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Rivista periodica gratuita. Fresca. Appetitosa. A piccole dosi. nr. UNDICI . Novembre/Dicembre Duemiladodici

CLAUDIA ALFONSO CAOS CALMO JOHN LENNON HEY, MR. LENNON!


Notiziario Locale La redazione di Controradio 8 edizioni al giorno

Notiziario Nazionale Le news in tempo reale 12 edizioni al giorno


Tutto Compreso Il quotidiano alla radio Lun/Ven dalle 8:00-12:00

Sold Out NovitĂ discografiche Lun/Ven alle 15:00


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NR.11 . SOMMARIO Sushi Face John Lennon pp. 8-9

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Niccolò Fabi Ecco la mia buona idea pp. 10-13

Alex Zanardi Niente è impossibile pp. 16-19

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Cesare Veronico Tra parco e realtà pp. 22-23 Sport Cafè pp. 24-25

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Claudia Alfonso Tutti pazzi per Claudia pp. 26-28

Travel Berlino pp. 30-31

Dizionario Contemporaneo “Flash Mob” p. 33 Aprite le orecchiette p. 36

DIRETTORE RESPONSABILE Nicola Morisco

CAPOREDATTORE Adele Meccariello

REDAZIONE Maria Angela Lacalamita Serena Manieri ART DIRECTION Mediaeuro s.r.l.

Agenda pp. 38-41

Guida a Bariblu pp. 42-45

PROGETTO GRAFICO Raffaele Depergola CONTRIBUTORS Pino Africano Daniele Leuzzi Luciana Neglia

PHOTOS pag. 8 Iain Macmillan SEGRETERIA DI PRODUZIONE Loredana Làera

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Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo periodico può essere riprodotta. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge. I manoscritti inviati e non pubblicati non saranno restituiti. Il materiale fotografico non altrimenti accreditato è stato pubblicato per gentile concessione degli uffici stampa degli artisti e dei personaggi intervistati.

SUSHI Supplemento Controradio News.

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Sede Legale: Via Enrico Pappacena 22, Bari. Registrazione Tribunale di Bari n. 1209 del 21/02/1995. Chiuso in redazione il 21 Novembre 2012 Stampa: Tipografia Romana – Capurso (BA)

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di Adele Meccariello


I Beatles sono più popolari di Gesù è una frase forse più popolare dei Beatles stessi. John Lennon non voleva essere presuntuoso, stava solo constatando un fatto. Un fatto che può sopraffare, se non ci si protegge con àncore che tengano legati alla realtà. Anche Yoko Ono, a suo modo, è stata una piccola, intrigante àncora. Un legame fortissimo, ai limiti del simbiotico: col tempo, John e Yoko hanno finito con l’assomigliarsi anche fisicamente. Sembravano fratelli, parte di una stessa entità, anch’essa più grande di loro, forse, come ogni grande amore. Yoko era con lui, la sera dell’otto dicembre 1980, quando - rientrando a casa - John si sentì chiamare: Hey, Mr. Lennon! Poi uno sparo. E un altro. E ancora...cinque colpi in tutto. Quattro a segno, sul corpo di John. Uno a vuoto. Uno dritto al cuore. Lennon diceva di non temere la morte: “Sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un’auto per salire su un’altra”, aveva dichiarato una decina d’anni prima di quella sera di dicembre. John non avrebbe dovuto temere la morte nemmeno se ci avesse creduto, nemmeno se fosse stato convinto che con la morte finisca tutto; sapeva bene, in fondo al suo cuore non ancora dilaniato dall’acciaio calibro 38, che una parte di sé avrebbe continuato a vivere. Finché ci sarà musica a suonare e orecchie ad ascoltare.

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di Maria Angela Lacalamita di Serena Manieri


Un viaggio in Salento, un gruppo di amici musicisti, e tanta voglia di esprimere la propria vitalità attraverso la musica: è così che nascono le buone idee. Niccolò Fabi si racconta a Sushi e svela il dietro le quinte del suo ultimo lavoro, Ecco. La copertina di Ecco ti ritrae nell’atto di scagliare una freccia. E nella canzone che dà il titolo all’album si parla di una freccia che viaggia all’indietro, dal tronco di un albero fino all’arco. Cosa vuole rappresentare questo viaggio a ritroso? Nella canzone Ecco provo a raccontare la storia della freccia che torna indietro come chi volesse tornare indietro nel tempo, in un momento particolare della sua vita, pur consapevole che ciò non è possibile. Si avverte però anche la sensazione che a volte la fine e l’inizio si assomigliano, sono due punti in contatto, come le lancette dell’orologio, che quando compiono il loro giro si ritrovano al punto di partenza.

Nel brano Io parli dell’egomania come unica malattia dell’attuale società. Qual è secondo te, se esiste, il rimedio? Difficile da dirsi. L’ossessione di egoreferenzialità, il continuo ritorno al proprio punto di vista rappresentano dei grandi limiti della conoscenza. Un rimedio probabilmente è la curiosità verso ciò che è esterno, ciò che non siamo noi.

