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SETTIMANALE | n° 06 | 13 giugno 2012

I TULIPANI 11 APPASSITI

Nel debutto dell’ europeo di Ucraina e Polonia, gli Orange commettono un passo falso

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Si apre con un pareggio l’europeo della nazionale italiana.

Ventitre anni, polacco, fisico statuario, innata propensione per il goal.

Inizia nel migliore dei modi l’avventura europea dell’Ukraina; la squadra di Oleh Blokin supera in rimonta la Svezia

Ciò che è successo nelle due finali di Conference sembra proprio essere un passaggio di testimone.


> Claudio Cesare Prandelli Orzinuovi (Italia) 19 agosto 1957 CT della nazionale italiana


> Andrij Mykolajovyč Ševčenko Dvirkivščyna (Ucraina) 29 settembre 1976 Attaccante della nazionale ucraina

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Claudio Mammana

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LETTERA DAGLI EDITORI Supporters è una rivista sportiva online, nata dall’idea di un gruppo di giovani catanesi, appassionati allo sport e particolarmente sensibili alle innovazioni apportate dalla tecnologia. In un’ epoca in cui internet e il web sono ormai indispensabili, abbiamo pensato di creare questo magazine settimanale per tenere informati i nostri lettori sui principali avvenimenti sportivi nazionali e non. Supporters conterrà rubriche sulla serie A, la Champions League, l’Europa League, Euro 2012, il calcio estero, il calciomercato e uno spazio dedicato ai pronostici. Il magazine uscirà il martedi di ogni settimana e sarà aperto ad ogni tipo di collaborazione con chiunque abbia voglia di scrivere sugli eventi sportivi più disparati. La consultazione della rivista è assolutamente gratuita e, a breve, sarà disponibile anche l’applicazione per iphone e ipad.


> Richard Advocaat L’Aia (Olanda) 27 settembre 1947 CT della nazionale russa


11 I Tulipani appassiti di Luca Piso

CONTENUTI

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La Sampdoria festeggia la “A” di Luca Piso

18 Regalo Di Natale di Alessio piso

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Nadal padrone di Parigi

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Marco Capuano: un giovane talento!

di Angelo Pierino

di Angelo Rosso

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NBA PLAYOFFS: CONFERANCE FINAL di Pietro D’Angelo

25 Torna a soffiare il “vento dell’Est” di Alessio Piso

30 Il polacco che va di moda di Paolo Meli


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I TULIPANI APPASSITI di Luca Piso

Nel debutto dell’ europeo di Ucraina e Polonia, gli Orange , componente del gruppo B, commettono un passo falso che potrebbe pregiudicare il proseguito della competizione. Infatti , in una partita giocata a ritmi troppo bassi a quelli a cui la nazionale di Van Markiv ci ha abituati, vengono sconfitti da un ottima e quanto mai operaia Danimarca. La partita viene decisa nel primo tempo, quando al primo affondo la compagine danese riesce a infilare ,con Kron Delhi , il portiere orange Stekelenburge. Di li in poi molta Olanda, ma gli attacchi di Van Persie e compagni si rivelano sterili e si infrangono contro il muro danese sorretto dinnanzi alla propria area di rigore, Subito dopo il gol , però, all’onor del vero , i tulipani si rendono pericolosi ; con Van Persie prima e con Robben poi (tiro che si stampa sul palo). Tuttavia . Dall’ ultima finalista mondiale si ci poteva e doveva aspettare di più. Giocatori troppo egoisti (vedi Robben), campioni trasformati per novanta minuti di gioco in comparse degne di un film holliwoodiano di second ordine.

Dunque l’europeo , già al suo secondo giorno , ci regala una clamorosa sorpresa , quella della Danimarca, che potrebbe anche diventare realtà. Infatti la formazione danese ha mostrato un bel gioco e un ottima organizzazione difensiva , è una squadra molto forte nelle palle aeree e potrebbe fare della fisicità la propria arma migliore. Che dire dunque , un Olanda ora chiamata a vincere contro la Germania , vera favorita alla vittoria finale da quanto visto dopo il primo giro di boa, e contro il Portogallo , squadra che è riuscita a tener esta ai Tedeschi. E’ innegabile tuttavia che gli amanti di questo pazzo gioco chiamato calcio , nel profondo sperino che l’Olanda riesca a compiere una tale impresa , perchè perdere già dalla fase a gironi una squadra di tale caratura farebbe male alla competizione stessa. Del resto l’Olanda ha tutte le carte in regola per compiere l’impresa , speriamo solo che non manchi la voglia; l’appuntamento è a mercoledì con una partita , Olanda Germania, che già vale un europeo , almeno per i Tulipani , ora appassiti più che mai.

