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Editoriale di Stefano Quagliozzi

Siamo tutti nella stessa barca

Negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un disinvolto e ripetuto uso del termine “tycoon” che sta ad indicare un grande imprenditore, un personaggio potente e autoritario, un magnate dell’industria o della finanza. In realtà il significato letterale del termine inglesizzato tycoon deriva dal giapponese “taikun” che significa principe, grande signore, comandante supremo. E’ dunque sintesi di una figura forte, vincente e di successo come nel caso del neo eletto Presidente USA, Donald Trump, che pochi giorni fa ha sbaragliato la super-favorita candidata democratica, Hillary Clinton, a succedere ad Obama alla Casa Bianca. Forse il termine sbaragliato è esagerato, visto che la Clinton ha preso 200mila voti più di Trump, ma per il sistema americano l’elezione del Presidente lascia indifferenti sui voti espressi dal popolo nei confronti del candidato, mentre hanno molta importanza i voti dei delegati - i cosiddetti grandi elettori - che determinano a quale candidato vadano i favori dei singoli Stati degli USA. E a favore di Trump si sono espressi gli Stati dal peso politico maggiore. Al dunque quella americana, considerata la più grande democrazia al mondo, rappresenta un’elezione “indiretta” del Presidente. Ma chi è il nuovo Presidente che si insedierà il prossimo 20 gennaio? Da dove viene? Ha mai fatto politica? E’ governatore di qualche Stato negli USA? La risposta agli ultimi quesiti è no. Si conosce anche come uomo di spettacolo, si sa che viene da New York dove ha accumulato una fortuna facendo affari in tutto il mondo, classificandosi nella famosa lista “Forbes” al 324° posto tra gli uomini più ricchi del pianeta. La grande considerazione verso un uomo d’affari e di successo, è anche giustificata dall’esperienza accumulata nel lavoro di tutti i giorni, dalle regole dell’economia che evidentemente conosce bene, dalla visione d’insieme. Ma quando l’uomo diventa un “tycoon” e si arricchisce ogni giorno di più a spese di chi fa business con lui, il sospetto che un affare venga concluso con equilibrio, dettato da una sostanziale convenienza di entrambi gli attori della transazione, assume un ruolo un tantino dubitativo. Un imprenditore vincente per le sue idee, per la perspicacia e per la capacità di produrre o vendere qualcosa di innovativo è, a giudizio diffuso, più che positivo. Un imprenditore che vince sempre ottenendo quello che vuole, mettendo la controparte alle corde, schiacciando tutto e tutti grazie alla sua potenza economica e al suo cinismo, non rispecchia certamente gli auspici della maggioranza della gente, specie se poi andrà a ricoprire un ruolo di alta rappresentanza politica. E specie se si permette il lusso di canzonare squallidamente in pubblico un giornalista portatore di handicap, nel corso della sua la campagna per le presidenziali. Ma perché, nonostante immaginiamo siano in pochi a volere al timone una persona così diversa dalla massa, gli americani hanno cercato un Trump per rappresentare il volto degli USA nel mondo? Perché in certe situazioni “l’uomo forte” dà sicurezza. Certe scelte sono dettate spesso anche dalle politiche più recenti di un’altra Amministrazione, poco incisive nell’immediato. E, se è vero che l’America si sta rialzando dopo la prolungata crisi internazionale iniziata nel 2008, è anche vero che una marcata inversione di tendenza della disoccupazione e una ripresa del potere d’acquisto non sono sufficienti a scongiurare gli scenari che i populisti amplificano come rischi d’importazione della criminalità e lavoro nero derivanti dal vicino Messico. Trump per essere eletto ha fatto abilmente leva sulle fobie verso gli stranieri, in particolare quelli di fede musulmana o sulle tasse degli americani, finalizzate al mantenimento degli equilibri del Post-Yalta, tramite investimenti a nove zeri (in dollari), solo per il mantenimento della Nato, grande spauracchio da sempre dell’ex Urss prima e della Russia di Putin poi. Per altri versi ciò che abbiamo visto è quello che probabilmente accadrà anche in Europa, i cui cittadini sono stanchi di vedere, senza soluzioni stabili, centinaia di migliaia di africani e asiatici spostarsi nel vecchio Continente, seguendo qualsiasi rotta possibile, anche le più impervie e pericolose. E allora come Orban in Ungheria, Haider in Austria, Le Pen in Francia, Wilders in Olanda, Farage in Inghilterra o Salvini in Italia, è probabile che alla scadenza dei rispettivi mandati dei Parlamenti nazionali, vi sia una brusca svolta a favore di quelle forze ultranazionaliste favorevoli alla costruzione di muri e filo spinato alle frontiere, magari anche appoggiati da un’analoga politica americana, che vanificherebbe tutti gli sforzi messi a punto finora da chi ha creduto che un’Europa unita, potente e autorevole si potesse costruire davvero. Con buona pace dei nemici di Putin che da buon politico, con l’appoggio di Trump, avrà probabilmente carta bianca nel gestire le crisi Ucraina e Siriana oggi, ma anche le crisi paneuropee, mediorientali o mediterranee che dovessero crearsi a partire da febbraio 2017. Buon Natale e buon anno nuovo!

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TABLET ROMA

ANNO 4 NO 45 DICEMBRE 2016 SOMMARIO

6 PRIMO PIANO SOPRAVVIVERE AL NATALE

10 LA RICETTA DEL MESE PETTO D’ANATRA AL CIOCCOLATO FONDENTE

30 TERRITORIO NARRANTE FESTA DELLA BONIFICA

54 MOSTRE EDWARD HOPPER

TabletRoma è distribuito da Tablet Distribuzione in tutte le principali attività commerciali, sportive e di servizio e parziale porta a porta nei quartieri di Casalpalocco, Axa, Infernetto, Acilia, Dragona, Ostia, e presso i nostri partners. É inoltre distribuito nei quartieri del Torrino, Eur e Spinaceto TabletRoma Reg. Trib. di Roma n° 296/2012 del 19/10/2012 WWW.TABLETROMA.IT editore Tablet Edizioni di Cristina Anichini Via Difilo 41 - 00124 Roma - P.I. 13042831001 C.F. NCHCST66E63H501F anichini@tabletroma.it direttore responsabile Stefano Quagliozzi - quagliozzi@tabletroma.it community manager Cristina Ippoliti - tabletromasocial@yahoo.com progetto grafico tablet ADV Maurizio De Vincentiis impaginazione e grafica Marco Flore stampa Poligraf s.r.l. Via Vaccareccia, 41/b - Pomezia - tel. 06 9106822 pubblicità 340.340.69.70 Rita Chiodoni - pubblicita@tabletroma.it - ritachiodoni@libero.it direzione e redazione redazione@tabletroma.it tablet eventi Massimo Gallus - eventi@tabletroma.it mob. 334.39.22.475 Hanno collaborato a questo numero Cristina Anichini, Raf faele Burgo, Giorgia Conti, Annamaria De Calisti, Rita De Francesco, Barbara Donzella, Massimo Gallus, Simona Gitto, Cristina Ippoliti, Alessandra Lino, Federica Lorenzetti, Valentina Mele, Mario Mencacci, Giulia Migani, Giuseppina Montaruli, Daniele Romani, Davide Sagliocco, Lorenzo Sigillò, Emanuela Sirchia.

58 TABLET RUN COME DIFENDERSI DALLE ABBUFFATE NATALIZIA

62 SCADENZARIO FISCALE MESE DI DICEMBRE

É consentita la riproduzione anche parziale di testi, grafica, immagini e spazi pubblicitari solo se autorizzata in forma scritta da Tablet Edizioni di Cristina Anichini. Parte delle immagini presenti su questa rivista sono fonte Internet e sono utilizzate solo a fini informativi. Poichè non è stato possibile risalire ai titolari dei diritti, secondo la legge vigente, la redazione si scusa per la mancata citazione rimanendo a disposizione di qualsivoglia richiesta e precisazione da parte dei titolari stessi. La collaborazione a questo mensile è da ritenersi libera e gratuita salvo diversi accordi.Del contenuto degli articoli, degli annunci economici e pubblicitari sono legalmente responsabili i singoli autori. Gli articoli pervenuti anche se non pubblicati non si restituiscono. La Direzione si riserva il diritto di non pubblicare il materiale pervenuto o di effettuare gli opportuni tagli redazionali. Si ringraziano i partners commerciali per il contributo alla pubblicazione e alla diffusione di questo periodico. Finito di stampare il3 Dicembre 2016


P rimopiano

di Valentina Mele

Sopravvivere al Natale. Lo abbiamo capito tutti: Natale è alle porte. Se ancora fingete che ci sia molto tempo prima di quei fatidici 3 giorni, vi consiglio di girare pagina e di continuare a crogiolarvi nell’idea che sia un mese qualsiasi... andate a leggere “ parla l’avvocato” forse non si parla di Natale, ma è una menzogna vi mancano pochi giorni. Non lo sentite l’orologio ticchettare? Non vi siete accorti di quante finestrelle del calendario dell’avvento sono aperte? Il calendario dell’avvento... che bella invenzione! Per i bimbi è un fantastico conto alla rovescia all’arrivo di Babbo Natale. Per gli adulti è un promemoria insistente che scandisce ogni giorno che passa, senza aver organizzato niente. C’è poco da fare: il Natale è dietro l’angolo, anzi in realtà ha girato anche l’angolo e si muove a passi decisi verso di noi, quindi facciamoci una ragione di ciò ed iniziamo a pensarci. Qualcuno ha visto il film “Fuga dal Natale”? I protagonisti decidono di scappare dal Natale, prenotano un viaggio con partenza il 25 Dicembre e decidono di saltare tutto quello che concerne quei 3 giorni a piè pari: niente albero, niente decorazioni, niente regali, niente auguri... Non entusiasmatevi: falliscono miseramente nell’impresa. Quindi, cerchiamo di sopravvivere a questi giorni procedendo per gradi. Quand’è che il Natale è diventato un’enorme scadenza che incombe sulle nostre teste? Una volta, quando eravamo bimbi, era quel periodo felice e magico in cui non si andava a scuola, si mangiavano dolci, si stava con i parenti a ridere e scherzare e si ricevevano regali. Adesso invece è quella settimana in cui bisogna infilare, in mezzo alle solite occupazioni di tutti i giorni, un’altra decina di faccende.

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10 cose da fare per il Natale, cercando di sopravvivere. 1. I regali. Togliamoci subito questo dente e risolviamo la questione. Li avete fatti? Avete pensato quali fare? Avete almeno deciso a chi farli? Su, stilate una bella lista di nomi con i rispettivi doni, trasformatevi per alcuni minuti in Babbo Natale. Riflettete sulle passioni e desideri dei vostri cari e scegliete il regalo perfetto. Consiglio: non esagerate, fate pensierini ma soprattutto fateli con il cuore, evitate di comprare qualcosina al volo e anche un po’ a caso pur di togliervi l’incombenza, anche perché, fidatevi, si vede. 2. Addobbare. Ci troviamo nella situazione in cui abbiamo risolto la questione regali e dobbiamo decorare la casa. Bene, questo è facile c’è un

giorno apposito: l’8 dicembre. Alcuni di voi penseranno che l’8 Dicembre sia festa perché è il giorno dell’Immacolata Concezione, ma si sbagliano; in realtà questa è una festa che è stata inserita per permettere alle persone di allestire l’albero di Natale e decorare la casa, altrimenti quando lo si fa? Proseguite in questa maniera: - Armatevi di santa pazienza - Tirate fuori gli scatoloni - Gettate via tutte i decori vecchi e rovinati - Allestite l’albero sobrio, elegante, vivace, pieno di colori... insomma come lo preferite voi. - Litigate con le luci perché l’anno scorso, come al solito, non le avete sistemate bene. Se l’avete fatto chiedetevi come si sono tutte intrecciate tra di loro. (le magie del Natale). - Mettete il centrino rosso sul tavolo, la ghirlanda fuori la porta, i regali sotto l’albero... lanciate alla rinfusa tutto il restante al centro di casa, tanto in questo periodo l’ordine è fuori discussione. - Rispolverate il cd di Natale di Michael Bublè. - Ammirate il vostro lavoro a fine giornata, ricordando che tra un mesetto dovrete rimettere tutto in cantina di nuovo, e non c’è un giorno di festa per farlo . 3.Spesa. Se fate parte di quella nicchia fortunata che non festeggerà Natale a casa propria, ma dal malcapitato parente con la casa più grande potete pure saltare questo punto. Oppure fatelo leggere a lui. Generalmente si dovrebbe suddividere la spesa, ma si sa alla fine quando si sta a casa propria si tende a fare tutto da sé. Date compiti ben precisi di modo che non ci si trovi con incomprensioni il giorno stesso, della serie “io dovevo portare il vino non l’acqua!”. Siate chiari: portare vino, acqua e qualsivoglia bevanda. Non dimenticate bicchieri, tovaglioli, piatti e posate di carta, nel caso in cui utilizzate quelli. Se usate quelli di coccio ricordate che poi vanno lavati, quindi perché non designare qualcuno che ci penserà lui senza avere nessun altro compito? É implicito che vi odierà per tutto il periodo natalizio ed il prossimo anno scapperà in Antartide a salvare le foche, quindi sarà un ospite in meno. Potrebbe diventare una strategia lungimirante. 4.Preparare i pasti. Bisogna organizzare la cena del 24, solo pesce; il pranzo del 25 e per chi si riunisce anche il giorno dopo, il pranzo del 26. Per la cena di questi due giorni ci si arrangia con gli avanzi, abbondanti, del pranzo. Occorre coordinarsi bene con le varie preparazioni: prima il condimento di pesce per la cena, poi gli antipasti da organizzare bene sul tavolo, dopo di che i secondi mentre tutti gli ospiti sono già arrivati e vagano per la cucina


tentando di aiutare. Più tardi iniziare la preparazione del pranzo del giorno dopo. Il che vuol dire che chi cucina quei giorni passerà più tempo davanti i fornelli che a giocare a Tombola. Aneddoto personale: per me è Natale quando alle 3 di mattina del 25 inizia ad aleggiare per casa il profumo del brodo che prepara mia mamma per il pranzo. 5. Abbigliamento. Questo è un punto che può sembrare un po’ frivolo e poco interessante, o forse di interesse solamente femminile. Errore: uomini, dovrete vestirvi anche voi, no? Se fate parte di quel gruppo che non si occupa assolutamente di nulla, a parte mangiare, avete tutto il tempo di vestirvi come e quando volete, e potete anche saltare tutto questo articolo. Per tutti gli altri dò un consiglio importante: pensate prima a cosa indossare. Mentre sarete invischiati in tutte queste occupazioni vi capiterà di guardare per sbaglio l’orologio e di accorgervi che oh mio dio, manca meno di un’ora all’inizio della serata e devo ancora vestirmi. E quello sarà un momento complicato, con la fretta di altre cose importanti che dovete finire starete lì a pensare cosa indossare, e quella maglia rossa che generalmente sta sempre sotto i vostri occhi, improvvisamente sembrerà inghiottita dall’armadio. É “statisticamente” provato che l’indumento femminile che viene comprato di corsa nei negozi all’ultimo secondo sono le calze. Quindi, donne, qualche giorno prima andate a comprare le calze che vi servono altrimenti sarete costrette a prenderle all’ultimo secondo, rischiando di accaparrarvi la famosa calza color carne 70 denari effetto gamba di legno. 6. Soldi. Eccoci arrivati alla nota dolente. É innegabile che in questo periodo moltissimi soldi spariscono dalle nostre tasche. Come si può risolvere questa situazione? L’ideale sarebbe mettere i soldi da parte nell’arco dell’anno, ma avrei dovuto suggerirlo nel numero di Gennaio. Al momento l’unica cosa possibile è evitare gli sprechi e magari organizzarsi per i regali in maniera diversa, se siete 10 amici che si scambiano il regalo o 10 parenti, fate solo un regalo per uno estraendo a sorte chi sarà il prescelto; così ognuno avrà solo un regalo da fare e riceverà un solo regalo. Inoltre vi ricordo che nel

