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// L’Editoriale

L’Editoriale

di Maria Luisa Mastrogiovanni

Q

TURISMO FUTURISTA. SENZA FUTURO

Questo è un editoriale scontato. Scontato e prevedibile. Se è scontato rimanere fermi sulle proprie posizioni e farle presenti, in maniera prevedibile, giusto quando è necessario. Ora credo che lo sia. Posizioni prevedibili come il caldo “mai così caldo” a giugno, l’umido (perché si sa, “non è tanto il caldo, quanto l’umido”) di estati “sempre più monsoniche”, la tensione nei rubinetti che si abbassa (ma che emergenza idrica è, se si ripresenta puntuale ogni anno?). L’inizio dell’estate ci ha recapitato tre fotografie del Salento che verrà e che noi avremmo voluto stracciare anni fa: l’approvazione dell’intero tragitto di quell’ecomostro che sarà la statale 275 Maglie-Leuca; il secondo piano dell’ecomostro “Orex”, albergo costruito in pieno parco regionale di Ugento senza sottostare alla valutazione d’impatto ambientale (Via); la guerra di carte bollate Regione-Comuni-imprenditori balneari per la concessione di porzioni di demanio marittimo in assenza di regole, mancando i Piani coste comunali che mancano perché manca il Piano regionale coste.

//

Il Salento è in fermento perché è (da poco più di un decennio) consapevole che il turismo è una risorsa economica. Gli amministratori in primis si sono perciò catapultati in una rincorsa di modelli (si guarda addirittura a Rimini, dove si rimpiangono scelte di 40 anni fa) che mal si adattano all’anima più profonda di questa finibus terrae: il suo essere di frontiera, il suo farsi silenzio, eremo da cui contemplare la lentezza dei luoghi dell’anima. La corsa all’oro è in atto: svuota le miniere del turismo della lentezza riempiendole del cemento della fretta, della vacanza mordi e fuggi, delle corse su quattro corsie, senza mai il tempo per affacciarsi giù, a vedere u mare spunnato, “il mare senza fondo” dalle cui profondità si ode rintoccare la campana del santuario di Leuca, così narra la leggenda, mai più ritrovata. Gli amministratori salentini, i sindaci dei Comuni del Capo di Leuca, Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di Lecce, Michele Losappio, assessore all’Ecologia della Regione Puglia, ora parlano di “strada-parco”, ma la definizione suona come una beffa. Sicuramente non saranno

Il mensile del salento Anno IV - n. 38 - Luglio 2007

SOMMARIO

Iscritta al numero 845 del Registro della Stampa del Tribunale di Lecce il 27 gennaio 2004

EDITORE: Nerò Comunicazione - Casarano - P.zza A. Diaz, 5

IDEE DAL TACCO

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GOLEM, FOTOPROTESTA, LETTERE AL DIRETTORE TERZOGRADO WLADIMIR LUXURIA di Francesco Ria LINK BOLLETTINO DEI NAVIGANTI di Mario de Donatis LO STRANIERO di Guido Picchi PUBBLICALO SUL TACCO LA CITTÀ INVISIBILE di Enzo Schiavano L’ERBA CATTIVA di Crazy cat & Mad linx L’ARIA CHE TIRA di Luisa Ruggio QUESTIONE DI LOOK, IPSE DIXIT, CURIOSITA’ CONTROCANTO ospita Tonio Tondo: Il Salento dell’innocenza perduta corre a mille all’ora

VEDIAMOCI CHIARO

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COPERTINA // MARE NOSTRUM. MA NON PER TUTTI di Cesare Mazzotta REPORTAGE // AIUTO, HO UNA CASA NEL CASSONETTO di L. Leuzzi, R. Rocca L’INTERVISTA// TRAFFICANTI D’IMMONDIZIA CHE SCOTTA di G. Finguerra

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GOSSIP// UN BACIO A LABBRA SALATE di L. Leuzzi CULTURA// IL POSTO DEI CATTOLICI. SECONDO BOBBA di Maria Luisa Mastrogiovanni

CULTURA// QUELLA RENAULT 4 ROSSA. TRENT’ANNI FA di Marco Sarcinella CULTURA// ABASH, A TUTTO ETNOROCK di Flavia Serravezza

PAESE CHE VAI

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CULTURA&PERSONE

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risparmiati pilastri in cemento, cavalcavia, rotatorie, perché non c’è alcun obbligo a farlo, dal momento che la Regione semplicemente “raccomanda” di limitare l’impatto ambientale. La strada fino a Leuca (precisamente fino a San Dana) inoltre non è inserita nel Piano di coordinamento provinciale approvato dalla Provincia di Lecce, strumento, unico in Puglia, di raccordo di tutti i Piani redatti dagli enti locali. Ma questi sono dettagli. Come quelli che si perdono, andando a tutta velocità, o guardando le ultime propaggini delle serre salentine dal secondo piano di un albergo a cinque stelle, invece di immergersi nella pineta. Una perdita scontata e prevedibile. Ma non è forse questo il prezzo del progresso? E non è forse questo lo stesso modello di progresso che quasi cento anni fa decantavano i Futuristi? Velocità, cemento acciaio e rombo di motori. In cento anni non siamo riusciti a pensare nulla di meglio.

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LECCE E DINTORNI// ANTICIPARE IL FUTURO. LA RICETTA DI CONFINDUSTRIA CASARANO E DINTORNI// DANIELA E PAOLA: UNA FAMIGLIA GRANDE QUANTO LA CITTÀ di Enzo Schiavano CASARANO E DINTORNI// UN “COLOSSO” DI MUSEO di Antonio Lupo GALATINA E DINTORNI// NON CHIAMATELO “BAROCCO MINORE” di Margherita Tomacelli GALLIPOLI E DINTORNI// IL NUOVO SIMBOLO DELLA CITTÀ HA TROVATO CASA di Flavia Serravezza MAGLIE E DINTORNI// GUAPPO MAGLIESE. CHIAMATELO TRENDSETTER SALENTINO di M.G. Sergi NARD0’ E DINTORNI// IL SEGRETO DI VAGLIO: UNA POLITICA NON SOLO ROMANTICA di Flavia Serravezza TRICASE E DINTORNI// LA “VENERE” CHE RINASCERÀ DALLE ACQUE di Vittoria De Luca

DIRETTORE RESPONSABILE: Maria Luisa Mastrogiovanni HANNO COLLABORATO: Mario Maffei, Laura Leuzzi, Guido Picchi, Luisa Ruggio, Enzo Schiavano, Mario De Donatis, Antonio Lupo, Francesco Ria, Giuseppe Finguerra, Flavia Serravezza, Vittoria De Luca, Cesare Mazzotta, Margherita Tomacelli, M. Giovanna Sergi, Roberto Rocca FOTO: Dove non segnalato archivio del Tacco d’Italia COPERTINA: Foto di Roberto Rocca REDAZIONE: p.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - Tel./Fax: 0833 599238 E-mail: redazione@iltaccoditalia.info PUBBLICITÁ: marketing@iltaccoditalia.info - tel. 3939801141

Unione Stampa Periodica Italiana Tessera n° 14705 STAMPA: Stab. grafico della CARRA EDITRICE Z. I. - Casarano (Le) ABBONAMENTI: 15,00 Euro per 12 numeri c/c n. postale 54550132 - intestato a Nerò Comunicazione P.zza Diaz, 5 - 73042 Casarano - abbonamenti@iltaccoditalia.info IL PROSSIMO NUMERO IN EDICOLA IL 1° AGOSTO 2007


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Stefania Mandurino Commissaria Apt Lecce, presidente regionale Comitato Impresa Donna Confindustria Puglia, componente giunta nazionale Federturismo Confindustria

// Opinioni dal Tacco GOLEM

LETTERE AL DIRETTORE

Agente di viaggi, tour operator, titolare di una società di organizzazione di congressi, Stefania Mandurino è tutte queste cose ma anche e soprattutto uno dei massimi esperti pugliesi di turismo. Non a caso ricopre importanti ruoli istituzionali a livello regionale e nazionale nel settore. La sua agenzia, la Elios tour, nata nel 1972, ha ampliato i suoi servizi a 360 gradi, proponendosi come la prima “Full service agency” salentina: una struttura di consulenza turistica in grado di soddisfare una clientela sempre più esigente con soluzioni personalizzate. Ma la Mandurino ha anche un altro primato: è la presidente regionale del “Comitato impresa donna” di Confindustria Puglia, la prima iniziativa di questo genere in Italia, è commissaria dell’Apt di Lecce e componente la giunta nazionale di Federturismo di Confindustria. Stefania Mandurino è un’imprenditrice che ha dimostrato di saper guardare avanti. Si è inserita, più di un anno fa, nella discussione sul Grande Salento, sottolineando la necessità di creare Sistemi turistici locali che con azioni coerenti e unitarie, di “sistema”, costruiscano un modello di offerta turistica armonica e coerente con le vocazioni territoriali.E veniamo ai dati: la curva delle presenze turistiche in Salento comincia a crescere in maniera ripidissima a giugno, raggiungendo il picco a ferragosto, per poi crollare altrettanto rapidamente e quasi avvicinarsi allo zero a settembre (fonte: elaborazione provincia di Lecce su dati Apt). Altro che destagionalizzazione. La clas-

sifica delle presenze turistiche Comune per Comune vede in testa Otranto e Ugento, dove guarda caso è stato sforato dai Comuni il tetto della percentuale di spiagge da dare in concessione (40%). Altro che valorizzazione dell’entroterra. Comuni come Andrano e Alessano, a due passi da coste da sogno registrano lo zero assoluto in quanto a presenze turistiche. Cresce tuttavia la recettività extralberghiera, i b&b, gli agriturismo. Segno che gli imprenditori sanno rispondere ad un mercato che si evolve. Che gli imprenditori sanno guardare avanti. Anche in questo il ruolo di Stefania Mandurino è cruciale: saper essere ella stessa testimonial in quanto imprenditrice del cambiamento; promuovere in quanto commissario dell’Apt e per il ruolo che ricopre all’interno di Federturismo, azioni di marketing territoriale di “sistema”, con le province di Brindisi e Taranto, affinché le Istituzioni si raccordino con gli operatori e gli imprenditori, e non impongano invece un modello (o un non modello, ovvero azioni estemporanee e scoordinate) imposte dall’alto. E che, ancora peggio, deturpino irreversibilmente la bellezza e l’integrità dei luoghi (bene ricercato dai turisti) con la cementificazione selvaggia camuffata da sviluppo economico. L’augurio del Golem è che Stefania Mandurino con il polso fermo e gentile, tipicamente femminile, sappia tenere ferma la rotta e si ponga come anello di congiunzione ineludibile e imparziale tra Istituzioni da un lato e cittadini e imprenditori dall’altro.

FOTO PROTESTA

UN FRATE CONTRO I NEOPENTECOSTALI Sono un lettore del Tacco d’Italia, Fra Vincenzo dei Frati Minori Terziari di Galatone. Mi ha interessato molto la vostra opinione, pubblicata sull’ultimo numero del giornale, sul fatto che la Chiesa fa la sua guerra con tutta la potenza di fuoco contro i dico, l’aborto e contro le sette evangeliche neopentecostali che le hanno sottratto milioni di fedeli. Benedetto XVI è andato a scuotere la Chiesa perché tanti cattolici se ne sono andati sulla scia delle lusinghe di queste sette. Avendo a disposizione cifre che si riferiscono a questo decennio, scopriamo che in Cina gli aderenti al Pentecostalismo sarebbero circa 55 milioni, in India 33 milioni, nelle Filippine 20 milioni, al di sotto dei dieci milioni in Corea del Sud e Indonesia. Sono circa 800 milioni i cristiani che praticano la religione neopentecostale in casa protestan-

te. A Casarano c’è già una di queste sette, che ne combina di tutti i colori e fa stare male molte persone. Stiamo facendo di tutto, in tutte le chiese italiane, perchè i nostri fedeli non pratichino questa religione. Andate a vedere con i vostri occhi in piazza San Francesco a Casarano, nel convento dei Frati Minori. Vedrete come vi altererete quando sentirete con quali “lingue” questi meditano. Io stesso ho fatto un’esperienza in questa setta; mi sentivo agitato e li ho abbandonati. Adesso faccio parte dell’Ordine Francescano Secolare e mi trovo molto bene. Il movimento neopentecostale di Casarano non è riconosciuto dal Concilio Vaticano II perché è un movimento a scopo privato di fedeli che stanno portando in crisi le nostre Chiese cattoliche italiane. Noi dobbiamo darci da fare perchè questo il tacco d’Italia

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Lecce. Un gruppo di ciclisti in piazza Duomo. Chiese chiuse anche d’estate. La principale risorsa per la valorizzazione dell’entroterra e per l’incremento del turismo culturale è gestita dalla Chiesa. Che chiude la chiese al di fuori degli orari delle funzioni religiose e delle proprie attività. movimento pentecostale sta rovinando molti fedeli religiosi della nostra diocesi NardòGallipoli. Pace e bene a voi tutti collaboratori, Fra Vincenzo dei Frati Minori Terziari di Galatone Gentile fra’ Vincenzo, l’intervento del Golem pubblicato sul Tacco n.36 (e disponibile su iltaccoditalia.net) era di critica verso la Chiesa cattolica per i suoi attacchi riguardo a tematiche laiche (come dico, aborto, eutanasia, ecc) che dovrebbero riguardare solo la sfera privata del cittadino. Grazie per la segnalazione sull’attività delle sette neopentecostali a Casarano. Verificheremo.


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// Opinioni dal Tacco di Francesco Ria Onorevole, tra le sue ammiratrici ci sono molte madri. Perché la seguono? “Perché credo che oggi gli argomenti che riguardano la dignità, il rispetto, la cittadinanza, i diritti di gay, lesbiche e trans siano argomenti che non interessano più solo lo stesso movimento, ma una larga fascia della popolazione. Invece una volta era un argomento tabù, era l’amore che non poteva dire il suo nome, come diceva Oscar Wilde”. Ormai lei è una donna di potere… “No, no! Assolutamente”! …non scherziamo, è in Parlamento… le viene mai la tentazione di approfittare di questo potere? “No. Io dico sempre che l’unico posto dove una persona dovrebbe montarsi la testa è il parrucchiere se si fa una cotonatura ai capelli. Per il resto bisogna sempre farsi un bagno di umiltà perché quello che ci dovrebbe spingere ad andare avanti è sempre il senso del dovere e mai il senso del potere. E poi mai pensare di essere superiore ad un altro in base al lavoro che una persona fa. Mai pensare di favorire questa o quella persona per il tipo di ruolo che tu hai, piuttosto bisogna favorire delle categorie di persone”. Com’è cambiata la sua vita dopo l’elezione in Parlamento? “Non vado in giro con l’auto blu, non ho la scorta. Non mi sento diversa rispetto a prima. Ho tante altre opportunità, sicuramente la gente mi ascolta con un’attenzione diversa. Forse il potere di riuscire a parlare a più gente, questo sì lo percepisco”. Lei è il secondo trans al mondo ad essere eletto in un Parlamento, abbiamo un presidente di Regione omosessuale, ma l’Italia non è sotto il tallone del Vaticano? “Ma intanto non bisogna fare un’equazione cattolico = fondamentalista. Io vivo tra i cattolici. I cattolici sono persone che hanno diritto

WLADIMIR LUXURIA

TERZO GRADO

INDOVINA CHI E’?

La soluzione a pag. 46

commenti e opinioni da

www.iltaccoditalia.net Okkio ai bisticci in ufficio: c’è sempre una collega freddolosa che rompe perchè l’aria condizionata le “gela le ossa” o il capo che approfitta del caldo per giustificare tutti i suoi isterismi :-) Uccio @ 9:28-19.6.07 commento all’approfondimento “Caldo e afa. L’estate è iniziata” Gli sprechi in politica ci sono (a incominciare dai lauti incarichi a ditte, imprenditori e professionisti nella pubblica amministrazione). Non si tratta SOLO della pensione e dello stipendio di questo o quel parlamentare, o delle indennità di sindaci o assessori... è un discorso generale: abbattimento degli enti inutili (vedi Consorzi di Bonifica), razionalizzazione delle spese nei consorzi o nei vari ambiti tra Comuni, utilizzo parsimonioso delle convenzioni con società private, maggiore attenzione agli “straordinari” per ogni dipendente pubblico. A volte, e parlo per esperienza diretta, non sono i politici, proprio perchè maggiormente sotto i riflettori, ma tutto “l’indotto” della “società civile” che ruota intorno a partiti e politici. Angelo Minenna, consigliere comunale PdCI Ugento @ 13:0-18.6.07 commento alla lettera “I costi della politica”, di Roberto Musio Wladimiro Guadagno (Wladimir Luxuria), deputata, è componente della Commissione Cultura della Camera, eletta nelle liste del partito di Rifondazione comunista, seconda transessuale al mondo ad essere eletta in un Parlamento nazionale. Il suo ultimo libro: Chi ha paura della Muccassassina?, Bompiani, collana Overlook, 16 euro

alla fede, hanno bisogno di qualcosa in cui credere e credo sia del tutto legittimo. C’è una frattura che secondo me si sta facendo sempre più profonda tra le idee che ha la Chiesa, intesa come potere ecclesiastico, rispetto a temi etici, come la questione dei diritti civili, del divorzio, dell’aborto, dell’uso del preservativo, del sesso come piacere e le idee che hanno i suoi fedeli. L’orientamento sessuale del presidente della Puglia è stato visto dai pugliesi come una variante della sua personalità e non un pregio né un difetto. Forse il pregio sta nel fatto che lui si è dichiarato rispetto a tanti altri politici che magari sono omosessuali e non si sono dichiarati.” Si ha paura del diverso? “Si, c’è ancora gente che ha paura della diversità. C’è ancora gente che considera se stesso la norma e si considera la pietra di paragone per tutti gli altri. Per cui io sono bianco, cattolico, eterosessuale, ricco…credo che ci siano persone che hanno una personalità molto debole, che temono il confronto con gli altri, che hanno problemi irrisolti. Perché un eterosessuale dovrebbe avere paura di un omosessuale? Forse perchè ha dei suoi problemi irrisolti”. Come si combatte questa paura? “Con il dialogo e non con la demonizzazione e la criminalizzazione. Facendo capire che spesso alcuni politici utilizzano lo spauracchio della diversità per coprire proprie nefandezze e distrarre l’opinione pubblica”. Quindi la diversità arricchisce? “Sicuramente. Un mondo dal pensiero unico, di persone clonate non va avanti. Quando viaggi e ti confronti con altre tradizioni, altre religioni, altri usi e consumi ci si arricchisce”. Ed è per questo che nel suo libro afferma di essere attratta dalla paura? “Accettare una sfida è anche un po’ vincere una paura”.

