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DOMENICA 27 APRILE 2014 A N N O X I N . 17

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

La gioia della santità ROBERTO PIREDDA

conclusione del Grande Giubileo dell’Anno 2000 nella Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, il Beato Giovanni Paolo II, indicava il Concilio Vaticano II come «la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX» e «una sicura bussola per orientarci nel cammino del secolo che si apre» (n. 57). Proprio il grande evento conciliare può essere una prospettiva utile per considerare il dono della Canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Come ha insegnato Benedetto XVI, occorre «ritornare alla “lettera” del Concilio - cioè ai suoi testi - per trovarne l’autentico spirito» (Omelia per l’apertura dell’Anno della Fede, 11 ottobre 2012). Insieme a questo può essere utile anche guardare ai “Santi del Vaticano II”, se così si può dire, cioè a quelle figure di santità che lo hanno promosso e attuato. Sono loro i veri riformatori, che «sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo» (Benedetto XVI, Catechesi, 13 gennaio 2010). Tra queste figure risaltano in modo eminente Roncalli e Wojtyla. Il Concilio, disse proprio Giovanni Paolo II nell’omelia per la Beatificazione di Giovanni XXIII, «fu davvero un'intuizione profetica di questo anziano Pontefice, che inaugurò, pur tra non poche difficoltà, una stagione di spe-

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ranza per i cristiani e per l'umanità» (3 settembre 2000). Cosa spinse Papa Giovanni a compiere quel passo così importante? Lo spiegò egli stesso nel discorso inaugurale: «Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace. Tale dottrina abbraccia l’uomo integrale, composto di anima e di corpo […] Noi non dobbiamo soltanto custodire questo prezioso tesoro, come se ci preoccupassimo della sola antichità, ma, alacri, senza timore, dobbiamo continuare nell’opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per quasi venti secoli […] Occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi» (11 ottobre 1962). Il grande desiderio di Giovanni XXIII fu quello di far sì che attraverso il Concilio potesse risplendere la verità e la bellezza della fede nel mondo contemporaneo. Il punto essenziale fu e rimase semplicemente questo: far incontrare Cristo con gli uomini del nostro tempo. Questo fu anche l’orientamento di tutta la sua vita di prete, vescovo e Papa, come scrisse nel suo Testamento: «Ciò che più vale nella vita è Gesù Cristo benedetto, la sua Santa Chiesa, il suo Vangelo, la verità e la bontà». Se al pontificato di Roncalli spettò il compito, segnato dall’audacia della fede, di aprire la strada ad un rinnovato impegno nell’e-

vangelizzazione, ai suoi successori toccò proseguire su tale via. Nella sua instancabile attività apostolica Papa Wojtyla incarnò il grande anelito conciliare di mettere Cristo al centro della vita dell’uomo. Nell’omelia per l’inizio del suo pontificato Giovanni Paolo II, rifacendosi al Vaticano II, invitò tutta l’umanità ad aprirsi al Signore Gesù: « Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa!» (22 ottobre 1978). Giovanni Paolo II visse la beatitudine della fede «forte, generosa, apostolica» (Benedetto XVI, Omelia per la Beatificazione, 1 maggio 2011), e con questo spirito si impegnò per promuovere e difendere la dottrina cattolica, anche andando contro l’opinione dominante, girò il mondo per annunciare Cristo in ogni occasione, ebbe una speciale attenzione ai giovani- della quale rimane come eredità la Giornata Mondiale della Gioventù- e abbracciò con coraggio anche la prova della malattia e della sofferenza. Papa Francesco, parlando a proposito del Rito di Canonizzazione che unisce i Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, ha detto che si tratta di dare un «messaggio alla Chiesa: questi due sono bravi». È proprio vero: questi due sono bravi! Lasciamoci conquistare dal loro coraggio nel vivere e testimoniare la fede.

SOMMARIO FAMIGLIA

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Presentato a Roma il Documento conclusivo della Settimana Sociale GIOVANI

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Giovanni Paolo II iniziatore delle Giornate della Gioventù DIOCESI

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Il 25 e 27 aprile a Cagliari e a Senorbì le Giornate dei Ministranti MESSA DEL CRISMA 12

Mons. Miglio ha invitato i presbiteri ad un servizio fedele VEGLIA PASQUALE

L’Arcivescovo esorta tutti i fedeli a diventare testimoni della gioia

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IL PORTICO

IL PORTICO DEL TEMPO

DOMENICA 27 APRILE 2014

Famiglia. Mons. Miglio ha presentato il Documento conclusivo della 47a Settimana Sociale dei Cattolici.

È la famiglia che fa la differenza

MARIA CHIARA CUGUSI

n appello alla politica affinché ‘riconosca’ nella famiglia uno dei principali soggetti ‘che concorrono al bene comune’, la richiesta di ‘un trattamento equo dal punto di vista economico e fiscale’ e una riforma che riconosca il contributo dell’istituto familiare rispetto alla collettività. Sono alcuni dei passaggi contenuti nel documento conclusivo della 47esima Settimana Sociale dei cattolici italiani, su ‘La famiglia fa la differenza. Per il futuro, per la città, per la politica’, svoltasi a Torino dal 12 al 15 settembre scorso (con oltre 1300 delegati provenienti da ogni parte d’Italia), presentato lo scorso 11 aprile a Roma dal Presidente del Comitato scientifico delle Settimane sociali, mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari, e dal vicepresidente Luca Diotallevi, insieme al sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mons. Domenico Pompili. Il documento cade all’indomani della sentenza della Cassazione sulla legge 40 (che ha ammesso la fecondazione eterologa) e di quella del tribunale di Grosseto (che ha imposto la registrazione di un matrimonio gay contratto all’estero): «La Chiesa italiana non manca di offrire un’interpretazione globale del momento sociale» ha sottolineato mons. Pompili, ma il punto fermo è costituito dalla famiglia «che resta la ‘differenza fondamentale’ tra una società aperta alla relazione plurale e una società chiusa in un individualismo autosufficiente». Si pone particolare attenzione alla situazione odierna, in cui gran parte delle famiglie italiane devono fare i conti con diverse difficoltà, a cominciare dalla man-

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canza di lavoro, dal problema del reddito e dalla disoccupazione; una «realtà durissima, sconosciuta e imprevista», come evidenziato dal documento; «solo coloro che hanno conosciuto la situazione dell’Italia alla fine della Seconda Guerra Mondiale ricordano una crisi sociale e civile più dura di quella in corso». Appare allora «necessario e urgentissimo si legge - che la pressione fiscale sia abbassata e allo stesso tempo anche riformata, in modo da riconoscere lo specifico

e costoso contributo che l’istituto familiare fornisce alla collettività per il fatto stesso di esercitare le proprie specifiche funzioni». Oggi la famiglia da tanti ‘disprezzata e maltrattata’ - parole usate dal Cardinal Bagnasco - «è nel cuore della Chiesa, che vuole essere vicina a tutte le sue sofferenze», ha sottolineato mons. Miglio, entrando nel vivo della presentazione del documento. Si parte dalla consapevolezza che «la famiglia, formata da un uomo e da una donna

aperti alla vita, è un unicum - ha detto l’Arcivescovo-. Noi ribadiamo il rispetto delle persone in tutte le situazioni; in ogni tipo di relazione di creano diritti e doveri che possono essere regolati dal codice civile. Ma l’istituto della famiglia è un’altra cosa, c’è una differenza oggettiva». Ecco allora che riconoscere i diritti fondamentali della famiglia «non significa difendere una bandiera cattolica, ma lavorare per il bene comune di un paese». Mons. Miglio durante la presentazione del documento ha richiamato anche i prossimi appuntamenti del 2014, proclamato dall’Onu ‘Anno internazionale della famiglia’: a Madrid, nel prossimo settembre, si terrà la ‘Settimana sociale europea’, sempre sulla famiglia, a cura delle Chiese di Europa; in ottobre si terrà il primo dei due Sinodi indetti da Papa Francesco, ancora sulla famiglia e sulle istanze che si levano dalla società. Inoltre, il prossimo 10 maggio, genitori e figli raggiungeranno piazza San Pietro per ritrovarsi insieme al Santo Padre nella giornata per la scuola. «Sarà una manifestazione per la scuola, statale e paritaria insieme, per il suo grande significato formativo» ha sottolineato mons. Miglio. Senza dimenticare che «dentro la problematica della scuola è insita la libertà di scelta educativa, anch’essa tema centrale». Tra gli interventi pro-famiglia auspicati da Diotallevi, ridare dignità all’istituto familiare, ridurre le tasse per le famiglie - soprattutto per le più numerose-, organizzare un welfare più favorevole che permetterebbe di innalzare la natalità: tutti concetti presenti nel documento, che chiede anche, in orizzonte più ampio, la riduzione del debito pubblico, la riforma della spesa pubblica e una fiscalità ‘equa’.


IL PORTICO DEGLI EVENTI

DOMENICA 27 APRILE 2014

IL PORTICO

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Politica regionale. La Giunta Pigliaru è impegnata su vari fronti nelle trattative con il Governo nazionale.

Significativi passi in avanti nel rapporto tra Stato centrale e Regione Sardegna

ti dallo sgombero di specchi d'acqua per esercitazioni militari. «Il Ministro della Difesa Roberta Pinotti si è attivata, pur nelle difficoltà del bilancio, per trovare una soluzione», ha spiegato Pigliaru, sottolineando come sia stata trovata «l'immediata copertura che garantisce entro venti giorni il pagamento integrale e non solo del 52% come previsto. In più è stato definito il tavolo per la discussione delle servitù militari tra Regione e Ministero», ha concluso Pigliaru, che ha partecipato alla riunione con il Ministro Pinotti insieme ai colleghi Debora Serracchiani (Friuli-Venezia Giulia) e Nichi Vendola (Puglia). Tra i vari argomenti trattati anche la riconversione dei poligo-

ni militari, tenendo conto delle emergenze ambientali e di tutela della salute, il possibile impatto sulle attività economiche dei centri interessati e il riavvio dei processi di dismissione dei beni militari. Nelle stesse ore la Giunta ha fatto registrare un altro successo, questa volta al tavolo della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riuscendo a far modificare l'Allegato XI relativo alle infrastrutture del Documento di Economia e Finanza approvato dal Governo Renzi. Le pressioni fatte da Pigliaru e dall'assessore ai Lavori pubblici Paolo Maninchedda al Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi hanno avuto esito positivo: tutte le correzioni al testo origina-

le proposte dalla delegazione sarda sono state accolte, così che tutte le richieste inserite nel testo dell'Allegato potranno ora essere finanziate. Significativo anche l'intervento tenuto dal governatore sardo davanti ai membri della Commissione parlamentare per le questioni regionali di Camera e Senato, a margine dell'indagine conoscitiva sui temi del "regionalismo e autonomia differenziata" avviata dalla Commissione. Pigliaru ha descritto la situazione della Sardegna a riguardo citando un recente sondaggio dell'Università di Cagliari, secondo cui 9 sardi su 10 vorrebbero un governo locale con più poteri. «Alcuni si limitano a una piena sovranità fiscale, mentre circa il 40% auspica l’indipendenza. È però comune la richiesta di più autogoverno dell’Isola, con la potestà di disciplinare in materie fondamentali per la comunità sarda, gestita dalla Regione in leale collaborazione con lo Stato». Pigliaru ha poi affrontato lo spinoso nodo relativo alla vertenza entrate, ricordando come «a più di quattro anni dall’entrata a regime del nuovo sistema, i problemi finanziari lamentati dalla Regione non siano stati ancora risolti», senza dimenticare la preoccupazione sul patto di stabilità, che assegna alla Sardegna risorse «irragionevolmente parametrate ai livelli di spesa assegnati alla Regione prima della revisione dell'art. 8 dello Statuto».

dall’Arabia Saudita, dalla Turchia, dalla Cecenia e da altri Paesi”. Se i ribelli lottassero per la democrazia “sarebbero stati siriani, e non mercenari stranieri”. Responsabilità precise dunque. “Se l’occidente – conclude monsignor Chedraui Tannous - con in testa gli Stati Uniti e altri Paesi come l’Arabia Saudita e la Turchia,

non fossero intervenuti mandando denaro e armi, non saremmo al punto in cui siamo in Medio Oriente; e le Nazioni Unite, che ricevono ordini dagli Stati Uniti, non si interessano dei diritti umani e ancor meno di quelli dei cristiani in Medio Oriente”. Obama, secondo il vescovo ha sviluppato una politica ancora più aggressiva e

peggiore di quella di Bush nella zona. Le accuse del metropolita di Antiochia confermano ancora una volta come i cristiani siano i più perseguitati per la loro fede. I soliti tromboni anticlericali dovrebbero ricordarselo quando si scagliano contro la Chiesa ed i loro rappresentanti.

Tra i temi affrontati servitù militari, autonomia, trasporti e infrastrutture. Risolta la questione dei pescatori FRANCESCO ARESU

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NA SERIE di incontri posi-

tivi, culminati con alcuni piccoli passi avanti che fanno ben sperare riguardo i rapporti con il Governo centrale. È quanto ottenuto in una settimana di lavoro a Roma per il presidente della Regione Francesco Pigliaru, impegnato nelle prime riunioni a livello nazionale come numero uno della Giunta regionale sarda. Sul tavolo alcune delle tematiche che da sempre caratterizzano i rapporti tra l'isola e Roma: servitù militari, regime di specialità in tema di autonomia e infra-

L’incontro con il Ministro della Difesa Pinotti. Sotto: Pigliaru con i Presidenti Serracchiani e Vendola.

strutture, con l'importante nodo trasporti soprattutto alla luce dell'alluvione del novembre scorso. Il principale passo in avanti, specialmente da un punto di vista simbolico, riguarda il pagamento degli indennizzi ai pescatori danneggia-

Siria, la minoranza cristiana sotto attacco Non cessano le violenze e le distruzioni di chiese I. P.

