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anno XiX — n. 87

maggio-agosto 2012

Ideazione di Gianni De Luigi, elaborazione grafica di Massimo Cremolani

mensile di ComuniCazione, Cultura e attualita nella Citta metropolitana di venezia

Copia omaggio


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IN QUESTO NUMERO Misteriosa e inquietante come appare nella nostra copertina, Venezia è una creatura a due teste: una emerge appena dall’acqua allungando lo sguardo su ponti, cupole, campanili e, poco oltre, verso la terraferma; l’altra, rovesciata, subacquea, poggia su bassi fondali di laguna echeggianti di sciabordii. In entrambi questi volti risiedono l’identità e la natura di Venezia, la sua straordinarietà, ma anche la causa di molti dei suoi problemi. Avvalendoci della duplicità semantica del termine ‘sottosopra’ si vuole fare riferimento alle due teste della nostra città ma anche allo stravolgimento prodotto da una modernizzazione che, secondo il parere di molti, sembra più un lasciapassare per interessi economici che non un modo per ridisegnarla. In questo momento il dibattito è incentrato sul Pat (Piano di assetto territoriale). Si vuole qui proporre una riflessione sul Piano che alla fine di gennaio dopo un iter travagliatissimo, ha raggiunto l’intesa delle forze politiche in un consiglio comunale presidiato dai comitati ambientalisti. Il Pat rappresenta certamente uno strumento formidabile per la gestione del territorio dato che, una volta concertato con la Regione e la Provincia, concede al Comune ‘libertà’ urbanistica: le scelte di dettaglio, decise e modificate dal Consiglio comunale, non necessitano di ulteriore approvazione. La sua formulazione inoltre non può prescindere dai problemi che caratterizzano lo stato del territorio e dell’ambiente. Il Pat deve soprattutto esprimere una ‘visione’ verso cui orientare le scelte future valutandone l’impatto sul territorio e sulla qualità della vita. La natura acquatica di Venezia, la sua fragilità, il suo valore storico, ambientale e paesaggistico dovrebbero essere quindi fuori discussione. Ma la città sopporta le grandi navi? E come rivitalizzarla anagraficamente? Continuare a puntare sul turismo in centro storico e sui centri commerciali in terraferma migliora la qualità della vita? Nexus ha chiesto vari pareri a soggetti diversi. Porge all’attenzione dei lettori quelli di quanti hanno risposto all’iniziativa. Daniela Zamburlin

enezia sottosopra? La Venezia di sopra credo abbia due fisionomie: La prima è quella di una città salottiera, concettosa, consapevole della propria dignità e unicità, ma in continua ricerca di un paradigma al passo con i tempi. La seconda è quella di un bazar stagionale, popolato da scimmiette d’ogni razza, gestito da prestigiatori imbonitori che badano esclusivamente agli interessi di categoria. Quello che le manca è l’archetipo delle tre scimmie sagge di Toshogu, che si tappano bocca, orecchie e

trimonio e di cultura per tappare buchi di vario tipo. Qualcosa non quadra. In questa Venezia “disopra” molte cose sono diventate insopportabili. Ne cito qualcuna tanto per non restare nel vago: La confusione di competenze tra le diverse autorità giurisdizionali;moto ondoso irrefrenabile; inquinamento da decine di migliaia di tonnellate di ossidi di carbonio e zolfo emessi dalle grandi navi; commercio ambulante fuori controllo; cambi d’uso di immobili storici e residenziali e, non ultimo, il rimpianto per la Soprin-

suolo”. Teorizzava interessi generali di sviluppo che sottendevano interessi particolari ben individuabili. Metteva in conflittualità l’economia dei baricentri esistenti con nuovi insediamenti commerciali/alberghieri. Taceva e tace sul saccheggio del Lido. Sono occorsi mesi di aspra conflittualità, sfociati in centinaia di emendamenti, per portare a casa un modesto ridimensionamento della cementificazione nel Quadrante di Tessera, l’affermazione della centralità della stazione ferroviaria di Mestre, che tuttavia non esclude

VENEZIA SOTTOSOPRA occhi verso le pressioni esterne, per dedicarsi alla meditazione, ovvero al governo severo della Città. Di fatto la Città non è in grado di esprimere una forza politica interprete del bisogno di vivibilità che meriterebbe. Qualcuno dice che Venezia, con porto e aeroporto, con gli introiti percepiti dalla Legge Speciale e con quelli del turismo, dovrebbe essere più ricca di Montecarlo. L’affermazione è un po’ spinta, ma pone alcuni interrogativi: Rimane qualcosa nelle casse comunali dai due milioni e passa di croceristi annui e dai picchi giornalieri degli oltre centomila “mordi fuggi”? Oppure ci rimettiamo, tenendo conto dei costi da usura, igiene e sicurezza? Certo è che, ad ogni fine esercizio, dobbiamo vendere pezzi di pa-

tendenza che fu. Nella Venezia “disotto”, anche qui individuo due aspetti. Quello a pelo d’acqua, che non può discostarsi dal concetto che la città è nei secoli legata con un cordone ombelicale alla Laguna. Spezzare questo cordone significa prendersi responsabilità di tale portata da far tremare i polsi al solo pensarci. L’altro aspetto è quello sotto traccia, ovvero quello connotato dai grandi appetiti che orbitano attorno al Ventre di Venere. Il Piano di assetto del Territorio doveva essere lo strumento perfetto per scongiurare la speculazione nel suo ambito. Ma, a mio modesto parere, il nuovo PAT nella stesura originaria prevedeva un’ espansione urbanistica in netta contraddizione con l’assunto di “arresto del consumo di

ancora di portare la TAV all’aeroporto, obbligando una connessione in galleria di dieci chilometri sotto il caranto. Ha dovuto movimentarsi la piazza per far emergere la volontà di espellere le grandi navi dal Bacino di S.Marco e per definire una riconversione funzionale di Porto Marghera. Non credo dovesse essere questo il percorso ottimale per far partecipare i cittadini a scelte fondamentali per il futuro del loro territorio. Lo scontro talvolta porta qualche risultato, ma alimenta una strada perversa: Radica il sospetto che senza di esso, le cose sarebbero andate diversamente e nella completa ignoranza dei cittadini.

ben oltre il momento elettorale e al di fuori del contesto partitico, ne sono testimoni la sfiducia e il senso di estraneità e di distanza con il governo locale e centrale che serpeggiano nella maggioranza delle persone. Per uscire dalla crisi dell’attuale forma della democrazia e rinnovare davvero la scena della politica c’è bisogno di creare le basi per una reale partecipazione dei cittadini alle scelte sul presente e futuro del paese e delle città. La direzione è quella che Monti ha indicato per evitare il ripetersi del caso della Tav della Val di Susa ma che è applicabile per ogni grande scelta che incide sulla qualità della vita delle persone: la democrazia partecipativa. È una strada ormai collaudata con successo in molti paesi e realtà e che si realizza attraverso una varietà di soluzioni, dal débat public, dibattito pubblico che è divenuto procedimento obbligatorio in Francia per gli interventi che comportano cospicui investimenti pubblici, a molte altre metodologie. Alla base di tutti questi percorsi sta la volontà di perseguire alcuni obiettivi imprescindibili: coinvolgere

la cittadinanza o gli abitanti di un territorio sin dall’inizio, non a progetto fatto e concluso, con la possibilità di rinunciare all’intervento o di modificarlo radicalmente; creare cittadinanza attiva e consapevole, informando con la massima trasparenza, facendo circolare saperi; giungere a una decisione in tempi stabiliti con una serie di passaggi guidati verso la decisione finale. Dovunque i processi di democrazia partecipativa, se attuati con assunzione di responsabilità politica, hanno permesso di giungere a decisioni migliori e di elevare la qualità della vita pubblica. La complessità del governo dei territori, le diverse istanze, la pluralità delle voci, hanno bisogno infatti di ascolto, di condivisione, di un passaggio epocale e culturale dalla centralità alla sussidiarità, da una concezione di potere come sovranità assoluta all’idea di servizio per il bene di tutti. Si tratta di un

percorso a cui ora nessuno è abituato o attrezzato, specie in Italia: né i cittadini che sovente faticano a passare dalla fase della protesta a quella di attiva responsabilità su un progetto, né tantomeno la pubblica amministrazione e i rappresentati politici che ancora assai poco sono ‘alfabetizzati’ alla partecipazione e ad assumere un ruolo meno di potere e più di vero servizio. È una strada che bisogna imparare insieme, con pazienza, con disponibilità, mettendosi davvero in gioco, uscendo dal cinismo che mortifica e deprime la nostra società, come ha spiegato la filosofa Roberta De Monticelli1. Anche perché - è proprio il caso di ricordarlo - essere cittadine e cittadini a pieno titolo, mettendo a frutto creativamente le nostre risorse per ‘reinventare le nostre città’, fa parte dei piaceri della vita a cui non è proprio il caso di rinunciare...

G.B.Vianello

foto di Stefano Giacomazzi

La democrazia imperfetta e i suoi rimedi Tiziana Plebani Non passa giorno che attraverso giornali, radio o tv veniamo a sapere di manifestazioni di protesta provocate da interventi di grande portata sul territorio e nelle città. I Comitati nascono spontaneamente per opporsi a nuove strade, mega centri commerciali, discariche e quant’altro e spesso concretizzano i loro sforzi anche in azioni legali. I recenti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti della Val di Susa per la costruzione del percorso dell’alta velocità ci segnalano la gravità di un problema di fondo che non è possibile continuare a ignorare. Queste contrapposizioni di scelte, che hanno alla base diverse concezioni di sviluppo e ‘benessere’ dei luoghi e di chi ci vive, le ritroviamo nelle questioni della nostra città: basti pensare al traffico croceristico e la gestione del Porto di Venezia, oppure alla svendita dei palazzi cittadini e alla loro destinazione, in primis il Fontego dei Tedeschi, per giungere ai progetti di Tessera city, del-

la sublagunare, della città della moda, e della Tav che interessa la nostra area. Perché si creano questi conflitti che non sanno trovare soluzioni, che vedono le parti avverse affrontarsi con linguaggi che non riescono a coinvolgere i non esperti e che fatalmente conducono a una soluzione ‘autoritaria’? La ragione sta in quella che anche dai giuristi e costituzionalisti è ormai definita democrazia imperfetta (esiste per altro un Democracy Index internazionale, in cui facciamo una ben magra figura) perché basata solo sul sistema della rappresentanza: essa offre al cittadino esclusivamente il ruolo di elettore, impoverendo di gran lunga l’attribuzione di sovranità popolare che è affermata dalla nostra stessa Costituzione. Che ci sia bisogno di ‘democratizzare la democrazia’ come molti studiosi, politologi, esperti di diritto, esteri e italiani hanno affermato, inserendo nuovi attori, implementando le forme della partecipazione, coinvolgendo i cittadini

Nel numero 86 di Nexus non sono stati indicati i crediti fotografici del materiale apparso a pagina 2. Tutte le foto pubblicate sono state fornite da Renato Pestriniero autore di Report. Venezia sull’orizzonte degli eventi (Casa Editrice el squero). Ce ne scusiamo con l’autore, l’editore e con i nostri lettori.


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PAT Piano di Assetto del Territorio

Si rinnova il vecchio piano regolatore: – Le grandi scelte sul territorio – Le strategie per lo sviluppo sostenibile – Principali funzioni delle diverse parti del territorio – Aree da conservare e valorizzare per il loro valore ambientale, paesaggistico e storico-architettonico Nexus presenta quattro interventi: AMICI, BORGHELLO, CACCIA, MICELLI

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er il Pat è ora aperta la fase delle osservazioni, cioè della diretta partecipazione dei cittadini alla valutazione e all’eventuale modifica delle scelte fin qui compiute. È una fase decisiva perché, come consiglieri della Lista civica “in comune”, abbiamo votato convinti il Pat adottato, ma siamo al tempo stesso ben consapevoli che molti nodi rimangono irrisolti e che molte scelte fondamentali sono state rinviate alla stesura dei Piani di intervento. A questo proposito, invitiamo tutti i cittadini e le associazioni a non abbassare la guardia. Ad esempio, sull’assetto definitivo del Quadrante di Tessera la battaglia è tutta aperta. Così come sul Lido, non possiamo attestarci a registrare, quasi in termini notarili, le decisione assunte a suo tempo dal Commissario. Il Pat, che è risultato alla fine della discussione del Consiglio comunale, è infatti uno strumento di transizione tra la città novecentesca che non c’è più e la città del secolo nuovo che non c’è ancora. Certo, nel Piano non è ancora disegnata compiutamente quella città che noi ambientalisti vorremmo, una città sostenibile ed orientata verso la green economy (ma a tale proposito vi è, per la prima volta, il riconoscimento del Parco della Laguna non come ipotesi di pura conservazione vincolistica, ma come volano di benessere per tutti). Tuttavia il Pat costituisce uno strumento che ci aiuterà a gestire questo passaggio riportando – e questo è il filo conduttore delle modifiche che ci siamo battuti per introdurre – il governo del territorio all’interno delle istituzioni elette democraticamente, riconsegnandolo alla partecipazione civica, sottraendolo cioè ai diktat di interessi economici opachi e di figure commissariali esterne. Ad esempio, il Pat dice chiaramente che il Comune, nei limiti delle sue competenze, ha l’obiettivo di allontanare il traffico delle grandi navi all’esterno della Laguna, in quanto incompatibili con il nostro delicato ambiente. E sono state recepite le nostre proposte sull’Alta Velocità ferroviaria. Siamo convinti che si possono spostare tante merci e tante persone tra Venezia e Trieste, utilizzando e potenziando le linee esistenti, senza una nuova, inutile e devastante infrastruttura. Si potrebbe raggiungere velocemente l’aeroporto da Venezia e da Mestre, se solo si realizzasse il metrò regionale che aspettiamo da vent’anni. E proprio a proposito dell’ipotizzato raddoppio del Marco Polo, il Pat afferma che lo scalo di Tessera non ha un carico di viaggiatori tale da giustificare un investimento tale, che comporterebbe invece un di più insostenibile d’inquinamento atmosferico, acustico e luminoso. Insomma, molto resta ancora da definire ed enormi sono gli interessi in campo, ma questo Pat è partito col piede giusto. Beppe Caccia

entre in tutta Italia è stata lanciata la campagna nazionale “Salviamo il paesaggio” con il censimento degli edifici sfitti e inutilizzati e nonostante i proclami di voler ridurre il consumo di suolo rispetto al piano della passata Amministrazione, a fine gennaio il Consiglio Comunale di Venezia ha adottato un Piano d’Assetto del Territorio che prevede ulteriori edificazioni per almeno 60.000 nuovi abitanti, l’aumento della ricettività turistica per circa 20.000 pernottanti giornalieri, la destinazione di 3,5 milioni di mq per nuovo commerciale e direzionale (all’incirca equivalenti a 100 Auchan) e infine la realizzazione di una città del “divertimento/intrattenimento” satellite a Tessera al centro di un nodo infrastrutturale costituito da aeroporto even-

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tualmente raddoppiato, treno ad alta velocità in galleria e collegamento sub lagunare con Venezia. La società civile e i comitati hanno tentato di limitare i danni dovuti, nella migliore delle ipotesi, a una visione arcaica del modello di sviluppo fondato sulla crescita dell’edificato e sulla diffusione a raggiera di nuovi poli commerciali in un territorio metropolitano già superdotato, anziché sulla ricucitura del tessuto urbano, proponendo emendamenti ben congegnati e documentati, redatti con il contributo di professionisti e docenti universitari. Sebbene siano stati sostenuti da alcuni Consiglieri (Lega, Movimento 5 stelle, Federazione della Sinistra e Gruppo Misto), sono stati volutamente relegati alla trattazione notturna, quando le questioni dirimenti che sollevavano, non po-