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Non mi fa piacere che abbia vinto Perrone, ma sono sicura che l’errore sia stato della sinistra. la candidata giusta sarebbe stata Loredana Capone che con la sua verve avrebbe potuto battere il centrodestra. anonimo @ 11:29-30.5.07 commento all’approfondimento “Lecce a Perrone” 100.000 euro in cassaforte? ma non si guadagnava poco ad insegnare in Italia?? guido @ 10:9-19.6.07 commento alla news “Ladri in casa Limone” La sig.ra Poli si indigna del silenzio del Governo sulla vicenda Visco (pressioni per far trasferire alcuni ufficiali della Finanza). Non è un reato, ma correttezza politica vuole che il vice ministro debba dimettersi. Su questo siamo tutti d’accordo. Solo che l’ex sindaco dimentica che fino a poco più di un anno fa il Primo Ministro di questo Paese è stata una persona accusata di gravi reati (tra cui la corruzione di un giudice), eppure è rimasta al suo posto nonostante la posizione fosse obiettivamente molto più grave di quella di Visco. Enzo Schiavano @ 15:52-1.6.07 commento alla news “Caso Visco. Inammissibile indulgenza del governo”


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di Mario De Donatis

COSTI DELLA POLITICA: ECCO PERCHÉ (E COME) RIFORMARE IL SENATO

Il Paese è in affanno. Le analisi coincidono nel segnalare che occorrono risorse finanziarie per vincere la sfida della globalizzazione. Risorse finanziarie di cui il sistema pubblico dovrebbe disporre per avviare, con forza, il risanamento dei conti pubblici, per ridurre la pressione fiscale sulle imprese, per assicurare una rivisitazione dello Stato sociale – alla luce della avvenuta trasformazione della società – che impone una più grande attenzione per quanti vivono in condizioni di disoccupazione, di inabilità al lavoro, di non-autosufficienza. Ma ci sono, anche, costi da sostenere per favorire l’acquisizione di beni primari materiali (la casa) e l’accesso a quelli immateriali (l’istruzione), per ristabilire condizioni di dignità per tutti e pari opportunità per le giovani generazioni. Dove reperire tali risorse? Rigidità e vincoli dei Bilanci dello Stato e delle Regioni non offrono alternative. Anche perché su tali Bilanci gravano, da tempo, “i costi delle non riforme” ed i “costi della politica”. Sui “costi delle non riforme” molto si è detto e molto si potrebbe fare se, come è avvenuto per tanti altri argomenti, le forze politiche fossero nelle condizioni di ispirarsi ai cambiamenti realizzati dagli altri Paesi Europei, sia in termini di privatizzazioni, sia di politiche previdenziali. Sul “costo della politica”, si registrano, da un lato, posizioni qualunquistiche, che rischiano di delegittimare l’intero sistema, dall’altro, una colpevole inerzia da parte di chi dovrebbe salvaguardare le istituzioni, assicurando il superamento di uno scenario inaccettabile, di cui tutti sono ben consapevoli. Ci sono due questioni che attengono “al

costo della politica”. La prima è rappresentata dalle indennità e servizi collaterali riservati a quanti sono impegnati nelle istituzioni. Occorrerebbe, per questa prima questione, intervenire con urgenza e fermezza, perché la dimensione e diffusione del fenomeno non solo alimenta “l’antipolitica”, ma consolida, anche, una tendenza a considerare l’impegno politico quale “investimento” e non quale “servizio”. Con tutte le conseguenze recenti e meno recenti che tale visione ha prodotto. S’impongono pertanto iniziative per abolire “certe” indennità, per ridurne altre, per introdurre un tetto massimo per quelle da corrispondere a chi ricopre più incarichi istituzionali. C’è, poi, tutto un altro capitolo da affrontare. Mi riferisco a quel “costo della politica” determinato, da un lato, dalla proliferazione dei partiti politici, patologia da debellare con una rinnovata legge elettorale e, dall’altro, dalla presenza di Organi obsoleti, che dovrebbero essere oggetto di riforme costituzionali. Mi riferisco, in primo luogo, al Senato della Repubblica. Occorre, in questo caso, intervenire, non solo per ridurre il numero dei membri, ma per rivisitarne, profondamente, le funzioni. Con l’introduzione del federalismo, si impone una riforma che riservi al Senato della Repubblica funzioni di raccordo con il sistema delle Autonomie. E tanto per ricondurre ad unità le diverse specificità territoriali, rendendole compatibili con le politiche nazionali, in adesione ai principi di solidarietà e di sussidiarietà. La “non riforma” del Senato della Repubblica ha determinato, anche, spese di indubbia consistenza, generate da un “sistema

di consultazione” allestito per assicurare alle Autonomie locali la partecipazione ai processi decisionali dello Stato. Un sistema, articolato e complesso, composto dalla Conferenza dei presidenti delle Regioni, dalla Conferenza Stato-Regioni, dalla Conferenza Stato-città, dalla Conferenza Unificata, con relative rappresentanze istituzionali e conseguenti apparati burocratici. Un sistema di organi consultivi le cui funzioni potrebbero essere riservate ad un Senato della Repubblica, profondamente rivisitato, anche nella sua composizione. La Commissione Affari costituzionali della Camera ha licenziato, recentemente, un testo di riforma, ma non tutti i nodi sono stati sciolti e si nutrono forti perplessità sui tempi di approvazione. In secondo luogo, non si può tacere sulla necessità di procedere, con altra riforma costituzionale, alla soppressione delle Province. Non dico nulla di nuovo, mi rifaccio ad una iniziativa del Partito Repubblicano degli anni ’80, ed a tante altre maturate, nel tempo. Oggi occorre intervenire, con urgenza, per semplificare, da un lato, il quadro politico, attraverso una rinnovata legge elettorale e, dall’altro, il sistema istituzionale, introducendo modifiche di ordine costituzionale. Perché attraverso tali riforme è possibile liberare quelle maggiori risorse finanziarie di cui il Paese ha necessità, per affrontare la sfida della globalizzazione, salvaguardando il sistema nel suo insieme. La Politica è chiamata a questo: a favorire la produzione della ricchezza ed a redistribuirla equamente, salvaguardando però, da subito, le fasce deboli della Comunità.

PUBBLICALO SUL TACCO

di Guido Picchi

Inviate i vostri inediti (poesie, racconti brevi) a Il Tacco d’Italia, p.zza Diaz 5 Casarano; oppure a redazione@iltaccoditalia.info

SOLITUDINE MILANESE

Otranto

di Eugenio Giustizieri

Otranto nella notte estiva ignora di portare in sé più intenso che mai, bosco di macchia, memorie di castelli tra armi e fiabe d’inquietudine. Fulgore e il bianco tuo di latte sul fuoco liquido di quando annega il sogno. Ancora s’ode la voce e la paura l’inonda di sagome confuse nel fresco lunare che imprudente verso luci lontane, sul mare, vede l’assalto dei turchi e il tufo di una rocca cieca al giorno e alla notte, per tutto il mutare del tempo. Qui il nostro destino riposa come piccola cosa muta, il vento non cessa e arde, ormai privi di peso gli ulivi, le vigne e la pianura aperta.

L’uomo è sempre più solo. Abbiamo screditato la religione e la filosofia a favore di un’aberrante economia che porta ricchezza di inutilità e aridità di sentimenti. Nelle mie ultime visite a Milano ho ‘intervistato’ Alda Merini e Folco Orselli. La prima esprime il disagio milanese dichiarando che l’unico posto dove si sposterà è l’inferno e che si troverà meglio tra i ‘cattivi’ perché almeno da loro sa cosa aspettarsi. Il secondo considera Milano l’inferno, utile farne conoscenza purché sia una condizione transitoria. Tornando in questa ‘terra amara’ ripenso per l’ennesima volta a quanto Milano stia deludendo quasi tutti quelli che ci abitano. Il ‘mito’ del progresso, infatti, s’infrange nella quotidiana lotta contro la degenerazione sociale. Vivere ammassati in grandi città esalta il senso di competizione annullando il sentimento di solidarietà. Ognuno è costretto ad occuparsi della SUA sopravvivenza senza poter neanche pensare agli altri, figuriamoci aiutarli. Sparpagliarsi su vasti territori, creare metropoli ‘diffuse’, occuparsi del bene comune

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LO STRANIERO

BOLLETTINO DEI NAVIGANTI

// Opinioni dal Tacco

a discapito del privato, possono ribaltare la situazione: la forza del Salento è proprio in queste cose. Allora coltiviamole, non importate competizione ma solidarietà, non cercate il successo personale ed aiutate lo sviluppo sociale. “Io invece cammino tribolata su e giù per questa mia città rattrappita che non vede il tuffo spericolato della mia anima” Alda Merini “… sguardi della gente vuoti come un ascensore il buttafuori che smascella non li vuole far entrare povera Milano in mano a dei coglioni di notte va a mignotte poi vota Berlusconi” Folco Orselli


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L’ARIA CHE TIRA

IL PEGGIO DELL’ESTATE, BEN CHE VI VADA

RETROSCENA. Rapinati d’eccellenza, rapinatori chirurgici: vanno, colpiscono, ripuliscono. Ma solo le case dei potenti. E solo quando l’allarme è staccato e non ci sono. Sanno dove e che cosa cercare e il bottino è cosa certa. Dopo i due colpacci in casa della sindaca di Lecce (pardon, ex) Adriana Poli, è stata la volta di Alfredo Prete, presidente della Camera di Commercio di Lecce. Ora è toccato a Oronzo Limone, rettore dell’Università del Salento, alleggerito di ben 100mila euro in titoli e gioielli, nascosti nel più classico (e prevedibile) dei modi: in una cassaforte celata da un quadro. Ma non si diceva la fantasia al potere? Qui di fantasioso è rimasto solo lui: Arsenio Lupin.

Il caldo si è impossessato della penisola salentina, la penisola d’acqua. I trandi Luisa Ruggio tran e i ciuff-ciuff deragliano su queste coste dotate di trasparenze, non solo per la professione d’incredulità dei turisti. Mi stupisco ancora io. Il poliamorismo dei salentini, che non ha niente a che vedere con la Poli (sicuro?), si scioglie con i 30° riportandoli alla monarchia della siesta. Posizioniamo i criteri delle ferie dove nessuno potrà contestarli: nelle spiaggette sperdute, ancora non colonizzate dagli stabilimenti balneari. Perchè se pensate che certe scene accadano solo nei filmetti anni ‘70, vi basti un sopralluogo nei condomini in riva al mare. L’isterismo dei vacanzieri è cosa nota, un quasi disagio sociale fattore di “well being”, misura le infinite componenti del mettersi finalmente in stand by. Il fatto è che non sappiamo più come si fa: fermarsi. La normalità si finge tra i rumori che non riusciamo a spegnere più, nemmeno in spiaggia. “Odio l’estate”, leitmotiv di una vecchia canzone che a dirla tutta parlava d’amore. Leitmotiv che assomiglia vagamente a certi sentimenti riservati al popolo chiassoso delle vacanze, perdigiorno crudeli con la protesi-telefonino persino dopo la terza boa. “Neko-Neko”, parola indonesiana che sta per: persona che riesce a complicarti le cose. “Fatti più in là” cantavano le Sorelle Bandiera, buona da canticchiare in spiaggia quando non si sa più su cosa o chi (in una parola ‘dove’) stendere le gambe. Buona caccia al tesoro e buone vacanze!

di Enzo Schiavano

NUOVO CENTRO STORICO? FINANZIAMENTI SENZA “REGOLE” Casarano. L’amministrazione municipale, su proposta degli assessorati alla Promozione del Territorio e all’Urbanistica, ha approvato un regolamento comunale che introduce incentivi economici per il recupero e la valorizzazione del patrimonio edilizio del centro antico. Il Comune, in sostanza, concede alcune agevolazioni ai proprietari di immobili consistenti nella riduzione e nell’abbattimento dell’aliquota Ici; alla totale esenzione della Tosap per il periodo necessario ad effettuare i lavori; all’erogazione di un contributo in conto interessi a chi dovesse attivare dei mutui per poter procedere ai lavori. In cambio i proprietari si impegnano ad effettuare la manutenzione ordinaria e straordinaria o il recupero e restauro conservativo delle facciate. L’intento è quello di eliminare quelle brutture e sconcezze estetiche di cui è pieno, purtroppo, il nostro centro storico (tipo gli

infissi in alluminio; le facciate in marmo economico; le pitturazioni di scarsa qualità; le insegne arrugginite dei negozi ecc.). L’iniziativa è sicuramente lodevole, ma non garantisce l’eliminazione totale o di gran parte di questi “orrori” urbanistici. Sul modello di centinaia di comuni italiani, tra cui diversi della nostra stessa Provincia (Melpignano, Galatone, Parabita, Specchia ecc.), Palazzo dei Domenicani poteva fare molto di più. Il nostro regolamento, infatti, non obbliga i proprietari a seguire determinate e rigide prescrizioni, come avviene in gran parte dell’Italia. Anche nei Comuni dove i centri storici sono diventati delle opere d’arte (e, di conseguenza, anche i privati sono proprietari di veri gioielli) le opere di manutenzione ordinaria e straordinaria vengono finanziate, ma a precise condizioni. Per esempio, le facciate devono essere di alcuni il tacco d’Italia

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particolari colori; gli infissi devono essere realizzati con giusti materiali; è necessario salvaguardare gli elementi decorativi e sostituirli con materiale originario; anche le insegne degli esercizi commerciali devono avere precise caratteristiche; in alcuni Comuni è prescritto addirittura il tipo di piante da esporre sui balconi. Il nostro regolamento, invece, lascia libera scelta al proprietario o al tecnico incaricato su tutto: sui materiali, sui colori delle facciate, sugli infissi e su ogni elemento urbanistico. Questo non garantisce un recupero armonico e condiviso del centro storico, né esclude che si realizzino altre sconcezze, per giunta finanziate con denaro pubblico.

L’ERBA CATTIVA

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//Inchiesta //Diritto ad un tuffo //Spiagge selvagge

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lla fine di giugno, una giornalista di una tv locale rivolgeva a un turista di Bolzano, in buen retiro sulla sabbia di Otranto, la domanda di rito : “Come mai ha scelto Lecce per le vacanze”? Ancora più canonica la risposta: “Perché ne vale la pena. Qui avete un mare impagabile”. Il vacanziere quindi viene nel Salento per il nostro mare, il Mare Nostrum. Ma, nostro di chi e in che senso? Nostro nel senso che i romani conquistatori avevano dato al Mediterraneo, che consideravano poco più di una piscina, chiusa dalle Colonne d’Ercole, oltre le quali preferivano non avventurarsi? O nostro nel senso attuale, “mare libero”, aperto alla fruizione di tutti? Oggi il mare, il demanio marittimo, rischia di passare nelle mani dei privati e dei gestori di strutture ricreative-balneari. Come è accaduto nelle riviere del Nord, su tutte la Liguria e l’Emilia Romagna, dove trovare uno spicchio di spiaggia libera in piena stagione estiva, è un terno al lotto. Per fortuna, da noi, i bagnanti non devono fare chilometri di litoranea per guadagnare un accesso in acqua senza dover pagare. Finora però, anche qui nel Salento, molti gestori di stabilimenti, hanno tutelato i loro clienti stesi al sole, con steccati e recinzioni, muretti e cancelli, eretti a perimetro di una concessione demaniale pluridecennale, che oggi viene messa in discussione da una recente legge della Regione Puglia (n. 17 del 23 giugno 2006, “Disciplina della tutela e dell’uso della costa”). Una legge nata per mettere ordine nel caos delle concessioni lungo il cordone costiero, sempre meno lineari e sempre più pervasive e che assegna alla stessa Regione 12 mesi di tempo (scaduti nei giorni scorsi), per varare il “Piano regionale delle coste” (Prc). Vale a dire, un regolamento attuativo, rispettoso del Piano nazionale, in assenza del quale ogni ulteriore provvedimento dei Comuni è bloccato. Nessuna nuova concessione, nessuno sviluppo e investimento nel settore turistico-balneare, tutto paralizzato. Così, aspettando Godot, i circa 180 gestori di stabilimenti balneari della provincia di Lecce, da Casalabate a Punta Prosciutto, lungo i 240 chilometri di costa baciata da due mari, sono in fibrillazione. Non possono fare investimenti seri, anche se la durata della concessione, oggi di sei anni, pare che verrà portata a 50 anni. L’incertezza delle regole (Beckett non ha colpe) regna sovrana e molto dipende dai ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. A far tremare le vene e i polsi ai gestori di stabilimenti, ci aveva pensato già il ministro Tremonti, con l’introduzione, nella finanziaria del 2004, dell’aumento del canone concessorio del 300 per cento. Oggi, con la “sospensione” del salasso che triplicava l’importo fissato dalle norme del Codice di Navigazione nel 1995 e con l’intervento del ministro Rutelli, che ha introdotto un più “ragionevole” aumento del 10 per cento, i gestori hanno ripreso fiato, ma attendono che la situazione si stabilizzi. L’assessore regionale al Demanio, Guglielmo Minervini è ottimista: “I progettisti del Politecnico di Bari sono ormai in una fase avanzata dello studio e sicuramente entro l’anno, ma penso anche prima, il piano vedrà la luce”. Intanto, il 18 giugno scorso, Minervini ha emesso un’ordinanza a chiarimento della situazione transitoria.

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di Cesare Mazzotta

ERA COSÌ DEFINITO DAI ROMANI IL MEDITERRANEO, UNA “PISCINA” CHIUSA DALLE COLONNE D’ERCOLE. OGGI IL MARE E IL DEMANIO MARITTIMO RISCHIANO DI CADERE NELLE MANI DEI PRIVATI, COME È GIÀ ACCADUTO IN LIGURIA E ROMAGNA. LA REGIONE PUGLIA HA CERCATO DI METTERE ORDINE NEL CAOS DELLE CONCESSIONI E SI È DATA 12 MESI DI TEMPO PER REDIGERE IL “PIANO REGIONALE DELLE COSTE”. MA SONO APPENA SCADUTI. RISULTATO: NEL SALENTO 180 GESTORI E 240 KILOMETRI DI COSTA SONO IN TILT. ED È GUERRA TRA GOVERNO E REGIONE, TRA REGIONE E COMUNI, TRA I COMUNI E I PRIVATI. E I CITTADINI? NON SANNO DOVE FARSI UN BAGNO. E POSARE L’ASCIUGAMANO

MA NON PER TUTTI il tacco d’Italia

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QUALI DIRITTI DEI BAGNANTI E DEI GESTORI PER GLI ACCESSI AL MARE SI PUÒ FARE IL BAGNO DOVE SI VUOLE, ANCHE DI FRONTE AI LIDI IN CONCESSIONE. IL 60 PER CENTO DELLA COSTA BALNEABILE DEVE ESSERE LIBERA

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VADEMECUM. OVVERO COME SOPRAVVIVERE ALLA “GUERRA DELLE SPIAGGE” (E FARSI UN BAGNO) SI PUÒ

NON SI PUÒ

1. Si può fare il bagno dove si vuole, anche di fronte ai lidi privati; 2. per raggiungere il mare, si può attraversare il lido privato se entro 150 metri non ci sono altri accessi al mare; 3. si possono consumare bevande e alimenti al bar del lido privato; 4. si può diffondere musica a basso volume nei bar dei lidi privati, per tutto il giorno.

1. Non si possono lasciare indumenti o attrezzature sulla spiaggia privata né sulla battigia; 2. non si può sostare o prendere il sole fermi sulla battigia. Non possono farlo neanche i clienti dello stabilimento; 3. non si possono recintare con muretti e recinzioni i lidi privati, perché deve essere consentito il libero transito a tutti. Entro il 15 luglio le recinzioni vanno rimosse; 4. non si può fare attività di animazione, nei lidi privati, con musica ad alto volume per più di due ore al giorno.

Si parla in questi giorni di “guerra delle spiagge”, di accessi liberi anche attraverso gli stabilimenti balneari. Non è proprio così. Vale la pena chiarire. E l’ordinanza dell’assessore introduce alcune novità e chiarisce le regole di comportamento dei bagnanti e dei gestori, con riferimento all’esercizio delle attività sulle spiagge. 1. Partiamo dal “Piano nazionale delle coste”, che stabilisce che la fruizione del mare, ai fini della balneazione, non possa essere preclusa a nessuno. Quindi il bagnante può fare il bagno dove crede, anche nel mare di fronte allo stabilimento balneare. La legge regionale (n.17) prevede anche che il 60 per cento della lunghezza della costa balneabile di ogni Comune costiero, debba essere libera. Vale a dire, non può essere assoggettata a tariffe o a insediamenti di servizi a carattere oneroso. Per cui, il bagnante che deve raggiungere la battigia e quindi il mare per fare il bagno, può servirsi della spiaggia libera. Se però egli sceglie di fare il bagno nel mare prospiciente lo stabilimento ed entro 150 metri non esiste Guglielmo Minervini

nessuna possibilità di raggiungere il mare passando da un accesso libero, allora egli ha il diritto di attraversare la concessione privata ed entrare in acqua, senza poter sostare sulla battigia e senza lasciare alcun indumento o attrezzatura (sedia, ombrellone o altro) sulla stessa. I cinque metri di battigia devono rimanere liberi e non possono essere occupati neppure dai clienti dello stabilimento. 2. Come si fa a sapere se si può attraversare uno stabilimento? La nuova ordinanza chiarisce che ogni gestore deve apporre all’ingresso della struttura ricettiva un cartello ben visibile, dove viene indicato se è possibile o meno attraversare la struttura in concessione e a quali condizioni (indumenti, sedie ecc..). 3. Prima della legge non era possibile entrare nello stabilimento senza pagare un ticket. Oggi, con la nuova ordinanza, è possibile accedervi, solo per fare il bagno o, eventualmente, per consumare al bar o per usufruire di altri servizi a pagamento. 4. Prima della legge i gestori hanno perimetrato la concessione e hanno impedito l’accesso al

mare. Oggi, dal prossimo 15 luglio, i gestori devono rimuovere recinzioni, muretti e steccati, per consentire il libero passaggio ai bagnanti. 5. Prima della legge ogni gestore poteva diffondere musica e sonorità per effettuare esercizi in acqua e animazione collettiva. Adesso l’attività ginnico-ricreativa sulla battigia e in acqua è limitata a sole due ore al giorno. Mentre il gestore può diffondere musica a basso volume illimitata all’interno della concessione. 6. Prima della legge a fine stagione, in ottobre, la struttura balneare in concessione poteva rimanere al suo posto. Adesso la legge nazionale ne obbliga la rimozione a fine stagione, mentre la Regione consente che la struttura resti al suo posto e possa essere sfruttata anche nelle belle giornate non estive. Il conflitto è oggetto di attenzione da parte della Regione, che insisterà nella proposizione della sua norma: “Se il governo dovesse chiedere la rimozione – dice l’assessore Minervini – adiremo la Corte costituzionale”.

Assessore regionale al demanio

PIANO REGIONALE DELLE COSTE. PIANO PIANO Sono trascorsi i 12 mesi a disposizione dei tecnici della Regione per redigere il Piano regionale delle coste. Perché questo ritardo? “In questo momento il Prc è in fase di moratoria. Non è una cosa semplicissima. E’ uno studio complesso, dove si intrecciano interessi pubblici e privati e riguarda due aspetti: i percorsi di privatizzazione, in quanto i tratti più pregiati della costa, quelli più vicini alla città, sono stati concessi ai privati; e l’aspetto della cementificazione e degli abusi ad alto impatto ambientale. Con la redazione del piano ci proponiamo di arrestare ulteriori pressioni sulle coste e di recuperare una situazione ecosostenibile in un arco di tempo accettabile”. I privati titolari di concessioni possono reclamare i diritti acquisiti nel tempo? “In un’area demaniale non ci sono diritti privati, ma solo pubblici. Il Piano comunale della costa, che verrà redatto dai Comuni, mette d’accordo i diritti collettivi”. Se l’area data in concessione negli anni passati a un privato risultasse troppo vasta, si potrebbe oggi ridimensionarla, nel rispetto delle percentuali previste dal piano?

