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DOMENICA 15 SETTEMBRE 2013 A N N O X N . 33

SETTIMANALE DIOCESANO

DI

€ 1.00

CAGLIARI

in preparazione alla visita di papa Francesco L’Arcivescovo invita tutti a prepararsi alla visita di Papa Francesco (Cagliari, 22 settembre) recitando ogni giorno la seguente preghiera: santa Maria, nostra signora di Bonaria, Patrona Massima della Sardegna,vergine del silenzio e del fedele ascolto della Parola di Dio, tu sei partita in fretta come pellegrina della fede per portare la gioia del Signore nella casa di Elisabetta: insegnaci ad accogliere il Signore che viene a visitare la nostra terra con il pellegrinaggio di Papa Francesco al tuo Santuario sul colle di Bonaria. Come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro è il vicario del tuo Figlio Gesù su questa terra: rendici docili al suo insegnamento per essere certi di seguire fedelmente la via di Gesù, pronti a fare tutto quello che ci chiederà. Accompagna, Madre Santa di tutta la Chiesa, il ministero di Papa Francesco come vescovo di Roma e pastore universale, benedici la nostra terra e la sua terra d'origine, legate dal tuo Nome e dalla tua materna protezione, perché ogni giorno della nostra vita siamo pellegrini della fede e portatori della gioia che viene dal Signore. amen

Tra scuola e famiglia sempre più necessaria l’alleanza educativa: se ne discuterà alla Settimana sociale di Torino.

Una vera sfida per tutti Dal 12 al 15 settembre a Torino la Settimana sociale dei cattolici. Sintesi dell’intervento di Vittorio Pelligra VITTORIO PELLIGRA*

a questione educativa e quella occupazionale rappresentano con tutta probabilità le due emergenze più gravi che caratterizzano in questi tempi il nostro Paese. Le due questioni sono, per tanti versi, connesse ed hanno tratti comuni. Una formazione insoddisfacente si trasformerà nel tempo in minore capitale umano da spendere sul mercato del lavoro, ma soprattutto in cittadini meno consapevoli e responsabili. Il lavoro che non c’è, in particolare per i giovani, vuole dire un futuro negato, un’identità incompleta ed un senso di inutilità tanto corrosivo quanto profondo. Ciò che più colpisce, poi, è la durata che tali emergenze stanno manifestando, e ancor più, forse, la scala temporale – parliamo di generazioni - con cui continueranno a produrre i loro effetti drammatici. La scuola e il lavoro, temi accomunati, nella nostra “cultura”, da un generale discredito. Perché si tratta di una “cultura” che non è più capace di guardare lontano, di valorizzare l’attesa e il sacrificio, di premiare l’impegno e di apprezzare le persone per ciò che sono e non per ciò che rappresentano. Scriveva nel 1949, una grande protettrice del lavoro, Simone Weil, che “L'iniziativa e la re-

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sponsabilità, il senso di essere utile e persino indispensabile, sono bisogni vitali dell'anima (...) Una completa privazione di questo si ha nell'esempio del disoccupato, anche quando è sovvenzionato, sì da consentirgli di mangiare, vestirsi e pagare l'affitto”. Il lavoro negato nega un bisogno dell’anima. Tempo prima, il grande economista inglese Alfred Marshall, notava come “Il capitale di maggior valore è quello investito nell'essere umano”. Se non investiamo nella persona, anche l’economia avrà meno risorse per poter poi rispondere ai “bisogni vitali dell’anima”. Ma, continuava Marshall, in maniera piuttosto tutto inattesa, la parte più preziosa di quel capitale investito nell’uomo è “la cura e l'influenza della madre e della famiglia”. Questo ci porta al centro del mio argomento: come può la famiglia operare per preparare ed accompagnare i giovani nel mondo del lavoro? Quale ruolo educativo può svolgere per formare i giovani al valore della laboriosità e della responsabilità sociale? Innanzitutto una premessa: la famiglia di nascita è, in assoluto, il fattore di maggiore importanza del processo di formazione di quelle abilità cognitive e sociali che determineranno il successo dei giovani nel mondo del lavoro. Non solo; gli studi più recenti, tra tutti quelli del premio Nobel per l’economia James Heckman, mostrano come la qualità dell’am-

biente familiare negli anni precedenti all’ingresso a scuola, sia il più importante fattore causale per quanto riguarda il titolo di studio, l’occupazione, il salario atteso, ma anche la probabilità di comportamenti a rischio, gravidanze precoci e attività criminali. Questo perché l'accumulazione di capitale umano è un processo dinamico, e le abilità acquisite in una data fase influenzano sia le condizioni iniziali, che il processo di apprendimento nella fase successiva. Queste abilità sono sia cognitive, le cose che impariamo, che non-cognitive e cioè, chi siamo, il nostro carattere. Un’ulteriore conseguenza che deriva dal ruolo quasi esclusivo della famiglia nel produrre le abilità non-cognitive, è il fatto che in questo modo essa stia a fondamento della diseguaglianza sociale che una comunità, una nazione sperimenta. Famiglie svantaggiate, economicamente, socialmente, culturalmente, mettono un’ipoteca pesantissima sul futuro dei loro figli. Le altre potranno garantire la formazione di capacità che autosostenendosi, faciliteranno la salita ai loro figli. Sottovalutare l’importanza che per i bambini hanno i primissimi anni di vita all’interno della famiglia, non fa altro, dunque, che riprodurre uno schema di polarizzazione sociale tanto ingiusto quanto ineludibile. * ricercatore di Economia politica segue a pagina 5

SOMMARIO SOCIETÀ

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Dibattito sulle parole del Papa e dell’arcivescovo sulla crisi del lavoro SPECIALE

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A Torino fino a domenica la Settimana sociale dei cattolici italiani CAGLIARI

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Padre Oliver Borg Olivier: “Così il popolo della Siria ha apprezzato il Papa” PAESI TUOI

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A Settimo grande festa per il patrono San Pietro: i riti e le celebrazioni ARTE

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Torna a casa a Sinnai il retablo delle anime, restituito alla parrocchia


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Il PortIco

IL PORTICO DEL TEMPO

domenIca 15 settembre 2013

L’intervento. Il segretario regionale dell’Italia dei Valori presenta la proposta di legge contro il gioco d’azzardo.

Nessun motivo economico può legittimare la distruzione legale di famiglie e di persone FEDERICO PALOMBA* I SONOTEMI CHE investono drammaticamente la comunità nazionale e internazionale di cui una certa politica regionale non sembra accorgersi, chiusa come é dentro la sua autoreferenzialità e i suoi scontri di potere. Ma purtroppo la politica e le istituzioni, che dovrebbero finalizzare la loro azione e il loro impegno per il bene comune e per la costruzione di una società più giusta, in certe occasioni non riescono ad offrire ai cittadini valori ed esempi positivi. C'é l’attualità della possibile guerra in Siria. Ma anche lo spaventoso fenomeno del gioco d’azzardo, negli ultimi 15 anni assecondato e fatto proliferare dallo Stato che non solo non ne ha circoscritto gli effetti devastanti, ma viceversa ha premiato le potenti lobby che gestiscono questo ricchissimo business, spesso collegate a circuiti politici in evidente conflitto di interesse. Il gioco d'azzardo rappresenta in Italia una vera e propria piaga so-

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ciale che riguarda soprattutto le fasce deboli della popolazione: circa 15 milioni di persone giocano regolarmente d'azzardo con una spesa pro capite di ben 1700 euro: tra loro circa 800mila hanno una dipendenza patologica dal gioco mentre 2-3 milioni sono a forte rischio di dipendenza. Il gioco d’azzardo legalizzato è oggi la terza industria italiana per fatturato e ha raggiunto costi sociali e personali ormai insopportabili causando la rovina di tante persone e tanti casi di suicidio. Disoc-

cupati, precari, cassintegrati cercano un guadagno che non arriverà, se non in minima per lo Stato, che percepisce circa 8 miliardi sui 100 di fatturato, a vantaggio di usurai, pullulanti compro-oro e banchi dei pegni. E soprattutto della criminalità organizzata che come accertato dalla commissione Antimafia ha messo le mani su questo fenomeno. Tutto ciò comporta enormi costi sociali visto che il sistema sanitario spende quasi 6 miliardi all’anno solo per curare i ludopatici, cui si aggiungono le spese per la prevenzione e il prezzo della rovina di famiglie, imprese ed economia. In questi anni l’Italia dei Valori ha

sempre contrastato con le proprie iniziative parlamentari la logica perversa di uno Stato biscazziere che lucra sui disgraziati. Ci siamo schierati al fianco delle numerose associazioni (prima fra tutte Libera di don luigi Ciotti) che hanno portato avanti questa battaglia, dei tanti sindaci italiani e di alcuni Consigli regionali (non quello della Sardegna) che si sono pronunciati contro il gioco d’azzardo. Nonostante ciò nelle ultime legislatura sono state presentate in Parlamento proposte di legge che danno per scontata l’introduzione di nuovi giochi legalizzati. E’ arrivato il momento di dire basta. La politica deve smettere di occuparsi di organigrammi e giochi di potere per occuparsi a tempo pieno dei veri bisogni della gente. Lo Stato con le sue leggi manda segnali di valore ai cittadini: se favorisce il gioco d'azzardo vuol dire che disprezza il valore dell'impegno come risposta al disagio; se lo vieta, come noi proponiamo, manda un segnale di rispetto per la dignità e la funzione sociale della persona. Essendo immorale che lo Stato guadagni facendo il croupier, abbiamo voluto affiancare le iniziative etiche e culturali di tante espressioni elevate della società italiana (tra cui la stessa Chiesa cattolica: basta legge-

Donne e uomini che si mettono in gioco La nostra regione è attesa da prove difficili da digerire MASSIMO LAVENA

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OSA LASCIAMO E COSA ci atten-

de, in queste prossime settimane nelle quali, ipoteticamente, si riprende la meccanica routine lavorativa, dopo le ferie? È una domanda che leggete ovunque, che sentite dispensata ad ogni piè sospinto dai grandi commentatori dei fatti nazionali ed internazionali. Ma mai come in questi ultimi tempi risulta essere una domanda inutile e fuori tempo. Abbiamo davanti ai nostri occhi una devastazione che attanaglia gli animi: giovani in fuga dalla loro terra, fuga dalla fame che è ritornata a farsi vedere nei nostri paesi. Parliamo della fame di uomini e donne che hanno avuto delle non risposte su tutte le domande esistenziali. Pensiamo a tutti quei giovani che hanno compreso che a casa loro posto non ce ne sarà per anni: tornano i viaggi della speranza, di anime che cercano la soddisfazione anche in un posto di cameriere, con un corso di studi universitari brillantemente concluso. Pensiamo agli abitanti di Laconi che andavano orgogliosi dei loro boschi devastati per la bramosia ed un pia-

no esplicito di impoverimento della nostra Isola. Parliamo di ciò che la nostra politica esprime: parole senza speranza, ricerca di pezze che si stramano appena cucite, speranze mistificate in progetti di intervento, in speranze riposte in progetti illusori, mentre non riusciamo neanche a riconoscere la parità esistenziale delle nostre donne, mortificate, cancellate dal pensiero politico regionale. Siamo reduci da una estate in cui le speranze dell’isola sono state mortificate dai vettori aerei nazionali e nessuno si è domandato perché. Ab-

La devastazione lasciata dal fuoco nella zona di Laconi.

biamo davanti agli occhi la disperazione di chi comprende che sarà difficile arrivare a Natale con uno stipendio. Ed allora ecco lo sguardo in avanti che ci viene chiesto, come cittadini sardi, italiani, come cristiani che vivono nella società apparentemente senza speranza: siamo chiamati dai tempi a essere donne e uomini che abbandonano il lassismo della disperazione ma scelgono di porsi in gioco ovunque essi si trovino, per dare risposte di onestà, di ri-

spetto, di civiltà a chi, invece persegue progetti di distruzione di morte, fisica e sociale. Chiamati ad opporci alle speranze di rimettere in movimento l’economia con una guerra folle: nella quale i cristiani fuggono perseguitati e uccisi, ma il crocifisso spaventa così tanto ed il vangelo incute così timore si passa sotto silenzio il dramma dei profughi cristiani nel mondo. Siamo attesi da prove difficili da digerire.

re gli ultimi interventi su Avvenire e Famiglia Cristiana) con una proposta radicale di abrogazione delle disposizioni permissive ritenendo del tutto velleitaria la possibilità di riduzione del danno, a gioco legalizzato, con cui certi politici cercano di salvarsi l'anima. Perciò Italia dei Valori, conformemente alla sua missione di stare vicina agli interessi dei cittadini, ha avviato una raccolta di firme, che martedì 10 è stata presentata anche a Cagliari. La nostra proposta prevede il divieto assoluto dei giochi d’azzardo che prevedano puntate di danaro (uniche eccezioni i giochi storici come il lotto e le scommesse sugli eventi sportivi). E, sempre perché sia chiaro il segnale di disvalore, qualifica come delitto le violazioni del divieto di tenuta del gioco d’azzardo per meglio contrastare i potenti gruppi di pressione. Nessun motivo economico può eticamente legittimare la scelta immorale di mettere a repentaglio persone, famiglie, imprese e la società intera. L’eticità dello Stato si deve misurare sulla base dei segnali che riesce a dare ai suoi cittadini: e il gioco d’azzardo fornisce un pessimo modello di cittadinanza responsabile. * Segretario regionale IdV La Sardegna si spopola, perde la coscienza della propria tradizione, non è capace di guardare oltre il misero campetto ed ogni progetto, ogni proposta viene piegata alla clientela ed alla raccolta di misere centinaia di voti. Abbiamo il coraggio, noi cristiani, di uscire dai clichè ideologici, come diceva il beato Giovanni Paolo II: “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna”.