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NO STILLICIDIO portato avan-

ti nel più completo silenzio della comunità internazionale. È quello a cui sono sottoposti i cristiani in Siria, dove il voto, se mai ce ne fosse stato bisogno, riconfermerà l’attuale capo assoluto di quella nazione, Bashar al-Assad. Sulla pelle dei siriani, cristiani e non, si sta giocando una partita a Risiko, dove ciò che conta è conquistare quanto più terreno possibile. Così la crisi siriana ha mostrato tutta l’inconsistenza europea in politica estera, la debolezza statunitense nel bacino mediterraneo e lo strapotere della Russia di Putin, capace di tenere in scacco tutte le diplomazie occidentali, come insegna anche la vicenda ucraina.

Nel mezzo come al solito le minoranze, in Siria, quella cristiana. È dei giorni scorsi l’appello dell’arcivescovo metropolita della Chiesa apostolica ortodossa di Antiochia, Antonio Chedraui Tannous, che ha denunciato come “la chiesa ortodossa antiochena vive un martirio interminabile: sequestro dei due arcivescovi e di alcuni sacerdoti, mattanza di sacerdoti e fedeli innocenti che non hanno niente a che edere con ciò che sta accadendo. Persecuzioni, distruzione di chiese, assassini. E la cosa peggiore e più barbare e che si uccidono i cristiani come si ammazzano gli animali, e tutto questo, nel nome di Dio”. “Mi chiedo - afferma ancora il presule - che cosa ha a vedere questo con la lotta per la democrazia o la libertà in Siria? I criminali, nella loro maggioranza, sono stranieri, che vengono


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IL PORTICO

IL PORTICO DEL TEMPIO

Il Papa. Nella Croce vediamo la mostruosità dell’uomo quando si fa guidare dal male.

“La Risurrezione è l’intervento di Dio dove si infrange la speranza umana” ROBERTO PIREDDA A SETTIMANA DEL Santo Padre è stata caratterizzata in modo speciale dalle varie celebrazioni del Triduo Pasquale. All’Udienza Generale Papa Francesco ha proposto una riflessione sul Triduo facendo emergere la novità decisiva dell’evento del Mistero Pasquale: «La risurrezione di Gesù non è il finale lieto di una bella favola, non è l’happy end di un film; ma è l’intervento di Dio Padre e là dove si infrange la speranza umana. Nel momento nel quale tutto sembra perduto, nel momento del dolore, nel quale tante persone sentono come il bisogno di scendere dalla croce, è il momento più vicino alla risurrezione. La notte diventa più oscura proprio prima che incominci il mattino, prima che incominci la luce. Nel momento più oscuro interviene Dio e risuscita». Nella Messa Crismale il Papa, nella sua omelia, ha insistito sulla gioia che deve caratterizzare la vita dei sacerdoti: «Il Signore ci ha unto in Cristo con olio di gioia e questa unzione ci invita a ricevere e a farci carico di questo grande dono: la gioia, la letizia sacerdotale. La gioia del sacerdote è un bene prezioso non solo per lui ma anche per tutto il popolo fedele di Dio: quel popolo fedele in mezzo al quale è chiamato il sacerdote per essere unto e al quale è inviato per ungere. Unti con olio di gioia per ungere con olio di gioia. La gioia sacerdotale ha la sua fonte nell’Amore del Padre, e il Signore desidera che la gioia di questo Amore “sia in noi” e “sia piena” (Gv 15,11)». Chi è chiamato ad essere pastore non deve mai dimenticare che nel mondo esiste una gioia vera: «quella di essere

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Papa Francesco durante la liturgia del Venerdì Santo.

preso dal popolo che uno ama per essere inviato ad esso come dispensatore dei doni e delle consolazioni di Gesù, l’unico Buon Pastore che, pieno di profonda compassione per tutti i piccoli e gli esclusi di questa terra, affaticati e oppressi come pecore senza pastore, ha voluto associare molti al suo ministero per rimanere e operare Lui stesso, nella persona dei suoi sacerdoti, per il bene del suo popolo». Nell’omelia della Messa “In Coena Domini”, celebrata al Centro “S. Maria della Provvidenza” della Fondazione don Gnocchi, il Santo Padre ha ricordato il significato del gesto della lavanda dei

IL REGINA COELI

Lo stupore della Pasqua Buona Pasqua! “Cristòs anèsti! – Alethòs anèsti!”, “Cristo è risorto! – E’ veramente risorto!”. È fra noi, qui, in piazza! In questa settimana possiamo continuare a scambiarci l’augurio pasquale, come se fosse un unico giorno. È il grande giorno che ha fatto il Signore. Il sentimento dominante che traspare dai racconti evangelici della Risurrezione è la gioia piena di stupore, ma uno stupore grande! La gioia che viene da dentro! E nella Liturgia noi riviviamo lo stato d’animo dei discepoli per la notizia che le donne avevano portato: Gesù è risorto! Noi lo abbiamo visto!

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Lasciamo che questa esperienza, impressa nel Vangelo, si imprima anche nei nostri cuori e traspaia nella nostra vita. Lasciamo che lo stupore gioioso della Domenica di Pasqua si irradi nei pensieri, negli sguardi, negli atteggiamenti, nei gesti e nelle parole… Magari fossimo così luminosi! Ma questo non è un maquillage! Viene da dentro, da un cuore immerso nella fonte di questa gioia, come quello di Maria Maddalena, che pianse per la perdita del suo Signore e non credeva ai suoi occhi vedendolo risorto. Chi fa questa esperienza diventa testimone della Risurrezione, perché in

piedi: «è un gesto di congedo. È come l’eredità che ci lascia. Lui è Dio e si è fatto servo, servitore nostro. E questa è l’eredità: anche voi dovete essere servitori gli uni degli altri. E Lui ha fatto questa strada per amore: anche voi dovete amarvi ed essere servitori e nell’amore». Il Venerdì Santo, nelle parole al termine della Via Crucis al Colosseo, Papa Francesco ha invitato tutti a contemplare nella realtà della Croce la grandezza della misericordia del Padre: «Dio ha messo sulla Croce di Gesù tutto il peso dei nostri peccati, tutte le ingiustizie perpetrate da ogni

un certo senso è risorto lui stesso, è risorta lei stessa. Allora è capace di portare un “raggio” della luce del Risorto nelle diverse situazioni: in quelle felici, rendendole più belle e preservandole dall’egoismo; in quelle dolorose, portando serenità e speranza. In questa settimana, ci farà bene prendere il Libro del Vangelo e leggere quei capitoli che parlano della Risurrezione di Gesù. Ci farà tanto bene! Prendere il Libro, cercare i capitoli e leggere quello. Ci farà bene, in questa settimana, anche pensare alla gioia di Maria, la Madre di Gesù. Come il suo dolore è stato intimo, tanto da trafiggere la sua anima, così la sua gioia è stata intima e profonda, e ad essa i discepoli potevano attingere. Passato attraverso l’e-

Caino contro suo fratello, tutta l’amarezza del tradimento di Giuda e di Pietro, tutta la vanità dei prepotenti, tutta l’arroganza dei falsi amici […] Nella Croce vediamo la mostruosità dell’uomo, quando si lascia guidare dal male; ma vediamo anche l’immensità della misericordia di Dio che non ci tratta secondo i nostri peccati, ma secondo la sua misericordia». Alla Veglia Pasquale il Papa, riprendendo l’invito di Gesù ad andare in Galilea per vederlo, ha mostrato l’importanza di ritornare alla propria “Galilea” esistenziale, cioè «all’esperienza dell’incontro personale con Gesù Cristo, che mi ha chiamato a seguirlo e a partecipare alla sua missione»: «tornare in Galilea significa custodire nel cuore la memoria viva di questa chiamata, quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo; tornare in Galilea significa recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei, il momento in cui mi ha fatto sentire che mi amava». La Domenica di Pasqua, nel tradizionale Messaggio prima della Benedizione Urbi et Orbi, il Santo Padre ha ribadito come l’annuncio che i cristiani portano al mondo è questo: «Gesù, l’Amore incarnato, è morto sulla croce per i nostri peccati, ma Dio Padre lo ha risuscitato e lo ha fatto Signore della vita e della morte. In Gesù, l’Amore ha vinto sull’odio, la misericordia sul peccato, il bene sul male, la verità sulla menzogna, la vita sulla morte». Questo messaggio di salvezza, ha spiegato il Papa, deve illuminare le tante situazioni di conflitto presenti nel mondo, indicando la via della riconciliazione e della pace.

sperienza di morte e risurrezione del suo Figlio, viste, nella fede, come l’espressione suprema dell’amore di Dio, il cuore di Maria è diventato una sorgente di pace, di consolazione, di speranza, di misericordia. Tutte le prerogative della nostra Madre derivano da qui, dalla sua partecipazione alla Pasqua di Gesù. Dal venerdì al mattino di domenica, Lei non ha perso la speranza: l’abbiamo contemplata Madre addolorata ma, al tempo stesso, Madre piena di speranza. Lei, la Madre di tutti i discepoli, la Madre della Chiesa, è Madre di speranza. A Lei, silenziosa testimone della morte e della risurrezione di Gesù, chiediamo di introdurci nella gioia pasquale. 21 aprile 2014

DOMENICA 27 APRILE 2014

pietre SIRIA

Continuano le violenze sui cristiani Un bambino morto, 61 feriti tra bambini, genitori e professori. È questo l’esito tragico del razzo caduto stamattina sulla scuola armeno-cattolica di Damasco, nel quartiere storico di Bab Tuma, nella città vecchia, dove sono concentrate molte chiese e scuole cristiane. Il missile è caduto sulla folla di bambini, genitori e professori che attendevano l’apertura della scuola. Un bambino è morto e 61 tra bambini e adulti sono rimasti feriti. I soccorsi sono arrivati presto e i feriti sono stati portati in tre ospedali della zona.

BANGLADESH

Stupro di gruppo su una tribale cattolica Più di 100 cristiani e musulmani insieme hanno manifestato a Dhaka contro lo stupro di gruppo subito da una giovane ragazza cattolica. La violenza è avvenuta in un quartiere della capitale del Bangladesh, durante i festeggiamenti del Nuovo anno bengalese. Gli aggressori sono quattro ragazzi musulmani. La vittima, una 21enne di etnia Garo, è sopravvissuta e ha denunciato i suoi aggressori. La giovane lavora a Dhaka come estetista ed il giorno dell’aggressione la vittima stava andando a festeggiare con un cugino, quando quattro ragazzi musulmani l’hanno strattonata, portata via e stuprata. Dopo la violenza la ragazza è riuscita a telefonare a suo cognato, che la stava cercando. Dopo averla trovata, la ragazza ha sporto denuncia contro i suoi aggressori e uno di loro è già stato arrestato. La polizia è sulle tracce degli altri.

GIORDANIA

Tra i profughi crescono i cristiani Tra i profughi siriani rifugiati in Giordania i cristiani “sono in continuo aumento e si preparano a vivere una Pasqua segnata per loro dallo sconforto e dalla stanchezza spirituale”. Lo riferisce Wael Suleiman, direttore di Caritas Giordania. “Avevamo pensato di far celebrare delle liturgie per i rifugiati siriani di fede cattolica” spiega Suleiman, “ma ci siamo accorti che non c’era tra loro la disposizione d’animo adeguata. Preferiscono partecipare alle celebrazioni nelle parrocchie della Giordania, in mezzo ai fedeli di qui. Sono stanchi, rassegnati, e non sono interessati a celebrazioni e liturgie riservate a loro, che li richiamerebbero alla loro condizione di sfollati e alle sofferenze che hanno vissuto. Attendono con speranza, questo sì, l’arrivo in Giordania di Papa Francesco.


DOMENICA 27 APRILE 2014

IL PORTICO DEI GIOVANI

IL PORTICO

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Giornata Mondiale della Gioventù. Papa Wojtyla è stato il coraggioso iniziatore dei raduni internazionali.