Tra i tuoi lavori, Ecco è sicuramente uno dei dischi che vanta più collaborazioni, ma anche sonorità e colori diversi. Come mai la scelta di questa vivacità? A volte nei dischi il risultato che ottieni non è figlio di una decisione ma una conseguenza di uno stato naturale. È venuto così perché non c’era nessuna volontà di inibire le passioni musicali, ma - al contrario - ho cercato di far sì che il messaggio di ogni parola fosse amplificato dalla musica. Hai registrato l’album in Puglia. Sei partito a bordo di un furgone con gli altri sei musicisti, destinazione Salento, con la voglia di registrare - prima ancora della musica - il vostro divertimento. È questa l’aria che si respira nel lavoro concluso? Credo proprio di sì. Adesso che inizio a ricevere qualche feedback dall’esterno mi sembra che questa vitalità ed esuberanza musicale siano arrivate all’ascoltatore: volevo che la vitalità di sei o sette amici che si ritrovano a suonare in una masseria pugliese si sentisse a prescindere dalla tematica delle canzoni. 11


Con il passare degli anni ti sei gradualmente allontanato dal genere prettamente pop. Si può dire che questo lavoro rappresenti una sorta di riassunto delle tue precedenti evoluzioni? Bella domanda (ride, ndr.)... Chissà! Credo di sì, anche se un artista ha sempre la sensazione che il suo ultimo disco possa riassumere tutto il suo percorso. Però credo che, in questo caso, se qualcuno fosse interessato a sentire ciò che è in grado di fare il cantautore Niccolò Fabi, in Ecco troverebbe un campionario totale. Non so se è il disco più bello, ma forse è quello che riassume meglio tutto il mio percorso musicale. La traccia di Ecco è preceduta, nel disco, da un’intro strumentale dal titolo Indie: negli ultimi anni è particolarmente in voga questa definizione per un genere musicale ampio e dalle molte sfaccettature. Anche la tua musica è indie? Indie è la costola musicale della canzone dal titolo Indipendente. In campo musicale ci sono molti artisti che si preoccupano troppo della definizione “indie”, come se dietro quella definizione ci fosse necessariamente la qualità. Io, invece, auspico che l’indie non indichi un genere, ma un approccio alle cose. Si potrebbe 12

scoprire addirittura che i Pooh sono indipendenti, perché hanno tecnicamente una etichetta loro, mentre i Verdena incidono per una multinazionale. Questo significa che il concetto di indie non è legato al genere musicale o al contratto con una multinazionale. È un approccio che secondo me il musicista dovrebbe avere quando ha in mano una chitarra e una penna, e dovrebbe rispondere alla sua ispirazione e alla sua arte, e non a richieste pressanti del mercato. Ecco, in questa libertà artistica io vedo il concetto e l’aspetto più bello dell’indie, a prescindere dal suono delle chitarre e della batteria, a prescindere che nella fotografia si debba sorridere o no. In questo senso, quindi, il tuo approccio alla musica indipendente lo si ritrova... Non so se è carino farsene un vanto,


ma io, nel bene o nel male, nelle canzoni belle o brutte che possa aver scritto, sottolineo con molta serenità la mia indipendenza. Mi sento un artista libero, e la libertà è una delle mie preoccupazioni, ogni volta che lavoro a qualche progetto. Da questo punto di vista, sì, credo mi si possa dare questa definizione.

Dopo il Solo Tour del 2011, che ti ha visto esibire nei più importanti teatri italiani come unico interprete ed esecutore, cosa c’è da aspettarsi per il tour che sta per partire? Le prove iniziano a dicembre, quindi dovremo risentirci tra un po’ (ride, ndr.). Posso però anticipare che, un po’ a contrasto con il precedente tour, in cui ero da solo perché mi andava di far ascoltare al mio pubblico tutto il mio impegno nel condurre da solo uno spettacolo musicale e teatrale insieme, in questo caso sul palcoscenico ci sarà più vitalità e meno concentrazione essenziale...e non sarò solo. Anche se, visto che mi ci hai fatto pensare, cercherò di mettere nello spettacolo quello stesso riassunto che tu dici di aver trovato in Ecco. Cercherò quindi di giocare e tirar fuori tutte le mie frecce, continuando sulla metafora dell’arciere. Se dovessi raccontarti attraverso le tue canzoni, quali sono, tra

tutta la tua discografia, le tre che meglio ti rappresenterebbero? Non calcolo ancora l’ultimo disco, ma solo perché troppo nuovo, e perché non sono ancora freddo a riguardo: le canzoni devono ancora resistere un po’ di tempo prima di passare l’esame. Quindi, guardandomi indietro, credo che Solo un uomo, del disco precedente, Costruire del disco Novo Mesto e È non è del disco La cura del tempo, sono tre canzoni che credo che resisteranno il tempo. Resisteranno anche al mio tempo, perché mi sembrano legate a me in maniera essenziale. Per quanto io possa cambiare, credo che queste canzoni rimarranno molto simili a me perché parlano della mia natura.

