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DOMENICA 6 APRILE 2014 A N N O X I N . 14

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

Il Vangelo nelle periferie ROBERTO PIREDDA

prendo l’ultimo Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bagnasco ha messo in guardia contro il rischio terribile dell’iperindividualismo presente nella nostra società. Per vincere tale pericolo l’unica via, ha indicato il Presidente della CEI, è quella di compiere un esodo che porti da un “io”, sopraffatto dalla pretesa di pura autosufficienza, verso un “noi”, radicato nel valore della relazione con l’altro. Questa «conversione dall’io al noi» non cancella l’aspetto individuale, ma lo apre agli “altri”, «persone, istituzioni, aziende, Paesi» (Prolusione, 24 marzo 2014). Il percorso dall’io verso il noi è prima di tutto interiore, ha un criterio fondamentale, che è quello della carità e un “modello” che è lo stesso Gesù Cristo. Benedetto XVI ha mostrato con chiarezza questo nella Deus caritas est: «Dio per primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere con l’amore […] Imparo a guardare quest’altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo» (nn. 17-18). È chiaro che una tale conversione non s’improvvisa, si tratta di un cammino che richiede un’educazione continua. In questa prospettiva si può comprendere il valore della presenza della Caritas nella pastorale ordinaria delle comunità cristiane. Non si tratta di

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una qualsiasi organizzazione di assistenza, ma di un organismo pastorale, che ha come fine promuovere «la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana» con una «prevalente funzione pedagogica» (Statuto della Caritas italiana, art. 1). La carità nella Chiesa non è semplicemente una risposta ai bisogni materiali di un momento o una generica filantropia, ma una vera e propria azione ecclesiale. La comunità cristiana vive il suo mandato di evangelizzare attraverso l’annuncio della Parola, la celebrazione liturgica e la testimonianza della carità. Se venisse a mancare una di queste funzioni, il volto vero della Chiesa sarebbe incompleto e non renderebbe manifesta nel tempo presente la missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo. L’azione della Chiesa attraverso la Caritas può essere paragonata a quella di un lievito per l’intera società. I segni e i gesti che vengono realizzati sono legati alla sua funzione pedagogica. Queste opere di servizio diventano tanto eloquenti quanto più ci si preoccupa «della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana» e svolgono la loro funzione educativa «perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi» (Benedetto XVI, Discorso alla Caritas Italiana nel 40° di fondazione, 24 novembre 2011). Raccogliere la sfida della carità spinge cia-

scuno a superare la pacifica e rassicurante chiusura nei propri ambienti di riferimento, fossero anche quelli ecclesiali, per andare verso le “periferie” del nostro tempo. Il tema del Convegno nazionale delle Caritas diocesane che si svolge a Cagliari dal 31 marzo al 3 aprile rappresenta bene la portata di questa sfida: “Con il Vangelo nelle periferie esistenziali”. Papa Francesco non si stanca mai, infatti, di evidenziare con forza ed entusiasmo la chiamata a portare la gioia del Vangelo in modo particolare dove l’uomo sperimenta le ferite delle miserie materiali, morali e spirituali. Il modello indicato dal Santo Padre è quello di una Chiesa “in uscita” verso queste periferie, a imitazione dello stile di servizio e prossimità del Signore Gesù: «La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. Gesù ci dice: “Andate per tutto il mondo! Andate! Predicate! Date testimonianza del Vangelo!” (cfr Mc 16,15). Ma che cosa succede se uno esce da se stesso? Può succedere quello che può capitare a tutti quelli che escono di casa e vanno per la strada: un incidente. Ma io vi dico: preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura!» (Veglia di Pentecoste, 18 maggio 2013). Se davvero «l’amore del Cristo ci spinge» (2 Cor 5,14) non possiamo far cadere a vuoto l’invito di Papa Francesco. Non è in gioco una “strategia organizzativa”, ma la nostra fedeltà a Dio e all’uomo. Non è poco, è proprio tutto.

SOMMARIO POLITICA

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L’impegno politico dei laici cristiani a favore del bene comune GIOVANI

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Il programma della Pastorale giovanile per il nuovo anno SCUOLA

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Formazione professionale: che fine ha fatto in Sardegna? CAGLIARI

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La comunità filippina: un esempio di integrazione possibile PAPA FRANCESCO

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Presentata l’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”


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IL PORTICO

IL PORTICO DELLA CARITAS

DOMENICA 6 APRILE 2014

L’Arcivescovo. L’intervista a Mons. Miglio sul valore del Convegno nel cammino pastorale della Chiesa sarda.

Annunciare il Vangelo della Carità

L’icona scelta per il Convegno nazionale. Adorazione dei Magi, Giovanni Muru, 1515, particolare del retablo maggiore, Santuario di N.S. del Regno, Ardara (SS).

N’OCCASIONE privilegiata per far crescere sinergia all’interno delle comunità ecclesiali e tra le Caritas diocesane sarde e un’accelerazione nell’impegno per promuovere lavoro e dignità. Inoltre, l’auspicio che la Carità permei le coscienze nell’attenzione verso le povertà. Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari, spiega il significato, per la Chiesa locale, del 37° Convegno nazionale delle Caritas diocesane Con il Vangelo nelle periferie esistenziali ospitato dalla Diocesi di Cagliari. Qual è l’importanza, per la Sardegna, di ospitare il 37° Convegno nazionale Caritas? «Si tratta di un evento che al tempo stesso dice l’attenzione della Chiesa italiana per la Sardegna e la responsabilità che le Chiese della nostra regione devono sentire, non soltanto verso questa terra ma anche verso il resto del Paese. La Sardegna ha molto da offrire in termini di testimonianza cristiana solidale, ma anche dal punto di vista materiale ha sempre saputo primeggiare nelle occasioni in cui altri fratelli si sono trovati in necessità. Penso alle recenti iniziative a favore della Caritas di Buenos Aires e delle isole Filippine, proprio nel periodo della disastrosa alluvione causata da Cleopatra». Con quali modalità questo even-

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to si inserisce nel cammino pastorale già intrapreso dalla Chiesa sarda, grazie anche alla visita di Papa Francesco, lo scorso 22 settembre? «Intanto il Convegno ripercorre anche fisicamente il pellegrinaggio di Papa Francesco verso N.S. di Bonaria. Soprattutto però il Convegno vuole riprendere il Messaggio lanciato da Francesco a Cagliari per il problema del lavoro, per l’impegno dei giovani, per una cultura della solidarietà. Questo messaggio è scritto nello stesso DNA della Caritas, nata proprio per far crescere tutta la Comunità cristiana nella comprensione e nella conseguente testimonianza dell’ineludibile dimensione sociale dell’annuncio cristiano, come ribadisce papa Francesco al c. 4 di Evangelii Gaudium (cfr 177)». Con quali intendimenti la Chiesa sarda e la Diocesi di Cagliari accoglieranno, nello specifico, questo evento? «La Chiesa sarda e in particolare la Diocesi di Cagliari accolgono questo Convegno come occasione privilegiata per far crescere la sinergia in primo luogo all’interno delle comunità ecclesiali e tra le Caritas delle dieci diocesi della Sardegna. Questa volta sentiamo il bisogno di far rete non a motivo di una emergenza disastrosa (in questi casi scatta naturalmente la capacità di unire gli sforzi) ma

per esprimere meglio nella vita quotidiana le molte risorse che spesso rimangono latenti solo per inerzia o disattenzione. La dimensione regionale della Caritas ha inoltre il compito di sollecitare tutti e di collaborare con le istituzioni civili per l’attuazione del bene comune. Proprio perché Caritas non è sinonimo di assistenzialismo ci attendiamo da questo evento un’accelerazione nell’impegno per promuovere possibilità di lavoro. Se manca il lavoro manca la dignità e senza dignità anche l’assistenza materiale sa di elemosina, per non dire di beffa». In che modo questa iniziativa può stimolare una ‘riscoperta’ e un’applicazione concreta del senso più profondo della carità nel nostro contesto locale, attraverso il ruolo della Caritas? «Questo può avvenire se le comunità cristiane si lasciano coinvolgere pienamente, superando la tentazione della delega agli operatori Caritas e agli altri operatori dell’ambito caritativo. Concretamente: è importante che la Carità entri profondamente nelle celebrazioni liturgiche e nelle feste popolari, guidando tutti verso uno stile di sobrietà, di condivisione, di attenzione privilegiata ai più poveri. È ugualmente importante che carità e catechesi procedano sempre insieme, per educare tutti, bambini e adulti, a comprendere dove vuole con-

durci l’annuncio del Vangelo e dove si trova la Sorgente inesauribile della Carità». In che senso il Convegno nazionale Caritas potrà costituire una tappa significativa per la Chiesa locale in vista del Convegno ecclesiale 2015 ‘In Gesù Cristo il nuovo umanesimo’? «Al Convegno Caritas sarà presente il presidente del Comitato Nazionale per il Convegno di Firenze, l’arcivescovo di Torino Mons. Cesare Nosiglia. Il tema del Convegno Ecclesiale di Firenze 2015 suona così: “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. “Se partecipiamo di Cristo, Uomo nuovo, non possiamo che comportarci da uomini rinnovati: solidali a Lui, di Lui viviamo e con Lui camminiamo. Come ha scritto papa Francesco a proposito dell’essere umano, «nel suo aprirsi all’amore originario che gli è offerto, la sua esistenza si dilata oltre sé. “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20) […]. L’io del credente si espande per essere abitato da un Altro, per vivere in un Altro, e così la sua vita si allarga nell’Amore» (Lumen fidei 21)”. “Dai Padri della Chiesa antica al monachesimo medievale quest’intuizione è rimasta al centro del patrimonio spirituale e culturale con cui il cristianesimo ha dato il suo contributo alla storia dell’Europa”. “Proprio nella città di Firenze l’incontro tra umane-

simo classico e visione cristiana dell’uomo ha raggiunto il suo vertice storico tra il XIV e il XVI secolo” (Conferenza Episcopale Italiana, “In Gesù Cristo un nuovo umanesimo”. Invito a Firenze 2015 per il 5° Convegno Ecclesiale Nazionale, Roma 2013, 11-13). Proprio dalla Caritas, che convive da vicino con tutte le povertà del nostro tempo, può venire una nuova sensibilità per capire la causa vera del degrado disumanizzante in cui si vengono a trovare troppe persone. Penso alla violenza che colpisce molte donne, penso ai giovani cui è stata rubata la speranza, penso ai padri separati che conoscono povertà e solitudine. E così molti altri. Non basta soccorrere, occorre tutti insieme alzare lo sguardo e contemplare quel progetto di uomo e di donna che nasce dalle parole di Gesù e dal suo Vangelo. È un progetto possibile, che nel nostro Paese ha già avuto modo di essere realizzato nel passato e nel presente. In particolare la bellezza di cui Firenze (con tante altre città – compresa Cagliari) è custode ci restituisce una cultura fatta di dignità, di lavoro, di libertà, di solidarietà, che anche oggi possiamo perseguire, con in più la possibilità di purificare e migliorare i modelli del passato». Lo speciale della Caritas è a cura di Maria Chiara Cugusi


DOMENICA 6 APRILE 2014

IL PORTICO DELLA CARITAS

Il direttore di Caritas Italiana. Don Francesco Soddu interviene sui temi del Convegno.

Stare accanto ai poveri, un’occasione per mostrare il volto bello della Chiesa Parla don Soddu: “Il Papa ci esorta a scoprire la ricchezza del messaggio evangelico, a cercarlo nella carne viva delle persone” ISCOPRIRE LA BELLEZZA del messaggio evangelico, attraverso ‘l’incontro, l’accoglienza fraterna e il servizio’ e ridefinire l’azione delle Caritas diocesane ‘nelle periferie esistenziali’, accogliendo pienamente il Magistero di Papa Francesco. Don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, spiega le finalità del 37° Convegno nazionale delle Caritas diocesane ‘Con il Vangelo nelle periferie esistenziali’, che offre l’occasione di rafforzare il ruolo di animazione Caritas all’interno dei contesti locali. Come si inserisce questo Convegno nel percorso intrapreso da Caritas Italiana in questo ultimo anno e quali saranno le peculiarità dell’evento? «Il titolo del 37° Convegno nazionale delle Caritas diocesane si collega in modo diretto al Magistero

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Don Francesco Soddu.

di Papa Francesco, esplicito nelle parole e implicito nei gesti, collocando in modo inequivocabile il tema della povertà, anzi dei poveri, al centro della riflessione ecclesiale. Il Papa infatti, mentre ci esorta a scoprire la ricchezza del messaggio evangelico, approfondendo sempre più la conoscenza di Cristo, ci sprona a ricercarlo nella carne viva delle persone, attraverso un’uscita da noi stessi, nell’incontro, nell’accoglienza fraterna, nella solidarietà e nel servizio. Per le Caritas tutto ciò rappresenta un costante stimolo di verifica». Che cosa si prefiggono la Caritas nazionale e le Caritas diocesane di fronte alle nuove sfide che sol-

lecitano la società attuale? «Partendo dalle novità riscontrate, forti delle indicazioni del Magistero, coscienti delle fragilità delle nostre Caritas, intendiamo chiederci: cosa possiamo aggiungere, cambiare o abbandonare nella nostra azione? Poiché non tutte le nostre precedenti risposte appaiono oggi rispondenti ai nuovi bisogni, occorre trovare a livello locale, in ogni Caritas diocesana, un tempo favorevole in cui portare e declinare i frutti, dal locale al nazionale e viceversa, di un processo di ridefinizione del nostro stare quotidianamente, come Caritas, nelle periferie esistenziali». In che modo questo Convegno potrà essere un’occasione per un rafforzamento del ruolo di animazione delle Caritas diocesane e della pastorale della carità nei singoli contesti locali? «Accanto alle ricche sollecitazioni che emergono dal lavoro preparatorio e dal Convegno stesso, la sola lettura della titolazione del paragrafo III del capitolo IV della Evangelii Gaudium, “Il bene comune e la pace sociale” [217237], offre alle Caritas un’importante indicazione di stile pastora-

le, su tre linee-guida: il tempo è superiore allo spazio [222-225], con implicita definizione dell’animazione, “Dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi. Il tempo ordina gli spazi, li illumina e li trasforma in anelli di una catena in costante crescita, senza retromarce”; l’unità prevale sul conflitto [226-230], con l’invito a ‘sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo, secondo lo stile evangelico «Beati gli operatori di pace» (Mt 5,9)’; la realtà è più importante dell’idea [231-233], secondo il metodo Caritas, tipicamente induttivo, ‘Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento’». Quale ricaduta potrà avere questo Convegno sulla Chiesa e sul territorio sardo ospitante? «Spetterà alle comunità locali saperne cogliere l’opportunità. Sentendosi parte integrante della grande famiglia che nella Caritas esprime il volto bello della Chiesa, potranno essere incoraggiati a dar corpo e anima alla carità, alla solidarietà intesa in termini di comunità, di priorità della vita di tutti rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni».

