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ANNO XVIII — N. 85

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OTTOBRE-DICEMBRE 2011

Copertina di Gianni De Luigi, montaggio di Massimo Cremolani

MENSILE DI COMUNICAZIONE, CULTURA E ATTUALITÀ NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI VENEZIA

Copia omaggio


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VENEZIA È COSA NOSTRA? Intervista a Vittorio Sgarbi di Gianni De Luigi Venezia è Cosa Nostra? A me sembra che Venezia esprima certamente un potere negativo; la città ha talmente sofferto il passaggio da una grande civiltà alla reliquia che ne sopravvive dopo il trattato di Campoformido e la resa della Repubblica, che da allora i suoi abitanti si sono mossi in questi spazi come spazi teatrali, come fantasmi di quello che potevano essere e non erano più. Ma mi sembra che le espressioni di potere si siano manifestate a Venezia in una condizione molto sfavorevole, consentendo solo episodi di “poteri negativi”. Quando qualcuno ha riecheggiato la grandezza di un tempo (Volpi di Misurata, Cini) si sono visti gli estremi bagliori di una forza che la città ha espresso sul piano della cultura che era l'unica e l'ultima cosa che le rimaneva. Per il resto non mi sembra ci sia nessuno oggi che esprima il potere che la città consentirebbe, perché è una città molto più grande di quelli che la amministrano. Ci sono solo piccoli fenomeni di microcriminalità che non interessano la dimensione mafiosa, io per lo meno non ne ho il sentore. C'è una condizione esangue anche nel male. C'è stata una facoltà di architettura che ha fortemente determinato degli orientamenti e una sindacatura perentoria, ma nessuno si è impadronito della città e le ha impresso una forza negativa reale. Tu dici che nessuno ha la forza di governare davvero la città perché nessuno è all'altezza, anche negativa, di farlo. Quindi la città appartiene al mondo? Sì, questa è l'unica condizione che prevale, nell'arte; in altri settori possono accadere cose che accadono ovunque, a Potenza come a Modena. Che ci siano delle lobby è naturale, fa parte della conformazione del potere, ma non mi pare che Venezia ne sia soggiogata. Alla fine Venezia è internazionale, è uno spazio che uno si conquista una volta che ci arriva, la sua forza è nella rievocazione di ciò che è stata. Il passato di Venezia è più forte del suo presente. E anche del suo futuro allora? Sì, il futuro potrebbe essere meglio amministrato, evitando il rischio di un altro ponte di Calatrava. Ma ci sono cose che sfuggono ad un controllo di conservazione automatica. Se Venezia esiste è per il suo fantasma. Quando si fa il nome di Venezia nel mondo, nessuno può pensare alla mafia, perché c'è tanto di più che essa mostra... Perché la mafia è così forte in Calabria? Se uno non rende grande la criminalità, cos'altro della Calabria evoca sogni? Il nome stesso di Venezia rende impossibile la criminalità nel presente. Ma ora, ad esempio, pare che i russi vogliano comprare il casinò... Sì, ma non è che dopo averlo comprato possono buttarlo giù! Una volta che avranno comprato dovranno piegarsi a Venezia. Venezia si ripara da se stessa. Il massimo che sono riusciti a fare è stato sulla Palazzina Grassi: hanno messo quattro lampadari di Murano, ma non hanno poi fatto molto. La bellezza di Venezia supera e vince la mafia. Anche se ci preoccupiamo... anche quando ci siamo preoccupati, alla fine il tempo farà giustizia di tutto questo. I cinesi dovranno diventare veneziani, Pinault dovrà diventare veneziano. Non ci sono pericoli da questo punto di vista. Quando arrivò la Guggenheim a prendere Ca' dei Leoni, ha portato un danno? No, si è venezianizzata lei. Chiunque arriva qua cerca di prendere Venezia, ma ne rimane preso. Quindi, Venezia non è Cosa Nostra. Come l'arte. Rispetto ad alcuni deboli ed indifesi conati può affermarsi un principio corruttivo dell'arte come accade effettivamente con la mafia dell'arte contemporanea. Ma qui l'unica cosa che possono fare è frenare l'umidità di salita, restaurare i quadri, ma poi? Poi, basta. L'importante è non perdere la città. La sua forza e la sua fragilità, la sua forza e la sua inerzia, la sua ingovernabilità. È più sindaco Cipriani che Orsoni! Qui le vere autorità non sono di ordine gerarchico.

VARIAZIONI OMERICHE (e anguillesche)

di Letizia Lanza

Costituito di tre sezioni (Donne in amore, Fascinazioni marine, Serpentini amplessi), seriamente documentato e arricchito di un denso apparato di note, il libro propone un percorso alla ricerca dell’alterità nelle sue varie e avvincenti declinazioni: a partire dal mitico mondo di Omero, con i suoi personaggi estremi, per giungere alle più recenti icone della femminilità quale l’insidioso e affascianante stereotipo della Femme Fatale.

Le 5 risposte di Roberto Bianchin RIFLESSIONI ALLO SQUERO Ma che combinazione trovar lo squero accanto a un ospedale si proprio fianco a fianco a rattoppare insieme avanzi di laguna feriti o logorati o un po' malconci che a non sentirsi bene verrebbe da bussare al mastro d'ascia che la sa dare ancora un po' di sicurezza magari camuffandosi da barca. ------------------------------------------Intanto che peniamo ognuno a modo nostro per venezia cerusici di fama la danno se non morta per dispersa e trovano scontato seppellirla spalandole vaneggi per progetti Il capitale umano non risulta non merita una voce di bilancio le bricole ci tracciano un destino l'indigeno è gradito se scarseggia tra sagoma o buratto analfabeta di plastica conserva e non marcisce Venezia non si sente troppo bene ma se l'ascolti senti che respira prova ad alzarti presto la mattina e ce l'hai tutta lì ma quella vera Venezia che lavora per campare Venezia il ritmo giusto Venezia batte il tempo Venezia vecchio tempio di sale screpolato che poggia col suo il marmo sopra il legno agile flusso proprio perché lento fluido come ogni cosa stia nell'onda vita che ignota scorre sotto l'alba fatta di gente gente veramente di gente in carne ed ossa che suda e allora capita che canta e se si da la voce è una canzone insulti da una barca incontro all'altra a rimbalzare piatti sopra l'acqua la pace in uno sguardo in linea d'aria chi porta balle in balle di giornali chi lava i panni sporchi e li riporta chi spazza i suoi masegni ben oltre la sua porta e intanto gli occhi accendi al primo sole colore dello stesso esatto rosa di cui profuma sempre il primo pane venite a respirarla Venezia per capirla venite ad annusarla Venezia per salvarla Un mastro d'ascia se ne prenda cura e non plotoni tragici di esperti gufare al capezzale salivando scialando in onorario misto a fumo il meglio di se stessa che ha da dare Venezia mi è girone che danna alla bellezza nessuno mi offra in cambio nemmeno anche soltanto l'idea del paradiso anita menegozzo

Di chi è Venezia? È da un po’ di tempo, diciamo dagli anni Settanta, che Venezia, salvo poche eccezioni, ha cominciato a non essere più dei veneziani. Oggi questo percorso perverso si è quasi completato. Venezia si avvia a non essere più cosa “nostra”, intesa dei veneziani, ma a diventare cosa “loro”, intesa degli altri. Di tutti gli altri che la usano e ci guadagnano a spese dei veneziani. Venezia è oggi in mano a chi governa, nel bene e nel male, più nel male che nel bene, i grandi flussi del turismo, di quei ventidue milioni e passa di visitatori l’anno che portano una grande sporta di denaro fresco e che costituiscono ormai l’unica industria rimasta in città. Chi ha potere a Venezia? Il potere a Venezia è nelle mani dei signori delle lobby del turismo. È ostaggio di osti e locandiere. E di tutti quelli che, a vario titolo, tengono saldamente le redini del grande giro di denaro portato dal turismo. Dagli albergatori agli affittacamere, dagli immobiliaristi ai commercianti, dai baristi ai ristoratori, dai motoscafisti ai gondolieri, dai battitori agli intromettitori, dagli ambulanti agli abusivi. Sono loro i veri padroni della città. I veneziani che non vivono di turismo, e che soffrono le devastazioni di un turismo eccessivo e fuori controllo, non contano quasi nulla. Qual è il problema più pressante per chi abita la città? Il problema maggiore per i pochi veneziani rimasti, e destinati a restare sempre di meno, è e sarà quello di tentare di riuscire a convivere –cosa già difficilissima- con un numero di turisti che sarà inevitabilmente sempre più grande. E che quindi, proprio per l’importanza economica che comporta, conterà sempre di più, a scapito degli abitanti che vedranno ridotti ulteriormente –come già sta accadendo- i propri spazi di vivibilità. Spazi che sarebbero normali in una città normale, ma che non sono più normali in una città che già non è più una città normale. Le battaglie di chi cerca di contrastare questa tendenza sono sacrosante, ma minoritarie. L’impressione è che alla fine i veneziani perderanno, e vincerà l’industria del turismo, che trasformerà la città in un grande parco storico di divertimenti. Ci siamo già vicini. Sono importanti i soldi per la città? I soldi del turismo, gli unici che arrivano davvero, più che importanti sono condizionanti. Condizionanti per la vita della città e per le scelte che sulla città si fanno e si faranno. Sono il motore di tutto. L’unico dio a cui tutto si piega. Ma i soldi del turismo ingrassano solo osti e locandiere, e uccidono i veneziani che non vivono di turismo. Anche perché impediscono alle nuove generazioni di fare a Venezia un mestiere diverso da quello del cuoco o del cameriere. Esistono lobby o mafie a Venezia? Esistono. Sono molto potenti, ben mascherate, e operano principalmente nel settore turistico e immobiliare. È inevitabile del resto, come in molte grandi città del mondo, come in tutti i posti in cui girano i soldi. Con l’aggravante che oggi sono più difficilmente distinguibili, perché i confini tra lobby e mafie si sono talmente assottigliati da diventare quasi impalpabili. Nel senso che le mafie non hanno più bisogno di uccidere. Hanno sostituito il delitto con la nomina dei loro uomini nei consigli di amministrazione. Indossano abiti firmati, doppiopetti e colletti bianchi, e agiscono come gruppi di interesse e di pressione proprio come le lobby. Sono entrate nei salotti buoni e salite ai vertici del potere. Investono i proventi illeciti dei traffici di droga e prostitute in attività assolutamente lecite, in campo edilizio e immobiliare, turistico e alberghiero. Hanno facce nuove, rispettabili, e influenti amicizie in campo economico e politico. Basta vedere come nuove e potentissime società nascano praticamente dal niente, si impongano in brevissimo tempo sui mercati, dispongano di grandi capitali da investire, di interlocutori altolocati e anche, in alcuni casi, di solidi agganci internazionali.

IN FORMA DI LETTERE

La finzione epistolare in Francia dal Rinascimento al Classicismo di Magda Campanini Questo volume presenta la vasta e ricca produzione di opere epistolari che, nella Francia del Cinquecento e del Seicento, danno forma ad una finzione romanzesca sentimentale sorretta dalle dinamiche del discorso in lettere. Il percorso di indagine si addentra nei meandri della scrittura epistolare e definisce una finzione che non è un semplice precorrimento del grande romanzo settecentesco, ma una forma letteraria compiuta.


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Casa Nostra di Piero Falchetta

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TESSERA CITY La più grande speculazione urbanistica per “fare cassa”

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arebbe fin troppo facile trovare consenso per un’affermazione del genere: Venezia non è governata, Venezia è gestita da un consiglio di amministrazione che cerca di sfruttarla quanto più può facendo finta di governarla. Non è che non ci sia del vero in questa frase, basta pensarci un momento, e forse neanche. La soluzione, in tal caso, sarebbe abbastanza semplice: cambiamo governanti e cerchiamone altri più capaci e più disinteressati, se ce ne sono. Ma non è così facile. Perché non ci sono soltanto i governanti, bensì c’è tutta una città (o quasi) che cospira contro se stessa e che agisce, è davvero una maledizione, sia contro il passato della propria storia illustre, sia soprattutto contro il proprio futuro, che è ormai difficile da immaginare come un buon futuro nel quale un’idea moderna di cittadinanza possa trovare alimento ed espressione. Che questa sia la realtà, bisognerebbe farlo sapere a chi si lamenta a gran voce dei troppi turisti, e poi non esita a sfruttare i più miseri, bui e umidi bugigattoli per farne lucrosi B&B. Bisognerebbe farlo sapere a chi, arrivato a importanti traguardi culturali e politici, ha poi inchiodato per sempre la città a un mortifero “com’era dov’era” proprio là dove, nel teatro, si doveva dare un segno forte di vitalità intellettuale e civile. Bisognerebbe farlo sapere a quei celebrati rematori con la maglia a righe, custodi inflessibili della tradizione, che tengono i rotoli di banconote da cento euro esentasse arrotolati nel calzino (visti con questi occhi). Bisognerebbe farlo sapere a chi si gloria, e non è uno solo, di aver portato in città collezionisti miliardari – di opere che sono spesso di gusto discutibile ma sempre di gran prezzo – e non vuol sentirsi dire che ha quasi regalato uno dei quartieri più straordinariamente belli della città in cambio di quasi niente. Bisognerebbe farlo sapere a chi inveisce contro l’affollamento dei mezzi pubblici, e non vuol capire che senza turisti il prossimo vaporetto lo dovrebbe aspettare un bel po’. Bisognerebbe farlo sapere a chi si è fatto fotografare bello, sorridente, vittorioso e calzato Loubotin, alla posa della prima pietra di un palazzo fantasma e disastrosamente costoso, e ora dice “il buco l’ha fatto lui!”. Bisognerebbe farlo sapere a tutti quelli che amano tanto ma tanto Venezia, e che poi con le loro barche (taxi, mototopi, barchini, ecc.) sfrecciano a 70 dove c’è scritto 7. Bisognerebbe farlo sapere a chi è passato dal think tank delle cattedre universitarie a pubblici incarichi culturali, per approdare infine alla testa di un gruppo d’investimento che ha lanciato la più grande campagna di speculazione immobiliare che si sia mai vista in città. Bisognerebbe farlo sapere a chi prende i soldi (cash) dai cinesi, i quali vendono borse e guanti là dove prima si vendeva pane o latte. Bisognerebbe spiegarlo con particolare enfasi a chi è entusiasta di Venezia, della sua dimensione veramente internazionale e cosmopolita, e passa le proprie giornate tra un ricevimento a bordo di un megayacht, un volo Venezia-Roma-Londra-New York-Dubai, un’inaugurazione artistica nel palazzo sul Canal Grande di un qualche sarto di grido (italiani, popolo di sarti, cantanti e cuochi...). Bisognerebbe farlo sapere a chi tratta i turisti come pezze da piedi, insultandoli e magari anche imbrogliandoli, e poi ci campa da re, su quei turisti. Ma allora, se sono (siamo) tutti responsabili, nessuno è davvero responsabile? Eh no, non è così. C’è chi ha responsabilità maggiori, e chi minori, sia chiaro. Ma chi ha responsabilità minori, per dir così, ne ha ugualmente una che è la più grande di tutte, quella di essere un cittadino. Cittadino che appartiene profondamente al luogo nel quale abita, anche se non vi è nato, e che perciò non soltanto lo rispetta e tenta di migliorarlo, ma lo intende quasi, visto che si tratta di Venezia, come una “città nobilissima”, per usare il celebre appellativo del Sansovino. Il quale scriveva appunto nelle sue Orazioni (1557), riportando un discorso di Lelio Tolomei senese perfettamente in linea con il nostro tempo: “E di tanti disordini passati e presenti non è stato causa questo o quell’ordine solo, ovvero sol questo o quel Cittadino, ma tutti insieme, perché chi col fare, chi con aderire, chi con promettere, tutti abbiamo sempre fatto il peggio che abbiamo potuto ed abbiamo procurato a gara la rovina della Città e di noi stessi”. Può un intero popolo datosi ad affittar camere, a vendere maschere e a interessarsi soltanto di quella cosa lì che non serve neanche dire, tanto è evidente, rimproverare i suoi governanti perché anche loro si occupano soprattutto di quella cosa lì, solo che lo fanno molto più in grande? Non siamo tutti (o quasi) qui per far soldi (o per farli fare ai nostri amici e parenti)?