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ltre quattro anni di lavoro, quasi cento incontri pubblici con associazioni, forze politiche, sindacali e imprenditoriali, diciannove sedute di commissione consiliare, sei municipalità coinvolte: sono questi alcuni tra i numeri che restituiscono l'ampiezza dello sforzo che ha portato all'adozione dello strumento urbanistico capace di guidare lo sviluppo di Venezia per i prossimi decenni. Il Piano di assetto del territorio ha infatti proprio questa missione: fissare le linee guida strategiche dello sviluppo territoriale e stabilire alcuni contenuti non negoziabili nella trasformazione della città. Tre sono i punti più significativi che emergono dalle carte e dai documenti del nuovo piano. Il primo riguarda la fine dell'espansione urbana e la centralità dei processi di riuso della città esistente. La somma delle aree già urbanizzate e di quelle destinate a espansione perde oltre 100 ettari tra l'attuale piano regolatore e il nuovo strumento urbanistico: la città non consuma più suolo e si trasforma su se stessa. Il passaggio non è di poco conto: si pone fine a decenni di sviluppo estensivo che hanno consumato suolo, in molti casi deturpato il paesaggio e imposto un modello di mobilità tutto centrato sull'auto privata. Il secondo punto riguarda Porto Marghera. Per anni la sorte dei 2200 ettari destinati a porto e ad attività industriali è stata sospesa tra un passato di importanti produzioni industriali e un futuro dai contorni incerti. Con il Pat le scelte si fanno nitide la proprietà non ha più alibi: Porto Marghera resta patrimonio dell'industria italiana e le sue aree – riqualificate dal punto di vista urbanistico e ambientale – potranno ospitare nuove attività manifatturiere così come servire da piattaforma per la logistica integrata. Il terzo punto – senz'altro il più controverso e dibattuto – riguarda la cittadella dello sport e dell'intrattenimento a Tessera. Lo sviluppo della stazione aeroportuale e la dotazione infrastrutturale rendono quell'area il luogo idoneo per un polo di carattere sovracomunale (e infatti la scelta del Comune si allinea a quella di Regione e Provincia) per funzioni specializzate in grado di servire l'intera area metropolitana: lo stadio, altre attrezzature per lo sport e il tempo libero, la nuova sede del Casinò comunale. Adottato il piano, ora la parola passa di nuovo alla cittadinanza. È infatti da pochi giorni cominciata la fase delle osservazioni e dunque associazioni e singoli cittadini possono contribuire alla versione definitiva del piano. A seguire questa fase sarà uno specifico Osservatorio a carattere interdisciplinare che promuoverà il dibattito pubblico sui temi che la cittadinanza riterrà più importanti. E ciò perché il Pat possa essere, pur tra le diverse visioni che le forze economiche e sociali possono avere della città, una sorta di costituzione dello sviluppo del nostro territorio. Ezio Micelli

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l Piano di assetto del territorio adottato dal Consiglio comunale è la configurazione della città quale centro di un’area metropolitana le cui funzioni non sono ancora complete e ordinate. Riteniamo si debba favorire il ritorno alla città rispetto al consumo di campagna; si ferma il moto centrifugo perchè il contorno al Comune di Venezia è saturo ed è tale per cui con infrastrutture comuni e unitarietà di servizi si può considerare un’unica città. Quindi abbiamo guardato alla reindustrializzazione di Porto Marghera come unica possibilità di condividere un’area fortemente infrastrutturata con il resto del tessuto produttivo regionale; si è valutato positivamente l’ubicazione a Tessera del distretto dedicato all’intrattenimento (sport, musica, Casinò); si sono indirizzati il credito edilizio e la perequazione per rigenerare quel tessuto edilizio che ormai ha mediamente 50 anni e che non è stato pianificato al tempo considerando lo standard pubblico come qualità urbana. Il completamento di funzioni da un lato, il concetto di regia pubblica da un altro. Infatti il Pat mostra una regia dello sviluppo che a Mestre soprattutto è sempre stata lasciata all’idea estemporanea o al grande progetto di turno. Non guardiamo ai pericoli dello sviluppo ma alle opportunità ed è per questo che abbiamo voluto riempire di funzioni la città e al suo interno non contenerne oltremodo le dimensioni comunque riducendo, rispetto al vigente Prg, gli ettari possibili da urbanizzare e dotando di vincoli ambientali molte più aree di quelle oggi vincolate. Vi sono infatti una cintura verde urbana connessa alla cintura d’acqua valorizzata (Parco della laguna) che costituiscono una straordinaria dotazione ambientale. Dovrebbe far riflettere che la seconda zona industriale della provincia di Venezia è in quel di S. Maria di Sala ed è in espansione sebbene non infrastrutturata mentre esiste un’area industriale collegata al porto, alla ferrovia e all’autostrada in quel di Marghera ampiamente vuota; il polo dello sport e del tempo libero in quel di Tessera si svilupperà su 52 ettari mentre lo sviluppo dell’ aeroporto viene previsto su 700 ettari ma nessuno lo dice (noi siamo contrari); è un male venga incentivata la riqualificazione delle parti di città degradate con nuova e sostitutiva edilizia sostenibile? È una città metropolitana quella che vogliamo traguardare, una sfida culturale che ha bisogno di confronto vero, di sinergie. Questo è un Pat di coesione e sviluppo per crescere insieme. Claudio Borghello

tevano trovare adeguato approfondimento. Quanti sono riusciti a essere presenti alle tre giornate di Consiglio hanno assistito all'azione diversiva operata da Giunta e maggioranza che ha depotenziato i numerosi emendamenti producendo un voluminoso maxi-emendamento che solo apparentemente accoglieva parte delle istanze dei cittadini. Giunto solamente alla fine del secondo giorno, modificava allegati grafici non forniti, mentre era privo dello sbandierato aggiornamento del Rapporto Ambientale che molti avevano rilevato non rispondente nella stesura originaria ai requisiti minimi richiesti dalla normativa comunitaria. L'elaborato aggiornato è stato reso disponibile soltanto con la pubblicazione all'Albo Pretorio Comunale della delibera di adozione del Pat,

avvenuta il 16 marzo. Vien da chiedersi su quale base i Consiglieri abbiano formulato giudizio e voto. Gli eletti si sono mostrati attenti a rivendicare la loro rappresentatività ogni qual volta i cittadini chiedono di essere consultati attraverso processi di partecipazione democratica, ma disponibili ad abdicare al loro ruolo di decisori rispetto alle sollecitate indicazioni di voto da parte della Giunta. La sintetica bocciatura “Parere di Giunta non favorevole”, ha evitato d’approfondire questioni sostanziali fra cui: l’evidenziazione del rischio idraulico cui si sottopone la città in conseguenza dell’edificazione del Quadrante di Tessera, la richiesta di impedire la costruzione nel Parco San Giuliano di cubature tali da poterne occupare metà estensione, l’esigen-

za di rispettare la Legge Urbanistica Regionale che impone di non consumare suolo agricolo oltre un valore determinato in funzione del territorio comunale, equivalente a 60,78 ettari, ampiamente superato da questo Pat, che utilizza circa 500 ettari. Rispetto all'iter d'approvazione del Piano ci troviamo nella fase di consultazione della popolazione che terminerà il 29 maggio. È questo il momento per cittadini e associazioni di formulare e sottoporre osservazioni. Un estremo tentativo di migliorarlo è pertanto ancora possibile, la cittadinanza è invitata a informarsi ed elaborare proposte, sperando di trovare una classe politica che ascolta e dialoga nell’interesse del futuro della nostra città. Emanuela Amici


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assato al Comune nel 2009 dopo un iter iniziato nel 1996, questo grande bene pubblico è ancora in attesa di una destinazione. Finora per la gestione e lo studio dell’area ci si è avvalsi di Marco Polo System, una società Geie (gruppo europeo di interesse economico) per la promozione di attività inseribili nei programmi dell’UE (progetto pilota per ACT 4 PPP). La gestione MPS ha consentito finora di tenere in vita varie zone del Forte. Alcuni edifici sono diventati sede di associazioni, del museo storico-militare e di quello delle imbarcazioni tradizionali. Si sono organizzate manifestazioni culturali ed artistiche aperte alla cittadinanza che solo in tempi recenti ha cominciato a frequentare il Forte interdetto per quasi due secoli ai civili. Nelle aree abbandonate tuttavia la na-

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QUALE DESTINO PER FORTE MARGHERA? tura ha ripreso il sopravvento. Si è formata una garzaia, ma i rovi e l’edera hanno attaccato alcuni edifici storici e li hanno fatti crollare. Le associazioni residenti hanno potuto garantire solo in minima parte la manutenzione e sembra evidente che, con il passare del tempo, anche la MPS non riesce più a controllare i 44 ettari dell’area Forte. Questa situazione impone al Comune di prendere una decisione in merito al destino complessivo dell’area. Finora non sono mancati gli studi e le proposte, basta consultare il sito dedicato al Forte per rendersene conto. In particolare ha tuttavia destato l’attenzione e la preoccupazione dei cittadini quella di Impregilo-Eduka che pre-

vede la costruzione di strutture ricettive private e uno stravolgimento sostanziale dell’intera area. Nel giro di pochi giorni ( giugno 2011) si sono raccolte quasi 4000 firme contro il pericolo che il Forte venga venduto su una promessa di profitto analoga a quella che ha fatto radere al suolo l’ex ospedale civile di Mestre. Il Sindaco rassicura sul valore “puramente ricognitivo” dell’attenzione che il Comune rivolge ai progetti ricevuti ma la preoccupazione resta. L’ultima proposta in ordine di tempo è quella presentata alla città e ai suoi amministratori il 16 marzo al Palaplip dal “Gruppo di lavoro per Forte Marghera…stella d’acqua”. Si tratta

di cittadini senza diretti interessi economici sul Forte e animati dal desiderio che esso sia restituito alla comunità. Il Gruppo è arrivato alla formulazione delle Linee guida attraverso un processo di progettazione partecipata culminato nell’Open Space Technolgy che il 5 febbraio ha raccolto le proposte di almeno 400 persone al Franchetti. Il Gruppo si è totalmente autofinanziato, ha coinvolto i giovani e le scuole, ha cercato ed ottenuto il patrocinio dell’Assessorato all’Ambiente e quello della Municipalità di Mestre-Carpenedo. Il 18 aprile la Commissione comunale Patrimonio valuterà le Linee guida del “Gruppo Stella d’acqua”. A sup-

tamente intrecciate. Di recente ha pubblicato il saggio O Venezia, Venaga, Venusia… ne I nuovi veneziani. Racconti, visioni, passioni e speranze, uscito per i tipi di Studio LT2 a cura di Caterina Falormo. Le abbiamo chiesto di illustrarci la sua visione della città.

contrarsi, inusuali per altre città e specifici di questa. È la città fisica a resistere, almeno fino ad ora, almeno ancora per un po’. Nonostante le trasformazioni.

gi: della nostra assoluta incapacità di mettere a frutto la grande risorsa costituita dall’eterogeneità e complessità del nostro territorio. Dal mare alla laguna, alle spiagge, alla città storica, alle isole, fino alla campagna e alle fabbriche, grandi e piccole, e alle spalle le colline, le montagne, il tutto concentrato in un’area dalle potenzialità, se messe in fila, eccezionali. Eppure i grandi eventi mediatici come quelli culturali scivolano via senza quasi lasciare traccia in città, assuefatta ad essere scenario, stanca di essere spettatore – di un inquinamento visivo dalla portata aggressiva spaventosa – , disabituata al ruolo di attore, di parte attiva di quanto accade. Venezia come città produttiva e non solo vetrina significa attività continuative, stabili, radicate, permeanti la struttura sociale e fisica della città, di cui gli eventi dovrebbero costituire solo la punta dell’ice-

porto del valore di questo documento la richiesta di almeno 2000 cittadini per la promozione di un’istruttoria partecipata per il recupero del Forte. Si darà ascolto alla loro voce? Prima di essere militare, l’area del Forte è stata per almeno cinque secoli centro di scambi e di comunicazioni. Speriamo che torni ad esserlo e si riapra al territorio con alcune importanti valenze in più : gli angoli di natura selvaggia, la pace, gli edifici storici, le vie d’acqua tra Mestre e Venezia e il parco di san Giuliano, la vicinanza con il nuovo centro universitario, la sensibilità ambientale, paesaggistica e sociale di molti cittadini. Cementificare significherebbe stravolgere e “banalizzare” questo bene unico e perdere un’altra occasione per dare alla città una “buona opera per tutti”. Gemma Moldi

Courtesy Marco Polo System: Forte Marghera.org

SMETTIAMO DI ESSERE LA VETRINA DEGLI ALTRI Intervista all’architetto Maura Manzelle Vive e lavora a Venezia, dove sviluppa progetti di restauro e riuso di edifici storici e nuovi interventi. L’architetto Maura Manzelle, classe 1963, laureata presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ha svolto attività didattica e di ricerca allo Iuav con Valeriano Pastor e all’Università di Trieste con Luigi Snozzi. Attualmente è professore a contratto titolare del Laboratorio di Progettazione Architettonica I presso l’Università Iuav di Venezia. L’attività professionale, di ricerca e di insegnamento sono stret-

Quanto è cambiata Venezia? Ciò che abbiamo assaporato di questa città nella nostra infanzia per esperienza diretta, e attraverso i racconti e i ricordi delle nostre famiglie, o ciò che abbiamo studiato e indagato nella storia della città, non è oggi riconoscibile che per tratti, fondamentali, ma discontinui. Da questa frattura radicale, profonda, tra la Venezia che era e la Venezia che è, a restare è comunque la città, la sua fisicità, la sua struttura. E non è poco: è la città fisica che consente e impone modi di abitare, vivere, muoversi, in-

C’è da chiedersi ancora per quanto. Viviamo in un territorio eccezionale, in una città eccezionale, che in passato ha dato prova di capacità di innovazione, che è stata ed è crocevia di culture e popoli, che è stata luogo di produzione e non solo culturale, luogo eletto … come molti ci ricordano, eppure… è l’aspetto vagamente romantico, velatamente decadente nonostante tutti gli interventi di restauro e conservazione, nostalgico, che prevale sulla natura produttiva, energica, innovativa della città. Cosa rimprovera ai veneziani? Di questo forse non mi capacito ancora og-

berg; significa anche condizione per riportare a Venezia una popolazione stabile, che sia attrice e non spettatrice di quegli scambi, contatti, interazioni, che generano nuove prospettive di attività e di lavoro. Cosa possono/devono fare le nuove generazioni? Riprendersi tutti gli ambiti possibili di intervento, anche e soprattutto quelli ai quali non siamo mai stati abituati, riprenderci la responsabilità e la progettualità che compete alla nostra generazione in quanto tale, a partire dalla nostra città, per promuovere la produzione di cultura, di idee, di innovazione, ad alto livello, smettendo di puntare ad essere la vetrina usata da altri, per non essere immagine ma sostanza dell’immateriale. Gianni De Luigi


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LA VENEZIA SCOMPARSA di Rosanna Mavian