film “Fuga dal Natale” evitavano anche di fare regali. 7. A questo punto resta solo la riunione di famiglia felice... Alla fine della giostra quello che ci aspetta sono ben 3 giorni con tutti, o quasi, i parenti; anche quelli che non vediamo da tempo, proprio dal Natale precedente. Ci si ritrova ad aver a che fare con lo zio di destra spinta che discute a tutto spiano con il fratello di sinistra sfacciata. La cugina che decanta le gioie di essere mamma, oppure le gioie di essere single e felice. Lo zio sempre pronto a farti la battuta così simpatica da farti desiderare le sessioni di spinning pazzo. La zia single che si porta dietro i suoi gatti (perché è Natale anche per loro e non li può lasciare soli) che fanno impazzire il cane di casa. E tu sei lì a cercare di far quadrare tutto e ti ripeti nella testa solo una cosa “L’anno prossimo isola deserta e fuga dal Natale”. 8. Godersi ogni minuto. In fondo, però, il Natale è bello anche per questo. Diventiamo pazzi in quei giorni ma la gioia negli occhi di un bimbo, le risate fatte in famiglia, i giochi da tavola e la buona cucina preparata con amore fanno sempre tanto bene al cuore. La sera dell’ultimo giorno rimane sempre una piccola nota di dispiacere, perché tutto è finito, intorno c’è solo silenzio e in fondo la casa piena di gente, di urla, risate, pianti non è del tutto spiacevole. Tranquilli, mancano solo 365 giorni al Natale successivo... Fortunatamente. 9. Nostalgia. Questo è un punto che oltre a toccare me intimamente, sono sicura tocchi molte altre persone. Essendo questo il periodo che si passa in famiglia c’è sempre una piccola nota nostalgica che ci avvolge il cuore: il ricordo di qualcuno che non ci può più fare compagnia e che forse un tempo organizzava il tutto. A questo non c’è soluzione, non c’è rimedio e l’unica cosa che si può fare è osservare ogni tanto quella sedia vuota e accoccolarsi in quel ricordo così potente da esserne per qualche secondo sopraffatti, poi lasciarlo svolazzare nell’aria. 10. Infine vi auguro Buon Natale a tutti, godetevelo perché in fondo fa bene. E Comunque per l’ultimo dell’anno ognuno per conto suo.

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L a ricetta del mese di Davide Sagliocco fotografia di Silvia Pozzati

Petto d’anatra al cioccolato fondente Il Petto d’anatra al cioccolato non è una ricetta semplice, ma farla vi darà grande soddisfazione per il sapore unico di questa pietanza. Una combinazione di sapori unica per chi ama i sapori particolari. Cottura della carne ed equilibrio degli ingredienti sono tutto in questa preparazione, quindi assaggiate spesso per non eccedere nei sapori durante la cottura. 

Cosa ci serve per due persone

Due petti d’anatra 200 g di cioccolato fondente 200 ml di marsala 5 g di panna liquida da cucina 80 g di mandorle decorticate tostate 20 g di lamponi 5 g di burro 100 ml di olio extravergine d’oliva Polvere di peperoncino  3 g di sale 2 g di pepe

Mettiamoci al lavoro

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Tagliate a nodino il petto d’anatra mantenendo la pelle, legate con uno spago da cucinafacendo delicatamente un giro intorno alla carne. Con questa operazione  il petto rimarrà ben saldo. Salate e pepate i petti d’anatra Massagiateli con un filo di olio e metteteli a marinare in una ciotola con il marsala per circa un ora, girando spesso la carne. Scaldate una padella con un filo di olio extravergine d’oliva, cuocete la carne mantenendola rosata all’interno e dorata all’esterno, facendo attenzione alla cottura. Sciogliete il cioccolato fondente a bagnomaria, aggiungete una noce di burro, la panna, un cucchiaio di marsala e un pizzico di polvere di peperoncino, mescolate sino ad ottenere una salsa fluida. Disponete il petto d’anatra in un piatto a fondina e servite con la salsa al cioccolato decorando con lamelle di mandorle tostate e un lampone come decorazione.


Lo faccio in casa

di Giorgia Conti Tel. 339 7268608 email: larosadeldessert@gmail.com Facebook: La Rosa del Dessert Instagram: La Rosa del Dessert

Il Pangiallo, dolce tipico del Lazio Il Pangiallo è un antichissimo dolce laziale nato nell’antica Roma. Questo dolce rappresentava un tempo il Natale a Roma. Non c’era banchetto di Natale senza Pangiallo. Adesso trovarlo è diventato sempre più difficile ma c’è ancora chi non vuole farlo mancare nelle proprie tavole il giorno di Natale. La prima ricetta trascritta del pangiallo risale ai primi del ‘700 e si trova in un manoscritto conservato presso l’archivio di stato di Viterbo. Ricco di ingredienti, il Pangiallo ha subito molte variazioni nella sua ricetta si tramanda da generazioni grazie soprattutto alle nonne massaie che continuano a prepararlo in casa ogni anno. Alla base del suo impasto ci sono farina, mandorle, pinoli, nocciole, miele, cedro candito e spezie. Si tratta quindi di un dolce molto ricco di elementi nutritivi. La ricetta del Pangiallo Durante il mese di dicembre, a Riano, in provincia di Roma, si organizza la Sagra del Pangiallo. Nei giorni di festa il dolce è protagonista insieme ad altri piatti tipici della cucina romana. Tempo: 50 minuti Bambini: adatto ai bambini Celiachia: non contiene glutine Difficoltà: facile Difficoltà: facile

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INGREDIENTI mandorle 150 gr nocciole tostate 150 gr noci sgusciate 250 gr pistacchi o pinoli 75 gr fichi secchi 8 uva sultanina 3 cucchiai cacao amaro 1 cucchiaio zucchero 2 cucchiai miele 250 gr farina 150 gr per la copertura gialla: 2 cucchiai farina-una bustina di zafferano-1 cucchiaio olio ed 1 acqua. PROCEDIMENTO: Tritare tutti gli ingredienti e riscaldare il miele in un pentolino a fuoco molto basso. Mettere in una bacinella il tutto e mescolare con un cucchiaio di legno finchè non si avrà un impasto denso. Prenderlo poco per volta con le mani e formare dei panetti premendo con forza e addensandolo. Sistemarli nel forno e far cuocere per circa mezz’ora. Varianti Nell’ultima reinterpretazione del pangiallo romano, sono stati aggiunti alla ricetta tradizionale anche: mandorle, noci, pinoli, nocciole, uva passa e pistacchi.


Le uscite del mese di Cristina Ippoliti

CINEMA: “Robinù”, documentario di Michele Santoro

Michele Santoro nelle sale per raccontare il mondo delle gang. Un documentario mette a nudo i ragazzi che imparano a sparare a 15 anni nelle vie e nei vicoli di Napoli. Le testimonianze di baby killer che dichiarano la propria condotta di vita con la naturalezza assoluta che potrebbe avere un loro coetaneo nel descrivere la quotidianità scolastica o l’ultimo videogioco. Il problema qui è che di giocoso non c’è nulla e quando si sentono pronunciare farsi di elogio nei confronti di un giovane boss ucciso come “Insegnava tante cose: insegnava a sparare...” il sangue si raggela. In un certo senso il confine di Gomorra viene superato: nessuno dei baby aspiranti boss mostra di aver avuto bisogno dei personaggi della fiction per desiderare di entrare nel mondo della criminalità più o meno organizzata. Una riflessione sul fatto che la pura e semplice opera di detenzione non fa altro che allontanare chi delinque dalla società per farcelo poi rientrare, a fine pena, più determinato che mai a riconquistare il tempo perduto. Lo Stato che può davvero continuare a fare finta di niente per una sorta di quieto vivere che si trasforma sempre più spesso in un inquietante morire?

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LIBRO: “Il labirinto degli spiriti” di Carlos Ruiz Zafón Barcellona, fine anni ‘50. Daniel Sempere non è più il ragazzino che abbiamo conosciuto tra i cunicoli del Cimitero dei Libri Dimenticati, alla scoperta del volume che gli avrebbe cambiato la vita. Il mistero della morte di sua madre Isabella ha aperto una voragine nella sua anima, un abisso dal quale la moglie Bea e il fedele amico Fermín stanno cercando di salvarlo. Proprio quando Daniel crede di essere arrivato a un passo dalla soluzione dell’enigma, un complotto ancora più oscuro e misterioso di quello che avrebbe potuto immaginare si estende fino a lui dalle viscere del Regime. È in quel momento che fa la sua comparsa Alicia Gris, un’anima emersa dalle ombre della guerra, per condurre Daniel al cuore delle tenebre e aiutarlo a svelare la storia segreta della sua famiglia, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo. Dodici anni dopo L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón torna con un’opera monumentale per portare a compimento la serie del Cimitero dei Libri Dimenticati. Finalmente a scoprire il gran finale della saga. MUSICA: Tiziano Ferro e “Il mestiere della vita” Dopo aver annunciato l’uscita del suo nuovo disco “Il mestiere della vita”, Tiziano Ferro ha annunciato anche il suo ritorno negli stadi con un nuovo tour nel 2017. Per la copertina del disco e locandina del tour il cantante di Latina ha scelto un’immagine quasi surreale: Tiziano Ferro, in un elegante completo blu, attraversa la strada di una città che si ispira a Los Angeles, dove l’album è stato registrato. Sullo sfondo il titolo del disco è realizzato sulla falsariga dei caratteri della celebre scritta Hollywood”, posta sulle colline della metropoli californiana. “Il mestiere della vita” uscirà a due anni da “TZN-The Best of Tiziano Ferro”, il Greatest Hits che riuscì a centrare le 350 mila copie vendute, aggiudicandosi 7 dischi di platino, e diventando così il disco più venduto in Italia degli ultimi tre anni.


+E venti Roma di Valentina Ecca

Il mese di dicembre è uno dei più ricchi per quanto riguarda la musica nella Capitale. Si parte con il jazz di Yuseef Kamaal. Il pianista londinese e il suo terzetto si esibiranno al Monk Club il 2 dicembre. La promessa è quella di trasportare il pubblico romano nelle atmosfere più underground della City rispettando la tradizione del jazz e mescolandola con ritmi più contemporanei. All’Auditorium Conciliazione, dal 2 al 4 dicembre un evento imperdibile per i bambini di adesso e per i bambini che sono cresciuti con le favole di Hogwarts nel cuore. Il primo film della saga di Harry Potter (Harry Potter e la pietra filosofale) verrà, infatti, proiettato nella location capitolina e le musiche saranno eseguite dal vivo dall’Orchestra Italiana del Cinema diretta da Justin Freer. Il cine-concerto ha già fatto il tutto esaurito nel resto del mondo, non sarà da meno a Roma. Si tratta di un vero e proprio evento per i fan del maghetto inglese. Torniamo alla musica d’autore con il concerto di Nicolò Carnesi sul palco del Monk il 3 dicembre, con lui anche i Soviet Soviet. Continuando con i cantautori italiani il 12 dicembre sarà la volta di Luca Carboni che all’Auditorium Parco della Musica propone il Pop-Up Tour. I suoi più grandi successi arrangiati e rivisti per l’occasione. Il 15 e 16 dicembre, al Monk Club, i Ministri arrivano a Roma per festeggiare i dieci anni dall’uscita del loro primo album: “I soldi sono finiti”. Tutti invitati, eh! Raddoppia le date per Calcutta, uno dei cantautori più promettenti della scena musicale italiana contemporanea. Il ragazzo di Latina sarà all’Atlantico Live il 17 e 18 dicembre con il Mainstream Tour. A ridosso della vigilia di Natale arriva, all’Auditorium PdM, “Combattente il Tour” atteso show di Fiorella Mannoia. L’artista sarà nella Capitale il 22 e 23 dicembre. Sempre nel tempio della musica romana, l’Auditorium Parco della Musica, dal 22 dicembre all’1 gennaio si terrà la ventunesima edizione del Roma Gospel Festival. All’interno della kermesse verranno ospitati diversi gruppi e cori provenienti dagli Stati Uniti. Gli eventi del mese natalizio sono tanti e per tutti i gusti. Basterà solo non farsi spaventare dal freddo e non farsi tentare troppo dal calore domestico per uscire e godersi uno di questi splendidi concerti.

Natale in musica gospel

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Terza edizione del Gospel di Natale organizzato dalla parrocchia di San Tommaso Apostolo all’Infernetto ideato dal Parroco Don Stefano (prima edizione a cura di Don Antonio ndr) e con la collaborazione di Isabella Cananà cantante accompagnata dal gruppo IC Gospel Choir che ci delizierà con la magica atmosfera Gospel. La serata si farà all’interno della suggestiva Parrocchia di San Tommaso Apostolo con una capienza di 400 posti a sedere, i cantanti saranno vestiti con gli abiti dello Stilista Ivan Iaboni che ha curato l’originalità rispettando la tradizione Gospel. L’inizio dello spettacolo musicale è previsto dalle 19:30 a seguire. Ostia TV seguirà in in diretta streaming la serata, Il grande contributo economico per l’intera organizzazione è affidato alla BCC Roma Comitato Litorale Lazio come sempre in prima linea per iniziative del territorio Laziale. La raccolta dei fondi sarà affidata direttamente al Parroco Don Stefano che li devolverà alle parrocchie che risponderanno al suo appello. Si ringraziano per la collaborazione all’evento: BCC Roma, Associazione Overdrive, Ostia TV, Tablet Roma, Infernetto Social Fb, i promotori dell’evento Don Stefano, Daniele Rocchi, Erika Innocenzi.

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di Daniele Romani facebook.com/ostialove1 e-mail: ostialove@gmail.com

Le prime architetture di Ostia

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Nel Piano Regolatore del 1916 erano contenute norme speciali che affidavano al Comune il ruolo di controllore delle nuove costruzioni, scongiurando la speculazione edilizia. Il privato, all’atto dell’acquisto del lotto di terreno, aveva l’obbligo di presentare il progetto delle edificazioni, indicandone anche il tempo di realizzazione. Nel 1919 si svilupparono le prime costruzioni di edilizia unifamiliare. Le decorazioni con stucchi e fregi convivevano con uno stile moresco, medioevale e del cosiddetto “barocchetto romano”. Uno dei primi villini, ancora oggi visibile, anche se fortemente alterato, è il villino “Mandolini” in piazza Tor San Michele. Ma una delle architetture più importanti, ideata già nel 1915 e presente nel Piano del 1916, è la Chiesa di Santa Maria Regina Pacis, progettata dall’architetto Giulio Magni. Posta in posizione centrale e sul punto più alto, sette metri sul livello del mare, della fascia dunale che caratterizzava il paesaggio di Ostia, ha il fronte principale rivolto verso il mare. Negli stessi anni, nasce nel settore di ponente, l’Ospizio Marittimo di Marcello Piacentini. Un edificio costruito sull’arenile, in grado di ospitare 50 bambini alla volta per le cure elioterapiche e per la profilassi antitubercolare. Fu sostituito dieci anni più tardi, per la limitata capienza, dalla Colonia Vittorio Emanuele III. Allo stesso architetto venne affidato l’incarico di progettare le due stazioni della ferrovia Roma-Ostia, quella di Porta San Paolo e quella di Ostia. Quest’ultima, minata dai tedeschi nel ’43 e demolita negli anni successivi, arrivava nell’attuale parcheggio del luna park in Piazza della Stazione Vecchia. Il 10 agosto del 1924, un convoglio, composto di sei vetture, inaugurò la tratta ferroviaria. Proprio di fronte alla stazione di Ostia, l’architetto Vincenzo Fasolo, dell’Ufficio Tecnico del Governatorato, progettò la sede della delegazione municipale. Un edificio di chiari spunti rinascimentali veneti accompagnato dalle decorazioni di stile “dalmata italiano” di Calzolari. In realtà la prima delegazione comunale di Ostia era stata realizzata, nel 1915, sulla sinistra di Piazza dei Ravennati. Aveva una superficie di 100 mq, era priva di fondazioni, con i montanti verticali in ferro e le travi orizzontali in legno, e coperta da un tetto a due falde.