ambiano un po’ le forme: un iphone in più, un merletto in meno, ma la sostanza non cambia e le maschere della Commedia dell’Arte si rivelano ancora una volta emblemi profetici per la città di Venezia e i suoi frequentatori. Ma corro troppo e per comprendere questo parallelo necessario iniziare riflettendo sui dati di una piccola indagine condotta nelle ultime settimane fra i rappresentanti di alcune categorie operanti in città. Cinque domande: di chi è Venezia? Chi ha potere a Venezia? Qual è il problema principale per chi abita la città? Sono importanti i soldi per Venezia? Esistono lobby o mafie a Venezia? Domande rivolte a banchettari, taxisti, gondolieri e marinai Actv; ciascun grup-

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ome si è potuto in poco più di 12 anni anni, arrivare a capovolgere le linee della politica urbanistica del Comune di Venezia? Con uno strumento urbanistico emergenziale nel 1999 e un progetto privato dichiarato di interesse generale nel 2003 il Comune inserisce un collegamento sublagunare tra Tessera e l’Arsenale. Nel 2004 per fare cassa con una Variante al PRG propone il raddoppio dell’area già acquisita e approvata per lo stadio (“Quadrante Tessera”). Nel 2006 la Regione prevede un nuovo percorso ferroviario Alta Velocità lungo la gronda lagunare con fermata a Tessera (saltando Venezia ma anche Mestre). Sempre dichiaratamente per fare cassa con un accordo Comune-Regione nel 2009 si cerca approvare una Variante della Variante (Tessera city) per quadruplicare l’area dello stadio in aree agricole a grande rischio di allagamento preventivamente acquisite da Save spa, e la si sposta per consentire il raddoppio dell’area aeroportuale. Ma la procedura di approvazione si ferma per sempre in Regione quando la Commissione di Salvaguardia, chiede di fare preliminarmente una istruttoria per verificare la legittimità degli atti. Di fatto a questo punto l’unico modo per legittimare le operazioni Quadrante Tessera e Tessera City viene rinviato al nuovo Piano di Assetto del Territorio (PAT) che sostituirà il Piano Regolatore oggi vigente. La nuova proposta di PAT nella Carta della Trasformabilità inserisce esattamente sempre la stessa grandissima area che prefigurava Tessera City nel 2009. L’area è definita “contesto territoriale destinato a programmi complessi”, definizione che prevede approvazione con procedure straordinarie (conferenze dei servizi, accordi di programma). Tutta l’area è delimitata con “limiti fisici di nuova edificazione”, è quindi riconosciuta come urbanizzabile ed edificabile. Tra questa area e la statale triestina è preservato un grandissimo ambito per il raddoppio delle piste aeroportuali fino al fiume Dese. L’aeroporto ha ampie possibilità di sviluppo per attrezzature e servizi aeroportuali a terra nelle aree già in concessione, già oggi è sopra i limiti di legge di inquinamento (atmosferico, acustico, luminoso). In prospettiva un grande aumento dei flussi deve avvenire attraverso la messa a rete del sistema complessivo degli aeroporti (Venezia, Treviso, Ronchi, …). Nelle cartografie del PAT vi è anche la

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Sotto il peso dei soldi di Giacomo Trevisan * po a suo modo rappresentativo di un pezzetto dell’anima della città e tutti insieme “zoccolo duro” di chi, a parole e nei fatti, ne costituisce la spina dorsale. A sentire la loro voce le buone premesse ci sono tutte: Venezia è dei veneziani, di chi la ama e la vuole vivere; il problema, ecco, il vero problema sono i politici! I politici interessati solo ai soldi, ai loro interessi e a chi – a sua volta – ha i soldi. I politici e la curia che fanno il bello e il cattivo tempo per il proprio tornaconto!

(I soldi, i soldi maledetti! Sterco del diavolo quando degli altri, ma dal profumo di violetta quando ci cade in mano). Eh, sì, sempre importanti i soldi, al centro dell’interesse, perché certo una città come Venezia dei soldi non può mica farne a meno?! Problemi? Eh, beh, certo, problemi ce ne sono sempre tanti: provi lei a prendere un traghetto nelle ore di punta, provi lei a fare la spesa! A visto che prezzi? Sì, li ho visti, ma mi domando anche chi li fa... O chi fa i prezzi dei vaporetti, di un giro in

drastica riduzione delle grandi aree destinate a bosco prescritte dal Piano Regolatore e dal PALAV vigenti, collocate a est di Mestre a servizio della città e a delimitare l’espansione insediativa verso la gronda lagunare. Una nuova area a bosco viene invece collocata lungo il Dese a servizio e a legittimazione di Tessera City. Vi è inoltre inserito il tracciato per una nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità lungo la fascia di gronda lagunare oggetto di amplissime contestazioni. Vi è una “Linea di forza del trasporto lagunare” da Tessera verso Venezia che furbescamente evita di pronunciarsi apertamente a favore sul progetto di sublagunare, che pur è già presentato al Cipe. Nella tabella del dimensionamento dell’ambito Dese-Aeroporto si prevede un “carico insediativo aggiuntivo” superiore ai due milioni di mc. Sono previsti 350.000 mq di pavimento destinati ad attività Commerciali e Uffici, 110.000 ad attività Turistico-alberghiere e 50.000 ad attività produttive. L’ass. Micelli prospetta questa come la parte principale di un nuovo asse strategico della città (da Dese fino al Lido), un nuovo grande polo in grado di attirare investimenti.

be a nord, verso il Canale Scomenzera e della Giudecca a sud) per decongestionare Piazzale Roma, il Canal Grande e il Canale di Cannaregio, collegando direttamente le Fondamente Nuove e l’Arsenale, Castello e il Lido. Le nuove linee del tram devono essere portate a ridurre i maggiori flussi di mobilità privata su gomma lungo la castellana e lungo la miranese. L’aeroporto va collegato con il SFMR (come già previsto) e la stazione di Mestre non va depotenziata. Dai dati disponibili sui flussi non è necessaria una nuova linea per l’Alta Velocità, è possibile velocizzare e raddoppiare l’uso delle linee ferroviarie esistenti. Possiamo tornare a fare le scelte strategiche e i piani urbanistici non per lanciare grandi operazioni speculative, ma per risolvere le criticità, per soddisfare i fabbisogni prioritari e servire i cittadini, per riqualificare e valorizzare la città. Stefano Boato

QUALI SCELTE URBANISTICHE PER LA CITTÀ? È assurdo dirottare enormi investimenti pubblici e privati verso nuove aree da urbanizzare a Tessera avendo le grandi aree disponibili e le infrastrutture di Marghera da riusare e molte attività da rigenerare e riconvertire (incentivando le bonifiche). Oltre a tutto le grandi aree limitrofe di Dese, che hanno destinazioni analoghe e sono già state completamente urbanizzate, a tutt’oggi non sono state minimamente utilizzate. Lo stadio e le attrezzature pubbliche connesse si possono realizzare da subito nelle aree di proprietà comunale già previste nel piano regolatore vigente. I sistemi di trasporto pubblico vanno realizzati a servizio della grande mobilità dei pendolari e dei residenti, non per valorizzare le operazioni speculative fondiarie e finanziarie private. Dopo vent’anni di attesa il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, che può usare i quattro binari del ponte già disponibili, deve finalmente collegare tutto l’entroterra con la stazione ferroviaria di S. Lucia e con i collegamenti acquei laterali esterni (a S. Giob-

gondola, di una corsa in taxi... Chi vende i negozi, i bar e le botteghe del centro ai cinesi? Non sono veneziani anche loro? Le idee sono tante e ben confuse, ognuno avrebbe la propria ricetta, la soluzione magica da sfoderare, quel problema che risolto renderebbe Venezia di nuovo Serenissima. Tutti indicano il male in ciò che gli altri fanno. Ma infine nessuno fa sconti e nessuno intende rinunciare al proprio tornaconto. Ed ora torniamo al parallelo iniziale. Immaginate un’orda di Zanni o di Arlecchini con al collo una macchinetta digitale. Ecco i turisti da spremere, numeri da far salire a dispetto dell’Amore per la propria città tanto sbandierato... Ma d’altra parte, suv-

DOGI IN CONTROLUCE di Daniela Zamburlin

Un libro che presenta un’analisi storica degli atti compiuti dai dogi, condotta su fonti certe e rigorose e svolta per argomento (famiglia, religione, poesia popolare, gastronomia), un libro in cui il lettore trova gli aspetti meno conosciuti, più intimi e privati dei dogi che, visti anche in controluce, si rivelano una grande stirpe, superba per magnanimità, saggezza, laboriosità, intraprendenza, coraggio e senso dello Stato.

via, come si potrebbe fare altrimenti? E le nostre categorie? Tanti Pantalone interessati solo al denaro, salvo avvedersi alla fine dei propri giorni, quando ormai non c’è più nulla da fare, che nella vita esistono ben altre priorità: le donne, la bellezza... e che forse era il caso di pensarci prima, quando se ne sarebbe potuto godere. Ma ora accorgersi di essere solo dei vecchi impotenti fa male. Fa male stare di fronte a qualcosa che Natura e Destino impediscono all’uomo di salvare. Veneziani! Venezia è vostra davvero. Nessuno verrà a salvarla se non lo fate voi. Nessuno verrà a ripescarla quando affonderà sotto il peso dei soldi. * attore, scrittore, veneziano d’adozione


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Venezia Cosa Nostra? ’ambiguità, o meglio, la doppia interpretazione che si può dare a questo titolo è voluta, proprio per provocare la città e i suoi cittadini. Venezia ci appartiene o come vuole l’Unesco la sua vocazione contemporanea è di appartenere al mondo. Ma a quale mondo? Quello del turismo ammassato in mega navi Gardaland a consumare viaggiando e a consumarsi nei negozi delle grandi firme in plancia? Vorrei che chi afferma, con sicumera, che le grandi navi portano un indotto molto alto alla città lo dimostrasse con numeri e aziende. Non certo, a mio modo di vedere, al mercato ortofrutticolo o del pesce locale; tutto arriva da altri luoghi, mentre l’impatto con la città è disastroso. Il fumaiolo di una di queste navi inquina tutto il quartiere di Santa Marta. Masse di turisti si versano in città per piccoli acquisti, per risalire in nave e partire. Mi chiedo ancora: chi beneficia di questo benedetto indotto? Il Porto? Lo Stato? Non credo il Comune e con lui la comunità che lo abita: il sindaco è esautorato rispetto alle decisioni del Provveditorato al Porto e del Magistrato alle acque, è già miracoloso che la città riesca ad essere quasi pulita. Si pensi che in Cina a pochi chilometri da Pechino si è costruita un’altra Venezia, quasi un omaggio all’ultimo romanzo di Antonio Scurati una Venezia del 2092 re-inventata, ricostruita dai cinesi dopo una catastrofe. Da La Nuova Venezia del 13 settembre 2011, Scurati dice che nel suo libro “c’è una componente visionaria, ma c’è anche la Venezia che io ho conosciuto da ragazzo. Ho proiettato nell’avvenire ed estremizzando qualcosa che a Venezia già c’è: il declino della vita autoctona, i cittadini subalterni agli stranieri, la perdita della dimensione di città autentica per trasformarsi in una specie di Disneyland del turismo. Io l’ho immaginata come Las Vegas crudele del terzo Millennio, luogo di piaceri estremi e vizi terminali con Piazza San Marco che è diventato il nuovo Colosseo, dove i gladiatori si scontrano. Però senza anticipare troppo del libro, c’è anche un momento in cui uno dei gladiatori fugge e scopre, al di là del muro che delimita la Nuova Venezia costruita dai cinesi, i residui della vita della città d’un tempo che ho raccontato sulla base dei luoghi della mia infanzia, trascorsa tra Castello dove vivevo e Madonna dell’Orto dove andavo a giocare.” Sicuramente questo libro alzerà una levata di scudi da parte di alcuni intellettuali o di associazioni della salvezza. Ma bisogna far nascere invece una nuova cultura amministrativa per tenere fede al “Senso della Città” e non farla diventare un parco tematico; come appunto Wuqing dei fratelli Frattini, un ennesimo outlet con 180 negozi tra cui Versace, Prada, Bulgari, Gucci, ecc. forse mancheran-

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Venezia ... Nostra?

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La Nave Norwegian Jade alle ore 7 del 10 Settembre 2011 passa di fronte alla Chiesa del Redentore (foto di Manfred Manera)

no i banchetti di piazza San Marco ma le gondole ci sono e a motore. Mi chiedo come si continui dopo trent’anni di contraddizioni a insistere e ormai quasi a completare un’opera che nell’ultimo convegno gli esperti hanno messo in discussione ipotizzando che negli anni futuri le maree nel Mediterraneo arriveranno a 180 cm, mentre a Genova la grande idea di costruire a mare una fabbrica di elettricità un progetto ambientale che prenderà energia non solo da un olio della nocciolina delle Barbados completamente ambientale, ma sfrutterà l’energia provocata dalle onde e dal mare. Renzo Piano sta progettando delle pale eoliche per alimentare di energia le meganavi all’ormeggio senza che loro inquinino il porto e i quartieri genovesi. Quindi ci saranno navi con la spina. Il moto ondoso, come dicevo, sarà sfruttato per la sua forza ed energia, pensate a quanta energia

riusciremmo ad avere dal Canale della Giudecca. Ma perché in questa città non esiste una proposta, un’idea di questo genere? Mentre il MOSE continua a creare un tale disequilibrio che anche le seppioline non riescono più a trovare il ciclo di riproduzione. Per concludere, e spero si affronti sempre più l’argomento, la candidatura di Venezia Capitale Europea della Cultura: si vuole chiamarla Metropolitana della Cultura; Maurizio Cecconi afferma “Sembra facile”, ed è un’affermazione condivisibile totalmente. Si sono ultimamente aggiunte Lecce, Bari e Brindisi, c’erano già Matera, Siena, Ravenna e Terni, L’Aquila, Torino. Se la prima ragione della città per antonomasia della cultura è l’ovvietà più inutile, che cosa si intende per Cultura? Ma su questo credo che Nexus ritornerà anche nel prossimo numero. Gianni De Luigi

a Redazione di Nexus mi ha chieso di scrivere un articolo su Venezia ... nostra, formulando cinque questiti: Di chi è Venezia? Chi ha potere in città? Sono importanti i soldi per la città? Quali sono i problemi di chi la abita? Ci sono lobby o mafie in città? Con queste cinque domande in testa partiamo alla ricerca di risposte su Venezia, a mio avviso è chiaro che pochi degli intervistati scelti tra banchettari, gondolieri, tassisti e marinai, hanno una coscienza sul reale stato sociale che governa la città, maggiormente mi ha colpito il fatto che le dichiarazioni combacianti ampiamente alla realtà siano quelle di chi non abita nella città, di chi ogni giorno per lavorare entra ed esce dalla condizione veneziana, di chi è andato via o di coloro che dalla terraferma sono venuti ad abitarci; per