Citando il ritornello del primo singolo estratto dal tuo nuovo album, possiamo concludere che sei stato padre di una buona idea? Potrei anche fingere un po’ più di modestia, ma credo che si possa dire così. Provando a estraniarmi da me stesso, credo che se si raccontasse la mia storia a un giovane musicista che vuole fare il cantante, potrebbe trovare un conforto e un motivo di fiducia nel fatto che si può arrivare, piano piano, a esprimere la propria arte e a trovare il proprio pubblico. E questa credo sia davvero una buona idea!

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di Serena Manieri & Adele Meccariello


Di recente hai dichiarato di voler essere a Rio, nel 2016, e non per prendere il sole sulla spiaggia. Come ti stai preparando a questa nuova avventura olimpica, da adesso? Fortunatamente c’è ancora tempo. Non è un dovere, ma una bellissima opportunità per la quale lavorerò molto, e sarà eccitante fare questo tentativo. Poi c’è la voglia di raggiungere ancora i livelli altissimi degli atleti che partecipano alle paralimpiadi, per questo mi sono buttato in quest’avventura con tanto entusiasmo: fare una gara con il cappellano e la perpetua non sarebbe stato altrettanto eccitante!

C’è uno sport in cui non ti sei ancora cimentato, dal 2001 ad oggi e che ti piacerebbe praticare? Ce ne sono tanti, non sono una persona che si pone condizioni. Ho tante cose da fare tanti progetti in cantiere, ed è improbabile che io possa trovare del tempo per aggiungere nuove esperienze, ma non è impossibile. Se qualcuno qualche anno fa mi avesse detto “vedrai che abbandonerai le automobili per praticare un’attività paraciclistica e tentare di andare ai giochi olimpici” gli avrei chiesto cosa aveva fumato. Ma nella vita le cose accadono, ed eccomi qua. Di recente fa ho fatto un test con una bellissima auto da corsa, e

vi confesso che mi prudono un po’ le mani, mi è tornato un po’ di entusiasmo verso quel mondo dal quale non mi sono mai staccato completamente...

A proposito di questo, raccontaci com’è andata la prova che hai fatto sulla BMW al Nurburgring. Ero a Hockenheim ospite della BMW, e lì mi hanno proposto di provare la macchina, che per Zanardi è come chiedere a un gatto se gli piacciono i topi. In una settimana mi hanno preparato l’auto: è stato fatto un lavoro egregio perché per me guidare una macchina vuol dire avere dei comandi che consentono di operare come se ci fossero i pedali dell’acceleratore, del freno e della frizione; e poi mi hanno fatto una sorpresa bellissima: la macchina è stata decorata color oro in onore delle medaglie che ho vinto a Londra, medaglie rappresentate anche graficamente sul tetto della macchina, mentre sul cofano c’era una mia immagine sulla handbike con il braccio alzato; è stato molto bello. Ce lo stai facendo un pensierino a tornare in macchina? Nulla è impossibile; adesso francamente sono più possibilista, poi però devono accadere delle altre cose...non sto parlando in politichese, eh (ride, ndr.). Se deve

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accadere deve accadere bene, ma in un modo abbastanza naturale, così com’è accaduto con la handbike. Posso provarci finché so che su una determinata macchina posso far bene...dovrebbero accadere altre due o tre cose, ma certamente sono molto più vicino a livello di curiosità e desiderio a chiudere il cerchio e a rimettere in testa il casco rispetto a quanto potessi esserlo prima di questo test.

Se tuo figlio un giorno ti dicesse di voler fare, da grande, il pilota, come reagiresti? Ne sarei estremamente felice, se volesse farlo per passione, e non soltanto per seguire le mie orme. Le passioni fanno emergere il meglio e reprimere il peggio che alberga comunque dentro ogni individuo. Qual è, secondo te, l’ingrediente per essere un campione? Non credo ci sia un ingrediente vero e proprio. Uno può essere semplicemente una persona onesta, appassionata alla vita ed essere contento così, oppure avere una passione innata per l’automobilismo e cercare continuamente di conquistare nuovi traguardi. Poi, se - come me - hai la fortuna di poterla trasformare in un lavoro, tanto meglio. Molto spesso, quando si parla di me, si usano termini come forza di volontà, determinazione. 18

