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DOMENICA 5 GENNAIO 2014 ANNO XI N.1

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

Un momento di preghiera di una comunità cristiana in Siria.

Una nuova fraternità ROBERTO PIREDDA

aura ha quindici anni e frequenta il primo anno del liceo. Quest’anno ha iniziato ad aiutare come animatrice in oratorio. Si era preparata al Natale insieme con il suo gruppo guidato dal giovane viceparroco. La notte di Natale ha trascorso il momento della cena con la sua famiglia, si è preparata per uscire e con calma è andata nella sua parrocchia per la Messa della notte. Per lei si è trattato di un bel momento di preghiera insieme alla sua comunità e in modo particolare agli altri ragazzi del suo gruppo. Laura sa che tutto questo per lei è molto importante e non vorrebbe perderlo per nessuna ragione. C’è però qualcosa che Laura non sa; forse ne ha sentito un po’ parlare, ma non più di tanto. Quanto ha vissuto la notte di Natale con tanta semplicità a lei potrebbe apparire normale, ma certamente non lo è per i cristiani della Siria o del Pakistan, per fare solo degli esempi. Per loro, a differenza di Laura, quando si esce di casa per andare in chiesa, magari proprio la notte di Natale, si è accompagnati da un dubbio atroce: cosa accadrà? E non si tratta di una domanda qualsiasi, perché queste persone, per il solo fatto di essere cristiane e di professare la loro fede, rischiano davvero la vita. Lo sanno bene i cristiani siriani che hanno davanti le immagini della strage di quarantacinque per-

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sone a Sadad, gettate poi in una fossa comune. La cosa non sfugge neanche ai cristiani del Pakistan, la terra di Shahbaz Batthi, che hanno ancora davanti agli occhi gli oltre cento morti dello scorso 22 settembre a seguito dell’esplosione di due bombe in un attentato suicida a Peshawar. Quelli appena richiamati sono semplicemente degli esempi di un lungo elenco, che vede continuamente protagonisti i cristiani sparsi in tante nazioni, dove non esiste la libertà religiosa e nelle quali anche solo recarsi in chiesa può voler dire mettere a rischio la propria vita. Anche l’Europa, ufficialmente sempre civile e tollerante, a volte non è estranea agli attacchi contro i cristiani, portati avanti in modo sottile, per esempio cercando di emarginare il messaggio cristiano dallo spazio pubblico, in nome di un’angusta e parziale concezione di laicità che diventa così soltanto chiusura ideologica. Alla luce di queste realtà non devono sorprenderci allora le parole di Papa Francesco all’Angelus dello scorso 26 dicembre, festa di Santo Stefano: «La memoria del primo martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale: l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa attraverso la porta stretta della Croce».

La rappresentazione di un Natale liquefatto in un’immagine zuccherosa buona per qualche réclame non è per niente evangelica. Papa Francesco ha fatto bene a ricordarcelo con chiarezza. Il passo che collega Betlemme al Calvario, il mistero del Natale con il ricordo del primo martire cristiano, è decisivo. Quel piccolo bambino adagiato in una mangiatoia viene per portare la salvezza ad ogni uomo e dentro questo disegno c’è il suo dare la vita per noi, c’è tutta la forza drammatica del suo sacrificio. E insieme al dono di Cristo s’intravede già quello dei suoi discepoli, che non si tirano indietro pur di condividere il suo stesso amore. Nel Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale della Pace, che ha aperto questo 2014, leggiamo che «la croce è il “luogo” definitivo di fondazione della fraternità, che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Gesù Cristo, che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), mediante la sua risurrezione ci costituisce come umanità nuova, in piena comunione con la volontà di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternità». Far entrare pienamente Cristo nella propria vita significa correre, come ha fatto Lui, il rischio del dono, nella convinzione che solo questa via genera vita, bellezza, speranza. Anche in questo 2014 appena iniziato.

SOMMARIO ECONOMIA

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In aumento la disuguaglianza tra le classi sociali CARITÀ

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Presentata a Cagliari la nuova edizione del “Dossier” Caritas GIOVANI

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Migliaia di persone hanno partecipato alla Marcia della Pace MISSIONE

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La testimonianza dei nostri missionari in Brasile e in Kenya DIOCESI

Continua la Visita pastorale nella Forania di Pirri

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IL PORTICO DEL TEMPO

IL PORTICO

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Economia. Il rapporto della Banca d’Italia mostra la crescita della disuguaglianza nel nostro Paese.

Aumenta il divario tra le classi sociali e fra le popolazioni del nord e del sud

2011, cioè l’85% della popolazione adulta rispetto al 2000, si osserva un divario tra il Centro-Nord che raggiunge il 90% dei contribuenti rispetto al 76% del Mezzogiorno, dovuto al diverso tasso di occupazione tra le due aree. Il reddito complessivo pro-capite è passato da 10 mila euro nel 2000, a 11,6 mila nel 2007 a 10,8 mila nel 2011, diminuendo di circa il 4,5% , a partire dall’anno in cui si è avviata la recessione (il 2007). Il rapporto di Acciari & Mocetti sottolinea la necessità di essere cauti nel confronto con altri indicatori di disuguaglianza effettuati per esempio dall’Istat perché nel loro studio viene sottostimata l’incidenza della evasione fiscale nella distribuzione del reddito e non si prende in esame il ruolo che la famiglia svolge nella diversa distribuzione reddituale (si considerano infatti

solo i redditi individuali). Per tali motivi vengono proposti dei confronti tra gli indicatori di disuguaglianza costruiti con i dati del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) e quelli aggregati che si desumono da altre fonti tradizionali (es. Istat, IBF) da cui emerge che l’Italia presenta una eterogenea distribuzione del lavoro tra le famiglie. Al Sud vi sono molte famiglie con un unico percettore di reddito, invece al Nord, grazie anche alla maggiore occupazione femminile, sono più diffuse le famiglie con più percettori di reddito. Fra gli anni ’70 e ’80 c’è stata una compressione della distribuzione dei redditi, un aumento della disuguaglianza negli ’90 e una sostanziale stabilità dei vari indicatori di disuguaglianza negli anni 2000 con un ulteriore aumento dopo il 2007ad oggi. Infine considerando l’indicatore denominato top incomes la ricerca permette di considerare il 10 o l’1% più ricco nella popolazione con almeno 20 anni. Questo indice ha evidenziato che il 10% dei contribuenti più ricchi deteneva il 28,7% del reddito complessivo netto, l’1% più ricco deteneva il 6,9%. Le province caratterizzate da una più elevata quota detenuta dai top incomes sono quelle delle aree metropolitane (i capoluoghi di provincia), su cui svettano Roma e Milano con una quota di circa il 32%. Questo studio conferma che il nostro Paese, dall’inizio del recessione nel 2007, ha visto sempre più crescere i divari tra i ricchi e i soggetti delle classi medio-basse, una forte disuguaglianza tra il Centro Nord e il Sud e delle notevoli asimmetrie del reddito procapite tra Centro Nord e Sud.

vane di ringraziare pubblicamente attraverso il famoso social network chi l’aveva aiutata fino ad allora. Per tutta risposta sono le giunte 30 auguri di morte e 500 offese ricevuti su Facebook (e denunciati) diventando così bersaglio di estremisti animalisti sul social network, dopo avere pubblicato una foto che la ritrae con il re-

spiratore sulla bocca e un foglio in mano. «Io, Caterina S. - recita la scritta - ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale. Senza la ricerca sarei morta a 9 anni. Mi avete regalato un futuro”. Il post di risposta della giovane continua. “Metto “a nudo” la mia realtà - ha spiegato agli animalisti che la attaccavano -, perché voi capiate che l’unica mia ‘colpa in tutto ciò sia stata ‘curarmi senza uccidere nessuno direttamente. Il mio obiettivo è laurearmi e salvare gli animali. Ma devo dire che ancora oggi la sperimentazione animale in Italia è necessaria e obbligata, fino a che non ci sarà un metodo alternativo valido. Per quanto riguarda i farmaci, nella fase pre-clinica, cioè prima della sperimentazione sull’uomo - ha proseguito - devono essere sperimentati sugli animali, il che non è una cattiveria, perché anche gli animali hanno a loro volta bisogno di quei farmaci per guarire”.

Le ricerche confermano come dal 2007 ad oggi in Italia è in costante aumento la distanza tra le persone più abbienti e quelle a basso reddito MANUELA DEIDDA L RAPPORTO STILATO da Bankitalia lo scorso ottobre, sfrutta i dati fiscali per analizzare la distribuzione del reddito a livello territoriale. Con la crisi economica, il tema della distribuzione del reddito è tornato prepotentemente al centro del dibattito economico e politico, sia in campo nazionale che internazionale. Gli economisti, negli ultimi anni, si sono interrogati se l’aumento della disuguaglianza sia la causa della crisi economica oppure se è la crisi che ha prodotto un’alterazione della distribuzione del reddito, una maggiore povertà e diversi problemi di coesione sociale. Acciari & Mocetti, nello studio per Bankitalia, hanno usato i dati delle dichiarazioni dei redditi per offrire una analisi spaziale della diseguaglianza in Italia nell’arco di dieci anni. Ne risulta una mappa in cui il nostro Paese si divide nettamente tra il Centro (39,9%) e il Nord (38,9%) con una diseguaglianza – misurata tramite l’indice di Gini - minore rispetto al Mezzogiorno (42,3%) nel 2011). Inoltre le aree con una distribuzione di reddito più diseguale sono concentrate soprattutto al Sud (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia).

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Rispetto al 2007, l’indice di disuguaglianza di Gini è aumentato di quasi 1 punto percentuale, interrompendo quella diminuzione che si era manifestata nelle principali province italiane dal 2000. Nel 2011 tale indice era pari al 40%, con forti differenze territoriali, per cui nel Mezzogiorno esso era più elevato di oltre 3 punti percentuali rispetto al Centro Nord. In pratica al Sud c’è una forte disuguaglianza tra i ricchi e le classi di reddito medio-basso, che aumenta considerando anche il tasso di non occupazione. I ricchi (che detengono una percentuale di reddito complessivo compresa tra l’1 e il 10%) sono più presenti nelle aree metropolitane, in primis Roma e Milano. I 2/3 del divario dell’indice di Gini tra Sud e Centro-Nord dell’Italia dipendono dalle caratteristiche del sistema

produttivo - le province del Nord hanno una maggiore incidenza del settore industriale e del settore informatico rispetto al Sud - e dall’offerta di lavoro che è più elevata nelle province con una maggiore presenza di stranieri e laureati nella popolazione. Nella ricerca sono stati analizzati i redditi complessivi (al lordo o al netto dell’Irpef) in relazione al lavoro dipendente e simili, al lavoro autonomo e da impresa, i redditi da partecipazione in società di persone, quelli da pensione e da terreni e fabbricati, ma non i redditi soggetti a tassazione sostitutiva (es. interessi su depositi bancari, obbligazioni e titoli di stato etc.), quelli da regime dei contribuenti minimi e quelli di chi ha solo redditi esenti o solo l’abitazione principale. A fronte quindi di 41,3 milioni di dipendenti nel

Da Caterina nasce un inno alla vita Il caso della giovane di Padova attaccata su Facebook I. P.

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alla giovane Caterina. L’ha espressa l’associazione “Scienza & Vita” alla giovane che dal suo letto d’ospedale ha la forza non solo di combattere la sua battaglia contro la malattia, ma soprattutto di reagire a insulti ottusi e privi di compassione. Così Paola Ricci Sindoni e Domenico Coviello, presidente e copresidente nazionali dell’Associazione Scienza & Vita, hanno voluto essere vicini a Caterina Simonsen, la venticinquenne sofferente per OLIDARIETÀ E VICINANZA

malattie genetiche, che ha ricevuto minacce di morte attraverso Facebook dopo aver postato il suo ringraziamento ai ricercatori, che la fanno vivere anche grazie a sperimentazioni su animali. “Non si può pensare di far prevalere le proprie idee infliggendo volgarità e minacce di morte ad una ragazza che lotta per la propria vita da molti anni – hanno aggiunto Ricci Sindoni e Coviello e che ha voluto far sentire la sua voce per ribadire la necessità del metodo scientifico nella sperimentazione. Nascondersi dietro l’anonimato della Rete per far prevalere

istinti beceri e privi di base scientifica, non significa adoperarsi per far progredire la ricerca per l’uomo, ma soltanto trascinare il dibattito in una spirale di ottusità e incomprensione del tutto sterili”. La vicenda è stata ampiamente trattata nei giorni scorsi sulle pagine dei principali giornali. Il tutto è nato dal desiderio della gio-


DOMENICA 5 GENNAIO 2014

IL PORTICO DEGLI EVENTI

Carità. Mons. Marco Lai fa un bilancio del 2013 e indica le linee per il nuovo anno.