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C’e’ una cornice per te

“Questo è un momento da incorniciare…” , quante volte abbiamo sentito o detto questa frase, riferita ad accadimenti o singoli istanti che vogliamo fermare nel tempo per la loro straordinaria positività e bellezza. Sensazioni personali ma che inconsciamente vogliamo in qualche modo esibire , condividere, fermare nel tempo, ricordare e perché no, rendere fonte d’ispirazione. Senza pensarci abbiamo posto questa immagine al centro di una finestra ideale, per evidenziarla, impreziosirla e farla spiccare da tutto quello che la circonda… una cornice! Quadri d’autore, dipinti d’epoca, incisioni, litografie, fotografie e spesso anche cornici vuote finiscono sulle nostre pareti, sui nostri mobili e colorano il nostro mondo. Le prime cornici si diffusero per tutt’altro motivo, non si abbellivano più solo i luoghi di culto o le stanze dei grandi palazzi, l’arte diventava di tutti, si passò dagli affreschi e dalle grandi pale d’altare alla pittura su tela, consentendo così una maggiore diffusione dei dipinti, sacri e “profani”. Si iniziò a rinforzare questi deboli supporti , le tele, con dei semplici listelli in legno che vennero poi dorati ed elaborati fino ad arrivare alle vere e proprie cornici. Stili delle opere e degli arredamenti, gusti personali e mode hanno fatto si che nel tempo siano stati prodotti i più disparati tipi di cornici per consentire di cambiare, reinterpretare ed adattare a qualsiasi esigenza quello che andrà a caratterizzare i nostri spazi. Quasi nessun quadro al mondo ha ancora la sua cornice originaria. Un vecchio detto recita:” la cornice è la ruffiana dell’opera” e non c’è niente di più vero, è incredibile come si possano interpretare in decine di modi diversi i modelli da abbinare su ogni singolo soggetto. Quando si decide di cambiare una vecchia cornice o ci si appresta a sceglierne una nuova per un nuovo elemento che entra nel nostro ambiente, ci si immerge in un mondo di sagome e colori che metterà in mostra una parte di noi, il nostro gusto classico o moderno, minimalista o eccentrico, ludico o trasgressivo, rustico, bucolico o etnico. Ogni singola finitura, dimensione e materiale manifesteranno il nostro carattere ai nostri ospiti. Oro. Argento, essenze del legno, colori e laccature, sfumature dei metalli e persino pellami e brillantini potranno impreziosire le nostre case e dire chi siamo. Entrate in una qualsiasi bottega e perdetevi nella miriade di sagome, colori e finiture che potranno soddisfare le vostre esigenze, li troverete un corniciaio pronto ad accompagnarvi in questo viaggio.

NATALE? IN FAMIGLIA! IN SCENA AL TEATRO DAFNE DAL 02 AL 18 DICEMBRE E POI DAL 6 AL 8 GENNAIO 2017 Commedia in 2 atti Siamo a Natale, o forse no. Perché in fondo tutto è rarefatto, tutto sa di artatamente costruito: le dinamiche, i personaggi, lo scenario. Ogni cosa.  “Natale con i tuoi?”, a conti fatti, è un continuo susseguirsi di episodi divertenti e trappole disseminate un po’ ovunque. Tranelli che si sostanziano in stravolgimenti del copione in corso d’opera, in cui realtà e finzione si mescolano e si sovrappongono, laddove il copione è l’unico appiglio di cui ognuno dispone. Ed allora è improvvisazione, con tutto ciò che ne consegue. Uno spettacolo divertentissimo adatto a tutti. NOTA DI REGIA: Il mestiere dell’attore è difficile, faticoso complicato! Ma è il nostro mestiere. Le emozioni si concentrano. Si ride, si piange, si soffre... ..e tutto per una manciata di minuti. È solo finzione! Ma il teatro è fatto da persone… esseri reali che si portano dietro le proprie peculiari realtà che rischiano, in un gioco di scatole cinesi come quello costruito dal nostro manipolatore, di debordare dai confini di un copione e mescolare diversi piani di sogni, fantasie e reali fatti umani.Il risultato è… una commedia. Una commedia con tutte le sue possibili sfumature, dal comico al grottesco… dall’ironia alla boutade… dalla commedia brillante… alla farsa… Una commedia straordinariamente umana… una commedia straordinariamente varia e piena di colpi di scena… un commedia straordinariamente intelligente… una commedia straordinariamente divertente… . Una commedia di Natale, lontana – molto lontana – dai cineteatropanettoni. VENERDI E SABATO ORE 21.00 6 GENNAIO EPIFANIA ORE 21.00 DOMENICA ORE 18.00

Il Corniciaio Magico


L’ imprenditore del mese di Cristina Anichini

Il futuro della tradizione Incontriamo questo mese uno dei nostri più af*fezionati clienti, il Centro Agricolo Lopez, importante punto di riferimento di zona per tutti coloro che sono alla ricerca di prodotti, sementi e piante, tra le migliori sul mercato, per qualità e prezzo e per tutti coloro che sono alla ricerca di professionalità, cordialità e gentilezza. Qui si può trovare tutto quello che necessità all’agricoltura amatoriale e professionale. Il Centro Agricolo è specializzato anche nella vendita di mangimi per tutti gli animali da cortile, da stalla e di compagnia, oltre che per la vendita di pulcini.

Nel settembre 2002 viene dato corpo ad un pallino di mio padre, un sogno che porta con sè da quando era giovane, cioè la creazione di una attività parallela a quella agricola. Mio padre aveva intuito in tempi non sospetti che il mercato stava cambiando e bisognava aprirsi alla commercializzazione dei prodotti per l’agricoltura. Qualche anno prima si era ammalato mio nonno ed io ho dovuto cominciare subito a seguire le orme familiari. Ero molto giovane e fui formato subito sul campo, una bella palestra e un bel banco di prova il doversi raffrontare quotidianamente in un ambiente prettamente adulto. Mio padre fu lungimirante e sempre molto fiducioso nei giovani e in me che ero il figlio.

Stefano, figlio di Giuseppe, il fondatore dell’azienda, ci racconta la storia di famiglia, tre generazioni di imprenditori nel settore agricolo, di questa attività e quelli che sono i progetti futuri che lo vedono protagonista, insieme al padre e ai suoi fidati collaboratori, Giuseppe e Leonardo.

Il negozio si sta ormai consolidando con l’obiettivo principale di dare un servizio ai clienti, perchè siamo professionali e garantiamo un’ ottima corrispondenza con la qualità del prodotto. Cerchiamo di fare la differenza con un mercato che si sta appiattendo, per via dei grandi gruppi commerciali e delle attività straniere. Cerchiamo di dare un servizio attraverso i consigli, investendo nel tempo che si dedica al cliente. Il rapporto umano è alla base dell’attività e il cliente va fidelizzato, tutte cose che nelle grandi realtà sono difficili da trovare. Giuseppe e Leonardo danno un ottimo aiuto tecnico per accontentare ogni tipo di cliente, dal giovane che si avvicina al mondo dell’orto e del piccolo allevamento casalingo di animali da cortile, che da noi si possono acquistare in determinati periodi al negozio, al signore adulto ed esperto che chiede ancora consigli.

“La storia del Centro Agricolo comincia nei lontani anni ‘60 del secolo scorso, esattamente nel 1966 quando vennero comprati i primi 6 ettari di terreno dalla Società Generale Immobiliare, di cui mio nonno, classe 1914, era fattore. L’Immobiliare, che costruì in quegli anni il quartiere residenziale di Casalpalocco, all’epoca era proprietaria di centinaia di ettari in questa zona. Su questo lotto di terreno c’erano una vaccheria con la sala mungitura. In seguito furono acquistati altri 4 ettari, e ad oggi ne contiamo 11 su cui sorgono i casali e le aree commerciali, più altri sui quali produciamo, per la grande distribuzione, sia patate che carote. L’azienda nasce proprio come marchio di fabbrica per la produzione delle carote. Siamo stati la prima azienda agricola a introdurre la produzione delle baby carrots, ancora oggi attiva.

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Negli anni abbiamo coltivato anche il radicchio, le ricce e la scarola, che oggi non produciamo più, e oltre alle carote attualmente il maggiore impegno lo abbiamo con le patate, puntando molto, per via di una crescente richiesta, sulla varietà viola, tubero piccolo e delicato che richiede una grande attenzione e capacità nella coltivazione. Una novità sul mercato che sta suscitando un discreto interesse nei consumatori.

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Oggi notiamo un’ attenzione maggiore al cibo e alla nutrizione, e molti hanno preso piccoli appezzamenti di terreno oppure si sono formati gruppi per la gestione degli orti. I più giovani sono orientati al prodotto biologico. C’è un ritorno alle essenze aromatiche, sia per le piantine che per le sementi. Vendiamo molto le vecchie selezioni di un tempo, per ortaggi come il pomodoro, il rabarbaro, la borragine, la melanzana, di ditte che hanno fatto una ricerca di varietà autoctone di alcuni posti di Italia, una ricerca degli ecotipi indirizzati maggiormente a un mercato di nicchia. Qui si trovano i prodotti per accontentare il cliente che fa ricerca e vuole un prodotto particolare. Stiamo ultimando in questi giorni un’opera di restyling del negozio, che sarà più agevole e pratico nella ricerca dei prodotti e nell’accoglienza dei clienti. Venite a trovarci! Vi aspettiamo numerosi!


D onne 2.0 di Cristina Ippoliti

Dalle colonie alle seconde generazioni, il corpo delle donne e il velo militante

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Scriveva così Pasolini a proposito dell’Italia del “lontano” 1972: “Qui la donna è considerata a tutti gli effetti un essere inferiore: viene delegata a incarichi di importanza minima, come per esempio informare dei programmi della giornata; ed è costretta a farlo in modo mostruoso, cioè con femminilità. Ne risulta una specie di puttana che lancia al pubblico sorrisi di imbarazzante complicità e fa laidi occhietti”. Un modello indiscusso, quello dell’emancipazione femminile nostrana; imbevuto di eurocentrismo, donne, atee o religiose, casalinghe, professioniste, devote, lavoratrici e madri irreprensibili, mogli e amanti, economicamente indipendenti. Ma chi ha veramente scelto tutto questo per noi? E perché il nostro modello così “brillantemente democratico” dell’essere donna non è riuscito a intaccare altri modi di esserlo? Rappresentiamo realmente la superiorità assoluta? Il velo di una suora è davvero diverso da una minigonna o da un hijab? O si tratta comunque di una realtà precostituita e preconfezionata da uomini, in un mondo pensato e voluto da uomini, realizzato a misura di soli uomini? È quindi lecito domandarsi come sia possibile che il modello femminile occidentale non abbia mai superato i confini nazionali? Possiamo davvero considerarci una cultura superiore? Oppure una delle tante culture esistenti nel mondo, con pro e contro, limiti e debolezze? Nel 2004 in Francia venne approvata a larga maggioranza la legge che impone il divieto di indossare simboli religiosi a scuola. Sebbene la legge vieti qualsiasi tipo di abito che sia palesemente religioso, il dibattito è nato intorno a studentesse che indossavano il velo. Il velo e il corpo delle donne sono stati usati per imporre leggi restrittive, dis-

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criminatorie che palesano il “razzismo di stato” in Francia? A favore della legge sul velo e all’espulsione dalle scuole delle ragazze che lo indossavano si è espressa innanzitutto l’estrema destra, che vedeva nel velo il simbolo palese dell’islamizzazione della Francia, la sconfitta delle politiche di integrazione delle seconde generazioni. Dal nostro punto di vista, il velo può corrispondere al simbolo dell’oppressione patriarcale e della minaccia alla laicità dello stato. Ma perché solo quello musulmano? Forse è il caso di ragionare in maniera più ampia. Quale può essere il posto che le figlie e i figli dell’immigrazione occupano nella società? Il nostro atteggiamento può essere condizionato dalla storia coloniale, dall’assetto geopolitico mondiale che fa dell’Islam il nuovo nemico dell’Occidente, dall’islamofobia, ovvero il razzismo contro l’arabo che ha assunto una forte rilevanza dopo l’11 Settembre e lo scoppio della guerra in Medioriente? Ma facciamo un passo indietro. L’ordine mondiale post-guerra fredda dell’imperialismo degli USA ha spostato il nemico nel Medioriente. Le ragioni economiche dell’imperialismo e della guerra globale e permanente hanno necessitato di argomentazioni ideologiche per armare gli eserciti e per giustificare lo stato di terrore post 11 Settembre. La caccia al terrorista islamico ha nutrito il razzismo nei confronti delle popolazioni di fede musulmana o proveniente da paesi detti arabi, che vivono in Occidente. L’11 settembre e la nuova crociata contro l’Islam hanno aperto due fronti di guerra: uno in Medioriente contro le popolazioni civili, l’altro in Occidente contro gli immigrati e le immigrate (e le generazioni successive al percorso migratorio), che portano sulla


propria pelle il segno di appartenenza ad un ipotetico mondo arabo. Oggi si potrebbe parlare di velo come riappropriazione della propria identità individuale e nazionale in un paese straniero? Oppure unicamente dominazione maschile? E poi siamo davvero così sicuri che nel Corano si parli esplicitamente di velo come è stato inteso e interpretato? Oppure il controllo del corpo femminile, in un modo o nell’altro, da est a ovest, mediante strategie differenti, è una tematica calda in tutto il mondo? Come in ogni guerra di occupazione il corpo delle donne diventa qualcosa di cui appropriarsi. La donna che deve essere posseduta, civilizzata e liberata. Anche negli ultimi decenni, uomini europei e nordamericani sono stati armati e addestrati per liberare le donne afghane dagli uomini locali attraverso le bombe, la violenza, lo stupro. Il modello occidentale rappresenterebbe, quindi, un baluardo contro il fondamentalismo, dato che le ragazze velate a scuola costituirebbero una minaccia per le ragazze non velate che hanno scelto la modernità, ovvero l’emancipazione femminile. Descrivendo le ragazze velate come inevitabilmente oppresse, la famiglia musulmana come un santuario di tradizione, e i giovani musulmani come inevitabilmente oppressori, intrappolati in una virilità estrema – violenti, “velatori”, violentatori – i media leggono inequivocabilmente il velo come segno di oppressione, indipendentemente dal significato soggettivo plurimo che esso può rivestire. Il velo “militante” delle giovani donne potrebbe anche costituirebbe una rivendicazione di autonomia culturale, in risposta al razzismo e alla stigma sociale. Il velo diventa, quindi,

una libera scelta, un indumento indossato per rivendicare la propria identità, all’interno di un nuovo ambito sociale che rifiuta, rigetta, respinge. Il Mouvement des Indigènes de la République è costituito da figlie e figli dell’immigrazione originaria dalla ex colonie francesi. Les Indigènes hanno rappresentato l’esperienza più avanzata di autorganizzazione di terze e quarte generazioni in Francia. Le femministe “indigene” sostengono che il soggetto monolitico donna non esiste, non è unico, univoco, esemplare, perfetto, iconico, ma è un’invenzione di quel femminismo bianco e borghese, che si erge tristemente ad universale.