Giovanni Paolo II, un instancabile apostolo del Vangelo per i giovani di tutto il mondo L’intuizione delle GMG nasce in occasione del Giubileo del 1984. Dal 1986 ha preso il via questo grande cammino per i giovani di tutto il mondo FEDERICA BANDE

la Chiesa si è preoccupata di ritagliare degli appuntamenti interamente dedicati ai giovani di tutto il mondo con le Giornate Mondiali della Gioventù. Padre di questa straordinaria intuizione è Papa Giovanni Paolo II, che verrà proclamato santo il prossimo 27 aprile assieme al suo predecessore Giovanni XXIII. Papa Wojtyla nei suoi anni di pontificato ha dedicato tantissimo del suo tempo ai giovani. Un’attenzione che si manifestava in tanti piccoli gesti, come ad esempio l’invito che rivolgeva ai ragazzi di pregare per lui in vista dei viaggi che avrebbe affrontato. In questo modo riusciva a rendere partecipi tutti dell’imminente partenza mediante la preghiera, e coloro che poi avrebbe incontrato successivamente venivano da lui coinvolti attraverso l’invito a raccontarsi e raccontare agli

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EGLI ULTIMI DECENNI

amici ciò che il Papa aveva detto loro. Il filo conduttore che ha animato l’opera di questo pontefice è la parola, utilizzata come strumento prezioso per raggiungere quante più persone possibili. Giovanni Paolo II in qualche modo si è fatto cronista dei giovani, mostrandosi capace di riuscire a coinvolgere nello stesso momento gioventù molto distanti tra loro. Questo suo modo di raccontare i giovani ai giovani ha fatto si che tantissime persone di luoghi geograficamente agli antipodi potessero conoscersi. Il pontefice, cosciente del suo ruolo di aggregatore di gioventù, si definiva anche “postino dei giovani”, sostenendo che il papa debba essere il legame capace di unire la Chiesa. La forte e ferma convinzione di Wojtyla si concretizzò di li a qualche anno con la creazione di un evento che oggi è capace di raccogliere milioni e milioni di giovani di tutti i continenti: le Giornate Mondiali della Gioventù. Queste non sono solo occasione di festa e condivisione, ma costituiscono il primo strumento di pastorale giovanile mondiale, un progetto che riesce ad operare a più livelli essendo luogo di incontro, esperienza di fede e comunione, ma sopratutto espressione di una Chiesa giovane e capace di fratellanza tra i popoli. Tutto questo diventa testimonianza di evangelizzazione per adulti, giovani e bambini.

Giovanni Paolo II tra i giovani della GMG a Roma nel 2000.

Papa Giovanni Paolo II quando intuì quelle che ora sono le GMG, non aveva un piano prestabilito o definito, ma lavorava limitandosi a cogliere le opportunità che gli si presentavano, valorizzandole al meglio. L’idea di questi raduni mondiali prese forma durante il Giubileo del 1984, che essendo un incontro internazionale, fece intuire al papa la possibilità di poter organizzare degli appuntamenti di questo tipo, grazie alla grande risposta giovanile che ebbe modo di vedere in quell’occasione. Il Santo Padre comprese che la visibilità rende più facile la comunione, perchè in questa maniera la Chiesa ha la possibilità di avere una

voce nell’odierna società pluralista. L’anno seguente, 1985, l’ONU dichiarava l’anno internazionale della gioventù e papaWojtyla non potè che cogliere questa nuova opportunità per ripetere l’esperienza del giubileo. Proprio in seguito a quest’ultimo appuntamento con i giovani verrà istituita ufficialmente la Giornata Mondiale della Gioventù, che nella sua prima edizione del 1986 si svolse solamente a livello diocesano, ma di li a pochi anni l’organizzazione di queste giornate avrebbe raggiunto la caratteristica struttura conosciuta oggi a livello mondiale. Ciò che animò papa Giovanni Paolo II fu il vedere le GMG come im-

L’Oratorio di Bonaria, un punto di riferimento per tanti ragazzi FABIO FIGUS

di Nostra Signora di Bonaria in città, offre ai bambini, ragazzi, adolescenti e universitari un luogo dove si possa trascorrere il tempo libero in maniera attiva e arricchente. Si tratta del Centro Giovanile Mercedario aperto il sabato dalle 15 alle 20 per i bambini e i ragazzi dai 6 ai 12 anni, a cui vengono proposti diversi laboratori: attività sportive, artistiche, musicali con i corsi di chitarra e di canto e tutte le attività legate alla preparazione del Natale, con i recital, e del carnevale. Il tutto intervallato da momenti di riflessione sul tempo liturgico che si sta vivendo, una festa della parrocchia o della Chiesa Universale, come la Novena di Natale, celebrata esclusivamente per i ragazzi e le loro famiglie, impostata per la

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A COMUNITÀ PARROCCHIALE

loro età e sul loro modo di vivere. La Domenica lo spazio dell’oratorio è riservato agli adolescenti dai 14 anni in su, sempre dalle 15 alle 20. Per loro tante attività basate in maniera più approfondita sul servizio. Tra le tante proposte quest’anno, la partecipazione alla raccolte di viveri per il banco alimentare dove si sono dati da fare per l’intera giornata nello smistamento delle offerte dei clienti nei diversi supermercati aderenti all’iniziativa. Nel periodo quaresimale invece, i sessanta ragazzi dell’oratorio, divisi per gruppi, si sono dedicati alla visita ai bambini ricoverati all’ospedale “Brotzu”, per trascorre con loro un po’ di tempo, aiutandoli nei loro disegni e nella preparazione dei lavoretti per la Pasqua. Per quanto riguarda la spiritualità, durante l’anno liturgico, sopratutto nei momenti forti di Avvento e Quaresima, vengono organizzati

Il recente incontro di mons. Miglio con i giovani dell’Oratorio mercedario.

per loro diversi week-end per vivere momenti più intensi di preghiera in preparazione al Natale e alla Pasqua, e per rafforzare l’unità del gruppo. Gli universitari invece, si dedicano all’animazione sia dei ragazzi che degli adolescenti, e per la loro crescita umana e spirituale sono previsti una volta ogni uno-due mesi dei momenti di catechesi, riflessione e preghiera. Obiettivo di tutte le iniziative proposte è dunque la valorizzazione

dei ragazzi e dei giovani nel servizio. L’anno sociale inizia solitamente ad ottobre in concomitanza con l’inizio degli incontri di catechesi: la Domenica alle 10 la Messa, a cui seguono gli incontri di formazione per i bambini e i ragazzi dalla prima elementare alla terza media. Subito dopo le festività pasquali inizia la preparazione del Gruppo Estivo, Grest, giunto quest’anno alla decima edizione. Le ultime due settimane di giugno saranno de-

portanti manifestazioni di speranza ma anche segno evidente dell’impegno giovanile all’interno della Chiesa. Vedere i giovani come i protagonisti e non meri destinatari del lavoro di pastorale. La bellissima relazione vissuta da questo pontefice per i giovani e con i giovani, ci insegna che la comunicazione unita al coraggio di scommettere sulla gioventù, dimostra al mondo intero che per essere educatori del quotidiano è necessario compiere dei gesti ordinari come l’incontrarsi. Tali gesti diverranno però straordinari se ad animarli ci sarà la consapevolezza di voler edificare una Chiesa giovane e capace di creare una condivisione che generi appartenenza. dicate ai 180 ragazzi dai 6 ai 12 anni, le prime due di luglio per i 130 adolescenti dai 14 ai 18, a cui ogni giorno dalle 7 alle 19, saranno proposte tantissime attività ludico-ricreative. Per gli animatori dai 16 anni in su, alla fine di luglio è previsto un campo-scuola che vivranno insieme a tutti i giovani delle diverse comunità mercedarie sparse nel resto d’Italia. Per gli universitari è in calendario un’esperienza di preghiera presso la comunità di Taizè. Una volta terminato il periodo di iniziazione cristiana con la Cresima, i ragazzi che esprimono la volontà di continuare un cammino spirituale sono invitati ad accedere al Movimento Giovanile Mercedario. Tutto il servizio dedicato ai giovani nell’oratorio e nelle varie attività di animazione infatti, è espressione della spiritualità vissuta all’interno nel Movimento Giovanile Mercedario. Discorso identico anche per gli adulti, che vivono la loro spiritualità nel Terzo Ordine Mercedario. E sono numerose anche le persone che vivono la propria spiritualità al di fuori del Movimento o del Terzo Ordine e desiderose di mettere a disposizione il loro tempo per la realizzazione delle diverse attività proposte dalla parrocchia.


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IL PORTICO DEI GIOVANI

IL PORTICO

DOMENICA 27 APRILE 2014

Centro Sportivo Italiano. Il 7 giugno in Piazza San Pietro l’incontro del Papa con le società sportive.

Papa Francesco incontra le società sportive, una festa che unisce gioco e valori cristiani L’appuntamento di Roma unirà gli sportivi di tutta Italia. Sarà possibile partecipare anche da Cagliari prendendo contatto con il Csi MARTA FAIS

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l 7 giugno 2014 le società sportive di tutta Italia avranno la possibilità di incontrare a Roma papa Francesco in occasione del 70° anniversario della fondazione del Centro Sportivo Italiano. Su tutto il territorio c’è grande fermento e anche il Comitato Provinciale di Cagliari, insieme alla Pastorale Giovani di Cagliari, si sta attivando per essere a Roma con tutte le sue società sportive. Ma non solo. Alla grande festa in piazza San Pietro sono invitati proprio tutti! Tutti gli sportivi con le loro famiglie e i loro amici, e tutti coloro i quali abbiano voglia di trascorrere insieme al Centro Sportivo Italiano un weekend di festa con papa Francesco! E’ una festa aperta a tutti perché lo sport veicola messaggi educativi universali che

vanno al di là delle etichette e delle bandiere. Ciò che conta in questa occasione sono lo spirito sportivo, la gioia di stare insieme e di far festa, e la curiosità di incontrare un uomo eccezionale che ha convocato tutti gli sportivi. Gli atleti, gli allenatori, gli animatori, gli arbitri, i dirigenti e le loro famiglie testimonieranno, assieme al Santo Padre, la bellezza e la ricchezza dei valori dello sport. Ogni società sportiva, ogni squadra, ogni circolo andranno da papa Francesco con la loro tuta in modo da colora-

re Piazza San Pietro con maglie e vessilli. Lo stile dell’iniziativa. Durante la giornata di sabato, in Piazza San Pietro ci saranno esibizioni di gruppi sportivi, testimonianze, ma anche grandi coreografie di gruppo. Sarà una grande festa e vogliamo far sentire tutto il nostro “tifo” per Papa Francesco. L’intenzione è quella di riempire di entusiasmo la Piazza, con i colori delle divise di gioco delle vostre società sportive: ogni sportivo indosserà la maglia della propria squadra o società

sportiva. È possibile anche portare striscioni e bandiere. Saranno con noi anche numerosi assi dello sport, tra i quali Antonio Rossi, il campione di kayak, che parteciperà alla manifestazione con tutta la sua famiglia. Da venerdì a domenica mattina, inoltre, sarà attivo a Castel Sant’Angelo un villaggio dello sport che darà a tutti la possibilità di giocare e divertirsi. Il programma di viaggio da Cagliari. Il CSI Cagliari ha già organizzato la trasferta con cabine di prima

classe sul traghetto Tirrenia, dove ci sarà musica e intrattenimento durante tutto il viaggio; dallo sbarco a Civitavecchia si arriverà a Roma con un bus Granturismo. In piazza San Pietro si incontreranno decine di migliaia di atleti arrivati da tutta Italia per festeggiare i 70 anni del CSI insieme a papa Francesco. Sabato sera, sempre da a Civitavecchia, è previsto l’imbarco per il rientro: si sbarcherà a Olbia, e con degli autobus privati si arriverà a Cagliari. Ovviamente sono quote di partecipazione agevolate in modo da dare a tutti la possibilità di partecipare. Sono previsti sconti per bambini e comitive. Come partecipare. Tutte le informazioni e i dettagli sul programma di viaggio, le tariffe e sulla modalità di partecipazione sono online sul sito CSI Cagliari nella sezione dedicata a questo grande evento www.csicagliari.it/papafrancesco. Sono disponibili anche i moduli da scaricare e compilare per i singoli e le comitive. Inoltre, si possono chiedere informazioni a Federica e Matteo della segreteria organizzativa, al numero 324.8433079 e alla mail csisardegnadalpapa@gmail.com. La segreteria organizzativa è attiva il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15.00 alle 20.00; martedì, giovedì e sabato dalle 9.00 alle 14.00.

Irc, unire fede e cultura per servire gli studenti Si è tenuto a Seveso il Convegno nazionale. R. P.

’IRC NEL FUTURO: sfide culturali e nuovi docenti” è stato il tema del convegno nazionale per direttori e responsabili diocesani e regionali dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc), organizzato dalla Cei, che si è svolto da lunedì 31 marzo a mercoledì 2 aprile presso il Centro Pastorale Ambrosiano a Seveso in Provincia di Milano. Don Daniele Saottini, responsabile del Servizio nazionale per l’Irc nell’introduzione al Convegno ha mostrato l’importanza che l’Irc riveste all’interno dell’attenzione più vasta che la Chiesa Italiana sta dando alla scuola. L’Irc è un’occasione per far incontrare le nuove generazioni con il patrimonio della tradizione religiosa del nostro Paese e riuscire a poter leggere la propria esistenza e la realtà sociale alla luce dell’originale e decisiva proposta di senso che proviene dal

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cristianesimo. Nelle parole di don Saottini non è mancato poi un riferimento alla Prolusione del Cardinale Bagnasco nel corso dell’ultimo Consiglio permanente della Cei. In modo specifico il Responsabile nazionale per l’Irc ha richiamato la crisi dell’umanesimo, causata dalla “violenza accattivante delle ideologie”, e la deriva rappresentata dal cosiddetto “iperindividualismo”, che chiude le persone alla relazione con gli altri e con la realtà. In campo educativo in particolare si è posto l’accento sul rischio della diffusione dell’ideologia gender. I lavori del Convegno hanno avuto due momenti importanti con le relazioni di don Filippo Morlacchi, responsabile regionale Irc del Lazio, su Nuovi docenti per l’Irc e del prof. Sergio Ciccatelli, direttore del Centro studi per la scuola cattolica, sul tema dell’Irc nella Scuola Cattolica. Don Morlacchi ha evidenziato come l’Irc debba prevedere una formazione iniziale adeguata, un

I convegnisti provvenienti dalla Sardegna con don Daniele Saottini.

periodo di tirocinio specializzato, ed una costante formazione in itinere. Appare sempre più necessario, ha ricordato Morlacchi, un maggiore rigore nella selezione dei docenti di Irc, puntando su un’adeguata formazione in campo metodologico, sulla conoscenza della teologia secondo criteri ecclesiali, e su una appartenenza ecclesiale che garantisca il sentire cum Ecclesia. Tutto questo nella consapevolezza che solo la qualità dei docenti garantisce il futuro dell’Irc. Il Prof. Cicatelli nel suo intervento ha chiarito come la scuola cat-

tolica abbia dei vincoli derivanti dalla legislazione sulla parità L. 62/00 anche riguardo dell’Irc. Le norme concordatarie, quindi anche quelle derivate dall’ultima Intesa del 2012, si applicano anche alle scuole paritarie cattoliche che sono soggette a tutte le disposizioni che riguardano la disciplina sull’idoneità ecclesiastica e i titoli di studio richiesti ai docenti di Irc. I convegnisti hanno vissuto un altro momento significativo con la partecipazione alla Celebrazione Eucaristica presieduta in Duomo dall’Arcivescovo di Milano, il Cardinale Angelo Scola.

