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Notizie, Eventi, Luoghi, Persone per vivere Terracina e dintorni

Offshore, grazie Terracina All’interno

Briganti, un romanzo criminale

cultura

sport

società

“Femminicidio”, parla il criminologo Francesco Bruno

Ciclismo, quando Bartali era di casa a Terracina

Don Adriano, il ricordo dei tanti che l’amavano

anno I numero 6 Novembre 2013

mensile gratuito 12.000 copie


Notizie, Eventi, Luoghi, Persone per vivere Terracina e dintorni

briganti, un romanzo criminale All’interno

Offshore: grazie Terracina! SOCIETà

cultura

sport

Don Adriano, il ricordo dei tanti che l’amavano

“Femminicidio”, parla il criminologo Francesco Bruno

Ciclismo, quando Bartali era di casa a Terracina

anno I numero 6 Novembre 2013

mensile gratuito 12.000 copie

TUTTA L’INFORMAZIONE DELLA TUA CITTà SU WWW.TERRACINALIVE.IT


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IL SOMMARIO

Tlive Testata in attesa di registrazione al tribunale di Latina Direttore responsabile Andrea Ferrari Anxurmedia C.F. 91126790590 Via Roma 10 Terracina (LT) Responsabile commerciale Paola Carnevale Cell. 389.1281999 Tel. 0773.709048 anxurmedia@gmail.com Progetto grafico ed impaginazione Tango marketing & comunicazione www.tango360.it In redazione Helena Antonelli, Fabio Arduini, Francesco Avena, Ilario Bassiano, Paola Carnevale, Paola Cimaroli, Salvatore Citarella, Mary Crottini, Pamela De Meo, Laura Di Raimondo, Andrea Ferrari, Danilo Mastracco, Massimiliano Mattei, Alessandro Marangon, Andrea Martorelli, Raffaele Moro, Lillina Olleia, Stefano Pandolfi, Pierfederico Pernarella, Simone Pizzati, Diego Roma, Luciano Savarese, Paolo Vecchio

società

cultura

sport

pag 10,23

pag 24,37

pag 42,66

Il sogno razionalista di Sabaudia pag. 10

Il romanzo criminale dei briganti pontini pag. 24

50 mila spettatori per la tappa del Mondiale di offshore pag. 42

Moda, le tendenze del prossimo inverno pag. 15

Un viaggio tra gli “eroi neri” più famosi della zona pag. 28

Il circo mondano dietro le quinte dell’evento pag. 45

Don Adriano Bragazzi nelle parole di chi l’ha conosciuto pag. 20

Le storie di fantasmi della chiesa del Purgatorio pag. 32

Gino Bartali, figlio acquisito di Terracina pag. 58

La festa patronale di San Cesareo tra fede e folklore pag. 22

“Femminicidio”, intervista al criminologo Francesco Bruno pag. 36

Intervista a Mario Pescante: “lo sport salverà Terracina” pag. 64

5 sensi pag 38,41

La collaborazione ad articoli e servizi è da considerarsi del tutto gratuita. Per contattare la redazione scrivere a : tlive.redazione@gmail.com Foto Studio Fotografico Controluce Via Adriano, 8/10 Terracina (LT) - 04019 Tel. 0773-709128 Antonio Masiello Tel: 3290687505 mail:  masielloantonio@live.it Altre foto di: Davide Frainetti, Luigi Iacono, Antonio Masiello, Simon Palfrader, Deborah Russo, Vittorio Umbertone www.terrapontina.it; www.wikipedia.it; www.spetteguless.it; www.misteriditalia.it; www.prolocochiarino.it; www.unitus.it; www.salvatoreloleggio.blogspot.it; www.agi.it L’immagine a pagina 3 è un’opera di Achille Beltrami Si ringraziano persone, organizzazioni e associazioni per l’utilizzazione delle immagini Stampa Tipografia Monti srl Km 56.100 Via Appia, 04012 Cisterna di Latina (LT) Chiuso in redazione in 01/11/2013

Sono 4 le osterie locali segnalate sulla guida di Slow Food pag. 38 Le castagne, prelibatezZE di stagione pag. 40 Nella foto a destra il grande Gino Bartali che per ben 12 anni è stato ospite di Terracina


EDITORIALE

editoriale di A. Ferrari

Vi proponiamo questo mese un duplice punto di vista su Terracina e il suo territorio. Un gioco di specchi tra passato, presente e futuro. Da una parte poniamo in risalto il successo della tappa terracinese del mondiale di Offshore classe 1, a cui la città ha risposto con entusiasmo, dimostrandosi all’altezza di un evento sportivo di caratura internazionale. Da qui il titolo della copertina, quel “Grazie Terracina!” che vuole rimarcare un esito positivo per una manifestazione da interpretare come un’esortazione all’autostima e che indica una possibile direzione per valorizzare l’economia e l’immagine della città fuori dai suoi ristretti confini. Dall’altra parte abbiamo voluto mettere a fuoco “il romanzo criminale” dei briganti, uomini vissuti in tempi e circostanze storiche diverse. Le loro storie esercitavano un gran fascino sui viaggiatori del Grand Tour, intellettuali che tra diciottesimo e diciannovesimo secolo attraverso racconti di viaggio hanno contribuito potentemente alla costruzione della mitografia romantica del brigantaggio italiano. Banditi descritti come novelli Robin Hood, immersi in un’aura leggendaria, per la quale tutti, chi più chi meno, rubavano ai ricchi per dare ai poveri, stimati dal popolo minuto, ammirati e sognati dalle donne. Descrizioni pittoresche che fecero breccia soprattutto all’estero, dove si coltivava l’idea stereotipata di un Italia esteticamente bella e struggente, ma popolata di gente immorale, sporca e violenta. Scrittori come Irving, Stendahl, Vitoux e altri diedero il via a questo filone narrativo che ha dato vita ad opere liriche, testi teatrali e perfino film, che hanno contribuito a tratteggiare l’eroe tragico e romantico di una saga che arriva fino ai giorni nostri. La realtà storica è molto meno celebrativa, i briganti erano accomunati da un senso di rivolta impolitico, che il potere ha avuto spesso buon gioco a guidare, strumentalizzare e manipolare. Vicende di miseria e atrocità che hanno insanguinato anche questa terra, diventando al Sud vero e proprio massacro di popolo dopo l’Unità d’Italia. Il machismo dei briganti è lo stesso che arma le mani degli uomini che uccidono le donne, ce lo ricorda il Professor Francesco Bruno, criminologo, commentando il drammatico caso di “femminicidio” che avvenne a Terracina nel 2010. Infine, mi piace concludere segnalando il ricordo corale di Don Adriano Bragazzi, un prete che ha saputo farsi voler bene, che è ritornato a casa, accolto come un santo. Una storia d’amore che è di buon auspicio per la nostra comunità. Buona lettura.

Per scrivere al direttore: nuntio.af@gmail.com

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Oroscopo

dal 1 al 31 Novembre

il segno del mese SCORPIONE

di Circe

23.10 - 21.11

Le Stelle ti regalano un compleanno scintillante, è questo l’inizio di un’era splendente. Mercurio generoso e deciso ti libera da annose controversie. La Dea dell’amore in un transito prolungato e favorevole in Capricorno ti rende più accattivante del solito e Nettuno riesce nella difficile impresa di farti diventare generoso e gentile!

ARIETE

21.03 - 20.04

Il vento caldo della passione ti riscalda e ti travolge ben protetto da un Mercurio e da Marte che tifano per te e da una Venere sfrontata che ottiene ciò che vuole. Il cielo benevolo influenza positivamente anche la tua vita professionale, è il momento di buttarsi in imprese che sognavi da tempo.

TORO

21.04 - 20.05

Scrollati da rabbia e pessimismo, non dar retta a Mercurio che a braccetto con Saturno ti rendono suscettibile e sospettoso. Lasciati guidare da un Marte guerriero che stende la sua spada a tuo favore proteggendo lavoro e affari e da una Venere decisa a regalarti nuovi o reinventati amori.

GEMELLI

21.05 - 21.06

La tua risaputa razionalità, ultimamente un po’ smarrita, torna prepotentemente sostenuta da Mercurio, e pronti via verso la strada del successo lavorativo. Venere ti scuote in un uragano di passioni e gelosie che non ti permettono certo di annoiarti. Un occhio di riguardo alla salute, il relax è d’obbligo con un Marte contrario.

CANCRO

22.06 - 22.07

Nonostante i pianeti procedano a tuo favore, sei tentato dalle malinconie e dalle insicurezze. Allontana i dubbi, devi guardati dentro e imparare a organizzarti meglio al passo coi tempi che richiedono cambiamenti in campo professionale. Una buona dose di razionalità , questa sconosciuta, ti è d’aiuto per risolvere problemi e preoccupazioni familiari.

LEONE

di M. Crottini

23.07 - 22.08

Gli astri ti sostengono e senza tanti sforzi le vittorie sono garantite, ciò che da tempo cerchi di ottenere finalmente si realizza,magari anche il tuo sogno nel cassetto. Ma l’amore pretende tutto il tuo impegno, devi imparare ora più che mai a offrire una romantica attenzione e perché no il tuo cuore a chi è accanto a te con il suo incondizionato amore.

23.08 - 22.09

VERGINE

Il cielo non ti pone ostacoli, eccetto per un Nettuno capriccioso. Sei pronto... è il momento dei grandi cambiamenti, ti aspetta un nuovo e sorprendente amore, una rivoluzionaria scelta di vita. Ogni decisione, anche la più azzardata è sostenuta dal fortunato Giove.

23.09 - 22.10

BILANCIA

La Luna nel tuo segno ti rammenta i tuoi doveri familiari. Mercurio facilita i tuoi progetti lavorativi e finanziari, anche se un Marte nascosto e birichino ti contrasta. Diffida da chi si finge amico, potrebbe tenderti una trappola. La tua stella protettrice, Venere,farà cantare Nemorino in un allegro “elisir d’amore” dedicato a te.

23.11 - 21.12

SAGITTARIO

Mercurio ora in Scorpione non fa che aumentare i tuoi dubbi amletici, e Marte prepotente ti vuole deciso e intraprendente ma stai attento a non prenderti ciò che ti spetta con la forza o perderai le tue ragioni. Attento ai mali di stagione, aumentano con il nervosismo.

22.12 - 20.01

CAPRICORNO

Urano scontrandosi con Plutone ti costringe a prendere una decisione, è questo il momento di cambiare rotta, non sprecare l’occasione che ti offre il destino. La Dea dell’amore ti riserva dolci e romantici momenti di passione, apri il tuo cuore a nuove avventure.

21.01 - 19.02

ACQUARIO

Venere dolce e gentile sostenuta da un Saturno paziente ti permettono di essere romantico e affettuoso in amore, disponibile verso chi ha bisogno di te. Dovrai affrontare un problema lavorativo, forse legale ma le stelle ti offrono un saggio consigliere. Ascoltalo, ti dà la soluzione al tuo problema.

20.02 - 20.03

PESCI

Le stelle tramano un complotto d’amore, calde passioni ti avvolgono e ti travolgono. Tutto ti è permesso anche in campo lavorativo, ma fai attenzione a non esagerare altrimenti si creano contrasti con i tuoi collaboratori che potrebbero ostacolarti. Giove favorisce i tuoi viaggi, anche quelli della mente che tu ami tanto.

Scrivete a: mary_cro@libero.it


di P. De Meo *

spunti, idee e riflessioni intorno al marketing e alla comunicazione di impresa Questo mese: ascoltare per conoscere e capire / big data / marketing analitico / raccogliere ed analizzare i dati / le informazioni che guidano la pianificazione strategica e le azioni di marketing / il sondaggio del Vaticano.

MISURARE! PER AZIONI DI MARKETING EFFICACI

La prima regola del Cluetrain Manifesto afferma che “i mercati sono conversazioni” ovvero che, grazie ad Internet, si è realmente ripristinato quello che era originariamente il mercato, ovvero un luogo in cui persone si riunivano e parlavano tra loro. Un luogo dove poter discutere dei prodotti disponibili, del prezzo, della reputazione e in tal modo tessere delle relazioni con gli altri. Fondamentale è quindi per poter entrare in contatto con gli altri ascoltare, o meglio, ascoltare attivamente, cioè prestare attenzione a cosa l’altro dice, a come lo dice e osservare attentamente. Cosa può significare tutto questo per un’azienda? Un’azienda oggi può “ascoltare” i propri clienti ed il proprio mercato in diversi modi ma vorrei soffermarmi su uno in particolare. L’ascolto dei dati! Non spaventi, l’analisi dei dati (marketing analitico) è una tecnica che può avere una connotazione negativa o positiva a seconda dell’utilizzo che se ne fa e dei punti di vista. Può essere uno spaventoso “grande fratello” per aiutare le aziende a vendere subdolamente i loro prodotti oppure può rappresentare un’opportunità per poter conoscere, gestire e monitorare in tempo reale il proprio business, non sulla base di sole intuizioni o emozioni, ma nel rispetto di scelte fondate su dati concreti ed affidabili.


*

Pamela De Meo, 31 anni, è project manager presso l’agenzia Tango Marketing & Comunicazione. Dopo la laurea in Marketing e Comunicazione a Perugia e un periodo di collaborazione con l’Università di Cassino per il laboratorio di Semiotica, inizia a lavorare dal 2006 come consulente e decide che il mondo del marketing le appartiene. Per i clienti sviluppa e coordina progetti di marketing, crea strategie, pianifica e gestisce campagne di comunicazione integrata. Contatti: pamelademeo@yahoo.it

Nelle aziende si è solito monitorare i dati economico-finanziari (bilanci, fatturato, indebitamento, etc.) che sono utili ma ci permettono di scattare una fotografia di un evento dopo che è già successo, non ci dicono nulla nel mentre o di cosa potrà essere domani. Invece, oggi, è possibile avere a disposizione una molteplicità di dati che possono aiutare le aziende a pianificare le proprie scelte strategiche per il futuro e valutarne la direzione durante la fase di attuazione e non solo alla fine, quando il risultato, positivo o negativo che sia, è un dato non più modificabile. La diffusione della tecnologia e la forte concorrenza tra le aziende ha fatto crescere in modo esponenziale e “democratico” la raccolta di dati relativi al mercato di riferimento ed ai clienti: ormai anche una piccola azienda ha a disposizione tantissimi dati, che è possibile acquisire da molte e differenti fonti: software gestionali, database clienti, fidelity card, questionari e ricerche di mercato, siti web, social network e altre. Da tutte queste fonti è possibile ricavare una molteplicità di dati. Chiaramente ogni azienda deve selezionare i dati che hanno peso per la propria azienda, organizzarli e metterli insieme al fine di trasformarli in informazioni. La fase successiva è quella di saper leggere queste informazioni che possono rappresentare un valido supporto alle decisioni, ad esempio, per definire strategie di mercato, disegnare e creare prodotti di successo o strutturare piani di comunicazione efficaci e idee promozionali dal forte appeal!

Avviare un progetto per l’organizzazione e l’analisi dei dati non è così complesso. Condizione essenziale, però, è che l’azienda comprenda la necessità di dotarsi di una torcia luminosa per avanzare nel suo cammino e che poi sia pronta a fare delle informazioni delle azioni. Infatti, una torcia accesa nella notte (elaboro le informazioni) può aiutarmi a vedere gli ostacoli ma se poi non sono pronta a saltare (eseguo le azioni), mi ha aiutato solo a capire cosa mi ha fatto cadere.