Una comunità ecclesiale capace di essere vicina agli ultimi della società Mons. Marco Lai: “Abbiamo investito nella promozione della cultura della solidarità e nella cura degli ultimi”

torialità, quello anti-tratta, in collaborazione con le Vincenziane. Nel corso del 2013 c’è stato un incremento del 37% dei nostri assistiti, per l’80% italiani, ma sono numerosi anche gli stranieri: il rischio è quello di una guerra tra poveri, che cerchiamo di moderare attraverso l’osservanza delle norme, il superamento dei luoghi comuni. Porteremo avanti un’azione culturale, di animazione, di analisi; sarebbe auspicabile arrivare a un reddito di inclusione sociale, per superare la forma del sussidio, riuscendo a garantire dignità per tutti. Inoltre, sarà ne-

cessaria la presenza della Chiesa sui tavoli di consultazione: non possiamo essere chiamati solo a tamponare, ma vorremmo essere coinvolti anche nella fase consultiva, così come è avvenuto per la legge sul Servizio civile regionale» La Caritas in prima linea anche nelle emergenze … «L’alluvione del 18 novembre scorso ha scosso profondamente la società civile sarda, la comunità ecclesiale, aprendo nuovi interrogativi, legati alle emergenze in cui Caritas è sempre ben accetta da tutti, perché siamo profondamente radicati sul territorio. In quella circostanza, la Chiesa sarda si è messa in gioco, con i suoi vescovi, sacerdoti, con le Caritas locali coordinate dalla Delegazione regionale; queste ultime sono state presenti nella fase iniziale, in quella di rientro delle famiglie nella vita domestica, e garantiranno un accompagnamento ulteriore, instancabile, fino a quando le famiglie e le aziende non si saranno riprese. Importante la collaborazione con la Protezione civile, con cui c’è un’intesa a priori, un sapersi fare spazio a vicenda, in competenze che non si sovrappongono ma sono complementari; allora un ringraziamento al Direttore generale della Protezione civile regionale Giorgio Cicalò, per questo reciproco riconoscimento di azione. Da qui scaturisce il progetto di iscrivere la Caritas diocesana nell’albo locale della Protezione civile, sulla linea della Caritas nazionale».

quelli relativi a beni e servizi materiali (15%) e ai sussidi economici (7%), a causa delle limitate possibilità dei fondi disponibili. Nel Centro d’Ascolto del Carcere di Buoncammino, nel 2013 sono stati effettuati 803 ascolti. Da aprile 2013 è attivo lo Sportello anti-tratta, dove si sono registrati 35 ascolti: soprattutto donne vittime di sfruttamento sessuale, provenienti dalla Nigeria e dalla Romania, tra i 20 e i 45 anni. Nella Mensa Caritas nel 2013 sono stati distribuiti 131.606 pasti, con una media di circa 500 pasti al giorno (tra colazione, pranzo e cena); circa 2.000 le prestazioni registrate nello Studio Medico Polispecialistico. Per quanto riguarda l’attività della

Fondazione Anti-usura, nel 2013 le pratiche erogate sono state 72 per un totale di oltre 900.000,00 euro: il numero è quasi raddoppiato rispetto al 2012; tale differenza è dovuta alla crescente richiesta di finanziamento da parte delle famiglie e piccoli imprenditori che non possono più accedere al credito “istituzionale” perché fortemente indebitati o segnalati nelle centrali rischi. Completano il quadro il Prestito della Speranza, che nei quasi 4 anni di operatività ha visto concedere finanziamenti per un valore complessivo di 686.000 euro, e il microcredito d’impresa: qui dal gennaio 2011 sono stati attivati prestiti per un valore di 120.000 euro, 70.000 dei quali nel solo 2013.

MARIA CHIARA CUGUSI

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OSTEGNO ALLE famiglie in difficoltà, promozione della cultura dell’accoglienza e della corresponsabilità, la presenza nei tavoli di consultazione. Don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari, traccia un bilancio dell’attività svolta nel 2013, e definisce le linee guida di intervento per l’anno prossimo. Che bilancio si può fare dell’anno appena concluso? «Abbiamo investito nella promozione della cultura della solidarietà e della carità, nella pedagogia dei fatti, attraverso l’attenzione verso gli ultimi, grazie alle opere-segno che si sono moltiplicate nel territorio diocesano, con l’aumento dei centri d’ascolto e delle Caritas parrocchiali, con le accoglienze diurne e quelle notturne. Abbiamo promosso interventi di sostegno al reddito, dal Prestito della Speranza alla prevenzione anti-usura alle varie forme di microcredito, con il recente protocollo sulla Finanza Etica siglato da CES, RAS, Sfirs e Caritas regionale: un’alleanza per restituire

fiducia, in corresponsabilità con le istituzioni. Ancora, l’attività di ascolto nel carcere di Buoncammino e il progetto Policoro portato avanti dalla Caritas e dalle Pastorali giovanile e del Lavoro: azioni che confermano la capacità della Chiesa di intercettare i bisogni e dare speranza, oltre ogni rassegnazione» Quali saranno le linee guida per il 2014? «Continueremo sulla stessa linea, anche con i nostri nuovi servizi, tra cui lo sportello dedicato all’ascolto del disagio familiare, quello destinato ai problemi della monogeni-

La Caritas al servizio dell’accoglienza Alcuni dati tratti dalla nuova edizione del Dossier M. C. C.

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LI ASSISTITI della Caritas dio-

cesana sono aumentati del 37%: per la maggior parte italiani, hanno chiesto soprattutto ascolto e sussidi economici. Sono alcuni dei dati contenuti nel Dossier 2013 della Caritas diocesana ‘Al servizio dell’accoglienza e dell’incontro’, presentato nei giorni scorsi. Oltre alle problematiche emergenti evidenziate dai Centri d’ascolto, anche il riferimento all’impegno nell’educazione alla mondialità, le progettualità e i servizi, un’analisi del volontariato presente nel territorio diocesano. Nel corso del 2013 l’utenza che frequenta i Centro d’Ascolto della Caritas diocesana è stimata in 2905 unità di fronte a 2123 dell’anno precedente; prevale la componente femminile, in crescita rispetto al 2012. Cresce la quota dei cittadini italiani, passati dal 74% del 2012 all’80% di quest’anno; la classe d’età prevalente ri-

mane quella tra i 35 e 55 anni. Per quanto riguarda gli stranieri, cambia il peso delle diverse nazionalità che chiedono assistenza: nel 2013 la nazionalità prevalente è quella del Marocco mentre nel 2012 erano i Rumeni, che si posizionano ora al secondo posto. Aumenta anche il numero di bosniaci di origine rom. I coniugati costituiscono la maggioranza con il 42%, ma sono numerosi anche i divorziati e/o separati attestati al 19,7%: queste ultime categorie sono tra quelle a maggiore rischio di povertà. Oltre ai problemi economici e occupazionali, si segnalano quelli legati all’abitazione, alla famiglia, alla salute. Le richieste dell’utenza hanno visto prevalere le richieste di ascolto (24,6%), di sussidi economici (23,8%) e di beni e servizi materiali (21,8%); ma, gli interventi in risposta a questi bisogni sono in larga maggioranza ascolto (50,6%) e orientamento (15,8%), mentre molto inferiori sono

IL PORTICO

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il fatto CONFERENZA EPISCOPALE

Mons. Galantino nuovo Segretario Il Santo Padre, Francesco, ha nominato monsignor Nunzio Galantino, vescovo della Diocesi di Cassano all’Jonio, segretario generale “ad interim” della Conferenza Episcopale Italiana con decreto datato 28 dicembre 2013. L’annuncio ufficiale è giunto lunedì 30 dicembre, contemporaneamente, nella cattedrale di Cassano e in Vaticano, con la lettura del decreto pontificio e di una lettera con la quale il Santo Padre s’è rivolto direttamente alla comunità diocesana come a “chiedere il permesso”, ha scritto nella missiva, di potere usufruire dell’impegno del suo Pastore nell’importante ruolo al servizio della Chiesa italiana. Monsignor Galantino, comunque, ha chiesto e ottenuto da Francesco di restare alla guida della Diocesi calabrese di cui è Pastore dal marzo 2012. Il neo segretario generale della CEI succede a monsignor Mariano Crociata che ha mantenuto l’incarico dal 2008 fino allo scorso novembre quando il Santo Padre lo ha nominato Vescovo di LatinaTerracina-Sezze-Priverno. Il presule cassanese prende il posto di Mariano Crociata, il quale, dopo aver espletato il suo mandato come segretario della CEI, è stato nominato vescovo della diocesi di Latina. Il nuovo segretario generale della CEI, Nunzio Galantino, è nato a Cerignola (Foggia) il 16 agosto 1948, e dopo aver frequentato il seminario diocesano di Ascoli Satriano ha compiuto gli studi del ciclo istituzionale presso il seminario regionale di Benevento, conseguendovi il baccalaureato in Teologia nel 1972. Prosegue poi gli studi presso l’Università di Bari conseguendo nel 1974 la laurea in Filosofia. Nel 1981 ottiene il dottorato in Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli. Ordinato presbitero il 23 dicembre 1972 ha svolto diversi incarichi pastorali: dal 1972 al 1977, vice rettore del Seminario di Foggia e assistente dell’Azione Cattolica Ragazzi; dal 1974 al 1977, docente al Pontificio Seminario Regionale di Benevento; dal 1977 al 2011, parroco di San Francesco d’Assisi in Cerignola, vicario episcopale per la Pastorale, vicario episcopale per la Cultura e la Formazione Permanente; dal 1977, docente di Antropologia presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (dal 2001 ordinario della medesima cattedra); dal 2004, responsabile del Servizio Nazionale per gli Studi Superiori di Teologia e di Scienze Religiose della C.E.I. Dal 1 agosto1996 è cappellano di Sua Santità ed è noto per aver “promosso la conoscenza del pensiero di Antonio Rosmini.


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IL PORTICO

IL PORTICO DEL TEMPIO

Il Papa. Bisogna prestare attenzione agli “esiliati nascosti” dimenticati dalla società.

Cristo non è solo un maestro sapiente ma è Dio che viene in mezzo a noi ROBERTO PIREDDA LL’ANGELUS della domenica dedicata alla Festa della Santa Famiglia il Santo Padre si è soffermato in modo particolare sulla situazione vissuta da Gesù, Maria e Giuseppe che «sperimentano la condizione drammatica dei profughi, segnata da paura, incertezza, disagi». La realtà della famiglia di Nazareth porta subito a considerare quella dei profughi e degli immigrati del nostro tempo: «in terre lontane, anche quando trovano lavoro, non sempre i profughi e gli immigrati incontrano accoglienza vera, rispetto, apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili». Papa Francesco ha richiamato anche la particolare condizione di quelle persone che ha definito gli “esiliati nascosti” della nostra società: «quegli esiliati che possono esserci all’interno delle famiglie stesse: gli anziani, per esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti. Molte volte penso che un segno per sapere come va una famiglia è vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani». In settimana, alla Messa della notte di Natale, Papa Francesco nella sua omelia ha approfondito in primo luogo il testo di Isaia dove si dice che «il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce» (Is 9,1): «questa profezia di Isaia non finisce mai di commuoverci […] ci commuove perché dice la realtà profonda di ciò che siamo: siamo

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popolo in cammino, e intorno a noi – e anche dentro di noi – ci sono tenebre e luce. E in questa notte, mentre lo spirito delle tenebre avvolge il mondo, si rinnova l’avvenimento che sempre ci stupisce e ci sorprende: il popolo in cammino vede una grande luce». Nel mistero del Natale c’è la possibilità di vedere una luce capace di rischiarare qualsiasi tenebra della vita umana, si tratta del chiarore che proviene dalla manifestazione del Figlio di Dio: «la grazia che è apparsa nel mondo è Gesù, nato dalla Vergine Maria, vero uomo e vero Dio. Egli è venuto nella nostra storia, ha condiviso il nostro cammino. È venuto per liberarci dalle tenebre e donarci la luce. In Lui è apparsa la grazia, la misericordia, la tenerezza del Padre: Gesù è l’Amore

La preghiera del Papa alla Santa Famiglia l 29 dicembre, festa della Santa Famiglia, al termine dell’Angelus Papa Francesco ha recitato la Preghiera alla Santa Famiglia, composta in preparazione al prossimo Sinodo dei Vescovi che avrà per tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.

Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione.

Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo.

Santa Famiglia di Nazareth, il prossimo Sinodo dei Vescovi possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio.

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Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole del Vangelo e piccole Chiese domestiche.

Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.

fattosi carne. Non è soltanto un maestro di sapienza, non è un ideale a cui tendiamo e dal quale sappiamo di essere inesorabilmente lontani, è il senso della vita e della storia che ha posto la sua tenda in mezzo a noi». La mattina di Natale, nel messaggio che ha preceduto la Benedizione Urbi et Orbi, il Santo Padre ha invitato a pregare per la pace, ricordando in particolare le realtà del Medio Oriente e dell’Africa colpite dalle guerre. In modo speciale Papa Francesco ha poi incoraggiato tutti a lasciarsi commuovere dalla tenerezza di Dio che si fa bambino: «fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che il nostro cuore si commuova: non abbiamo paura di questo […] Non abbiamo paura che il

nostro cuore si commuova! Abbiamo bisogno che il nostro cuore si commuova. Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite: le carezze di Dio ci danno pace e forza». Il giorno di Santo Stefano all’Angelus il Papa ha sottolineato il legame tra il Natale e la celebrazione del primo martire cristiano: «il Natale è la festa della vita e ci infonde sentimenti di serenità e di pace; perché turbarne l’incanto col ricordo di una violenza così atroce? In realtà, nell’ottica della fede, la festa di santo Stefano è in piena sintonia col significato profondo del Natale. Nel martirio, infatti, la violenza è vinta dall’amore, la morte dalla vita. La Chiesa vede nel sacrificio dei martiri la loro "nascita al cielo". Celebriamo dunque oggi il "natale" di Stefano, che in profondità scaturisce dal Natale di Cristo. Gesù trasforma la morte di quanti lo amano in aurora di vita nuova!». Papa Francesco, insieme a S. Stefano, ha ricordato anche i cristiani perseguitati nel nostro tempo: «siamo vicini a questi fratelli e sorelle che, come Santo Stefano, vengono accusati ingiustamente e fatti oggetto di violenze di vario tipo. Sono sicuro che, purtroppo, sono più numerosi oggi che nei primi tempi della Chiesa. Ce ne sono tanti! Questo accade specialmente là dove la libertà religiosa non è ancora garantita o non è pienamente realizzata. Accade però anche in Paesi e ambienti che sulla carta tutelano la libertà e i diritti umani, ma dove di fatto i credenti, e specialmente i cristiani, incontrano limitazioni e discriminazioni».