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ivedere di recente, in televisione, un piccolo capolavoro del cinema italiano dei primi anni Cinquanta, girato a Venezia, La mano dello straniero di Mario Soldati, mi ha suggerito una serie di riflessioni che desidero condividere con i lettori di Nexus. Oltre che un film dalla storia intrigante, uscita dalla penna di Graham Greene, sceneggiata da Giorgio Bassani e interpretata da un cast di rilievo, questo è un documento che restituisce in un magnifico bianco e nero (fotografia di Enzo Serafin) una città che non esiste più. Per carità, tutti gli edifici, tutte le location usate sono sempre lì, al loro posto, ma la Venezia popolosa e popolare, immortalata in tante scene del film, non c’è più. L’ultima rilevazione sul numero di abitanti del centro storico dà la popolazione a 59.000 abitanti, quando, alla data in cui fu girato il film (1953) ce n’erano almeno tre volte tanti. Ogni scena, ogni calle, ogni riva che appare nei fotogrammi è piena di gente, di veneziani veri, non folle di turisti: il Mercato e il Ponte di Rialto, Piazza San Marco, i campi, le fondamente che i protagonisti percorrono, brulicano di vita. Siamo in piena epoca di Neorealismo cinematografico e tutte le ambientazioni scelte sono dal vero; così, a fare da sfondo alle avventure degli attori professionisti c’è un mondo vivace pieno di massaie con la sporta della spesa, ragazzini che giocano al pallone nei campi, facchini coi carretti. Una città ancora vitale e pulsante, indaffarata nelle occupazioni quotidiane. Si nota la semplicità e sobrietà del vestire decoroso e modesto del dopoguerra, bambini in pantaloncini corti, uomini con il cappello in testa e i lunghi cappotti un po’ lisi. Stupenda la scena del teatrino dei burattini con la piccola folla radunata intorno e il ragazzo inglese che nel suo girovagare per la città in cerca del padre (un maggiore dell’esercito britannico rapito al suo arrivo a Venezia) si imbatte in quell’insolito spettacolo all’aperto e resta incantato a guardare Arlecchino e Brighella che se le danno di santa ragione su quel minuscolo palcoscenico. Quante volte da bambina anch’io mi sono imbattuta in quei teatrini improvvisati di legno colorato portati in giro per i campi veneziani dai burattinai, che d’estate si trasferivano in spiaggia al Lido per il divertimento di piccoli e grandi. Sandrone e Fracanapa, Colombina e Pantalon dei Bisognosi sbucavano dal teatrino issato sul prato verde di fronte alla Pagoda del Des Bains dove si davano appuntamento al sabato pomeriggio i bambini arrivati da tutte le spiagge. In un altro film girato in parte a Venezia, Souvenir d’Italie, Vittorio De Sica e Isabelle Corey si fermavano nel campiello della Querini a godersi lo spettacolo dei burattinai di strada. Erano consuetudini piacevoli di una società, di un mondo scomparso. Le bambine giocavano al “campanon” in corte, i maschietti rincorrevano il pallone in campo, mentre oggi stanno inchiodati davanti a qualche videogioco o social network, isolati tra quattro pareti, sgranocchiando merendine preconfezionate. L’allegra coralità di un vivere comune si è man mano dissolta con l’esodo, finora inarrestato, dei veneziani del centro storico, dove invece convergono turisti e croceristi mordi e fuggi, o nuovi residenti, facoltosi foresti in trasferta occasionale nelle seconde case.

Rivedere nel bel film di Soldati quella Venezia di veneziani perduti, ormai figure scomparse dal paesaggio cittadino, magistralmente ripreso nei suoi scorci storici e in quelli minori e più inusuali, stringeva davvero il cuore. Una lunga carrellata nella prima parte del film segue Alida Valli e il bambino straniero che inizia le difficili ricerche del padre, sparito in città misteriosamente e ci permette di leggere le insegne delle botteghe e dei locali nelle Procuratie Vecchie: alcuni negozi esistono ancora, altri non più: il Caffè Lavena e il Caffè Quadri con l’ orchestrina che suona sono al loro posto, poi la scena si sposta in Campo San Moisé, riprende la chiesa, il ponte, Via XXII Marzo come non siamo più abituati a vederli e cioè liberi dalle torme dei “ vu’ cumpra’ ” che ora invadono la zona con borsoni e lenzuola fitte di merce taroccata a far da tappeto sul selciato … E ancora il mercato di Rialto, i suoi dintorni pieni di vita e i ponti che i personaggi attraversavano appaiono diversi ai nostri occhi, senza gli ingorghi di turisti accalcati dietro alla guida di turno con ombrellino. Emblematico di un’epoca il passaggio su un ponte di una scolaresca di bambine col grembiulino nero e il fiocco sul colletto bianco, con la maestra che le accompagna: cantano e sono allegre: c’è qualcosa di ordinato, di sereno e disciplinato, eppure festoso nel loro modo di camminare, di cantare, di sorridere. Anche qui atmosfere e comportamenti smarriti. Ho rivisto la Venezia della mia infanzia e giovinezza, i locali con la pergola in Campo San Giacomo da l’Orio, con i giocatori di carte ai tavolini, i sotoporteghi con il tabernacolo e il lumino (chissà se quello inquadrato con un Gesù Bambino senza testa in braccio alla Madonna esiste/resiste ancora?) La storia del film si snoda attraversando le location della Venezia maggiore e ancor più quelle di una Venezia minore: dagli interni del Grand Hotel Gritti (la camera d’albergo del bambino si affaccia sulla chiesa della Salute e sull’imbarcadero del Giglio) ai meandri dietro Rialto, dalla Riva dei Schiavoni ai tavolini di un caffè sulle Zattere, dall’interno di San Moisé alle corsie dell’Ospedale. Alcune scene importanti si svolgono sul vaporetto in Canal Grande e sui vecchi pontili dell’Acnil e, ancora, nella cavana dei Vigili del Fuoco. Qualche nota a margine del film: La mano dello straniero non ha solo il merito di rappresentare uno straordinario documento di una città che nel giro di qualche decennio avrebbe subito una decisa metamorfosi antropologica dovuta non solo all’esodo di popolazione, ma anche alla perdita di attività manifatturiere, artigianali, commerciali – basti pensare alla chiusura di cantieri, di fabbriche, così numerose alla Giudecca, come la Junghans o gli Stabilimenti Cinematografici Scalera. Nel film di Soldati, oltre ad Alida Valli e Trevor Howard, reduci dal grande successo de Il terzo uomo di Carol Reed, del ’51, troviamo Richard Baseheart (il “matto” del capolavoro di Fellini La strada) e Eduardo Cianelli, ottimo interprete nei ruoli di vilain del cinema internazionale, qui nella parte del dottor Bosich, doppiato da Cesco Baseggio, attore principe del teatro veneziano. Il personaggio, ha un ruolo ambiguo nella trama: cinico e amaro più che “cattivo” a tutto tondo, disegna un tipo d’uomo del dopoguerra difficile, con la guerra fredda e i complotti di spie. Sul comodino del dottor Bosich si intravede, in una scena, la sua lettura del momento, Il tramonto dell’Occidente di Osvald Splenger, libro premonitore.

Citta’ QUADRANTE DI TESSERA una sconfitta per l’ambiente Il filosofo Marc Auge non avrebbe certo difficoltà a far rientrare il “Quadrante Tessera” nella categoria dei cosiddetti non-luoghi. Si tratta infatti di 100 ettari di terreni agricoli a cavallo di una bretella autostradale, a poche centinaia di metri dall’aeroporto, che potrebbero trasformarsi presto in una città finta che farà concorrenza alla città reale. Si utilizzano certo espressioni gradevoli per definirla, “città del divertimento”, “città dello sport”, ricordando gli specchietti per allodole di stadio, casinò e palazzetto dello sport. L’operazione per la verità, in sé banale, si basa sulla costruzione di nuovi alberghi (tanti), uffici e centri commerciali. Il tutto è funzionale all’arrivo di nuovi milioni di turisti da portare a Venezia, sottoterra come topi, con la nuova sublagunare. Insomma, altri negozi e uffici chiuderanno per trasferirsi nella “new city” causando impoverimento e degrado dei centri urbani. Gli abitanti, dal canto loro, saranno costretti a muoversi in auto per raggiungere il nulla e fare sport, peraltro mettendo a serio rischio i propri polmoni a causa delle polveri sottili generate da autostrada e aeroporto. I turisti invece, desiderosi di conoscere il made in Italy, saranno stipati in alberghi-alveari a 4 stelle vista tangenziale, appartenenti a grandi catene internazionali che magari usano il latte in polvere e le brioche surgelate. Il progetto del Quadrante ha suscitato in città forti critiche da parte di comitati e associazioni ambientaliste ma è stato difeso in modo bipartisan dai partiti (Pd, Pdl, Udc e Idv) con due ragioni fondamentali: l’attuale mancanza di uno stadio e l’esigenza di “creare sviluppo”. Sul primo punto si potrebbe obiettare, banalmente, che uno stadio da 30.000 persone è forse eccessivo per una squadra attualmente in serie D, le cui partite richiamano ogni domenica circa 2.000 spettatori. Si potrebbe anche immaginare di collocare lo stadio a Marghera vista l’abbondanza di aree e l’affievolimento del rischio industriale legato alla chiusura di molti impianti chimici. Infine si potrebbe usufruire del credito sportivo senza legarsi, irreparabilmente, a cordate di immobiliaristi che poi “passeranno a riscuotere” gli interessi sotto forma di rilevanti cubature. Sul secondo punto, smentendo le rosee previsioni, basta citare il nuovo Pat (Piano di Assetto del Territorio) che prevede come obiettivo la “valorizzazione del waterfront lagunare e della zona aeroportuale dal punto di vista turistico, cui dovrebbero però essere collegati ammortizzatori per le imprese situate in altre aree che dovessero subire conseguenze da tale sviluppo...” In pratica si ammette, incredibilmente, che costruire qui nuovi alberghi, vista la saturazione del settore, causerà danni economici ad altri hotel in città. In conclusione gli unici a rallegrarsi sono le due società immobiliari, e i loro sponsor politici, che hanno fatto incetta di terreni agricoli in zona, acquistati per pochi spiccioli ma il cui valore aumenterà di venti volte con l’approvazione definitiva del Quadrante. Attualmente, non è ancora tutto perduto e i cittadini possono ancora opporsi a queste scelte sottoscrivendo le osservazioni che gli ambientalisti, supportati da tecnici disinteressati, stanno preparando. Urbanistica o (f)urbanistica per il futuro di Mestre e Venezia? A noi tutti la scelta. Davide Scano

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Caro Nexus, Inviamo in allegato la lettera della Presidente Nazionale della Ficlu,Maria Luisa Stringa, inviata al Club Unesco dopo la XXXIII Assemblea Nazionale, svoltasi a Venezia dal I° al 4 marzo 2012, con preghiera di pubblicazione. Evi Spero, presidente Club Unesco Cari amici, rientro da Venezia portando nel cuore il calore dell’accoglienza della presidente Evi Spero, del vice presidente Carmelo Abbadessa, dei loro collaboratori, che desidero ancora ringraziare, a nome di tutti i Soci. Porto negli occhi i colori di Venezia che ci ha accolto con straordinarie giornate di sole; incancellabile nella memoria lo splendore dei mosaici che ci sono apparsi con una scenografia degna del Rinascimento veneziano, con luci che si accendevano nell’oscurità e una eccezionale spiegazione. Da San Marco ci siamo spostati nelle sale dell’Hotel Danieli che conserva nei suoi saloni, affacciati sulla laguna, tutto lo stile e la tradizione e diciamo pure il fasto della Venezia che ha dominato l’Italia e il mondo con la sua cultura, la sua arte, la sua apertura sui mari e le terre. La cena dell’amicizia, a celebrare il ventesimo anniversario del Club Unesco di Venezia, è stata accompagnata da musiche barocche, con due giovani artisti la soprano Gomiero e Simone al liuto-tiorba. Con i valori dell’ Unesco nella mente porto i risultati dell’Assemblea che posso dire, con soddisfazione, certamente positivi, anche grazie all’ambiente di Palazzo Zorzi, sede dell’Unesco a Venezia, sereno, raccolto perfettamente a nostra disposizione in tutti i sensi; ne siamo tutti molto grati al Direttore, dott. Engelberg Ruoss, alla Direzione e allo staff per l’accoglienza e la collaborazione. I partecipanti sono venuti da 33 Club, un numero molto alto in anno non elettorale; ma non era soltanto la bellezza della città d’arte ad attrarre, perché le riunioni operative hanno pure registrato moltissime presenze, sia nella storica e suggestiva sala del Consiglio Comunale, a Rialto, sia a Palazzo Zorzi. Ora i Club in Italia sono quasi 150, le tematiche unescane da affrontare sempre più acute e urgenti. Abbiamo costituito l’Istituto di formazione della Federazione, con l’impegno di corsi dedicati ai nuovi Club in particolare, ma allo stesso tempo a tutti i Soci che vogliano partecipare a questo impegno, prioritario per i Club Unesco, di conoscere sempre più e sempre meglio la “nostra” Organizzazione e le nostre finalità operativ e. Il Convegno di studio ha avuto spazio per approfondire i diversi aspetti scientifici, storici e attuali che si ripropongono, non più dilazionabili, ai quali si lega il futuro dell’umanità. L’acqua, ambiente, paesaggio, modo di comunicazione fonte di vita una realtà sulla quale l’ Unesco richiama in questo decennio una accresciuta responsabilità, è stata presentata, con dati, grafici, testimonianze fotografiche, attraverso le relazioni di qualificati esperti. Ricordiamo le lezioni magistrali, in apertura dei lavori, un quadro problematico e scientifico della risorsa acqua con le stimolanti relazioni del prof. Giuseppe Goisis “sete d’acqua sete di cultura: un dialogo fra valori e diritti”, con un approfondimento problematico filosofico e politico, e del professore Antonio Vernier che ha condotto il pubblico numeroso e attentissimo nella più drammatica situazione mondiale, dei paesi più poveri dell’Africa. Di grande e coinvolgente interesse le relazioni del dott. Philippe Pypaert, dell’Ufficio italiano Unesco, che ha ripercorso l’impegno internazionale per l’azione “Acqua per la Vita”. I problemi di una città storica come Venezia, che vive nell’acqua, sono stati affrontati dall’Ing. Giampietro Mayerle, Responsabile Ufficio Salvaguardia di Venezia - Magistrato alle Acque, che ha presentato i dettagli tecnici e operatrivi le avvincenti fasi del progetto Mose. Nella stessa emblematica realtà veneziana ci ha introdotto il prof. Andrea Rinaldo, docente presso la facoltà d’Ingegneria dell’Università di Padova e presso il Politecnico di Losanna, con un intervento documentato e seguito con grande partecipazione. L’impegno della Federazione e dei Club sulla problematica dell’acqua è emerso attraverso l’intervento della vice presidente Maria Paola Azzario che ha ricordato l’importanza annessa al concorso, nazionale, promosso dall’Istituto di Formazione della Federazione “L’Acqua, fonte di sviluppo e di pace”. Il concorso a premi, riservato alle scuole, mira a sensibilizzare il numero più ampio di persone, giovanissimi e adulti ed affidato quest’anno al Centro Unesco di Torino. Si ricorda che la scadenza è stata prolungata al marzo prossimo. I prossimi appuntamenti della Federazione Mondiale e della Federazione Europea, ai quali la Ficlu sarà presente sono in Messico, dal 15 al 20 marzo e a Minsk, per la Federazione Europea, inizio aprile. Marialuisa Stringa, Presidente FICLU

In MeMorIaM Gastone Geron giornalista e scrittore † 12 gennaio

Mauro Breda fotografo

† 22 gennaio 2012

renzopittore rombolotto e scrittore † 28 gennaio 2012

Mario Manzari

docente a Ca’ Foscari e caro amico Vi sia a tutti lieve la terra


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maggio-agosto 2012

Citta’