ANCHE PAPA FRANCESCO SI AFFIDA AI DATI PER CONOSCERE E COINVOLGERE è notizia di queste ore, quella che vede la Santa Sede, impegnata nel diffondere un questionario per conoscere a livello mondiale come le parrocchie affrontano alcune questioni sensibili quali il controllo delle nascite, il divorzio e il matrimonio gay, in preparazione di un importante incontro sulla famiglia che Papa Francesco sta pianificando per il prossimo anno. Questa inconsueta operazione del Vaticano è finalizzata anche ad un maggiore coinvolgimento, nelle decisioni e nei cambiamenti della Chiesa, delle congregazioni religiose locali e periferiche, testimoniando l’impegno espresso direttamente da Papa Francesco di saper ascoltare e dare voce a tutte le manifestazioni di esser cristiani. I risultati del sondaggio, secondo le intenzioni della Conferenza nazionale dei vescovi, che ne ha curato la diffusione, aiuteranno a definire l’agenda del sinodo straordinario delle Conferenze episcopali nazionali che avrà come tema i cambiamenti nella famiglia moderna. Circa le modalità di raccolta dei dati è stata lasciata libertà di scelta ad ogni Vescovo che potrà stabilire quale sarà il modo più utile per raccogliere i dati da trasmettere a Roma.


di P. Cimaroli

Riviera

di Ulisse

SABAUDIA, CITTà NATA DAL SOGNO RAZIONALISTA CROCEVIA DI CULTURA, NATURA E BUONA VITA Sabaudia è connotata dal punto di vista cronologico da una nascita recente: il 5 agosto 1933. Nel quadro della vasta operazione di bonifica integrale della Palude Pontina, che ha visto la fondazione di altre quattro città: Littoria (Latina), Aprilia, Pomezia e Pontinia, dopo 253 giorni di lavoro è stata inaugurata, il 15 aprile 1934. Essa divenne frutto di un concorso di progettazione bandito dall’Opera Nazionale Combattenti, che vide vincitore un gruppo formato da quattro architetti che proposero un piano di matrice razionalista: Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Luigi Piccinato e Alfredo Scalpelli. Con i suoi 46 metri la Torre sul cui fianco è inciso l’atto di nascita di Sabaudia, domina l’edificio comunale circondato dalle piazze dedicate a Circe e a Mafalda Savoia, col Parco delle medaglie d’oro. Uno dei tanti tesori, a noi giunti in perfetto stato, è indubbiamente lo splendido complesso archeologico “Villa dell’imperatore Tito Flavio Domiziano”. L’estensione notevole del complesso antico, 46 ettari circa, compreso porticciolo e impianto termale, ne fanno uno dei luoghi più rilevanti, anche se poco conosciuti del Lazio. E Sabaudia non è solo archeologia, ma anche natura. Il Parco Nazionale del Circeo, che ha il suo ingresso principale proprio all’inizio del centro abitato, è l’unico che annovera al proprio interno un Promontorio, diversi laghi costieri, il mare, le paludi e l’area boschiva, tutti circoscritti nello stesso delimitato territorio. In una città dove lo spazio è perfettamente organizzato, così come per i numerosi giardini e le piazze, il ponte che sovrasta e divide i due estremi del lago, arrivando sino al mare, e le sue inconfondibili Dune, che volgono a ovest verso Circe, ci sorprendiamo a desiderare un tempo lontano. Un tempo addietro, sino al momento in cui i più grandi intel-

lettuali sorseggiavano vino al Bar Italia, aspettando questo o quel ritardatario. Al tempo in cui Moravia e Pasolini discutevano sull’aborto e sul divorzio, avendo posizioni completamente divergenti. Lo stesso tempo che ci ricorda di “Marianna Ucrìa”, il romanzo di Dacia Maraini, che è stato scritto in questi luoghi, in un momento in cui l’estate iniziava a giugno e finiva a settembre. Quelle estati, come racconta la Maraini, non di ozio ma di lavoro certosino, in quella casa bifamiliare sulla spiaggia che, con due finestre a mò di grandi occhi aperti sull’orizzonte, accoglieva e faceva incontrare Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Carmen Llera, Bernardo Bertolucci, Laura Betti, Gianni Barcelloni, Dario Bellezza, Mario e Monica Schifano, Vincenzo Cerami, Cristina Ghergo e molti, molti altri. Così come accoglieva la villa voluta dalla contessa Nathalie Volpi, e progettata dal famoso architetto Buzzi, cui si accede tramite un sottopassaggio e che porta ad un tratto di boscaglia ed alla laguna retrostante e ad un imbarcadero, in foggia veneziana con le briccole bianche e blu. Non a caso qui sono stati girati Kolossal come “Scipione l’Africano” (1937), “Divorzio all’Italiana” con Mastroianni, “La voglia Matta” con Ugo Tognazzi e Catherine Spaak, “Amore mio aiutami” con Alberto Sordi e Monica Vitti, fino a “Compagni di scuola di Verdone” ed al recentissimo “Non ti muovere” di Sergio Castellitto con Penèlope Cruz. Il turismo ed i protagonisti dell’ultimo decennio sono andati, ovviamente, modificandosi e si sono adattati a quelle che sono le esigenze dell’odierna cultura, della globalizzazione. La struttura razionale di Sabaudia è spesso oggetto di studi


da parte della comunità internazionale, e proprio lo scorso ottobre, precisamente dall’8 al 10, si è tenuto il primo incontro internazionale finanziato dall’Unione Europea, che prende in esame la storia e l’attualità degli esperimenti di fondazione di città e borghi rurali nel Mediterraneo durante il XX secolo. Il titolo del workshop è stato “Promised Lands”, terre promesse, evocativo già nelle prime parole, di un valore prima che politico religioso ed esistenziale di questa fondamentale vicenda che ha visto l’Italia protagonista. L’incontro ha guardato, per la prima volta, alle città di fondazione realizzate nella Pianura Pontina, in funzione della ricerca di una identità politica e sociale dell’Europa e dell’intero bacino del Mediterraneo, sottolineando le potenzialità che, ancora una volta, la Riviera di Ulisse mostra al mondo. Così, ancora una volta fieri, lanciamo verso un futuro incerto il passato solido di chi ha vissuto una Sabaudia che splendeva di luce propria. Che respirava saggi e sorseggiava cultura, andando ad incidere nelle coscienze e nei ricordi una storia di profondo rispetto per l’uomo e per la sua natura. Come fosse una litografia di noi stessi in bianco e nero. Come fosse una fotografia in 3D di luoghi ancora uguali, eppure diversi per i ricambi generazionali che li abitano e li amano. Come fossero lo specchio di un’anima che vaga, alla ricerca del suo primo film d’autore. Una cittadina non pretenziosa, dotata di una severa eleganza, che elargisce benevola quel buen retiro, fatto di serenità, ordine e natura. Seguiteci su

: Associazione Riviera di Ulisse

Scrivete a: rivieradulisse@gmail.com


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Sì Wedding

di P. Carnevale

SIMBOLO DEL LEGAME TRA GLI SPOSI L’ANELLO NUZIALE TESTIMONIA ANCHE UN Pò LA NOSTRA PERSONALITà Mettersi un anello o infilarlo al dito di qualcuno significa impegnarsi o accettare il dono di un altro come un tesoro esclusivo o reciproco. Cosi è anche per il matrimonio dove gli anelli sigillano una promessa reciproca, che è per sempre. Deriva dall’antica Roma l’usanza di portare la fede nuziale all’anulare sinistro: ai tempi, si era convinti che da questo dito passasse la vena amoris, che conduceva direttamente al cuore. Nel caso del matrimonio religioso cattolico le fedi nuziali sono benedette dal sacerdote durante la cerimonia, gli sposi se le scambieranno con un gesto eloquente e solenne che ne enfatizza il valore emblematico. La scelta degli anelli, dunque, è un momento altamente simbolico dell’unione tra due persone, anche verso il mondo esterno, dato che mostra a tutti il legame affettivo (e legale) tra gli sposi. L’acquisto delle fedi per il matrimonio è un momento importante dell’organizzazione dell’evento, gli sposi sono chiamati a scegliere insieme un gioiello che porteranno tutta la vita.

Un oggetto che li accompagnerà per tanti anni, che verrà indossato dalla mattina alla sera, al lavoro come a casa, nelle occasioni importanti e nelle faccende domestiche. Importante è affidarsi ad un professionista esperto che sappia consigliare e indirizzare i novelli sposi, mostrando loro le di-

verse possibilità che la moderna gioielleria offre, prodotti per tutti i gusti e adatti alle possibilità economiche di ciascuno. Tradizionalmente nella scelta dei materiali la gioielleria ha privilegiato l’oro giallo, ma negli ultimi tempi colori e materiali si sono differenziati per offrire gioielli particolari. All’oro giallo si è affiancato l’oro bianco e l’oro rosa e, per chi può permetterselo, il platino, metallo preziosissimo che richiede una particolare lavorazione. Ma anche nelle forme la scelta va ben ponderata. La fede classica è tonda e smussata, la francesina è più sottile e leggermente bombata, la mantovana è alta e piatta e generalmente pesa di più. Un opzione alla moda è quella delle fedi che portano incastonato, all’esterno o all’interno, un piccolo brillante. Da ricordare, infine che quasi sempre si usa scrivere all’interno dell’anello il nome del compagno/a o la data del matrimonio. La scelta della fede nuziale è dunque molto personale e riflette un po’ la personalità degli sposi. Per tutti il valore intangibile dell’anello non dipenderà dalla grammatura e dalle pietre ma da quella promessa che esso simboleggia. Un impegno da batticuore, lasciato unicamente agli sposi, al loro amore.

Per scrivere: tevent012@gmail.com


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Il Centro Armonia & benessere «La vita è più bella se si dispone di più tempo da dedicare alle persone che si amano». In questa frase che accoglie i clienti, c’è tutta la filosofia del centro «Armonia e benessere», un luogo in cui stare bene prima di tutto con sé stessi. Federica De Felice e sua sorella Emilia gestiscono il centro benessere in via della Stazione da anni. Lo ha aperto Federica, che di anni ne ha 35, otto anni fa. Poco dopo le si è affiancata sua sorella. Lavorano insieme, a quattro mani, con l’unico obiettivo di regalare benessere e serenità ai clienti. Nel centro «Armonia & benessere» ogni giorno cercano di portare avanti questa missione. Entrando nel salone si viene accolti da una luce soffusa, dal profumo delle essenze e dalla cortesia del personale, poi ognuno riceve il trattamento che desidera. I servizi offerti sono tanti e diversi: dal più tradizionale trattamento estetico ai massaggi su tutto il corpo. I trattamenti possono durare da un’ora a tre ore, si può decidere se accontentarsi di un servizio tradizionale o se spingersi nel tunnel del benessere provando esperienze rilassanti, come ad esempio il lettino termale, avvolto dal vapore e capace di rigenerare anche le persone più afflitte da stress e tensioni. Per gli amanti dei massaggi, ecco l’idromassaggio declinato in diverse tecniche per coccolare anche il cliente più esigente. Tra le specialità del centro «Armonia & benessere» il lissaggio, un trattamento estetico termale col triplice effetto benefico: rilassante, detossinante e modellante. Unico e inimitabile, il massaggio avvolgente prevede una manualità specifica che, con un tocco intenso, sprigiona aromi inebrianti. Grazie al lissaggio di migliorano la circolazione e l’idratazione della pelle. Attraverso le note suggestive degli oli termali, poi, si potrà riacquistare l’energia necessaria ad affrontare gli impegni quotidiani o la giusta dose di relax, per un sano equilibrio, in cui benessere psichico e fisico si fondono perfettamente.

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All mad about Fashion

di H. Antonelli

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PER L’INVERNO L’ELEGANZA BLACK & WHITE SI ACCOMPAGNA AL RITORNO DEL TARTAN Sul calendario l’autunno è già iniziato da più di un mese. Cosa che non sembra riguardarci poiché a Terracina sembra ancora estate. Ottobre con le sue temperature ottimali ci ha fatto assaporare ancora un po’ della bella stagione ma con novembre alle porte è giunto il momento di fare i conti con il guardaroba! Stop alle mezze stagioni che mettono in crisi ogni donna. È arrivato il momento di capire quali capi ancora tenere e quali togliere, e soprattutto di far spazio ai nuovi trend autunno-inverno 2013\2014, anticipati dalle scorse fashion week. Niente panico girls… ecco a voi i must have! Grande ritorno per il Tartan. Per importanti total look. La sua origine viene identificata nella cultura scozzese. Tartan fu una delle prime voci inglesi di moda accettate in Francia nel 1806 e fa riferimento al tessuto a quadri ottenuto. Stoffe lavorate a più fili, dove l’intreccio, la grana e il tipo di tono trasformano una semplice stoffa lavorata in piccolo capolavoro distintivo. Con pelo lungo eco e non, torna la cappa e il pellicciotto. Protagonista assoluto, sarà proposto in tutte le salse. Come Fendi che le sfrutta come decoro per scarpe e borse, ricavandone abiti mélange davvero originali, mentre Hermès

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preferisce colori tenui e delicati come il grigio e cipria. Rubare abiti dall’armadio maschile è il nostro sport preferito. E questa stagione non fa eccezione. Dai completi a doppio petto, ai pantaloni a sigaretta fino ad arrivare alla classica derby stringata per sentirsi un pò Bohemien. Leggings, gonne modello Grace Kelly in eco-pelle, camouflage in versione quasi couture, stampe con fantasie animalier, borse in lana, in cavallino a richiamare l’inverno e scarpe da uomo rimangono, anche quest’anno, nella lista degli abiti più in e non possono mancare nel nostro armadio. Per quanto riguarda i colori, come già accennato nel numero precedente, ci sarà un grande ritorno del black & white, elegante e sobrio contrasto. Il rosa e blu, il verde e il grigio con le sue sfumature, ma in particolare il rosa e blu, non come definizione di generi ma come tonalità elettriche. E per chi volesse osare ancor di più, tra le tendenze più gettonate, spuntano le piume. Su abiti, borse, scarpe, gioielli, rendono il movimento più sinuoso conferendo un’aria misteriosa che non può non catturare l’attenzione. Non solo nere, le piume si colorano di rosso, rosa, beige, azzurro. E voi cosa ne pensate? Al via ai cambi di stagione e al nuovo shopping!

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Nelle foto: 01 - Derby stringata 2013/14; 02 - Tartan Moschino autunno/inverno 2013-14; 03 - Valentino autunno/inverno 2013-2014 04 - Nicole Miller autunno/inverno 2013/14; 05 - Parka Pinko camouflage 2013-14; 06 - Christian Dior collezione 2013/14

Scrivete a: hele.antonelli@hotmail.it


di M. Mattei

Hairdressing

Parrucchieri

È arrivato il momento del cambio look: nuove forme e nuovi colori per i nostri capelli. Cambia la stagione, nuovi vestiti, anche i nostri capelli devono stare al passo con i tempi. E allora prepariamoci a non farci trovare impreparati. Partiamo dai tagli, ecco i nostri consigli di tendenza. È il tempo del taglio androgino anni ’50 alla James Dean. Capelli indietro, voluminosi al punto giusto, aggressivi ma non troppo, direi sbarazzini. Sia per uomo che per donna, vi proponiamo un look androgino con capelli a taglio corto tipo Emeli Sandé. Per quanto riguarda l’ispirazione sui tagli corti, da segnalare anche il ritorno della lineapaggetto «page boy».

Sarà un must anche la frangia che mantiene tutta la sua importanza, accessorio indispensabile per l’inverno. Per i capelli lunghi, poi, acconciature vaporose alla Lana del Rey, per uno stile anni ’60. L’ispirazione è vicina al look alla Brigitte Bardot, con un volume molto pronunciato sulla parte superiore, stile Amy Winehouse.

E veniamo adesso ai colori. Abbandoniamo le vie di mezzo, è finita l’epoca delle sfumature. Cerchiamo look decisi con contrasti importanti. Vi presentiamo le sfumature del lilla e del glicine, la nuova tendenza in assoluto. Queste nuove sfumature si applicano alla perfezione sui capelli di base bionda. Ma sono tornati anche i toni naturali, biondi moka, caramello, colori più adatti per capelli castani di base.

Appena tornato dalla settimana della moda a Milano, posso tirare le mie somme. La fashion week ha confermato quello che diciamo da tempo sulla moda. E cioè che a dominare la scena è il ricochet, il rimbalzare da uno stile all’altro. Dalle sfilate di Milano abbiamo visto che può andare tutto, ma questo ci spinge a spingere sulla personalizzazione: ognuno deve trovare la sua formula perfetta. La chiave è un servizio tailormade, su misura.

CHI è Massimiliano Mattei gestisce da 13 anni il salone «Hairdressing Parrucchieri» in via dei Volsci, a Terracina, insieme alla sorella Nicoletta. Grazie a impegno, sacrificio, fantasia e una bravura indiscutibile, Massimiliano Mattei è entrato a far parte con il suo salone nel Tigi Ambassador Team che lo vede coinvolto in numerose attività educazionali e in manifestazioni di livello internazionale. Partecipa alle fashion week nelle capitali della moda internazionali collaborando con stilisti del calibro di John Richmond e Gianfranco Ferrè.

Hairdressing Parrucchieri è a Terracina in Via Dei Volsci, 24 Tel: 0773 703813


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di F. Avena

IL «DONO» DEI BAMBINI AL PARCO DELLA RIMEMBRANZA Vedere quel gioiello afflitto dai mille problemi economici deve averli spinti a fare qualcosa, e così hanno deciso di contribuire anche loro al mantenimento del Parco della Rimembranza, nella parte alta della città. I giovani alunni dell’istituto comprensivo «Montessori» hanno deciso di fare qualcosa di concreto. Gli alunni che partecipano al laboratorio «Perle della solidarietà» hanno raccolto e donato una discreta somma da donare al Parco. «Questo simbolico contributo affinché il Parco della Rimembranza continui ad essere il ‘cuore’ della nostra città», hanno scritto i ragazzi in un biglietto consegnato insieme alla somma raccolta.

IL COMITATO “ADOTTA” IL PARCO ABBANDONATO

LA PIAZZA ANTICA DIVENTA UN MAXI PARCHEGGIO ABUSIVO

I cittadini del Comitato di quartiere Arene “adottano” l’area verde abbandonata in via Jurmala. Non sopportavano più di vedere quel parco pieno di rifiuti, rovi e sterpaglie. E così hanno deciso di chiedere all’amministrazione comunale di poterci lavorare su, a spese proprie, per riempirlo di giochi, panchine e giostrine. Oltre che per liberarlo di rifiuti e sporcizia. Il Comune ha accettato senza batter ciglio: la rinascita del parco può iniziare. Che sia un buon esempio per tutti gli altri?