LA NUOVA LEGGE REGIONALE PREVEDE CHE ENTRO DUE ANNI I COMUNI RISPETTINO LE PERCENTUALI DEL 60% DI SPIAGGIA LIBERA E 40% PRIVATA E CHE I PRIVATI SI ADEGUINO ALLA NUOVA NORMA. PENA LA DECADENZA DELLE CONCESSIONI “Poiché la legge 17 prevede che il 60 per cento dello sviluppo costiero di ogni singolo Comune sia riservato ad uso pubblico e alla libera balneazione, nel “Piano comunale delle coste” (Pcc), i Comuni possono inserire dei meccanismi di riduzione di percentuale delle concessioni; percentuale che va fatta senza tenere conto delle zone inutilizzate. Nel piano abbiamo previsto un termine di due anni entro il quale tutti gli stabilimenti devono adeguarsi ai nuovi standard. In caso contrario vi è la decadenza della concessione. Superata questa fase la situazione dovrebbe stabiil tacco d’Italia

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lizzarsi. Le concessioni hanno una durata di sei anni, un percorso entro il quale l’ente locale può riaffermare il diritto pubblico”. I concessionari attuali si lamentano perché chiunque presenti oggi la domanda, matura una sorta di diritto sugli altri. E’ così? “Perciò chiedono che il potere discrezionale della pubblica amministrazione sia condizionato da elementi di certezza. Ossia che la domanda presentata abbia efficacia solo in presenza del Piano e non prima”. In molte altre Regioni sono state istituite le cosiddette “spiagge libere attrezzate”, che da noi non sono ancora diffuse. Perché? “In questo regime, bisognava dare un assetto stabile alla situazione territoriale delle coste. Credo quindi che si darà largo spazio alle “spiagge libere con servizio”, previste dalla legge 17. Proprio su richiesta degli operatori salentini abbiamo abbattuto anche il termine stagionale di settembre. Il piano prevede quindi che l’operatore non debba smontare tutto a fine estate. Se un concessionario pensa che a Pasqua ci possa essere un flusso di turisti e di fruitori, può tenere aperto il lido. Lo spirito della Regione è proprio questo: cercare di creare sviluppo economico e occupazionale, nel rispetto dell’ecosistema”.


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LO SPIRAGLIO: SPIAGGIA LIBERA CON SERVIZI

La legge regionale 17 (del 23 giugno 2006), si propone quindi di metter ordine nel caos delle concessioni e dell’uso che oggi viene fatto delle coste salentine, sotto l’aspetto della sicurezza, dell’impatto ambientale e del regime autorizzativo e fiscale. Intanto i sindaci di ogni Comune costiero sono tenuti a “riservare non meno del 60 per cento del territorio demaniale a uso pubblico e alla libera balneazione. Questo per garantire il corretto utilizzo della acque demaniali marittime, per finalità turistico-ricreative”. La percentuale del 60 per cento, precisa la legge, è calcolato dopo aver escluso, la porzione di costa non utilizzabile ai fini della balneazione, i porti e i divieti esistenti. Nel conteggio sono invece incluse le aree di parcheggio e i servizi igienicosanitari. I Comuni inoltre potranno rilasciare l’autoriz-

zazione per realizzare strutture classificate “spiaggia libera con servizi”, nella misura di non oltre il 40 per cento della fascia destinata a uso pubblico. La legge precisa ancora che “per spiaggia libera con servizi si intende l’area demaniale marittima data in concessione al soggetto che eroga servizi legati alla balneazione, con la condizione che almeno il 50 per cento della superficie concessa e del relativo fronte mare, restino liberi da ogni attrezzatura del gestore (ombrelloni, sdraio)”, il quale deve garantire la pulizia e l’igiene dell’intera concessione. La gestione degli stabilimenti, in Puglia, è consentita per l’intero anno. A questo proposito, proprio nelle settimane scorse, è scoppiata la polemica fra Governo e Regione perché il Ministero è ritornato alla carica e insiste nell’obbligo che a fine stagione, entro settembre, i chioschi e le strutture balneari siano rimosse.

COMUNI: IL MARE È MIO E LO CONCEDO IO (FORSE)

Roberto Felline, sindaco di Melendugno

I 21 Comuni costieri della provincia di cremente per adeguare la struttura ricetti21 COMUNI COSTIERI Lecce quindi, devono inquadrare i loro va alle nuove disposizioni. Soprattutto l’eIN PROVINCIA Piani comunali delle coste (Pcc) nelle disliminazione delle barriere architettoniche posizioni del Prc. “E finchè non ci sarà il per consentire la balneazione anche ai DOVRANNO REDIGERE Pcc – osserva Roberto Felline, sindaco di diversamente abili e la fornitura dei servizi UN “PIANO COMUNALE Melendugno - non possiamo rilasciare essenziali. Ma non solo. Nel dettaglio, il DELLE COSTE” alcuna concessione, né posti di ormeggio. gestore deve: Prima però dobbiamo verificare che la - garantire l’accesso al mare ai soggetDOPO QUELLO situazione attuale non superi già la quota ti diversamente abili con la predisposizioREGIONALE, massima del 40 per cento della costa, da ne di idonei percorsi, perpendicolari al CHE È BLOCCATO. destinare alle concessioni. La nuova legge fronte mare; è ancora più restrittiva di quella varata - istituire i servizi minimi, igienico-saniPRIMA DI ALLORA NON dalla precedente giunta Fitto, perché parla tari, docce, chiosco-bar ecc. POTRANNO RILASCIARE del 40 per cento di “fronte spiaggia”, in - disporre di un servizio salvamento, CONCESSIONI metri lineari, non già di superficie dell’arecon bagnino e torretta di avvistamento, NÉ POSTI DI ORMEGGIO. secondo le regole della Capitaneria; nile. Oggi siamo bloccati. Possiamo solo dare autorizzazioni per l’attività di una - garantire il parcheggio agli utenti, LA REGIONE: bancarella o un chiosco sul lungomare, un con esclusione delle concessioni esistenti, NELL’ATTESA DEL PIANO se non tratto demaniale per il quale paghiamo vi sono alternative; LE CONCESSIONI una concessione allo Stato. Nelle marine - garantire il transito libero e gratuito di Melendugno io sono già orientato a al pubblico per l’accesso alla battigia e al SPETTANO A NOI. ridurre le dimensioni di alcune concessioqualora non esistano accessi alterI COMUNI: NON È VERO mare, ni in vigore. Ovviamente in proporzione alle nativi nell’ambito inferiore a 150 metri; dimensioni”. Questa è un’altra novità. Se - mantenere pulito un tratto di area un concessionario dispone per esempio di 150 metri fronte limitrofa alla concessione non inferiore a 20 metri su ciascun mare e la commissione comunale valuta che devono essere lato; ridotti della metà, il Comune può farlo, ma deve trovare un’al- rimuovere entro tre mesi dal Prc eventuali recinzioni sul ternativa per il trasferimento della parte restante. Se il sogdemanio marittimo al fine di evitare pregiudizio all’uso pubgetto non accetta può rimanere al suo posto, ma deve slogblico; pena la decadenza della concessione (il limite della giare entro tre anni. concessione sarà materializzato da una cordicella o da uno Nei 180 stabilimenti balneari autorizzati, si lavora alasteccato mobile).


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DOVE FARSI UN TUFFO.

ALFREDO PRETE

GRATIS

ACCESSI MA SENZA ECCESSI

COMUNE PER COMUNE LA SITUAZIONE NEL SALENTO. OTRANTO E UGENTO HANNO SFORATO IL TETTO DEL 40 PER CENTO DI SPIAGGIA DA DARE AI PRIVATI. DOVRANNO REVOCARE LE CONCESSIONI. A LIDO MARINI (UGENTO) LO STRANO CASO DI UNA CONCESSIONE MAI DATA MA CHE C’È I Comuni rivieraschi del Salento sono tutti al palo, in attesa che la Regione definisca il Prc e si esca dal periodo di moratoria. Intanto gli uffici tecnici sono alle prese con i conteggi, per adeguarsi alle frontiere delle nuove disposizioni. Nella prevista ripartizione della costa fra 60 per cento destinata alla libera fruizione e 40 per cento da assegnare in concessione, c’è qualche Comune che ormai

La novità che più ha fatto discutere riguarda la “guerra degli accessi al mare”. Che con la Finanziaria del governo Prodi stabilisce “l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia, antistante l’area compresa nella concessione, anche al fine della balneazione”. La legge regionale invece, puntualizza che l’obbligo scatta solo se nell’intorno di 150 metri dallo stabilimento non esiste un’alternativa per accedere liberamente al mare. Una sottigliezza non di poco conto, che ha acceso gli animi del Sib, il sindacato degli operatori balneari, aderente a Confcommercio, i quali propendono a sposare le regole fissate dalla regione Puglia. Ma non è tutto scontato e chiaro. I gestori temono che i bagnanti intendano le nuove regole a proprio consumo. “Una legge per molti aspetti demagogica e ingannevole – osserva per tutti il presidente regionale del Sindacato Italiano Balneari (Sib), Alfredo Prete perché il cittadino pensa che può avere accesso allo stabilimento senza pagare. Invece può solo attraversare la concessione. Ora – aggiunge – se è un solo bagnate, due, è un conto. Ma se si presentano in duecento, io gestore non sono più in gradi di garantire la sicurezza e di lavorare. Un altro punto dolente riguarda la limitazione a due ore della musica. Noi – dice

sabbiosa, gli stabilimenti “leccesi” sono più di 30, distribuiti fra San Cataldo, Frigole, Torre Chianca, Spiaggiabella, Torre Rinalda e Casalabate. Quelli fissi, sono 22 e quelli che smontano a fine stagione, sono una decina. Le richieste di altre concessioni, pervenute finora, sono meno di dieci e sono in fase di istruzione. Sicuramente ci sarà spazio per altre richieste.

Tuffo dal Ciolo (Santa Maria di Leuca)

ha esaurito la quota del 40 per cento e quindi non può accogliere le richieste di nuove concessioni. Anzi, deve procedere alla riduzione delle vecchie. Ma andiamo con ordine e facciamo il punto sulle località salentine più “marinare”. E’ dei giorni scorsi un accordo di programma della Provincia, che garantisce il collegamento di Gallipoli, Otranto e Leuca con l’aereoporto di Brindisi. Il turista che arriva al Papola Casale non sarà più colto dallo sconforto e sarà accompagnato a destinazione. GALLIPOLI Su uno sviluppo costiero di circa 32 chilometri, fra Padula Bianca e Rivabella, operano circa 30 stabilimenti. Data la disponibilità di spiaggia, c’è ancora spazio per altre concessioni. Una curiosità ci viene riferita dall’ingegnere Giuseppe Carmone, dell’ufficio Demanio: la fascia a sud della città è gestita dallo Stato, attraverso la Capitaneria di Porto, mentre la zona nord è gestita dal demanio della Regione. Si sta cercando di sbloccare la situazione delle richieste, mentre si procede con gli adeguamenti alla legge. OTRANTO Una costa lunga 27 chilometri, che ospita circa 35 stabilimenti balneari. Una querelle infinita e complessa fra ambientalisti e nuove gestioni in zona Baia dei Turchi. Una sabbia stupenda dal Club Med a località San Giorgio; 6 chilometri, passando per i Laghi Alimini.“Secondo i conteggi fatti, che comprendono anche un tratto di costa bassa, dovremmo essere già fuori del 40 per cento di costa in concessione – fa sapere il geometra Giuseppe Tondo – Abbiamo già più di 20 nuove richieste. Penso che qualche stabilimento potrebbe subire una riduzione. Intanto si procede con l’adeguamento alle norme”. LECCE Sul cordone dunale, lungo i 27 chilometri di costa preminentemente

LEUCA E’ difficile, lungo gli 8 chilometri di costa di Leuca, quasi tutti a scogliera, poter pensare di impiantare uno stabilimento balneare. Poco spazio anche per le spiagge attrezzate, dal momento che è vietato modificare lo stato della scogliera. Il problema che si pone è quello degli accessi pubblici e sicuri al mare. PORTO CESAREO Da Punta Prosciutto a località Cianuli (Strea) vi sono 25 chilometri di fronte mare, sul quale operano già 14 stabilimenti balneari, tutti in corrispondenza di un arenile da sogno. “Sono pervenute 64 nuove richieste e le ho dovute respingere – dice il sindaco Vito Foscarini -. L’amministrazione comunale ha a disposizione ancora un 10 per cento di spiaggia da concedere. Se non lo copriamo lo mettiamo in gara. Ho una sola richiesta per una ‘spiaggia attrezzata’ – aggiunge – dopo averla vagliata sarà accettata sicuramente”. SANTA CESAREA Una scogliera lunga 10 chilometri, con 3 stabilimenti balneari e le Terme. “Credo che siamo proprio a ridosso del 40 per cento degli spazi già concessi - spiega il sindaco Osvaldo Maiorano, che fa capire che non ci sarà spazio per altre concessioni ai privati -. Abbiamo avuto un finanziamento di 3 milioni di euro dalla Regione per mettere in sicurezza il ‘costone roccioso’ pericolante”. Un

Protesta per il piano coste

Presidente Sindacato operatori balneari e presidente Camera di Commercio di Lecce

Prete – ci sforziamo per esprimere servizi di qualità, come avviene da anni nelle strutture della riviera di Rimini. Fitness, musica, acquagym, animazione. Tra l’altro rispettiamo anche la pausa silenzio dalle 13,30 alle 16,30. Per questo abbiamo creato opportunità e posti di lavoro. Come si può pensare di tagliare le ali a chi investe sul proprio lavoro? Per quanto riguarda la querelle degli indumenti sulla spiaggia – continua – ben ha fatto l’assessore Minervini a chiarire che non si possono lasciare, sarebbe indecoroso”. Ma c’è anche chi non è interessato dai rigori dell’ordinanza. “Noi non facciamo fitness e diffondiamo musica new age – fa sapere Fabrizio Mancarella – dell’omonimo lido di San Cataldo. Inoltre, i vecchi stabilimenti, sono abituati alle regole e le rispettano. Penso invece a quei gestori che finora hanno operato in un clima di anarchia. Sarà dura per loro adeguarsi alle nuove norme”.

IL PARADOSSO: SI PUÒ ATTRAVERSARE IL LIDO PER RAGGIUNGERE IL MARE. MA SENZA ASCIUGAMANO E CIABATTE. PERCHÉ, SENNÒ, DOVE SI POGGIANO?

Marina serra (Tricase)

posto magnifico dove molti bagnanti oggi scendono in acqua con il pericolo che dall’alto piovano pietre sulla testa. CASTRO Posto splendido, incastonato nella roccia. Una scogliera densa di falesie e di strapiombi, lunga circa 8 chilometri. Due gli stabilimenti, la Scogliera e la Piscina Zinzulusa. Costone alto, da Punta Mucurune fino a Santa Cesarea e meno aspro dal Seno dell’Acquaviva, fino a dopo le Grotte Romanelli. A Castro il sindaco Luigi Rizzo non parla di concessioni e di stabilimenti, ma di discese a mare pubbliche. “Qualche spazio per le autorizzazioni ci potrebbe essere – dice – dobbiamo tenere conto delle leggi regionali. Le richieste verranno esaminate con molta attenzione, in tutti gli aspetti. Vogliamo assicurare i servizi alla UGENTO Il sindaco Eugenio Ozza è infuriato. “Abbiamo operato con la vecchia legge e adesso ci dobbiamo adeguare alla nuova – spiega –. Così abbiamo bloccato le nuove concessioni e rinnovato le vecchie. Sono pervenute molte richieste, ma abbiamo già superato il limite del 40 per cento della costa. L’unica cosa strana è che ci troviamo tra le mani una concessione a Lido Marini, che noi non abbiamo dato. Dovremo fare ricorso. Il nostro problema riguarda gli accessi al mare, perchè la zona retrodunale è molto lunga”.

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comunità senza alterare l’ambiente naturale, nel rispetto massimo del paesaggio. Come abbiamo fatto con la Zinzulusa e con il Parco delle Querce”. SALVE Un arenile molto richiesto nella zona. 9 chilometri di sabbia che vanno da Posto Vecchio al Bacino Amarea (Lido Marini), passando per Pescoluse e Torre Pali.Tre stabilimenti autorizzati, ma altri ne verranno. C’è ancora spazio per altre concessioni. “Abbiamo privilegiato le spiagge libere – fa sapere il sindaco Giovanni Siciliano – dotandole di strutture nella fascia sovradunale. Siamo impegnati da anni per organizzare il turismo. Quest’anno c’è stato un grande salto di qualità, con lo sblocco degli allacci alla fogna, visto che aspiriamo a un turismo di livello”.

L’ecomostro Orex è cresciuto di un piano


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MAMMA, LA BAIA DEI TURCHI tre chilometri a nord di Otranto, a ridosso di un boschetto e di macchia mediterranea, spunta l’incantevole Baia dei Turchi, un nome che evoca il probabile sbarco dei Saraceni, che nel 1480 attaccarono e distrussero Otranto. Qui, più di due anni fa, ha inizio il braccio di ferro fra il signor Mario De Nicola e il Comune di Otranto e l’odissea infinita dell’amministrazione comunale, alle prese con gli uffici del Demanio marittimo della Regione Puglia. Un dialogo di carte bollate e richiese di sospensive, fra Tar e Uffici tecnici. E’ il 4 aprile del 2005, quando Mario De Nicola, di Castrignano dei Greci, presenta la domanda per ottenere l’autorizzazione a costruire, secondo i canoni e le prescrizioni di legge, una piccola struttura balneare su un fronte mare di 75 metri, nell’insenatura dove più di cinque secoli fa era sbarcato il Pascià Acmet, che fece trucidare 12mila persone. “Quell’anno, il 2005, vengono rilasciate altre concessioni, ma non la mia – ricorda con rincrescimento De Nicola –; l’assessore dell’epoca aveva trovato difficoltà. Il Piano delle coste di allora prevedeva anche la concessione alla Baia, ma il Comune fece ricorso perché il titolare non aveva iniziato l’attività entro il 16 settembre di quell’anno. Come si fa a iniziare l’attività – commenta amaro il gestore – a stagione conclusa”? Passa l’estate e la concessione arriva in novembre. Appena iniziati i lavori, dopo il rilascio delle varie autorizzazioni, De Nicola, nel maggio del 2006, deve fronteggiare la protesta dei Verdi e degli Ambientalisti, che segnalano stravolgimenti della spiaggia e bloccano i lavori. “Mi è stata ritirata la concessione – ricorda il piccolo imprenditore – e sequestrato un pezzo di terra. Questo perché avevo chiesto il permesso al Corpo Forestale, di sistemare una stradina, senza alterare i luoghi. Tanto che il giudice, 20 giorni dopo, ha dissequestrato tutto, confermando che erano state fatte solo delle migliorie”. Ma i Verdi passano all’attacco e raccolgono firme fra la gente. Parola d’ordine: la Baia non si tocca. La faccenda si colora di politica, anche perché a Otranto, in primavera del 2007 si vota. Vengono interessati anche il sottosegretario Alberto Maritati e l’assessore al Demanio Guglielmo Minervini, che promette ai Verdi il suo interessamento per ottenere la revoca della concessione. Intanto l’ufficio tecnico del Comune fa sospendere i lavori sulla costa. A seguito del ricorso al Tar, l’organo giudiziario accoglie la tesi del Comune di Otranto, sospende la concessione, ma lascia al gestore il diritto di chiedere i danni. “Una commedia degna del migliore lavoro di Kafka – commenta De Nicola, ormai alle corde –. Così, nell’agosto del 2006 i tecnici della Regione vanno sul posto per verificare l’entità dei danni causati”. Nella stessa circostanza, la Regione propone a De Nicola una dignitosa transazione: la possibilità di scegliere un’altra spiaggia. “Ho accettato perché pressato dalla

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necessità di lavorare – ricorda il gestore – Nel frattempo il consiglio comunale di Otranto, all’unanimità, esclude dal Piano delle coste la Baia dei Turchi, la zona LA.5”. Parallelamente continuano le trattative per proporre a De Nicola altre soluzioni alternative. “Preso per noia e per necessità, ho accettato tutte le soluzioni che mi venivano proposte, che però non avevano seguito. Quando la “egione ha chiesto al Comune di stabilire la ripartizione fra il 40 per cento di costa in concessione e il 60 per cento di spiaggia libera, mi è stato ancora proposta l’ennesima soluzione: potevo rimanere nella Baia dei Turchi, ma non come ‘concessione’ per sei anni, ma come ‘spiaggia libera con servizi’, forse sperando così di acquietare i Verdi. Ho accettato anche questa soluzione”. A questo punto, a dicembre del 2006, il Comune archivia l’atto di decadenza della concessione e autorizza De Nicola alla gestione di una “spiaggia attrezzata”. “Ho dovuto rifare lo stesso iter procedurale, con tutti gli enti concessori,Asl, Forestale, Comune, Regione ecc.. – ricorda l’imprenditore –, ho rinnovato la licenza edilizia e ho iniziato i lavori. Scivoli per handicappati, legname, piattaforme, perché mi avevano rubato tutto”. Ma non è finita, l’odissea continua. Il Comune, a lavori iniziati, presenta ricorso al Tar contro la Regione, con varie motivazioni. L’ufficio tecnico, nelle more, sospende i lavori della costruenda spiaggia attrezzata, iniziati il 25 maggio 2007. L’assessore Minervini convoca le parti sul posto, per trovare una soluzione onorevole per tutti. Evidentemente la baia, ancora una volta, non andava bene. Non c’era il benestare degli ambientalisti. “Viene proposto un tratto pieno di scogli, che già altri due richiedenti avevano rifiutato – dice De Nicola –. Io ho accettato lo stesso, pur di lavorare, mentre la commis-

SI NARRA CHE VI SBARCARONO I TURCHI QUANDO DISTRUSSERO OTRANTO. ORA È TUTTO UN BOTTA E RISPOSTA TRA COMUNE E REGIONE. FRA I DUE: L’IMPRENDITORE SENZA CONCESSIONE sione riunita continuava a promettere. Da Maritati a Manni, dal sindaco Bruni al consigliere Stefàno. Alla fine siamo andati a finire nei pressi di Conca Specchiulla, dove non c’è sabbia e non c’è spiaggia. E’ un posto che si raggiunge dopo aver percorso venti minuti a piedi”. Una proposta che però non viene formalizzata. Arriviamo al 13 giugno scorso, quando il Tar rigetta le motivazioni del ricorso del Comune e stabilisce, sostiene De Nicola, che i “lavori potevano essere fatti, in quanto migliorativi della situazione”. Il 18 giugno Tommaso Millefiori, l’avvocato di De Nicola, ha presentato la richiesta di “ripresa lavori” al comune di Otranto. “Quando ho presentato l’istanza al geometra dell’ufficio tecnico – riferisce il gestore –, questi ha risposto che prima doveva farla vedere al sindaco e all’avvocato. Io ho bisogno urgente di lavorare e temo che faranno di nuovo storie”. La conferma che il braccio di ferro continua viene dal neo sindaco Luciano Cariddi. “Penso che ci rivolgeremo al Consiglio di Stato avverso gli atti della Regione – anticipa il primo cittadino – perché rilascia concessioni, sottraendole alla nostra autonomia territoriale”. Pronta la risposta dell’assessore Minervini. “Non è vero. La legge prevede che nelle more dell’approvazione del Piano regionale e dei relativi Piani comunali, la potestà concessoria rimane nelle mani della Regione”. Come stanno veramente le cose? Di sicuro c’è un po’ di confusione. Dove c’è la politica, la chiarezza e la linearità se la danno a gambe. Ce. m.