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

pietre SUD -SUDAN

Nella cattedrale di Juba accolti 5mila rifugiati Circa 5.000 persone sono rifugiate nella cattedrale di Juba, capitale del Sud Sudan, da giorni in preda alle violenze per gli scontri tra fazioni rivali dell’esercito, fedeli rispettivamente al Presidente Salva Kiir e all’ex vice Presidente Riek Machar. Il Vescovo ausiliare di Juba, Mons. Santo Loku Pio Doggale ha detto che i rifugiati dormono all’aria aperta e che molti di loro, tra cui diversi bambini, hanno contratto malattie. La presenza di un così alto numero di persone in uno spazio non attrezzato sta inoltre creando gravi problemi sanitari, e vi è il rischio dell’esplosione del colera. IRAQ

Ancora attacchi sui cristiani Cristiani sotto attacco in Iraq nel giorno di Natale. Sono trentasette le persone rimaste uccise in tre differenti attacchi. Trentacinque le vittime ed una trentina i feriti in un attentato davanti a una chiesa nel quartiere di Doura, nella zona sud di Bagdad, dove è stata fatta esplodere un’autobomba subito dopo la messa di Natale.

Un attacco era mirato alla chiesa, ha commenta un ufficiale della polizia. Poco prima undici persone erano state uccise in due differenti attacchi in un mercato nella vicina zona cristiana di Athorien. Una ventina i feriti. Il numero dei cristiani nel paese negli ultimi anni, segnati da violenze settarie, si è drasticamente ridotto passando da circa 1-1,5 milioni prima del 2003 agli appena 500 mila attuali. Uno degli attacchi più sanguinari contro la comunità cristiana è stato quello dell’ottobre del 2010, quando 44 fedeli e due sacerdoti furono uccisi in un attacco alla chiesa di Nostra Signora a Baghdad. IN PAPA NUOVA GUINEA

Una suora al servizio dei malati Il 50% della popolazione della Papua Nuova Guinea sono analfabeti. Non ci sono scuole sufficienti per i bambini, come pure opportunità di lavoro future quando riescono a completare gli studi. Suor Marie Benedicta Sim, SND, ha prestato servizio tra i malati di Hiv per tre anni nel Paese, ha offerto ministero di preghiera, insegnato la lingua creola e la Bibbia sia agli adulti che ai giovani della chiesa parrocchiale di Banz, Western Highlands. Con i suoi gruppi di preghiera, i partecipanti hanno condiviso esperienze di fede.


DOMENICA 5 GENNAIO 2014

IL PORTICO DEI GIOVANI

IL PORTICO

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Esperienze all’estero. La testimonianza di una giovane universitaria di Cagliari impegnata a New York.

Non semplici spettatori dell’esistenza ma giovani davvero capaci di scegliere Viviamo in un mondo dove siamo chiamati a prendere in mano la nostra vita e imparare a scegliere in modo autonomo

ascoltando il tuo cuore e la tua testa ed in quell’attimo, sbagliata o giusta che sia, quella sarà la tua scelta, quel primo mattoncino che ti porterà a costruire il tuo futuro. A poco a poco anche io sto costruendo il mio, mattone dopo mattone. L’ultima esperienza che ho vissuto, la scelta più recente che ho fatto, è stata quella di vivere a New York per tre mesi… “La città che non dorme mai, luogo di opportunità, la Grande Mela, il posto del futuro: questa è New York!” O almeno questo è quello che le persone dicono di New York.

Nessuno però ti dice che è la città delle sfide,un posto che coi suoi pericoli e le sue difficoltà ti mette costantemente alla prova, ti aiuta a conoscere te stessa e ti permette di capire quale potrà essere il tuo futuro. La mia avventura a New York è iniziata per caso, avevo vinto una borsa di studio per un tirocinio a Città del Messico ma spinta da familiari e amici mi sono sentita costretta a cambiare destinazione e ad optare per New York, la città dove avevo sempre desiderato tornare. Arrivata lì non avevo grandi aspettative ma solo la speranza di non desiderare di tornare a casa troppo in fretta e per fortuna questo desiderio però non si è manifestato perchè la prima impressione che ho avuto è che la gente fosse disponibile, ti aiutasse anche per banalità e che la città non fosse troppo difficile da girare data la sua semplicità nelle strade (la città è divisa in streets e avenues che attraversano la città seguendo una progressione numerica). Col tempo però ho realizzato che in una grande città è inevitabile ritrovarsi soli: nessuno ti conosce, nessuno sa dove vivi, chi sei, a nessuno importa di te, ogni contatto o scambio di battute è superficiale perché ognuno poi torna alla sua vita, alla sua frenesia..si questo è vero, New York è una città frenetica! Tutti corrono, impazzano, ti travolgono, ma tutti si fermano anche solo per un secondo, ti guardano negli occhi e si scusano.

L’America, gli americani non è facile descriverli con poche parole dato che essendo una grande Metropoli, è cuore di tante popolazioni diverse e quindi fonte di diversi pericoli. New York non è “stare come in un film”, New York è esattamente quello che i film mostrano: rapine nei piccoli market, sparatorie, omicidi, rapimenti. Ho sentito diverse tristi notizie durante la mia permanenza e alcune cose succedevano proprio a pochi passi da dove ero io o pochi minuti prima che attraversassi un posto. E’ in questi casi che la parola destino veniva messa in discussione, tutto all’improvviso può succedere e tutto può cambiare e New York mi ha insegnato proprio questo: vivere la mia vita,ma anche saper chiedere aiuto se si è in difficoltà, saper riconoscere e non sottovalutare situazioni di pericolo ed essere coscienziosa, essere pronta a tutto e soprattutto essere decisa perché il mondo va veloce ma tanti di noi lo rincorrono a passo lento. Credo che sia un’esperienza di vita fondamentale e necessaria che ti aiuta a capire i tuoi limiti, le tue capacità e ti aiuta ad ascoltarti. Tra le tante cose che mi avevano detto prima di partire, posso dire che una è davvero verità: New York è la citta delle opportunità ed è l’unica città dove se ci credi davvero puoi realizzare i tuoi sogni e rendere possibile ogni desiderio, il tutto ovviamente mentre ti godi un delizioso cookie al cioccolato!

to dal nostro vescovo, Monsignor Miglio, che invita i tanti ragazzi a partecipare ad una piccola e giovane processione conclusasi alla chiesa di Sant'Eulalia nel quartiere della Marina. Qui, sciolto il corteo il vescovo ha rincontrato i ragazzi per vivere un

momento più intenso, introdotto del coro diocesano che con la sua musica ha contribuito alla buona riuscita della serata e alla creazione di un'atmosfera speciale. L'evento è poi proseguito con una piccola celebrazione accompagnata dalla possibilità di confes-

sarsi e vissuta molto intensamente dai tanti giovani che con la loro partecipazione hanno creato un clima vivace e natalizio, dimostrando che il Natale non significa solo regali ma è decisamente qualcosa di più grande e bello.

FRANCESCA MATOLO

C

APIRE CHI SEI, cosa farai nella tua vita ,immaginare dove sarai tra trent’anni, non è facile; ma per avere un futuro fondato su basi solide devi essere artefice ed artigiano del tuo destino. Quante volte ci sentiamo dire :“Qui in Italia non c’è niente, bisogna andare fuori, in questo paese nessuno investe per i giovani!” Ebbene questa è una dura realtà, più il corso di studi prosegue e più si ha timore che si stia studiando inutilmente perché non si troverà mai un lavoro. Eppure forse per paura o per poca fiducia in noi stessi, cresciamo forti della convinzione che la nostra storia sia già stata scritta e fermi in questa convinzione ci stanziamo in una situazione comoda in cui non facciamo niente per migliorare quello che potrebbe essere il nostro futuro e diventiamo semplici spettatori della nostra vita. La verità è che viviamo in un mondo in cui dobbiamo imparare a prendere in mano la nostra vita ed essere in grado di scegliere.

La parola “scelta” a volte fa paura, implica che devi scegliere tra due soluzioni, due strade diverse, due strade che non conosci e per cui nessuno ti darà un manuale di istruzioni. Il più delle volte la scelta implica una rinuncia, ma scegliere è un passo obbligatorio nel percorso di ciascuno di noi. Ci si ritrova sempre davanti ad una scelta: la scelta del liceo, dell’università, tutte scelte in cui vieni guidato ed accompagnato da chi ti sta vicino. Quando poi cresci ed impari a conoscerti e ad ascoltarti, arriva un momento in cui devi scegliere

Studenti in preghiera per la festa del Natale Il 17 dicembre si è tenuto l’incontro degli universitari FEDERICA BANDE ONO TANTE E diverse le comunità parrocchiali che autonomamente organizzano dei piccoli eventi studiati per i più grandi e i più piccoli, come le novene, la preparazione di presepi da esporre per la comunità, dei

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ritiri per i ragazzi e cosi via, ma quest’anno la Diocesi di Cagliari ha voluto che tutti i giovani universitari partecipassero e condividessero la preparazione al Natale vivendo un momento dedicato e pensato su misura per la loro età ed il percorso di studi. E' la sera del 17 dicembre la data che l'Ufficio di Pastorale Giovanile sceglie per dare appuntamento sulla soglia della chiesa del Santo Sepolcro a Cagliari ai tanti giovani universitari che desiderano prepararsi ai giorni di Natale in modo diverso, diverso rispetto alla solita corsa per comperare i regali da mettere sotto l'albero, e talvolta accanto ad un presepe. Circa sessanta universitari tra i 18 ed i 30 anni occupano la piazzetta antistante la chiesa in attesa, e una volta accomodatisi all'interno della chiesa assistono ad un breve discorso introduttivo tenu-


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IL PORTICO DEI GIOVANI

IL PORTICO

cronaca GIOVANI E VOLONTARIATO

Oltre mille ragazzi in visita agli stand C’è chi si è preparato per giorni, chi invece ha partecipato sapendo che non ci sarebbe stata lezione e chi coinvolto nella giornata di sensibilizzazione la progetto “Scuola e volontariato” si è dato un gran da fare. Fatto sta che dei 500 ragazzi previsti a Terralba sono giunti in 1.300, una cifra impressionante. Segno come ha detto don Luigi Ciotti che i giovani hanno bisogno di diventare protagonisti del loro presente. Così la scuola di Terralba è “stata presa d’assalto” dai giovani di 50 istituti superiori della Sardegna, per una giornata nella quale le esperienze di volontariato sono state presentate ai ragazzi, in attesa di ascoltare quanto don Ciotti aveva da dire loro. Il progetto come si legge sul sito del Centro di Servizio per il Volontariato “Sardegna Solidale” mira a “lavorare con i giovani e non sui giovani, perché riconoscere soggettività ai giovani ne faccia cittadini attivi, solidali che s’indirizzino con i loro tempi e modi verso una cultura della partecipazione del volontariato”.

Dai numeri registrati nella palestra di Terralba il mondo del volontariato ha di certo l’opportunità di fornire una opportunità di crescita ai giovani. Se messi in condizione di dare il loro contributo, è stato detto sia nell’incontro della mattinata sia durante la marcia, i giovani sanno essere protagonisti del presente e in grado di costruirsi un futuro fatto di regole e di indicazioni chiare. Il lavoro portato avanti anche dalla pastorale giovanile regionale ha impegnato una decina di giovani nella preparazione del flash mob che purtroppo non è stato visibile da tutti per la mancanza di uno schermo. Un peccato. Nonostante ciò è stato apprezzato dai presenti: una conferma che se motivati i giovani rispondono.

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Marcia della Pace. Parla don Luigi Ciotti ospite dell’appuntamento di Terralba.

“I giovani sardi sono la speranza di questa meravigliosa terra” Il fondatore di Libera, ospite della XXVII Marcia, ha chiesto di dare fiducia ai ragazzi che vogliono essere coinvolti nelle scelte importanti ROBERTO COMPARETTI

ONDATORE DI Libera, da sempre impegnato nella lotta all’illegalità e per questo nel mirino della criminalità organizzata, don Luigi Ciotti è stato l’ospite della XXVII Marcia della Pace a Terralba. Alla testa del corteo, preceduto solo dalle bandiere della Pace, racconta in mezzo ai giovani i valori che una iniziativa del genere diffonde. “La pace la si costruisce insieme – dice – ed ha bisogno di quello che il Papa nel messaggio per la Giornata Mondiale del primo gennaio ha scritto: “la pace passa per la fraternità” e questi giovani vogliono esprimerla con la loro presenza. Perciò chiedono a noi adulti coerenza, partecipazione, attenzione nei loro riguardi, per costruire un presente che deve essere abitato insieme, perché solo abitando questo presente si riesce a costruire il futuro. Molti dicono i giovani sono il futuro, io dico che i giovani sono il presente.

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Don Luigi Ciotti durante il suo intervento conclusivo a Terralba.

Perché? Perché i giovani hanno bisogno del presente, delle risposte dalla politica, dal mondo degli adulti, dalle famiglie che li accompagnano, dalla scuola e dal mondo del lavoro. I giovani sono il nostro presente e se noi siamo capaci di costruire oggi dei percorsi con loro ci potrà essere un futuro. Allora la profezia del nostro tempo è abitare il presente insieme: stamattina sono stato nelle scuole, ed ho visto la meraviglia di questi ragazzi, la loro passione, le loro fatiche ma anche le loro speranze. Tocca a noi adulti creare una nuova forza generatrice: giovani e adulti insieme per sentire prepotentemente dentro di noi la responsabilità di costruire i percorsi per da-

re più dignità e più libertà a queste persone. C’è chi pensa che Sardegna sembra non essere fortemente intaccata da fenomeni di criminalità organizzata, se non in alcuni casi. È davvero così? Mi sembra che fenomeni legati alla droga, alla prostituzione, all’usura siano presenti anche qui. Dobbiamo evidenziare questi fenomeni di illegalità, nessuno può dichiararsi esente. Per questo ci vuole continuità, attenzione per leggere la realtà, cogliendo le grandi positività ma anche le contraddizioni. Questa è una terra meravigliosa, con gente meravigliosa, che però soffre molto, con migliaia di giovani costretti a varcare il Tirreno per cercare lavoro, per questo

è necessario invertire la rotta, investendo nel turismo, nell’agricoltura. I sardi sono dei grandi lavoratori che hanno fatto onore all’Italia in giro per il mondo. Stamani arrivando in aereo ho incontrato decine di persone che tornavano per le feste, molti ragazzi che studiano al Nord ed amano questa terra. In loro però si leggeva anche la fatica di pensare ad un domani qui senza condizioni per poter rientrare. Il disagio lavorativo è una delle grandi ferite che colpisce tutta l’Italia ma i dati dei giorni scorsi collocano la Sardegna al primo posto per la mancanza di lavoro. È una durissima realtà per la quale la politica deve fare qualcosa ma anche noi come cittadini dobbiamo fare la nostra parte.

menti è scandito dal rullo dei tamburi e dalle note della locale banda musicale, qualche giovane si improvvisa sbandieratore, con una discreta perizia. Dopo un’oretta di cammino si arriva sul piazzale della parrocchiale dedicata a San Pietro Apostolo. Qui, prima dei saluti ufficiali e dei discorsi, spazio ai giovani e al flashmob preparato per l’occasione. Al termine della performance dei giovani i saluti ed i discorsi: da quello del rappresentante della Re-

gione, l’Assessore all’Industria, Antonello Liori, a quello dell’Arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio, fino alla testimonianza di Dimitri Pibiri, presidente della cooperativa “La Clessidra”, che ha portato la sua testimonianza di imprenditore, in grado con la sua società di creare posti di lavoro, soprattutto per le giovani donne, in un settore delicato come quello dei servizi alla persona: tante educatrici ed operatori nel sociale hanno nella cooperativa un riferimento. “Un segno di speranza”, l’ha definita mons. Angelo Pittau, presidente del Comitato Organizzatore della Marcia.