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REGALO DI NATALE! di Alessio Piso

Si apre con un pareggio L’europeo della nazionale italiana. Di fronte agli azzurri c’erano gli spagnoli che, sebbene con qualche assenze, restano tra le squadre più forti del mondo. Il primo tempo non regala emozioni ma la partita si svolge pressocchè a centrocampo. Partono titolari in tandem offensivo Balotelli e Cassano e il ct decide di lasciare in panca Totò Di natale. In difesa vediamo che l’assenza di Barzagli si fa sentire; infatti Prandelli decide di schierare De rossi centrale di difesa. Per quanto riguarda il centrocampo l’iniziativa di impostazione è lasciata nei piedi di Andrea Pirlo, Marchisio e Thiago Motta a fare filtro a centrocampo,

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mentre sugli esterni troviamo Giaccherini e Maggio. Per concerne la Spagna l’assenza di una punta di ruolo sicuramente non aiuta ai fini della finalizzazione del gioco ma anche non da’ punti di riferimento alla retroguardia azzurra. Il centrocampo è sicuramente il punto forte degli spagnoli. Iniesta e Xavi fraseggiano con una complicità devastante, mentre importanti dal punto di vista realizzativo sono gli inserimenti di Busquetz ma in particolare di Fabregas e Silva. Nel secondo tempo non cambia lo scenario. Al 56esimo dopo un gol fallito davanti la porta, Balotelli lascia il posto a Totà Di natale ed ecco che cambia la partia. Infatti l’attaccante friulano è molto bravo a giocare


sul filo del fuori gioco, unico modo per eludere la retroguardia spagnola (Pique e Sergio Ramos). E’ proprio al 62esimo che gli azzurri passano. Gran passaggio di Pirlo per Di natale che parte sul filo del fuorigioco e insacca con un preciso destro all’angolino. E’ 1-0. Tuttavia neanche il tempo di festeggiare, subiamo la reazione delle furie rosse. Dopo un bel fraseggio a centrocampo Silva pesca Fabregas che taglia in modo magistrale, Giaccherini lo perde e il giocatore blaugrana nn sbalia E’ 1-1. A questo punto Prandelli decide di sostituire cassano per giovinco, garantendo maggiore corsa e quindi pressing a centrocampo. Del Bosque sostituisce Fabregas per Torres. E’ proprio dai piedi di Giovinco che parte la palla per

un ipotetico 2-1 ma Di natale in spaccata non riesce a inquadrare la porta. Con Torres la Spagna ora ha un terminale di riferimento ed è proprio nei piedi del giocatore del Chealsea che si ha l’ultimo brivido della partita, ma fortunatamente il suo pallonetto termina sopra la trasversale. In seguito alla prestazione di Danzica gli azzurri hanno dimostrato di poter dire la loro su questo europeo. Ora ci aspettano due finali, una con la Croazia già giovedi e un’altra contro l’EIRE del Trap. Unico obiettivo:VINCERE!

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TORNA A SOFFIARE IL “VENTO DELL’EST” di Alessio Piso Inizia nel migliore dei modi l’avventura europea dell’Ukraina; la squadra di Oleh Blokin supera in rimonta la Svezia grazie a una doppietta del suo capitano Shevchenko. E’ lui l’arma in più che la nazionale ospitante dispone; un atleta che sta ritrovando la condizione che lo ha portato a essere uno degli attaccanti più forti al mondo. La partita si apre con un Ucraina intraprendente, sprecona prima proprio con l’ex giocatore di Milan e Chealsea e successivamente con Yevgen Konoplyanca. L’iniziativa della Svezia è relegata al talento di Zlatan Ibrahimovic, particolarmente ispirato. Proprio con l’attaccante del Milan gli svedesi passano in vantaggio. Grande aggancio di Kallstrom che poi serve Ibra per il tapin vincente. E’ 1-0. L’ucraina non ci sta e infatti passano solo tre minuti per assistere al pareggio. Shevchenko sfrutta al meglio un cross dalla destra di Yarmolenko e sigla l’1-1. La compagine di Blokin a questo punto ci crede, sorretta anche dal proprio pubblico. Al 62esimo ecco che arriva la doccia fredda per gli svedesi. Angolo dalla sinistra battuto da Konoplyanca, taglio sul primo palo di Sheva, che non lascia scampo a Isaksson. Esplode lo stadio Olimpisky di Kiev. La partita si addormenta ma è da registrare un ultimo brivido per Sheva e compagni; infatti Johan Elmander manda a lato da ottima posizione. Con questi tre punti L’Ucraina fa un gran passo in avanti ai fini della qualificazione. Arriverà Venerdi la prova d’esame forse più difficile per la nazionale Ucraina: la Francia di Loran Blanc. Tuttavia al momento, Blokin e i tifosi si godono lo splendido momento e il ruolo di capolista nel girone.

