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numero

TRE

Sommario DIRETTORE RESPONSABILE Nicola Morisco

Ilary Blasi La pupa e il campione pp. 8-9

Gianluca Paparesta Il gioco continua pp. 28-29 Sushi Planet pp. 30-33

CAPOREDATTORE Corrado Minervini

Ligabue Un calcio all’anima pp. 10-12

Dossier Mondo ultrà pp. 34-35

REDAZIONE Simona Ardito Adele Meccariello

Litfiba Tornati insieme pp. 14-15

Sandwich Club Panino in salsa rosa p. 36

ART DIRECTION Microbati Artisti Associati

Sushi Editoriale p. 7

p. 8

p. 10

p. 16

L’imprenditoredelmese Gene Gnocchi Ilrompipalloneaimondiali Giuseppe Bratta pp. 39-40 pp. 16-17 Marco Tardelli L’urlo mondiale pp. 18-20

Sushi Figurine Cristian Stellini p.41

Vanni Bramati La città del gol pp. 22-27

Ammodotuo Coppa tricolore pp.42-43

Il mondiale in tasca Inserto staccabile pp. 23-26

Ipse dixit Victoria Beckham p. 44

PROGETTO GRAFICO Raffaele Depergola CONTRIBUTORS Carlo Chicco Roberta Genghi Ilaria Lopez Ornella Mirelli Paolo Ruscitto Micol Tortora Silvia Viterbo Giuseppe Vitucci PHOTOS SimonaArdito(pp. 38,42) Jarno Iotti (pp. 10, 12)

p. 18

Sasha shise’a sushi. (trad.: Sasha ha tagliato il sushi) (Scioglilingua ebraico)

SEGRETERIA DI PRODUZIONE Loredana Laera Gianluca Silvestri CONTATTI redazione@controweb.it Tel. 0805227296

SUSHI Supplemento mensile della testata Controradio News. Sede legale: Via Gaetano Latilla 13, Bari. Registrazione Tribunale di Bari n. 1209 del 21/02/1995. Chiuso in redazione il 25 Maggio 2010 Stampa: Poligrafica s.r.l. -Bari

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge. I manoscritti inviati e non pubblicati non saranno restituiti. Il materiale fotografico non altrimenti accreditato è stato pubblicato per gentile concessione degli uffici stampa degli artisti e dei personaggi intervistati.

(C) 2010 COPYRIGHT MEDIAEURO SRL.


Pulp

Riflessioni a crudo del Direttore

Il calcio nuovo oppio dei popoli? so, col beneficio di non dare in pasto Questa visione dello sport più seguito alla stampa i calciatori. Di certo il del pianeta potrebbe nascondere fram- coach portoghese ha sparigliato lo stementi di saggezza. Se pensiamo che i reotipo dell’allenatore. E anche il suo mass media, con in testa la “regina” modo di abbandonare la scena rientra televisione, ci propinano ogni giorno nello stile del personaggio. Va via dalla tra parlato e giocato ore di calcio, forse frenesia del calcio italiano, dai processi, un minimo di verità c’è. È anche vero, dalle moviole. Va via da vincente. Tanti auguri! E dopo la scorpacci sia concessa una piccola ciata di partite di campiodose di retorica, che se i “... Il calcio è un nato e di Coppe, il mese di tifosi e gli appassionati di grande rito che giugno ci riserva un’altra calcio dedicassero la stessa devi rispettar...” overdose di football con i passione e determinazione Elio e le storie tese Mondiali sudafricani, sui a problemi più importanti Nessuno allo Stadio quali pende anche la miche in questo momento naccia di un attacco terroaffliggono il nostro Paese, forse la situazione sociale potrebbe ristico di Al Quaeda contro le nazionaassumere dei risvolti decisamente li di Danimarca e Olanda. Siamo certi diversi. Detto questo, è fuori di dubbio che non mancheranno misure di sicuche, nonostante il calcio sia contami- rezza adeguate affinché tutto si svolga nato dal malaffare, possieda un fascino nella tranquillità più assoluta. A partiunico, soprattutto quando a praticarlo re dall’11, comunque, tanti italiani sasono veri e propri artisti del pallone. ranno al sicuro delle loro case, incollaTra questi va menzionato José Mário ti davanti ai televisori, per seguire le vidos Santos Félix Mourinho, artefice cende della nazionale italiana. Una della storica tripletta dell’Inter, consi- squadra allenata da Marcello Lippi, un derato un intellettuale del calcio. Mi altro che non fa nulla per risultare simchiedo: basta solo citare Borges per patico. Ma non possiamo che auguraressere considerato un intellettuale? Di gli tutto il bene possibile, anche perchè sicuro Mou, oltre ad essere un grande nelle sue mani ci sono le sorti dei nostri allenatore e uomo di cultura, dimostra colori. Forza Azzurri. una dote necessaria di questi tempi: una notevole capacità mediatica che gli Nicola Morisco consente di accentrare tutto su se stes- Direttore Responsabile


Ilary Blasi possiede una bellezza imbarazzante ma sembra non accorgersene. Forse è per questo che piace al 90% degli uomini e delle donne. Se poi al restante 10% dovesse far schifo una ragazza magra ma nient’affatto secca, con lo sguardo felino e le labbra carnose ma senza additivi chimici, forse basterebbe notare il modo in cui coltiva la sua autoironia, lasciandosi vessare dalle Iene e ridendo prima di tutto di se stessa con l’entusiasmo di una conduttrice alle prime armi. Ma Ilary non è l’ultima velina scesa dal bancone; la ragazza calca le scene fin dall’età di tre anni, prima in numerosi spot (fu la Jodie Foster de noantri nello spot di un abbronzante), poi in tv con ruoli sempre più importanti e poi… di nuovo in numerosi spot. Ma coi tempi che corrono, perché fingere disprezzo per quello che è pur sempre onesto lavoro? Non c’è nulla di male a legare il proprio nome a un marchio. Magari è un po’ più discutibile chiamare la propria figlia come un marchio. Ma pazienza; l’ingenua Ilary deve aver dato uno sguardo nell’armadio e scelto il nome della piccola Chanel d’impulso. Fortunata lei a potersi permettere di chiamarla Chanel e non Madeinchina. E poi, diciamolo: Chanel non è il nome peggiore che una bambina possa portarsi dietro; è solo che bisognava trovare qualcosa da ridire su una ragazza che non si è mai lasciata trascinare nel vortice del gossip, delle querele snocciolate come grani del rosario, e dei botta e risposta nei salotti e nei ripostigli televisivi. Anche nei giorni in cui le voci sulle scappatelle di suo marito erano su tutti i giornali ha difeso a spada tratta il suo Pupone come una signora vecchio stampo, di quelle che ti urlano di mettere le pattine quando torni a casa mentre cucinano il minestrone indossando un filo di perle. Una donna all’antica intrappolata nel corpo di una pin-up. E se è riuscita a conciliare queste due anime, se è una delle poche che i paparazzi inseguono per poi scoprire che sta solo andando a comprare il pane, se ha fatto ricredere chi pensava che una ragazza così bella non potesse essere anche brava e addirittura intelligente. E soprattutto, se riesce a reggere l’uso arbitrario dell’italiano fatto da suo marito, forse ai prossimi mondiali meriterebbe lei, una maglia azzurra. Che, peraltro, le starebbe benissimo. 9


Da mediano a indiscusso campione del rock italiano. Il Liga è tornato in campo, sul terreno a lui piÚ congeniale: il palco. Alla vigilia di un nuovo tour, in una pausa tra gli impegni promozionali del suo nuovo album Arrivederci, Mostro il cantautore (che vanta anche trascorsi da calciatore nelle fila della Correggese) ci parla liberamente della sua seconda passione dopo la musica: il calcio.