I ragazzi chiedono di essere protagonisti Migliaia di persone hanno sfilato per le vie di Terralba. R.C.

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N APPUNTAMENTO che ha ri-

chiamato migliaia di persona da tutta l’Isola. La XXVII Marcia della Pace ha attraversato le vie di Terralba, sconvolte lo scorso 18 novembre dalla tragica alluvione. I terralbesi, con l’aiuto di tantissimi volontari, hanno liberato le strade ed in parte le case da fango ed acqua. “Tanto è stato fatto - ha detto il sindaco Pietro Paolo Piras - ma molto resta da fare. Oggi sono presenti decine di giovani e tanti volontari, molti dei quali si sono precipitati qui per soccorrere le persone in difficoltà. Credo che a loro vada detto un grande grazie per quanto hanno fatto”. Decine le associazioni di volontariato provenienti da tutta la Sardegna: dalla Gallura, la zona più colpita dal ciclone, al Sulcis, dal Medio Campidano al Nuorese. Non sono mancati gli studenti,

tanti, provenienti dai centri dell’oristanese e dal Guspinese - Villacidrese. Una presenza, quella dei giovani, che è segno delle vitalità della Sardegna. “La presenza dei ragazzi è significativa - dice Gianpiero Farru, presidente del Centro Servizi per il Volontariato “Sardegna Solidale” - perché mostra ancora una volta la disponibilità dei giovani ad essere protagonisti, se messi in condizione di dare il loro contributo. Il mondo del volontariato è una splendida realtà della nostra Isola, ne abbiamo avuto prova proprio in occasione dei tragici fatti di novembre”. Al passaggio della marcia nelle diverse strade di Terralba in molti si affacciano dalle loro case, salutano e sorridono. Il ritmo in alcuni mo-


IL PORTICO DI CAGLIARI

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Carità. Presentato a Cagliari un volume che ricorda l’attività di Padre Puggioni.

Padre Giovanni Puggioni un vero testimone di carità in Africa Il volume pone in risalto la capacità del Padre gesuita di far dialogare in nome della carità Chiesa e società

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IL 16 GENNAIO

Incontro di formazione per diaconi e ministri Giovedì 16 gennaio, a partire dalle ore 18,30, nei locali del Seminario Arcivescovile, in via Monsignor Cogoni 9, è in programma un incontro di formazione

Dal 15 gennaio Scuola per Catechisti Un momento della presentazione del libro; sotto la copertina del volume

ni e non solo, una spirituale-ecclesiale, caratterizzata dalla forte spiritualità di questo sacerdote mosso da una profondissima fiducia nella Divina Provvidenza e nel Cuore di Cristo, grazie alla quale ha sfidato tutte le difficoltà a cui è andato incontro nella sua azione missionaria, una lettura pastorale-sociale, dalla quale è emersa la capacità di P. Giovanni di spezzare la Parola di Dio per aiutare i più piccoli, sofferenti ed emarginati, attraverso il dar vita alle prime forme di volontariato organizzato in Sardegna, con la

Lega Missionaria Studenti e poi con l’Operazione Africa tuttora operante nel campo della cooperazione internazionale. P. Puggioni con creatività e originalità ha incarnato il ruolo del “pioniere”, attivando ponti di collaborazione con molti altri missionari, religiose di diverse parti del mondo e realizzando concretamente circa 25 opere tra dispensari, padiglioni per i lebbrosi, i bambini e le loro mamme, cappelle, scuole materne e professionali, acquedotti e quant’altro il suo genio ha saputo inventare

grazie all’aiuto e al sostegno di migliaia di persone, soprattutto giovani, che hanno contribuito a questi suoi progetti in tutta la Sardegna. L’incontro è stato animato dal dibattito e dall’ascolto di alcune vive testimonianze di coloro che hanno accompagnato il gesuita sardo nei suoi numerosi viaggi africani. Il volume corredato di una ampia sezione fotografica e documentaria sarà in vendita presso la sede di Operazione Africa onlus, via Ospedale n. 8, Cagliari; il suo ricavato andrà a supportare la realizzazione dei progetti annuali dell’Associazione in Africa e Brasile.

Il tradizionale Te Deum promosso dall’UCSI

giornalisti siano al servizio della verità, lasciando trasparire la Luce del Vangelo». Questo l’invito rivolto agli iscritti dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana della Sardegna dall’Arcivescovo di Cagliari monsignor Arrigo Miglio, che ha presieduto la Santa Messa di ringraziamento celebrata sabato 28 dicembre nel santuario di Sant’Ignazio da Laconi a Cagliari. La liturgia del giorno ha avuto al centro il brano del Vangelo sulla “strage degli innocenti”, ordinata dal re Erode poco dopo la nascita di Gesù. E di questa pagina del Nuovo Testamento Monsignor Miglio ha parlato ai tanti giornalisti presenti, definendo questo brano «un episodio di cronaca nera», dove al centro vi sono dei «martiri inconsapevoli che non sapevano la causa della violenza eseguita. La

brevi

IN SEMINARIO

I giornalisti cattolici testimoni della verità ANDREA PALA

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permanente per i membri della comunità per il diaconato permanente e i ministeri istituiti.

MANUELA DEIDDA A SACRESTIA della Chiesa di S. Michele, a Cagliari, ha ospitato la presentazione del volume “P. Giovanni Puggioni sj, testimone di carità in Africa” dedicato all’attività missionaria del gesuita di Borore. Alla presenza dell’autore P. Guglielmo Pireddu sj e del giornalista Paolo Matta si è parlato di questo libro che, sotto forma di una cronistoria, inquadra la personalità di P. Puggioni negli anni in cui la Chiesa del dopo Concilio ha conosciuto altre figure straordinarie della carità come Raoul Follereau, l’apostolo dei lebbrosi degli anni ‘5060, P. Giuseppe Greggio missionario tra i lebbrosi a Mosango, diversi missionari e religiose impegnati contro la povertà, la fame e la lebbra in diversi stati dell’Africa. Sono state proposte alcune piste di lettura, una storico-cronologica, nella quale P. Puggioni appare come un “profeta” dei suoi tempi perché ha interagito con la Chiesa, con la società e le istituzioni per portare il Vangelo dell’amore e della solidarietà tra i più poveri e infelici dei paesi Africa-

IL PORTICO

loro testimonianza – ha proseguito l’Arcivescovo – non è quella di Stefano o di altri martiri. Gli innocenti che il Vangelo ci racconta testimoniano che nella lotta drammatica tra le tenebre e la luce, chi vince è la luce». Anche loro dunque annunciano Cristo. «Lo celebrano come vincitore», ha messo in evidenza monsignor Miglio. Davanti a diversi fedeli giornalisti, l’Arcivescovo non ha mancato di sottolineare alcuni aspetti legati all’esercizio della professione. «Questa festa dei Martiri Innocenti – ha detto – può insegnarci che non si deve essere schiavi del pessimismo nell’esporre un fatto di cronaca nera, che nei giornali trova sempre molto spazio. C’è modo e modo per raccontarli. Se chi scrive continua ad alimentare la Luce della Speranza il fatto assume un altro tono. Deve trapelare questo nello svolgimento della professione».

Dal 15 gennaio parte la Scuola diocesana per Catechisti. Un percorso triennale per conoscere il Concilio Ecumenico Vaticano II e leggerne l’attualità nell’ambito dell’evangelizzazione e della catechesi.

Gli incontri, utilizzando prevalentemente la forma di “laboratorio”, si terranno il mercoledì, dal 15 gennaio, dalle 17 alle 19.30, fino al mese di Aprile, nei locali del Seminario Arcivescovile. Le iscrizioni per partecipare a questo percorso formativo sono aperte fino al 15 gennaio. Per informazioni: uffcatechistico@diocesidicagliari.it

OPPORTUNITÀ

Incontro diocesano per fidanzati

Ma nella sua omelia, monsignor Miglio si è soffermato anche su un altro aspetto. «Da credenti – ha detto rivolgendosi direttamente ai giornalisti – siamo convinti che la luce è più forte delle tenebre, anche quando sembra l’esatto contrario. Questa convinzione deve portarci a far emergere i germogli del bene». E la cronaca di un altro colore, per inciso quella bianca, è stata definita dall’Arcivescovo «elemento di onestà». Le notizie che rientrano in questa categoria «sembrano nulla rispetto alla cronaca nera – ha sottolineato monsignor Miglio – ma sono le notizie

di cronaca bianca a far emergere la realtà, raccontando, ad esempio, le storie dei giovani che mettono in campo tutte le loro energie per far fronte al mercato del lavoro colpito dalla crisi». L’Arcivescovo ha poi concluso la sua omelia sottolineando come «la festa dei Martiri Innocenti può suscitare una serie di riflessioni e di pensieri che nascono da questo brano del Vangelo». La celebrazione liturgica è poi terminata con il canto solenne del Te Deum, intonato in tutte le parrocchie durante le Sante Messe celebrate l’ultimo giorno dell’anno.

Il 15 febbraio prossimo dalle 18 alle 20 nei locali del Seminario Arcivescovile di via monsignor Cogoni 9 è previsto un incontro diocesano per fidanzati sul tema “Per un amore eterno”. L’incontro è rivolto in particolare ai giovani fidanzati che stanno frequentando la catechesi in preparazione al matrimonio o hanno appena concluso il corso nelle parrocchie delal Diocesi. L’ufficio di pastorale familiare chiede alle equipe che accompagnano i fidanzati nel loro percorso di formazione di poter essere presenti.


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IL PORTICO DE

IL PORTICO

II DOMENICA DOPO NATALE (ANNO A)

dal Vangelo secondo Giovanni

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n principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità. Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me». Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Gv 1,1-18

DON ANDREA BUSIA

il portico della fede

I

l vangelo di oggi, che comprende il prologo del vangelo di Giovanni è una sintesi delle tematiche presenti all’interno del vangelo. Nel classico stile giovanneo il discorso si regge sulle opposizioni e sui parallelismi, che sono facilmente rintracciabili all’interno del brano, soprattutto in relazione alla luce e al riconoscimento del Verbo. Per Giovanni è fondamentale sottolineare come Gesù non sia semplicemente un messaggero ma sia Dio stesso (“Il verbo era Dio”) e che fosse una presenza attiva e necessaria già dal principio (“tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di tutto ciò che esiste”). Ma cosa significa “dal principio” e perché è così importante per Giovanni? Non significa semplicemente che Gesù era presente quando Dio ha creato il mondo, bensì da molto prima, da prima che Dio iniziasse a creare qualsiasi cosa, iniziando il suo vangelo dicendoci come

Il Verbo si fece car

era “al principio” Giovanni ci riporta alle prime parole della Genesi e quindi di tutta la Bibbia: “In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gen 1,1). Il Verbo non è una creatura ma è un emanazione diretta di Dio, una emanazione vitale, che dà vita (“In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”) se il libro della Genesi ci dice che la parola di Dio era una parola creatrice (“Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” Gn 1,3), allo stesso modo qui Giovanni ci fa capire come quella parola abbia preso carne per dare la vita, e ha preso carne nella persona di Gesù. Dopo averci parlato del passato “remoto” Giovanni guarda con realismo e un po’ di tristezza a un passato a lui molto più vicino dicendoci che sebbene il mondo fosse stato fatto per mezzo di Gesù questo non ha reso ovvio il suo riconoscimento, anzi il mondo non lo ha proprio riconosciuto, così come “i suoi”. Conosciamo tutti la storia, Giovanni nel suo prologo ci evidenzia semplicemente l’assurdità, l’irragionevolezza, di una tale ce-

cità. Non tutti però lo hanno rifiutato: ci sono alcuni che lo hanno accolto e lui li ha resi “figli di Dio” perché hanno riscoperto la loro vera origine, il fatto di essere stati generati da Dio. Il culmine di questo cammino per Giovanni è racchiuso in una frase “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”. Il verbo che si è fatto carne ha potuto essere contemplato da tutti i credenti (e l’evangelista si considera uno di essi), non si tratta più di guardare Dio di spalle, o percepirlo in maniera sfuggevole o mediata, come Elia o Mosè, l‘inaudito è accaduto: la parola è diventata carne, Dio si è fatto uomo e non si è nascosto ma si è offerto a tutti, non per uno show o una passerella, ma per illuminare tutti coloro che lo avessero accolto e, credendo, lo avessero riconosciuto, Intramezzato all’interno del prologo troviamo in due riprese la menzione di Giovanni Battista che, sebbene non venga

chiamato per nome (come d’altronde Gesù), assume un ‘importanza tutta particolare perché è colui che ha preparato la sua missione e il primo che, nel vangelo di Giovanni, lo riconosce ed esplicita la finalità dell’incarnazione. Giovanni è Gesù sono quindi, all’interno del prologo, estremamente legati perché la missione di Gesù non è un evento capitato in un momento qualsiasi della storia: questa venuta è stata preparata da tutti i profeti e soprattutto di Giovanni Battista e, soprattutto, i suoi effetti dovranno continuare per mezzo di tutti coloro che saranno chiamati ad indicare ai loro fratelli colui che si è fatto carne per la nostra salvezza. Qual è nel dettaglio la missione del Verbo? Giovanni risponde alla fine del prologo: “Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato”. Rivelare il Padre, e noi ci poniamo in attento ascolto di questa rivelazione, siamo appena al prologo, dobbiamo ancora leggere tutto il Vangelo.