Hanno collaborato a questo numero: Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia politica all’Università di Cagliari, Federico Palomba, magistrato e segretario regionale dell’Italia dei Valori, Massimo Lavena, giornalista professionista del Centro Televisivo Vaticano, Lilli Pruna, sociologa del lavoro e professore associato all’Università di Cagliari, Stefano Tunis, direttore dell’Agenzia regionale del Lavoro, Fadi Rahi, missionario redentorista, don Roberto Piredda, Direttore dell’Ufficio diocesano per l’Insegnamento della Religione Cattolica e insegnante di religione al Liceo Dettori, Roberto Porrà, funzionario in pensione della Soprintendenza Archivistica per la Sardegna, autore del volume “Il culto della Madonna di Bonaria di Cagliari” (Arkadia editore), Matteo Meloni, laureato in Governance e Sistema Globale, Maria Chiara Cugusi, giornalista professionista, don Andrea Busia, studente al Pontificio Istituto Biblico di Roma, Valentina Dessì, collaboratrice Pastorale Giovanile, Franco Camba, insegnante e collaboratore del Seminario regionale sardo, Roberto Comparetti, giornalista pubblicista e vicedirettore Radio Kalaritana, Maria Vittoria Pinna, collaboratrice di Radio Bonaria, autrice del blog Annavercors, Giuseppe Cuccus, parrocchia Santa Barbara (Sinnai), Claudia Serri, parrocchia SS. Redentore (Monserrato), Francesco Furcas, giornalista pubblicista, laureato in Lettere moderne, mons. Tore Ruggiu, Vicario episcopale per la vita consacrata e parroco di N. S. delle Grazie in Sanluri. Il direttore della testata è giornalista professionista, laureato in Giurisprudenza e ha un master in Economia e Finanza etica. La tiratura di questo numero è stata di 3745 copie. Il giornale non pubblica, e non ha mai pubblicato, articoli di agenzie di stampa.


domenIca 15 settembre 2013

IL PORTICO DEGLI EVENTI

Lavoro. Si apre il dibattito sulle considerazioni sul tema del Papa e dell’arcivescovo.

Condizioni giuste e dignitose per tutti per restituire rispetto all’occupazione LILLI PRUNA* A CRISI DEL LAVORO È cominciata molto prima di questa lunga crisi economico-finanziaria che ha investito e poi travolto la nostra società. La distruzione di milioni di posti di lavoro, sostituiti via via da occupazioni instabili e insicure, retribuite sempre meno e associate a tutele e diritti sempre più deboli e incerti, è iniziata da molto tempo, senza però suscitare l’allarme che avrebbe meritato un simile arretramento della nostra società, costruita sul lavoro. In Italia, infatti, molto più che altrove, le condizioni socio-economiche delle persone dipendono dalla loro posizione lavorativa, o da quella del familiare più vicino, da cui deriva il reddito e quasi tutte le forme di protezione sociale. Mentre in molti altri paesi europei (come la Germania, la Danimarca, la Svezia, l’Olanda) a chiunque sia senza un lavoro (per malattia, studio, disoccupazione, vecchiaia) è garantito un reddito e i servizi necessari a condurre una vita dignitosa, in Italia si può avere una vita dignitosa solo se si ha un lavoro dignitoso. Ma è proprio il tipo di lavoro che abbiamo lasciato cancellare. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha definito con chiarezza, in 29 lingue, che cosa si deve intendere per decent work: un lavoro dignitoso è un lavoro giusto, che consente di dare da mangiare a una famiglia, di

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“Va riconsiderata la cultura del lavoro. Negli ultimi 50 anni abbiamo selezionato le occupazioni possibili in base alla finanza e alla visibilità sociale ad esse collegate, quasi che alcuni fossero lavori meritevoli, altri ignobili. E’ corretto scegliere un lavoro, ma occorre fare attenzione alla considerazione di tutte le occupazioni possibili e di chi le svolge”. Mons. Miglio al Campo estivo della Caritas (su Il Portico n. 31) dare un’istruzione ai figli, di far sentire la propria voce, di non essere discriminati, di avere protezione e sicurezza, di godere di una buona qualità di vita e di andare in pensione serenamente. Un pensiero rapido alla situazione del nostro paese e della nostra regione, ai tanti singoli casi che ciascuno di noi conosce, è sufficiente per capire che di lavoro dignitoso ne è rimasto poco e quello che c’è rischia di sparire in breve tempo. C’è stato un tempo in cui il lavoro manuale conferiva dignità e perfino orgoglio professionale anche se le condizioni materiali in cui si svolgeva erano peggiori di oggi: orari più lunghi e mansioni più pesanti, prima di tutto, ma anche poche protezioni nei mestieri pericolosi, e sempre una paga sudata. Un esempio per tutti è quello dei minatori, una élite operaia tra le più fiere del proprio mestiere, il più duro, il più pericoloso,

Quell’incapacità di valorizzare i talenti Dalle parole del Papa l’invito a tornare sui nostri passi STEFANO TUNIS*

ileggendo con attenzione le parole di Papa Francesco che l'editoriale di due settimane fa riportava, non ho potuto fare a meno di sentire un richiamo alla responsabilità che comporta amministrare i nostri talenti e le nostre risorse, prima tra tutte quella naturale. Alla base della profonda crisi economica e sociale della nostra terra ritengo ci sia proprio la grande difficoltà ad assecondare le nostre vocazioni, costrette a sottomettersi a modelli che meglio hanno saputo attecchire altrove. Utile a questo scopo sarebbe individuare i nostri limiti atavici: sarebbe sbagliato considerarli elementi negativi, meglio pensarli semplicemente come caratteristiche del nostro popolo idonee a costruire uno specifico tipo di comunità. Anni fa mi capitò di leggere una nota scritta verso la fine dell'800 dal di-

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rettore della miniera di San Leone a Capoterra: vi descriveva le caratteristiche delle maestranze. Del lavoratore sardo evidenziava qualche limite fisico di origine nutrizionale, una buona attitudine alla subordinazione e scarsa attitudine alla mobilità anche quando questa si concretizzava in un trasferimento da un paese all'altro distanti pochi km. L'inconsapevole ma talentuoso sociologo del lavoro di fine '800 riteneva che la ragione di tale atteggiamento fosse l’attaccamento atavico al luogo natìo e alle tradizioni, che si manifestava nel desiderio di non perdere un solo momento delle feste nelle quali - attraverso la devozione verso i santi patroni e protettori - rivivere le tradizioni del proprio paese. Quindi un senso di comunità molto forte e molto circoscritto. Non stupisce che solo poco più di un secolo dopo alcuni confondano un interesse particolare e limitato ad un gruppo ristretto, con un interesse ge-

ma anche il più rispettato. Medici e avvocati occupavano i gradini più alti della scala di prestigio sociale delle professioni, ma gli operai specializzati delle grandi industrie italiane portavano con orgoglio sulla tuta da lavoro il nome della loro fabbrica, in cui spendevano l’intera vita professionale. Oggi come si fa ad essere orgogliosi di un lavoro che nessuno vuole pagare decentemente, che nessuno rispetta e protegge come meriterebbe, che le aziende e le amministrazioni – pubbliche e private, ormai senza distinzione – sostituiscono con estrema facilità e trattano quasi come un peso invece che come una risorsa fondamentale? Come si può essere fieri di un mestiere che non si impara mai, visto che gli stage e l’apprendistato non sono mai sufficienti neppure con una laurea? Come ci si può innamorare del proprio lavoro se la vocazione non conta più niente e

“Non so se la nostra grande ricchezza abbia contribuito a renderci le cose facili, ma di sicuro non abbiamo sfruttato quello che possediamo. Il giorno del Giudizio, al cospetto del Signore, saremo tra coloro che hanno sepolto sottoterra il talento e non l’hanno fatto fruttare. Non solo nell’agricoltura e nell’allevamento, ma anche nel settore minerario (...) Non abbiamo mai creato fonti di lavoro basate sulle nostre risorse”. papa Francesco, citato nell’editoriale del 1 settembre nerale, e pensino che va bene costruire una piattaforma di sviluppo per tutta la Sardegna, purché non a carico del proprio giardino di casa. Detto questo e senza aprire polemiche verso chi costruisce su questi limiti carriere personali, ma non modelli di comunità, trovo singolare perdere di vista il fatto che la migliore occasione di crescita si è avuta dopo l'abbandono delle attività produttive tradizionali (agricoltura e allevamento) e attraverso modelli di organizzazione del lavoro più complessi. La visione del passato tuttavia non deve condizionare troppo la visione del futuro, perché se la crescita della nostra comunità è legata al lavoro, il

non c’è aspirazione o attitudine che meriti di essere sostenuta, neanche dopo avere dimostrato impegno e determinazione? Rovesciando le domande, come può uno Stato mantenere un’insegnante – che fa un lavoro tra i più importanti e delicati – in condizioni di precarietà per venti o trent’anni, con una retribuzione da lavoro senza qualità? Come si può avere, dentro un ospedale, operatori sanitari che svolgono le stesse identiche mansioni con contratti molto diversi, retribuzioni diverse, prospettive di lavoro e di carriera diverse? Come possono funzionare, con le stesse disuguaglianze e ingiustizie, l’università, la scuola, la sanità, i trasporti, la cultura, e ogni altro ambito rilevante della società? Il lavoro che manca e che serve per ricostruire la società non è un lavoro qualsiasi e neppure il lavoro che oggi si trova più comunemente sul mercato: precario sotto ogni profilo e poco rispettato. Avere perduto il rispetto per il lavoro e per le persone che lavorano è stato l’errore più grave per una società che vuole progredire e conservare la propria identità e il patrimonio immenso di cultura che ha ereditato. Ogni lavoro, dal più umile al più qualificato, è necessario e utile e deve essere riconosciuto come tale prima di pretendere che qualcuno voglia svolgerlo con dedizione. Occorre restituire rispetto al lavoro, in tutti i modi possibili, ma innanzi tutto garantendo condizioni giuste e dignitose per chi lavora. * sociologa del lavoro

fatto che questo si prepari a vivere una fase involutiva significa che forse non può più essere l'elemento centrale della costruzione delle comunità del futuro.A mio avviso il nodo è qui. Giova ricordare che non vi è più nessuna relazione tra il valore economico prodotto da un lavoro e il corrispettivo riconosciuto per questa prestazione: l'unica variabile riconosciuta all'adeguamento del valore retributivo è la capacità di acquisto. La Provvidenza ci ha mandato Papa Francesco: con le sue parole e i suoi gesti ci ha spiegato che la rivoluzione non può aspettare. Spesso ripete che la speranza ci deve guidare nel futuro e che questo futuro può essere di gioia per gli uomini se comprendono che i valori di riferimento e i parametri per misurare il nostro grado di felicità sono cambiati. Credo sia venuto per “farci scaricare gli aggiornamenti” prima che sia tardi: con il suo modo di fare cambierà - e lo sta già facendo in modo radicale - il nostro modo di vivere in comune. La Sardegna ha bisogno di lavoro in chiave solidale e se non siamo stati in grado di ascoltare Giovanni Paolo II quando ci ha raccomandato di non avere paura, allora cerchiamo di seguire Francesco quando ci invita a scrollarcela di dosso. * direttore Agenzia regionale del Lavoro

Il PortIco

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blocnotes UNA RIFLESSIONE

Siria sulla Croce nella festa della Croce di P. FADI SOTGIU RAHI, C. SS. R.

Siamo alle porte della festa dell’Esaltazione della Croce in cui il nostro Signore Gesù Cristo ci ha redento e ci ha dato la salvezza e la vita eterna. La Croce del Cristo era una condanna però con la Sua potenza e l’aiuto di Dio Padre e la forza dello Spirito Santo, egli ha cambiato la condanna a una grazia e ha annullato la morte dando soltanto la vita all’umanità intera. In Oriente il popolo soffre e porta la croce ogni giorno. Anche oggi i paesi dell’oriente soffrano e portano la loro croce. La croce è stata sempre una cosa positiva per alcuni e negativa per gli altri. I discepoli di Gesù erano disperati vedendolo camminare sulla via Crucis e sulla croce; invece dopo la risurrezione hanno saputo l’importanza e il valore della croce. Gli apostoli, i primi martiri, i santi siriani hanno portato la croce sulle orme del loro Maestro Gesù Cristo. Lo stesso Oriente, il cristianesimo, vive oggi la croce dell’emigrazione, della guerra, della morte, della devastazione e il sangue dei suoi martiri cristiani siriani quotidianamente irriga il campo di Dio per coltivare una fede più profonda nelle prossime generazioni. La sofferenza del popolo siriano oggi è conosciuta da tutto il mondo; mentre in Siria alcuni combattono testimoniando il proprio martirio, altri negando la propria fede, altri ancora vestendo il velo musulmano affinché possano essere salvati dai terroristi; all’estero i siriani soffrono per i loro parenti rimasti in Siria e per le notizie che quotidianamente apprendono dai mass-media. Ricordo molto bene i racconti di mio nonno sulla grandezza della festa dell’Esaltazione della croce in Siria, specialmente nella città di Maalula dove la settimana scorsa le croci e le chiese sono state bruciate dai musulmani radicalisti. Nelle ultime settimane, tutto il mondo volge il suo sguardo verso la Siria e prega per la pace. Ma Purtroppo i bombardamenti, i massacri in questo Paese sono giustificati da persone che ritengono di essere con Dio, di fare ciò in nome di Dio. Dio ha tanto amato il mondo che per poterlo salvare ha immolato il Proprio Figlio. Come si può uccidere un uomo che è stato creato a Sua immagine e somiglianza? Chi organizza la guerra o che semplicemente l’appoggia è senza dubbio una persona che non ha dignità e coscienza perché non conosce Dio. Tutti noi siamo figli della vita perché abbiamo ricevuto la vita tramite la croce, siamo figli di Dio perché siamo liberi, siamo amici di Gesù anche nella sofferenza. Ma nonostante la nostra fede, siamo fratelli nell’umanità perciò proviamo a vivere in pace per poter essere ambasciatori della pace e dire basta alla guerra in Siria, in Medio Oriente e nel mondo.