A luglio torni negli stadi italiani con un nuovo tour. Come è cambiata, se è cambiata, l’emozione di affrontare il pubblico di uno stadio? Beh, potrò dirtelo solo dopo avere affrontato gli stadi anche questa volta. L’unica risposta che ti posso dare adesso è che l’emozione di suonare su un palco, che sia in uno stadio, in un teatro, in un palazzetto o in un club, è sempre stato il motore vero del “mestiere” che faccio. Hai mai pensato a cosa sarebbe stata la tua vita se avessi deciso di continuare a giocare da terzino nella Correggese anzichè scegliere il rock come “mestiere”? Quali obiettivi avresti potuto ragionevolmente raggiungere? Ho smesso proprio perché mi sono reso conto che al mio meglio avrei giocato in qualche categoria dilettantistica, facendo la spola fra campo e panchina. I miei mezzi tecnici non promettevano niente di più. Ho preferito continuare a giocare negli amatori per il piacere di farlo senza dovere fare quattro allenamenti a settimana. Quattro anni fa, il tour di Nome e Cognome negli stadi cominciò in pieno mondiale in Germania. Quest’anno hai spostato il tour in avanti di qualche settimana rispetto ai campionati in Sudafrica. Vuoi goderti le partite o avevi semplicemente bisogno di tempo? No, è semplicemente un’agenda messa in piedi dalla mia agenzia. Che credo abbia pensato che sia sbagliato dover costringere qualcuno a scegliere fra un

concerto e una partita. Che, casomai, gli interessano entrambi… Quale squadra in questo mondiale guarderai con più curiosità? Quali giocatori ti incantano come un bambino davanti allo schermo? La squadra che produce sempre meraviglia resta il Brasile. Promette un bel gioco anche la Spagna. Capello farà andare molto avanti l’Inghilterra e l’Argentina è piena di ottimi giocatori. Messi è un giocatore che incanta anche se nella sua nazionale non ha finora brillato particolarmente. Gli ultimi due mesi di Cristiano Ronaldo al Real Madrid sono stati al limite dell’umano. E Maicon? Che peccato doverlo vedere in una squadra avversaria… A proposito di fenomeni, cosa ne pensi di Maradona, CT dell’Argentina? Che non convocando Cambiasso e Zanetti ha lasciato qualche speranza in più alle altre… C’è un ruolo che hai saputo raccontare con grande sensibilità e passione. Quello del mediano. A chi dedicheresti, oggi, un pezzo come Una vita da mediano? Esteban Cambiasso e Daniele De Rossi sono due esempi molto chiari. Senza di loro le rispettive squadre fanno molto più fatica, con loro diventano le prime due del campionato italiano. Si parla spesso di spirito di gruppo che prevale sul fuoriclasse. L’Inter ha dimostrato che questa regola vale per il calcio, rinunciando a Ibra. Quali sono stati i giocatori-simbolo di questa 11


squadra? Champions di Madrid. L’esito di queScusa ma questa volta la squadra è sta partita potrebbe trasformare la mia stata davvero squadra. L’impegno di goduria da “enorme” a “leggendaria”. tutti ha prodotto esattamente quello Il mio augurio è che un giorno tu possa provare le stesse che ogni tifoso si emozioni durante un aspetta: che chi inLe date del Tour live al Santiago Berdossa i colori sociali 09/07 Roma, Stadio Olimpico nabeu. Ma prima di per cui tifi esca dal lasciarci, l’ultima docampo solo dopo a- 10/07 Roma, Stadio Olimpico manda secca: chi vinvere dato tutto per la 13/07 Firenze, Stadio A. Franchi ce i mondiali? squadra. Quindi o- 16/07 Milano, Stadio San Siro gnuno di loro va con- 17/07 Milano, Stadio San Siro Ma perché fare prosiderato giocatore- 20/07 Padova, Stadio Euganeo nostici quando è così simbolo. bello farsi stupire 24/07 Messina, Stadio S.Filippo Questo tour ti per- 02/08 Pescara, Stadio Adriatico dagli esiti del calcio? metterà di tornare 07/08 Oristano, Aeroporto Ti posso dire, però, nei luoghi dove la tua che credo l’Italia possa squadra del cuore ha 04/09 Bologna, Stadio Dall’Ara fare ancora qualche recentemente con- 11/09 Bari, Arena Della Vittoria sorpresa e andare quistato un bel po’ di molto più avanti di “tituli” e di vittorie “fantastiche”, per quanto non si dica. Anche se la storia, dirla alla Mourinho. C’è una goduria a oggi, dice che fuori dall’Europa, nesparticolare, per un interista? suna squadra europea ha mai vinto un Mancano poche ore alla finale di mondiale.


Sono stati i capisaldi della nostra new wave e hanno lasciato un segno indelebile nella musica ma anche nel rock lifestyle. Dopo una lunga separazione, Piero e Ghigo hanno seppellito l’ascia di guerra, affrontando un nuovo tour insieme. In questo tour incontrerete tanti ragazzi che potrebbero non sapere nulla delle vostre origini. Vogliamo rinfrescare la memoria ai più giovani? I Litfiba nacquero nel 1980 come una band darkwave. Abbiamo passato i primi cinque anni facendo tanti concerti, anche se il primo disco arrivò so14

lo nel 1985. Quel disco era Desaparecido e il suo sound era in linea con lo stile dell'epoca. Negli anni ’90 abbiamo cambiato genere rispetto al passato, siamo approdati ad un rock più sanguigno con dischi come El diablo, che era più latino, Terremoto, dal sound più metal, fino ad arrivare a In-