F otografia

di Mario Mencacci Nato a Pontedera nel 1961, dove tuttora vive e lavora come architetto, negli anni ’80 inizia a interessarsi di fotografia. La sua formazione lo porta inevitabilmente ad avere uno sguardo personale sul mondo. Le simmetrie, i colori e le linee che sono parte integrante del suo lavoro trovano nelle sue fotografie nuove prospettive ridisegnando la realtà. La passione per la street photography lo porta a scoprire nuovi linguaggi espressivi ed è istintivamente portato a cogliere i particolari, a volte curiosi, a volte poetici, quasi sempre invisibili agli occhi del passante distratto. Le sue immagini ottengono un buon riscontro, una sua fotografia viene richiesta dalle Nazioni Unite che la pubblicano sulla copertina di una loro rivista. Ha tenuto workshop in varie città d’Italia ed ha fatto parte per qualche tempo, come autore “candidato/selezionato”, del collettivo di street photography italiano “Spontanea”.

La fotografia che fa (anche) sorridere

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Tempo fa sono stato invitato a tenere un laboratorio di fotografia al congresso nazionale di un’associazione. “Il tema è «Sulla strada della felicità», mi chiesero, “che ne pensi?” La proposta mi fece davvero piacere, anche perché la risposta mi sembrò molto semplice: la fotografia è una cosa che mi rende automaticamente felice. In realtà si potrebbe dire che ogni passione ci rende felici, però esiste un genere di fotografia, la street photography, che sembra fatto apposta per tirare fuori il sorriso. In estrema sintesi la street photography è un tipo di fotografia ripresa negli spazi pubblici, o aperti al pubblico, ma perché fa (anche) sorridere? Perché riprende momenti in cui persone e cose, per atteggiamenti o situazioni, vanno a formare un insieme particolare: talvolta ironico, ma anche poetico o paradossale. Comunque fuori dall’ordinario. E’ un genere che non fa solo sorridere, quindi, ma fra gli autori che l’hanno praticato e lo praticano, ce ne sono di grandi che sono stati anche maestri nel cogliere il lato ironico delle cose. La fotografia di strada nasce pressappoco con il XX secolo, come evoluzione del pittorialismo: prima, infatti, agli albori, la fotografia era considerata più che altro un’alternativa alla pittura. I fotografi erano, all’inizio, figure più simili a esperti chimici che ad artisti; la fotografia era alla portata di pochi, e chi la praticava aveva come scopo proprio quello di realizzare opere che sembrassero dipinti. Nacque qualche diatriba però, perché per qualcuno questa era una cosa bellissima, per altri invece l’opposto. Bellissima? No, assolutamente disprezzabile! E fra chi la disprezzava c’era anche qualche mente importante, come Baudelaire: è il rifugio di tutti i pittori mancati, sosteneva. Insomma, chi sa dipinge, chi non sa fotografà… A cavallo del XX secolo si occupò però di fotografia anche un certo Alfred Stieglitz, un americano che, seppure in maniera quasi involontaria, dette un impulso decisivo all’evoluzione del pittorialismo nella “fotografia diretta”, la “straight photography”, il primo passo verso la “street”. Lui cominciò anche a scattare in strada, senza trucchi o pose non spontanee. Avendo anche un’attività di gallerista, e avendo pure fondato una rivista d’arte, ebbe un ruolo fondamentale nella diffusione della fotografia: creandole un mercato intorno le fece acquisire la dignità di arte, e le sue immagini ispirarono molti altri fotografi che proseguirono sulla sua strada. Qualcuno arrivò anche a ingegnarsi con obiettivi laterali nascosti, per scattare ritratti spontanei a soggetti inconsapevoli. La naturalezza, la spontaneità, diventava così fondamentale. Sì, perché street photography è generalmente sinonimo di spontaneità, e più che l’uso degli “scatoloni” dell’inizio del secolo scorso, è stato l’avvento delle piccole fotocamere veramente “portatili” che ha permesso di cogliere attimi fuggenti, espressioni che durano un attimo, sfumature praticamente impossibili da percepire se non rivedendole stampate dopo lo scatto. Le foto a corredo di questo articolo sono solo un esempio di come si possano immortalare scene che sfuggono a una visione più superficiale. Un nome come Henry Cartier Bresson, famoso per il suo “attimo decisivo”,

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è diventato sinonimo di fotografo. Altri, come il citato Stieglitz, o come André Kertész, Margaret Bourke-White, Robert Doisneau, Robert Frank, William Klein, Elliot Erwitt, René Maltête, grandi esponenti del genere “street”, hanno un posto importantissimo nella storia della fotografia. Oggi il genere street si sta diffondendo velocemente, anche perché ha il grosso pregio di poter essere praticato dovunque e senza attrezzature particolari, basta una semplice macchina fotografica compatta, o addirittura un cellulare. E l’occhio: nella street photography la scena ripresa è “naturalmente” più importante della qualità dell’immagine. Il rovescio della medaglia è che tanti si sentono immediatamente artisti e sfruttano le possibilità offerte da internet riempiendolo di immagini che appaiono assolutamente casuali e senza significato. Eppure se si scatta una buona foto, l’istinto e la pancia ce lo dicono subito. Le altre meglio tenerle nel cassetto. Ma questo non è che un breve accenno a un genere fotografico che sta conoscendo un’ampia diffusione. La storia della fotografia, come quella delle altre arti, è varia e appassionante, attraversa molti generi che a seconda del periodo assumono caratteristiche diverse. Con la fotografia si sorride, ma si può anche soffrire, immalinconirsi o provare amore. Le immagini possono avere una forza notevole, e i grandi autori come quelli citati riescono a dargliela. Vale la pena di conoscerla meglio.


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Tecnologia, sicurezza, spazio: l’era di Donald Trump

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Le elezioni presidenziali americane hanno catturato l’attenzione mondiale per quanto riguarda la linea politica interna o estera che vorrà mantenere il nuovo presidente Donald Trump nel corso del suo mandato. Un aspetto che non viene molto approfondito è, invece, quello che è stato e sarà il rapporto di Trump con la tecnologia. La manifesta avversione del neoletto presidente degli Stati Uniti per la tecnologia non è certo una novità: nel 2007, quando nel mondo fa la sua comparsa il primo iPhone, Trump affermò di non possedere un computer; nel 2013 è stata la volta delle mail, che Donald non aveva mai utilizzato (mentre nel mondo sono ormai quasi uno strumento di comunicazione obsoleto, se ci immaginiamo il più ampio utilizzo della messaggistica istantanea, come Whatsapp), dichiarando di far redigere tutte le comunicazioni alla sua segretaria utilizzando addirittura la macchina da scrivere. Recentemente, si è addirittura spinto a dichiarare di leggere le mail unicamente in forma stampata, raggiungendo esplicitamente il grado di avversione massimo nei confronti della tecnologia più basic. Se non conoscessimo altro di Donald Trump, questo già sarebbe sufficiente. E invece abbiamo molti più dettagli in merito al rapporto Trump-tecnologia che non siano semplice gossip, come ad esempio la questione della paternità dei suoi tweet, che a quanto pare sono sorprendentemente tutta farina del suo sacco. Sul frangente dei social media, quindi, si potrebbe ben sperare, ipotizzando una fervente attività da parte della Casa Bianca nei prossimi anni, volta a creare un canale di comunicazione “indipendente” e diretto con l’elettorato, senza alcun controllo preventivo da parte della stampa o altre istituzioni. Una delle maggiori preoccupazioni del Presidente, in realtà, è stata e sarà sempre la sicurezza, che va difesa a cominciare proprio dal web. Il dibattito è iniziato a seguito della sanguinosa sparatoria avvenuta nel 2015 in un centro disabili di San Bernardino in California, e ha trovato il proprio apice con la minaccia dell’Isis contro l’occidente. Nel 2015 Trump aveva scagliato una dura invettiva contro la Apple, esortando perfino a boicottarla, dal momento che il telefono di uno degli attentatori al centro disabili utilizzava proprio il sistema operativo iOs, crittografa-

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to e perciò impenetrabile per l’Fbi. Con l’entrata in scena del terrorismo il problema è cresciuto. Tempo fa il neoeletto presidente aveva dichiarato che a causa di internet l’Isis era riuscito persuadere molte persone attraverso il reclutamento online, e che quindi sarebbe stato opportuno chiudere internet in alcune zone, in barba alle più ovvie contestazioni. Le polemiche non sono tardate a venire, e l’allora semplice imprenditore Trump aveva precisato di riferirsi a zone come Siria o Iraq, ritenendo che quelle fossero le parti del mondo in cui opera l’Isis, senza tuttavia riflettere un momento sul fatto che lo stato islamico non ha una “sede geografica” e che in sostanza è esattamente dove sono tutti i normali utenti, e utilizza i medesimi mezzi di comunicazione. Se l’interdizione da internet per qualcuno è un aspetto della sua politica ancora da vedere (ma che risulta decisamente poco definita), è facilmente ipotizzabile il sostegno del governo Trump a leggi che obbligheranno le aziende a ridurre la sicurezza dei dispositivi, per garantire indagini più semplici, ma che creeranno una breccia anche per chiunque abbia cattive intenzioni. Questo è uno dei punti su cui gli esperti sostengono la loro idea che Donald Trump sia un cancro per la cybersicurezza globale. L’impegno sarà rivolto anche e soprattutto a garantire una risposta pronta ai cyberattachi rivolti alle istituzioni statunitensi, ad oggi possibili a causa dell’obsolescenza dei sistemi informatici USA, con controffensive “digitali” basate su investimenti mirati sugli attacchi informatici e malware. Resta infine grande trepidazione anche in ambito spaziale: il presidente Usa ha la responsabilità delle nomine ai vertici della Nasa e dunque influenza tutte le sue attività. Donald Trump ha mire espansionistiche non da poco, e vuole ripristinare le missioni di esplorazione dello spazio. Nel 2016, in effetti, il trait d’union con Obama è stata l’apertura verso le missioni su Marte entro il 2030, non escludendo la possibilità dell’invio di nuovi astronauti non appena possibile. Sorprendentemente, gli USA cercheranno qui l’apertura, presentata da Trump sulla rivista Sciencedebate con parole che non celano una certa positività, e che speriamo non restino vane: ‹‹…dobbiamo cercare partner a livello mondiale, perché lo spazio non è una proprietà esclusiva dell’America. Tutta l’Umanità ne beneficerà››.


Efficienza energetica:

i vantaggi dell’illuminazione a LED Stiamo attraversando un momento cruciale per la storia del nostro pia neta. L’accordo globale tra i governi siglato in occasione della COP21 nel dicembre scorso, è un impegno molto importante per evitare un aumento della  temperatura  globale che risul terebbe catastrofico. Un  uso intelligente dell’energia  porterà moltissimi benefici a livello economico e sociale, per non parlare del positivo  impatto ambientale. Uno dei settori di intervento di maggiore impatto, nell’ambito dell’efficienza energetica, è senza dubbio quello dell’illuminazione, nei diversi ambiti applicativi, come l’illuminazione pubblica, illuminazione interna delle abitazioni, degli uffici, industriale, etc, su cui converge almeno il 20% dei consumi totali di energia elettrica a livello planetario. La tecnologia LED  è stata capace di dare una svolta rivoluzionaria all’intero ambito dell’illuminazione, permettendo la mi-

grazione dalla luce elettrica alla luce elettronica. Grazie alla grande intensità e alla lunga vita delle lampadine a LED, è possibile sostituire con esse anche le lampade fluorescenti (compatte o al neon), consumando mediamente il 50% in meno. Ridurre la spesa elettrica è sicuramente possibile con l’utilizzo della tecnologia LED. Essa può contribuire a migliorare il bilancio economico familiare, ma anche quello di un’azienda o di una Pubblica Amministrazione. Il servizio luce è un servizio primario, senza il quale è difficile poter svolgere le proprie attività. Risparmiare su un servizio indispensabile rappresenta dunque un doppio vantaggio a cui tutti dovremmo pensare.


T erritorio Narrante

Una terra non raccontata è una terra che non esiste

Il collettivo Territorio Narrante e il risveglio epico del Litorale romano

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Poco distante, dopo anni di colpevole oblio, è stata posta una lapide in loro ricordo. Arrivarono da Ravenna in cinquecento, donne e uomini: il treno non venne neanche fatto fermare a Roma, c’era bisogno della loro forza, ma avevano paura delle loro idee di uguaglianza e del loro spirito di sacrificio. Quel treno proseguì, sulla vecchia linea che passa per Ponte Galeria, fino a Fiumicino, di lì si partirono, a piedi, con utensili e carriole e arrivarono qui, nella terra di nessuno bagnata dal delta del Tevere. Qui, al grido di pane e lavoro, fondarono la città come oggi la conosciamo. Una terra non raccontata è una terra che non esiste. Era il 1887 e di lì a poco si sarebbe svolta una delle più grandi imprese di bonifica della storia italiana per opera della prima cooperativa di braccianti d’Europa. Così nacque Ostia come la conosciamo, certo dopo la civiltà Romana degli scavi, della via Severiana e di Villa di Plinio, certamente prima dell’assassinio di Pasolini all’Idroscalo, degli anni convulsi dell’urbanizzazione centrifuga e della conseguente moria di Mafia Capitale. I Romagnoli arrivarono qui, vicino a questa lapide e a pochi passi da dove oggi sorge il centro socioculturale “Lo Scariolante”, un luogo simbolo dove, nel 1920, venne fondato il primo Circolo Socialista del Litorale. Ed è proprio qui, a Ostia Antica, presso la sede di questa associazione, che il collettivo Territorio Narrante, ha dedicato un’intera giornata di eventi al ricordo dell’eroica impresa della bonifica. Il Territorio Narrante è un collettivo molto attivo nella periferia a sud di Roma, il lavoro che porta avanti ormai da due anni rappresenta una volontà di traduzione epica della terra attraverso la narrazione pubblica e l’organizzazione di eventi capaci di risvegliare l’identità popolare. Si tratta di un gruppo di persone che vive e opera a Ostia, che qui cresce i propri figli e che ama il territorio come fosse una famiglia allargata. Sono quelli della proiezione pirata di Amore Tossico sulla spiaggia con oltre 3.000 persone, gli stessi che organizzarono il Quarantennale Pasoliniano e che portarono sulle scene del Litorale artisti del calibro di Wu Ming, Erri De Luca, Zerocalcare e molti altri. Una terra non raccontata è una terra che non esiste. Sembra ancora una volta essere stata questa la semplice consapevolezza che ha spinto il Territorio Narrante a organizzare proprio nel centro di Ostia Antica la “Festa Popolare della Bonifica” lo scorso 20 novembre, con una cena tipica romagnola e un lungo spettacolo, cui hanno partecipato il Coro a cappello di Gabriella Aiello e i Montelupo con il loro Canzoniere Anarchico. L’invito è stato fatto alla popolazione di Ostia, non c’erano sigle e prosceni, nessuna fascia tricolore, ma tanta gente che ha affollato la sala sia per la cena che per lo spettacolo conclusivo facendo registrare il tutto esaurito già nelle prenotazioni dei giorni precedenti. Una grande festa popolare, una narrazione condivisa di un evento importante per chi vive il territorio: dai bimbi più piccoli che abbiamo visto scorrazzare tra i tavoli della festa fino agli anziani del centro e all’ultima superstite, figlia di uno dei bonificatori, Giulia, una signora di 95 anni, che prima del concerto ha voluto raccontare di quel lungo viaggio a piedi da Fiumicino a Ostia Antica. Una terra non raccontata è una terra che non esiste. E’ questo quello che intendono ripetere membri del Territorio Narrante. Soprattutto in quella terra alla foce del Tevere, una terra bellissima e orfana, che torna spesso all’onore della cronaca per tristi avvenimenti, una terra di cui spesso si dimenticano i più nobili natali, una terra che grazie alla narrazione può tornare a vivere se stessa nel migliore dei modi.