«L’educazione - ha sottolineato il Cardinale – è elemento costitutivo della crescita umana e deve essere testimoniata da chi insegna la religione cattolica, con la fede. Un processo, questo, costitutivo e di osmosi», perché «vivere come persone strettamente in relazione vuol dire essere capaci di fare spazio all’altro». Le parole conclusive del Cardinale posso essere considerate una buona sintesi dello spirito che ha animato il Convegno nazionale: «vi invito a vivere l’Irc in una logica di «carità, esperienza di amore credibile che è convincente per i nostri ragazzi».


DOMENICA 27 APRILE 2014

IL PORTICO DI CAGLIARI

Cultura. Il cagliaritano Ivan Pedretti ha vinto il “Sony World Photography Awards”

“Ringrazio Dio per aver messo tutte quelle stelle nel cielo” SUSANNA MOCCI

L FARO di Capo Spartivento sotto un cielo tempestato di stelle. Con questa foto, intitolata “Starry Lighthouse”, il cagliaritano Ivan Pedretti, 42 anni, ha vinto il Sony World Photography Awards 2014 per la categoria Open Panorama. Il concorso, che ha premiato dieci scatti tra gli oltre 70.000 inviati da ogni parte del mondo, si concluderà il 30 aprile alla Somerset House di Londra, dove sarà dichiarato il vincitore assoluto tra le dieci categorie. Gli scatti verranno poi esposti in mostra dal 1° al 18 maggio e saranno pubblicati nel volume dedicato al prestigioso premio. Un risultato notevole, considerato che Ivan Pedretti non è un professionista ma un fotografo amatoriale. L’abbiamo incontrato per farci raccontare come è nata la sua opera. Ivan, quando è nata la tua passione per la fotografia? Ho sempre avuto tanti interessi, ma quello per la fotografia non era ben definito. Poi, negli ultimi anni, dopo aver acquistato la prima macchina “seria”, ho cominciato ad appassionarmi e a dedicarmi a questa attività. Mi sono concentrato – in particolare- sulla fotografia natu-

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La fotografia di Ivan Pedretti, vincitrice del “Sony World Photografy Awards 2014.

ralistica e sui paesaggi. È un ambito che richiede molto impegno, a partire dalla preparazione necessaria prima di andare a fare degli scatti fino ad arrivare al lavoro da fare una volta tornati a casa. Spesso quando si guarda una bella fotografia non si pensa a quanta fatica ci sia dietro. Come hai realizzato lo scatto vincitore? La foto è stata fatta ad aprile 2013. È il mese in cui si vede bene la Via Lattea. Un giorno ho visto che non c’era la Luna e il cielo era limpido, così, durante la notte, sono partito

per Capo Spartivento e sono rimasto lì a scattare e a fare composizioni fino al mattino. La foto è composta da dodici scatti orizzontali montati con una tecnica particolare, in modo da rendere l’idea della volta celeste. Quando hai deciso di partecipare? Avevo già partecipato lo scorso anno, arrivando tra i primi cinquanta. Quest’anno mi era sembrato di essere riuscito a fare qualcosa di meglio. Per questo motivo a gennaio, proprio nell’ultimo giorno utile, ho mandato tre foto, tra cui quella che ha vinto. Dopo circa un mese ho

saputo di essere tra i finalisti. Cosa hai provato quando hai appreso la notizia della vittoria? Ho ricevuto una telefonata da parte di una ragazza dello staff che mi comunicava la notizia, invitandomi a Londra per la premiazione e la finale. È stata un’emozione grandissima e inaspettata. Mi hanno chiesto di lasciare una dichiarazione e ho fatto scrivere così : “ Ringrazio Dio per aver messo tutte quelle stelle nel cielo”. Ecco, l’ho vissuta come un regalo. Credo che questa vittoria sia anche merito Suo.

IL PORTICO

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il fatto NOSTRA SIGNORA DI BONARIA

In festa la parrocchia mariana di Cagliari In occasione delle solenni celebrazioni in onore di N. S. di Bonaria ogni giorno alle 18,15 recita del S. Rosario, con Litanie cantate e preghiere. Alle 19 la S. Messa con la partecipazione delle Parrocchie della Vicaria. Lunedì 28 aprile la parrocc h i a SS.mo Crocifisso, martedì 29 aprile la parrocchia Vergine della Salute, San Bartolomeo e La Palma. Mercoledì 30 aprile la Conclusione del Novenario con la celebrazione presieduta da monsignor Piergiuliano Tiddia, Arcivescovo emerito di Oristano.

IL 4 MAGGIO A QUARTU S. E.

Incontro diocesano dei cori liturgici Domenica 4 maggio dalle 15.30 alle 20, nella parrocchia di Sant’Elena, a Quartu, è previsto l’incontro diocesano dei cori liturgici. Destinatari dell’incontro sono i cori di adulti, giovani o ragazzi, a una o più voci, che svolgono il proprio servizio liturgico

Continua il dibattito sui parcheggi in Città La questione di via Cammino Nuovo divide ancora MATTEO PIANO

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IVISIONI E INCERTEZZE da par-

te dei cittadini riguardo il progetto del Comune di Cagliari, che prevede la costruzione del parcheggio “Cammino Nuovo”, all’interno delle mura di Castello. “Cammino Nuovo” è situato sotto il bastione Santa Croce, e l’ingresso principale per le macchine, che conduce agli attuali parcheggi, si ha da Via San Giorgio, tramite la rampa posta di fianco all’ex clinica Aresu, oggi Facoltà di Lingue e Letterature Straniere. Una questione spinosa che vede opposti da un lato il Comune di Cagliari, intenzionato a realizzare un multipiano su tre livelli per un totale di 300 posti auto, dall’altra ambientalisti e residenti del centro storico, preoccupati per eventuali danni alla cinta muraria di Castello. Il progetto, inserito all’interno di un programma di riqualificazione del centro storico-urbano, ha scatenato diverse polemiche, tanto che la questione è approdata si-

no a Roma in senato. Il senatore del movimento 5 Stelle, Roberto Cotti, ha depositato un interrogazione rivolta al ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini con l’obiettivo di impedire l’inizio dei lavori. Il progetto del Comune prevede, oltre al parking, una zona di verde pubblico di circa 10 mila metri quadri con annesso parco giochi ed un nuovo percorso pedonale verso Castello. All’interno del programma rientra anche il progetto di consolidamento delle mura e di recupero di un’antica torre pisana, che sarà valorizzata e mostrata ai visitatori. Ma tutto ciò non convince numerosi cittadini, perplessi di fronte ai piani del Comune. Alcuni hanno deciso di intraprendere una vera e propria battaglia. In prima fila, Lega Ambiente Sardegna e alcuni comitati di cittadini del centro storico di Cagliari. La preoccupazione principale è quella di vedere danneggiate in maniera gravosa e definitiva le mura degli antichi bastio-

ni. Il comitato del No ritiene che la zona sia a rischio idrogeologico medioalto e teme danni alla struttura delle mura. Un danno del genere sarebbe di valore incommensurabile per il patrimonio artistico e culturale della città di Cagliari. Inoltre visto l’andamento medio di realizzazione dei lavori pubblici, si teme che anche “Cammino Nuovo” possa diventare un cantiere aperto per un lasso di tempo troppo lungo. Il comune prova a dare sicurezze, scongiurando eventuali pericoli e garantendo la bontà del progetto. Fra le varie contestazioni si annovera il fatto che probabilmente quella zona non ha necessità di così tanti parcheggi. L’ Ospedale Civile rimane un punto interrogativo, molti reparti come Ostetricia sono stati spostati alla Cittadella Universitaria di Monserrato e lo stesso destino ha avuto la clinica Mac-

ciotta. Inoltre anche il Palazzo delle Scienze potrebbe subire la stessa sorte. Nonostante i numerosi no, c’è anche chi è favorevole alla realizzazione del progetto. Diversi sono anche gli indecisi. “Il problema del parcheggio si pone in determinate fasce orarie- spiega qualche residente- dalla domenica al giovedì il problema non si pone. Durante il week-end la situazione cambia, diventa impossibile trovare parcheggio.” Per i residenti di Stampace trovare un parcheggio durante il fine settimana diventa un problema, dato che Piazza Yenne e Corso Vittorio Emanuele sono diventati il centro della “Movida” Cagliaritana. Nei prossimi giorni si attendono novità. Il comune dovrà trovare una soluzione che metta d’accordo le varie parti, anche se la Giunta Zedda sembra determinata a portare avanti il progetto.

nelle parrocchie, nelle chiese non parrocchiali o presso gruppi e movimenti. I cori sono invitati a segnalare la propria partecipazione entro il 30 aprile attraverso la posta elettronica dell’Ufficio Liturgico Diocesano: liturgia@diocesidicagliari.it. Il programma prevede nell’Auditorium alle 15.30 l’accoglienza e alle 16 l’incontro con don Pierangelo Ruaro su Assemblea, repertori, strumenti musicali con esemplificazioni didattiche alla chitarra. Alle 17.30 l’intervallo alle 17.45 le prove dei canti. Alle 18.30 nella Basilica di Sant’Elena il canto del Vespro e alle 19 Santa Messa con la comunità parrocchiale presieduta dall’Arcivescovo monsignor Arrigo Miglio. NOMINE DELL’ARCIVESCOVO Monsignor Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari, ha provveduto a nominare don Giuseppe Casu Cappellano all’Ospedale Marino di Cagliari, e don Andrea Lanero Vicario foraneo della Forania di Capoterra.


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IL PORTICO DE

IL PORTICO

II DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

dal Vangelo secondo Matteo

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a sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Gv 20, 19-31 DON ANDREA BUSIA

il portico della fede

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l brano del vangelo di oggi è molto noto, in particolare per l’importanza che assume in esso la figura di Tommaso e la sua incredulità, ma a questo arriveremo tra un po’. Come nel brano della settimana scorsa ci viene ricordato che ci troviamo all’inizio della settimana, una traduzione letterale suonerebbe come “il primo giorno dopo il sabato”, è ancora la sera di Pasqua, sono passate solo poche ore da quando Pietro e il discepolo prediletto hanno visto il sepolcro vuoto dopo aver ricevuto la notizia da Maria Maddalena. Quella era stata sicuramente una giornata convulsa, alcuni discepoli saranno stati tristi, altri si saranno interrogati sul significato del sepolcro vuoto, la maggior parte di loro erano raccolti con gli apostoli. Giovanni, riguardo tutta la situazione, ci informa molto brevemente del fatto che i discepoli avessero paura dei giudei, e che per questo si erano chiusi dentro e, più avanti, del fatto che Tommaso non si trovasse con loro. Come

Mio Signore e mio Dio!

accade spesso nel suo vangelo Giovanni sottolinea le opposizioni, nella prima parte del brano odierno vediamo come giochi sul contrasto tra la “timore dei giudei” e la “pace” che invece viene dal Risorto: dove c’è pace non ci può essere timore. Quando la nostra fede vacilla, la nostra speranza si ingrigisce, è solo allora che può farsi presente il timore, la paura. Questo Gesù sa bene che il dolore, la prova, l’incertezza per il futuro, il non capire cosa sta succedendo possono, tutte quante, essere causa di un affievolimento della fede e quindi aprire le porte al timore e alla paura. Allo stesso tempo Gesù sa che la prova che hanno affrontato i discepoli era davvero molto grande, e non si può dire che la maggior parte di loro l’avesse superata molto bene: Pietro aveva rinnegato il Signore e gran parte dei discepoli erano fuggiti; Gesù questo lo sa bene e lo aveva anche preannunciato mentre saliva al monte degli ulivi: “Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse»” (Mc 14,26).