finito, che forse è stato anche il disco di spalle, forse tutto questo ci ha fatti crescere. Adesso l’approccio è diverso ma maggior successo. Poi l’allontanamento finale e ognuno questo non significa che non faremo per la sua strada. Avete scelto percorsi degli errori, anzi siamo pronti a commusicali differenti e sui Litfiba si è metterne ancora. Non gli stessi, ma dei detto tanto, forse troppo. Ora siete di nuovi! nuovo insieme. Come è andata? Una parte del popolo del rock italiano Ci siamo ritrovati, tutto qui. Abbiamo attendeva questo ritorno da anni. cominciato a suonare, abbiamo ritro- Sicuramente avranno delle aspettative. vato la voglia di farlo su un palco e Vi sentite al bivio? abbiamo tirato fuori anche due inedi- I nostri fan si sono divisi rispetto alle ti, di cui il primo è Sole Nero. Ci siamo nostre scelte artistiche e individuali. guardati in faccia e abbiamo pensato Abbiamo perso i vecchi affezionati e che fosse ora di metconquistato nuovi tere da parte l’orgoammiratori, ma glio. E abbiamo de- I Litfiba toccheranno la no- questo fa parte del ciso che si poteva stra regione in estate, con un gioco. Poi, per fortornare a lavorare in- concerto il 17 Luglio a Noci, al tuna, c’è uno zocsieme, anche se avecolo duro che non vamo fatto pace già Foro Boario. ci ha mai lasciati; tanto tempo fa! questo lo abbiamo Avevate perso lo spirito di gruppo? notato nei nostri primi concerti del In verità, alla base di tutto, dei litigi e tour: l’entusiasmo era al massimo e la dell’allontanamento c’era il successo. partecipazione era totale! Abbiamo avuto troppo successo e que- Ma qualcosa è cambiato, in questi sto ci ha divisi, al di là di tutto quello dieci anni di distanza? che si è detto o scritto. Come dici tu, Siamo cambiati noi, ognuno con il suo abbiamo all’improvviso perso lo spiri- percorso. Siamo maturati su strade to di gruppo che aveva contraddistinto diverse, ognuno con le sue esperienze. da sempre la band; ognuno era con- Il ritrovarsi ci ha trasmesso un’energia centrato su se stesso e sulla propria nuova; rincontrarsi è stato divertente, strada e sulla propria immagine. Era interessante, si è ricreata quell’alchimia diventato un lavoro individuale e ci tra noi, quella chimica che c’era prima. siamo persi. Ora, guardandomi alle Ed è scattato qualcosa.


Divertirsi e divertire con il calcio. Questa è la missione di Gene Gnocchi, eccellente calciatore dilettante, impareggiabile conduttore di Gnok Calcio ed editorialista della Gazzetta dello Sport con la sua rubrica quotidiana, Il Rompipallone. Le sue pillole di ironia sono l’antidoto ideale per non prendere il calcio sul serio. Che, in fondo, è solo un gioco…

Che progetti hai per il prossimo mondiale? Non seguirò il mondiale perché andrò al matrimonio di Antonio Cassano che durerà circa tre mesi… Se tra una portata e l’altra del banchetto di Cassano trovassi il tempo per vedere qualche partita, su quale squa16

dra scommetteresti, come rivelazione in Sudafrica? La Svizzera. Anni fa, all’epoca di USA ’94, scrivesti un libro intitolato Il culo di Sacchi. Chi potrebbe ereditare un dote simile in questo mondiale? L’Inghilterra di Fabio Capello.


Passiamo a un altro Ct. Cosa pensi di Antonio Conte. Non mi hanno offerMarcello Lippi? to un contratto perché era il periodo Dal punto di vista umano, penso che del cambio di proprietà e il magnate sia un po’ permaloso e che si prenda petrolifero Tim Barton mi aveva troppo sul serio. Dal punto di vista garantito solo la benzina. tecnico, invece, ha fatto ottime cose: sa Scandali, violenza, polemiche. Con motivare e scegliere, anche se ultima- tutto quello che sta accadendo, come si fa ad amare ancora il calcio? mente non mi ha convinto del tutto. Chi avresti voluto vedere in azzurro: Al di là di tutte queste cose, quello che Miccoli o Cassano? mi fa allontanare da questo sport è la Tutti e due, per tutta la vita. Sono cal- qualità di gioco che si abbassa sempre ciatori che dovrebbero essere convoca- di più. Vedo partite sempre più fisiche, con poca fantati assolutamente, ti sia e poca qualità. possono risolvere la “Mi sono appena fatto fare Guardiamo al futupartita in qualsiasi momento. Peccato una pulizia del menisco. ro. Quale allenatore che qualcuno non Stavo benissimo, in realtà, vedi bene come la pensi così. ma ho visto l’album Panini e prossimo tecnico Oltre a queste con- ho notato che quasi tutti i cal- della nazionale? vocazioni, quali ciatori hanno fatto questo Cesare Prandelli. altre scelte avresti intervento. Restando in tema di fatto, al posto di allenatori, cosa penL’ho fatto per dimostrare che Lippi? si del fenomeno sono un calciatore vero. ” Mourinho? Avrei naturalizzato Pastore invece di È un persona di Amauri. Pastore e Cassano sono stati i grande intelligenza, parla bene l’italiamigliori giocatori dell’ultimo campio- no, sa sempre dare la risposta giusta. nato. Dal punto di vista tecnico, non ho Qual è stata la squadra che ha espresso visto giocare l’Inter benissimo, ma è il miglior calcio nell’ultimo campiona- un allenatore a tutto campo ed è perto? fetto per questo mondo. A tratti il Milan. Ma complessivamen- Quale programma televisivo della stote, lungo tutto l’arco del campionato, ria della tv avresti voluto presentare o mi sono piaciute di più la Sampdoria e ideare? il Palermo. Occhio alla spesa, su RaiUno! Ti sei allenato con molte squadre ita- Qual è il tuo prossimo progetto? liane, tra cui anche il Bari. Come è Migliorare il diritto nel tennis, perché andata questa esperienza? sono un disastro. Mi sono allenato a Bari quando c’era 17


Cinque scudetti, cinque coppe europee, ottantuno presenze in nazionale. E, dopo il calcio, una brillante carriera da allenatore e commentatore televisivo. Ma per tutti, il nome di Marco Tardelli è legato a un’immagine indelebile nella memoria degli italiani. La dolce condanna di un campione. 

Per milioni di italiani l’immagine simbolo del mondiale ’82 e, talvolta, della passione per la nazionale, rimane il tuo urlo dopo il meraviglioso gol del 2-0 nella finale Italia-Germania. Che sen-

sazione si prova nell’essere diventato un’icona sportiva? È un brutta sensazione, perché vuol dire innanzitutto che non giochi più. A parte gli scherzi, è bello che la gente