FEDE E BENE COMUNE Nel quarto capitolo della Lumen fidei Papa Francesco pone in relazione la fede con il bene comune. Il Santo Padre fa notare infatti come nella Lettera agli Ebrei, quando viene presentata la storia dei Patriarchi e dei giusti dell’Antico Testamento, non si parli solo di un cammino da loro compiuto ma anche della preparazione «di un luogo nel quale l’uomo possa abitare insieme con gli altri» (LF, 50). L’affidabilità di Dio, spiega il Papa, rende possibile per gli uomini la costruzione di una città “affidabile” dove i rapporti tra gli uomini vengono rinnovati: «se l’uomo di fede poggia sul Dio-Amen, sul Dio fedele (cfr Is 65,16), e così diventa egli stesso saldo, possiamo aggiungere che la saldezza della fede si riferisce anche alla città che Dio sta preparando per l’uomo. La fede rivela quanto possono essere saldi i vincoli tra gli uomini, quando Dio si rende presente in mezzo ad essi. Non evoca soltanto una solidità interiore, una convinzione stabile del credente; la fede illu-

mina anche i rapporti tra gli uomini, perché nasce dall’amore e segue la dinamica dell’amore di Dio» (ibidem). La fede per il suo legame con l’amore fa sì che essa sia naturalmente al servizio della giustizia, del diritto e della pace. È proprio nella fede che l’uomo incontra pienamente l’amore di Dio che offre la possibilità di valorizzare i rapporti umani e arricchire la vita comune. Papa Francesco sottolinea particolarmente il nesso tra l’amore affidabile di Dio e quello che l’uomo è chiamato a costruire con gli altri uomini, mostrando come la fede possa incidere nella costruzione della città terrena: «senza un amore affidabile nulla potrebbe tenere veramente uniti gli uomini. L’unità tra loro sarebbe concepibile solo come fondata sull’utilità, sulla composizione degli interessi, sulla paura, ma non sulla bontà di vivere insieme, non sulla gioia che la semplice presenza dell’altro può suscitare. La fede fa comprendere l’architettura dei rapporti umani, perché ne co-

glie il fondamento ultimo e il destino definitivo in Dio, nel suo amore, e così illumina l’arte dell’edificazione, diventando un servizio al bene comune. Sì, la fede è un bene per tutti, è un bene comune, la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta a edificare le nostre società, in modo che camminino verso un futuro di speranza» (LF, 51). Nella Lettera agli Ebrei a tale proposito vengono richiamate le figure di Samuele e di Davide che grazie al dono della fede poterono «esercitare la giustizia» (Eb, 11, 33) nella loro azione di governo del popolo. Qui si vede, fa notare ancora il Papa, come «le mani della fede si alzano verso il cielo, ma lo fanno mentre edificano, nella carità, una città costruita su rapporti in cui l’amore di Dio è il fondamento» (ibidem). di don Roberto Piredda


ELLA FAMIGLIA

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

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Week end di formazione proposti dai frati minori

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Con Francesco d’Assisi per seguire Cristo Un’esperienza pensata apposta per le famiglie FABIO FIGUS

n'occasione di crescita personale e di coppia per chi desidera approfondire la spiritualità francescana. Questo l'intento del gruppo di lavoro di Pastorale Familiare dell’Ordine Francescano Secolare della Sardegna, che ha organizzato un ciclo di incontri per fidanzati, sposi e famiglie, già professi OFS o meno. Quattro week end, dal pomeriggio del sabato al pomeriggio della domenica, per dare la possibilità ai partecipanti di stare insieme e vivere in semplicità la Fraternità, curando la preghiera, la condivisione, il gioco con i più piccoli, ma in modo particolare, la formazione. “Quest’anno tutta la proposta della pastorale familiare francescana sarda, spiega Cristiana Placido del consiglio regionale OFS, ruoterà attorno al tema: Famiglia in cammino con Francesco, sui sentieri di Cristo. Questa infatti, la tematica per la formazione permanente proposta dal consiglio nazionale, seguendo le indicazioni del centro nazionale per l’accompagnamento delle famiglie secondo una spiritualità prettamente francescana”. Il primo incontro della serie, si è già svolto a novembre e il cui tema specifico era Vita di coppia e lavoro: quale sfida oggi? Nei prossimi appuntamenti si parlerà di impegno sociale e politico, di salvaguardia del creato, di missione.“Visto i temi, prosegue Cristiana Placido, i singoli incontri sono autoconsistenti, anche se è consigliata la partecipazione a tutti quanti per dare continuità e completezza”. La formazione è curata con una lectio divina del frate assistente P. Giuseppe Carta OFM, affiancato di volta in volta da una coppia di francescani secolari che approfondiscono la catechesi con una parte esperienziale sulla base della vita di fede in fami-

U

RISCRITTURE

IL MISTERO DELL’INCARNAZIONE La liturgia di questa domenica ripropone il Prologo del Vangelo di san Giovanni, proclamato solennemente nel giorno di Natale. Questo mirabile testo esprime, nella forma di un inno, il mistero dell’Incarnazione, predicato dai testimoni oculari, gli Apostoli, in particolare da Giovanni, la cui festa, non a caso, si celebra il 27 dicembre. Afferma san Cromazio di Aquileia che “Giovanni era il più giovane di tutti i discepoli del Signore; il più giovane per età, ma già anziano per la fede» (Sermo II,1 De Sancto Iohanne Evangelista, CCL 9a, 101). Quando leggiamo: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1), l’Evangelista – paragonato tradizionalmente ad un’aquila – si eleva al di sopra della storia umana scrutando le profondità di Dio; ma ben presto, seguendo il suo Maestro, ritorna alla dimensione terrena dicendo: “E il Verbo si fece car-

ne” (Gv 1,14). Il Verbo è “una realtà vivente: un Dio che … si comunica facendosi Egli stesso Uomo» (J. Ratzinger, Teologia della liturgia, LEV 2010, 618). Infatti, attesta Giovanni, “venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria” (Gv 1,14). “Egli si è abbassato ad assumere l’umiltà della nostra condizione – commenta san Leone Magno – senza che ne fosse diminuita la sua maestà” (Tractatus XXI, 2, CCL 138, 86-87). Leggiamo ancora nel Prologo: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto:grazia su grazia” (Gv 1,16). “Qual è la prima grazia che abbiamo ricevuto?” – si chiede sant’Agostino e risponde – “È la fede”. La seconda grazia, subito aggiunge, è “la vita eterna” (Tractatus in Ioh. III, 8.9, CCL 36, 24.25). Benedetto XVI – Angelus 2 gennaio 2011

glia. Questa esperienza non è nuova, ma è nata oltre un decennio fa dalla necessità di offrire un sostegno ai fidanzati. In breve tempo il tutto si è evoluto in un vero e proprio cammino guidato da un frate e aperto poi anche agli sposi, e tale è rimasto anche se “mirato” di volta in volta in virtù dell'effettivo numero di partecipanti. A questo si è poi aggiunta in seguito la parte esperienziale proposta da laici francescani e non, una parte di condivisione di coppia e in assemblea. Oggi la struttura degli incontri consta tra l’altro, di una catechesi del presbitero al sabato e una di laici alla domenica, dando poi la possibilità alle singole coppie di incontrarsi. “Per consentire ai genitori di dedicarsi completamente alle attività proposte, riprende Cristiana Placido, viene offerto un servizio di accoglienza per i figli. Da quest’anno infatti, il gruppo di lavoro Araldini, responsabile dell’animazione fraterna dedicata ai più piccoli, in particolare a quelli di un età compresa fra i 6 e i 13 anni, e che si avvicinano alla fraternità francescana, viene offerta un’occasione di crescita anche ai bambini presenti. Essi infatti affrontano le medesime tematiche trattate dagli adulti tramite attività ludico-formative, studiate ed adattate in base alla loro età. Tutti gli incontri si svolgeranno nella Casa di accoglienza “Stella Maris” a Torregrande (OR). Il prossimo incontro si terrà il 18 e 19 Gennaio 2014, tema specifico di questo incontro sarà “Famiglia: come educarsi all’impegno sociale e politico?” a seguire il 15-16 Marzo 2014 con “La famiglia educa alla salvaguardia del creato?” ed il 17 e 18 Maggio 2014 con “Famiglia formato missione”. Tutte le informazioni relative alla partecipazione e alle prenotazioni si possono trovare sul sito www.ofssardegna.it/incontrifamiglia.


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IL PORTICO DEI LETTORI

IL PORTICO

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

LETTERE A IL PORTICO Una domenica della Sacra Famiglia insolita, quella che i seminaristi “maggiori” della diocesi, hanno trascorso lo scorso 29 dicembre, con il loro vescovo monsignor Arrigo Miglio. Un piacere, ma anche una necessità perché anche la realtà del seminario come ogni famiglia, è solita ritrovarsi insieme proprio nelle occasioni di festa per condividere cammini e percorsi di vita in prospettiva del ministero che li attende. Con loro, il rettore don Paolo Sanna, l’animatore del seminario regionale don Riccardo Pinna, don Roberto Ghiani vice-

rettore dell’Almo Collegio Capranica e don Giulio Madeddu, padre spirituale del seminario minore diocesano. I seminaristi provenienti dal Pontificio Seminario Romano Maggiore, dal Pontificio Seminario Francese, dal Pontificio Seminario Regionale Sardo e dal Collegio Capranica, hanno avuto modo di conoscere e fraternizzare anche con i ragazzi della diocesi che frequentano la comunità propedeutica nelle strutture dello stesso seminario diocesano. Un’occasione questa, che va ben oltre la condivisione delle cele-

brazioni natalizie a cui sono chiamati per solennizzare le liturgie della cattedrale, e che ha ancora una volta constatato il comune desiderio di servire il Signore. Rimane questo, l’essenziale: amicizie e relazioni radicate in Cristo, pronte, come ha sottolineato l’arcivescovo nell’omelia a guardare le situazioni soltanto secondo la sua prospettiva. La giornata vissuta in seminario, con il pranzo comunitario, ha così concluso una mattinata fraterna all’insegna del ritrovo e dell’arricchimento reciproco. Enrico Murgia

Inviate le vostre lettere a Il Portico, via mons. Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzare l’indirizzo settimanaleilportico@gmail.com, specificando nome e cognome, ed una modalità per rintracciarvi. La pubblicazione è a giudizio del direttore, ma una maggiore brevità facilita il compito. Grazie.

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entre siamo intenti a fare gli acquisti natalizi dell'ultimo minuto - cercando di dimenticare il vuoto del conto in banca e quello in casa delle vittime dell'alluvione che ha colpito l'isola un mese fa - esce nelle sale l'attesissimo Forzen, ultima creazione firmata Disney, che attira i bambini ma incuriosisce anche i grandi. I creatori, tra produzione sceneggiatura e regia, vantano le firme di altri film d'animazione come Tarzan, Ralph Spaccatutto e Rapunzel; professionisti che sanno fare il loro mestiere quindi, ma che messi insieme riescono a creare quello che penso sia il prototipo più completo di una nuova idea di 'fiaba', ma sopratutto di 'principessa'. L'intreccio è semplice, ma già dal principio a suo modo originale, perchè le protagoniste questa volta sono due, Elsa e Anna, e sono sorelle. Un particolare che salta subito all'occhio è la dicotomia tra bene e male che solitamente, sopratutto nei prodotti Disney, è dichiarata; qui invece il limite tra le due forze si assottiglia in modo impercettibile. Ovviamente i bambini sanno che le due sorelle sono buone (mentre i grandi, più guastafeste dei piccoli, hanno qualche dubbio) ma il potere che la maggiore Elsa scopre di avere - ovvero quello di sprigionare quasi involontariamente del ghiaccio fino a trasformare l'intero salone del palazzo in una distesa di neve - diventa un segreto da nascondere invece che un talento da utilizzare. Il male sembra così essere sempre dietro l'angolo, provocando in Elsa la paura di fare del male alla sorella più piccola come già era accaduto in passato. Una volta uscita allo scoperto è quindi costretta a fuggire lontano ed isolarsi per po-

In onda su Radio Kalaritana Frequenze in FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 - 102,200 - 104,000

Oggi parliamo di… arte e fede Le chiese minori di Quartu S. Elena. (Terenzio Puddu) Domenica 5 gennaio ore 18.10 Lunedì 6 gennaio ore 8.30 Cantantibus organis Ascolto guidato alle interpretazioni organistiche bachiane di Marie- Claire Alain. (a cura di Andrea Sarigu) Trio Sonata N.1 in MI bemolle BWV 525 (Allegro moderato/ Adagio/ Allegro/) Trio Sonata N.2 in Do minore BWV 526 (Vivace/Largo/Allegro)

Kalaritana ecclesia Informazione ecclesiale diocesana Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30 Radiogiornale regionale Dal Lunedì al venerdì 10.30 / 12.15 / 13.30

Oggi parliamo di… comunicazione II talk show e la comunicazione politica (Simone Bellisai) Martedì 7 gennaio ore 19.10 Mercoledì 8 gennaio ore 8.30

Lampada ai miei passi (6-12 gennaio) Commento al Vangelo quotidiano a cura di don Giulio Madeddu Dal lunedì al venerdì 5.00 / 6.48 / 21.00 Sabato 5.00 / 6.48 / 21.00 (vangelo domenicale) Domenica 5.00 / 7.30 / 21.00

L’ora di Nicodemo Il Vangelo di Matteo (Commento esegetico - spirituale a cura di Sabino Chialà – Biblista) Mercoledì 8 gennaio 21.30

Oggi è già domani Nel cuore della notte con lo sguardo verso il nuovo giorno (A cura di don Giulio Madeddu) Ogni giorno alle 00.01

Nelle sale l’ultima creazione proposta dalla Disney

Frozen, il regno di ghiaccio VALERIA USALA

ter essere finalmente se stessa senza timore. Ma Anna non si da per vinta e, accompagnata da Kristoff, il venditore di ghiaccio del regno, la sua renna e un simpaticissimo pupazzo di neve di nome Olaf, parte per trovare Elsa e convincerla a tornare a casa. Ci sono tre rivoluzioni fondamentali in questa storia. Primo, il concetto di potere: non è una storia di guerra tra poteri, e non è nemmeno tutto incentrato su un cattivo con poteri straordinari che deve essere sconfitto, ma anzi la principessa protagonista rischia essa stessa di diventare la 'cattiva'. Elsa ha dentro di sé una capacità speciale, che fa paura nella sua unicità e viene così tenuta nascosta, sotto consiglio dei genitori, addirittura alla sorella. Ma avere un 'potere' fuori dal normale non ti rende una persona fuori dal normale, e solo decidendo come utilizzarlo, e iniziando a vedere quel 'potere' come una possibilità per fare del bene invece che come una condanna, Elsa sarà capace come tutti noi, di accettarsi e farsi accettare. Una lezione tutt'altro che per bambini.