Certo, sono cose che più o meno mi appartengono, ma in realtà tutto ciò che ho fatto è stato dettato da un grande entusiasmo, che mi accompagna da sempre. Quando ti alzi al mattino e la prima cosa che ti passa davanti agli occhi è ciò che desideri fare, allora diventi davvero un tedesco, molto organizzato e capace di far tutto. Ecco perché dico che la passione è molto più forte di qualsiasi ambizione. La passione ti fa vivere tutto ciò che devi fare come la cosa più bella del mondo, e non come un sacrificio. A me è riuscito, e mi auguro che possa accadere anche per mio figlio. E me lo auguro anche per tutti quei ragazzi che non hanno trovato ancora un orizzonte verso cui muoversi. Durante le paralimpiadi di Londra, hai gareggiato anche nella prova del Team Relay, disciplina che ti ha visto correre in squadra con altri due atleti azzurri. Da ex pilota, abituato a correre da solista, si può dire che il passaggio verso altri tipi di discipline sportive, come questa, ti abbia fatto riscoprire lo spirito di squadra? È vero che la domenica pomeriggio il pilota tira su la visiera ed è da solo con se stesso, però avverti sempre grande senso di responsabilità nel portare in giro il lavoro di tutti. Di fatto, anche


l’automobilismo è uno sport di squadra. Sei da solo a fare delle scelte in pochi secondi, ma le scelte che fai rappresentano il lavoro di tutti. Nel paraciclismo invece è possibile costruire qualcosa con un po’ più di autonomia, ma vi confesso che quest’avventura mi ha sorpreso: vista anche la mia età, sono stato quasi obbligato a bruciare le tappe, e in questo i miei compagni di nazionale mi hanno aiutato moltissimo, sono stati il mio corso accelerato, la mia Treccani. In particolare Vittorio Podestà, mio compagno di nazionale, uno degli handbiker con più esperienza: siamo diventati amici, e condividere un obiettivo, una passione così forte con qualcuno con cui hai un bel rapporto di amicizia rende tutto speciale. Nella gara che avete citato abbiamo avuto il privilegio di competere insieme per un obiettivo comune, ed è stata una cosa molto bella. Il secondo posto del team relay può sembrare quasi un brodino riscaldato, se confrontato con i due ori che ho vinto, ma in realtà è stata una grandissima soddisfazione.

Una delle tue imprese più recenti è la conduzione televisiva; ti abbiamo visto in E se domani, e adesso sei su Rai3 alle prese con Sfide. La tv è una sfida anche per te? Un po’ sì, perchè quando sei

chiamato a fare una cosa nuova c’è sempre un po’ di emozione perchè desideri farla bene, e per me andare in video vuol dire avvertire la responsabilità di non farsi tirare i pomodori; credo di essere riuscito a portare a casa questo risultato. Sfide è stato molto più semplice da affrontare, perché raccontare le grandi avventure sportive è certamente più nelle mie corde rispetto a un programma di divulgazione scientifica come E se domani. Credo si noti che in questa avventura a Sfide mi trovo molto a mio agio: è un’esperienza molto bella, mi diverte farlo, ma non vedo la televisione come un fine ultimo per trovare uno sbocco professionale in questa mia seconda vita.

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di Maria Angela Lacalamita

Trent’anni fa ha animato la scena musicale del Sud Italia inventando la figura del dj rock. Vent’anni fa era uno dei leader del movimento ambientalista in Puglia. Da un anno è alla guida del Parco Nazionale dell’Alta Murgia. Passano gli anni, ma Cesare Veronico non ha perso la passione e l’entusiasmo della sua gioventù. Meno di un anno fa cominciava la tua avventura di commissario e poi presidente del Parco. Cosa è cambiato da allora? Rispetto agli inizi ora sono più rilassato. Abbiamo individuato le priorità sulle quali puntare per riuscire ad avere una risposta dal territorio. In quest’ultimo anno si è creata una simbiosi tra gli abitanti dei comuni e il Parco, che fino a poco tempo fa non sentivano come proprio. Oggi le aziende del Parco si stanno alleando in consorzi, in previsione dell’istituzione del marchio dell’Alta Murgia. Inoltre abbiamo avviato iniziative per il 22

turismo e l’occupazione giovanile. Qual è stata la cosa che più ti ha sorpreso in questo primo anno? Non mi aspettavo che nella maggior parte dei comuni del Parco ci fossero un’attività associativa pulsante e un ambiente così ricco di iniziative. C’è una gran voglia di fare, ottime idee, grandi professionalità. Ho avuto prova del fatto che il meglio, in termini di energia e voglia di fare, si trova in queste piccole comunità. Tra gli amministratori pubblici, sei tra quelli che utilizza meglio i social network. Quanto è utile questo strumento?