ricordi questa immagine del mondiale e di me. Anche se, vorrei ricordarlo, ho fatto anche altro nella mia carriera… Di mondiali ne hai disputati ben tre. Quindi conoscerai bene le emozioni che prova un calciatore alla vigilia dell’evento più importante… Per me sono state molto diverse. Il primo mondiale, quello del ’78 in Argentina, mi ha sicuramente emozionato più di tutti: ero giovanissimo, non avevo mai vissuto un’esperienza del genere e tra l’altro fu un mondiale giocato molto bene dall’Italia. Del secondo, quello dell’82, credo si sia detto tutto: un bellissimo ricordo. Messico ’86 non è stato piacevole, anche perché ho giocato poco a causa di una pubalgia. In questo mondiale avrebbe dovuto esserci anche la tua Irlanda, che alleni assieme a Giovanni Trapattoni. Hai smaltito la rabbia per l’ingiusta eliminazione per “mano” della Francia? Più che rabbia, è un senso di delusione che non smaltirò mai. Ci siamo trovati davanti a delle situazioni che non potremo cambiare. Abbiamo perso un’occasione per colpa di una scorrettezza. Alcune regole del calcio saranno sempre molto difficili da assorbire o da cambiare. L’assenza dell’Irlanda dal mondiale ti permetterà di tifare per l’Italia? Io per l’Italia tifo sempre. A prescinde-

re dalla squadra che alleno... Al di là del patriottismo (e di una comprensibile avversione verso la Francia), quale squadra potrebbe essere la sorpresa dei mondiali in Sudafrica? Io mi auguro che la sorpresa sia una squadra africana. Lo meritano. Credo che la Costa D’Avorio possa fare bene, anche se è in un girone difficilissimo col Brasile e il Portogallo di Cristiano Ronaldo. E poi potrebbe esserci il Ghana, se recupera Essien. Quali saranno i giocatori che guarderai con più attenzione? Quelli che giocano a calcio: Messi, Cristiano Ronaldo e quei pochi giocatori che valgono il prezzo del biglietto. Mi auguro che ci siano delle novità, soprattutto… Da ex centrocampista di talento, chi è, a tuo parere, il centrocampista più forte del mondo in questo momento? Essien. Mi dispiacerebbe molto, se saltasse il mondiale per via dell’infortunio che lo ha colpito. Guardando alla nostra nazionale, chi è il miglior centrocampista? De Rossi, in questo momento, è il centrocampista più abile. Se fossi per un giorno il Ct della nazionale, chi convocheresti? Quelli che ha convocato Lippi vanno bene. Un Ct della nazionale deve convocare i giocatori che formano un gruppo. Se avrà sbagliato, ne pagherà 19


le conseguenze… Come ti schieri nell’eterna diatriba tra pro e contro Cassano? Vuoi proprio farmi dire qualcosa contro Lippi? (ride, ndr). Molti Ct hanno lasciato a casa dei giocatori molto amati, ritenendo il gruppo più importante dei singoli. Torniamo al nostro campionato. Quale squadra ha espresso il miglior calcio in questa stagione? Non ho visto grandissimo calcio nel campionato italiano. Era tutto deciso fin dall’inizio, con l’Inter nettamente superiore a tutti gli altri. Aveva la rosa migliore, anche se ha rischiato nel finale. La Roma ha fatto qualcosa di ecce-

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zionale ma nessuna squadra ha espresso un calcio davvero bello. Qualche anno fa hai allenato il Bari. Che ricordo hai della città? Ho molti amici a Bari con cui mi sento spesso. Ho un bellissimo ricordo; Bari è una città meravigliosa e ho lasciato un pezzo di me in Puglia. La tua carriera di allenatore è passata anche dalla nazionale, con la vittoria degli europei Under 21 nel 2000. Tra i tuoi sogni c’è anche quello di tornare in azzurro? Non credo che accadrà. Mi piacerebbe allenare ancora all’estero. Per i prossimi due anni continuerò con l’Irlanda. Poi, si vedrà...

L’Italia di Pozzo

L’Italia di Bearzot

L’Italia di Lippi

La squadra guidata dall’ufficiale degli alpini è stata l’unica nazionale ad aver centrato la tripletta: Mondiali ’34, Olimpiadi ’36, Mondiali ’38. Una formazione quasi imbattibile, entrata nella leggenda grazie ai gol di Meazza e Piola. Un azzurro brillante, nonostante le immagini in bianco e nero.  

Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, Graziani. A quasi trent’anni di distanza, milioni di italiani recitano a memoria, come una formula magica, la formazione-tipo del Mundial di Spagna ‘82. Una vittoria tanto meritata quanto imprevista. Probabilmente, la nazionale più amata di sempre.

Partita tra lo scetticismo generale, la nazionale guidata dal Ct diViareggio ha saputo trovare unità nello spirito di gruppo. Una nazionale capace di mandare in gol 10 giocatori diversi e di vincere all’ultimo respiro, schiantando i padroni di casa all’ultimo minuto dei supplementari e conquistando una finale ai rigori.


Con il suo debutto dietro la cinepresa, Vanni Bramati ha raccontato il momento di follia ed entusiasmo collettivo che ha travolto Bari un anno fa. U Mègghie Paìse è un film-documentario che racconta il mondo dei tifosi biancorossi. Un successo imprevisto. Roba da Serie A…

Inizialmente il tuo film era considerato un fenomeno limitato a Bari. Ma sta ricevendo consensi anche in altre città. Te l’aspettavi? Un po’ lo speravo, un po’ me l’aspettavo. Il film tratta di temi universali, parla della passione per uno sport 22

meraviglioso. E anche le storie dei suoi protagonisti sono universali. Non c’era ragione per cui non potesse interessare anche a un pubblico che non fosse tifoso del Bari. Nel tuo film racconti diversi modi di essere tifoso. Ma come definiresti il CONTINUA A PAGINA 27


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tifoso-tipo del Bari? Il tifoso del Bari è destinato alla sofferenza, è la storia che ce lo insegna. C’è una canzone che cantavano gli ultras qualche anno fa che diceva “Ti seguo sempre, anche se perdi sempre non fa niente”. E credo che questo riassuma lo spirito del vero tifoso del Bari. Non è il tifoso che sceglie la squadra per cui tifare. È la squadra che sceglie te. Non amo quelli che scelgono di tifare la squadra più forte. Cinema e calcio. Quale passione è nata prima? Quella per il calcio comincia quando sei bambino: aspetti le cinque del pomeriggio e finisci i compiti in tutta fretta per stare con gli amichetti e rimanere a oltranza in un cortile o in qualsiasi fazzoletto di terra o di asfalto che ti permetta di giocare. La passione per il cinema è venuta un po’ più tardi, prima da spettatore e poi col desiderio di raccontare la realtà attraverso i miei occhi. Quali calciatori potrebbero intraprendere una carriera nel mondo del cinema? Ogni tanto qualche sportivo ha provato a recitare. Alcuni di questi esperi-

menti non sono stati molto felici. Mi viene in mente Alberto Tomba. Certo, la curiosità di fare interpretare un personaggio ad Antonio Cassano, che è già un personaggio di suo, esiste… Lo sport ispira spesso il cinema. C’è la storia di un campione che ti piacerebbe interpretare? Ce ne sono tanti, ma credo che sceglierei un campione in un momento di sconfitta. E magari di riscatto. Di solito sono le storie più belle da raccontare. È più forte la passione per la nazionale o quella per il Bari? Sono cose diverse. Ma ovviamente vivrò le partite da perfetto tifoso. Quindi conto di farlo nella maniera consueta: pochi buoni amici, scorta di birra ghiacciata e tanta focaccia… Dove ti vedremo prossimamente? Sto lavorando su due serie TV. Una è Un posto al sole e l’altra è Il Commissario Rex. E poi, sto lavorando su un nuovo progetto. Ma intanto porterò in giro il più possibile U Mègghie Paìse.