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Tablet territorio a cura di Massimo Gallus

Retake…perché uniti si può! !! Yes we can!! Retake è un movimento (Onlus) di cittadini, no-profit e apartitico, impe-gnato nella lotta contro il degrado, nella valorizzazione dei beni pubblici e nella diffusione del senso civico sul territorio.

IL RETAKER Il Retaker è qualunque cittadino che ambisce a vivere in una citta in cui regni legalità, il rispetto delle regole, il senso di comunità e attivamente si dedica e favorisce il recupero degli spazi e dei beni pubblici. STREET ART Retake Roma promuove l’arte di strada purchè legale. Promuoviamo accordi per la realizzazione di murales (o graffiti) sia su spazi privati che su spazi pubblici in quanto l’arte è la medicina per il degrado. Abbiamo incontrato Luisa Postumi che si sta occupando insieme a tantissimi cittadini di riqualificare molte aree del decimo Municipio e moltissime sono le Scuole coinvolte nel Retake. Ultima per data di realizzazione della riqualificazione della Scuola Materna di via Bedollo all’infernetto e riportiamo di seguito il messaggio di ringraziamento della promotrice con le foto della bellissima iniziativa che ha unito molte famiglie, associazioni e professionisti del territorio per questa bellissima iniziativa.

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Messaggio originale di Luisa Postumi dalla pagina Facebook RetakeRoma Axa Casalpalocco Infernetto. Caro gruppo, oggi abbiamo vissuto una giornata estremamente emozionante nel Retake della Scuola Materna di Via Bedollo all’Infernetto!! Devo esprimere i miei più sentiti ringraziamenti oltre che ai genitori, parenti, ai fantastici bimbi, maestre e alla responsabile della Scuola Katia Lo Presti che in prima persona ha sorriso ed abbracciato RetakeRoma quale momento di condivisione e di insegnamento di ciò che è il senso civico e di aiuto reciproco che una Comunità scolastica e cittadina deve coltivare giorno dopo giorno. Grazie all’Ama e ai Pics che ci hanno assistito e fornito vernici e materiali! Grazie ai Retakers dell’Infernetto che negli ultimi due mesi hanno dato grande prova di senso civico e di volere un cambiamento per il proprio Quartiere!! Grazie inoltre ai Retakers giunti da altri gruppi Ostia, Axa, Casalpalocco e Dragona!! Grazie alla Croqqer Italia che si è unita nella ricerca di persone per questo recupero svoltosi in forma totalmente volontaria e ad un gruppo di persone che si sono unite a noi da piazza Bologna!! Fondamentale è stato l’aiuto della GreenGarden Service di Nino Elisi che per la terza volta ha assistito con i suoi giardinieri e i suoi mezzi!! Grazie a Patrizio Bellanti della Petali e Petali che senza pensarci sopra ha donato tantissime piantine aromatiche e fiori e che è pronta ad aiutare il gruppo dei Retakers dell’Infernetto nelle prossime iniziative. Infine ma non per ultimo grazie all’Associazione culturale Arts and Crafts di Elisabetta Giambanco per il sostegno nella realizzazione di disegni che i piccoli bambini divertendosi hanno eseguito.

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Insomma una grande rivoluzione, una grande espressione che ci dona forza e sorriso e che ci spinge a continuare in questa direzione perché sempre più Cittadini sentono la necessità di vivere in un ambiente dove vi sia rispetto per i beni comuni, creando comunità, sostenendo la stessa causa per espandere i propri orizzonti con l’energia unica del volontariato!! .ti si può! !! Yes we can!! Luisa Postumi Responsabile Retake Roma


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Chi è creativaseriale? Ciao a tutti, sono Alessandra, un Architetto con una

grande passione per l’Interior Design. Mi affascinano i pezzi vintage e adoro mischiare gli stili e gli elementi di arredo. Sono un’instancabile viaggiatrice e i miei hobbies sono la fotografia e il restyling. Passioni, queste, che inevitabilmente influenzano il mio lavoro. Dove ad ispirarmi sono i viaggi, la vita di tutti i giorni e gli affetti. Mi piace scrivere e scovare novità così, alcuni mesi fa, mi sono detta: << perché non condividerle?:>>. Ma ….<<dove e come farlo?>>. Così, ho ideato CREATIVASERIALE! E sì! Questo è il nome del mio blog. Avrebbe dovuto parlare di me, del mio lavoro di architettura, di design, di arte e di viaggi. Infatti, CREATIVASERIALE è il posto in cui trovare idee, suggerimenti e ispirazioni,dove c’è colore e passione e gli oggetti vengono riutilizzati, dove puoi richiedere soluzioni d’arredo e dove si parla di home decor, in cui cerco di porre l’attenzione su tutto quello che può essere considerato creativo, una guida all’originalità per tentare di stupire e incuriosire. Perché oggi, più che mai, la creatività va incoraggiata e sostenuta! Andate a leggerlo: http://www.creativaseriale.com/

T ablet presenta di Raffaele Burgo

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Credo, sia il modo migliore per potermi conoscere! Da questo mese, con “TABLET Roma” inizia, per me, una nuova avventura e ….. SONO ELETTRIZZATA!…… curerò, la rubrica sull’Interior Design. Inutile dire che sono felice di mettermi in gioco con questi appuntamenti mensili, con i quali, vi aiuterò ad essere aggiornati, condividendo con voi: eventi, segreti, piccoli accorgimenti e tante ispirazioni per arredare le vostre case rendendole accoglienti, funzionali ed uniche. Ma, per farlo, ho bisogno di voi…. Devo conoscervi! Perché, io credo che siano le persone che vivono un luogo a renderlo speciale e che le cose migliori si facciano insieme! Quindi, scrivetemi su creativaseriale@gmail.com anche solo per un consiglio, per condividere con me i vostri dubbi e pensieri oppure semplicemente per richiedermi un argomento di cui vorreste sapere di più. Potremmo parlarne su Tablet! ;)A presto CREATIVASERIALE

Da Lamezia a Washington “ Quando una cosa si può sognare si può anche fare”. Il sogno di Giada Tropea, giovanissima studentessa di Lamezia Terme, tipica bellezza mediterranea, si è realizzato alla grande, infatti dopo una durissima selezione, ha conquistato il titolo di Miss Mondo Italia in quel di Gallipoli, luogo che è rimasto nel suo cuore per la splendida accoglienza. Questo risultato le permetterà di rappresentare l’Italia nella finalissima che si svolgerà il 18 dicembre in quel di Washington. Cosa dire di questa splendida ragazza lametina? Oltre alla sua naturale bellezza fisica, ciò che colpisce di lei è la sua semplicità, la sua modestia, la sua dolcezza, la sua pulizia morale: tutte qualità che la fanno amare da amici e parenti, proprio perché è il tipico esempio da imitare e seguire per tantissimi giovani. Da grande vorrebbe diventare medico ma, nel contempo, desidera dimostrare anche come ci si può cimentare nel difficile mondo dello spettacolo mantenendo inalterati quelli che sono i valori veri della vita. Non soltanto Lamezia Terme, ma tutta la Calabria è orgogliosa di Giada, la quale si proietta in questa esperienza che, di certo, le lascerà “dentro” un ricordo indelebile. E noi tutti le auguriamo tantissimi successi, perché li merita e perché possono essere un incentivo positivo per tantissimi giovani. Semper ad maiora


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U na breve storia per il Natale di Rita di Francesco

Non sono solita cedere a romanticismi e non sono nemmeno convinta che tutte le storie si risolvano con solo “l’amore”, ma in occasione della festa in arrivo vi regalo una storia. Una storia che per noi che lavoriamo in canile si avvera, certo non spesso come vorremmo però sì, capita. Capita quando non si cede alla tentazione di comprare o adottare un cucciolo ma si decide di andare in un canile e scegliere un cane socievole (e ce ne sono molti) ma adulto, che proprio per la sua età (o per la sua estetica) ha più difficoltà ad essere adottato. Questo è quello che potrebbe accadere quando si fa una scelta del genere.Si vince sempre. Tutti.

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È passato un anno ormai, da quando Popi è arrivato a casa di Cinzia, Marco e Gigi il loro figlioletto. Popi non ha il senso del tempo, non sa di preciso quanto sia passato né si lascia portare dai ricordi della sua vita passata in canile. Però ha ben chiaro che è tornato il freddo e certe immagini fanno riemergere in lui emozioni, così intense che fanno da ponte con tutto quello che ha vissuto. Quest’albero strano che non odora di albero vero e che addirittura si illumina, che è di nuovo spuntato in soggiorno, per esempio, è la prima cosa che si ricorda da quando ha cambiato vita. Era tra il confuso e l’eccitato. Odori nuovi, calduccio, persone alte e sconosciute che parlavano adagio, lo riempivano di carezze e biscottini, mica male. Però non aveva più nessun riferimento. Odori, suoni, rumori…tutto diverso, tutto completamente sconosciuto. Poi è entrato Gigi, l’umano più basso, l’ha visto e ha iniziato a urlare, a piangere e ad abbracciarlo… mammamia che paura… Però questa paura è finita presto, il bassetto ha abbassato la voce e anche lui gli dava biscottini, non doveva proprio esser così malvagio. Poi le cose sono andate avanti. Dopo l’albero e questa gabbia di muri e finestre che tutti chiamavano “casa” ha iniziato a conoscere un mondo nuovissimo. Odori interessantissimi ovunque, rumori (a volte un po’ inquietanti ma alla fine nulla di così grave), oggetti strani che sfrecciavano sulla strada, posti nuovi, altre persone che quando lo incontravano lo salutavano e lo carezzavano. Una pappa buonissima, sempre, cioè ogni giorno, anzi…due volte al giorno! E poi ha conosciuto il mare. Mammamia, una bacinella enorme piena d’acqua… certo c’era da preoccuparsi a vederla però la sua nuova famiglia era tutta entrata e allora anche lui si è tuffato…e ha scoperto che sapeva nuotare! E la neve! Terra freddissima e morbidissima con un colore strano, e che si poteva leccare, sapeva di acqua! Ma soprattutto ha finalmente avuto una famiglia, una mamma un papà e un fratellino, con cui scoprire tutto questo mondo meraviglioso. Un vero branco, con

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cui uscire andare a caccia di nuove esperienze e con cui tornare alla tana, la sera, a condividere l’intimità del riposo e delle coccole. Ecco, tutto questo Popi non lo ricorda per filo e per segno. Ma ogni esperienza fatta, tutti i giorni passati a sentirsi al sicuro e libero di esprimersi l’hanno cambiato. Hanno fatto di lui un cane sereno e vitale. L’hanno reso più sicuro ed equilibrato, è diventato un cane, un cane vero. Non un numero invisibile dentro ad un box a soffrire il caldo, il freddo e il trascorrere del tempo senza mai alcuno scopo nella vita. Ora lo scopo della sua vita era vivere con la sua famiglia. E giocare con Gigi, e passeggiare con Cinzia e Marco, e dormire ai piedi del letto di Gigi per fare la guardia…non si sa mai cosa poteva succedere. Ecco quell’albero con le lucine per Popi voleva dire tutte quelle cose, ma senza parole a spiegarlo, solo con la sensazione di appagamento e familiarità che non aveva vissuto mai prima, nella sua vita in box solo soletto. E per gli umani? Cinzia e Marco sapevano cosa volesse dire condividere la propria vita con un cane e volevano che anche il loro figlio provasse questa esperienza. Gigi ha imparato che non ci sono cani di serie B, che non ci sono scarti. Solo esseri meno fortunati di altri che se solo ne hanno l’occasione sono in grado di provare affetto fiducia e devozione, che sono in grado di imparare cose nuove anche se sono adulti. Ha imparato cosa vuol dire avere un fratello, un compagno di giochi, un amico. Ha imparato il rispetto e la comprensione della diversità. Insomma, il Natale passato, con una sola azione i regali sono stati per molti. E ognuno a modo suo deve solo ringraziare gli altri personaggi di questa breve storia.

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Associazione culturale di diffusione della cultura cinofila. Le nostre attività hanno come cardine il benessere del cane e la prima base su cui si fonda tale benessere è una corretta, equilibrata e appagante relazione cane-proprietario-famiglia. Per questo svolgiamo educazione, attività ludicosportive e di divulgazione. Da anni inoltre svolgiamo attività di volontariato, prestando le nostre professionalità, in canili e rifugi nell’area della provincia di Roma Nord. Il nostro campo a sede in Campagnano di Roma. Per informazioni: Rita 347 77 24 761 - Fabio 338 90 08 208 ecamminacammina15@gmail.com FB: Educatori Cinofili (e cammina cammina) - www.ecamminacammina.it


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Dott. Daniele D’Andria MEDICO

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SHAPING UP o LIFTING NON CHIRURGICO Lo “Shaping Up” o “Lifitng non chirurgico” viene considerata l’ultima frontiera della medicina estetica, combinando gli effetti di 4 trattamenti differenti (anti-aging, tonificante, rivolumizzante e rimodellante), in un’unica procedura, attraverso l’inserimento nel derma di fili di biostimolazione in polidioxanone (PDO). I fili in PDO sono fili riassorbibili utilizzati da oltre 30 anni nel ramo della cardiochirurgia e introdotti da qualche anno anche nella medicina estetica. Andando ad agire direttamente sui tessuti interessati stimolano la naturale produzione di collagene, con risultati immediati a livello di elasticità, idratazione e tonicità della pelle.

In cosa consiste il trattamento? !

Il trattamento è rapido e indolore, tanto che non necessita di anestesia. I fili biostimolanti vengono applicati nel derma tramite aghi appositamente studiati per garantire l’atraumaticità e la precisione. Una volta inserito, il filo rimane nel sottocute e inizia ad agire immediatamente.

Quando inizio a vedere gli effetti? Quanto dureranno? !

I primi effetti sono visibili già subito dopo il trattamento, ma il lavoro di stimolazione continua per mesi. Le aree interessate subiscono, un immediato effetto lifting, di tensione e distensione dei tessuti, ma è dopo le 2 - 4 settimane successive, che diventa tangibile anche l’effetto rigenerativo del collagene. I fili, vengono completamente riassorbiti dopo 3-6-8 mesi circa (dipende dal tipo applicato).

Cosa succede subito dopo l’applicazione dei fili? Ci sono controindicazioni ed effetti collaterali?

! Il trattamento di “Shaping Up” o “Lifting non chirurgico” si esegue con una tecnica mini-invasiva in regime ambulatoriale. La non invasività di questo lifting non chirurgico fa sì che il paziente possa tornare IMMEDIATAMENTE alla naturale vita sociale, applicare make-up e proseguire nella propria attività lavorativa. Si deveono evitare per le 36 ore successive: lampade solari, massaggi o altri trattamenti al viso.

Ci sono controindicazioni ed effetti collaterali? !

