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DOMENICA 17 NOVEMBRE 2013 A N N O X N . 42

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

Nella foto di Roberto Pili, i banchi vuoti nell’aula del Consiglio regionale.

Una nuova politica CARLO PILIA

urante le giornate di recente trascorse all’estero, per partecipare a un’iniziativa congressuale dell’Università di Siviglia, ho avuto modo di dare un rapido sguardo ai quotidiani spagnoli che, tra gli argomenti più frequentemente trattati, si occupano della cronaca giudiziaria riferita alla classe politica iberica. La carta stampata mi è parsa soffermarsi con dovizia di particolari su inchieste, scandali, processi e condanne che si abbattono su numerosi politici, senza distinzione di carica rivestita, né di appartenenza partitica. L’interesse giornalistico, anche in Spagna, sembra concentrarsi, se non esaurirsi, nei risvolti giudiziari che colpiscono a vario titolo i protagonisti di assemblee elettive e governi. L’intera attività politica, pertanto, pare accomunata da una visione fortemente critica che finisce per segnalare i soli aspetti negativi e degenerativi dei comportamenti illeciti dei governanti che sembrano salire alla ribalta solo per le gesta criminali. La medesima e implacabile valutazione critica, per tanti versi, si ripropone nella stampa italiana, pur con i differenti orientamenti. Negli ultimi decenni, infatti, sono state pubblicate le vicende giudiziarie relative a tutte le istituzioni politiche, con i rappresentanti partitici dell’uno e dell’altro schieramento. Agli occhi del pubblico, composto di cittadini lettori–elettori, si pre-

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senta uno sconcertante scenario di diffusa illegalità e continue distrazioni di risorse pubbliche. L’effetto negativo sui cittadini è devastante e, ancor più, esasperato dalla gravissima crisi economica che colpisce fasce crescenti di popolazione. Le ultime vicende giudiziarie che hanno travolto i vertici politici isolani, di maggioranza e opposizione, possono iscriversi a pieno titolo in questa linea di tendenza. In Sardegna, in particolare, si riscontra una situazione ancora più complicata e suscettibile di un’evoluzione degenerativa politica e istituzionale. Le inchieste della magistratura sulla gestione dei fondi consiliari da parte dei gruppi politici nella presente e della passata legislatura, insieme ai processi penali che riguardano esponenti di spicco della giunta regionale, infatti, finiscono per accentuare la sfiducia, la confusione e il distacco dalla politica. La gravità della crisi economica e sociale impone l’assunzione di precise e condivise scelte politiche che dovrebbero animare il confronto pubblico e il dibattito tra i partiti in vista delle prossime tornate elettorali europee, regionali e, non è da escludere, anche politiche se dovesse cadere l’attuale governo. Il rischio insidioso che si intravede è che nell’opinione pubblica si faccia l’abitudine alla sola cronaca giudiziaria, finendo per annientare i contenuti del confronto politico che perde qualsiasi interesse e credibilità. Non è accettabile l’idea che la politica nel suo insieme sia negativa e,

perciò, non serva più al Paese che potrebbe o dovrebbe farne a meno. Ragionando così si minaccia il fondamento democratico del nostro sistema politico, innescando un corto circuito nel rapporto tra il popolo titolare della sovranità e i suoi rappresentanti, i politici, che nel rispetto della Costituzione e delle leggi la devono esercitare. Tutti, pertanto, dovrebbero considerare che i partiti e i rappresentanti del popolo sono indispensabili affinché il meccanismo democratico di esercizio del potere possa continuare a realizzarsi mediante la competizione elettorale alimentata dalla ricerca del consenso popolare. In questa dinamica istituzionale, anzitutto i partiti e i politici hanno il compito di aprirsi al confronto trasparente e libero, anche sul piano della legalità e della moralità. Piuttosto che mirare alla connivenza e alla conservazione per salvaguardare assetti di potere personale consolidati, le nuove proposte dei partiti dovrebbero fare prevalere le migliori soluzioni di rinnovo e di integrità morale, fissando standards qualitativi più rigorosi di quelli legali. La qualità dell’offerta politica dovrebbe essere controllata da sistemi autonomi di garanzia per gli elettori. Per altro verso, nella cornice costituzionale, alla magistratura spetta l’accertamento dei reati e il perseguimento dei colpevoli, anche con riferimento ai comportamenti dei politici che abbiano trasgredito alla legge penale. segue a pagina 3

SOMMARIO TEATRO

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Gianluca Medas: “Sardi culturalmente colonizzati, ora basta” SOCIETA’

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La denuncia: “Bonus famiglia regionale, le modifiche non vanno” CAGLIARI

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Il Patriarca melchita Gregorio III Laham in visita in città PAESI TUOI

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L’urlo e la luce a Settimo: l’arte di Caravaggio e la ricerca della Verità DEVOZIONE

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A Sinnai rinnovato l’antichissimo voto alla Madonna di Loreto


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iL Portico

IL PORTICO DEL TEMPO

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Cultura. L’allarme viene lanciato da Gianluca Medas in una conversazione sulla famiglia, la vita, il lavoro e la fede.

“Teatro: sardi culturalmente colonizzati con una legge regionale rimasta sulla carta” Erede di una delle ultime famiglie di teatranti attive in Sardegna e padre di sei figli, spiega la situazione di chi ogni giorno calca i palcoscenici dell’Isola, con un promemoria secco SERGIO NUVOLI UESTO NON È UN mondo che ama i bambini”. Lo dice pensando ai suoi sei figli, Gianluca Medas. “Spesso la gente ci domanda il motivo per cui ne abbiamo fatto cosi tanti - prosegue - È stata una scelta di coppia. Sei figli sono sei mondi differenti, sei problemi differenti, sei domande che cercano risposta, sei dialoghi da non dimenticare quando si torna a casa per la cena. Sei figli sono la cosa più importante che ho fatto nella vita”. E aggiunge: “È vero, sono tempi difficili per una famiglia di sei figli. Ma sono loro stessi che danno la forza e il coraggio di guardare con decisione ed entusiasmo alle difficoltà della vita. Anche se si è in tanti, se si dialoga e si condivide, ogni difficoltà diventa sfumata, e nessun ostacolo è insuperabile”. Poi inevitabilmente la conversazione va sul teatro, l’amore di una vita. “Figli d’Arte Medas” è una delle ultime compagnie costituite da famiglie di teatranti attive in Sarde-

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Gianluca Medas in una foto di Matteo Zanda.

gna. Qual è il segreto del vostro successo? In realtà non ci sono segreti. È vero: mia nonna e mio nonno facevano teatro, i miei zii materni lo stesso, in modo non continuativo ma l’han fatto. Sui libri di storia del teatro sardo alla voce “interpreti della prima” ci sono loro, i Piras e i Medas. Tutto è proseguito senza forzature di alcun tipo con i figli di nonna e nonno, i fratelli Medas. Poi è arrivata la mia generazione e adesso anche i miei figli, in particolare Noemi, si stanno preparando ad affrontare quello che lentamente è diventato un lavoro. Inevitabile una domanda sulla crisi del teatro. Da una parte mancano i finanziamenti, dall’altra il

pubblico non sembra più interessato. Per averne parlato, lei ha incassato anche delle critiche. Cosa serve affinché i sardi riscoprano il teatro? Non esiste una tradizione teatrale in Sardegna. La stiamo facendo adesso. Fra un paio di generazioni si potrà parlare di riscoperta del teatro. Oggi il vero problema di chi opera nell’ambiente non sono i fondi ma la mancanza di contenuti, di un progetto guida per chi opera nel territorio, la distinzione fra chi produce teatro e chi lo circuita. Manca, in definitiva, l’applicazione di una legge, che esiste, ma non viene applicata. La Sardegna è una delle regioni che spendono di più per cultura, intrattenimento e spetta-

colo in proporzione agli abitanti. L’unico problema è che il 70% di questi soldi è impiegato per importare spettacoli e l’80% è speso a Cagliari, Sassari, Nuoro e Oristano, lasciando il resto del territorio scoperto. Come fa a dirlo? Le cifre parlano chiaro: siamo culturalmente colonizzati e le proporzioni sono inaccettabili. Per non parlare poi di altre ambiguità mai risolte come il finanziamento alla Fondazione Ente lirico. Esistono inoltre profonde scorrettezze fra gli stessi gruppi che impediscono al settore di essere un corpo unico nelle istanze che contano, per cui, ogni volta che serve non esiste un’unica voce, ma mille e una. Vorrei infine sfatare il mito del pubblico che manca: si tratta di un argomento complesso, e non vorrei semplificare troppo, ma il pubblico dove deve esserci c’è e paga il suo biglietto. Forse ci sono troppe proposte dovute alla mancanza assoluta di accordi fra i gruppi: senza un calendario ragionato si crea un intaso senza precedenti fra le varie attività. Dopo lo spettacolo di Lanusei, lei ha detto che il teatro è sempre più seguito dalle donne. Che significato dà a questo fatto? In quel caso il pubblico pagante era composto principalmente da donne che candidamente mi hanno detto di aver lasciato i mariti a guardare una partita di calcio. La mia meditazione nasconde un fatto che non può essere non notato: le don-

ne studiano e si laureano di più, sono più professionali, serie e forti psicologicamente. Hanno stimoli che gli uomini si sognano. Insomma, esiste un gap tra uomini e donne che fra una ventina d’anni sarà drammatico. A teatro questo margine si nota di più. La proposta teatrale ha in se un condensato di informazioni che senza un background culturale di un certo tipo viene vissuto con distacco e disagio. In questo senso le donne amano più il teatro. Spesso mettete in scena spettacoli, non solo nelle parrocchie, su argomenti religiosi. Che rapporto c’è tra lei e la fede? Mi piace realizzare narrazioni su santi e personaggi tratti dalle sacre scritture, dalla leggenda aurea o da vicende raccontate nei vangeli. Mi piace soprattutto la dimensione umana che porta questi uomini e donne a provare la loro fede al crogiolo della vita. Molti credenti hanno l’idea di una santità da immaginetta, falsa e priva di realtà. A me piace scandagliare tra le contraddizioni, mettere il naso in momenti di grande solitudine perché la santità vera, se non è provata dalla storia concreta che si fa carne, è una finzione. La mia fede è frutto di un percorso così personale che ho difficoltà a parlarne pubblicamente, se ne parlassi così in una intervista mi parrebbe di svilirne la profondità. Il mio rapporto con Dio è come il rapporto con mia moglie, ciò che avviene tra me e lui resta fra me e lui.

Guasila con lo spettacolo Canne al Vento, che sarà replicato il 14 dicembre a Ilbono e il 28 dicembre a Talana. In cartellone anche Il Codice della Vendetta Barbaricina, il 27 novembre a Guasila, data in cui è prevista anche la presentazione del libro Medas Istorias - Tra Vita e Teatro del compianto Mario Medas. Per completare l’indagine sull’identità andranno in scena, sempre a Guasila, lo spettacolo Cantar l’Altrove - Prosa e Poesia di Sergio Atzeni, della Compagnia Origamundi (22 dicembre), e Cortoghiana 1952, portato in scena da

La Cernita Teatro (15 dicembre). Sempre al Teatro Fratelli Medas c’è poi Famiglie d’Arte Ragazzi, il percorso per bambini e famiglie che propone quattro spettacoli adatti a un pubblico di tutte le età: Piriccu Tritillu della Compagnia Medas (27 novembre), Il Pesciolino d’Oro de Le Compagnie del Cocomero (1 dicembre), Il Sogno di un Mondo Lontano della Compagnia Cantieri d’Arte Teatro della Chimera (8 dicembre), e RendezVous Comique della Compagnia A.N.T.A.S. Teatro (29 dicembre). GLI ARTISTI Oltre a Gianluca Medas, attore e direttore artistico della rassegna, e Andrea Congia, chitarrista e ideatore dei progetti musicali, il cast è composto da importanti interpreti della scena teatrale isolana. In primo luogo i figli d’arte Noemi Medas, Jacopo Medas e Filippo Medas, impegnati a vario titolo negli spettacoli. Contributi importanti arriveranno dall’attore e regista Fausto Siddi, da Enrica Sirigu, suonatrice di flauto traverso, da Massimo Congiu con le sue launeddas e dall’arpa di Raoul Moretti. Previsto anche l’apporto della musica elettronica grazie alla partecipazione di Walter Demuru, Francesco Medas e Carlo “K. Wild” Gosamo.

Così le famiglie d’arte si raccontano al pubblico Sul palco importanti interpreti della scena teatrale sarda MATTEO MAZZUZZI ARTE IL 21 NOVEMBRE la XIX edizione della rassegna Famiglie d’Arte, la più longeva organizzata dall’Associazione Figli d’Arte Medas. Nella conferenza stampa tenuta nei giorni scorsi nella chiesa di Santa Chiara a Cagliari è stato presentato il programma 2013: quindici le date in programma distribuite su tre percorsi tematici, distopie, identità e Famiglie d’Arte ragazzi; tre anche le nuove produzioni “distopiche” della Compagnia: Ecce Homo, liberamente ispirato a “1984” di George Orwell, Angeli, un audiogramma sulla realtà e i media, e V - La Notte dei Fuochi, che prende spunto da “V for Vendetta”. Prevista inoltre la partecipazione di importanti Compagnie isolane

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quali Le Compagnie del Cocomero, Cantieri d’Arte Teatro della Chimera, La Cernita Teatro, Origamundi e A.N.T.A.S. Teatro. LA RASSEGNA Nata con l’esigenza di mostrare al pubblico sardo il significato di una famiglia d’arte, la rassegna ha ospitato negli anni i contributi delle più importanti famiglie italiane di teatranti: Barra, Carrara, Sartori, Sarzi, Lelio, Cuticchio, Giordana, Gassman, Gazzolo, Fo, Soleri, sono soltanto alcuni dei nomi che hanno reso grande Famiglie d’Arte attraverso esibizioni, incontri, laboratori, interviste e mostre. Nel 2009, mettendo momentaneamente da parte l’indagine sulle Famiglie d’Arte e il teatro di tradizione, l’evento si rinnova volgendosi alla contemporaneità, nelle sue sfumature romantiche, gotiche e rock. Nasce così “Tutti i Colori del Buio”. L’edizione 2013

rappresenta, in questo senso, un ritorno alla tradizione. IL PROGRAMMA Si inizia giovedì 21 novembre al Teatro Fratelli Medas di Guasila con Ecce Homo. La replica il giorno successivo a Cagliari nella cornice della Chiesa di Santa Chiara. Doppio appuntamento anche per Angeli (5 dicembre a Guasila, 6 dicembre a Cagliari) e V - La Notte dei Fuochi (17 dicembre a Cagliari, 18 dicembre a Guasila). Il filone sull’identità, costante della programmazione 2013 della Compagnia, inizia domenica 24 novembre a


doMenica 17 noveMbre 2013

IL PORTICO DEGLI EVENTI

iL Portico

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Famiglia. Pochi mesi fa la Giunta regionale ha profondamente modificato uno dei meccanismi che funzionavano.