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//Reportage //Rifiuti speciali //Spiagge selvagge

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Speravamo di ricrederci. Ma il Salento si riconferma impreparato ad accogliere i turisti che lo scelgono come meta delle vacanze. Ci siamo chiesti quale impressione dia la costa salentina, ionica ed adriatica, al visitatore estivo. Per questo l’abbiamo girata tutta, in lungo e in largo, con lo spirito critico del turista. Abbiamo scelto la prima settimana di giugno quando ancora il flusso turistico di solito non è entrato nel vivo. Lo

scenario che si è offerto ai nostri occhi in alcuni casi è stato sconfortante. Abbiamo notato segni di incuria diffusa e manifestazioni di scarso rispetto verso gli altri villeggianti. Le responsabilità non sono solo delle Amministrazioni, che potrebbero da parte loro impegnarsi di più, e per tempo, nella manutenzione di strade, piazze, spiagge, arredi urbani; ma sono anche degli stessi vacanzieri che

nel periodo estivo dimenticano il senso civico cittadino e gettano rifiuti di ogni tipo sui bordi delle strade, accanto ai cassonetti, in riva al mare. Ed in molti casi si tratta di materiali pericolosi per l’uomo e l’ambiente. Eccezion fatta per Otranto e Santa Cesarea Terme. Sono, queste due località, il salotto buono del Salento estivo. Quelle che consiglieremmo al turista in cerca di relax e scorci suggestivi.

DA SAN CATALDO A PORTO CESAREO PASSANDO DA SANTA MARIA DI LEUCA. LE COSTE ADRIATICA E IONICA GIRATE IN LUNGO E LARGO. CON L’OCCHIO DEL TURISTA

Castro. Qualcuno ha buttato una cucina per strada. Purtroppo nelle marine salentine questa non è l’eccezione. È la regola

AIUTO, HO UNA CASA di Laura Leuzzi Ph Roberto Rocca

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NON TI CURAR DI LORO ’abbandono dei luoghi e lo scarso rispetto per le persone sono caratteristiche che abbiamo notato in maniera generale lungo tutto il percorso, da costa a costa. Erbacce ai margini delle strade e rifiuti abbandonati un po’ dappertutto, vicino ai cassonetti, lungo le strade, sulle spiagge, nelle aiuole, sono stati una costante del nostro viaggio. Folte erbacce, segno di scarsa attenzione da parte delle amministrazioni, crescono senza regola in tutte le marine. Le abbiamo viste a San Cataldo e Frigole (1) (marine di Lecce), dove si sommano ad una sporcizia generale di strade e marciapiedi e ad una scarsa pulizia della spiaggia; a Torre dell’Orso e San Foca (2) (marine di Melendugno) dove, in alcune strade neppure tanto interne, raggiungono altezza d’uomo. A Torre dell’Orso, proprio in piazza Salvo d’Acquisto, che è la piazza centrale, i marciapiedi sono rovinati a causa delle radici degli alberi e costituiscono un pericolo per i pedoni. Vari tipi di rifiuti, principalmente cartoni, li abbiamo rinvenuti a Castro (3). In questo caso le responsabilità sono tutte dei villeggianti perché per gli altri aspetti la marina si mostra ben tenuta: le strade sono pulite, le piazzette hanno panchine ben conservate, lampioni in ordine e cestini per i rifiuti integri. Non si può dire altrettanto di Marina Serra (4) (marina di Tricase). Deturpa lo scenario del mare cristallino, infatti, una piazzetta che dalla litoranea si affaccia sulla scogliera: è piena di rifiuti di ogni tipo, dalla plastica ai resti di bottiglie in vetro, ai vestiti vecchi. Colpa dei cittadini, è vero, ma anche segno di scarso interesse da parte degli amministratori. A Marina di Novaglie (5) abbiamo trovato una situazione tutto sommato accettabile: qualche rifiuto per strada e alcune centraline Enel prese di mira dai “writers”. La stessa cosa si può dire di località Ciolo, a pochi passi da Santa Maria di Leuca (marina di Catrignano del Capo). Il mare è limpido e la scogliera pulita, se non fosse per alcuni resti di imbarcazioni abbandonati da anni ed ormai arrugginiti. I turisti ci hanno fatto l’abitudine ma si tratta comunque di un fattore di pericolo per i bagnanti. Anche a Santa Maria

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CHI PER LA PRIMA VOLTA, DA TURISTA, SI TROVASSE A FARE IL PERIPLO DEL SALENTO VIA TERRA, NON POTREBBE NON NOTARE IL CONTRASTO TRA I PAESAGGI MOZZAFIATO E L’INCURIA E IL DISPREZZO CON CUI AMMINISTRATORI E CITTADINI TRATTANO L’AMBIENTE campo di calcio. Il Comune di Ugento ha provveduto, in effetti, a vietare l’abbandono di rifiuti fuori dai cassonetti; l’ha scritto con la vernice rossa su un cartello di legno azzurro, in stile anni ‘50; il Tacco l’aveva già notato due anni fa, cfr. n.17 agosto 2005; tutto è rimasto come allora); e Torre Mozza (9) (marina di Ugento), dove è sporca la spiaggia e sono sporche le strade a causa di rifiuti sparsi ovunque. Torre San Giovanni (10) (marina di Ugento) non sfugge all’elenco. Basta fare una passeggiata per notare subito lampioni rotti sul lungomare (non ne abbiamo visto nemmeno uno in buone condizioni!), buche, anche piuttosto profonde, per strada, una centralina dell’Enel caduta per terra e un ammasso di rifiuti vari in zona parco naturale. Qui sta nascendo un albergo a cinque stelle ed i resti dei lavori in muratura ed altri rifiuti vengono abbandonati con naturalezza accanto ai cassonetti. Peccato che sia una strada molto frequentata, ed in ogni ora del giorno, da chi voglia raggiungere la spiaggia. Sempre nella stessa zona, non si può fare a meno di notare le condizioni di estrema sporcizia in cui versa il bacino. Non è piacevole alla vista, né all’olfatto. A Posto Rosso (11) (marina di Alliste) la situazione non è migliore. Proprio nei pressi di una piazzetta per bambini abbiamo notato sterpaglie, vari rifiuti abbandonati per terra, lampioni rotti e semafori rotti. Sono rotti anche i lampioni del lungomare di Torre Suda (marina di Racale). Non brilla la Perla dello Ionio. A Gallipoli (12-13) infatti il parco

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ERBACCE E RIFIUTI A BORDO STRADA SONO LA COSTANTE. LAMPIONI E PANCHINE ROTTI, MARCIAPIEDI DISSESTATI, BUCHE PER STRADA di Leuca (6) la spiaggia non è propriamente pulita. E’ invece ben tenuto il lungomare, dove panchine, cestini e lampioni sono in perfetto ordine. Brava l’amministrazione, quindi; un po’ meno i cittadini. In questa marina proseguono i lavori di dragaggio del porto a cura della società mista Porto di Leuca Spa (vedi “Fotoprotesta” in Tacco n.37); al pompaggio della sabbia putrida segue lo sversamento in mare aperto e nel sottosuolo di acqua sporca ed inquinante. Nonostante le proteste dei cittadini, la situazione non accenna a cambiare. Rifiuti di varia natura si trovano accantonati ai margini delle strade anche a Pescoluse (7) (marina di Salve), Torre Pali (marina di Salve; qui è sporca anche la spiaggia), Lido Marini (8) (marina di Salve e di Ugento); un po’ perché l’erba che vi cresce dentro è troppo alta, un po’ perché mancano le porte, è praticamente impossibile disputare una partita nel il tacco d’Italia

botanico così tanto pubblicizzato dall’amministrazione è completamente abbandonato al degrado: erbacce, resti di muratura, rifiuti pericolosi. Per fortuna un cartello del Comune detta severe norma di comportamento nella zona! Spostandoci a due passi dal porto, è ancora sotto “incubatrice” la fontana greca, in perenne restauro. Quest’anno è ancora più coperta degli altri anni; le impalcature dei lavori la ricoprono totalmente impedendone la vista ai visitatori. Pare, ad ogni modo, che i lavori di recupero stiano procedendo. Per il resto il centro di Gallipoli è in perfetto ordine. I marciapiedi sono ben tenuti, il corso principale pure. Panchine e cestini per i rifiuti sono a posto. Non si può dire altrettanto di Porto Cesareo (14). Qui se anche il lungomare non è da bocciare, lo sono in compenso il porto e la spiaggia che appaiono sporchi e mal tenuti.

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COSÌ SPECIALI DA ESSERE DANNOSI

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La cosa che più ci ha colpito nel nostro tour del Salento è stata l’indifferenza con la quale vengono abbandonati all’aperto rifiuti “speciali” e pericolosi. In alcuni casi abbiamo trovato, abbandonate vicino ai cassonetti, batterie per automobili. E’ il caso di Torre dell’Orso e Porto Cesareo (15). Sulla strada tra Marina Serra e Guardiola (SP 358) e in una strada interna di Mancaversa (16) (marina di Taviano) abbiamo rinvenuto persino resti di amianto: le fibre d’amianto, se inalate dall’uomo, possono provocare tumori polmonari letali. A Torre San Giovanni (17) abbiamo invece scoperto una vera e propria discarica a cielo aperto dalle dimensioni assai vaste. Ci abbiamo trovato di tutto, dai resti di elettrodomestici, a vecchi pneumatici, a materiale in plastica. Tra i rifiuti speciali ed inquinanti va menzionato anche il frigorifero che, nella nostra rassegna delle stravaganze estive salentine, compare anche nella sezione “Complementi d’arredo”. Il frigorifero è altamente inquinante perché contiene clorofluorocarburi, cioè i gas dannosi all’ozono. Lasciarli per strada è molto pericoloso. Purtroppo avviene in molte località marittime, senza differenza tra ioniche e adriatiche: Laghi Alimini (marina di Otranto), Andrano Marina, Santa Maria di Leuca, Torre Mozza, Mancaversa, Gallipoli. Vengono detti “rifiuti speciali non dannosi” i calcinacci, ovvero i resti di lavori in muratura. Si tratta di rifiuti inermi che andrebbero smaltiti, ma noi li abbiamo visti abbandonati per le strade di Torre Mozza e Lido Marini (18).

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AMIANTO E RIFIUTI SPECIALI IN PIENO CENTRO, DAI FRIGO ALLE CUCINE, DAI MATERASSI AI WATER PERFINO INTERE CAMERE DA LETTO. CI SI POTREBBE ARREDARE UNA CASA

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COMPLEMENTI D’ARREDO

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E’ la più grande fiera del mobile. Ed è una fiera diffusa. Su tutta la costa. Sui cigli delle strade, anche in pieno centro abitato, accanto ai cassonetti, sulle spiagge e un po’ ovunque vengono abbandonati mobili e complementi d’arredo di ogni tipo. Come dire che quest’anno va di moda lo stile “on the road”. Tra costa ionica o adriatica la situazione non cambia. Accanto ad un cassonetto a Torre dell’Orso abbiamo trovato, buttati tra le foglie secche, un lavandino da cucina, bianco lucido e ben tenuto, ed un fiasco di vetro verde, che fa molto arredamento orientale. Non era in altrettante buone condizioni, invece, il frigorifero che abbiamo visto sul ciglio della litoranea in località Laghi Alimini (19). Un tipico frigo da bar, per giunta arrugginito. C’è solo l’imbarazzo della scelta a Porto Badisco (20) (marina di Otranto), dove accanto ai cassonetti giacciono materassi il tacco d’Italia

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ben ripiegati, una sedia in plastica piuttosto malconcia, un bel lavandino di quelli ampi di una volta e altro materiale di varia natura. Una cucina è invece “esposta” accanto ad un cassonetto in una strada di Castro; ancora un frigo ad Andrano Marina (21) (anche in questo caso molto arrugginito e rovinato). Sulla strada provinciale 358, quella che da Guardiola porta a Marina Serra, c’è invece un bel divano a fiori. Per chi si senta stanco a metà percorso e voglia ritemprarsi prima di ripartire; la zona è infatti una frequentata pista ciclabile. Ma una casa non è casa senza un asse da stiro. Abbiamo trovato anche quello. A Santa Maria di Leuca (22). In felice compagnia di un frigorifero (stavolta ben tenuto) e di un materasso. Materassi anche a Torre Vado (23) (marina di Morciano), dove accanto ad un cassonetto (rovesciato a testa in giù; sarà l’ultima tendenza!) abbiamo trovato anche resti di porte e finestre ed un autoclave per l’acqua. Resti di mobili difficilmente riconoscibili (forse un vecchio

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armadio) sono depositati anche sul ciglio delle strade a Pescoluse accanto a scatole di cartone di varie dimensioni. A Torre Pali (24) abbiamo rinvenuto ciò che ci mancava per arredarci una bella casa con materiale riciclato: due wc “esposti” tra due cassonetti. A Lido Marini (25-26) non manca niente: vicino a dei cassonetti abbiamo visto un lavandino ampio e comodo e, più in là, dei resti di mobili da cameretta, mentre fuori da un’abitazione e praticamente per strada, una cucina. Un frigo arrugginito l’abbiamo trovato anche nella pineta di Torre Mozza (27). Tra rifiuti di vario tipo sono facilmente distinguibili, accanto ad un cassonetto di Torre San Giovanni (28), materassi, sedie a sdraio e sedie in plastica, oltre a resti di tapparelle. Ancora materassi a Posto Rosso (29), in questo caso proprio vicino ad una piazzetta con giochi per bambini. Ci sono mobili tra i rifiuti anche a Torre Suda (30) (sembrerebbe un mobile da cucina) e a Mancaversa. Qui si trova di tutto per la casa: proprio all’uscita per Gallipoli, ampia scelta di materassi e resti di un frigorifero; ancora un materasso in una strada interna; cassetti, pensili e armadi probabilmente tutti provenienti da una stessa cucina; un altro frigorifero proprio vicino al mare con altri mobili da cucina componibile. Non è migliore la situazione a Gallipoli (31). Accanto ai cassonetti collocati in diversi punti della città, si trovano materassi in grande quantità, frigoriferi (alcuni in buone condizioni, altri praticamente distrutti), sedie in plastica e in legno, mobili di vario tipo come armadi, cassetti, resti di finestre. E lungo la strada che dalla Perla dello Ionio porta a Santa Caterina (32) (marina di Nardò), ancora mobili da cucina, uno scaldino, uno sgabello ed un vecchio ombrellone.

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OTRANTO E SANTA CESAREA SONO L’ECCEZIONE CHE CONFERMA LA REGOLA. PULIZIA E ARREDO URBANO IMPECCABILE LASCIANO AL TURISTA UN BEL RICORDO DEL SALENTO

MARINE A CINQUE STELLE

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Poche ma buone, verrebbe da dire. Perché il nostro viaggio non ci ha dato solo dispiaceri. In due casi, purtroppo troppo pochi, abbiamo tirato un sospiro di sollievo e ci siamo sentiti orgogliosi della nostra terra. Intanto per gli scorci meravigliosi che questa può donarci, ma questo si può dire di molte marine salentine, e poi per l’accoglienza che sa offrire ai turisti. Le due eccezioni al “percorso nero” sono state Otranto (33) e Santa Cesarea Terme (34). Dove al mare cristallino e alle spiagge bianchissime, si aggiungono strade in perfetto ordine, piazzette pulite e lungomare tenuti come salotti. La gente, del posto e non, passeggia tranquilla e si concede letture all’ombra degli alberi sulle panchine dei parchi. I lampioni sono integri, i cestini per i rifiuti ben messi. Neanche una carta per terra. Merito di tutti. Amministratori e villeg-

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gianti. Segno che quando si vuole, si può. E’ anche questo Salento che vorremmo i turisti ricordassero, al rientro dalle vacanze estive.

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//L’intervista //Rifiuti speciali, affari sommersi //Elsa Valeria Mignone

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l reportage sulle coste salentine ha fotografato (cfr. pagina 16) l’incuria e il disprezzo con cui cittadini e amministratori trattano l’ambiente. E’ questa pratica che prepara il terreno al traffico illecito di rifiuti in Salento. Abbiamo sentito Elsa Valeria Mignone, sostituto procuratore DDA presso la procura di Lecce, che ci ha raccontato i dettagli di una serie di indagini da lei portate avanti e che si sono concluse con l’accertamento del crimine e la condanna in primo grado dei responsabili del traffico sommerso di rifiuti pericolosi.

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Blu discarica. I fusti di inerti contenenti Pcb abbandonati in luoghi incontrollati (foto: guardia di finanza - Casarano)

TRAFFICANTI D’IMMONDIZIA di Giuseppe Finguerra

LE INDAGINI E LA CONDANNA IN PRIMO GRADO DEI RESPONSABILI DEL TRAFFICO DI FUSTI DI OLI INERTI CONTENENTI PCB (POLICLORURIBIFENILI) NEL BASSO SALENTO. IL SOSTITUTO PROCURATORE VALERIA MIGNONE RACCONTA Esiste il problema del traffico illecito di rifiuti nella Provincia di Lecce? “Rispetto alle altre province pugliesi, nonché ad altri contesti regionali del meridione, la provincia di Lecce è interessata da una casistica limitata di reati legati al traffico illecito di rifiuti. Tuttavia, la limitatezza del fenomeno non è indice

CHE SCOTTA

Elsa Valeria Mignone

di marginalità o di assenza di tale tipologia di crimine, tutt’altro. Il traffico illecito di rifiuti semplicemente rimane sommerso, per una serie di motivazioni. Innanzitutto, vi è una generale disattenzione verso le problematiche dell’ambiente. Faccio un esempio: il deposito incontrollato di rifiuti. È una pratica diffusissima da noi. I deposiil tacco d’Italia

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ti incontrollati di inerti, elettrodomestici e quant’altro, rappresentano il terreno ideale per l’abbandono di rifiuti ben più pericolosi per la salute e per l’ambiente. Un caso eclatante si è verificato alla fine nel 1999 ed ha dato vita ad un processo penale che si è concluso nel gennaio del 2007 con una sentenza di condanna di primo grado. La società Sea Marconi Envirotech srl., di Graziella Gardini, con sede in Seclì, con la complicità del “mediatore” Gianfranco Grecolini, titolare della Studio Tecnico scientifico con sede in Casarano e dei trasportatori locali Rocco e Gianluigi Rosafio di Taurisano, hanno versato rifiuti altamente pericolosi in una serie di depositi incontrollati: nelle località Sperri di Acquarica del Capo, Carcara Burgesi e Burgesi di Ugento, Burgesi Porcari di Presicce e nella discarica gestita dalla Monteco in Ugento, destinata ad accogliere solo rifiuti solidi urbani. L’impianto della Sea Marconi di Seclì, che operava inizialmente senza le dovute autorizzazioni, trattava gli olii esausti contenuti nei trasformatori elettrici dell’Enel dimessi e, almeno in teoria, avrebbe dovuto, attraverso un processo di dealogenazione chimica, liberarli dalle molecole di PCB (policloruribifenili), ossia eliminando il contaminante in cloro. Tuttavia, non appare certo che tali rifiuti provengano solo dall’azienda di Seclì, potendosi anche verificare che quei rifiuti provenissero da un’azienda del Settentrione, ossia la Sea Marconi


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1999: INIZIANO LE INDAGINI. GENNAIO 2007: LA CONDANNA IN PRIMO GRADO DEI TRAFFICANTI. I COSTI PER UN PRIMO INTERVENTO DI MESSA IN SICUREZZA DEI LUOGHI CONTAMINATI DALLE SOSTANZE TOSSICHE FURONO DI CINQUE MILIARDI DI LIRE. MA I SOLDI NON SONO BASTATI. SOLO FRA ALCUNI DECENNI SI CONOSCERANNO GLI EFFETTI NOCIVI DEL PCB DISPERSO technologies di Collegno. Infatti, tra le due aziende risultano stretti rapporti di collaborazione e di interscambio. Non solo, i legali rappresentanti delle due aziende Graziella Gardini e Vander Tumiatti sono coniugi”. Come sono iniziate le indagini? “Le indagini hanno preso avvio dal rinvenimento presso tre diversi siti, non molto distanti gli uni dagli altri, tra Ugento, Acquarica del Capo e Presicce, di numerosi fusti blu dalla capacità di due quintali”. La Guardia di Finanza di Casarano rinvenne una smisurata quantità di rifiuti all’interno di uno scavo abbandonato, con i misteriosi fusti metallici che contenevano una sostanza oleosa maleodorante di colore scuro, in parte riversata sul terreno. Dai fusti proveniva un odore particolarmente intenso e penetrante. Su alcuni fusti sono state rinvenute anche delle etichette e fogli intestati alla “Terna – gruppo Enel”, nonché alla Sea Marconi Technologies di Collegno, società sorella di Sea Marconi Envirotech di Seclì. I fusti contenevano i rifiuti del processo di dealogenazione attuato dalla Sea Marconi: assorbenti, materiale filtrante, oli isolanti termoconduttori non rigenerabili. Tali rifiuti rimangono estremamente pericolosi, in quanto continuano a contenere PCB in quantità elevata, con molecole piuttosto resistenti all’eliminazione che, non degradandosi, si accumulano nell’ambiente. Inoltre, sono state riscontrate quantità significative di diossina ed altri sottoprodotti e sostanze, di cui non è ancora stata studiata la nocività”.