IL BUCO AL LIDO

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ncora una volta la maledizione dell’architettura moderna si è abbattuta su Venezia: il progetto vincitore nel 2005 del concorso per un nuovo palazzo del cinema e dei congressi, non sarà realizzato: si è abbattuto come un macigno sopra un centinaio di pini marittimi lasciando un grande cratere nella sabbia (e anche nel bilancio comunale). La causa del fallimento va cercata nella vision dei pubblici amministratori che hanno scelto di realizzare la grande opera “a prescindere”, senza cioè una attenta verifica delle reali necessità e possibilità: solo nel 2011 la Biennale di Venezia avvierà la riqualificazione delle strutture già disponibili! e la scelta di iniziare comunque ai lavori, mancando l’intero finanziamento necessario, non ha ancora finito di produrre i suoi effetti devastanti! La vicenda è accompagnata da altre stranezze. Innanzitutto, si fa in modo che il plusvalore generato dalle varianti urbanistiche per l’ex Ospedale al Mare, non vada a beneficio dell’Ulss proprietaria, ma del Comune, per finanziare la costruzione del palazzo del cinema. Si mette a gara l’esecuzione di un progetto non ancora definito e si affida tutta la gestione ad un Commissario delegato secondo le procedure di protezione civile, per nessuna ragione di emergenza ma per l’evento 150° dell’Unità d’Italia. Non bastasse, su richiesta del sindaco di allora, si allargano gli obiettivi del commissariamento al generale “sviluppo” del Lido. Grazie a procedure accelerate e derogatorie (elusa la competenza del Consiglio Comunale per le varianti urbanistiche e quella della Commissione per la Salvaguardia di Venezia), si dà la stura a grandi progetti privati: quelli turistici-residenziali-alberghieri della società EstCapital (capitanata da un ex assessore comunale) e un altro intervento che comporta la cementificazione di un giardino vincolato (il Parco delle Rose). Il Commissario viene pure incaricato di provvedere alla vendita, per conto del Comune, del compendio ex Ospe-

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ieni di buchi. Questo sembra essere il destino della nostra città. Al Lido c’è il buco del Palazzo del Cinema, in Comune c’è quello del Bilancio e a Mestre il buco dell’ex Umberto I, diventato covo di tossici, vagabondi, topi e cani randagi. Per quanto tempo dovremo tenercelo, quest’ultimo? Tanto, probabilmente. Il progetto delle tre torri sembra destinato a cadere nel dimenticatoio. Per fortuna, perché l’ultima cosa di cui Mestre ha bisogno è di avere tre ecomostri, completamente sproporzionati con lo skyline circostante, e una quantità enorme di metri cubi edificati, di cui non c’è assolutamente richiesta, né ad uso abitativo, né, tanto meno, ad uso pubblico. Non scordiamo, infatti, che i nostri politici non sanno, da un secolo ormai, cosa fare di tanti altri spazi e volumi edificati come il Forte Marghera, la Caserma Matter, Villa Erizzo e molti ancora. Più che il simbolo della città, come si vorrebbe che fossero,

NO GRANDI NAVI — LAGUNA BENE COMUNE gni ragionamento sulla portualità veneziana dovrebbe partire dalla risposta a una semplicissima domanda: è il Porto a servizio della comunità o è la comunità a servizio del Porto? La risposta sembrerebbe scontata ma non è così perché la storia dimostra che il Porto è sempre cresciuto secondo logiche autoreferenziali, senza mai tenere conto della città e della laguna. E' quanto sta avvenendo anche oggi col crocerismo, e Comune, Magistrato alle Acque, Ministero dell'Ambiente sono appiattiti in modo acritico sui progetti dell'Autorità Portuale, fondati sul mantra indimostrato che quello delle grandi navi sia per Venezia un beneficio economico irrinunciabile. Forse i conti non tornerebbero anche senza valutare gli immensi danni ambientali che certamente il crocerismo infligge alla città, e sarà il caso che qualcuno - ma non certo il Porto - prima o poi li faccia. Il disegno che sta maturando, infatti, è la riconferma della Marittima a attracco delle grandi navi, non sei come ora ma nove dato che una settima banchina è in allestimento e altre due verranno liberate nel 2013 per il trasferimento dei traghetti a Fusina.

O foto di Arianna Scolaro

dale al Mare (frutto anche di donazioni al sistema assistenziale), e qui le cose si ingarbugliano con un invito e poi due bandi che consentiranno ad Est Capital, unica concorrente, di unire l’acquisto dell’area (con la possibilità di abbattere il monoblocco ospitante i servizi sociosanitari) alle concessioni demaniali per un nuovo stabilimento balneare e un enorme e impattante porto turistico a San Nicolò. Intanto i lavori del palazzo del cinema sono incappati nelle mura di un forte ottocentesco e nei resti di strutture in amianto abbandonate che, mescolati a sabbia, hanno richiesto di essere smaltiti con un costo di oltre 15 milioni di euro. Da mesi il cantiere è fermo, sotto gli occhi della platea internazionale che segue la Mostra del Cinema. Il semplice buon senso suggerirebbe di riformulare gli obiettivi, di risolvere il contenzioso con l’impresa appaltatrice utilizzando i lavori già eseguiti per opere utili e complementari alle strutture esistenti. Si tratta di passare dalla realizzazione di un nuovo palazzo a quella di una cittadella del cinema, ben inserita nel tessuto urbano: utilizzando e riqualificando le strutture già esistenti (ex Casinò, Palagalileo, ecc.), integrandole con nuovi volumi di servizio, ricavabili dallo scavo già effettuato, ripristinando aree verdi, riabilitando viabilità e arredo urbano, dall’affaccio sulla laguna a quello sul mare … Magari, questa volta, evitare il solito progetto calato dall’alto – e sceglierlo piuttosto con un processo ben partecipato – aiuterebbe a fare presto e bene. Marco Zanetti

Intanto i condomini del mare continueranno a transitare in Bacino San Marco, e solo quelli oltre le 40 mila tonnellate (il Titanic ne stazzava 46 mila, per intendersi) non lo potranno più fare, ma solo dal giorno di san mai, cioé da quando, come prescrive il decreto Clini – Passera del 2 marzo 2012, sarà stata trovata un'alternativa. Quella ipotizzata ora è lo scavo del piccolissimo canale Contorta Sant'Angelo, che porterà il Canale dei Petroli, storico responsabile del dissesto di mezza laguna, direttamente nel cuore della città. Non eliminando quelli che il presidente dell'Autorità Portuale, Paolo Costa, chiama i “fastidi” delle grandi navi: cioé inquinamento, problemi idrodinamici, rumori, vibrazioni, rischio di incidenti. Il Comitato No Grandi Navi dice che le navi incompatibili col complessivo benessere e con la sicurezza della città e col recupero morfologico della laguna devono restare fuori dalle bocche di porto, consentendo così la riduzione delle sezioni delle bocche medesime e la ricalibratura delle profondità, delle larghezze e dei percorsi dei canali portuali. Il

Silvio Testa Portavoce del Comitato No Grandi Navi Laguna Bene Comune

La mia città di fumo di Anna Maria Giannuzzi Miraglia è una raccolta di poesie su Venezia e la sua Laguna: propone un itinerario inedito tra cieli, acque, calli, suoni e riflessi, alla scoperta di luoghi e atmosfere ricchi di suggestioni ed emozioni. La silloge presenta una prefazione del compianto Bruno Rosada e un’introduzione di Giuseppe Goisis, il quale scrive, tra l’altro, che la storia non è assente da queste pagine, ma si trasfigura compiutamente nel mito, attraverso l’eco della sonorità lirica, che sembra rimbalzare da un’epoca all’altra, da una stagione all’altra. A fianco la copertina e un primo piano dell’autrice.

L’ULTIMO DEI BUCHI queste tre gigantesche torri sembrano il simbolo dell’incapacità di capirla, gestirla, viverla. E prima che si concepisca, si autorizzi e si cantierizzi un nuovo progetto, ben che vada non passerà certo meno di un lustro. Così adesso ci ritroviamo questo enorme spazio vuoto, inaccessibile, inutile, in pieno centro. Ebbene, finché non salta fuori cosa farne, durante questi prossimi anni, cerchiamo di utilizzarlo, almeno. In che modo? Creiamo un grande parcheggio alberato, ad esempio. Teniamo tutti gli alberi e tutte le stradine che già ci sono, aggiungiamone qualche altra e tanti altri alberi, buttiamo giù i muri di recinzione, sigilliamo con tavole di legno gli ingressi agli edifici ancora in piedi, e basta. Quanto costa? Una pipa di tabacco, in confron-

nemico è il gigantismo. Alla fine, nessuno si pone mai una semplice domanda sulle crociere: quante? Dobbiamo continuare ad accettare che se domani un tour operator cinese si sveglia male dopodomani ci arrivano in città dieci navi in più, oppure stabiliamo noi quante navi e soprattutto quanti turisti Venezia può sopportare? In altre parole, si deve definire una soglia di sostenibilità turistica complessiva e all'interno di questa soglia assegnare una quota invalicabile anche alla portualità: non può essere che a Venezia arrivino sette o nove condomini galleggianti contemporaneamente e che in un giorno scarichino 35 – 40 mila turisti in più rispetto alle migliaia che già ci sono, come è successo la scorsa estate, ma per Costa, per il sindaco Orsoni e per il ministro Clini evidentemente sì.

to agli interventi di trasformazione territoriale cui siamo abituati. Il buco dell’ex Umberto I, dunque, diventerebbe un polmone verde dove poter parcheggiare senza problemi, in pieno centro. Potrebbe dare un aiuto ai negozi della città e contrastare quel tremendo fenomeno che vede chiudere una dietro l’altra le attività del centro. Potrebbe migliorare la vita a tutti quei cittadini che non hanno il garage. Potrebbe diventare il luogo per ospitare il mercato, magari anche di tipo stanziale, i mercatini dell’usato e tutte quelle manifestazioni che creano problemi in altri luoghi, come la pista sul ghiaccio, i concerti, il cinema all’aperto, la festa della birra, un percorso per le biciclette (senza fare per forza un’ennesima pista ciclabile), eccetera.

Non un giardino chiuso, destinato ad ospitare poche baby-sitter coi loro bambini o pochi anziani seduti a leggere i giornali, ma uno spazio aperto pieno di alberi e auto in sosta. Sarebbero infatti gli alberi l’elemento importante di questo parcheggio. Dovrebbero essere tanti, in media uno ogni quattro posti auto. Molti sono già presenti. Altri dovranno essere piantumati. Ci si potrebbe chiedere che cosa si farà di tutte queste nuove piante quando, un giorno, si darà corso ad uno qualsiasi dei progetti che si vorrà realizzare nell’area? Potranno essere trapiantate in qualche altro parco della città, per cui l’ex Umberto I fungerà da incubatrice verde naturale. Il parcheggio potrebbe essere a pagamento, e così fruttare qualcosa. Magari senza strisce blu, ma con delle

sbarre e un sistema automatico di riconoscimento della targa. Si potrebbe fare in modo che riconosca il telepass (accordandosi con la società delle autostrade), in modo che il pagamento sia automatico. Si potrebbe far sì che il pagamento sia rimborsato in caso di acquisti effettuati in negozi del centro. Stiamo farneticando? L’area è stata acquistata da privati. Devono fare qualcosa che remuneri il capitale investito. Ma si potrebbe legare l’iter di redazione e autorizzazione del nuovo progetto, quello al posto delle tre torri, alla realizzazione, in via temporanea, fino all’avvio dei lavori, di qualcosa di simile a quanto sopra descritto. Vuoi vedere che poi viene fuori che, così modificato, questo buco è invece una benedizione ed è proprio quello che ci voleva? Che finiremo per sperare che diventi una delle tante cose provvisorie che, in questa città, sembrano durare per sempre? Lorenzo Bottazzo


maggio-agosto 2012

Una favola senza lieto fine

di alberto andreanelli C'era una volta un re, in un paese lontano lontano, era molto ricco e aveva molti negozi. Alcuni di questi andavano bene, vendevano molto, altri invece andavano male e perdevano. Passavano gli anni e il re iniziò ad essere un po' meno ricco ma continuava a spendere come e più di prima. Tra tutti i negozi che aveva ce n'era uno, lo chiamavano La cassaforte, che, comunque andassero le cose continuava a realizzare guadagni da favola: ogni anno La cassaforte portava nelle casse del re 100milioni di scudi. Un triste giorno, il ragioniere di corte, un anziano e abile contabile che da anna annorum si occupava dei bilanci del regno, morì. Lo sostituì un giovane e brillante ragioniere capo, sì, lo so è una favola... insomma, costui prese in mano i libri contabili e... scoperchiò il cosiddetto vaso di Pandora. Si mise subito le mani tra i capelli. La cassaforte aveva sì trasferito in due lustri più di 1miliardo di scudi al re, ma c'erano stati diversi anni in cui non avrebbe potuto dare più di 50 o 60 o addirittura 40 milioni di scudi. E adesso "La cassaforte" si ritrovava con un debito sulle spalle di oltre 200 milioni di scudi (in realtà un debito fasullo, poiché il re continuava a prendere e spendere soldi che in realtà non c'erano). Era davvero una situazione assurda: La cassaforte, nonostante avessero aperto altri negozi simili nei regni confinanti, continuava a incassare e guadagnare, ripeto, nonostante tutto e tutti. Il re, a suo tempo, aveva promesso strade, scuole, asili, assistenza agli anziani ma, a ben vedere, le strade erano pessime, le scuole fatiscenti, gli asili accoglievano più o meno gli stessi bambini di dieci anni prima, e gli anziani... beh, lasciamo perdere. Per contro, erano state svuotate le casse del regno con lavori di pessimo pregio e, a dir poco inutili, oltreché costosissimi. Ora il regno si trovava sull'orlo della bancarotta. La corte del re era la prima ad essere preoccupata, più per la propria sorte che per quella del regno in sé!!! E allora, di comune accordo con il re, si decise di vendere la cassaforte al miglior offerente: il re avrebbe salvato il proprio regno e avrebbe potuto continuare a scialacquare indefessamente chissà per quanti anni ancora. Qualcuno sollevò una questione: e quando finiranno anche i soldi della vendita??? La risposta fu l'impiccagione per chi pose quella domanda. La cassaforte fu venduta al re di Piligno, famoso per il suo fiuto per gli affari. Al re di Piligno, non interessava La cassaforte, gli interessava il regno interno. E così, una volta impossessatosi del negozio più importante del regno, e dopo aver allacciato rapporti con personaggi influenti della malavita del regno, egli ricattò il re e la corte del paese per diversi mesi, poiché ormai conosceva per filo e per segno i loschi movimenti di denaro che passavano sotto il suo naso. Finché, un giorno, si presentò con il suo esercito, mise il regno a ferro e fuoco, e cacciò il re e la sua corte, e li costrinse a mendicare nei regni limitrofi per il resto dei loro giorni... ehhhhh... ma questa è soltanto una favola!!!

