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rate da altri poeti: dapprima Arctino e poi Lesche. N. B. Per la possibile influenza dei Tirreni d’oriente e d’Italia sulle loro opere dei due autori. Vedi pp. 134 ss. Fig. 55 - Tabula Iliaca (fine I sec. a.C.). Gli Achei escono dal Cavallo

Arctino nacque ed operò nell’isola di Mileto durante l’VIII / VII sec. a.C. L’isola era davanti alla costa anatolica, ed era abitata dai coloni ionici a partire già dall’XI / X sec. a.C. Durante la seconda metà VIII sec. a.C. Ioni ed Eoli stabilirono colonie anche in Italia, specialmente a Cuma e nell’isola di Pitecusa dove introdussero il loro alfabeto greco di tipo euboico calcidese che da poco tempo avevano acquisito dai Fenici. Peraltro, proprio da Pitecusa proviene la famosa coppa di Nestore. Essa contiene una delle più antiche iscrizioni greche in alfabeto euboico. L‘iscrizione è disposta su tre righe che rispettano la suddivisione in versi; e, per forma e contenuto, dimostra di conoscere i temi cari alla poesia dell’VIII sec. a.C. Il testo tradotto in Italiano da M. Guarducci è il seguente: La coppa di Nestore (era) piacevole a bersi: ma colui che beve da questa coppa, lui subito prenderà desiderio di Afrodite dalla bella corona”296. Queste colonie ioniche ed eoliche della Campania ebbero stretti rapporti con varie città etrusche. Molti oggetti tipicamente etruschi si trovano nelle tombe di Pitecusa, e, viceversa numerose ceramiche pitacusane e cumane si ritrovano a Vulci, a Cere e soprattutto a Tarquinia. Quest’ultima recepì da Cuma e Pitecusa perfino l’alfabeto euboico297, lo adattò ai suoni della propria lingua e lo restituì loro come alfabeto etrusco. Fu proprio tra la fine dell’VIII sec. a.C. e gli inizi del VII che il cantore ionico Arctino di Mileto compose il poema sulla “Fine di Troria (Ilioupersis)”. Come già abbiamo detto, ne possediamo solo un risicatissimo estratto fatto da un certo Proclo, ed alcuni frammenti fra cui una citazione dove Dionigi di Alicarnasso gli attribuisce d’essere stato il primo a dire che “Enea venne in Italia”. La notizia è contenuta pure nella Tabula Iliaca dove Arctino è citato nella scena in cui si vede Enea che si mette in viaggio verso l’Esperia (Italia). Alcuni dubitano dell’affidabilità della citazione di Dionigi, e delle notizie raffigurate nella Tabula, però quel che rende credibile che sia Arctino che la fonte della Tabula abbiano fatto venire Enea in Italia, anzi in Etruria, sono le figure di un vaso protocorinzio di VII sec. a.C. dove un pittore etrusco ha dipinto la scena più antica che si conosca della fine di Troia e della fuga di Enea dalla città (f. 56). Per quel che sappiamo, nel VII sec. a.C., il cantore ionico Arctino era l’unica fonte dalla quale in Grecia e in Etruria si pote296 297

F.Cordano, L’alfabeto greco, in Alfabeti, a cura di M. Negri, Colognola ai Colli (VR), 2000, p. 132. M. Cristofani, Introduzione allo Studio dell’Etrusco, Firenze, 1983, p. 7.

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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