Tantissimo. Ho sempre pensato che fare qualcosa e non comunicarla bene equivale a non farla affatto. Questo non mi farà mai perdere il gusto di incontrare la gente, perché l’energia ti deriva da quello. Il social network accorcia i tempi di comunicazione: la gente percepisce rapidamente il lavoro che svolgo; tutti quelli che incontro sanno costantemente quello che faccio e come lo faccio. Hai instaurato un grande dialogo con i giovani del territorio, in che modo il Parco può sostenerli? Innanzitutto sul piano meramente materiale. Ho dimostrato con i fatti il mio grande rispetto per i progetti di nuove imprese. Negli ultimi mesi, l’Ente Parco è stato partner di 34 progetti per Principi Attivi. Non c’era mai stata una corsa così vorace alla partnership del Parco. Così ho deciso di destinare per il 2013 un capitolo di bilancio per finanziare le idee d’impresa dei giovani del Parco: non voglio lasciare soli i progetti intelligenti che mi vengono presentati da ragazzi pieni di speranze. Cosa si può fare per sostenere l’economia del territorio in un momento di crisi come questo? Innanzitutto considerare l’ambiente come un modello di valorizzazione economica. L’ambiente non è alternativo al lavoro, ma è fonte di lavoro. È questo che teniamo sempre

presente nell’ambito delle nostre iniziative. Il nostro territorio è ricco di specialità culinarie…c’è qualcuna a cui non sai proprio resistere? (Ride, ndr.)Non sono particolarmente goloso, ma una cosa che non assaggiavo da tempo e che in città è difficile trovare con quel sapore e quel gusto sono gli asparagi. Dopo anni ho riscoperto il piacere di mangiarne. Dicci tre cose che bisogna assolutamente vedere dell’Alta Murgia. Quando percorri una strada nell’Alta Murgia hai spesso la sensazione di perderti nel tempo: potresti essere in qualsiasi epoca come nel film Non ci resta che piangere. La lista delle cose da vedere è lunghissima e farei un torto a qualcuno, non elencandole tutte. Quindi preferisco invitare tutti a visitare la Murgia per un turismo alternativo alle solite mete affollate e costose. C’è qualche artista che ti piacerebbe far esibire in un luogo simbolo dell’Alta Murgia? Sono un grande appassionato di musica, posseggo oltre diecimila dischi, migliaia di cd… Ogni gruppo ha una storia ed è legato a qualcosa in particolare. Certo, se David Bowie ricominciasse a fare tournée e venisse in Italia, non potrei non farlo suonare sulla Murgia! 23


di Daniele Leuzzi

L’attesa è finita, il campionato di basket nazionale DNA è finalmente iniziato per la Liomatic Group Cus Bari. Un percorso lungo e impervio aspetta i cestisti allenati da coach Giovanni Putignano, ma il PalaFlorio e i suoi tifosi rappresentano l’elemento fondamentale per inseguire il sogno chiamato LegaDue.

Il PalaFlorio è la cattedrale del basket in Terra di Bari. Ha una capienza di cinquemila posti ed è il quarto impianto più grande del Sud Italia. Nell’agosto del 2010 ha ospitato 4 partite di qualificazione agli Europei del 2011 della Nazionale italiana di Pallacanestro allanata da Simone Pianigiani. Durante la stagione 2011/2012 della Liomatic Group Cus Bari, il PalaFlorio ha registrato oltre 3500 spettatori di media, con punte di quattromila supporter nei derby e nelle partite inaugurali. BBS: L’associazione non profit Bari Basket Soul ha sottoscritto un protocollo d’intesa con il Comitato per l’UNICEF di Bari: l’obiettivo è portare il basket all’interno del CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo Politico) di Palese, con iniziative a titolo volontario degli allenatori BBS: corsi di minibasket per i bambini ospiti del centro e nei basket garden presenti nel capoluogo pugliese, oltre alla distribuzione di biglietti gratuiti per le partite interne della Liomatic Cus Bari al PalaFlorio.

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La vittoria è l’unica medicina per la sua sete di trionfi, negli ultimi 4 anni ha centrato tre promozioni in LegaDue, e non vuole perdere il vizio. Salentino di nascita, fa ritorno in Puglia dopo più di dieci anni. Con il numero 4, la torre di Monteroni: Luca Bisconti. Quali sono le tue prime sensazioni da giocatore del Cus Bari? Cerco di dare il giusto peso alle emozioni che vivo, ma da quando sono in Puglia ho sensazioni positive. C’è tanto entusiasmo da parte mia, dei compagni di squadra, dello staff e della dirigenza, ma alla fine l’importante è fare canestro. Giochi nel ruolo di pivot-centro. Cosa significa? Mi occupo in particolare della zona di campo vicino al canestro, sia in attacco che in difesa. Giocare in questo ruolo richiede tanta prestanza fisica e aggressività, perchè le “sportellate” con gli avversari non mancano mai. Dopo aver vinto 3 campionati, perchè hai scelto Bari? Ho superato i 30 anni quest’estate, quindi sono un uomo di esperienza e voglio dimostrarlo in un team competitivo. La scelta di Bari è data dal grande interesse mediatico che la città sta destando in questi anni. Sei nato a Lecce: pensi sia un problema per i tifosi? Sono convinto che il dato non conti nulla, ho vissuto lontano dalla mia terra d’origine per giocare a basket e non credo nel campanilismo. Certo, alcuni miei amici di Lecce mi hanno punzecchiato ironicamente, ma per me non cambia nulla. Pensi che anche a Bari possa nascere la basket-mania? Invito davvero tutti al PalaFlorio per assistere alle nostre partite: lo spettacolo non manca, sia sul parquet di gioco che sugli spalti. Conosco tanti amici che non avevano mai assistito a una partita di basket, e ora seguono la pallacanestro e le sensazioni che regala. Ci sono davvero tutti gli ingredienti per un salto di qualità, ma bisogna vincere.