In morte (immotivata) del Bonus Famiglia Così la Regione aiuta i sardi più poveri? Introdotti misteriosi voucher per beneficiare dei contributi regionali. Famiglie condannate a giungle di scontrini, a differenza di quanto facevano tanti consiglieri EUGENIO LAO L BONUS FAMIGLIA” introdotto dalla Giunta regionale nel 2010 era una gran bella cosa per le famiglie numerose sarde. Per target di riferimento e consistenza del contributo erogato (da mille a 5mila euro a seconda del numero di figli) ha rappresentato una vera e propria boccata d'ossigeno per dare sollievo alle finanze esauste delle famiglie con 4 e più figli a carico fino a 25 anni di età e con ISEE familiare fino a 30mila euro. Requisiti che consentivano a una platea molto ampia di famiglie di accedere al contributo. Con la delibera della Giunta Regionale n°33/34 del 8.8.2013 sono stati rivisti i criteri di erogazione: in estrema sintesi l'erogazione del contributo da parte dei Comuni potrà avvenire sotto forma di voucher (spendibili dove? e chi lo decide?) oppure dietro presentazione di documentazione giustificativa delle spese sostenute per il benessere dei figli minori. La delibera cita in proposito le

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spese alimentari, per lo sport, per i corsi di lingua, per la scuola. Ce n'era bisogno? C'era bisogno di complicare la vita delle famiglie, impegnate da oggi in avanti nell'affannosa ricerca di scontrini? C'era bisogno di alimentare ancora le fameliche burocrazie pubbliche che impiegheranno mesi a scrutinare le domande e controllare se negli scontrini della spesa sia ammissibile al contributo la birra (direi di no) piuttosto che lo yogurt (direi di si, quello al caffè forse no)? C'era bisogno di complicare una delle poche cose che funzionava benissimo a che, in una prospettiva di valutazione di impatto familiare, si sarebbe dimostrata probabilmente ad altissimo tasso di efficacia? Prevale invece l'ottica del sospetto: è ovvio che le famiglie con otto figli e un reddito di 20mila euro impie-

gherebbero i soldi del bonus in ardite speculazioni finanziarie, lasciando morire di fame i propri figli che, sia detto per inciso, chissà perché hanno messo al mondo. Che bisogno c'è di giustificare le spese di una famiglia numerosa quando l'Istat ha certificato che la nascita del 3° figlio spinge il 30% delle famiglie al disotto della soglia di povertà? Quando il 30% dei bambini italiani è ufficialmente povero. Quando la Caritas regionale, per bocca di don Marco Lai, proprio nei giorni della visita di Papa Francesco, comunicava che 147mila (centoquarantasettemila!) famiglie sarde sono povere? E poi, questa è anche equità al contrario: saranno le famiglie con maggiore capacità di spesa quelle che potranno giustificare le spese per lo sport, per la scuola privata, per i viag-

gi, per i corsi di lingua. Mentre le famiglie con redditi minimi, al limite della sussistenza, quelle famiglie per le quali il bonus è veramente indispensabile, una volta che pagano l'affitto o il mutuo, il cibo, le bollette dell'acqua, della luce, del gas, la tarsu, il canone per la fognatura, il canone Rai, il bollo auto, e ogni altro genere di balzello, dopo che fanno il pieno di benzina e pagano l'assicurazione, difficilmente avranno la capacità di mandare i figli a fare i corsi di lingua all'estero. Il Premier Letta, intervenendo alla 47ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani CEI svoltasi nei giorni scorsi a Torino, ha riconosciuto che se il Paese ha retto alla crisi e non si è sfaldato è per merito delle famiglie italiane e del loro welfare sussidiario che ha garantito la tenuta del paese e la coesione sociale. Ed ha accompagnato questo riconoscimento con l'impegno a restituire e a risarcire le famiglie per ciò che esse hanno gratuitamente dato. Francamente non ci aspettavamo questo genere di restituzione, di risarcimento. Non in questa forma. Non capiamo neppure questa sussidiarietà a corrente alternata per cui la famiglia pesa solo quando quando ad essa si chiedono sacrifici; ad essa si chiede di portare il peso della funzione educativa, della cura dei bambini, degli anziani e dei disabili, di portare il peso di una tassazione che a ogni livello istituzionale incombe implacabile sui bilanci familiari tanto da essere per-

cepita ormai come odiosa e insostenibile, perché non porta mai da nessuna parte e il debito, i deficit, i disavanzi e gli spread continuano a galoppare. La famiglia diventa invece diversamente sussidiaria quando a decidere sono i poteri pubblici e dell'opinione delle famiglie non importa più a nessuno: perché esse non hanno rappresentanza; e i bambini non sono voti; e le famiglie non faranno mai lo sciopero degli affetti, o del pranzo e della cena, o della scuola, privando i cari delle cure di cui abbisognano. Semplicemente perché non possono farlo, perché ciò sarebbe semplicemente incompatibile con la stessa essenza dell'essere famiglia. E poi, non ha senso considerare la famiglia per frammenti, come fa la delibera dell'8 agosto. Non ha senso concepire politiche per gli anziani, e per i disabili, e per i minori, e per la conciliazione del lavoro dei genitori con la vita familiare. Politiche frammentarie, che non considerano la famiglia nella sua unitarietà e che spesso si rivelano contraddittorie le une nei confronti delle altre. In conclusione chiediamo che la delibera venga revocata e ripristinati i previgenti criteri di assegnazione del bonus o, in subordine che, in sede di specificazione dei criteri, vengano ammessi quali documenti giustificativi anche i contratti di locazione, le rate dei mutui, le rette universitarie, le bollette delle utenze domestiche, le ricevute del pagamento dei tributi comunali....etc. etc.

A tutto il sistema serve un vero cambio di passo

Una famiglia su tre si regge sui genitori

Non generalizzare, per non confondere le responsabilità

L’allarme di Coldiretti segue quello analogo della Caritas

CARLO PILIA (segue dalla prima) NTALE COMPITO, nella dinamica istituzionale, è fondamentale che sia svolto con particolare scrupolo e attenzione in considerazione del valore democratico che il sistema politico esprime ai vari livelli. La condanna del colpevole, infatti, non dovrebbe mai delegittimare il sistema politico, ma solo sanzionare penalmente quanti hanno commesso i reati. La responsabilità penale del politico autore di un reato non dovrebbe tradursi in una colpevolizzazione o denigrazione dello schieramento di appartenenza o, peggio ancora, dell’intero sistema politico. Si finirebbe per avvantaggiare politicamente l’autore del reato, confondendolo con gli altri che non hanno alcuna responsabilità penale e però sono ad esso accomunati nel giudizio di sfavore

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pubblico. Peggio ancora, per tanti versi, si finirebbero per trascinare i singoli magistrati e la magistratura nel suo complesso nell’agone politico, con una evidente confusione di compiti istituzionali che si ripercuote negativamente sull’opinione pubblica. Il disorientamento di questa, sovente, arriva a non distinguere più tra ruoli e responsabilità della politica e della magistratura, accomunando talvolta entrambi nel medesimo discredito pubblico. Nel rispetto della libertà di manifestazione del pensiero e di cronaca, infine, la stampa che si occupa delle vicende politiche deve sempre sforzarsi di distinguere i vari piani di confronto, senza incorrere nelle generalizzazioni negative, specie quelle ingenerate dalle vicende giudiziarie. La cronaca giudiziaria, per un verso, non dovrebbe esaurire lo spazio riservato al confronto politi-

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co, malgrado certi arresti eclatanti abbiano la capacità di catalizzare l’interesse dell’opinione pubblica, specie nei periodi di maggiore disperazione economica e sociale della popolazione. Per altro verso, la cronaca giudiziaria - quando si sofferma nell’informazione sulla responsabilità penale dei singoli politici - non dovrebbe estenderla allo schieramento o all’intero sistema, in quanto in tal modo la cronaca avrebbe un carattere partigiano o antipolitico. In entrambi i casi, infatti, si finirebbe per scendere nell’agone politico e confondere ulteriormente l’opinione pubblica che, anche verso i giornali, manifesta crescente diffidenza e scarsa fiducia.

na famiglia su tre si regge sulle spalle dei genitori. Lo certifica la Coldiretti, che nelle scorse settimane ha dipinto un’altra volta lo stesso quadro a tinte fosche già reso noto da vari osservatori nei mesi scorsi. Appena pochi mesi fa, la Caritas guidata da don Marco Lai ha certificato l’esistenza in Sardegna di 147mila famiglie sotto la soglia di povertà. Alcuni analisti (come Lilli Pruna su queste colonne) ha aggiunto alla somma un numero quasi equivalente di nuclei familiari che - davanti ad una spesa imprevista (di solito quantificato in 6-800 euro) - andrebbero a gambe all’aria, senza sapere come fare: pensate alla necessità dell’intervento di un dentista, e di un apparecchio per i denti, per vostro figlio. Il dramma autentico è che questi

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numeri sono ben noti da tempo: non si tratta di dati pubblicati per la prima volta su qualche rivista scientifica internazionale. Al contrario di quello che sarebbe lecito attendersi, si preferisce invece continuare a moltiplicare osservatori, anzichè afferrare il toro per le corna. Ripetere analisi, anzichè intervenire. Attribuire compensi ad esperti, invece di costruire politiche familiari. Nel frattempo, tantissime famiglie non sanno come fare per arrivare a fine mese. Le notizie di questi giorni in arrivo dal Consiglio regionale sono devastanti: chi ha i cordoni della borsa in Sardegna è impegnato in pericolose alchimie in grado di garantire solo se stesso. Tanti, troppi, paiono più impegnati a schivare inchieste giudiziarie piuttosto che - a pochi mesi dalle elezioni - parlare di contenuti, di proposte, di idee per fermare la crisi.


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iL Portico

IL PORTICO DEL TEMPIO

doMenica 17 noveMbre 2013

Il Papa. Espressa vicinanza alla popolazione delle Filippine colpite dal recente tifone.

“Sono i sacramenti a fare la Chiesa e a costruire il mistero dell’unità” ROBERTO PIREDDA LL’ANGELUS IL SANTO Padre ha ripreso il vangelo della domenica che presentava il dialogo tra Gesù e i sadducei che negavano la risurrezione. Il Signore afferma con chiarezza la verità della vita eterna: «Dio si rivela come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui Lui si lega, e questo legame è più forte della morte […] E questo è il legame decisivo, l’alleanza fondamentale, l’alleanza con Gesù: Lui stesso è l’Alleanza, Lui stesso è la Vita e la Risurrezione, perché con il suo amore crocifisso ha vinto la morte». Nel nostro cammino terreno, mostra Papa Francesco, riceviamo come un anticipo di ciò che sarà per sempre nella vita eterna: «la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, il Dio dell’alleanza […] già su questa terra, nella preghiera, nei Sacramenti, nella fraternità, noi incontriamo Gesù e il suo amore, e così possiamo pregustare qualcosa della vita risorta. L’esperienza che facciamo del suo amore e della sua fedeltà accende come un fuoco nel nostro cuore e aumenta la nostra fede nella risurrezione. Infatti, se Dio è fedele e ama, non può esserlo a tempo limitato: la fedeltà è eterna, non può cambiare». Al termine dell’Angelus il Papa, in-

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Il Papa con i partecipanti al Pellegrinaggio Unitalsi.

sieme alla celebrazione della “Giornata del ringraziamento”, ha ricordato anche le popolazioni delle Filippine colpite dal tifone e l’anniversario della cosiddetta “notte dei cristalli” del 1938 nella quale gli ebrei tedeschi furono vittime della violenza dei nazisti: «la memoria dei peccati passati ci aiuti ad essere sempre vigilanti contro ogni forma di odio e di intolleranza». In settimana il Santo Padre ha presieduto la S. Messa in suffragio del Cardinali e vescovi defunti nel corso dell’anno e ha ricordato il valore del loro servizio offerto a Dio:

«questi pastori zelanti che hanno dedicato la loro vita al servizio dei Dio e dei fratelli, sono nelle mani di Dio. Tutto di loro è ben custodito e non sarà corroso dalla morte. Sono nelle mani di Dio tutti i loro giorni intessuti di gioie e di sofferenze, di speranze e di fatiche, di fedeltà al Vangelo e di passione per la salvezza spirituale e materiale del gregge loro affidato». All’Udienza generale Papa Francesco si è soffermato ancora sulla comunione dei santi approfondendo in particolare l’aspetto della comunione alle “cose sante”, cioè ai beni spirituali. Questa cre-

scita in comunione avviene con i Sacramenti, i carismi e la carità. I Sacramenti in particolare «esprimono e realizzano un’effettiva e profonda comunione tra di noi, poiché in essi incontriamo Cristo Salvatore e, attraverso di Lui, i nostri fratelli nella fede […] se da un lato è la Chiesa che "fa" i Sacramenti, dall’altro sono i Sacramenti che "fanno" la Chiesa, la edificano, generando nuovi figli, aggregandoli al popolo santo di Dio, consolidando la loro appartenenza». Nell’incontro con i partecipanti alla Plenaria del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica il Santo Padre ha sottolineato come si debba «sempre tenere vivo il raccordo tra l’azione della Chiesa che evangelizza e l’azione della Chiesa che amministra la giustizia». Sempre in settimana il Papa ha ricevuto in udienza i partecipanti al pellegrinaggio dell’Unitalsi ai quali ha ricordato il valore della testimonianza nella malattia: «la vostra presenza, silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l’offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l’accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana. Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!».

pietre SUD AFRICA

Prete ferito da uno squilibrato Padre Craigh Laubscher, parroco della John Fisher Catholic Church di Lynnwood è stato assalito di fronte alla canonica da un uomo, che lo ha ferocemente colpito con un trapano a mano e poi ha cercato di strangolarlo. Credendolo morte, l'assalitore è entrato nell'abitazione parrocchiale, asportando le offerte della questua. Una settimana fa l'uomo aveva chiesto aiuto a p. Craigh che gli aveva donato un po' di cibo. P. Craigh è ben voluto e stimato dai parrocchiani che lo apprezzano per la sua disponibilità verso tutti. Ora è ricoverato al Jacaranda Hospital e le sue condizioni rimangono critiche anche se sono in via di miglioramento.