Matrimonio sulla piazza del Municipio, pioggia e «invasione» di macchine sulla pavimentazione romana su cui non si potrebbe passare neppure in motorino, figuriamoci arrivare in macchina, lasciare il veicolo in sosta e poi riandarsene dopo un’ora. Eppure è successo, una mattina di ottobre, in occasione di un matrimonio: oltre venti macchine arrivate sulla piazza che conserva il mattonato originale vecchio oltre 2 mila anni si sono parcheggiate tranquillamente. Addirittura c’era un camper ad accogliere gli sposi.

STRADE ALLAGATE, SE I CITTADINI FANNO CAUSA AL COMUNE Se le strade si allagano e i garage vanno sott’acqua perché il sistema di drenaggio degli impianti comunali non funzionano, i cittadini possono prendersela con l’ente. Questa l’idea proposta dai cittadini che si trovano troppo spesso alle prese con strade che sprofondano, tombini otturati e scantinati che finiscono irrimediabilmente sott’acqua, provocando danni e disagi ai residenti. I cittadini chiedono quindi al Comune di eseguire una manutenzione costante perché – promettono – con l’inverno alle porte e gli acquazzoni dietro l’angolo, si rischiano danni e cause in tribunale.

IL DEBUTTO (IN RITARDO) DEI PANNELLI LUMINOSI Finalmente i pannelli luminosi installati nel centro cittadino, alla Stazione e a Borgo Hermada finalmente sono entrati in funzione. Anche se con estremo ritardo, le apparecchiature adesso segnalano ai passanti tutta una serie di informazioni utili, traffico e mobilità, emergenze pubbliche, eventi turistici in corso ecc., come se ne vedono tante nelle grandi città. Il progetto è costato ben 100 mila euro tra risorse comunali e regionali, è nato nel 2009 ma di fatto è entrato in funzione soltanto da pochi giorni.


TEATRO ROMANO, SI RIPRENDE A SCAVARE Si riprende a scavare per portare alla luce il teatro romano in piazza Municipio: ultimati tutti i passaggi burocratici tra i proprietari dell’immobile che incombe sulla cavea dell’antico teatro romano e il Comune di Terracina. è stato un ulteriore, necessario e definitivo passaggio amministrativo, perché avvicina sempre più il momento dell’abbattimento del fabbricato. Un passo decisivo per recuperare il teatro romano che, se riportato integralmente alla luce, potrà contenere al suo interno circa 3 mila persone.

SPOPOLA SUL WEB LA CARTOLINA «VIRTUALE» DI TERRACINA La spiaggia, il mare, sullo sfondo il promontorio del Circeo al tramonto: le luci riempiono lo sguardo e comunicano una bellezza straripante. Il panorama del lungomare di Terracina conquista il Web. È nato tutto per caso, con una foto scattata dal giovane Fulvio Carocci e pubblicata sulla nota applicazione per smartphone, Instagram. Da lì l’immagine ha catturato l’attenzione di «Italian Places», una piattaforma virtuale che raccoglie le foto più belle e suggestive che ritraggono luoghi italiani. Adesso tra questi c’è anche una veduta del mare di Terracina.

TERRACINA OPERA FESTIVAL, UN CASO DA «IENE» Ve lo ricordate il Terracina Opera Festival? La due giorni dedicata al compositore Giuseppe Verdi che doveva svolgersi in agosto al molo? Tutto finì a tarallucci e vino, con l’organizzazione dell’evento di primissimo livello che a poche ore dall’inizio degli spettacoli annullò tutto «per carenza di biglietti venduti», si erano giustificati. Gli organizzatori sono finiti sulle «Iene» di Italia Uno che hanno smascherato una serie di episodi sospetti sempre nell’ambito di manifestazioni teatrali, ultima delle quali proprio quella di Terracina, per cui venivano messi in piedi spettacoli faraonici per poi svanire nel nulla.

I “GEMELLI” RUSSI IN VISITA ALLA CITTà Continuano gli scambi culturali tra Terracina e la gittà “gemella” di Sergiev Posad. Una delegazione di studenti è arrivata in città dalla Russia per visitare Terracina e conoscerla. Il Progetto, ideato e voluto dall’Associazione Italia-Russia “Puskin” del Presidente Antonio D’Ettorre e del Vicepresidente Antonio Simeoni e sostenuto dall’amministrazione comunale e da molte realtà economiche e culturali della città, vuole rappresentare un momento di scambio tra le due comunità, sia da un punto di vista culturale che sociale e turistico.


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Dopo 10 anni finalmente è tornato a “casa” Don Adriano, il parroco del sorriso Nei ricordi, le emozioni e l’affetto di tutta Terracina di F. Arduini Le spoglie di don Adriano Bragazzi sono tornate nella sua parrocchia del Santissimo Salvatore e qui riposeranno tra l’affetto e la devozione di tutta la città in cui per quasi 30 anni ha vissuto e lasciato un segno indelebile come parroco, amico e uomo. Davvero uno di noi, Adriano, dal carisma immenso ma allo stesso tempo umile di un uomo, che per molti è già santo. Ve lo raccontiamo attraverso i ricordi di molti terracinesi che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. «Descrivere in breve la forza di uomo non è facile, soprattutto se quest’uomo è don Adriano» così inizia a raccontare don Luigi Libertini, parroco del Santissimo Salvatore «Nell’89 ho iniziato il mio ministero con lui. Ogni giorno vissuto insieme è stato un insegnamento e una scoperta. Metteva in pratica con tutti le sue capacità di guida, pastore, padre e amico, senza mai venir meno alle sue responsabilità». «Ricordo benissimo il primo giorno. Giovanissimo. Non lo conosceva nessuno. L’ho portato con me a pescare. I pescatori sono stati i primi a incontrarlo» continua Santino Pannozzo, storico sacrestano della parrocchia «Avevamo le tariffe per le funzioni religiose. Morì il marito di una vecchietta. Venne da me per pagare la quota. Io andai da lui e gli spiegai i problemi economici della vedova. Lui convinse il parroco don Vincenzo Rozzi a lasciare solo la libera offerta. E restituì alla vedova le 15mila lire». «Si relazionava bene con tutti, soprattutto con le associazioni parrocchiali. Un rapporto aperto ed equilibrato» aggiunge Franco Pezzano, associato storico dell’Azione Cattolica parrocchiale «Per 30 anni è rimasto lo stesso. Sempre presente a tutti gli incontri. Garantiva un rapporto sincero e trasparente senza preclusioni in niente e per nessuno». «A 12/13 anni l’ho incontrato sulle scale della chiesa» ricorda Mimmo De Rosa, responsabile scout della parrocchia «mi ha stupito sentirmi chiamare per nome. Io non lo conoscevo ma lui, non so come, conosceva me. Mi ha abbracciato come faceva con i bambini: la mano sotto il mento e il braccio intorno al collo. Grazie al pallone e agli scout è iniziato tutto. Riunione scout e cena a casa sua sotto la galleria: “broccoletti e zazicchia”, il piatto forte. E poi la rappresentazione della passione di Cristo. Non folcloristica ma religiosa. Un vero momento di incontro con tutti parrocchiani. Lui per primo ha incontrato le persone ma poi loro cercavano lui in chiesa». «Passava tutti i giorni al bar» spiega Danilo Di Sauro del Caffè Centrale «E ci salutava come suo solito, mettendoci la mano

Foto di L. Iacono

sulla testa. Entrava prima il suo sorriso e poi la sua persona. Cornetto e cappuccino, spesso il caffè per tenersi sveglio. Ho sempre provato a offrirgli la colazione, ma senza successo: “Non devo approfittare della bontà degli amici. Tu lavori ed è giusto così”, mi rispondeva. Ecco anche perché dopo 10 anni abbiamo la sua foto nei nostri negozi». «Per 15 anni sono stata la sua “casalinga”» prosegue Lia De Prosperis «Facevo le pulizie in chiesa e a casa sua. Mai stanco e con il suo carisma sempre sulle labbra. “Lia, fai sempre quello che fai” mi raccomandava, perfino in sogno me l’ha detto. E quando si è ammalato mio marito, è venuto sempre a trovarci e ci ripeteva “questa è casa mia”». «Mi chiedeva sempre se c’erano famiglie in difficoltà» racconta suor Tommasina «e le andava a trovare con la scusa di essere stato poco prima nella casa di quella vicina. Poi, chiedeva di poter tornare senza però disturbare. Così ha riconciliato molti rapporti in crisi. Era troppo buono. Se gli chiedevano 10mila lire, lui gliene dava 15. Mi ripeteva che tra quelle persone poteva esserci davvero il bisognoso e che perciò era meglio fare così. Davvero un appassionato dell’uomo. Era il parroco della gente». «Portava spesso a cena persone non proprio “affidabili” - aggiunge Emy Ventura, impegnata da anni nell’Azione Cattolica - «lo faceva perché noi parrocchiani imparassimo ad accettarle. Non colpevolizzava nessuno e trovava sempre del buono in tutti, senza falso perbenismo. Ci ha insegnato a capire a cosa il Signore ci chiama attraverso gli altri nel quotidiano». «Se sono sacerdote tutto è dipeso da lui» racconta don Paolo Spaviero «all’inizio molte le incertezze, perché per me diventare prete significava essere “come don Adriano”, un modello irraggiungibile. Poi però mi ha aiutato a capire che ognuno diventa prete come vuole il Signore, e questo mi ha riconciliato con la sua grande figura, così da riuscire a vedere l’amore di Dio, che ha fatto grandi cose con lui e con tutti». «Sono stato un privilegiato» sorride mentre parla Alessandro Grossi, uno dei suoi ministranti più assidui «perché lui a noi


SOCIETA’

chierichetti voleva bene in modo particolare. Un mio ricordo è quello delle confessioni di Natale e di Pasqua. Faceva davvero “l’after” dentro il confessionale, dalla mattina prestissimo fino a notte fonda. Era ora di pranzo e mentre provavamo i canti per la veglia di Pasqua, mi chiamò per comprargli un panino. E così, mentre confessava, pranzò. Si preoccupava dell’anima delle persone». «Avevo un neurinoma nel nervo vaco» si emoziona nel ricordare Gabriella Percoco «Per i medici non avrei più parlato. Andai da lui e trovai conforto. È stato il mio confessore di sempre. Superai tutto, continuando a parlare. Mi stavo riprendendo quando però rimasi incinta. Tornai da lui. Era il primo agosto, giorno del perdono francescano. Mi disse: “Questo bambino di nome Francesco te lo manda Dio”. Non sapevo ancora il sesso del bambino ma dopo nove mesi nacque mio figlio Francesco. Capiva il dolore di chi aveva davanti». «Come stai tutta ossi?» era il suo saluto di sempre» prosegue nel racconto suor Maria Pia «E poi ti abbracciava come solo lui sapeva fare. Da vicario foraneo, decise di pranzare con i parroci della città ogni mercoledì qui all’istituto. Per lui era importante confrontarsi con loro e, se non venivano, li cercava. Il primo venerdì del mese, portata la comunione agli ammalati o saltava il pranzo o si presentava verso le quattro del pomeriggio. Era attento con tutti». «Il mio ricordo è della prima comunione» continua Alessio Sanguigni, uno dei giovani della parrocchia «Le catechiste vollero far confessare anche i genitori. Il giorno prima andammo in chiesa. Riuscì però a confessarsi solo mia madre perché don Adriano aveva un impegno. La sera stessa papà guardava la tv e mamma stirava le tovaglie. Bussarono alla porta. Erano le undici. Aprirono. Era lui. Era venuto apposta per confessare mio padre. Trattava tutti allo stesso modo e non lasciava mai niente in sospeso con nessuno». «Che non dovevo più drogarmi, me lo fece capire in mille modi» racconta Sandro Beltrami «Ne aveva fatti entrare molti in comunità, ma con me non c’era verso. Dopo quasi 15 anni di dipendenza, se ci sono entrato è solo grazie a lui. Mi disse di provare in quella di don Pierino Gelmini. Uscito dal tunnel della droga, sempre grazie a lui i terracinesi mi hanno riaccettato.

Poi il progetto nato con lui della comunità “Incontro”, a Valle Fasana, per il recupero dei tossicodipendenti. Davvero un’intuizione profetica. In lui molti vedevano una speranza e la fiducia in me è stata grandissima. Mi ha affidato il centro d’ascolto per i ragazzi con problemi di droga e il gruppo dei chierichetti a cui teneva particolarmente. Mi nominò anche ministro dell’eucaristia. Era convinto che con i fatti si dovesse testimoniare la mia esperienza di vita». «Ho prestato servizio civile presso la comunità “Incontro”» conclude Agostino Orilia, professore di Religione del liceo «con l’associazione “La Cordata” che nacque grazie a lui. I ragazzi della comunità andavano nei negozi e tutti li rifornivano gratuitamente. Con lui a 18 anni sono andato a Lourdes sul treno bianco. Dopo ciò mi impegnai con la “comunità per disabili”, prima a Capodarco e poi a Terracina, fondando la “Comunità 21 marzo”. È stato lui a farmi capire che con i disabili bisognava condividere la quotidianità. E addirittura i ragazzi gay con lui riuscivano a dialogare. Lo ricordo così, con un’immagine di Petrocchi: un maratoneta che, stanco per i chilometri fatti, entra nello stadio pieno di persone per l’ultimo giro di pista. Per don Adriano è successa la stessa cosa. È riuscito a farlo, già segnato dalla malattia, grazie agli applausi di tutte le persone a cui ha voluto bene e dei santi che lo stavano aspettando in cielo».

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FESTA PATRONALE DI SAN CESAREO, IN PIAZZA PER TUTTI CASTAGNE E VINO Come da tradizione dopo la Messa si snoderà la processione per le vie della città di F. Arduini

Chi era san Cesareo?

Cesareo nacque a Cartagine verso l’84 d.C. Figlio di un mercenario e di una nobildonna, appartenenti alla gens julia, partì con i suoi compagni alla volta di Roma. La nave, tuttavia, naufragò sulle coste di Terracina. Qui vide che i malati, gli oppressi e i moribondi erano lasciati ai margini della città, mentre la nobiltà godeva del lusso più sfrenato. Decise di curare i malati da cristiano e diacono. Per tradizione il primo gennaio, il giovane più bello della città veniva sacrificato in onore di Apollo. Cesareo vide il passaggio della processione, che dal centro antico della città si incamminava sulla rupe di monte sant’Angelo, e con un discorso che fece convertire il popolo pagano terracinese riuscì a interrompere il sacrificio. Catturato dalle guardie romane, legato mani e piedi, chiuso in un sacco appesantito da pietre, venne lanciato da Pisco Montano in mare dove morì per soffocamento.

Puntuale come ogni anno la parrocchia di san Cesareo invita tutti alla festa patronale. Tanti i momenti da vivere insieme in allegria organizzati dal 6 al 10 novembre, il parroco don Peppino Mustacchio e i suoi parrocchiani vi aspettano per fare festa insieme al nostro patrono. Ecco tutti gli appuntamenti. Si inizia MERCOLEDÌ 6 NOVEMBRE, alle 19:30, in Cattedrale, con l’incontro-testimonianza di don Luigi Merola sul tema: “Non più tifosi, ma giocatori della legalità”. Il giovane sacerdote noto per le sue battaglie contro la camorra racconterà la sua esperienza di prete nei quartieri a rischio della sua città. Si prosegue il giorno dopo GIOVEDÌ 7 NOVEMBRE alle 20:00, a Piazza Municipio, con l’attesissima veglia di preghiera cittadina itinerante, organizzata per i giovani che avrà come slogan: “San Cesareo Testimone di Speranza”. I giovani della città sono tutti invitati. SABATO 9 NOVEMBRE alle 17:30, in Cattedrale, tutta la città si stringerà intorno al suo patrono per la messa cittadina e la solenne processione attraverso le vie della città. La processione

avrà il seguente percorso: Piazza Municipio, via salita Annunziata, via Foro Severiano, via Derna, viale della Vittoria, piazza Mazzini, via Leopardi, via San Rocco, via Gramsci, piazza Gregorio Antonelli, via Appia, via dei Volsci, piazza Quattro Lampioni, corso Anita Garibaldi e piazza Municipio. Si chiude in bellezza DOMENICA 10 NOVEMBRE a Piazza Municipio dalla mattina ci saranno le bancarelle dell’artigianato e degli antichi mestieri. Dalle 16:00 gli artisti di strada aspettano solo voi per strabiliarvi con le loro esibizioni e giochi di magia per i bambini e dalle 19:00 in poi, con l’affollatissima festa in piazza. Castagne e vino novello offerte dall’Azienda Agricola “Feragnoli”, con il gruppo musicale CHICKEN PRODUCTION (spettacolo offerto da “Caffè del Duomo”, “Bar Grande” e “Gioielleria Vitiello”) che animerà la serata con canzoni in terracinese. E da ultimo da non perdere la festa di compleanno della nostra Cattedrale. DOMENICA MATTINA 24 NOVEMBRE durante la messa delle 09:30, verrà inaugurata la CAPPELLA DELL’ADDOLORATA da poco restaurata.