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CLAUDIA ALFONSO

TUTTI PAZZI PER CLAUDIA di Luciana Neglia

Giovane e poliedrica attrice, nasce a Bari nel 1984. Debutta nel 2005 con il musical Winx Power Music Show, poi approda al cinema con Caos Calmo e Questo piccolo grande amore. A soli 25 anni entra a far parte del cast di Centovetrine, la soap opera italiana più amata del piccolo schermo. Convinta della propria morale, la “ragazza della porta accanto” sogna di realizzare i propri desideri con la tenacia che da sempre la contraddistingue. Come ricordi il tuo primo approccio con lo spettacolo? Ho iniziato a studiare danza a tre anni e mezzo, e da lì è iniziato tutto. Ho dedicato una vita alla danza classica, quasi vent anni, fino a quando ho incominciato a fare dei provini come ballerina: la mia prima esperienza sul palco, infatti, è stata un musical.

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Dalla danza alla recitazione. Come hai vissuto il passaggio davanti alla macchina da presa? Il passaggio dall’occhio dello spettatore all’obiettivo della macchina da presa è stato naturale. Quasi non me ne sono accorta, in primis perché non si guarda mai l’obiettivo quando si recita. Poi anche perché, grazie


alla danza, avevo già avuto modo di sperimentare l’impatto con il pubblico.

Bravi attori si nasce o si diventa?
 La maggior parte delle volte il lavoro si impara sul campo. La pratica e l’esperienza aiutano ad avvalorare il talento, che però di base ci deve essere. Ti abbiamo vista sul set di Centovetrine nel ruolo di Paola, una vera e propria Cenerentola moderna che partendo dal nulla si è costruita una vita da sogno. Quanto c’è di Claudia in questo personaggio? Mi rispecchio nella sua semplicità e

ci accomuna la determinazione nel voler raggiungere un obiettivo. Il personaggio di Paola mi è piaciuto anche perché è schietto, proprio come me. 


Che periodo vive il mondo dello spettacolo italiano in questi tempi di crisi? La carenza di fondi ha paradossalmente stimolato l’ingegno di registi, produttori e attori a una maggiore originalità/creatività? Il cinema italiano è un sistema chiuso. Nell’ultimo anno, l’unico film girato da un regista emergente è stato quello di Pippo Mezzapesa, originario di Bitonto. In questo periodo di crisi, il settore precario

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per eccellenza è proprio quello dello spettacolo. Mi dispiace vedere tanti giovani talenti delegati a mansioni di secondo piano. Temi che il lavoro ti costringa a trascurare i tuoi affetti? Ho un rapporto fortissimo con la mia famiglia. Non potrei mai trascurarli. Ho un padre che mi ancora oggi mi accompagna ai provini e agli esami universitari.

Ti abbiamo rivista in tv nella terza stagione della fiction Tutti pazzi per amore, nel ruolo di Viola. Raccontaci di lei. Sembra assurdo, ma mi affeziono ai personaggi che interpreto: Viola è una secchiona; in generale, Tutti pazzi per amore è stata una bella esperienza, il cast fantastico. E poi ho lavorato con Emilio Solfrizzi, un barese doc. Quali sono i tuoi prossimi progetti? Con quale regista o attore ti piacerebbe lavorare? Ho tanti progetti per il futuro: amo sperimentare in ambiti sempre diversi. Per esempio, adesso che non sto girando, scrivo per un giornale. In tutto ciò, spero di laurearmi presto. Se invece devo pensare a un regista con cui mi piacerebbe lavorare, mi viene in mente Almodóvar. 28


di Adele Meccariello

zione destina O

BERLIN

In quel capolavoro del cinema che è Amici Miei, Adolfo Celi/Alfeo Sassaroli dice a uno sconvolto marito tradito che “Non si deve mai andare in Germania...”; con tutto il rispetto per uno dei capisaldi della storia del cinema italiano, io in Germania vi ci porto lo stesso. Volevo portarvi a Londra, ma poi mi sono ricordata che ci siamo già stati, quindi ho scelto la seconda città più popolosa del nostro caro vecchio continente, e perciò ce ne andiamo a Berlino. E poi, se ve ne parlo adesso, avete tutto il tempo per pianificare un