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Il PortIco

IL PORTICO DEL TEMPIO

Il Papa. In settimana lettera al presidente russo Putin per scongiurare l’attacco in Siria

“Dialogo e negoziato tra le parti e con la comunità internazionale”

vorare per la pace in Siria: «rivolgo un sentito appello perché aiutino a trovare vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana pretesa di una soluzione militare. Ci sia, piuttosto, un nuovo impegno a perseguire, con coraggio e determinazione, una soluzione pacifica attraverso il dialogo e il negoziato tra le parti interessate con il sostegno concorde della comunità internazionale». Nell’omelia della veglia di preghiera in occasione della “Giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo intero” Papa Francesco ha richiamato con forza la necessità di costruire

una vera fraternità: «anche oggi ci lasciamo guidare dagli idoli, dall’egoismo, dai nostri interessi; e questo atteggiamento va avanti: abbiamo perfezionato le nostre armi, la nostra coscienza si è addormentata, abbiamo reso più sottili le nostre ragioni per giustificarci. Come se fosse una cosa normale, continuiamo a seminare distruzione, dolore, morte!». La Croce di Cristo, ha mostrato il Papa, può diventare per ogni uomo un segno di pace: «come vorrei che per un momento tutti gli uomini e le donne di buona volontà guardassero alla Croce! Lì si può leggere la risposta di Dio: lì, alla violenza non si è risposto con violenza, alla morte non si è risposto con il linguaggio della morte. Nel silenzio della Croce tace il fragore delle armi e parla il linguaggio della riconciliazione, del perdono, del dialogo, della pace». In settimana all’Udienza generale Papa Francesco ha ricordato l’esperienza della GMG di Rio de Janeiro: «pensiamo a che cosa significa quella moltitudine di giovani che hanno incontrato Cristo risorto a Rio de Janeiro, e portano il suo amore nella vita di tutti i giorni, lo vivono, lo comunicano. Non vanno a finire sui giornali, perché non compiono atti violenti, non fanno scandali, e dunque non fanno notizia. Ma, se rimangono uniti a Gesù, costruiscono il suo Regno, costruiscono fraternità, condivisione, opere di misericordia, sono una forza potente per rendere il mondo più giusto e più bello, per trasformarlo!».

le basi più solide per il disegno di ampliamento furono poste all’inizio del secolo successivo dall’arcivescovo di Cagliari, il mercedario Bernardo Cariñena. Fu lui, dopo aver rinnovato la facciata del Duomo con marmi in stile barocco, ad indicare ai suoi confratelli del convento di Bonaria l’architetto e le maestranze per iniziare i lavori di edificazione della “nueva iglesia” o “sa cresia noa”, come venne subito chiamata. Costoro erano appunto gli stessi che avevano lavorato al Duomo. Spettò invece al capo della comunità religiosa mercedaria cagliaritana, P. Saturnino Marras or-

ganizzare la raccolta dei fondi. L’obiettivo era molto ambizioso: costruire “el mejor tempio, y mas capaz de todo el Reyno”. Lo rivela un libro pubblicato nel 1704 a Napoli dal frate cagliaritano più colto, Matteo Contini. L’agile volumetto dal titolo “Compendio historial de la milagrosa venida de N. S. de Buenayre”, riecheggiante quello di Squarzafigo, che infatti è citato più volte nel testo, riferisce inoltre che prima pietra della “nueva iglesia” fu posta nello stesso anno di edizione del volume, il 25 marzo. I lavori iniziarono di slancio grazie alla raccolta di cospicue offerte da parte dei fedeli e all’accorta gestione di tali fondi da parte dei frati che istituirono una contabilità separata, i cui registri sono ancora conservati nell’archivio del convento. Ma i tempi non erano propizi: la Sardegna fu coinvolta pienamente nella guerra di successione spagnola. Cagliari fu teatro di operazioni militari e l’isola cambiò più volte padrone finché nel 1720 la corona del Regno di Sardegna pervenne a Vittorio Amedeo II di Savoia. Terminava così definitivamente la dominazione iberica sull’isola, iniziata circa quattro secoli prima, che ha lasciato una grande eredità ancora oggi visibile negli usi e costumi dei Sardi, soprattutto sul piano religioso.

ROBERTO PIREDDA LL’ANGELUS IL SANTO Padre ha approfondito il messaggio del Vangelo domenicale dove Gesù indicava le condizioni per essere suoi discepoli (Lc 14, 25-33). Molti rimangono colpiti da Gesù specialmente dopo aver visto dei segni prodigiosi, ma il Signore mette in guardia dai facili entusiasmi e fa intendere la serietà del discepolato: «lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual è la via che il Padre gli chiede di percorrere: è la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Gesù non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini». Per entrare in questo tipo di sequela è necessaria una lotta spirituale: «c’è una guerra più profonda che dobbiamo combattere, tutti! È la decisione forte e coraggiosa di rinunciare al male e alle sue seduzioni e di scegliere il bene, pronti a pagare di persona: ecco il seguire Cristo, ecco il prendere la propria croce!». Papa Francesco lega poi il tema della guerra contro il male a quello dell’impegno per la pace: «questa guerra contro il male comporta dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme; dire no alla proliferazione delle armi e al loro com-

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mercio illegale. […] E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là - perché dappertutto ci sono guerre - è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale?». Al termine dell’Angelus il Papa ha ribadito l’impegno a pregare per la pace con particolare riferimento alla Siria e a tutto il medio oriente. Il tema della pace è ritornato in diversi interventi del Santo Padre durante la settimana appena trascorsa. Nella lettera al presidente Putin in occasione del Vertice del G20 a San Pietroburgo Francesco ha esortato tutti i leader mondiali lì riuniti a la-

Il culto di Bonaria anche nel Seicento Aspettando il Papa continuano le nostre schede storiche ROBERTO PORRÀ

nche nel Seicento il culto di N.S. di Bonaria conobbe un periodo di grande diffusione e non solo nell’isola. Infatti è stato acquistato di recente dai Mercedari, tramite un antiquario locale, un rarissimo libretto intitolato Compendio historial del origen, antiguedad, y milagros de la sagrada imagen de Nuestra Señora de Buen Aire diVincenzo Squarzafigo, un intellettuale spagnolo di origini liguri, tra i fondatori della Real Academia Española, l’organismo con il compito di elaborare le regole dell’idioma iberico. Il testo, stampato a Madrid nel 1696, narra in modo sintetico le vicende del prodigioso approdo del simulacro mariano a Cagliari e diversi miracoli attribuiti all’invocazione di N.S. di Bonaria, attingendo soprattutto, ma non solo, dal libro sul tema di P. Antioco Brondo. Inoltre, cosa

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più importante, riferisce che il 17 maggio 1693 era stato consacrata solennemente nella chiesa dei Mercedari di Madrid un’immagine pittorica di N.S. di Bonaria con grande concorso di popolo e alla presenza di tutti i membri del Supremo Consiglio d’Aragona, l’istituzione collegiale competente dell’esame tutte le questioni politiche e amministrative inerenti la Sardegna. Il libretto informa anche era già stato ascritto un miracolo all’invocazione mariana in tale forma, di cui era stato beneficiario Alonso Toñón di Madrid. Dunque, allo spirare del Siglo de Oro, il culto alla Madonna di Bonaria stava per svilupparsi anche nella capitale del grande impero spagnolo. Questa espansione della devozione ormai poneva ai frati cagliaritani l’esigenza di ingrandire il tempio dedicato alla Vergine, troppo piccolo per contenere i fedeli. I primi passi furono fatti alla fine del Seicento ma

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pietre LAOS

Cristiani costretti ad abiurare la fede Le autorità di un villaggio nella provincia di Borikhamsai, hanno ordinato a 11 famiglie convertitesi al cristianesimo (in tutto circa 50 persone) di abiurare la loro fede cristiana e di ritornare alla loro religione animista, pena la cacciata dal villaggio. I rappresentanti delle famiglie sono stati convocati dai funzionari civili per gli affari religiosi, che li hanno invitati ad abbandonare “la religione di una potenza occidentale straniera, che è distruttiva per la nazione laotiana”. Ai cristiani sono stati dati tre giorni di tempo per adeguarsi. La domenica successiva, però, le famiglie cristiane si sono riunite in una casa per una cerimonia liturgica, ribadendo di avere pieno diritto a praticare liberamente la propria fede, come garantito dalla Costituzione del Laos. VIETNAM

La polizia reprime protesta dei cattolici Almeno 300 fedeli protestavano contro la detenzione arbitraria di due cattolici, da giugno in carcere senza un capo di accusa. Un migliaio di agenti è intervenuto sparando colpi di proiettile e colpendo i manifestanti con bastoni elettrici. Molti i feriti, i più gravi trasferiti ad Hanoi. Decine di fermi fra i manifestanti. La polizia vietnamita ha attaccato, con colpi di proiettile e granate, centinaia di cattolici in protesta davanti alla loro chiesa, che chiedevano il rilascio di due parrocchiani arrestato lo scorso giugno senza un capo di accusa specifico. Secondo i racconti dei testimoni si tratta di una delle più violente e sanguinose repressioni attuate dalle autorità negli ultimi anni. La vicenda è avvenuta nella parrocchia di My Yen, nella zona costiera al centro-nord del Paese. NEPAL

Morti cristiani senza un cimitero Le comunità cristiane di Kathmandu sono costrette a seppellire i propri defunti altrove. Lo riferiscono fonti locali spiegando che da quando il governo ha vietato la realizzazione di un cimitero nelle vicinanze di un santuario indù, i cristiani e le minoranze confessionali del Paese devono eseguire i propri riti funebri nelle foreste, vicino ai fiumi, lontano dai centri abitati e dal controllo degli induisti radicali. Due anni fa, le autorità della città hanno deciso di "preservare" il tempio indù dalla presenza di altre religioni, impedendo ai nepalesi appartenenti ad altri gruppi confessionali di svolgere i propri riti funebri in prossimità del santuario.


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Il PortIco

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Settimana sociale. Un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del nostro Paese.

Nella famiglia lo spazio delle cose nuove A Torino per un’iniziativa di alto profilo Guidato da mons. Miglio, in questi giorni si svolge il periodico incontro sugli interrogativi e le sfide “talvolta radicali poste dall’evoluzione sociale”. Speciale per saperne di più

desiderio di declinare il bene comune sui problemi particolarmente urgenti per la comunità nazionale. Nella prospettiva della ricerca continua del bene comune, la famiglia appare quanto mai importante, perché tocca i nodi antropologici essenziali per l’integrità e il futuro della persona umana; costituisce un pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera, nella quale trovino spazio innanzitutto la libertà religiosa e quella educativa; è dunque condizione fondamentale per una società dove i diritti di tutti e di ciascuno siano realmente ri-

spettati. Il tema della famiglia - e il ruolo che essa ha svolto e continua a svolgere nel cuore della nostra società - chiama in causa anche diversi aspetti economici e sollecita ad affrontarli nella prospettiva del primato della persona. Oltre che per queste ragioni, la famiglia emerge come un soggetto portante anche nell’assunzione del compito indicato dagli Orientamenti pastorali decennali su “Educare alla vita buona del Vangelo”: “Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Per i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato”. Tenendo presenti questi aspetti, a Torino si parlerà di famiglia nella prospettiva propria delle Settimane Sociali, che oggi significa, ad esempio: ascoltare la fatica e la speranza che salgono dal vissuto di tante famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione della persona, della società e del suo

sviluppo non solo materiale e civile, ma anche morale e spirituale; essere concretamente vicini ed essere percepiti come vicini dalle famiglie - genitori e figli - che soffrono per i motivi più diversi; valorizzare l’indicazione presente nella nostra Costituzione che definisce la famiglia come istituzione fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; riconoscere e tutelare sempre e in primo luogo i diritti dei figli; mettere in evidenza il legame che unisce il “favor familiae” con il bene comune e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, oltre gli schieramenti e le differenti posizioni culturali e religiose. L’intento della Settimana Sociale è di favorire un approccio critico e al tempo stesso propositivo a un tema così vasto e impegnativo; di suscitare un dibattito e offrire chiavi di lettura in modo che tutti, credenti e non credenti, stimolati da queste sollecitazioni, si impegnino in un discernimento veramente corale a difesa e per la promozione della famiglia, determinati a far scaturire “cose nuove”, frutto di positivo cambiamento e spinta per politiche organiche e coerenti. * Segretario generale della CEI

1945, ed il tema fu “Costituzione e costituente”, con l’obiettivo di indicare ai cattolici italiani linee guida per creare una nuova comunità sociale ispirata ai principi religiosi e morali cristiani. La speranza di tutti i partecipanti fu che la nuova la Costituente italiana ispirasse democraticamente la nuova Costituzione dello Stato alla coscienza cattolica della Nazione. Tra i partecipanti figure di spicco proprio della Costituente, da Amintore Fanfani a Guido Gonella, dal cardinale Elia Dalla Costa che pronunciò la prolusione dal titolo profetico “I cattolici e la Costituzione”, e Giorgio la Pira, che fu il ve-

ro deus ex machina di quella edizione post bellica. Dopo una forte crisi durante gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, fu durante il Convegno ecclesiale nazionale di Loreto “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini” del 1985 che riprese vita l’idea di una incontro periodico di confronto per i cattolici italiani: una nota della CEI del 1988 ne decise la ripresa. Negli anni ‘90 si sono svolte tre edizioni caratterizzate da una costante ricerca di una identità comune cattolica in ambito istituzionale e sociali: nel 1991 a Roma su "I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell'Europa", nel 1993 a Torino su "Identità nazionale, democrazia e bene comune", nel 1999 a Napoli su "Quale società civile per l'Italia di domani?" Durante la 44ma edizione di Bologna dal 7 al 10 ottobre 2004 sul tema “Democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri” il mondo cattolico italiano si confrontò con la necessità di agire e vivere dentro nuovi sistemi economici, politici e sociali internazionali e nazionali. Le figure di riferimento storico della “settimana” bolognese furono quelle di Alcide De Gaspe-

ri, guida ispirata dei primi anni di vita del Paese, e Giorgio La Pira, storico sindaco di Firenze, che fondava la sua azione politica di sindaco sulla famiglia, il lavoro e la fede. Dal 18 al 21 ottobre del 2007 si tenne a Pistoia e Pisa l’edizione del centenario delle Settimane Sociali, la 45ma, sui luoghi della prima del 1907. Oltre mille i delegati provenienti da tutta Italia per le sei sessioni in cui fu diviso il tema “Il bene comune oggi: un impegno che viene da lontano”. Fari delle riflessioni sono stati due grandi pensatori cattolici, Armida Barelli, fondatrice e ispiratrice della Gioventù femminile cattolica italiana, e Giuseppe Toniolo, fondatore delle Settimane. La 46ª (ed ultima in ordine di tempo) Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, si tenne a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre 2010: “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del Paese” . Cinque grandi gruppi di confronto guidati da 20 esperti hanno portato a conclusione un cammino preparatorio che durò due anni con 10 seminari nazionali e 19 incontri di approfondimento.