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chi è da sempre qui e la conosce perché l’ha sempre vissuta, i problemi sembrano non esistere del resto c’è chi ferma il suo pensiero all’acqua alta dicendo: “L’acqua alta non è una cosa che comunque porta danni ... diciamo che è più un disagio che dura comunque poche ore”, dimenticando che per un giovane, quindi per il futuro di questa città, pensare di abitare a Venezia è proibitivo. “Le case?! Esattamente, non c’è nessuna politica per i giovani”, tutto viene venduto, affittato a chi per la città ci passa, così decidere di trascorrerci la propria vita diventa impensabile. “Venezia sarà in futuro la Disneyland come vogliono che sia”. Venezia per qualcuno è di tutti, del mondo, altri dicono dei veneziani, alcuni si sbilanciano dichiarando che è di “chi abita sotto quel campanile là (indicando il campanile di San Marco)”. Per altri ancora “Venezia è delle grandi agenzie che guadagnano sui turisti”: come dargli torto, non devo nemmeno alzare la testa per guardarmi intorno che già sento il vociare di folle che si snodano senza controllo sulla riva ... e mi chiedo quanto siano importanti tutti questi turisti. “La città è a misura di turista, tutto valutato sul guadagno del turismo, i turisti sono l’economia principale” e quindi penso tanti turisti uguale tanti soldi, mentre per la domanda successiva ritengo che, anche se i soldi ce li abbiamo, il problema è che noi veneziani non sappiamo dove vadano a finire. E alla domanda finale: “Secondo lei ci sono lobby o mafie a Venezia?” la classica risposta all’italiana per salvarsi in corner è “Sicuramente come in tutte le città dove girano tanti soldi”. Massimo Cemolani attore

HEMINGWAY IN ITALIANO E INGLESE una guida letteraria alla città di Venezia e al Veneto sulle orme di Ernest Hemingway scritta da Rosella Mamoli Zorzi e Gianni Moriani con un contributo di Arrigo Cipriani

Continua, con questo IN VENICE AND IN THE VENETO WITH ERNEST HEMINGWAY, la serie di piccole guide letterarie, pubblicate da Supernova, fino ad ora dedicate a Henry James, Lord Byron, Ezra Pound, con la novità che questo ultimo volume su Hemingway viene pubblicato in edizione inglese, come gli altri, ma anche in italiano. Il "turismo letterario" sembra godere di una certa popolarità in questo periodo, e il successo di queste piccole guide ne fa parte. Ma ancora più importante ci sembra il fatto che la descrizione letteraria di un luogo o di un monumento ci permetta di vederli con altri occhi, con l'aggiunta, si potrebbe dire, della bellezza della prosa che li descrive. Vedere la Chiesa di Santa Maria del Giglio, appena descritta da Hemingway in Di là dal fiume e tra gli alberi come simile a qualcosa che sta per innalzarsi in volo, aggiunge un elemento nuovo alla nostra normale percezione. O guardare il leone alato sulla Torre dell'Orologio e pensarlo come il papà del "Leone Buono" che fugge a volo dall'Africa dove gli altri leoni lo prendono in giro perchè non mangia i Wandorobo ma solo tagliatelle, è vedere, questa volta con un sorriso, una nuova qualità in quel leone della tradizione. Del resto, tutta la Venezia dal Canal Grande color grigio acciaio, spazzata dal vento, battuta dalla pioggia, come la descrive Hemingway, si anima di nuove dimensioni.


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SUPERNOVA 2011

Le Arti Ai poeti Associazione che Culturale Veneta conosco

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'associazione Le Arti, fondata tre anni fa, ma non ufficialmente appartenente alle associazioni comunali, non avendo ancora legalizzato l'atto costitutivo e lo statuto, si muove abbastanza bene nel territorio veneziano. Forse, non è l'unica delle istituzioni veneziane ad interessarsi alle Arti, ma sicuramente potrà dare un segno significativo alla città. Essa allarga i suoi orizzonti nei seguenti rami della cultura : letteratura e poesia, le arti visive in genere e multimediali (comprendenti il cinema, la musica ed il teatro). Non ha scopi di lucro e non segue direttive politiche o tantomeno partitiche. Appoggia e crede nel rapporto diretto e collaborativo con altre associazioni culturali. Importante è lavorare bene e qualitativamente. Anche i meno giovani possono trovare spazio nella nostra associazione. All'inizio, si era pensato di dedicare l'istituzione culturale al nostro poeta “veneziano” Ugo Foscolo, e ci si trovava nello studio di una scultrice ben conosciuta a Mestre, ma poi, con il tempo, per vari motivi e per l'incomprensione di talune persone che non sto ad in dicare, il nostro cenacolo culturale si è trasformato in qualcosa di ben diverso rispetto ai programmi e alle linee delineate dai soci fondatori. Peccato! Sarebbe stato bello ricordare ogni anno il nostro grande poeta nato a Zante in Grecia. A Venezia e nel Veneto ci sono varie associazioni culturali che s'interessano di varie arti, ma la nostra è molto particolare ed opera in sinergia con le varie arti, collabora e sta crescendo in sintonia con altre associazioni di vario tipo. La mia idea è di dare un supporto concreto a tutti coloro che operano nelle varie arti, considerando che è molto importante rendere vivo il dialogo soprattutto con i giovani, lasciando molto spazio alla loro fantasia e capacità. Ecco che è importante operare all'interno anche delle scuole veneziane. Nell'associazione vi sono rappresentanti di centri culturali nazionali. Le prospettive di sviluppo sono valide, anche se siamo all'inizio della nostra attività. I tempi sono quelli che sono e la gente, forse, non crede molto nelle arti in genere si bada più ai fatti concreti: moda, musica sport di un certo tipo, insomma il consumismo ecc. è all'ordine del giorno. Io sono particolarmente fiducioso che cose cambieranno in meglio e non mancherà molto che sentiremo parlare più fattivamente anche dell'associazione che ho fondato assieme ad alcuni noti veneziani. Con sommo piacere si può notare che il Lido di Venezia sta lavorando bene con la poesia e le arti in genere. Ho potuto assistere una sera, assieme a dei miei amici veneziani, agli Alberoni, ad una manifestazione di teatro meravigliosa, dedicata al grande Paul Whitman. Il luogo, un vecchio antimilitariste si presta a serate come quella, sono rimasto incantato dalla bellezza. Penso che ci siano pochi posti al mondo così belli che ti pare di vive vere in un altro pianeta. Ringrazio ancora Giovanni Distefano di “Nexus” e i suoi collaboratori, per avermi dato la possibilità di esprimere le mie idee, diffondendo in tal modo l'associazione.

Nel corso del 2011 la casa editrice Supernova di Venezia ha pubblicato i seguenti libri: A Blue Rhapsody di Monica Seleghin

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i poeti che conosco, suggerisco sempre di provare a girare almeno una volta al mese a dire poesie alla gente, fermandola per strada. È un'esperienza non semplice ma fantastica, a volte capita di incontrare persone che si commuovono, ringraziano emozionate, raccontano il segreto della loro vita, episodi misteriosi, avventure, coincidenze... qualcuno dice che aveva proprio bisogno di sentire quella poesia in quel preciso momento... Per me è un'abitudine, lo faccio quasi tutti i giorni, da più di otto anni, e mi mantengo, vendendo in giro, a prezzo poetico, i libri che preparo a mano in centinaia di copie, piegando tagliando incollando e cucendo fogli e cartoncini colorati. Il nome delle mie autoEdizioni? Carmina Dant Panem. Non c'è niente di strano in quello che faccio, la Poesia è nata così. I poeti ambulanti sono sempre esistiti. In Giappone, i più famosi creatori di haiku erano addirittura monaci ambulanti. Tagore, ne "Il Cristo", scrive di essersi ispirato ai poeti girovaghi indiani, i Baul. Abbiamo forse dimenticato che il Patrono d'Italia, quel Francesco poeta, fondò addirittura un Ordine mendicante? Certo, oggi l'ufficialità e il riconoscimento vanno in un'altra direzione. Con il dominio del marketing, le grandi Case Editrici spingono il pubblico verso le pubblicazioni di consumo. La Poesia è sotterranea, non va mai veramente di moda, però non scade nemmeno, quindi non è utile al mercato, rischia di rimanere nelle librerie di casa per sempre, ma quel che è peggio, libera il cuore e la mente, afferma una verità profonda, è un antidoto alla fretta, e un pericolo per il Progresso e la Velocità. Così, da tempo, i premi Nobel non vengono assegnati ai poeti, i guru della comunicazione istruiscono gli editor a non pubblicare Poesia, ci sono catene di librerie che non tengono nemmeno i classici sugli scaffali, i poeti si escludono dalle grandi manifestazioni culturali. Non vengono spediti in Siberia, no, però si costruisce un muro di indifferenza intorno a loro, e il risultato è lo stesso del confino, anzi meglio, perché così non diventano eroi. Ma ecco, si aprono delle possibilità insospettate, basta poco per mettere al tappeto lo spirito perverso del nostro tempo, basta un solo poeta ambulante all'uscita della Biennale di Venezia per riuscire ad avvicinare quasi tutti i visitatori, con un semplice: "Scusi, a lei piace la Poesia?". Il rischio è di sentirsi dire: "Per tutto il giorno mi sono sforzato di vedere l'Arte in opere che, troppo spesso, non riescono a trasmetterla, finalmente l'ho trovata in un gesto poetico diretto e coraggioso". Grazie! Lorenzo Mullon

Gianfrancesco Chinellato

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ianni Milner afferma che il salotto di casa Levi non era soltanto punto di incontro di raffinate ed esclusive riunioni della borghesia illuminata veneziana e mitteleuropea, ma anche luogo di elaborazione di progetti culturali intelligenti e ambiziosi. Fu qui, peraltro, che si era progettato di trasformare il liceo musicale Benedetto Marcello in accademia di musica. Fu qui che si creò la prima importante biblioteca musicale privata. Fu qui che si posero le basi per la costituzione della Societas che avrebbe consentito la rinascita del Teatro La Fenice. Fu qui che si elaborò il progetto di inserire la musica tra le discipline della Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea e, per tanto, si propose l’Autunno Musicale Veneziano in concomitanza con le manifestazioni della Biennale. Questo gioco della citazione nella

poeta ambulante tra Milano e Venezia

IL SALOTTO LEVI TRA FESTIVAL DEL CINEMA E BIENNALE MUSICA citazione diventa un modo per scorrere lungo la tastiera, apprezzarne le singole note e riconoscerne l’armonia degli accordi, in uno spazio senza tempo, immaginando di scorgere in quel salotto musicale l’elegante figura di Olga accanto ad Ugo seduto al pianoforte, intenti in un mini-concerto nella riscoperta di giorno in giorno della loro passione per la pratica musicale tanto da convincersi a dedicarvi l’intero patrimonio. Una dedizione profonda, completa, piena d’amore per il mondo della cultura musicale in un’accezione ampia e moderna, direi contemporanea. Non a caso la frase sopra citata introduceva il discorso del Direttore

della Fondazione sulla riscoperta nella ricca biblioteca della famiglia di Ugo Levi, definito “musico e musicologo squisitissimo”da d’Annunzio, di interessanti riduzioni per pianoforte e per canto e pianoforte della musica per film di quegli anni. La sicurezza culturale con cui i coniugi Levi spaziavano con grande modernità in diversi contesti e su differenti livelli in più ambiti ci permette di disporre di un materiale unico poiché, come sottolinea sapientemente il curatore del seminario “La storiografia musicale e la musica per film” Roberto Calabretto, “le partiture cinematografiche sono degli oggetti desueti […] le loro riduzioni e trascrizioni, al contrario,

hanno goduto di molte fortune, e non a caso, venivano edite da prestigiose case.” Così casualmente in casa Levi si può inciampare in una partitura, con dedica autografa diretta ad Ugo, firmata da David Raksin, famoso compositore che affiancò Chaplin dal 1936, e anche questo ci aiuta a conoscere non dimenticare “queste ‘partiturine’ – riserviamo loro il diminutivo date le loro dimensioni e il loro essere piccole trascrizioni alla portata di musicisti dilettanti che le eseguivano appunto per diletto – [che] erano distribuite come dei piccoli periodici […] inevitabilmente destinate alla fruizione domestica”. Carla Gagliardi

Frattanto, in fiduciosa attesa di Renato Pestriniero Il nido dei draghi di Emma Ciang

Età d’argento di Armando Pajalich

Venezia breve storia illustrata di Giovanni Scarabello Paolo Morachiello Mario Piana

AAA Venezia Cercasi di Gianfranco Spinazzi

Dalla Fabbrica alla Biennale di Angelo Bacci Ti racconto la mia storia di Barbara Gervasuti Milagros di Lucia Guidorizzi

Alchimie di Daniela Milani Vianello In forma di lettere di Magda Campanini

Variazioni Omeriche di Letizia Lanza

Dogi in controluce di Daniela Zamburlin

Dove la città diviene cielo di Linda Mavian e Guido Sartorelli

In Venice and in the Veneto with Ernest Hemingway di Rosella Mamoli Zorzi e Gianni Moriani con un contributo di Arrigo Cipriani

In corso di stampa Dizionario Enciclopedico di Venezia di Giovanni Distefano American Gondolier di Angelo Tumino

Giorno d’estate al porto fantastico di Armando Pajalich

POETI SOTTO LE STELLE

Con inizio 9 giugno e chiusura 8 settembre si è svolta al Lido la seconda edizione della rassegna LIBRI IN SPIAGGIA organizzata dall’associazione culturale Venezia Editori in collaborazione con Sab (Stabilimenti attività balneari) e i periodici Granviale e Nexus. Tre serate sono state dedicate alla lettura di poesie. I poeti partecipanti hanno incontrato il pubblico nel giardino dell’Hotel La Meridiana e nel salone dell’Hotel Villa Laguna, propenendo i loro testi editi o inediti in una cornice e in una atmosfera che ha assunto la forma di un vero e proprio spettacolo. Le altre location per la presentazione di libri sono state La Pagoda Spiaggia Des Bains, il Grande Albergo Ausonia & Hungaria e Villa Pannonia