Oggi parliamo con… Davide Boneddu, pres. dell’Ordine dei geologi della Sardegna (Il dissesto idrogeologico in Sardegna) Sabato 11 gennaio 19.10 Domenica 12 gennaio ore 10.30

Secondo, il concetto di amore: Anna ha un altro grandissimo potere, che la storia sottolinea in modo tale da far sembrare quasi lei la vera protagonista. Un amore incondizionato e puro, verso sua sorella, e uno invece che matura piano piano, verso i due ragazzi che destano in lei una curiosità nuova, Hans e Kristoff. C'è per la prima volta una differenziazione dell'amore: un tipo è inattaccabile, naturale e non scelto, quello per la famiglia; l'altro è altrettanto profondo ma necessitante di una scelta ragionata, quello del compagno di vita. La cosa più intelligente è che in Forzen questo secondo tipo di amore non è scontato da cogliere, si cela dietro gesti gentili e gratuiti che possono fino all'ultimo essere ingannevoli e far crollare le nostre certezze. Tutt'altro che lontano dalla verità, pur essendo una favola. Terzo, il concetto di principessa: gli anni di Biancaneve, Cenerentola e Aurora sono finiti, ma anche quelli di Ariel, Mulan e Anastasia. Arrivano Rapunzel, Elsa e Anna, principesse ma prima di tutto giovani donne; ingenue, di-

vertentissime e un po' impacciate, ma anche coraggiose, romantiche (al punto giusto) e determinate. Per riscattare l'immagine femminile sarebbero testimonial più adatte le principesse dei cartoni invece che alcune donne in carne ed ossa di oggi, quelle che cedono alle lusinghe facili e si rifiutano di rinunciare ad un castello sempre più vuoto, dove anche il principe spesso si trova a fatica. Lo slancio per una nuova immagine di donna ci è dato da personaggi della fantasia, che un po' hanno le caratteristiche che vorremmo avere noi, ma finalmente condividono anche il lato più imbarazzante, meno perfetto e semplicemente umano senza vergogna. In termini di attrattiva il personaggio di Olaf doppiato da Enrico Brignano è il più riuscito, sulla scia dei nuovi 'aiutanti' che sostituiscono le vecchie fatine - vedi i Minions di Cattivissimo me e ancora prima Scrat de L'era glaciale - talmente solidi da suggerire addirittura spin-off appositi (quello dei Minions uscirà l'anno prossimo in America); questo simpaticissimo pupazzo di neve diverte davvero e aggiunge ad una storia che comunque starebbe in piedi da sola quel pizzico di spirito sano che non guasta. La colonna sonora incanta, riscalda il mondo ghiacciato che ci circonda ed è davvero indice del fatto che ormai la musica e il cinema sono due componenti di un'unica magica miscela. La Disney non ha perso la sua capacità di incantare e centra ancora una volta il bersaglio raccontando alle tante famiglie con cuori 'infreddoliti' e speranze 'congelate' una storia semplice ma in realtà profonda che, come ogni fiaba che si rispetti, dà speranza e regala un sorriso sincero, nonostante tutto.


DOMENICA 5 GENNAIO 2014

IL PORTICO DI CAGLIARI

Missione. Il racconto del Tempo di Natale a Matinha di don Giuseppe Spiga.

Dalla missione in Brasile l’invito a vivere la gioia del Vangelo di Gesù Don Giuseppe Spiga presenta l’intensa esperienza del Natale vissuto a Matinha insieme ai fratelli della missione brasiliana N ANNO FINISCE e mi tornano in mente i bei momenti vissuti. Un anno intenso e molto “missionario” per me e la mia comunità parrocchiale composta di 65 comunità ecclesiali di base divise tra la città di Matinha e le sue campagne. Il grande lavoro pastorale dei laici è un impulso per dare il massimo perché sempre più persone conoscano Gesù Cristo. Ci sarebbero tanti “vangeli” da ricordare, tante “buone notizie” ma voglio soffermarmi solo su due: l’elezione di Papa Francesco e la visita di Mons. Miglio e la delegazione diocesana della GMG nelle nostre parrocchie brasiliane, dove operiamo come Fidei Donum con un solo commento: obrigado Senhor!!! Gli ultimi giorni dell’anno sono sempre i più impegnativi per le tante celebrazioni nei villaggi ricchissime di battesimi. Il Natale non è sentitissimo come in Sardegna, la novena si celebra solamente nelle famiglie e forse il caldo immenso di dicembre non fa clima. Pur-

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gere con poche pennellate il Natale Africano. So dirvi che qui il Natale ha il colore di una notte profondamente nera e misteriosa, in attesa di un’alba nuova. Vive in un intenso dialogo con le stelle, delle quali conosce il nome di ciascuna e ha insegnato anche a me a chiamarle per nome: speranza, pazienza, condivisione, uguaglianza, generosità… quella più grande e luminosa la chiama Amore. E’ la stella che ha il compito di illuminare e vegliare su coloro che hanno paura del buio: i bambini , i vecchi, gli ammalati… Il Natale della mia gente ha l’aridità del deserto e la maestà delle montagne innevate. Ha il sapore acre della savana, percorsa mille volta da chi deve imparare a sopravvivere. Qui il Natale ha i piedi scalzi e le mani incallite. Qui a Natale si impara come condividere

brevi MONSERRATO

L’11 e il 18 gennaio due premiazioni Sabato 11 gennaio alle 18.30, nella scuola “Monumento ai Caduti” di via del Redentore è prevista la manifestazione della biennale, del “Premio Pro Monserrato”, il riconoscimento a persone che hanno onorato con il loro operato la città di Monserrato. Animerà la serata il “Quartetto d’Archi”. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco Monserrato che sabato 18 gennaio alle 18.45 nella parrocchia San Giovanni Battista de La Salle in Monserrato, per il IV Concorso “Presepe di Natale”, ha organizzato la premiazione dei quattro migliori presepi realizzati.

Adorazione per le vocazioni

troppo anche qui il consumismo avanza e la notte di Natale si moltiplicano feste che nulla hanno di cristiano. La partecipazione alla Messa della vigilia è stata buona, le comunità si sono incontrate per la celebrazione del culto con i rispettivi leaders. Chiudendo l’anno della fede, con il consiglio pastorale parrocchiale abbiamo voluto dedicare il nuovo anno alla speranza e il mio augurio per tutti voi nasce proprio da questo tema con le parole di Papa

Don Franco Crabu racconta il Natale a Nanyuki

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DOMENICA 12 GENNAIO

Un Natale di condivisione nel cuore dell’Africa I È STATO CHIESTO di dipin-

IL PORTICO

una manciata di riso per celebrare una grande Festa che deve durare un anno intero. Qui il Natale è il seme da piantare per un raccolto nuovo che verrà custodito nello scrigno più prezioso che la mia gente possiede: il loro cuore. Quindi un Natale perfetto? No purtroppo, ma molto simile al primo Natale. Mi piace augurare a tutti gli amici de Il Portico, un Anno Nuovo illuminato dalla stella più grande e luminosa. Come qui a Nanyuki. Don Franco Crabu Missionario Fidei Donum in Kenya

Francesco: La speranza è “un dono” di Gesù, la speranza è Gesù stesso, ha il suo “nome”. Speranza non è quella di chi di solito guarda al “bicchiere mezzo pieno”: quello è semplicemente “ottimismo”, e “l’ottimismo è un atteggiamento umano che dipende da tante cose. Ma la speranza è un’altra cosa, non è ottimismo. La speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo e per questo Paolo dirà: ‘Mai delude’. La speranza mai delude, perché? Per-

ché è un dono che ci ha dato lo Spirito Santo. Ma Paolo ci dice che la speranza ha un nome. La speranza è Gesù. Non possiamo dire: 'Io ho speranza nella vita, ho speranza in Dio', no: se tu non dici: 'Ho speranza in Gesù, in Gesù Cristo, Persona viva, che adesso viene nell’Eucaristia, che è presente nella sua Parola', quella non è speranza. E’ buon umore, ottimismo…”. Sia un anno di speranza, sia un anno con Evangelii Gaudium, con l’Allegria del Vangelo. Buon 2014 Don Giuseppe Luigi Spiga, Missionario Fidei Donum in Brasile

Domenica 12 gennaio alle 16,30 al Monastero delle Clarisse Cappuccine di Cagliari si ripete l’appuntamento mensile dell’adorazione eucaristica vocazionale, curata dal Centro Diocesano Vocazioni.

L’invito è rivolto a tutti gli operatori della pastorale vocazionale e quanti vogliono unirsi nella preghiera al padrone della messe perché mandi operai (consacrati e consacrate) alla sua Chiesa. PASTORALE FAMILIARE

Formazione nelle parrocchie L’Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare è a disposizione per le parrocchie che lo desiderasse-

ro persone esperte e o sensibili alle tematiche di vita coniugale e familiare dal punto di vista sia umano che cristiano. Un’opportunità di crescita per chi vuole avvicinarsi a queste tematiche ma anche per la comunità parrocchiale che avrebbe risorse umane in più da mettere al servizio delle esigenze delle famiglie. Per eventuali contatti è possibile inviare una mail a ufficiofamiglia@diocesidicagliari.it.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

brevi UFFICIO CATECHISTICO

Incontri per adulti immigrati L’Ufficio Catechistico in collaborazione con Caritas e Migrantes, ha preparato un percorso di incontri rivolti ad immigrati adulti, con lo scopo di far conoscere e scoprire, a chi ne ha espresso il desiderio, la novità di Gesù, della fede cristiana, del Vangelo e della comunità dei discepoli del Signore.

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Visita pastorale. Gli incontri con Mons. Miglio proseguono nelle parrocchie di Pirri.

La Visita pastorale è un’occasione per rinnovare l’annuncio della fede Durante l’Avvento e il periodo di Natale l’Arcivescovo ha visitato le comunità di S. Giuseppe, San Gregorio Magno e Madonna della fede VALERIO FLORIS SSIEME AL NUOVO anno liturgico ed all’Avvento, ha preso il via la Visita pastorale di mons. Miglio nel territorio della Diocesi; Visita che segue da vicino il Viaggio Apostolico dal Santo Padre, pellegrino a Bonaria il 22 settembre, e la chiusura dell’Anno della Fede, svoltasi il 24 novembre. Come sottolineato da mons. Miglio, «per poter vivere veramente i frutti dell’Anno della Fede dobbiamo non fermarci, non sederci, ma rimetterci in strada e mantenerci disponibili alle indicazioni dello Spirito, che ci ripete: Esci dalla tua terra e va’ verso un paese nuovo, le nuove generazioni, che attendono la Parola del Dio fedele, che non delude mai». Veramente l’incontro fra il Pastore ed il popolo a lui affidato si inserisce in tale missione evangelizzatrice; missione urgente, a cui ci sta spesso richiamando Papa Francesco, invitandoci ad uscire dai nostri ambienti per andare a portare la Parola di Dio fino alle «periferie esistenziali». Inaugurata la Visita il 30 novembre con la Parrocchia di S. Maria del Suffragio, nel mese di dicembre mons. Arcivescovo ha incontrato tre comunità di Pirri. Nella Parrocchia di San Giusep-

A L’incontro di accoglienza per gli immigrati adulti che desiderano avvicinarsi ai temi della fede cristiana, che desiderano iniziare o completare il cammino dell’Iniziazione cristiana, oppure che semplicemente sono curiosi di conoscere e confrontarsi con la novità del Vangelo, si svolgerà domenica 12 gennaio, alle 16, ail Teatro di Sant’Eulalia, a Cagliari. Sarà un incontro costruito con testimonianze, canti religiosi appartenenti a diverse tradizioni e colorato dall’accoglienza della comunità cristiana che desidera farsi, anche in questo modo, compagna di strada.