MONS. MARIANO CROCIATA* E SETTIMANE SOCIALI “intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide talvolta radicali poste dall’evoluzione della società”. Queste finalità appaiono più che mai attuali dal tema scelto per la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Torino nei giorni 12-15 settembre di quest’anno: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. Si tratta di un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del Paese. Esso era già presente nell’agenda proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria del 2010, la cui attualità è dimostra-

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Mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei.

ta dal dibattito proseguito in questi anni ai vari livelli istituzionali del Paese, oltre che dallo sviluppo stesso degli avvenimenti. Tra i punti all’ordine del giorno dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale), la famiglia appariva trasversalmente come soggetto di futuro, capace di sciogliere i nodi che impediscono al nostro Paese di crescere. Proprio lì nasceva l’esigenza di mettere a tema la famiglia in modo diretto e centrale, in concreta continuità con le riflessioni già svolte, nel

Un appuntamento fisso per la Chiesa e la società Dall’idea di Giuseppe Toniolo all’Agenda di speranza MASSIMO LAVENA

a Settimana Socialedei Cattolici Italiani è un appuntamento fisso della Chiesa cattolica italiana, a cadenza pluriennale.Vi partecipano tutte le rappresentanze cattoliche, dalla gerarchia ecclesiastica all’associazionismo al mondo culturale e politico riunite per trattare temi comuni e di sviluppo sociale. La prima edizione si svolse a Pistoia nel 1907. L’intuizione della Settimana sociale fu dell’economista Giuseppe Toniolo (nella foto) che assieme con il cardinale Pietro Maffi nel 1907 introdusse l’incontro dal tema: “Movimento cattolico e azione sociale. Contratti di lavoro, cooperazione e organizzazione sindacale. Scuola”. Nel 1905 in Francia si era

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già tenuta un'esperienza simile a quella pistoiese, ispirata dall’enciclica “Rerum Novarum” (“Delle cose nuove”). La prima Settimana sociale si tenne dal 23 al 28 settembre 1907 tra Pistoia ePisa (dove Toniolo insegnava) e fu benedetta dal Papa San Pio X, nonostante perdurasse il “Non expedit” il divieto papale alla partecipazione attiva dei cattolici alla vita politica dell’Italia Unita. Fino al 1913 si tennero 8 sessioni annuali prima dell’interruzione causata dalla Prima Guerra Mondiale, per riprendere nel 1920. Dal 1924 al 1929 le edizioni furono annuali. Le Settimane sociali conobbero una forte crisi forzata, anche per le limitazioni che subirono nella libertà espressiva dal regime fascista. La Settimana sociale della rinascita si tenne a Firenze dal 22 al 28 ottobre

segue dalla prima Tanto prima si interviene nel compensare l’assenza di questa formazione nelle famiglie svantaggiate, tanto maggiori saranno le probabilità di raggiungere livelli adeguati di capitale umano; probabilità che con il passare del tempo diminuiscono sempre più velocemente. Basti pensare che all’età di 10 anni il quoziente intellettivo di un bambino si è già stabilizzato, e con buone probabilità rimarrà costante per il resto della vita. Lo stesso, o quasi, si può dire per le abilità non-cognitive, come la perseveranza, l’autostima, la progettualità, la risolutezza, etc. Se si vogliono recuperare svantaggi relativi a queste dimensioni, bisogna farlo prima che il bambino entri a scuola o nei due o tre anni immediatamente successivi. Si capisce allora perché la famiglia è il principale attore nella

formazione di uomini e donne capaci di affrontare le sfide che il futuro, anche nel mondo del lavoro, gli riserverà. La scuola interviene quasi sempre quando ormai è già troppo tardi. Gli interventi di recupero sono, per questo, spesso inefficaci e tremendamente costosi. Gli insegnanti del resto lavorano con ciò che le famiglie gli consegnano. La sfida vera allora, anche per l’accompagnamento dei giovani nel mondo del lavoro, è la valorizzazione ed il supporto del ruolo formativo della famiglia, in tutte quelle abilità non-cognitive che, almeno quanto le altre competenze cognitive, rappresentano il motore della maturazione individuale e della crescita sociale. Tutte le altre politiche sono rimedi tardivi, infinitamente meno efficaci (Vittorio Pelligra).


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Il PortIco

IL PORTICO DEGLI EVENTI

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Settimana sociale. la rotta, chiara e senza indugi, dell’iniziativa nelle parole del presidente del comitato organizzatore e scientifico.

Un confronto a tutto campo per individuare temi di bene comune oltre le appartenenze

aiutare a capire che sono due cose totalmente diverse: non è annebbiando il concetto di famiglia che rafforziamo i diritti di qualsiasi altra persona o di qualsiasi altro tipo di rapporto. Il documento tocca anche questo aspetto. Le periferie: Papa Francesco ci sta richiamando alle periferie, ma è proprio in una vita familiare sana che ci si educa ad una scuola di solidarietà, ci si educa anche ad una capacità di gestione economica e, dunque, è attraverso la famiglia che ci si apre alla sensibilità delle povertà e delle periferie del mondo. Ma quali sono oggi i bisogni e le richieste della famiglia, secondo lei? Le richieste principali sono quelle di essere riconosciuta come sog-

getto primario della società; le richieste di poter essere una famiglia che possa decidere su come gestire le risorse. Una delle richieste fondamentali, ad esempio, è un tipo di welfare nei confronti della famiglia: il welfare deve intervenire solo quando la famiglia è in difficoltà oppure deve dare già alla famiglia delle possibilità, delle risorse perché possa scegliere in campo educativo, ma anche in tutti gli altri campi che riguardano la vita di famiglia. Quindi, una famiglia soggetto, una famiglia che non sia considerata una questione privata, perché invece è proprio dalla famiglia che viene generata la società. Quest’anno anche i politici sono stati invitati a partecipare. Che cosa verrà loro richiesto? Di accettare il confronto; verrà richiesto loro di provare a individuare temi di bene comune che vanno al di là delle appartenenze, che vanno al di là delle posizioni sia religiose sia politiche. Ci sono questioni che riguardano tutti: pensiamo all’ecologia ambientale, ma c’è anche l’ecologia umana, l’ecologia della famiglia. Sono questioni che superano ogni tipo di appartenenza.

rispetto alla società e allo Stato. La famiglia, infatti, almeno nella sua funzione procreativa, è la condizione stessa della loro esistenza. Nelle altre funzioni a vantaggio di ciascuno dei suoi membri essa precede, per importanza e valore, le funzioni che la società e lo Stato devono svolgere. La famiglia, soggetto titolare di diritti inviolabili, trova la sua legittimazione nella natura umana e non nel riconoscimento dello Stato. Essa non è, quindi, per la società e per lo Stato, bensì la società e lo Stato sono per la famiglia”. L'Agesci, Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani, sostiene che “non può non saltare agli occhi come la “famiglia” appaia oggi in seria difficoltà e questo, da un lato, per il disarticolarsi delle forme sociali sino a qui conosciute e, dall’altro, per una liquidità della società, sempre più radicata. Quando parliamo di disarticolamento, ci riferiamo in principal modo alla crisi della comunione familiare, comunione che oggi è ricoperta, nei diversi legami rela-

zionali in cui essa si manifesta, da una patina di difficoltà”. Il Credito Cooperativo, nel suo contributo, mette in luce come il suo “legame con le Settimane Sociali è antico. Ricordiamo che Giuseppe Toniolo, grande animatore delle prime esperienze di cooperazione di credito in Italia, fu l'iniziatore di questo appuntamento ai primi anni del Novecento. Per questa edizione il coinvolgimento del Credito Cooperativo, se possibile, è ancora maggiore proprio perché al centro della Settimana Sociale c'è la famiglia: per questo soggetto sociale fondamentale il nostro Sistema è un sicuro punto di riferimento”. Il Credito Cooperativo ricorda che “c’è un soggetto che è il vero lievito delle risorse morali di un Paese complesso e contraddittorio eppure ricchissimo di testimonianze semplici di coerenza e di tenacia. C’è un soggetto che è il vero fermento dell’identità culturale e il vero sostenitore di chi in mille modi lavora, produce e produrrà valore economico, sfidando una flessibilità divenuta troppo spesso precarietà. C’è un soggetto che potrà continuare a dare perché alimentato da un’energia, scarsa eppure pulita e rinnovabile, che si chiama amore. Quel soggetto – conclude il Credito Cooperativo – è spesso il condensato della gratuità e della responsabilità: sa dare senza calcolare e sa rispondere senza esitare. Ma non è un soggetto inattaccabile: tutt’altro, appare sempre più vulnerabile. Proprio mentre funge da ammortizzatore, non solo sociale, rischia di scaricarsi”.

Di seguito l’intervista a Radio Vaticana in cui mons. Miglio illustra i contenuti dell’imminente Settimana sociale dei Cattolici italiani. Una sfida oltre l’ideologia MARINA TOMARRO RARRE DALLA PROSSIMA Settimana Sociale le motivazioni per “un futuro di servizio nelle istituzioni”. Con questo intento è stato presentato a Montecitorio il Documento preparatorio alla 47.ma Settimana Sociale dei Cattolici Italiani sul tema “La Famiglia, speranza e futuro per la Società italiana”, a Torino dal 12 al 15 settembre. L’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, è presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani. “Sappiamo bene che molti aspetti legati al tema “famiglia” susciteranno un dibattito e delle vere e

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proprie sfide. L’invito che ci fa Papa Francesco è che il cristiano non sia arrogante: sia uno che porta le ragioni delle posizioni che sostiene. Mi pare uno spunto, che riprende tra l’altro quanto già diceva Benedetto XVI, nella Deus caritas est: siamo chiamati a far capire le ragioni della nostra difesa della famiglia; siamo chiamati ad aiutare la società a ragionare sugli esiti di certe politiche familiari oppure di altre. Pensiamo al problema demografico, al problema dei figli, dei diritti dei figli, e non solo di quelli dei genitori; pensiamo a tutta la problematica dei diritti in difesa della famiglia e di altri diritti. Vorremmo

“La società e lo Stato sono per la famiglia” Il contributo di alcune associazioni ai lavori di Torino MATTEO MELONI ONO NUMEROSE le associazioni che contribuiscono alla 47ma edizione della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, dopo aver approfondito una tematica di interesse generale sulle questioni affrontate durante i lavori, a partire dal documento preparatorio. Il Focsiv rappresenta l'insieme degli Organismi Soci presso le istituzioni nazionali, pubbliche e private in ambito civile ed ecclesiale. Si avvale della partecipazione a reti, coordinamenti e alleanze strategiche, e interagisce con i maggiori attori non governativi della società civile e del mondo ecclesiale. Nel documento “La mia famiglia è aperta al mondo. Volontariato internazionale e seconde generazioni per la custodia del creato”, evidenzia i punti di maggiore interesse: sostenere una riforma della cooperazione allo sviluppo (legge 49/87) valorizzando il rapporto tra comunità e territori mettendo al centro la cooperazione tra persone, famiglie, giovani anche di seconda generazione e immigrati; il rafforzamento del servizio civile dei giovani, nazionale e inter-

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nazionale, europeo e delle Nazioni Unite quale esperienza di cittadinanza senza frontiere; favorire una nuova legge sulla cittadinanza italiana fondata sullo ius soli temperato per il riconoscimento dei diritti delle seconde generazioni di immigrati. Il Movimento Cristiano dei Lavoratori ritiene che “per affrontare le molteplici difficoltà che segnano il presente del nostro Paese, occorre ripartire dalla prima forma di socialità originaria che è la famiglia. Riscoprire la ricchezza e la bellezza dei legami famigliari è l’inizio per la costruzione di un Paese che guarda al futuro non con timore, ma con il coraggio proprio di chi attende con fiducia il domani assumendosi la responsabilità di costruirlo”. Secondo il Movimento, “è necessario riconoscere la famiglia come un vero e proprio soggetto sociale, poiché qualsiasi scelta politica, economica, fiscale, sociale non riguarda la figura fittizia dell’individuo, ma concerne la realtà della persona e dei legami che la costituiscono. Il Compendio della Dottrina Sociale ricorda che va affermata la priorità della famiglia

Il programma Il tema dell'edizione numero 47 della Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, ospitata quest'anno dalla città di Torino dal 12 al 15 settembre, è “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. A tre anni di distanza dall'ultima edizione, che ha avuto come sede Reggio Calabria e come file rouge la questione dei “Cattolici nell'Italia di oggi. Un'agenda di speranza per il futuro del Paese”, la Settimana Sociale 2013 prevede un ampio e corposo programma. Alla presenza del sindaco Fassino, aprirà i lavori mons. Arrigo Miglio: l’Arcivescovo di Cagliari è, infatti, presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore. Seguiranno la lettura di un messaggio di Papa Francesco, e un intervento del card. Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. Nei giorni successivi spazio al dibattito con numerose personalità del mondo universitario, giornalistico e del volontariato. Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia Politica all'Università di Cagliari (v. editoriale), introdurrà l'importante sezione dedicata al mercato del lavoro, dal titolo “Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro”: le tematiche verranno discusse all’ateneo di Torino, insieme al Presidente del Centro Italiano Opere Femminili Salesiane, Silvana Rasello, e a Norma Alessio dell'Ufficio per la pastorale dei giovani e dei ragazzi della diocesi di Torino. Si affronteranno molteplici tematiche relative alla famiglia con Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale dell'Università di Milano (sessione “I diritti della famiglia riconosciuti nella Costituzione italiana”), Gian Carlo Blangiardo, ordinario di Scienze statistiche dell'Università di Milano-Bicocca (con una relazione dal titolo “La famiglia oggi: scenari e prospettive”), e Stefano Zamagni, ordinario di Economia politica all'Università di Bologna (“Le politiche familiari per il bene comune”). Interverranno, inoltre, Francesco Antonioli, de Il Sole 24 Ore (su “Famiglia e sistema di welfare”), Roberto Bolzonaro, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari (relativamente a questioni di carattere monetario nella sessione “La pressione fiscale sulle famiglie”), e Pierluigi Malavasi, Ordinario di Pedagogia dell'organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Cattolica (sul tema “La custodia del creato per una solidarietà intergenerazionale). Matteo Meloni


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IL PORTICO DI CAGLIARI

Testimoni. Parla padre Oliver Borg Olivier, gesuita maltese da 40 anni in Medio Oriente.