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ASSOCIAZIONE LA CULTURALE SETTIMA POESIA VENEZIA STANZA

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'Associazione Culturale Poesia Venezia ha una storia di oltre 30 anni. È sorta ufficialmente, dopo un lungo periodo di riflessioni e proposte, nel 1978. La sua nascita ha raccolto fin dall'inizio l'esigenza di molti letterati e poeti veneziani di creare un centro di promozione e valorizzazione della poesia, sostenendo “l'attività poetica, accrescendone la diffusione e la conoscenza mediante riunioni, studi, conferenze, letture, pubblicazioni, interscambi culturali e ogni altra manifestazione”, come appare dal suo statuto. Dopo la presidenza dello scrittore e poeta Paolo Renier e successivamente quella dello scrittore, poeta e giornalista Mario Ancona, dal 1997 è presidente dell'Associazione il medico, poeta e scrittore Gino Pastega. L'attività culturale dell'Associazione è andata progressivamente intensificandosi soprattutto nell'ultimo decennio con riunioni e convegni letterari, manifestazioni celebrative di ricorrenze storiche, dibattiti, incontri con poeti e scrittori, presentazioni di opere poetiche e letterarie, collaborazioni con le Amministrazioni Pubbliche, con le Università (partecipazioni e interventi di docenti universitari di alto prestigio), con l'Ateneo Veneto e con le principali associazioni culturali veneziane e di molte altre città. Fra i numerosi incontri e convegni letterari vanno ricordati in particolare quelli dedicati a Leopardi, Alfieri, Pascoli, Petrarca, Pu?kin, Garcìa Lorca, Prévert, Brodskij, Rilke, Quasimodo, Angel Crespo; quelli dedicati agli autori veneti: Giacomo Casanova, Carlo Goldoni, Riccardo Selvatico, Romano Pascutto, Diego Valeri, Giacomo Noventa, Umberto Barbarani, Mario Stefani, e a molti altri poeti contemporanei viventi veneti e di altre regioni. Sono inoltre stati realizzati incontri letterari dedicati al significato e alla funzione della poesia nel nostro tempo, al linguaggio poetico, alla poesia vista dai filosofi, alla poesia d'amore e ad alcuni aspetti della poesia italiana, portoghese e francese contemporanea, etc. Di grande impegno l'azione svolta per la difesa e la promozione della lingua italiana e dei dialetti, e particolarmente di quello veneto, con l'organizzazione di incontri e convegni sulla lingua italiana e con la costituzione di un comitato di difesa della lingua italiana e dei dialetti. L'associazione ha poi collaborato con il Gruppo Poesia Comunità di Mestre, nel 2009 e nel 2010, agli incontri sulle lingue poetiche del territorio del Triveneto al Teatro Momo di Mestre. Un'iniziativa di richiamo e coinvolgimento della cittadinanza veneziana è stata l'organizzazione di manifestazioni poetiche all'aperto, come ad esempio quelle di “Poeti in Campo”. Fra queste vanno ricordate, per il successo di pubblico ottenuto, quella realizzata in campo San Giacomo dall'Orio (Voci e suoni di poesia) e quella tenutasi in Campo Bragora assieme ai ceramisti veneziani (Bochaleri) nel 2004. Nel 2000 e 2001 Poesia Venezia ha partecipato al Festival Internazionale della Poesia al Palazzo del Cinema nell'ambito del Festival Mare della Biennale Internazionale della Moda. Di fronte alla progressiva crisi della presenza della poesia nella società italiana e al crescente disinteresse della scuola, dei mass media, dell'editoria, dei centri culturali, viene creato “Aperto Poesia”, per riaffermare l'importanza essenziale della poesia e promuovere il rilancio dei valori dello spirito che sono il fondamento della civiltà umana e della sua storia. Si tratta di un'iniziativa culturale tesa ad aprire la poesia non solo ai poeti ma a tutta la cultura nazionale e internazionale, per fare di Venezia “la città capitale mondiale della poesia”. Viene lanciata così la proposta di creare a Venezia un centro organizzativo permanente di poesia a carattere nazionale e internazionale, punto centrale di incontro e di espressione letteraria, rivolgendo a questo fine un appello di partecipazione e intervento a tutte le autorità e istituzioni preposte alla cultura e all'arte. In questa prospettiva sono stati organizzati gli “Incontri di Aperto Poesia” nella sala Pasinetti e nella sala Volpi del Palazzo del Cinema del Lido di Venezia nel 2003-2004-2005 con la partecipazione di poeti nazionali e internazionali. Dal 2007 al 2011 Poesia Venezia ha organizzato nella città lagunare la “Giornata Mondiale della Poesia” promossa dall'Unesco, di cui le ultime tre edizioni nella prestigiosa sede di Palazzo Mocenigo. Un'iniziativa recente è infine il progetto di incontro con la poesia di lingua araba che ha portato alla presentazione delle liriche di un poeta palestinese, di un poeta tunisino e di un poeta dell'Arabia Saudita. Poesia Venezia ritiene che l'azione di promozione, affermazione e diffusione della poesia non solo vada continuata ma allargata e intensificata a tutti i livelli, specie tra le nuove generazioni, perchè la nostra società, dominata dalla tecnica, dall'utilitarismo e dal consumismo possa uscire dalla grave crisi spirituale e umana che la travaglia. Gino Pastega presidente Poesia Venezia

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a Settima Stanza-scuola di poesia è un’associazione culturale attiva a Venezia dal 2003 e dedita alla ricerca poetica attraverso l’ascolto e la produzione nella forma di laboratori di scrittura e seminari a cui sono invitate le poete e i poeti tra i più rappresentativi della poesia contemporanea, italiana e straniera. L’associazione da noi fondata1 nel 2003 a Venezia ha un nome di appartenenza mistica, Il Castello interiore di Teresa d’Avila: la settima stanza, l’ultima, quella del vuoto del silenzio e dell’incontro con l’Altro. Il nome si esponeva a una sfida : non venire interpretato, secondo una connotazione teologico ma di essere assunto nella sua valenza simbolica, che per noi agisce come interrogazione di uno spazio segreto, aperto e abitato dall’attesa. Si tratta di uno spazio di accoglienza in cui poterci esercitare in pratiche di silenzio e vuoto, perché la parola poetica possa emergere via via libera da ingombri intellettualistici ed egotici attraverso un lavoro continuo su di sé e un esercizio sempre più affinato di attenzione all’altra, secondo quell’Intelligenza poetica o d’amore a cui Marìa Zambrano ci invita, insieme al raggiungimento dell’intimità con tutte le cose, con le cose di tutti i giorni. Questo intento, d’altronde, risponde alla vocazione di Anna Maria Ortese, nostra maestra di poetica, alla cui opera da anni eravamo dedite (così da inaugurare nel 2007 la sede del Centro Studi Donne per la Pace a Sant’Elena con un Convegno “Vera esistenza, realtà, bontà”, a lei dedicato): dare voce in soccorso alle creature indifese e innocenti, le sole in contatto con il vero reale. Il confronto tra una filosofa e un poeta sull'attuale ciclo di seminari “ Poesia infinito reale” è una testimonianza, forse tuttora poco esplorata, di un’apertura di confini tra due modalità conoscitive così liberate dai recinti abituali. 1 All’atto fondativo de La Settima Stanza, nata dall’inizio come scuola di poesia, ha partecipato anche Valentina Pasquon. Negli anni, ne hanno condiviso e arricchito gli intenti e l’esperienza, in forme spesso magistrali, Antonella Anedda, Maria Luisa Spaziani, Giulia Niccolai, Chandra Livia Candiani, Mariangela Gualtieri, Rosaria Lo Russo, Riccardo Held, Paolo Ruffilli, Anna Maria Carpi, Gloria Grifoni, Sara Zanghì, Daniela Attanasio, Loredana Magazzeni, Anise Kolz, Laura Voghera Luzzatto, Marco Guzzi, Maria Pia Quintavalla, Roberta De Monticelli, Elio Pecora, Eugenia Bulat, Rosita Copioli, Ana Blandiana, Lina Sastri. Con i loro preziosi contributi di pensiero hanno partecipato: Monica Farnetti, Anna Rosa Buttarelli, Wanda Tommasi, Chiara Zamboni, Federica Giardini, Luigi Reitani, Mauro Martini, Amos Luzzatto, Andrea Cortellessa, Camilla Miglio, Antonella Lumini, Carlo Chiopris, Claudia Partole, Nicole Brossard. Sono amiche de La Settima Stanza: Fabia Ghenzovic, Maria Pia Vatova, Maria Vittoria Fonseca, Chicco Giusti, Luigia Rizzo Pagnin, MaraPaltrinieri e Claudio Ongarato. Le prime nostre ospiti, negli anni Ottanta quando ancora ci chiamavamo Gruppo Scrittura di Venezia, sono state: Amelia Rosselli, Dacia Maraini e Jolanda Insana. Per informazioni su programmi de “ La Settima Stanza” rivolgersi a: Laura Guadagnin, lauraguadis@libero.it, Grazia Sterlocchi, graziams@libero.it Laura Guadagnin e Grazia Sterlocchi

UNA POLIFONIA DI TANTE DIVERSE FEMMINILITÀ

È uscito presso la Cleup un nuovo saggio della scrittrice e studiosa padovana Daria Martelli, Polifonie. Le donne a Venezia nell’età di Moderata Fonte (seconda metà del secolo XVI). Il titolo si attaglia perfettamente al contenuto del volume, che presenta molte e disparate suggestioni, unite dall’unico tema: la condizione femminile nel periodo indicato. Punto di partenza è una delle rare opere composte da donne in favore delle donne nella società d’Antico Regime, il dialogo Il merito delle donne di Moderata Fonte; pubblicato postumo a Venezia nel 1600 e ben presto dimenticato, perché scomodo, in un’epoca ancora ad alta temperatura misogina, fu poi riscoperto in seguito all’ondata femminista negli anni settanta del Novecento. Moderata Fonte, pseudonimo di Modesta da Pozzo in Zorzi, apparteneva a quel ceto dei cittadini

originari che gli studi recenti hanno posto in luce come uno degli elementi essenziali della società veneziana; un ceto colto che, in taluni casi, come questo, si dimostra favorevole ad aprire anche alle donne le porte della cultura. Nel giardino in cui le protagoniste del dialogo si ritrovano, una fontana vuole simboleggiare, come sottolinea acutamente Martelli, un sapere al femminile, che elabora valori nuovi, diversi da quelli maschili. Infatti dietro l’innocuo aspetto di una conversazione, si celano una delle riflessioni più profonde e sofferte, da parte di una donna nella società d’ Antico Regime, sulla condizione femminile e un tentativo di superamento del ruolo subalterno imposto alle donne in una società gerarchica, che presso i ceti dirigenti ha il suo fondamento nella famiglia rappresentata dai maschi. Nel dialogo la principale richiesta è quella della cultura, da cui la società patriarcale esclude la donna, una richiesta destinata a rimanere a lungo inascoltata, nota silenziosa di un’affascinante polifonia, formata da tante diver-

DOVE LA CITTÀ DIVIENE CIELO

è un libro di Linda Mavian e Guido Sartorelli con introduzione di Toni Toniato. Edito da Supernova (80 pagine, 12 euro) il libro presenta parole e immagini che si alleano come si sono spesso alleate in tutte le epoche per vari scopi e motivi, soprattutto per arricchirsi e sostenersi reciprocamente. Anche durante le prime e seconde avanguardie ci furono in tal senso esperienze fondamentali: dal Cubismo al Futurismo, da Magritte fino all’arte concettuale, le due arti si sono strettamente intrecciate fino a vicendevolmente sostituirsi. Nel caso dei due Autori di questa pubblicazione (Linda Mavian e Guido Sartorelli) parola e immagine restano separate, ciascuna nelle proprie pagine. Tuttavia cercano un dialogo che non le sovrapponga l'una all'altra, ma piuttosto le avvicini senza toccarsi, in cui si alludano e si riconoscano reciprocamente nell'intenzione condivisa di percorrere con leggerezza sentieri che non siano quelli del luogo comune.

se femminilità, solo nel nostro tempo riscoperte nel loro significato storico. Confrontando e integrando la testimonianza di Moderata Fonte con le altre del tempo, il saggio di Daria Martelli illumina ampi squarci della vita femminile nella Venezia tardorinascimentale, un «mondo tuttora immerso nella semioscurità», come scrive Federica Ambrosini nella prefazione. L’Autrice si rivolge a lettori non specialisti, ma il quadro sociale delineato offre spunti e filoni d’interesse anche agli storici di professione. La polifonia infatti è formata da disparati tipi di donna: dalla popolana all’aristocratica, dalla monacata per forza o per scelta alla cortigiana – importanti le osservazioni su Veronica Franco – mentre è ben lumeggiata la figura, ancora poco conosciuta, dell’attrice Isabella Andreini. Questa complessità del mondo femminile in una Venezia fra Rinascimento e Barocco rende assai avvincente la lettura di questo saggio documentatissimo e ricco di spunti. Sandra Olivieri Secchi


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VIAGGIO NEL MULTI-VERSO POETICO VENEZIANO PREMI VENEZIANI GRUPPO POESIA COMUNITÀ DI MESTRE

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zzardare un censimento dei poeti veneziani è un'impresa ardua, se non impossibile, poichè, non appena si tenta di produrre un elenco, una tassonomia, ci si rende conto di trovarsi davanti ad una complessità, ad una molteplicità tali da scoraggiare l'impresa. Definirli ed enumerarli è impossibile, quasi quanto cercare di contare le isole presenti nel mar Egeo o le tessere che compongono i mosaici della Basilica di San Marco. Quando si parla di poesia a Venezia, si entra in universo composto da innumerevoli galassie e questa molteplicità rispecchia la complessa psico-geografia dei luoghi e dei loro abitanti. Si tratta di una realtà sempre in fieri e perciò sfuggente, come l'acqua che attraverso le vene dei canali s'irradia in più direzioni, pervadendo il territorio veneziano. Sono più di vent'anni che vivo a Venezia ed ho conosciuto, continuo a conoscere poeti dallo sguardo acuto, dalla personalità intensa e complessa, dalla formazione strutturata e al tempo stesso eteroclita, quotidianamente ed assiduamente consapevoli che il fare poesia scaturisca da un corpo a corpo continuo con l'esperienza, le problematiche e i paradossi del vivere. La loro poesia esula da ogni cliché lirico, romantico-contemplativo che spesso è il biglietto di presentazione di molta brutta, banale e stereotipata poesia. Ognuna delle loro voci costituisce un accordo unico ed insostituibile nella complessa polifonia urbana. Una polifonia che rispecchia la complessa tessitura culturale della città, rivelandone l'anima plurale e cosmopolita. Essendo Venezia, in virtù del suo stesso nome, (Venetiae-venetiarum) una città dalla natura molteplice e policentrica, possiede molti luoghi e appuntamenti che irradiano energia culturale e creativa, costituendo punti di riferimento significativi per tutti coloro che considerano la poesia un valore imprescindibile. Voglio ricordarne solo alcuni tra i più significativi, senza aver la pretesa di menzionarli tutti, in quanto, come già detto, sarebbe riduttivo. Luogo generoso ed accogliente per i poeti veneziani è il Bistrot de Venise, in Calle dei Fabbri che, grazie all'organizzazione attenta, appassionata e disponibile di Sergio Fragiacomo, costituisce da molti anni un punto di riferimento significativo. Altamente qualitativa è l'attività dell'associazione la Settima Stanza, con sede a sant'Elena, attiva fin dagli anni Novanta, che con acuta e preziosissima sensibilità organizza incontri e laboratori di poesia. Attivo e produttivo fin dagli inizi degli anni Ottanta è anche il Gruppo Poesia Comunità di Mestre, presieduto da Giorgia Pollastri che organizza letture poetiche e una serie di incontri con autori. Un altro appuntamento importante, presente ormai da alcuni anni nella vita poetica della città, è il Festival de la Palabra en el Mundo, diretto ed organizzato da Giuliana Grando, segretaria dell'Associazione Italia-Cuba che coinvolge, insieme a numerosi poeti locali, anche moltri altri di diverse nazionalità, acquistando così un'apertura internazionale. Anche al Lido di Venezia nasce, nell'estate 2009, grazie alla cooperazione degli Stabilimenti Attività Balneari e di Granviale Editori, l'iniziativa Libri in Spiaggia che comprende pomeriggi e serate dedicate alla poesia nei luoghi e negli alberghi più suggestivi del litorale. Questi che ho citato sono solo alcuni dei momenti aggregativi e di cooperazione grazie ai quali si esprime il ricchissimo patrimonio poetico della città, costituito da autori dalla personalità forte e dal timbro inconfondibile, consapevoli che il vivere a stretto contatto con una città ricca di fascino, ma anche di contrasti e contraddizioni, educa all'esercizio costante dello spaesamento, insegna ad affinare lo sguardo all'interno e all'esterno di se stessi. Le lacerazioni, anche le più dolorose e controverse, presenti nel tessuto urbano, storico e sociale, vengono metabolizzate dai poeti per divenire strumenti per un'espansione della coscienza individuale e collettiva. Poichè non è facile abitare in un luogo così inflazionato nell'immaginario comune, è necessario evadere dalle infiorettature sentimentali, dal kitsch emotivo che suscita la visione di Venezia banalizzata e perciò si impara a percorrere nuove vie, a sperimentare nuovi linguaggi, ad osare e a mettersi in gioco con più rigore e al tempo stesso con maggiore sprezzatura. Il futuro della poesia veneziana riserverà parecchie sorprese perchè le sue acque sono in movimento e le correnti che le attraversano sono intense e significative. Ci sono molte persone che sono pervase da questa energia poetica che esula da ogni etichetta o incasellamento ma che urge per esprimersi. L'anima cosmopolita e in divenire della città si esprime nel fermento creativo della poesia veneziana, smentendo quanto affermava Marinetti quando definiva Venezia una città passatista, i cui abitanti sono fedeli schiavi del passato, il cui spirito è mortalmente corrotto dalla lue del sentimentalismo. Il continuo divenire poetico presente nella città fa sperare bene per il futuro di Venezia. Considerando dunque che solo dalla molteplicità e dalla complessità possono scaturire mondi possibili, si può affermare che viaggiare attraverso il multi-verso poetico veneziano significa viaggiare verso il futuro. Lucia Guidorizzi

A Pacini e Boccardi il Premio Paolo Rizzi

I giornalisti Simona Pacini e Virgilio Boccardi sono i vincitori della seconda edizione del Premio Paolo Rizzi, istituito in ricordo del giornalista e critico d'arte veneziano. La cerimonia di consegna si è svolta nella tenuta Venissa sull'isola di Mazzorbo messa a disposizione dall’azienda vinicola Bisol. La giuria (presieduta da Vittorio Pierobon, e composta da Enzo Di Martino, Ivo Prandin, Enrico Tantucci, Alessandro Zangrando e Damiano Rizzi) ha deciso all'unanimità di assegnare il Premio a Simona Pacini, giornalista nella redazione del Gazzettino di Belluno, autrice di un articolo dedicato a un paesino delle Alpi bellunesi che difende con forza e coraggio la propria identità e le proprie tradizioni culturali. A Virgilio Boccardi, voce e volto storico della Rai del Veneto, autore di saggi e appassionato cultore della venezianità, che ha onorato la professione giornalistica con la sua lunga e prestigiosa attività, l'Associazione Paolo Rizzi ha deciso di conferire il Premio alla carriera. Sul non facile mestiere dei giornalisti Baratta si è espresso con una significativa metafora: “Ogni argomento è come un albero: i veri professionisti sanno parlare delle foglie senza far dimenticare il tronco”.