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Il giocatore della settimana

ROBERT LEWANDOWSKI Borussia Dortmund

Velocità

8/10 Età

Fiuto per il goal

23

9/10

Altezza

Potenza

184 cm

8,5/10

Posizione

Precisione

Attaccante centrale

8,5/10 29 >


IL POLACCO CHE VA DI MODA: ROBERT LEWANDOWSKI Ventitre anni, polacco, fisico statuario, innata propensione per il goal. È questo l’identikit del calciatore che, a suon di goal con la maglia del Borussia Dortmund, sta attirando su di sè le attenzioni dei principali club di mezza europa: Robert Lewandowski. La sua storia parte da lontano: la famiglia è composta da sportivi con la S maiuscola. Infatti il papà è stato campione polacco di judo, la madre pallavolista ad alti livelli così come la sorella, membro della Under 21 polacca. Per finire la sua fidanzata è Anna Stachurska, campionessa di karate.

di Paolo Meli

viene acquistato dal Lech Poznan, dopo aver condotto il suo precedente club, il Znicz Pruszkov, dalla terza fino alla massima divisione.

Il debutto nella massima serie è da urlo, entra a partita in corso e dopo soli quattro minuti realizza uno splendido goal di tacco. Il proseguo non è da meno: si laura campione di Polonia conquistando inoltre il titolo di capocannoniere. Le 32 reti realizzate in 58 presenze con la maglia del Lech, gli valgono nella stagione 2010 l’approdo alla corte di Jurgen In patria la ribalta agli onori della crona- Klopp(allenatore del Borussia Dortmund). ca arriva nella stagione 2008-2009, quando L’inizio dell’avventura tedesca però non è

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dei migliori. Nonostante il Borussia vinca il titolo, Robert disputa una stagione incolore, guadagnandosi il poco nobile appellativo di “Lewandoofski” (doof in tedesco vuol dire stupido). Ma la consacrazione è dietro l’angolo. Complice l’infortunio di Lucas Barrios, nella stagione appena terminata, il centravanti polacco ha messo a segno 22 goal, trascinando i tedeschi alla vittoria del secondo titolo consecutivo. Non sazio, ha realizzato una tripletta nella finale di coppa di Germania vinta 5-2 contro la storica rivale, il Bayern Monaco di Robben e Ribery. Una pioggia di elogi è arrivata dal suo attuale allenatore, Klopp: “ È il giocatore più entusiasmante che ho visto negli ultimi 10-15 anni - ha affermato il tecnico tedesco -. Possiede una tecnica molto buona unita a un rarissimo senso del goal. Inoltre si sacrifica per la squadra in modo encomiabile”.

Siamo sicuri che il tecnico, due volte campione di Germania, non dormirà sonni tranquilli in questi giorni. Infatti i “rumors” di mercato sul nome di Lewandowsi si fanno sempre più insistenti. La sensazione è che sarà molto difficile strapparlo al Borussia, dal momento che la sua valutazione si aggira intorno ai 25 milioni di euro. Robert momentaneamente è solo interessato a far bene all’europeo con la maglia della Polonia: “Voglio fare un grande europeo e non ho tempo di pensare al mercato” aveva detto prima dell’inizio della rassegna continentale. Detto, fatto. Nella partita inaugurale contro la Grecia è andato subito a segno. Sugli spalti un osservatore speciale, Antonio Conte. Che sia il polacco il tanto agognato centravanti da venti reti stagionali che è mancato alla Juve in questa stagione? I tifosi ne sarebbero entusiasti. Ma oltremanica ci sarebbe da convincere tale Alex Ferguson…