“In Siria è importante che cristiani e musulmani non si sentano soli” SERGIO NUVOLI INO A DIECI GIORNI FA padre Oliver Borg Olivier, gesuita maltese da 40 anni in Medio Oriente, dirigeva una casa per esercizi spirituali a dieci km dal confine libanese con la Siria. Era a Cagliari nei giorni scorsi su invito di padre Enrico Deidda per raccontare – nella chiesa di San Michele – la vicenda di quella parte del mondo così martoriata. Padre Oliver è un amico di padre Paolo Dall’Oglio, gesuita scomparso in Siria: “Le ultime notizie che abbiamo – taglia corto padre Oliver – lo davano in mano alle milizie pro Al Qaeda. Questo purtroppo non ci dà molta speranza: ma noi aspettiamo fino all’ultimo. Dio solo sa dove si trova adesso”. “Prima la rivoluzione in Siria era del popolo, ed era piuttosto pacifica attacca- Poi il regime ha cominciato a mirare sulle folle e sui bambini. Adesso i massacri ci sono da tutte e due le parti, violenze orrende da parte di Al Qaeda e Al Nusrah, fondamentalisti finanziati soprattutto dal Qatar e dall’Arabia Saudita. Ora il problema per i siriani, soprattutto per i cristiani, è se i ribelli, soprattutto fondamentalisti, prendono in mano tutto. In quel caso dove andiamo?Il rischio è cadere dalla padella al fuoco. Certo con Assad c’erano problemi: un governo corrotto e un crescente divario tra i pochissimi ricchi e la gente sempre più povera. In Occidente il tentativo è attribuire la responsabilità: chi accusa Assad, chi i ribelli. Dove sta la verità? All’inizio tutta la colpa era di Assad: il popolo, molto represso dal regime, non reagiva. Il fatto che abbia osato

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reagire apertamente testimonia che i siriani non ne potevano più, come accaduto in Egitto. Il problema è che si aspettavano l’appoggio dell’Occidente, arrivato solo a parole, mentre Assad ha sempre avuto l’aiuto anche militare di Iran e Russia. Così sono arrivati tantissimi mercenari dagli altri Paesi, ma l’unica cosa che interessa i fondamentalisti è imporre l’Islam, nella guerra tra il sunnismo e lo sciismo. Qual è il ruolo dei cristiani? Non tutti i mali vengono per nuocere: come minoranza, hanno sempre avuto molta paura e non si sono mai interessati di politica. Molti dicono di essere i veri siriani, come i copti dicono di essere i veri egiziani: anche in Iraq molti cristiani insistevano a non parlare arabo, ma il caldeo, per distinguersi. Credevano di essere protetti dal regime: Assad viene dagli alawiti, minoranza anch’essi. Era dunque un’alleanza tra minoranze, per proteggersi dai pericoli.

E ora? Con questa rivoluzione per la prima volta anche i cristiani – non la Chiesa, ma il popolo – hanno partecipato. La Chiesa manca di leadership. Un giovane greco cattolico è stato ucciso dai cecchini del regime: il prete ha rifiutato di seppellirlo, sostenendo che era un traditore. L’hanno seppellito i gesuiti venuti da Homs, rischiando la pelle: mentre lo seppellivano i cecchini sparavano su di loro. I cristiani devono dire le cose come stanno, in nome di una Giustizia e di una non violenza che chiami ad un dialogo vero. Come gesuiti cosa fate? Qui sentite parlare di Paolo Dall’Oglio: un uomo straordinario, non sempre un esempio di prudenza. Ma ci vogliono anche i profeti che rischiano. Era vicino ai sunniti, era andato a vivere in Kurdistan: voleva mediare tra sunniti e curdi, e per la liberazione dei due vescovi presi in ostaggio. Per ora non deve esserci riuscito. Tutti i gesuiti sono rimasti

La generosità dei sardi alla Caritas argentina “Un euro per il Papa”: il ricavato ad una casa d’accoglienza MARIA CHIARA CUGUSI NA CASA DI ACCOGLIENZA per i poveri della periferia di Buenos Aires: è l’iniziativa di solidarietà che la Caritas regionale della Sardegna dedicherà alle persone più bisognose della capitale argentina, in occasione della visita di Papa Francesco nell’Isola. «Si tratta di un dono di carità - sottolinea don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e delegato regionale della Caritas Sardegna - che rientrerà nel gemellaggio già esistente tra la Regione Sardegna e lo Stato della Città di Buenos Aires, in modo da rafforzare il legame tra le due Chiese sorelle, rappresentato dalla Madonna di Bonaria». Un legame già forte, grazie alla presenza degli emigrati sardi: sono

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15mila i sardi presenti in Argentina, e 7000 - 8000 quelli attivi nei sette circoli presenti nel Paese. Come chiesto dai Vescovi sardi nella lettera in preparazione alla visita del Santo Padre, ognuno potrà donare un euro, per avviare una raccolta fondi: le donazioni, attraverso le parrocchie e le diocesi, confluiranno alla Caritas regionale, che, su suggerimento dell’Arcivescovo di Buenos Aires mons. Mario Aurelio Poli, le destinerà alla Caritas di Buenos Aires: esse avranno lo scopo di finanziare il completamento dell’opera ‘San Martin de Porres’, una casa di accoglienza destinata ai ‘senza fissa dimora’ malati, nella periferia, iniziata dal Cardinale Jorge Mario Bergoglio, quando era presidente della Caritas argentina. «Un segno tangibile di solidarietà -

Don Marco Lai.

spiega don Lai -, per i più disagiati, i disabili delle ‘villas miserias’, in piena linea con la volontà di Papa Francesco, che ci invita a ripartire dagli ‘ultimi’, i poveri del mondo, per riaffermare un senso di giustizia universale». Inoltre, «un euro a testa non impoverisce chi è povero - continua il delegato regionale Caritas - ma mostra che anche chi ha poco ha sempre qualcosa da donare agli altri». L’iniziativa è regionale: tutte le Caritas dell’Isola saranno impegnate, per conto della Chiesa sarda, a coinvolgere le singole realtà del territorio

sul posto: due ad Aleppo si occupano dei profughi siriani con il Geares, il nostro movimento internazionale. E’ sempre più difficile perché i bombardamenti su Aleppo e Homs sono tremendi. Ora c’è un gruppo di giovani, tra Aleppo, Homs e Damasco, di tutte le confessioni religiose, che lavorano insieme per i rifugiati con il Geares. A Homs ci sono due locali, uno distrutto nel centro storico: all’interno, con un nostro padre olandese, ci sono 63 persone che hanno chiesto rifugio. E’ una zona controllata dai ribelli, quindi costantemente bombardata: lui è lì da 18 mesi, non può uscire, ormai stanno finendo i viveri, l’acqua potabile, le medicine. Non sappiamo come andrà a finire: padre Frans Van der Lugt non vuole uscire senza queste 63 persone. Il pastore non abbandona le sue pecore: ne andrebbe della credibilità della Chiesa. Quanto vi sta aiutando l’iniziativa del Papa? Ha sollevato il morale alla gente il fatto che in tutto il mondo la risposta sia stata così grande. E’ molto importante che il popolo non si senta abbandonato, cristiani e musulmani. Tutti hanno paura dell’attacco, che può arrivare da un momento all’altro: anche se dovesse essere mirato, dopo le vittime sicure, ci saranno le vendette, specie contro i cristiani, perché per tanti è l’Occidente cristiano che attacca. Per la gente è molto importante sapere che il Papa parla con Putin e con Obama. Il Libano è stato sempre modello di dialogo, è un messaggio al mondo. Malgrado tutte le difficoltà, continuerà ad esserlo perché quella è la volontà del popolo.

provinciale, come il mondo del volontariato, le associazioni di imprenditori e delle altre categorie, le parrocchie, le altre realtà diocesane e l’intera società civile. Una seconda opera-segno, dedicata a Papa Francesco, sarà destinata ai servizi della Caritas diocesana di Cagliari e verrà realizzata all’interno della Rettoria della Chiesa di Santa Croce (affidata alla stessa Caritas diocesana). Chi desidera contribuire alla ‘colletta’ per i poveri di Buenos Aires potrà donare un euro o attraverso un sms al numero che comparirà sullo schermo durante le dirette televisive della visita del Papa in Sardegna oppure alla propria parrocchia o diocesi di riferimento. Un’altra possibilità è fare un’offerta libera presso la propria parrocchia o diocesi. Le offerte potranno essere versate sul conto intestato alla Regione Ecclesiastica della Sardegna - Caritas regionale IBAN IT39B0101504800000070355948. È possibile chiedere ulteriori informazioni mandando una mail all’indirizzo: caritas.ca@tiscali.it, oppure telefonando al numero 070/52843238.

IL PORTICO

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brevi DAL 3 AL 9 OTTOBRE

Presentato a Cagliari il Festival Tuttestorie Si svolgerà dal 3 al 9 ottobre tra Cagliari e le biblioteche e scuole di Assemini, Carbonia, Decimo-

mannu, Decimoputzu, Elmas, Gonnesa, Mogoro, Norbello, Posada, Ruinas, Samassi, Sant’Antioco, Serramanna, Serrenti, Siliqua, Quartu Sant’Elena, Vallermosa, Villasor, Villaspeciosa, l'8° Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi “TANA! Racconti, visioni e libri per case e cose da abitare”. Presentato nella libreria di via Orlando, il festival si articola in 380 appuntamenti fra incontri con autori, laboratori, spettacoli, mostre, performance e giochi, per 500 classi iscritte a partecipare e 70 ospiti fra scrittori, illustratori, narratori, musicisti, artisti, animatori e giornalisti. “Un festival che - ha sottolineato l'assessore alla Cultura Enrica Puggioni – è diventato, anno dopo anno, una garanzia e al di là del tema suggestivo di questa edizione, la casa, rappresenta nelle sue declinazioni e articolazioni una grandissima ricchezza”.

IL 14 SETTEMBRE

Agronomi e forestali, convegno al Lazzaretto Sabato 14 settembre alle 9.30 al Lazzaretto di Cagliari comincerà il ciclo di incontri dal titolo “Paesaggio Sostenibili per il Nuovo Millennio” organizzato dalla Federazione dei dottori agronomi e dottori forestali della Sardegna, dall’Università di Sassari, dipartimento di Agraria e dall’assessorato regionale agli Enti locali. L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Architettura Bioecologica e con l’Istituto Nazionale di Urbanistica ed è patrocinato dal Consiglio nazionale dei dottori agronomi e dottori forestali, dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Cagliari e dall’Ordine degli Architetti, Pianificatori e Conservatori della Provincia di Cagliari. “Il ciclo di incontri – spiega Ettore Crobu, presidente della Federazione Regionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Sardegna - si pone l’obiettivo di fornire idee sulla progettazione di processi che portino al paesaggio del futuro, con riferimento alle componenti “verdi” ed ad obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale di lungo periodo”.


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IL PORTICO DE

Il PortIco

XXIV DOMENICA DEL T. O.(ANNO C)

dal Vangelo secondo Luca

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n quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l'anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa. Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

DON ANDREA BUSIA

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L’atteggiamento di Gesù che si intrattiene e mangia con i peccatori è causa di mormorazione per gli scribi e i farisei, probabilmente perché essi pensano che avere contatti con coloro che non sono “giusti” corrisponda a giustificare il loro modo di vivere. Quello che i farisei non hanno capito è che Gesù fa l’esatto opposto, anziché assecondare la vita peccaminosa egli vuole mostrare con insistenza che non ha pace finché questi fratelli non ritornano sulla via dell’incontro con il Padre. La ragione per cui i farisei tendevano a isolare i peccatori è semplice: da una parte si cercava di fare in modo che queste persone, vistesi escluse, capissero il loro errore, e contemporaneamente, dall’altra parte, si limitava il rischio che i più deboli prendessero esempio da loro e li seguissero sulla via del peccato. Ragioni logiche e a prima vista condivisibili, in parte presenti anche nell’antico testamento ma, per quanto ragionevoli, mancanti di un elemento fondamentale della correzione di

Gli si gettò al collo

Dio che è quello della misericordia. Dio ha disegnato una strada per ciascuno e ci invita con forza a seguire quella strada, a volte anche minacciando qualche “multa”, ma contemporaneamente è anche il soccorritore che, se vede un auto uscita di strada o comunque in difficoltà, è il primo a impegnarsi perché questa possa rientrare subito in carreggiata. Le prime due parabole sono quasi parallele: in esse si ritrovano alcune sottolineature molto forti quali la ricerca perseverante, la gioia del ritrovamento, la condivisione di questa gioia e l’applicazione alle realtà celesti. Anche nella terza parabola, che rappresenta un esplicitazione delle prime due, sono presenti gli stessi temi, assieme ad altri, con alcune differenti accentuazioni. Il tema della ricerca persistente sta ad indicare che il Padre non accetta di buon grado che un figlio possa allontanarsi dalla via che lo condurrebbe alla vera felicità, per ricondurlo alla ragione rischia e mette in gioco tutto ciò che ha (tutti i suoi averi, rappresentati dalle 99 altre pecore, tutte le sue forze,

come la donna che spazza tutta la casa, tutto sé stesso, come il padre che attende il figlio alla finestra e mette la sua faccia per difenderlo da chi non accetta il suo ritorno). La gioia causa dall’aver ritrovato ciò che si era perso non è semplicemente un sentimento personale, essa è, per così dire, una “gioia efficace” in quanto rimette al suo posto quanto era stato perso: la pecora torna nel gregge, la moneta torna nella tasca della donna, e soprattutto il figlio per effetto della gioia del padre, non solo torna a casa, ma viene reintegrato nella sua piena dignità (come simboleggiano la veste, i sandali e l’anello). La festa condivisa è anch’esso un tema evidente in tutte e tre le parabole ma assume un valore tutto particolare in quella del padre misericordioso in quanto è la cornice di tutta la seconda parte del brano, mettendo in evidenza la distanza tra chi accetta di entrare alla festa e chi, come il fratello “giusto” (o che almeno si ritiene tale), rifiuta sdegnato, ma su questo ritorneremo tra poco. L’applicazione al cielo (“vi sarà gioia nel cielo…”) è esplicita nelle

prime due parabole mentre non viene esplicitata nell’ultima dove invece compare lo sdegno, al posto della gioia, e il rimanere fuori dalla casa, al posto del guardare verso il cielo. La parabola del padre misericordioso meriterebbe ben altra attenzione, ma dovendo sintetizzare per ragioni di spazio, mi soffermo esclusivamente su un aspetto: le tre parabole, e l’ultima in particolare, sono rivolte agli scribi e ai farisei che mormoravano contro Gesù perché frequentava i peccatori (come ci viene detto all’inizio del brano odierno). Questi scribi e farisei, rappresentati nel brano dal fratello che si ritiene “giusto”, giudicando e condannando il fratello che si era perduto e, ancor di più, rifiutandosi di gioire per il suo ritorno, scelgono di stare fuori dalla festa, fuori dal cielo, perché ciò che in questa parabole caratterizza il cielo è proprio la gioia per coloro che ritornano. Di fatto questi, che ritengono di avere già assicurato il “pass d’ingresso”, di fatto si stanno, per loro stessa libera scelta, tenendo ben lontani dall’ingresso! E noi?