NEPAL

Pastore protestante ucciso mentre prega Lutto e sdegno nella comunità cristiana nepalese: il 36enne Pastore cristiano, della comunità evangelica “Gospel for Asia”, è stato ucciso nei giorni scorsi nel villaggio di Phattepur, in Nepal. L'uomo era stato infatti chiamato, nel cuore della notte, da un 29enne, che aveva chiesto la presenza del pastore per una preghiera di guarigione. Alla richiesta di aiuto, il pastore si era destato ed era corso a visitare il malato. Mentre pregava, l'uomo lo ha assalito all'improvviso e gli ha tagliato la gola con un “khukuri”, tipico coltello nepalese con lama ricurva. Il pastore ha gridato e chiesto aiuto ma è stato lasciato morire dissanguato. La polizia ha arrestato l'autore dell'omicidio. Secondo i cristiani locali, molte persone, in particolare nei villaggi rurali, disprezzano i cristiani, ritenendo il Nepal “nazione indù”. Alcuni di questi, potrebbero aver indotto il presunto malato al brutale assassinio.

IRAN

Bevono il vino eucaristico, frustati foto roberto pili

Hanno collaborato a questo numero: Carlo Pilia, professore associato di Diritto privato all’Università di Cagliari, Matteo

Mazzuzzi, laureato in Governance e Sistema Globale, Eugenio Lao, coordinatore regionale Famiglie numerose - Sardegna, don Roberto Piredda, Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica e insegnante di religione al Liceo Dettori e parroco della Madonna della Fede, Massimo Lavena, giornalista professionista del Centro Televisivo Vaticano, Franco Camba, segretario del Rettore del Seminario Regionale Sardo e insegnante di religione, Giovanni Lorenzo Porrà giornalista pubblicista laureato in Filologie e Letterature Classiche e Moderne, Maria Chiara Cugusi, giornalista professionista, don Andrea Busia, studente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, Davide Lai, collaboratore dell’Ufficio catechistico diocesano, padre Fadi Sotgiu Rahi, missionario redentorista, Roberto Comparetti, giornalista pubblicista e vicedirettore Radio Kalaritana, Maria Vittoria Pinna, collaboratrice di Radio Bonaria, autrice del blog Annavercors, Lidia Lai, laureata in Lettere moderne e mediatrice civile, Michele Antonio Corona, specializzato in Teologia Morale e Sacra Scrittura, dottorando in Fonti scritte della civiltà mediterranea, mons. Tore Ruggiu, Vicario episcopale per la vita consacrata e parroco di N. S. delle Grazie in Sanluri. Il direttore della testata, Sergio Nuvoli, è giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza e ha un master in Economia e Finanza etica. La tiratura di questo numero è stata di 3800 copie. Il giornale non pubblica, e non ha mai pubblicato, articoli di agenzie di stampa.

La sentenza di 80 frustate per i cristiani condannati per “consumo di alcolici”, dopo aver bevuto vino eucaristico durate una liturgia cristiana è stata eseguita. I cristiani hanno ricevuto 80 frustate, comminate con estrema violenza, nei giorni scorsi. Le accuse alla base della sentenza sono “consumo di alcolici” e “possesso di un ricevitore e un'antenna satellitare”. Sebbene i quattro avessero 10 giorni per presentare un appello, dopo la sentenza del 20 ottobre, la pena è stata eseguita con estrema celerità: non è chiaro se i loro ricorsi sono stati respinti o se non sono stati presi nemmeno in considerazione.


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IL PORTICO DEI GIOVANI

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Un libro, una figlia, un uomo. L’emozionante, e allo stesso tempo riflessiva, biografia del grande Beppe Viola

Uomini così indispensabili all’informazione e capaci di insegnare una professione libera A 31 anni dalla morte la storia del giornalista ricostruita dalla figlia, che oggi vive a Boston. Racconta l’esistenza di un uomo che ha fatto della chiarezza una regola MASSIMO LAVENA BELLO QUALCHE VOLTA regalarsi dei sani momenti di immersione in storie umane che, da un lato facciano sorridere, emozionare, a volte ridere ed altre piangere; dall’altro portino la mente a fermarsi a riflettere sul senso che certe scelte nella vita abbiano poi per chi verrà dietro e dopo di noi. È ciò che succede a chi, con animo libero da preconcetti e scevro da chissà quali attese, si ponga a leggere il libro scritto da Marina Viola “Mio padre è stato anche Beppe Viola”, edito da Feltrinelli. Se volessimo ascoltare il consiglio dell’autrice di questa strana biografia riflessiva bisognerebbe domandarsi cosa è stato questo signore che per una serie di cause strane è stato giornalista televisivo, di carta stampata, frequentatore di bische, romanziere e commediografo, autore di testi di canzoni e di piece teatrali, di sketch comici e surreali. Ma è stato anche battutista feroce,

È

spendaccione, fumatore e mangiatore incallito, amico di tutti i semplici e nemico dei parvenue, amante e padre tenerissimo, ma volubile

e debole al sottrarsi al fascino femminile, amico fedele e indimenticato profeta di un’arte, quella dell’intervista, che ancora oggi lo pone, a 31

anni dalla morte sopraggiunta quando ne aveva 42, ai massimi livelli tra i miti del grande giornalismo italiano. Ecco che la Storia con la esse maiuscola si dipana attraverso i raccordi creati dall’agile scrittura della figlia Marina, che dal 1992 vive a Boston. Un’azione forse liberatoria per lei: si intuisce dal trasporto d’amore assoluto che inserisce tra le righe, ma (ed è la sensazione di leggerezza e sollievo che si manifesta nell’animo del lettore alla fine) si ha la certezza di arrivare anche noi a diventare pazzi d’amore e stupore per un uomo che quando è morto ha lasciato un vuoto incolmabile in tutto un mondo, quello del giornalismo, che lui, Beppe Viola, aggrediva con la lucida follia di chi vuole innanzittutto regalare la verità a chi riceve una notizia, un racconto. Quanto la faccia bonaria di quell’uomo, sempre sbrindellato e apparentemente svagato, servirebbe in un ambiente, quello dei mezzi di comunicazione, cosi impaludato di lustrini ed atteggiamenti non chiari, per non dire falsi. Quanto il suo semplice fare domande dirette e non circonlocuzioni per non dire e scrivere niente, servirebbe in un tempo di boiardi asserviti a tutto, salvo che alla verità. Quanto la spregiudicatezza del rischiare anche di restare senza lavoro pur di difendere e diffondere la verità e la lealtà sono oggi assenti in un contesto nel quale l’importante è dire sempre e solo sì al padroncino di turno. Quell’uomo che esce dalle parole scritte

da una figlia rimasta troppo presto senza il proprio padre, che aveva spesso visto allontanarsi, per poi rientrare a casa, è soprattutto un inseguitore della vita. Può apparire strano ma si scopre quanto oggi noi si abbia bisogno della semplicità che mise lui, nel Natale del 1978 quando si recò in giro per Milano innevata con un operatore ed un microfono accompagnandosi con Gianni Rivera. Loro due, Milano, i suoi tram, la sua gente ancora non sconvolta dalla Milano da Bere e dalle manie chiassose delle televisioni private: che , volenti o nolenti, hanno imposto a tutta la società un nuovo modello di conformismo e di deviazione dalla realtà in cui tutto è formidabile, è bellissimo, è esagerato, è ricchissimo. Beppe Viola raccontava invece l’umanità nella sua essenzialità: ecco allora il campione amato da tutti che sale sul tram e si fa intervistare con la gente intorno che guarda, sorride ma non fa ciao ciao con la mano alla telecamera, che in quel momento stava registrando le immagini di un dialogo, fatto di riflessioni che erano sulla vita, sul successo, sulla morte, sulla bellezza di dare 4 calci ad un pallone. Nei racconti di Marina Viola noi vediamo Beppe, fermo davanti ad un foglio di carta, di fianco al suo fraterno amico Enzo Jannacci, che si ferma a segnare per sempre una storia. Che ancora oggi tante persone che credono nel loro mestiere, con professionalità, raccontano, per bisogno di verità.

Chiamati nella fede alla pastorale vocazionale Ad Orosei i lavori del Convegno regionale Vocazioni FRANCO CAMBA

A

PRITI ALLA VERITÀ, porterai la

Vita. Chiamati nella Fede ad una pastorale vocazionale”. È stato questo il tema del 28° Convegno Regionale Vocazioni, sabato 9 e domenica 10 novembre ad Orosei, nell’Hotel Cala Ginepro. Aperto non solo a diaconi, sacerdoti, seminaristi, animatori, catechisti ed insegnanti di religione, ma anche giovani sensibili al tema della vocazione, l’importante iniziativa è stata organizzata dal Centro Regionale Vocazioni della Sardegna. I lavori sono stati aperti il pomeriggio di sabato da monsignor Mosè Marcia, vescovo di Nuoro e delegato della Conferenza episcopale sarda per le vocazioni. Sono poi seguiti gli interventi di monsignor Nico Dal Molin, direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni della Conferenza episcopale italiana, e di padre Antonio Musi, abate del Monastero Benedettino

di San Pietro di Sorres. Le conclusioni del convegno sono state affidate a monsignor Gian Franco Saba, rettore del Seminario Regionale Sardo e direttore del Centro Regionale Vocazioni che, dopo aver introdotto e guidato i lavori, è intervenuto anche domenica mattina, prima della Concelebrazione eucaristica presieduta da monsignor Marcia. Nella mattina di sabato, sempre a Cala Ginepro, si è tenuto un incontro riservato ai componenti del Centro Regionale Vocazioni, ai membri dei Centri DiocesaniVocazioni e agli animatori vocazionali degli Istituti religiosi. Sabato sera i partecipanti al Convegno hanno partecipato ad uno spettacolo musicale, intitolato “Mondo perché piangi?”, messo in scena a cura del Gruppo Amici della Beata Maria Gabriella della Parrocchia di Dorgali. Richiamando il tema della Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni del 2014, “Vocazioni testimonianza della Verità”, monsignor Gian Franco Saba,

Padre Antonio Musi, monsignor Nico Dal Molin, monsignor Mosè Marcia, monsignor Gian Franco Saba.

nel concludere i lavori del Convegno, ha affermato: «Il numero 9 della Lettera enciclica di Benedetto XVI, Caritas in Veritate, proposto come testo di riferimento, afferma che alla Chiesa è richiesta la consapevolezza di dover compiere una missione di verità “in ogni tempo ed evenienza, per una società a misura dell’uomo, della sua dignità, della sua vocazione”». Proseguendo ha poi richiamato i temi del convegno e ha aggiunto che «stiamo attraversando una fase importante per addivenire ad alcune scelte di pastorale vocazionale condivise regio-

nalmente». Il Convegno regionale sardo, che costituisce ormai un appuntamento importante per i Centri Diocesani per le Vocazioni, ha preceduto di due mesi quello nazionale, in programma dal 3 al 5 gennaio 2014 a Roma, promosso dall’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni. L’Ufficio della Conferenza episcopale italiana che offre alle Chiese particolari un contributo per l’annuncio, la proposta e l’accompagnamento delle vocazioni al ministero ordinato, alla vita consacrata e alla missione “ad gentes”, favorendo una pastorale voca-

zionale unitaria e le proposte di accompagnamento e discernimento vocazionale. Insieme al sussidio Preghiamo per le vocazioni con la liturgia delle ore, che si propone di creare una sorta di “monastero invisibile”, che tesse una rete di preghiera quotidiana, affinché essa rappresenti sempre più il fulcro e il cardine di tutta la pastorale vocazionale, l’Ufficio Nazionale per la Pastorale delle Vocazioni ha predisposto i nuovi sussidi per gli itinerari vocazionali per gli adolescenti e i giovani, reperibili nel sito internet www.chiesacattolica.it.


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IL PORTICO DEI GIOVANI

iL Portico

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Passioni. La famosissima rassegna dedicata al fumetto, al videogioco e molto altro ancora continua a spopolare.

Lucca Comics, alla scoperta della nona arte I motivi di un successo che dura da vent’anni Curiosando tra stand, mostre e presentazioni, alla scoperta di un mondo che appassiona tantissime persone, da genitori cresciuti “a pane e Tex” fino ai più giovani cultori GIOVANNI LORENZO PORRÀ LZI LA MANO CHI CONOSCE un altro evento capace di attrarre in una piccola città 250mila persone. Non la venuta del Papa, non un concerto o una mostra, ma una fiera dedicata al fumetto, al videogioco e molto altro; un’eccellenza tutta italiana, la cui prima edizione risale al 1993, che quest’anno ha battuto ogni record, superando concorrenti ben più blasonate in tutto il mondo, come il Comicon di San Diego; insomma, come il lettore avrà già capito, parliamo del Lucca Comics and Games. Una fantastica occasione per promuovere fumetti, videogiochi, giochi di ruolo e film negli stand sulle mura e nelle vie. E per quanto riguarda i fumetti c’erano anche gli

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autori, che non si sottraggono mai al calore dei fans. Ce n’era davvero per tutti i gusti, dai classici ai fumetti più recenti, dai maggiori autori di tutta Europa a quelli del Giappone. Il fumetto italiano l’ha fatta comunque da padrone con un grande stand della Bonelli e vere star come Gallieno Ferri, creatore grafico di Zagor, o Alfredo Castelli, “padre” di Martin Mystère, Giovanni Ticci, storico disegnatore di Tex, e Roberto Recchioni che ha presentato la nuova serie Orfani, solo per citarne alcuni. Un’intera mostra è stata poi dedicata a Diabolik e alla più affascinante

criminale dei fumetti: “Eva Kant, 50 anni da complice”, mentre i disegnatori Giuseppe Palumbo e Jacopo Brandi firmavano anche loro autografi. E poi Leo Ortolani, il maggiore rappresentante del fumetto comico con il suo Rat Man, che qui ha regalato altre due deliziose opere “Ratolik, il re dell’errore”, e “Misterius”. Oltre ai fumetti tradizionali poi c’erano nuove leve rese famose dal web: Zerocalcare, il cui ultimo libro è già esaurito, Don Alemanno e il suo irriverente Jenus, Mirka Andolfo con Sacro e Profano, solo per citarne alcuni. E poi un lunghissimo elenco dal re-

sto del mondo; in ordine sparso Kengo Hanazawa (I’m a Hero), Ino Asano (Solanin), Horacio Altuna (El loco Chavez), David Lloyd (V per vendetta), Rutu Modan (Lo Sconosciuto); e ancora Julie Maroh, autrice del romanzo a fumetti “Il blu è un colore caldo”, da cui è stato tratto il film palma d’oro a Cannes “La vita di Adele”; Paolo Cossi, che ha composto musiche per i capolavori di Hugo Pratt… e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per non parlare poi dei tantissimi stand di fumetterie da tutta Italia che esponevano tavole d’antiquariato, numeri rari e gadget di ogni tipo, di cui il pubblico ha ovviamente fatto man bassa. Il paese dei balocchi si è aperto poi negli stand games dove è stato possibile provare alcuni videogiochi appena usciti come Batman Arkham Origins e persino la nuova Ps4; ma anche cimentarsi in un “salto della fede” dal vivo, come nel videogioco Assassin’s Creed, e sperimentare il prossimo Watch Dogs, all’interno di un’installazione interattiva; e ancora tantissimi giochi di ruolo, da classici intramontabili come Risiko e Dungeons and Dragons a nuove uscite. E che dire poi dello spazio cinema, che offriva l’anteprima del prossimo film di Thor o dell’attesis-

simo Capitan Harlock? Si rischia anche di dimenticarsi di menzionare le aree dedicate al fantasy, le esibizioni di Clara Serina, Cristina d’Avena e Giorgio Vanni, e chissà cos’altro. Un successo totale, non solo delle case editrici, cinematografiche e di videogiochi, ma soprattutto dei fans. Lucca Comics ha da sempre rappresentato la Mecca del mondo nerd: un mondo in un certo senso separato, riservato agli appassionati. I numeri di questa edizione sono la prova che ormai siamo davanti ad uno dei più grandi fenomeni di cultura popolare; il fumetto ormai per molti è la nona arte, e anche il gioco è ormai sdoganato come mezzo espressivo, senza contare le sempre più frequenti contaminazioni tra romanzo e fumetto, tra videogiochi e cinema. Ma soprattutto cultura è un patrimonio di emozioni e storie comuni a tutti, che ci hanno fatto sognare almeno una volta. Ecco perché Lucca Comics siamo tutti noi: i genitori cresciuti a pane e Tex che portano i figli alla fiera, i ragazzi di ieri che si commuovono all’anteprima del film di Capitan Harlock, quelli di oggi che leggono nuove storie, giocano nuovi giochi. Tutti uniti dall’emozione, ma anche dall’amore genuino per una cultura che può solo crescere.

