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TACCO N. 64 (1):Mastro nuovo 10/11/09 17:51 Pagina 5

di MARIO DE DONATIS m.dedonatis@iltaccoditalia.info

la strategIa dell’emergenza e l’InfIltrazIone del male Comune

Più volte ho richiamato la predisposizione, tutta nazionale, ad impegnarsi più che nell’“ordinario” nelle “emergenze” e nelle politiche che ad esse si richiamano. In un Paese che ha rinunciato alla Programmazione (emblematico il ponte sullo stretto di Messina che viene sostenuto da un Governo, cancellato dal successivo e riproposto da quello attuale), in una Regione che, da tempo, al di là delle maggioranze che governano, naviga a vista (basti pensare al ricorso ai “progetti sponda” che ha caratterizzato la “politica di coesione comunitaria”) può accadere che, provvedimenti legislativi – varati per il superamento dell’emergenza economica – determinano, a catena, “così è, se vi pare”!, altre “emergenze”. È quello che sta accadendo con i provvedimenti che la Regione ha adottato in adesione al “Piano” del Governo per dare impulso al settore dell’edilizia. Nulla da dire sul legislatore regionale che ha saputo cogliere le opportunità della “legge quadro nazionale”, salvaguardando il patrimonio storico-ambientale con vincoli e modalità opportuni. Ma dalla periferia si hanno notizie

allarmanti che mettono a nudo “altre emergenze”. Si passa dalla propensione della politica locale a “mietere consensi” giocando sui tempi delle decisioni proprie, alla “inadeguatezza delle strutture burocratiche” delle amministrazioni comunali, alle infiltrazioni, nel gioco, di operatori del “male comune”. L’assurdo è che provvedimenti legislativi, varati per concorrere – con impulsi sull’attività edilizia – al superamento della stasi “economico-finanziaria”, produrranno effetti, al di là dei tempi immaginati. Con il pericolo che le fragili strutture burocratiche, sopraffatte da progetti e sollecitazioni, possano essere travolte, insieme agli argini legislativi. In un contesto in cui i “controlli amministrativi” sono, ormai, ricordi del passato e quelli sul territorio urbano sono sempre doverosamente inadeguati ai compiti assegnati, c’è da temere che la legge per il “superamento dell’emergenza economica” produrrà, alla fine, altra emergenza: l’“emergenza condono” per le “emergenti costruzioni” edificate in attuazione delle disposizioni per l’“emergenza economica”.

pennetta. sesso debole a chi?

Flavia Pennetta

Sul trono dello sport italiano siede questo mese la brindisina Flavia Pennetta, vincitrice con Francesca Schiavone e le “doppiste” ErraniVinci della Federation Cup (l’equivalente della Coppa Davis maschile, già vinto

CHI SALE

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

// Opinioni dal Tacco

dalle azzurre nel 2006). Flavia è stata la prima italiana ad essere entrata nella classifica delle prime dieci tenniste al mondo ed è una delle stelle del firmamento del WTA, forse più conosciuta all’estero che in Italia. Vive e si allena a Barcellona, anche dopo l’interruzione del lungo fidanzamento con il tennista spagnolo Carlos Moya, ma ha un forte legame con la sua terra, dalla quale ha ereditato i tipici tratti caratteriali: la grande espansività e simpatia, la voglia di emergere a tutti i costi e una certa fragilità sempre in agguato. Il papà Oronzo le mise la racchetta in mano all’età di cinque anni e la mamma Concita, intuendone il talento, la affidò al maestro Alfonso Pastore presso il Circolo tennis di Brindisi. I suoi idoli sono Al Pacino e Monica Seles. Flavia Pennetta è invece l’idolo della redazione del Tacco.

miccoli. Chi l’ha visto?

Fabrizio Miccoli

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Diciamo la verità: dalla carriera di Fabrizio Miccoli ci aspettavamo qualcosa di più. Dopo aver vestito per dieci volte la maglia della Nazionale di Trapattoni segnando due reti (di cui una direttamente su calcio d’angolo), il Romario del Salento ha un po’ perso il piglio scattante del fuoriclasse e le giocate geniali, pur confermandosi un eccellente giocatore, perno dell’attacco del Palermo. Miccoli è amatissimo sia a Casarano sia a Lecce (caso più unico che raro). A Casarano esordì a 17 anni in C1, scoperto da Pantaleo Corvino, diventando subito titolare e segnando otto reti. La maglia del Lecce non l’ha invece mai vestita ma la sua fede giallorossa è nota, tanto che nel marzo di quest’anno ha preferito non calciare un rigore contro il Lecce (lui che è uno specialista). Fatto che naturalmente l’ha reso un eroe (al contrario di Antonio Conte, contestatissimo della sua sciagurata esultanza in un Lecce-Juve). Esploso calcisticamente in contemporanea con Cassano, il pibe di Nardò ha dovuto cedere lo scettro di “re delle Puglie” all’asso barese. Cosa che, lo confessiamo, un po’ fa rodere d’invidia, e ce lo fa affettuosamente collocare con freccia in basso.

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Tacco d'Italia, Casa cara casa

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