Una Chiesa capace di essere vicina all’ uomo I temi della prolusione di Mons. Giuseppe Merisi

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affrontati da Mons. Giuseppe Merisi, vescovo di Lodi e presidente di Caritas Italiana, nella prolusione al 37° Convegno nazionale delle Caritas diocesane. In apertura, il richiamo alla scomparsa di Mons. Giovanni Nervo, con l’istituzione del premio ‘Teologia e pastorale della carità’, al Magistero di Papa Francesco; inoltre alla sfida a incarnare il Vangelo della Carità in tempi di crisi, con la capacità di leggere il presente e di rintracciare in esso i segni di Dio e di futuro, in un «viaggio da un centro verso le molteplici periferie esistenziali e geografiche dell’umanità». Un riferimento anche alla Sardegna, con l’incontro del Santo Padre con i poveri e i detenuti, lo scorso 22 settembre, e con l’impegno della rete Caritas durante l’alluvione. E poi uno sguardo concreto alle ‘periferie’, con le criticità emerse dal Rapporto Povertà 2014 di Caritas Italiana ‘False partenze’: IVERSI I TEMI

in quattro anni è raddoppiata l’attività anti-crisi sviluppata dalle 220 Caritas diocesane e dai 2832 Centri di ascolto, con 1148 nuove iniziative al dicembre 2013, uno sforzo imponente benché ancora insufficiente di fronte all’entità del problema. È necessario indirizzare l’azione Caritas sia sul piano dell’advocacy, sia sul piano della pressione sui soggetti istituzionali competenti per un pronto avvio del nuovo Programma europeo sui beni essenziali (Feamd) e della promozione di una Alleanza contro la povertà, attraverso il Reddito di inclusione sociale (Reis). Mons. Merisi ha auspicato ‘un’inversione di rotta’, con un movimento di crescita e sviluppo, che richiami il mercato alla vocazione originaria, poi perduta, di inclusione sociale, «dove i rapporti e gli equilibri economici siano sussidiari a un’autentica promozione umana e al bene comune». Le difficoltà sono gravi anche nel contesto politico-so-

Monsignor Giuseppe Merisi.

ciale europeo, «soggetto a venti di sfiducia e populismo, dato che le misure di austerità - se non accompagnate da adeguate politiche di sostegno e di sviluppo rischiano di avere un impatto sempre più negativo sulla vita delle persone povere e di far cadere molte altre persone per la prima volta in una condizione di povertà». Ancora, l’accenno, in prospettiva, al Convegno ecclesiale 2015 di Firenze: «L’atteggiamento che deve guidare la nostra preparazione è quello a cui richiama quotidianamente Papa Francesco: leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell’amore che Gesù ci ha insegnato. Solo

una Chiesa che si rende vicina alle persone e alla loro vita reale, infatti, pone le condizioni per l’annuncio e la comunicazione della fede». Infine, il riferimento ai giovani, con l’importanza di rilanciare il servizio civile, come rifiuto di qualunque tipo di violenza, secondo nuove forme che coinvolgano sempre più gli interessati nell’impegno per il bene della comunità. E il tema dell’accoglienza dei rifugiati con strumenti innovativi, come il progetto Rifugiato a casa mia, già avviato da Caritas Italiana, in cui la famiglia ospitante è concepita come luogo fisico e sistema di relazioni in grado di supportare

IL PORTICO

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cronaca I DONI DELLE CARITAS

In cammino verso le periferie Un’occasione per rafforzare l’azione pastorale delle Caritas diocesane nei rispettivi territori, a partire da tre domande chiave, che hanno accompagnato la preparazione al Convegno nazionale: cosa sia possibile aggiungere, cambiare e abbandonare nella propria azione, per definire strumenti più adeguati alle nuove esigenze, nella condivisione accanto ai poveri. Un cammino rappresentato dalla metafora del viaggio dei Magi, i cui doni simboleggiano il frutto della riflessione delle Caritas, ‘offerti’ attraverso tre contenitori, tipici della tradizione sarda, in apertura del Convegno: il dono dell’oro in sa crobi (canestro in vimini e giunchi, il cui intreccio contiene ciò che è prezioso, i doni da conservare), quello dell’incenso in sa bertula (bisaccia del pastore e del viandante in lana e cotone, la cui resistenza trattiene ciò che è buono e può essere trasformato lungo il cammino), quello della mirra in sa scivedda (contenitore per l’impasto del pane, pasta e dolci, in terra cotta: la fragilità di quest’ultima rappresenta le scelte talvolta inadeguate che si intende superare). In particolare, l’azione pastorale delle Caritas sarde sarà raccontata nella serata dedicata agli stand Attraversiamo l’Isola: un percorso tra i Semi della Carità che divengono Alberi di Comunità (mercoledì 2 aprile alle 21), «in cui ogni Diocesi avrà la possibilità di raccontare le proprie radici, la propria cultura, generosità, giustizia sociale - spiega Don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e delegato regionale Caritas -, in una reciproca conoscenza e arricchimento».

Sul sottofondo, il suono musicale delle launeddas, del canto a tenore di Bitti, dei balli sardi del gruppo folk di San Basilio; non mancherà un richiamo all’alluvione dello scorso novembre, con il monologo dell’artista Gianluca Medas.


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IL PORTICO DELLA CARITAS

IL PORTICO

Il direttore diocesano. Il Convegno è un riconoscimento per la nostra azione.

Educare alla carità, una via per creare la civiltà dell’accoglienza e dell’incontro N RICONOSCIMENTO all’azione pastorale e pedagogica portata avanti dalla Caritas diocesana e un’opportunità per recuperare il senso più profondo della ‘carità’ nel contesto locale. Don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e delegato regionale Caritas Sardegna, spiega l’importanza di ospitare il 37° Convegno nazionale Caritas e fa un bilancio dell’attività portata avanti dall’organismo pastorale diocesano. Cosa significa per la Caritas diocesana ospitare il 37° Convegno nazionale ‘Con il Vangelo nelle periferie esistenziali’? «La possibilità di ospitare questo Convegno è, innanzitutto, un riconoscimento del percorso realizzato in questi anni dalla Caritas diocesana, sia sul versante pastorale di animazione della carità, grazie a un rapporto stretto con le parrocchie e con le comunità, sia su quello della promozione umana, attraverso le azioni e le ‘opere-segno’ destinate alle persone più bisognose. Un riconoscimento per una Caritas che ha investito molto nella formazione locale, non solo in ambito strettamente pastorale, ma anche in quello relativo ad alcune specificità, come l’immigrazione, l’inclusione sociale, l’area del credito - con il contrasto

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Don Marco Lai.

all’indebitamento e l’educazione all’uso responsabile del denaro -; ancora, specificità legate alla tutela del diritto all’alloggio attraverso le iniziative di ‘housing sociale’; l’impegno verso alcune ‘emergenze’, accanto ai rom, alle povertà ‘croniche’, ai senza fissa dimora; con l’osservatorio e gli altri strumenti della promozione Caritas e con le iniziative di educazione alla mondialità e alla pace». Come si inserisce l’accoglienza del Convegno nazionale nel contesto sardo? «Il Convegno permetterà un momento di confronto sulle tema-

tiche della pastorale della carità, nella specificità del contesto sardo: una ‘periferia esistenziale’ in linea con il titolo scelto quest’anno - con le sue molteplici problematiche; da qui scaturisce un significato simbolico importante: nell’azione della Caritas Italiana non esistono isole né isolamenti. Inoltre, l’evento costituirà un’opportunità di incontro con la nostra cultura, le nostre tradizioni, e il superamento di eventuali stereotipi e luoghi comuni che accompagnano la nostra ‘sardità’. Tutto ciò grazie non solo al confronto diretto tra gruppi di lavoro, ma anche a una ‘uni-

cità’ legata alla nostra capacità di essere ospitali, in una direzione della civiltà dell’accoglienza, che andrà a riempire il cuore e diventerà una ricchezza per tutti i convegnisti che arriveranno nell’Isola». Quali sono le aspettative per la Caritas locale che scaturiscono da quest’evento? «Esso costituisce un’occasione di confronto e crescita per la Chiesa sarda e un’opportunità per sentirsi parte attiva della Chiesa italiana. In ciò, si inquadra la possibilità di rafforzare una ‘pastorale integrata’, grazie alla rete tra i vari uffici, e di recuperare il senso più profondo della ‘carità’, intesa come ‘intima essenza della Chiesa’, da cui la pastorale ordinaria non può prescindere. Va rimarcato lo stile sinodale dell’iniziativa: le linee d’azione che emergeranno saranno frutto di un lavoro condiviso tra le équipe partecipanti, con l’opportunità di dare sostanza concreta ai percorsi che la Chiesa italiana ci propone. Inoltre, ci si presenta l’occasione per uscire da una ‘marginalità’ geopolitica e assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo, proprio a partire dalle Caritas sarde, che hanno mostrato, negli anni, una presenza costante accanto agli ‘ultimi’, attraverso un ruolo di animazione pastorale e una funzione pedagogica».

L’impegno della Chiesa per la ripresa dell’Isola Il sostegno a famiglie e imprese alluvionate DISTANZA DI OLTRE quattro mesi dal tifone Cleopatra, continua il sostegno della Caritas diocesana e regionale alle famiglie sarde alluvionate. Grazie alla colletta complessiva della Chiesa, in Sardegna e in Italia - finora, circa due milioni e mezzo di euro (tra cui un milione di euro messo a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana e 100mila euro stanziati da Caritas Italiana) -, verranno finanziati i progetti presentati dalle diocesi più colpite e già approvati da Caritas Italiana; i fondi restanti verranno utilizzati per la creazione di un progetto di micro-credito per gli alluvionati. Grande attenzione, spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, «verrà data alle persone sole, alle famiglie e alle piccole realtà economiche a carattere familiare», attraverso un «coinvolgimento ampio dei territori e delle loro espressioni locali, utilizzando e valorizzando gli ‘strumenti pastorali

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propri’ esistenti o da promuovere e le risorse disponibili sia in termini economici che di presenze operative». «Una parte della colletta - spiega don Marco Lai, delegato regionale Caritas - è già stata utilizzata per interventi di prima emergenza a favore delle famiglie più colpite, dall’acquisto di viveri, attrezzi di base, elettrodomestici all’acquisizione del necessario per completare l’azione di de-umidificazione e permettere il ritorno nelle case». Ora si guarda alla fase successiva, «quella più progettuale, che permetta un ritorno alla quotidianità in senso lato: dal sostegno all’acquisto dell’auto per andare a lavoro agli interventi per le aziende danneggiate». Inoltre, «si sta definendo un progetto di microcredito per sostenere le famiglie, in rete con gli enti locali, comunità, associazioni di categoria commerciali e agricole, tra cui la Coldiretti». Senza dimenti-

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brevi MENSA E ASSISTENZA

Una rete di servizi a favore degli indigenti Distribuzione di generi alimentari destinati agli indigenti e un’azione di educazione a stili di vita responsabili. Sono le finalità del servizio ‘Approvvigionamenti e servizi logistici’ della Caritas diocesana: un’attività che coordina la raccolta, lo smistamento e la distribuzione di viveri, vestiario, beni di prima necessità, medicinali, destinati alla Mensa (che assicura una media di 600 pasti al giorno) e gli altri servizi Caritas, ma anche alle famiglie povere assistite dalle parrocchie e da altre organizzazioni e alle situazioni di emergenza. Un sistema di rete tra i ‘magazzini’ Caritas (tra cui il Centro diocesano di assistenza, che aiuta oltre 5000 persone) di fronte a un’emergenza alimentare sempre più grave. La finalità è anche pastorale, attraverso «l’educazione alla condivisione, al rispetto del creato e al consumo responsabile», spiega Andrea Nicolotti, referente del servizio. I prodotti raccolti provengono da donazioni di privati, ma anche da altre iniziative, come il Progetto Alimentis, in collaborazione con l’Agenzia Regionale del Lavoro, che, nel 2013, ha permesso di recuperare oltre 90 tonnellate di viveri, in parte donati, in parte non più vendibili, ma ancora buoni per il consumo. E poi c’è l’iniziativa ‘Abbattiamo la fame’, ideata con l’Istituto salesiano don Bosco: grazie ai 31mila euro raccolti con eventi di beneficenza, sono stati acquistati un abbattitore termico, due celle frigorifero e una macchina da vuoto, per recuperare i cibi cotti che altrimenti verrebbero sprecati; e grazie alla convenzione con un ospedale, si stanno recuperando più di 40 pasti al giorno. Infine, il progetto ‘Tutti con Caritas’, ideato da Mediatris, basato su convenzioni da parte di aziende che permettano alla Caritas Sardegna di acquistare a prezzo di costo ciò che serve, creando un vera e propria ‘filiera della solidarietà sarda’.

DIRITTO AL CIBO

care, «l’attenzione verso ‘gli ultimi’: si pensi all’impegno della Diocesi di Ales-Terralba per l’inclusione sociale della comunità rom di San Gavino Monreale, che ha visto il suo campo distrutto dall’alluvione». Si mira ad un «accompagnamento di medio e lungo termine, grazie ai progetti elaborati dalle singole diocesi, sulla base di un’attenta rilevazione dei bisogni». I progetti delle tre diocesi più colpite (Tempio-Ampurias, Nuoro e Ales-Terralba), variano a seconda delle necessità, lungo linee direttrici ben definite: ritorno pieno alla ‘normalità’ domestica, sostegno costante alle famiglie (anche

psicologico, con la creazione di un’équipe apposita), rilancio delle piccole attività produttive danneggiate (a cui sono destinati l’80% degli interventi nel nuorese), sostegno per le famiglie e per i giovani attraverso l’assegnazione di voucher o borse di studio, con interventi personalizzati; sulla stessa linea anche l’azione portata avanti dalla Diocesi di Oristano, dove i danni maggiori hanno riguardato le aree rurali. Risultati ottenuti grazie a «un’azione di rete da parte della Chiesa sarda- aggiunge don Lai - in uno spirito solidale e sussidiario, attraverso una comunione di prossimità».

Una colletta alimentare per i bisognosi Una colletta di viveri per le famiglie bisognose, contro un’emergenza alimentare ormai quotidiana. È l’iniziativa di solidarietà organizzata, nel quadro delle attività legate alla Quaresima, da un coordinamento della Caritas diocesana di Cagliari, per i giorni venerdì 11 aprile (nel pomeriggio) e sabato 12 aprile (per tutto il giorno) presso il centro commerciale Eurospin (via Stamira, Cagliari) e negli ipermercati Carrefour di Quartu S.Elena e di San Sperate.


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IL PORTICO DELLA CARITAS

Immigrazione. Promozione umana, integrazione e autonomia sono gli obiettivi.