SOCIETA’

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Nelle foto: A pagina 26 il gruppo musicale Chicken Production A Sinistra particolare della volta raffigurante il Padre Eterno In basso San Giacomo Maggiore, affresco dell XIV secolo

Foto di A. Masiello

I tesori dell’Addolorata

La mattina del 24 novembre, 939° anno dalla dedicazione della Cattedrale a San Cesareo del 1074, tra le note del coro festante dei bambini della parrocchia, verranno finalmente scoperti gli splendidi affreschi che impreziosiscono la cappella dell’Addolorata. Il ciclo di affreschi della volta raffigura l’orazione di Cristo nell’orto degli ulivi e la flagellazione alla colonna mentre al centro troneggia la figura del Padre Eterno. Senza dimenticare i due affreschi parietali di san Pietro e san Paolo, ai lati della nicchia centrale della Madonna. E da ultimo il recentissimo e interessantissimo ritrovamento dell’affresco di età medievale di san Giacomo apostolo. Insomma: un evento a cui non potete davvero mancare.

Foto di A. Masiello


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Briganti da romanzo Spietati e crudeli ma anche “eroi” del popolo. Tra realtà e fiction, il “romanzo criminale” di Mastrilli, Mancinello e gli altri di D. Roma

Uno scrittore straniero alle soglie dell’Ottocento passò per Terracina e annotò una frase sul suo taccuino: “Poverino, ha ammazzato un uomo!”. Era l’esclamazione uscita dalla bocca di una popolana che assisteva ad un arresto per omicidio. Quello scrittore era Stendhal, di passaggio durante il suo Gran Tour in Italia in una Terracina melmosa e poco ospitale ma anche ricca di fascino e di suggestioni. L’autore de Il Rosso e Il Nero deve essere rimasto parecchio sbalordito da un fatto: quella frase piena di pietà e sgomento non riservata alla vittima dell’omicidio. Il “poverino”, tanto per intenderci, era il carnefice. Era un brigante. In quella frase forse troviamo la sintesi di una figura controversa che la memoria popolare ha sempre portato con sé. Violento e romantico, crudele e passionale, ammirato dal popolo e temuto dal potere, il brigante ha scritto suo malgrado per secoli un vero e proprio “Romanzo Criminale” ante litteram da queste parti. Dal Settecento fino all’Unità d’Italia, tra Sonnino, Vallecorsa, Terracina, Monte San Biagio, Fondi e Itri di briganti ne sono scorrazzati parecchi. Si davano alla macchia per scappare alla leva obbligatoria, si arroccavano sulle colline dei Monti Ausoni e depredavano, uccidevano, seviziavano. Si dice che a volte agissero per cause nobili, certa tradizione romantica li vuole assassini per amore, difensori dei diritti degli ultimi, in alcuni casi dei veri e propri eroi. Quasi sempre invece di nobile nelle loro azioni c’era ben poco. Eppure per secoli il brigante ha affascinato, è diventato simbolo delle città e ha riempito libri, nomi di ristoranti, locali, associazioni. Proprio come certi epigoni moderni, continuano ad avere il loro momento di gloria nei secoli. Dovevano essere un pò come quei personaggi delle fiction tipo Il Freddo, Dandy, Il Libanese, Scrocchiazeppi della più recente letteratura ispirata alla Banda della Magliana. Anche il “Romanzo Criminale” dei briganti, insomma, si è nutrito di una serie di sentimenti mutuati dal popolo: voglia di riscatto, sfida al potere, disprezzo delle leggi. Tra popolo e populismo, ne sono usciti bene. Quasi sempre poveri, i briganti erano davvero spesso dei giovani a caccia di fortune da ricavare senza alcuno scrupolo. Temuti dai signorotti, spesso amnistiati e perdonati da vescovi e cardinali, hanno avuto ruoli ambigui nella società: dicevano di voler rubare ai potenti per dare ai poveri ma in molti casi col potere c’erano molto in confidenza. Proprio come il Dandy o il Libanese, si facevano riconoscere soprattutto per i loro soprannomi. A Terracina comandava Giuseppe Mastrilli, detto Peppe; di Itri era Michele Arcangelo Pezza chiamato Fra’ Diavolo; poi c’era il sonninese Antonio Gasbarroni, detto

Gasperoni o Gasparroni, e ancora Pasquale Tambucci detto Il Matto, il vallecorsano Bartolomeo Varrone, chiamato Meo. E infine il più temuto, Alessandro Massaroni, chiamato Mancinello perché aveva, si narra, un sinistro terribile, capace di azioni ferocissime. C’è da dire che se i loro nomignoli sono rimasti nella storia popolare lo si deve anche un po’ alla fiction. Le gesta di Mastrilli avevano la loro cassa di risonanza in città. Al posto della tv c’erano i cantastorie: i briganti venivano raccontati con le ballate in cui apparivano romanticamente assassini per amore o vittime del potere. Nelle stazioni di posta e nelle locande gli intellettuali provenienti da tutta Europa per fare il Gran Tour in Italia entravano in contatto con il territorio anche con queste storie.

C’è pure chi ha azzardato una continuazione della figura dei briganti nella letteratura contemporanea. Arts Clemens in una rivista europea in cui tratta dei briganti di Terracina vede queste figure tornare in un racconto di Pierpaolo Pasolini intitolato proprio “Terracina”. Qui due “ragazzi di vita” scappano da Ostia per venire nella cittadina pontina e, per fame, entrano in una casa per rubare. Una compaesana urla alla proprietaria di casa, moglie di un pescatore: “A casa vostra ce stanno li briganti”. I due poi scroccheranno quattro uova al tegamino. Al di fuori della letteratura, però, la verità sui briganti era ben altra: Gente come Gasparroni, Il Matto, Fra’ Diavolo e Mancinello facevano razzie e rapine quasi esclusivamente per soldi. Spesso contigui al potere, cercavano vantaggi materiali. Grazie o amnistie. La ottenne Mastrilli, accusato di diversi omicidi, dalla regina di Napoli (ma gli servì a poco, nel 1750


CULTURA

morì e la sua testa si dice fu esposta a piazza Domitilla) e ne usufruirono altri grazie a Pio VII, che perdonò tutti nel 1814. Ma la redenzione per i briganti era cosa complicata. Il loro destino appariva segnato. Gasbarroni subito torna a fare il bandito, si fa 47 anni di carcere, poi impazzisce.]]]] Mancinello torna a casa e fa giusto in tempo a sposare una Zomparelli (Matilde). Poi scappa per avere – brigando col potere di un generale di Fondi – un posto nelle Guardie del Regno di Napoli, si insedia a Monticelli (Monte San Biagio) e lì muore trucidato dagli austriaci. Indomabili, maledetti, inaffidabili, sarà la brama di potere a chiudere l’epopea brigantesca. Un finale, ancora una volta, alla “Romanzo Criminale”. Nel 1819 un cardinale ordina l’abbattimento completo della città di Sonnino, considerata una brigantopoli. La cosa sarà evitata ma ormai la sensazione è che dei briganti non c’è più da fidarsi. Troppa violenza, troppi tradimenti. Un’ultima fiammata – come la definisce il professor Emilio Selvaggi nella sua ricostruzione – arriva nel periodo post-unitario, dopo il 1861. Con le nuove leggi arriva la leva obbligatoria, i giovani si danno di nuovo alla macchia convinti che è meglio dirsi fedeli ai Borboni e alla Chiesa che morire sotto le armi. Ricomincia il rapporto ambiguo tra i potenti antiunitari e i banditi, ma dura poco. I briganti ormai creano scandalo nell’opinione pubblica europea e nel 1867 con la Convenzione di Cassino si firma una lotta comune Il servizio sui briganti ha trovato numerosi spunti nel prezioso materiale pubblicato sul sito www.terrapontina.it del professor Emilio Selvaggi. Nelle foto ed immagini: A pagina 28 Briganti a riposo, di B. Pinelli; In Alto: gli “zampitti”, corpo irregolare istituito per contrastare il brigantaggio; In Basso: L’epigrafe che testimonia la morte del Brigante Bartolomeo Varrone, tra Santo Stefano e Sonnino.

al brigantaggio. Nel territorio dei Monti Ausoni arrivano gli “zampitti”, come venivano chiamati gli squadriglieri del Papa. Con le ciocie ai piedi, in 1.400 circa estirparono il fenomeno del brigantaggio dallo Stato pontificio. I tempi delle ballate e degli eroismi erano finiti, o forse stavano solo cominciando. Eppure il popolo lì terrà nel cuore. Sarà forse un caso ma la parola “zampitti”, che aveva un’accezione positiva, diviene ben presto a Terracina parola dispregiativa. Forse un ultimo tributo di simpatia che il popolo ha voluto concedere ai suoi briganti, offendendo chi li aveva fatti sparire per sempre.

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Criminali senza redenzione

Nel 1821 trattarono la resa con Don Locatelli del Convento di Terracina. Poi rapirono e torturarono 24 giovani collegiali e ne uccisero due. Morì anche don Domenico Cerilli di D. Roma

“Era il 23 gennaio del 1821, ormai la sera era calata da oltre un’ora e le strade di Terracina erano buie e deserte. Lungo la strada che dalla chiesa di San Domenico conduce in salita verso il Convento di San Francesco ritornava Don Domenico Cerilli, vice rettore del collegio giovanile.Ormai era quasi arrivato al bivio dove la strada, che continua verso il cimitero, s’incontra con l’altra che ridiscende verso San Francesco, quando, nelle tenebre vide profilarsi un folla d’ombre minacciose: ...I briganti!”. Anche il parroco che incontra i briganti in strada sa tanto di romanzo. Sembra quasi di vedere il Don Abbondio dei Promessi Sposi che, mentre torna a casa, si trova davanti ai “bravi”. Solo suggestioni, comunque, perché nella vicenda riportata dal professor Emilio Selvaggi sul suo sito www.terrepontine.it - vero patrimonio sulla cultura popolare terracinese - la finzione è ben poca. Nel 1821 infatti una banda di briganti puntò davvero un coltello alla gola a Don Domenico e lo fece per sequestrare i giovani collegiali che riparavano nel Convento di San Francesco (poi ospedale civile). Non era un caso.

Da veri briganti, molti di loro qualche tempo prima avevano incontrato il rettore Don Luigi Locatelli per trattare la resa e raggiungere una sorta di redenzione. Ma poi la loro brama di denaro ha vinto. Hanno tradito. Guidati dal capobanda Massaroni il terribile Mancinello i briganti sequestrarono ben 24 collegiali. Ragazzi provenienti da Terracina, Sonnino, Alatri, Prossedi,

Bassiano i cui cognomi (Capponi, Venditti, Assorati, Cicconi, Berti, Cerilli) dicono ancora molto oggi. Erano per lo più ragazzini, adolescenti, giovani insegnanti. I briganti puntavano a un ricco riscatto. Condussero i ragazzi al cimitero di via Anxur e cominciarono una trattativa durata una settimana intera. Il primo ad essere ucciso fu proprio don Domenico Cerilli, vittima di una sparatoria insieme a un carabiniere. La città comincia a raccogliere soldi, Don Locatelli chiede aiuto alla Santa Sede, il vescovo vende la sua croce d’oro ma le richieste sono esose e le istituzioni si rifiutano di trattare. Passano i giorni, qualche ostaggio viene rilasciato ma i soldi non bastano mai. Al 31 gennaio tuttavia i briganti rilasciano quasi tutti i collegiali. Ne rimangono tre e per due di loro si consumerà la tragedia. Giuseppe Papi e Pietro D’Isa, non si capirà mai bene perché, vengono scannati. Avevano 17 e 16 anni. Le litografie di Bartolomeo Pinelli sono tratte da www.terrapontina.it


CULTURA

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Storia e folklore, due verità legittime «Ecco perché c’è bisogno di conservare la memoria e gli scritti» Intervista al professor Emilio Selvaggi, storico e oggi assessore a Terracina di D. Roma Quando ne parla sembra quasi abbia vissuto con loro, di ognuno indica vicende, episodi, quartieri, perfino il carattere in alcuni casi. Il professor Emilio Selvaggi i briganti li conosce bene. è suo il sito Internet www.terrapontina.it, scrigno in cui, tra l’altro, vengono custodite le storie dei principali briganti del territorio. Con il professore cerchiamo di capire meglio lo strano rapporto di affetto che c’è sempre stato tra i briganti e il popolo. Perché nonostante fossero dei criminali i briganti hanno goduto del favore della popolazione nei secoli? «Pastori e contadini erano vittime di ingiustizie da parte dei potenti, dunque chi vi si ribellava riscuoteva la loro simpatia. D’altronde se guardiamo ai camorristi di oggi troviamo lo stesso atteggiamento: è la gente del quartiere che li protegge. Nei loro covi hanno quadri di Padre Pio, sono molto religiosi e sfruttano, come facevano i briganti, la religione per ottenere protezione. La chiesa spesso ha perdonato i briganti». Cos’altro ha influito? «La percezione romantica dell’epoca, dovuta soprattutto agli stranieri. Una signorina inglese nel suo diario si rammaricava che

a Terracina non aveva incontrato nemmeno l’ombra di un brigante. Il brigante Gasbarroni, confinato a Trastevere in vecchiaia, veniva visitato dagli stranieri. E poi la letteratura popolare. Di Fra’ Diavolo c’è addirittura un’opera, e poi i libri di pelliccia, i cantastorie che inventavano storie facili e romantiche sui briganti». In che modo questo può diventare, in vista di una casa della cultura popolare, un patrimonio per la città? «Raccogliendo materiali in questa doppia veste: da un lato cercando la storia reale attraverso gli atti processuali, dall’altro cercando di capire come venivano percepiti dalla gente e come la gente li ha trasformati a proprio piacimento, secondo i propri gusti».

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Gli eroi neri più famosi delle nostre zone Mastrilli, Gasbarrone, Massaroni e Fra’ Diavolo Tra storia e leggenda la loro vita raccontata in pillole di F. Arduini Ecco le biografie dei briganti più rinomati e famigerati della terra pontina. La mitografia e le notizie storiche su di loro li hanno resi nel tempo dei veri e propri eroi non solo pericolosi ma soprattutto belli e maledetti.

quasi 50 anni. Catturato a Napoli, riuscì a scappare durante il trasferimento dandosi alla macchia presso Terracina. Insieme alla sua banda riuscì a costruirsi più volte, tra una scorribanda e un’altra, una capanna nel Lago di Fondi dove poter organizzare tutte le incursioni. Le spie che facevano il suo nome venivano trucidate poco dopo senza pietà. Dopo anni di terrore nel 1750 venne intercettato e ucciso nei pressi di Terracina. La sua testa, come racconta la tradizione popolare, venne appesa a porta Albina, dove i cavajùcce di salita Annunziata gli fecero la guardia per molti giorni. Antonio Gasbarrone iniziò la sua carriera con un delitto passionale, uccidendo il fratello della donna amata e dandosi poi alla macchia. Nel 1814, Pio VII cercò di porre fine al brigantaggio con l’amnistia e il perdono generale a chi si fosse spontaneamente consegnato: Antonio Gasbarrone si arrese e tornò libero a casa.  L’attrazione per il brigantaggio però lo riportò ai sequestri e agli stupri sui monti Ausoni, tra Sonnino, Vallecorsa e Monticelli. Catturato, restò in carcere per 47 anni a Civita Castellana. Liberato quasi ebete dal governo del Regno d’Italia, passò gli ultimi anni della sua vita ritirato in una casetta di Trastevere, morì ad Abbiategrasso il 1 aprile del 1880.

Giuseppe Mastrilli nacque a Terracina nel 1687. Il nonno era falegname e aveva la bottega a Piazza Municipio. Mastrilli era abilissimo pescatore e la sua fama iniziò a diffondersi come tante altre. Peppe era di buona famiglia e si innamorò di una ragazza bellissima, tale Elisa della Rocca. Ma arrivò il solito rivale in amore che non volle farsi indietro. Finì come al solito a coltellate e Mastrilli si diede alla fuga. La mancanza di autorità civili e religiose in quel tempo a Terracina, trasferitesi a Sezze a causa del Castrone, gli consentì di intraprendere presto la carriera di brigante. La sua latitanza tra Stato Pontificio, Toscana e Regno di Napoli durò per

Alessandro Massaroni nacque a Vallecorsa nel 1790. A 24 anni entrò nella banda di Pasquale Tambucci, detto “il Matto” e grazie l’amnistia del 1814 riuscì a tornare a Vallecorsa e a sposare Matilde Zomparelli. Datosi di nuovo “alla macchia”, si mise in proprio, allenandosi anche con altre bande, compresa quella dei Gasbarrone. Irriducibile e spietato pretese a caro prezzo la sua resa, rivendicando il posto fisso tra le Guardie Pontificie o del Regno di Napoli ma venne ucciso nel 1821 a Monticelli (oggi monte san Biagio). Per prenderlo vennero sborsati da parenti, clero, cittadini solidali e dallo stesso erario pubblico quasi 10.000


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scudi (circa 50.000 euro di oggi). Il corpo del brigante moribondo venne esposto a Fondi in Piazza San Pietro. Lo Stato Pontificio subito reclamò la taglia di 3.000 scudi, ma le casse di Terracina erano vuote e così il cadavere venne portato a Frosinone e riscossa la somma. Anche da morto Massaroni continuava a spillare soldi! Fra’ Diavolo al secolo Michele Arcangelo Pezza nacque a Itri il 7 aprile 1771. Ricevette il famigerato soprannome dal suo maestro canonico che non riuscendo a controllarlo, poiché troppo vivace, lo definì “fraticello del Diavolo”. Amante del gioco d’azzardo e delle belle donne, le sue gesta iniziarono nel 1796, ammazzando il maestro da cui andava a bottega per imparare il mestiere di sellaio. Da allora si rifugiò sui monti di Itri, iniziando la sua vita e carriera di bandito, disseminando il terrore in tutto il basso Lazio, fino a Napoli. A 25 anni era già un pluriomicida e ricercato dalla polizia del Regno. Così per sopravvivere si diede al brigantaggio più sfrenato, unendosi ad altri latitanti. L’11 novembre 1806, in Piazza del Mercato a Napoli, viene impiccato con l’uniforme di brigadiere dell’esercito borbonico. Aveva solo 35 anni. Il corpo fu lasciato penzolare a vista come monito per la popolazione.