E ancora grandi classici come l’Uomo Tigre, una deliziosa coppia che portava Mary Poppins e Bert, e addirittura un Tex; da menzionare poi esempi più spettacolari: da un bellissimo Gundam, a un morbidissimo Totoro tratto dal celebre film di Myazaki, passando per un gruppo di Cavalieri dello Zodiaco completi di armature, ma forse più di tutti si è fatta notare una gigantesca macchina tratta da “Conan ragazzo del futuro”, alta quasi tre metri! E non è mancato il lato comico, con Barbie e Ken confezionati nella classica scatola rosa, un “Uomo Tigre in pensione” con tanto di girello, e addirittura un gruppo di ragazzi vestiti da lettere, che interpretavano il famoso gioco per cellulare Ruzzle. Ma l’aspetto più bello è che tutto

ciò viene fatto per puro piacere e passione: certo c’è una gara ufficiale con premi, ma molti vengono solo per portare il proprio cosplay in giro nella splendida cornice di una città storica. E la più grande gioia è riconoscere qualche personaggio che ci ha fatto emozionare, fermarlo e chiedergli una foto, o meglio ancora essere fermati e ricevere dei complimenti per il proprio cosplay. In breve è davvero come entrare in un mondo magico, in cui la fantasia diventa realtà, i personaggi delle storie prendono vita e ognuno può essere chi desidera; ma è anche un modo per condividere i propri interessi, osservare altri cosplay, scambiare idee per realizzarne sempre di nuovi, o perché no, attrarre qualche nuovo adepto in questa curiosa dimensione.

Come cambia volto una tranquilla cittadina Tutti pazzi per i fumetti, e Lucca diventa un altro mondo G. L. P. ON SOLO STAND, ESPOSITORI e gadget in vendita a Lucca Comics and Games, ma anche soprattutto una folla colorata di attori-spettatori che invade quella che un simpatico affittacamere del posto ha definito “una città tranquilla, di pensionati”. Un evento davvero da non perdere, per ogni appassionato. E il primo consiglio a tutti è di muoversi per tempo: tutte, ma proprio tutte le vie per raggiungere Lucca sono prese d’assalto e la piccola cittadina cambia volto. C’è chi pur di esserci è pronto a condividere una stanza con altre 6 persone, e chi si adatta a stare anche fuori città, mentre tutte le vie di Lucca si riempiono ad ogni ora del giorno e della notte. Perché a Lucca non c’è una fiera: semplicemente Lucca è la fiera. Stand in ogni piazza, ma soprattutto cosplayer ovunque: per chi non lo sapesse cosplay è l’acronimo di costume e play, in inglese, significa giocare, interpretare; insomma realizzare il sogno di por-

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tare il proprio personaggio preferito, spesso costruendo costume e accessori con grande impegno. Un fenomeno nato in Giappone e che nel nostro Paese da semplice hobby di nicchia, coltivato da persone guardate magari con un po’ di curiosità o anche ilarità, è cresciuto a dismisura diventando una moda capace di coinvolgere giovani e meno giovani, liberando finalmente chi lo fa dall’etichetta di “fissato”, trasformandolo a volte in un artista. Come ogni anno si è visto veramente di tutto: personaggi dell’animazione giapponese più recente e di moda, come Shingeki no

Kyojin, Kuroko’s Basket, e simili; dal mondo americano supereroi come Thor e Capitan America, Superman e Batman, ma anche cattivi come Joker, Due Facce, e compagnia, un pò spaventosa, ma bellissima; per la gioia dei bambini anche numerosi Jack Frost da Le Cinque Leggende.


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IL PORTICO DI CAGLIARI

L’intervista. Ruggero Bogoni è consigliere di amministrazione della Generale Conserve.

“La responsabilità di un’impresa è anche l’aiuto a chi soffre per la crisi” Scopriamo le motivazioni che hanno portato una delle più grosse aziende del settore del tonno a compiere una generosa donazione a favore delle famiglie seguite da Caritas

Se dò lavoro in questo territorio, so che almeno le 300 famiglie dei lavoratori sono potenziali acquisitori del nprodotto. Donare qualcosa a chi vive in particolari nostro ondizioni significa che – nel momento in cui uscirà dalla crisi –anche lui può diventare un consumatore del nostro prodotto. E’ il messaggio di chi vuole operare qui distribuendo parte della ricchezza prodotta nel territorio in cui opera. Se qualcuno ha soldi in tasca, li spenda. Quindi una strategia aziendale precisa, non solo un atto di generosità. Il concetto dell’italianità è una strategia aziendale, l’aver scelto una donazione alla Caritas è una rinuncia a fare della pubblicità tradizionale per dare quella cifra a chi ne ha bisogno. Quanto il vostro gesto può essere imitato da altre imprese? Persone intelligenti, imprenditori

che lavorano in Sardegna, dovrebbero capire che in un momento di crisi come questo occorre investire risorse nel territorio in cui si opera. Significa creare occupazione, ampliare le attività, svilupparle, ma anche donare qualcosa a chi oggi è in difficoltà. Perché non aiutarli, senza chiedere nulla in cambio? Non ci aspettiamo nulla di ritorno: è una mano che diamo a famiglie sfortunate. Disponete di certificazioni in relazione alla Responsabilità sociale di impresa? E’ uno degli aspetti a cui teniamo maggiormente. La sostenibilità accertata dal marchio “friend of the sea” è per noi una linea guida: non devo depauperare, né distruggere, devo fare in modo che i mari rigenerino il prodotto utilizzato. Abbiamo una certificazione che attesta che lavoriamo pesce di una certa pezzatura (almeno 20 kg, già maturo e già riprodotto, quindi la specie non muore), pescato con sistemi che non distruggono altre specie marine. Purtroppo il numero dei pescherecci disposti a farsi controllare su questi valori è limitato: questo comporta maggiori prezzi sul tonno che acquistiamo. Ma è una direzione obbligata per tutti. La certificazione SA8000, che pure abbiamo, verifica le condizioni dei lavoratori, e obbliga l’azienda a migliorarle costantemente. Obbliga poi ad estendere queste condizioni ai principali fornitori.

linea -. Oggi, si tende a dimenticare le umiliazioni subite nel passato dai nostri connazionali, popolo di emigrati, e non si riesce a garantire un’accoglienza dignitosa a questi nostri fratelli». Le offerte raccolte andranno a sostegno dei progetti portati avanti dalla Caritas Italiana a Lampedusa. Appena due settimane, è stata creata all’interno della Casa della Fraternità della parrocchia di Lampedusa, una ludoteca destinata ai bimbi ospiti del CPSA (Centro di primo soccorso e accoglienza) che saranno seguiti da un’equipe professionale di Save the Children e dai volontari coordinati dalla Caritas nazionale e da quella di Agrigento. Inoltre, la Caritas Italiana sta allestendo un centro di prima acco-

glienza per adulti di circa 250 posti: «Si tratta di un impegno ulteriore della Chiesa - spiega don Marco Lai, direttore della Caritas di Cagliari -, un centro in cui si alterneranno gli operatori delle diverse Caritas italiane, a seconda delle necessità». Inoltre, ad Agrigento c’è la ludoteca multietnica ‘Alveare’, creata nel 2011 dalla Caritas siciliana insieme al suo ‘braccio operativo’, la Fondazione Mondo Altro, con l’obiettivo di far crescere insieme bambini immigrati, coinvolgendo anche le mamme e le famiglie. Sarà possibile continuare a donare le offerte per i piccoli profughi di Lampedusa fino a Natale, attraverso il conto intestato a Arcidiocesi di Cagliari - Caritas Diocesana IBAN IT70Z0335901600100000070158.

SERGIO NUVOLI UGGERO BOGONI è consigliere di amministrazione della Generale Conserve, delegato al coordinamento dello stabilimento di Olbia. Nato aVerona e sposato con una sarda, vive nell’Isola da tanto tempo e condivide con il presidente Vito Gulli i destini di un’azienda che, tra Italia e Portogallo, fattura circa 155 milioni di euro e punta decisamente ai 200, complice la recente acquisizione di una nota marca di carne in scatola. E’ l’azienda che nei mesi scorsi ha donato a Caritas circa 66mila scatolette di tonno. Come nasce l’idea della donazione? Dalla constatazione della drammatica situazione che attraversa la Sardegna e dello sforzo di Caritas per aiutare le famiglie indigenti. Forse i sardi vivono più di altri la crisi: il dramma di arrivare a fine mese, senza avere magari un posto di lavoro. Cosa ha significato per voi lavorare in Sardegna?

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Il direttore della Caritas, don Marco Lai, con Ruggero Bogoni.

Conosciamo questa realtà per aver lavorato in precedenza qui. Operando nel mercato del tonno avevamo saputo che una grossa realtà intendeva chiudere e mandare a casa i lavoratori. Abbiamo deciso di rilevarla, ma invano: quell’azienda aveva deciso di vendere il marchio, e di liberarsi delle persone. A quel punto cosa è successo? La proprietà della nostra azienda ha deciso di recuperare una parte della manodopera: abbiamo cominciato nel 2008 con una trentina di lavoratori. Dopo cinque anni cosa si può dire? E’ andata benissimo dal punto di vista imprenditoriale: oggi operiamo in un nuovo stabilimento, costato 25 milioni, e nei periodi di stagionalità occupiamo circa 300 persone. Non sono tante le aziende che decidono gesti così. Che effetto vi fa?

Un concerto corale per i bimbi di Lampedusa Nuova iniziativa benefica per soccorrere i profughi MARIA CHIARA CUGUSI N CONCERTO CORALE PER raccogliere le offerte destinate ai piccoli profughi sbarcati a Lampedusa nel corso degli ultimi anni. Ad aprire la serata, svoltasi nella Cattedrale di Cagliari e organizzata dalla Caritas diocesana insieme alla Polifonica Karalitana, il Requiem di Cherubini eseguito sotto la direzione del Maestro Gianfranco Deiosso, una preghiera per coloro che hanno perso la vita nel Mediterraneo, durante i cosiddetti ‘viaggi della speranza’: dal 1988 ad oggi quasi 20mila, comprese le 366 vittime del naufragio, tra cui molti bambini, avvenuto circa un mese fa, in prossimità delle coste dell’isola siciliana. L’idea del concerto è partita proprio dal Direttore della Polifonica Karalitana, subito sposata da Mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. Un concerto corale che ha visto anche i Cantores Mundi diretti da Boris Smocovic, il Collegium Karali-

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tanum diretto da Giacomo Medas, la Polifonica Quartese diretta da Andrea Atzori e la Polifonica Asseminese diretta da Andrea Sarigu. Oltre ai testi sacri, anche due brani tratti dalla tradizione popolare sarda, e poi il gospel fuori programma ‘Amazing grace’ eseguito dalla Polifonica quartese. A richiamare il tema dell’esodo, la parafrasi del salmo 136 ‘Super flumina Babylonis’, con l’immagine degli Ebrei esuli a Babilonia, eseguita dalla Polifonica Karalitana. Quest’ultima, 33 anni il prossimo 17 novembre, oltre 300 brani di repertorio, è fortemente impegnata in concerti di beneficenza, tra cui quelli organizzati con la Caritas diocesana: l’8 dicembre 1995, il concerto per la Bosnia nella Chiesa di Sant’Anna, e nel dicembre 2008, il concerto per gli alluvionati di Capoterra, nella Chiesa di Bonaria. E stavolta, per Lampedusa, tema che ha fortemente sollecitato mons. Deiosso: «Mi hanno colpito le parole del Papa a Lampedusa - sotto-

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brevi IL 24 NOVEMBRE ALLE 17

Conclusione dell’Anno della fede Domenica 24 novembre alle ore 17, nella Cattedrale di Cagliari, si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo in occasione della festa di Cristo Re e della conclusione dell’Anno della fede. In questa circostanza si celebrerà il mandato diocesano agli operatori pastorali dei diversi ambiti di azione ecclesiale. Nell’occasione mons. Miglio farà dono a tutti i presenti dell’enciclica Lumen Fidei del Santo Padre Francesco.