ELLA FAMIGLIA

domenIca 15 settembre 2013

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La preparazione della Pastorale giovanile.

...

Pensare insieme un percorso comune VALENTINA DESSÌ

ndicazioni utili per la visita di Papa Francesco, progettazione del cammino da compiere dopo il 22 settembre e chiarimenti a possibili quesiti. Sono alcuni dei temi del II meeting informativo per animatori ed educatori degli Oratori, di sabato 14 Settembre, in particolar modo rivolto a coloro che hanno aderito all’Associazione Diocesana nel precedente Anno Pastorale. La partecipazione al Meeting di chi è giovane e per i giovani si mette a servizio (alcuni in rappresentanza di ciascuna realtà), è una prima risposta tangibile di responsabilità e interesse. Gli Oratori in prima linea sotto il palco, prossimo testimone di una grande emozione: Papa Francesco assisterà al colorato battere del cuore pulsante dell’attività pastorale giovanile diocesana, del centro vitale, dove presente, delle nostre comunità religiose, e non solo. Al Meeting, segue domenica alle 19 in Cattedrale, la S. Messa presieduta dell’Arcivescovo, momento che sancisce l’apertura della settimana d’attesa che conduce verso la realizzazione di quel desiderio del Papa che è divenuto desiderio di Sardegna. Di nuovo stretti in un abbraccio di preghiera. Stavolta solo occhi giovani a guardare dalla stessa parte e a sentirsi guardati, gli stessi che probabilmente saranno velati e commossi il 22 Settembre. Il Santo Padre è pellegrino nella nostra Terra e, il suo andare, ha proprio il Santuario di N.S. di Bonaria come meta. E’ alla Madonna che porta omaggio ed è alla Sua attenzione materna che affiderà la nostra protezione. Viandanti sul suo esempio, si faranno, dopo la Santa Celebrazione del 15, anche i giovani sardi, primi devoti alla Nostra Signora e Patrona massima. Dalla Cattedrale al Santuario, passo dopo passo, con devozione e col pensiero ancora diretto alla tutela della bellezza chiamata pace.

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RISCRITTURE

UNA VERA PREGHIERA UNIVERSALE L’impegno continua: andiamo avanti con la preghiera e con opere di pace! Vi invito a continuare a pregare perché cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida. Preghiamo anche per gli altri Paesi del Medio Oriente, particolarmente per il Libano, perché trovi la desiderata stabilità e continui ad essere modello di convivenza; per l’Iraq, perché la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; e per il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi, perché progredisca con decisione e coraggio. E preghiamo per l’Egitto, affinché tutti gli Egiziani, musulmani e cristiani, si impegnino a costruire insieme la società per il bene dell’intera popolazione. La ricerca della pace è lunga, e richiede pazienza

e perseveranza! Andiamo avanti con la preghiera! - a braccio - Questa guerra contro il male comporta dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme; dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vender armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune. Papa Francesco, Angelus 8 settembre 2013

Grazia e condivisione daranno sapore al giorno sospirato. Giovedì 19, rispettivamente alle ore 18 e alle ore 20, le parrocchie di San Vito Martire, a San Vito e San Pantaleo, Dolianova, spalancano le loro porte e invitano a vegliare. Medesimo appello giunge dalle comunità di Sant’Elena a Quartu e San Pietro ad Assemini, riunite in preghiera la sera seguente, simultaneamente alle 20. (I giovani delle varie parrocchie sono chiamati a partecipare con i propri parroci e animatori nella sede più vicina.) C’è forse, racchiuso nella giornata di sabato 21, immediata premessa dell’incontro desiderato, ancora un parallelo simbolico con l’Operato caratteristico di Francesco, che affascina e avvicina, che sorprende e rassicura, che ammonisce “Quando la Chiesa diventa chiusa si ammala. La Chiesa deve uscire da se stessa, verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire.” Uscire per le strade e testimoniare, uscire e avere duplice scopo: avvicinare, si, ma anche avvicinarsi. Una Chiesa fresca, capace di accostarsi ad una mentalità giovane, che non solo si fa grembo che accoglie, ma anche primo passo che esplora, che invita oltre le sacre mura. Lo fa nei luoghi di ritrovo dei giovani, laddove spesso si determina un colore di vita, che può trasformarsi in arcobaleno nel momento in cui si realizza o magari si scopre che Qualcuno ci aspetta. Di che colore è la tua vita? Ascolta la tua sete! “Il cristiano è gioioso, non è mai triste”, ha cantato e ballato nel mese di Aprile la Missione Giovani, ed è pronta a rifarlo per le vie della città alla vigilia della stretta attorno al Papa. Dalle strade alla piazza allora. Dalla molteplicità, pluralità e diversità all’unità. Sotto lo stesso palco, sotto lo stesso Cielo, sotto il manto di Bonaria. Da tutta la Sardegna, davanti allo stesso mare, pronti a gettare le reti sulla Sua Parola.


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Il PortIco

IL PORTICO DEI LETTORI

Scrivi al Papa L’Arcivescovo invita tutti (grandi e piccini) a scrivere al Santo Padre attraverso Il Portico, e - in particolare - a rivolgergli una domanda in occasione della Visita a Cagliari. Tutto il materiale da noi raccolto sarà poi consegnato a Papa Francesco. Potete scrivere agli indirizzi riportati in questa pagina.

domenIca 15 settembre 2013

Inviate le vostre lettere a Il Portico, via monsignor Cogoni 9, 09121 Cagliari o utilizzate l’indirizzo settimanaleilportico@libero.it, specificando nome e cognome, ed una modalità per rintracciarvi. La pubblicazione è a giudizio del direttore, ma una maggiore brevità facilita il compito. Grazie.


domenIca 15 settembre 2013

IL PORTICO DI CAGLIARI

L’intervista. La seconda parte del lungo colloquio con il cappuccino fra’ Lorenzo Pinna.

“La santità è sviluppare la Grazia di Dio secondo la propria umanità” Alle soglie dei 94 anni, il frate tanto amato dai cagliaritani consiglia: “Prima di pregare Dio, è importante essere in comunione con sè, con gli altri e con il creato”

Però l’indomani mattina tornò da padre Pio, che lo abbracciò e lo accolse. Dopo 15 giorni gli comunicò la volontà di farsi frate, ma padre Pio gli disse che il suo posto era in Sardegna. Così entro qui in convento: era l’unico frate a cui i superiori davano il permesso di andare a trovare il santo di Pietrelcina, che era il suo padre spirituale: lui ne assorbì i tratti caratteristici. Era un uomo di Dio, di preghiera e di spirito di sacrificio. Cosa nel vostro carisma di francescani vi educa alla santità? Per San Francesco era il concetto di fraternità universale. Dico spesso che dobbiamo badare alle condizioni in cui siamo prima di metterci in rapporto con Dio. Gesù stesso ha ricordato di essere prima in comunione tra gli uomini. Voglio bene, ho

perdonato a tutti? E come posso essere in comunione con il fratello se non lo sono con me stesso? E che risposta si dà? Penso sia importante raccogliersi prima della preghiera per incontrare se stessi, armonizzando corpo e spirito. Poi verificare la comunione con gli altri e con il creato. Allora saremo pronti per il rapporto con Dio. Nella preghiera porto con me tutto ciò che è in comunione con me: me stesso, i fratelli e il creato. Storicamente,i cagliaritani riconoscono quest’amore in uno di voi, a turno, e vengono a parlarvi. Questo è un convento benedetto da Dio: c’è questa continuazione nel rapporto con le persone, accogliendole e ascoltandole. Io mi son trovato qui, non ho mai cercato nulla. Dal giorno dopo che ho chiuso la farmacia, la gente ha iniziato a cercarmi: nemmeno un giorno di pausa. Cosa pensa di Papa Francesco? L’ho visto sui giornali e ne sento parlare dalla gente e dai frati: il suo approccio con le persone mi colpisce molto, e lo condivido: parlare, stare con le persone, mi dà gioia. “Tutte le volte che scendo tra gli uomini, ritorno men che uomo”: era un detto attribuito a San Bernardo. Ma io dico che quando entro in relazione con una persona, mi sento arricchito di umanità. Mi sento solo soltanto quando cammino per via Roma senza nessun altro, e devo fare attenzione: lì allora mi sento “men che uomo”. seconda parte - fine la prima parte è sul n. 32

cherà di potenziare e sviluppare le conoscenze e le competenze degli animatori del Seminario regionale in continuità con il più ampio progetto ‘Formare formandosi’, avviato a settembre del 2010”. Per promuovere la definizione di alcune coordinate comuni tra i diversi soggetti della formazione nei Seminari minori delle diocesi sarde, in vista di una più efficace azione formativa nel Seminario maggiore, il progetto del percorso formativo prevede anche la partecipazione degli educatori dei Seminari minori ad alcuni moduli formativi specifici. “In tal modo – prosegue monsignor Saba – intendiamo proporre un percorso condiviso tra gli animatori del Seminario maggiore regionale e gli animatori dei Seminari minori dio-

cesani, con il fine di superare una certa frammentazione che, talvolta, si manifesta in occasione delle alternanze all’interno dell’équipe. Credo che la condivisione di un percorso formativo comune consentirà senza dubbio la condivisone di alcuni punti fermi nel servizio di formazione, accompagnamento e discernimento in un seminario”. I prossimi moduli formativi, in programma ad ottobre, a gennaio, a marzo e a maggio, saranno dedicati all’antropologia della vocazione cristiana, alla direzione spirituale e agli aspetti psico-pedagogici e spirituali dei colloqui di accompagnamento e discernimento con i candidati al sacerdozio. A tenerli sono stati chiamati esperti impegnati nella formazione dei formatori presso la Pontificia Università Gregoriana, l’Università Pontificia Salesiana e altri Centri specialistici. La metodologia seguita, che si basa sulle precedenti esperienze formative del Seminario regionale sardo, favorirà l’integrazione tra gli aspetti teorici e quelli pratici attraverso le lezioni frontali, i laboratori e lo studio personale. A conclusione del percorso formativo per ciascun animatore è previsto un breve stage per la verifica delle nuove competenze acquisite.

S. N.

os’è l’essere santo,per lei? E’ sviluppare la Grazia che Dio dona nella mia natura, incarnandola nel mio modo di essere, non cercando di imitare qualcun altro. Lei dialoga con Dio? Cerco di vivere nella sua Presenza: noi siamo immersi in Lui, sempre e dovunque. Uso dire: “Signor mio e Dio mio. In me Tu sei, in Te son io”. E mi lascio andare in Lui. Quando termino di fare una cosa, torno in questo sentirmi nella Sua presenza: Lui in me, e io in Lui. Questo mi dà molta pace, senso di quiete, sicurezza, intimità e immediatezza nel rapporto con Dio. E la preghiera è immediata e spontanea: accoglienza di Dio e dono di sé. Mi dono, mi abbandono: qualcosa di intimo e profondo, non evanescente. Fra’Giacomo,Fra’Nicolò da SanVero Milis,Sant’Ignazio da Laconi,Fra’ Nicola da Gesturi, Fra’ Nazareno. Poi fra’ Lorenzo. - sorride – Sono tutti frati santi, ma uno diverso dall’altro. Ho vissuto 14

C

anni con fra’ Nicola, e tutta la vita con fra’ Nazareno: due santità completamente diverse, due approcci, due modi differenti. Fra’ Nazareno tendeva a padre Pio, che l’aveva convertito. Nato da una famiglia di allevatori a Pula, fece il militare anche per la presa dell’Etiopia. Finita la guerra, chiese di restare lì vicino e mise su un ristorante che andava bene, fin quando gli inglesi lo fecero prigioniero. Nel ’46 è tornato in Italia, ma non volle più andare in campagna. Cambiò vita rispetto al fidanzamento precedente, ma non sapeva cosa fare: così andò a trovare padre Pio. Dopo la messa, il santo lo fissò e gli chiese cosa mai volesse da lui, e lo cacciò. Lui raccontava di esserci rimasto male: pianse tutta la notte pensando cosa mai avesse fatto per essere trattato così.

Seminario regionale, avviato il nuovo anno Il rettore mons. Saba: “Educare alla vita buona del Vangelo” FRANCO CAMBA DUCARE ALLA VITA BUONA del Vangelo nella formazione sacerdotale”. È questo il titolo del percorso di formazione per gli animatori del Pontificio Seminario Regionale Sardo con il quale, da lunedì a giovedì scorso, sono state avviate le attività del nuovo anno seminaristico 2013-2014. Il primo modulo del percorso di formazione è stato dedicato al Progetto personale di vita alla luce del Progetto comunitario, dedicando una particolare attenzione all’interdipendenza, al rafforzamento e all’armonizzazione reciproca dei due progetti. A svolgere il ruolo di docenti e consulenti sono stati don Vittorio Gambino, dell’Università Salesiana, e don Salvatore Vitiello, docente della Pontificia Università Lateranense e consulente della Congregazione

E

per il Clero. Sempre in occasione dello svolgimento del primo modulo formativo, gli educatori del Seminario regionale, partendo dalla verifica delle attività svolte nel precedente triennio 2010-2013, coadiuvati dal professor Francesco Sortino, consulente esperto nella definizione di processi organizzativi e gestionali, hanno elaborato gli itinerari per la programmazione dell’anno formativo appena iniziato. “L’intero percorso formativo, che si articolerà lungo tutto l’anno seminaristico appena iniziato, – afferma monsignor Gian Franco Saba (nella foto), rettore del Seminario regionale sardo – intende rispondere alle esigenze della formazione sacerdotale nel contesto contemporaneo, studiando ed approfondendo i principali temi della formazione umana, spirituale, intellettuale, comunitaria e pastorale. In tal modo si cer-

Il PortIco

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brevi TESTIMONI DELLA FEDE

Convegno regionale dei catechisti sardi Si svolgerà a Macomer il 6 Ottobre il Convegno regionale dei Catechisti, appuntamento biennale, che coinvolge tutti i catechisti della Sardegna impegnati a servizio dell’educazione della fede nelle diverse parrocchie e asso-

ciazioni ecclesiali dell’Isola. Dopo i precedenti Convegni di Oristano (2008) ed Arborea (2010) l’assemblea si ritroverà a Macomer e grazie alla presenza e alla parola del direttore dell’Ufficio Catechistico Nazionale, mons. Guido Benzi, rifletterà sull’identità del “Catechista, testimone della fede” in continuità con il tema scelto per il Convegno internazionale di Roma, indetto in occasione dell’anno della fede, che si svolgerà nella Capitale dal 28 al 30 Settembre. L’Ufficio Catechistico Diocesano si rende disponibile per l’organizzazione dei pullman (euro 10 a persona) e per raccogliere le adesioni all’evento a partire dal 9 settembre 2013. Per info: tel. 07052843216; 3661504634 o mail uffcatechistico@diocesidicagliari.it (martedì e giovedì, dalle 16 alle 18 e il giovedì dalle 10 alle 12).