LIBRI, CORTOMETRAGGI, MUSEI E SITI SUI BRIGANTI Per saperne di più sui briganti vi consigliamo di andare a visitare i musei a loro dedicati: Il “museo del Brigantaggio” di Itri (www.museobrigantaggio.it) dove potrete conoscere la storia di Fra’ Diavolo e il museo “Terre di confine” di Sonnino (www.sonnino.info) per le storie su Antonio Gasbarrone. Tra i libri da leggere vi suggeriamo l’ultimo lavoro di Giovanni Di Spigno “Giuseppe Mastrilli da Terracina”, nella cui ricostruzione storica finalmente l’autore è riuscito a distinguer il personaggio storico da quello leggendario. E ricordiamo anche il cortometraggio “Mastrilli” del terracinese Enrico Tribuzio, che ha riproposto la leggenda popolare del brigante. Per le informazioni sulle storie dei briganti e in particolare su Massaroni potete consultare i siti: www.terrapontina.it, www.ilportaledelsud.org e www.ilporticodelloscacco.it. Da segnalare i siti dei musei Terre di confine di Sonnino www.sonnino.info/Sonnino/ museo.php e del Museo del brigantaggio di Itri www.museobrigantaggio.it


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Spiriti e racconti dell’orrore per il centro storico

Le storie di paura sulla chiesa del Purgatorio

Superstizione e suggestione nella tradizione popolare di F. Arduini Il mese di novembre, per tradizione, è legato alla commemorazione dei defunti. E a Terracina, come molti sapranno, intorno alla chiesa del Purgatorio aleggiano i racconti e le dicerie più singolari. Storia e mitografia che si intrecciano alimentando da sempre la devozione popolare terracinese. Ve ne proponiamo di seguito alcune che vi faranno davvero rabbrividire. “Sangue che vede” Se passate davanti al monumento dei caduti di piazza Garibaldi tra i nomi delle vittime della prima guerra mondiale potete leggere un nome: Guglielmo. Cercate bene perché c’è scritto. E bene. Il padre di questo ragazzo a Terracina era una di quelle persone che veniva soprannominata “nu sang che vede”. Aveva questa capacità: di vedere le anime dei morti. Abitava sul centro storico e tutte le mattine per andare a lavorare nelle sue vigne evitava il più possibile di passare davanti alla chiesa del Purgatorio. Non perché avesse paura. Ci mancherebbe. Ma perché puntualmente quando passava lì percepiva immediatamente la presenza di due persone che se lo mettevano sotto braccio, continuando a camminare insieme con lui. Poi scoppiò la prima guerra mondiale e Guglielmo venne arruolato per combattere al fronte. Erano anni difficili soprattutto per una famiglia che non aveva più a disposizione una forza lavoro giovane per coltivare la terra. Ma una mattina accadde qualcosa di davvero inquietante. Era tardi. E il padre di Guglielmo per arrivare in orario alla vigna passò di corsa davanti al Purgatorio. Ma sulla scalinata vide quello che non avrebbe mai voluto vedere. Lì steso a terra c’era il corpo del figlio senza vita con la testa fracassata su una pietra. Il dolore fu immenso.

Foto di A. Masiello

Foto di A. Masiello

Ma, nonostante ciò, andò lo stesso al lavoro. - Guglielmo non tornerà più a casa – disse alla moglie la sera a casa, appena ritornato dai campi. La moglie tentò in tutti modi di sapere il motivo di quella affermazione così sibillina, ma il marito non volle rivelargliela per nessun motivo. A chiarire il dubbio arrivò pochi giorni dopo una lettera dal fronte. Fu proprio la mamma di Guglielmo ad aprirla. Chi l’aveva scritta era stato un commilitone del figlio. Il soldato informava la famiglia che il ragazzo aveva perso la vita nella disfatta di Caporetto. Il corpo era stato ritrovato senza vita con la testa sanguinante accanto ad una pietra. La visione del padre era diventata triste realtà. Vàttene via, Gelsomina! Gelsomina, se lo ricordano in molti, abitava in via Santissimi Martiri. - Vieni Gelsomina, ti aspettiamo al Purgatorio! – Sentì, nel cuore della notte, una voce che la chiamava. Subito si alzò dal letto, si vestì e, attraversata via Assorati, arrivò al Purgatorio. Trovò la chiesa tutta illuminata ma completamente vuota. Si sedette tra i banchi in attesa. Poco dopo dalla sacrestia uscirono i confratelli della Buona Morte. La lugubre processione, sfilando lentamente, si dirigeva verso di lei. Il corteo non si arrestava anzi, la incalzava. - Vàttene via, Gelsomina! Questo non è luogo per te! – le ripetevano in coro gli incappucciati. Di corsa si alzò di scatto e fuggì via impaurita verso l’uscita. Ma nella corsa rimase impigliata con il vestito al portone della chiesa. La processione si avvicinava sempre di più e la paura aumentava.


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Quasi per miracolo alla fine Gelsomina riuscì a liberarsi e a ritornare di corsa a casa sua. Tutta impaurita si cambiò e si rimise a dormire. La mattina, quando aprì gli occhi, pensò di aver fatto soltanto un brutto sogno. Ma rivolto lo sguardo verso la sedia che aveva accanto al letto capì che di sogno non si era trattato. Sulla sedia c’era adagiato il vestito tutto strappato.

Foto di A. Masiello

Anime sante - È tardissimo! Perderò la processione, se non mi sbrigo - disse la ragazza, affrettando il passo per raggiungere il prima possibile la chiesa del Purgatorio. - Dove stai andando così di corsa, mia cara? - chiese una signora, fermandola su corso Anita Garibaldi. - Sto andando alla processione su al cimitero, speriamo non sia ancora partita – rispose prontamente la ragazza. - Non è ancora passata, tranquilla. Che ne dici se l’aspettiamo qui e ci uniamo agli altri quando passa? - propose la signora. La ragazza senza timore annuì. E mentre aspettavano la processione, la signora, vestita anni ’60, le raccontò tutta la sua vita. - Possibile che non sia venuto nessuno che conosco alla processione? Sono in tanti ma non ne conosco nemmeno uno – pensò tra sé la ragazza, mentre si incamminava verso il cimitero. Tornata a casa, raccontò tutto alla mamma. Ma quando la madre ascoltò la storia della signora, incontrata dalla figlia, e soprattutto sentì come era vestita, subito rabbrividì. Quella signora era una sua vecchia amica, morta molti anni prima. E la ragazza, dopo la rivelazione della mamma, capì perché non aveva riconosciuto nessuna delle persone viste durante la processione. Erano anche loro “anime sante” e andavano in processione verso il cimitero.

“Halloween” terracinese Anche Terracina aveva la sua “notte delle streghe”. I ragazzi nella notte tra il primo e il due novembre festeggiavano i “povere muérte”. Si procuravano una cucuzza, la zucca a forma di “pera”, e la intagliavano dandogli sembianze di volto umano. All’interno poi incollavano della carta velina rossa e inserivano una candela accesa. Così la zucca sembra davvero una “coccia de muérte”. Poi tutti insieme, a mo’ di corteo funebre, andavano in giro per la città, bussando alla porta di ogni casa. C’era chi portava la cucuzza, chi il campanaccio per fare rumore e chi la “saccoccia” dove riporre l’offerta. “Pòvere muérte chi è vive e chi è muérte” era la cantilena che i ragazzi ripetevano dopo aver suonato il campanello di ogni abitazione del proprio quartiere. E così ogni famiglia regalava ai ragazzi quello che poteva: fichi secchi, uva passa e salsicce. Guai a non offrire niente, non c’era solo il pericolo di ricevere lo “scherzetto” per il mancato “dolcetto”, ma si rischiava addirittura di incappare nell’ira di Dio, perché la festa aveva carattere religioso!

I “fratelloni dell’Armesànte” Nel 1733, la “Confraternita dell’Orazione e Morte”, già operante nella vicina Chiesa di San Giovanni, acquistò i ruderi della diroccata chiesa medievale di san Nicola. Il vescovo Oldi però non approvò la costruzione di una nuova chiesa su questi ruderi, perché fuori le mura difensive di “Porta Maggio”, ma riconobbe l’aggregazione alla chiesa madre di “Santa Maria dell’Orazione e Morte” di Roma. Così la Confraternita poté acquisire lo Statuto e chiedere le elemosine. Poi nel 1760, il vescovo Odoardi approvò i lavori e nel 1787 venne inaugurata la Chiesa del Purgatorio, visitata l’anno prima da Papa Pio VI. Da questo momento in poi la Confraternita di Terracina acquisì sempre più importanza tanto da provvedere sia alla degna sepoltura dei “poveri morti”, abbandonati ed emarginati, sia alla gestione autonoma delle elemosine e delle proprietà che i membri lasciavano alla confraternita, aumentando così il suo patrimonio. Senza dimenticare che erano impegnati anche nell’organizzazione della processione del 2 novembre e soprattutto di quella del Venerdì Santo durante la quale sfilavano incappucciati e con il teschio di carta appuntato sul petto, portando le statue del Cristo Morto, dell’Addolorata e le torciabbénte (le torce a vento).


di F. Arduini

L’editrice Adelphi festeggia i primi 50 anni con un catalogo che ha fatto la storia della cultura

Vi proponiamo quattro piccoli libri da gustare come dei finger food, da leggere velocemente in un paio d’ore, ma che lasciano il segno. IL BALLO

IL GIUNCO MORMORANTE

di Irene Nemirovsky - euro 8 La perfezione esemplare di un piccolo classico. La rivalità tra madre e figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza. Antoinette architetta una vendetta nei confronti della madre, non premeditata ma per questo ancora più terribile. Un dramma bruciante di crudeltà, di amore respinto, di risentimento e di ambizione.

di Nina Berberova - euro 8 Due amanti si separano a Parigi, all’inizio dell’ultima guerra. Anni dopo si ritrovano a Stoccolma. La loro storia è cominciata in quella “terra di nessuno dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero”. Giocando magistralmente sulla tastiera dei sentimenti, la Berberova ha scritto un amaro, sottile apologo sull’amore e sulla libertà, ma soprattutto su quella parte della nostra vita “di cui nessuno sa nulla” e sul come difenderla.

PAURA

UNA STORIA SEMPLICE

di Stefan Zweig - euro 10 Irene, bella viennese della migliore borghesia e moglie di un noto penalista, sta scendendo le scale di casa del suo amante. Ma sul pianerottolo incontra il destino sotto forma di una sordid ricattatrice. Quella donna sa tutto di lei. Da quel momento comincia l’incubo. Le richieste di denaro aumentano vertiginosamente e lo sguardo indagatore del marito, l’avvocato Wagner, ormai la atterrisce. Certo sospetta qualcosa. Forse ha subodorato l’inganno. Fino al colpo di teatro finale che... Toglie il respiro.

di Leonardo Sciascia - euro 8 Un intricato giallo siciliano con sfondo di mafia e droga. Ma nel racconto l’Autore mai nomina le due parole. Tutto comincia con una telefonata alla polizia, con un apparente suicidio e subito la storia si espande, si dilata, si aggroviglia senza lasciare neppure l’opportunità di riflettere.

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CULTURA

L’ARTE (IN)ATTESA ALLA FERMATA DEL BUS

Dopo i muri pubblici e le scuole la street art invade le pensiline. Così i colori cancellano il degrado di D. Roma

Arte di strada, o “street art”, ormai di casa a Terracina. Dopo le suggestive opere sui muri e sulle cabine dell’Enel realizzate nel festival internazionale appena concluso di Memorie Urbane, ancora colori nel tessuto urbano e sociale della città. Stavolta l’arte è di compagnia al passante e al viaggiatore con il progetto dal titolo “Inattesa – art at the bus stop”, promosso dall’associazione Turismo Creativo di Gaeta e l’agenzia Ziguline.it anche nei Comuni di Formia, Gaeta e Itri. Ad essere “aggredite” da 12 artisti italiani saranno le pensiline dei bus. Ventiquattro in tutto, otto solo a Terracina, che assumeranno forme e tonalità diverse per trasformare un anonimo luogo di attesa in un’opera d’arte.“Vogliamo suscitare un interesse nuovo verso le pensiline delle fermate degli autobus, spesso abbandonate e oggetto di atti vandalici, per ridestare un senso civico e di appartenenza” spiega l’ideatore Davide Ros-

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sillo. L’obiettivo è riqualificare. La rassegna, resa possibile a Terracina grazie all’associazione Bucolica Produzioni, in città è già alla sua seconda pensilina. Quella nella piazza centrale di Borgo Hermada realizzata dal’artista Millo e l’altra su viale Circe, di fronte al Lido, firmata Cancelletto. Arredi urbani, le pensiline, suscettibili di accogliere nuovi linguaggi artistici e una inaspettata e “inattesa” bellezza. “La vocazione pubblica e civile della rassegna” spiega ancora Rossillo, “si arricchisce quest’anno del supporto del crowdfunding con la piattaforma italiana Eppela, strumento che permette a gruppi di persone di finanziare, anche con somme di modesta entità, imprese commerciali e iniziative. In questo modo saranno le persone i reali committenti delle opere”. Sitografia: www.memorieurbane.it; www.ziguline.it; www.eppela.com; www.inattesa.it

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Caso Femiano e “femminicidio”, parla il professor Francesco Bruno

«Gli uomini uccidono le donne perché hanno perso potere, prendere uno schiaffo non è mai amore» di A. Ferrari

Emiliana Femiano lo aveva lasciato, probabilmente aveva avuto altre storie, altri amori. Una colpa grave, un’offesa da lavare nel sangue. Undici mesi prima lui ci aveva già provato a ucciderla sotto casa sua a Napoli, si era salvata per caso, solo grazie ad un passante. Poi la tragedia si è compiuta: nel novembre del 2010 in via Capirchio a Terracina l’ex fidanzato Luigi Faccetti l’ha straziata con 80 coltellate. Emiliana aveva solo 25 anni, il suo assassino è stato condannato nel gennaio scorso a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli. Un amore criminale, un caso di “femminicidio” come tanti altri che costellano la cronaca nera dei giornali. Abbiamo chiesto al professor Francesco Bruno, docente di criminologia, volto noto della tv, qual è la radice di questa violenza e perché gli uomini uccidono le donne. «Il motivo per il quale gli uomini uccidono le donne è assolutamente sempre lo stesso – spiega – e si lega alla nostra cultura patriarcale per la quali la donna è una nostra sottomessa, non da oggi ma da centinaia di migliaia di anni. Quindi la donna o è un nostro aggeggio, una nostra proprietà, oppure utilizziamo nei suoi confronti dei ricatti spaventosi. L’elemento principale è sempre quello di una affermazione di potere». La relazione amorosa ha un ruolo rilevante nello scatenare la follia omicida, lo stesso Faccetti era assurdamente ossessionato dalla fedeltà di Emiliana. «La nostra cultura divide le donne in “normali” e “cortigiane” – continua Bruno – i figli si fanno con la donna normale, perché c’è il controllo assoluto della sessualità, una donna che fa un figlio con un altro ci fa una grave lesione che noi in qualche modo dobbiamo “sanare”. Ma siamo alle soglie di una modificazione antropologica di grande rilievo, oggi per la prima volta dopo migliaia di anni la donna è uscita dallo stato di soggezione. Da una trentina d’anni è cominciata una rivoluzione silenziosa, anche attraverso gli strumenti anticoncezionali, e questo significa che il maschio ha perso.

