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ci riuscì, come raccontano gli annali degli imperatori ittiti. Ai tempi dell’imperatore Suppiluliuma I, il re di Wilusa (Ilio) si chiamava Kukunni. Sul trono lo seguì Alaksandu (Alessandro) Questo nome non è anatolico, ma greco. Ciò potrebbe voler dire che nella città s’era insediato un monarca straniero. Il nuovo re dovette aver guai a corte o nel popolo. Un frammento di testo ittita dice: “...perché la gente è facinorosa ...”. Comunque, attorno al 1280 un certo Pijama-radu (Pijama = dono), proveniente dalle isole achee dell’Anatolia e con l’aiuto di gente Achea, occupò Wilusa (Ilio-Troia) e spodestò Alaksandu 224. E’ archeologicamente documentato che attorno a questa data la città subì una distruzione. Fu opera di un terremoto come vorrebbe Blegen, o fu Pijamaradu che la distrusse, o comunque Pijamaradu poté occuparla proprio perché il terremoto aveva aperto delle brecce nelle mura della città? La tradizione greca dirà che gli Achei riuscirono ad occupare Troia perché i suoi stessi abitanti erano stati indotti con un inganno ad abbattere parte delle mura per far entrare in città un gigantesco cavallo di legno dove erano nascosti molti soldati achei. Manapa Tarhunta (cfr. Tarconte), re del regno limitrofo di Shea Masha (futura Misia), portò aiuto ad Alaksandu. Ma Pijama-radu aggredì anche l’isola di Lazba (Lesbo) ch’era parte del regno di Shea Masha (futura Misia). Tarhunta, per difendere le sue terre, tornò in patria e chiese aiuto all’imperatore ittita Muwatali. Questi inviò Kubanta Kurunta, re della vicina Mira, perché si unisse a Tarhunta e marciasse con lui verso Wilusa (Ilio Troia). Ma Tarhunta si ammalò. “Io mi ammalai”, dice il testo ittita, “sono molto malato, la malattia mi ha abbattuto del tutto”. L’imperatore sostituì Tarhunta con il figlio Masturi al quale diede in sposa la propria unica sorella Massanazi. Intanto Kurunta liberò Wilusa (Ilio Troia) e rimise sul trono Alaksandu che dovette però diventar vassallo dell’impero A questo punto Troia fu ricostruita. Ma è possibile che sia Masturi, il figlio di Tarhunta, sia Kurunta, abbiano mantenuto su Wilusa (Ilio-Troia) qualche prestigio; e proprio in quanto conquistatori ed alleati costoro potrebbero aver inviato maestranze per la ricostruzione della città. E’ questa più o meno l’epoca alla quale appartiene il vasellame di tipo italico rinvenuto negli scavi archeologici della città. Questa è anche più o meno l’epoca durante la quale sia la tradizione greca che quella virgiliana facevano arrivare Dardano nella Troade. In particolare, la tradizione virgiliana voleva che Dardano fosse stato un etrusco (vd. eg. Turuscia) di Còrito (Tarquinia), figlio del re Còrito eponimo della città. Ma senza volerne trarne certezze, analizziamo questo aspetto più da vicino. 4). TELEFO A seguito del crollo dell’impero ittita (avvenuto fra gli ultimi decenni del XIII ed i primi del XII sec. a.C.) le tavolette iscritte con gli annali degli Imperatori sono rimaste sepolte per tre millenni, e solo con le scoperte archeologiche dei nostri tempi siamo venuti a conoIl nome di Pijama-radu, momentaneo sovrano di Wilusa (Ilio), è rimasto forse in quello di Priamo che sarà l’omerico re di Troia. In lingua ittita, Pijama significava “dono”; ed anche il nome greco di Priamo, secondo un tradizione, significava “colui che è stato donato”. A sua volta il nome di Alaksandu rimarrà in quello di Alessandro (altro nome di Paride) figlio di Priamo. La detronizzazio-ne di Alaksandu da parte di Pijama-radu si tradurrà nel ripudio da parte di Priamo del figlio Alessandro. Il ritorno al trono di Alaksandu diventerà poi il ritorno di Alessandro preso il padre alla corte di Troia. 224

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Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

Dna etruschi e troia di alberto palmucci  

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