Politica, famiglia e un nuovo ruolo nel mondo del calcio. È questo il presente (e il futuro) dell’ex fischietto di Bari, oggi Assessore al Comune di Bari. Gentleman in campo, caparbio e un po’ vanitoso nella vita, Gianluca Paparesta ci racconta lo stato d’animo di un arbitro dentro e fuori dal rettangolo verde.

Di solito un bambino sogna di diventare un calciatore famoso. Perché lei ha scelto di diventare un arbitro? Perché mio padre faceva l’arbitro e fin da bambino frequentavo gli allenamenti e i luoghi di incontro e di formazione degli arbitri. Ho voluto cimentarmi nel fare l’arbitro no28

nostante mi piacesse molto giocare. Ma sono rimasto davvero entusiasta di questa esperienza. Qual è lo stato d’animo di un arbitro sapendo che una propria scelta potrebbe essere decisiva in partite come la finale di un mondiale? Quando si arriva a quei livelli si hanno


migliaia di partite alle spalle. La pressione esiste ma non rappresenta una preoccupazione. A certi livelli le pressioni sono altre, e sono dovute anche al fatto che si compete contro il mezzo televisivo. Basta un errore per offuscare una direzione di gara perfetta e per essere accusati di essere di parte. In questo senso sono assolutamente favorevole alla moviola in campo, da usare solo in determinate occasioni, come accaduto per la testata di Zidane nella finale mondiale di Germania 2006. Qual è stata la partita più difficile che ha arbitrato, e quale invece ha il rammarico di non aver mai arbitrato? Quelle più difficili sono state le sfide tra Inter e Juve del periodo di “calciopoli”. Venivo designato sempre io, ma fortunatamente ne sono uscito senza polemiche. Il rammarico più grande, invece, è sicuramente quello di non aver mai diretto i Mondiali di calcio, ma soprattutto le Olimpiadi. Come si comporta la moglie di un arbitro dopo una partita ben diretta dal marito? Mia moglie è stata eccezionale. Mi è stata molto vicina, ma senza essere in prima linea. Molte partite nemmeno le guardava. Ma sapeva che face-

vano parte della mia passione. E ovviamente era molto contenta quando andavano bene. La chiave della mia fortuna è che quando tornavo a casa spesso non mi chiedeva di episodi negativi e questo mi ha sempre permesso di staccare dalle enormi pressioni quotidiane. Le donne dicono di lei che è un uomo pieno di fascino, si sente un sex symbol? Assolutamente no. Con tre figli, sposato da 18 anni è un po’ difficile. Ma certo gli apprezzamenti mi hanno sempre fatto molto piacere. Ma devo ammetterlo: sono un po’ vanitoso… Qual è il personaggio sportivo che stima di più? Per la forza di volontà dimostrata e la sua caparbietà ammiro Alex Zanardi. Dopo quello spaventoso incidente in auto è riuscito a rialzarsi e affrontare la vita in maniera esemplare. Èun esempio di vita per tutti. Che voto dà alla stagione appena conclusa dal Bari? Otto, e mi auguro che il pubblico sappia apprezzare e vivere bene i momenti positivi di questa squadra perché porta il nome di Bari in giro per l’Italia. Noi baresi siamo bravi a gioire e disperarci subito dopo.


“Una persona che viaggia attraverso il nostro paese si ferma in un villaggio, e qui non ha bisogno di chiedere cibo o acqua. Appena arrivata la gente le offre il cibo, la intrattiene.” – Nelson Mandela Chissà se il trattamento di riguardo riservato agli ospiti in Sudafrica sarà offerto anche a quelli che andranno lì per sostenere gli Azzurri. All’inizio della nostra estate (che, ve lo ricordiamo, corrisponde al loro inverno, quindi non dimenticate di mettere in valigia qualcosa di pesante) il paese sarà oggetto di un’invasione pacifica, ben diversa rispetto a quelle che il Sudafrica ha vissuto all’epoca dei cacciatori di schiavi e dei coloni cercatori d’oro. Ma se le partite dei Mondiali vi stanno a cuore quanto le abitudini dei lombri-

chi albini, niente paura: il Sudafrica ha tanto da offrire anche per i turisti. Johannesburg, ad esempio, accontenta gli amanti delle grandi città caotiche. Per chi cerca la movida, la destinazione è Nelson Mandela Square, nel distretto commerciale di Sandton. Per chi invece non rinuncia all’impegno nemmeno in vacanza è indispensabile una puntata all’Apartheid Museum, dove, in ricordo della discriminazione razziale, si entra con biglietti diversi per neri e per bianchi. Rotolando verso sud lungo le coste lambite dall’Oceano, si


scoprono poi spiagge meravigliose. Un incanto che potranno provare i supporter che seguiranno l’Italia nella partita d’esordio, a Cape Town: sarà difficile resistere alla tentazione di fare surf sulle spiagge oceaniche di questo autentico paradiso. E a chi ama gli sport davvero estremi suggeriamo un tuffo a Gaansbai per un’immersione guidata in compagnia di uno squalo bianco. E se dopo un’esperienza simile

FILM per conoscere

il SUDAFRICA

In my country (2004) Regia di John Boorman Tsotsi (2005) Regia di Gavin Hood Blood diamond (2006) Regia di Edward Zwick Invictus – l’invincibile (2009) Regia di Clint Eastwood District 9 (2009) Regia di Neill Blomkamp

sarete ancora vivi, avrete qualcosa di diverso dal solito da raccontare. Restando in tema zoologico, volete un assaggio di cucina sudafricana? Solo qui è possibile ordinare la bistecca di “ghiandole di scimmia”. E potete farlo senza avere un povero primate sulla coscienza, poiché si tratta semplicemente di una bistecca di manzo condita con salsa Worcestershire e pomodoro.