DENUNCIA DELLA CGIL

Assistenza specialistica, Provincia in ritardo Sono di nuovo in agitazione i lavoratori del servizio di educazione specialistica per gli studenti disabili della scuole superiori della provincia di Cagliari. “Purtroppo scrive in una nota la Cgil - i temi sollevati dal sindacato lo scorso settembre, in particolare la tendenza da parte della Provincia a ridurre i costi puntando sul massimo ribasso dell’appalto, sono ancora tutti aperti, anzi, se possibile la situazione è ancora più preoccupante”. Dopo aver indetto la gara con gran ritardo, la Provincia non ha ancora comunicato chi ha vinto né quando dovrebbe iniziare l’attività. Questa l’accusa. “A seguito della mobilitazione organizzata dalla Fp Cgil territoriale - prosegue la nota del sindacato era stata raggiunta un’intesa con le associazioni delle cooperative sociali: le aziende avrebbero partecipato alla gara senza cedere alla logica dei ribassi che si scaricano poi sui lavoratori, bensì nel rispetto rigoroso del contratto collettivo. Ora non vorremmo che avesse invece avuto la meglio chi ha proposto un’offerta più bassa perché incurante di certi vincoli. Sarebbe una grave responsabilità in capo alla Provincia, che promuove gare al massimo ribasso, mettendo a rischio i diritti dei lavoratori e lo stesso sistema delle imprese locali”.

IL 16 NOVEMBRE ALLE 9.30

Forum Famiglie, rinnovo delle cariche Sabato 16 novembre alle ore 9,30 a Cagliari, nella sede del Forum Famiglia Sardegna, si terrà l’Assemblea dei Soci. Alla scadenza del proprio mandato, il Presidente regionale Carlo Pisano esporrà una relazione sulle attività svolte, a seguire il voto per il rinnovo delle cariche sociali. Previsti anche gli interventi di P. Christian Steiner, incaricato della CES per la Pastorale familiare e di Simone Pillon, membro del Consiglio direttivo nazionale del Forum.


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IL PORTICO DE

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XXXIII DOMENICA DEL T. O.(ANNO C)

dal Vangelo secondo Luca n quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21, 5-19

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DON ANDREA BUSIA

il portico della fede

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robabilmente se ci mettessimo a vedere quali brani evangelici ci vengono più facilmente in mente scopriremmo che sono organizzabili in tre categorie: parabole, miracoli e momenti fondamentali della vita di Gesù (soprattutto nascita e passione – morte – risurrezione), se questa è la prima risposta che ci vene in mente perché essi vengono raccontati in maniera tale da rimanere impressi nella memoria. Esistono però almeno altre due categorie: gli insegnamenti che non sono espressi come parabole (si pensi ad esempio alle beatitudini) e i discorsi escatologici, i discorsi sugli “ultimi tempi” (si pensi anche all’immagine del giudizio universale in Mt 25,31-46). Oggi ci viene presentato proprio un brano di quest’ultima categoria, che apre una finestra sulla “fine”, ma che, allo stesso tempo, cerca di portare l’attenzione degli ascoltatori a un futuro più vicino come quello delle persecuzioni. Questi

Sarete odiati da tutti a causa del mio nome

discorsi sulla fine occupano una parte relativamente contenuta all’interno dei vangeli, ma non dobbiamo dimenticare che nella Bibbia troviamo libri interi (Apocalisse) o grandi sezioni di altri libri (Daniele) dedicati a questa prospettiva. Noi abbiamo difficoltà a entrare in questo tipo di linguaggio perché questo, più di tanti altri presenti nella Bibbia, è culturalmente radicato e noi non siamo ebrei e tantomeno ebrei del primo secolo. In generale possiamo e dobbiamo dire, in ogni caso, alcune cose: intanto la funzione i questo tipo di testi non è quella di descrivere per filo e per segno come avverrà la fine del mondo (sono anzi racconti estremamente simbolici), bensì di invitare alla perseveranza, alla vigilanza, e di nutrire la speranza. Dopo questa lunga ma necessaria premessa vediamo ora come si struttura il nostro brano: partendo dal senso di meraviglia che provavano i pellegrini al tempio Gesù inizia a dire che il tempio non è la cosa più importante, infatti sarà

distrutto, i suoi discepoli sono invece invitati a concentrarsi su ciò che è veramente importante: la relazione fondante con Lui! Non dare retta ai falsi profeti che si presentano a suo nome, non lasciarsi bloccare dalla paura della tribolazione, della guerra vicina e dei segni del cielo per quanto grandiosi essi siano, e neppure della persecuzione che toccherà la loro stessa carne e la loro famiglia. Il brano così com’è sembra essere un annuncio di sventure su sventure, l’opposto del buon annuncio che il vangelo dovrebbe essere, e infatti se guardiamo bene alla fine troviamo non una ma ben tre infusioni di speranza certa: “io vi darò parola e sapienza”, “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto” e “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”. A guidare la storia, anche nei momenti di prova, è sempre Dio che veglia e vigila sui suoi figli. La chiave che permette, nell’ottica del nostro brano, di far fruttare questa speranza è la perseveranza nella prova, un

tema a cui i discepoli di Gesù erano già stati preparati, si pensi ad esempio alla parabola del seminatore spiegando la quale Gesù dice: “[I semi caduti] sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, accolgono con gioia la parola, ma non hanno radice; credono per un certo tempo, ma nell'ora della tentazione vengono meno.”. Ora che si avvicina il momento della prova suprema di Gesù (è infatti già arrivato a Gerusalemme), e quindi anche quella degli stessi discepoli, è fondamentale che venga loro (e a noi) ricordato quanto sia importante la perseveranza e quali frutti può, con l’aiuto della grazia divina, portare. Quanto detto finora sarebbe però impossibile se Gesù stesso non ci avesse testimoniato che si può essere fedeli e perseveranti nella prova e il vangelo di domenica prossima, solennità di Cristo re dell’universo, ci porterà proprio sul Golgota e ci permetterà di ricevere la sofferta testimonianza del nostro maestro.

LA TEOLOGIA AL SERVIZIO DELLA FEDE DEI CRISTIANI La luce della fede non coinvolge soltanto coloro che già credono ma è in grado di illuminare anche le persone che sono in cerca di Dio. Nella Lumen fidei Papa Francesco mostra come ogni uomo che si apre al mistero partendo dalla sua esperienza possa incontrare Dio: «l’uomo religioso cerca di riconoscere i segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua vita, nel ciclo delle stagioni, nella fecondità della terra e in tutto il movimento del cosmo. Dio è luminoso, e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero» (LF 35). Nel Vangelo le figure dei Magi che vengono guidati a Betlemme dalla stella (cfr Mt 2,1-12) sono un’immagine di questa ricerca dell’uomo: «la stella parla così della pazienza di Dio con i nostri occhi, che devono abituarsi al suo splendore. L’uomo religioso è in cammino e deve essere pronto a lasciarsi guidare, a uscire da sé per trovare il Dio che sorprende sempre» (ibidem). Dio rispetta il cammino di co-

loro che lo cercano e la luce limitata che ha l’uomo non viene annullata una volta che incontra quella di Dio ma nell’incontro con questa diventa più brillante: «non c’è nessuna esperienza umana, nessun itinerario dell’uomo verso Dio, che non possa essere accolto, illuminato e purificato da questa luce» (ibidem). La fede ha a che fare anche con la vita delle persone che non credono e che tuttavia non smettono di cercare Dio con sincerità: «nella misura in cui si aprono all’amore con cuore sincero e si mettono in cammino con quella luce che riescono a cogliere, già vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede. Essi cercano di agire come se Dio esistesse, a volte perché riconoscono la sua importanza per trovare orientamenti saldi nella vita comune, oppure perché sperimentano il desiderio di luce in mezzo al buio, ma anche perché, nel percepire quanto è grande e bella la vita, intuiscono che la presenza di Dio la renderebbe ancora più grande» (ibidem).

In questo incontro con la luce di Dio un ruolo particolare è occupato dalla teologia «che cerca l’intelligenza più profonda dell’autorivelazione di Dio, culminata nel Mistero di Cristo» (LF 36). La teologia condivide la forma ecclesiale della fede, la luce che vuole conoscere sempre meglio è la stessa del soggetto credente che è la Chiesa: «ciò implica, da una parte, che la teologia sia al servizio della fede dei cristiani, si metta umilmente a custodire e ad approfondire il credere di tutti, soprattutto dei più semplici. Inoltre, la teologia, poiché vive della fede, non consideri il Magistero del Papa e dei Vescovi in comunione con lui come qualcosa di estrinseco, un limite alla sua libertà, ma, al contrario, come uno dei suoi momenti interni, costitutivi, in quanto il Magistero assicura il contatto con la fonte originaria, e offre dunque la certezza di attingere alla Parola di Cristo nella sua integrità» (ibidem). di don Roberto Piredda


ELLA FAMIGLIA

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intervento del Presidente del Forum.

e...

La libertà di dire che la famiglia ci piace FRANCESCO BELLETTI

incredibile potenza di fuoco messa in campo a livello nazionale e internazionale contro le libere parole di Guido Barilla alla Zanzara di Radio24 sulla “famiglia tradizionale” (parole peraltro rispettose di tutti e tutte le forme di vita privata) deve far riflettere seriamente tutti coloro a cui sta a cuore la libertà di opinione e di parola in questo Paese. A quanto pare neanche affermare di essere a favore dei “matrimoni gay” ha protetto la sua libertà di espressione nei confronti dell’idea di famiglia (per Barilla centrata sulla donna, frutto dell’amore di un uomo e una donna, tendenzialmente sempre con dei bambini in giro). Attacchi personali, slogan e battute sugli “spaghetti eterosessuali”, addirittura minacce di boicottaggio commerciale. Quanto costa la libertà di pensiero in questo Paese! Quello che impressiona è la tempestività con cui tutti – compresi esponenti delle istituzioni, come il ministro Kyenge – si sono affrettati ad “esternare” contro queste impertinenti parole. Poche, sul versante opposto, le voci a favore di Barilla. In effetti Guido Barilla non ha bisogno di essere difeso da nessuno, e la sua azienda continuerà a vendere se e in quanto i suoi prodotti resteranno buoni e sicuri, se la sua capacità imprenditoriale gli consentirà di gestire bene l’azienda, generando lavoro e occupazione, con responsabilità sociale, individuando nuovi mercati. E, ovviamente, anche in funzione delle sue capacità di comunicazione, di marketing, di pubblicità. I consumatori su questo sapranno decidere con equilibrio e saggezza. E, ovviamente, in libertà. Già un competitore di prodotto, la Buitoni, ha lanciato uno slogan da pubblicità comparativa, in tema di famiglia: tutto per grande attenzione ai valori (dubito seriamente…) o puro e spregiudicato calcolo economico (ci credo di più!), di una azienda che agisce –

L’

RISCRITTURE

LA MISSIONE SALVIFICA DELLA CHIESA "La missione salvifica della Chiesa nel mondo è attuata non solo dai ministri in virtù del sacramento dell'Ordine ma anche da tutti i fedeli laici: questi, infatti, in virtù della loro condizione battesimale e della loro specifica vocazione, nella misura a ciascuno propria, partecipano all'ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo. I pastori, pertanto, devono riconoscere e promuovere i ministeri, gli uffici e le funzioni dei fedeli laici, che hanno il loro fondamento sacramentale nel Battesimo e nella Confermazione, nonché, per molti di loro, nel Matrimonio. (...) Meritano di essere qui riascoltate alcune espressioni particolarmente significative della Esortazione Evan-

gelii nuntiandi di Paolo VI: (...) Anche il mondo dei mass-media, in seguito all'accelerato sviluppo innovativo e all'influsso insieme planetario e capillare sulla formazione della mentalità e del costume, rappresenta una nuova frontiera della missione della Chiesa. In particolare, la responsabilità professionale dei fedeli laici in questo campo, esercitata sia a titolo personale sia mediante iniziative ed istituzioni comunitarie, esige di essere riconosciuta in tutto il suo valore e sostenuta con più adeguate risorse materiali, intellettuali e pastorali”. Christifideles laici, Beato Giovanni Paolo II

Buitoni come Barilla - nel libero mercato? Personalmente non sono mai stato tenero con la “famiglia del Mulino Bianco” che ho sempre ritenuto una invenzione dei pubblicitari, una rappresentazione ideale di una famiglia felice e sorridente che non corrispondeva alla concretezza della famiglia reale, a padri e madri che ogni giorno attraversano fatiche reali. La mattina, per quasi tutti noi, è già tanto se si riesce a prendere un caffè al volo insieme, e se poi hai un figlio adolescente, altro che sorrisi e saluti… Un grugnito più o meno cordiale, se ti va bene, segnala la sua uscita di casa. Non ho quindi particolari attenzioni al marchio Barilla. Però ci può stare: in fondo la pubblicità racconta favole, storie, per vendere prodotti, ma più spesso sogni, desideri, illusioni… allora cosa si dovrebbe dire di tutte le donne e uomini “oggetto erotico” che caratterizzano le pubblicità dei profumi? Il vero tema è questo: gli attacchi a Barilla sono solo la prova generale di quello che succederà se verrà approvata definitivamente la legge contro l’omofobia che la Camera ha sciaguratamente votato. Quanti potranno affermare, da liberi cittadini, la propria libera opinione su cosa è famiglia, senza essere portati in tribunali, giudicati e condannati da giudici “politicamente super corretti”? Peraltro siamo certi che le condanne saranno eseguite immediatamente, e le porte del carcere e i periodi di rieducazione e di lavori socialmente utili, che anche questa legge prevede, saranno immediati e tempestivi. Meditate, gente, meditate!