Che cosa vide quando si recò nei luoghi contaminati? “Ricordo che quando mi sono recata ad Acquarica per fare un sopralluogo di un’ora, ignara di cosa mi aspettasse, sono stata colta da malore e da un intenso prurito. Ho immediatamente avvertito il mio perito chimico, il quale mi ha intimato di allontanarmi immediatamente, poiché ero sprovvista di una adeguata protezione. In una indagine condotta negli Usa, il PCB è ai primi posti tra i prodotti cancerogeni. Il verbale di un ispettore dell’Asl Le/2 redatto in località Burgesi di Ugento descrive che “alcuni fusti erano ancora chiusi, altri invece si erano svuotati sul terreno ed avevano dato origiUna pozza d’olio. La sostanza oleosa maleodorante contenuta nei fusti blu rinvenuti dalla Guardia di Finanza (foto: Guardia di Finanza - Casarano)

ne alla formazione di un ristagno. Si vedeva dall’alto un rigagnolo di sostanza oleosa. I risultati (delle analisi) confermarono poi che si trattava di oli minerali contenenti policlorobifenile”. La percolazione della molecola di PCB nel terreno è possibile.Ad oggi sono state trovate sino ad una profondità di circa otto metri rispetto al piano di campagna. In seguito, sono stati analizzati i pozzi d’acqua limitrofi alle zone dove si era verificato l’abbandono dei rifiuti pericolosi, con l’obiettivo di valutare l’infiltrazione degli strati profondi e della falda acquifera. Gli esami hanno dato un esito negativo. Ma, non si può escludere che l’inquinante, già presente nel suolo, possa in futuro percolare in falda e contaminarla. I costi per un primo intervento di messa in sicurezza sono stati di circa 5 miliardi di lire. Tuttavia, tali somme non sono state sufficienti alla messa in sicurezza totale dei luoghi contaminati. In realtà i danni all’ambiente ed alla salute dei cittadini sono ad oggi incalcolabili, poiché solo fra alcuni decenni potremo constatare gli effetti nocivi del PCB disperso”.


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// Gossip //Ricordi //Primo batticuore QUESTO PICCOLO GRANDE AMORE Claudio Baglioni (1972)

Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto e quell’aria da bambina che non gliel’ho detto mai ma io ci andavo matto e chiare sere d’estate il mare i giochi e le fate la paura e la voglia di essere nudi un bacio a labbra salate il fuoco quattro risate e far l’amore giù al faro... ti amo davvero ti amo lo giuro...ti amo ti amo davvero! E lei lei mi guardava con sospetto poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto ed io io non ho mai capito niente visto che oramai non me lo levo dalla mente che lei lei era un piccolo grande amore solo un piccolo grande amore niente più di questo niente più! Mi manca da morire quel suo piccolo grande amore adesso che saprei cosa dire adesso che saprei cosa fare adesso che voglio un piccolo grande amore.

Quella camminata strana pure in mezzo a chissacchè l’avrei riconosciuta mi diceva “Sei una frana” ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta e lunghe corse affannate incontro a stelle cadute e mani sempre più ansiose di cose proibite e le canzoni stonate urlate al cielo lassù “chi arriva prima a quel muro...” non sono sicuro se ti amo davvero non sono...non sono sicuro... E lei tutto ad un tratto non parlava ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva ed io io non lo so quant’è che ha pianto solamente adesso me ne sto rendendo conto che lei lei era un piccolo grande amore solo un piccolo grande amore niente più di questo niente più mi manca da morire quel suo piccolo grande amore adesso che saprei cosa dire adesso che saprei cosa fare adesso che voglio un piccolo grande amore...

UN BACIO A LABBRA SALATE di Laura Leuzzi

SGUARDI E BACI RUBATI SOTTO LE STELLE. EMOZIONI A FIOR DI PELLE CHE NON SI DIMENTICANO. I PERSONAGGI PUBBLICI SALENTINI RACCONTANO “QUEL PICCOLO GRANDE AMORE” IN RIVA AL MARE

Anche se è ormai lontano nel tempo, non è così difficile riportarlo a galla. Basta inspirare a fondo l’aria calda delle sere estive ed abbandonarsi al flusso della memoria. In un attimo riaffiorano volti, scene, emozioni. Vive come quando le hai provate per la prima volta. L’amore estivo non è come gli altri. Ha un sapore diverso perché le stelle, la spiaggia e le feste sul bagnasciuga lo avvolgono di un alone magico. Diventa praticamente impossibile dimenticarlo. Infatti non l’hanno dimenticato i vip di casa nostra. A loro abbiamo chiesto di tornare per un attimo a quell’estate lì e di raccontarci i brividi di quell’amore a labbra salate. Alcuni sono stati molto riservati e non ci hanno concesso che le briciole di quelle emozioni, spiegando che preferiscono tenerle per sé; liberissimi di esserne gelosi. Altri sono stati più disponibili a condividerle con noi. Ecco che cosa ci hanno raccontato.


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Rosanna Metrangolo, caporedattore “Nuovo Quotidiano di Puglia”, Lecce “Amori estivi? Sono talmente lontani che non li ricordo più”.

Alessia Ferreri, presidente associazione “Un cordone per la vita”, Lecce “Villeggiavo a Santa Cesarea Terme. Avevo 19 o 20 anni. Un ragazzo di Taranto, pur di convincermi ad uscire con lui, mi fece “la posta” rimanendo in macchina sotto casa mia per tre giorni. Era fine luglio. Mi fece tenerezza e mi convinse a dargli una possibilità. Quella fu davvero una bella estate. La nostra storia finì poco dopo a causa della lontananza, perché io partì per l’Università a Bari e lui studiava in un’altra città”.

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Gianna Capobianco, assessora DS, Provincia di Lecce “Ricordo un’estate di quando Primo Fiore Maggiulli, tamburello e voce avevo 16 anni, sulla spiaggia Alla Bua, Collepasso salentina. Mi ero presa la classi“Era il periodo dei primi caldi di fine magca cotta per un ragazzo più grangio. Io ero in vacanza con amici vicino a di me di sei anni. Quella cotta Porto Recanati sull’Adriatico. Lì ho conosciu- Lamberto Coppola, sessuologo e fisiopa- de si è trasformata, qualche anno to Sebastiana, di Milano, anche lei in vacan- tologo della riproduzione, Nardò più tardi, in un amore vero e proza. Ci siamo subito piaciuti ed innamorati. “Ho vissuto d’estate il mio primo amore. prio. Col tempo però ci siamo Ci è scappato pure qualche bacio e poi è Era il 1967; avevo 16 anni; lei era di persi di vista. Ne conservo tuttora nata una storia d’amore che è durata due Cosenza ed era in vacanza in Salento. Mi un bel ricordo”. anni. Abbiamo continuato a sentirci anche sono accorto di essermi innamorato di lei dopo, ma ora è circa un anno che non lo perché quando le stavo vicino sentivo i facciamo con la stessa frequenza. Di lei ho “brividi blu” lungo la schiena. Poi ho scoun bel ricordo. Ho provato belle emozioni”. perto che si chiamano ferormoni. Siamo stati insieme i tre mesi estivi e abbiamo continuato a scriverci lettere e cartoline per tre anni. Le conservo ancora in una scatola nel mio studio; sono 1200. Non le ho mai rilette ma non le ho mai buttate. Mia moglie non è gelosa”.

Giovanni Bono, dirigente Commissariato di Polizia Taurisano “L’unico amore che ho provato è stato per mia moglie. Tutte le storie che ho vissuto prima sono state solo delle parentesi affettuose tipiRosario Giorgio Costa, senatore FI, Matino che dell’età. Anch’io ho avuto, a 18 “Avevo appena 14 anni e lei, che sarebbe o 19 anni, le mie avventure estive, Gino Pisanò, presidente diventata mia moglie, ne aveva 13. Ci inconma mai nulla di importante”. Istituto Culture Mediterranee trammo a Santa Cesarea Terme. Piano piano Provincia di Lecce simpatizzammo, come fanno i ragazzi. Per Valentina Fragassi, segretaria generale “L’amore per mia moglie è nato corteggiarla aspettai l’età giusta. Intanto Filcams-Cgil Provincia di Lecce d’estate. Io avevo 20 anni, lei cercavo di farle capire l’interesse che avevo 16. Ricordo l’incontro al mare nei suoi confronti, in modo mai troppo sfac- “Il mio amore estivo è ancora in corso. E’ iniziato ai tempi dell’Università, quando alla fine degli anni ’60, l’atmociato, tramite sguardi, modi di fare. A quei preparavamo un esame, Scienza delle sfera piena di fiducia nell’avvetempi, si faceva così”. finanze, per la sessione estiva. nire, l’emozione della scoperta Frequentavamo tutti e due la facoltà di del futuro insieme e l’ingenuità Economia e commercio all’Università di adolescenziale segno di una freLecce. Poi io cambiai facoltà e quell’esaschezza che oggi non c’è più”. me non lo diedi mai. Lui invece ebbe anche un bel voto. Era uno di quelli che non passano inosservati. Subito nacque un sentimento bellissimo”.

Loris Coppola, commercialista, Lecce “Il mio ricordo è legato al coronamento di un amore: il mio matrimonio con Lilia, il 28 luglio 2004. Nei primi giorni dopo le nozze, ci guardavamo in faccia e ci chiedevamo perché non l’avessimo fatto prima. Il solo pensiero mi dà emozione ancora oggi dopo tre anni”. Vicenzo Barba, senatore FI, Gallipoli “Avevo appena 13 anni e villeggiavo a Lido San Giovanni a Gallipoli. Lì vidi per la prima volta una donna in topless. Era una milanese con parenti a Gallipoli. Per lei persi letteralmente la testa e capii che mi sarebbe interessato tutto ciò che ruota attorno alle donne”.

Mauro Minelli, medico, Lecce “Mi piace ricordare un momento romantico, quasi poetico, vissuto tra le magie di un paesaggio e la memoria di una ragazza mai più rivista dopo, in vacanza con il nonno, ospite dello stesso albergo nel quale mi capitava per caso di soggiornare. Nulla di fisico. Solo irresistibile attitudine a cercarsi, tentazioni intriganti e, semmai, straripanti d’emozioni e di coraggio inespresso. Rammento appena un bacio ed una mano offerta al cambio di un saluto... poi niente! Più nemmanco il nome di quel piccolo baleno di inquietudine”.

Paolo Perrone, sindaco di Lecce “Avevo 15 anni e mi trovavo in Inghilterra per imparare la lingua. Lì conobbi Maria, una ragazza spagnola. Era stata adocchiata anche da un altro ragazzo della mia comitiva. Andammo al ballottaggio e lei scelse me. Ricordo le prime emozioni forti di adolescente e la scena straziante della sua partenza, quando ci scambiammo dei regali: lei mi diede la sua catenina d’oro ed io il mio keeway. La storia d’amore durò il tempo della mia permanenza in Inghilterra, circa tre settimane. Ci promettemmo di risentirci e di rivederci ma fu impossibile”.

Rosa Chiara Forcignanò, responsabile D.H. oncologico ospedale “Vito Fazzi”, delegata Slow Food Lecce “Erano gli anni ’70. Io ero adolescente; lui, cinque anni più grande di me, era amico di mio fratello. Uscivano in quattro, con le rispettive ragazze e non mi portavano mai con loro. A Porto Cesareo erano i Stefania Mandurino, commissaria Apt Lecce tempi del Club Azzurro, del Tabù, delle “L’estate da tredicenne fu molto importante Dune. Poi, quell’estate, la sua ragazza per me, perché conobbi il mio primo amore. partì in vacanza, tra di loro c’era già aria di crisi, ed iniziammo a frequentarci di Fu allora che mi sentii adulta per la prima volta. Lui era il fratello di una mia amica ed più. Lui era molto affascinante perché era era quattro anni più grande di me; mi affasci- uno dei pochi ad avere la moto, il “Corsarino”. Una sera, al Club Azzurro, mi nava per il suo impegno nel sociale e nella politica. Era un ragazzo molto serio ed intro- diede un bacio. Lì iniziò la nostra storia. verso. Quella fu per me la prima occasione di Undici anni di fidanzamento e 25 di matrimonio”. confronto con l’altro sesso e di crescita”.

Antonio Vaglio, sindaco Nardò “Non ho tanti ricordi legati ad amori estivi, se non quello con la mia ex moglie che è nato d’estate. Da ragazzo villeggiavo a Santa Caterina e lì ho vissuto le mie prime esperienze amorose. Ma non ero quello che si definisce un latin lover. Avevo in testa altri interessi”.

Ylenia Sambati, event planner YLTOUR, Lecce “Un bellissimo ricordo... abbiamo parlato per ore e ballato sotto le stelle una musica che prima d’allora detestavamo e detestiamo tuttora… Peccato che alla festa si era presentato con una quasi fidanzata. Peccato per lei ovviamente”.

Loredana Lecciso, soubrette, Lecce “Non catalogo i miei amori come estivi o invernali, quindi non ho un preciso ricordo di un amore estivo. Mi vengono in mente, però, i primi batticuore adolescenziali vissuti al mare con mia sorella, le chiacchierate con un’amica, gli spostamenti in motorino da una marina all’altra per incontrare i ragazzi. Il bello a quell’età è vivere le emozioni in piena spensieratezza. Il mare e il sole ci mettono il loro e tutto assume una luce diversa”.


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// Cultura //L’intervista //Luigi Bobba IL SUO ULTIMO LIBRO STA FACENDO PARLARE DI SÉ ANCHE GLI AMBIENTI LAICI E ANTICLERICALI. A LECCE, IL DIBATTITO È STATO ANIMATO DALL’ASSOCIAZIONE “IDENTITÀ E DIALOGO” Luigi Bobba

non mette alcun confine alla stessa libertà ma invece di coniugare insieme libertà individuale e responsabilità sociale”. Lei ha parlato di identità e valori. Come si conciliano questi con la scelta dello schieramento politico? O esiste invece sui valori un “partito dei cattolici”, una sorta di posizione trasversale? “Il tema dei valori è trasversale e quindi io penso che lì ci sia un lavoro comune da fare tra credenti che operano e che hanno scelto un campo piuttosto che l’altro e che il tema dei valori non sia sequestrabile in termini politici di destra e sinistra ma che sia invece qualche cosa che può fermentare e dare ancoraggio ad entram-

IL POSTO DEI CATTOLICI. SECONDO BOBBA Presidente nazionale delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) dal 1998, Luigi Bobba ha ricoperto diversi incarichi nella sua carriera. E’ stato segretario nazionale di Gioventù aclista, vicepresidente nazionale delle Acli, portavoce del Forum del Terzo settore, vicepresidente di Banca popolare etica, di cui è ancora consigliere di amministrazione, consigliere del Cnel, presidente dell’Iref (Istituto Ricerche Educative e formative). E’ tra i principali promotori di Retinopera, un coordinamento del laicato cattolico impegnato nella vita sociale e politica, ed autore di pubblicazioni sui temi del lavoro, del welfare e della formazione. Da senatore (gruppo Ulivo), è membro di diverse Commissioni parlamentari. A proposito del libro “Il posto dei cattolici”, qual è il posto dei cattolici in un panorama dei partiti che tendono al bipolarismo? “La riflessione muove prima ancora che su un versante squisitamente politico, su un versante sociale e culturale; c’è un radicamento nella realtà italiana, una rete del popolo del cattolicesimo che è una risorsa, un vero e proprio talento per il futuro del Paese. Quindi compito dei cattolici è continuare a coltivare questa rete, continuare ad essere presenti nelle nuove fratture sociali ed etiche, a cogliere le domande e le speranze del domani e non lasciare che la vita comune, la vita insieme, la convivenza, sia dominata dalla paura e dall’incertezza”. Si riferisce alla convivenza con gli altri partiti e con le altre anime? “Mi riferisco ad un piano sociale. Venendo invece alla convivenza sul piano politico, la riflessione che è contenuta nel libro dice che da un lato abbiamo ormai da 15 anni un sistema di democrazia costituito dall’alternanza di bipolarismo che lascia poco spazio all’idea di possibilità

di dialogo tra le due parti. Occorre perseguire, ecco allora quale può essere una funzione dei cattolici diversamente collocati in un campo e nell’altro, un bipolarismo che sia mite ma non indulgente sui valori. Mite nel senso che non cerca la distruzione dell’avversario; mite nel senso che non è centrifugo ma centripeto, cioè che mette il centro della competizione politica sulla governabilità e non sulla radicalizzazione dello scontro; mite nel senso che prova su alcuni grandi temi una convergenza anche tra forze che appartengono a schieramenti diversi senza i quali si perde la missione stessa del paese. E poi un bipolarismo che non sia indulgente nei valori, nel senso che il tema dei valori che oggi ha fatto irruzione nel sistema politico e nelle aule parlamentari non può essere confinato semplicemente come un problema di libertà di coscienza dei singoli, la quale è sempre salvaguardata, ma invece come un elemento chiave di ancoraggio rispetto al futuro e soprattutto una contraddizione che apre una vera e propria nuova famiglia di problemi di natura etica di fronte alle possibilità che abbiamo di manipolazione della vita. Dunque un tema che attraversa gli schieramenti. Credo che la funzione dei cattolici in questo caso sia di resistere ad un individualismo libertario radicale che

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15 giugno 2007. Mario De Donatis, presidente dell’associazione “Identità e dialogo”, e Luigi Bobba durante il convegno di presentazione del libro “Il posto dei cattolici”. All’incontro hanno preso parte anche Giovanni Pellegrino, presidente della Provincia di Lecce (in basso a sinistra) e Giorgio De Giuseppe, già vice presidente del Senato (in basso a destra)

bi gli schieramenti”. In questo momento sembra quasi che sia la destra ad essere paladina dei veri valori cattolici. Che cosa ne pensa? “Questa è la percezione anche perché c’è un certo laicismo che sembra albergare più nel campo della sinistra radicale piuttosto che nella destra anche se qualche traccia di questo laicismo e questo individualismo mi pare un elemento presente in entrambi gli schieramenti. Io nel libro faccio un riferimento esplicito alla necessità che chi sta nel campo riformatore democratico abbia ben presente oggi l’importanza della que-


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stione dei valori spesso sottovalutata e, meglio, considerata in una dimensione meramente privata, del singolo, mentre invece è elemento costitutivo del vivere comune, del vivere insieme, elemento costitutivo dell’agire in pubblico e dell’agire politico”. Quindi, secondo lei, la morale cattolica si deve coniugare con l’impegno politico. Ma come? “La morale cristiana è una morale che ha nel principio di responsabilità personale l’elemento qualificante ma nello stesso tempo ha il peso delle conseguenze delle scelte delle persone singole e associate. Addirittura il papa Giovanni Paolo in un’enciclica parlava di strutture di peccato; diceva cioè che ci sono anche fondamentalismi che possono generare peccato. Da un lato c’è un forte richiamo alla responsabilità personale, alle scelte di ciascuno, ma non basta; c’è anche il senso dell’agire insieme. Non penso che i credenti possano porsi nel campo politico in termini puramente individuali di coerenza e di coscienza individuale. Questo lo devono fare anche pensando ad una elaborazione di linguaggio, di visibilità, di forme comuni e di organizza-

//Cultura //I grandi di ieri //Aldo Moro

QUELLA RENAULT 4 ROSSA. TRENT’ANNI FA

di Marco Sarcinella

zioni che possano influenzare o generare fatti nuovi anche nel campo politico”. Se è la Chiesa a dare precise indicazioni sul campo dei valori, qual è il ruolo del confronto e del dibattito politico in seno al gruppo dei cattolici? “La Chiesa parla a proposito di temi sui quali ritiene sia in gioco il bene dell’uomo, dell’umanità, la dignità fondamentale delle persone. E’ non solo giustissimo ma io credo che sia anche necessario. Come credente, credendo nella missione della Chiesa, penso che se questa non parlasse quando vede in gioco l’umanità stessa delle persone, rinuncerebbe alla sua stessa missione. Per chi ha responsabilità pubbliche, sociali, istituzionali, io credo ci siano tre conseguenze. La prima è quella di un ascolto attento e profondo di quanto viene dalla Chiesa; la seconda, di un legame che non può essere meramente individuale con la propria confessione di fede perché il cristianesimo è religione comunitaria, è tradizione, popolo, memoria ed è anche gerarchia, quindi non può ognuno farsi semplicemente criterio a se stesso. E, terza, della responsabilità propriamente politica che è quella di far vivere quei valori nel diritto, nella legislazione, nelle scelte, sapendo che lì vale la regola del consenso, cioè la capacità di convincere altri della bontà di quei valori e facendo in modo che quei valori trovino cittadinanza anche nella legislazione e nel diritto positivo”. M.L.M.