CANZONI perconoscere

il SUDAFRICA

Give me hope Johanna Eddie Grant Johannesburg Housemartins Sun City Artist Against Apartheid Cape Town Harry Belafonte Cape Town Cranberries

IL BIGLIETTO Bari–Johannesburg, volo a/r con Lufthansa a partire da 1.218 € (tasse incluse)


Frammenti di inatteso Ha accanto un lembo di spiaggia candida regolata dal ritmo lento del mare. Nel porto di Giovinazzo questa strut-

tura di legno si pone fra gli orizzonti, perché non ha limiti e si estende verso

i quattro punti cardinali alla ricerca di una continua relazione tra spazio interno ed esterno. Costeggi il mare e non lo vedi, perché per raggiungere Fronte del Porto devi scendere gli scalini bianchi, entrare nella struttura elegante con la pedana in pietra naturale e le sedie bianche per poi… Per poi perderti nel mare e nelle case di pietra illuminate di notte dalle luci gialle e fioche. Il retro della Cattedrale, la Vedetta, l’inizio del lungomare, le case in pietra con le finestre allineate e il silenzio profondo e come innaturale. E fra te e questo quadro di inesprimibile bellezza, il mare, e uno scoglio candido su cui una barca bianca e azzurra è dedicata a don Tonino Bello. L’aria ti viene addosso quando ti siedi sul piccolo balcone e lo


sciacquio leggero ti entra dentro. Le zioni più che certezze, sorprese più che barche cullate lente sono un tutt’uno persuasioni. Naturalmente la diversità con l’acqua, e dopo qualche istante i delle età e delle richieste fa definire le volumi diventano fluidi per accogliere scelte musicali, i toni audio, l’avvicendamento adulto e borghei tuoi pensieri. Puoi essere innamorato o innamorar- Le barche cullate se a quello giovane e disinvolto. Lateralmente, la ti, solo o in compagnia, mentre guardi Giovinazzo lente sono un banchina si riempie di radiventi assorto ed esisti so- tutt’uno con l’ac- gazzi e ragazze che si ferlo tu, le tue immaginazio- qua, e dopo qual- mano silenziosi e coinvolni, i tuoi desideri. Sullo che istante i volu- ti, le luci gialle si riflettono sfondo, musica raffinata mi diventano flu- sul mare e gli scogli hanno come quella di Federico idi per accogliere erosioni candide che sembrano nastri. Nastri di Stragà, che per una notte i tuoi pensieri. passione per questo posto ha cantato come Frank immutato e senza la freneSinatra facendo venire i brividi. E poi ospiti deliziosi, serate di sia dell’apparire, nastri di speranza per cultura e d’arte o solo il chiacchiericcio un turismo raffinato e consapevole, degli ospiti. Bar, luogo dove cenare con nastri di certezza che davanti al bello si semplicità e cultura del cibo, una acco- dissolvano dubbi ed esitazioni. Fronte glienza intensa ed attenta. Palma Mor- del Porto è fronte di bellezza dove “tutva e Raffaele De Palma ne sono gli ar- to scorre” su questo mare limpido. tefici, alla ricerca di incardinare emo-


Lo sport è una passione. Ma per molti è uno stile di vita, un modo di essere che si identifica con i colori della propria città e, in certi casi, con l’esaltazione quasi folkloristica di un momento di condivisione sportiva. Approcciarsi a questo modo di vivere una passione non è facile, soprattutto per chi non è mai stato allo stadio e, magari, si limita a guardare il calcio in uno schermo tv. IDENTIKIT DEL TIFOSO Nelle curve italiane non ci sono distin34

zioni derivanti dalla provenienza sociale o dalla cultura. Tuttalpiù, nelle grandi città, la tifoseria può essere differenziata in base al quartiere di provenienza. In altri casi, far parte di un gruppo organizzato comporta l’adesione a un vero e proprio “codice comportamentale”. L’ultrà vive di emozioni forti. Come quella di seguire una partita – magari senza interessi di classifica sotto il diluvio universale. Oppure come quella di sobbarcarsi dieci ore di trasferta sulle infide strade italiane per


90 minuti di partita. Magari senza nemmeno possedere un biglietto. Magari soltanto per far sentire la sua voce, cantando fuori da uno stadio tutto esaurito. CRONACA NERA Il 30 gennaio del 1995 rappresenta un momento cruciale per la storia del tifo organizzato italiano. Un evento che sconvolse l’opinione pubblica: Vincenzo Spagnolo, giovane genoano, fu accoltellato a morte da un ultrà del Milan prima della partita. Non si trattava della prima vittima del tifo violento e non sarebbe stata l’ultima. Il mondo del calcio italiano ne uscì a pezzi e negli anni che seguirono i governi, con alterne fortune, decisero di applicare una repressione più severa e una serie di provvedimenti che hanno portato, nell’ultima stagione, a una forma innovativa di identificazione: la tessera del tifoso, oggetto di aspre critiche da parte di frange degli stessi tifosi organizzati. La tessera è uno strumento di fidelizzazione adottato dalle società di calcio; un progetto lanciato dall’Osservatorio nazionale, che si pone l’obiettivo di creare dei “tifosi ufficiali”: un nulla osta obbligatorio per le trasferte che esclude chi ha subìto il Daspo, ovvero il provvedimento di Divieto di partecipazione alle manifestazioni sportive.

LA PARTE MIGLIORE Nulla però può arginare il colore e il calore del tifo sano. Uno dei massimi momenti di gratificazione per un ultrà è l’esibizione di una coreografia: un aspetto unico dell’identità locale che riesce a rendere emozionante l’ingresso delle squadre in campo, mettendo i brividi anche ai professionisti strapagati della Serie A. E poi c’è l’ironia, talvolta greve, talvolta sottile. La storia degli ultrà è piena di sfottò, striscioni goliardici, battute corrosive scandite in coro. Come quando i tifosi del Napoli, per rispondere agli slogan razzisti cantati dai tifosi del Verona e al terribile striscione “Forza Vesuvio”, ne esibirono a loro volta uno che metteva in dubbio le virtù della protagonista del dramma shakespeariano ambientato nella città veneta: “Giulietta è ’na zoccola”. E talvolta, anche nelle distanze siderali che dividono la curva Nord dalla Sud, esiste qualcosa in comune: una passione esagerata, coi suoi pregi e i suoi difetti.

Secondo le più recenti analisi del Viminale sono ancora 450 i gruppi ultras violenti ,di cui 234 politicizzati. Tra questi, 61 (nel 2008 erano 58) hanno forti legami con movimenti di estrema destra e 28 sono vicini a formazioni radicali di sinistra.

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Due volte l’anno mia madre svuota l’armadio per il cambio di stagione. Per giorni, i vestiti non sono più al loro posto. L’uomo di casa aspetta sia finita con la pazienza del Dalai Lama. A volte collabora, quasi entusiasta di riscoprire cose che non ricordava di avere. Altre volte, invece, lascia la malcapitata sotto un cumulo di maglioni e mette in cima un post-it con scritto “Esco”. Ma ogni quattro anni, all’arrivo dei Mondiali di calcio, sono le donne (ovviamente non tutte) a dividersi nelle tre medesime categorie: Monaca Tibetana, Socia Sostenitrice e Gnorri. La Monaca Tibetana è spesso un’innamorata incurabile. Seguirebbe il suo uomo in capo al mondo e così, per tutto il periodo del mondiale, si ritrova a seguirlo – come l’anatroccolo con Mamma Oca – alla volta di casa di amici, pub, piazze, per assistere a partite come Islanda-Liechtenstein e ascoltare pazientemente perché sia un incontro fondamentale per il destino dell’universo. La Socia Sostenitrice non capisce molto di calcio, ma durante i Mondiali segue tutte le partite della nazionale, 36

beve quantità esponenziali di birra e si porta dietro il calendarietto per segnare i risultati. Forse è solo una scusa per bere, o forse è l’unica occasione in cui ha un buon motivo per prestare attenzione al calcio. O forse non le dispiace affatto passare una parte dell’estate davanti alla tv con gli amici, unita a loro da una passione in più. La Gnorri invece preferisce puntare i piedi e rifiutare ogni contatto col mondo del pallone. Si fabbrica una vita alternativa dove il calcio non esiste e finalmente i fidanzati sono fuori dai piedi. Alle serate azzurre si contrappongono quindi le serate in rosa, in cui ci si sforza di parlar male dei maschi e del pallone, e magari i pomeriggi di shopping, approfittando degli anticipi pomeridiani. Ogni quattro anni – non importa se siate dentro o fuori categoria – per il respiro di un’estate, tutto sembra possibile.


