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perduto l'elmo278, e la chiamò Còrito anche perché, in Greco, elmo si dice koris279. 2. Oppure Còrito è il nome del monte sul quale fu sepolto Còrito padre di Dardano280. 3. Altri tramandano che Còrito fu fondata da Còrito figlio di Paride e di Enone. La terza tradizione, secondo la quale il troiano Còrito era venuto in Etruria dove aveva fondato Còrito non era certamente quella seguita da Virgilio. Per il poeta, erano stati i discendenti degli Etruschi di Còrito Tarquinia a fondare Troia, e non i Troiani a fondare Còrito Tarquinia in Etruria. Enea, poi, e non Còrito, secondo Virgilio, aveva ricondotto in Italia i profughi troiani. Ma proprio la forte discrepanza con l’Eneide fa pensare che si tratti di una tradizione antica e comunque anteriore a Virgilio. Dionigi di Alicarnasso sapeva, infatti, che c’erano stati autori che a capo della migrazione troiana in Italia ponevano figure diverse da quella di Enea e di suo figlio Ascanio281. Ma vediamo la leggenda più da vicino. Paride, detto anche Alessandro, era figlio di Priamo re di Troia. Alla sua nascita, fu predetto che il bambino avrebbe causato la rovina della città; così fu abbandonato sul monte Ida. Sopravvisse però perché fu allattato da un'orsa e raccolto da pastori. Il ragazzo crebbe guardando le mandrie, ed amò la ninfa Enone, figlia del fiume Cebreno, dalla quale ebbe un figlio di nome Còrito o Corinto. Dopo varie vicende, Priamo riconobbe Paride, lo reintegrò a corte e lo inviò come ambasciatore a Sparta. Qui, Paride sedusse Elena, moglie del re Menelao, la rapì e la condusse con sé a Troia. Menelao, per vendicare l’oltraggio, chiese aiuto agli altri re della Grecia. Questi, tutti insieme, allestirono una flotta, e si diressero contro Troia; ma, poiché la spiaggia della città non era facilmente riconoscibile, commisero molti errori di sbarco. Allora, Enone, volendosi vendicare di Alessandro che l’aveva abbandonata per Elena, inviò presso i Greci il figlio Còrito o Corinto perché ne guidasse la flotta fino alla spiaggia di Troia282. Quando poi Troia cadde, i Greci consentirono al troiano Antenore, che li aveva favoriti nella presa della città, di portar via i profughi. Egli li condusse nel Veneto, in Italia. La 278

Dionigi di Alicarnasso sosteneva che dalla Grecia i Pelasgi sbarcarono alla foce del Po; e, varcati gli Appennini, giunsero nel lazio, a Cotila, dove strinsero amicizia con gli Aborigeni del luogo. Da qui, risalirono la penisola, e occuparono Crotone, città umbra. Poi, “aiutarono gli Aborigeni nella guerra che conducevano contro i Siculi, finché riuscirono a cacciarli dalla loro patria. Insieme Pelasgi ed Aborigeni presero molte città abitate dai Siculi, fra cui la città di Cere, Pisa, Saturnia, Alsio e qualche altra che sarà tolta ai Siculi dai Tirreni nel corso dei tempi”(Dionigi Al. op. cit., I, 20). Non sappiamo di altre presunte invasioni di Aborigeni in questi territori. perciò la leggenda secondo cui Dardano fondò, in Etruria, la città di Còrito dopo una vittoria sugli Aborigeni, dovrebbe rientrare nel quadro della guerra che Aborigeni e Pelasgi condussero contro i Siculi dell'Etruria costiera. I Siculi, poi, secondo Filisto di Siracusa, erano un popolo indigeno dell'Italia centrale (Dionigi di Alicarnasso, op. cit., I, 9; 22). Essi vennero spesso assimilati ai Sicani (anche questi spesso ritenuti autoctoni); e questi, a loro volta identificati con gli Etruschi, tanto che Giovanni Lido sosteneva che gli Etruschi erano un popolo di Sicani colonizzati dai Lidi di Tirreno. 279 Che Donato dicesse che il nome della città avesse la radice greca di coris-corithos (= elmo) non compor-ta che, in questa leggenda, Dardano sia un immigrato greco che lotta contro gli Aborigeni del luogo. Per esempio, anche una diversa leggenda narrava di un personaggio iberico di nome Còrito che, con etimologia greca impropria per il nome di un iberico, aveva dato il proprio nome all’elmo (Ptol. Heph.II, in Photii Biblioteca). 280 E' la tradizione più vicina a quella di Virgilio. Il re Latino, nell’Eneide, rammenta ai Troiani che “Dardano nacque nella etrusca sede di Corito” (VII, 209); ed Elio Donato specifica che “Còrito è il nome della città e del monte cosiddetti da Còrito, come alcuni ritengono, lì sepolto” (Servio Dan., op. cit., VII, 209). Poi, mentre Enea si trova nel Campo che Tarconte aveva posto vicino al fiume Mignone, il poeta dice che l’eroe “è penetrato fino alla lontana città di Còrito”(IX, 10); e Donato spiega che “DI CORITO vuol dir del monte della Tuscia, il quale, come abbiamo detto (III, 170, VII, 209), prese il nome dal re Còrito” (Servio Dan., op. cit., IX, 10). 281 Dionigi di Alicarnasso, op. cit., I, 53,3. 282 Licofrone lo definisce “traditore della patria” (Alessandra, 67); Tzetze, Alla Alessandra, 67. Secondo un'altra versione, Enone inviò il figlio a Troia, presso Paride e Elena perché, essendo più bello del padre, insidiasse Elena. Alessandro lo uccise (Conone, op. cit., 23).

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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