Che il suo potere unico, che lo rendeva dittatore è finito». Oltre alla difficoltà materiale di tutelarsi da gesti violenti, alcune delle vittime sembra non riescano a distaccarsi in tempo e con nettezza dal compagno violento, prima che avvenga l’irreparabile. La stessa Emiliana, nonostante abbia subito un tentativo di omicidio e pestaggi, incontra ancora il suo carnefice. Perché? «La cultura patriarcale noi l’abbiamo trasmessa integralmente alla donna – spiega il professore – e molte si convincono che l’uomo ha ragione. Molte pensano che se un uomo è geloso, ad esempio, e magari ti da uno schiaffo perché hai guardato un altro, allora ti vuole bene. La gratificazione dell’amore, che è una nostra invenzione, non può compensare la perdita della libertà». In questo tipo di delitti che ruolo giocano i social media? «Un ruolo forte perché sono i principali trasmettitori della cultura, sia nella convinzione delle idee che esprimono sia nella mediazione dei momenti di crisi. Possono spingere i comportamenti verso i loro lati estremi. Certamente non giocano un ruolo di rimozione del conflitto, di ragionamento, di critica, ma di scandalo e di estremizzazione rendendo le cose più gravi». Leggendo le cronache emerge che alcuni delitti, dal massa-


CULTURA

cro del Circeo nel lontano 1975 a certi episodi legati al satanismo, si contraddistinguano per il “piacere di fare male”. Si tratta del frutto di patologie psichiatriche o è il risultato di una perversa costruzione culturale? «Una patologia psichiatrica perché noi veniamo da un passato, neanche tanto lontano, in cui la principale nostra attività era quella di uccidere. Oggi non è la principale, ma è ancora un’attività che facciamo. Siamo noi che facciamo guerre, che andiamo a togliere la libertà agli altri e li riduciamo in schiavitù. Quindi non abbiamo ancora abbandonato questo modo di fare, ma la nostra evoluzione va verso comportamenti di pace, di apertura e di accoglienza. La storia va in questo modo». Nella foto a destra la drammatica scena di Donatella Colasanti, sopravvissuta al massacro del Circeo, mentre viene libertata dalle forze dell’ordine. Nella pagina precedente Emiliana Femiano ed il criminologo Francesco Bruno;

Una giornata da scrivere sui muri A Terracina il 25 novembre la street artist Hyuro per celebrare la giornata Internazionale contro la violenza sulle donne di D. Roma Parlare del femminicidio e della violenza di genere ai cittadini. In strada soprattutto. Il progetto dal titolo “25 novembre”, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, nasce lo scorso anno a Terracina. Volti di ragazze compaiono sulle cabine dell’enel, tutte con il tag “25 novembre”. L’artista chiamata lo scorso anno fu Alice Pasquini, street artist ammirata in tutto il mondo. Quest’anno si replica. Ospite della città, grazie alle associazioni Turismo Creativo e Bucolica Produzioni, la street artist argentina Hyuro, già autrice di un bellissimo murale. Al centro dell’arte di questa artista c’è proprio la donna e il suo complesso mondo. Dopo il successo di Terracina, peraltro, anche la città di Formia ha deciso di aderire all’iniziativa.

IL 25 NOVEMBRE

Giornata istituita dall’Onu nel 1999, in ricordo del brutale assassinio delle 3 sorelle Mirabal, in Repubblica Dominicana, perché tentarono di contrastare la dittatura. Da poco in Italia è arrivata la legge sul reato di femminicidio e di violenza di genere. Nell’immagine in Alto: il logo della manifestazione, con l'opera dell'artista Hyuro A destra: un’opera dell'artista Hyuro.

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di D. Mastracco

Il

Cibo buono,

pulito e giusto

Osterie d’Italia 2014, 4 i locali di Terracina segnalati Quale appassionato di buona cucina non ha almeno una volta consultato una guida gastronomica lasciandosi consigliare nella scelta di un ristorante? Sicuramente una buona parte lo avrà fatto, chi per semplice curiosità, chi per avere la certezza di scegliere un locale di qualità, o semplicemente per verificarne l’attendibilità. Purché si abbia un pizzico di interesse per il mangiar bene non si può fare a meno dei loro consigli. Guide che hanno cadenza annuale, che confermano alcuni ristoranti e ne introducono nuovi togliendone altri, sempre in continuo fermento alla ricerca del meglio che la cucina italiana può offrire. Aumentate nel numero e nella tipologia, le guide assolvono al compito di fotografare la ristorazione italiana e orientano nella scelta i gourmet di tutto il mondo, catturati dalla voglia di mangiare bene. Alcune non si limitano alla designazione dei locali, ma forniscono un’ampia conoscenza di tutto ciò che riguarda la gastronomia di un territorio, dalla ristorazione ai prodotti tradizionali, dalle materie prime ai prodotti artigianali, rivelandosi dei veri e propri “Itinerari del gusto”. Le guide sono interessate dunque, ad una forma di ristorazione che si allontana dal semplice bisogno fisiologico del nutrirsi, ma che si avvicina sempre di più a quelle regole che danno forma alla socialità, dove il cibo, la cucina e la convivialità sono da considerarsi simboli dell’identità stessa di un popolo. Il ruolo delle guide risulta sempre più decisivo per la scelta di un ristorante proprio perché ne garantiscono (se la recensione è fatta con professionalità, disinteresse, onestà e tolleranza) la qualità. Grazie ad esse molti ristoranti hanno acquistato importanza e notorietà, sia a livello nazionale che internazionale e con essi anche il territorio in cui si trovano, diventando dei veri e propri strumenti di marketing territoriale. La guida Osterie d’Italia, di cui mi onoro esserne collaboratore insieme alla socia Slow Maria Carla Pernarella, ha recensito quest’anno quattro locali di Terracina premiando, quindi, la grande tradizione gastronomica del nostro territorio. Tre Locali sono una novità per la Guida e precisamente l’Osteria “Borgo Pio”, “Il Bistrot del Granchio” e la “Vineria Cesare 1963”, entrambe con il simbolo della Bottiglia; il quarto è una riconferma per la storica Enoteca “Saint Patrick” segnalata con

i simboli della Chiocciola, Bottiglia e Formaggio. La guida Osterie d’Italia riesce a raccontare in modo completo e affidabile le migliori osterie, le materie prime utilizzate, la migliore cucina di territorio e di tradizione a un prezzo contenuto, senza perdere di vista il grande valore dell’accoglienza. Racconta, inoltre, di un nuovo modello di ristorazione, capace di costruire piccole ma importanti economie locali, di realtà capaci di essere ambasciatori delle produzioni sostenibili e di qualità, di quel “Buono, Pulito e Giusto” in cui Slow Food crede da sempre. Sono oltre 1700 i locali recensiti perché custodi e promotori di piatti e materie prime di altissimo valore a un prezzo non superiore a 35 euro (vini esclusi) e per ognuno una scheda esaustiva racconta i piatti più significativi e attribuisce non premi ma simboli: Chiocciola, Bottiglia, Formaggio per segnalare i posti con l’offerta complessiva migliore, quelli che hanno una bella selezione di vini e quelli che si distinguono per la proposta dei formaggi. La guida è impreziosita dalle introduzioni regionali - un bel modo per conoscere i luoghi che si vanno a visitare - e gli “Scelti per voi” - una lista di piatti della tradizione con i posti dove vale la pena andarli a provare. All’interno sono inoltre segnalate le osterie dove la cucina prepara anche piatti senza glutine, se è presente un orto di proprietà e se si può scegliere un menù vegetariano.


CINQUE SENSI

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è di scena il filosi Riparte la stagione di eventi Filosera Grande attesa per la 5^ edizione del Filosera, il progetto a cura dell’Istituto Filosi Terracina dedicato alle arti: canto, ballo, teatro ed enogastronomia d’autore. Un percorso che vedrà numerose iniziative e momenti di confronto e promozione del nostro territorio. Parteciperanno istituzioni politiche, scuole, genitori e cittadini con l’obiettivo di conoscere, per meglio divulgare le tradizioni, i profumi ed i sapori locali. In questa 5^ edizione, si andrà alla scoperta del territorio di Latina e di tutte le sue bellezze e bontà, regina della serata inaugurale è la città di Terracina a cui sarà dedicata una mostra espositiva con opere realizzate da artisti, scrittori ed artigiani del luogo. Gli eventi proposti, non casuali, porteranno in scena temi legati al nostro passato e presente, ai luoghi di interesse turistico ed enogastronomico. Buona musica, ottimo cibo ed opere teatrali di grandi maestri per 15 serate da non perdere. DOVE Presso l’Istituto professionale per i servizi commerciali, socio-sanitari, per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera “Alessandro Filosi”. VIA ROMA, 125 04019 TERRACINA QUANDO Dall’8 Novembre 2013 al 30 Maggio 2014

Gli appuntamenti del mese di Novembre: Per prenotazioni, acquisto biglietti ed abbonamenti* E-mail: : segretconvegnofilosi@libero.it Cell: 331.1746970 oppure 346.5140170 WEB: www.filositerracina.it *Il costo del biglietto o dell’abbonamento (valido per 5 ingressi), comprende la degustazione, l’ingresso alla mostra e la partecipazione allo spettacolo.

8 Novembre COMMEDIA

4 Risate in padella Storie documentate delle antiche genti di Terracina

22 Novembre SPETTACOLO DI BALLO

I Pizzicati La via dei Briganti

29 Novembre CONCERTO

Corale polifonica di Lenola “Juvenes cantores”: omaggio a Verdi La via della transumanza da Lenola all’Abruzzo


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di L. Di Raimondo

in Cucina

L’albero del pane… ovvero il signor Castagno Squisite, dolci ed irresistibili, vere regine dell’Autunno, sono le castagne. Molto apprezzata sin dall’antichità, la castagna è un prodotto di elevata qualità, sano e nutriente; per molti secoli è stato un alimento essenziale per il sostentamento del popolo, tanto da essere considerato il “pane dei poveri”. Nella nostra regione c’è un’importante produzione di castagne e marroni riconosciuta su tutto il territorio nazionale; famose sono le Castagne di Vallerano DOP, i Marroni dei Monti Cimini, le Castagne di Terelle, la Castagna Rossa del Cicolano, il Marrone Antrodocano ed il Marrone di Cave, solo per citarne alcuni. Nei week-end di Ottobre e Novembre in tutte le province del Lazio non è difficile trovare un evento a loro dedicato dove assaporare, già dal mattino, le buonissime caldarroste ed i piatti della tradizione a base di castagne. Durante l’acquisto occhio ai sensi! Alla vista: la buccia deve presentarsi integra e lucida, senza spaccature. Al tatto: una castagna fresca appare soda ed il suo guscio non cede se premuto con le dita. Per non limitare il loro utilizzo a poche settimane autunnali, eccovi qualche consiglio per la conservazione. Procediamo immergendo le castagne in acqua abbondante per qualche giorno, questo passaggio ci aiuta ad eliminare le castagne marce che verranno a galla, in seguito asciughiamole scrupolosamente. A questo punto abbiamo tre possibilità di scelta: 1. possono essere conservate in un luogo fresco ed asciutto per alcuni mesi; 2. in congelatore, crude; 3. nel freezer domestico dopo averle arrostite e sgusciate. è un errore molto comune pensare che i marroni siano castagne di grandi dimensioni, ma non è così: le castagne e i marroni hanno caratteristiche così diverse da farli considerare due “semi” (perché ricordiamoci che sono semi, il vero frutto è il riccio!) a parte. Un trucchetto veloce: se il riccio contiene un solo elemento sarà un marrone, se ne troveremo tre saranno castagne.

LE CASTAGNE

I Marroni

Le dimensioni sono piuttosto piccole (più di 100 frutti per chilo).

Le dimensioni sono più grandi rispetto ad una castagna (meno di 100 frutti per chilo).

Il colore è bruno scuro uniforme.

Il colore tende al marrone chiaro con venature scure ben marcate.

Hanno una forma semisferica allungata.

Presentano una forma ovoidale più bombata ai lati, tendente al cuoriforme.

Tendono ad avere una buccia interna che penetra profondamente nel frutto (difficile da eliminare a freddo).

La buccia è più sottile e racchiude un seme dolce di colore bianco avorio.

Provengono dal Castagno Selvatico.

Provengono da una pianta d’innesto.


LA RICETTA

Gnocchi di Castagne ai funghi Porcini INGREDIENTI per gli gnocchi 500 g di patate 100 g di castagne 100 g farina integrale 2 tuorli d’uovo per il condimento 600 g di funghi porcini aglio olio extravergine di oliva prezzemolo sale e pepe un pizzico di noce moscata

PROCEDIMENTO Gnocchi

Lessare le patate con la buccia in abbondante acqua salata. Terminata la cottura, farle intiepidire leggermente, poi sbucciarle e passarle con il passapatate. Mettere a bollire le castagne precedentemente sbucciate. In seguito eliminare* la pellicina e schiacciarle. Amalgamare le patate e le castagne e disporle a fontana; al centro versare i due tuorli d’uovo, il sale e la noce moscata. Unire la farina, poco per volta, ed impastare con le mani fino ad ottenere un composto sodo (non duro) ed omogeneo. A questo punto creare dei salsicciotti con l’impasto e, con l’aiuto di un coltello, realizzare gli gnocchi.

PROPRIETà BENEFICHE Grazie al loro elevato valore nutritivo, all’ottima digeribilità ed alla ricchezza di proteine e sali minerali, le castagne sono ottimi “integratori naturali” per chi pratica sport; inoltre sono valide alleate nella guerra al colesterolo ed ai disturbi gastrointestinali. Le castagne sono ricche di Carboidrati Complessi e per questo motivo rappresentano un’ottima alternativa ai cereali: la farina di castagne, oltre ad essere buona, è consigliata anche ai celiaci, poiché non contiene glutine.

Condimento

Fare soffriggere una testa d’aglio in abbondante olio extravergine di oliva, quindi, una volta dorato, toglierlo e aggiungere i funghi, precedentemente puliti e tagliati a pezzetti non troppo piccoli. Aggiungere sale e pepe e lasciar cuocere per circa 15 minuti. Cuocere** gli gnocchi in abbondante acqua salata, con l’aggiunta di un pò di olio per evitare che gli gnocchi si attacchino. Versare gli gnocchi nella padella con il condimento, amalgamare ed impiattare con una manciata di prezzemolo tritato.

In collaborazione con

Buon appetito! * Per facilitare tale operazione consigliamo di passare le castagne sbucciate in acqua fredda prima e dopo la cottura. **Gli gnocchi sono cotti quando salgono a galla, a quel punto prenderli e scolarli con una schiumarola.

Partecipa anche tu, scopri come su: www.laziodoc.it


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MEDITERRANEAN GRAND PRIX, TRIONFA IL TEAM VICTORY

Il Fendi Racing si è battuto come un leone aggiudicandosi la seconda gara con il team LFF8 I giochi restano aperti e la prossima sfida si svolgerà ad Abu Dhabi di L. Savarese Un successo di pubblico, con 50 mila presenze, ma non solo. La tappa terracinese dell’”Offshore Class 1” ha offerto un grande spettacolo anche nelle acque del Tirreno, dove i vari team si sono battagliati il successo finale delle gare. Il Fendi Racing di Luca Fendi – sia con il team LFF10 che con il LFF8 – si è dimostrato all’altezza della corazzata degli Emirati Arabi del Victory Team, vincitore della gara e capolista della classifica del “World Championship” con 91 punti, ma seguito a stretto giro dal team turco-norvegese dello Zabo Isiklar e dalla scuderia italiana LFF10. Con ancora la tappa finale di Abu Dhabi da disputare i giochi restano apertissimi. Fin dalla prima giornata di gare, la costa di Terracina si è trasformata nel palcoscenico ideale per uno spettacolo adrenalinico e ricco di suspanse. Dall’esordio alla fine della prima sfida, il team degli Emirati si è imposto grazie alla maestrie di Al Zaffain e Al Marri, oltre che per la potenzialità del bolide Victory. Sul podio si sono piazzati il Fendi Racing (penalizzato nel primo giro di 25 secondi) e lo Zabo Isiklar, che si sono battagliati per l’intera gara il posto d’onore. Nella gara finale della tappa, invece, la sfida ha avuto problemi sin dall’inizio; la partenza è stata interrotta da un guasto tecnico alla barca ritmo. Ma i problemi non sono finiti qua. I danneggiamenti dell’elica del Victory e il successivo ritiro dell’imbarcazione di Fendi, dovuto al guasto al sensore di MEDITERRANEAN GRAND PRIX – Classifica gara 1 1. 3 Victory - A Al Zaffain (UAE) / M Al Marri (UAE) – 32:04.84 2. 91 Zabo-Isiklar - U Isik (TUR) / C Zaborowski (NOR) + 14.77s 3. 10 LFFendi10 - L Formilli Fendi (ITA) / G Carpitella (ITA) + 37.11s 4. 8 LFFendi8 - M Jennings (GBR) / A Amato (ITA) + 1:43.00s 5. 23 FA.RO. ACCIAI - G M Gabbiani (ITA) / L Nicolini (ITA) + 2:24.00s 6. 74 Poliform - T Oktem (TUR) / G Montavoci (ITA) + 2 laps 5. Team Abu Dhabi - F Al Mansoori (UAE) / R Al Tayer (UAE)  MEDITERRANEAN GRAND PRIX – Classifica Gara 2 1. 8 LFF8 - M Jennings (GBR) / A Amato (ITA) + 47:39.89s 2. 74 Poliform - T Oktem (TUR) / G Montavoci (ITA) + 51.52s 3. 91 Zabo-Isiklar - U Isik (TUR) / C Zaborowski (NOR) + 1 lap 4. 23 FA.RO. ACCIAI - G M Gabbiani (ITA) / L Nicolini (ITA) + 1 lap 5. 3 Victory - A Al Zaffain (UAE) / M Al Marri (UAE) - ret 6. 10 LFF10 - L Formilli Fendi (ITA) / G Carpitella (ITA) – ret 7. 5 Team Abu Dhabi - F Al Mansoori (UAE) / R Al Tayer (UAE) – ret

coppia, hanno spianato la strada al sorprendente successo dell’altro team italiano presente a questa formula uno del mare, ovvero il LFF8 guidato dal duo anglo-italiano JenningsAmato, protagonisti di una gara avvincente e perfetta; da segnalare nel finale di gara il sorpasso proprio a fil di sirena operato dal Poliform di Montavoci e Oktem ai danni degli sfortunati Isik e Zabrowski, martoriati da problemi tecnici e dall’assenza di carburante. E tra la sorpresa generale e l’entusiasmo piloti del team anglo-italiano, è calato il sipario sulla terza tappa del mondiale di Offshore. Quella di Terracina. Non più, anzi, non solo città sospesa tra terra e mare. Ma adesso anche tra Istanbul e Dubai. Tu chiamale se vuoi emozioni. WORLD CHAMPIONSHIP 1. 3 Victory Team – 91 pts   2. 91 Zabo-Isiklar – 65 pts   3. 10 FF10 – 62 pts   4. 7 HUB Team Australia – 60 pts   5. LFF8 – 52 pts   6. 23 FA.RO ACCIAI – 46 pts   7. 74 Poliform - 34 pts   8. Team Abu Dhabi – 18 pts      