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LA SAMPDORIA FESTEGGIA LA “A”

di Luca Piso

I play off si serie B si concludono nel migliore dei modi per la samp di Iachini ,che al termine del mini torneo a 4 squadre , festeggia la ritrovata serie A. Nella doppia finale col Varese , i blucerchiati si impongono sia al marrassi e sia a Varese. All’andata giocata fra le mura amiche finisce 3 a 2 per la Samp , con una grande prestazione di un immenso Pozzi , mai così prolifico come quest ‘ anno. Tuttavia la squadra di Maran è tutt’altro che morta. Infatti il risultato tiene ancora in corsa il Varese che con una vittoria fra le mura amiche riuscirebbe a conquistare la promozione, ma a Varese , dopo una partita in bilico per tutti i 90 minuti , al 91esimo il solito Pozzi blinda la promozione della squadra di genova e fa scoppiare la festa in città. Per il Varese , al secondo anno consecutivo ai playoff , l’appuntamento è posticipato all’anno prossimo , con la speranza , questa volta , di riuscire a conquistare la tanto agognata promozione. Il ritorno della Samp nella massima serie , è un bello spot per il calcio nostrano , infatti una squadra di tale caratura nient’altro merita che un posto fra i grandi e finalmente ha ripreso ciò che gli spetta. L’anno prossimo ci saranno tutti gli ingredienti giusti per un campionato bello e difficile e quanto mai avvincente, con la speranza, tuttavia, di un campionato anche pulito.

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Il giovane talento della settimana

MARCO CAPUANO Pescara

Velocità

6,5/10 Età

Difesa

21

7,5/10

Altezza

Potenza

184 cm

7,5/10

Posizione

Fisicità

Difensore centrale

8,5/10 35 >


MARCO CAPUANO: UN GIOVANE TALENTO di Angelo Rosso Attualmente ci troviamo di fronte a un paradosso: da noi sono considerati “ giovani promesse” dei calciatori dell ‘88, invece nei principali campionati europei, troviamo giovani calciatori già affermati come Muniain in Spagna, Gotze in Germania, M’vila in Francia e Welbeck in Inghilterra. Questi sono solo pochi nomi di giovani ragazzi impiegati titolari nei principali campionati d’ Europa. Quindi spostiamoci in Italia e vediamo dove si concentrano i ragazzi più promettenti. In serie B troviamo tantissimi under 20 titolari o con un elevato numero di presenze in questa stagione ( in serie B qualcosa sta cambiando ). Dopo una breve e sfortunata parentesi nel vivaio del Torino, Capuano diventa il perno del Pescara primavera dove fin da subito viene schierato come centrale difensivo. Debutta in serie B il 20 Novembre 2010 sotto la guida di Eusedio Di Francesco come terzino destro, collezionando un totale di 10 presenze in campionato, si guadagna anche la vetrina dell Italia B e la convocazione dell Italia under 20 per il torneo di Tolone. Con l arrivo di Zeman è arrivata quasi sicuramente la sua consocrazione, il boemo riporta Marco Capuano alla sua posizione originale di difensore centrale, diventando una guida fondamentale per la difesa del Pescara con 32 presenze in Campionato e 1 in Coppa Italia. Capuano è un centrale autoritario, dotato di un’ottima struttura fisica e molto maturo nel suo modo di giocare: sceglie sempre il tempo giusto sull’intervento e dimostra di avere un inteliggenza calcistica anche se gioca solo da 2 anni in prima squadra. Delle sue capacità si sono accorti un pò tutti, dal ct dell’under21 Ciro Ferrara, che ne ha fatto uno dei titolari degli azzurrini, fino alla dirigenza del Napoli: il ds Bigon l’ha già trattato in estate prima di virare su Fideleff. Il Napoli ha delle trattative avanzata con il Pescara per il giovane difensore, è valutato dal Pescara 7 milioni di euro, il Napoli ne offre meno della metà. In conclusione, bisogna creare un movimento vero e proprio e non accontentarsi di lanciare un fenomeno ognitanto Concediamo tempo e spazio ai nostri ‘90, ‘91, ‘92, ‘93 e magari i risultati verranno presto.