Nonostante la prova non si possa considerare “superata”, Gesù non li condanna, né Pietro né coloro che erano fuggiti, invece si fa presente, e lo fa andando a incontrarli non solo dove si trovano, ma anche nello stato in cui sono: i discepoli erano spaventati e lui dona loro la pace, loro erano chiusi in casa e Gesù li invia (“Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”). Otto giorni sembra che non sia cambiato nulla, le porte sono sempre chiuse, Gesù offre ancora una volta il dono della pace, ma stavolta, come sottolinea l’evangelista, “c’era con loro anche Tommaso”. Gesù va incontro a Tommaso nonostante la sua incredulità, così come viene incontro ad ognuno di noi nonostante siamo ancora dei peccatori e probabilmente su questa terra continueremo a commettere dei peccati nonostante il nostro impegno, Gesù accontenta Tommaso e questi, altra opposizione, passa dall’incredulità precedente a una professione di fede in Gesù che è probabilmente la più bella di tutta la Bibbia: «Mio Signore e mio

Dio!». Tommaso riconosce a Gesù la signoria sulla sua vita e soprattutto la sua divinità, siamo molto oltre i titoli che venivano comunemente rivolti a Gesù da altre persone lungo il vangelo: Signore, profeta, maestro, figlio di Davide, ecc. Ora dopo la risurrezione, paradossalmente per bocca dell’apostolo meno propenso a credere, viene la più bella professione di fede. Gesù, quello che all’inizio della sua predicazione diceva “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori” (Mc 2,17), non si fa problemi di incontrarci dove ci troviamo e nello stato in cui ci troviamo, anche se fosse di peccato o di una fede che ha difficoltà a maturare, basta che gli lasciamo lo spazio necessario perché possa incontrarci e dialogare con noi. Sperando che anche noi, quando ci presenteremo per le porte del paradiso valgano le parole che Gesù ha rivolto a Tommaso: “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

ANNUNCIARE CRISTO CON UN LINGUAGGIO PIENO DI GIOIA Nel continuare il discorso sulle modalità della comunicazione del messaggio cristiano secondo la Evangelii Gaudium, non si può trascurare di considerare l’importanza del linguaggio, in quanto strumento di trasmissione. Papa Francesco, infatti, afferma che “la Chiesa ha bisogno di crescere nella sua interpretazione della Parola rivelata” (40), per poterla comunicare autenticamente.“…gli enormi e rapidi cambiamenti culturali richiedono che prestiamo attenzione per cercare di esprimere la verità di sempre in un linguaggio che consenta di riconoscere la sua permanente novità” (41). La questione del linguaggio, di fatto, fu introdotta già da Giovanni XXIII, nel Discorso di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, in cui stabilì la distinzione tra la “sostanza” e “la maniera di formulare la sua espressione”. Papa Francesco si pone in questo solco tracciato dal rinnovamento conciliare e ancora una volta invita a prendere coscienza di quanto sia importante e urgente, oggi, per la Chie-

sa inviata all’umanità, rivedere il suo linguaggio perché la verità non venga oscurata da forme linguistiche inadeguate ai vari contesti storici e culturali. Sia i teologi, sia i catechisti, sia i presbiteri hanno il compito di aiutare a comprendere sempre meglio il Vangelo….riandando al Vangelo e dunque, non legandosi a categorie linguistiche che appartengono al passato o a categorie teologiche che andavano bene in altre epoche ma che risultano incomprensibili per gli uomini del nostro tempo. Gli stessi catechismi della Conferenza Episcopale Italiana, nella loro seconda edizione, sono stati arricchiti di brani integrali della Sacra Scrittura non solo per abituare i cristiani ad attingere direttamente alle fonti ma anche per illuminare il ricchissimo patrimonio dottrinale che si è sviluppato nel corso dei secoli e trarne quelle utili indicazione per vivere la bellezza del Vangelo. I nuovi catechismi non sono dei condensati della dottrina cri-

stiana ma sono pensati come “catechismi per la vita cristiana”, dunque, per vivere la vita buona del Vangelo. Le varie formulazioni dottrinali possono certamente essere utili per esprimere la sostanza, ma da sole non salvano! Vanno accompagnate da una traduzione e da riformulazioni attente alla persona che domanda ragione della fede che professa o alla quale intende aderire e ciò può avvenire solo se si esercita la pazienza e la misericordia che sono le vie maestre della nuova evangelizzazione, senza pretendere ogniqualvolta la perfezione di tutto. Papa Francesco, ammonisce, i Pastori, ed anche tutti coloro che accompagnano i loro fratelli nella fede, a non dimenticare a tale proposito, la chiarezza dell’insegnamento raccolto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, che con la sua istanza veritativa e dichiarativa aiuta a saper discernere e a mantenere la rotta dei cammini di crescita di ciascuno, nonostante le dedi Maria Grazia Pau bolezze e i limiti contingenti.


ELLA FAMIGLIA

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Papa Francesco in difesa dei diritti dell’infanzia

Il diritto di avere un padre e una madre pprezzo il vostro impegno in favore dei bambini: è una espressione concreta e attuale della predilezione che il Signore Gesù ha per loro. A me piace dire che in una società ben costituita, i privilegi devono essere solo per i bambini e per gli anziani. Perché il futuro di un popolo è in mano loro! I bambini, perché certamente avranno la forza di portare avanti la storia, e gli anziani perché portano in sé la saggezza di un popolo e devono trasmettere questa saggezza. Lei (il presidente della Bice n.d.r.) con delicatezza ha parlato del buon trattamento. La ringrazio per questa espressione delicata. Ma mi sento chiamato a farmi carico di tutto il male che alcuni sacerdoti – abbastanza, abbastanza in numero, ma non in proporzione alla totalità - a farmene carico e a chiedere perdono per il danno che hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini. La Chiesa è cosciente di questo danno. E’ un danno personale e morale loro, ma di uomini di Chiesa. E noi non vogliamo compiere un passo indietro in quello che si riferisce al trattamento di questo problema e alle sanzioni che devono essere comminate. Al contrario, credo che dobbiamo essere molto forti. Con i bambini non si scherza! Ai nostri giorni, è importante portare avanti i progetti contro il lavoro-schiavo, contro il reclutamento di bambini-soldato e ogni tipo di violenza sui minori. In positivo, occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei

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RISCRITTURE

LA DIVINA MISERICORDIA Il Vangelo di Giovanni narra che Gesù risorto apparve ai discepoli, chiusi nel Cenacolo, la sera del "primo giorno dopo il sabato" (Gv 20, 19), e che si mostrò ad essi nuovamente nello stesso luogo "otto giorni dopo" (Gv 20, 26). Fin dall'inizio, dunque, la comunità cristiana cominciò a vivere un ritmo settimanale, scandito dall'incontro con il Signore risorto. È quanto sottolinea anche la Costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia, affermando: "Secondo la tradizione apostolica, che trae origine dal giorno stesso della Risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica" (Sacrosanctum Concilium, 106). Ricorda ancora l'Evangelista che in entrambe le apparizioni - il giorno della Risurrezione ed otto giorni dopo - il Signore Gesù mostrò ai discepoli i segni della crocifissione, ben visibili e tangibili anche nel suo corpo glorioso

(cfr Gv 20, 20.27). Quelle sacre piaghe, nelle mani, nei piedi e nel costato, sono sorgente inesauribile di fede, di speranza e d'amore a cui ognuno può attingere, specialmente le anime più assetate della divina misericordia. In considerazione di ciò, il servo di Dio Giovanni Paolo II, valorizzando l'esperienza spirituale di un'umile Suora, Santa Faustina Kowalska, ha voluto che la Domenica dopo Pasqua fosse dedicata in modo speciale alla Divina Misericordia; e la Provvidenza ha disposto che egli morisse proprio alla vigilia di questo giorno, nelle mani della Misericordia divina. Il mistero dell'amore misericordioso di Dio è stato al centro del pontificato di questo mio venerato Predecessore. Ricordiamo, in particolare, l'Enciclica Dives in misericordia, del 1980, e la dedicazione del nuovo Santuario della Divina Misericordia a Cracovia, nel 2002. Benedetto XVI - Regina Coeli 23 aprile 2006

propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del “pensiero unico”. Mi diceva, poco più di una settimana fa, un grande educatore: “A volte, non si sa se con questi progetti - riferendosi a progetti concreti di educazione - si mandi un bambino a scuola o in un campo di rieducazione”. Lavorare per i diritti umani presuppone di tenere sempre viva la formazione antropologica, essere ben preparati sulla realtà della persona umana, e saper rispondere ai problemi e alle sfide posti dalle culture contemporanee e dalla mentalità diffusa attraverso i mass media. Ovviamente non si tratta di rifugiarci in ambienti protetti nasconderci, che al giorno d’oggi sono incapaci di dare vita, che sono legati a culture che già sono passate… No, questo no, non va bene. Ma affrontare con i valori positivi della persona umana le nuove sfide che ci pone la cultura nuova. Per voi, si tratta di offrire ai vostri dirigenti e operatori una formazione permanente sull’antropologia del bambino, perché è lì che i diritti e i doveri hanno il loro fondamento. Da essa dipende l’impostazione dei progetti educativi, che ovviamente devono continuare a progredire, maturare e adeguarsi ai segni dei tempi, rispettando sempre l’identità umana e la libertà di coscienza. Discorso alla delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia (BICE) Venerdì, 11 aprile 2014


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IL PORTICO DEI LETTORI

IL PORTICO

DOMENICA 27 APRILE 2014

TESTIMONIANZE Lo scorso mercoledì 16, nell’ambito del programma di evangelizzazione e promozione della persona umana che il nostro Gruppo Volontariato Vincenziano di S. Avendrace ha avviato da tempo e che è al centro della sua attività all’interno della Parrocchia e del quartiere omonimo, si è tenuta la Via Crucis dedicata esclusivamente ai nostri “assistiti” presieduta dal Parroco Mons. Ottavio Utzeri. Le stazioni sono state commentate da loro. I protagonisti, sono stati loro. Non poteva essere altrimenti: la Croce è anche “riscatto” dalla povertà materiale ma soprattutto dalla povertà Spirituale. È questo il concetto principe che cerchiamo di inculcare. Come diceva S. Vincenzo, “non elemosine ma promozione”. Solo attraverso un’educazione al riscatto umano passa l’affrancamento dalla povertà materiale che pure, nel frattempo, deve essere affrontata, lenita e, possibilmente, sconfitta. E noi del GVV non ci tiriamo certo indietro. L’educazione al riscatto passa, anch’essa inevitabilmente, attraverso una evangelizzazione capillare ed una costante “spiega-

zione” di come Cristo ama i poveri in modo particolarissimo e che sulla Croce è salito anche per loro. Ed è, quindi, per non vanificare questo sacrificio che tutti, così anche il “povero”, dobbiamo rimboccarci le maniche per “lottare” contro tutto e contro tutti quelli che vorrebbe che rimanessimo “poveri” nelle cose e nello Spirito. Questa è la sintesi della nostra azione di GVV che abbiamo “enfatizzato” nella celebrazione della passione di Cristo quel mercoledì. Alimentare quotidianamente la Fede in Cristo attraverso la pre-

ghiera convincendoci, finalmente, che da soli non si esce né dalla povertà materiale ne, tantomeno da quella Spirituale, poi arriva comunque il “pacco dono” che noi del GVV non facciamo mai mancare e che anche oggi, dopo il rito della Via Crucis, ha allietato i nostri amici, i loro bambini e soprattutto i nostri cuori nel vedere nei loro volti una “felicità” forse diversa da quella solita che si vede ogni volta che ricevono da noi l’atteso aiuto, ci piace credere, ma è certamente così, un “felicità” Pasquale che ha capito e che dice nei loro cuori: Cristo risorge anche per noi

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Frequenze in FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 - 102,200 - 104,000

Oggi parliamo di… arte e fede La parrocchia di Ortacesus (Terenzio Puddu) Domenica 27 aprile ore 18.10 Lunedì 28 aprile ore 8.30 Cantantibus organis Ascolto guidato alle interpretazioni organistiche bachiane di Marie-Claire Alain (a cura di Andrea Sarigu) Domenica 27 aprile ore 21.30 Oggi parliamo di… comunicazione La comunicazione a pagamento Martedì 29 aprile ore 19.10 Mercoledì 30 aprile ore 8.30 L’ora di Nicodemo Evangelii Gaudium Lettura dell’Esortazione (nn.176216) di Papa Francesco Mercoledì 30 aprile 21.30

Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzare l’indirizzo settimanaleilportico@gmail.com, specificando nome e cognome, ed una modalità per rintracciarvi. La pubblicazione è a giudizio del direttore, ma una maggiore brevità facilita il compito. Grazie.

a storia è una delle più famose della Bibbia, e il protagonista è stato centro di innumerevoli lavori in ambito cinematografico, pittorico e letterario. Stiamo parlando del famoso Noè, o Noah per i cugini americani, nome che dà il titolo all’ultimo film di Darren Aronofsky (Il cigno nero, Requiem of a dream), atteso con un misto di ansia e apprensione sia dai fan che dalla critica. La storia è quella della costruzione della famosa arca: in accordo con la Genesi anche il film, dopo un breve incipit che parte dal peccato originale e arriva al protagonista ricordando la guerra primordiale e fratricida di Caino e Abele, ci mostra il patriarca durante le fasi di rivelazione del disegno divino, costruzione dell’arca, salvezza dal diluvio e ripopolamento della terra attraverso i figli. Sulla carta il film era tanto facile nella storia (lo spunto è infatti ampiamente conosciuto) quanto complicato nell’adattamento, dato che si proponeva di rendere in modo nuovo un racconto che si tramanda da migliaia di anni. Invece che concentrarsi sul secondo aspetto però, il regista sembra aver voluto mettere mano alla sceneggiatura in modo quasi invasivo, lasciando da parte un adattamento spesso fortemente drammatico e quasi allucinogeno, che solitamente sono i suoi punti forti: e così ci si ritrova a guardare una storia di certo diversa da quella conosciuta, ma forse troppo per essere almeno riconoscibile (parecchie vicende e qualche personaggio infatti non fanno