Non si ferma l’impegno della Chiesa a sostegno dei migranti e rifugiati A partire dall’esperienza maturata nell’ambito della “Emergenza Nord Africa” continua l’impegno della Chiesa di Cagliari con il progetto Sprar - “San Fulgenzio”

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N’ATTENZIONE COSTANTE

verso i migranti e rifugiati caratterizza l’attività della Caritas diocesana. Nei giorni scorsi, è partito il progetto ‘San Fulgenzio’ nell’ambito dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), in collaborazione con il Comune di Quartu Sant’Elena: 14 ragazzi, provenienti dal Ghana, Nigeria, Gambia e Guinea (la Fondazione San Saturnino, braccio operativo della Caritas diocesana, è accreditata per ospitarne 28), accolti in due appartamenti: alcuni hanno fatto richiesta di asilo, altri hanno già ricevuto il permesso. Un progetto promosso grazie all’esperienza maturata dalla Caritas diocesana durante la cosiddetta ‘ENA’ (Emergenza Nord Africa), con i 600 migranti arrivati nell’Isola nel 2011, di cui circa 250 accolti dal sistema di accoglienza diffusa

Un incontro con famiglie di immigrati.

per richiedenti asilo San Giuseppe, della Caritas diocesana. «Da questo impegno- spiega Don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana - è nata un’attenzione costante da parte della Chiesa sarda e della Diocesi cagliaritana verso le tematiche riguardanti la mobilità umana, sollecitata anche dal dramma di Lampedusa e dagli appelli di Papa Francesco». Obiettivo, «accompagnare queste persone verso un’autonomia abitativa e di vita: ci impegneremo a garantire l’accompagnamento anche dopo i sei mesi previsti, che saranno sicuramente insufficienti». Un impegno che fa i conti con l’inadeguatezza di accoglienza a livello nazionale: «La proiezione numerica - spiega Don Lai - fatta dal Mi-

nistero dell’Interno dei 16mila posti su scala nazionale stendibile a 32mila è superata, perché la stima attuale prevede 60mila ingressi in Italia durante il 2014». Un progetto di rete anche con gli altri servizi della Caritas diocesana, come lo Studio Medico Polispecialistico. Tra gli enti collaboratori, anche la cooperativa Il Sicomoro (che attualmente sta attivando una comunità protetta di accoglienza per minori stranieri non accompagnati), l’associazione COSAS (Comitato sardo di Solidarietà), il Centro Servizi per il lavoro, la Questura e la Prefettura di Cagliari, la Asl di Cagliari, MCL (Movimento cristiano lavoratori). L’attenzione costante verso i mi-

granti nel territorio locale trova conferma nel Centro d’ascolto per stranieri Kepos, nello sportello Anti-tratta (attivo dallo scorso aprile, in collaborazione con le Vincenziane), nel ‘Progetto Elmas’, con il sostegno ai rifugiati provenienti dal Cara di Elmas, in collaborazione con il Comune e la Provincia, e coordinato dalla Prefettura: a loro è stato garantito il necessario per l’espletamento delle pratiche, una volta ottenuto il permesso, oltre ai pasti, all’accoglienza in un albergo cittadino e all’accompagnamento legale. Un progetto concluso, «anche se il problema della fuoriuscita dal Cara - spiega don Lai si ripeterà, perché la struttura è di nuovo sovraffollata». In questo quadro si inserisce anche l’attenzione verso la mediazione: proprio in questi giorni si sta costituendo la nuova cooperativa di mediatori ‘Davar’ (“parola” in ebraico), che rafforza un sistema già articolato: «Per il momento abbiamo una decina di soci - spiega Jasmina Mahmutcehajic Temim , referente della Cooperativa Caritas - , mediatori culturali, legali e sanitari : il nostro obiettivo è metterci al servizio di enti locali, pubblica amministrazione, settore privato, scuole (ma anche immigrati e singoli cittadini), spendendoci a favore del territorio, lì dove queste realtà non possono usufruire della mediazione».

Famiglie Rom, pari diritti per l’inclusione sociale Risolto il problema casa, si punta sull’integrazione ONTINUA L’IMPEGNO della Caritas diocesana accanto alle famiglie Rom, a distanza di quasi due anni dallo sgombero del campo nella periferia di Cagliari. ‘Un nuovo abitare possibile’: un progetto ambizioso, che ha come obiettivi l’autonomia ‘alloggiativa’ e l’inclusione sociale di 26 famiglie rom, tra cui un centinaio di bambini. Terminata la fase della ricerca delle abitazioni (18 alloggi in diversi comuni della Diocesi, arredati e sistemati in base alle necessità delle famiglie) portata avanti in collaborazione con i Comuni di Cagliari e dell’area vasta, gli operatori Caritas continuano ad affiancare quotidianamente le famiglie rom nell’inserimento lavorativo, sanitario e scolastico. «Si tratta di un progetto complesso spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana - in cui stiamo continuando a garantire un sostegno pieno, nell’ambito della progettualità di Caritas Ita-

C

liana. Un accompagnamento mirante a un’emancipazione scolastica, culturale, legale, lavorativa e sanitaria: su tutti questi aspetti si sta rivitalizzando il rapporto con il Comune di Cagliari, il cui supporto era venuto a mancare negli ultimi tempi». Un’azione costante, che ha visto la Caritas diocesana in prima linea, fin dal primo giorno: «Garantiamo una presenza costante spiega Jasmina Mahmutcehajic Temim, mediatrice Caritas - : continue visite nelle case e un aggiornamento telefonico quotidiano: si è stabilita una relazione umana che aiuta noi a relazionarci con loro e loro a conquistare autonomia. Ci sono famiglie che, nonostante le difficoltà, vivono in modo dignitoso, con bambini sempre in ordine e case pulite». La Caritas diocesana garantisce anche l’accesso allo Studio medico; proprio nei giorni scorsi sono state concluse le visite sanitarie a domicilio. L’anno passato, grazie ai

Un operatore Caritas con una famiglia Rom.

finanziamenti della Caritas diocesana e del Comune di Cagliari, si è svolto un corso di preparazione alla licenza media per gli adulti rom, in collaborazione con la Scuola Manno e con l’associazione Cosas: hanno ottenuto il diploma 18 adulti rom, di cui una parte è stata coinvolta in un progetto di inserimento lavorativo presentato nell’ambito del bando regionale Romanì, con la richiesta di una decina di borse di studio; e tra breve partirà un’iniziativa di scolarizzazione ad hoc per i minori. Senza dimenticare l’impegno sul versante lavorativo: «La raccolta del ferro vecchio, mestiere principale delle famiglie rom, deve essere svolta nella piena legalità -

spiega don Lai - : oltre alle licenze necessarie (almeno una per famiglia) e all’iscrizione all’albo gestori rifiuti, stiamo sostenendo economicamente l’acquisto dei mezzi di trasporto». Si mira anche alla regolarizzazione della loro situazione, grazie alla «presentazione di una domanda per il riconoscimento dell’apolidia, preparata dalla Caritas diocesana, insieme al Comune di Cagliari e alla Facoltà di Giurisprudenza: è il primo passo per poter risanare tutte le incongruenze e per includere nel diritto alla cittadinanza persone che vivono qui da trent’anni, cittadini a tutti gli effetti, ma che continuano a essere considerati invisibili».

IL PORTICO

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brevi CARCERE E REINSERIMENTO

Le attività in favore dei detenuti Garantire ascolto e sostegno ai detenuti, accompagnarli in un percorso di ‘risalita’ e promozione umana. Con il Centro d’ascolto del Carcere di Buoncammino, la Caritas diocesana ha accolto una vera e propria sfida: «Abbiamo iniziato il 7 aprile del 2008 - spiega Giampaolo Bernardini, responsabile del Centro d’ascolto- quando il Carcere era diventato testimone passivo di diversi suicidi, e la Caritas non poteva stare a guardare». Da quel giorno, «entriamo lì tutte le sere, negli orari più difficili, in cui i detenuti si sentono più soli: hanno bisogno di parlare, di sfogarsi». Una quarantina di volontari in tutto, per lo più giovani e con laurea in psicologia: nel 2013, oltre 1200 ascolti effettuati; nel Carcere i volontari Caritas gestiscono anche un magazzino supplementare di vestiario (1800 pacchi con indumenti e prodotti di igiene intima distribuiti nel corso dell’anno scorso). Tra le altre iniziative, anche la creazione di un coro di detenuti specializzato in folk sardo (tra loro, anche due detenuti senegalesi che cantano i canti a tenore, ndr), e ogni estate, la rassegna musicale ‘Note d’estate … al fresco’: una trentina di complessi musicali, che si esibiscono gratuitamente nel cortile di Buoncammino. Inoltre, assistenza sanitaria, accompagnamento dei detenuti in permesso, tutoraggio nei confronti di quelli che frequentano l’Università, iniziative di mediazione penale. E poi, c’è il servizio ‘gestione delle misure alternative’, in collaborazione con il Tribunale di Cagliari, con l’UEPE (Ufficio esecuzione penale esterna) di Cagliari, con l’Asl 8 e con i vari dipartimenti di dipendenze: nel 2013 sono stati accolti circa 50 utenti all’interno dei servizi della Caritas diocesana. In alcuni casi, concluso il percorso di rieducazione, vengono attivati dei progetti di inclusione sociale, monitorati costantemente dalla équipe Caritas.

CENTRO D’ASCOLTO KEPOS

Al servizio degli immigrati Ascolto, orientamento ai servizi Caritas e a quelli presenti sul territorio, consulenza legale, psicosociale, orientamento al lavoro e per la ricerca di alloggio. Sono gli obiettivi del Centro d’Ascolto per stranieri Kepos, nato nel 2006 dalla collaborazione tra la Caritas diocesana e la Caritas parrocchiale di Sant’Eulalia, situato nel quartiere multietnico della Marina. Nel 2013 1046 ascolti effettuati.


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IL PORTICO DELLA CARITAS

IL PORTICO

brevi FRATERNITA DI STRADA

Farsi prossimi verso i senza fissa dimora Un servizio in grado di intercettare gli ‘irriducibili della strada’, coloro che non vogliono recarsi nei Centri d’ascolto o presso altri servizi, grazie un’azione di ascolto, sostegno, prossimità. È la ‘Fraternità di strada’, nell’ambito del più ampio impegno della Caritas diocesana per i senza fissa dimora: due Centri espressamente dedicati, uno diurno in via Napoli, nel quartiere della Marina (aperto nel maggio 2011) e una casa donata alla Diocesi da Mons. Efisio Spettu (presso la Comunità di San Rocco), destinata a coloro che hanno già intrapreso un breve percorso, seguiti da volontari e dai servizi sociali, e che abbiano già raggiunto una certa autonomia. «Il progetto - spiega Simona Soro, responsabile della Fraternità - nasce in modo spontaneo su iniziativa di un piccolo gruppo animato dal desiderio di portare speranza dove si trovano solo disperazione, rabbia e abbandono e si sviluppa sulla linea della ‘condivisione’ di strada: si mira a costruire, nonostante le difficoltà, relazioni capaci di far sì che l’altro si senta cercato, amato e importante». Nessuno schema rigido, ma «uno spazio che si adatta alle necessità di ciascuno, dando la possibilità di essere ascoltati, di curar la propria persona, di cucinare, scrivere poesie, fare lavori di artigianato». Alla base, ‘formazione, discernimento e vocazione’ e una stretta relazione con i servizi della Caritas diocesana: «Si tratta di una possibilità ulteriore per rispondere ai bisogni incontrati in strada».

DOMENICA 6 APRILE 2014

Promozione umana. L’attività della Fondazione Anti-usura e del Prestito della Speranza.

Educare all’uso buono del denaro e favorire l’accesso al credito Lo sforzo della Caritas in favore di famiglie e imprese indebitate. Aperto uno sportello in collaborazione con la Camera di Commercio

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ACILITARE L’ACCESSO al credi-

to, promuovere forme di inclusione socio-finanziaria, educare all’uso buono del denaro. Sono le finalità principali della Fondazione Anti-usura Sant’Ignazio da Laconi e del Prestito della Speranza, strumenti attivati dalla Caritas diocesana per far fronte «a un’emergenza che non riguarda solo i lavoratori a basso reddito, i disoccupati, i destinatari della mobilità o della cassa integrazione, i licenziati, i coniugi separati e i pensionati - spiegano Alessandro Mele e Mariella Sulis, referenti dello Sportello Anti-usura -, ma anche le cosiddette ‘famiglie produttrici’, le cui aziende sono falcidiate dalla crisi che ogni giorno si abbatte su negozi, piccoli esercizi commerciali e botteghe; ad essere colpiti, anche i ceti medi economici e professionali». Famiglie e piccoli imprenditori che non hanno più possibilità di ac-

Mariella Sulis e Alessandro Mele, referenti della Fondazione Anti-usura.

cesso al credito “istituzionale” perché fortemente indebitati o segnalati nelle varie centrali rischi: per loro è aperto lo Sportello del ‘Prestito della Speranza’, mirante a favorirne l’inclusione socio-finanziaria, grazie anche al cosiddetto ‘microcredito d’impresa’ (fino a 25mila euro) che, tuttavia, stenta a ‘decollare’ a causa di una crisi economica pressante, e che si affianca al tradizionale microcredito sociale (fino a 6mila euro). «Sinora nell’ambito del Prestito della Speranza, sono state istruite 281 pratiche, delle quali 111 finanziate (672mila euro di finanziamenti erogati) spiega Filippo Maselli, responsabile dello Sportello- : ma resta il problema della solvenza del debito: ad

oggi il ‘default’ delle pratiche è del 31,53%. Occorre promuovere una progettualità attorno al nucleo familiare, rafforzando l’accompagnamento che segue l’erogazione del prestito, affinché non ci si senta abbandonati nella gestione delle nuove risorse». Alla base, un percorso pedagogico, già intrapreso dalla Caritas diocesana, grazie a «un’attività di prevenzione e formazione - aggiungono i referenti dello Sportello Anti-Usura (73 le pratiche erogate nell’ultimo anno, con un finanziamento di oltre un milione di euro) - per diffondere i valori della solidarietà, della sobrietà e dell’uso responsabile del denaro». E poi c’è la lotta alle ‘nuove dipendenze’, «a iniziare dal gio-

co d’azzardo, una delle principali cause del ricorso al debito da usura». A promuovere percorsi educativi e a sostenere la mediazione bancaria, ci sono anche i volontari dell’associazione Vobis (Volontari bancari per le Iniziative nel Sociale): «Affianchiamo le famiglie nella presentazione delle pratiche agli istituti bancari - spiega Bruno Loviselli, socio-fondatore e coordinatore regionale Vobis -, affinché il diritto al credito e all’inclusione finanziaria venga esercitato a tutti gli effetti». Un’attività pedagogica che trova conferma nel protocollo d’intesa siglato con la Camera di Commercio di Cagliari, con l’apertura di uno sportello destinato alle famiglie e imprese in difficoltà economica e sovra-indebitate: «Si mira - spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana – a orientare verso le strutture già impegnate su questi temi nel territorio provinciale (Fondazione Anti-usura e Consorzi fidi) e a realizzare momenti formativi nelle scuole, e attraverso seminari, convegni, per promuovere una corretta educazione finanziaria». Un’azione fondamentale, «perché i modelli consumistici e la diffusa incapacità di pianificare un corretto bilancio familiare alimentano l’usura, che negli anni ha trascinato un crescente numero di persone da una situazione di indebitamento alla povertà e alla miseria».