Un momento della Visita pastorale nella Parrocchia di San Gregorio Magno.

pe, guidata da don Roberto Atzori, la Visita ha avuto luogo sabato 14: mons. Miglio vi ha celebrato la Messa ed ha poi incontrato i cresimandi della vicaria. Nella Parrocchia di San Gregorio Magno, di circa 5.000 abitanti, la Visita è iniziata domenica 16 con la messa dei bambini. In tale occasione il parroco, don Costantino Tamiozzo, ha voluto sottolineare l’opportunità della presenza dell’Arcivescovo proprio nelle Domenica in gaudete, considerato che il suo motto episcopale è gaudium vestrum impleatur (la vostra gioia sia piena, Gv 15,11). Il pomeriggio del giorno successivo è stato caratterizzato da vari appuntamenti: i bimbi dell’asilo hanno allestito una rappresentazione; c’è stata la Novena dedicata a bambini e ragazzi del catechismo; i cresimandi hanno avu-

to l’occasione di parlare con l’Arcivescovo per una mezzora; mons. Miglio ha poi celebrato l’Eucarestia, seguita dalla Novena; è stato significativo l’incontro coi rappresentanti dei vari gruppi parrocchiali, occasione per l’Arcivescovo di essere informato su molte realtà parrocchiali che gli erano ignote, come ha lui stesso affermato. La serata si è conclusa con un buffet, offerto dai parrocchiani. Nei vari incontri mons. Miglio ha invitato la comunità a curare lo studio della Parola di Dio e la preghiera. Nelle parole del Parroco rimane la contentezza per questa Visita coinvolgente, che ha suscitato molta partecipazione fra i fedeli e si è svolta durante la Novena di Natale, periodo dell’anno molto significativo: si è trattato di «una bella occasione di incontro col nostro Pastore che è venuto a vi-

sitarci e che noi abbiamo accolto con fede». Nella Parrocchia della Madonna della Fede, di circa 1.600 abitanti, la Visita si è svolta sabato 28 e, secondo il parroco, don Roberto Piredda, «è stata un’occasione per aprirsi, attraverso l’incontro col Vescovo, ad una più vasta dimensione diocesana, quindi non solo legata alla singola comunità parrocchiale»: l’Arcivescovo ha celebrato la Messa ed ha incontrato una rappresentanza degli operatori pastorali che si occupano di liturgia, carità e catechesi. La partecipazione dei fedeli è stata buona e si è trattato di una occasione importante: infatti l’incontro dei fedeli col proprio Pastore «suscita nuovi interrogativi sul modo di essere chiesa e sull’impegno per diffondere la fede: è un momento di verifica e di incoraggiamento».

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IL PORTICO DELLA DIOCESI

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Scuola. L’incontro in preparazione al Natale degli insegnanti di religione cattolica.

Il docente di religione cattolica è testimone di ciò che insegna Padre Steiner ha guidato il momento spirituale dei docenti di IRC: il Natale ci invita a far entrare Cristo dentro la nostra vita ordinaria I. P. O SCORSO DICIASSETTE dicembre in Seminario Arcivescovile si è tenuto l’incontro degli insegnanti di religione in preparazione al Natale proposto dall’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica. Il consueto momento di spiritualità è stato guidato da Padre Christian-M. Steiner, domenicano, docente di pastorale familiare all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Cagliari. La serata di spiritualità ha avuto tre momenti: la meditazione proposta da P. Steiner, lo spazio per la riflessione personale e le confessioni e la Celebrazione Eucaristica. P. Steiner ha proposto ai docenti una lectio divina sui primi due capitoli del Vangelo di Luca. Nella sua riflessione il religioso domenicano ha mostrato come «l’inizio del Vangelo di Luca e l’insieme dei tempi liturgici dell’Avvento e del Natale rivelano la portata teologica della Chiesa, della famiglia e dell’intera storia umana. Appartenere ad una

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Un momento della Celebrazione Eucaristica con i docenti di religione.

famiglia dopo gli avvenimenti di Nazaret diventa un onore divino. Nella realtà della Chiesa la vita di Gesù diventa “partecipabile” e vivendo dentro di essa i credenti, che ripercorrono ogni anno il cammino dell’Avvento e del Natale si muovono verso la risurrezione». P. Steiner ha poi insistito sul particolare legame che tiene insieme l’evento della nascita di Gesù con l’Eucaristia: «la mangiatoia di Betlemme orienta ogni nascita, e perciò ogni azione umana, verso la risurrezione. Essa indica l’Eucaristia come via di glorificazione e realizzazione definitiva per ogni uomo e introduce la storia umana nella vita stessa di Dio». I docenti sono stati invitati per la loro riflessione individuale a con-

siderare in particolare il loro modo di vivere i tempi liturgici dell’Avvento e del Natale e con quali concrete attenzioni spirituali questo viene portato avanti. L’aspetto più personale ha un particolare legame poi anche con il concreto esercizio della missione educativa che essi svolgono in campo scolastico. Non ci potrebbe essere una proposta didattica significativa se il docente non si lasciasse interpellare in prima persona da quei contenuti che propone ai suoi alunni nella forma peculiare dell’insegnamento scolastico della religione cattolica. A questo proposito il direttore dell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica, don Roberto Piredda, fa notare co-

me «il docente di religione è insieme un professionista della scuola e un “mandato” che ha uno speciale legame con la comunità ecclesiale diocesana della quale fa parte. Nella scuola offre un insegnamento di tipo culturale che come tale può essere affrontato da chiunque, anche da chi non fosse credente o appartenesse ad un’altra tradizione religiosa, ma questo non toglie il suo carattere di testimone che lascia trasparire con semplicità il suo coinvolgimento esistenziale con i contenuti che è chiamato a mediare per i suoi ragazzi». L’incontro si è concluso con la Celebrazione Eucaristica. Nell’omelia sul vangelo della liturgia del giorno, che proponeva la genealogia di Gesù tratta dal primo capitolo di Matteo, P. Steiner ha fatto notare come l’incarnazione di Cristo non si inserisca dentro una storia umana “perfetta”, ma nelle vicende normali delle persone con le loro luci e ombre, un percorso quindi segnato anche dal peccato dove l’arrivo del Figlio di Dio porta una svolta inattesa capace di generare una salvezza piena e definitiva. Quest’ultima riflessione ha offerto ulteriori spunti di approfondimento per i docenti di religione che sono chiamati continuamente ad “incarnare” il messaggio della rivelazione cristiana dentro la cultura del nostro tempo, facendo emergere i punti d’incontro e al tempo stesso la novità radicale che Gesù di Nazaret ha portato dentro la storia dell’umanità.

IL PORTICO

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brevi SOLIDARIETÀ

Pranzo offerto dal Comune Lunedì 6 gennaio nella Casa di riposo di Terramaini il comune di Cagliari ha organizzato il Pranzo di Solidarietà. Saranno presenti anche il sindaco del capoluo-

go, Massimo Zedda e l’Arcivescovo di Cagliari, monsignor Arrigo Miglio.

INIZIATIVE

In pellegrinaggio da Papa Francesco La Diocesi di Cagliari, unitamente alle altre della Sardegna, ha organizzato un pellegrinaggio a Roma con i Vescovi dell’Isola per rendere visita a papa Francesco. Dal 13 al 15 maggio prossimo, i pellegrinaggio porterà i partecipanti nella capitale dove è prevista la presenza all’Udienza generale del mercoledì, la visita alle Basiliche maggiori. Un ulteriore appuntamento sarà la visita alla città i cui dettagli verranno resi noti quanto prima. Per informazioni è possibile prendere contatto con l’agenzia Sardivet a Cagliari, telefono 070288978.

Il Natale al mercato di S. Benedetto e in Caritas


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

brevi

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Natale. L’Arcivescovo di Cagliari ha presieduto la Messa di Natale a Sant’Elia.

ESERCITO

Pubblicato il nuovo calendario È dedicato ai più piccoli il nuovo calendario dell’Esercito Italiano. Denominato “L’Esercitomio” ha come protagonista il personaggio dei racconti per i più piccoli Geronimo Stilton ed in ogni mese riporta il disegno di uno bambino figlio di un militare in missione. Una scelta quella fatta dall’Esercito per mostrare come i figli dei soldati in missione siano sensibili alle scelte fatte dai loro genitori nel mettersi al servizio degli altri, anche in luoghi lontani dall’Italia. Un binomio quella tra Forze Armate e Famiglie che, a detta dell’Esercito, rappresenta il valore aggiunto del calendario. IL 9 GENNAIO

Al via il corso per webmaster L’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali propone un breve corso per webmaster parrocchiali. Il corso, sotto la docenza di Simone Bellisai (Webdeveloper, giornalista pubblicista e blogger), è destinato a referenti parrocchiali che vogliano rinnovare o creare il sito web della propria parrocchia e curare la presenza nel web. Ai partecipanti sono richieste nozioni di base di informatica e web e devono avere anche una certa dimestichezza nell’uso dei principali social network. Il corso si sviluppa in tre incontri di due ore ciascuno che si terranno nei giovedì 9/16/23 gennaio (dalle 19 alle 21), e un momento conclusivo che si terrà nel pomeriggio di domenica 26 gennaio in occasione dell’incontro diocesano degli operatori ecclesiali delle comunicazioni sociali. Il corso si terrà presso i locali della Curia diocesana in via mons. G. Cogoni, 9 a Cagliari.

Sant’Elia una comunità vivace impegnata a testimoniare la fede Mons. Miglio nel tempo di Natale ha celebrato i principali momenti liturgici della popolare parrocchia cagliaritana

FRANCESCO ARESU

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E FESTIVITÀ appena trascor-

se sono state un periodo natalizio di certo diverso dal solito per la parrocchia di Sant'Elia, da alcuni mesi senza guida spirituale dopo l'addio di don Paolo Corgiolu. In attesa della nomina del nuovo parroco, l'Arcivescovo di Cagliari Mons. Arrigo Miglio ha voluto mostrare la propria vicinanza alla comunità del quartiere (quasi dodicimila residenti) in occasione delle festività, recandosi in prima persona a celebrare le funzioni solenni. L'Arcivescovo ha presieduto la messa della notte del 24 dicembre – e, la mattina seguente, quella del giorno – insieme alla messa di ringraziamento (con il canto del “Te Deum”) la sera del 31 e quella della mattina successiva, il primo dell'anno. Una presenza molto apprezzata dalla comunità di Sant'Elia, che ha potuto toccare con mano la disponibilità di tutta la Curia. «L'Arcivescovo è venuto da noi e si è impegnato a non farci mancare nulla – spiega Mario Marini, diacono e storico collaboratore della parrocchia – sia con la sua presenza in prima persona, sia con l'invio di vari sacerdoti che hanno garantito la normale gestione della vita parrocchiale». Su questo fronte, in particolare, è forte l'impegno di Mons. Giovanni Ligas, Vicario generale e

parroco della vicina San Pio X, insieme al suo vice don Pasquale Flore, che in questo periodo delicato fanno la spola tra le due comunità. L'aiuto e la disponibilità alla parrocchia di Sant'Elia è arrivato però anche da altri sacerdoti, sollecitati dalla richiesta partita dalla Curia, che hanno messo a disposizione il proprio tempo per messe, cerimonie e, soprattutto, confessioni. «Il parroco manca soltanto a livello di carica, ma si può dire che, grazie all'aiuto da parte di Mons. Miglio, stiamo riuscendo a non far sentire l'assenza di una figura ufficiale. Certo, l'idea di non avere un sacerdote titolare non fa piacere, ma l'impegno dell'Arcivescovo in Consiglio pastorale è stato chiaro: in as-

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senza di una soluzione definitiva, questo è il meglio che potessimo chiedere», conclude Marini. La presenza e la vicinanza di Mons. Miglio e della comunità diocesana è stata molto apprezzata dai parrocchiani di Sant'Elia, come conferma Alessandro Cao, operatore della Caritas di Cagliari e impegnato nelle attività parrocchiali, soprattutto sul versante giovani. «Dopo l'iniziale malcontento per il protrarsi della situazione legata all'assenza di un parroco, la visita dell'Arcivescovo è servita a rasserenare l'ambiente. Se ancora non è stato nominato il successore di don Corgiolu, vuol dire che Mons. Miglio sta cercando il meglio per la nostra parrocchia», commenta Alessandro. Una

testimonianza dei positivi risultati della decisione dell'Arcivescovo la si è vista la notte del 24, durante la messa solenne della vigilia di Natale: «Bastava vedere i volti rilassati e compiaciuti dei fedeli durante la celebrazione – continua Alessandro – per capire quanto fosse gradita la sua presenza tra noi. La gente ha sicuramente apprezzato la sua scelta di mettersi in gioco in prima persona, per di più in un quartiere particolare come Sant'Elia». Dopo le feste, tuttavia, a Sant'Elia è attesa la nomina del prossimo parroco, soprattutto per far partire una serie di attività in grado di offrire alternative positive ai tanti giovani del quartiere. «Aspettiamo novità, così da far ripartire l'Oratorio e il Centro giovanile, dopo averlo fatto col catechismo. Siamo certi che lo Spirito Santo interverrà per illuminare Mons. Miglio nella scelta del nuovo parroco».

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IL PORTICO DEI PAESI TUOI

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

Selegas. Successo per la XVII Mostra Mercato organizzata dalla parrocchia.