PROGRAMMA DI INIZIATIVE

Visita del Papa, proposte dei mercedari Fitta la preparazione offerta dai padri mercedari in vista della Visita del Papa a Cagliari. Dopo il rosario sotto le stelle di mercoledì 11 a partire dalle 21, il giorno dopo – giovedì - è prevista alle 19 la messa con adorazione del Santissimo che continuerà fino alle 22. Venerdì 13 alle 19 nel Santuario santa messa e concerto vocale strumentale. Lunedì 16 settembre, infine, a partire dalle 19 si replica: alla celebrazione della messa seguirà un concerto vocale strumentale (con artisti diversi dall’appuntamento precedente). L’ingresso è libero, le serate saranno presentate da Giuliano Marongiu.


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IL PORTICO DELLA DIOCESI

Il PortIco

brevi APPELLO

Ricerca volontari per la Stella Maris L’Associazione Stella Maris che si occupa dell’assistenza ai marittimi che giungono nel porto di Cagliari è alla ricerca di traduttori volontari di lingua inglese.

Questi traduttori saranno utili per i contatti con gli equipaggi che quotidianamente sbarcano dalle numerose navi in transito nel porto cagliaritano. Gli interessati potranno rivolgersi direttamente alla sede della Stella Maris all’interno del porto di Cagliari o al numero 340 5392915.

DALLA CURIA

Nuove nomine dell’arcivescovo L’arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, ha provveduto alle seguenti nomine: don Paolo Sanna è il nuovo Provicario con incarico specifico per l’accompagnamento dei sacerdoti anziani e ammalati, don Giulio Madeddu è stato nominato padre spirituale nel Seminario arcivescovile. L’Arcivescovo, i Vicari, con tutto il Presbiterio partecipano al dolore di don Giampaolo Serra per la morte della sorella, e offrono preghiere di suffragio.

DOMENICA 15 settembre 2013

L’affaire Kenza. da maggio 15 marinai bloccati a bordo di un mercantile ormeggiato in porto

“La Chiesa sostiene questi uomini, ma ora intervenga la politica sarda” L’accorato appello rivolto dall’arcivescovo Miglio per chiedere uno sbocco positivo della vicenda che si trascina da mesi. Stella Maris e Caritas in campo per gli aiuti ROBERTO COMPARETTI ALLO SCORSO MAGGIO 15 marinai della portacontainer “Kenza” sono “prigionieri” a bordo. Il mercantile è stato abbandonato dall'armatore marocchino e quindi i marittimi hanno chiesto al tribunale di Cagliari il sequestro della nave come forma di tutela dei loro interessi. Il comandante, El Moudin, 56 enne di Casablanca (nella foto), è fortemente p r e o c c u p a t o. “Chiediamo tre cose: la prima è che si possa quanto prima dirimere la controversia in modo da poter lasciare Cagliari ma per poterlo fare è necessario che la nave venga mantenuta in sicurezza e senza la necessaria manutenzione è alta la possibilità di avere dei problemi. Ultimo ma di certo per noi è la necessita di ritornare a casa: sentiamo le nostre famiglie via telefono ma vogliamo rientrare a casa da dove manchiamo da più di un anno. Tra l'altro non riceviamo un dollaro da dodici

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La Kenza in porto a Caglairi; in basso la conferenza stampa.

mesi, così anche le nostre famiglie stentano ad andare avanti”. In questo scenario tutt'altro che sereno stanno da tempo operando Autorità Portuale, Capitaneria e Caritas, insieme alla Stella Maris. “E' necessario - ha detto l'Arcivescovo monsignor Miglio presente alla conferenza stampa di denuncia della vicenda - che, oltre al sostegno materiale che come Chiesa stiamo garantendo, si vada al di là, ossia bisogna che i livelli istituzionali e politici prendano in mano la vicenda e sblocchino la situazione”. Lo ha anche confermato il presidente dell'autorità portuale Piergiorgio Massidda: “Stiamo facendo di tutto per aiutarli ma la politica deve intervenire. Ho inviato una lettera ai parlamentari sardi affinché premano sulla Farnesina perché solo

con un intervento diretto del governo marocchino sarà possibile che queste persone lascino Cagliari e tornino a casa”. Anche la Capitaneria spinge affinché la vicenda della “Kenza” sia presa in carico da tutti “a livello politico, amministrativo e umanitario - ha detto il direttore marittimo Vincenzo di Marco. In questi mesi abbiamo

sollecitato anche grandi aziende che hanno risposto donando quanto potevano per le necessità materiali dell'equipaggio e della nave, dai viveri al carburante per far funzionare i gruppi ausiliari”. Nel corso di questi mesi la Stella Maris, che ha come compito specifico l'accoglienza ed il sostegno spirituale per la gente di mare, ha mantenuto stretti i rapporti con i 15 marittimi permettendo loro di avere contatti con le famiglie, assicurando tutto ciò di cui ciascuno necessitava. Ora però è necessario che i marinai si rivolgano al Centro Caritas. “Per loro - ha detto il direttore mons Marco Lai - le porte sono sempre aperte ma è necessario che anche la città comprenda bene la vicenda di questi nostri fratelli”. Per l'equipe della Stella Maris di Cagliari la vicenda della Kenza è la conferma della bontà del servizio offerto. I ringraziamenti da parte dei marittimi e del loro comandante non si contano: sorrisi e strette di mano abbondano ad ogni occasione, segno di un rapporto che si sta consolidando in attesa di poter ritrovare quello più intimo con i propri familiari in Marocco.


IL PORTICO DELLA DIOCESI

domenIca 15 settembre 2013

Parrocchie. La comunità guidata da don Elenio Abis ha festeggiato il santo patrono.

Sulle orme di Pietro per imparare che la fede è un incontro personale La cronaca dei giorni di festa vissuti con fede dagli abitanti del paese. La letizia dei partecipanti, le parole durante i riti e la rinnovata concordia tra i comitati organizzatori MARIA VITTORIA PINNA A FESTA DI SAN PIETRO apostolo, patrono di Settimo San Pietro, in tutta la sua solennità, non è certo da considerarsi solo un evento bello, ma è un passo importante nel cammino di fede che da due anni don Elenio ci sta facendo percorrere. E non poteva esserci un brano più significativo di quello delle vergini sagge e delle vergini stolte per caratterizzare il triduo preparatorio. Proprio in questo Anno della fede nel quale siamo stati tutti invitati a custodire e alimentare l'olio della fede, di cui ciascuno è responsabile personalmente -, tale parabola ci invita alla fedeltà e alla vigilanza, se non vogliamo sentirci dire che, come è capitato alle vergini stolte, lo sposo, arrivato nelle ore tarde della notte, non ci riconosce.

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brevi A CAGLIARI

Mostra di rosari al Museo del Duomo L’Arcivescovo di Cagliari, mons. Arrigo Miglio, inaugurerà il 16 settembre alle 17 nella Sala degli Argenti del Museo del Duomo una mostra dal titolo “Rosari, piccoli cosmi da scoprire”. L’esposizione, in occasione della Visita del Papa a Cagliari, mette in mostra “la ricerca sull’oggetto di preghiera più diffuso ed antico del mondo”, e permette di ammirare la collezione privata di Marina Secci.

ASPETTANDO IL PAPA

Pellegrinaggio San Pio per le strade di Cagliari Nelle foto di Maria Rosalba Montisci la fotocronaca della festa: qui il rientro del santo.

nelle nostre famiglie, nel cuore di ciascuno. Perché non ci può essere vera pace se non si è in pace con se stessi e con Dio che è il solo che può dare la pace vera. Bellissima, festosa e profonda è stata la veglia di preghiera di giovedì, animata dai giovani: il titolo era "Coraggio, non abbiate paura!". Quasi a prepararci alla processione di venerdì con il santo verso la chiesa campestre, in cui sentivamo l'invito

La celebrazione eucaristica nella chiesetta campestre.

Perché la fede - stiamo imparando non è un vago sentimento o una teoria interessante, ma il rapporto personale, profondo, indistruttibile, curato ogni giorno per quel che dipende dalla libertà di ciascuno, con la Persona di Cristo che ama presentarsi nel giorno e nell'ora più impensate. La festa è stata particolarmente solenne e partecipata. Il triduo che l'ha preceduta e le omelie dei giorni di festa ci hanno aiutato a comprendere l'importanza del nostro patrono san Pietro apostolo, uomo sempre autentico, sia nella sua grandezza che nel suo limite. Nelle prime tre sere del triduo la santa messa è sempre stata preceduta dall'adorazione eucaristica e la seconda sera, mercoledì, durante il rosario "sotto le stelle" - nello splendido scenario del sagrato che si spalanca in una vasta piazza dal panorama affascinante -, abbiamo pregato per la pace: per la pace in Siria,

Il PortIco

tenero di Gesù: "Vieni e seguimi". Era una partecipazione affollata, intensa e capace di momenti di silenzio davvero sorprendenti, ma ciascuno aveva nel cuore, insieme a tutte le altre richieste, la domanda al buon Dio, per intercessione di san Pietro, che aumentasse la nostra fede. Perché senza fede la vita diventa più difficile e disumana, come testimoniano le tristi vicende di ogni giorno in tutto il mondo che vive senza Cristo. Sabato ha celebrato padre Vincenzo Pisanu, dopo un acquazzone incredibile che trasformava le strade in torrenti... ma poi, al momento della messa, il nubifragio si era già dileguato e siamo stati aiutati a comprendere come Pietro sia stato un uomo capace di cambiare. Domenica, nella chiesetta di San Pietro, ha celebrato mons. Salvatore Ruggiu che ci ha presentato Pietro come uomo di fede. Di sera, dopo la messa, si è ripetuta la processione -

particolarmente partecipata e attesa ai bordi delle strade da chi in qualche modo voleva almeno vedere per riportare la statua del santo dalla chiesetta campestre in parrocchia, dopo aver attraversato le vie principali del paese. A conclusione della processione don Elenio sottolineava che, a partire da Pietro, abbiamo visto come la vita del cristiano non è una vita da perdenti, ma da salvati. La solenne messa di lunedì è stata davvero commovente, con la celebrazione di don Albino Lilliu accompagnato da don Elenio. Era bello vederli concelebrare in unisono nelle parti della messa in cui la cosa era consentita; e, anche davanti al canto fresco e gioioso dei giovani che animavano la liturgia, veniva in mente la bellezza della Chiesa, dove tutti coloro che accolgono il dono della fede vivono in sintonia, ben sapendo che appartengono ad Uno che non tradisce mai, ad Uno che ha dato Suo Figlio per noi... anche se talvolta ci comportiamo come i compaesani di Gesù che volevano farlo fuori perché diceva la verità. Alla fine della celebrazione don Elenio ha voluto esprimere il suo caloroso ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato alla preparazione di ogni particolare della festa

liturgica, in particolare al Comitato, il cui presidente, Gerardo Caredda, dopo anni che desiderava seguire le orme del padre (anch'egli presidente del Comitato di San Pietro), era particolarmente commosso e grato dell'onore; ma preziosa e silenziosa è stata anche la collaborazione delle mogli dei componenti del comitato. Il che ha permesso che ogni cosa andasse bene e in armonia. E non può sfuggire che - dopo un cammino di formazione catechetico, iniziato due anni fa - sta diventando particolarmente bello il rapporto tra i comitati incaricati di organizzare le varie feste religiose del paese. In occasione dell'ultima solenne concelebrazione ci è stato ricordato il tema della fede di cui Pietro è il custode, Pietro e tutti coloro che l'hanno seguito nel pontificato. E proprio tra pochi giorni Papa Francesco verrà in Sardegna a confermarci nella fede. A testimoniare questa misteriosa comunità di credenti, vivi in terra e in cielo, che è la Chiesa, il tutto si è concluso martedì mattina con la celebrazione della santa messa in cimitero dove riposano i corpi di tutti gli abitanti del paese che hanno avuto, come venerato patrono, san Pietro Apostolo.

L’arrivo del simulacro del santo alla chiesetta campestre a lui dedicata.

La notte tra il 14 e 15 settembre si vivrà per le strade di Cagliari l’ottavo Pellegrinaggio itinerante a piedi “San Pio da Pietrelcina”. Il raduno dei pellegrini è alle ore 24 del 14 settembre all’Ospedale Marino, con la benedizione. All’una del 15 settembre i pellegrini partiranno verso il Binaghi per poi dirigersi verso il San Giovanni di Dio, raggiungeranno il carcere dove pregheranno con i fratelli del braccio destro, portone centrale, braccio sinistro, per poi raggiungere il SS. Trinità. Da lì si proseguirà verso l’Hospice, il Businco (l’Oncologico) il Microcitemico e il Brotzu, dove alle otto circa verrà celebrata la messa presieduta da don Francesco Farris.

ORGANIZZATO DALL’AIAS

Pellegrinaggio ricordando frà Nazareno Il 28 settembre per la dodicesima volta si terrà un pellegrinaggio alla chiesa di Frà Nazareno, organizzato dall’AIAS in occasione della festa della Madonna della Consolazione.

L’invito - a partire dagli assistiti e le loro famiglie - è esteso a chiunque voglia partecipare all’iniziativa. Il programma prevede alle 11 la messa celebrata dai Frati cappuccini, alle 12.30 il pranzo al sacco, e alle 15 la Via Crucis. I cappuccini del convento saranno disponibili per le confessioni sul posto. La chiesa si trova al bivio per Is Molas, sulla strada statale 195 per Pula.


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IL PORTICO DEI PAESI TUOI

Il PortIco

brevi AZIONE CATTOLICA

Veglia in Cattedrale aspettando Francesco Mercoledì 18 settembre a partire dalle 20.30, nella Cattedrale di Cagliari, si terrà una veglia di preghiera per gli adulti in preparazione alla visita di Papa Francesco in Sardegna, promossa dall’Azione Cattolica diocesana.

domenIca 15 settembre 2013

Quartu. In corso la festa solenne della patrona sant’elena: il parroco presenta le iniziative.