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NADL PADRONE DI PARIGI! 7° vittoria al Roland Garros. Mai nessuno come lui.

di Angelo Pierino

Era il 2005 quando trionfò la prima volta. Son passati ben 7 anni e oggi,11 giugno 2012,siamo qui a celebrare sempre lo stesso campione: Rafa Nadal, trionfatore per la 7°volta in un Grande Slam che, vedi la compatibilità dello spagnolo sulla superficie, la terra rossa, è sempre più suo. Con questa vittoria Nadal fa meglio di Bjon Borg, leggenda del tennis, fermo a 6 successi. Sfuma invece l’obiettivo di Nole Djokovic di vincere tutti e 4 gli Slam dell’anno(si era già imposto agli Australian Open di Gennaio).Il numero uno del tennis mondiale è costretto ad arrendersi in 4 set in una partita mai bella e condizionata dall’interruzione per pioggia all’inizio del quarto set con Djokovic avanti di un break. Partita rinviata. Lunedì alle 13 tutti al Philippe Chatrier per il proseguo. Inizia in pratica una nuova partita. Djokovic parte in vantaggio 2-1.Tutti gli occhi sono rivolti verso di lui. Saprà entrar bene in partita fino a rimontare e vincere? Il match riprende con una sequenza continua di errori da ambo le parti,con il serbo che regala subito una palla break all’avversario,che non ne aspetta una seconda, si lancia sull’occasione d’oro servitagli e con un po’ di fortuna porta il game a casa. Da qui in poi Nadal comincia a spingere tenendo tre turni di servizio a zero(impensabile dopo gli 8 game consecutivi vinti da Nole dopo i primi 2 set). Djoko dal canto suo è bravo a non concedere nient’altro al maiorchino se non fosse che,


sul 4-5,durante il servizio è disturbato dalla pioggia. Chiesto il rinvio. Lo spagnolo è d’accordo ma per il supervisor del torneo si può continuare. Sul 5-5 però ecco uscir di nuovo il sole. In questo game da annotare le proteste di Rafa per un rovescio out del rivale, giudicato buono dai giudici di sedia. Nonostante le proteste il numero 2 del tennis mondiale si aggiudica il game(5-6).Tocca a Djokovic servire per portare il 4°set al tie break.Il match point è un doppio fallo brutto e pesante, fotografia della partita. Dopo 3 ore e 49 minuti aggiunge alla collezione il 50° trofeo e l’11°slam. “E’ uno dei migliori momenti della mia carriera, alzare questo trofeo è qualcosa di indimenticabile”, dice l’iberico nella cerimonia di premiazione. Forse la vittoria più importante, visto il record battuto. Avrebbe potuto fare “filotto” se nel 2009 non fosse inciampato in semifinale contro Robin Soderling, sconfitto poi in finale da Roger Federer. “Ci vediamo l’anno prossimo”. Così Rafa Nadal saluta il pubblico parigino dando l’arrivederci al prossimo Roland Garros, in cui ovviamente partirà da favorito.

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NBA PLAYOFFS CONFERANCE FINALS

di Pietro D’Angelo

Ciò che è successo nelle due finali di Conference sembra proprio essere un passaggio di testimone. Due serie spettacolari e avvincenti, che hanno vissuto degli incredibili colpi di scena, hanno sancito la vittoria ad Est degli Heat di un LeBron James “jordanesco” e ad Ovest dei Thunder, condotti al trionfo dal trio delle meraviglie capeggiato da Kevin Durant, con la preziosissima collaborazione di Harden e Westbrook. Sotto queste premesse, le Finals si preannunciano già infuocate. Ci sarà da divertirsi... EASTERN CONFERENCE – FINALS MIAMI HEAT – BOSTON CELTICS ( 4 – 3) Gara 1: MIA 93 – BOS 79 Gara 2: MIA 115 – BOS 111 Gara 3: BOS 101 – MIA 91 Gara 4: BOS 93 – MIA 91 Gara 5: MIA 90 – BOS 94 Gara 6: BOS 79 – MIA 98 Gara 7: MIA 101 – BOS 88