SPORT

bilancio offshore

La città promossa a pieni voti La tappa del Mondiale di Offshore ha confermato tutte le potenzialità di Terracina. E ora il rilancio di A. Marangon

Promossa a pieni voti. Già, perché Terracina ha fatto in pieno il proprio dovere accogliendo come meglio non si potrebbe il grande “circo” del World Powerboat Championship, il Campionato Mondiale Classe 1 di offshore, che non a caso ha risposto innamorandosi della città e delle sue bellezze. E del suo calore. Perché la gente di Terracina, a partire dagli organizzatori del club “Over100Mph” capitanato da Emilio Sardellitti, ha confermato la sua passione per lo sport con un pubblico da mozzare il fiato ai protagonisti, arabi compresi. Così come Terracina - e in queste pagine sono le bellissime foto a testimoniarlo - ha confermato tutte le sue potenzialità davvero a livello planetario. “Noi terracinesi siamo talmente abituati al bello che ci circonda che non ci facciamo più nemmeno caso. Poi ci sorprendiamo quando sono gli stranieri a farci notare in che paradiso viviamo”. Parole del sindaco Nicola Procaccini, già pronto a rilanciare le ambizioni della città nel 2014 con un’altra tappa del Mondiale offshore. E in questa sede è anche giusto fare un pizzico di autocelebrazione. Sì, perché il lavoro dietro le quinte della T-Event guidata da Paola Carnevale ha realmente dato all’evento un tocco di professionalità, e originalità, basti pensare al coinvolgimento dei bambini delle scuole elementari che si sono cimentati in una gara di disegno, come soggetti le barche, che poi è diventata una mostra. E anche loro sono stati tutti promossi a pieni voti. NICOLA PROCACCINI, SINDACO «Dopo il mondiale di offshore, vale la pena tracciare un primo sommario bilancio che è indubbiamente prezioso sotto tutti i punti di vista: da quello delle presenze nelle strutture ricettive, all’indotto giunto alle attività commerciali, ma soprattutto sull’indotto, oggi incalcolabile, che produrrà all’immagine turistica di Terracina. Mi preme ringraziare ancora una volta l’organizzatore locale Emilio Sardellitti e il Club Over 100 MPH, Luca Fendi che ha fortemente voluto che l’evento si svolgesse sulle nostre acque, e tutti coloro, e sono davvero tanti che hanno contribuito: le Forze dell’Ordine, in particolare il Comandante e gli uomini della Capitaneria di Porto della Città, la Protezione Civile, la Polizia Locale, i giornalisti. Penso che nell’occasione la nostra città sia stata all’altezza di una grande capitale del Mediterraneo e di aver posto come Amministrazione comunale un altro importante tassello nel pur lungo percorso che abbiamo immaginato per consegnare a Terracina il ruolo che merita nell’ambito del turismo e dell’accoglienza di qualità.  Un lavoro sul quale vogliamo spendere le nostre migliori energie».

LUCA FENDI, PILOTA FENDI TEAM «Reputo il risultato ottenuto dal mio team ottimo, anche se non siamo riusciti a spodestare i pluricampioni del Victory Team. La storia si occupa solo dei vincitori, ma sono comunque molto fiducioso in ottica futuro. Una menzione particolare vorrei farla sulla tappa di Terracina, che si è rivelata la migliore della stagione per la cornice di pubblico e la bellezza del paesaggio nel quale eravamo immersi. Ora sono già concentrato sulla prossima tappa del mondiale: l’obiettivo è sempre la vittoria. Credo fortemente nel nostro valore e nelle potenzialità insite nel nostro team, quindi ci proveremo fino alla fine anche nelle gare di Abud Dhabi». EMILIO SARDELLITTI, MANAGER OVER 100 «Sono entusiasta per l’evento e per la risposta della città di Terracina. Oltre alle 50 mila presenze di tifosi, appassionati e semplici curiosi, mi preme sottolineare il riscontro positivo avuto parlando con tutti i componenti dei team che hanno partecipato alle gare. Terracina si è dimostrata una città degna di ospitare manifestazioni di prestigio e di respiro internazionale, offrendo servizi di livello, grazie anche al lavoro di TLive, e bellezze artistico-culturali da urlo. Il nostro impegno per la prossima stagione sarà quello di riportare la tappa del “Mediterranean Grand Prix” nella “perla del Tirreno”. Non sarà per nulla facile, ma ci sono tutti i presupposti affinché ciò accada. Manifestazioni del genere rendono il giusto tributo alla nostra città e le restituiscono lustro».

Nella foto: da Sinistra Gianfranco Azzola, Emilio Sardellitti, Luca Formilli Fendi, Paola Carnevale, Nicola Procaccini e Angela Sardellitti

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Il mondiale Offshore disegnato dai bambini Decine di capolavori in gara per l’iniziativa di T-Live e Over 100 di F. Avena

Il mondiale di Offshore visto dai bambini, l’iniziativa editoriale di T-Live e Over 100 è stato un successo nel successo della tappa terracinese del mondiale nautico. I bambini delle scuole elementari hanno disegnato, colorato, giocato con la loro fantasia realizzando piccoli capolavori. C’è chi ha disegnato un bolide supereroe che cavalca le onde, chi lo ha realizzato con i colori della propria squadra di calcio del cuore. Tante idee, grande successo per un’iniziativa che ha voluto abbracciare tutti i bambini della città, coinvolgendo le nove scuole elementari di Terracina. Grazie anche alla preziosa collaborazione di famiglie e insegnanti, i bambini hanno così dato libero sfogo alla propria vena creativa. Vista la gran quantità di lavori realizzati, si è deciso di suddividere i disegni in due categorie: la prima per gli alunni di prima e seconda elementare; la seconda per gli studenti che frequentano terza, quarta e quinta elementare. Ad aggiudicarsi il premio per il miglior disegno per la prima categoria è stata la piccola Martina Fontana, della I A della scuola di Borgo Hermada. A spuntarla nella seconda categoria è stato invece Lorenzo Carocci, della V A dell’Istituto San Giuseppe. I due hanno vinto l’ambito premio, un apparecchio informatico della «miia», azienda satellite della Nintendo. Ma la festa non è finita qui perché tutti i disegni che hanno partecipato all’iniziativa di T-Live e Over 100 sono stati protagonisti di una mostra allestita nella sala Appio Monti in via Roma sabato 26 e domenica 27 ottobre. Altro momento di grande successo e partecipazione, con parenti dei bambini-artisti e semplici curiosi che hanno visitato la mostra. Nella foto in alto: da sinistra Giovanni Carpitella, Luca Formilli Fendi, Raffaele Chiulli; Sotto i disegni dei vincitori Martina Fontana della Scuola I° C. Borgo Hermada (a sinistra) e Lorenzo Carocci dell’Istituto San Giuseppe. (a destra)


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foto di L. Iacono

Sceicchi, star e bollicine: il circo mondano dietro le quinte dell’Offshore

Serate di dolce vita e leggende dopo la tappa del mondiale nautico di F. Avena I riflettori sulla tappa terracinese del mondiale di Offshore si sono spenti, ma il ricordo di ciò che è stato e soprattutto che potrà ancora essere da qui ai prossimi anni è ancora fortissimo. Alimentato poi dalle prime favole (che magari hanno anche il loro pizzico di verità) di cui si discute ancora parecchio nelle strade. Immagini spettacolari, ricordi e piccole leggende (che si direbbero metropolitane ma visto che siamo a Terracina ci accontentiamo di definirle balneari). E sì, perché comunque l’Offshore ha regalato oltre allo spettacolo sportivo vero e proprio, lo show di tutto ciò che c’è stato intorno. Sono arrivati, forse per la prima volta, gli Arabi a Terracina. Gente che con i soldi non ha e probabilmente non avrà mai problemi. Leggenda narra che quelli di Dubai non si sono accontentati di una semplice suite e abbiano affittato piani interi di albergo. Sarà vero? E chi dice di no? Quando arrivano personaggi del genere può succedere di tutto. Si racconta anche che qualche riccone degli Emirati, arrivato da queste parti per seguire da vicino i suoi bolidi, si sia innamorato di Terracina. A tal punto da preferire buttare lo sguardo verso il Tempio di Giove e il promontorio tra Circeo e isole pontine piuttosto che sul circuito su cui sfrecciavano le imbarcazioni. E qui le favole di paese si spingono oltre, arrivando a ipotizzare imminenti acquisti da parte di questi plurimilionari che avrebbero già gettato le basi per comprarsi alberghi e chissà cos’altro, senza badare a spese ovviamente. Ma l’Offshore ha portato a Terracina anche tanto divertimento. Da un lato quello della gente, con decine di migliaia di persone che per tutti e tre i giorni delle gare hanno affollato il lungomare

Circe, trasformandolo di fatto in una tribuna lunga tre chilometri; dall’altro lo show della movida notturna con piloti, staff e belle donne che hanno fatto respirare alla città, anche se per pochi giorni, un’aria da dolce vita, come non se ne sentiva da anni da queste parti. E allora bastino i cocktail sorseggiati fino a tarda notte dai graditi ospiti dell’Offshore, oppure la cena andata in scena a chiusura delle gare all’hosteria del Vicoletto di Biagio Tarquinio, dove si è svolta una cena di commiato a cui hanno partecipato, oltre ai protagonisti del mondiale nautico, anche personaggi famosi come il paparazzo della dolce vita Saverio «Rino» Barillari e la modella con passato da pornodiva Edelweiss. Motori, soldi, belle donne e bollicine, a quanto pare ha funzionato tutto alla grande.

Un momento di relax all’osteria “Il Vicoletto”


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01. Una veduta dall’alto del porto di Terracina; 02. Il pubblico che si è accalcato sugli scogli per assistere alla manifestazione; 03. La messa in acqua di una delle barche del Team Fendi; 04. Le prove prima della gara; 05. La barca vincitrice della gara di domenica 20 ottobre che riporta i loghi delle aziende locali


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06. Le due imbarcazioni del Team Fendi che si preparano alla competizione; 07. Le eliche dell’imbarcazione Fendi sulla banchina del porto; 08. Il semicerchio disegnato dalle barche sulle acque del mare di Terracina; 09. La gara comincia: le imbarcazioni si affrontano in una sfida al cardiopalma


10. Una spettacolare immagine della barca del Team Fendi “inseguita” da un elicottero; 11. Al centro tra due delle modelle di TLive Rino Barillari, lo “zar dei paparazzi”; 12. L’imbarcazione del Victory Team; 13. La mura antiche della città assistono allo sfrecciare della barca del Team Fendi;


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14. La modella Tlive con una gigantografia della copertina del numero di ottobre; 15. Un momento della sfilata che ha inaugurato la gara il 17 ottobre 16. Un fantastico controluce con le isole pontine sullo sfondo e un elicottero in cielo; 17. Il pilota inglese Jennings con le hostes della manifestazione; 18. Un momento a sorpresa: Angela Sardellitti premia il fratello Emilio con una targa e una commovente dedica 19. Le modelle, che hanno fatto da madrine alla manifestazione, e le hostes di Tlive con un total look “Pellino outlet�


20. La coppia Jenning-Amato sventola la bandiera inglese e italiana in segno di vittoria; 21. L’abbraccio felice tra Jenning e Amato dopo il trionfo nella competizione; 22. Un momento della premiazione della gara; 23. L’organizzatore della manifestazione, Emilio Sardellitti, intervistato dalla stampa; 24. I risultati della gara fanno e sultare anche i componenti dei team; 25. A destra Arif Al Zaffair, principe di Abu Dhabi, conquista i terracinesi; 26. Il numeroso pubblico che ha partecipato alle premiazioni; 27. L’imbarcazione del Team Fendi; 28. Emilio Sardellitti e Paola Carnevale durante una delle premiazioni; 29. Jenning con la sua accompagnatrice

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STARS CLUB LO SPETTACOLO NELLO SPETTACOLO OFFSHORE Lo spettacolo dello Stars Club nello spettacolo del Mondiale Offshore. Il bel tempo ha aiutato, ma una Terracina così, con tanta gente arrivata anche da fuori appositamente per vedere da vicino i bolidi del mare, non si vedeva da tanto tempo. Fitness Center Stars Club presente sul palco con le novità assolute. Il successo è stato incredibile. Grande seguito hanno avuto Angelo e Roberto artefici della crescita su tutti i fronti dello Stars Club. Un grazie speciale a Sabrina Di Russo, Gianluca Reale, Fabio Cipolla, Riccardo Serrone e Valentina D’Amico lo staff Stars Club e tutte le persone che ci hanno seguito in questo weekend spettacolare. Un ringraziamento particolare a Paola Carnevale e tutto il suo staff e ad Emilio Sardellitti... LIFE STYLE.

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Gino Bartali, un figlio acquisito della «bella Terracina» L’eroe il cui nome è finito nel Sacrario della Memoria di Gerusalemme di A. Marangon

Per dodici anni è stato un ospite fisso di Terracina, soprattutto per i ritiri pre-stagionali nel “buen retiro” dell’Hotel Fiordaliso, e Terracina non lo ha mai considerato un ospite ma un terracinese acquisito. Sta di fatto che Gino Bartali amava la nostra città e adesso il testimone è passato alla sua famiglia - la moglie Adriana e i figli Andrea, Luigi e Biancamaria - sempre presente in occasione del Trofeo Marcello Falcone, vale a dire la corsa ciclistica riservata alla categoria juniores, di fatto una Milano-Sanremo dei giovani, e organizzata da più di un trentennio dall’amico di sempre Tiziano Testa, presidente del Gruppo Sportivo Ciclistico Desco e uomo del ciclismo nostrano per eccellenza. Volete qualche aneddoto del Bartali terracinese? E a chi chiederlo se non proprio a Testa? A lui basta aprire l’affollato cassetto dei ricordi: «Gino? Beh, si svegliava tutti i giorni alle 6 per firmare una montagna di dediche e autografi, che per lui dovevano necessariamente essere accompagnate dalla data, e poi saliva in sella per la preparazione - racconta Testa - Era di una disponibilità incredibile, un campione di umiltà, che non lesinava certo in battute. Qui, ad esempio, se la prendeva con i cartelli stradali perché, diceva, non ti fanno capire una… mazza. Una volta, a proposito di autografi, se la prese con un signore al quale consegnai personalmente proprio un suo autografo: la sua colpa? Pensare che la sua firma, come detto vergata all’alba, fosse falsa. Allora Gino prese una penna e firmò davanti a quel signore che poi apostrofò così: e adesso la confronti con quell’altra. Naturalmente l’atipico fan rimase a bocca aperta. Ma Gino era così, un compagnone di tante serate che non dimenticherò mai. Un verace che amava profondamente Terracina e le sue bellezze storiche e naturali. Uno buono di cuore, un generoso». Già, e anche un eroe. Ad ottobre, infatti, presso il Mausoleo della Memoria Yad Vashem a Gerusalemme, il nome di Gino Bartali è stato impresso sul Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti. «Gino Bartali non è stato solo un grande campione, ma anche un uomo semplice che ha fatto cose straordinarie - ha spiegato nell’occasione il presidente di Yad Vashem, Avner Shalev, al Sacrario della Memoria di Gerusalemme - La sua attività durante la guerra a favore degli ebrei si staglia in contrasto netto con la vasta maggioranza degli altri. Il suo retaggio continuerà a vivere come esempio per la gente di ogni luogo. Un cattolico devoto, nel corso dell’occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l’Arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa. Questa rete ebraico-cristiana, messa in piedi a seguito dell’oc-

cupazione tedesca e all’avvio della deportazione degli ebrei, ha salvato - ha sottolineato Yad Vashem - centinaia di ebrei locali ed ebrei rifugiati dai territori prima sotto controllo italiano, principalmente in Francia e Yugoslavia. Bartali ha agito come corriere della rete, nascondendo falsi documenti e carte nella sua bicicletta e trasportandoli attraverso le città, tutto con la scusa che si stava allenando. Pur a conoscenza dei rischi che la sua vita correva per aiutare gli ebrei, Bartali ha trasferito falsi documenti a vari contatti e tra questi il rabbino Cassuto». Yad Vashem ha infine annunciato che in onore di Bartali si terrà una cerimonia in Italia in una data ancora da stabilire. La moglie di Gino e il figlio Andrea non hanno nascosto la loro gioia: «è una cosa magnifica - ha affermato Andrea - Aspettavamo questa notizia già da qualche tempo, soprattutto dopo che un mese fa hanno fatto giusto tra le nazioni il cardinale Elia Dalla Costa». Andrea ha poi svelato la targa commemorativa riportante il nome del grande Gino, e si è detto molto commosso per il grande onore. «Sono orgoglioso di essere qui: mio padre ha sempre pensato che il ciclismo fosse una scuola di vita e questa è la dimostrazione che ci vedeva giusto». Nella foto: Gino Bartali durante una tappa del Giro d’Italia