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IL PORTICO DI CAGLIARI

Diocesi. Il fondamentale servizio dell’annuncio della Parola, della testimonianza di vita

L’Ufficio catechistico diocesano, una risorsa a servizio del Vangelo DAVIDE LAI

A CHIESA, SPARSA in tutto il mondo, è chiamata ad annunciare e a testimoniare la Parola di Dio nella vita quotidiana. Come in ogni buona famiglia ciascuno deve offrire la propria disponibilità, le proprie energie, per il buon andamento quotidiano, così anche nella Chiesa, è necessario che tutti i battezzati collaborino affinché essa possa essere sempre fedele al suo mandato e vicina a ciascuno, nelle diverse realtà nelle quali è mandata. L’Ufficio Catechistico, presente sia a livello nazionale sia diocesano, si prende cura di tutto l’ambito riguardante l’annuncio e la catechesi all’interno delle realtà cui è legato. Il suo impegno è, rivolto alla formazione di coloro che offrono, o desiderano offrire, il proprio servizio all’interno delle comunità parrocchiali, gruppi, associazioni nell’ambito della catechesi. Tale servizio non è a sé stante, ma in piena sintonia con le direttive della Conferenza Episcopale Italiana e, con il programma pastorale indicato dal Vescovo diocesano. L’Ufficio della diocesi di Cagliari, si pone in stretta sinergia con le indi-

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cazioni dell’Arcivescovo Mons. Arrigo Miglio che, negli orientamenti pastorali per il triennio 2012-2015 ha indicato, come punto essenziale su cui riporre il proprio impegno come Chiesa locale, il tema dell’Iniziazione Cristiana: «Ripensare e riscoprire l’Iniziazione cristiana, per passare dalla semplice catechesi per i singoli sacramenti ad un vero percorso di iniziazione cristiana; per coinvolgere i ragazzi e i giovani, ma anche e specialmente gli adulti: comunità parrocchiali, genitori, catechisti, padrini» (Orientamenti pastorali 2012-2013). Una catechesi, dunque, orientata

alla formazione del cristiano, al cammino di fede nella Chiesa, la quale «nell’iniziazione esprime il suo volto missionario verso chi chiede la fede e verso le nuove generazioni» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n.7). In tale contesto «siamo chiamati ad essere una Chiesa che sa accogliere, accompagnare, ma anche prevedere catechisti e percorsi diversificati, affinché nessuno rimanga indietro o escluso» (Orientamenti pastorali 2013-2014). Questa proposta esige una seria preparazione per coloro che sono chia-

mati ad accompagnare quanti desiderano porsi in questo itinerario e un attento ascolto dei bisogni di ciascuno avendo a cuore la «centralità della persona, dei suoi ritmi di apprendimento» (Orientamenti pastorali 2012-2013) e il contesto nella quale è inserita. Parlare di iniziazione cristiana significa, quindi, porsi in un cammino nel quale «la fede ricevuta ha bisogno di essere trasmessa» (La formazione dei catechisti nella comunità cristiana, n.1); i Sacramenti fanno parte di questo cammino di formazione e di crescita nella fede e non devono essere visti come «tre Sacramenti senza collegamento, ma un’unica azione di grazia» (Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n.7). La nostra diocesi, attraverso l’Ufficio Catechistico desidera offrire il proprio sostegno alle singole comunità, gruppi, associazioni, affinché non si sentano sole in questo cambio di prospettiva che, come ha sottolineato l’Arcivescovo «non è semplice né indolore» (Orientamenti pastorali 2013-2014) e si pone accanto ad esse facendosi compagna di viaggio lungo questo itinerario di crescita nella vita cristiana, al fine di formare cristiani adulti nella fede, missionari responsabili della Buona Notizia di Gesù Cristo.

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curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004

Direttore responsabile Sergio Nuvoli Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h segreteriailportico@libero.it Fotografie Roberto Pili, Archivio Il Portico, Lidia Lai, Rosalba Montisci Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 settimanaleilportico@libero.it (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: inserzioni.ilportico@gmail.com Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Hanno collaborato a questo numero: Matteo Mazzuzzi, Massimo Lavena, Matteo Meloni, Roberto Piredda, Eugenio Lao, Franco Camba, Giovanni Lorenzo Porrà, Maria Chiara Cugusi, Francesco Belletti, Davide Lai, Fadi Sotgiu Rahi, Roberto Comparetti, Andrea Busia, Maria Vittoria Pinna, Bettina Camedda, Michele Antonio Corona, Lidia Lai, Tore Ruggiu. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. Le informazioni custodite nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).

Gregorio III Laham, un patriarca a Cagliari

Abbònati a Il Portico

Quella del 24 novembre in città sarà una visita storica

1. conto corrente postale

P. FADI SOTGIU RAHI, C. SS. R. I SONO STATI DICIANNOVE patriarchi nella Chiesa Melchita e il patriarca attuale è Sua Beatitudine Gregorio III Laham che visiterà Cagliari il 24-27 novembre 2013, la sua visita è un avvenimento storico perché è la prima volta che un Patriarca d’Oriente visita la Sardegna. La Chiesa Greco Cattolica Melchita è araba non musulmana, orientale non ortodossa, è cattolica non latina: il vescovo Melchita Neophytos Edelby, ex-vescovo di Aleppo, che partecipò da protagonista al Concilio Vaticano II, ripeteva sempre questa espressione difendo la Chiesa Greco Cattolica Melchita così: Noi siamo arabi ma non musulmani; noi siamo orientali ma non ortodossi; noi siamo cattolici ma non latini. La Chiesa Melchita è una delle Chiese Orientali Cattoliche sui iuris di rito bizantino è stata fondata dal Patriarca Kyrillos VI Tanas. È una Chiesa che si è separata dalla Chiesa Greco Ortodossa di Antiochia nel 1724 ed in occidente i Melchiti sono detti

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"Cattolici Greco Melchiti", in Medio oriente sono chiamati "Rum Katulik" (in arabo); espressioni traducibili come "Cattolici romei". In questo caso, "romei", sta per "costantinopolitani", in quanto dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente, Costantinopoli fu detta la "nuova Roma". La Chiesa stessa è “Greco” perché l’Impero bizantino divenne tutto greco a partire dal VI secolo e soprattutto dal VII secolo, e si chiama ancora “Impero greco”. Anche essa è “Melchita” perché i fedeli di quest’Impero restano fedeli al Concilio di Calcedonia (451) sostenendo l’impero Marciano e i suoi successori. La Chiesa Melchita è una Chiesa cum Petro e non sub Petro. Il termine “Melchita” deriva dalla parola semitica “mélek” cioè re, imperatore. Nel corso dei secoli, questo termine ha ricevuto tre significati differenti: - nel senso generale: fu dato dai monofisiti dopo il 451 a tutti i cattolici che accoglievano il Concilio di Calcedonia; in questo senso, anche i latini sono Melchiti come i greci. – nel senso ristretto: fu riservato dai monofisiti ai loro vicini ortodossi dei patriarcati di Alessandria, di Antio-

48 numeri a soli 30 euro Versamento sul CONTO CORRENTE POSTALE n. 53481776 intestato a: Associazione culturale “Il Portico” - via Mons. Cogoni, 9 09121Cagliari.

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chia e di Gerusalemme. – Nel senso esclusivo: dopo il 1724, esso designa i fedeli Libanesi, Siriani, Egiziani e Palestinesi e quelli che sono nella diaspora di lingua araba e di rito bizantino in comunione con la Chiesa di Roma. I Melchiti di oggi fanno uso della lingua araba e del greco. Non fu sempre così, soprattutto nei primi dodici secoli, i Melchiti erano di lingua greca o di lingua siriaca (fino al XVII secolo) o araba pura e ci furono anche armeni melchiti. I patriarcati melchiti erano fino alla metà del V secolo solo due: quello di Alessandria, per il sud-est dell’Africa romana, e quello di Antiochia, per le diocesi d’Oriente. Il patriarcato di Gerusalemme fu creato dal Concilio Ecumenico di Calcedonia nel 451.

La Chiesa Greco Cattolica Melkita è suddivisa nelle seguenti circoscrizioni ecclesiastiche: Il patriarcato di Antiochia con sede a Damasco; l’arcieparchia di Alessandria con sede al Cairo; l’arcieparchia di Gerusalemme con sede a Gerusalemme; l’arcieparchie in Libano (7), l’arcieparchie in Siria (4), l’arcieparchia della Terra Santa, della Giordania; l’esarcato patriarcale dell’Iraq e del Kuwait. Anche la Chiesa Melchita è presenta nella diaspora ed ha delle eparchie in U.S.A, Messico, Canada, Brasile ed Australia; come ha l’ esarcato apostolico in Argentina e Venezuela. Invece in Europa, essa è presente in Italia, Francia, Belgio, Svezia, Germania e in Gran Bretania. dettagli e programma a pagina 16

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IL PORTICO DELLA DIOCESI

iL Portico

le acli IV CONGRESSO ACLITERRA

La terra alimenta il futuro “La terra alimenta il futuro” è il tema che ha fatto da cornice al IV Congresso AcliTerra della Provincia di Sassari, che si è tenuto sabato 9 novembre al Centro culturale di Nule (SS). A partire da risorse e valori che caratterizzano la

realtà agricola. "La terra – ha dichiarato Ottavio Sanna, il presidente regionale delle Acli della Sardegna – è un bene che dobbiamo ancora lavorare per rendere fertile, a partire dal punto di vista culturale. Il sistema agropastorale non può fondarsi sui ricordi, dobbiamo pensare a dei modelli di sviluppo per il futuro perché siamo stanchi di un sistema fondato sull’assistenzialismo. La terra è parte dell’identità culturale e sociale della nostra regione che dovrà diventare centrale per lo sviluppo economico e sociale di tutto il Mediterraneo”. Il presidente Sanna si è impegnato a farsi carico delle proposte future dell’associazione professionale agricola con gli europarlamentari sardi, Francesca Barracciu e Giommaria Uggias. “Abbiamo bisogno di una politica agricola comunitaria che garantisca la terra sarda e il prodotto sardo”. E poi il messaggio alla politica regionale. “Come Acli e AcliTerra chiediamo l’intervento delle istituzioni per riscrivere il sistema agropastorale a tutela di nuove figure professionali che possono e devono ancora nascere nel settore”. La scelta di Nule non è casuale: “Abbiamo voluto fare il Congresso a Nule – ha spiegato Gavino Pinna, presidente provinciale AcliTerra Sassari – un piccolo centro del Goceano per dare un segnale forte ai piccoli centri abbandonati dalle istituzioni. La popolazione sta andando via: è necessario che la gente venga coinvolta nella vita sociale e politica di regione e paese”. “È fondamentale – ha precisato Ernesto Ambu, presidente regionale AcliTerra - l’assunzione di responsabilità delle istituzioni che devono essere capaci di rispondere ai mutamenti del settore agropastorale e favorire il ricambio generazionale. Bisogna rimettere al centro l’uomo attraverso un nuovo progetto di sviluppo. Ecco perché chiediamo ai politici interventi efficaci ed efficienti in tempi stretti”. In mattinata si sono tenute le elezioni congressuali dell’associazione AcliTerra della provincia di Sassari: approvati all’unanimità anche i delegati che prenderanno parte al Congresso regionale AcliTerra che si terrà a Nuoro il 23 novembre.

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Iniziative. L’entusiasmo di monsignor Fabio trudu, direttore dell’Ufficio liturgico diocesano.

“Capire il significato della liturgia vuol dire aiutare la vita comunitaria” Il convegno dei giorni scorsi “mostra il desiderio di comprendere di più. Ora servono momenti formativi nelle varie zone della diocesi, l’Ufficio non deve fare tutto” ROBERTO COMPARETTI UE GIORNI INTENSI con una buona partecipazione. Il convegno liturgico diocesano ha registrato una partecipazione forse superiore alle attese. “Devo dire – afferma monsignor Fabio Trudu, direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano - che la cosa che mi ha colpito è la qualità della partecipazione, perché anche il relatore della prima giornata, Goffredo Boselli Liturgista del Monastero di Bose, è rimasto piacevolmente sorpreso da come gli oltre cento partecipanti, sia nel primo pomeriggio che nella mattinata dedicata ai sacerdoti, hanno seguito con attenzione quanto veniva loro proposto, segno evidente che il tema è piaciuto e la gente vuole capire e conoscere di più”. Ciò conferma dunque l’indicazione emersa alla viglia, ovvero quella di ripetere con cadenza biennale o triennale il convegno?

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Certamente dobbiamo proseguire il lavoro di formazione con questa modalità, ma è necessario che si avviino nelle foranie incontri specifici in grado di fare formazione alla liturgia. Aiutare a capire meglio il significato della liturgia è sostegno alla vita comunitaria: la liturgia è il cuore della nostra esperienza di fede e questo è percepito anche quando non se ne ha una piena consapevolezza, soprattutto da parte dei fedeli laici. Comunque sia in tanti sono consapevoli che nella liturgia si gioca l’esperienza della fede cristiana. Ecco perché la presenza è stata così importante nelle due giornate, complici anche le relazioni “sostanziose”, pur presentate con stili diversi. In che senso? Padre Ildebrando Scicolone è stato un po’ giocoso, più pacato Goffredo Boselli, ma entrambi sono stati ac-

colti molto bene dai presenti, e le domande proposte hanno mostrato una fame di conoscenza della liturgia. In alcuni punti le relazioni hanno toccato picchi molto alti e sono state profonde, penso ad un passaggio della relazione di Boselli che ha definito la Liturgia “un momento di spiritualità: non è uno spettacolo, non è una festa religiosa ma un’esperienza di preghiera. In essa sono presenti le emozioni, i sentimenti, ma non è il luogo dove si vivono solo emozioni forti e basta. Le emozioni passano, l’esperienza spirituale

resta, perché nutre la vita del cristiano”. Un altro elemento sottolineato da Boselli è che, dopo il Concilio, c’è stato un maggior accesso alla Parola di Dio, il metodo della Lectio Divina, praticato molto di più rispetto a prima. Questo non è avvenuto per la liturgia, per la quale ci vorrebbe un metodo che consentisse di aprire i tesori e farli conoscere attraverso la mistagogia, ovvero entrare nei misteri celebrati attraverso i riti. La buona partecipazione al convegno è il segnale di una Chiesa che vuole crescere? Certo. La partecipazione attiva è percepita come una delle istanze principali della riforma liturgica, che ha puntato l’accento sull’aspetto esteriore, e lì ci si è fermati. Mentre per l’aspetto interiore è necessario che si coltivi la formazione, non soltanto con il canto o la risposta richieste nel corso delle celebrazioni, ma con una formazione specifica che può essere fatta anche nelle zone della Diocesi. L’Ufficio Diocesano non deve fare tutto, ma vuol aiutare altre realtà ad organizzarsi nel realizzare in loco momenti formativi alla liturgia.

“Resta tanto da fare per la formazione” Padre Ildebrando Scicolone: “Siamo ancora all’inizio” R. C. OCENTE EMERITO al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo di Roma, padre Ildebrando Scicolone, monaco benedettino, ha attirato l’attenzione degli oltre cento presenti nell’Aula Magna del seminario, per il convegno diocesano. L’ha fatto con lo stile che lo contraddistingue da sempre, abituato ai microfoni della radio e agli studi tv, il benedettino ha modi diretti e parla senza mai perdere di vista il tema. La liturgia è forma o sostanza? Diciamo che la liturgia è la sostanza: cioè rende presente l’evento. Noi però esprimiamo tutto ciò con gesti e simboli umani, perché l’uomo è un animale simbolico. Le faccio un esempio. Prego. Se io devo dire “Ti amo” lo posso dire con le parole, oppure offrendo una rosa rossa. La rosa è forma o sostanza? Se io dono una rosa rossa e l’altro l’accetta è già una dichiarazione.