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Partiamo subito con una premessa: già prima di gara 7, la NBA (con una scelta che a nostro avviso, quanto meno per l’immagine che dà della lega, sembra eufemisticamente una grandissima min... vabbe’, avete capito...) vendeva sul proprio sito una t-shirt dei Thunder con la scritta “beat the Heat” ovvero “battete gli Heat”; sempre su nba. com era possibile leggere “If the Heat win Saturday,basketball wins” ossia “se sabato vincono gli Heat, vince il basket”. Onestamente, vista l’intera stagione regolare e ciò che sono stati i Playoff di Miami fino a questo punto, possiamo dire che a vincere è stato un giocatore da un talento stratosferico, coadiuvato da un altro giocatore che di talento ne ha da vendere e, per finire, da un altro buon giocatore che nella partita decisiva ha messo punti pesantissimi. Ma non ha vinto di certo il basket. Per lo meno non quello che piace a noi con 5 giocatori che giocano di squadra, piuttosto che passarla ad uno e sperare che riesca a inventarsi qualcosa lui. Detto ciò, possiamo anche parlare di una serie dai mille colpi di scena e che si è conclusa dopo 7 battaglie per la supremazia dell’Est. Gli Heat partono fortissimi con i soliti James e Wade a guidare l’attacco degli Heat. I Celtics, però, vogliono dimostrare di non essere arrivati in finale di Conference per caso. La gara 2 è decisa al supplementare. Rondo gioca tutti e 53 i minuti dell’incontro, segna 44 punti e serve 10 assist in quella che si può tranquillamente definire una prestazione “aliena”, ma nonostante questo i Celtics escono sconfitti. Potrebbe essere il colpo del k.o. per Boston, ma è proprio in questa occasione che viene fuori l’orgoglio dei campioni


in maglia verde. In gara 3 e 4, i Big Three dei Celtics, guidati da un Rondo che continua a dispensare assist in quantità per i propri compagni, pareggiano la serie tra le mura amiche. In gara 5 accade l’impensabile: Boston vince in casa Heat, grazie ad una tripla decisiva di Paul Pierce in faccia a James quando mancavano 50 secondi alla fine dell’incontro. Boston ha adesso l’occasione di potersi guadagnare l’accesso alle Finals in casa, ma LeBron ha altri programmi... In gara 6 il Prescelto sigla una prestazione divina: 45 punti, 15 rimbalzi, 5 assist e soprattutto un surreale 73% dal campo, con 19 canestri segnati su 26 tiri presi. Io comincio a dubitare che quel tizio con la canotta numero 6 sia della mia stessa specie! In gara 7, Boston mette in seria difficoltà gli Heat. Per lunghi tratti dell’incontro è in vantaggio. A 7 minuti dal termine il punteggio è ancora in parità, gli Heat però cominciano a difendere in maniera asfissiante, il rientrante Bosh ricorda a tutti che fino a due anni fa era anche lui un uomo franchigia e segna canestri pesantissimi (anche 3 triple per lui!), mentre James continua ad essere decisivo mettendo a referto 31 punti. Non basta l’ennesima tripla doppia in una gara 7 di Rajon Rondo per portare i Celtics alla vittoria. Con questa sconfitta finisce in maniera commovente il ciclo degli “Original Big Three” di Boston.

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Doc Rivers in lacrime, a fine partita elogia i suoi campioni che, nonostante l’età, hanno dato tutto sfiorando la finale per il titolo. Gli Heat hanno la possibilità di rifarsi della sconfitta subita l’anno scorso, consci del fatto che, se dovessero nuovamente uscire sconfitti, sarebbe un altro fallimento. LeBron però non ha più voglia di chiudersi per due settimane nella sua casa di Akron senza parlare con nessuno, come fatto l’anno scorso dopo la sconfitta subita in finale. “King” James vuole finalmente conquistare la propria corona... e il suo primo anello!