In onda su Radio Kalaritana

Oggi parliamo con… Paolo Pomata Il Mistero della Sindone Sabato 26 aprile 19.10 Domenica 27 aprile ore 10.30

È uscito nelle sale l’ultimo film di Darren Aronofsky

La storia di Noè VALERIA USALA

riferimento a nessuna fonte scritta). La resa visiva è da blockbuster, e l’imponenza delle scene diluviane salva in parte i buchi restanti: la seconda parte del film sicuramente meglio della prima, complice anche una drammaticità crescente e un lato inedito di Noè più vicino al delirio profetico che alle Sacre Scritture: egli crede infatti che Dio non voglia ripopolare la Terra, (poiché la ragazza che vive con loro, innamorata del figlio Sam, è sterile) ma lasci lui e la famiglia come ultimi testimoni dell’annientamento totale del genere umano. Poca attenzione alla vocazione e ai dubbi che ne conseguono quindi, e molto più occhio per gli eventi di grandezza ‘biblica’. Dio interviene due volte per indicare a Noah la strada da compiere attraverso luci e sogni, ma l’attenzione sembra più rivolta alle guerre tra uomini che a

quella interna e personale di un uomo investito di un compito fondamentale per tutta l’umanità. Il cast è stellare, con Russel Crowe nei panni del patriarca (a livelli sicuramente inferiori rispetto ai suoi standard), Jennifer Connely in quelli della moglie Emzara, Anthony Hopkins che diventa il multicentenario Matusalemme, e perfino Emma Watson (forse la migliore fra tutti) che interpreta Ila, adottata sin da bambina da Noah e famiglia, e madre dei futuri abitanti del mondo post-diluviano. Anche tutti questi nomi non sono sufficienti ad entrare davvero nella storia e tirarne fuori qualcosa di forte e incisivo, o forse è l’occhio dello spettatore esigente che non si accontenta. Alcune idee del film sono però da tenere in conto: prima tra tutte la scelta di gira-

L’udienza La catechesi di Papa Francesco Il giovedì ore 21.10 circa Kalaritana ecclesia Informazione ecclesiale diocesana Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30 Radiogiornale regionale Dal lunedì al venerdì 10.30 / 12.15 Lampada ai miei passi (28 aprile - 4 maggio) Commento al Vangelo quotidiano a cura di don Giuseppe Tilocca Dal lunedì al venerdì 5.00 / 6.48 / 21.00 Sabato 5.00 / 6.48 / (21.00 vangelo domenicale) Domenica 5.00 / 7.30 / 21.00 Oggi è già domani Nel cuore della notte con lo sguardo verso il nuovo giorno (A cura di don Giulio Madeddu) Ogni giorno alle 00.01 circa

re gran parte della storia in Islanda, terra ben lontana dall’ Oriente originale ma visivamente di grande impatto e alternativa intelligente per mostrare un lato del ‘primitivo’ e ‘desolato’ che non rimandasse al deserto. Altra scelta di grande resa è la parentesi della Genesi del mondo, e i famosi sette giorni in cui Dio creò ogni realtà conosciuta, che il regista rende attraverso immagini digitali in successione che riescono a dare molto bene il senso di prodigio e potenza divina. Discutibile invece la volontà di dare vita a dei personaggi chiamati i Vigilanti, custodi dell’arca e aiutanti di Noah fino all’arrivo del diluvio, chiaro ed evidente elemento fantasy del film (genere che affascina molto il regista) ma probabilmente un po’ fuori tono vista la portata della storia. Il risultato è sempre incerto dunque: non bastano i grandi nomi, non bastano le grandi storie, e alcune volte forse non salvano nemmeno le grandi idee. In questo caso la storia dell’uomo più importante tra Adamo e Abramo,riconosciuto dalle tre grandi relgioni monoteiste, forse ha giocato a svantaggio di un film che per paura di timore reverenziale ha cercato una via alternativa per raccontarsi, non risultando però né rivoluzionario né tantomeno indimenticabile. Forse la verità vera è che, quando si parla di religione e Bibbia, non c’è bisogno di pensare in grande perchè le grandi storie e i grandi personaggi sono già lì, a portata di mano.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

Ministranti. Le parrocchie sono invitate agli incontri preparati per i ragazzi.

“Apriti alla verità, porterai la vita” i ministranti in ascolto del Signore Quest’anno sono due gli appuntamenti diocesani rivolti ai ministranti: il 25 aprile a Cagliari e il 27 a Senorbì DON DAVIDE CURRELI

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è che la giornata diocesana ministranti verrà divisa in due giornate: Il 25 aprile a Cagliari e il 27 aprile a Senorbì. Per andare incontro alle parrocchie dell’hinterland diocesano abbiamo optato per la replica dell’evento in una zona territoriale che potesse favorire la partecipazione di tutte le parrocchie della diocesi. La seconda novità riguarda il fatto che a partire da quest’anno l’organizzazione dell’evento verrà curato dall’equipe di Pastorale Vocazionale composta da diversi giovani della diocesi di Cagliari. Nel corso dei mesi passati si sono incontrati per mettere a punto le fasi orgaA PRIMA NOVITÀ

nizzative, animati dal desiderio di mettersi in gioco per offrire il loro servizio con freschezza ed entusiasmo. Inoltre, per le due giornate saranno coinvolti circa trenta animatori degli oratori di diverse parrocchie con un cospicuo numero di seminaristi della nostra diocesi. Apriti alla verità porterai la vita! Don Paolo Sanna, rettore del seminario, insieme a me, incaricato diocesano per la pastorale vocazionale, ha scelto di porre al centro delle due giornate il tema annuale proposto

Andare a Roma per ringraziare Francesco Il 14 maggio l’Udienza Generale in Piazza S. Pietro + ARRIGO MIGLIO

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L PRIMO ANNIVERSARIO dell’ele-

zione di Papa Francesco è stato ricordato in modo veramente globale a tutti i livelli. Per noi è stata l’occasione per rivivere la splendida giornata che lui ha voluto regalarci, portandoci con sé ai piedi di N.S. di Bonaria. Come Chiese della Sardegna andremo a dirgli il nostro grazie il prossimo 14 maggio, mercoledì, partecipando all’udienza generale e celebrando la S. Messa sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Andremo anche per dirgli il nostro impegno a tradurre in pratica le parole accorate che ci ha detto il 22 settembre scorso, ma certamente sarà lui per primo a chiederci cosa abbiamo saputo fare. Non possiamo quindi andare a mani vuote. Non parlo tanto dei doni tradizionali di cui la Sardegna è

sempre molto generosa; parlo di iniziative, esperienze, gesti concreti di buona volontà che il Papa si attende di conoscere, non tanto per curiosità sua ma per l’amore che sente per noi. Invito fin da ora tutte le comunità parrocchiali, i gruppi e specialmente le confraternite a fare il possibile per essere presenti. L’ufficio diocesano pellegrinaggi offre una proposta di tre giorni, ma ovviamente ogni gruppo può scegliere di organizzarsi come meglio riesce, sapendo che i due appuntamenti comuni per tutti sono l’udienza del mercoledì mattina e la S. Messa al pomeriggio. In ogni caso è necessario comunicare per tempo la propria partecipazione o all’ufficio pellegrinaggi o alla segreteria arcivescovile, al fine di avere i biglietti sufficienti per i posti a sedere in Piazza San Pietro.

dal Centro Nazionale Vocazioni. Aprirsi alla verità significata intraprendere un cammino di scoperta della figura di Gesù: Lui infatti è la Verità che comprende tutte le piccole verità che compongono l’uomo nella sua più alta dignità. I giovani ministranti rappresentano tutti i bambini della nostra diocesi, ai quali si desidera offrire una riflessione su come Gesù è venuto a rivelarci prima di tutto l’uomo, ciò che dovremo assumere per essere veramente felici, per aprirci alla vita!

La prima chiamata infatti, è la vocazione all’amicizia con Gesù, perché solo Lui è capace di comunicarci quei valori fondamentali che ci condurranno ad esseri donne e uomini veri: capaci di amare, perdonare, farsi attenti agli ultimi, rispettare il prossimo, difendere i più deboli … La chiamata all’amicizia con Gesù corrisponde alla chiamata alla vita: si una Vita con la “v” maiuscola, orientata al bene di colui che incontro, nella consapevolezza che ci è stato dato un dono meraviglioso da non sprecare nemmeno per un istante. Le giornate saranno scandite da momenti di catechesi comunitarie e di attività ludiche suddivisi per squadre sotto la guida degli animatori. A conclusione della mattinata la celebrazione dell’eucarestia sarà presieduta dall’arcivescovo Arrigo Miglio (il 25 aprile). Dopo il pranzo al sacco i bambini saranno coinvolti alla partecipazione delle Miniolimpiadi, nel corso delle quali si confronteranno in diverse discipline sportive (Calcio, Basket, Pallavolo, Pingpong, Biliardino). Le giornate si concluderanno con la consegna di un ricordo dell’evento.

IL PORTICO

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brevi MARTEDÌ 29 APRILE

Assemblea elettorale del Meic È prevista per martedì 29 alle 18 nella sala delle Pie Discepole in via Einaudi, 5, a Cagliari, l’Assemblea elettorale del Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (Meic), invista della XII Assemblea nazionale. Dovranno essere eletti il Presidente e i consiglieri del Gruppo e dei delegati all’Assise nazionale.

INIZIATIVE

Percorso catechistico per adulti L’Ufficio Catechistico diocesano, in collaborazione con la Chiesa Cattedrale, organizza un percorso catechetico, in supporto alle parrocchie diocesane, per preparare i giovani e gli adulti che intendono completare l’Iniziazione Cristiana e celebrare, in modo particolare, il Sacramento della Cresima. Gli incontri si svolgono nella Parrocchia Madonna della Strada (Mulinu Becciu) a Cagliari, il giovedì alle 20.30, a partire dall’8 maggio 2014.

SOLIDARIETÀ

L’accoglienza dei bimbi bosniaci Martedì 29 aprile alle 17.30, presso la Sala Conferenze del Distretto Socio-Sanitario della Cittadella della Salute, Pad. F, ex Villa Clara, via Romagna n. 16 in Cagliari è previsto un incontro su “Bambini e solidarietà, l’estate sarda dei piccoli bosniaci”. Durante l’incontro il Dott. Giuseppe Castellano, presidente della ONG “Luciano Lama” incontrerà le famiglie che hanno aderito alla 43ˆ accoglienza dei bimbi bosniaci per l’estate 2014. L’iniziativa ha lo scopo di aiutare i bambini dai 6 ai 12 anni a superare i traumi e gli effetti dolorosi, spesso profondi, causati dalla guerra non dimenticando che molti di essi provengono sia da orfanotrofi che da famiglie disagiate. Per informazioni: referente regionale dott. Maurizio Corda 340 4725309 o 3406575488 email accoglienza14@tiscali.it . MERCOLEDÌ 30

Incontro di preghiera al Seminario «Dove non c’è lavoro, manca la dignità!» è il tema dell’Incontro di preghiera per il lavoro in programma Mercoledì 30 aprile vigilia della memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore. Alle 20.30 nella cappella del Seminario Arcivescovile di Cagliari. L’appuntamento è a cura dell'Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro e del Centro studi sociali Paolo VI


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

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La Messa del Crisma. In Cattedrale come ogni anno si è rinnovato l’appuntamento per tutto il clero della Diocesi.

