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IL TACCO 29 (2):IL TACCO 29 (2) 10/12/08 08:59 Pagina 22

EVENTI

z ALLA SCOPERTA DI LUOGHI DIMENTICATI

Il giardino d’ascolto in un fotomontaggio del gruppo “Starter”

UN “MOTORINO D’AVVIAMENTO” DI PRATICHE ARTISTICHE LEGATE AL TERRITORIO

zx di Antonio Lupo

o “starter”, nei motori, è un dispositivo d’avviamento. Così vuole “riavviare”, il gruppo “Starter”, scoprire e riscoprire, luoghi della memoria o dell’oblio, storie e situazioni dimenticate attraverso pratiche creative (poetiche, sonore e visive). Nato nel 2005, ne fanno parte un architetto (Giorgio D’Ambrosio), un’attrice (Silvia Lodi) e tre artisti: Xlavio (Fernando Schiavano), Ingrid Simon, Antonio De Luca. Insieme, hanno trovato il modo per sfuggire all’autoreferenzialità, maturando esperienze operative su campo. Chiediamo informazioni sui lavori realizzati fino ad oggi e su Giardino d’ascolto, evento tenutosi dal 30 luglio all’8 agosto 2006, nell’ambito di Oltremare-Entroterra, rassegna patrocinata dal Comune di Casarano. Provenienti da contesti espressivi diversi, hanno alle spalle interessi ed esperienze comuni: attività di performances e di installazioni, esplorazione di linguaggi poetici e multimediali, produzione di video e partecipazione a meeting artistici. L’occasione per collaborare, unendo le individuali energie e la propria originalità creativa, è inizialmente sorta con il progetto europeo Egnatia-un percorso di memorie disperse (www.osservatorionomade.net). E’stato allestito il giardino Egnatia all’interno dell’ecomuseo di Cursi, come luogo di incontro e scambio interculturale e sono stati realizzati due filmati: La leggenda di Costantino e Doruntina, un racconto a più voci dalle forti tinte emotive, e Drin bianco Drin Nero. Nella prima ricerca-video, svolta nel Salento nel corso di

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22 il tacco d’Italia

Starter, l’arte riparte un anno, Margarita Franja, di origine albanese, e Rena Tilkeridu di origine greca, attive a Casarano (Cooperativa Mediatori Linguistici), riferendosi al loro vissuto, interpretano un testo leggendario che ha avuto esiti teatrali e musicali nella loro cultura di provenienza. In “Drin bianco Drin nero” si passa a riflettere sul problema dell’identità etnica del Kossovo e sulla drammaticità di quella situazione attraverso le scritte lasciate nel 1992 da alcuni profughi sulle pareti di una masseria abbandonata tra Ceglie Messapica e Martina Franca. E’ una flautista proveniente dall’Albania a tradurre i messaggi in terra rossa, e a spiegare il testo di una canzone sul “nemico” che ha impedito l’unità nazionale, semantizzata appunto attraverso i due rami del fiume Drin . Così Ira Panduku, redattrice di un quotidiano a Martina Franca, interpretando questa volta un canto kossovaro, ci riporta a storie dimenticate. La ricerca antropologico-artistica condotta da Starter ha visto il gruppo consolidarsi, nell’interesse per spazi “della dimenticanza e dell’emarginazione” a Matera (“Fondazione Southeritage”), nell’autunno scorso. Nella città dei sassi, in occasione di un intervento di arte pubblica (in Luogo, arte e linguaggi nel territorio urbano) hanno voluto richiamare l’attenzione sulla realtà sotterranea della piazza e sulle immense cisterne (Palombaro piccolo e grande) che, attraverso un intelligente sistema di raccolta in condotte, convogliavano l’acqua necessaria. Per evocare la

N. 29 Settembre 2006

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Tacco_29  

Tacco, I figli della lupa

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