente pelasgica d’origine tirrena; ed Erodoto aveva già detto che i Pelasgi di questa regione parlavano una incomprensibile lingua barbara (vd. p. 44). Noi oggi sappiamo che il loro linguaggio somigliava all’Etrusco (vd. p. 44). La città di Eneia (detta anche Ena) aveva dunque tradizioni tali che, alla fine del VI secolo, poteva ben coniare monete con la figura di Enea, suo mitico fondatore. Sulle monete si vede Enea che sostiene s’una sola spalla il padre Anchise (vd. f. 61 a p. 140). I rapporti fra questa città e L’Etruria dovevano esser ben vivi; e gli abitanti delle due regioni dove346

Giovanni Tzetze, Alla Alessandra, 1232. Vd. pure 1236 e 1268. La penisola Calcidica, dov’erano Almonia e Recelo (Eneia), apparteneva alla Tracia poi passata alla Macedonia. 348 In Dionigi di Alicarnasso , op. cit. I, 47; 48. 349 In Dionigi di Alicarnasso , op. cit. I, 72. 347

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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