“Il Sacramento dell’Ordine, un dono ricevuto da Dio per il servizio al popolo” Mons. Miglio ai sacerdoti: “L’unica preoccupazione che ci deve caratterizzare è quella della fedeltà al ministero che abbiamo ricevuto dagli Apostoli”

I. P.

Messa Crismale, celebrata la mattina del Giovedì Santo, alla presenza di tutto il clero della diocesi e di tanti gruppi di cresimandi provenienti da diverse parrocchie, Mons. Miglio ha ripreso in primo luogo l’affermazione di Gesù nella sinagoga di Nazaret: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,21). «L’oggi di cui parla Gesù – ha mostrato l’Arcivescovo - è il tempo nuovo da Lui inaugurato, un oggi di cui tutti siamo partecipi. Si compie la Scrittura che Gesù ha proclamato, nella presenza di Gesù in mezzo a noi, Lui, Alfa e Omega, principio e fine di tutto, Colui che è che era e che viene. Si compie la Scrittura in noi il suo corpo, resi liberi dal suo sangue, cioè da suo amore, e divenuti un regno di sacerdoti, tutti noi battezzati, perché possiamo offrire a Dio ciò che a lui piace, l’offerta a lui gradita, il suo amore». Mons. Miglio ha poi posto in rela-

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ELL’OMELIA DELLA

La benedizione degli olii; sotto i presbiteri concelebranti.

zione il sacerdozio ordinato con quello battesimale, facendo emergere come il primo debba considerarsi sempre al servizio del secondo, cioè dell’intero popolo di Dio: «Per questo regno di sacerdoti esistiamo. Quanti di noi abbiamo ricevuto il sacramento dell’ordine, nei suoi tre gradi, per essere a servizio e per far crescere questo regno di sacerdoti, siamo posti a servizio del perché questo popolo cresca nella carità e resti fedele alla parola di Gesù e al suo sacrificio, perché tutti i battezzati diventino sempre più sacerdoti, re e profeti. L’unica nostra preoccupazione è quella della fedeltà al ministero che abbiamo ricevuto dagli Apostoli». La Scrittura, ha proseguito l’Arcivescovo, si compie in modo particolare nel dono dello Spirito Santo che raggiunge il cristiano nella

realtà dei Sacramenti: «Lo spirito del Signore è su di noi, ciò avviene in particolare nel Battesimo e nella Cresima. Nella celebrazione dei Sacramenti si compie la scrittura, si realizza la parola di Gesù, senza questa parola l’acqua, il pane, il vino, l’olio, l’imposizione delle mani, tutto rimarrebbe un segno muto che si ferma nella nostra pelle, senza entrare nella nostra vita. Nei Sacramenti viviamo il compimento delle Scritture e siamo chiamati a vederlo e a contemplarlo». Mons. Miglio ha poi richiamato il passo della Evangelii gaudium di Papa Francesco dove si afferma che «la Parola di Dio ascoltata e celebrata, soprattutto nell’Eucaristia, alimenta e rafforza interiormente i cristiani e li rende capaci di un’autentica testimonianza evangelica nella vita quotidiana. Abbiamo ormai superato quella vecchia con-

trapposizione tra Parola e Sacramento. La Parola proclamata, viva ed efficace, prepara la recezione del Sacramento, e nel Sacramento tale Parola raggiunge la sua massima efficacia» (n. 174). Per entrare dentro il messaggio della Parola di Dio gli occhi di tutti i credenti devono rimanere fissi sul Signore Gesù, ha ricordato l’Arci-

vescovo: «nell’episodio evangelico vediamo che apre il libro, lo proclama, lo spiega, così come farà con i discepoli di Emmaus, e poi nel cenacolo aprirà la mente dei Dodici perché abbiano la comprensione della Scrittura attraverso di lui che è la vera chiave di lettura con la sua persona e la sua vita». Il libro delle Scritture «è nelle nostre mani perché ogni giorno possiamo gioire e lodare il Signore, vedendo e constatando il compimento delle Scritture, che continua in crescendo, e che manifesta la ricchezza di ogni parola scritta dallo Spirito Santo che illumina ogni situazione umana» Ogni cristiano, sia esso sacerdote o laico, deve interrogarsi sul ruolo che la Scrittura occupa nella sua esistenza: «Occorre chiedersi che posto occupa la Scrittura nella nostra vita di ogni giorno, nelle nostre attività pastorali, nelle nostre programmazioni. Essa deve diventare alimento per la preghiera, il discernimento, l’annuncio e la catechesi».


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La Veglia Pasquale. Nel corso della celebrazione tre catecumeni hanno ricevuto i Sacramenti dell’iniziazione.

Pasqua, ogni cristiano deve testimoniare la gioia del Risorto nella vita quotidiana Mons. Miglio ha poi proseguito indicando degli esempi dove è possibile vedere questa gioia. In primo luogo la comunità ortodossa che celebra la Pasqua, affermando così la fede in Gesù Risorto, che unisce i cristiani nonostante le divisioni esistenti. Tutti infatti fanno riferimento al Risorto che «è pienamente vivo, è il nostro Pastore, e ci accompagna». La gioia è poi presente nei catecumeni che diventeranno cristiani per il «la loro scoperta del Signore, della vita nuova che il Signore gli offre». La felicità della Pasqua si può vedere anche nei fratelli del Cammino Neocatecumenale, «che hanno fatto un lungo cammino per riscoprire la ricchezza del Battesimo, in particolare della fe-

Mons. Miglio: “Incontriamo ogni giorno delle persone capaci di rendere grazie per il dono della fede, per aver incontrato Gesù nella propria strada” I.P.

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VEGLIA Pasquale, celebrata in Cattedrale, Mons. Miglio ha amministrato i Sacramenti dell’iniziazione cristiana a tre catecumeni e si è tenuto il rinnovo delle promesse battesimali di un gruppo di persone del Cammino NeocatecuURANTE LA

de nel Cristo Risorto che viene incontro a noi». Tutti i credenti, ha mostrato infine l’Arcivescovo, sono chiamati sempre ad esaminarsi di fronte alla realtà della Risurrezione, per verificare come questo avvenimento venga accolto dentro la propria vita: «Quando per dei battezzati l’essere cristiani è qualcosa di scontato, che gli è piovuto addosso, che si trascina dietro, si sopporta di vivere nella Chiesa, lì è difficile riconoscere il Risorto. Incontriamo però ogni giorno persone che sanno dire grazie per la fede che hanno ricevuto, per aver incontrato il Signore, per la sua Parola, per la scoperta che facciamo quotidianamente della sua presenza, del suo essere ogni giorno il Vivente».

menale. Nella sua omelia l’Arcivescovo ha insistito in modo particolare sul tema della gioia: «Oggi riceviamo un messaggio di gioia, perché Gesù è risorto. Dove Gesù è risorto? Dobbiamo andare in Galilea per vederlo. Dobbiamo metterci in strada per vedere il Risorto. Abbiamo alcuni segni particolari Gesù risorto lo vediamo nella gioia che traspare dagli occhi di coloro che sono contenti di essere cristiani».

La Settimana Santa dell’Arcivescovo

FABIO FIGUS


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IL PORTICO DEI PAESI TUOI

IL PORTICO

brevi VERGINE DELLA SALUTE

Percorsi di formazione pre-matrimoniali Non è bene che l'uomo sia solo (Gen. 2,18). Questa affermazione biblica, è completata dal versetto 19 che prosegue; "Gli voglio fare un aiuto che gli sia simile." È in questa similitudine che possiamo trovare la perfezione dell'unione dell'uomo e della donna. Perché sono l'uno il completamento dell'altro. Su questo fondamentale principio si sostiene la bellezza, la concretezza e la solidità del Sacramento del matrimonio. Un sacramento che Dio ha affidato alla chiesa perché in esso si potesse dare origini ai fondamentali della società, della solidarietà, del reciproco soccorso ma soprattutto dell'amore nella dimensionedella donazione dell'uno verso l'altra, e dell'apertura alla vita. Tutti questi valori che la società moderna oggi sta perdendo, sono il fondamento di un matrimonio ristiano, matrimonio voluto e celebrato per durare una vita, per dare origine ad altre vite e portare al mondo un messaggio di amore vero, di un amore fondato sul donarsi, sul non pretendere per se, sulla accoglienza dei figli che il Signore vuole donare, sul perdono reciproco. La parrocchia Vergine della Salute al Poetto, alle 20:30 con cadenza lunedì/venerdì, tiene un ciclo di catechesi sul matrimonio Cristiano, al quale sono invitati quanti si apprestano a celebrare il matrimonio, ma è anche aperto a tutti coloro che già sposati, stiano vivendo momenti di silenzi, di conflitto, di incomprensioni, di separazione. Queste catechesi saranno tenute da coppie di sposi che la Chiesa ha chiamato a testimoniare con le loro esperienze la fedeltà di Dio nel sacramento del matrimonio. (R. Tosadori)

Parrocchia B.V. Immacolata. La missione guidata dai Frati ha coinvolto l’intero paese.

Serrenti, una comunità parrocchiale impegnata nell’annuncio di Cristo L’auspicio, una volta terminata l’attività dei missionari, è che l’impegno di annuncio e di testimonianza possa coinvolgere sempre nuove persone DON ANTONIO PILLONI*

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A MISSIONE, PENSATA e idea-

ta, più di un anno fa, soltanto per i giovani, da celebrare nell’Anno della Fede indetto dal Papa emerito Benedetto XVI, è stata invece realizzata nella settimana dal 6 al 12 aprile ed ha finito per interessare tutte le famiglie e le coppie nelle loro diverse realtà. È stata preparata con la preghiera per invocare l’azione dello Spirito che doveva essere il principale artefice e conduttore della Missione che veniva affidata nella realizzazione pratica ad alcuni giovani Frati cappuccini sotto la guida di Fra Cristiano Raspino, responsabile del Santuario dedicato al Servo di Dio Fra Nazzareno a Pula. Con Fra Cristiano, il parroco, i catechisti e i collaboratori si tennero gli incontri di preparazione e di messa a punto del programma che veniva definito, stampato in cinquemila copie e distribuito ovunque: nei negozi, nei bar, nel Comune e nelle case. A Fra Cristiano, Fra Alberto, Fra Luca, Fra Ugo, Fra Pierluigi, Fra Giorgio, Fra Donatello, Fra Stefano e Fra Riccardo, va il doveroso ringraziamento di tutta la comunità serrentese per il lavoro prezioso di animazione svolto nella settimana visitando le famiglie, gli ammalati, incontrando le persone nei Cen-

Due momenti della missione a Serrenti

tri di Ascolto, momenti importanti di confronto e di evangelizzazione. Molti giovani e adulti hanno partecipato a questi Centri di ascolto mostrando serio interesse e desiderosi di incontrare il Dio vero, rivelato da Gesù Cristo, ma esprimendo anche le tante remore dovute spesso ai condizionamenti e ostacoli posti dalle stesse persone che ruotano attorno alla parrocchia. Il clima di “perfetta letizia” francescana, l’amicizia e l’accoglienza di tutti sono state la molla che ha fatto scattare l’entusiasmo nei piccoli e l’interesse e la voglia di lasciarsi coinvolgere da giovani e adulti. Una imponente “Fiaccolata della Speranza” fu il segno tangibile della luce che doveva pervadere la vita nuova. Una solenne concelebrazione con la partecipazione anche di P. Gio-

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vanni Atzori, Superiore Provinciale della Sardegna e della Corsica e un ricchissimo buffet nel piazzale di chiesa conclusero sabato 12 la settimana speciale, intensa e gioiosa, di vita parrocchiale. Ora, la speranza è che si possano, nel tempo, vederne dei frutti. “Beata quella parrocchia dove non pochi

fanno tutto, ma tutti fanno qualcosa per il bene della comunità”. Questo è il nostro motto che deve accompagnare il lavoro e l’impegno di tutti per creare comunità fraterna che sa accogliere. La Missione non è finita; comincia ora! *Parroco di Serrenti


IL PORTICO DELL’ANIMA

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Venerdì Santo. Alcuni passaggi dell’omelia di Padre Raniero Cantalamessa a San Pietro.

Il cattivo uso del denaro allontana dall’attenzione verso Dio e i fratelli divinoumana della passione di Gesù ci sono tante piccole storie di uomini e di donne entrati nel raggio della sua luce o della sua ombra. La più tragica di esse è quella di Giuda Iscariota. È uno dei pochi fatti attestati, con uguale rilievo, da tutti e quattro i vangeli e dal resto del Nuovo Testamento. La primitiva comunità cristiana ha molto riflettuto sulla vicenda e noi faremmo male a non fare altrettanto. Essa ha tanto da dirci […] A Giuda era stata affidata la borsa comune del gruppo; in occasione dell’unzione di Betania aveva protestato contro lo spreco del profumo prezioso versato da Maria sui piedi di Gesù, non perché gli importasse dei poveri, fa notare Giovanni, ma perché «era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro» (12, 6). La sua proposta ai capi dei sacerdoti è esplicita: «Quanto siete disposti a darmi, se io ve lo consegno? Ed essi gli fissarono trenta sicli d’argento» (Matteo, 26, 15). Ma perché meravigliarsi di questa spiegazione e trovarla troppo banale? Non è stato forse quasi sempre così nella storia e non è ancora oggi così? Mammona, il denaro, non è uno dei tanti idoli; è l’idolo per antonomasia; letteralmente, «l’idolo di metallo fuso» (cfr. Esodo, 34, 17). E si capisce il perché. Chi è, oggettivamente, se non soggettivamente (cioè nei fatti, non nelle intenzioni), il vero nemico, il con-

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Cosa c’è dietro il commercio della droga che distrugge tante vite umane, lo sfruttamento della prostituzione, il fenomeno delle varie mafie, la corruzione politica, la fabbricazione e il commercio delle armi, e perfino — cosa orribile a dirsi — alla vendita di organi umani tolti a dei bambini? E la crisi finanziaria che il mondo ha attraversato e che questo Paese sta ancora attraversando, non è dovuta in buona parte all’«esecranda bramosia di denaro», l’auri sacra fames, (Virgilio, Eneide, 3. 56-57) da parte di pochi? Giuda cominciò con sottrarre qualche denaro dalla cassa comune. Dice niente questo a certi amministratori del denaro pubblico? Ma senza pensare a questi modi criminali di accumulare denaro, non è già scandaloso che alcuni percepiscano stipendi e pensioni cento volte superiori a quelli di chi lavora alle loro dipendenze e che

alzino la voce appena si profila l’eventualità di dover rinunciare a qualcosa, in vista di una maggiore giustizia sociale? […] Si può tradire Gesù anche per altri generi di ricompensa che non siano i trenta denari. Tradisce Cristo chi tradisce la propria moglie o il proprio marito. Tradisce Gesù il ministro di Dio infedele al suo stato, o che invece di pascere il gregge pasce se stesso. Tradisce Gesù chiunque tradisce la propria coscienza. […] Pietro ebbe rimorso di quello che aveva fatto, ma anche Giuda ebbe rimorso, tanto che gridò: «Ho tradito sangue innocente!» e restituì i trenta denari. Dov’è allora la differenza? In una cosa sola: Pietro ebbe fiducia nella misericordia di Cristo, Giuda no! Il più grande peccato di Giuda non fu aver tradito Gesú, ma aver dubitato della sua misericordia. Se lo abbiamo imitato, chi più chi meno, nel tradimento, non lo imitiamo in questa sua mancanza di fiducia nel perdono. Esiste un sacramento nel quale è possibile fare una esperienza sicura della misericordia di Cristo: il sacramento della riconciliazione. Quanto è bello questo sacramento! È dolce sperimentare Gesù come maestro, come Signore, ma ancora più dolce sperimentarlo come Redentore: come colui che ti tira fuori dal baratro, come Pietro dal mare, che ti tocca, come fece con il lebbroso, e ti dice: «Lo voglio, sii guarito!» (Matteo, 8, 3).

iniziale fu quella della ritirata: ‘occhio non vede, cuore non duole’. Il testo biblico delinea una decisione di equilibrio da parte dello zelante Mattatia. Prova ad allontanarsi da Gerusalemme e a rifugiarsi in territori ‘incontaminati’. Si leggerà che non esiste territorio senza possibilità di tentazione, dal momento che a Modin vengono inviati dei messaggeri per costringere anche quella landa all’apostasia. Ancor di più! Proprio Mattatia, alla presenza dei figli, viene indotto a compiere un sacrificio.