Emergenza casa e diritto all’alloggio Il Centro d’Ascolto rileva l’aumento dei casi di sfratto

DIRITTO ALLA SALUTE

Lo Studio Medico Polispecialistico Oltre 2000 prestazioni sanitarie all’anno vengono garantite agli indigenti dallo Studio Medico Polispecialistico della Caritas diocesana, in cui operano 60 medici specialisti e 15 infermiere, tutti volontari, in stretta collaborazione con il settore pubblico. ASSISTENZA LEGALE

Consulenza giuridica per gli indigenti Uno Sportello finalizzato all’ascolto e alla consulenza legale gratuita per persone e famiglie in difficoltà. All’interno anche due avvocati specializzati nel settore immigrazione; inoltre è stata attivata una collaborazione con alcuni operatori specializzati nei settori del reddito e dell’anti-usura.

alla casa e formazione sull’housing sociale portate avanti dalla Caritas di Cagliari, contro un’emergenza abitativa sempre più grave. Negli ultimi mesi, presso il Centro d’Ascolto diocesano c’è stato un intensificarsi di casi di sfratto per morosità sia nelle locazioni di privati che nell’edilizia popolare. «Manca una politica abitativa efficace - spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana -, e continuano gli sfratti delle famiglie che non hanno reddito e che perciò si ritrovano sulla strada, accanto ai senza-tetto (oltre 600 nel cagliaritano) oppure occupano case abusive, spesso sovraffollate e fuori norma». Inoltre, «si aggiungono i cittadini stranieri che perdono il lavoro e le famiglie rom: ecco allora l’importanza dei fondi stanziati per l’housing sociale dalla comunità europea, grazie a cui stiamo portando avanti un progetto per dare casa alle

T

UTELA DEL DIRITTO

famiglie indigenti, attraverso una rete territoriale con le associazioni dei ‘senza-tetto’, con i ‘tavoli rom’ e con gli enti locali». Nei primi tre mesi del 2014, ci sono state 26 richieste di affitto, 7 di inserimento abitativo, di cui 3 interventi fatti (uno per sfratto); nel corso del 2013 ci sono state 66 richieste di affitto, 31 di inserimento abitativo, di cui 13 interventi effettuati (6 per sfratto). Dati da inserire nel quadro più ampio degli interventi effettuati: 1500 ascolti nel 2013 nel CdA diocesano, di cui almeno 500 nuovi interventi; 70 interventi per beni e servizi materiali, 70 orientamenti nel territorio, 20 sostegni socio-assistenziali, 330 interventi di sussidi economici; tutte cifre che aumentano enormemente se si tiene conto di tutti i servizi e operesegno della Caritas diocesana (che ogni anno assiste circa 20mila persone). «La causa principale dell’emer-

Persone assistite dai Servizi della Caritas diocesana.

genza casa - spiega Antonello Pani, responsabile del Centro d’ascolto diocesano - è la perdita di lavoro», cui si aggiunge il «drammatico fenomeno degli sfratti operati da alcuni enti regionali, con debiti che raggiungono anche diverse decine di migliaia di euro e interessano persone che vivono di soli sussidi statali e donazioni». E poi ci sono le ‘povertà croniche’, a cui sono destinati i centri di accoglienza e i dormitori: quattro in tutto, il Centro di ‘prima accoglienza ed emergenze cittadine’ a Cagliari (30 posti), due centri ‘Domu Amiga’ (a Quartu), uno per uomini, l’altro per donne e bimbi

(18 posti complessivi), e il Centro Ex-Fai per persone svantaggiate e diversamente abili (14 posti). È previsto un percorso mirante al raggiungimento dell’autonomia, in collaborazione con i servizi sociali del Comune di Cagliari e Quartu, con le comunità terapeutiche, Asl, Serd, Centro salute mentale, Tribunale, UEPE. Senza dimenticare la ‘unità di strada’, in collaborazione con i servizi sociali del Comune di Cagliari: ogni sera, si intercettano circa 10-15 persone senza dimora, con distribuzione pasti, ascolto, orientamento e sostegno sanitario, in collaborazione con Asl 8.


IL PORTICO DELLA CARITAS

DOMENICA 6 APRILE 2014

Promuovere la Carità. L’azione di analisi svolta dall’Osservatorio delle povertà.

Uno sguardo sulla realtà dei poveri del nostro territorio diocesano * FRANCO MANCA

S

ONO MOLTEPLICI LE finalità dell’Osservatorio delle povertà che è uno strumento della Caritas diocesana. In primo luogo consente, attraverso gli operatori dei numerosi servizi disponibili sul territorio, di mappare la tipologia delle persone che richiedono assistenza. Questo processo si avvale di uno specifico software predisposto dalla Caritas nazionale e messo a disposizione di tutte le strutture diocesane. Nel caso della diocesi di Cagliari vi sono stati affinamenti e integrazioni che, nel garantire la perfetta compatibilità con i livelli superiori, consentono di avere informazioni aggiuntive utili alle elaborazioni sul piano locale, sempre nel pieno rispetto delle normative sulla privacy. Al lavoro di raccolta segue quello dell’organizzazione, della omogenizzazione e della classificazione delle informazioni. Questa fase è propedeutica alla elaborazione e all’analisi dei dati che viene curata dal Centro Studi della Caritas avvalendosi di specifiche professionalità. Nel corso del tempo il lavoro si è affinato sempre di più e ogni anno, normalmente nel mese di dicembre viene presentato il Dossier Cari-

L’incontro di Papa Francesco in Cattedrale con i poveri e i detenuti.

tas sui risultati dell’azione svolta nel corso dell’anno. Il dossier ha una duplice valenza , una interna e una esterna. Quella interna consente, ai responsabili della Caritas e all’équipe, di valutare l’andamento dei singoli servizi e le eventuali difficoltà dovute a situazioni inaspettate, come nel caso dell’incremento dei richiedenti asilo, dell’emergenza Rom o dell’incremento delle situazioni di rischio delle famiglie derivanti da problemi di gestione della finanza familiare o dalla crescita di nuovi soggetti caduti nella povertà, come accade sempre più spesso per le famiglie che si divi-

dono o ancora per nuovi aspetti di criticità sociali come è il caso delle ludopatie, fenomeno fino a qualche anno fa molto contenuto. Questo tipo di informazioni consente all’interno di potenziare i servizi con interventi mirati. Vi è anche una valenza esterna, vale a dire quella di far conoscere alla società e ai responsabili delle gestioni amministrative le criticità che vive il territorio, affinché anche essi possano intervenire, anche attraverso azioni di coordinamento (come peraltro già viene fatto) con diverse istituzioni locali. Il dossier presenta anche le

schede relative a tutti i servizi che vengono erogati, consentendo a cittadini non solo di conoscere diverse tipologie di offerta, ma anche di avere un quadro aggiornato della funzionalità degli sportelli. Sia l’azione interna che quella esterna sono orientate anche a diffondere quella che in Caritas è nota come pedagogia dei fatti che racchiude la filosofia di fondo dell’azione della carità anche attraverso le opere segno. Nell’ultimo dossier presentato, una parte molto importante è riservata alla visita di Papa Francesco al Santuario della Basilica di Bonaria il 22 settembre del 2013. Particolare attenzione è stata assegnata ai vari discorsi che il Papa ha tenuto nei diverse incontri ma anche alle prese di posizione assunte in precedenti e significative occasioni. Si è passati dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, alla Campagna contro la fame nel mondo, all’esperienza dell’accoglienza e dell’incontro tratta dall’omelia a Lampedusa, al discorso con i giovani, con i poveri e i detenuti. Un’esperienza esaltante capace di rafforzare non solo la fede, ma anche la convinzione che l’opera della Caritas ha intrapreso il giusto cammino. * Responsabile del Centro Studi della Caritas diocesana

IL PORTICO

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brevi LABORATORIO CARITAS

Animare le comunità parrocchiali Il Laboratorio diocesano “Promozione Caritas” nasce nel 2004 dalla sensibilità della Caritas diocesana a individuare strumenti adeguati ad “animare” al senso di carità la rete delle par-

rocchie, che fanno parte integrante dell’identita e della testimonianza della Chiesa. Il Laboratorio si propone di sostenere la maturazione di stili di testimonianza comunitaria della carità nelle parrocchie mediante l’avvio, la crescita, la formazione, la progettazione, la verifica e l’accompagnamento delle Caritas parrocchiali. Per fare ciò il Laboratorio deve conoscere il contesto ecclesiale diocesano, elaborando progetti di promozione e accompagnamento delle Caritas parrocchiali per formare gli animatori alla pratica del “metodo Caritas”. Diversi parroci hanno mostrato interesse per le proposte fatte, aggiornamenti formativi per gruppi già esistenti e nuove richieste di costituzione di Caritas parrocchiali e centri di ascolto. (Fr. Ar) COMUNICAZIONE

Informare sulle realtà del disagio sociale

Consulta, fare rete per unire i volontari

Rafforzare la testimonianza della carità, garantire un’informazione veritiera sui temi legati alla povertà, all’immigrazione, al disagio, nel rispetto della persona, pro-

L’organismo mette insieme le varie associazioni. F. A.

valore della cooperazione all'interno della diocesi di Cagliari, creando una rete di contatti e collaborazione strutturata tra le realtà impegnate nel volontariato. È la missione della Consulta diocesana del Volontariato, un organismo che coinvolge tutte le associazioni che sul territorio si occupano dell'aiuto gratuito al prossimo. «Tutto nasce dalla voglia di costruire progettualità comuni in questi tempi difficili, dove la povertà aumenta sempre di più», spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e coordinatore della Consulta. «Si deve far fronte comune contro la povertà come, ad esempio, sulla lotta alla fame: serve un impegno in comunione tra tutte le varie realtà di volontariato. Uniti arrivano i risultati». La lotta alla fame è solo uno dei temi affrontati dalla Consulta, ri-

R

ILANCIARE IL

tenuta un modo per far crescere la consapevolezza della presenza del volontariato cattolico sul territorio. «È un luogo di incontro e formazione per intraprendere percorsi pastorali comunitari e riuscire ad affrontare il moltiplicarsi delle povertà, non solo quelle economiche», continua il direttore della Caritas, sottolineando l'importanza di due progetti appena presentati in Consulta: il Portico della Carità e Reti di famiglie. Il primo dà la possibilità a ogni realtà della Consulta di promuovere le proprie attività attraverso articoli pubblicati su una pagina del Portico, dedicata alle associazioni caritative. L'obiettivo è, ancora una volta, quello di fare rete “conoscendosi”, sia all'interno che all'esterno della Consulta, senza dimenticare la possibilità di catalizzare nuovi volontari, specie giovani. Il problema del ricambio generazionale è molto sentito in alcune associazioni. Uno dei compi-

ti che dovrà svolgere la Consulta, con il coordinamento della Caritas, sarà di promuovere un percorso di formazione in rete: convegni, seminari e incontri per stimolare i giovani al volontariato, garantendo la continuità d'impegno nelle varie realtà. Il secondo progetto riguarda, invece, la famiglia ritenuta, in questi tempi di crisi, costituisce una delle poche ricchezze “certe”: l'idea parte dal desiderio di costruire uno sportello in grado di ascoltare, orientare e supportare tutte le famiglie in difficoltà, specie quelle formate da un solo genitore. Il progetto si articola in due fasi: la costruzione di una rete di servizi garantiti dalle realtà

esperte in temi come l'affido, la salvaguardia della vita e l'animazione, messe in rete con i servizi Caritas già esistenti. La seconda fase consiste nella sensibilizzazione delle famiglie, tanto quelle ferite quanto quelle che si mettono a disposizione per aiutarne altre. Lo sportello (con sede a Cagliari, in Piazza San Sepolcro), dove lavoreranno i volontari delle realtà della Consulta, aprirà quatto volte alla settimana. Oltre all’orientamento sono previste altre azioni di supporto come la “Banca del tempo”, una cassa di mutua solidarietà e la creazione di una family card, con sconti per fornire agevolazioni alle famiglie aiutate.

muovere la conoscenza delle iniziative Caritas in sintonia con l’Ufficio delle comunicazioni sociali, diffondere i reali bisogni del territorio, per fornire una chiave di lettura responsabile, provocare risposte adeguate, e sensibilizzare l’opinione pubblica, rafforzare la rete ‘interna’ ed esterna (enti locali, associazioni, etc.). Sono gli obiettivi del servizio ‘Comunicazione ed Ufficio stampa’ della Caritas diocesana, che oltre a operare in sinergia con i media diocesani, ha attivato alcuni strumenti specifici: sito internet (www.caritascagliari.it); pagina facebook della Caritas diocesana di Cagliari; e profilo twitter: Caritas Cagliari @caritascagliari. Inoltre, la Caritas diocesana fa parte del Coordinamento comunicazione regionale (CRC): www.caritassardegna.it; profilo twitter: @caritassardegna


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IL PORTICO DE

IL PORTICO

V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

dal Vangelo secondo Giovanni

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n quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45 DON ANDREA BUSIA

il portico della fede

L

e pagine del Vangelo hanno la funzione di farci conoscere Gesù, le sue parole, le sue azioni, e, mentre lo fanno, non di rado ci presentano aspetti più “psicologici” come i suoi desideri o i suoi sentimenti. Sebbene l’esempio più evidente sia e rimanga il racconto della passione e in particolare la preghiera nell’orto del Getsemani, anche nel nostro brano troviamo un esempio in tal senso quando vediamo Gesù piangere alla vista del sepolcro dell’amico Lazzaro. Quando un evangelista, in questo caso Giovanni, scrive qualcosa l’informazione non è mai superflua o irrilevante, e questo possiamo dirlo non soltanto per una ragione teologica ma anche molto pratica: scrivere (e copiare) costava molto sia perché si trattava di un lavoro manuale e perché il materiale su cui si scriveva (pergamena, papiro) non era di certo a buon mercato. Per questa ragione dobbiamo chiederci sempre, soprattutto per le informazioni che appaiono secondarie, cosa

volesse trasmetterci l’autore biblico. In questo caso il racconto avrebbe funzionato perfettamente anche se Giovanni avesse ignorato il pianto di Gesù, ma così non ha fatto: perché? La ragione è duplice ed è sottolineata dalle reazioni dei giudei: Giovanni, sottolineando il pianto di Gesù, sottolinea il profondo affetto che lo legava a Lazzaro e contemporaneamente prepara l’uditorio al miracolo che sta per essere compiuto. A questo punto potremmo chiederci quale sia l’importanza di sottolineare questo affetto per Lazzaro e la risposta, semplice ma non banale, è che Giovanni volesse sottolineare come ogni azione di Gesù (e del Padre) sia motivata dal viscerale amore che lo lega ad ogni essere umano. È vero che, come dicevamo prima il racconto avrebbe funzionato anche senza questa sottolineatura della commozione di Gesù, non ci saremmo neanche accorti della sua assenza, sarebbe stato un racconto di miracolo come ve ne sono tanti

nei sinottici, ma è anche vero che, se Giovanni avesse taciuto su questo elemento, sarebbe stato molto più difficile per noi capire quanto Gesù fosse legato a Lazzaro e quindi l’importanza di questo particolare miracolo per lui e per noi. Il nostro brano non ruota però totalmente attorno alla notazione di cui parlavamo, la frase centrale è la domanda che Gesù pone a Marta: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Ciò che avviene è la spiegazione “in opere” di ciò che Gesù sta per fare. Certo rimane la difficoltà di capire di che risurrezione si parli, difficoltà notata anche da Marta che parla di “risurrezione dell’ultimo giorno”, ma a Gesù al momento non preme tanto questo dato, ciò che gli interessa è la risposta a quel “Credi?” che rivolge alla sua amica. Credere significa sicuramente sapere che una cosa è vera, ma non solo: credere si-

gnifica, in questo caso, “affidarsi”; non a caso nel nostro brano che parla di vita e risurrezione, assume il significato di affidare la propria vita a colui che “è la vita”. Quando Marta gli risponde “io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio” gli sta affidando la sua vita, così come dovremmo fare noi ogni giorno, e lo fa anche a nome di Lazzaro che non può parlare. La vita di Lazzaro è ora affidata a Gesù, nonostante i tentennamenti di Marta, e Gesù non può lasciare che chi gli è affidato non sperimenti la “gloria di Dio”. Gesù sente questa responsabilità e lo dirà anche direttamente al Padre nella sua preghiera prima della passione: “Quand'ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia” (Gv 17,12-13).