Questa tecnica non prevede particolari effetti collaterali, se non un lieve edema nella zona trattata ed eventualmente qualche livido, effetti comunque risolvibili nel giro di pochi giorni. MEDICINA E CHIRURGIA ESTETICA VISO E CORPO BLEFAROLIFTING NON CHIRURGICO CHIRURGIA DERMATOLOGICA CHIRURGIA PLASTICA RICOSTRUTTIVA CHIRURGIA E DIAGNOSTICA SENOLOGICA RIABILITAZIONE LINFOVASCOLARE CARBOSSITERAPIA TRICOLOGIA MEDICINA RIGENERATIVA

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Un posto tranquillo Dott.ssa Giulia Migani Psicologa / Psicoterapeuta Analista transazionale socio-cognitiva Mediatore Feuerstein PAS Basic e Standard I livello EMAIL: giuliamigani@yahoo.it Cellulare: 338 3839479

Happy Christmas?

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Ci siamo… tra poco è Natale! Le strade si riempiono di luci e i supermercati di panettoni e pandori; le persone si sentono vicine ed altruiste, si mostrano aperte e pronte al perdono. È proprio vero: Natale è la festa più attesa e amata dell’anno, è la festa della famiglia, i cui si celebrano gli affetti e si condividono le gioie del presente e le speranze del futuro. Per questo a Natale ci sentiamo tutti più buoni e con la voglia di trascorrere un “felice Natale”. Ma… è davvero così? Beh, non sempre… Natale suscita una girandola di emozioni e susseguenti atteggiamenti e non sempre sono del tutto felici. Mi viene in mente, come esempio, quello che accade nella mia numerosissima famiglia la sera della vigilia… mio fratello minore che mette canzoni natalizie a tutto volume e gira per casa con un sorriso angelico a 45 denti e, dall’altra parte, mio fratello maggiore che sbuffa e sembra preda di un attacco di orticaria. Le persone sono diverse… per cui hanno abitudini, preferenze ed aspettative diverse e attribuiscono significati diversi agli eventi. Anche al Natale… Il Natale è tradizione: questo significa che “tradizionalmente” ci sono cose che “dobbiamo” fare. I pranzi con i familiari, i regali a parenti, amici e colleghi. Mostrarci felici, sorridenti e disponibili con tutti. E non è che possiamo rifiutarci: bisogna farlo! Questo senso sotteso di obbligatorietà alla felicità può generare qualche difficoltà in noi, farci sentire ipocriti, perché magari non abbiamo alcuna voglia di mostrarci felici o di far finta che i problemi che fino a ieri avevamo spariscano con il Natale. O anche… nessuna voglia di passare del tempo con dei parenti che magari vediamo solo una volta all’anno e con i quali sentiamo di non avere proprio niente da condividere. Per non parlare dei regali: che stress! E che gli regalo a quello? E se poi quell’altra mi fa un regalo costoso e io le regalo la classica pallina con Babbo Natale da appendere all’albero? E se mio

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marito o mia sorella mi regalano la prima cosa che gli capita e non si sforzano di capire cosa mi piacerebbe? Allora non mi amano, non gliene importa niente di rendermi felice… Le varie “emozioni del Natale” vanno così a toccare le dimensioni del nostro essere e della nostra vita relazionale. Perché ci “impongono” tutta una serie di scambi sociali che a volte vanno a confermarci la nostra “adeguatezza” (ci sentiamo riconosciuti, amati, coccolati) ma, purtroppo, altre volte ci mettono di fronte alla nostra “inadeguatezza” (ci sentiamo tristi, soli, non amati e rabbiosi contro il mondo). Inoltre, siamo quasi alla fine di un altro anno e automaticamente ci mettiamo a fare un bilancio di quello che è stato. Qualche volta questo bilancio può essere terribile, se va ad evidenziare i nostri fallimenti, ciò che avremmo voluto fare o avere senza riuscirci. Per cui il Natale finisce con l’essere un momento che sottolinea ciò che è mancato e continua a mancare e che fa sentire molto di più il vuoto e la tristezza. Per una persona che sente queste spiacevoli emozioni, il Natale può diventare allora qualcosa di intollerabile, perché dentro ci si sente a pezzi e, all’esterno, si deve obbligatoriamente fingere gioia ed allegria per non deludere gli altri. I giorni di festa diventano il nemico che psicologicamente ci ricorda la propria triste condizione, soprattutto se ci confrontiamo con altri che, al contrario di noi, sembrano felici e hanno tutto quello che a noi manca. Questi potrebbero essere definiti i “pensieri-trappola” del Natale: pensare che si debba essere felice a tutti i costi e che la tristezza sia un’emozione vietata; fissarsi sugli eventi negativi o sui nostri fallimenti; sentirci obbligati ad adempiere ai nostri “doveri” sociali; pensare solo ai nostri problemi personali e sentirci “arrabbiati” con il mondo o con chi vediamo felice e soddisfatto. Se ci sentiamo così, cosa possiamo fare? Ecco qualche consiglio su cui riflettere: accettare le proprie emozioni e condividerle con


le persone care. Non solo le emozioni positive, gioia e allegria ma anche quelle negative, rabbia e tristezza: ci vorranno bene lo stesso, anche se non siamo così “nataliziamente” felici. Riconsiderare le nostre aspettative e programmare sensatamente degli obiettivi che possiamo più facilmente raggiungere: tutti facciamo la lista dei “buoni propositi” per il nuovo anno e assolutamente va bene farla ma, se vediamo che un obiettivo è troppo difficile o faticoso, allora va riadattato a noi. Provare ad andare oltre noi stessi e, in un momento come quello del Natale che rievoca la vicinanza e la solidarietà, riscoprire il senso del dono: donare il nostro tempo, il nostro ascolto e la nostra pazienza a chi ne ha bisogno (parenti, amici, malati poveri). Renderci conto che sarebbe bellissimo a Natale evitare ogni fonte di stress e poter fare solo quello che ci piace, solo i regali che davvero desideriamo fare e pranzare solo con chi ci sta simpatico ma… non si può! Quindi attuare una negoziazione efficace tra il nostro VOGLIO e il nostro DEVO, magari promettendoci di “premiarci” con qualcosa che proprio ci piace e ci rende felici per la “pazienza” dimostrata

durante i giorni di festa. E Infine… nell’augurare un Felice Natale a tutti i lettori di Tablet… un ultimo consiglio. Natale è anche e soprattutto cenoni, pranzi, dolciumi, brindisi. Una quantità esorbitante di calorie ingerite, che da una parte ci rendono soddisfatti e sazi, dall’altra danno il via ai sensi di colpa dell’ “Oddio ho mangiato troppo!”. Che fare dunque? Sarebbe crudele privarci delle gioie culinarie del Natale ma nemmeno possiamo lasciarci andare completamente alla deriva! Facciamo dunque un programma delle mangiate proprio inevitabili e attuiamo con noi stessi un controllo benevolo e protettivo, imparando ad ascoltare il nostro corpo e i segnali di sazietà che esso ci invia. Sostituiamo il senso di colpa con un pensiero efficace, in cui ci diciamo di avere noi il potere sul nostro mangiare e non le pietanze imbandite sul tavolo su di noi (ve lo assicuro… non è il pandoro a chiamarci!), per cui possiamo darci sia il permesso di onorare un pranzo natalizio che accompagnarci in momenti di “pausa” dalle abbuffate.

DOTTOR GIANFRANCO PANARELLO MUSCOLINO

FISIOTERAPISTA DOTT. ELIO LO MASTO

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Dott. Roberto Federici Specialista in Chirurgia generale

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Il racconto del mese di Barbara Donzella

La Bambina Filosofica

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Sapevo di essere Dio, quindi eterna, sin da quando fluttuavo solitaria nel brodo primordiale. Nonostante la mia grandezza, o forse proprio a causa di questa, lo spazio cominciò gradualmente a restringersi, sino a che, ben presto, mi ritrovai schiacciata nel mio stesso universo. Vagliai svariate soluzioni e alla fine un’idea mi parlò nella mente. Discutemmo a lungo sul da farsi e concludemmo che, se avevo potuto ideare quella bozza di mondo, nulla impediva di creare un cosmo più complesso e grandioso. Magari avrei potuto persino decuplicarmi, ma che dico, centuplicarmi e in una miriade di modi diversi. Ecco, quel pensiero fu l’innesco del grande scoppio. Il tempo strappò l’eternità che, accelerando, fece espandere l’universo, mentre la luce iniziò a plasmare le forme. Una di queste improvvisamente si mosse e allungò i suoi tentacoli verso di me. Non feci in tempo a preparare una difesa, che l’essere mi afferrò e trascinò in un posto sconosciuto, freddo e inospitale. Il luogo era abitato da strane creature, uguali a quella che mi aveva catturato. I loro corpi erano duri, anche se rivestiti da uno strato morbido e deformabile. Questo lo so, perché alcuni di loro mi tastarono ovunque per analizzarmi. Poi venni coperta e trasferita in uno spazio pieno di minuscoli bozzoli urlanti. Il rumore era assordante. Inoltre, tutte le volte che un involucro stava per scaricarsi, veniva sistematicamente sostituito da un nuovo esemplare. Era evidente, stavano studiando le mie reazioni per qualche esperimento. Non riuscivo a capacitarmi di come avessi potuto immaginare un mondo tanto imperfetto e caotico. Dov’era la bellezza? Dov’erano le mie magnifiche riproduzioni? Mi ripromisi che avrei rimediato a quell’errore e avrei resettato Tutto, non appena il passaggio si fosse riaperto. Nello specifico, il tramite per quel luogo era stato uno di quegli esseri, a cui mi attaccai per aspettare il momento propizio. In breve la creatura si affezionò a me e non volendo condividere l’oggetto del suo amore, mi rapì. Nell’operazione si fece aiutare da un suo simile, una creatura dall’ispida pelliccia e l’aria non particolarmente sveglia. Quando involontariamente incrociavo il suo sguardo, assumeva un’espressione di insensata contentezza ed emetteva suoni incomprensibili e gutturali. Più io cercavo di ignorarlo e più Lui escogitava modi nuovi per attirare la mia attenzione. Una volta, mentre stavo addentando una sbarra per l’ennesima evasione, mi scoprì e per ripicca afferrò una cosa dalla cella e mostrandomela, chiese: “Di chi è questa palla?”. Io mollai di botto la presa e dissi: “È Mia, dammela!”. “Di chi è?”, ribatté ridendo.

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“Ti ho detto che è Mia!” sbraitai e mi protesi verso l’oggetto. Ma non sembrava ascoltare e continuò: “Beh, visto che non è di nessuno allora la possiamo buttare” e la lanciò lontanissimo, facendola sparire alla mia vista. Nell’istante in cui non la vidi più, essa cessò di esistere. Quell’assenza improvvisa mi spiazzò così tanto che quell’immagine si cristallizzò dentro e poi si ruppe in mille pezzi, facendomi urlare. Gridai talmente forte, che dopo un istante la cosa scomparsa tornò nelle mani del criminale che, affrettandosi, me la riconsegnò. Da quel giorno decisi che non si sarebbe più avvicinato e che, ogni qualvolta lo avessi visto nelle vicinanze, sarebbe partito il sistema d’allarme. Per un po’ si tenne a distanza, ma poi un giorno si fece più impavido e nonostante strepitassi a pieni polmoni, si sporse oltre le inferriate e fissandomi, disse: “Facciamo un gioco divertente?”. Non capivo il significato di quelle parole, ma intuii che non era una domanda. Agitando le estremità feci ancora più chiasso, ma incurante delle proteste mi catturò e buttò in aria. All’istante mi bloccai, stringendo i pugni, ma un momento dopo mi sentii leggerissima e riattivai tutte le funzioni vitali. Da lassù potevo vedere la prigione e altri mille dettagli che mi erano sfuggiti, e anche Lui che guardava all’insù, in attesa di qualcuno. Non feci in tempo a capire che quel qualcuno fossi io, che venni risucchiata e appena mi riprese, mi rilanciò. Era chiaro, stava cercando di farmi sparire come la “palla”, ma non aveva fatto bene i suoi calcoli, dato che ogni lancio si concludeva con un nulla di fatto. Dopo svariati tentativi si fermò, stremato. Forse ero salva. E invece no. Dopo un profondo respiro, portandomi verso il basso, sin quasi a poggiarmi, caricò per l’ennesima volta e poi mi gettò in alto con tutta la forza. Alla fine, però, fu il soffitto a gettarsi addosso a me, facendo diventare di nuovo tutto scuro. Quando mi risvegliai, sulla testa era spuntata una massa che prima non c’era. Probabilmente stava nascendo un altro cosmo e stavolta non avrei commesso errori. Mentre la mente si muoveva lenta sul silenzio e pensavo alle nuove forme che avrebbero popolato quella superficie, un’immagine mi distolse e ricomparì il vecchio mondo. E Lui. Ora non mi fissava più e anche l’espressione era cambiata. Non sembrava più tanto felice, anzi piangeva, piangeva come forse non aveva mai fatto prima. E in quel pianto riconobbi qualcosa di antico, un barlume di civiltà che accomuna l’umano e il divino e per la prima volta pensai che forse un po’ ci somigliavamo, e sorrisi.


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A cura della Città dei Mestieri

LE FIGURE PROFESSIONALI Orientatore al lavoro: finalità, obiettivi, strumenti

(con i bilanci di competenze) -Gestire attività di orientamento con piccoli gruppi - Utilizzare strumenti specifici (test, schede di orientamento, bilancio) -Valutare le potenzialità dei clienti e la fattibilità dei loro progetti-Attivare e mantenere relazioni di collaborazione con altri soggetti quali Asl, scuole, agenzie formative ecc. Deve l’orientatore deve inoltre tenersi aggiornato (con riferimento alle informazioni orientative) e possedere spiccate capacità di ascolto, mediazione, diagnosi delle situazioni. DOVE FARE ORIENTAMENTO Città dei Mestieri e delle Professioni è da qualche anno, senza dubbio, un punto di riferimento non soltanto nel territorio del Municipio X dove ha sede, ma anche perchè è l’unico ambito nel quale è possibile trovare consulenti (consiglieri) ai quali rivolgersi per avere una informazione a 360 gradi sul mondo del lavoro e della formazione. Poter contare sull’ascolto di professionisti (consiglieri, sociologi del lavoro, psicologi) con una serie di step appositamente predisposti a seconda dell’esigenza personale, spesso equivale ad una iniezione di fiducia. E se è vero che “cercare un lavoro è un lavoro”, è fondamentale essere preparati a farlo. Città dei Mestieri, in proposito, vuol dire anche work shop, eventi a tema sui mestieri, corsi specifici di orientamento innovativi, bilancio delle competenze, open day per e con le scuole, compilazione del curriculum in formato europeo, informazioni sul come aprire una impresa (una delle scelte oggi più in voga, vista la scarsità di proposte nel campo dell’occupazione). Allo stesso modo, i centri per l’impiego (a breve Anpal) ed in particolare Porta Futuro, sono strutture pubbliche alle quali rivolgersi per l’orientamento. QUALCHE NUMERO Sono stati pubblicati in questi giorni i dati relativi al Rapporto Migrantes. Nel 2015, sono stati 100mila gli italiani che hanno scelto di andare all’estero.La percentuale dei ricercatori italiani che dice di trovarsi bene e di aver trovato la famosa “realizzazione”, è del 73 per cento. Allo stesso tempo, per queste persone, c’è la volontà di non tornare in Italia. A proposito di ricercatori italiani e quindi dei “cervelli” esportati, la percentuale è del 35 per cento. Qui si viaggia sui livelli molto alti. Si parla infatti di 500 ricercatori di fama internazionale. Altro dato: dal 2006 al 2016, la mobilità italiana è aumentata del 54, 9 per cento, passando da 3 milioni di iscritti all’Aire (anagrafe italiani residenti al’estero) ad oltre 4,8 milioni.