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Citta’ CALATRAVA Intervista a Nelli-Elena Vanzan Marchini

Da anni conduce coraggiose battaglie per difendere Venezia da quello che considera il maggior pericolo per la sopravvivenza della città: l’omologazione alla terraferma. Nelli Elena Vanzan Marchini, storica veneziana, specializzata in archivistica e paleografia, già docente all'Università di Torino (sede di Vercelli), è autrice di una ventina di volumi e di decine di pubblicazioni sulla storia di Venezia. Dirige la “collana di fonti per la storia della sanità del Veneto”. Ha inoltre fondato l’associazione “Venezia Civiltà Anfibia” che si propone di aggregare il consenso di quanti più soggetti possibili, anche internazionalmente, in difesa di Venezia e del diritto dei suoi abitanti di poter continuare a vivere nella dimensione insulare che caratterizza la città. Il suo ultimo lavoro Il ponte di debole Costituzione (Corte del Fontego, Venezia, euro 3) è un atto d’accusa contro il ponte di Calatrava diventato una pietra dello scandalo per i costi, i ritardi, gli errori tecnici della sua realizzazione, proprio nella città che sui ponti ha costruito la sua identità urbana.

Riceviamo e pubblichiamo I SERVI DELLA CINA Vorrei raccontare ai lettori di Nexus l'increscioso episodio cui sono andato incontro a Palazzo Franchetti il 10 marzo scorso, giorno internazionale dedicato alla tragedia del Tibet, giorno in cui si ricorda l'insurrezione del popolo tibetano contro le truppe di occupazioni cinesi nel 1959 e la conseguente fuga del Dalai Lama in India. A causa della feroce repressione, più di trenta tibetani tra monaci, monache e laici si sono dati fuoco negli ultimi due anni, una quindicina solo negli ultimi otto mesi. Le zone tibetane sono da febbraio ormai chiuse alle visite esterne e alla stampa internazionale. Per impedire nuove autoimmolazioni la polizia cinese gira per le strade con gli estintori. Dunque in quel giorno, dopo essermi incontrato con alcuni amici sensibili alla causa del Tibet, passavo per Santo Stefano con indosso come uno scialle, una bandiera del Tibet. A Palazzo Franchetti si apriva in quel momento una mostra collettiva, aperta al pubblico di artisti Cinesi e Italiani, promossa dal comitato veneziano per l'expo di Shangai. Incuriosito provo ad entrarci, sui manifesti è scritto a caratteri cubitali: L'INAUGURAZIONE È APERTA AL PUBBLICO INGRESSO LIBERO. Invece, proprio mentre sto varcando la soglia vengo aggredito da 5 [...], tra camerieri e portinai di palazzo Franchetti. Per quale motivo? Ingresso libero sì, ma evidentemente non per qualcuno che porti indosso un

Era proprio necessario il ponte di Calatrava? Non si sentiva il bisogno di un ponte in quel sito, che richiedeva invece la riorganizzazione della viabilità acquea e pedonale dell’intera volta di Canal. Il ponte di Calatrava ha congestionato di più il traffico su Piazzale Roma immettendovi chi proviene dalla Stazione per andare verso le Zattere, Santa Margherita, Accademia. A perderci economicamente sono state tutte le attività commerciali lungo il Canal Grande di fronte alla stazione e nella zona limitrofa perché quel percorso è stato abbandonato. Certamente ci guadagnerà il nuovo polo commerciale e di ristorazione della società Grandi Stazioni a Santa Lucia. Non c’è nulla da salvare? Questo ponte è un insulto alla civiltà veneziana e alla sua storia per come è stato scelto e per come è stato fatto. La Serenissima ha inventato i ponti per la loro funzione di indispensabili congiunzioni nell’arcipelago Venezia. La buona politica ha favorito una tecnica millenaria che rispondesse alle esigenze della città anfibia. Lo stesso ponte di Rialto è stato costruito con le botteghe e calibrato sulle esigenze commerciali dei veneziani rifiutando progetti di archistar come Palladio e Michelangelo. I tecnici della Repubblica garantivano la continuità, l’economicità e la fattibilità di segno che possa infastidire o urtare la sensibilità delle autorità cinesi invitate all'evento. Esporre la bandiera del Tibet è infatti proibito in Cina. Ma qua siamo a Venezia. Chi mi ha aizzato contro quei 5 [...]? Sono riuscito a divincolarmi e a salire fino al terzo piano dove ho trovato il portone sbarrato perché gli organizzatori, preavvertiti, pur di non aver qualcuno durante il vernissage che potesse ricordare la tragedia del Tibet, hanno sbarrato la porta. Mi hanno poi raccontato che avrei dovuto attendere mezz'ora perché finnisse la conferenza stampa prima di entrare. Nel frattempo hanno chiuso l'ingresso principale e fatto entrare il resto del pubblico attraverso una scala secondaria dietro le cucine. Alcuni visitatori il giorno successivo hanno scritto lettere di protesta sul Gazzettino per essere stati fatti salire alla mostra attraverso la scala di servizio [...]. Il Tibet, prima un paese indipendente, è sottoposto da più di 50 anni all'occupazione da parte di una paese straniero, la Cina. Un caso unico al mondo nel ventunesimo secolo. Dopo inutili tentativi da parte del Dalai Lama di trovare una soluzione pacifica al problema, la situazione dal 2008 è diventata sempre più difficile e il Tibet ora è sottoposto alla più crudele e feroce delle repressioni. Purtroppo tale scandalosa violazione dei diritti fondamentali del popolo tibetano e dei diritti umani dei loro stessi connazionali da parte del regime di Pechino ricevono un'attenzione molto superficiale da parte dei principali organi d'informazione in Italia e all'estero. Troppo grandi sono gli inte-

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strutture moderne come fu il ponte di Rialto che è ancora là. Il ponte di Calatrava testimonia invece il narcisismo politico e il protagonismo architettonico che hanno scelto e calato in un contesto unico un modello seriale che avrebbe potuto qualificare qualsiasi altra realtà urbana di terraferma, ma non questa. Dunque a Venezia non c’è posto per la modernità? Non per questa modernità che usa la città come vetrina senza studiarne e capirne la specificità . Questa modernità ci è costata 5 volte la spesa preventivata perché ha introdotto materiali astrusi : lo scheletro deve essere tarato ogni anno al costo di 140.000 e i gradini non consentono il transito di trolley, carrozzine e carrelli, proprio nel ponte in cui passano veneziani e turisti con bagagli. Le luci originarie dal basso sono state sostituite perché creavano ingannevoli coni d’ombra, la diversa grandezza dei gradini rompe il ritmo favorendo le cadute, mancavano le strutture per i disabili… La ricetta per evitare altre defayances di questo genere? Meno culto della personalità di politici e archistar e più cultura del territorio anfibio. Venezia lo merita. Marta Valentini ressi economici delle multinazionali, della grande finanza, della Confindustria ecc. Ma non certamente delle persone comuni o degli operai di quelle aziende in Europa che negli ultimi anni hanno delocalizzato in Cina. Esemplare in senso negativo, è stata la recente visita di Monti in Cina durante la quale il nostro premier è riuscito ad evitare [...] qualsiasi accenno al problema dei diritti umani, un vero e proprio record tra i leader occidentali in visita a Pechino, che almeno un accenno [...] a questa tematica lo hanno sempre fatto. Così pure gran parte dei giornalisti italiani che hanno esaltato la visita di Monti in Cina si sono posti il problema di quali possano essere le conseguenze per l'Italia del rendersi ancor più dipendenti economicamente da un regime dispotico qual é la Cina di oggi. Come se chiedere investimenti a tale regime sia la stessa cosa del chiederlo a un governo che condivide i medesimi principi basilari su cui poggia la nostra società, quali gli Stati Uniti o la Norvegia. [...] Tra breve forse la bandiera tibetana non sarà proibita solo in Tibet e in Cina ma anche nel nostro paese, anche a Venezia. Con l'aumentare della potenza economico-militare del regime di Pechino e della sua influenza sul nostro paese è evidente che la libertà del Tibet e la questione dei diritti umani in Cina non potranno più essere visti come il problema di un paese lontano. Sempre di più la difesa della libertà del Tibet coinciderà con la difesa delle nostre libertà fondamentali. Manfred Manera


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nero lavagna

HOTEL SAN CLEMENTE

SLANCI di Cristiana Moldi Ravenna

di Gabriele Prigioni Come È feliCe Venezia!

Questa rubrica di Gabriele Prigioni è dedicata agli alberghi storici di Venezia. Sono già apparsi i seguenti articoli dedicati a: Hotel Danieli (Nexus 73) Hotel Gritti (Nexus 74) Hotel Palazzo Priuli (Nexus 75) Hotel Bauer (Nexus 76) Hotel Ca’ Sagredo (Nexus 77) Hotel Europa&Regina (Nexus 78) Hotel Luna Baglioni (Nexus 79) Hotel Ausonia&Hungaria (Nexus 80) Hotel Cipriani (Nexus 81) Hotel Molino Stucky (Nexus 82)

Hotel Cavalletto e Doge Orseolo (83) Hotel Metropole (84) Hotel Centurion (85) Hotel Gabrielli Sandwirth (86)

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foto di Stefano Giacomazzi

ustode di una sacralità antica, si lascia cullare, con fraterna riconoscenza, dalla laguna. Nei primi anni Trenta del XII secolo furono eretti sull’isola, grazie all’opera di un facoltoso signore, Pietro Gattilesso, il quale pose la giurisdizione dell’isola nelle mani di Enrico Dandolo (1131-1186), patriarca di Grado nonché zio del doge omonimo, la Chiesa di San Clemente ed un ospitale che aveva la funzione di accogliere i pellegrini diretti in Terra Santa. La custodia di queste due strutture venne affidata ai Canonici regolari di Sant’Agostino. Nel XIII secolo, causa il numero minore di pellegrini di passaggio, l’isola da ospizio si trasformò in monastero.

L’ascesa al soglio pontificio, con il nome di Eugenio IV, nel 1431, di Gabriele Condulmer (1383-1447) determinò l’arrivo dei Canonici Lateranensi detti della Carità. Tale insediamento vi fu per volere del pontefice dato lo stato di abbandono in cui versava l’isola. Nello stesso periodo fu ampliato il convento e realizzato il chiostro. Tra il Quattrocento ed il Cinquecento i dogi ricevevano a San Clemente gli ospiti di un certo rilievo. Dopo la peste del 1630, durante la quale l’isola era utilizzata come lazzaretto, nel rispetto di un voto fatto, il vicario Francesco Lazzaroni fece erigere all’interno della chiesa una struttura sul modello della Santa Casa di Loreto.

Nel 1645 i Camaldolesi acquistarono l’isola ampliandola, erigendo le mura di cinta e costruendo piccole case con orto attiguo. Per loro opera fu restaurata anche la chiesa che, a causa della salsedine era in cattivo stato. I monaci furono finanziati da Bernardo Morosini che commissionò i restauri, iniziati nel 1653, ad Andrea Cominelli. La fine della Repubblica risucchiò l’isola all’interno della crisi che mise in ginocchio la città. Tra il 1858 ed il 1873 fu innalzato il Manicomio Centrale Femminile delle Province Venete, chiuso nei primi anni Novanta del XX secolo, per la cui realizzazione vennero demolite il convento e le case vicine. Una delibera della Giunta Regionale,

UN NIDO PER ALDA

“Sei tu la principessa che non dorme” quando “la notte è quel piacere distante che fa vibrare il sonno pacifico delle alghe…” Come vagito struggente “… sono viva con gli angeli e con gli angeli ho voglia di ritrovare la terra, di toccarla, di sentirla mia ed evangelica.” Lettera d’amore e di attesa in questo paesaggio di accoglienti richiami. Sosto quietamente “sull’erba che s’inchina, dice mare e vento e altre parole…” “Per vederti meglio scivolo a te… le labbra lucenti…” Sacra visitazione… “una forma viene e poi si toglie come lampo per custodire il suo cuore.” Noi viviamo di parentesi e silenzi… Sul confine della laguna il canto dell’acqua. Arde il cielo in un tramonto di settembre, stringo un suono, gli occhi si offrono alle lastre, pagine di poesia adagiate sul tessuto di foglie. In un’onda di continua luce che accende un fuoco imperiale tento una sillabazione che trema e si fa parola. Nel disteso silenzio odo versi amati… “Ogni mattina cerco un riquadro di vento e trovo uno scacco di sole entro il quale poggio i piedi nudi. Ecco, sto qui in ginocchio aspettando che un angelo mi sfiori leggermente con grazia, e intanto accarezzo i miei piedi pallidi con le dita vogliose d’amore.” In un recinto d’aria il nido ha voce… invito di lettura alle barche a fermarsi per cogliere l’attimo della parola perduta… e tu poggiata nel vento, guardi da un balcone diverso le strane figure di sogno che ti affollano gli occhi. “Il giorno ti sfiora come brezza…” In un passare lieve che non traccia le onde l’eco di tenere parole all’uomo amato “…Titano che mi porti il foraggio e che mi prepari il nido per un presepio d’amore…” Parole che volano in cerca di altre mani e di altro tempo. “Parole nude al sole distese sulla sabbia bianca.” “E sul mare, una nave, un uccello, una lunga spiaggia fino alla distanza dove la vita e la morte diventano una cosa sola.”

(Citazioni poetiche di A.Merini E.Biagini S.Bre M.Gualtieri M.A.Navales) Progetto ideato e realizzato da The Seven CONTAMINANTE Venezia Curatrice arch. Elisabeth Saint Juste Isola della Certosa 21 settembre 2011

di Marisa Tumicelli Carlini Certosa, isola veneziana profumata di frescure, bosco di ombre e silenzi dentro mosaici di sontuoso fogliame, di spontanee fioriture. Certosa, isola della parola smarrita, ora galleria all’aperto per un percorso artistico permanente. Qui a stupirci con originalità di installazioni gli artisti Fiorella Bologna, Salvio Capuano, Rosanna Gallo, Giò Martorana, Konstanze Markel, Veronica Moricone, Raymundo Sesma. Suggestioni e immagini fra colore e trasparenze in un ambiente dove la natura trascrive una selvatica bellezza. L’estro poetico su sentieri d’erba s’affretta e sosta, raccoglie semine del vento, falcia con la mente un raccolto in attesa con note di voci. Con riservata gioia di giorni s’inchioda all’odore della terra, ne scava le radici, indossa umiltà, custodisce con incrocio di mani materiali in una vertigine di rami. Recita la fantasia attraverso labirinti di luce, compone figure imbandite che si fanno cose parlanti. Dialoghi in distanza fra corpi che trasmigrano in forme diverse che l’artecomunica dentro una fisicità di particolare essenza. “Architettura della poesia”, il grande nido per Alda di Fiorella Bologna collocato sulla collina che si specchia in laguna. Un nido magico di rami intrecciati, girasoli secchi e frammenti di legna posato su morbido tulle… cupola rovesciata di brande rosso fragola che si alzano al cielo. Lo ritrovo nei versi di Wanda Luban “Senza corteccia fammi. Incolla i rami intreccia i semi fino a quando sarò vasca. Sarò nido.” Nido… tabernacolo di parole sorvegliato dal fruscio delle foglie, dalla sovranità delle chiome. Stabile dimora ancorata come vela leggera al tronco di un albero frondoso. “Là nell’ombra che s’illumina” io ti respiro donna di folli passioni, amica cara come voce che conduce e arriva in una continuità vitale.

