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TACCO N. 64 (1):Mastro nuovo 10/11/09 17:51 Pagina 9

//L’inchiesta //Il Piano casa IL PIANO CASA NASCE CON LE MIGLIORI INTENZIONI: INCENTIVARE GLI INVESTIMENTI IN EDILIZIA. MA I COMUNI DELLA PROVINCIA DI LECCE SONO IN RITARDO ED IMPREPARATI A RECEPIRE LA NORMA REGIONALE. SI RISCHIA L’ANARCHIA O, PEGGIO, UN’AGGRESSIONE AUTORIZZATA DEL TERRITORIO di LAURA LEUZZI l.leuzzi@iltaccoditalia.info

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l 24 novembre scadranno i termini per l’approvazione da parte dei Comuni delle delibere di consiglio sul Piano casa, nato per rilanciare l’economia attraverso l’attività edilizia. Significa che entro quella data gli Enti locali dovranno aver stabilito le condizioni per l’applicazione della legge regionale nel proprio territorio. Conoscendo da vicino le caratteristiche dei luoghi di propria competenza, hanno la facoltà di rendere più restrittiva la norma regionale, ponendo dei “paletti” alla sua applicazione; ma possono anche renderla meno severa, concedendo interventi urbanistici laddove la legge indicativamente lo vieti, come nelle zone sottoposte a vincolo paesaggistico.

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Naturalmente sta alla sensibilità delle Amministrazioni consentire interventi solo in quelle porzioni di territorio che lo possano sopportare e non dove ciò costituisca un’aggressione. Una sensibilità che in altre circostanze il Salento non ha dimostrato: quando ha concesso l’edificazione sfrenata sulla costa o in aree dal delicato equilibrio ambientale, come i parchi e le oasi naturali; quando non ha combattuto l’abusivismo; quando ha autorizzato le speculazioni edilizie.

In mancanza delle delibere comunali, la norma verrà applicata così come è stata emanata dalla Regione. Ci siamo chiesti: sarebbe un male o un bene? La conclusione a cui siamo giunti è che potrebbe essere un bene. Perché se è vero che la Regione non conosce nel dettaglio tutti i territori comunali per poterne determinare le linee di sviluppo urbanistico, è vero anche che i Municipi della Provincia di Lecce sembrano impreparati a recepire la norma ed in alcuni casi fanno fatica a comil tacco d’Italia

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Novembre 2009

prenderla a fondo; le difficoltà maggiori riguardano quelli più estesi o dal territorio più “complicato” in quanto interessato ad esempio dalla presenza di aree naturali vincolate o tratti di costa. Il rischio è dunque che possano approvare delibere non rispondenti alla legge regionale o rendere possibili gli interventi edilizi anche in aree troppo delicate per sostenerli. Il rischio è anche che ogni Comune interpreti ed applichi la norma a suo modo (ed in effetti alcuni Comuni, come Porto Cesareo ad esempio, si stanno organizzando per eliminare i paletti imposti dalla Regione, si legga a pag. 13), dando vita ad un regime di anarchia urbanistica che andrebbe a tutto svantaggio del territorio perché in controtendenza rispetto agli sforzi di programmazione paesaggistica coordinata che si sono concretizzati in documenti sovracomunali come il Ptcp, il Piano territoriale di coordinamento provinciale.

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Tacco d'Italia, Casa cara casa

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