viaggio verso febbraio, in piena Berlinale, il Festival internazionale del Cinema; sì, quello dove si vincono gli orsi: Orso d’argento e (l’ambitissimo) Orso d’oro, per la precisione. Tutti sanno che, infatti, l’orso è il simbolo di Berlino, ma forse non tutti sanno che probabilmente il nome della città deriva proprio dalla parola Bärlein, che significa “orsetto”. Secondo altri, invece, Berlino deriva da berl, “palude”, e quindi sarebbe l’orso ad aver preso il nome dalla città. Insomma, questa storia dell’orso e della palude assomiglia un po’ a


situato al duecentosettesimo metro dell’edificio. Di sera potremmo andare a bere una birra (ovviamente tedesca) in uno degli innumerevoli locali della città, ascoltando musica VOLO A/R di ogni genere: Bari - Berlino nessuno di voi resterà scontento, (Airberlin.com) ne sono certa. Ho provato a A partire da 238 € quella dell’uovo e contare i musei e della gallina. Non i centri culturali ne verremo mai a di Berlino, per capo. Perciò, spostiamoci in piazza, e che piazza: Alexanderplatz. Sì, farne una piccola mappa, ma quella della canzone di Battiato, non ne sono ancora venuta a dove c’era la neve e loro facevano capo: mi sembra che questa città quattro passi a piedi fino alla si trasformi e moltiplichi la sua frontiera. Mentre camminiamo, bellezza sotto i miei occhi. Sarà non tenete lo sguardo basso: per questo che si dice che Parigi in questa piazza ci sono molti è sempre Parigi, ma Berlino non è edifici famosi, come la torre della mai Berlino. televisione (la Fernsehturm), alta 368 metri. Se salendo ci dovesse venir fame, possiamo pranzare al ristorante rotante


di Serena Manieri flash mob

Puntualità, coordinazione e spirito di squadra. Queste le caratteristiche che non dovrebbero mai mancare a chiunque voglia prendere parte a un flash mob. Dall’accostamento delle parole inglesi flash, inteso come “lampo”, e mob - folla - nasce la mobilitazione di massa: un raduno, spesso un’esibizione, di un gruppo di persone in un luogo pubblico, che incomincia apparentemente senza preavviso per poi dissolversi in un lampo. Unico scopo, mettere in pratica un’azione insolita per richiamare l’attenzione su di sé.

PILLOLE DI STORIA Il primo flash mob risale al 2002, anno in cui a New York un gruppo di intraprendenti giovani lanciò l’idea del No Pants Subway Ride, una sorta di gita in metropolitana in cui i protagonisti indossarono, dalla cintura in giù, solamente biancheria intima. Da poche centinaia, i partecipanti l’anno successivo furono migliaia e il fenomeno si diffuse anche in Europa e nel resto del mondo. Il primo flash mob Made in Italy si è svolto invece il 24 luglio del 2003 a Roma: circa 300 finti acquirenti hanno invaso un negozio di dischi

flash mob flash mob

in Via del Corso, confondendo i commessi con richieste assurde e inaspettate. Il 2007 è stato invece l’anno del raduno con il maggior numero di mobbers: in un mite pomeriggio di aprile la stazione Victoria di Londra è stata invasa da quattromila persone munite di cuffiette che hanno ballato senza musica per circa 2 ore.

CURIOSITÀ Chi ama fare le cose in grande stile sceglie il massive flash mob, un raduno in cui migliaia di persone riempiono contemporaneamente una piazza o un luogo pubblico; poi c’è il freeze (o frozen) flash mob, durante il quale i partecipanti, ad un segnale convenuto, si immobilizzano improvvisamente. Ma uno dei più divertenti è lo human mirror, nel quale molte coppie di gemelli omozigoti si ritrovano in un luogo pubblico e ricreano divertenti situazioni speculari. Insomma, una mobilitazione per ogni gusto, purché duri il tempo di un flash!

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Palindromi di benessere di Pino Africano

Ora pirlo, al riparo Quando nel flusso sanguigno ti manca anche una sola vitamina, il tuo organismo ti avverte della sua mancanza facendoti venire fame.

Sei sempre affamato perchĂŠ vai avanti a cappuccini, cornetti, hamburger, patatine e cose di questo genere.

Mangiare questi cibi, cosÏ poveri di nutrienti, è come mangiare il brodo con la forchetta: non se ne ha mai abbastanza.

Mangia cibi veri, crudi e integrali, farai un pieno di nutrienti e vedrai che la fame sparirĂ e, insieme a lei, anche qualche chilo di troppo.