6 e 7 Agosto

Gallip

li Parco Gono dar


Rinnovabili, sostenibili, alternative. Sole, mare, e vento sono le energie del futuro; l’unica strada percorribile per salvare il nostro pianeta. Sushi ha incontrato Giuseppe Bratta, direttore commerciale della Geatecno di Bari. Un giovane imprenditore con idee chiare, come la… luce del sole. Da dove nasce la voglia di investire nelle energie rinnovabili? Geatecno esiste dal lontano 2005, quando 4 giovani professionisti ebbero l’intuizione di creare una società che puntasse a migliorare l’efficienza energetica e a ridurre l’inquinamento, utilizzando sole e vento, le risorse più 38

importanti che il territorio pugliese offre. Le energie rinnovabili possono davvero garantire il fabbisogno energetico su tutto il territorio nazionale? Le rinnovabili, purtroppo, non possono rappresentare l’unica fonte di energia per il fabbisogno nazionale (attual-


mente in Italia siamo solo all’1%, l’obiettivo è di arrivare al 17% entro il 2020), ma senza dubbio sono la strada da percorrere nei prossimi decenni per arrivare ad un mix sostenibile e sicuro tra le varie fonti di energia. È davvero così costoso investire nelle energie rinnovabili? Grazie agli attuali incentivi previsti dal “conto energia” (Geatecno vanta il primato di aver realizzato a Bari i primi tre impianti fotovoltaici allacciati in rete ed incentivati con questa formula, ndr), le rinnovabili rappresentano un ottimo investimento finanziario, con un ritorno su capitale investito che va dal 15 al 20% annuo. Nonostante questi vantaggi economici, qualcuno propone di cercare il petrolio al largo delle nostre coste. E negli ultimi tempi si è tornato a parlare prepotentemente di nucleare… È assurdo pensare di continuare a estrarre petrolio dal mare: si guardi solo al drammatico disastro ambientale nel Golfo del Messico e alla corsa contro il tempo nel tentativo disperato di limitarne i danni! La strategia energetica dell’Italia deve essere chiara: investimenti sostenibili e sicuri per l’ambiente, energia da sole, vento e, se è proprio necessaria una alternativa al nucleare, bisogna pensare a gassificato-

ri e centrali a turbo gas, ad impatto ambientale quasi pari a zero. Quanto e come è cambiata negli ultimi anni la cultura in Puglia riguardo alle energie rinnovabili? Siamo primi in Italia per produzione di energia dal sole. Il primato pugliese, purtroppo, non è scaturito da progetti realizzati su aziende e abitazioni, ma da grosse centrali fotovoltaiche nate da investimenti del mondo finanziario, che ha sfruttato l’opportunità normativa regionale e la convenienza economica del settore. Al contrario, la nostra azienda promuove l’autoconsumo e la diffusione “quotidiana” delle energie rinnovabili, prima di tutto educando e formando il territorio gratuitamente, ad esempio con incontri nelle scuole. È necessario, oggi più che mai, orientare ed informare i potenziali clienti perché siano in primis cittadini consapevoli. Come vede il futuro del pianeta tra cinquant’anni? La qualità della nostra vita, di quella dei nostri figli, il futuro, insomma, dipenderà da noi, nessuno escluso. “Sviluppo” non può più significare distruzione dell’ambiente; dobbiamo diventare sempre più “sostenibili”. E speriamo che il sole illumini anche il pensiero dei nostri governanti…


Cristian Stellini Nell'ultima gara di questo fantastico campionato Cristian Stellini, soprannominato dai compagni “il nonno”, ha realizzato la prima rete in serie A, regalando ai suoi compagni e al pubblico del San Nicola un pomeriggio indimenticabile. Il suo gol ha permesso al Bari di raggiungere la quota record di 50 punti e ha lasciato un ricordo indelebile in quella che potrebbe essere la sua partita d’addio. Conosciamolo meglio.

Qual è la vacanza dei tuoi sogni? La vacanza dei sogni la farò quando deciderò di smettere col calcio. Partirò con la mia famiglia senza una meta precisa. Chi inviteresti a cena? Mourinho. M’incuriosisce molto il suo modo di porsi nei confronti degli altri. Non per la presunzione che ogni tanto mostra, ma perché, secondo me, dietro c’è una gran persona. Il tuo giocatore preferito? Attualmente direi Diego Milito, per l’umiltà e la capacità di essere arrivato in una grande squadra tardi. È riuscito a dimostrare di essere un grande campione. Cosa fai per combattere il malumore? Per combattere il malumore aspetto che si sveglino i miei figli. Sono tanto solari che basta questo per riempirmi di gioia. Quali sono le tue letture preferite? Solitamente leggo romanzi di tutti i tipi. Nelle loro pagine ci deve sempre essere passione, non necessariamente amore. L’ultimo romanzo che hai letto? L’ultimo è stato sul calcio, si chiama Cuore di cuoio, è di uno scrittore tarantino, Cosimo Argentina.

Cinema, teatri e locali: come preferisci trascorrere il tuo tempo libero? In generale preferisco stare a casa. Ma tra queste tre situazioni preferisco il cinema, perché riesco ad estraniarmi un po’ e concentrarmi su me stesso. Qual è la tua dieta? La mia dieta è una dieta equilibrata senza esagerare con i dolci e con il pane. Solo così riesco a mantenermi nel peso forma. Il tuo piatto preferito? Risotto alla milanese. Cosa ti piace della cucina barese? Adoro fave e cicorie. Il film della tua vita? La saga di Rocky. Il mio preferito è il terzo anche se il secondo è, forse, il più bello. Che musica ascolti? Di tutto. Musica italiana e hip-hop. Come vedi il tuo futuro nel calcio? Ci sto pensando. Sono un po’ confuso in questo momento perché ho avuto delle proposte che potrebbero portarmi anche a decidere di lasciare il calcio giocato. Sto valutando. Ma se continuerò a giocare, vorrei farlo solo col Bari. Micol Tortora 41


Ingredienti (per due coppe): 200 gr di ricotta 200 ml di panna fresca da montare 4 cucchiai di zucchero a velo 40 ciliegie (circa) 4-5 cucchiai di zucchero di canna 4-5 cucchiai di Porto 6 biscotti del tipo sfogliatine 2-4 cucchiaini di sciroppo alla menta zucchero a velo q.b.