Città dei Mestieri e delle professioni di Roma e del Lazio Via del Sommergibile 11- Ostia Lido Tel. 06.5672763 – 06.671073150 municipio10@cittadeimestieri.lazio.it - ww.cittadeimestieri.lazio.it città dei mestieri e delle professioni Municipio X

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Che si tratti di prima ricerca di una occupazione o che si tratti di rimettersi in gioco, il dilemma è: come orientarsi? Le risposte sono ovviamente differenti anche se sono molti i lati in comune. Tra questi, essere in possesso della consapevolezza delle proprie attidutini, delle proprie competenze e conoscere le proprie aspirazioni. Non sempre però è possibile cavarsela da soli ed allora ecco scendere in campo una figura professionale, sempre più indispensabile per affiancare chi è alla ricerca di un lavoro o di un miglioramento professionale: l’orientatore. Uno dei compiti principali di questa figura è quello di sostenere le persone nei momenti di transizione lavorativa o formativa: all’uscita dal percorso scolastico, alla conclusione di un rapporto di lavoro (forzato o per scelta personale). Fondamentale è l’orientamento scolastico e, in questo caso, l’orientatore progetta, gestisce e integra, all’interno della programmazione curriculare, interventi per potenziare le competenze orientative degli studenti in modo da facilitare i processi di scelta in coerenza con le personalità e i progetti di vita di ognuno. Nell’ambito dell’orientamento professionale, invece, coordina, progetta e gestisce interventi per favorire le motivazioni, l’autoimprenditorialità e padronanza delle problematiche del mercato del lavoro e delle professioni. In particolare, l’orientatore svolge la sua funzione supportando l’utente: - Nella ricerca e selezione delle possibili alternative formative e nelle diverse possibilità di impiego - Nell’acquisizione di strumenti per la ricerca attiva del lavoro o di opportunità formative. - Nella valutazione delle proprie capacità, dei propri interessi e delle proprie aspirazioni (bilancio delle competenze). - Nella presa di coscienza delle proprie rappresentazioni e attese nei confronti del lavoro e di un ruolo professionale specifico. - Nel riconoscimento dei cambiamenti intervenuti nel sistema della formazione e del mercato del lavoro. - Nello sviluppare competenze metodologiche finalizzate alla presa di decisione e all’elaborazione di un piano di azione. Quali sono le competenze che deve possedere un buon operatore di orientamento? Indispensabile possedere conoscenze in merito a: -Mercato del lavoro localeSistema formativo italiano ed europeo-Legislazione del lavoro (tipi di contratti, modalità di assunzione, incentivi per le assunzioni ecc.) -Principali processi psicologici (apprendimento, motivazione, socializzazione, decisione ecc.) -Strumenti per la ricerca di lavoro (curriculum, concorsi, impiego pubblico ecc.). Ed inoltre: -Creare un buon clima comunicativo con l’utente -Analizzare la domanda del cliente -Erogare informazioni (direttamente o anche rimandando a fonti informative specifiche) -Raccogliere e tenere aggiornato il materiale di documentazione per l’autoconsultazione dello sportello.-Condurre colloqui individuali e di gruppo con finalità orientative - Gestire le tecniche di ricerca del lavoro (dall’elaborazione dei curriculum vitae alla preparazione e alle prove di selezione del personale) - Diagnosticare le competenze e le capacità professionali

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Tablet Arte di Barbara Donzella

EDWARD HOPPER Il pittore dallo sguardo cinematografico

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Un giornalista chiese ad Hitchcock quale fosse la sua definizione di felicità. Il regista, per un momento rimase in silenzio, poi, col suo solito modo flemmatico, rispose: “Un orizzonte pulito.” Ecco, questa descrizione mi è tornata in mente guardando il quadro Light at Two Lights (1927) oggi esposto, insieme ad altri 60 capolavori di Edward Hopper (1882 - 1967) - uno dei grandi maestri del XX secolo - al Complesso del Vittoriano. In realtà in molte sue opere più che di felicità si potrebbe parlare di un ricordo felice filtrato dalla memoria. L’artista, infatti, ha saputo cogliere l’immagine dell’America moderna e la nostalgia per un ritorno alle origini, a quell’american dream che tante persone aveva condotto negli Stati Uniti, in cerca di una vita migliore. Esempi ne sono i suoi fari vivi e imponenti che guardano l’Atlantico, come anche le case perse nelle sconfinate campagne americane, vedi High Road (1931) e House on Pamet River (1934), tutti avvolti da una luce piena e radente che illumina una scena apparentemente tranquilla, in cui è quasi sempre assente l’uomo. La sua pittura è realista, introspettiva, fatta di pochi dettagli chiari e precisi, che da significanti riescono a farsi significati e parlano direttamente all’inconscio dello spettatore, suscitando una forte emozione. In Second Story Sunlight (1960), una delle sue opere più conosciute, vediamo sullo sfondo di un cielo azzurro perfetto, un bosco di un verde scuro rappresentato in maniera quasi sfocata con delle pennellate veloci, in contrasto con le due abitazioni identiche e le due figure umane – un’anziana e una giovane – sedute sulla terrazza e poste in primo piano. Qui sia le donne che le case sono investite da un sole abbagliante, anche se quello che si percepisce è un senso di isolamento della casa dai suoi interni, e l’assenza di comunicazione tra le due donne, ognuna persa nel proprio mondo interiore, in attesa di qualcosa. Questi paesaggi si discostano molto da quelli delle periferie urbane delle grandi metropoli rappresentati In opere come Night Shadows (1921), Room in New York (1930) o Nighthawks (1942, non in mostra). Con una luce, artificiale o naturale, che taglia la scena in piani luminosi e zone d’ombra, il pittore ci descrive strade, bar, uffici o anonimi appartamenti quasi sempre disabitati, in cui l’umanità residua è rappresentata con un volto anonimo, vuoto. Ciò che traspare è un senso di solitudine e alienazione dei personaggi, che rimanda alla condizione tipica dell’uomo moderno che, per la civilizzazione, ha perso il contatto con la natura. In New York Interior (1921), ad esempio, si vede una ragazza - il cui vestito e postura sembrano un chiaro omaggio alle ballerine di Degas - raffigurata di spalle, sul bordo del letto, intenta a cucire un abito con un filo invisibile tenuto sospeso da un braccio in tensione. Ciò che cattura è il colore, che assume dei toni cupi dalle

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tonalità quasi verdognole e il punto di vista che, come in un fuori campo cinematografico, occulta il viso del personaggio allo spettatore, creando un senso di mistero. Che questo pittore amasse la fotografia e il cinema lo si percepisce dallo sguardo con cui fissava la scena e che diventava lo stesso punto di vista dello spettatore. Le stanze d’albergo, gli esterni di case coloniali, le strade notturne di New York sembrano, infatti, vere e proprie inquadrature. Non stupisce, quindi, che sia stato e sia tutt’ora fonte d’ispirazione per molti film e serie televisive, visto che, come ha affermato il famoso regista Wim Wenders, parlando delle opere dell’artista: “Si capisce sempre dov’è la macchina da presa.” Ad esempio i fari tanto rappresentati da Hopper, sono stati resi nella famosa serie televisiva La signora in giallo, ambientata guarda caso proprio in una tipica cittadina americana. Ancora, la casa solitaria dei Bates in Psycho (1960) è un evidente omaggio di Hitchcock a House by the Railroad (1925), ripresa persino dallo stesso punto di vista del pittore, così come alcune inquadrature de La finestra sul cortile, in cui si ritrovano le suggestioni e il voyerismo di tele come Summer Interior (1909) e soprattutto Evening wind (1921, acquaforte su carta), in cui una donna accovacciata è ritratta dentro una stanza, intenta a guardare fuori da una finestra aperta, mentre una sottile brezza muove la tenda. Il Blue Bar creato (nel senso letterale della parola, in quanto non esiste) da Dario Argento in Profondo rosso (1975) si ispira al quadro Nighthawks. Ne Il grido (1957), Michelangelo Antonioni cita i distributori di benzina di Gas (1940, non in mostra). Ma ulteriori tracce dell’artista sono presenti anche nelle opere di David Lynch, Martin Scorsese, Wim Wenders, solo per nominarne alcuni. Sarebbe, infatti, impossibile riportare tutte le citazioni hopperiane presenti nel cinema americano ed europeo. Non possiamo, quindi, far altro che consigliarvi di non perdere questa affascinante mostra, prodotta e organizzata da Arthemisia Group in collaborazione con il Whitney Meseum of American Art di New York, curata da Barbara Haskell con la collaborazione di Luca Beatrice, e visitabile sino al 12 febbraio 2017 al Complesso del Vittoriano, Ala Brasini. E se trovaste altri riferimenti cinematografici, andate sulla nostra pagina Facebook Tablet Roma, segnalatecelo in coda alla versione online dell’articolo e noi lo aggiorneremo, citandovi naturalmente! Buona ricerca!


T ablet consiglia NATI PER LEGGERE.

di Cristina Ippoliti

“L’arte di essere fragili” di Alessandro D’Avenia

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Caro Alessandro, sono qui in aereo a leggere il tuo libro, stringo la mia pancia tra le mani, stringo la mia bambina, ancora così piccola; intravedo l’hostess di bordo che mi sorride, mentre si avvicina. È la mamma di una ragazza che seguivo i pomeriggi dello scorso anno. Mi chiede come sto, se potrò tornare da loro la settimane seguente. Penso alle tue tre stelle cadenti, a quello che ti ha spinto a diventare un professore di Lettere. Tornare a casa loro, ricominciare a studiare italiano e latino con I. Sarà difficile, sarà bello e pieno di amore. Lei è testarda e arrabbiata. Ha un problema di sordità e la stessa schiena del tuo Giacomo. Penso a O., a E., a G., alle tue parole. Alla mancanza di sogni, ai miei così irrealizzabili, a come potrebbe essere diventare un vero insegnante in una vera classe, non un qualunque laureato in Lettere, che ama leggere e scrivere, che cerca di scovare sempre qualcosa di unico in tutti i ragazzi che incontra. Io la meraviglia, il fuoco, il rapimento di cui parli, li ho scoperti durante un tirocinio come insegnante di italiano per stranieri, mentre preparavo l’esame di letteratura italiana con Ferroni, e lo provo ogni volta in cui compro un nuovo libro. Prima di acquistare il tuo ho scaricato l’anteprima eBook, ho riflettuto bene, ho sfruttato il 15% di sconto. Nel tuo libro sono finiti minuti della mia vita. Ti ho regalato minuti della mia vita trascorsi con quei ragazzi del pomeriggio. Perché ne valeva la pena, perché c’è qualcosa nel tuo modo di scrivere che mi fa innamorare di ogni tuo volume: una sincerità, una schiettezza, un’esperienza di chi con i ragazzi ci sta e di chi nei ragazzi ci crede. Come parli della professione di insegnante tu, lo fanno in pochi. Si capisce che si tratta davvero del tuo rapimento più puro e veritiero. È anche il mio, anche se sono fuori dalle graduatorie, se non ho il Tfa, se sto per diventare mamma e questo mi terrà fuori dai giochi forse per sempre e finirò per essere una felice commessa parttime. L’arte di essere fragili, capire le proprie debolezze e farne la propria forza. Quando facevo volontariato in quelle classi di ultimi, io mi sentivo utile al mondo; finalmente, io brillavo. Quando i miei ragazzi recuperano un debito, quando si confrontano con insegnanti che non li stimano, che non li ritengono adeguati, e con me ridono anche se stiamo traducendo Cicerone, quando mi arrivano con le versioni scaricate da internet anche se il debito è loro, quando me la prendo tanto, come se fossero figli miei, come se fosse responsabilità mia, io mi rivedo nelle tue parole. Io ti parlo così, continuando il tuo rapporto epistolare intrapreso con Giacomo.

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Per quanto lontano, tu sei vicino, tu sai. Tu sai, tu senti, che, sotto quello strato di noia, ci sono fiori da far sbocciare, anime da scoprire, mani che avresti voluto ti tenessero in piedi quando eri tu quello perso nel mondo. Quando scrivi di non mostrare l’età adulta come fosse piena di rimpianti, errori, dubbi, incertezze. Io non lo so ancora chi sono, ma la domanda che poni a Giacomo “Raccontami come hai fatto tu a essere fedele per tutta la vita a quel primo rapimento, quando nel corso degli anni ti sembrò impossibile farne realtà” io ce l’ho ben presente. Vorrei sempre più tempo da trascorrere con quei ragazzi, senza il fiato sul collo dei minuti che scorrono tra le mille occupazioni quotidiane, oltre il voto, oltre le aspettative dei genitori; mi chiedo se abbiano mai letto una poesia per il gusto di farlo, quanto si sentano soli, se si fermino mai a riflettere su quello che provano, se si sentano inadeguati, cosa significhi per loro il giudizio di un insegnante, se lo sappiano che io sono dalla loro parte, che mi piacerebbe che non leggessero la vita di un autore come una pagina da imparare a memoria, ma che iniziassero dallo sfogliare una loro opera, dallo sbirciare qualche riga qua e là. Probabilmente ritroverebbero nei libri i loro dubbi, le loro paure, le loro domande, le stesse che rivolgevi a Giacomo, cercando conforto, le stesse che rivolgono a te i tuoi studenti. Grazie per queste tue duecento pagine, mi hai fatto leggere la bellezza, la passione, la fiducia in una scuola di opere da sfogliare su un prato, come all’università, quando tutto è ancora possibile, quando il domani è un bellissimo punto interrogativo e si vuole semplicemente respirare il profumo di tutta quella carta.

“I ragazzi cercano case ancorate alle stelle nel contatto con una natura che racconta l’infinito e, con la sua bellezza schiacciante, richiama a una purezza al tempo stesso vergine, indomabile e pericolosa. Oppure nel contatto forte e reale con le vite degli altri, vite spesso fragili, per le per le quali fare qualcosa di buono. Sono uscito da quella classe rinnovato nei desideri e nei progetti della mia vita, perché come loro si sono sentiti in quei luoghi, mi sento io in classe. Con i ragazzi e con i loro cuori malinconicamente assetati di infinito, di purezza, di amicizie, di slancio per ciò che è buono, vero bello, io mi sento a casa, perché loro sono parte essenziale di quel rapimento che intuii quando avevo diciassette anni e decisi che avrei fatto l’insegnante. Un giorno, a quell’età, mi soffermai


per caso su un canale che trasmetteva un film in cui un rapito Robin Williams, nelle vesti di un professore, risvegliava le anime assopite dei suoi ragazzi della letteratura e della vita, il verso che avrebbero aggiunto al grande poema del mondo. In quella scena vidi il mio futuro e il senso delle passioni maturate, quasi inconsapevolmente, nel mio passato. Solo la fedeltà al proprio rapimento rende la vita un’appassionante esplorazione delle possibilità e le trasforma in nutrimento, anche quando la realtà sembra sbarrarci la strada. Raccontami come hai fatto tu a essere fedele per tutta la vita a quel primo rapimento, quando nel corso degli anni ti sembrò impossibile farne realtà. Raccontaci come si lotta per essere felici quando tutto il mondo resiste e la corrente è contraria, perché anche noi possiamo trovare la tua chiarezza e la tua forza. Insegnaci il segreto di un cielo stellato trecentosessantacinque giorni all’anno, di una vita che si aggrappa al futuro. Se un seme non “spera” nella luce non mette radici, ma sperare è difficile, perché richiede consapevolezza di sé, apertura e tanti fallimenti. Sperare non è il vizio dell’ottimista, ma il vigoroso realismo del fragile seme che accetta il buio del del sottosuolo per farsi bosco. Insegnaci, Giacomo, quest’arte di sperare. Ognuno nella vita ha almeno un minuto di nitida chiarezza, luce e gioia d’essere al mondo come portatore di una novità irreplicabile. Questo è l’inizio della felicità, mi hai detto: come possibilità da abitare e far fiorire.”