FU UCCISO DALLE BRIGATE ROSSE. GIORGIO DE GIUSEPPE RICORDA LO STATISTA DI MAGLIE quasi trent’anni dal suo assassinio, la figura di Aldo Moro emerge dalle pieghe della storia politica italiana,costringendoci a rileggere una delle sue pagine più cupe e più dolorose, su cui forse troppo presto calò il velo del silenzio, quel silenzio che doveva coprire responsabilità e sensi di colpa mai definitivamente rimossi, oltre, naturalmente, alla sconcertante debolezza e inefficienza manifestate dallo Stato nel gestire gli sviluppi e gli esiti della vicenda del suo rapimento. Nato a Maglie nel 1916, Moro è stato, tra tutti i personaggi salentini di un certo rilievo, quello il cui operato maggiormente ha inciso sugli orientamenti politici nazionali, e per questo forse, ovvero per le alte cariche e l’importante ruolo che ricoprì nella vita politica italiana, i suoi rapporti con la terra natia non furono certo frequentissimi. Ma Moro era pur sempre il “figliolo di Renato,

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ispettore scolastico, e visse gli anni della fanciullezza a Maglie, abitando in via Lama, dove attualmente è sita la sede dell’Università della terza età”, come ricorda Giorgio De Giuseppe, che abbiamo incontrato, e alla sua terra ritornò, in veste ufficiale il più delle volte, ma qualche volta anche mosso “dal desiderio di rivedere i luoghi dove era nato e vissuto fino all’età di nove anni, gli amici d’infanzia, i maestri e i compagni di scuola” (La Dc salentina e il sequestro Moro di Rino De Filippi). “Sono tra di voi - disse Moro prendendo la parola durante la sua prima visita ufficiale a Maglie il 26 giugno del 1965 - per un istintivo moto dei miei affetti, quale magliese e conterraneo di tutti i salentini… Sono in mezzo a voi per un attimo di respiro nelle mie fatiche, per raccogliere questa messe di affetti che voi mi portate e che io vi restituisco, toccato nel profondo del-


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l’animo”. Sempre calorosa e affettuosa fu poi l’accoglienza riservatagli dalla sua gente, ma non sempre idilliaci furono i suoi rapporti con la Dc salentina; nel 1946 Moro, avversato a Bari dal leader della Dc locale Natale Lojacomo, aveva esplorato il terreno della Dc leccese per scorgervi, con esito negativo, la possibilità di una candidatura alla Costituente nella circoscrizione elettorale salentina. Molti anni dopo, nel 1975, in un’intervista, Antonio Fiocca, uomo di punta della Dc leccese, motivò l’opposizione a Moro nei seguenti termini: “Questo (Aldo Moro, ndr) sta a Bari, vive a Bari; da Lecce, da Maglie, manca dalla tenera età. Voi dovete comprendere che presentando qui una persona estranea potremmo rendergli un cattivo servizio e Aldo Moro non è persona da poter essere bocciata. Il collegio non era sicuro: non si conoscevano gli umori della popolazione… Mettere una persona sconosciuta poteva essere pericoloso, non per il partito, che bene o male avrebbe preso i suoi voti, ma per le preferenze personali che avrebbe potuto avere in misura insufficiente”. Forse, a causa del rifiuto ricevuto, i rapporti tra Moro e il Salento furono pressoché inesistenti per circa vent’anni, fatta eccezione per una breve visita, il 30 aprile del 1956, quando Moro è ministro di Grazia e Giustizia nel primo Governo Segni. Il 16 aprile 1977, Moro torna in provincia di Lecce in occasione del ritiro della “Targa Santa Cesarea Terme”, con la quale l’Azienda autonoma di cura, soggiorno e turismo della località termale lo aveva premiato per il 1976, insieme con il matematico Ennio De Giorgi e l’italianista Raffaele Spongano, con la motivazione di essersi dimostrato “giurista, sempre vigile a non risolvere le norme e le istituzioni in un chiuso formalismo o tecnicismo, ma a riannodarle alle istanze etiche che ne costituiscono il fondamento”. Sarà questa l’ultima visita al suo paese e alla sua terra; esattamente undici mesi dopo, il 16 aprile 1978, Moro viene rapito - uccisi i cinque uomini che lo scortavano - da una banda delle Brigate Rosse e, dopo 55 giorni di prigionia il suo

ALLE SOGLIE DELLA NASCITA DEL PARTITO DEMOCRATICO, QUANDO I CATTOLICI SI CHIEDONO QUALE SIA IL LORO “POSTO”, ASSUME PREGNANZA LA FIGURA DI ALDO MORO, UNO DEI PIÙ GRANDI FAUTORI DELLA MEDIAZIONE TRA FORZE POLITICHE DI DIVERSO ORIENTAMENTO IDEOLOGICO, STRATEGA E TESSITORE DELL’EGEMONIA DEMOCRISTIANA

26 giugno 1965. Aldo Moro nell’aula consiliare del Comune di Maglie

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corpo viene ritrovato, crivellato da colpi di arma da fuoco in una Renault 4, in via Caetani a Roma. “In quei giorni – racconta Giorgio De Giuseppe - ero a Roma, in Senato, per seguire gli sviluppi della drammatica vicenda in cui Moro era coinvolto; nell’aria soffiava il vento della tempesta, appresi la notizia del ritrovamento del suo corpo dal portiere dell’albergo in cui soggiornavo. Mi precipitai in via Caetani, ma non riuscii a giungervi a causa della calca di folla e di automobili che vi si era formata; mi fermai allora in piazza del Gesù, dove c’era la segreteria del partito, salii e trovai il palazzo vuoto. Cominciai allora a girare tra le stanze vuote, dove i telefoni, a decine, squillavano; non sapevo cosa fare e istintivamente mi diressi verso l’ufficio del segretario del partito Zaccagnini, la porta era socchiusa, vidi Zaccagnini con le mani sulla fronte, che gli reggevano la testa, forse piangeva o forse era assorto nella disperazione”. Fino alla morte, Moro fu uno dei più grandi fautori della mediazione tra forze politiche di diverso orientamento ideologico, stratega e tessitore dell’egemonia democristiana. Come presidente del consiglio nazionale Dc dal 1976, si impegnò a salvaguardare l’unità del partito e a guidarlo nella “terza, difficile, fase della vita politica italiana” dichiarando necessaria “l’associazione del partito comunista alla maggioranza” e dando un decisivo contributo al passaggio dal governo della “non sfiducia” a quello di “solidarietà democratica”. Il suo complesso disegno politico crolla con la sua morte, proprio come crollerebbero, ma in realtà non crollano affatto, quelle pietre che formano i soffitti a stella delle case salentine, e che lui, ancora fanciullo era solito fissare per ore nella sua dimora magliese, chiedendosi proprio perché non gli precipitassero addosso, come ci riferisce ancora Giorgio De Giuseppe. Non possono essere dimenticate le parole con cui Moro manifestò il suo sconcerto e il suo rammarico per la posizione assunta dallo Stato e in particolare da coloro i quali egli considerava amici, i cosiddetti “fedelissimi delle ore liete del potere”(come scrisse in una delle sue lettere durante la prigionia) nei confronti della possibilità di trattare con i brigatisti. Proprio un gruppo di “amici di Moro” preparò uno sconcertante documento di misconoscimento: “Il Moro che parla dalla ‘prigione del popolo’ non è il Moro che abbiamo conosciuto”. Il punto fermo in tutta la vicenda fu che lo Stato – quello Stato così debole che l’operato di Moro aveva puntato a rafforzare e che durante la sua prigionia improvvisamente si levò “come torre ferma che non crolla” - non poteva trattare con i terroristi, non poteva in virtù di una “ragione di Stato”, di uno Stato che aveva cancellato lo strazio e l’orrore della pena di morte, ma lasciava morire uno dei suoi uomini più illustri. Nessun astratto concetto e tanto meno una “ragione di Stato” vale la vita di un uomo. È questo un principio valevole in ogni situazione e che se ha trovato attuazione con il giornalista Mastrogiacomo, poteva e doveva trovarla con Aldo Moro.


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// Cultura //Gruppi musicali //Dietro le quinte: Abash

TRA SALENTO, AFRICA E ORIENTE, PER CANTARE DI EMIGRAZIONE, ACCOGLIENZA, PACE, SPERANZA

ABASH - Anna Rita Luceri (voce) Maurilio Gigante (basso elettrico, voce, testi) Daniele Stefano (chitarre) Paolo Colazzo (batteria) Luciano Toma (piano e tastiere) Luciano Treggiari (percussioni, flauto, theremin) (sito www.abash.it)

ABASH, A TUTTO ETNOROCK

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di Flavia Serravezza

ungo il sentiero che porta al nido degli Abash, un piccolo garage vestito da sala prove, a Castrì. Qui Annarita (voce) e Maurilio (basso e voce), coppia artistica e nella vita, custodiscono il cuore pulsante del gruppo. In questo laboratorio etno-rock hanno prodotto gli ultimi due capolavori, Spine e Malelingue (Raitrade, 2004) e Madri senza terra (Il Manifesto, 2007). Eppure il loro sodalizio musicale, con piccoli cambiamenti e una naturale evoluzione di stile, dura da quasi dieci anni. La mia presenza sembra interrompere l’equilibrio di una famiglia: Paolo, capelli neri raccolti in una coda lunghissima, musicista di professione, è già dietro la sua batteria e Daniele sta per imbracciare la sua Ibanez giallo-evidenziatore mentre Luciano T., appena uscito dal suo studio di consulenza, è alle prese con le tastiere. Presto, alle spalle del percussionista Luciano, compare la coda nera di Maurilio e infine Annarita, tratti mediterranei e occhi scuri e stanchi di mamma. Iniziano le prove e di fronte a me si rivela tutta l’energia degli “Abash”, un nome che è già un suono, di origine araba, rimasto nei dialetti dell’Italia meridionale (“abasciu” vuol dire “giù”), che spiega anche le influenze musicali del gruppo: ritmi tribali della vicina Africa (Figli del mare/unica sorte/ stendo la mano e ti tocco Africa/mediterranea, da Salentu e Africa), suadenti melodie orientali e una rivisitazione originale e unica della pizzica, attraversano l’anima rock-progressive di cui gli Abash possono ritenersi unici interpreti. Morbida e vibrante la voce di Annarita domina le note di Niuri te core, brano tratto dall’ultimo cd. Seduta su una sedia impagliata, riesce a tra-

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smettere con piccole movenze la teatralità mai eccessiva delle sue interpretazioni, mentre istintivamente si accarezza la pancia quando i vocalizzi la chiamano ad uno sforzo più intenso. “Sarà perché siamo in due a cantare” mi risponde quando le chiedo da dove prende la sua voce. Il pezzo trainante dell’ultimo disco, Madri, è certamente il risultato della seconda maternità di Annarita (Son sempre madri/dietro alla lotta/E ancora madri/a dar la rotta/al sole, nel sole). Essenza, radice, forza, rifugio, consolazione: sono queste le madri che cantano “l’inno di guerra al mondo” nel testo composto da papà Maurilio. Le prove continuano, tra battute, risate e decisioni da prendere per fare la scaletta del prossimo concerto. Luciano (percussioni) alterna il tacco d’Italia

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al suo darbuka, su cui è impresso l’angelo stilizzato simbolo del gruppo, il flauto con cui fa rivivere la dolcezza delle atmosfere balcaniche. C’è lo spirito delle band rock anni ’70 in questa cantina, quello che fa restare uniti i gruppi per anni e anni, trasformandoli in un motore musicale inarrestabile. Emigrazione, accoglienza, pace, speranza sono i temi che attraversano gli Abash fin dal loro esordio con Salentu e Africa nel 2000. I loro brani non offrono soluzioni ma indicano un percorso. “La nostra musica – mi spiega Maurilio - trae ispirazione dal Mediterraneo, dai suoni e dai colori del Sud. Cento anni fa il russo Korsakov scrisse il poema sinfonico ‘Sheherazade’ ispirato alle Mille e una notte, immaginando quei suoni e colori. Io, il mediterraneo e il suo oriente lo sento qui tra noi, nella mia nascosta negritudine: quella di Napoli e dei suoi vicoli, e di Palermo, della Sicilia e della sua storia bruciata dal sole arabo, di quelle pietre bianche salentine e calabresi, di quel canto stridulo che ho sentito non dalle pizzicate ma dai riti di questi giorni cristiani, oscuri e, Dio mi perdoni, magici. Poi, come tutto questo con gli Abash sia diventato rock è un mistero o una fortuna”. È quasi mezzanotte, le prove finiscono e si va tutti di sopra, dove Annarita prepara pasta al tonno per tutti e restiamo a discutere, di musica e testi, di concerti e della vita che li accompagna, fino a tardi. “Ci divertiamo insieme dal 1998 – mi ribadiscono gli Abash - anche se è riduttivo dire che si tratta solamente di divertimento. Fare musica non può essere una forzatura, deve venire naturale”.


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//Paese che vai //Lecce e dintorni l Salento di domani, come lo immaginano gli industriali, deve aver raggiunto quattro obiettivi: il rafforzamento delle condizioni di contesto; il riposizionamento strategico-competitivo del sistema produttivo; l’attenzione all’ambiente e alla promozione di uno sviluppo sostenibile; la crescita dell’attrattività del territorio. Ma il domani è già vicino, se si pensa che il territorio salentino deve tagliare questi traguardi entro il 2013. Il dialogo che Confindustria Lecce ha intrapreso con impresa, cultura, sindacato, istituzioni serve infatti a sfruttare al meglio le opportunità che si aprono con l’avvio da parte della Unione europea del nuovo corso dei Fondi strutturali 2007-2013.

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1926-2006. La medaglia commemorativa degli 80 anni di Confindustria realizzata dall’artista Mimmo Paladino

ANTICIPARE IL FUTURO. LA RICETTA DI CONFINDUSTRIA n quest’ottica Confindustria ha elaborato la propria idea di futuro, guardando non al Salento, ma al “grande Salento”, che riunisce sotto un unico tetto le province di Lecce, Taranto e Brindisi. Le ha esposte ufficialmente, per bocca di Piero Montinari, presidente dell’associazione salentina, in occasione dell’assemblea annuale pubblica degli iscritti, che si è tenuta lo scorso 15 giugno a palazzo dei Celestini. Qui i festeggiamenti in onore degli 80 anni di Confindustria hanno raggiunto il culmine con la tavola rotonda moderata da Roberto Napoletano, direttore del “Messaggero”, alla quale ha preso parte anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria nazionale, cui sono spettate le conclusioni e la premiazione delle circa 60 aziende iscritte all’associazione salentina da più di 25 anni.

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LE QUATTRO MOSSE SUGGERITE DAGLI INDUSTRIALI DELLA PROVINCIA DI LECCE PER CREARE IL SALENTO DI DOMANI Luca Cordero di Montezemolo (sx) e Piero Montinari (Ph: Walter Giancane)

LE STRATEGIE Le proposte di Montinari muovono dalla considerazione della penisola salentina quale “porta per l’Oriente” e puntano alla creazione di un sistema integrato ed intermodale di trasporto merci e passeggeri al servizio di imprese e cittadini, tenendo presente che, come spiega Antonio Corvino, direttore di Confindustria Lecce, per “anticipare il futuro”, gli imprenditori salentini guardano soprattutto al sistema dei trasporti e agli investimenti in ricerca e innovazione. Il cuore della proposta di Confindustria è l’idea di “distripark”, ovvero del Salento non più come luogo di transito ma piattaforma logistica di un flusso internazionale di scambio delle merci verso l’Europa e dei grandi corridoi di trasporto da e per i mercati asiatici, americani, mediterranei, e per le merci che corrono lungo le autostrade del mare, jonica, adriatica e tirrenica. La capacità di intercettare tali traffici dipende, secondo gli industriali, dalla creazione di centri di distribuzione in grado di attirare merci (come quelle asiatiche) che richiedono una rifinitura finale qualificata. E’ dunque necessario rafforzare le infrastrutture. Quanto alle città, è intento di Confindustria individuare un Accordo di programma quadro sulle aree urbane del Salento, che favorisca il recupero urbanistico, economico e sociale delle

HA CHIAMATO A RACCOLTA IL MONDO DELL’IMPRESA, DELLA CULTURA, DEL SINDACATO, DELLE ISTITUZIONI PER DISEGNARE INSIEME GLI SCENARI DI SVILUPPO DEL “GRANDE SALENTO”. CONFINDUSTRIA COMPIE 80 ANNI E STUDIA LE OPPORTUNITÀ DEI FONDI STRUTTURALI EUROPEI 2007-2013 il tacco d’Italia

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città minori e delle periferie dei centri di media dimensione. Altro punto strategico del programma di Confindustria Lecce è la promozione dell’innovazione dei comparti maturi verso segmenti di prodotto e mercato a maggiore valore aggiunto. Gli industriali pensano a nuovi aiuti alle imprese, che sfruttino un sistema di incentivi diverso rispetto al passato (legge 488/92), che riduca i costi industriali: a questo fine propongono di ridurre la fase di pubblicazione dei bandi ricorrendo allo strumento degli avvisi a sportello aperti in uno stesso periodo di ciascun anno; di andare incontro alle esigenze della pmi, ricorrendo a criteri di selezione basati sulle prospettive di crescita e di consolidamento delle imprese; di riformare il “de minimis” passando dal tetto di 100mila euro a quello di 500mila (questo permetterebbe l’accesso anche alle pmi e non solo a quelle con struttura artigiana); di dare avvio, soprattutto, ad una programmazione che ricorra a pratiche di valutazione negoziali e concertate che permettano al territorio di organizzarsi in “sistema”.

Chiostro gremito. La folta platea che ha assistito alla cerimonia del 15 giugno (Ph: Piero Maraca


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//Paese che vai //Casarano e dintorni a due vite stroncate nascerà la possibilità di avere una vita nuova per tante bambine e bambini salentini. Sarà infatti inaugurata il 21 luglio prossimo la struttura di accoglienza per minori realizzata dalla “Fondazione onlus Daniela e Paola”. Per quella data, vicina al secondo anniversario della strage di Sharm-el-Sheik (23 luglio 2005) dove morirono le sorelle Bastianutti, sarà quasi del tutto completata la ristrutturazione dell’ex lazzaretto, lo storico immobile adiacente alla chiesa di Santa Maria della Croce (detta “di Casaranello”). Per l’inizio vero e proprio dell’attività della casa di accoglienza, però, bisognerà aspettare il mese di settembre con l’inizio dell’anno scolastico. In quel periodo, infatti, il Tribunale per i Minorenni di Lecce assegnerà alla struttura i ragazzi da accogliere.