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WESTERN CONFERENCE – FINALS SAN ANTONIO SPURS – OKLAHOMA CITY THUNDER ( 2 – 4 ) Gara 1: SAS 101 – OKC 98 Gara 2: SAS 120 – OKC 111 Gara 3: OKC 102 – SAS 82 Gara 4: OKC 109 – SAS 103 Gara 5: SAS 103 – OKC 108 Gara 6: OKC 107 – SAS 99 Un autentico passaggio di consegno quello tra gli Spurs e i giovani e ambiziosi Thunder. Oklahoma raccoglie l’eredità dello squadrone di Popovich, che negli ultimi tre lustri ha collezionato ben 4 titoli NBA ed è diventata la franchigia più vincente, per percentuale di vittorie, di tutto lo sport americano. Ma ciò che maggiormente ha impressionato è stata la maturità dimostrata dai Thunder, che pur sotto 2 – 0 hanno saputo reagire cambiando il loro modo di giocare e di interpretare le partite. Gli Spurs, infatti, infliggono subito un duro colpo ad Oklahoma vincendo in rimonta grazie ad un Ginobili da urlo, ma anche grazie alla leadership e alla capacità di motivare la squadra di coach Popovich. Durante un time out con i suoi Spurs in difficoltà, coach “Pop” striglia i suoi con parole da brividi: “Ho bisogno che ci mettiate molta più cattiveria. Sto vedendo mancanza di fiducia e di convinzione, vedo esitazione. Non è facile, ma non è previsto che sia facile. Ogni turno è più difficile del precedente: penetrate più duramente, passate come si deve, tirate con la convinzione che la palla entri”. Da lì San Antonio mette la museruola al pericolo pubblico n. 1 Kevin Durant, e porta a casa il match. In gara 2, gli Spurs restano sempre in controllo della partita e vincono senza troppi patemi nonostante Durant, Westbrook e Harden mettano insieme 88 punti in tre per Oklahoma. Sembra che la corazzata nero argento sia inarrestabile: 10 vittorie consecutive nei Playoffs, 20 se si conta anche la regular season, Duncan dominante come ai tempi d’oro, Parker magistrale in cabina di regia e Ginobili in estasi cestistica. Con la serie spostatasi alla Chesapeake Arena, la musica cambia. Il trio delle meraviglie di Oklahoma viene assistito da un Sefolosha che, oltre ad annullare Parker, mette a referto 19 punti, oltre che dal muro difensivo costituito da Perkins e Ibaka, che costringono gli Spurs alla loro peggiore prestazione offensiva da gennaio. Dopo la passeggiata di gara 3, i Thunder devono sudare tantissimo per avere ragione di San Antonio anche in gara 4. Protagonisti assoluti Serge Ibaka e l’incontenibile Kevin Durant. Lo spagnolo non sbaglia nemmeno un tiro dal campo mentre “Durantula” mette 16 punti di fila nell’ultimo quarto, quando San Antonio aveva cominciato la sua prepotente rimonta. Sarà poi una tripla di Harden, servito proprio da Durant, a mettere la parola fine sull’incontro.

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In gara 5 San Antonio crolla in casa, nonostante un ottimo inizio di match. Non bastano nemmeno 34 punti di Ginobili per avere la meglio sui ragazzi terribili dell’Oklahoma, che rimontano gli Spurs con un ottimo gioco di squadra per poi affidarsi alle loro stelle nel momento più difficile dell’incontro, quando San Antonio si era riavvicinata pericolosamente a un possesso di scarto dai Thunder. In gara 6 è trionfo per Oklahoma: sotto anche di 18 punti nel primo tempo, i Thunder rimontano in maniera pazzesca grazie alle sue tre stelle e alla difesa che tie-

ne San Antonio a soli 36 punti nel secondo tempo. E’ la prima finale NBA della franchigia nata dopo il trasferimento, nel 2008, degli allora Seattle Supersonics in Oklahoma. I draft del 2007, 2008 e 2009 hanno consegnato ai Thunder, nell’ordine, Durant, Westbrook e Harden: tre campioni di livello assoluto con meno di 23 anni di età di media, e che adesso sembrano avere la maturità giusta per portare la propria squadra al titolo. Dopo le prime due sconfitte,infatti, i Thunder hanno modificato il loro modo di giocare: Westbrook ha smesso di forzare


inutili penetrazioni e si è messo maggiormente a servizio dei propri compagni aumentando la sua media assist, Harden è risultato decisivo come sempre pur partendo dalla panchina, e Durant è ormai il leader indiscusso della squadra, l’uomo a cui affidarsi quando c’è bisogno di punti importanti e la palla scotta... e lui ha dimostrato di avere attributi d’acciaio nell’ultimo quarto, risultando a tratti immarcabile per i suoi avversari. Per gli Spurs, che sembravano avere le carte in regola per raggiungere il quinto titolo della gestione Popovich, si

chiude molto probabilmente un’era di successi: Duncan si avvia per le 37 primavere, Ginobili ne ha 34 e Parker è ormai trentenne. Una stirpe di campioni sembra essersi inoltrata sul viale del tramonto, ma un’altra altrettanto forte si sta accingendo a raggiungere la vetta dell’Olimpo.



I Tulipasni appassiti! Supporters Magazine n°6