ANIMA Volteggiava tra i palazzi e di tanto in tanto scendeva in picchiata graffiando la coperta di ghiaccio, distesa dal gelido vento siberiano, che nascondeva le membra del Canal Grande. Stanco di quel vorticoso vagare, il gabbiano, si posò sulla punta di una bricola in Bacino San Marco. L’aria sferzante sollevava qualche pelo della sua testolina. Osservò, attento, Venezia prostrarsi, impotente, alle ire del dio ghiaccio che con quella sorta di piaga l’aveva costretta in ginocchio e sottomessa al suo onnipotente, tirannico volere. Si alzò in volo; salendo di quota, incurante del freddo più intenso, seguì la rotta per l’Isola di San Michele. Qui, accoccolato sull’apice di una lapide, rese omaggio al corpo con il quale aveva convissuto, in simbiosi, per anni… L’anima si dileguò verso un’altra dimensione, il gabbiano, ritornato padrone di se stesso, per qualche istante, si aggirò sul terreno della memoria, poi, frullando le ali, ritornò alla routine dei Laridi. Gabriele Prigioni

datata 1995, ha trasferito la proprietà dei beni alla ULSS 12 e nel 1999 una cordata imprenditoriale ha acquistato l’isola riconvertendola per fini turistici e di ricevimento. Opere di restauro hanno determinato la sua palingenesi in complesso alberghiero. L’hotel, appartenente alla compagnia alberghiera T.H.I. Collection-Luxury Hotels & Resorts, la cui sede è a Torino, è dotato di 200 tra camere e suite, la cui visuale si apre sulla laguna e sul parco, arredate con eleganza e raffinatezza che richiamano i fasti della nobiltà veneziana ed i commerci con l’Oriente. Il libro d’oro annovera il recente passaggio del principe del Brunei. Gabriele Prigioni

VENEZIA EDITORI Associazione Culturale

via Sandro Gallo5/A Esposizione Libri, luogo di incontro per letture, conferenze, presentazioni nuove pubblicazioni. info@veneziaeditori.it www.veneziaeditori.it tel. 041770169 La sede aperta il dicembre scorso ha fin qui ospitato i seguenti autori: Letizia Lanza Daniela Zamburlin Gabriella Tiso Maurizio Fontanella Roberto Bottazzo Renato Pestriniero Emma Ciang Jacopo Terenzio Fiora Gandolfi e C. Moldi Ravenna Aldo Vianello Antonio Velleca Daniela Milani Vianello Rita Bellini Enrico Calenda Alessandro Todesca Alessandro Casagrande Silvia Borghi Marco Toso Borella Mariateresa Sponza D’Agnolo Paolo Puntar Angelo Bacci Stefano De Grandis Anna Manetti Armando Pajalich

Che venezia sia una città internazionale è assodato. Che venezia sia una capitale di regione italiana è ovvio. Che da tutto il mondo si voglia arrivare a venezia, in italia dove si pensa che sole, calore e amore siano diffusi ovunque è opinione comune, che talvolta per la nebbia, l’umidità e il freddo viene disattesa, ma al ritorno nel proprio paese chi se ne ricorda? Ci si ricorda solo delle architetture aeree incredibilmente sovrapposte alle strutture reggenti dei palazzi. Come sentivo dire recentemente: “ma come hanno fatto a trasportare quelle enormi colonne di granito (marco e todaro ndr.) e in fianco a creare una struttura leggera rosa e bianca come una torta estiva di cui si immagina l’odore e il sapore”. Certo i turisti non sono tutti pecoroni o impossibili. la signora che dava questa definizione a un’amica, mentre passava in vaporetto davanti alla piazza, tra la fermata di san zaccaria e quella di san marco, si sentiva trasportata sentimentalmente, tipo Tempesta d’Amore, mentre qualche ricordo della giovinezza le attraversava la mente. meta di tutte le età, di tutte le situazioni felici, venezia spesso non restituisce tutto l’ardore, la passione, il trasporto da cui è sommersa. pietre di venezia, sagge, piene di storia, hanno raccontato fino ad ora solo la storia delle vite passate, quella fissata tra le pieghe dei marmi, mentre altre sarebbero le storie che potrebbero raccontare; se parlassero, direbbero solo parole felici di gioia e di amore. venezia è tutt’altro che triste! si dovrebbe tener conto di questo che è un aspetto poco considerato dagli operatori turistici: i turisti sono contenti della città perché non sono ossessionati dalle automobili, dalle convenzioni che trovano a casa loro. non trovano cibo e supermercati? Bene, è un ritorno ai ritmi del medioevo. non ci sono gabinetti? l’acqua accoglierà le loro scorie come fino alla metà dell’ottocento. C’è sporcizia ovunque? tutto diventa un’esperienza straordinariamente fuori dal tempo, fuori dal contemporaneo. inoltre che cosa ci riserva il futuro? navicelle spaziali asettiche! meglio affidarsi ad un passato sicuro che ha prodotto “il bello”.


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Spritz&Love di Antonio Velleca, Supernova 2012, pagine 196, euro 12, è un romanzo d’esordio ambientato a Venezia, dove, come recita la quarta di copertina, «tutto quadra, i conti alla fine tornano. Sto per montare su un aereo per la prima volta e non ho assolutamente paura, anzi. Sento una strana sensazione di frizzante allegria salirmi dalla pancia alla testa». Antonio Velleca, classe 1978, è vicepresidente della Portabagagli del Porto di Venezia Soc. Coop. e consigliere regionale dell’Associazione Generale delle Cooperative Italiane. Ha collaborato per diversi anni con il mensile Il Gazzettino Illustrato e con il Corriere del Veneto. Nel 2009 ha vinto il concorso Natale in Casa Cooper con Il Presidente (Cooper, Roma 2009) e nel 2010 il Premio speciale città di Venezia di Subway con Il Comitato (Subway 2010). Ma i suoi due più grandi successi sono le sue bellissime bambine: Eleonora e Giorgia.

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reCensioni

American Gondolier di Angelo Tumino de Rothenfeld, Supernova 2012, pagine 176, euro 12, è un romanzo di fantapolitica in cui l’autore si pone e pone delle domande. Che cosa accadrebbe se l’Italia, in seguito ad una tremenda crisi, si vedesse costretta a cedere parte del suo territorio per essere salvata? E se questo territorio corrispondesse alla splendida Venezia? E se i creditori fossero, ancora una volta, gli Americani? E se questi ultimi, invece di rispettare gli usi e i costumi dei Veneziani, sconvolgessero le loro vite con incredibili e assurde innovazioni? In questa cupa e sinistra favola, l’autore esprime infine la sua profonda perplessità nei confronti della mentalità americana e, allo stesso tempo, rivolge una critica feroce alla sempre ambigua e tentennante politica italiana.

Angelo Tumino de Rothenfeld è nato a Venezia il 28 aprile 1975. Gondoliere con la passione della scrittura, ha esordito nel 2010 con il romanzo Invasione Negata, che ha suscitato un vivo interesse nell’opinione pubblica e gli è valso l’attenzione della critica.

Dopo il successo di Reiki Tradizionale Giapponese – primo e secondo livello (Supernova, 2010), Massimo Medoro ha scritto e pubblicato Reiki Tradizionale Giapponese – Terzo Livello – Il ritorno alle radici del mistero (Supernova 2012, pagine 224, euro 20). Sulla quarta di copertina si può leggere questa breve schedina: «Per comprendere ciò che non è reale, dobbiamo accettare l’esistenza di ciò che è virtuale, immaginario e simbolico. Solo le vibrazioni insite nelle parole, ci possono accompagnare nella comprensione della nostra più intima essenza».

Nei disegni del padre di Aldo Vianello, Supernova 2012, pagine 176, euro 15, è l’ultima preziosa raccolta di poesie del poeta veneziano Aldo Vianello. Essa contiene le poesie che il poeta ha scritto nel corso del 2011 e dunque si pone come un segnalibro della sua esistenza disperata e disperante eppure piena di promesse delle Muse.

Aldo Vianello è nato a Pellestrina il 31 maggio 1937. Ha esordito nel 1964, quando fu definito “un caso letterario”. Da allora ha prodotto numerose raccolte di poesia, recanti prefazioni o presentazioni da parte di letterati illustri come Ezra Pound, Diego Valeri e Aldo Palaz zeschi. Al suo attivo anche opere in prosa. La famosa casa editrice Anvil Press Poetry di Londra ha pubblicato in inglese, con testo italiano a ronte, il suo primo libro intitolato Timide passioni (1964) e nel 2008 una raccolta di 70 poesie dal titolo Aldo Vianello: Selected Poems, poesie tratte dai libri che dal 1993 ha sempre pubblicato con la casa editrice veneziana Supernova.

Massimo Medoro è Master/Teacher della scuola di Richard Rivard, iscritto alla Canadian Reiki Association al n° 99-079, Counselor olistico iscritto alla SICOOL, ricercatore e operatore in Analisi Energetica e Archetipale, specializzato in Biopsicosinergia e Biopsicodinamica Olistica, oltre che Istruttore di massaggio Ayurvedico e Aromaterapico e fondatore della Ushida Reiki Clinic presso la quale tiene corsi di formazione e seminari. Per contatti: medoro@ushida.it Sito personale: www.ushida.it

A Nord di Eden di Maurizio Fontanella, Supernova 2012, pagine 280, euro 15, è una raccolta di diciassette appassionanti racconti in chiaro scuro di storie diverse per genere, contenuto e ambientazione, che assicurano una lettura avvincente, piacevole e rilassante, ma non priva di suggerimenti per riflettere sulle tante questioni che interessano il nostro futuro. Alcune storie sono drammatiche, altre divertenti, ironiche o surreali. La lettura offre dunque un’alternarsi di generi tra luci e ombre che fanno da sfondo alle vicende umane del nostro tempo.

Maurizio Fontanella si avvale della sua passione per la pittura e la scrittura come mezzi per comunicare, raccontare e riflettere. Con questo nuova opera di narrativa egli ci offre un percorso tra realtà e fantasia, ricreando mondi, alcuni conosciuti e altri del tutto immaginari. Dello stesso autore il saggio Il percorso. Dal miracolo economico alla globalizzazione (2007) i romanzi Neppure il mare (2008) L’ultima luce del giorno (2009) e il romanzo storico teatrale Perasto (2011) portato in scena nell’ambito delle manifestazioni del Comune di Venezia per il 150° dell’Unità d’Italia.

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Veniceland di Alessandro Casagrande, Venezianarrativa 2012, è un romanzo sull’amicizia, sull’amore, sulla spensieratezza giovanile e il suo opposto, sul viaggio e sulle sue diverse modalità di compimento, sulla vitalità dei luoghi e sul possibile suo annientamento per un indiscriminato assalto turistico. Un romanzo in cui il ruolo da protagonista è assunto da Venezia. Un avvincente romanzo fantapolitico che s’ispira anche a cinque episodi di risonanza mondiale del passato lagunare: crollo del Campanile del 1902, Aqua Granda del 1966, concerto dei Pink Floyd del 1989, rogo della Fenice del 1996, assalto a San Marco dei Serenissimi del 1997.

Alessandro Casagrande è nato a Mestre il 12 Dicembre 1977, si è laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio presso la Facoltà di Ingegneria di Padova e lavora a Venezia. Veniceland è il suo romanzo d’esordio, che ha preso spunto, oltre che dal suo amore per la città antica, dalla passione per i viaggi, la fotografia e la musica.

POESIA Per voce femminile alla Marciana In occasione dell’8 marzo, Giornata della donna, il Ministero dei Beni Culturali e la Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia hanno programmato, nell’Antisala della Libreria Sansoviniana, il Reading poetico “per voce femminile”, a cura di Paolo Ruffilli. Hanno partecipato all’evento Manuela Bellodi, Francesca Brandes, Linda Mavian, Anna Toscano, Silvia Zoico, che hanno letto alcune poesie tratte dalle loro sillogi. L’evento si colloca tra le iniziative coordinate dal Comune di Venezia per l’8 marzo “Donne a Venezia. Creatività, economia felicità”.


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ponte dei sospiri

BASTA CON GLI SCHERZI di Renato Nell'ultimo numero di Nexus avevo annunciato alcuni argomenti su cui mi sarei soffermato, ma nel frattempo si sono verificati in Italia fatti che non permettono svolazzi e ironie. Anche a Venezia c'è stata una svolta, ed era ora. A dimostrazione di tale cambiamento, che oserei definire epocale, bastano pochi esempi. Sappiamo tutti come si presentava Piazza S.Marco e dintorni da quando folti gruppi di immigrati lanciavano frecce luminose in un ininterrotto finale di Redentore (ne ho contati fino a 52). Ma finalmente ecco quanto apparso sulla stampa: "Il controllo effettuato dalla pattuglia del reparto di Pronto Intervento si è svolto nella zona di Piazza S.Marco. Ad un certo punto, dopo aver controllato le calli principali, i vigili urbani hanno effettuato una verifica nell'area dei leoncini scoprendo un venditore che cercava di piazzare questi oggetti ai turisti. Subito è scattata la perquisizione che, vista la zona in cui è avvenuta, ha comportato l'immediato sequestro della merce che viene utilizzata lanciandola verso l'alto." Dicono che a seguito di questo intervento i lanciatori sono svaniti d'incanto. A ulteriore dimostrazione di come le cose siano cambiate, ecco un altro esempio di razionale efficienza: una donna sospetta è stata colpita all'improvviso da ciclo mestruale mentre una pattuglia della Polizia la stava sorvegliando in Questura. Giù della rampa di Santa Chiara ci sarebbe stata la possibilità di acquistare subito una confezione di assorbenti ma ecco la nuova professionalità che s'impone: sarà opportuno un articolo da supermercato? In un attimo viene deciso. Leggiamo dalla cronaca: "Un'altra volante in servizio viene spedita all'ospedale all'Angelo per ottenere un pacco di assorbenti igienici. Due poliziotti in divisa, dopo aver girovagato in lungo e in largo, riecono a recuperare il loro bottino." Basterebbero questi due esempi ma, ad abundantiam, ecco altri segnali emblematici della grande svolta. Ottimo risultato dell'iniziativa ACTV per il DVD destinato a insegnare il bon ton ai dipendenti. L'incarico era stato oculatamente VIDEOARTISTI VENEZIANI AL MACRO DI ROMA I videoartisti veneziani Claudio Ambrosini, Guido Sartorelli, Michele Sambin e Luigi Viola sono stati invitati alla rassegna Rewind Italia-videoart in Italy, 1968-1982 che si è inaugurata il 19 aprile al Macro (Museo d'Arte Contemporanea di Roma), in collaborazione con l'Università inglese di Dundee e l'Università Roma Tre. Gli artisti veneziani hanno presentato i videotape prodotti dalla Galleria del Cavallino di Venezia diretta da Paolo Cardazzo negli anni Settanta.