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L’uomo si esprime attraverso i sensi, quindi la liturgia ha bisogno di essere ascoltata, detta, cantata, vista odorato, parlo dell’incenso. Tutto questo però non è la sostanza ma la manifesta. Quando noi mangiamo il pane eucaristico sappiamo che ci stiamo nutrendo di Cristo e di tutta la sua opera, come Lui si da mangiare anche noi dobbiamo farlo con gli altri. Il piano salvifico di Dio si rende presente attraverso i segni, in modo che noi partecipando al rito prendiamo parte all’evento della morte e risurrezione di Cristo. Dalla sua emanazione ad oggi come è stata attualizzata la Sacrosanctum Concilium? Dal punto di vista della forma molto è cambiato grazie a questo documento, cioè è cambiata la lingua il modo di celebrare e di partecipare. Ciò che forse è mancato è la formazione del clero e del popolo, di cui il Concilio parla prima della riforma, perché se si fosse fatta una catechesi costante si sarebbe compreso che non si trattava solo di cambiare le

forme, o meglio questo è un mezzo non lo scopo. L’obiettivo è far crescere sempre più la vita cristiana tra i fedeli e la liturgia “contribuisce in sommo grado a far sì che i fedeli vivano il mistero e lo manifestino nella vita” dice il documento. Da questo punto di vista avevano ragione i vescovi a vent’anni da Concilio, nel 1983 ed anche oggi è così: siamo ancora all’inizio di questi cambiamenti. I riti sono stati adattati, cambiati a seconda del contesto anche culturale: la fede cristiana viene espressa secondo la propria indole. Il rito romano non si può trasferire sic et simpliciter in Giappone, in Africa, in America Latina. Papa Francesco, che proviene dal Sud America, ci invita ad esprimere la nostra fede secondo la propria cultura, se no diventa un falso o un’imposizione. Spesso si discute sulla liturgia vista come spettacolo o come pratica de-

vozionale. Come stanno le cose? La liturgia da un certo punto di vista è un dramma, che attinge per esempio dalla produzione teatrale greca, penso ad esempio alla ripresa dei cori, dall’altro punto di vista è una devozione. In quest’ultimo caso dobbiamo risalire al secondo millennio quando il popolo non ha più capito la liturgia, non ha più partecipato e si è fatto le sue devozioni. In quel tempo si diceva “Era bella la liturgia quando tutto era in silenzio, e ciascuno si faceva le sue preghiere”. Ora è tutto parlato. Per poter partecipare però bisogna unire la propria mente a quello ciò che si sente dire e farlo proprio. Tutto ciò non era possibile prima, perché la lingua non era conosciuta, si parlava sotto voce ed il prete era girato spalle al popolo. Il sentimento è certamente necessario ma il sentimentalismo è decisamente fuori luogo.


doMenica 17 noveMbre 2013

IL PORTICO DEI PAESI TUOI

Arte in parrocchia. Successo per la mostra organizzata dalla parrocchia di Settimo.

Così la bellezza di Caravaggio riempie il cuore di chi sa guardare La comunità guidata da don Elenio Abis ha centrato l’obiettivo di concludere l’Anno della Fede con alcune iniziative di gran respiro e apprezzate da tutti MARIA VITTORIA PINNA NA INTENSISSIMA settimana, quella della presentazione della Mostra, capace di interessare grandi e piccoli. In questi sette giorni, senza un attimo di pausa, si sono alternate nella visita molte classi delle scuole primarie e secondarie a gruppi di amici che col passare dei giorni diventavano sempre più numerosi e interessati. E anche i bambini del catechismo delle prime classi sono rimasti estasiati ad ascoltare, a partire dalla visione dei pannelli che riproducevano le scene, le storie bibliche e, coinvolti, facevano delle domande o aggiungevano le loro impressioni. Elena per esempio è rimasta molto colpita dalla lacrima della "Maddalena penitente", mentre Jasmine , con la tenerezza fiduciosa di bambina di 11 anni, confidava di aver fotografato, con il suo telefonino, tutti i pannelli. Altri, forse sollecitati dagli insegnanti, prendevano degli appunti. Alcune classi provenienti dalle località limitrofe hanno approfittato

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Don Elenio illustra la mostra ad un gruppo di scolari.

della Mostra per venire a veder l'Arca del Tempo e si sono alternate in una escursione culturale tra passato preistorico offerto dalla struttura multimediale e passato più recente e drammatico offerto dai pannelli della Mostra su Caravaggio. Interessante il fatto che in questa occasione anche “i lontani” abbiano ascoltato con interesse e partecipazione don Elenio che presentava la Mostra; alcuni dopo aver sentito una presentazione si sono attardati per sentire anche la presentazione suc-

cessiva. Inoltre diverse mamme dei bambini del catechismo, dopo che la mostra era stata illustrata ai figli, hanno voluto essere accompagnate anche loro a vedere le riproduzioni dei capolavori del Caravaggio mentre i bambini giocavano nel vasto cortile sotto il controllo dei catechisti. Il che ha confermato la sorpresa nel constatare che sempre più spesso sono i bambini a coinvolgere i genitori nella bellezza dell’esperienza cristiana sperimentata in parrocchia. Un gruppo della terza età ha voluto, dopo una visita accurata alla Mostra alla chiesa parrocchiale e alla zona circostante, concludere la mattinata con un bel pranzo in uno dei ristoranti del luogo. Una sera ci si è ritrovati, dopo la visita alla mostra, vicino al book shop, grandi e piccoli a mangiare una fetta di torta fatta da Teresa e gradita

sopratutto ai bambini. Insomma è stata una festa, dove la grandiosità dei dipinti di Caravaggio riempiva di bellezza il cuore di chi guardava, ma poi ci si fermava a acquistare un libro o a chiacchierare e... a gustare un dolce. Insomma, intorno a questa mostra si è creato un movimento che ha coinvolto un gran numero di persone, come attesta anche il libro delle firme, quasi a dimostrare che la bellezza della fede suscitata da una Mostra può mobilitare intelligenza e creatività in chi sa approfittare tempestivamente delle occasioni che “la cultura parrocchiale” riesce ancora ad offrire; se la cultura non è più soltanto “informazione”, ma “formazione”, cioè invito ad indagare e scoprire la verità e bellezza della realtà nelle sue diverse manifestazioni. Ma soprattutto quel che emergeva dalle reazioni dei partecipanti è che ancora una volta era evidente la voglia di non concludere un anno della Fede, ma di crescere e proseguire insieme un cammino di bellezza iniziato dodici mesi fa con la Mostra sulla Fede, “Videro e credettero”.

Trentuno pannelli per cercare la Verità In mostra il geniale tentativo umano di Caravaggio M. V. P. UESTA MOSTRA È STATA per me una folgorazione: mi ha messo in condizione di affacciarmi sull'Oltre". Così leggevo sfogliando il libro delle firme dei visitatori della Mostra su Caravaggio, "L'urlo e la Luce", che ha chiuso i battenti Domenica 10 novembre a Settimo san Pietro. Era iniziata con un'inaugurazione affollata presso l'oratorio parrocchiale, alla presenza di diverse autorità civili, militari e religiose della zona, e con alcuni critici d'arte, oltre naturalmente a tutti i partecipanti. La presentazione iniziale, di altissimo livello culturale, offerta dal parroco e da Alessandra Pasolini dell'Università di Cagliari, introduceva nel mondo tormentato del Caravaggio divorato dalla grande domanda dell'uomo di ogni tempo "Quid est

Q

veritas" - Cosa è la verità? che è la domanda fatta da Pilato a Gesù -. E la breve e spericolata vita del pittore è stata una ricerca accorata, drammatica, pervicace e minuziosa della verità dentro la realtà; perché la realtà non può essere una nostra costruzione mentale, ma è oggettiva e la si può solo riconoscere e, nel caso di un genio come Caravaggio, riprodurre fedelmente in una abbondante produzione pittorica. Abbondante e sorprendente se pensiamo che nel breve ma intensissimo suo percorso umano, è arrivato addirittura, per amore della verità e del realismo, a costringere dei becchini a dissotterrare un morto e sostenerlo in posa mentre egli dipingeva “La risurrezione di Lazzaro”. E tutti i 31 pannelli sono davvero drammatici in quei potenti contrasti tra il buio dell’urlo del cuore che anela alla verità e la luce - simbolo della

In visita alla mostra con i sindaci di Settimo e di Sinnai.

Grazia - da lui a lungo studiata. Le scene di un realismo così fedele coinvolgono lo spettatore in quelle vicende sempre attuali, perché intrecciate, anche per quanto riguarda gli abiti dei protagonisti, nel presente del 1600 in cui lui dipingeva e nel presente di ogni tempo. Perché Cristo che è la risposta all'urlo di ogni uomo, di ogni tempo: è risorto e se è risorto è sempre presente e contemporaneo a tutti gli uomini per i quali Dio si è fatto uomo.

iL Portico

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musica DAL 21 AL 23 NOVEMBRE

Premio Parodi, ecco gli ospiti Dal Mali al Portogallo, sino alla Sardegna: saranno Baba Sissoko, Francesco Demuro, Antonio Zambujo e il progetto “Danze dal mare” gli ospiti della sesta edizione del Premio Andrea Parodi, in programma dal 21 al 23 novembre al Teatro Auditorium Comunale di Cagliari con la direzione artistica di Elena Ledda. A loro si unirà la friulana Elsa Martin, vincitrice della scorsa edizione del Premio. Baba Sissoko è un musicista griot e polistrumentista, uno dei maggiori esponenti africani di musica etnica e jazz, da anni impegnato nella diffusione della tradizione musicale del Mali in ambito internazionale. Francesco Demuro, che riceverà il Premio Albo d'Oro 2013, è un ormai notissimo tenore che da Porto Torres è arrivato alla fama mondiale partendo dalla tradizione del Canto a chitarra logudorese, proprio come il suo compaesano Andrea Parodi. António Zambujo, portoghese, è uno dei maggiori cantanti e compositori di fado odierni, cresciuto ascoltando il "Cante Alentejano" che ha influenzato la sua formazione musicale. "Danze dal mare" è un progetto nel quale il Barocco incontra la musica popolare su composizioni originali e direzione di Mauro Palmas che si esibisce con l'Ensemble Rigel Quartet e David Brutti. Le serate del Premio, che è l'unico concorso italiano dedicato alla world music, saranno a ingresso gratuito, condotte da Ottavio Nieddu con la partecipazione di Gianmaurizio Foderaro. Come già annunciato, i dieci finalisti selezionati dalla commissione istituita dalla Fondazione Andrea Parodi, organizzatrice della manifestazione, saranno: Alfina Scorza (in cilentano), Canto Antico (in napoletano), Damm & Dong (in napoletano), Dominique (in siciliano), Francesca Incudine (in siciliano), Jerbasuns (in friulano carnico), Rusò Sala e Caterina Fadda (in catalano), Sara Marini (in sardo), Tres Cordes (in occitano), Unavantaluna (in siciliano). I finalisti si esibiranno davanti a una Giuria Tecnica (addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore. Nel 2011 il Premio è andato a Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 a Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 a Francesco Sossio (Puglia). Durante le serate verrà ricordato con video e con tributi da parte di tutti i concorrenti e ospiti Andrea Parodi, grande musicista passato dal pop d'autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e rielaborazione delle radici. Un artista fondamentale per la musica sarda ma anche per quella italiana, che nel tempo è diventato un riferimento internazionale della world music intrecciandosi anche col jazz e collaborando con artisti come Al Di Meola e Noa.


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IL PORTICO DEI PAESI TUOI

iL Portico

brevi

doMenica 17 noveMbre 2013

Parrocchie. a Sinnai don Giovanni abis ha guidato il rinnovo del voto alla Madonna di Loreto.

DOMENICA 24 NOVEMBRE

Spiritualità familiare sulla Lumen gentium Il prossimo incontro di spiritualità familiare con P. Christian-M. Steiner sarà sul tema "La Chiesa - Casa nostra" Lumen Gentium - un testo politico?, e si terrà domenica 24 novembre nel Chiostro di San Domenico. L’accesso è libero. Il programma prevede alle 11 la Messa per le Famiglie animata dal Coro delle famiglie di San Domenico, alle 12 Incontro - confronto dal titolo “Percepire e costruire la "cattolicità": previsti gli interventi di P. Christian Steiner, Daniela Sanna e Luca Rais. Alle 13.15, il pranzo conviviale (ognuno può portare il suo contributo). “Approfodiremo il documento Lumen Gentium del Concilio Vaticano II - dicono gli organizzatori - letto e commentato guardando alla Chiesa come chiesa domestica ovvero come famiglia”. GLI APPUNTAMENTI

Notizie Cism/Usmi per i prossimi giorni CISM/USMI DOMENICA 17 NOVEMBRE ore 9 - 17 Corso Formativo per giovani Consacrate/i (giornata intera). Relatore: don Giuseppe Tilocca, Docente presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Tema: “Le dimensioni della fraternità”. Sede: Casa Generalizia Suore Cristo Re, via Scano 97 (CA) CISM / USMI Giovedì 21 novembre ore 16 Giornata Pro Orantibus. Celebrazione Eucaristica Presieduta da Mons. Salvatore Ruggiu, Vicario Episcopale per la Via Consacrata. Sede: presso le Monache Sacramentine (CA) Sabato 30 Novembre ore 9 - 12.30 Ritiro mensile. Relatore Don Giuseppe Tilocca, Docente presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Sede: Sede Via dei Falconi,10 (CA)

Si rinnova con forza il culto mariano con un rito ripetuto da cinquant’anni Ospita un’immagine scolpita in legno di cedro e ricoperta di una dalmatica con dei doni votivi. La statua di oggi imita quella originale del XIV secolo che andò bruciata in un incendio nel 1927. Da Loreto, la copia della statua, inconfondibile, si è diffusa in Italia e in tutta la Chiesa. La devozione alla Madonna è diventata meditazione ed espressione della fede in Maria nella piccola casa, dove fu concepita e nacque, Immacolata, e dove ricevette l’annuncio dell’Angelo Gabriele e avvenne l’Incarnazione del Figlio di Dio, Gesù, e la sua vita nascosta fino al Battesimo. Il culto lauretano di Sinnai portò a definire vent’anni più tardi il centro la “Loreto della

Dal 1963 l’ultimo giorno di ottobre si celebra un momento particolare di grande affetto verso la Vergine, con l’apporto dei militari della base di Decimomannu R. C. NA DEVOZIONE mariana profonda. È quella che molti sinnaesi hanno verso la Vergine di Loreto che da 50 anni rinnovano il voto alla Madonna con una celebrazione particolare. “Era il 1963 – racconta don Giovanni Abis, il parroco di Santa Barbara – quando molti sinnaesi andarono in pellegrinaggio a Loreto guidati dal vice parroco di allora don Guido Palmas e dall’insegnante Cenzina Anedda. In quel periodo tanti avieri delle basi di Elmas e Decimomannu avevano casa a Sinnai per cui la devozione alla Madonna di Loreto era profonda. Il legame si è mantenuto e così ogni anno il 31 ottobre, ultimo giorno del mese del Rosario, celebriamo questo momento. Lo facciamo in forma semplice e molto sentita: la recita del Santo Rosario e la celebrazione della Santa Messa per i malati e anziani. A seguire una breve processione con i bambini del catechismo e la consacrazione alla Madonna, ed infine la Santa Messa solenne, quest’anno presieduta dall'Arcivescovo monsignor Arrigo Miglio”. Nel 1963, raccontano le cronache dell’epoca, due padri conciliari del Brasile, monsignor Joan Resende Costa e monsignor Jaime Luiz Coelho, erano presenti a Sin-

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Nelle foto, alcuni momenti della festa.

nai per la prima grande celebrazione pubblica che si tenne il 31 ottobre. Sinnai era vestita a festa; una pattuglia di velivoli dell’aereonautica militare di stanza ad Elmas per esercitazione, ha sorvolato il centro lanciando manifestini e fiori. La statua della Madonna di Loreto è stata portata a spalla dagli avieri in divisa. Dopo 50 anni nulla è cambiato o quasi. “Fino a qualche anno fa un elicottero sorvolava piazza lanciando fiori – riprende il parroco – e ricordo che nel 1995 in occasione della conclusione delle celebrazioni per il settimo centenario della traslazione della Santa Casa di Nazareth, qui a Sinnai si era fatta grande festa, alla presenza, tra gli altri, dell’Ordinario Militare per l’Italia, monsignor Marra, che ha presieduto la celebrazione della Messa solenne, accompagnata dai cori locali e dalla Banda dell’Aeronautica. Quello con la Vergine di Loreto è un legame sentito, specie da chi fa parte di questo gruppo che anima la festa, mi riferisco a zelatrici della Santa Casa e agli avieri di



numero massimo di 7 allievi, per assicurarsii la possibilità di ƐƐĂƌŝĂů͛ŝƐĐƌŝnjŝ nj ŽŶĞĞŶƚƌŽEŽǀĞŵďƌĞ͘ vola gessataa, oro, pennelli, pigmenti, emulsione, vernici e ogni essario, sono compresi nella quota di partecipazione.