LA FECONDITÀ DELLA GIOIA La gioia che scaturisce dall’annuncio del Vangelo, secondo Papa Francesco, è una gioia “feconda”, cioè è capace di generare nuova vita, e irrobustisce la forza della missione; gli stessi cristiani sono fortificati e sospinti a manifestare con un dinamismo nuovo di aver incontrato personalmente Gesù, e di essersi lasciati trasformare da quell’incontro. La vita cresce e matura nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione alla fin fine è questa(10). Lasciarsi trasformare, dunque, diventare ogni giorno “nuovi”, recuperare la “freschezza” del Vangelo per donarlo a chiunque….una freschezza ed una novità che non dimenticano la “storia viva”, che ci ha preceduto, anzi che ci fa guardare avanti proprio nel fare “memoria” degli insegnamenti del “primo e il più grande evangelizzatore” che è Gesù, al quale si aggiunge la “moltitudine di testimoni”, che nel corso dei secoli hanno scritto con la loro vita pagine nuove di vangelo, cioè di annuncio di gioia, anche tra le pie-

ghe più dolorose e difficili delle vicende umane. Ma come è possibile annunciare oggi, nel nostro tempo? Come è possibile comunicare la gioia del vangelo, se noi stessi non conosciamo a fondo chi è Gesù? Papa Francesco è chiaro, a questo proposito: invita a ricordare anche gli insegnamenti di Giovanni Paolo II, rammentando che “l’annunzio è il compito primo della Chiesa”, …l’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa (15), pertanto non ci si può distrarre in altre direzioni, pur degne e nobili. La nuova evangelizzazione non si realizza se i cristiani non conoscono in profondità il cuore dell’annuncio. Il Pontefice, anche qualche giorno fa, ha richiamato i cristiani ad avere sempre, a portata di mano il vangelo, per leggerne ogni giorno qualche brano, in modo da aumentare la conoscenza di Gesù, e soprattutto che cosa ha voluto dirci; dunque prendere il Vangelo e leggere….

Il Vangelo sempre con noi! Questo significa che dobbiamo riandare alle fonti dell’annuncio, alle radici della nostra identità, per operare in noi una vera conversione perché tutti, i “christifideles”, nella loro unità e comunione, mettendo a frutto i propri carismi, cioè nella pienezza del popolo di Dio, secondo l’icona tracciata dalla Lumen Gentium, ridisegnino il loro nuovo stile di evangelizzazione promuovendo una vera riforma della Chiesa, contrastando una pastorale di conservazione per una pastorale che “incendi il cuore dei fedeli”, riscoprendo ogni giorno di appartenere al nuovo popolo di Dio, per l’inclusione dei poveri, e per un’autentica promozione della pace e del dialogo sociale, riscoprendo le motivazioni più profonde per l’impegno missionario. Ci aiutino, in tutto questo, le parole della Scrittura: “Siate lieti nel Signore. Ve lo ripeto, siate lieti!” (Fil 4,4). di Maria Grazia Pau


ELLA FAMIGLIA

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Lasciatelo andare...

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Il 14 maggio l’Udienza generale con il Santo Padre

Dire grazie a Papa Francesco + ARRIGO MIGLIO L PRIMO ANNIVERSARIO dell’elezione di Papa Francesco è stato ricordato in modo veramente globale a tutti i livelli. Per noi è stata l’occasione per rivivere la splendida giornata che lui ha voluto regalarci, portandoci con sé ai piedi di N.S. di Bonaria. Ringrazio di cuore tutti i media regionali e locali per lo spazio e l’attenzione che hanno dato all’evento. Ha fatto un certo contrasto con le celebrazioni mediatiche il silenzio di P a p a Francesco chiuso in ritiro con i suoi collaboratori, nella tradizionale settimana di esercizi spirituali di inizio Qu a re s i ma. Questo contrasto ha sottolineato lo stile rigoroso dell’uomo e del vescovo Bergoglio, confermando il suo desiderio di essenzialità e di superamento di ogni mondanità. Come Chiese della Sardegna andremo a dirgli il nostro grazie il prossimo 14 maggio, mercoledì, partecipando all’udienza generale e celebrando la S. Messa sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Andremo anche per dirgli il nostro impegno a tradurre in prati-

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RISCRITTURE

CRISTO ABBATTE IL MURO DELLA MORTE La morte rappresenta per noi come un muro che ci impedisce di vedere oltre; eppure il nostro cuore si protende al di là di questo muro, e anche se non possiamo conoscere quello che esso nasconde, tuttavia lo pensiamo, lo immaginiamo, esprimendo con simboli il nostro desiderio di eternità. Nel Vangelo di oggi – la risurrezione di Lazzaro – noi ascoltiamo la voce della fede dalla bocca di Marta, la sorella di Lazzaro. A Gesù che le dice: “Tuo fratello risorgerà”, ella risponde: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno” (Gv 11,23-24). Ma Gesù replica: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11,25-26). Ecco la vera novità, che irrompe e supera ogni barriera! Cristo abbatte il muro della morte, in Lui abita tutta la pienezza di Dio, che è vita, vita eterna. Per questo la morte non ha avuto potere su di Lui; e la ri-

surrezione di Lazzaro è segno del suo pieno dominio sulla morte fisica, che davanti a Dio è come un sonno (cfr Gv 11,11). Ma c’è un’altra morte, che è costata a Cristo la più dura lotta, addirittura il prezzo della croce: è la morte spirituale, il peccato, che minaccia di rovinare l’esistenza di ogni uomo. Per vincere questa morte Cristo è morto, e la sua Risurrezione non è il ritorno alla vita precedente, ma l’apertura di una realtà nuova, una “nuova terra”, finalmente ricongiunta con il Cielo di Dio. Per questo san Paolo scrive: “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11). Benedetto XVI, Angelus 10 aprile 2011

ca le parole accorate che ci ha detto il 22 settembre scorso, ma certamente sarà lui per primo a chiederci cosa abbiamo saputo fare. Non possiamo quindi andare a mani vuote. Non parlo tanto dei doni tradizionali di cui la Sardegna è sempre molto generosa; parlo di iniziative, esperienze, gesti concreti di buona volontà che il Papa si attende di conoscere, non tanto per curiosità sua ma per l’amore che sente per noi. Invito fin da ora tutte le comunità parrocchiali, i gruppi e specialmente le confraternite a fare il possibile per essere presenti. L’ufficio diocesano pellegrinaggi offre una proposta di tre giorni, ma ovviamente ogni gruppo può scegliere di organizzarsi come meglio riesce, sapendo che i due appuntamenti comuni per tutti sono l’udienza del mercoledì mattina e la S. Messa al pomeriggio. In ogni caso è necessario comunicare per tempo la propria partecipazione o all’ufficio pellegrinaggi o alla segreteria arcivescovile, al fine di avere i biglietti sufficienti per i posti a sedere in Piazza San Pietro.


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IL PORTICO DELLA CARITAS

IL PORTICO

brevi SERVIZIO CIVILE

Un tempo donato al bene comune Da anni la Caritas di Cagliari si impegna ad offrire percorsi di volontariato e ad educare i giovani in servizio ai valori della non violenza, della pace, alla cittadinanza attiva ed alla legalità. Il Servizio Civile Nazionale affonda le sue radici nella storia dell’obiezione di coscienza al servizio militare che si è sviluppata sul duplice concetto di: cittadinanza attiva, intesa come impegno personale per il bene comune e la realizzazione della giustizia sociale, e difesa della patria, non solo come territorio ma anche come valori comuni e fondanti il nostro ordinamento. Con il Servizio civile si contribuisce a realizzare alcuni dei più importanti principi della Costituzione Italiana: il ripudio della guerra (art.11) e la difesa della patria (art. 52); la solidarietà sociale (art. 2); la rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della personalità e l’effettiva partecipazione alla vita politica, sociale ed economica del paese (art. 3); il dovere di concorrere al progresso materiale o spirituale della società (art. 4). Gli elementi qualificanti il servizio civile in Caritas sono: il servizio, con un approccio promozionale, a vantaggio dei poveri di ogni genere che vivono sul territorio; la comunità come luogo in cui sperimentare le relazioni; la formazione, come grande occasione di crescita umana, attraverso un accompagnamento formativo articolato lungo tutto l’anno; la sensibilizzazione, come mezzo per diffondere la cultura della nonviolenza e della solidarietà. Il servizio è vissuto come un anno donato alla vita degli altri... e alla propria. La Caritas offre l’opportunità ai giovani di fare un’esperienza formativa alla “cattedra dei poveri”, e il servizio dei giovani svolge un compito importante migliorando la qualità dei servizi offerti (nel Centro di Ascolto, nella mensa ecc…). A livello nazionale i continui tagli ai fondi destinati al Servizio civile comportano una diminuzione dei progetti realizzati. la Regione Sardegna - che negli anni scorsi aveva già recepito la legge nazionale sul Servizio civile - quest’anno ha reso operativa la legge regionale in materia, che consentirà l’anno prossimo l’apertura di bandi cui potranno partecipare centinaia di giovani. Inoltre, per ragioni burocratiche, la Regione ha anche deciso di trasferire gli analoghi fondi regionali del 2013, non ancora utilizzati, sui fondi nazionali omologhi, con la clausola che essi siano riservati esclusivamente ai giovani sardi. E ciò porterà a un incremento dei finanziamenti a disposizione dei giovani che vorranno impegnarsi nel Servizio civile. Giada Melis e Silvia Fenu

DOMENICA 6 APRILE 2014

Animazione. L’attività portata avanti dal Gruppo diocesano di Educazione alla Mondialità.

Mettersi in rete per rendere i giovani dei veri protagonisti della solidarietà L’obiettivo del GDEM è quello di promuovere attività di servizio destinate agli ultimi. I giovani trovano delle occasioni per formarsi all’accoglienza * GIADA MELIS

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I È CONCLUSO LA sera del 22

Marzo nel Teatro di Sant’Eulalia il concorso di iniziative di servizio e prossimità intitolato “Giovani Solidali”, organizzato dal Gruppo Diocesano di Educazione alla Mondialità (GDEM) della Caritas Diocesana di Cagliari con una vasta rete di partner: Ufficio per l’Insegnamento Religione Cattolica, Ufficio Missionario, Missionari Domenicani, Aifo, Cooperativa Il Sicomoro, Associazione IDEM, Associazione Oscar Romero, Associazione la Rosa Roja. Don Marco Lai, direttore della Caritas Diocesana di Cagliari, durante la festa di premiazione finale ha lanciato ai giovani questo messaggio: “Le difficoltà non sono solo materiali ma anche morali, spirituali, di creatività: dunque in questo momento diventa importante scegliere la responsabilità e l’im-

Giovani impegnati nel Campo estivo 2013.

pegno”. I giovani che hanno partecipato sono stati circa 260, appartenenti a 7 istituti superiori di Cagliari, 5 gruppi giovanili parrocchiali e missionari. Sono stati ideati e realizzati 18 progetti grazie ai quali i giovani, dopo aver osservato i bisogni e le necessità presenti nel loro territorio (Cagliari, Elmas, Muravera, Villasor, Lanusei), hanno animato delle giornate di solidarietà con i bambini ricoverati e gli adolescenti di alcune case famiglia, hanno visitato delle persone ricoverate negli ospedali e degli anziani residenti nelle case di cura, hanno svolto il servizio nelle mense per indigenti ed organizzato degli eventi di solidarietà per delle raccolte fondi a scopo sociale (Mensa Caritas, Comunità Albanese, Orfanotrofio in Africa).