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[Venezia Multimediale]

sei personaggi in cerca d’autore raccontano venezia di Danilo

Pestriniero

affidato ai due esegeti Carlo&Giorgio per la cifra simbolica di 350mila euro. A fronte di qualche perplessità, ACTV ha chiarito: "L'obiettivo era quello di invitare al sorriso, e un corso di formazione tradizionale sarebbe costato oltre i 350mila euro." Rimanendo in ambito ACTV, poiché i primi palmari si sono dimostrati inefficienti, è stato elaborato un nuovo modello (700 esemplari) per semplificare la procedura. Ma la sperimentazione ha dimostrato ingombro eccessivo a causa della stampante incorporata ed eccessiva lentezza nel rilascio della ricevuta cartacea. Qualche anima bella che non fa altro che criticare osserva che si poteva evitare il girotondo carta/bippamento/carta evitando pure l'agghiacciante verbo bippare. In tema di risparmio di denaro pubblico, nel 2010 l'Ateneo Veneto aveva ottenuto un finanziamento di 7mila euro equiparato alla Bocciofila Terraglio che ne aveva ottenuto 6.750 euro. Forse per il 2012 l'Ateneo verrà equiparato all'Ass. Bojo di Casalserugo destinataria di 900 euro. Parlando di equiparazioni, ecco finalmente la proposta di assimilare il lavoro di gondoliere a quelli usuranti come per i minatori, gli operai di impianti petrolchimici e i conducenti di mezzi pesanti. Ugo Bergamo ha dichiarato che "ci sono tutte le condizioni perché l'INPS possa assimilare il lavoro dei gondolieri a quelli cosiddetti usuranti." Probabile che il traghetto di S.Marcuola riapra. Con l'arrivo di neve e ghiaccio il ponte di Calatrava ha evidenziato un altro pregio e cioè il creativo passaggio centrale non in vetro. Mentre sei agenti di polizia, con sacrificio e alto senso del dovere, acquistavano alla Coop di tasca propria il sale per spargerlo tra P.le Roma e Stazione, un drappello di vigili dirottava il flusso di passanti al centro del ponte. Per quanto riguarda la solita storia sulla sua instabilità, nel caso in cui gli interventi periodici sui martinetti continuassero a non risolvere il problema, si dovrà "intervenire drasticamente per bloccare definitivamente il ponte." Non è stato precisato come, però l'intero pro-

getto Calatrava procede adesso con ulteriore celerità. Di rinnovata celerità non si può parlare per il People Mover perché si tratta di opera compiuta. Però l'accantonamento economico previsto in 25 anni sembra non essere sufficiente. A fronte di qualche opinione qualunquista che criticava l'opera già a priori, la risposta di Ugo Bergamo è stata immediata e ferma: "Abbiamo applicato un correttivo perché l'ammortamento a 25 anni non era sostenibile. Il People Mover però funziona." Il piano finanziario è stato leggermente ritoccato portandolo da 25 a 40 anni. Il consigliere Raffaele Grazia ha giustamente proposto di spostare la sede amministrativa regionale da Venezia a Padova, precisando: "dobbiamo avere anche il coraggio di pensare l'impensabile, dobbiamo avere la visione del nostro futuro." Parole sante che fanno sperare in una pronta realizzazione anche di altri lavori: la Mostra del Cinema, riparazione definitiva del superferry Salamin (mancano da rifare solo le maniglie), coperture del terminal a S.M.Elisabetta forte dei suoi 48 tornelli onde evitare bagnature da pioggia e spifferi, sistemazione delle porte degli uffici apribili all'incontrario e altri piccoli normalissimi problemi presenti in ogni corso d'opera come cambiare luogo ai servizi igienici. Il solito qualunquista dice: ma un progetto da 25milioni di euro non poteva prevederlo? Facile a dirsi, ma il motivo è semplice: "Ci si è accorti che nella zona dove si pensava di attivare i bagni in realtà mancano scarichi e allacciamenti fognari, e quindi la struttura per ospitare i servizi dovrà essere 'ripensata' e collocata altrove." Insomma, cerchiamo di non essere pignoli e di guardare in faccia la realtà: le cose stanno cambiando a livello nazionale con velocità tale che manco ci si sognava. Un ultimo esempio? Il Grande Fratello verrà smantellato e al suo posto arriverà La Grande Sorella. Un saggio per intuire quale sarà l'impatto col pubblico televisivo è stata l'apparizione della farfallina di Belen al Festival di San Remo che ha spazzato via in stile montiano perfino l'ultima traccia di mutanda.

VILLA SETTEMBRINI

Martedì 22 maggio 2012—ore 17.30 La casa editrice Supernova presenta il volume

Dalla faBBrIca alla BIennale e rItorno di angelo Bacci Interventi: Saluto da parte della Regione del Veneto Giorgio Baldo (storico), Letizia Lanza (scrittrice), Giovanni Distefano (editore), Angelo Bacci (autore). Nell’occasione Supernova presenterà i suoi giovani romanzieri: Alessandro Casagrande, Angelo Tumino, Antonio Velleca.

Reato

È difficile raccontare Venezia, senza cadere nella banalità dello scontato déjà vu. Ancora più difficile se tuo padre, tuo nonno, e persino il bisnonno, tutti ingegneri, hanno lavorato in laguna e quindi la città fa parte integrante del tuo passato e del tuo vissuto. È sempre faticoso fare i conti coi propri padri, specialmente quando si è presa una strada diversa e, a distanza di tempo, si torna a fare il bilancio delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano. Con questi presupposti nel cuore e un po’ di nostalgia per la propria giovinezza, ma con la forte pulsione infantile di entrare in quel paese dei balocchi da un punto di vista nuovo e giocoso che il regista veneto Carlo Mazzacurati, invitato dal Consorzio Venezia Nuova, si è accinto a raccontare la sua Venezia. Nel documentario, che gioca anche col titolo, “Sei Venezia”, il regista ci prende per mano e ci invita espressamente a dimenticare la Venezia dei film, la Venezia amata per la sua bellezza o odiata per il suo detestabile affollamento umano. Dobbiamo scordare “la Venezia delle polemiche su ponti e tramvie, acque alte e translagunari. – come ben sottolinea Irene Bignardi in una breve ma intensa introduzione nel booklet, molto curato anche graficamente, che affianca il DVD – E scoprire, accompagnati da Carlo Mazzacurati, sei Venezie diverse, segrete, private, reali e umane”. In fondo la chiave di lettura utilizzata è quella di restituire alla città la sua anima più profonda, ma un’anima viva e pulsante di quotidianità: “A differenza di altre città, scrive il regista - a Venezia esiste un popolo, inteso proprio come un tessuto connettivo di suoni, di relazioni. Tutto è molto vivo in questa città apparentemente morente, anche quel popolo che in città come Padova o Treviso è scomparso: lì non trovi più nessun bambino che ha come prima lingua il dialetto della sua città, a Venezia sì, e questo mi ha sorpreso molto.” I sei personaggi in cerca di autore, sei come i sestieri della città, sfilano con grande naturalezza e umanità e qui sta la bravura del regista nel far dimenticar loro la macchina da presa e abbandonarsi così al fluire della vita senza mai frapporsi col freddo mezzo tecnico. Giovanni, il pensionato mestrino, mentre serve una tazzina di caffè, mettendo al bando la sua naturale riservatezza, racconta orgogliosamente il suo metodo di ancorarsi alla vita studiando le antiche carte dell’Archivio di Stato, deluso dal presente e innamorato del modo con cui il passato conservava amorevolmente il paesaggio veneto. C’è poi Roberta, una cameriera di un grande albergo, autentica nel suo assaporare di sbieco tutta quella ricchezza degli ospiti che le passano davanti, insensibili e incapaci di notare nel suo sguardo quelle note di una malinconica serenità. Poi arriva Ernesto, l’attempato archeologo della laguna, fragile nella sua umanità, consumato dall’adolescenziale passione di dimostrare a tutti i costi l’origine romana di Venezia. Carlo, il pittore incompreso, invece sfoga i suoi umori neri nella pesca e riversa la variegata tavolozza di colori nelle sue tele che perpetuano il mito di Burano. Curioso è poi Ramiro, l’ex ladro, chiuso nel suo amaro sorriso sdentato che rivive, solo nella sua infatuazione per Kociss, l’autoinganno idealistico di una cavalleresca malavita che purtroppo, a suo avviso, è del tutto tramontata per sempre con la tragica morte del suo mitico amico. E il finale è affidato ad un tredicenne, un ragazzino disinibito ed esuberante, proveniente da quel Bronx di Venezia, come chiama la sua nativa Sacca Fisola, in cui coltiva le sue spontanee e gioiose passioni fra il reggae e Bruce Lee. “Queste sei persone – conclude Mazzacurati - hanno una bellezza umana che nasce dall’inconsapevolezza di sé, della propria immagine, del proprio fascino [ …] raccontano la propria normalità e non rappresentano vite estreme e quindi mediamente non farebbero notizia. La sfida è stata proprio questa: rendere la loro normalità toccante e poetica.” Sei Venezia (2010) regia di Carlo Mazzacurati; fotografia Luca Bigazzi; montaggio Paolo Cottignola – DVD e libro: produttore: Consorzio Venezia Nuova tel. 0415293511 fax: 041.5289252; e-mail: info@consorziovenezianuova.com.

PAROLA MIA Aldo Vianello a Umberto Klinger eroe di Venezia

Con ali d’acciaio

lo spirito antico visse per volare nel territorio dei sogni e della guerra. Dal rispetto di patria salito al pennone un canto di pane festeggiò il sorriso nelle officine.


maggio-agosto 2012

neXus

Curiosita’

La Città racconta GIOVANNI DISTEFANO GENNAIO 1° La casa di riposo dell’Opera Santa Maria della Carità (Pellestrina), è da oggi senza l’assistenza delle Suore Maestre di Santa Dorotea che hanno raggiunto a fine anno la loro Casa madre di Vicenza. 3 Freddo intenso dall’inizio dell’anno, la laguna diventa una lastra di ghiaccio e il termometro scende a meno 6. 7 Caro caffè: dopo la befana sale a un euro e 10 centesimi, quelli ancora legati alla lira non credono alle loro orecchie: duemilaecentotrentalire per un caffè, e stramazzano... 8 Malata di cancro deve attendere 4 mesi per la terapia. Esiste l'omissione di soccorso anche per gli ospedali? 9 Erminia Ferrari festeggia a Mestre i suoi 100 anni. 12 Muore Gastone Geron (Venezia 20 agosto 1923-Milano 12 gennaio 2012), giornalistae uno dei massimi esperti del teatro di Carlo Goldoni al quale aveva dedicato il libro Goldoni libertino. Nel 1960 si trasferì a Milano. Fu capo redattore del Corriere della Sera e partecipò

con Indro Montanelli alla nascita del Giornale. È stato autore di romanzi per ragazzi. 15 Veneziana dell’anno è Maria Luisa Banci Zacchello, presidente onorario dell’Avapo, l’associazione che assiste i malati oncologici negli ospedali e a domicilio. Furto di gioielli alla statua della Madonna nella Chiesa di San Martino a Burano. I carabinieri li recuperano due settimane dopo. Il ladro è un 31enne di Cavallino, denunciato e rilasciato. Al tempo della Repubblica per furto sacrilego avrebbe rischiato il collo. 22 Muore Mauro Breda, fotografo veneziano, già collaboratore di Nexus, che aveva pubblicato con Supernova l’album fotografico in bianco e nero intitolato Venezie Rare/Raere Venice a cura di Cristiana Moldi Ravenna. 25 Sacca Fisola: inaugurato il nuovo Ponte di San Gerardo. 28 Muore Renzo Rombolotto, pittore e scrittore, già collaboratore di Nexus e autore del libro L’albero della Pittura, ovvero la storia dei pittori veneziani dalle

origini ai giorni nostri. Notevole il poster che accompagna la pubblicazione e che mostra un albero sui cui rami principali stanno i grandi pittori aggregati per reciproci influssi. 29 Venezia è la provincia nella quale durante tutto il 2011 si è registrato, purtroppo, il maggior numero di morti sul lavoro: nove. Antonio Finotello festeggia i suoi 100 anni a Sant’Erasmo. 31 Ottorino De Rossi compie 100 anni a Mestre. FEBBRAIO 8 Elsa Recluta festeggia i suoi 100 anni al Carlo Steeb (Alberoni). 9 Secondo un’indagine, a Venezia 3 turisti su 5 sono mordi e fuggi. 10 Un 61enne scivola nel rio a San Tomà e muore. 11 La Pro Loco di Lido-Pellestrina apre la propria sede in via S. Gallo 5A, presso l’Associazione culturale Venezia Editori. Tel. 041770169. 13 Anziana scippata in calle presso S.M. Formosa. 20 Rinella Cosmo festeggia i suoi 100 anni a Zelarino. 25 Lite fra accattoni nigeriani: in Calle del Forno, presso Campo Santa Margherita, un 27enne accoltellato viene sfregiato da un suo connazionale per avergli

le stelle di tazia APRILE-GIUGNO 2012 ARIETE. Transiti stagionali senz’altro positivi, anche se non mancheranno piccoli colpi di coda saturnini per la terza decade. Comunque ci saranno momenti di gloria per tutti con una Venere bellissima e con l’ingresso di Giove, il pianeta della grande fortuna, nel segno amico dei Gemelli, che darà inizio ad un transito favorevole al vostro Sole per un anno. TORO. Cari Toro, i transiti primaverili vi favoriscono e, per di più, sarete ancora sotto l’ala protettrice di Giove fino a giugno. Sfruttate al meglio tutte le opportunità e lanciatevi! GEMELLI. Il vostro è un cielo in movimento, con

nuvole veloci e una bell’aria frizzantina. La situazione è stimolante e piena di mordente, con i pianeti stagionali favorevoli e l’ingresso di Giove nel segno, accade ogni 12 anni!, che vi farà vivere e pensare alla grande. Siatene all’altezza! CANCRO. I transiti di primavera sono nel complesso positivi e si profilano all’orizzonte schiarite planetarie. Leccatevi le ferite e traete insegnamento dalle passate esperienze: è il momento della rinascita. LEONE. Nel complesso non va male, cari leoncini, specie in amore, anche se consiglierei, per i progetti più impegnativi, di mordere un po’ il freno e di aspettare fino a giugno, perché, con l’ingresso di Giove nel segno amico dei Gemelli, si apriran-

no a voi nuovi orizzonti… di gloria! VERGINE. Saranno 3 mesi all’insegna dell’energia e delle occasioni da non perdere. Cogliete l’attimo: avrete Giove positivo e Marte nel segno fino a Giugno. Meglio non rinviare al domani. PS: l’amore, con Venere in quadratura per 4 mesi, richiede qualche polemica in meno e un po’ di dolcezza in più. BILANCIA. A parte i venti del cambiamento che continuano a soffiare sulla prima decade, i transiti stagionali saranno davvero promettenti e vi verranno offerti dal segno amico dei Gemelli con Venere, il vostro astro guida, positivo per 4 mesi (eccezionale per un pianeta veloce) e con Giove che per un anno, a partire dal 12 giugno, elargirà doni a piene mani.