In vista dei Mondiali, noi Ammodomio abbiamo pensato ad un’idea vincente: un fresco dessert “patriottico”, da gustare davanti alla TV, durante le partite della nazionale. Potete servirlo in coppe individuali moltiplicando le dosi degli ingredienti per il numero dei vostri ospiti. Preparate per prima cosa la glassa alla menta per i biscottini, mescolando un pochino di sciroppo di menta a tanto zucchero a velo quanto serve per ottenere una glassa dalla consistenza quasi “cremosa” e colante. Ricoprite di glassa i biscotti e lasciateli asciugare bene su un vassoio ricoperto di carta forno. Lavate ed asciugate perfettamente le ciliegie, snocciolatele con l’apposito attrezzo (che consente di non rompere la polpa) e mettetele in infusione nel Porto insieme al loro succo. Montate la panna, aggiungendo eventualmente un cucchiaio di zucchero a velo per addolcirla. Setacciate la ricotta, e lavoratela bene con una frusta (a mano) mescolandola con 3-4 cucchiai di zucchero a velo; quindi unitela deli-

*Le delizie per gli occhi e per il palato di questa rubrica sono tutte sul blog:

http://ammodomio.blogspot.com

catamente alla panna montata, con un movimento dal basso verso l’alto. Mettete la crema in frigo e dedicatevi alle ciliegie. In un padellino antiaderente mettete lo zucchero di canna, unite le ciliegie e lasciate sciogliere lo zucchero a fuoco medio, senza mescolare; quindi sfumate con il Porto. Lasciate cuocere per pochissimi minuti, giusto il tempo di far insaporire le ciliegie, girandole nello sciroppo con un cucchiaio di legno e lasciando addensare un poco il liquido di cottura. Appena le ciliegie si saranno intiepidite, potrete sistemarle nel fondo della coppa e metterle in frigo, tenendo da parte un pochino di sciroppo che verserete in ultimo sul dessert completato. Dopo circa un’ora potrete finalmente comporre il dessert, unendo alle ciliegie la crema di panna e ricotta, quindi decorando con i biscotti glassati alla menta.


“I don't know much about football. I know what a goal is, which is surely the main thing about football.” Trad.: ‘Non so molto di calcio. So cos’è un goal, che è sicuramente la cosa principale del calcio.’ Victoria Beckham, cantante, stilista, modella, moglie di David Beckham.

Una donna, la Beckham, che coglie l’essenza della vita senza perdersi in dettagli inutili. Non è importante conoscere la regola del fuorigioco o la differenza tra un cartellino giallo e uno rosso; non serve sapere perché i ventidue giocatori non comprino un pallone ciascuno anziché rincorrere tutti lo stesso. A Victoria Beckham non serve neppure seguire i Mondiali. Se ci tengono tanto, saranno loro a seguire lei. Victoria non ha bisogno di capire suo marito quando le racconta di allenamenti e partite: la moglie di un

elettricista sa forse com’è fatto un impianto elettrico? Al massimo, forse, c’è un nesso tra il calcio e il suo conto in banca, ma non è essenziale. L’essenziale è il “goal”. Per tutto il resto, c’è Mastercard. Prof.ssa Adele Meccariello Docente di Etica Wag presso la Pia Università di Uppsala.


1

Veronese, Tintoretto... - Mostra MAR Pinacoteca (Conversano)

1

General Levy Live

1

Giochi Virtuosi – Mostra

1

Man Ray – Mostra

1

Dedicato a…

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Il Samà, danza e musica

2

Apulia Tango Festival

2

Una tira l’altra

MAR Il Casale (Toritto)

MAR Spazio Giovani (Bari)

MAR Lorusso Arte Design (Andria)

MAR Auditorium La Vallisa (Bari)

MER Cattedrale di Molfetta

MER Serata finale (Bari)

MER Auditorium La Vallisa (Bari)

*

Max Giusti 10 Giugno, Bari

3

Notre Dame di de Machault

GIO

Duomo di Molfetta

4

Incontro con M. Valente

4

Donatori d’organo Live

6

Swap Party

VEN Sala Turtur (Molfetta)

VEN Oasi San Martino(Acquaviva)

DOM Centro Comm Mongolfiera (Bari)

10 Max Giusti Show * GIO Fiera del Levante (Bari)

11 Marco Carta Live VEN Mediaworld (Bari)

12 Premio Levante

SAB Circolo Unione (Torre a Mare)

12 A. Rezza e F. Mastrella SAB Le Macerie (Molfetta)


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BB King Live

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SAB Anfiteatro di Ponente (Molfetta)

Jolaurlo in concerto il 20 ad Acquaviva

22 Avishai Cohen

MAR www.bariinjazz.it (Bari)

12 Gigi d’Alessio Live

22 Funk Off

13 Emma + Nina Zilli Live

23 Pippo D’Ambrosio – Solo

17 Rally del Salento

23 Fabio Accardi – Arcoiris

MAR www.bariinjazz.it (Bari)

SAB Fiera del Levante (Bari)

DOM Fiera del Levante (Bari)

MER www.bariinjazz.it (Bari)

MER www.bariinjazz.it (Bari)

GIO Lecce

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23 Ivan Lins Quintet

20 Belvedere Motoparty

23 Improbabilband

22 Giorgio Vendola – Solo

24 G. Del re & V. Abbracciante

22 Quartetto Jazz

24

20 Jolaurlo Live

DOM Oasi San Martino(Acquaviva)

DOM Castellana Grotte (Bari)

MAR www.bariinjazz.it (Bari)

MAR www.bariinjazz.it (Bari)

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BB King in concerto il 12 a Molfetta

MER www.bariinjazz.it (Bari)

MER www.bariinjazz.it (Bari)

GIO www.bariinjazz.it (Bari)

GIO

V. Di Modugno – Organ Trio www.bariinjazz.it (Bari)


24

25 Recchiabilly Live

24 Bandadriatics

26 I Sagra della Frittella

Remembering Weather Report GIO www.bariinjazz.it (Bari)

SAB Officine dello Sport (Modugno)

GIO www.bariinjazz.it (Bari)

25 Michael Jackson Tribute VEN Demodè Tour @ Renoir (Bari)

25

Tristango

VEN www.bariinjazz.it (Bari)

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25 Spajazzy

VEN www.bariinjazz.it (Bari)

25 Malcom X Suite VEN www.bariinjazz.it (Bari)

25 Nicola Conte Jazz Combo VEN www.bariinjazz.it (Bari)

VEN Oasi San Martino (Acquaviva)

NicolaConteJazz Combo in concerto il 25 a Bari

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GIO

Mostra: 1087 Sala Murat (Bari)


SUSHI