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TLaablet Run rubrica per i runners di Lorenzo Sigillò

Come difendersi dalle abbuffate natalizie

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Non vogliamo rovinarvi le feste natalizie... ma neanche assistere alla distruzione della vostra preparazione atletica, soprattutto dopo aver lottato tanti mesi per abbassare il vostro miglior tempo personale! È solo per questo che Tablet Run segue il vecchio adagio “Prevenire è meglio che Curare” e vi detta le regole per non buttare tutto alle ortiche, prima ancora della sbornia post abbuffata! Mangerete, lo sappiamo, nulla potrà fermarvi durante quei giorni, ma come gustarsi il panettone senza diventare “Pannettoni”? Cominciamo col dire dove possiamo limare qualche etto e partiamo con qualche buon proposito: realismo in primis, quindi impegnatevi per programmare ad hoc gli allenamenti del periodo, sapendo bene che certi giorni non sarà possibile effettuare la solita corsa. Se le giornate non sono troppo rigide, approfittate delle prime luci del mattino, complici magari un paio di giorno di ferie in più dal lavoro. Aumentate magari le piccole sessioni casalinghe di esercizi di stretching tra un addobbo e l’altro o approfittate per rispolverare il tappetino per gli addominali. Evitate comunque troppi giorni di inattività, in fondo anche lo shopping natalizio potete farlo a passo veloce, no? Oppure ritagliatevi una mezz’ora serale da dedicare a sauna e bagno turco che smaltiranno le tossine post abbuffate, soluzione ideale quando il richiamo della strada proprio non arriva. Infine, approfittate dei giorni non festivi per poter riequilibrare la vostra alimentazione, tanta acqua e consumo di verdura e frutta quotidianamente (meglio a pranzo), mentre limitate i carboidrati. Ma il dado è tratto, ormai i giorni fatidici vi stanno travolgendo ed allora come difendersi ulteriormente? Innanzitutto evitate i digiuni e cercate invece la moderazione, come colazioni con fette biscottate anche con marmellata senza zucchero o l’utilizzo di qualche altro trucchetto. Ad esempio se non sapete dire di no agli inevitabili dolci della tradizione, cercate di non accedere e tentare una sostituzione con torte e biscotti senza creme o gelati alla frutta. Farete sorridere il “cuoco delle feste” proponendogli di cucinare leggero, ma se avete voce in capitolo è preferibile consumare pesce, pollo e latticini magri. Buona notizia per il tanto screditato olio: non stiamo per affermare che potete mangiare quel fritto intriso di olio, ma bensì di non eliminare dalla tavola il nobile extravergine d’oliva, che seppur calorico è sempre un concentrato di energia ed alleato contro infiammazione e tendiniti. Insomma, questa è una piccola quantità di grassi a cui non rinunciare! Naturalmente cercate di non abusare di alcolici, preferendo i succhi, arancia e kiwi su tutti, ma detto questo su i calici, non rinunciate certo al brindisi! Se siete stati bravissimi a seguire i nostri consigli, non vi spaventeranno le corse in programmazione questo periodo: la festa dell’8 dicembre è bagnata

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dalla Maratona di Rieti, oppure si potrà scegliere tra i 21 o i 10 km della Mezza Roma Run, nei pressi di Ponte Duca D’Aosta. Il weekend subito successivo la scelta è invece tra Latina e Roma: il 10 si corrono i 6 km della 9° corsa di Natale per Telethon a Latina oppure i 10 km della 5° CorriOlimpiaEur. Il 18 si comincia a respirare l’aria di Natale a Villa Pamphili con la 9a Christmas Run scegliendo tra i 21, 10,5 o 5,7km. E poi il 31 gran finale con la We Run Rome 6ª edizione, che alle 14 saluta il vecchio anno da Piazza del Popolo per 10km nel centro città. Il 6 gennaio si ripartirà con una piccola classica romana, compie 25anni il “Corri per la Befana” al Parco degli Acquedotti con i suoi 10km! Stay Tablet, Stay Panettone non Pannettone… Run!


P iccolo Circo fotografie di Cosimo Trimboli

Scuola di piccolo circo VolaVoilà Hai mai pensato di imparare a volare? Trapezi, tessuti, cerchi, corde aeree, amache… ce n’è per tutti i gusti alla Scuola di Piccolo Circo VolaVoilà! Un piccolo chapiteau a strisce bianche e rosse con all’interno un cielo stellato, immerso nella campagna di CasalPalocco, dove bambini, ragazzi ed adulti, possono misurarsi con le discipline circensi, in un clima creativo e mai competitivo. Dall’idea di AnnaPaola Lorenzi, ginnasta, acrobata e perfomer di circo contemporaneo, e dalla sinergia con i suoi collaboratori è nato questo piccolo grande contenitore di emozioni. è un’ associazione senza scopo di lucro nata nel febbraio 2010 a Roma… alle sue origini però ci fu una precedente Associazione Culturale “Il Naso Rosso” fondata a Casalmoro (Mantova) nel 2003 dall’unione tra AnnaPaola e altri due ragazzi che si conobbero durante la frequentazione del “Corso Superiore di Nouveau Cirque” alla Scuola Galante Garrone di Bologna, e decisero di realizzare un progetto di piccolo circo (allora poco diffuso in Italia) e di spettacoli di Circo Teatro. Acrobati, equilibristi, clown e giocolieri, per gioco sì, ma con tanto tanto allenamento, in alternativa agli sport più diffusi. Attraverso il circo infatti, e già da piccolissimi, si possono apprendere molti principi fondamentali della psicomotricità: la coordinazione, la forza e la resistenza fisica, l’agilità e l’equilibrio, la propriocezione corporea, la concentrazione e l’espressione teatrale. Non trascurando la valenza sociale, il circo aiuta a sviluppare autostima e abilità, la libera espressione e soprattutto la cooperazione, impegnando gli adolescenti di oggi in un’ attività sportivo-artistica, lontano dal bullismo e dalle prepotenze. Ognuno ha diritto a trovare il suo spazio all’interno delle variatissime discipline praticate nel circo! Dalla propedeutica Circomotricità al Corso Preparatorio Professionale Ateenlier, sotto il tendone si incontrano tutte le età (dai 3 anni ai…100!), tutte le religioni e le etnie, senza discriminazione alcuna…anzi!

Diverso è bello, e lo gridiamo forte. Il circo contemporaneo, detto “Nuovo Circo” poiché si distacca dal Circo di Tradizione per l’abbandono dell’ uso degli animali nei suoi spettacoli, è un luogo di commistione tra le varie arti: danza, musica, teatro, poesia… e il VolaVoilà ci mette anche la Street Dance di Fabrizio Siepi che ogni anno fa ballare grandi e piccoli a ritmo di Hip Hop e Breakdance, la Ginnastica Artistica “Senza Stress” di Paolo Ricci, puro esercizio ginnico senza gare o altre forme di competizione e il Parkour, l’acrobatica degli ostacoli, tanto amata dai ragazzi negli ultimi anni… Alla Scuola di Piccolo Circo Vola Voilà inoltre puoi: Festeggiare il tuo compleanno. Parenti, amici, colleghi… tutti saranno coinvolti nei giochi e negli spettacoli che renderanno la tua festa indimenticabile! Venire al Circus Summer Camp. Dalla chiusura delle scuole alla riapertura, per tutta l’estate, organizziamo centri estivi a tema circo. Vedere artisti di Circo Contemporaneo di fama internazionale, nella Rassegna “A Testa in Giù” organizzata ogni anno. Siamo un punto di riferimento anche per le scuole di Roma; da diversi anni infatti, molti istituti hanno scelto di proporre le discipline circensi come attività motoria e creativa, realizzando corsi, laboratori, eventi o spettacoli sotto il nostro tendone o presso le loro palestre. Il Circo VolaVoilà è uno spazio prima di tutto da vivere e da esplorare, un posto in cui bambini e ragazzi possono condividere le loro attività e le loro passioni con genitori e amici. Un luogo aperto a chiunque abbia la curiosità di scoprirlo e a chi è semplicemente alla ricerca di un ambiente familiare, caldo, accogliente e pieno di vita. Vale la pena affacciarsi almeno una volta, anche solo per dare un’occhiata!

Via dei Pescatori angolo Via di Casal Palocco - Per informazioni chiama il 342 545 1353

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Tendenze di Giuseppina Montaruli

Mi trucco per le feste!

Ciao a tutte. Oggi vi parlerò e vi consiglierò come farvi belle per conquistare tutti con uno sguardo, e quale occasione migliore è il Natale? momento ideale per sperimentare un trucco completo, di classe e scintillante!!!!! Se si sta in casa per un cenone in famiglia, vi consiglio di fare una base viso naturale perché è brutto rivedere le foto con occhiaie e un viso un po’ spento! Farei una maschera il giorno prima, e coprirei le occhiaie con correttori orange, sistemerei le sopracciglia con una matita, applicando un fondotinta leggero e luminoso. Poi un bel blush, mettendo in risalto gli zigomi, dandovi un colorito sano, puntando e valorizzando anche i vostri occhi! Poi non rinuncerei al rossetto. Ovvio che per Natale quale giorno migliore per utilizzare un bel rosso! Il look classico è infallibile: labbra rosse e piene e il resto del viso naturale.

Trucco semplice ma nello stesso tempo raffinato. Se poi volete sentirvi impeccabili e magari avete un cenone con amici, io truccherei gli occhi con dei punti luce all inizio dell’ occhio color oro metallico con ombretti con una texture compatta e luminosa oppure scegliendo il bronzo, all’ angolo dell’ occhio utilizzerei degli ombretti rame o marroni bronzati. Immancabile una riga di eye-liner. Per la sera si può impreziosire con brillantini e piccole paillettes con cui incorniciare lo sguardo. Ovviamente rifinendo il trucco occhi con il mascara elemento essenziale per il trucco. Per le labbra in questo caso invece di utilizzare il rosso acceso possiamo scegliere un rosso mattone o il Borgogna o il vinaccio, che siano opachi. Se invece volete un trucco ancora più intenso e volete intensificare lo sguardo potete utilizzare l’argento all’ inizio dell’ occhio metallico, esterno all’ occhio un grigio scuro e una linea di eye-liner e tanto mascara. Metterei un illuminante sullo zigomo e un bel rossetto rosso intenso. Se volete essere al centro di tanti sguardi oserei anche con una ciglia finta e metterei anche una polvere iridescente sul decolte’ e sul viso. In queste occasioni come Natale e Capodanno si può osare e giocare con colori luminosi e particolari senza essere o apparire mai troppo sagerate e appariscenti. Spero che questi consigli possano ritornarvi utili buon trucco a tutte!

Giuseppina Montaruli - Visagista - Freelance c/o Centro Estetico Somawell - Parchi della Colombo - 349/7861613 giusymont@gmail.com

L’ avvocato risponde a cura dell’avvocato Federica Lorenzetti lorenzettiavv@gmail.com

Il preavviso di fermo amministrativo su un’autovettura indispensabile per l’esercizio della professione.

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Salve a tutti e ben ritrovati. Nell’articolo di questo mese voglio parlarvi dell’ipotesi in cui Equitalia ponga un preavviso di fermo su un’autovettura necessaria allo svolgimento della professione. Difatti, una particolare noma prevista dal Legislatore, 86 del DPR 602/73, novellato dalla Legge 98/2013, dispone che è illegittima l’iscrizione del fermo amministrativo sul veicolo se lo stesso è strumentale all’esercizio dell’attività o della professione svolta dal contribuente interessato dal fermo stesso. La norma sopra citata pone tre condizioni: il veicolo oggetto della procedura di fermo deve essere di proprietà del debitore; il debitore deve essere un esercente una professione o di un’attività imprenditoriale; l’utilizzo del veicolo deve avere una certa rilevanza nell’attività lavorativa del debitore, fornendo i ricavi caratteristici dell’attività. Andando ad analizzare i presupposti richiesti vediamo come

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quello della strumentalità debba essere comunque circoscritto ai soli casi in cui il conseguimento dei ricavi caratteristici dell’impresa e/o del professionista dipendano direttamente dall’impiego del veicolo. Ed ancora il veicolo in questione deve essere iscritto nel libro cespiti e deve essere l’unico veicolo posseduto dal contribuente. Risulta altresì necessario provare in maniera adeguata che il veicolo oggetto di fermo amministrativo non sia sostituibile con altro mezzo e che il relativo utilizzo sia effettivamente inerente e funzionale all’esercizio dell’attività professionale e alla produzione dei relativi proventi. Da ultimo doveroso ricordarvi come, a decorrere dal primo gennaio 2013, se il preavviso di fermo amministrativo si riferisce ad un debito tributario che non superi i mille euro, l’iscrizione del fermo non può essere attuata prima di 120 giorni previa comunicazione al contribuente.


S cadenzario Fiscale

Anna Maria De Calisti commercialista - Marta Montini consulente del lavoro

Lo Studio De Calisti A.M. e Montini M. è lieto di essere tra i primi ad augurare a tutti i lettori un Natale colmo di serenità ed un proficuo 2017.

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Il 14 dicembre ultimo giorno utile per la regolarizzazione, mediante ravvedimento, della presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta per l’anno 2015 - Mod. 770/2016 sia Semplificato che Ordinario.

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Si rammenta che avendo dipendenti o collaboratori occasionali, la scadenza del 16 dicembre prevede: IRPEF, Ritenuta d’acconto, contributi INPS. Inoltre per il 16 dicembre per i proprietari di immobili è dovuta la 2 rata IMU/TASI ( per le seconde abitazioni). Si rende noto che, entro il 16 dicembre coloro che sono titolari di Partita Iva e si trovano sotto un regime IVA mensile dovranno effettuare il versamento. Chi non ha potuto pagare omettendo imposte e ritenute (non versate o versate in misura insufficiente entro il 16 novembre 2016), con l’opportuno calcolo può ravvedersi entro il 16 dicembre.

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Con la scadenza del 27 dicembre coloro che ne sono soggetti, devono presentare gli elenchi riepilogativi Intrastat. Si rammenta inoltre che il 27 dicembre alcuni titolari di Partita Iva, verseranno mediante F24 se dovuto l’acconto IVA relativo all’anno 2016.

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Lo Studio rende noto che con la scadenza del 29 dicembre i ritardatari possono presentare pagando una sanzione con F24: Modello UNICO 2016 in via telematica attraverso un intermediario abilitato. Modello IRAP 2016 in via telematica attraverso un intermediario abilitato.

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Si informa che con la scadenza del 30 dicembre 2016, c’è la possibilità di versare il 2° acconto sia dell’imposta IVIE 2016 per immobili situati all’estero che IVAFE 2016 per le attività finanziarie detenute all’estero.

Lo Studio ringrazia per l’attenzione dei lettori e rimane a disposizione, per ogni ulteriore chiarimento. In qualità di CAF CGN lo Studio è abilitato a fornire ulteriori servizi tra cui: 730 per coloro che sono dipendenti, collaboratori, pensionati - ISEE, RED, Detrazioni ecc. - Gestione Badanti e Colf - Successioni Studio De Calisti Anna Maria - Via Leonardo Mellano 72 - 00125 Roma tel. 06/52352585 cell. 3333087137 e-mail: amdec@libero.it


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