Serenissima: Lettere dal passato mensile di Comunicazione cultura e attualità nella città metropolitana di Venezia

stampato il 27 aprile 2012 Editore: Supernova GIoVannI DIstefano (direttore editoriale e amministratore unico) nIcola falconI (direttore responsabile) DanIela ZaMBurlIn (condirettrice) letIZIa lanZa, crIstIana MolDI raVenna, MarIuccIa reGIna (comitato di redazione) Hanno collaborato a questo numero eManuela aMIcI, alBerto anDreanellI, clauDIo BorGhello, lorenZo BottaZZo, Beppe caccIa, MassIMo creMolanI, GIannI De luIGI, GIoVannI DIstefano, stefano GIacoMaZZI, ManfreD Manera, Maura ManZelle, rosanna MaVIan, eZIo MIcellI, GeMMa MolDI, crIstIana MolDI raVenna, taZIa nuVolarI, renato pestrInIero, GaBrIele prIGIonI, DanIlo reato, nellI-elena VanZan MarchInI, francesca pIVIottI, tIZIana pleBanI, MarIuccIa reGIna, DaVIDe scano, arIanan scolaro, eVI spero, MarIaluIsa strInGa, sIlVIo testa, Marta ValentInI, alDo VIanello, G.B. VIanello, DanIela ZaMBurlIn, Marco ZanettI. DIREzIONE, REDAzIONE, AMMINISTRAzIONE SUPERNOVA EDIzIONI srl, via Orso Partecipazio, 24 – 30126 Venezia-Lido Tel/fax 041.5265027 – email: info@supernovaedizioni.it – website: www.supernovaedizioni.it TIPOGRAFIA Grafiche ITE, Dolo (Venezia) aut. del tribunale di Venezia n. 1114 del 23.3.93 LE OPINIONI ESPRESSE NEGLI ARTICOLI FIRMATI E LE DICHIARAzIONI RIFERITE DAL GIORNALE IMPEGNANO ESCLUSIVAMENTE I RISPETTIVI AUTORI

4. LA COSTITUZIONE DI VENEZIA (1) Prima ch’io ti guidi a visitare le venete magnificenze, non credo inopportuno farti un cenno della forma politica che s’ebbe la Repubblica per tanti secoli [...]. Le isolette disperse nelle lagune aveansi ciascuna un magistrato, o tribuno, che la reggeva. Il terrore dei Pirati di Schiavonia costinse quelle popolazioni disperse a formarne una sola; e principe di quella novella associazione fu nominato concordamente Luca Anafsto, cittadino d’Eraclea che prese il titolo di doge o duca. Per varii secoli la Repubblica fu bersaglio di fiere procelle: alcuni Dogi vollero farsi tiranni, e caddero vittime del furore popolare; fecero altri la delizia de’ loro concittadini che ad essi consentirono persino di associarsi al supremo potere i fratelli ed i figli [...].

conteso lo stesso spazio di accattonaggio. 29 Rogo doloso in una ditta a Mestre. Il prefetto lancia l’allarme criminalità. Malata terminale rimane in barella per 7 ore al Pronto soccorso (poco pronto) di Venezia. Nello stesso giorno Gilda Aquila compie 100 anni a Carpenedo. MARZO 21 Due clandestini scoperti dentro un autoarticolato proveniente dalla Grecia fuggono tuffandosi in acqua. Uno non sa nuotare ed entrambi sono tirati in salvo dai finanzieri che li inseguivano. 23 Un 51enne cade in acqua dal barchino a S. Elena, lo soccorrono, ma poi muore. Nella notte un 32enne trevigiano, a Venezia per il Carnevale, è pestato a sangue. Dei pestatori, sicuramente due gran bastardi, nessuna traccia. 25 Arriva il nuovo patriarca, si chiama Francesco Moraglia, ha 58 anni ed è di Genova, l’antica e grande rivale della Serenissima Repubblica che nel 1379 mandò in laguna la sua flotta per annientare Venezia. 27 Un giovane tecnico della Rai muore carbonizzato nello schianto in via Torino a Mestre. 29 Cade una tegola in Frezzeria, sfiorato un passante. 30 Muore Micaela Stancescu, da 25 anni all’Asac.

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APRILE 1° Notizia vera e non da primo aprile: apprendiamo dal Gazzettino che per arrivare all’Ospedale all’Angelo, che si trova a Zelarino, quasi a Treviso, ma sempre nel Comune di Venezia dicono i più informati, non c’è ancora un bus diretto che da Piazzale Roma arrivi fino al Pronto Soccorso di quell’ospedale. Pensiamo per un attimo a qualcuno che ha bisogno di essere ospedalizzato e viene da Pellestrina: quanti mezzi dovrà cambiare? 2 Emerge da un rapporto che i cafoscarini trovano lavoro entro un anno dalla laurea. 3 La stampa ci informa che al piano terra dell’ex Palazzo compartimentale a Santa Lucia, adibito a negozi, sbarcano per primi (manco a dirlo) i giapponesi. Muore Rodolfo Cimin, disegnatore disney, originario di Udine (dov’era nato nel 1927), ma veneziano d’adozione. Rissa a colpi di bottiglie alla stazione ferroviaria di Mestre. 6 In un campo nomadi a Mestre la Polizia trova un tesoro di merce rubata. 13 Restaurata la Tesa 105 all’Arsenale che rimane a disposizioen del Demanio, ma dovrà essere usata, si spera, per attività culturali: conferenze, una libreria, etc. 21 Actv: biglietto per i turisti a 7 euro. 25 Si festeggia il centenario della ricostruzioen del Campanile di San Marco 19122012.

SCORPIONE. In questa primavera, i transiti stagionali saranno talmente veloci che neanche ve ne accorgerete. Solo Giove in opposizione sarà un po’ pesante con la terza decade, ma, udite udite: dal 12 giugno cesserà la sua ostilità al vostro segno e le cose cominceranno a girare per il giusto verso.

ACQUARIO. Cari amici, il cielo di primavera sarà generoso assai con voi mobilitando Venere, la piccola fortuna, e Giove la grande fortuna, entrambi in assetto positivo. Certe configurazioni astrali non si presentano così facilmente. Avrete la possibilità di realizzare il vostro sogno: rimettetevi in gioco, cominciando dalle piccole cose.

SAGITTARIO. Sarà un primavera un po’ capricciosa per via di Marte e Venere che da fronti opposti vi attaccheranno. Come se non bastasse, da giugno inizierà l’opposizione di Giove. Morale: è in momenti come questi che dovrete praticare l’arte, per voi non facile, della moderazione, imparare a muovervi ed agire con ponderazione e mettere al bando l‘impulsività.

PESCI. Sarà un periodo discreto, anche se vi sentirete ancora nervosetti, con quel Marte così combattivo e pignolo dalla Vergine. Se avete progetti da portare a termine, sfruttate il favore di Giove, che fino a Giugno è in ottimo aspetto. Se rinviate al domani, dopo ve la dovrete sudare.

CAPRICORNO. La fortuna e l’energia sono dalla vostra parte e, almeno fino a giugno, grazie al trigono di Giove, avrete una marcia in più. Dateci dentro: è il vostro momento! Nel 1173 un’orribile peste desolò Venezia; il Doge erane morto, e la città minacciata di diventare deserta. Aveavi in essa allora un solo tribunale detto la Quarantia, perché composto di quaranta giudici: emerse da questo la veneta Arisocrazia. Essa stabilì con regolamento che ognuno dei Sestieri della città nominerebbe due elettori; che a questi dodici affiderebbesi la cura di scegliere fra tutti i cittadini quattrocento settanta individui, nei quali sarbbe stata facoltà di determinare ciò che prima era discusso e sancito nelle popolari adunanze. Col cambiarsi ogn’anno di questo Consiglio lasciavansi ad ognuno la speranza di venirvi ammesso; e colla via dell’elezione per sestiere s’allontanava il sospetto di parzialità. Il popolo non s’avvide essere quello il primo anello della catena che gli si preparava. I quaranta, col preteso d’impedire i tumulti che accompagnavano per ordinario l’elezione del doge, ordinarono che si nominassero undici elettori i quali scegliessero a pluralità di voti; e vollero anche che il Gran-Consiglio, ossia la rappresentanza popolare, indicasse ogn’anno sei consiglieri, senza l’avviso

Avviso ai gentili lettori: le previsioni considerano i transiti unicamente rispetto al Sole di nascita. dei quali il doge non potesse far nulla. In conseguenza di tutti questi regolamenti, prima di procedere all’elezione del Capo della Repubblica, si formò il Gran-Consiglio; e sessanta suoi membri, rinnovabili ogn’anno anch’essi, composero il Senato, che si denominò i Pregadi per l’abitudine che aveano per lo innanzi i dogi di pregare del loro avviso nelle pubbliche urgenze or questo or quello de’ più cospicui cittadini. — Sebastiano Ziani [1172-1178] fu il primo che venisse innalzato al seggio ducale colla nuova forma d’elezione. Sotto il suo reggimento la Repubblica umiliò Federico I e crebbe in potenza. Si creò a quell’epoca il magistrato degli Avogadori, che faceano funzione di conservatori delle leggi e di pubblici accusatori. Questo nuovo ordinamento emanava al Gran-Consiglio; e così a poco a poco il popolo perdeva i suoi diritti, il doge non riacquistava i perduti, e cresceva rapidamente l’Aristocrazia sull’avvilimento di que’ due.

a cura di Giovanni Distefano


Cataloghi - Depliants - Libri Calendari - Grafica

noVita editoriali maggio-agosto 2012

Cataloghi - Depliants - Libri Calendari - Grafica

MENTE CORPO: LA CHIAVE DEL BENESSERE

DOVE SI TROVA

NEXUS VENEZIA Archivio di Stato Biblioteca Correr Biblioteca dei Calegheri Biblioteca Marciana Biblioteca Querini Bistrot de Venise Libreria Bertoni Libreria Emiliana Libreria Goldoni Libreria Toletta LT2 Fiorella Gallery Telecom Future Centre San Servolo – Viu MESTRE Biblioteca Civica Centro Candiani Libreria Don Chisciotte Libreria Feltrinelli LIDO Biblioteca del Lido Cinema Astra Lido Corner, via S. Gallo 5 Lidolibri, via Cerigo 3

PORTO FANTASTICO Poetry, by giving dignity and utterance to our distress, enables us to hope, makes compassion reasonable Irving Layton (1912-2006)

Sulla copertina di Porto Fantastico, un giorno d'estate un bimbo baffuto dall'aria birichina ci accoglie sulla sua barchetta. Dove ci porterà? Guidati dalla limpida poetica di Pajalich e stimolati dalle provocazioni grafiche di Sakandaris lasciamo il porto e partiamo per un viaggio che dalle banchine affollate da pescatori e marinai che di mare vivono, da orde di croceristi disfatti dalla vita e in cerca dell'illusione di essere chi non sono (nuovi “hollow men” eliotiani), da immagini mitiche a povere realtà dell'oggi, ci porta per un mare che è nostrum, in quanto di tutti noi uomini, il mare avuto in dono dalla Madre. Ci accompagnano in questo viaggio persone, fantasmi, animali: in loro compagnia possiamo ritrovare – volendo – la Madre, il Padre, tutto ciò che di liquido abbiamo ricevuto alla nascita, che servirà ad irrorare la terra della nostra vita. E troveremo il sole per scaldarla e renderla fertile “Adesso, però, va ... ritorna al sole!” Possiamo ritrovare Odysseus e Tiresias, i nostri miti e i nostri affetti più profondi e taciuti, guardare alla luna o accarezzare la cagna gialla, scendere negli abissi o crogiolarci al sole, mangiando pesce povero e bevendo vino. Possiamo, così come gli autori, creare il nostro molo e partire sull'unica barca a noi concessa quella “con le ali”. Se la prima immagine di Porto Fantastico è l'uomo che in piedi sulla barca ci suggerisce il viaggio, è l'energia che che ci viene dalla Madre, rossa, solare, vivificatrice rappresentata dalla lettera A dell'alfabeto tibetano che Sakandaris mette – insieme alla cagna gialla e al musicante – a sigillo del libro per il ritorno sulla terra ferma. Francesca Piviotti Armando Pajalich, Porto Fantastico, un giorno d'estate. Illustrazioni e versione greca di Vangelis Sakandaris, Supernova, 2012. Formato 22x22. illustrazioni a colori, 176 pagine, 15 euro.

ISTRIA

CAMPANILE

I borghi murati e i castelli della dorsale interna dell’Istria, battenti il vessillo di San Marco, hanno costituito per secoli una linea difensiva organizzata militarmente a garanzia della sicurezza delle cittadine costiere veneziane della penisola dedite all’attività marittima, respingendo le incursioni dell’esercito imperiale, arroccato sul versante del Quarnero, e le scorrerie dei razziatori provenienti dai Balcani. In questa splendida regione, ancora verde dei “boschi di San Marco”, s’incontrano le tracce della Serenissima Repubblica nelle pietre di antichi paesi e nella lingua diffusamente parlata, l’istroveneto, la testimonianza vivente del legame mai interrotto tra le due sponde dell’Adriatico. L’autore, vestiti i panni del viaggiatore, ha voluto esplorare quei posti, che recano ancora le tracce dell’antica Dominante, trovando la materia per raccontarci in tre tappe le sue impressioni e le sue emozioni: “Verso l’Istria”, ovvero Trieste, il mare e Muggia, “Nel cuore dell’Istria” con i narcisi di Rozzo, e “Nel Ducato di Egeo” con i racconti-réportage sulla rocca veneziana, sull’isola dei semplici, sulla scogliera, sui campi, sull’olio, sul vino, sui fiori di maggio e tanti altri, brevi e avvincenti.

Venezia 25 aprile 1912-Venezia 25 aprile 2012: cento anni. Gli anniversari sono la colonna portante delle tradizioni e dunque della storia. E a Venezia, città unica, le tradizioni e la storia sono altrettanto uniche. Sono passati cento anni da quando il gigante di pietra, ovvero il Campanile di San Marco, l’edificio più antico di Piazza San Marco e della città, l’edificio più alto del mondo finché non venne costruita la Torre Eiffel (eretta per l’Esposizione Uni ver sale del 1889), crollato il 14 luglio 1902, fu ricostruito com’era e dov’era, e dieci anni dopo inaugurato con una festa di popolo nel giorno di San Marco (25 aprile 1912). Alla notizia del crollo del Campanile, la grande voce della città, el paron de casa che regolava la vita dei cittadini attraverso il suono delle sue cinque campane, la gente pianse, come piangerà poi nel 1996 quando brucerà il Teatro La Fenice. Non era un campanile che cadeva, era il Campanile di San Marco, segnacolo, bandiera e faro dei veneziani, testimonio di una multiforme storia di vita e d’arte. Quelle lacrime furono la testimonianza di un grande affetto. Giovanni Distefano vuole testimoniare quell’affetto con un tascabile che ne rievoca la storia e ci offre alcune immagini fondamentali: Centenario del Campanile di San Marco 1912-2012, Supernova, 2012. Pagine 112, euro 10.

Luciano Menetto, Istria. Viaggio nei boschi di San Marco, Supernova, 2012. Pagine 64, illustrazioni in bianco e nero, euro 10.

Raccoglie i contributi teorici e metodologici di 15 autori aventi il comune interesse per la Psicosomatica nonché soci della Sezione veneziana della SIMP (Società Italiana di Medicina Psicosomatica). Gli apporti sono il punto di incontro di numerose arti e discipline della salute e del benessere di provenienza sia orientale che occidentale, applicate in funzione di sviluppare una visione integrata ed olistica dell'essere umano. La proposta che persegue è l'espressione articolata e completa della persona in sintonia con il modello bio-psico-sociale: sulla ba se di questo modello ogni espressione umana è vista come frutto di una serie di interazioni a livello cellulare, organico, psicologico, interpersonale ed ambientale. Il benessere è raggiunto nel momento in cui tutta una serie di fattori emotivi e comportamentali interagiscono fra loro in modo armonioso: auto-accettazione, relazioni positive con gli altri, autonomia, padronanza del proprio ambiente di vita, scopi nella vita, crescita personale. Tutti questi elementi sono in grado di creare un "ambiente arricchito" di stimoli, all'interno del quale la persona può pienamente sviluppare i propri potenziali creativi ed espressivi. Il volume si rivolge a medici, psicologi, counselor, educatori, operatori socio-sanitari ma anche a studiosi o semplicemente a lettori che abbiano un interesse generico alle tematiche della psicosomatica e del benessere psico-fisico. Mente corpo: la chiave del benessere, Supernova, 2012. Pagine 176, euro 15.

PASSAGGIO IN VOLO Rivista ufficiale di Punto Gestalt ® “Pegasus” La rivista rappresenta il mezzo per far conoscere il Counseling e vuole diventare il punto di incontro tra lo stesso Counseling e le persone che hanno bisogno di risolvere questioni personali. Punto Gestalt ® “Pegasus” è l’Associazione Culturale che si prefigge il compito di far conoscere la disciplina del Counseling attraverso l’organizzazione di eventi culturali che si prefiggono lo scopo di far conoscere le modalità per “star bene”. Passaggio in volo è dunque l’emanazione di Punto Gestalt ® “Pegasus” che ha la sua sede a Mestre, in via De Amicis 21 Passaggio in volo, Supernova, 2012. Pagine 96, euro 10.


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