I giovani sono stati capaci di allargare ulteriormente la rete iniziale di contatti che comprendeva famiglie, amici, Caritas e partner del progetto, coinvolgendo altri 10 enti e producendo un effetto moltiplicatore oltre le aspettative Angela Murru, conduttrice della serata finale, spiega: «In questa seconda edizione del concorso abbiamo visto dei giovani che sono cresciuti rispetto all’inventiva ed alla realizzazione delle idee solidali». Il progetto vincitore intitolato Testimoni di guerra e di pace è stato organizzato da una classe quinta del liceo “Siotto” di Cagliari ed ha vinto per la capacità dei giovani di valorizzare più i beneficiari del progetto (gli anziani) che i realizzatori. Significativo il titolo del libretto che è nato dopo l’incontro con gli anziani: Due chiacchere per

un sorriso in cui si afferma nell’introduzione: “Chi ha già camminato per numerosi passi nella vita, ha potuto far dono della propria esperienza, sentendosi importante, mentre chi ha appena iniziato la strada gustava la gioia di donare la compagnia e l’ascolto a coloro che a volte vengono dimenticati e troppo spesso ignorati”. Un’altra giovane vincitrice del secondo premio dice: «È stata veramente un’esperienza stupenda: vedere il sorriso di tutti quei bambini ha ripagato la fatica di organizzare il progetto. È sicuramente un’esperienza da rifare». Durante la fase finale dal 20 al 22 Marzo è stato possibile inoltre visitare nel Chiostro di San Domenico a Cagliari la mostra solidale arricchita dai materiali inviati dai giovani. La Caritas Diocesana di Cagliari, attraverso il GDEM, si propone di continuare a concretizzare l’attenzione e l’azione pedagogica verso gli adolescenti e i giovani educando in maniera progressiva ai valori della pace e della mondialità, formando le coscienze alla solidarietà e al bene comune e proponendo una varietà di esperienze, in vasi comunicanti, che uniscano le energie del mondo del volontariato e no-profit per una proposta autentica e globale. * Referente del Gruppo Diocesano di Educazione alla Mondialità

Policoro, un progetto per il lavoro giovanile Caritas opera con la pastorale dei giovani e del lavoro * A. MURRU - F. ARESU N PROGETTO CON al centro i giovani e il tema del lavoro, per ascoltarne i bisogni e accompagnarli verso la realizzazione della propria vocazione lavorativa, con l’impegno di una rete di soggetti “cristianamente ispirati”, estesa alle associazioni partner. È la mission del Progetto Policoro, che a Cagliari ha sede presso l’Ufficio Caritas della Curia Arcivescovile e offre un servizio di ascolto, informazione, orientamento e sostegno nella creazione di nuova impresa o nella ricerca attiva del lavoro. L’operatività di Policoro in diocesi è garantita dal lavoro dell’équipe diocesana formata dai direttori delle tre pastorali promotrici (pastorale sociale e del lavoro, Caritas e pastorale giovanile), dai professionisti volontari del progetto, dagli animatori di comunità e dai referenti delle filiere. Destinatari sono i giovani italia-

U

ni e stranieri dai 16 ai 35 anni, ma sempre più spesso arrivano allo sportello anche gli over 35. I bisogni dei più giovani vanno da un semplice ascolto alla ricerca di stimoli sulla scelta del percorso di studi o tirocini formativi. Tra gli adulti si sente la necessità del benessere economico, come reazione alle scarse opportunità che offre la Sardegna. Da un breve bilancio del lavoro svolto negli ultimi anni emerge una sempre maggiore conoscenza del progetto Policoro all’interno della diocesi, grazie a un binario parallelo di attività: i percorsi di animazione territoriale e il centro servizi. L’incrocio con gruppi di giovani nelle parrocchie, nelle scuole, con le associazioni ed i movimenti ecclesiali, ha fatto sì che l’équipe incontrasse oltre 300 giovani del territorio. Attraverso l’attività dello sportello sono circa 150 i giovani incontrati. Il Centro servizi, oltre ad essere un punto di contatto tra il giovane e la filiera dei part-

Il recente Workshop regionale del Progetto Policoro.

ner, offre anche un percorso di accompagnamento specifico alla creazione di forme di auto-impiego e imprenditoria. Negli ultimi tre anni di attività del Progetto, su 59 giovani incontrati ben 21 hanno condiviso con l’équipe i propri progetti lavorativi ed imprenditoriali. L’attività specifica di accompagnamento allo start-up è realizzata dall’équipe “tecnica”, costituita da professionisti-volontari che offrono competenze (e tempo libero) al Progetto. Ad oggi, per tre idee d’impresa è stata inoltrata richiesta di finanziamento attraverso canali regionali (prestito Sfirs) o comunali (Bando “De mi-

nimis” del Comune di Cagliari o Poic di Muravera), mentre altre tre sono in fase di accompagnamento. In tutti i progetti la cifra necessaria a sostenere gli investimenti iniziali si è attestata, in media, sui 20 mila euro. Dall’analisi dei casi seguiti emerge come un eventuale strumento di microcredito diocesano dedicato a Policoro – ipotesi già in atto in altre diocesi del Sud Italia – potrebbe aumentare le potenzialità del Progetto sul territorio, per poter investire sulle idee e favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei nuovi imprenditori. * Animatori diocesani del Progetto Policoro


IL PORTICO DEL TEMPIO

DOMENICA 6 APRILE 2014

Il Papa. L’invito rivolto ai sacerdoti ad essere dei veri ministri della misericordia.

“Siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella vita” ROBERTO PIREDDA

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LL’ANGELUS IL SANTO Padre

si soffermato in particolare sul Vangelo domenicale che presentava l’episodio della guarigione del cieco nato. La vicenda del cieco è significativa per il cammino di fede di ogni cristiano: «La nostra vita a volte è simile a quella del cieco che si è aperto alla luce, che si è aperto a Dio, che si è aperto alla sua grazia. A volte purtroppo è un po’ come quella dei dottori della legge: dall’alto del nostro orgoglio giudichiamo gli altri, e perfino il Signore! Oggi, siamo invitati ad aprirci alla luce di Cristo per portare frutto nella nostra vita, per eliminare i comportamenti che non sono cristiani; tutti noi siamo cristiani, ma tutti noi, tutti, alcune volte abbiamo comportamenti non cristiani, comportamenti che sono peccati. Dobbiamo pentirci di questo, eliminare questi comportamenti per camminare decisamente sulla via della santità». Papa Francesco ha suggerito poi di soffermarsi in particolare sul capitolo 9 del Vangelo di Giovanni per esaminarsi di fronte a Dio: «Domandiamoci come è il nostro cuore? Ho un cuore aperto o un cuore chiuso? Aperto o chiuso verso Dio? Aperto o chiuso verso il prossimo? Sempre abbiamo in noi qualche chiusura nata dal peccato, dagli sbagli, dagli errori. Non dobbiamo avere paura! Apriamoci alla luce

Un momento dell’udienza con il Movimento Apostolico Ciechi.

del Signore». In settimana il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. Nel suo discorso ha sottolineato come «l’esperienza della condivisione fraterna con chi soffre ci apre alla vera bellezza della vita umana, che comprende la sua fragilità. Nella custodia e nella promozione della vita, in qualunque stadio e condizione si trovi, possiamo riconoscere la dignità e il valore di ogni singolo essere umano, dal concepimento fino alla morte». All’Udienza generale Papa Francesco, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate ai Sacramenti, si è concentrato sull’Ordine Sacro. Tra

LE OMELIE DEL PAPA A SANTA MARTA

La salvezza è un dono l 24 marzo Papa Francesco nella sua omelia ha fatto riferimento al rifiuto che Gesù incontra da parte della “sua” gente (Lc 4,24-30) per ricordare il valore del mettersi con umiltà di fronte a Dio.

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«È il dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede: ‘Io mi salvo da solo, perché vado alla sinagoga tutti i sabati, cerco di ubbidire ai comandamenti, ma che non venga questo a dirmi che erano meglio di me quel lebbroso e quella vedova!’. Quelli erano emarginati! E Gesù ci dice: ‘Ma, guarda, se tu non ti emargini, non ti senti al margine, non avrai salvezza’. Questa è l’umiltà, la strada dell’umiltà: sentirsi tanto emarginati che abbiamo bisogno della salvezza del Signore. Solo Lui salva, non la nostra osservanza dei precetti. E questo non è piaciuto, si sono arrabbiati e volevano ucciderlo».

guardato la sua verginità, la sua bontà e la sua dolcezza, tante virtù che aveva lei, no: ma perché il Signore ha guardato l’umiltà della sua serva, la sua piccolezza, l’umiltà. E’ quello che guarda il Signore. E dobbiamo imparare questa saggezza di emarginarci, perché il Signore ci trovi. Non ci troverà al centro delle nostre sicurezze, no, no. Lì non va il Signore. Ci troverà nell’emarginazione, nei nostri peccati, nei nostri sbagli, nelle nostre necessità di essere guariti spiritualmente, di essere salvati; lì ci troverà il Signore». Nella Solennità dell’Annunciazione, il 25 marzo, il Santo Padre ha posto l’accento sull’atteggiamento di docilità e di obbedienza che Maria ha nel suo rapporto con Dio.

«Il Signore è in cammino con il suo popolo. E perché camminava con il suo popolo, con tanta te«Maria nel suo Cantico non dice nerezza? Per ammorbidire il noche è contenta perché Dio ha stro cuore. Esplicitamente lo dice,

i vari aspetti presi in esame dal Santo Padre c’era anche quello della cura della vita spirituale che deve caratterizzare i sacerdoti: «Quando non si alimenta il ministero, il ministero del vescovo, il ministero del sacerdote con la preghiera, con l’ascolto della Parola di Dio, e con la celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e anche con una frequentazione del Sacramento della Penitenza, si finisce inevitabilmente per perdere di vista il senso autentico del proprio servizio e la gioia che deriva da una profonda comunione con Gesù». Sempre in settimana Papa Francesco ha ricevuto in udienza i partecipanti al Corso sul foro interno promosso dalla Penitenzieria Apo-

stolica. Rivolgendosi direttamente ai sacerdoti il Santo Padre ha posto l’accento sulla chiamata ad essere ministri di misericordia: «se la Riconciliazione trasmette la vita nuova del Risorto e rinnova la grazia battesimale, allora il vostro compito è donarla generosamente ai fratelli. Donare questa grazia. Un sacerdote che non cura questa parte del suo ministero, sia nella quantità di tempo dedicato sia nella qualità spirituale, è come un pastore che non si prende cura delle pecore che si sono smarrite; è come un padre che si dimentica del figlio perduto e tralascia di attenderlo. Ma la misericordia è il cuore del Vangelo!». Papa Francesco ha poi ricevuto in udienza gli aderenti al Movimento Apostolico Ciechi e alla Piccola Missione per i Sordomuti. Nelle parole del Pontefice è ritornato il contrasto tra le diverse visioni dell’uomo che caratterizzano la nostra società: «Ecco le due culture opposte. La cultura dell’incontro e la cultura dell’esclusione, la cultura del pregiudizio, perché si pregiudica e si esclude. La persona malata o disabile, proprio a partire dalla sua fragilità, dal suo limite, può diventare testimone dell’incontro: l’incontro con Gesù, che apre alla vita e alla fede, e l’incontro con gli altri, con la comunità. In effetti, solo chi riconosce la propria fragilità, il proprio limite può costruire relazioni fraterne e solidali, nella Chiesa e nella società».

Dio: non si stanca, non si stanca! E per tanti secoli ha fatto questo, con tanta apostasia, tanta apostasia del popolo. E Lui sempre torna, perché il nostro Dio è un Dio che aspetta. Da quel pomeriggio nel Paradiso terrestre, Adamo è uscito dal Paradiso con una pena e anche una promessa. E Lui è fedele, il Signore è fedele alla sua promessa, perché non può rinnegare se stesso. E’ fedele. E così ha «La salvezza non si compra, non aspettato tutti noi, lungo la stosi vende: si regala. È gratuita. Noi ria. È il Dio che ci aspetta, semnon possiamo salvarci da noi stes- pre». si: la salvezza è un regalo, totalmente gratuito. Non si compra «Questo è il nostro Padre, il Dio con il sangue né di tori né di capre: che ci aspetta. Sempre. ‘Ma, panon si può comprare. Soltanto, dre, io ho tanti peccati, non so se per entrare in noi questa salvezza Lui sarà contento’. ‘Ma prova! Se chiede un cuore umile, un cuore tu vuoi conoscere la tenerezza di docile, un cuore obbediente. Come questo Padre, va da Lui e prova, quello di Maria. E, il modello di poi mi racconti’. Il Dio che ci questo cammino di salvezza è lo aspetta. Dio che aspetta e anche stesso Dio, suo figlio, che non Dio che perdona. E’ il Dio della stimò un bene irrinunciabile es- misericordia: non si stanca di perdonare. Siamo noi che ci stansere uguale a Dio». chiamo di chiedere il perdono, Nell’omelia del 28 marzo il Papa, ma Lui non si stanca. Settanta prendendo spunto dal testo di volte sette: sempre; avanti con il Osea della prima lettura (14,2- perdono. E dal punto di vista di 10), ha insistito sull’amore mise- un’azienda, il bilancio è negativo. ricordioso del Padre. Lui sempre perde: perde nel bilancio delle cose, ma vince nel«È il cuore di nostro Padre, è così l’amore». Lui: ‘Io farò del tuo cuore di pietra un cuore di carne’. Ammorbidire il nostro cuore per ricevere quella promessa che aveva fatto nel Paradiso. Per un uomo è entrato il peccato, per un altro uomo viene la salvezza. E questo cammino tanto lungo aiutò tutti noi ad avere un cuore più umano, più vicino a Dio, non tanto superbo, non tanto sufficiente».

IL PORTICO

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le pietre IN CAMBOGIA

Un progetto educativo dei gesuiti I gesuiti della Cambogia stanno lavorando ad un nuovo progetto educativo che avrà la sua base a Sisophon, nella provincia di Banteay Meanchey. In una lettera specificano che Sisophon è stata scelta perché ha poche opportunità educative. La città stessa è più povera. Battambang ha già due scuole apprezzate, la Scuola Salesiana e la Borey School. A Sisophon non c'è niente. Ecco il motivo principale della decisione. TURCHIA

Atti vandalici contro una chiesa Un luogo sacro alla cristianità ortodossa è stato profanato da un gruppo di giovani teppisti, apparentemente legati al partito democratico popolare filocurdo. La polizia non è voluta intervenire. La profanazione è avvenuta presso la chiesa di Agia Paraskevi a Kazilcesme, a ridosso delle antiche mura bizantine di Costantinopoli. La chiesa è famosa per la presenza di una fonte d'acqua, santificata secondo la tradizio-

ne orientale di rito bizantino. Il custode ha raccontato che un gruppo di giovani ha sfondato il portone dell'edificio e ha creato disordine ovunque. Alla fine il gruppo ha asportato anche diversi oggetti sacri e la campana della storica chiesa. Il custode ha trovato rifugio nel vicino commissariato di Polizia, dove però gli agenti, si sono rifiutati di intervenire, dichiarando che un loro intervento avrebbe fatto precipitare la situazione. LIBIA

Ucciso un professore cristiano Si chiamava Adison Karkha ed era un cristiano di Kirkuk il professore 54enne, Preside della facoltà di medicina dell'Università di Sirte, ucciso mentre si recava al lavoro con la sua auto. Il ritrovamento del suo corpo crivellato di colpi, in una zona dove operano le bande di islamisti radicali di Ansar al-Shariah, conferma le apprensioni sulla condizione dei cristiani nella Libia postGheddafi, già allarmanti dopo la strage di sette lavoratori egiziani copti trucidati a Bengasi lo scorso 23 febbraio. Dopo l'assassinio del professor Karkha, il Ministero degli esteri iracheno ha chiesto al governo libico di fare tutto il possibile per arrestare gli esecutori dell'omicidio.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

brevi 11 APRILE

La Via Crucis a Monte Urpinu Venerdì 11 aprile alle 20, a partire dalla chiesa parrocchiale dei Santi Giorgio e Caterina in Cagliari, si terrà la tradizionale Via Crucis sul colle di «Monte Urpinu».

PASTORALE GIOVANILE

Solidarietà. La Ong “Luciano Lama” promuove l’accoglienza dei bambini bosniaci.

Un ponte di solidarietà unisce l’Isola con la realtà della Bosnia-Erzegovina La testimonianza di Maurizio Corda, responsabile regionale della Ong “Luciano Lama” che si occupa di dare ospitalità ai bambini colpiti da tante difficoltà

Campi di formazione ad aprile Sono aperte le iscrizioni per i prossimi campi di formazione proposti dall’Ufficio di Pastorale Giovanile e previsti nel mese di aprile. Dal 25 al 27 aprile è previsto un corso di formazione per Animatori di gruppi preadolescenti e gruppi “post-cresima” . Dal 29 aprile al 1 maggio invece si svolgerà un corso di

formazione per gli Animatori che nei nostri Oratori animano le attività invernali ed estive. Tutti i corsi si terranno a Solanas, nella colonia “San Domenico Savio”. Per maggiori informazioni si può contattare direttamente l’Ufficio di Pastorale Giovanile all'indirizzo giovani@diocesidicagliari.it.