A Tantucci e Ehlers il Premio dell’Istituto Veneto Il giornalista della Nuova di Venezia e Mestre Enrico Tantucci e la giornalista tedesca Fiona Ehlers di Der Spiegel sono i vincitori ex aequo del premio dell’Istituto Veneto per Venezia. Il riconoscimento è stato consegnato ai due professionisti a Palazzo Franchetti, sede dell’Istituto, nell'ambito della Giornata europea del patrimonio. Enrico Tantucci è stato premiato per l'articolo intitolato Venezia merita di essere Venezia? apparso sul Giornale dell'Arte del giugno scorso, un articolo che “si apprezza per la qualità della ricerca e l'impegno dell'analisi con cui affronta un tema complesso qual è quello delle molte istituzioni culturali veneziane”. La giornalista tedesca Fiona Ehlers è stata premiata per l'articolo Das Leben einer Toten (La vita di un morto), apparso sul numero del 21 febbraio 2011 di Der Spiegel, che “offre un ottimo esempio di giornalismo di alta qualità riuscendo a proporre in termini lucidi e persuasivi il quadro di una città straordinaria e insieme pressata da necessità e problemi di forte rilievo”. Daniela Zamburlin

l Gruppo Poesia Comunità di Mestre, nasce nel 1984 da una serie di incontri tra Giorgia Pollastri e Memi Bellemo Brà i quali decidono di convocare al centro civico di Piazza Ferretto tutti quelli interessati alla poesia. Da quel gruppetto iniziale di 7 persone è andato via via formandosi il Gruppo, aprendo la proposta a quanti credono nella poesia ed offrendola senza vincoli di correnti e scuole, di stili o contenuti.

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Per significare le radici della scelta, ci si volle identificare con l'antico stemma di Mestre, che caratterizzava la città come nucleo urbano ed amministrativo Da quel lontano 1984 sono iniziate una serie di attività che hanno portato il Gruppo ad un sempre più attento lavoro ed impegno culturale; citiamo ad esempio l'Antologia del 1984 Poeti in Piazza (Ed. del Leone) abbinata al “Premio Leone d'oro per la poesia”, cui aderirono poeti quali, per citarne solo alcuni, Rafael Alberti, Giovanni Arpino, Jorge Luis Borges, Evtusenko, Ruffilli, Zagato, Zanzotto; e via via nel tempo, ad anni alterni sono state pubblicate delle antologie per far conoscere e presentare alla città, la forza e l’amore per la poesia. Sono poi seguite molte altre manifestazioni sia prettamente culturali che di sostegno sociale come ad esempio la lettura poetica in case di riposo. Altre iniziative invece si sono realizzate con la collaborazione di altre arti quali: la fotografia (realizzando pregevoli raccolte),, la pittura con mostra abbinate, la musica e la danza. In alcune antologie si è avuto l’onore di vedere la partecipazione di poeti come: Bandini, Milena Milani, Silvio Ramat, Paolo Ruffilli, Andrea Zanzotto ed altri. Tra le iniziative prettamente culturali ricordiamo: Conversazioni su Leopardi tenute del prof. C. Ga-

limberti (Università di Venezia) sul tema “Pensiero e poesia del Leopardi” e dal prof. S. Ramat (Università di Padova) sul tema “Linee leopardiane nella poesia novecentesca” coordinati dal Prof. Giuseppe Grillo. Per un recupero del dialetto è stata preparata l'antologia Vecio parlar (La Press) del 1989 che raccoglie le voci più significative dei dialetti del Veneto e la raccolta degli atti relativi al Convegno sui Dialetti del Veneto, a cura di Maria Luigia Chiosi; e tutt’ora viene dedicata una volta all’anno una manifestazione per i dialetti del triveneto. Questo recupero della lingua è proseguito con incontri di Poesia del triveneto al Teatro Momo. Il 26 ottobre 1995 nell’ambito delle iniziative “Da San Michele alla sortita” a Mestre (Ve) presentazione dell’antologia “10 anni di poesia del Gruppo Poesia Comunità di Mestre” relatori prof. Davide Susanetti e Grazia Fulciniti. Tra le iniziative che ci hanno visto uscire dal comune, ricordiamo una serie di incontri dedicati alle farfalle realizzati a Mestre, Mirano, Bordano e Montegrotto Terme. Tra il 2002 e il 2003 sono iniziate le iniziative sul tema Alberi che ha visto il suo culmine, a 10 anni di distanza, con una raccolta poetica ed una mostra al Candiani. Iniziative per favorire l’inedito, per valorizzare le opere dei singoli poeti che si sono succeduti nel tempo a presentare i propri libri. Alcune iniziative in collaborazione con Grandi Stazioni, per leggere e regalare poesia a chi scendeva e/o saliva dai treni. Un’attività, quella del Gruppo Poesia Comunità di Mestre che continua tutt’oggi con forza e vigore per parlare a chi ama la poesia. Giorgia Pollastri

PAROLA MIA Aldo Vianello

Grazie a voi,

Cristo e demoni, Venezia soffre di lassismo. La nuova Babele fa tremare i ponti e le colombine attendono il Carnevale per un sorriso che significa: se non già puttane lo saremo!


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26-11-2011

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Pagina 8

SUPERNOVA EDIZIONI SRL - BILANCIO IN FORMA ABBREVIATA AI SENSI DELL'ART. 2435 BIS C.C. AL 31.12.2007 Sede legale: Via Orso Partecipazio 24 — 30126 Venezia Lido. Capitale sociale 15600 euro interamente versato, iscritta al Registro delle imprese di Venezia al n. 35184, vol. 40786. Partita iva 02472570270. Numero REA 218895

S TAT O PAT R I M O N I AL E DAL L’1.1.2010 AL 31.12.2010

Imposta di bollo assolta im modo virtuale tra mite la Camera di Commercio di Venezia. Autorizzazione n. 18676/A.S. del 24/08/2000 emanata dal Ministero delle Finanze. Dipartimento delle Entrate – Ufficio delle Entrate di Venezia.

31/12/2010

ATTIVO B

C

IMMOBILIZZAZIONI I IMMOBLILIZZAZIONI IMMATERIALI 1. Valore lordo immobilizzazioni immateriali 2. Fondi ammortamento immobilizz. immateriali Totale I II IMMOBLILIZZAZIONI MATERIALI 1. Valore lordo immobilizzazioni materiali 2. Fondi ammortamento immobilizz. materiali Totale II III IMMOBLILIZZAZIONI FINANZIARIE Totale immobilizzazioni ATTIVO CIRCOLANTE I RIMANENZE II CREDITI 1. Esigibili entro 12 mesi Totale III IV DISPONIBILITA’ LIQUIDE Totale Attivo Circolante TOTALE ATTIVO

130.544 132.669

PASSIVO

1.750 (1.750)

1.750 (1.750)

9.577 (7.452) 2.125 2.125

9.577 (6.840) 2.737 8.500 11.237

13.424

22.025

26.389 26.389 90.731

31/12/2010

A PATRIMONIO NETTO I CAPITALE IV RISERVA LEGALE VII ALTRE RISERVE VIII UTILI (PERDITE) PORTATI A NUOVO IX UTILE (PERDITA) DELL’ESERCIZIO Totale Patrimonio Netto D DEBITI esigibili entro 12 mesi Totale Debiti TOTALE PASSIVO E NETTO

118.858 132.669

20.693 3.120 19.674 49.989 25.382 13.811 13.811

CONTO ECONOMICO

CONTO ECONOMICO

31/12/2010

A VALORE DELLA PRODUZIONE 1 Ricavi delle vendite e delle prestazioni a) Altri ricavi e proventi Totale 5 Totale valore della produzione B COSTI DELLA PRODUZIONE 6 Per materie prime sussidiarie di consumo e di merci 7 Per servizi 8 Per godimento di beni di terzi 9 Per il personale e altri costi Totale 9 10 Ammortamenti e svalutazioni b) Ammortamento delle immobilizzazioni materiali Totale 10 11 Variazione delle rimanenze di materie prime, sussidiarie, di consumo e merci 14 Oneri diversi di gestione Totale costi della produzione Differenza tra valori di costi di produzione (A-B) C PROVENTI E ONERI FINANZIARI 16 Altri proventi finanziari b) Da titoli iscritti nelle immobilizzazioni che non costituiscono partecipazioni diveri dai precedenti d4) Da terzi Totale d Totale 16 17 Interessi e altri oneri finanziari d) Verso terzi Totale 17 Totale proventi e oneri finanziari E

122.387

122.385 2 2

(57.004) (15.983)

(932) (932)

(84.506)

(8.601) (1.986)

37.881

173 28

201

28 (348) (348) (147)

PROVENTI E ONERI STRAORDINARI 20 Proventi b) Altri proventi straordinari 11 Totale 20 11 11 Totale proventi e oneri straordinari 21 Oneri RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE (A-B+-C+-D+-E) 37.745 22 Imposte sul reddito dell’esercizio (12.363) 23 Utile (perdita) dell’esercizio 25.382

Il presente bilancio è conforme ai risultati delle scritture contabili L’amministratore unico Giovanni Distefano

31/12/2009

46.527 46.527 23.271 91.823 103.060

31/12/2009 20.693 3.120 19.674 46.693 3.296 93.476

9.584 9.584 103.060

31/12/2009 72.491 72.491

(40.159) (18.031) (1.800) 10 10 (950) (950)

(5.193) (1.207) (67.330) 5.161 d) Proventi 184 9 9 9

(410) (410) (401) 16 16 16

4.776 (1.480) 3.296

NOTA INTEGRATIVA AL BILANCIO AL 31.12.2010

Il presente bilancio, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa, è stato redatto in assoluta osservanza delle modifiche apportate al Codice Civile, in tema di redazione del bilancio, dal D. Lgs. n. 6 del 17 gennaio 2003 e dal successivo D. Lgs. n. 310 del 28 dicembre 2004. I documenti di bilancio sono stati redatti in forma abbreviata, ai sensi dell’art. 2435 bis del c.c., non avendo la società superato i limiti quantitativi previsti dalla medesima Legge. La Nota Integrativa, redatta ai sensi del combinato disposto dagli artt. 2427 e 2435 bis del c.c., contiene le informazioni complementari specificatamente richieste, ritenute necessarie a dare una rappresentazione veritiera e corretta della situazione economica, finanaziaria e patrimoniale. Sono inoltre state date le informazioni di cui ai punti 3) e 4) dell’art. 2428 c.c., essendo la società esonerata dall'obbligo della relazione sulla gestione in virtù del disposto del sesto comma del citato articolo 2435 bis c.c.. Il Bilancio di esercizio della società chiuso al 31.12.2010, evidenzia un utile di Euro 25.381,98.= Si precisa che: –il bilancio dell’esercizio chiuso al 31 dicembre 2010 corrisponde alle risultanze delle scritture contabili regolarmente tenute, ed è redatto nel rispetto delle disposizioni dettate dall’art. 2423 del Codice Civile e nell’osservanza dei Principi Contabili statuiti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, compreso il documento OIC n. 1; –i principi di redazione del bilancio sono stati applicati in conformità alle ipotesi guida previste dall’art. 2423 bis del Codice Civile; –i criteri di valutazione utilizzati sono stati determinati nell’osservanza dell’art. 2426 del Codice Civile e sono in linea con quelli adottati nell’esercizio precedente, in particolare nelle valutazioni e nella continuità dei medesimi principi; –sono stati rispettati i principi di chiarezza, verità, correttezza, competenza temporale, prudenza e continuità di applicazione dei criteri di valutazione; –non si sono verificati casi eccezionali che abbiano reso necessario il ricorso a deroghe di cui all’art. 2423, quarto comma; –non si è provveduto al raggruppamento di voci di cui all’art. 2423 ter secondo comma né allo Stato Patrimoniale né nel Conto Economico, salvo quanto previsto dall’art. 2435 bis; –non vi sono elementi dell’attivo e del passivo che ricadano sotto più voci dello schema. 1. CRITERI APPLICATI NELLA VALUTAZIONE DELLE VOCI DEL BILANCIO, NELLE RETTIFICHE DI VALORE E NELLA CONVERSIONE DEI VALORI NON ESPRESSI ALL’ORIGINE IN MONETA AVENTE CORSO LEGALE NELLO STATO I criteri utilizzati nella formazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2010 non si discostano dai medesimi utilizzati per la formazione del bilancio del precedente esercizio, in particolare nelle valutazioni e nella continuità dei medesimi principi. Le valutazioni di bilancio sono state effettuate nel rispetto dei principi di prudenza e nella prospettiva della continuazione dell’attività, nonché tenendo conto della funzione economica di tutti gli elementi dell’attivo o del passivo considerati. In particolare, i criteri di valutazione adottati nella formazione del bilancio sono stati i seguenti: ATTIVO Le immobilizzazioni immateriali e materiali sono state iscritte al costo d’acquisto – comprensivo di eventuali oneri accessori. Le aliquote d’ammortamento applicate sulla base del piano di ammortamento prestabilito per ciascuna tipologia di cespiti si ritengono tuttora coerenti con la residua possibilità di utilizzo dei cespiti stessi; inoltre, la misura stabilita risulta comunque non superiore alle aliquote fiscali ordinarie di cui al D.M. 31.12.1998. Quanto alle immobilizzazioni materiali: mobili e arredi e macchine elettroniche d’ufficio sono ammortizzati con aliquota ordinaria del 12%; macchine ufficio ed elettriche sono ammortizzate con aliquota ordinaria del 20%. Non è stata effettuata alcuna rivalutazione. Le rimanenze finali di merci, vista la peculiarità del settore editoriale, sono state valutate al valore di presunto realizzo ai sensi della C.M. N. 9 prot. 995 del 11.08.1977. I crediti imputati a bilancio nell’attivo circolante dello Stato Patrimoniale sono stati valutati al valore presumibile di realizzazione, eventualmente ridotto delle perdite risultanti da elementi certi e precisi. Le disponibilità liquide sono iscritte per il loro effettivo importo alla chiusura dell’esercizio. PASSIVO I debiti sono rilevati al loro valore nominale. Ratei e risconti, sia attivi che passivi, sono stati determinati secondo il criterio dell’effettiva competenza economica e temporale dei costi e dei ricavi. COSTI E RICAVI – I costi e i ricavi sono stati esposti secondo il principio di prudenza e di competenza temporale. 3 BIS. MISURA E MOTIVAZIONI DELLE RIDUZIONI DI VALORE APPLICATE ALLE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI E IMMATERIALI Nessuna riduzione di valore è stata applicata nell’esercizio a valori iscritti tra le immo-

bilizzazioni materiali e immateriali, tenuto conto del concorso di tali beni alla futura produzione di risultati economici, alla loro prevedibile durata utile e, per quanto rilevante, al loro valore di mercato. 4. VARIAZIONI INTERVENUTE NELLA CONSISTENZA DELLE ALTRE VOCI DELL'ATTIVO E DEL PASSIVO. All'attivo dello Stato Patrimoniale risultano le seguenti voci: IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI Le immobilizzazioni immateriali comprendono:

Software: Costo storico al 31.12.2009 1.750.= –Fondo Ammortamento al 31.12.2009 1.750.= + Incrementi / - Decrementi dell’esercizio 0.= –Amm.to dell’esercizio 0.= Valore netto al 31.12.2010 0.=

IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI Le immobilizzazioni materiali comprendono: Mobili e arredi: Costo storico al 31.12.2009 2.405.= - Fondo Ammo.to al 31.12.2009 1.790.= + Incrementi / - Decrementi dell’esercizio 0.= 97.= - Amm.to dell’esercizio 518.= Valore netto al 31.12.2009 Macchine elettroniche ufficio: Costo storico al 31.12.2009 6.722.= 5.050.= - Fondo Amm.to al 31.12.2008 0.= + Incrementi/ - Decr. dell’esercizio 515.= - Amm.to dell’esercizio Valore netto al 31.12.2009 1.157.= Beni costo inf. euro 516,46: 450= Costo storico al 31.121.2009 0.= Fondo Amm.to al 31.121.2009 + Incrementi/ - Decr. dell’esercizio 0.= 0.= - Amm.to dell’esercizio

TOTALE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI NETTE: Euro 2.125.= RIMANENZE: Saldo al 31.12.2010 Saldo al 31.12.2009 Variazioni

13.424.= 22.025.= - 8.601.=

Trattasi di libri in giacenza a fine esercizio o presso la sede o presso le librerie. CREDITI Saldo al 31.12.2010 Saldo al 31.12.2009 Variazioni

26.389.= 46.527.= - 20.138.=

L'importo sintetico esposto in bilancio è così suddiviso secondo le scadenze: Descrizione Entro 12 mesi oltre 12 mesi Totale Crediti Vs/Clienti 18.837.= 0.= Crediti Vs/Erario 7.449.= 0.= Crediti Vs/altri 103.= 0.=

18.837.= 7.449.= 103.=

Non vi sono crediti di durata superiore ai 5 anni. DISPONIBILITÀ LIQUIDE Saldo al 31.12.2010 Saldo al 31.12.2009 Variazioni

90.731.= 23.271.= 67.460.=

Il saldo rappresenta le disponibilità liquide alla data di chiusura dell'esercizio, relative a depositi bancari e postali (90.072.=) ed a denaro e valori in cassa (659.=). Al passivo dello Stato Patrimoniale risultano le seguenti voci: PATRIMONIO NETTO Saldo al 31.12.2010 Saldo al 31.12.2009 Variazioni

118.858.= 93.476.= 25.382.=

La variazione nel Patrimonio netto è avvenuta come segue: descriz. 31.12.2009 31.12.2010 Variazioni 2010 Capitale sociale 15.600.= 15.600.= 0.= 0.= Vers. in c/aum.CS 5.093.= 5.093.= Utile/ perd. d’es. 3.296.= 25.382.= 22.086.= Riserva legale 3.120.= 3.120.= 0.= Ut./ perd. es. prec. 46.693.= 49.989.= 3.296.= Riserve fac. 19.673.= 19.674.= 0.= Totale 93.476.= 118.857.= 25.382.=

DEBITI Saldo al 31.12.2010 Saldo al 31.12.2009 Variazioni

13.811.= 9.584.= 4.227.=

L'importo sintetico esposto in bilancio è così suddiviso secondo le scadenze: Descrizione Entro 12 mesi oltre 12 mesi Totale Debiti Vs/Fornitori 1.428.= 0.= Debiti Tributari 12.363.= 0.= Altri debiti 20.= 0.= Totale 13.811.= 0.=

1.428.= 12.363.= 20.= 13.811.=

5. ELENCO DELLE PARTECIPAZIONI IN IMPRESE CONTROLLATE E COLLEGATE Alla data del 31 dicembre 2010 la società non detiene alcuna partecipazione di questo tipo. 6. AMMONTARE GLOBALE DEI CREDITI E DEI DEBITI DI DURATA RESIDUA SUPERIORE AI CINQUE ANNI, E DEI DEBITI ASSISITITI DA GARANZIE REALI SU BENI SOCIALI, CON INDICAZIONE DELLA NATURA DELLE GARANZIE, E CON RIPARTIZIONE SECONDO LE AREE GEOGRAFICHE Il bilancio non evidenzia crediti o debiti di durata residua superiore ai cinque anni, né debiti assistiti da garanzie reali su beni sociali. 6 BIS. EVENTUALI EFFETTI SIGNIFICATIVI DELLE VARIAZIONI NEI CAMBI VALUTARI VERIFICATESI SUCCESSIVAMENTE ALLA CHIUSURA DELL’ESERCIZIO La società non ha iscritto a bilancio crediti o debiti in valuta estera. 6 TER. AMMONTARE DEI CREDITI E DEI DEBITI RELATIVI AD OPERAZIONI CHE PREVEDONO L’OBBLIGO PER L’ACQUIRENTE DI RETROCESSIONE A TERMINE La società non ha iscritto a bilancio crediti e debiti di questa tipologia.

7 BIS. ANALITICA INDICAZIONE DELLE VOCI DI PATRIMONIO NETTO Il patrimonio netto risulta così composto : Capitale 15.600 / / / /

Ver. in c/aumento CS 5.093 Poss. utilizzo A, B Poss. utilizzo B Riserva legale 3.120 Altre riserve 69.663 Poss. utilizzo A, B, C

TOTALE 93.478 Quota disponibile 69.663 Quota non distr. 23.813 Res.quota distrib. 69.663 Legenda: A=per aumento di capitale; B=per copertura perdite; C=per distribuzione ai soci. 8. ONERI FINANZIARI IMPUTATI NELL'ESERCIZIO A VALORI ISCRITTI NELL'ATTIVO. Nessun onere finanziario è stato imputato nell'esercizio a valori iscritti nell'attivo dello Stato Patrimoniale. 11. PROVENTI DA PARTECIPAZIONI DI CUI ALL'ART. 2425 N. 15 DIVERSI DAI DIVIDENDI. La società non ha iscritto a bilancio proventi di questo tipo. 18. AZIONI DI GODIMENTO, OBBLIGAZIONI CONVERTIBILI IN AZIONI, TITOLI O VALORI SIMILI EMESSI DALLA SOCIETÀ. Si attesta che la società non ha emesso alcun tipo di titolo azionario e/o obbligazionario. 19. NUMERO E CARATTERISTICHE DEGLI ALTRI STRUMENTI FINANZIARI EMESSI DALLA SOCIETÀ Si attesta che la società non ha emesso alcun tipo di strumento finanziario. 19 BIS. FINANZIAMENTI EFFETTUATI DAI SOCI ALLA SOCIETÀ Alla data del 31 dicembre 2010 non risultano in essere finanziamenti dei soci a favore della società. 20. DATI RICHIESTI DAL TERZO COMMA DELL’ART. 2447 SEPTIES CON RIFERIMENTO AI PATRIMONI DESTINATI AD UNO SPECIFICO AFFARE AI SENSI DELLA LETTERA A) PRIMO COMMA ART. 2447 BIS La società non ha costituito alcun patrimonio destinato in via esclusiva ad uno specifico affare. 21. DATI RICHIESTI DALL’ART. 2447 DECIES, OTTAVO COMMA La società non ha stipulato alcun contratto relativo al finanziamento di uno specifico affare. 22. OPERAZIONI DI LOCAZIONE FINANZIARIA CHE COMPORTANO IL TRASFERIMENTO AL LOCATARIO DELLA PARTE PREVALENTE DEI RISCHI E DEI BENEFICI INERENTI AI BENI Alla data del 31 dicembre 2010 la società non ha sottoscritto alcun contratto di leasing finanziario o operativo; non si rende quindi necessaria la predisposizione di alcun prospetto. I punti 3) e 4) dell’art. 2428 c.c. non sono presenti. In conformità alle modifiche introdotte dal D. Lgs. 17.01.2003, n. 6, a norma dell’art. 2426 codice civile – come modificato dal citato decreto – si attesta che nel presente bilancio non si è proceduto ad effettuare alcuna rettifica di valore o accantonamento esclusivamente in applicazione di norme tributarie, in quanto non più consentiti. Si precisa, inoltre, che non è emersa la necessità di procedere all’eliminazione degli effetti di rettifiche di valore, ammortamenti ed accantonamenti di natura esclusivamente fiscale effettuati in esercizi precedenti, in quanto non presenti. Il presente Bilancio, composto da Stato Patrimoniale, Conto Economico e Nota Integrativa, rappresenta in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria, nonché il risultato economico dell'esercizio e corrisponde alle risultanze delle scritture contabili. Venezia, 30 aprile 2011 L’Amministratore Unico Giovanni Distefano Il sottoscritto amministratore dichiara, ai sensi degli artt. 47 e 76 del DPR 445/2000, che il presente documento informatico è conforme a quello trascritto e sottoscritto sui libri sociali della società; dichiara altresì che il documento in formato Xbrl contenente lo Stato Patrimoniale e il Conto Economico è conforme ai corrispondenti documenti originali depositati presso la società. Imposta di bollo assolta in modo virtuale tramite la Camera di Comemrcio di Venezia – VE aut. n. 18676/2000/A.S. del 24.08.2000. Giovanni Distefano


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NERO LAVAGNA

OTTOBRE-DICEMBRE 2011

NEXUS

HOTEL CENTURION

SLANCI

di Cristiana Moldi Ravenna

di Gabriele Prigioni

Chi protegge chi?

Questa rubrica di Gabriele Prigioni è dedicata agli alberghi storici di Venezia. Sono già apparsi i seguenti articoli dedicati a: Hotel Danieli (Nexus 73) Hotel Gritti (Nexus 74) Hotel Palazzo Priuli (Nexus 75) Hotel Bauer (Nexus 76) Hotel Ca’ Sagredo (Nexus 77) Hotel Europa&Regina (Nexus 78) Hotel Luna Baglioni (Nexus 79) Hotel Ausonia&Hungaria (Nexus 80) Hotel Cipriani (Nexus 81) Hotel Molino Stucky (Nexus 82)

Hotel Cavalletto e Doge Orseolo (83) Hotel Metropole (84) Hotel Centurion

ullato dai Dioscuri di Venezia: la Basilica della Salute e il Canal Grande, ha emesso i primi vagiti un lattante veneziano, futuro doge della Serenissima Repubblica degli alberghi: l’Hotel Centurion Palace. In seguito a delle opere di urbanizzazione, iniziate dopo che Venezia fu annessa all’Italia: il 19 ottobre 1866 a seguito del Trattato di Venezia la città e il Veneto vennero ceduti dall’Austria alla Francia che, in virtù di un accordo internazionale, li consegnò all’Italia, in alcune zone della Serenissima, con il precipuo scopo di incamerare introiti per riconvertire alcune aree di Venezia potendo, così, andare incontro alle nuove esigenze della società, si venne a creare un gioco di speculazioni che andò a detrimento di alcuni scorci dell’urbe, persi per sempre. Tali attività non originarono solo disastri. Architetti di vaglia, sposando materiali dell’epoca con gli stili antecedenti, edificarono delle costruzioni dando vita ad opere di pregevole fattura. Nel 1892, su progetto dell’architetto Edoardo Trigomi Mattei, docente all’Accademia di Belle Arti di Venezia, venne eretto un edificio, Palazzo Genovese, riconducibile, stilisticamente, al gotico-veneziano, nell’area ove in precedenza erano presenti delle strutture che costituivano il complesso monastico di San Gregorio, la cui chiesa, nel 1806, è stata sottoposta a secolarizzazione. Il palazzo, divenuto proprietà della Sina Fine Italian Hotels, è stato sottoposto a delle opere di restauro finalizzate alla sua metamorfosi in struttura alberghiera. L’hotel, il cui ingresso è sul Canal Grande e che deriva il suo nome dal legame culturale tra Venezia e l’Impero Romano: rapporto testimoniato, tra l’altro, dal ritrovamento, durante i restauri, di una moneta romana, è dotato di 50 camere, 11 junior suite, una suite ed una suite presidenziale con prospetto sul Canal Grande. L’arredo delle stanze è costituito da un’armoniosa fusione tra stile contemporaneo ed eleganza veneziana.

C

Mascareta le turlupinature della Vita

… La nostra Terra può essere paragonata a una grande nave che ci porta sulle onde tra burrasche e tempeste, esposti ai pericoli. Temono il naufragio e sospirano il porto coloro che già sanno di essere in viaggio come pellegrini. Discorsi su argomenti vari, Sant’Agostino La prima burrasca, a cui un essere umano non può far fronte scientemente ma nella quale viene risucchiato uscendone con un trauma, è la nascita. Il distacco dal corpo della madre è il primo shock da superare a livello psicologico, crescendo, per evitare difficoltà nella vita futura. Esistenza piena di tempeste fin dall’infanzia. Procelle attuate dai familiari che produrranno disturbi comportamentali, forme depressive, difficoltà di inserimento nella società e la reiterazione di tali atteggiamenti, malati o di potere, sulla sfera psicologica dell’individuo, sarà la causa di molte sofferenze e malattie, anche, fisiche. Mali, fucine di doglie, i cui effetti variano soggettivamente da un essere all’altro creando in taluni casi le condizioni per la messa in opera di situazioni di non ritorno. La Vita è un dono! È sacra! Basti pensare al dolore per la perdita di quei neonati che vengono alla luce morti o che lasciano questo mondo dopo pochi attimi. Forse, nel progetto divino, loro, hanno altre funzioni che non possono svolgere in questa dimensione terrena oppure tali eventi luttuosi vogliono essere dei moniti del Creatore. Chissà! Certo non sono ammonimenti di Dio le azioni compiute da alcune

persone per togliersi la vita: coloro che lo fanno perché depressi o disperati, bensì mancanze della società che non li ha aiutati o disattenzione dei familiari. Diverso il discorso, senza voler giudicare, ma in attinenza agli eventi così come appaiono, per quelli che coinvolti in inchieste giudiziarie preferiscono suicidarsi che lottare. Perché privarsi di un bene così prezioso se non si ha nulla da temere? La verità emerge sempre! Le sbadataggini dei parenti sono figlie della voglia di far carriera, di arrivare, dell’avidità. Apici, spesso, raggiunti in maniera discutibile, che una volta arrivata l’età della pensione si riprendono ciò che appartiene loro: isolando, privando questi arrampicatori delle qualifiche altisonanti. Le persone meritevoli, non solo fanno carriera, in apparenza con maggiore difficoltà, ma il loro valore è riconosciuto da tutti, in qualsiasi situazione della vita, oltreché nella sfera professionale. Gli ignavi, coloro che s’incensano perché hanno un titolo ma sono privi di virtù umane, si dissolveranno come fumo assieme ai loro allori ottenuti con infamia, falsità e con quell’egoismo che ad essi fa porre in secondo piano la famiglia cadendo dalle nuvole e vegetando, perché non in grado di comprendere e agire di conseguenza, di fronte ai problemi. Molte persone vivono in uno stato vegetale. È pur sempre Vita, al di là di santimonie e dogmi religiosi. La scelta da parte dei familiari di staccare la spina è cosa ardua ed opinabile. Principalmente dovrebbe essere un intimo pensiero, una decisione interiore, non un disgustoso circo mediatico che trova il suo sfogo nella prefazione di un libro. Invece di tante inutili chiacchiere laiche e religiose sarebbe necessario un po’ di rispetto per una per-

