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POLITICA

I figli della lupa

z TEMPO DI PRIMARIE

10 DOMANDE, DUE RICETTE DIVERSE MA NON ANTITETICHE. E’ LA LECCE DEL 2007. SE LECCE NEL 2007 GUARDERÀ A SINISTRA zx di Maria Luisa Mastrogiovanni

17 settembre: a Lecce il popolo del centro sinistra sceglierà il suo candidato. E il Tacco ha già scelto. Ne ha scelti due. Ma la sua non è solo una scelta di merito. Perché pur rispettando le ragioni che hanno portato Giampiero Corvaglia, Beppe D’Ercole e Piero Manni a candidarsi alle primarie del centrosinistra per sindaco di Lecce, il Tacco d’Italia è tra coloro che avrebbero preferito una sfida a due tra Capone e Rotundo: le personalità più autorevoli dell’Unione leccese, in grado di rappresentare le sue due anime maggioritarie. Ciò che più preoccupa è il fatto che con cinque candidati la possa spuntare uno solo, ma per un pugno di voti, che non rappresentano un mandato chiaro da parte dell’elettorato. La scelta del Tacco dunque non è nel merito, quanto nel metodo. Nel merito si è soffermato l’editorialista Mario De Donatis (leggete a pagina 5) e lo ha fatto liberamente, è bene sottolinearlo, come deve essere in un giornale libero qual è il Tacco (non imbocchiamo mai i nostri commentatori), senza che questa libertà tuttavia sposti la linea del giornale. Il metodo, dunque. Già il Golem nel numero di luglio (vedi www.iltaccoditalia.info nella sezione Rubriche), all’indomani del repentino dietrofront di Fabio Valenti, ex candidato alle primarie di Lecce per la Rosa nel Pugno, aveva espresso la sua opinione. Che siano due, i candidati, perché le primarie non si riducano ad essere una squallida conta tra i partiti. E che siano regolamentate, perché qualcuno del centrodestra non ceda alla tentazione di giocare sporco (in guerra e in amore tutto è lecito. E la politica è entrambi), mandando propri elettori a votare in massa per il candidato giudicato più debole (se così fosse dovrebbe vincere le primarie Beppe D’Ercole, che sfiderebbe Adriana Poli…praticamente surreale). E’ cronaca: questo accade già negli Usa, modello cui guardano le nostre maccheroniche Primare, e lì un consenso ha anche un costo, 5 dollari. Neanche tanto. Basta organizzarsi. Antonio Rotundo e Loredana Capone, dunque: ex parlamentare che si è tirato indietro nella corsa alle passate politiche, guardando avanti e pensando alle amministrative il primo; attuale vicepresidente della Provincia di Lecce la seconda. Se fosse stata un uomo, ne sono certa, sarebbe stata indicata unanimamente dai partiti quale candidata ideale dell’era post Ria. E nessuno avrebbe tirato per i capelli Pellegrino, che ora forse sarebbe placidamente in pensione dalla politica. Rotundo o Capone: è questa la scelta primaria. Scegliere chi ha più chance di spostare la moderata e sonnacchiosa Lecce un po’ più a sinistra. Tanto quanto basta, un voto in più, per vincere su Adriana Poli. M.L.M

Loredana Capone 42 anni. Laureata in Giurisprudenza a Bari, è avvocato amministrativista. Sposata con Massimo Romano, ha quattro figlie. Nel 1992 ha ricevuto la “Toga d’onore”, e nel 1994 è stata nominata magistrato onorario presso la Pretura Circondariale di Lecce – sezione di Nardò. Ha assunto il primo importante incarico politico nel 1995, quando ha ricoperto il ruolo di assessore tecnico nella giunta Stefano Salvemini. 1. Un decennio con Adriana Poli Bortone sindaca di Lecce: la città è migliorata o peggiorata? Quale il maggiore merito che riconosce all’azione della Giunta uscente? 2. Alla luce dei contrasti tra le fila della maggioranza in Provincia, Le sembra che il centrosinistra offra realmente migliori garanzie di governabilità rispetto agli avversari? 3. Migliaia di studenti universitari fuori sede vivono a Lecce per anni, senza diritto di rappresentanza. E’ giusto pensare anche a loro? E con quali azioni concrete? 4. Per decongestionare il traffico, meglio le piste ciclabili, la metro di superficie o educare i cittadini all’uso dei mezzi pubblici? 5. Lecce non dispone di autentiche zone verdi urbane. E’ pensabile rendere pubblica l’area del Circolo tennis? La zona 167 avrà mai un parco “vero”?

Loredana Capone: “Voglio una città diversa” 1. “E’ innegabile dire che la città, in questi anni di governo Poli Bortone, è migliorata dal punto di vista estetico, ma i cittadini chiedono altro. Tutti lamentano la mancanza di servizi pubblici, di trasporti efficienti, di parcheggi, di un parco, di igiene della città, sia nel centro che nelle periferie. Nelle periferie, in particolare, manca quasi tutto. Il Centro Servizi aperto nel Quartiere Stadio, in via Siracusa, di fronte alla Scuola Media risponde ai bisogni dei cittadini. Lì vivono 9000 famiglie, ma non c’è un servizio postale, non c’è una farmacia, non c’è un servizio per l’emergenza. C’è tanto da fare per gli anziani, per i diversa-

N. 29 Settembre 2006

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Tacco, I figli della lupa

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