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CLAUDIO BASTIANUTTI: “LA CASA DI ACCOGLIENZA È DI TUTTI, DAL PIÙ SEMPLICE DEI CITTADINI AL PIÙ GRANDE IMPRENDITORE. TUTTI POSSONO CONTRIBUIRE ALLA SUA REALIZZAZIONE”

DANIELA E PAOLA: UNA FAMIGLIA GRANDE QUANTO LA CITTÀ di Enzo Schiavano

Ieri lazzaretto oggi casa di accoglienza per minori. Sarà inaugurata il 21 luglio la struttura realizzata dalla Fondazione Onlus Daniela e Paola

TAGLIERÀ IL NASTRO IL 21 LUGLIO PROSSIMO. LA FONDAZIONE NATA PER ESSERE “APERTA” SUL MONDO rima dell’attivazione il Consiglio di Amministrazione della Fondazione dovrà scegliere il personale specializzato che dovrà gestire i dieci ragazzi ospiti della struttura. Dal mese di aprile, da quando si sono aperte le selezioni con la richiesta dei curricula agli interessati, sono giunte ben 260 domande. Per far funzionare a dovere la casa-famiglia servono seisette educatori, non volontari, laureati in Scienze dell’Educazione, in Pedagogia o in facoltà equipollenti (diploma di laurea triennale nei vari indirizzi di Scienze dell’Educazione) e dovranno coprire tre turni lavorativi. I requisiti minimi richiesti dalla recente normativa regionale indicano un’unità lavorativa ogni due ragazzi. I curricula saranno valutati da una commissione esaminatrice, già nominata dal CdA della onlus, poco prima dell’inizio dell’anno scolastico. “Questa sarà una struttura aperta – spiega Claudio Bastianutti – che vuole diventare un

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punto di riferimento non solo per Casarano e i dintorni, ma per tutta la Provincia. Pensiamo ad un laboratorio di studio sul disagio infantile, ma non è escluso che potremmo utilizzare la struttura anche come spazio culturale”. Intanto, i lavori di ristrutturazione dell’ex lazzaretto continuano incessantemente. Come spesso succede in casi simili, le risorse a disposizione all’apertura del cantiere non sono risultate sufficienti per eseguire tutte le opere programmate. Il locale distinto dal resto dell’ex lazzaretto infatti, sarà sistemato solo in un secondo momento. Sarà messo a posto invece il bellissimo giardino retrostante l’immobile e la chiesa di S. Maria della Croce. Per completare il resto dell’area servono altri soldi e, soprattutto, servono fondi per mantenere la Fondazione in attività. “La casa di accoglienza è di tutti – spiega Bastianutti – dal più semplice dei cittadini al più grande imprenditore. Tutti possono contribuire il tacco d’Italia

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alla sua realizzazione. Il nostro appello va, in particolare, a quegli imprenditori e a quei cittadini che hanno la sensibilità e la volontà di contribuire alla crescita del nostro progetto. Crediamo che nel giro di un anno si possa completare, speriamo grazie all’aiuto di tutti”. E veniamo al contributo delle Istituzioni: il Comune di Casarano, oltre a donare l’immobile (dettaglio non trascurabile), ha inserito la casafamiglia nel Piano Sociale di Zona e ha previsto fondi per 20mila euro (una tantum) nel bilancio 2007. La Provincia non ha deliberato contributi, ma ha garantito l’acquisto di una parte consistente degli elementi per arredare la casa di accoglienza (si parla di un impegno di 90mila euro). La Regione Puglia, invece, mentre scriviamo, si è impegnata nel patrocinio di un cd musicale, realizzato da Vito Marinelli, i cui proventi saranno devoluti alla Fondazione. “Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, ci è


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stato molto vicino – tiene a puntualizzare Bastianutti – non solo come persona, ma anche come presidente, aiutandoci a superare molti problemi burocratici”. La struttura è stata inserita nel Piano Sociale di Zona in via sperimentale, anche per avere un rapporto di collaborazione e di concertazione con le pubbliche amministrazioni, con la speranza, espressa dai suoi responsabili e sostenitori, che diventi un modello di organizzazione per altre realtà della Provincia, ispirandosi alla nuova concezione, prevista dalle normative nazionali e regionali, che prevedono il coinvolgimento, per quanto possibile, delle famiglie di provenienza dei minori. Spiega ancora Bastianutti: “Si è voluto realizzare una struttura non ai margini della città, ma all’interno dell’abitato, in uno spazio visibile a tutti, tra la chiesa di Casaranello e l’Istituto Comprensivo Polo 4 immaginando una sorta di interscambio culturale anche e soprattutto con le scuole, che a nostro avviso hanno un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione e nell’educazione delle nuove generazioni a queste problematiche”.

LA FONDAZIONE IN CIFRE Ad oggi sono stati spesi circa 300mila euro (messi a disposizione dalla famiglia Bastianutti). Sono stati donati 60mila euro (ancora non spesi). Perché la struttura sia completata sono necessari 90mila euro per gli arredi (la Provincia di Lecce si è impegnata a coprire questi costi); 80mila euro per recuperare un’altra ala dell’immobile e circa per 40mila euro per rendere agibile il giardino retrostante. A regime per la gestione della casa-famiglia di dieci bambini serviranno 35mila euro al mese. Per donazioni: C/C 2006 Banca popolare pugliese, intestato a Fondazione Daniela e Paola.

LO STATUTO La “Fondazione onlus Daniela e Paola” si è costituita l’8 maggio 2006 a Casarano presso il notaio Rosario Pallara per volere di Claudio Bastianutti e Laura Pizzileo, genitori delle due ragazze vittime innocenti degli attentati terroristici del 25 luglio 2005 a Sharm-el-Sheik (Egitto). “La Fondazione non ha scopo di lucro – recita l’articolo 2 dello Statuto - e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale. La Fondazione, infatti, si propone di promuovere la costituzione di un patrimonio destinato al finanziamento di attività di assistenza sociale a sostegno di minori in condizioni di svantaggio fisico, psichico, economico, sociale o familiare, sino al raggiungimento dell’età prevista dalla scuola dell’obbligo. (…) Per il perseguimento del proprio scopo, la Fondazione si propone di realizzare una Casa Famiglia, in cui accogliere i minori in condizioni di disagio, assicurando ad essi un clima domestico e di accoglienza”. E’ amministrata da un Consiglio di Amministrazione che è attualmente composto da Claudio Bastianutti (presidente), Laura Pizzileo, Vincenzo Antonio Marrella, Stefano Mastrobisi, Maria Cristina Faggiano e don Nicola Rocca.

//Paese che vai //Casarano e dintorni / Ugento

UN “COLOSSO” DI MUSEO 794 REPERTI, FINORA GELOSAMENTE CUSTODITI DAI PROPRIETARI, OGGI SI OFFRONO A VISITATORI E STUDIOSI Colosso. Lo stemma civico del casato

di Antonio Lupo

na preziosa opportunità per poter ammirare interessanti testimonianze della cultura salentina, dai manufatti appartenenti alla civiltà dei Messapi alle monete di origine bizantina fino alle armature di età moderna, viene offerta al pubblico con l’esposizione della prestigiosa collezione archeologica “Adolfo Colosso” nelle scuderie dell’omonimo palazzo, in via Messapica n.28. L’ottocentesca raccolta di “cimeli”, ricca di reperti non contestualizzati e finora gelosamente custodita dagli eredi Colosso, rimane fruibile per tutti i giorni dei prossimi mesi estivi, grazie ad un protocollo d’intesa fra Comune, Provincia e Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Soprintendenza Archeologica della Puglia). I 794 oggetti dal fascino antico, ci danno un’idea di quello che è stato il patrimonio archeologico dei nostri antenati, dal VI sec.a.C. in poi, in un diacronico spaccato storico-sociale. Attraverso un campionario di forme fittili funzionali agli usi della vita quotidiana o al culto, è così possibile ricostruire il mondo autoctono dei Messapi: le caratteristiche trozzelle o i piatti a vernice bruno-rossiccia, il vasellame di carattere votivo decorato secondo lo stile miniaturistico di Gnathia (Egnazia), nonché i fervidi contatti con la cultura greca, come attesta la ceramica attica di importazione.

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Oltre all’abbondante suppellettile in terracotta, le lucerne e le epigrafi, come le 300 monete, attestano la continuità delle diverse tradizioni che si sono succedute, ellenistica, italica, e romana, senza escludere quella bizantina. Non mancano sculture di elegante fattura o capitelli dal tipico motivo a rosette, come quello a sostegno della famosa statua bronzea di Zeus, a riprova della straordinaria importanza storico-culturale della gloriosa Ozan-Ugento. Tutto questi ritrovamenti erano stati documentati nei dettagli e descritti da Cosimo De Giorgi nella sua visita a Palazzo Colosso anteriore alla pubblicazione dei suoi bozzetti di viaggio (1888); per una felice combinazione sinergica, oggi ritornano a vivere sotto i nostri occhi.

Alcuni dei reperti conservati nel museo


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//Paese che vai //Galatina e dintorni

NON CHIAMATELO

“BAROCCO MINORE” NEL 600, DIMORA DI FRATI CARMELITANI. DISTRUTTA DAL MALTEMPO, POI RIEDIFICATA NEL 1724, LA CHIESA DELLA MADONNA DEL CARMINE TORNA A MOSTRARSI A CITTADINI E TURISTI DOPO UN RESTAURO DI SEI MESI

uando gli chiedi di accompagnarti all’interno della chiesa e di spiegarti perché è così speciale per i galatinesi, i suoi occhi si illuminano. E lui, Luigi Rossetti, priore della chiesa della Luigi Rossetti Madonna del Carmine, accetta volentieri l’invito. Ti fa strada lungo la navata e ti indica i dettagli a cui prestare attenzione con l’orgoglio di chi mostra un tesoro prezioso. Come tutti gli abitanti di Galatina, e forse in modo un po’ speciale rispetto ad essi, Rossetti ha atteso con ansia la fine dei lavori di restauro che hanno riguardato l’edificio sacro. Intanto perché è a capo della Confraternita del Carmine, quella che si occupa in maniera particolare della chiesa; poi perché ne conosce a fondo la storia e quindi, meglio di molti altri, riesce ad apprezzarne il valore. Dopo sette mesi di interventi, infatti, la chiesa che sorge nel cuore della città è finalmente pronta a ripresentarsi agli occhi di cittadini e turisti. Giusto in tempo per il 16 luglio, il giorno della festa in onore della Madonna del Carmine.

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PROVINCIA E CEI Gli interventi di restauro (progettista Giuseppe Greco, di Galatina) sono stati finanziati in parte dalla Provincia con fondi destinati al recupero del barocco minore (600mila euro), in parte della Cei, la Conferenza episcopale (300mila euro) e sono stati eseguiti dalla Marullo costruzioni Spa di Calimera. All’interno della chiesa hanno riguardato, oltre al consolidamento generale, soprattutto il soffitto (sostituzione di quasi tutte la capriate danneggiate dai tarli) e la sacrestia; all’esterno, la pulitura della facciata e delle pareti laterali in pietra leccese, il recupero del campanile, lo spostamento di un albero di palma che cresceva a ridosso dell’entrata e che, oltre a danneggiarla, ne

di Margherita Tomacelli

DI RESTAURO IN RESTAURO I galatinesi sono molto devoti alla Madonna del Carmine e, nonostante non sia la chiesa Madre, sono molto attaccati a questa chiesa. Il recente recupero di cui è stata oggetto non é stato l’unico intervento nella storia della struttura. Circa 20 anni fa è stato restaurato l’altare centrale barocco, che ha ritrovato la policromia; le parti colorate erano infatti state totalmente coperte da calce, si dice durante la pestilenza, per questioni igieniche (ciò è avvenuto anche nella chiesa della Madonna dell’Addolorata dove pure è in corso un restauro). Nel 1990 è stato restaurato anche il pavimento della chiesa. Questo era inizialmente alla veneziana, ma durante un affrettato intervento di recupero era stato sostituito con mattoni comuni da abitazione; il restauro degli anni ’90 ha ridato il giusto valore alla navata. Già in quell’occasione, Maria Prato, curatrice del restauro, aveva messo in evidenza “devastanti infiltrazioni di umidità” e le diceva causate da “scellerato intervento umano”, spiegando che “nel momento in cui si è divelta l’antica pavimentazione (sostituita e non restaurata) si è pensato bene di riempire lo spazio con terriccio e materiale di risulta creando una massa che non solo impedisce la circolazione dell’aria, ma funziona da spugna”. L’intervento di consolidamento statico della chiesa che è stato appena ultimato si è reso necessario, dunque, anche a causa dei maldestri restauri delle epoche scorse.

impediva una corretta fruizione, ed ancora un consolidamento statico.

IN ORIGINE ERANO I CARMELITANI La chiesa della Madonna del Carmine ha natura conventuale. La abitavano i frati carmelitani, inizialmente solo tre, presenti a Galatina da metà Seicento. Arrivati in città i religiosi si adattarono in locali di fortuna. Dove oggi sorge la chiesa, vi era una cappella dedicata alla Madonna del muro (di lì passavano le antiche mura di Galatina). Risale probabilmente a quella antica cappella un’unica immagine affrescata della Madonna, in forme bizantineggianti di epoca medievale, ancora visibile sulla sinistra dell’ingresso. Col tempo, i frati costruirono un piccolo convento ed una chiesa che però venne danneggiata da condizioni climatiche sfavorevoli e poi riedificata nel 1724. Questa data è ancora oggi riportata sulla facciata dell’attuale struttura.


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//Paese che vai //Gallipoli e dintorni he piaccia oppure no, è lui il nuovo simbolo di Gallipoli. Ora che, come ha detto l’ex sindaco Vincenzo Barba, “sgorga poeticamente dalle acque del Rivellino”, il monumento al riccio, realizzato dall’artista Enrico Muscetra, originario di Alezio, ha finalmente trovato pace. Dal pilastro in cemento armato su cui era stato collocato nel 2002, alla fine del principale Corso Roma, lu rizzu o la rizzara si adagia ora (dal 26 febbraio di quest’anno) su un gruppo di scogli ai piedi del centralissimo

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Rivellino, nel mare piccinnu solcato dal ponte seicentesco che porta nella città vecchia. Da lì, entra negli obiettivi di tanti turisti alla caccia della più bella “cartolina da Gallipoli”. Nonostante abbia trovato una più naturale collocazione, continua a suscitare critiche, è il caso di dire, pungenti. Eppure se ne resta immobile, a specchiarsi nell’acqua, con le sue dure spine e un guscio rotto pieno di polpa rossastra, un po’ naufrago in mezzo al mare. A fargli compagnia, i gabbiani che tra i suoi aculei

trovano spesso riposo. C’è chi si chiede se il monumento a questo gustoso abitante dei fondali marini sia stato ispirato e realizzato con arcani e profondi significati, chi si limita a dire è bello o brutto. A parte il giudizio di gusto sulla scultura, è indiscutibile il fatto che quel “riccio fuor d’acqua” intende valorizzare l’anima e la cultura gallipolina, perché raramente si passa dalla Città bella senza aver assaggiato almeno uno di questi prelibati frutti di mare. di Flavia Serravezza

IL NUOVO SIMBOLO DELLA CITTÀ HA TROVATO CASA SI’ AL RICCIO, MA NEL POSTO GIUSTO

L’opinione di Luigi Giungato, direttore della rivista culturale Anxa news “Poggiato su un piccolo e degradato cumulo di pietre, nel mare piccinnu, il monumento al riccio resta confuso e non può essere ammirato. Da anni sollecitiamo una idonea esposizione all’opera d’arte. Abbiamo suggerito la collocazione all’inizio del ponte, sul lato sinistro, su una base ampia e significativa, proporzionata al manufatto, per poterlo ammirare da tutti i lati. Ora il riccio rischia di essere coperto dall’alta marea o di essere esposto ad incidenti causati dalle imbarcazioni che vi transitano accanto, nel ristretto specchio di mare troppo vicino allo scalo. Solo un concorso di idee o un incontro pubblico, aperto alla cittadinanza, nella sala consiliare, potrebbe dare risposte più coerenti ai tanti interrogativi che sono emersi in merito alla più adeguata sistemazione da dare alla scultura del maestro Muscetra. Noi gallipolini

siamo rimasti estranei ad una scelta così significativa per l’arredo urbano della nostra città. Il Consiglio comunale non ha trattato l’argomento. Gli ex-amministratori hanno delegato all’Osservatorio Tekne ed all’illustre critico, assente, Vittorio Sgarbi la decisione. Il risultato è stata l’attuale molto discutibile e brutta collocazione che non riscuote l’approvazione generale. Questo è il clima culturale che si vive, in questo periodo, nella nostra Città-Bella”.

I GALLIPOLINI L’HANNO RIBATTEZZATO RIZZARA, IN TONO CINICO ED IRONICO: È IL RICCIO NON COMMESTIBILE, PESCATO IN GRAN QUANTITÀ DAI “PIVELLI” Il monumento al riccio è un’opera di Enrico Muscetra, maestro d’arte originario di Alezio (attualmente vive in Polonia). Realizzata nel 2001 e finanziata interamente con il ricavato dell’incasso di un concerto di Goran Bregovic a Gallipoli, l’opera è stata oggetto di critiche e apprezzamenti di vari artisti e scrittori tra cui Vincenzo Consolo, Sandro Chia, Vittorio Sgarbi, Edoardo Winspeare, Gino Pisanò.

“Greatings from riccio di Gallipoli”- le nuove cartoline di Gallipoli non potranno non immortalare il riccio più fotografato del Salento

NO AL RICCIO. E LO DICO IN POESIA L’opera è stata ribattezzata dai gallipolini, “Rizzara” parola dialettale indicante il maschio del riccio che, non contenendo le prelibate uova, viene considerato uno scarto. La collocazione originaria del monumento suscitò molte proteste da parte degli abitanti della Città bella, culminate nella poesie satirica in dialetto scritta da Valfredo De Matteis, pubblicata sul numero di marzo del 2003 di Anxa news. LU RIZZU PPOPPATIEDDHU Roma tene tanti monumenti Fatti te l’artisti chiu valenti; ma nde manca quiddhu “allu rizzu”: ttrorà ca nde lu face lu “Pastizzu”! Caddhipuli, puru crossu e beddhu, tene lu rizzu sou, ma “ppoppatiedhhu”: nde l’ha donatu ‘nu scultore picciuttaru, ca era meju ci era fattu lu rizzaru Alla storia è passatu lu Leopizzi comu “commissariu te li rizzi”: all’Italia ha tatu a ‘nu mumentu forse lu chiù crande monumento! Approvau lu rizzu ppoppatieddhu! Te bersagliere pare ‘nu cappieddhu O te quercia l’occhiu smaculatu O te vecchia lu curciu rrapatu! Ci ‘zzacca ‘stu rizzu Titu Schipa all’Alizza lu porta ripa ripa

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e, cantando allu sonu te la cetra, nde punge lu culu allu Muscetra! Le spine stane tutte te ‘nu latu, ‘mpizzate sia ca su’ ‘nu culunnatu, e lu culu te rizzara è tuttu lisciu: pacava ‘nu milliardu cu lu pisciu! Lu rizzu ppoppatieddhu stae puggiatu Su ‘na colonna te cimentu armatu, ca surge, nu de l’erba curaddhina, ma te la terra russa e aletina! Li scoji, lisci, nu benene te mare, ma te campagna li ficiara ‘rrivare; mancu ci te ‘cciti trovi na pateddha: nc’ete sulu facci chianticeddha! Se spendene milioni a centenare, pe’fare, none rizzi, ma rizzare: perciò Caddhipuli se stizza e ‘ole comu simbulu la “pizza”! Valfredo De Matteis


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//Paese che vai //Maglie e dintorni

GUAPPO MAGLIESE. CHIAMATELO TRENDSETTER SALENTINO di Maria Giovanna Sergi

CHE COSA INDOSSARE, MANGIARE, BERE, LEGGERE. L’ABC DELLE TENDENZE ESTIVE, PRENDENDO COME ESEMPIO CHI LE TENDENZE LE CREA: IL “GUAPPO” MAGLIESE

SVEGLIARSI PRESTO È OUT. ALMENO QUANTO SVEGLIARSI TARDI. PERCHÉ BISOGNA AVERE IL TEMPO DI SORSEGGIARE UN ESPRESSINO FREDDO AL BAR, LEGGERE IN SPIAGGIA PROTETTI DA OCCHIALI A MASCHERINA E POI LANCIARSI NELL’ESTATE SALENTINA. ELEGANTI. ELEGANTISSIMI. E ASSOLUTAMENTE GRIFFATI

’è modo e modo di seguire la moda. Adattare a sé ciò che impazza sulle riviste; oppure applicare con scrupolo i dettami che i guru delle passerelle hanno inciso col fuoco nella lista dei must, quella del “ciò che bisogna obbligatoriamente fare per essere trendy”. Ma esiste anche una terza via. Per pochi. Perché c’è chi la nuova tendenza ce l’ha nel sangue, quello per cui seguire le mode, ed anzi inventarne di nuove, è un gioco da ragazzi. E’ il trendsetter, colui che le mode le crea e le anticipa. In Salento è il magliese. Vero esperto dell’ultimo grido. Ecco perché dall’intera provincia si riversano a Maglie i cultori dell’essere di tendenza. Ecco perché abbiamo scelto Maglie per metterci al passo con le novità dell’estate. Ciò che non possiamo non indossare, non leggere, non bere, non mangiare se vogliamo sentirci veramente alla moda.

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ESPRESSINO SÌ, MA FREDDO. COME UNA CAIPIROSKA

NOCCIOLA CLASSIC Luisa Borgia, Gelateria L&G. Ma il magliese non si concede le novità se non ci crede veramente. E infatti il gusto di gelato più consumato in territorio di Maglie è la nocciola. Elegante, semplice e raffinata. Non troppo azzardata, né troppo dolce, né troppo chiacchierata. E’ avanti chi resta indietro e sceglie per le proprie papille gustative il piacere classico della tradizione.

Claudio Provenzano (sx) e Masismo Greco, Caffé della Libertà. E’ out svegliarsi presto. Il magliese doc riposa fino a che non si sente perfettamente ritemprato. E’ out anche dormire fino a tardi: il magliese non fa colazione a casa. Ma al tavolino di un bar del centro, mentre su un quotidiano si aggiorna su ciò che accade attorno a lui. La “tazzina” più bevuta è l’espressino. Ma che sia freddo. Il giorno prima, nello stesso bar, ha gustato il bicchiere “più bevuto” nei pre-serata (la fascia d’orario che va dalle 22.30 alle 24 circa, detta anche pre-disco): la caipiroska. Massimo Greco, del Bar Libertà, la prepara così: vodka secca, lime, zucchero di canna e ghiaccio tritato che, se dappertutto si chiama ghiaccio tritato, a Maglie si chiama ghiaccio pilè.

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VOGLIA DI MARE

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Luigi Colucci, Colucci abbigliamento. C’è chi lo chiama volgarmente abbigliamento sportivo. A Maglie si chiama sport wear. Significa sentirsi lo sport nel sangue. E allora, via con le righe. Più larghe, più strette, più sfrontate dai colori più accesi, più classiche dai toni più tradizionali. I magliesi acquistano soprattutto Fred Perry e Gant, perché “vogliono la qualità”.


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MASCHERINA CONTRO IL SOLE

PIÙ LEGGERI IN SPIAGGIA

Claudio Cillo, Ottica Cillo. Aste avvolgibili attorno ad un bottone in resina griffato. E lenti a mascherina che coprono gli occhi e non solo (praticamente l’intero viso). E’ questa l’ultima tendenza in tema di occhiali da sole. Il modello più acquistato in territorio magliese è firmato Dior, per lui e per lei. E per chi non voglia passare inosservato.