Parrocchie sulla frontiera della crisi: si prega la santa per aiutare i poveri Don Alfredo Fadda: “La mancanza di lavoro è una croce per troppi: Sant’Elena illumini i cuori di chi gestisce la cosa pubblica e ci sorrega per risalire la china” R. C. QUARTESI stanno festeggiando solennemente la loro patrona, Sant'Elena. Le ristrettezze economiche già dagli scorsi anni hanno però ridimensionato i budget della festa più sentita a Quartu. “La nostra comunità così come le altre - dice il parroco don Alfredo Fadda ogni giorno cerca di dare risposte ai bisogni concreti della gente: dal pagamento delle bollette, a quello del vestiario fino al cibo. Ma la crisi sta incidendo tantissimo per questo vogliamo chiedere l'intercessione di Sant'Elena perché arrivino aiuti a chi ne ha bisogno ed illumini i cuori di chi gestisce la cosa pubblica per risalire la china”. Quale è la novità della festa di quest'anno? Nell'Anno della Fede non potevamo fare riferimento al Credo. Il titolo è emblematico: “Credo. La sua croce la nostra fede”. Non si può professare la fede se non passando per la croce. E in questo periodo la croce è per tanti la mancanza di lavoro, l'incertezza del futuro, con tante famiglie che vivono il dramma di non poter avere nulla, neanche per mangiare. Così in questi giorni di festa chiediamo l'intercessione della patrona, perché si faccia portavoce delle necessità di tanti. La cele-

I IL 26 OTTOBRE

Quinta assemblea del volontariato sardo Il 26 ottobre, al Centro congressi della Fiera, si svolgerà la quinta assemblea del volontariato. Possono partecipare i rappresentanti legali, o delegati, delle organizzazioni di volontariato che operano nel territorio regionale. Gli interessati dovranno far pervenire, entro il 26 settembre, la scheda di partecipazione alla Presidenza – Direzione generale - Servizio elettorale, volontariato e pari opportunità, in Viale Trento n. 69 a Cagliari. La documentazione può essere consegnata a mano, inviata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento, oppure tramite posta elettronica certificata all'indirizzo: pres.volontariato@pec.regione.sardegna.it Per ulteriori informazioni contattare i numeri: 070 6065809- 6062174 - 6066374 oppure pres.volontariato@regione.sardegna.it - dghiani@regione.sardegna.it - mcporcu@regione.sardegna.it

La processione di Sant’Elena. (foto G.P. Marcialis)

brazione di sabato 14, nella solennità dell'Esaltazione della Croce, ha il significato di evidenziare come Sant'Elena sia stata colei che ha ritrovato la Santa Croce a Gerusalemme. C'è poi un'altra particolarità nella festa di quest'anno. Quale? La venuta del Santo Padre. La nostra comunità si sta preparando all'arrivo di Papa Francesco ed anche la festa patronale è l'occasione per predisporci al suo arrivo. La stessa liturgia penitenziale che ogni anno anticipa la festa quest'anno può essere l'occasione per riavvicinarsi al sacramento della riconciliazione e così presentarsi sia alla festa che all'appuntamento con il Papa in grazia di Dio. In particolare i parrocchiani sanno bene che non può esserci festa patronale senza un'adeguata preparazione con la confessione. Nel presentare il fitto calendario di appuntamenti lei ha fatto cenno alle difficoltà di tanti. Come la parrocchia interviene?

In diversi modi coordinandosi con le altre comunità, insieme ai servizi offerti dal Comune e anche con le nostre due conferenze vincenziane che sono in prima linea nell'ascoltare i bisogni di tanti che ogni giorno, lo ripeto, ogni giorno bussano alla nostra porta. Sono tempi difficili eppure c'è chi ancora generosamente da anche di quel poco che possiede. Ogni anno all'inizio dell'Avvento e all'inizio della Quaresima tutte le collette raccolte in parrocchia vengono devolute per queste ne-

cessità, oltre agli interventi di singoli parrocchiani che lasciano qualcosa ai poveri. La generosità dei quartesi si manifesta però in tanti modi: dalla filodrammatica e allo stesso comitato di Sant'Elena che una volta saldate le spese devolvono il superfluo alle esigenze della Caritas cittadina. Con Sant'Elena poi riprendono poi molte attività in parrocchia e quindi la festa patronale da il via alla miriade di iniziative che nel corso dell'anno caratterizzano la nostra comunità.


domenIca 15 settembre 2013

IL PORTICO DEI PAESI TUOI

Parrocchie. A Sinnai l’opera attribuita a Giovanni Angelo Puxeddu, artista di Dolianova.

Il retablo delle anime torna a casa nella cappella laterale della chiesa Alienata negli anni ‘60, l’opera è stata ritrovata nella casa di un privato circa trent’anni dopo: i lavori di restauro, curati da Annalisa Deidda, sono durati circa un anno GIUSEPPE CUCCUS L RETABLO DELLA VERGINE del Carmine, noto anche come retablo delle Anime, é tornato alla sua chiesa originaria dopo un accurato lavoro di restauro. Alienato nei primi anni Sessanta dall’allora parroco della chiesa di Santa Barbara in Sinnai, è riapparso nei primi anni Novanta nella casa di un privato a Cagliari. Una volta ritrovata l’opera è stata riacquistata grazie all’intervento dell’amministrazione comunale di Sinnai che l’ha affidata alla parrocchia in attesa dei fondi per il restauro. Ottenuto il finanziamento, i lavori sono stati affidati alla restauratrice Annalisa Deidda ed alla sua equipe. Sono durati circa un anno e finalmente, ai primi del mese di agosto, è stato consegnato e ricollocato in una cappella laterale della parrocchiale, di fronte alla sua collocazione originaria, la cappella occupata oggi da un altare marmoreo dedicato al-

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Il retablo delle anime nella foto di Agostino Corvetto.

la Vergine del Carmine. L’opera è composta da quattro pan-

Santissimo Redentore, cari ricordi d’estate Il grande successo per il campo scuola ad Arborea CLAUDIA SERRI AL 28 LUGLIO AL 4 AGOSTO si è tenuto nella casa per ferie Stella di Mare a Marina di Arborea per il secondo anno consecutivo il Campo Scuola dell’Oratorio Maria Ausiliatrice di Monserrato dal titolo “Ma che storia! Il protagonista sei tu!”. 37 bambini/e si sono cimentati nel laboratorio di teatro, di manualità e di danza con entusiasmo, impegno e passione, guidati da Suor Paola Saderi e da altri 4 animatori. Campo Scuola che ha la finalità di far vivere ai bambini una vacanza alternativa nel paesaggio naturale della Marina di Arborea; di farli crescere in autonomia e responsabilità e dar loro la possibilità di vivere un’esperienza di gruppo, di amicizia, di festa, di incontro con gli animatori e con Gesù. Molto bella la giornata conclusiva che ha visto riunite tutte le famiglie dei bambini, alla presenza anche

D

della direttrice Suor Patrizia Milito: tutti insieme hanno partecipato alla celebrazione della SS Messa, presediuta da Don Angelo Pittau; hanno poi assistito allo spettacolo che i bambini hanno preparato per loro e infine tutti insieme hanno condiviso in vero clima di famiglia il momento del pranzo.

nelli laterali che incorniciano la nicchia centrale in cui era posta l’anti-

ca statua della Madonna del Carmine. Nei vari pannelli sono raffigurati un pontefice, un vescovo e due religiosi che celebrano la Messa in suffragio delle anime del Purgatorio; le anime sono rappresentate nel pannello posto sopra la nicchia, mentre fra le fiamme sono mondate dai propri peccati. Nel lunotto superiore è raffigurata la Vergine del Carmine affiancata da due angeli, i quali versano da due anfore acqua sulle fiamme del Purgatorio. Il movimento dell’opera è ascendente, le immagini mostrano che grazie alle sante messe celebrate dalla Chiesa terrena si ottiene alle anime sante del Purgatorio di alleviare la propria pena, rappresentata dal fuoco che viene “spento” dagli angeli. Il retablo è attribuito all’artista Giovanni Angelo Puxeddu nativo di San Pantaleo (Dolianova) che le fonti storiche attestano come attivo fra il 1616 e il 1662. Un rogito notarile, datato 8 settembre 1662, attesta la commissione al Puxeddu di un retablo per la cappella della Madonna del Carmine nella chiesa di Santa Barbara a Sinnai da parte dei coniugi donu Luca Pisu e Juana Pullita de la vila de Sinnaj, a cambio di lire trecento. C’e da auspicarsi che il recupero di questa nostra parte di patrimonio artistico sia anche il punto di partenza per i1 rinnovarsi della devozione dei sinnaesi alla Madonna del Monte Carmelo e un invito a incrementare la preghiera per i defunti.

Il PortIco

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detto tra noi Curiosando su buste paga eccellenti di D. TORE RUGGIU

Curiosando tra le “brevi” di diversi quotidiani, si viene a conoscenza di tante cose per lo più sconosciute dall'opinione pubblica, proprio per il poco risalto dato dai mezzi di comunicazione sociale. Così, invece, curiosando, si viene a sapere che la regione Abruzzo ha deciso di rinnovare il proprio parco vetture (11 per governatore, assessori e personale del Consiglio regionale), passando dalle Lancia Thesis, ormai fuori catalogo, alle Audi A6. le auto degli assessori costeranno 1.579,38 €al mese, mentre la vettura per presidente, a trazione integrale, 1.791,91 € al mese. La spesa complessiva annuale è pertanto di 250 mila €. Altra notizia, sempre curiosando: il Parlamento europeo ha di recente votato un aumento di stipendio di 1.500 € a deputato. La somma dovrebbe servire la pagamento dei collaboratori. La busta paga degli onorevoli a Bruxelles è passata da 17.864 a 19.364 €al mese. Altra curiosità: volete sapere quanto spetta di appannaggio al re Juan Carlos di Spagna? 8,9 milioni di €l'anno! Tutto questo, con il recente varo di una manovra economica da 15 miliardi di €che colpirà otto milioni e mezzi di spagnoli fra impiegati statali e pensionati. Riuscirà il premier spagnolo a ridurre anche la quota destinata alla corona? E volete sapere come se la passa la regina Elisabetta? La regina delle regine riceve dallo Stato 45 milioni di € più una quota annuale di circa 9 milioni di € per riparare castelli, spese di rappresentanza e quant'altro. Udite udite….la regina si è lamentata che i soldi non bastano e vorrebbe un aumento mentre il governo britannico ha ridotto del 5% (arrazze sfrorzu…per dirla in inglese), lo stipendio dei membri del governo. Come si vede, queste notizie ricavate dalle “brevi” dei giornali sulle buste paga di alcuni personaggi eccellenti, incuriosiscono e, nel contempo, pongono seri interrogativi. In un momento in cui, a livello mondiale, si vive una imponente crisi economica e con il perdurare dei problemi cronici (quali, per esempio, la fame nel mondo), che non si vogliono affrontare e risolvere, i governanti di tutte le Nazioni, incuranti di questi e altri problemi macroscopici, cercano solo i propri interessi. E, qui, dispiace constatarlo, anche le opposizioni non fanno nulla per ridimensionare i loro emolumenti, anzi, quando si decidono gli aumenti, il voto favorevole è pressoché unanime. Davvero il grande valore della giustizia sociale e della difesa dei diritti fondamentali, purtroppo restano sogni sempre più lontani dal realizzarsi. Certo, quando dall'alto non si vede la volontà di cambiamento, al povero cittadino non resta che rivolgersi a Dio perché faccia il miracolo di cambiare molte teste di zucca in teste pensanti.


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Il PortIco

IL PORTICO DELLA DIOCESI

Cronaca. Dopo le ordinazioni, sabato scorso la veglia in comunione con il Papa.

Celibi per il Regno di Dio, chiamati ad una fecondità nuova

domenIca 15 settembre 2013

curiosità SETTIMANALE DIOCESANO DI CAGLIARI Registrazione Tribunale Cagliari n. 13 del 13 aprile 2004

Direttore responsabile Sergio Nuvoli Editore Associazione culturale “Il Portico” via Mons. Cogoni, 9 Cagliari

FRANCESCO FURCAS ECONDITÀ E LIBERTÀ”:

sono le due parole pronunciate da mons. Miglio sabato scorso per descrivere la nuova condizione dei neo-ordinati sacerdoti, Carlo Devoto e Davide Meloni, e diaconi, Michele Saddi e Simone Bruno. L’arcivescovo ha parlato di una “fecondità nuova”: “i diaconi e i presbiteri sono consacrati celibi - ha detto - per il Regno di Dio. Chiamati non alla sterilità, ma al contrario ad essere più fecondi, ad avere una famiglia più grande”. E per il popolo di Dio il presule ha domandato di “comprendere sempre meglio le ricchezze di questi ministri”. Inevitabile riferimento alla preghiera, che “ci aiuta a capire di più l’appello di Papa Francesco, che è l’eco del cuore di Cristo: la compassione che Gesù sentiva davanti alla folla come ‘pecore senza pastore’, apparentemente libere, ma invece schiave di ogni guerra e di ogni violenza”. Così la guida della Diocesi ha idealmente legato l’ordinazione di sacerdoti e diaconi al gesto successivo, alla grande veglia sul sagrato della Basilica di Bonaria: “un gesto - ha sottolineato mons. Miglio - utile anche per prepararci ad offrirgli la prossima settimana una partecipazione più profonda al suo amore e al suo servizio per la Chiesa e per il mondo”.

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Segreteria e Ufficio abbonamenti Natalina Abis- Tel. 070/5511462 Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h e-mail: segreteriailportico@libero.it Fotografie Archivio Il Portico Amministrazione via Mons. Cogoni, 9 Cagliari Tel.-fax 070/523844 e-mail: settimanaleilportico@libero.it (Lun. - Mar. 10.00-11.30) Pubblicità: inserzioni.ilportico@gmail.com Stampa Grafiche Ghiani - Monastir (CA) Hanno collaborato a questo numero: Vittorio Pelligra, Federico Palomba, Massimo Lavena, Lilli Pruna, Stefano Tunis, Fadi Rahi, Roberto Piredda, Roberto Porrà, Matteo Meloni, Maria Chiara Cugusi, Andrea Busia,Valentina Dessì, Franco Camba, Roberto Comparetti, Maria Vittoria Pinna, Giuseppe Cuccus, Valentina Serri, Francesco Furcas. L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione scrivendo a Associazione culturale Il Portico, via mons. Cogoni, 9 09121 Cagliari. Le informazioni custodite nell’archivio elettronico verranno utilizzate al solo scopo di inviare agli abbonati la testata (L. 193/03).

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