SPORT

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Maglia Etica e Trofeo Falcone, il binomio continua Il simbolo antidoping di Marchetti sarà consegnata ancora nella classica terracinese riservata agli juniores di A. Marangon La Maglia Etica, il simbolo antidoping nel ciclismo del setino Maurizio Marchetti, continuerà ad essere consegnata al Trofeo Marcello Falcone di Terracina. Il binomio tra il simbolo che ha ottenuto anche il patrocinio del Ministero della Salute e la classica su due ruote voluta da Tiziano Testa (l’uomo del ciclismo terracinese per eccellenza) e riservata alla categoria juniores, dunque, proseguirà ancora come d’altronde non si arresterà la battaglia per lo sport pulito di Maurizio Marchetti. “Perché continuo? Per i giovani – spiega Marchetti – perché sappiano cosa vuol dire doparsi. Proprio per questo, da quindici anni, giro senza soste tra scuole, biblioteche, sale convegni, società sportive del Lazio e del resto d’Italia per portare il messaggio dello sport pulito soprattutto tra i ragazzi. E devo dire che ho sempre trovato entusiasmo e grande accoglienza”. E aggiungiamoci pure, tra i tanti, il sostegno del presidente del Coni Giovanni Malagò, il saltatore con l’asta Giuseppe Gibilisco, la pattinatrice artistica Silvia Lambruschi. “Citare tutti i nomi dei protagonisti dello sport che mi hanno aiutato porterebbe via tutto lo spazio dell’articolo – dice Marchetti – quindi qui mi limiterò a un ringraziamento davvero generale. Un grazie speciale, però, va all’amico Tiziano Testa che ormai mi sta accompagnando passo passo nell’avventura”. La Maglia Etica è stata promossa dal vincitore del giro d’Italia Vincenzo Nibali e da Alfredo Martini, padre nobile del ciclismo italiano. Ed è stata adottata per la prima volta in gara al Giro della Valle D’Aosta, una delle più importanti corse a tappe per dilettanti d’Europa, e alla Gran Fondo di Roma. Non solo, ha anche ottenuto un lusinghiero successo in ambito accademico: la Notte dei Ricercatori, celebrata al Rettorato dell’Università di Firenze, ha suggellato l’approvazione piena del mondo della ricerca medica, a tutela dell’integrità psico-fisica degli atleti, e della magistratura giudicante nell’ambito dei reati commessi col ricorso a sostanze vietate. Un seminario sul tema che ha ribadito in toto la dannosità, invalidante, spesso letale e perciò priva di fondamento, della somministrazione di farmaci per la cura di patologie serie in soggetti sani con l’unico tangibile riflesso dell’incremento esponenziale degli utili delle case farmaceutiche. Nell’occasione lo stesso Marchetti – in compagnia di Tiziano Testa, del dottor Mauro Palmacci e il figlio Mattia, Gaetano Senesi (consigliere provinciale della federazione ciclistica) Gianni Ciocia, Massimo Albanesi, Franco Carocci, Silviano Rossi, Orazio Pariselli, Luca Di Girolamo – ha visitato il Museo dedicato a Gino Bartali sotto la guida di Luigi Bartali e del presidente della struttura Andrea Bresci. Nella foto: Maurizio Marchetti con Silvia Lambruschi

L’ORIGINE DEL SIMBOLO ANTIDOPING La storia parte dagli anni ’90, uno dei periodi più bui della storia del ciclismo. è il 1997 quando Marchetti, un corridore di Sezze che aveva appena firmato un contratto tra i professionisti, disgustato dal dilagare del doping nelle due ruote e da ciò che vedeva nelle gare cui partecipava, chiese pubblicamente di potersi sottoporre a prelievi volontari di sangue per dimostrare la sua estraneità a qualunque pratica proibita. E allargò il suo invito ai colleghi corridori. In un ambiente dove il doping ematico era all’ordine del giorno per quasi tutti, la sua proposta venne accolta come se venisse da un extraterrestre. Del resto scoprì un nervo scoperto dell’ambiente. Nacque così la Maglia Etica, il simbolo antidoping che viene messo in palio nelle corse in linea e a tappe ai corridori che vincono uno specifico traguardo volante, il cui premio è: sottoporsi a un controllo antidoping.


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Tutti

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RUGBY COMINCIA IN SALITA IL CAMMINO DEL TERRACINA

Brusco avvio di stagione per il Terracina rugby che nei suoi primi tre incontri di questa stagione incassa tre sconfitte rispettivamente con Ceccano (0 - 45), Bisonti Rugby (32 - 20) e Neroniana Rugby Club (12 - 26). Di certo, però, la formazione pontina, orfana di alcuni giocatori rispetto alla scorsa stagione, non è stata a guardare: I risultati ottenuti non rispecchiano pienamente le prestazioni della squadra che sin dal primo incontro ha dato il massimo, scendendo in campo senza alcuna intenzione di risparmiarsi. Il coach Fabio Turchi ha voluto elogiare i suoi: << I miei ragazzi hanno dato il massimo, hanno lottato fino all’ultimo minuto per i colori di questa squadra e questa città. Stiamo lavorando ed i risultati arriveranno>>. Di certo ci sarà tempo per continuare a crescere, colmare le lacune e riscattarsi. Gli allenamenti intanto proseguono con grande intensità. Il mese di Novembre sarà un ricco banco di prova per i tigrotti del T.R. che affronteranno Amatori Rugby Formia il giorno 03/11 e Volsci Rugby Sora il 17/11. Con la consapevolezza del buon lavoro svolto e l’ancor più grande fame di vittoria il Terracina Rugby è pronto per sfide più avvincenti ed obiettivi più ambiziosi. (di S. Citarella)

TENNIS TENNIS CLUB SARDEGNA PROMOSSO IN SERIE C Grande successo del Tennis Club Sardegna di Terracina del presidente Franco Di Micco che, grazie alle vittorie in serie ottenute nel girone di qualificazione del campionato a squadre D1 maschile a spese di cinque circoli regionali, ha conquistato la promozione in serie C. Sotto l’esperta guida dei maestri Mauro e Dario Di Mauro, capitan Maurizio Risoldi e i vari Cristiano Russo, Max Violetti, Simone Sponticcia, Gianluca Di Sarra e Daniele Falovo, non hanno dato scampo al Tuscolo Roma, All’Olimpia Club Roma, al Tc Pavona, al Tc Velletri e al Circolo

Colle degli Dei di Velletri superato nello spareggio decisivo. “Un plauso a tutti i ragazzi - ha spiegato al termine delle fatiche Mauro Di Mauro - perché hanno raggiunto questo storico traguardo con un impegno straordinario in allenamento. Adesso? Beh, adesso speriamo di trovare degli sponsor per poter competere anche in serie C, ma intanto lasciateci ringraziare quelli che ci hanno permesso questa impresa, vale a dire Basar, Alleanza Assicurazione, Green Network Luce e Gas”. (di L. Savarese).


TAEKWONDO BRONZO PER ELIO CICCI LA NAZIONALE AI MONDIALI DI SPAGNA Si conclude al terzo posto l’avventura mondiale di Elio Cicci e della Nazionale Italiana di Taekwondo (ITF). Per quanto riguarda la gara individuale l’atleta terracinese, dopo un ottimo inizio, inciampa in semifinale contro un taekwondoka Russo che ha vinto poi la categoria. «Era, per tutti, la finale anticipata. è stata una gara tiratissima persa di misura ma comunque una grande prova di carattere per me. Il livello tecnico era altissima». Questo il commento di Elio Cicci che si riscatta poi vincendo la medaglia di bronzo nell’incontro successivo contro il Rumeno campione Europeo in carica. Stesso esito per la formazione a squadre con un pò di amarezza in più. Lo schieramento azzurro, certamente favorito in questa categoria, accusa il colpo ed esce sconfitto in semifinale contro una spietata Russia. La vittoria finale è andata alla Polonia, che riscatta così la finale persa contro gli azzurri in Slovenia nel 2012. Gli azzurri si piazzano comunque al terzo posto.«Emozioni da pelle d’oca» racconta Elio «il palazzetto era una bolgia in ogni incontro. Stato molto difficile tenere alta la concentrazione ed allontanare le pressioni. Potevamo dare di più in semifinale ma comunque abbiamo raggiunto un buon risultato». Da sottolineare anche le ottime prestazioni degli altri due terracinesi impegnati in questo Mondiale: Pasquale Palmieri e Simone Oliva, terzo nei combattimenti. (di S.Citarella)


di L. Savarese

TERRACINA CALCIO il tempo di cambiare Il tempo delle svolte. In casa Terracina si cambia allenatore: via Guglielmo Bacci e dentro Massimo Agovino. Dopo i deludenti risultati con Sora e Astrea, il presidente Saturno ha deciso di sollevare dall’incarico il tecnico piemontese. Troppo pochi 15 punti per una squadra candidata al successo finale. E poi i rapporti umani con i calciatori vicino allo zero, il gioco inesistente e i punti che non arrivano hanno fatto il resto. L’avventura di Agovino sulla panchina terracinese è coincisa con un pari raggiunto a tempo scaduto in casa del Palestrina. Ennesima delusione stagionale. Ma – complice anche i passi falsi delle altre – il primato resta in scia. Basterà il cambio in panchina per riportare in auge l’ambizioso Terracina?

Basket Terracina successo con dedica al cielo Vittoria esterna con dedica a chi non c’è più. Il Basket Terracina espugna l’ostico campo del St. Charles (52-67) grazie a una sontuosa difesa e a buone percentuali dal campo cogliendo la terza vittoria stagionale. Ottime le prestazioni del trio delle meraviglie composta da dai due Bondatti e Spada, mattatori assoluti della sfida. A tabellino anche Augusto Sciscione, figlio di Angelo, da poco scomparso. A lui tutta la squadra ha dedicato la vittoria. Al primo tifoso, onnipresente in ogni sfida. Ieri come oggi. Anche adesso, ma da uno scenario diverso.

Volley Terracina in forte ascesa Due gare di campionato condite da altrettanti successi. Molte note positive in casa Volley Terracina, sempre più seria candidata alla promozione in B1. La squadra di Carmine Pesce con Roma 7 e San Paolo Cagliari ha dominato entrambe le sfide, regolando con secco 3-1 le dirette avversarie. Smaltita la delusione patita in Coppa Italia con Aprilia, la compagine tirrenica sembra esserci concentrata anima e corpo sul campionato. Intanto fuori dal parquet la Volley Terracina si spende in numerose iniziative di carattere sociale, tra tutte spicca la donazione del sangue delle atlete nella sede Avis di Terracina. Un bel modo di continuare a vincere.


Calcio a 5 Terracina ok, Real in ripresa. Sporting e Virtus in affanno Dopo la pesante sconfitta subita a Ciampino (10-3) il Terracina si è rialzato tra le mura amiche, cogliendo la terza vittoria stagionale contro il Città di Minturno e rilanciandosi così in zona play off. In Serie D invece, - dopo un inizio deludente coinciso con la prima sconfitta stagionale – il Real Terracina espugna il campo del Real Latina trascinato da Biagio Pecchia e Davide Corona e comincia a macinare gioco e punti. L’unica squadra ancora a secco di vittorie è lo Sporting di Massimo Carinci, capace di raggranellare un solo punto con l’Atletico Maranola e reduce da un periodo di crisi nera. La neonata Virtus fa bottino pieno in casa, ma viene travolta in trasferta sotto i colpi di Pr Aprilia e Accademia Sport.

Beach tennis la sabbia di Grosseto parla terracinese Impresa sportiva delle sorelle Chiara e Susanna Fusco vincitrici del torneo disputato a Grosseto categoria Nella categoria Doppio Misto open, la coppia Terracinese raggiunge il podio, classificandosi al secondo posto. Un traguardo prestigioso e importante, che testimonia la costante crescita e l’attenzione che gli sport da spiaggia rivestono nella città tirrenica. Un punto di partenza e non di arrivo.

Atletica Subiaco e Di Girolamo super nell’ultramaratona di Attigliano Nonostante le condizione meteo proibitive e un percorso irto di ostacoli, Emilio Subiaco e Vincenzo di Girolamo hanno macinato 130 chilometri riuscendo ad ottenere straordinari risultati: Subiaco ha raggiunto il 12° posto e Di Girolamo il 7°; inoltre, i due atleti terracinesi possono fregiarsi di altri due piazzamenti d’onore nelle rispettive categorie: entrambi hanno raggiunto il podio, raggiungendo rispettivamente il 1° e il 2° posto. La vittoria assoluta è andata a Stefano Ruzza.


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«lo Sport può salvare la città» Intervista all’ex presidente del Coni oggi assessore a Terracina Mario Pescante di D. Roma

Quando arriva in piazza Municipio, di buon mattino, la prima cosa che fa mentre si siede al tavolo è dare uno sguardo alla piazza e alla chiesa e fare un grande sospiro. “Che meraviglia”. L’altissimo e distinto Mario Pescante arriva fresco come una rosa. Il fisico asciutto racconta bene la sua gioventù di atleta di mezzofondo. Ha una riunione di giunta, ma prima fa due chiacchiere con noi. Figlio di un Ufficiale della Marina che è stato di stanza anche a Gaeta, dal 1973, quando è diventato per la prima volta segretario generale del Coni, la sua attività istituzionale nello sport non è mai cessata. E oggi, lasciata la veste di parlamentare (Forza Italia prima, Pdl poi), tra un incarico al Coni, uno all’Onu, l’altro alla Luiss dove insegna, e un altro ancora al Comitato olimpico internazionale dove opera ormai da oltre 20 anni, fa l’assessore allo Sport nel Comune di Terracina chiamato direttamente dal sindaco Nicola Procaccini. Cosa va a proporre alla giunta della città questa mattina? «Abbiamo tante idee per Terracina. La città deve confrontarsi con le sue difficoltà economiche ma proprio per questo non stiamo pensando ad opere monumentali quanto ad investimenti sostenibili su realtà esistenti». Ci faccia qualche esempio. «Sistemeremo intanto il Pala Carucci, poi ci stiamo occupando di ottenere l’agibilità per lo stadio Colavolpe di San Martino e di tutta l’area. Lì si concentrano una serie di idee, tra cui la realizzazione di un campo di atletica leggera giovanile aperto alle scuole che sia anche un sintetico per il rugby. Il tutto, naturalmente, in termini compatibili con un Comune dissestato. Mi sono adoperato perché si interessasse di questi progetti il credito sportivo e la cosa è realizzabile». Ci dica la verità, chi glielo fa fare? «è quello che faccio da anni, portare lo sport dove può funzionare contro il malessere sociale, la dispersione giovanile. Avete un sindaco giovane che si sta spremendo per questa città, quando mi ha raccontato le difficoltà del territorio e mi ha chiesto una mano l’ho fatto volentieri». Però? «Beh, ci sarà da confrontarsi con la politica. Io ho delle idee, posso lavorare per queste, ma bisognerà convincere i politici locali dell’importanza dello sport in questa città. Ci deve essere unità d’intenti altrimenti – e lo dico senza alcuna polemica – le assicuro che ho tante altre cose di cui occuparmi». Si dice che lei è molto legato a questo territorio «Torno sulla Riviera d’Ulisse da circa 40 anni. Mio padre era Ufficiale della Marina, ha lavorato a Gaeta, così frequentiamo Terracina, il Circeo, le isole pontine praticamente da sempre».

Quarant’anni, praticamente da quando ha iniziato la sua carriera da dirigente sportivo. «Sì, in gioventù ero atleta, correvo nel mezzofondo, poi nel 1973 è arrivato il primo incarico di segretario generale al Coni. Nel ’93 ne sono diventato presidente e attualmente sono membro del Comitato internazionale olimpico e membro permanente dell’ Assemblea generale dell’ Onu quale Osservatore in rappresentanza del Comitato olimpico internazionale». Cosa vuol dire stare in questi organismi? «Vuol dire sostenere missioni di peace-keeping in posti “caldi” come la Palestina, Israele, Haiti attraverso progetti sportivi. Arrivare con lo sport lì dove fatica ad arrivare la politica». Figurarsi, dunque, se non c’è speranza per Terracina «Credo che lo sport farebbe molto bene a questa città, la farebbe maturare culturalmente oltre che economicamente. D’altronde sono soldi spesi per i giovani, è a loro che dobbiamo fornire risposte, alternative, un futuro migliore».


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Tlive - n°6 - NOVEMBRE 2013