Per informazioni e iscrizioni: Tel.389-2416642

Sinnai, e si inserisce nel culto mariano di tanti sinnaesi che si rivolgono alla Madonna con altri titoli, quello di Bonaria soprattutto”. La venerazione della Madonna di Loreto in Italia e nella Chiesa, fin dalla fine del medioevo, è legato alla “Santa Casa”.

Sardegna”, tale era la devozione per la Vergine. In particolare il legame è forte con i militari della base di Decimonannu, che ogni anno si rendono disponibili per la celebrazione e per portare in processione il simulacro per le vie del paese.


IL PORTICO DELL’ANIMA

doMenica 17 noveMbre 2013

I nostri preti. Ritratto di monsignor dottor Luigi Cherchi, noto parroco di Decimoputzu.

Fu sacerdote innamorato di Gesù, si spese tutto per la fede e la Chiesa Recentemente ricordato da mons. Cabizzosu, rimase nel paese sei anni, ma realizzò numerose iniziative che ancora oggi vengono raccontate con affetto e gratitudine LIDIA LAI A FIGURA DI MONSIGNOR dott. Luigi Cherchi ha lasciato sicuramente un gran ricordo e segni profondissimi, molto positivi, nella comunità parrocchiale di Decimoputzu. Ancora oggi se ne parla ampiamente e seguendo tante testimonianze e ricordi di persone che l'hanno vissuto e avuto come parroco, viene descritto come una persona molto precisa e attiva, un amico e un fratello, oltre che padre, molto presente attento e pronto ad ascoltare e soddisfare le esigenze di tutti anche se particolarmente severo. Nato a San Sperate nel 1910, diventato sacerdote il 26 luglio 1936, è stato parroco di Decimoputzu dal 16.10.1952 sino al 19.1.1958 .Si attivò in tantissimi progetti e tanti sostengono che quello che lui fece in quei sei anni, per molti sarebbe stato difficile realizzarlo in tantissimi anni. Appena arrivato si prodigò per raccogliere i soldi per un ragazzo malato che camminava gattoni per una malformazione alle gambe, e acquistò una carrozzella. La domenica sempre la benedizione solenne e i vespri cantati. Molto austero, spiegava con parole semplicissime anche i discorsi più difficili: seguito e

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ascoltato, visitò tutti i giorni almeno due famiglie senza preavviso. Creò un fondo cassa per gli aiuti agli allevatori e ai contadini riuniti in cooperativa, che sarebbe servito a sovvenzionare in caso di morie di animali o disagi climatici. Importante fu l'istituzione della Festa della spiga, vissuta da tutto il paese e seguita da un canto scritto proprio da lui. Ogni primo venerdì del mese distribuiva la comunione ai contadini alle cinque del mattino prima che si andasse a lavoro. I ragazzi di leva, durante la notte, uscivano per le vie del paese e cantavano proprio brani scritti da lui. Anche poeta quindi! Certo è che dottor Cherchi ci ha lasciato tante tracce scritte. Uno dei primi passi nella comunità putzese fu la realizzazione del “Gior-

naletto nostro”, dal gennaio del 1956 al gennaio del 1958, un mensile studiato e ideato la lui stesso, dove si raccontava di tutto: l' appunto degli impegni giornalieri, gli incontri settimanali e mensili; la vita parrocchiale e le notizie dal mondo; i ritiri spirituali degli uomini e dei giovani; due righe di buon umore con gli indovinelli e le barzellette, ma anche l’annotazione dei defunti, dei matrimoni e delle nascite; notizie brevi e sport paesano. Scriveva anche dei pensieri spirituali: “Un laico, un compagno di lavoro o di associazione, il confessore, il direttore spirituale, le anime che meglio comprendono il nostro temperamento e che sono in grado di ascoltare e di tenere nel massimo segreto una nostra confidenza... attenti però a queste confidenze. Dice lo Spirito Santo che chi ha trovato un vero amico, ha trovato un tesoro. Il che vuol dire che come difficilmente si trova un tesoro cosi' difficilmente si trova un amico”. Il suo lavoro e le sue iniziative furono tantissime: ci fu bisogno di tanto aiuto e spesso - oltre al signor Piero Setzu, stretto collaboratore - nel periodo estivo si faceva sostenere da don E. Zucca e da don A. Loi, chierici entrambi, e tutti e tre in quegli anni realizzarono il Grest: tutti i giovani soggiornavano a san Basilio, località in campagna, e lì si facevano tante attività. Fu molto importante anche l'amicizia proprio con don Antonio Loi

su cui ha scritto una biografia : “Antonio Loi sacerdote di Dio”, in cui ripercorre le varie tappe della vita del sacerdote putzese ormai venerabile. Scrive: “Mi sembrava un sogno invece è una realtà. Oggi sono un sacerdote, sacerdote in eterno. Magnificat anima mea Dominum! [pag. 119] . Tanti i libri che ha scritto, tra i quali “Ora parlo con mia madre”. Parla tanto di se stesso, ma delinea dei tratti bellissimi del rapporto d'affetto che c'era con sua madre. Scrive: “Un giorno si passava in via Mazzini.In una vetrina v'erano esposti orologi, penne stilografiche e vari altri oggetti, di lusso. Ci fermammo a guardare: Vedi – disse il Cucca tutto interessato- se vengo promosso agli esami, mia madre mi regalerà questa penna stilografica d'oro. E a te? Niente -risposi-Mi guardò incredulo. Poi soggiunsi -Mia madre quando avrà saputo l'esito favorevole mi bacerà forte forte e mi dirà – bravo Luigi, grazie a Dio!” [ pag. 70]. Importanti anche i lavori del 1° marzo 1957: iniziò il restauro della facciata della chiesa parrocchiale e del campanile. A fare la consegna dei lavori l'Ingegner Maurizio Bufalini e il geometra Efisio Sitzia del Genio Civile. Scrive: “Abbiamo visto il disegno della nuova facciata e credo che a lavori finiti, piacerà a tutti: semplice, snella , agile e bella” . Teneva tanto alla sua salute, ma, sul letto di morte, dopo un ictus , chiese un foglietto per scrivere - perse la parola - scrisse “Dio è amore”. Monsignor Tonino Cabizzosu, nell'incontro di sabato scorso ne ha ricordato la figura in occasione della presentazione del libro “Venti discorsi funebri” pubblicato dalla signora Giovanna Boi.

PERSONAGGI DELLA BIBBIA

Yoyaqim, figlio di Giosia di MICHELE ANTONIO CORONA

l decennio a cavallo tra il VII ed il VI sec. a.C. fu per il Vicino Oriente Antico un periodo di scontro continuo tra le due grandi potenze: Babilonia ed Egitto. Il regno tra ‘i due Fiumi’, Tigri ed Eufrate, cercava di pressare da nord-est e dominare la scena internazionale eliminando ogni ostacolo e pericolo; da sud, invece, era il popolo del ‘Grande Fiume’, il Nilo, che provava a risvegliare l’antico fasto delle grandi dinastie per mantenere sicuri i confini settentrionali. All’interno di questo guazzabuglio militare e politico, altri regni, come l’Assiria, aveva già compiuto le sue conquiste militari sui territori circostanti e, successivamente, aveva subito la disfatta definitiva con la distruzione della propria capitale, Ni-

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nive, nel 612 ad opera delle truppe babilonesi. Giuda era solo un regno marginale e ‘cuscinetto’ nel panorama politico internazionale. La bibbia, nella visione storico-teologica offerta nei libri dei Re, pone il piccolo regno con capitale Gerusalemme come territorio di confine. Dopo la morte del grande re Giosia, ad opera del faraone Necao nel 609 e dopo una brevissima parentesi di regno durato tre mesi da parte di Yo’achaz, il faraone Necao affida il potere a Yoyaqim dal 609 al 598. Questo re è giudicato molto negativamente dagli autori di 2Re con la solita formula: ‘Fece ciò che è male agli occhi del Signore, come avevano fatto i suoi padri’ (23,37, oltre a 2Cr 36,5). Il giudizio sul potere regale è moti-

vato spesso dalla dilagante idolatria dei sovrani e del popolo; altre volte sulle scelte di politica estera e amministrativo-tributaria. È raffigurato come un personaggio mediocre, per il suo legame con il faraone, e avido di potere, a causa delle nuove e strazianti tasse imposte al popolo. La definizione della tassa individuale ‘proporzionata ai beni di ciascuno’ (36,35) parrebbe molto equilibrata, se non si tenesse conto che l’economia del piccolo regno era ormai al collasso, a causa dei continui ed ingenti tributi richiesti dalle grandi potenze.

Ad esprimere un forte disagio sociale ed un giudizio estremamente negativo contro Yoyaqim ci pensò il coevo profeta Geremia. L’oracolo contro il re cristallizza la denuncia: ‘Contro Yoyaqim, re di Giuda, dichiarerai: egli non avrà un erede sul trono di Davide; il suo cadavere sarà esposto al calore del giorno e al freddo della notte. Io punirò lui, la sua discendenza, i suoi ministri per le loro iniquità e manderò su di loro, sugli abitanti di Gerusalemme e sugli uomini di Giuda, tutto il male che ho minacciato, senza che mi abbiano dato ascolto’ (Ger 36,30-31). Yoyaqim fu il grande nemico del profeta, soprattutto perché questi era il portavoce di un partito che sosteneva il realismo politico di sottomissione alla potenza di Nabucodonosor, come il minor dei mali. Yoyaqim, fido servitore di Necao, invece, si sentiva forte dell’appoggio egiziano fino a sfidare la potenza babilonese, con la conseguente sconfitta e la deportazione a Babilonia con ‘catene di bronzo’ (2Cr 36,36,6).

iL Portico

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detto tra noi Giornalista, il mestiere più bello, ma... di D. TORE RUGGIU

Questa frase l’ha pronunciata un noto giornalista professionista, aggiungendo: “ho questa fortuna e, per di più, anche ben retribuito”. È certamente una professione-missione a cui sono legate, oltre le gioie, grandi responsabilità. La ragione è molto semplice: i lettori si fidano di quanto uno scrive…fino a prova contraria. Detto questo, il giornalista incontra, come in tutte le professioni, tante tentazioni che si possono ridurre ad una parola: il potere. In sé non è male, ma è pericoloso l’esercizio che può portare ad abusi che seminano tanta zizzania. Il giornalista ha una deontologia professionale alla quale deve rimanere fedele sempre. In sintesi: deve essere al servizio della verità e della giustizia. Niente deve anteporre a questi valori che non sono negoziabili con nessuno e per nessuna ragione. La verità è sacrosanta! Se questa è barattata per ragioni di parte, per ragioni politiche o economiche, si calpesta un diritto fondamentale del lettore che è, appunto, quello di essere informato con onestà professionale. C’è un altro grosso pericolo che corre il giornalista: quello di andare a caccia di pettegolezzi o di fatti scandalistici (oggi li chiamano gossip…?!). Si dice: “ma la gente vuole questo, si vendono più giornali….”. Mi domando: che cosa c’entra tutto questo con i valori e il diritto all’informazione? Tra l’altro, si può giungere al paradosso: in una Nazione come la nostra, in cui tutti a parole si dichiarano garantisti, appena si trova un capro espiatorio, lo si attacca da tutte le parti, con toni e particolari che non possono non classificarsi totalmente giustizialisti. È noto quante volte il “mostro” è stato sbattuto in prima pagina, a volte per settimane o mesi, e poi magari è stato assolto con formula piena, senza che i giornali ne abbiano fatto, nelle migliori delle ipotesi, una semplice menzione, talora tra le “brevi”. A volte si ha la sensazione che molte notizie abbiano come finalità quella di distrarre la gente, non affrontando i grandi e gravi problemi sociali e non solo di natura economica. Quando, poi, i giornali diventano cassa di risonanza sempre e solo del padrone di riferimento e quando gli articoli fotografano una realtà a senso unico (la verità tutta da una parte e il male tutto dalla parte avversaria), il lettore intelligente si disaffeziona, mentre il fanatico prenderà tutto per oro colato, costruendosi un mondo che non esiste, fondato sulle menzogne e sugli inganni e convincendosi che è proprio così. Un ultima tentazione del giornalista, è quella di scrivere non per gli altri ma per se stesso: certi editoriali infarciti di paroloni incomprensibili! E i periodi contorti? E il ricorso frequente alle lingue straniere? Povera lingua italiana! E povera intelligenza della gente, considerata talora come un ammasso di zucche vuote. Se si superano queste ed altre tentazioni, non vi è dubbio che il giornalismo sia tra i mestieri più belli di questo mondo.


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