La sua dichiarazione (1Mac 2,19-22) è talmente forte e decisa da non suscitare ulteriore imposizione da parte dei greci. Tuttavia, ciò che non provocano i greci lo fa un giudeo che si accosta all’altare per sacrificare. In Mattatia scoppia la forza dello zelo religioso, al punto che si avventa contro il connazionale e lo uccide. Il testo biblico sentenzia: ‘fu preso da giusta collera’ (2,24), indicando l’intenzione di fondo dei racconti. In questi due libri – che si scontrano con la nostra sensibilità pacifista e conciliante – si cristallizza la necessità di vivere una religiosità convinta, una fede esistenzialmente concreta, coscienziosamente convinta. Le modalità con cui Mattatia e i suoi figli conducono la formazione non può essere certamente condiviso, ma si potrebbe andare più a fondo a vedere quale sia la nostra personalità a dare la vita per la persona del Cristo, centro del nostro credere. A noi, personalmente, ‘l’ardua sentenza’!

ENTRO LA STORIA

corrente di Dio, in questo mondo? Satana? Ma nessun uomo decide di servire, senza motivo, Satana. Se lo fa, è perché crede di ottenere da lui qualche potere o qualche beneficio temporale. Chi è, nei fatti, l’altro padrone, l’anti-Dio, ce lo dice chiaramente Gesù: «Nessuno può servire a due padroni: non potete servire a Dio e a Mammona» (Matteo, 6, 24). Il denaro è il «dio visibile» (W. Shakespeare, Timone d’Atene, atto iv, sc. 3.), a differenza del Dio vero che è invisibile. Mammona è l’anti-dio perché crea un universo spirituale alternativo, cambia oggetto alle virtù teologali. Fede, speranza e carità non vengono più riposte in Dio, ma nel denaro. Si attua una sinistra inversione di tutti i valori. «Tutto è possibile a chi crede», dice la Scrittura (Marco, 9, 23); ma il mondo dice: «Tutto è possibile a chi ha il denaro». E, a un certo livello, tutti i fatti sembrano dargli ragione. […]

PERSONAGGI DELLA BIBBIA

Mattatia di MICHELE ANTONIO CORONA

le ragioni dell’altro e cercare di venirsi incontro è una delle richieste più consuete della società globalizzata e multietnica odierna. D’altra parte, arroccarsi sulle proprie convinzioni e non permettere alcuno spiraglio di dialogo ed incontro appaiono come il risultato di un’intransigenza esagerata ed infruttuosa. Nella Scrittura sono presenti due libri (non riconosciuti ‘canonici’ per gli ebrei), in cui il ‘fondamentalismo religioso’ è valore portante: primo e secondo libro dei Maccabei. Il contesto culturale in cui si dipanano le narrazioni è l’avvio della cultura ellenistica e ‘mondializzata’ ad opera di Alessandro Magno e dei suoi successori. La grecità viene esportata ed imposta ai popoli dominati non at-

C

OMPRENDERE

traverso la forza bruta, ma per mezzo del fascino che la cultura ellenistica esercitava. A differenza di molti popoli, il giudaismo religioso non accettava inserzioni pagane nel culto e rifiutava nettamente qualsiasi impurità. La costruzione del ginnasio (luogo di istruzione intellettuale e fisica per i giovani) è annoverato tra i peggiori apporti della società pagana nella città santa di Gerusalemme. I giudei più religiosi dovettero inorridire davanti a tutte quelle novità pagane e dissacranti, al punto che Mattatia ed i suoi figli sono l’emblema della protesta serrata contro i connazionali ‘accomodanti’. Mattatia era sacerdote e non sopportò di vedere la capitale in mano a quei ‘senza Dio’ con l’appoggio colpevole e blasfemo di giudei tiepidi. La sua reazione

IL PORTICO

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detto tra noi La peste della burocrazia di D. TORE RUGGIU

In Italia è consuetudine per ogni problema che un cittadino deve affrontare, essere rimandati da un ufficio all’altro. E poco male se ci si limitasse a questo. L’aspetto più tragico, incomprensibile e ingiustificabile è che i vari impiegati di turno, molto spesso, sono incapaci di risolvere i problemi o perché non li vogliono risolvere oppure perché in tutt’altre faccende affaccendati. Il risultato è che molte opere rimangono incompiute per molti anni (o per sempre), proprio a causa di questa burocrazia asfissiante. Le conseguenze sono che magari un’opera finanziata in un certo periodo, sr a motivo della lentezza burocratica viene avviata diversi anni dopo, i soldi non siano più sufficienti per portare a compimento il progetto che, nel frattempo, è stato magari anche superato dalle nuove tecnologie o altro. Pertanto non ci sorprendiamo di cartelli che indicano lavori in corso, progetti che indicano una data di fine lavori già abbondantemente superata, deviazioni stradali definitivamente provvisorie e tanto altro che, purtroppo, tutti vediamo e conosciamo. Spesso mi domando: come mai, per esempio, in Trentino Alto Adige da un anno all’altro, nello stesso percorso si trovino in più una nuova galleria e una circonvallazione. Oppure, a Pozza di Fassa, tanto per essere precisi, in un giorno, dico in un giorno, hanno rifatto tutta la segnaletica interna, iniziando prestissimo e terminando solo ad opera perfettamente conclusa (mezzanotte). Proviamo in altre zone d’Italia a proporre di fare un lavoro del genere con tempi di realizzazione uguali… Qui la burocrazia non c’entra nulla, ma interviene un’altra peste contagiosa che è la “mandronia”. Tuttavia, attenzione, quanto capita per i lavori pubblici finora considerati, succede in molti altri comparti della società. Vogliamo parlare di quanto deve attendere un paziente per avere una visita medica? Vogliamo parlare di quanto impiega il cittadino per ottenere i permessi per aprire una attività lavorativa, senza oneri per lo Stato? Vogliamo parlare di quanto deve attendere un imputato per avere giustizia (Vedi omicidio di via Poma, con più di 20 anni di processo, concluso un mese fa in Cassazione e, di fatto, ancora nessun colpevole). Insomma, per farla breve, in Italia lo Stato è sollecito ad imporre i doveri ai cittadini, lentissimo nel garantire i diritti. Un piccolo episodio, tanto per rendere l’idea del fenomeno di cui stiamo parlando, è capitato ad un signore che, recatosi dal parroco per richiedere un certificato di Battesimo e di Cresima, avendolo ottenuto in due minuti (dico 2 miniti), ha con meraviglia affermato: “già fatto? È la prima volta che mi capita di entrare in un ufficio ed essere sbrigato così in fretta”. Ora, è evidente che i problemi non sono così semplici, ma la burocrazia in Italia è esasperante e, per questo, siamo famosi.


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IL PORTICO DI PAPA FRANCESCO

IL PORTICO

Il Santo Padre. L’omelia della Veglia Pasquale celebrata nella Basilica di San Pietro.

Ritornare sempre in “Galilea” per incontrare ancora il Risorto l Vangelo della risurrezione di Gesù Cristo incomincia con il cammino delle donne verso il sepolcro, all’alba del giorno dopo il sabato. Esse vanno alla tomba, per onorare il corpo del Signore, ma la trovano aperta e vuota. Un angelo potente dice loro: «Voi non abbiate paura!» (Mt 28,5), e ordina di andare a portare la notizia ai discepoli: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea» (v. 7). Le donne corrono via subito, e lungo la strada Gesù stesso si fa loro incontro e dice: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno» (v. 10). “Non abbiate paura”, “non temete”: è una voce che incoraggia ad aprire il cuore per ricevere questo annuncio. Dopo la morte del Maestro, i discepoli si erano dispersi; la loro fede si era infranta, tutto sembrava finito, crollate le certezze, spente le speranze. Ma ora, quell’annuncio delle donne, benché incredibile, giungeva come un raggio di luce nel buio. La notizia si sparge: Gesù è risorto, come aveva predetto…E anche quel comando di andare in Galilea; per due volte le donne l’avevano sentito, prima dall’angelo, poi da Gesù stesso: «Che vadano in Galilea, là mi vedranno». “Non temete” e “andate in Galilea”. La Galilea è il luogo della prima chiamata, dove tutto era inizia-

dire nel cuore la memoria viva di questa chiamata, quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo; tornare in Galilea significa recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei, il momento in cui mi ha fatto sentire che mi amava. Oggi, in questa notte, ognuno di noi può domandarsi: qual è la mia Galilea? Si tratta di fare memoria, andare indietro nel ricordo. Dov’è la mia Galilea? La ricordo? L’ho dimenticata? Cercala e la troverai! Lì ti aspetta il Signore. Sono andato per strade e sentieri che me l’hanno fatta dimenticare. Signore, aiutami: dimmi qual è la mia Galilea; sai, io voglio ritornare là per incontrarti e lasciarmi abbracciare dalla tua misericordia. Non abbiate paura, non temete, tornate in Galilea! Il Vangelo è chiaro: bisogna ritornare là, per vedere Gesù risorto, e diventare testimoni della sua risurrezione. Non è un ritorno indietro, non è una nostalgia. E’ ritornare al primo amore, per ricevere il fuoco che Gesù ha acceso nel mondo, e portarlo a tutti, sino ai confini della terra. Tornare in Galilea senza paura. «Galilea delle genti» (Mt 4,15; Is 8,23): orizzonte del Risorto, orizzonte della Chiesa; desiderio intenso di incontro… Mettiamoci in cammino!

I

Papa Francesco durante la Veglia Pasquale

to! Tornare là, tornare al luogo della prima chiamata. Sulla riva del lago Gesù era passato, mentre i pescatori stavano sistemando le reti. Li aveva chiamati, e loro avevano lasciato tutto e lo avevano seguito (cfr Mt 4,1822). Ritornare in Galilea vuol dire rileggere tutto a partire dalla croce e dalla vittoria; senza paura, “non temete”. Rileggere tutto – la predicazione, i miracoli, la nuova comunità, gli entusiasmi e le defezioni, fino al tradimento – rileggere tutto a partire dalla fine, che è un nuovo inizio, da questo supremo atto d’amore. Anche per ognuno di noi c’è una “Galilea” all’origine del cammino con Gesù. “Andare in Galilea” significa qualcosa di bello, significa per noi riscoprire il nostro Battesimo come sorgente

viva, attingere energia nuova alla radice della nostra fede e della nostra esperienza cristiana. Tornare in Galilea significa anzitutto tornare lì, a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all’inizio del cammino. E’ da quella scintilla che posso accendere il fuoco per l’oggi, per ogni giorno, e portare calore e luce ai miei fratelli e alle mie sorelle. Da quella scintilla si accende una gioia umile, una gioia che non offende il dolore e la disperazione, una gioia buona e mite. Nella vita del cristiano, dopo il Battesimo, c’è anche un’altra “Galilea”, una “Galilea” più esistenziale: l’esperienza dell’incontro personale con Gesù Cristo, che mi ha chiamato a seguirlo e a partecipare alla sua missione. In questo senso, tornare in Galilea significa custo-

DOMENICA 2 MARZO 2014

curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004

Direttore responsabile Roberto Piredda Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h e-mail: segreteriailportico@libero.it Fotografie Archivio Il Portico, Furio Casini, Elio Piras Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 e-mail: settimanaleilportico@libero.it (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: inserzioni.ilportico@gmail.com Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Redazione: Francesco Aresu, Federica Bande, Roberto Comparetti, Maria Chiara Cugusi, Fabio Figus. Hanno collaborato a questo numero: Tore Ruggiu, Andrea Busia, Valeria Usala, Matteo Piano, Maria Grazia Pau, Marta Fais, Susanna Mocci, Davide Curreli, Antonio Pilloni, Michele A. Corona. Per l’invio di materiale scritto e fotografico e per qualsiasi comunicazione fare riferimento all’indirizzo e-mail: settimanaleilportico@gmail.com L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. Le informazioni custodite nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).

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