DOMENICA 6 APRILE 2014

MAURIZIO CORDA*

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il calore dell’estate in Sardegna per i bambini bosniaci. Arriva per la prima volta in Sardegna il progetto della Organizzazione non governativa “Luciano Lama” che da vent’anni si occupa dell’accoglienza dei piccoli provenienti dalle zone martoriate della Bosnia Erzegovina . Lo scopo dell’iniziativa è quello di aiutare i bambini dai 6 ai 12 anni a superare i traumi e gli effetti dolorosi, spesso profondi, trasmessi nella loro anima dalle conseguenze della guerra. Il progetto è stato presentato a Cagliari nella Sala Conferenze del Distretto Socio Sanitario alla presenza del presidente nazionale dell’associazione, Giuseppe Castellano. Durante l’incontro con le associazioni di volontariato e la stampa, ha ricordato che buona parte dei bambini provengono dall’orfanotrofio e collocati nelle case di accoglienza. Il mio interesse per la Bosnia è A SOLIDARIETÀ E

Un gruppo di famiglie insieme ad alcuni bambini provenienti dalla Bosnia.

nato dopo aver visto il filmato di un amico, Giovanni Discolo, laureatosi in Mediazione Culturale e cooperazione euromediterranea con una tesi sulla sua esperienza nella terra colpita anni fa dalla terribile guerra. E’ stato lui – ha concluso il responsabile per l’isola a far crescere l’idea che questa realtà potesse nascere anche in Sardegna. Il videoclip “Bosnia Erzegovina Srebrenica Per non dimenticare” visibile su

YouTube mostra il Paese immerso nella montagna, i suoi tetti rossi e la croce che sovrasta il borgo. Poi, le immagini della distruzione, i volti degli abitanti, facce scavate dal tempo, le bare, il dolore delle donne. La O.N.G è impegnata a favore delle popolazioni colpite dalle lunghe guerre nella terra dell’ex Jugoslavia e nel corso degli anni di attività ha dato la possibilità a quindicimila bambini di trascorrere periodi di va-

canze nelle famiglie italiane. Salgono dunque a sei le regioni italiane che partecipano attivamente al progetto: Sicilia, Molise, Puglia, Campania, Abruzzo e ora Sardegna. Il 21 giugno p.v., i bambini arriveranno a Bari via Dubrovnick insieme a tutti gli altri. Poi, proseguiranno verso Civitavecchia e in nave raggiungeranno la nostra isola. Le domande di partecipazione all’accoglienza estiva vanno presentate entro e non oltre il 5 aprile p.v. al responsabile regionale. Attiva anche la comunicazione sui social network. La pagina facebook “Ong Luciano Lama Sez. Sardegna” conta oltre 500 fans e raccoglie spunti, riflessioni e immagini delle scorse accoglienze in Italia. L’estate prossima sarà la quarantatreesima accoglienza dei piccoli orfani, poveri e disagiati. Nella pagina facebook scorrono i post con le foto di bambini felici e sorridenti che giocano con i loro coetanei, lontani dalla guerra, da quel passato duro e pesante da digerire. La nostra terra, che d’estate è illuminata da colori bellissimi, porterà nel futuro dei bimbi la speranza per un mondo migliore. * Responsabile regionale della ONG “Luciano Lama” Per informazioni e contatti sul progetto: 3404725309 o 3406475488. Indirizzo mail: accoglienza14@tiscali.it.


IL PORTICO DELLA DIOCESI

DOMENICA 6 APRILE 2014

Pastorale giovanile. A Bergamo la presentazione del tema degli oratori estivi 2014.

Pg Diocesana arriva sabato L’equipe della PG ha partecipato a Bergamo al lancio del tema del Cre Grest 2014 “Piano Terra. E venne ad abitare in mezzo a noi” FEDERICA BANDE MAGNIFICA serata nella bellissima Bergamo, quando a Città Alta, iniziano a riversarsi circa un migliaio di animatori provenienti da tutta la diocesi della bergamasca. Come ogni anno infatti, il seminario della città ospita uno degli eventi più importanti e più attesi dai ragazzi: la presentazione del tema del Cre Grest. Il Cre Grest è un progetto volto all’animazione estiva dedicata ai ragazzi ed ai bambini. Negli oratori e nelle parrocchie vengono infatti sviluppate tematiche, giochi e laboratori improntati su un tema specifico che cambia di anno in anno, e viene fatto conoscere alle parrocchie attraverso dei sussidi e un cd contenente le musiche, i balli e le canzoni che faranno da sfondo all’estate. Quest’anno il tema scelto per il Cre Grest del 2014 è l’abitare, e questo viene riportato nel titolo “Piano Terra. E venne ad abitare in mezzo a noi”. Tra gli animatori che prendono posto nel grande auditorium del seminario bergamasco quest’anno c’è anche la squadra dell’Ufficio di Pastorale Giovanile della nostra diocesi, che accompagnata dal direttore don Alberto Pistolesi, assiste allo spettacolo proposto dall’UPEE, il team

È

UNA

La presentazione dell’inno del Cre Grest 2014.

degli animatori diocesani dell’Ufficio Pastorale Età Evolutiva di Bergamo. Anche nella nostra diocesi infatti, sono diverse le parrocchie che utilizzano il CRE per animare i giovani durante l’estate. La serata ha inizio con le parole del vescovo bergamasco,S. E. Monsignor Francesco Beschi, che accolto da don Emanuele Poletti, direttore dell’UPEE, saluta i ragazzi introducendo questa tematica solo apparentemente semplice, ma in realtà molto complessa ed articolata. Il vescovo parla della terra innanzitutto, casa di tutti gli esseri viventi, dicendo che avere una casa non basta; nella vita non bisogna solamente stare in un luogo ma è necessario anche abitare le relazioni sia interpersonali che spirituali. L’uomo deve costruire i rapporti e questo CRE potrà essere l’opportunità per mostra-

re ai bambini ed ai ragazzi, che per edificare qualcosa ognuno deve utilizzare e sviluppare i propri talenti e competenze. Al saluto di Monsignor Beschi segue la lettura del brano dal vangelo di Giovanni da cui è stato estrapolato il tema, e la platea viene catturata dalla bella voce di una ragazza di appena 11 anni, che quest’anno ha prestato la sua voce per la canzone-preghiera che riempirà le sale di tantissimi oratori durante i prossimi mesi estivi. La presentazione procede attraverso il racconto e la messa in scena di una storia appositamente studiate per riuscire a sviluppare il significato dell’abitare. La squadra Upee infatti durante lo snodarsi della serata e l’evolversi della storia utilizza all’interno della scenografia delle grandi lettere, che al mutare della scena formano parole diffe-

renti: entrare, custodire, costruire e uscire, sono queste le parole che compongono i punti fondamentali del lavoro che gli animatori dei nostri oratori dovranno sviluppare. Per aiutare la comprensione di questo percorso viene proiettato un piccolo video, in cui il filosofo Silvano Petrosino spiega che l’uomo essendo gettato nell’esistenza non decide di esistere. Continua dicendo che il punto fondamentale della questione è che l’uomo risponde a questa imposizione dando un contributo alla vita. Abitare significa contribuire e non esiste al mondo nessuno capace di non contribuire, perché lo si può fare anche solamente attraverso l’ascolto. Ma il CRE, essendo pensato per i bambini ed i ragazzi, non è composto solamente da difficili tematiche da sviluppare ma anche da momenti di gioco e divertimento, ed è proprio per questo che di anno in anno il CRE è composto da balli e musiche fresche e super estive. Il team dell’UPEE coinvolge tutto l’auditorium mostrando i passi che migliaia di piedi ripeteranno all’infinito in spiaggia, in cortile o in qualche salone e le nuove melodie iniziano a conquistare tutti gli animatori presenti, che non si tirano indietro e mostrando tutto il loro entusiasmo, iniziano a cimentarsi nei primi movimenti invitati dalle “felpe gialle” che ballano sul palco. La serata volge al termine, e don Emanuele saluta tutto l’auditorium con l’augurio di trascorrere un’estate ricca, tenendo però a mente che ogni esperienza, pur bella che sia, è destinata a finire; l’importante sarà quindi il tornare alla vita quotidiana utilizzando ciò che di più bello questa ci ha lasciato.

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IL PORTICO

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il fatto VENERDÌ SANTO

In tutte le chiese colletta pro Terra Santa La “Colletta per la Terra Santa”, conosciuta anche come “Collecta pro Locis Sanctis”, nasce dalla volontà dei Papi di mantenere forte il legame tra tutti i Cristiani del mondo e i Luoghi Santi. La Colletta, che tradizionalmente viene raccolta nella giornata del Venerdì Santo, è la fonte principale per il sostentamento della vita che si svolge intorno ai Luoghi Santi. Le offerte raccolte dalle parrocchie e dai Vescovi vengono trasmesse dai Commissari di Terra Santa alla Custodia di Terra Santa che verranno usate per il mantenimento dei Luoghi e per I cristiani di Terra Santa, le pietre vive di Terra Santa. La Custodia attraverso la Colletta può sostenere e portare avanti l’importante missione a cui è chiamata: custodire i Luoghi Santi, le pietre della Memoria, e sostenere la presenza Cristiana, le pietre vive di Terra Santa, attraverso tante attività di solidarietà. In tempo nel quale i cristiani delle chiese orientali stanno vivendo un periodo di grossa difficoltà per via delle persecuzioni alle

quali sono sottoposte, la colletta rappresenta un concreto sostegno alla vita di quelle Chiese particolari. Un aspetto particolare poi riguarda l’interrogativo che in molti si stanno ponendo, in quelle regioni, sulla futura presenza dei cristiani in Medio Oriente: ogni giorno si interrogano se restare oppure emigrare, vivendo nell’insicurezza o nella violenza per il solo fatto di professare la loro fede. Ogni giorno ci sono cristiani che resistono, scegliendo di restare là dove Dio ha compiuto in Cristo il disegno dell’universale riconciliazione. Da quella Terra sono partiti coloro che, sulla parola di Cristo, hanno portato il Vangelo ai quattro angoli del mondo. È lì che la Chiesa ritrova sempre, come le sue radici, la “grande speranza” che porta il nome di Gesù, ma la situazione attuale dedicata: basti pensare al conflitto tra Israele e Palestina, all’evoluzione che investe l’Egitto, alla tragedia della Siria. Per queste situazione e per ancora altre Venerdì Santo viene chiesto ai cristiani di tutto il mondo di rendere concreto il sostegno a questi cristiani in Terra Santa.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

Radio Kalaritana Oggi parliamo di… arte e fede La chiesa di S. Efisio e S. Michele (Terenzio Puddu) Domenica 6 aprile ore 18.10 Lunedì 7 aprile ore 8.30 Cantantibus organis Ascolto guidato alle interpretazioni organistiche bachiane di Marie- Claire Alain. (a cura di Andrea Sarigu) domenica 6 aprile ore 21.30 Oggi parliamo di… comunicazione Il popolo della rete non esite (Simone Bellisai) Martedì 8 aprile ore 19.10 Mercoledì 9 aprile ore 8.30

L’ora di Nicodemo Evangelii Gaudium Lettura dell’Esortazione (nn.110134) di Papa Francesco Mercoledì 10 aprile 21.30 Oggi parliamo con… Fabio Meloni, Presidente Acli Sardegna Sabato 5 aprile 19.10 Domenica 6 aprile ore 10.30

La Via Crucis Venerdì 11 aprile 21.10 Kalaritana ecclesia Informazione ecclesiale diocesana Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30 Radiogiornale regionale Dal Lunedì al venerdì 10.30 / 12.15 / Lampada ai miei passi (7 febbraio - 13 aprile) Commento al Vangelo quotidiano a cura di don Elenio Abis Dal lunedì al venerdì 5.00 / 6.48 / 21.00; Sabato 5.00 / 6.48 / 21.00 (Vangelo domenicale) Domenica 5.00 / 7.30 / 21.00 Oggi è già domani Nel cuore della notte con lo sguardo verso il nuovo giorno (A cura di don Giulio Madeddu) Ogni giorno alle 00.01

DOMENICA 6 APRILE 2014

Diocesi di Lanusei. Il 25 marzo Mons. Antonello Mura è stato ordinato vescovo.

Becciu: “Il pastore è chiamato a stare con generosità vicino al suo gregge” Mons. Mura è stato ordinato vescovo nella Cattedrale di Bosa. Il prossimo 27 aprile, II Domenica di Pasqua,Il 24 marzo farà il suo ingresso a Lanusei I. P.

25 marzo nella Cattedrale di Bosa si è tenuta la Celebrazione dell’Ordinazione Episcopale di Mons. Antonello Mura, nominato vescovo della Diocesi di Lanusei. Il rito è stato presieduto da Mons. Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato, i conconsacranti erano Mons. Mauro Morfino, vescovo di Alghero-Bosa e Mons. Arrigo Miglio, Arcivescovo di Cagliari. All’inizio della Celebrazione Mons. Miglio nel suo saluto ha ringraziato la Diocesi di Alghero Bosa che ha «accompagnato e cresciuto in questi anni don Antonello e ora lo dona alla Chiesa di Lanusei».

L

O SCORSO

Un momento del rito di ordinazione episcopale.

Il ministero episcopale di Mons. Mura ci aiuterà tutti a lavorare in comunione armonia con l’obiettivo di valorizzare la fisionomia di ciascuna delle nostre Chiese particolari ma anche di costruire insieme una vera famiglia che sappia condividere tutte le ricchezze tradizionali, culturali e soprattutto spirituali delle nostre Chiese, per essereun fermento nella società sarda e per poter offrire a tutto il nostro paese qualcosa delle immense ricchezze spirituali che abbiamo ricevuto dal Signore». Nell’omelia Mons. Becciu ha delineato i tratti principali che devono caratterizzare la figura del vescovo. Il pastore è chiamato innanzitutto ad essere un uomo vicino alla gente, in sintonia profonda con le speranze e le preoccupazioni del popolo che gli è affidato: «Il popolo di Dio vuole il suo vescovo. Sì, vescovi pastori, pastori vicini alla gente, che hanno il coraggio di morire, la generosità di offrire la propria

vita e di consumarsi per il gregge». Riprendendo alcune espressioni di Papa Francesco, il Sostituto della Segreteria di Stato ha poi ricordato come si sia bisogno «di uno che ci sorvegli dall’alto; abbiamo bisogno di uno che ci guardi con l’ampiezza del cuore di Dio; non ci serve un manager, un amministratore delegato di un’azienda, e nemmeno uno che stia al livello delle nostre pochezze o piccole pretese. Ci serve uno che sappia alzarsi all’altezza dello sguardo di Dio su di noi per guidarci verso di lui». Non è mancato nelle parole del Presule anche un riferimento all’impegno dei Vescovi dell’Isola per condividere le fatiche dei sardi in un momento storico segnato dalla crisi economica: «Vedo come siete segnati dalla condivisione delle sofferenze delle vostre popolazioni. E sono tante. Ognuno di voi può farsi eco dei gravi problemi sociali che ogni giorno di più affliggono il nostro

popolo». Rivolgendosi in particolare al nuovo vescovo Mons. Becciu ha fatto presente come i fedeli della Diocesi di Lanusei hanno «la speranza di trovare in te il pastore che, forgiato dalla Parola di Dio, la sappia condurre per i sentieri della vita». Al termine della Celebrazione ha preso la parola Mons. Mura che ha espresso il suo ringrazimento «alla Chiesa di Alghero-Bosa che mi ha generato alla fede», e ha voluto ricordare «un fondamento che ci educa a lavorare nella Chiesa, qualsiasi compito ciascuno porti avanti: non sono io, non posso essere io, al centro di tutto questo, nulla mi deve far dimenticare che sono un inviato da Dio e dalla Chiesa sono inviato per una missione che vale quanto più in essa è presente Gesù, non basteranno le mie presunte capacità , le risorse di ogni genere e le fatiche conseguenti se non vivrò con Lui e per Lui, cercando di essere un pastore che partecipa all’unica missione che il Figlio ha ricevuto dal suo e nostro padre». Il successore di Mons. Antioco Piseddu, dal 1981 alla guida della Chiesa di Lanusei, farà il suo ingresso in Diocesi il prossimo 27 aprile, II Domenica di Pasqua.