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sona che passa il confine tra la vita e la morte: volutamente?! Atto intenzionale o fatale incidente? Francesca, quindicenne di Pellestrina, grande appassionata di voga, fin da piccola aveva coltivato il sogno di prendere parte alla Regata Storica, dopo vari tentativi di parlare con i genitori delle sue chimere e turbamenti adolescenziali, si era chiusa a riccio in se stessa. Dopo la scuola, prendeva la barca che aveva costruito il nonno: alimentando il vagheggiamento l’aveva chiamata mascareta anche se non era e vogava in laguna. I genitori, sordi al suo desiderio di entrare a far parte di un gruppo canottieri per allenarsi a dovere, si resero conto di avere una figlia e delle loro mancanze, la sera in cui Francesca non rientrò a casa. A distanza di giorni furono ritrovati l’imbarcazione ed il corpo straziato della giovane. Il piccolo natante era, con tutta probabilità, entrato in collisione con un mezzo di dimensioni maggiori. Urto cercato o casuale, tragica circostanza? Qualche bizzarro individuo potrebbe commentare: scherzi della vita. Il caso non esiste! Mea culpa?! (GP)

Succedono cose inverosimili, valori azzerati, anzi sotto zero; chi imbroglia o dichiara il falso è ritenuto un furbo da imitare. Chi si comporta in modo esemplare viene osteggiato e vituperato. Si parla a sproposito con grande facilità, senza temere le conseguenze e anche nella stampa gli errori e orrori sono all’ordine del giorno. Gli imbrogli di Duilio Poggiolini, già direttore generale del servizio farmaceutico nazionale del Ministero della Sanità e dell’allora Ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, coinvolto nell’inchiesta Mani Pulite, come si può controllare su internet, ci appaiono, anche a distanza di anni, incredibili. Recentemente è riapparso quest’ultimo in forma smagliante (scarcerato a quel tempo, ricorderanno tutti, perché gravemente ammalato e quasi moribondo) come presidente ora della F.A.V.O. Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, e ci fa piacere che i moribondi risuscitino, ma per tutti quelli che sono stati gabbati a quell’epoca, c’è stata giustizia? Sull’onda della nefandezza oggi aleggiano nuovi spettri: internet con la possibilità di mettere in rete qualsiasi tipo di informazione, meglio se inattendibile, e il gioco d’azzardo che sta mietendo più vittime della droga a detta degli esperti. Chi gioca ha bisogno di soldi subito, (non bastano i crack in borsa, il maxi gioco d’azzardo) e si fa pagare a qualsiasi condizione; anche a patto di pubblicare falsità senza pensare ai danni fisici e psicologici causati, sperando di rovinare chi invece agisce onestamente, senza anche temere una denuncia per diffamazione. La Chiesa sta cercando di arginare il dilagante malcostume, forse in ritardo. Nel mondo del calcio ricordo un manualetto del Milan, per i soci, in cui si raccomandava quale doveva essere l’equipaggiamento adeguato per i tifosi ultrà della curva sud (o nord se in trasferta): coltellini, catene, ferri di ogni tipo, guanti chiodati e quant’altro. Non solo, ma si spiegava anche come utilizzare i vari strumenti, per alimentare, così, l’odio tra le squadre. Le Organizzazioni (!) tengono in pugno i sistemi economici, e sicuramente finché il gioco in borsa non sarà dichiarato illegale e perseguibile per legge da parte della comunità internazionale ci saranno sempre più nuovi modi per distruggere le economie in tutto il mondo.

ANNUNCIO SUPERNOVA Il libro di Angelo Bacci intitolato Dalla Fabbrica alla Biennale, presentato quest’estate all’Hotel Excelsior da Giuliano Scabia, è stato esaurito e va in ristampa. Mentre la casa editrice si congratula con l’autore, annuncia ai lettori che la ristampa sarà in libreria a partire dalla metà di ottobre.


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PONTE DEI SOSPIRI

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[Venezia Multimediale]

BIENNALE OGNI SCHERZO VALE IL CREPUSCOLO DI UN GENIO I I di Renato

l 1° giugno si è aperta la 54. Biennale d'Arte, avvenimento del tutto imprevisto che ha colto di sorpresa le nostre amministrazioni. L'Assessore al Turismo ha detto allargando le braccia: "È mancato un tavolo di coordinamento ma va spiegato che non è mai stato fatto prima." Anche Ugo Bergamo è stato colto di sorpresa quando gli è stato detto che dalle parti dell'ACTV c'era il caos: "Non mi risultano problemi." I motoscafisti però avevano intercettato qualcosa, e quando i cancelli della Biennale si sono aperti al mondo loro erano preparati. Così hanno dato forfait agli impegni presi con l'Associazione Turismo Ricettivo e lavorato a spot con pagamento in contanti. Molti veneziani si sono imbufaliti per i mezzi ACTV che tra turisti e bagagli sembravano sommergibili, ma si è trattato del solito piagnisteo. Saggiamente, il sindaco ha spiegato: "La città ancora una volta si dimostra una vetrina internazionale di prim'ordine e credo onestamente che qualche disagio si possa tranquillamente sopportare." Però - e qui la faccenda non è del tutto chiara - ha aggiunto: "Credo che anche i sassi sapessero che in questi giorni ci sarebbe stata l'apertura della Biennale!." E allora come la mettiamo, si sapeva o non si sapeva? Dice: "Se si vuole protestare, beh che si protesti, ma poi però mettiamoci d'accordo, protestiamo quando la città è morta, protestiamo quando la città è troppo viva, dovremmo invece essere felici per il ruolo assunto da questa città perché tutto ciò porta lavoro, porta ricchezza." Motoscafisti, bancarella-

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primi già arrivavano poco dopo le sei. Chi con un fagotto che nascondeva un paletot o una giacca, chi con una scatola di quelle bianche per le scarpe legata da uno spago, chi con una bicicletta . Forse provenivano da Burano, o da S. Erasmo e costretti dall’orario del battello dovevano per forza raggiungere la Calle della Regina a quell’ora. In ogni caso quando i due portoni del Monte di Pietà si sarebbero spalancati, avrebbero affrontato per primi la lunga scalinata dell’antico palazzo che li avrebbe portati lassù nel salone affrescato ed ora ordinatamente diviso nelle varie sezioni per gli “oggetti non preziosi”, per “oggetti preziosi”, “bollette da rinnovare”, da “riscuotere”, come segnavano le varie indicazioni all’ingresso dei corrimano in ottone che portavano ad altrettanti sportelli. Poi, un po’ alla volta, come ogni mattina, la Calle si andava affollando di gente: donne per lo più in scialle nero come si usava allora, qualcuna trascinandosi dietro un bambino, cariche di pacchi, scatole, vestiti, pentole; uomini vecchi e giovani con sacchi; chi portava una fisarmonica, chi un fucile da caccia; altri con macchine da cucire a pedale o a mano trasportate su un carretto.

Pestriniero

ri, abusivi e gondolieri hanno approvato... anzi no, per i gondolieri c'era troppo moto ondoso e hanno chiuso i traghetti di S.Tomà e S.M.del Giglio dedicandosi al trasporto di normali turisti. Sembra che, nei giorni della vernice, tra gli accreditati si siano verificate scene terrificanti, gruppi privi di mezzi per raggiungere le proprie destinazioni abbandonati sulle isole della laguna. Non c'è conferma, ma qualcosa di vero dev'esserci. Per esempio, in quel di S.Servolo c'era la festa dei padiglioni cubano e siriano. Philip Rylands, direttore del Guggenheim, dice: "Malgrado avessimo prenotato per garantire continuità nei servizi, i taxi non c'erano. Probabilmente hanno ritenuto più vantaggioso caricare passeggeri estemporanei." I taxi sono arrivati a notte fonda. Quando è stato il momento di pagare ci sono state scene thriller: poiché per il tratto S.Servolo/Pietà sono stati chiesti 70 euro, uno dei naufraghi si è arrabbiato, ha chiesto l'intervento di una pattuglia di passaggio, ma i carabinieri hanno dichiarato che non potevano fare nulla. Il naufrago si è arrabbiato ancora di più. Constatato che non era la prima volta che andava in escandescenze per la stessa ragione, è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Sembra comunque che tutto ciò rientri in una serie di happening organizzati nell'ambito della Biennale; anche di questo non c'è conferma, però troppi eventi spettacolari si sono verificati. Prendiamo i venditori ambulanti che allestiscono il mercato del martedì al Lido: si erano preparati in tempo per il rientro ma il

Il silenzio che aveva accompagnato i primi arrivati, ora aveva ceduto il passo ad un brusio che, mano a mano che la Calle si affollava, diventava sempre più forte. Finché alle 8:30 allo spalancarsi dei due portoni il brusìo diveniva un unico grido assordante nella corsa verso lo scalone, per poter raggiungere nella sala il posto migliore. È l’andirivieni di ogni giorno della povera gente su e giù per i gradini di uno dei palazzi monumentali sul Canal Grande, quello della Regina che un tempo ospitò Caterina Corner, Regina di Cipro. Sono 400, 500 persone che ogni giorno negli anni Sessanta venivano qui spinte dal bisogno, per far fronte ad un dissesto immediato, o per risolvere un problema economico improvviso, chi veniva per la prima volta chi da sempre. Mi raccontava un impiegato che anche tre generazioni della stessa famiglia si sono succedute al Monte di Venezia. Infinite situazioni familiari che ora dipendevano dalla “stima” che l’impiegato doveva dare dell’oggetto portato, oppure si concentravano su quel piattino d’ottone della bilancia con gli orecchini d’oro, la collana, un vecchio orologio. “Mi dispiace signora, ma no ghe semo …

di Danilo

primo ferry era alle 22.40. Giunta l'ora, la ressa era indescrivibile. Quando transitarono davanti alle Zitelle videro che il loro ferry era stato noleggiato dai russi per fare festa grande. Riferiremo i commenti solo su richiesta e privatamente.

Ma la Biennale avrebbe fornito anche happening tipo "Venezia, la luna e tu". Erano da poco trascorse le 2.30 di notte quando fu notata una gondola misteriosamente vuota vagare lungo il Canal Grande. In realtà, distesi a pagliolo c'erano una francese di 42 anni e un inglese di appena 20, entrambi imbriaghi tronchi. Intervenne una Volante. Il ragazzo, anestetizzato dall'avventura, non reagì, ma la stagionata madame rispose a calci e pugni. Trasferimento immediato alle carceri femminili della Giudecca anche lei per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Come la Biennale scaturì improvvisa, ugualmente all'improvviso ci si accorse che il ponte di S.Cristoforo non era un'installazione diffusa ma un semplice monumento al degrado abbandonato lì da anni vicino alla Fenice, tempio della musica. Sono accorsi pompieri e tecnici di Insula e il passaggio è stato subito interdetto in quanto pericoloso per la pubblica incolumità. Forse non verrà più riaperto. Chiudiamo con un ultimo simpatico scherzo targato Biennale. Dopo giorni di pioggia, alla vernice il cielo si è aperto. È rimasto spalancato tutti e tre i giorni della vernice. Il quarto giorno, appena finite le passerelle di vip e autorità, ga ricomincià a scravassar.

DAL DEI AL DEI

MONTE POVERI MONTE R ICCHI

De quanto gala bisogno?” “Go bisogno de almanco 28, 29mila lire.” “Me dispiase signora, ma qua arivemo al massimo a 20.” “El relogio el xe tuto de oro, el gera del nono.” Ogni sportello è come una confessione dove la miseria è soffiata sottovoce all’impiegato: “Go la fia che xe malada. La xe questa la picola, la ga tredese ani. No par, ma la xe malada. E po’ me mario che el fa el camerier adesso el xe senza lavoro. Me bastaria 10mila lire tanto per rivar a magio col trovarà un posto. Qua go portà tre ninsioli, el copriletto ricamà, e un paletot belo squasi novo.” Più in là c’è invece una ragazza con una maggiore disinvoltura dettata forse da una lunga abitudine: “Xe 14 ani che vegno qua almanco do volte l’ano per impegni, disimpegni, rinovar la boleta perché la roba no vada

Reato

n mezzo al grande, tragico scenario della peste, piaga endemica che aveva colpito per l’ennesima volta Venezia, Tiziano dipinge l’ultima sua opera, una volta tanto senza la fastidiosa pressione esercitata dalla committenza; un’opera, La pietà, che il maestro cadorino dedica a se stesso, o meglio, destinata alla sua sepoltura in una cappella della chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, dove, in virtù degli innegabili meriti artistici, aveva ottenuto il permesso di essere sepolto. Il tempo incalza e le forze pian piano lo abbandonano. Non riuscirà a portare a termine il suo testamento, il suo ex voto, volto a scongiurare il male inesorabile, con quella tavolozza così ormai intrisa dei colori della peste. Per ragioni a noi sconosciute l’opera, incompiuta, rimarrà nella bottega del pittore, vedova del suo artefice, mentre il maestro muore il 27 agosto 1576 e viene sepolto con una cerimonia, a dir poco frettolosa, a detta dei contemporanei, patrocinata dalla Serenissima. È comunque il massimo che la Repubblica può tributare al maestro, in deroga alle leggi di profilassi in quei terribili frangenti, risparmiandogli almeno l’ignominia della fossa comune. La pala verrà esposta nella chiesa di Sant’Angelo e vi rimarrà fino al 1814 per passare poi nel luogo dove attualmente possiamo ancora ammirarla: le Gallerie dell’Accademia. Mario Brenta, veneziano, che alterna da molti anni la professione di regista a quella di docente di Teorie e Tecniche del linguaggio cinematografico, presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova e Karine de Villers, danese di origine, nata in Ecuador e cresciuta in Belgio, sono gli autori del documentario Calle de la pietà, presentato in concorso all’AsoloArtFilmFestival, che vuole essere la cronaca reale e al contempo immaginaria dell’ultimo giorno di vita di Tiziano Vecellio. Un documentario che rifiuta, fin dalle prime battute, la banale ricostruzione storica, il semplice racconto, ma punta, come afferma lo stesso Mario Brenta, a diventare più “una riflessione sull’esistenza e sulla funzione dell’arte che non è altro che il desiderio di cogliere il segreto del mondo, di possederlo ma soprattutto di dominarlo, dominandone il tempo”. Chiari i presupposti, apertamente evidenziati dagli autori stessi nella premessa: “fare un film sul passato che ne sia in qualche modo soltanto la ricostruzione non ha molto senso: rischia di essere qualcosa di falso, di polveroso… Il passato è passato e, come tale, ha cessato per sempre di esistere. Se può rivivere è solo nella memoria, per assenza”. Niente costumi, dunque, né ricostruzioni da docu-film, ma suoni, colori e immagini che lentamente scivolano e si intrecciano con l’ultima tela dell’artista. Lacerti di quotidianità passano sullo schermo, scanditi ritmicamente da una pendola che insistentemente ritorna, mentre una voce narrante ci invita a riflettere e a pensare alle ultime ore di quel grande maestro che, ormai quasi cieco, annaspa vigorosamente, rifiutando i pennelli, stendendo i colori con le mani direttamente sulla tela. Tiziano sente appressarsi la morte, il tempo fugge e lo incalza e forse in quel momento l’artista riflette pure su tante anonime pietà che la morte nera ha disseminato in città. Si snodano in parallelo immagini del Lazzaretto Nuovo con le sue tristi testimonianze di tante povere anime, dimenticate da Dio, in attesa della fine imminente o di una possibile, quasi insperabile redenzione e nel tentativo di scongiurare la morte lasciano sulle pietre insanguinate un segno del loro passaggio o semplicemente un nome e una data. In definitiva anche l’arte è un modo di attaccarsi alla vita, di rifiutare l’inesorabile trascorrere e trascolorare del tempo e “fare un film – parafrasando una battuta conclusiva del bel documentario – è un atto di profonda nostalgia, è il desiderio di ritornare alle cose, in un impossibile ritorno del passato, in fondo non è che un altro patetico tentativo di sfuggire alla morte”. Calle della pietà (2010) regia e montaggio di Karine de Villers; sceneggiatura e fotografia di Mario Brenta, dur. 60’; email: mario.brenta@libero.it

all’asta.” Nello sportello accanto invece una ragazza piange. È venuta a ritirare una stoffa destinata ad un vestito che il papà sarto dovrà cucire il giorno dopo: “Doman de sera vien el cliente, un sior del Lido, el vien a provarlo e me pare no sa che ghe go impegnada la stofa. Ma l’altra matina gavevo proprio bisogno.” Ma c’è chi impegna i paletot o le pellicce, non per bisogno, ma perché sanno che il Monte di Venezia li conserverà meglio che a casa, racchiusi in sacchi impermeabili con tanto di naftalina. Da decine e decine di anni è la Cassa di Risparmio a sostenere l’onere di questi Istituti di Pegno nati per combattere l’usura. Proprio come li avevano concepiti quei frati minori alla metà del ‘400 e che in Italia per primi li istituirono. A Perugia nel 1462 nacque il primo Mons Pietatis. A Venezia la Repubblica invece non ne volle sapere di questi istituti, ma non potendo ignorare i poveri, obbligò i bastioneri, cioè i venditori di vino, a prestare contro pegno generi alimentari, denaro e vino, ed è facile intuire di quale pessima qualità fosse quel vino se per indicare del vino cattivo si diceva vin da pegni. Il pegno era rinnovabile ogni 6 mesi,

pagando ovviamente degli interessi, ma c’era una tolleranza di un anno prima che quelle lenzuola, quell’orologio del nonno andassero all’asta; ultimo atto di infinite difficili situazioni di famiglia che la sorte non è riuscita a sanare. Così finché negli anni Settanta del Novecento la Cassa di Risparmio decise di lasciare il palazzo e trasferire il Monte a Mestre, puntando soprattutto sugli oggetti preziosi. Finisce così una storia che per decenni è stata testimone di una Venezia povera, e ricomincia quell’alternarsi che da secoli ha caratterizzato la vita di quasi tutti i palazzi veneziani: quale è diventato albergo, quale museo, quale sede di qualche società, quale scuola, quale assemblaggio di appartamenti. Il Corner della Regina, nato nella prima metà del Settecento, opera dell’architetto Domenico Rossi, dopo il Monte dei Pegni ospitò per alcuni anni l’Archivio Storico della Biennale. Ora i gradini del grande scalone risuonano dei passi di chi ama l’arte contemporanea nella ricca selezione delle varie collezioni raccolte negli anni dalla Fondazione Prada. Virgilio Boccardi