Nei centri della Trexenta rivivono i valori della tradizione popolare

Da diciassette anni la mostra mercato, all'interno del teatro parrocchiale, mette insieme diverse iniziative: la pesca miracolosa, con oggetti frutto della creazione di abili mani, come piccole sculture di legno, i lavori del ricamo, i gioielli, le sedie di legno, i presepi e i dolci tipici. In oratorio è stato proiettato il documentario "Selegas e Seuni. Il sapore della semplicità", prodotto circa un anno fa e realizzato dalla parrocchia con la collaborazione dei fedeli. Ha suscitato certamente l'interesse di tanti l'esposizione delle foto antiche, sparse per il paese e

posizionate nel punto in cui sono state scattate: le foto hanno trasformato il centro di Selegas in un museo all'aperto e per i seleghesi è stato uno stimolo ulteriore per scoprire il paese di oggi e di ieri. Le foto, tutte numerate e con una didascalia in lingua italiana e inglese, hanno composto un itinerario a cielo aperto, che è possibile possa ampliarsi. La manifestazione è stata sinonimo di enogastronomia, di tipicità ma sopratutto di cultura, aspetto che merita grande attenzione: "cultura territoriale", cultura intesa come storia, cultura come senso dell’accoglienza, dell’ospitalità e della disponibilità verso il pubblico, cultura quale espressione di uno dei molteplici modi attraverso cui valorizzare e promuovere un territorio e le sue specificità Cultura, infine, quale patrimonio del fare e del vivere il volontariato, valore spesso dimenticato, che fino ad oggi è stato il motore trainante per l’allestimento e lo svolgimento delle iniziative parrocchiali che animano le giornate della mostra mercato. Un volontariato inteso come accoglienza ma anche come interesse verso il proprio paese e verso gli altri e quindi interesse per condividere le specificità del territorio con semplicità. Da segnalare anche la celebrazione della messa il sabato e la domenica mattina, come ulteriore momento di vita comunitaria.

discendenti della famiglia regale locale. Pose al potere Godolia, figlio di un notabile della corte giudea, che aveva mostrato favore verso la potenza babilonese. Del resto. Godolia era amico del profeta Geremia (Ger 40) e sosteneva la stessa linea politica di assoggettamento a Nabucodonosor. Godolia ricevette l’ordine di gestire l’ordine pubblico tra le città di Giuda e far pagare le tasse. Il compito non era facile a causa della miseria portata dalla distruzione bellica ed, inoltre, il fatto di essere stato nominato re dal nemico non favoriva l’accoglienza piena. Forse, per questi motivi il profeta Geremia

decise di non andare a Babilonia con gli ebrei esiliati, ma rimase al fianco del re per sostenere il ‘popolo dei rimasti’ nella terra. L’astio e l’insofferenza nei confronti di Godolia sfociarono immediatamente in un’azione assassina. Le sue parole agli ufficiali delle bande armate acuirono ed esasperarono il clima già teso. Disse: ‘Non temete gli ufficiali dei Caldei (babilonesi); rimanete nella terra e servite il re di Babilonia e vi troverete bene’ (2Re 25,24). Tale rassicurazione e l’incitamento alla potenza babilonese vennero giudicati come un affronto alla popolazione ebrea. Così un certo Ismaele radunò dieci uomini e andò a Mispa per uccidere Godolia, gli altri giudei e caldei che erano con lui. Non si tratta di giudicare l’assassinio a livello morale, ma intravvedere la situazione di instabilità politica tra il popolo ebraico. La regalità, iniziata secoli prima con Saul, rivelò risultati drammatici come aveva predetto il profeta Samuele: ‘Griderete a causa del re che avete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà’ (1Sam 8,18).

Oltre ai prodotti tipici nei due giorni sono state esposte le antiche foto che hanno trasformato i centri in musei all'aperto. Una mostra di successo grazie ai tanti volontari OTTAVIANA SODDU A MANIFESTAZIONE “Sa dia de Is Saboris Antigus in is Bias de su trigu” organizzata dal Consorzio “I Sentieri del grano” e in particolare dai centri di Mandas, Suelli, Gergei, Nurri, Siurgus Donigala e Selegas, ha fatto tappa anche in quest’ultimo comune. L'Amministrazione ha inserito nel programma le iniziative della parrocchia, in quanto da anni si adopera per la valorizzazione del territorio tramite svariate iniziative e progetti. Nella bella cornice del centro storico è stato possibile visitare il ricco museo parrocchiale, la XVII mostra mercato, l'antica chiesa di Sant'Anna e la proiezione di un filmato su Selegas e Seuni. Il museo d'Arte Sacra, nato nell'anno 2000 per volontà del parroco, don Gigi Pisano, con la collaborazione della popolazione, raccoglie, custodisce e mostra diverse statue restaurate, tele, preziosi arredi sacri, paramenti sacri

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La Mostra Mercato a Selegas

e argenti dal XVI al XX necolo. Le opere ospitate nel museo, provengono dalla Chiesa di Sant'Anna,Sant'Elia, Santa Vitalia e dalle cappelle, alcune delle quali non più esistenti. Il museo ospita i paramenti sacri (piviali, dalmatiche, casule), i più antichi dei quali risalgono al XVIII secolo e arredi sacri di grande valore. Lo scopo è realizzare un museo accogliente per far conoscere e far amare la storia, la cultura e la fede di questa terra. Da alcuni anni è stato elaborato un progetto innovativo da finanziare perché possa prendere forma ben definita.

PERSONAGGI DELLA BIBBIA

Godolia amico di Geremia di MICHELE ANTONIO CORONA

l periodo biblico più tragico per il popolo ebreo fu certamente il VI sec. a.C. Il regno del nord, Israele, aveva subito la disfatta totale già nel 722 con la distruzione di Samaria e la conseguente deportazione ad opera della potenza assira. Per lo stato meridionale, Giuda, la stessa sorte venne vissuta poco più di un secolo dopo sotto la crescente armata babilonese. La forza di Nabucodonosor e del popolo dei Grandi Fiumi divenne talmente esagerata da sbaragliare qualsiasi nemico, compreso il grande Egitto. Lo stato della Giudea, con la sua capitale Gerusalemme, era uno stato cuscinetto situato in posizione strategica per limitare l’influenza egiziana sullo

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scacchiere vicino orientale. A causa di ciò, il potente Nabucco – come lo ha chiamato ‘amichevolmente’ Giuseppe Verdi – invase la Giudea ed impose tributi, oltre ad assoggettare il re e i notabili alla propria mercè. 2Re 24 descrive in modo plastico e drammatico il conflitto tra l’Egitto e Babilonia: un continuo avvicendamento di primato, fino alla supremazia definitiva dell’esercito babilonese. Giuda cercò di sollevare il capo e liberarsi dall’oppressione mesopotamica, ma subì una doppia disfatta e due deportazioni (597 e 586). Nel 586, appunto, la pazienza di Nabucodonosor cessò definitivamente e non concesse più dilazioni o incarichi ai

IL PORTICO

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detto tra noi Accanimento mediatico di D. TORE RUGGIU

I giornali e le televisioni, purtroppo di tutti gli schieramenti politici, molto spesso non si limitano a dare notizia degli avvenimenti che capitano, magari anche con i giusti approfondimenti, ma ci ricamano su per lungo tempo, mandando inviati speciali che stazionano giorno e notte nei pressi delle abitazioni dei malcapitati o nei luoghi delle stragi o calamità. Diventa, allora, davvero un accanimento mediatico che va molto al di là del diritto di informazione. Con questo stratagemma si distrae l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese che andrebbero presi in seria considerazione. “Usare, non abusare” sarebbe il criterio da seguire, come recita un proverbio. Famoso e perfino curioso un detto di un certo Rilkerainer: “al mattino guardo fuori dalla finestra. Vedo gli uccelli che cercano i vermi, vedo i gatti che cercano gli uccelli, vedo i cani che cercano i gatti. Tutto questo mi fa capire meglio le notizie dei giornali”. Qui però si tratta di pura informazione: racconto quanto vedo e mi fermo lì. Invece siamo costretti a subire continui articoli di fondo che parlano di tutto e di più, continui filmati con commenti di giornalisti ed “esperti” (ma di che cosa?), dibattiti interminabile, pagine e pagine di interviste e commenti vari, speciali, reportage e così via. Per fortuna che in Italia si legge poco! Purtroppo, invece, è alta la percentuale dei teledipendenti e internetdipendenti. Non ci resta che utilizzare il telecomando, ma anche questo non ci basta perché, cambiando canale, la musica non cambia. Ai tempi in cui l’ex premier organizzava presunti festini e, d’altra parte, si consumavano omicidi famosi, non si parlava di altro. Anzi, il rigurgito arriva fino ai nostri giorni. E questo perché gli “addetti ai lavori” sono eccessivamente, per non dire esclusivamente, preoccupati dell’audience piuttosto che della verità e della utilità dei fatti. Men che meno delle belle notizie o dei problemi seri della società e del mondo. Non vi è dubbio che i mass media abbiano un potere enorme su gran parte degli utenti. Non è facile seguire criticamente i fatti di cronaca, vuoi perché talora non si hanno le capacità intellettuali, vuoi perché per avvicinarsi ad una parvenza di verità bisognerebbe leggere diversi giornali o seguire diverse trasmissioni televisive. Insomma, che cosa si chiede ai mezzi di informazione? Soprattutto onestà, rispetto della deontologia professionale ed evitare lo stomachevole accanimento mediatico. Speriamo non corrisponda a verità un noto proverbio cinese: “due sono gli uomini completamente onesti: uno è morto, l’altro deve ancora nascere”. Forse rimane un estremo rimedio: un po’ di digiuno informatico che servirebbe come efficace disintossicante.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

IL PORTICO

Selargius. L’esperienza di Lectio divina popolare nella parrocchia degli orionini.

SS. Salvatore: una comunità in ascolto della Parola di Dio

DOMENICA 5 GENNAIO 2014

curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004

Direttore responsabile Roberto Piredda Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari

GINO MORO

Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h e-mail: segreteriailportico@libero.it Fotografie Archivio Il Portico

P

uò una comunità cristiana, come tale - non solo un gruppo al suo interno - inaugurare l’era biblica e iniziare il lungo apprendimento per vivere secondo le Scritture? È possibile, sulla base delle sole prime nozioni elementari - la Bibbia è la Lettera di Dioalla sua gente - fare come pastori un atto di fede nella capacità profetica dei battezzati di essere, in germe, “lettori biblici”? Se Dio ha parlato al suo popolo, lasciandone traccia e memoria nei testi sacri, ci sarà una via accessibile ai poveri per diventare suoi interlocutori, lasciando alle spalle la loro minorità? E le domande potrebbero continuare, tanto ardua e articolata è la complessità della Bibbia e acuta è la sfida ecclesiale della riconciliazione con le Scritture, vissuta alla base, a livello locale, con tutti i caratteri limitativi delle nostre concrete comunità parrocchiali. L’interminabile esilio del Libro - che certo non coincide con la Parola che ci precede e ci avvolge da ogni parte - può essere assunto non come ostacolo e impedimento, ma come punto di partenza per l’esodo verso la patria biblica. Allora, con un atto di abbandono nel Dio a cui piacque rivelare ai piccoli i segreti del Regno, nascondendoli ai dotti e ai sapienti, ci siamo avventurati! Quindi, non un gruppo biblico, ma la convocazione di tutti alla festa del ritrovamento del Libro! Non scuola di

Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 e-mail: settimanaleilportico@libero.it (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: inserzioni.ilportico@gmail.com Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Redazione: Francesco Aresu, Federica Bande, Roberto Comparetti, Maria Chiara Cugusi, Fabio Figus, Andrea Pala, Maria Luisa Secchi.

esegesi, ma umile pratica di lettura. La lectio divina, in quanto è lectio,presuppone che ci siano i lettori e in quanto è divina, presuppone- e qui si tratta di fede che Dio si “concede ai suoi amici nel sonno”! E come a scuola i bambini imparano a leggere leggendo, a scrivere scrivendo e a parlare parlando, così nel nostro itinerario il fedele è introdotto a esercitarsi direttamente nell’arte della lectio biblica. Abbiamo scelto i tempi forti come asseper l’itinerario di iniziazione alle Scritture. Un incontro alla settimana di 60 minuti. Le pagine sono scelte dai Van-

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geli, per favorire una certa familiarità, e abbassare le asperità del primo accesso, come ad esempio, la giornata tipo di Gesù in Marco (1,14-34), la settimana della nuova creazione in Giovanni (1,19-2,11), alcune pagine della Passione. La scelta più delicata, e ad un tempo più decisiva, è quella del metodo. Nel nostro caso abbiamo scelto di favorire l’ingresso nel paesaggio biblico con la scansione di tre passi, sempre preceduti da una preghiera silenziosa allo Spirito. Primo passo: la lettura. Tutti si impegnano a leggere con calma il testo, la sua grammatica: è un volo su ogni singola parola, assaporandola, come fosse miele. Segue l’attenzione alla sintassi del testo: vedere/osservare i soggetti e le loro azioni, seguendo il movimento del racconto, come una brezza che ci avvolge. Culmine del primo passo è il passaggio del testo al Teste, nell’ascolto della Voce che si rivolge a ciascuno con un messaggio personalizzato: “Questa è la parola che io, il tuo Dio ti offro in dono di luce per te”. È una parola che si accoglie bocca a bocca. Secondo passo: la meditazione. Si inizia

a svegliare la nostra identità di inter-locutori, raggiunti dal messaggio divino. Che dico a Dio che mi ha parlato? Si entra in ascolto di se stessi, lasciando affiorare sentimenti, stati d’animo, paure, desideri, ansie e preoccupazioni. E, senza alcuna censura, si trasforma tutto questo in salmo responsoriale, parlando a Colui che ci ha parlato! Terzo passo: l’orazione. Abbandonate le riflessioni, ci si addentra nelle emozioni e nelle mozioni del cuore! Lasciati gli abiti feriali (concettuali), si indossa la veste nuziale, ci si profuma per l’appuntamento con il Signore. Si lascia emergere il fremito dell’amore. Gli si corre incontro e, scendendo alle fonti di noi stessi, celebriamo l’incontro tra i due silenzi. Ci si rigenera nell’intimità e dall’intimità. “La sua sinistra è sotto il mio capo e la sua destra mi abbraccia” (Ct 2,6). L’ora di lectio biblica è suddivisa in quattro unità: l’introduzione preparatoria; dieci minuti in silenzio per ogni passo, con l’aggiunta di cinque minuti per comunicazioni brevissime e qualche minimo commento; conclusione con ringraziamenti spontanei. L’avventura è iniziata!

Hanno collaborato a questo numero: Tore Ruggiu, Andrea Busia, Valeria Usala, Manuela Deidda, Francesca Matolo, Enrico Murgia, Valerio Floris, Michele Antonio Corona, Ottaviana Soddu, Gino Moro. Per l’invio di materiale scritto e fotografico e per qualsiasi comunicazione fare riferimento all’indirizzo e-mail: settimanaleilportico@gmail.com L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. Le informazioni custodite nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).

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