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IL PORTICO DELL’ANIMA

IL PORTICO

Evangelizzazione. L’omelia di Papa Francesco durante la Celebrazione Penitenziale.

Il cristiano è chiamato a diventare un missionario della misericordia

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EL PERIODO DELLA Quare-

sima la Chiesa, a nome di Dio, rinnova l’appello alla conversione. È la chiamata a cambiare vita. Convertirsi non è questione di un momento o di un periodo dell’anno, è impegno che dura tutta la vita. Chi tra di noi può presumere di non essere peccatore? Nessuno. Tutti lo siamo. Scrive l’apostolo Giovanni: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto tanto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità» (1 Gv 1,8-9). E’ quello che avviene anche in questa celebrazione e in tutta questa giornata penitenziale. La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci introduce in due elementi essenziali della vita cristiana. Il primo: Rivestirci dell’uomo nuovo. L’uomo nuovo, «creato secondo Dio» (Ef 4,24), nasce nel Battesimo, dove si riceve la vita stessa di Dio, che ci rende suoi figli e ci incorpora a Cristo e alla sua Chiesa. Questa vita nuova permette di guardare alla realtà con occhi diversi, senza più essere distratti dalle cose che non contano e non possono durare a lungo, dalle cose che finiscono con il tempo. Per questo siamo chiamati ad abbandonare i comportamenti del peccato e fissare lo sguardo sull’essenziale. «L’uomo vale più per quello che è che per quello che ha» (Gaudium et spes, 35) Ecco la differenza tra la vita deformata dal peccato e quella illuminata della grazia. Dal cuore

dell’uomo rinnovato secondo Dio provengono i comportamenti buoni: parlare sempre con verità ed evitare ogni menzogna; non rubare, ma piuttosto condividere quanto si possiede con gli altri, specialmente con chi è nel bisogno; non cedere all’ira, al rancore e alla vendetta, ma essere miti, magnanimi e pronti al perdono; non cadere nella maldicenza che rovina la buona fama delle persone, ma guardare maggiormente al lato positivo di ognuno. Si tratta di rivestirci dell’uomo nuovo, con questi atteggiamenti nuovi. Il secondo elemento: Rimanere nell’amore. L’amore di Gesù Cristo dura per sempre, non avrà mai fine perché è la vita stessa di Dio.

Questo amore vince il peccato e dona la forza di rialzarsi e ricominciare, perché con il perdono il cuore si rinnova e ringiovanisce. Tutti lo sappiamo: il nostro Padre non si stanca mai di amare e i suoi occhi non si appesantiscono nel guardare la strada di casa, per vedere se il figlio che se n’è andato e si è perduto fa ritorno. Possiamo parlare della speranza di Dio: nostro Padre ci aspetta sempre, non solo ci lascia la porta aperta, ma ci aspetta. Lui è coinvolto in questo aspettare i figli. E questo Padre non si stanca nemmeno di amare l’altro figlio che, pur rimanendo sempre in casa con lui, tuttavia non è partecipe della sua misericordia, della sua compassione.

Dio non solo è all’origine dell’amore, ma in Gesù Cristo ci chiama ad imitare il suo stesso modo di amare: «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34). Nella misura in cui i cristiani vivono questo amore, diventano nel mondo discepoli credibili di Cristo. L’amore non può sopportare di rimanere rinchiuso in se stesso. Per sua stessa natura è aperto, si diffonde ed è fecondo, genera sempre nuovo amore. Cari fratelli e sorelle, dopo questa celebrazione, molti di voi si faranno missionari per proporre ad altri l’esperienza della riconciliazione con Dio. "24 ore per il Signore" è l’iniziativa a cui hanno aderito tante diocesi in ogni parte del mondo. A quanti incontrerete, potrete comunicare la gioia di ricevere il perdono del Padre e di ritrovare l’amicizia piena con Lui. E direte loro che nostro Padre ci aspetta, nostro Padre ci perdona, di più fa festa. Se tu vai a Lui con tutta la tua vita, anche con tanti peccati, invece di rimproverarti fa festa: questo è nostro Padre. Questo dovete dirlo voi, dirlo a tanta gente, oggi. Chi sperimenta la misericordia divina, è spinto a farsi artefice di misericordia tra gli ultimi e i poveri. In questi "fratelli più piccoli" Gesù ci aspetta (cfr Mt 25,40); riceviamo misericordia e diamo misericordia! Andiamogli incontro e celebreremo la Pasqua nella gioia di Dio! Papa Francesco Omelia per la Celebrazione della Penitenza 28 marzo 2014

“24 ore per il Signore” a Sant’Antonio

Foto di Elio Piras

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detto tra noi Una polemica del tutto pretestuosa di D. TORE RUGGIU

Qualche settimana fa nel quotidiano locale, la corrispondente del Medio Campidano ha pubblicato un articolo pretestuoso, innescando una polemica infondata sul fatto che a Sanluri si sarebbero celebrate le Cresime in concomitanza con le elezioni regionali. E che, quindi, sarebbero state causa di impedimento per molti cittadini impegnati nelle Cresime. Posto che la celebrazione delle Cresime, come di tutti gli altri Sacramenti, si stabiliscono molto tempo prima della celebrazione per una adeguata preparazione degli interessati e, posto che la data delle elezioni viene stabilita non molto tempo prima, bisogna precisare alcune cose: la prima, clamorosa, che smentisce le previsioni e annulla il teorema costruito, è che a Sanluri c’è stata la più alta percentuale di votanti di tutto il Medio Campidano (oltre il 60%). Questo lo ha affermato lo stesso sindaco, eletto consigliere regionale, il quale tra l’altro appena letto l’articolo ha telefonato al parroco per esprimere la sua indignazione su polemiche indefinibili. Ha perfino detto: “se non fossi candidato, verrei a tutte le Messe a spiegare che le Cresime non c’entrano nulla con le votazioni e non sono di impedimento per la partecipazione al voto”. È giusto anche sottolineare che le mamme intervistate hanno espresso parere positivo sulla data ed hanno manifestato solidarietà con i Sacerdoti di Sanluri e con il Vescovo. Si, perché al Vescovo i parroci presentano, molti mesi prima, due date, ed è il Vescovo a fissare per ciascuna parrocchia la data sulla base della sua agenda. Tra l’altro va sottolineato che lo stesso giorno delle elezioni il Vescovo ha celebrato le Cresime, prima di Sanluri, in altre due parrocchie e, nel pomeriggio, ha celebrato a Bonaria la giornata mondiale del malato con la presenza di alcune migliaia di persone. Ebbene, nessuno ha avuto da lamentarsi ad eccezione della corrispondente del Medio Campidano. Dopo l’indignazione, ci siamo fatti quattro gustose risate perchè, di fatto, l’articolo non ha sortito alcun effetto, visto che le Cresime si sono celebrate comunque, tutto si è svolto in modo ordinato e partecipato e la gente è andata pure a votare, più di altri comuni dove non c’erano Cresime! Può darsi che in queste altre parrocchie ci sia stato qualche funerale. Peccato che davanti alla morte tutti si arrendono, compresi i giornalisti….E la morte, quando decide di arrivare, arriva a prescindere dalle votazioni, dalle feste, dalle sagra, dai carnevali e da ogni altro accidente! Ho l’impressione che la gente si stia infastidendo di un certo tipo di giornalismo…basta così. Chi vuol capire, capisca; chi non vuol capire ricordi che c’è anche la legge civile che tutela i diritti delle persone. Per la gioia degli avvocati, sempre pronti a battagliare e preparare le loro arringhe. Amen.


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IL PORTICO DI PAPA FRANCESCO

IL PORTICO

Il Santo Padre. L’omelia della Messa con deputati e senatori del Parlamento italiano.

La corruzione separa da Dio e dall’attenzione verso i piccoli e Letture che la Chiesa oggi ci offre possiamo definirle un dialogo fra i lamenti di Dio e le giustificazioni degli uomini. Dio, il Signore, si lamenta. Si lamenta di non essere stato ascoltato lungo la storia. È sempre lo stesso: "Ascoltate la mia voce… Io sarò il vostro Dio… Sarai felice…" - "Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio alla mia parola, anzi: procedettero ostinatamente secondo il loro cuore malvagio. Invece di rivolgersi verso di me, mi hanno voltato le spalle" (Ger 7,2324). E’ la storia dell’infedeltà del popolo di Dio. E questo lamento di Dio viene perché è stato un lavoro molto, molto grande quello del Signore per togliere dal cuore del suo popolo l’idolatria, per farlo docile alla sua Parola. Ma loro andavano su questa strada per un po’ di tempo, e poi tornavano indietro. E così per secoli e secoli, fino al momento in cui arrivò Gesù. E lo stesso è successo con il Signore, con Gesù. Alcuni dicevano: "Costui è il Figlio di Dio, è un grande Profeta!"; altri, quelli di cui parla oggi il Vangelo, dicevano: "No, è uno stregone che guarisce con il potere di Satana". Il popolo di Dio era solo, e questa classe dirigente – i dottori della legge, i sadducei, i farisei – era chiusa nelle sue idee, nella sua pastorale, nella sua ideologia. E questa classe è quella che non ha ascoltato la Parola del Signore, e per giustificarsi dice ciò che abbiamo sentito

strada che non era quella della dialettica della libertà che offriva il Signore, ma quella della logica della necessità, dove non c’è posto per il Signore. Nella dialettica della libertà c’è il Signore buono, che ci ama, ci ama tanto! Invece, nella logica della necessità non c’è posto per Dio: si deve fare, si deve fare, si deve… Sono diventati comportamentali. Uomini di buone maniere, ma di cattive abitudini. Gesù li chiama, loro, "sepolcri imbiancati". Questo è il dolore del Signore, il dolore di Dio, il lamento di Dio. "Venite, adoriamo il Signore perché lui ci ama". "Ritornate a me con tutto il cuore" - ci dice - "perché sono misericordioso e pietoso". Questi che si giustificano non capiscono la misericordia né la pietà. Invece, quel popolo che tanto amava Gesù, aveva bisogno di misericordia e pietà e andava a chiederla al Signore. In questa strada della Quaresima ci farà bene, a tutti noi, pensare a questo invito del Signore all’amore, a questa dialettica della libertà dove c’è l’amore, e domandarci, tutti: Ma io sono su questa strada? O ho il pericolo di giustificarmi e andare per un’altra strada?, una strada congiunturale, perché non porta a nessuna promessa. E preghiamo il Signore che ci dia la grazia di andare sempre per la strada della salvezza, di aprirci alla salvezza che viene soltanto da Dio, dalla fede, non da quello che proponevano questi "dottori del dovere", che avevano perso la fede a reggevano il popolo con questa teologia pastorale del dovere. Chiediamo noi questa grazia: Dammi, Signore, la grazia di aprirmi alla tua salvezza. La Quaresima è per questo. Dio ci ama tutti: ci ama tutti! Fare lo sforzo di aprirci: soltanto questo ci chiede. "Aprimi la porta. Il resto lo faccio io". Lasciamo che Lui entri in noi, ci accarezzi e ci dia la salvezza. 27 marzo 2014

L

Papa Francesco durante l’omelia della Messa con i Parlamentari.

nel Vangelo: "Quest’uomo, Gesù, scaccia i demoni con il potere di Beelzebul" (Mt 11,15). E’ lo stesso che dire: "E’ un soldato di Beelzebul o di Satana o della cricca di Satana", è lo stesso. Si giustificano di non aver ascoltato la chiamata del Signore. Non potevano sentirla: erano tanto, tanto chiusi, lontani dal popolo, e questo è vero. Gesù guarda il popolo e si commuove, perché lo vede come "pecore senza pastori", così dice il Vangelo. E va dai poveri, va dagli ammalati, va da tutti, dalle vedove, dai lebbrosi a guarirli. E parla loro con una parola tale che provoca ammirazione nel popolo: "Ma questo parla come uno che ha autorità!", parla diversamente da questa classe dirigente che si era allontanata dal popolo. Ed era soltanto con l’interesse nelle sue cose: nel suo gruppo, nel suo partito, nelle sue lotte interne. E il popolo, là… Avevano abbandonato

INDUSTRIA GRAFICA

il gregge. E questa gente era peccatrice? Sì. Sì, tutti siamo peccatori, tutti. Tutti noi che siamo qui siamo peccatori. Ma questi erano più che peccatori: il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto che era impossibile ascoltare la voce del Signore. E da peccatori, sono scivolati, sono diventati corrotti. E’ tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidio. E, passo dopo passo, finiscono per convincersi che dovevano uccidere Gesù, e uno di loro ha detto: "E’ meglio che un uomo muoia per il popolo". Questi hanno sbagliato strada. Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere: "Dovete fare questo, questo, questo…". E Gesù dice loro quell’aggettivo tanto brutto: "Ipocriti! Tanti pesi opprimenti legate sulle spalle del popolo. E voi? Nemmeno con un dito li toccate! Ipocriti!". Hanno rifiutato l’amore del Signore e questo rifiuto ha fatto sì che loro fossero su una

DOMENICA 6 APRILE 2014

curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004

Direttore responsabile Roberto Piredda Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h e-mail: segreteriailportico@libero.it Fotografie Archivio Il Portico, Lidia Lai, Archivio Seminario Regionale Sardo Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 e-mail: settimanaleilportico@libero.it (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: inserzioni.ilportico@gmail.com Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Redazione: Francesco Aresu, Federica Bande, Roberto Comparetti, Maria Chiara Cugusi, Fabio Figus. Hanno collaborato a questo numero: Tore Ruggiu, Andrea Busia, Valeria Picchiri, Simone Indiati, Marco Orrù, Valeria Usala, Matteo Piano, Maria Grazia Pau, Emiliano Paderi. Per l’invio di materiale scritto e fotografico e per qualsiasi comunicazione fare riferimento all’indirizzo e-mail: settimanaleilportico@gmail.com L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. Le informazioni custodite nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).

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