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scere che esistette l’Impero Ittita. Gli avvenimenti di quel tempo furono dimenticati; e, dopo il buio del cosiddetto medioevo ellenico, solo alcuni eventi rimasero nella memoria dei futuri Greci in forma allusiva e confusa. Però, nelle confuse tradizioni e leggende elaborate dai Greci, noi possiamo tentare di rintracciare alcune allusioni (dirette e indirette) agli eventi che oggi noi (grazie ai rinvenimenti degli annali degli imperatori ittiti) sappiamo essere appartenuti agli eventi storici del tempo in cui Wilusa (IlioTroia) fu distrutta dal terremoto e aggredita da Pijama-radu, per poi esser salvata dagli interventi di Manapa Tarhunta e di Kurunta. *** Gia Omero, nell’Iliade, raccontò che Achille, durante l’assedio di Troia saccheggiò un gran numero di città della Misia. La Misia omerica corrisponde all’antico regno di SheaMasha sul quale aveva regnato Tarhunta proprio nel tempo in cui storicamente Pijiamaradu aggredì Troia e l’isola di Lesbo appartenente alla Misia. Nella tradizione greca, però, il re della Misia non si chiamò Tarhunta (cfr. Tarconte) bensì Telefo (cfr. Telepino). Tuttavia, si diceva che Telefo avesse avuto tre figli, uno dei quali si chiamava Tarconte (cfr. Tarhunta). E c’è pure una variante dove Tarconte è padre di Telefo225. Comunque, noi sappiamo che, presso gli Ittiti, il figlio del dio Tarhunta (cfr. Tarconte) si chiamava Telepino (cfr. Telefo). E’ evidente la confusione dei nomi che si operò nella tradizione greca. Un’altro figlio di Telefo si chiamava Tirreno (cfr. Turuscia), ed il suo nome è significativo dell’elemento Tirreno nel seno del popolo della Misia. Un altro ancora si chiamava Euripilio, e portò un esercito di Cetei (Ittiti) in soccorso di Troia: la sua azione ricorda quelle di Tarhunta e di suo figlio Masturi. Nella tradizione greca, Telefo fu anche fatto nascere a Corito o Corinto, in Arcadia, e fu fatto diventare figlio adottivo dell’omonimo re Corito o Corinto. Qui è evidente il parallelo con la tradizione filoetrusca secondo cui Dardano, capostipite dei Troiani, era nato a Corito o Corinto, in Etruria, ed era figlio adottivo dell’omonimo re Corito o Corinto; e forse non a caso la stessa tradizione greca attribuì a Telefo un figlio di nome Tirreno (che darà il nome alla Tirrenia), ed uno di nome Tarconte (Cfr. Tarhunta) che nella Tirrenia fonderà Tarquinia e le darà il proprio nome. Ma pare che nella leggenda greca delle vicende di Telefo siano presenti anche elementi che richiamino gli eventi del tempo in cui il avo Tarhunta ebbe molto a che vedere con Troia. Ma vediamo la figura di Telefo più da vicino. 5). TELEFO FIGLIO DI CÒRITO. Nella tradizione greca, Auge, la madre di Telefo, era figlia del re di Tegea (in Arcadia). Quand’ella nacque, un oracolo profetizzò che un figlio nato da lei avrebbe un giorno ucciso i fratelli della nonna. Così il padre, per farla restar vergine, la fece diventare sacerdotessa di Atena. Ma Eracle la violentò e la mise incinta. Il padre allora la consegnò a un certo Nauplio perché la affogasse. Nauplio ed Auge partirono verso il mare; ma, mentre attraversavano le terre del re Corito (detto anche Corinto), la ragazza s’appartò in un bosco, partorì e abbandonò il figlio. Nauplio poi non affogò Auge, ma la cedette ad alcuni mercanti che la andarono a vendere sulle coste della Misia al re Teutrante che la prese con sé come figlia. Il bambino che Auge aveva partorito e lasciato nella terra di Corito (detta anche Corin-to), fu allattato da una cerva. Il fatto è raffigurato sulle monete di Capua, su anelli etruschi e su uno specchio etrusco (f. 50 e p. 116) rivenuto a Tuscania (presso Tarquinia). Il bimbo fu poi trovato dai pastori del re Corito (detto anche Corinto) che lo adottò226. Raggiunta la maggiore età, Telefo 225 226

Stefano di Bisanzio, De Urbibus, s.v. Tarchonion. Secondo una diversa versione, Telefo fu trovato da Eracle stesso (Igino, Leggende, 99).

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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