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Serenissima: Lettere dal passato

2. FISIONOMIA

DI VENEZIA

Quand’io ti dico che Venezia è fabbricata nel mare, è la pura verità. Non è una terra che s’alzi al di sopra dell’acqua: è lo stesso letto del Golfo adriatico che serve a popolosa città di fondamento; le vie son canali; i carri, barche; gondole le vetture; e quelle lagune che la circondano sembrano state fatte a belle posta per servire alla sua sicurezza ed al suo comodo. È bello vedere navi d’ogni forma e grandezza percorrerle per tutti i versi, e sventolare sulle cime degli alberi le bandiere in mezzo ai tetti dei palagi ed alle cupole delle chiese. Le palafitte su cui si appoggia la città congiunsero insieme numerose isolette, l’una dall’altra poco discoste; e i cui intervalli ove non furono

riempiti, servono ad uso di canali che penetrano e s’aggirano nelle più interne parti: non è quasi abitazione a cui non si possa approdare in gondola, e a cui parimenti non si giunga, volendo, per terra, giovandosi di viottoli, detti volgarmente cale, e di circa cinquecento ponti che le mettono in comunicazione l’un l’altro. Il Canal Grande, quasi arteria massima a cui affluiscono tutte quelle diramazioni secondarie, tortuosamente aggirandosi divide la città in due parti, e presenta pei superbi edifici che lo fiancheggiano uno spettacolo sorprendente a chi lo percorre in barca. Il Ponte di Rialto [edificato nel 1587 sotto il doge Pasquale Cicogna] è il solo che sia stato gettato sul Canal Grande; ed è reputato monumento meraviglioso di ardita architettura: s’adorna esso lateralmente di due fila di belle e regolari botteghe. Nel braccio di mare che separa l’Isola della Giudecca dalla Piazza San Marco piglia principio il Canal Grande. Quell’isola ha forma di mezzaluna e copre gran parte della

CURIOSITÀ

città, estendendosi verso l’estremità occidentale. S’ammira in essa il magnifico tempio del Redentore innalzato a pubbliche spese per voto fatto dalla Repubblica in occasione della peste che sul finire del secolo XVI desolò Venezia. Palladio ne è stato architetto; e questa sua opera è reputata l’una delle più perfette di lui. A fianco della Giudecca è l’isoletta di San Giorgio Maggiore, nel cui mezzo torreggia il magnifico tempio innalzato a quel Santo. La nobile architettura della sua facciata, di Palladio essa pure, e la figura svelta e ardita della sua torre formano col circostante gruppo di case un punto di vista singolarmente vago e pittorico; e fanno vece di scenario appositamente colà situato per servire di prospettiva a chi entra dalla Merceria nella Gran Piazza, e a chi passeggia nella Piazzetta di San Marco. Nel senso opposto a quello in cui si prolunga la Giudecca distendesi semicircolarmente la deliziosa Riva dei Schiavoni, larga abbastanza per servire ad uso di comodo passaggio. Essa

Le stelle di Tazia ö

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ARIETE. Continuano a soffiare i venti del cambiamento per la prima decade, mentre la terza dovrà riordinare gli scrigni della mente e del cuore, passando in rassegna tutto quello che ormai non serve più, per lasciare spazio a nuove avventure. Per tutti ci sarà una Venere novembrina eccitante e maliziosa. Lasciatevi tentare, anche negli affari. TORO. Un po’ di cautela in ottobre negli affari, anche di cuore, per via della veloce opposizione di Venere e Mercurio dallo Scorpione. Per il resto, con Giove nel segno, avrete il vento in poppa! GEMELLI. Da metà novembre al solsti-

zio d’inverno, qualche transito sagittariano potrebbe rallentare un po’ i vostri programmi. Ma sarà poca cosa, in un quadro complessivo senz’altro positivo!

CANCRO. Fine degli indugi. La prima decade, ancora alle prese con Plutone e Urano, dovrà decidersi a trovare la sua strada, magari procedendo per tentativi. La terza invece dovrà fare pulizia, rinunciando a tutte quelle dolci cose inutili accumulate nel tempo, che la tengono ancorata al passato e che adesso sono però di intralcio alla risalita. Per tutti ci sarà una romantica Venere ottobrina ad accarezzare l’anima. LEONE. Prudenza per la prima decade, perché la quadratura di Giove può compor-

Mensile di Comunicazione cultura e attualità nella città metropolitana di Venezia

stampato il 29 settembre 2011 Editore: Supernova

GIOVANNI DISTEFANO (direttore editoriale e amministratore unico) NICOLA FALCONI (direttore responsabile) DANIELA ZAMBURLIN (condirettrice) LETIZIA LANZA, CRISTIANA MOLDI RAVENNA, MARIUCCIA REGINA (comitato di redazione) Hanno collaborato a questo numero

ROBERTO BIANCHIN, STEFANO BOATO, VIRGILIO BOCCARDI, MASSIMO CEMOLANI, GIANFRANCESCO CHINELLATO, GIANNI DE LUIGI, GIOVANNI DISTEFANO, PIERO FALCHETTA, CARLA GAGLIARDI, LAURA GUADAGNIN, LUCIA GUIDORIZZI, ANITA MENEGOZZO, CRISTIANA MOLDI RAVENNA, MANFRED MANERA, LORENZO MULLON, TAZIA NUVOLARI, SANDRA OLIVIERI SECCHI, GINO PASTEGA, RENATO PESTRINIERO, GIORGIA POLLASTRI, GABRIELE PRIGIONI, DANILO REATO, GRAZIA STERLOCCHI, VITTORIO SGARBI, MARIO TECCHIATI, GIACOMO TREVISAN, ALDO VIANELLO, DANIELA ZAMBURLIN.

DIREZIONE, REDAZIONE, AMMINISTRAZIONE SUPERNOVA EDIZIONI srl, via Orso Partecipazio, 24 – 30126 Venezia-Lido Tel/fax 041.5265027 – email: info@supernovaedizioni.it – website: www.supernovaedizioni.it TIPOGRAFIA Grafiche ITE, Dolo (Venezia) Aut. del Tribunale di Venezia n. 1114 del 23.3.93

LE OPINIONI ESPRESSE NEGLI ARTICOLI FIRMATI E LE DICHIARAZIONI RIFERITE DAL GIORNALE IMPEGNANO ESCLUSIVAMENTE I RISPETTIVI AUTORI

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tare errori di valutazione, soprattutto ai focosi come voi. Per tutti ottobre richiederà una certa cautela, per via dei transiti stagionali di Venere e Mercurio nel segno dello Scorpione. Ma già da novembre, il fuoco sagittariano porterà un dolce tepore. VERGINE. Aspetti ottimi per la prima decade, che con Giove in trigono potrà osare a 360°. Stelle buone comunque per tutti, a parte quel Mercurio nervoso dal Sagittario in dicembre. Ma il quadro complessivo è O.K! BILANCIA. Sarà un autunno pieno di sorprese, cari bilancini! Per i nati nei giorni vicini all’equinozio Urano porterà eventi imprevedibili, mentre la terza decade dovrà cominciare ad imparare a potare

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è a tutte l’ore del giorno affollata di cento generazioni d’uomini; e domina gran parte del porto di Venezia, e quel tratto amplissimo di laguna che è chiusa in fondo dal Lido e dai Murazzi. È il Lido una lunghissima lingua di terra che non s’allarga mai oltre alcune centinaia di tese, ed è coperta d’abitazioni e d’ortaglie: i Murazzi poi sono edificii con grandissimo dispendio innalzati, che fanno le veci del Lido ove questo non arriva, salvando la città dalle inondazione che i venti e le maree potrebbero cagionarle all’impensata. Principale ornamento di questo quadro sono le graziose isolette di Santo Spirito, San Servolo, e parecchie altre che sorgono qua e là in mezzo alle acque con chiese, giardini e case. Egli è dall’alto del Campanile di San Marco che dispiegasi all’occhio dell’osservatore uno spettacolo unico in Europa. È quella torre d’altezza prodigiosa; e non v’a oggetto che impedire possa allo sguardo di dominare per ogni banda dalla sua cima. Venezia di lassù ha apparenza di città gal-

leggiante sovra zattere; e le isolette che la circondano, e formanle intorno ridenti gruppi, crederebbersi macchine ingegnose e appariscenti con che si fosse voluto momentaneamente abbellire quella scena. È vasto l’orizzonte che la chiude: sfumasi da una parte sul mare oltre i Murazzi e il Lido; e dall’altra sulla Terraferma, adorna da presso d’innumerevoli abitazione che biancheggiano fra il verde dei campi e delle colline buscate; e in cui s’alza lontanamente la maestosa e candida catena dei monti friulani. Le gondole, unico mezzo di trasporto per le persone civili, sono oggetto d’ammirazione allo straniero […] e nel mezzo di questa una specie di capanna sostenuta con due semicerchi di ferro, ed avente dai quattro lati tendine, vetri e gelosie che s’aprono e chiudono a piacere di chi si sta la entro mollemente adagiato su cuscini di piume. D’essa è tutta dipinta e addobbata a nero dentro e fuori; e potrebbe paragonarsi a mortuario catafalco […].

i rami, perché Saturno richiede da lei un anno di accurata selezione, per sfrondare la strada da ogni inutile orpello. Impegno che alla fine avrà la giusta ricompensa. Transiti autunnali veloci alquanto positivi per tutti.

i prossimi 12 mesi una revisione totale con repulisti finale. Meno male che i transiti stagionali sono positivi, in primis quello di Giove, secondo gli antichi il pianeta della grande fortuna. Così non mancheranno motivi di consolazione.

SCORPIONE. Transiti stagionali più che buoni per tutti, anche se la prima decade dovrà affrontare l’opposizione di Giove, che comporta attrazioni pericolose ed errori di valutazione, col rischio di ritrovarsi in situazioni perdenti già in partenza senza accorgersene. Uomo avvisato……

ACQUARIO. A parte Giove, un po’ severo con la prima decade e Venere con Mercurio, quadrati dallo Scorpione in ottobre, gli altri transiti, sia lenti che stagionali, sono favorevoli. Godetevi serenamente il periodo autunnale e non fate colpi di testa.

SAGITTARIO. Praticamente l’intero firmamento sorride al vostro Sole: cosa volete di più? Cogliete la palla al balzo, evitate di disperdervi in cose futili, date il meglio e il mondo sarà vostro! CAPRICORNO. Primi gradi sotto le grinfie di Urano, l’imprevisto, e Plutone, la trasmutazione. La terza decade invece dovrà ubbidire a Saturno, che impone per

a cura di Giovanni Distefano

PESCI. Escludendo qualche freccia sagittariana tra novembre e dicembre, il quadro astrale è senz’altro positivo, anche per via dei benefici di Giove, in postazione amica. Solo Marte da metà novembre comincerà un tormentone di sette mesi dal segno opposto della Vergine. Morale: vietato perdere la trebisonda. ! Avviso ai gentili lettori: le previsioni considerano i transiti unicamente rispetto al Sole di nascita.

VITA DELL’OMO di MARIO TECCHIATI

PROVERBI RELIGIOSI

Dio ne vol ferii, ma no morti

DETTI VARI

Secondo xe grossa la candela i preti alza la loquela

Dio sera ‘na porta, e verze un porton

Soldai desfai, preti spretai e putane desmesse, xe sempre le istesse

I preti fa bóger la pignata co le fiame del Purgatorio

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Basa Cristi, sgrafa santi; basa santi, caga Diavoli

Xe megio un forte porco Dio Chi va a Roma e porta un bon borsòto che un falso Gesù mio diventa abate e vescovo de bòto In Paradiso no se va in carozza Fra Modesto non xe mai sta priore Cerca de no aver tropo de quà L’omo che no ga religion per no aver tropo poco de là xe ‘na bestia senza parón Se Dio non xe giustizia Sora el sal no xe savor, vol dir che no l’esiste sora Dio no xe signor Però che ciavada la vita No che xe buzaróna se co la morte finisse tuto! che non gabia la so Madona Val più un prete che mile soldai El pare turco, la mare pagana: gnanca la fia no xe vera cristiana Quando non se va via co i preti se torna sempre Perdonare xe da cristiani desmentegar da fioi de cani

Quando el manzo va al macelo el sua de fora e ghe trema el buelo ‘Na volta le teste fine le stava ne le casine; adesso i gran testoni i sta ne i palazzoni Basta un busto e ‘na colona per far celebre ogni mona e tre minuti de television per trasformar in genio ogni cogión Vardite da la dona che ga la vose da omo vardite da l’omo che ga la vose da dona Madama Frinfrin serando un bordèlo ga verto un casìn


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NOVITÀ EDIT ORIALI 2011

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ANNUNCIO SUPERNOVA

a novembre in tutte le librerie libro cartonato 1312 pagine 1213 immagini

PREMIO PAOLO RIZZI Celebrato a Mazzorbo dai Bisol Nella foto Virgilio Boccardi riceve il Premio alla Carriera e al centro Vittorio Pierobon legge la motivazione. A destra Rina Dal Canton, presidente dell’Associazione Paolo Rizzi. Nel riquadro in prima fila i vincitori: da destra Simona Pacini (primo premio), Lidia Panzeri, Alice d’Este e Roberto Luciani; dietro da destra Luca Amadori, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Vittorio Pierobon, vicedirettore del Gazzettino, Damiano Rizzi, figlio di Paolo. Alla premiazione sono intervenuti tra gli altri Paolo Baratta, presidente della Biennale, e Franco Fontana, amministratore delegato del Gazzettino.

Nella foto Enrico Tantucci, vincitore del Premio giornalistico Istituto Veneto per Venezia con l'articolo intitolato Venezia merita di essere Venezia? apparso sul numero del Giornale dell'Arte (giugno 2011).


neXus n. 85