LOLITA RETRÒ

Gerardo Pellegrino, Libreria Europa. Dopo essersi munito dell’ultima scoperta contro i raggi Uva il magliese può dedicarsi alle letture estive, tendenzialmente più leggere di quelle invernali. I libri più acquistati sono “La pista di sabbia”, ultima fatica nuova nuova di stampa di Andrea Camilleri e “La strega di Portobello” di Paolo Coelho.

ELEGANZA A SPILLO La donna giovane rispolvera fantasie anni ’70-’80 e toni caldi. Ed usa molto il rosso, che d’estate fa molto passion fruit. Indossa pantaloni a gamba stretta o “pinocchietti” che mettono in risalto le forme. Ma nell’armadio di chi voglia essere al passo coi tempi non può mancare l’abitino in jersey, del tipo delicatezza e sguardo ingenuo, degno di una Lolita versione estiva.

ROSA CONFETTO Dopo il sole, la luna. Per le serate estive, sono trendy i toni del glicine: il/la magliese indossa con nonchalance tutte le sfumature dal rosa all’arancio al celeste. Il macho anni ’90 è passato di moda ed anche l’uomo porta, con charme, colori tradizionalmente femminili. Tornano, anche per gli ultraclassici, pantaloni a vita bassa e giacca a due bottoni, un tempo riservati all’uomo giovane. Ma chi non vuole sbagliare, scelga il nero: è elegante, raffinato e camuffa i chili di troppo.

PURCHÉ SIA GRIFFATO Passeggiare per le strade di Maglie, va bene. Ma solo con ai piedi l’ultima moda. Quest’estate vanno i tacchi a spillo; altissimi e sottili. Nei preziosi toni oro, argento e bronzo. A scarpe lussuose si abbinano grandi borse comode e capienti ed elegantissime.

La donna più avanti negli anni sceglie la griffe. Le preferite sono Blumarine e Prada, con le loro linee classiche e sempre sobrie. Le signore magliesi si rifanno alle fantasie anni ’50 e ’60 e riscoprono gli accessori. Grandi, vistosi e super-eleganti. Come le borse che assumono le dimensioni di valige da passeggio. Per l’uomo Candido sceglie un ritorno al blu, ma resistono il verde, il marrone e il classico-elegante nero.


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//Paese che vai //Nardò e dintorni

IL SEGRETO DI VAGLIO: UNA POLITICA NON SOLO ROMANTICA

di Flavia Serravezza

DALL’AMBIENTE AI SERVIZI TURISTICI ALLA LOTTA ALL’ABUSIVISMO. COSÌ VAGLIO SI RICONFERMA PER LA TERZA VOLTA E tre. Battezzato sindaco della città di Nardò per la prima volta nel 1994, poi di nuovo nel 2002, Antonio Vaglio si è visto riconfermare il mandato anche alle ultime elezioni amministrative 2007, come candidato del centrosinistra, dopo aver vinto la sfida al ballottaggio con Gregorio Dell’Anna, candidato della Casa delle Libertà. Non c’è stato il testa a testa che tutti si aspettavano: lo hanno scelto in 10.006, il 53,49 per cento dei votanti. Il suo avversario è rimasto a quota 8.701 preferenze, ottenendo il 46,51 per cento dei consensi. Si rinnova la sfida e si rinnovano gli impegni nei confronti della città e dei cittadini. Quali sono le urgenze? “Innanzitutto cercheremo di portare a termine tutti i progetti che erano già stati avviati durante il mio precedente mandato, sia quelli che riguardano le marine, sia quelli che interessano il centro storico di Nardò. L’intera amministrazione, poi, si metterà subito al lavoro per cercare di gestire al meglio il fenomeno estate, che quest’anno ci vedrà particolarmente impegnati, soprattutto dopo la conquista delle cinque vele di Legambiente, che ci portano a puntare molto sul turismo”. Le cinque vele comportano maggiori responsabilità, soprattutto sul fronte del turismo e dei servizi. Quali? “Certamente. Siamo contentissimi del riconoscimento che ci è stato assegnato da Legambiente, che è frutto di tanti anni di impegno su diversi fronti e rappresenta un’importante occasione per presentare la nostra città all’Italia intera. Come Comune ci siamo distinti per la lotta all’abusivismo edilizio, possediamo uno dei pochi depuratori funzionanti in Puglia e abbiamo contribuito a realizzare il parco regionale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, uno dei gioielli naturalistici, paesaggistici e archeologici del Salento. Inoltre abbiamo chiesto l’ampliamento dell’area marina protetta di Porto Cesareo: insomma, non è solo per il mare pulito che abbiamo ricevuto queste importantissi-

me cinque vele. Da sempre, come amministrazione, abbiamo messo in atto una politica non solo romantica, ma attenta a 360 gradi al territorio di nostra competenza”. Che cosa farete per contenere l’ondata dei turisti? “Dobbiamo creare certamente un circuito di strutture ricettive pronte a soddisfare le esigenze di chi verrà a visitare le bellezze di Nardò e delle sue marine. Cercheremo di coinvolgere e collaborare con tutti i nostri imprenditori locali perché, più che inventarci cose nuove, preferiamo valorizzare le risorse che abbiamo. Presto stileremo anche un programma di eventi per la stagione estiva che spero possano interessare i turisti e la cittadinanza tutta. Vorrei che questa possa diventare un’occasione anche per impegnare i giovani della nostra città sul fronte lavorativo: solo così tutti, non solo i turisti, potranno trarre i giusti vantaggi dal riconoscimento che come Comune abbiamo ricevuto”. Che cosa c’è di nuovo sul fronte delle politiche giovanili e dello sviluppo culturale? “Non è mai troppo scontato dire che i giovani sono l’energia della nostra città e che tanto va fatto soprattutto per dar loro quegli spazi ricreativi che li aiutano a crescere e formarsi. Esiste già un centro polivalente per lo sport e per il tempo libero che deve essere solo completato. Poi sicuramente realizzeremo una piscina coperta e cercheremo di

UNICA LOCALITÀ IN PUGLIA AD AGGIUDICARSI LE CINQUE VELE DI LEGAMBIENTE. PERCHÉ SE IL MARE SALENTINO È PULITO DAPPERTUTTO, ECCELLENTI SERVIZI AL TURISTA E TUTELA DELL’AMBIENTE SI TROVANO SOLO QUI creare gli spazi necessari per valorizzare non solo il calcio, ma anche gli altri sport che hanno preso piede nella nostra città, dalla pallavolo alla pallamano, al rugby e alle arti marziali. Spero che entro il 2008 possa vedere la luce anche il teatro tenda, un progetto a cui tengo molto e per il quale abbiamo già ricevuto i finanziamenti: sarà un luogo che potrà portare in città eventi importanti che al momento non potremmo ospitare da nessuna parte. Sul fronte culturale, presto sarà pronto anche il museo dell’ebraismo di Santa Maria al Bagno. Poi, stiamo già lavorando per recuperare il Gerontocomio e il Nuovo palazzo di città”. Altri lavori in cantiere? “Il rifacimento del manto stradale di Nardò, la conclusione dei lavori della piazzetta di Santa Caterina, che a breve consegneremo alla città, e della piazza di Santa Maria al Bagno. Poi abbiamo già individuato due possibili zone in cui far sorgere il porto turistico, Santa Maria al Bagno e Sant’Isidoro. Restano in piedi tutte e due le ipotesi, ma è più probabile che si realizzerà la seconda. Molto dipenderà dalla Regione Puglia, che ha in mano lo studio del territorio realizzato dall’Università del Salento, ma anche noi siamo impegnati su questo ed altri fronti e per i prossimi cinque anni, insieme ai miei collaboratori, darò il massimo a Nardò e alle sue marine, come ho cercato di fare finora. Per me e il centrosinistra tutto è una sfida che si rinnova”.


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//Paese che vai //Tricase e dintorni

LA “VENERE” CHE RINASCERÀ DALLE ACQUE GRECA D’ORIGINE. CURDA PER NECESSITÀ. TRICASINA D’ADOZIONE. LA NUOVA AMMIRAGLIA DELL’ASSOCIAZIONE MAGNA GRECIA SI PREPARA A RITORNARE IN MARE di Vittoria De Luca

QUATTRO ANNI COL VENTO IN POPPA A circa quattro anni dalla nascita, l’associazione Magna Grecia oggi conta più di 250 membri, tra i quali Lela, una cagnetta bianca che da un po’ di tempo si è unita al gruppo. Ha sede nel porto di Tricase e cuore pulsante nel centro culturale permanente sulle antiche tradizioni marinaresche, dove si svolgono iniziative culturali e dove si trova una mediateca. Nel centro si svolgono anche coordinamento, gestione, organizzazione di eventi promossi dall’associazione. La Magna Grecia è alla costante ricerca di imbarcazioni tradizionali e da lavoro da restaurare. Finora ne ha recuperati dodici, differenti l’una dall’altra per tipologia e dimensioni.

Antonio Errico

ra pochi giorni la Portus Veneris prenderà il largo per la prima volta, lasciandosi a poppa il porticciolo di Tricase. A bordo, l’equipaggio, l’associazione Magna Grecia, proverà l’emozione di vedere realizzato un sogno di anni. Quattro, per l’esattezza. Perché la nostra storia inizia nell’agosto del 2003. Quando alcuni membri dell’associazione, che riscopre e promuove la cultura marinaresca, si imbattono in una imbarcazione “nuova” per stile e forme, abbandonata nel deposito giudiziario di Tricase, dopo aver traghettato 98 clandestini curdi provenienti dalla Turchia. Questi se n’erano poi liberati lasciandola alla deriva vicino a Tricase, in località Marina Serra. Le sue linee semplici ne rivelano subito la derivazione dalle navi greche di epoca classica. Un’analisi più attenta conferma l’eccezionalità della scoperta: la barca ha circa 90 anni; è lunga 14

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metri, tre volte la sua larghezza, ed ha prua e poppa spiccatamente rialzate e slanciate verso l’alto; la linea della ruota di prua si può inscrivere perfettamente in un quarto di cerchio; questa rotondità è la sua principale caratteristica. E’ un pezzo molto interessante, unico al mondo nel suo genere. Vale la pena mettere corpo e anima per restaurarlo. Sarà l’ammiraglia della flotta composta dalle altre imbarcazioni recuperate e si chiamerà Portus Veneris, come l’antico porto di Tricase. Il salvataggio comincia un anno dopo la scoperta, all’alba del 12 agosto 2004. Riuscire a recuperare un “caicco” (imbarcazione oggi usata per vacanze e relax, un tempo impiegata per la pesca ed il trasporto) del genere è una scommessa difficile, perché ci vogliono tanta passione, tanta fatica e anche tanti soldi. Sono in pochi a crederci, a parte i circa 250 associati Magna Grecia. Un po’ incoscienti, a detta di molti. Il Comune appoggia l’idea, fornendo un supporto logi-

stico, in mancanza di risorse economiche; qualche sponsor ci vede lungo e dà fiducia all’impresa. Ad ogni modo, si parte. Con “maestro” Toto Ruberto, falegname in pensione, che fa da carpentiere capo; Teo Minonne, detto “il silente”, di giorno maresciallo della Marina militare, di sera marconista (addetto alle comunicazioni radio sulla barca); Salvatore Baglivo, promotore finanziario, tesoriere dell’associazione. E in testa Antonio Errico, pubblicitario e presidente della Magna Grecia. Ogni passo in avanti nel recupero della vecchia barca è un’emozione per il gruppo. Ed è talmente forte la voglia di vederla ritornare a cavalcare il mare che, appena può, si mette a verniciare, ripulire, inchiodare. Non si cura delle feste comandate, né dell’orario, né delle condizioni climatiche. Va avanti sotto il sole, sotto la pioggia e persino sotto la neve. E’ una grande famiglia. Nel novembre 2005 raggiunge il primo importante obiettivo: la costruzione degli alberi. Nel maggio 2006, termina il restauro sullo scafo. Resta verniciare. Di nero, perchè richiama la tradizione. Nell’agosto successivo il caicco viene varato e “battezzato”, con padrini scelti tra i pescatori del luogo e folla commossa per la benedizione. Poi, a dicembre, vengono issati gli alberi. In testa d’albero è presente una grossa palla di legno rivestita con vello di pecora, come da antica usanza scaramantica delle paranze pugliesi. Il restauro di Portus Veneris è terminato. Le serve solo un numero di matricola. Lo avrà fra poco. E sarà pronta a tuffarsi nuovamente tra le onde.


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// Un mese in una pagina // QUESTIONE DI LOOK Ah, l’amour! Giovanni, Giovanni, perché sei tu, Giovanni? Rinnega il tuo nome, e io non sarò più un MargheRIA. Così, in nome del costituendo Partito democratico, si muovono pedine e si stringono alleanze. Ria è stato il suo più feroce oppositore in aula consiliare. Il più fermo sostenitore della tesi del conflitto d’interessi tra il Pellegrino-presidente e il Pellegrino-avvocato. E’ passato anche alle carte, presentando un documento di denuncia in Consiglio Provinciale sul conflitto d’interessi. Ma ora, per il bene del nascituro, il piccolo Pd, tutto è rientrato. Ah, l’amour!

IPSE DIXIT “Ballottaggio? Macché, posso vincere al primo turno”. Antonio Rotundo, consigliere comunale Lecce, Gazzetta del Mezzogiorno, p.3, 23 maggio 2007 “Rischio addirittura il divorzio. E vista la mia età, una terza moglie avrei problemi a reperirla”. Giovanni Pellegrino, presidente Provincia di Lecce, Nuovo Quotidiano di Puglia, p.11, 19 giugno 2007 “Siamo terroni, atei e amiamo Modugno”. Sud Sound System, Corriere del Mezzogiorno, p.21, 7 giugno 2007

SE NE PARLA SE NE PARLA SE NE PARLA Tondo e Limone indagati Colpi di scena nelle indagini su Parco Corvaglia e Polo Umanistico a Lecce. Dopo che le prime sono andate avanti per mesi contro ignoti, ecco spuntare nel registro degli indagati il nome di Angelo Tondo, ex assessore all’Urbanistica nella giunta Poli. Questi sostiene la “assoluta inconsistenza delle ipotesi di reato (falso e abuso d’ufficio, ndr)” e la sua estraneità ai fatti, scaricando le responsabilità più avanti. Ovvero spiegando che per Parco Corvaglia l’ammiOronzo Limone e Angelo Tondo nistrazione comunale si limitò ad approvare un piano di recupero urbano sulla scorta degli atti tecnici predisposti e che la localizzazione del Polo Umanistico fu una scelta assunta in piena autonomia dall’Università. E infatti. Nemmeno due giorni dopo, un altro nome si aggiunge agli indagati: quello di Oronzo Limone, rettore dell’Università del Salento. Le indagini proseguono. E forse le sorprese non sono finite.

Lecce risparmia sulla vicensindaca Meno male che ci pensa Adriana Poli Bortone alle tasche del Comune di Lecce. Lei che da accordi pre-elettorali era stata designata vicesindaca della giunta Perrone ancora prima che questi vincesse. Ad ogni modo, ora che ha vinto tocca fare i conti. Con gli stipendi di assessori e consiglieri, ad esempio: per i primi è prevista un’indennità mensile di 4.657 euro, per i secondi di 1.800 euro. Per fortuna c’è la Poli. Perché come negli scorsi mandati questa rinun- Adriana Poli Bortone ciava al suo stipendio da sindaca (per legge non poteva cumularlo a quello ben più consistente di europarlamentare), da vicesindaca farà altrettanto. E il Comune si risparmierà 5.373 euro al mese. Nella speranza che ne faccia buon uso.

“Il kit anti-droga? Molto più utile fare le analisi ai consiglieri e agli assessori”. Adriana Poli Bortone, vicesindaca di Lecce Corriere del Mezzogiorno, p. 6, 16 giugno 2007 “Sanità. La Cgil annuncia il tramonto del sogno vendoliano. Coma farà ora la sinistra a prendersela con noi”? Rocco Palese, capogruppo regionale Forza Italia, Gazzetta di Lecce, p.3, 19 giugno 2007

Caroli Casavola. Premio alla carriera

Raffaele Caroli Casavola

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Raffaele Caroli Casavola, presidente della Banca Popolare Pugliese e lucido interprete dello sviluppo economico del nostro territorio, festeggia 60 anni di attività. Alle tante attestazioni di stima e auguri ricevuti, si è aggiunta una piacevole sorpresa: un riconoscimento speciale istituito dall’associazione Premio Casaranello che ha voluto conferire al presidente della BPP una targa per “i 60 anni di attività sul territorio e per l’attenzione che ha sempre dimostrato nei confronti del premio”. Originario di Martina Franca, Caroli Casavola è uno degli artefici della forte crescita della storica banca salentina con sedi a Matino e Parabita, che dal basso Salento ha ormai spiccato il volo in ambito sovraregionale.

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//Controcanto

di Tonio Tondo*

IL SALENTO DELL’INNOCENZA PERDUTA CORRE A MILLE ALL’ORA

LA STATALE 275 ARRIVERÀ A FINIBUS TERRAE. I SALENTINI SONO COSÌ DEPRIVATI DI SENSO POETICO ED ESTETICO DA POLITICI CHE SANNO CONFONDERE LE IDEE

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a ragione Edoardo Winspeare: molti vip scelgono il Salento per le loro vacanze perché nella nostra terra si può ancora vivere il sentimento dell’innocenza e del come eravamo. Ma c’è un rischio sempre più incombente, aggiunge il regista, quello del costruttivismo in nome delle infrastrutture e delle strutture. «Il Salento è più bello della costa riminese», dicono in molti, indicando un modello che dovremmo, invece, bocciare. Politici, amministratori, sindacalisti, progettisti, imprese edili vorrebbero che il Salento divenisse un cantiere perenne. Case, strade, alberghi ovunque per vedere arrivare milioni di persone. Ma è questo il Salento che vogliamo mantenga il suo fascino? «Qui sento veramente il riposo e la serenità», ha detto Helen Mirren, l’attrice che ha vinto l’Oscar con The Queen. La serenità si chiama Tiggiano, un piccolo paese a qualche chilometro da Leuca, terra di confine oltre il quale c’è l’Oriente. In questa comunità la Mirren ha comprato un palazzo storico e la gente si sente giustamente orgogliosa della scelta. La mitologia del Salento, terra integra e irraggiungibile, è ormai scomparsa da tempo. Su questa mitologia abbiamo avuto la poesia e la letteratura, borghese e sociale. Lo spirito di questa narra-

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zione ha pervaso i modi di dire, la politica e il conflitto tra gruppi. L’isolamento del Salento, ancora oggi, è argomento di prese di posizione e di titoli sui giornali. Questa ripetizione dimostra che non siamo ancora riusciti a elaborare un coerente sviluppo dell’antico spirito di narrazione. Dovremmo porci il problema di come difendere l’integrità del nostro territorio, invece continuiamo nello sviluppismo senza senso estetico. Sono rimasto colpito dalle polemiche sulla statale 275. Si voleva costruire un viadotto di mezzo chilometro sulla campagna più bella del Salento: sedici piloni da sprofondare negli oliveti storici e un mega ponte da appoggiare alle ultime propaggini delle Serre che si distendono verso il mare di Leuca. I politici sanno confondere le idee, ma così facendo dimostrano di aver perduto definitivamente l’amore per la nostra terra. Deprivati del senso poetico ed estetico, immaginano solo colate di cemento ed asfalto. Speriamo che mai, sulle strade salentine, ci siano morti a causa di incidenti. Il tema della sicurezza deve stare a cuore a tutti. Ogni passo che si fa per l’eliminazione dei rischi è quindi benvenuto. Se la vita, come è giusto che sia, deve sempre stare in cima ai pensieri delle persone di buona volontà, a cominciare dai politici, è però scorretto soste-

nere la tesi che quante più larghe sono le strade meno morti si avranno. Anche sulle strade ampie, purtroppo, ci sono gli incidenti. In realtà, alla vita dobbiamo pensare sempre, anche quando le strade sono strette. La statale a quattro corsie sino a San Dana è stata osannata. «Finalmente, dopo tanti morti». Questo modo di pensare e di gridare le parole della politica è offensivo per il buon senso. Garantire la sicurezza non significa, sempre e in ogni luogo, costruire autostrade. Nel Salento ci sono strade che non servono. Alcune sono state costruite per arricchire solo qualche progettista e far lavorare le imprese. Chi ha percorso la Maglie-Lequile, un’arteria a quattro corsie diventata solo una pista per le corse delle potenti moto? E’ un doppione della Maglie-Lecce, uno spreco di territorio e di soldi sotto gli occhi di tutti. Ma il nuovo spirito di narrazione non può essere solo dei salentini. Dovremmo fare uno sforzo interiore: guardare la nostra terra con gli occhi dell’altro, dialogare con il paesaggio come fanno gli ospiti. Uno sguardo più fresco come se vedessimo campagne, coste, simboli storici, per la prima volta. Solo recuperando un po’ d’innocenza potremo salvare il Salento.

CHI HA FIRMATO CONTROCANTO

Vincenzo Magistà Direttore “TgNorba”

Rosanna Metrangolo Caporedattore“Nuovo Quotidiano di Puglia”

Marco Renna “Studio 100 Lecce”

Mimmo Pavone Direttore responsabile “Il Paese nuovo” Vincenzo Maruccio Giornalista “Nuovo Quotidiano di Puglia”

* Inviato “La Gazzetta del Mezzogiorno”

INDOVINA CHI È

“Bestiario pubblico. Ovvero: come nascono nuovi improbabili personaggi sulla scena”

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