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e che poi gli aveva dato in sposa la propria figlia Teano. Subito dopo le nozze, Ifidamante partì con dodici navi in soccorso di Troia assediata dagli Achei. Omero, dunque, aveva parlato di rapporti di amicizia e di parentela fra Traci e Troiani. Dopo di

lui, Lesche (prima metà del VII sec. a.C.), nella Piccola Iliade, raccontò

che Enea, dopo la cauta di Troia, fu tenuto prigioniero da Neottolemo, figlio di Achille;

che poi fu liberato per la morte di Neottolemo;

che andò dapprima ad abitare nelle città di Almonia e di Recelo (ch’erano nella Tracia, poi inclusa nella Macedonia);

che quest’ultima città dal suo nome fu chiamata Eno (Eneia);

e che egli poi andò in Italia (vd. testo greco a p. 148)305.

L’epoca in cui Lesche visse è variamente intesa. Secondo una tradizione antica, egli vinse una gara poetica contro Arctino. Quest’ulimo è dell’VIII-VII sec. a.C. Ambedue sarebbero dunque di poco posteriori ad Omero. Oggi, i più pongono Lesche nel VII sec. a.C. Che Lesche nacque e fu attivo nell’isola di Lesbo ha la sua importanza. Dalle coste di Lesbo si vede la Troade. All’epoca della guerra di Troia, poi, Lesbo faceva parte della Misia donde, come si diceva, Tarconte e Tirreno, figli di Telefo e d’una troiana, erano venuti in Etruria subito dopo la guerra. Qui Tarconte aveva fondato Tarquinia. Al tempo in cui visse Lesche, inoltre, gli Eoli emigrarono dalla Tessaglia e dalla Beozia e vennero nella Misia, nell’isola di Lesbo e nella stessa Troade. Qui convissero coi vecchi abitanti. Infatti, negli scavi della Troia d’VIII sec. a.C., assieme a materiale ellenico, s’è trovato vasellame che ripete i più antichi tipi troiani. Misi, Lesbi e Troiani potevano quindi ben serbare il ricordo leggendario degli antichi eventi; e, se Omero poté recepire quelle saghe ch’egli era disposto a recepire, altri cantori, come lo ionico Arctino e l’eolico Lesche, poterono ben recepire e rielaborare altre saghe circolanti in quelle regioni. Ma c’è di più. Erodoto riferì che l’isola di Lemno (dinanzi a Troia, e vicina a Lesbo) fu abitata dai Pelasgi (Tirreni) fino alla fine del VI sec. a.C. Egli riferì pure che, ancora ai suoi tempi (V sec. a.C.), quel che rimaneva degli altri Pelasgi (Tirreni) di Crestona (in Tracia) e di Placia e Scillace (sulle coste asiatiche vicine alla Troade) parlavano ancora un’incomprensibile lingua barbara (vd. p. 42-44). Oggi, noi sappiamo che quella lingua parlata dai Pelasgi era simile all’Etrusco: ciò perché nella pelasgica isola di Lemno si sono trovate iscrizioni di VI sec. a.C. composte in lingua ed alfabeto simili a quelli etruschi (vd. pp. 42-45). Il DNA, infine, degli attuali abitanti di Lemno e di altre isole Egee ha somiglianze con quello degli attuali “Etruschi” della Toscana. Nel VII sec. a.C. dovettero avvenire significativi contatti fra l’Etruria ed il Mediterraneo orientale al punto che almeno a Lemno fu introdotto l’alfabeto etrusco (vd. p. 42). E’ dunque verosimile che Arctino e Lesche di Lesbo abbiano recepito tradizioni che circolavano fra i Tirreni o Pelasgi di Lesbo, Lemno, Placia, Scillace e delle vicine isole e regioni come la Troade. Ma è anche possibile che quelle tradizioni circolanti fra i Tirreni d’oriente avessero il loro corrispettivo fra i Tirreni d’Italia. Ed è infine pensabile che siano stati proprio gli stessi Tirreni d’Italia a risvegliare fra i Tirreni d’oriente il ricordo leggendario della loro venuta o ritorno in Italia. 305

In Giovanni Tzetze, Alla Alessandra di Licrofrone, 1232.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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