Lente di ingrandimento H. e M. Diamond, A tutta salute, 1989, Sperling & Kupfer Editori p. 120

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Tempo di lettura previsto: 16 secondi

Aprite le Orecchiette 202 pillole esilaranti e corrosive sulla mala educazione alimentare di Pino Africano Terra Nuova Edizioni


NOVEMBRE

22 GIO

LIOMATIC GROUP BARI - PRIMAVERA MIRANDOLA

Palaflorio [BA]

24 BARI - MODENA SAB

Stadio San Nicola [BA]

24

23 VEN

22 LA PAROLA PADRE Nuovo Teatro Abeliano [BA]

24

24 FRATEME SAB

24

Tensione verso la forma

24

W ZORRO . Il musical

Sab

SAB

38

Teatro Kismet OperA [BA]

Galleria Spaziosei . Monopoli [BA]

con michele altieri - musiche di roby facchinetti dei pOOh

Teatro Team [BA]


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25 LUPUSINFABULA...E DOM

Teatro Kismet OperA [BA]

28

1

SAGRA DELLE PETTOLE E DEL BACCALÀ FRITTO

SAB

Contrada Tagaro . Locorotondo [BA]

1

BARI - SASSUOLO

SAB

Stadio San Nicola [BA]

1

DJ BOOSTA

SAB

MER

29 GIO

Teatro Team [BA]

MERAVIGLIOSO MODUGNO [MEDIMEX]

Demodè Club . Modugno [BA]

FAttI NON FOSTE A VIVER COME BRUTI

2

BARITRATTA

DOM

Sala Murat [BA]

2

LIOMATIC GROUP BARI - BLU BASKET TREVIGLIO

DOM

15

from SUBSONICa

1 SAB

28 MASSIMO RANIERI

DICEMBRE

Nuovo Teatro Abeliano [BA]

Palaflorio [BA]

1

Teatro Petruzzelli [BA]

30 MEDIMEX 2012 SAB

Fiera del Levante [BA]

30

30 SAB

VINCENZO SALEMME IN

IL DIAVOLO CUSTODE Teatro Team [BA]

39


DICEMBRE

4

BALBETTIO

4

POOH IN CONCERTO

MAR

Teatro Petruzzelli [BA]

6

CONCERTO SINFONICO

7

LA FANOJE

7

STASERA MI BUTTO

MAR

GIO

VEN

VEN

4

9

Teatro Kismet OperA [BA]

DOM

LIOMATIC GROUP BARI - U.C.C. CASALPUSTERLENGO

Palaflorio [BA]

13 LO SCHIACCIANOCI il balletto russo di Anna Ivanova

MER

13

Teatro Petruzzelli [BA]

MER

13 MER

Capurso [BA]

Teatro Kismet OperA [BA]

CONCERTO SINFONICO Teatro Petruzzelli [BA] TRIBUTE TO

AMY WINEHOUSE Nuovo Teatro Abeliano [BA]

14 ALONE - SOLO

Teatro Forma [BA]

GIO

8

14 GIO

Palazzo Pesce . Mola di Bari [BA]

LE SEDUZIONI DELLA PITTURA Pinacoteca Provinciale [BA]

15 BARI - NOVARA VEN

Stadio San Nicola [BA]

13

8

Teatro Kismet OperA [BA]

8

GREASE

SAB

Teatro Team [BA]

7

NATALE IN PIAZZA 2012

VEN

40

URGE

SAB

Dal 7 al 28 Dic . Conversano [BA]

15 VEN

SAGRA DEL PANE E OLIO Triggiano [BA]


13

DICEMBRE

15 APPUNTI DI VIAGGIO 26 BARI - GROSSETO VEN

Palazzo Roberti . Mola di Bari[BA]

MER

15

ROMEO & GIULIETTa

16

24583 INQUIETANTI MERAVIGLIE

17

CONCERTO SINFONICO

21

la manomissione delle parole

22

NONA SINFONIA di LUDWIG VAN BEETHOVEN

22

CONCERTO DI NATALE

22

sagra della pettola

23

LIOMATIC GROUP BARI - Teatro cHIETI

VEN

SAB

DoM

VEN

SAB

SAB

SAB

DOM

Stadio San Nicola [BA]

29 AIDA

OPera MONUMENTALE DI G. VERDI

Teatro Kismet OperA [BA]

SAB

Teatro Kismet OperA [BA]

29 SIDDHARTA - Il musical SAB

31 SAB

Teatro Petruzzelli [BA]

Palaflorio [BA]

Teatro Team [BA]

FESTAKKIONE DI CAPODANNO Demodè Club . Modugno [BA]

31

Teatro Kismet OperA [BA]

Teatro Petruzzelli [BA]

Teatro Forma [BA]

GENNAIO

Rutigliano [BA]

3

Palaflorio [BA]

13

ROSTOV STATE BALLET IN

GIULIETTA E ROMEO

GIO

Teatro Team [BA]

5

kramer contro kramer

6

LA BICICLETTA ROSSA

DOM

Teatro Kismet OperA [BA]

6

LIOMATIC GROUP BARI - lago maggiore c. ticino

SAB

DOM

Teatro Team [BA]

Palaflorio [BA]

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Sushi nr 11  

Free press della Mediaeuro Srl società editrice di Controradio. Sushi è fresco, appetitoso, e a piccole dosi. A differenza del sushi commest...

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