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scheda A cura di suor Marisa Bina (NSA)

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

v i s i t ate i l n o s t ro

sito w w w .nsaita

Indirizzi La Pentecoste: lo Spirito rende capaci i discepoli del Risorto di “andare” e “annunciare” Cronologicamente, la prima evangelizzazione ebbe inizio nel giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli, riuniti tutti insieme nello stesso luogo in preghiera con la Madre di Cristo, ricevettero lo Spirito Santo. Lo Spirito del Risorto li rende capaci di “andare ed annunciare” in tutto il mondo. Siamo chiamati anche noi a rivivere l’esperienza della prima comunità cristiana, che vedeva il diffondersi della Parola mediante la predicazione e la testimonianza (cf. At 6, 7).

ALGERIA sr Ferrario Flora sr Catapano Sandra 5 Rue des Fréres Ould Ahcéne · 31007 el Maqqari Orano T. 00213 041 282218 · florafnda@yahoo.fr sandra.catapano@yahoo.it

BURKINA FASO sr COMI Alma

l i a . o rg

GIUGNO 2012 · N

2

Francia · Irlanda · Italia · Olanda Argentina · Canada Algeria · Benin · Botswana Burkina Faso · Ciad · Costa D’Avorio Egitto · Ghana · Libano · Niger Nigeria · Tanzania · Togo

TCHAD sr ALBERTI Margherita B.P. 152 SARH T. 00235 68 13 51 · marghensa@tiscali.it

TOGO sr PROFUMO Etta B.P. 36 KOLOWARE - SOKODE T. 00228 90 37 144 · ettanda@yahoo.fr

COSTA D’AVORIO sr MARTINELLI Marisa 03 B.P. 332 ABIDJAN 03 ADJAME T. 00225 20 37 12 52 · marisa.nelli@tiscali.it

sr. SCHIAVON Annamaria B.P.113 FERKESSEDOUGOU T. 00225 36 86 80 02 · annamariasc@yahoo.fr

sr GEROSA Enrica sr BOLZAN Giuliana B.P. 44 GAGNOA · T.00225 32 77 27 24 gerosaenrica@yahoo.fr · giulibo@email.it

sr BIASINI Mariangela

Con Maria, Madre di Gesù: Maria Regina degli Apostoli “La Santa Vergine ha il ruolo di far perseverare gli Apostoli nel tempo dell’attesa dello Spirito Santo. Maria è la madre della Chiesa nascente, così come lo è di tutti i cristiani che formano la Chiesa”. “La Vergine non cessa mai di introdurre anche noi in tutti i segreti della vita di Nostro Signore … Ci viene insegnato che ogni bene ci viene per Maria”. “La vera devozione alla Vergine Maria richiede che si imitino le sue virtù”. Vita fraterna in comunità: per testimoniare ciò che si vive “La comunità diventi la casa del Buon Dio, grazie al buono spirito che vi regna … È questa la condizione grazie alla quale si potrà fare del bene”. I doni preziosi che costruiscono la comunità? “La pace, la concordia, l’unione”. “Che le vostre relazioni con gli altri siano sempre imbevuti di carità divina. Che tutto in voi venga da Dio, sia per Dio, conduca a Dio”.

Siamo presenti in

Rivista Trimestrale Anno 25

B.P.264 DIABO T. 00226 40 77 50 12 · comi.alma@yahoo.fr

Le comunità cristiane: vivere, celebrare, professare, testimoniare la fede Il soggetto della trasmissione della fede è la Chiesa tutta intera, che si manifesta, si esprime nelle Chiese locali. La Chiesa trasmette la fede che essa stessa vive, celebra, professa, testimonia. Per annunciare e diffondere il Vangelo occorre che la Chiesa realizzi figure di comunità cristiane capaci di articolare in modo stretto le opere fondamentali della vita di fede: carità, testimonianza, annuncio, celebrazione, ascolto, condivisione. Lo stile dell’annuncio Deve essere uno stile globale, che abbraccia il pensiero e l’azione, i comportamenti personali e la testimonianza pubblica, la vita interna delle nostre comunità e il loro slancio missionario, la loro attenzione educativa e la loro dedizione premurosa ai poveri, la capacità di ogni cristiano di prendere la parola dentro i contesti in cui vive e lavora per comunicare il dono cristiano della speranza. Agostino Planque e il suo metodo missionario … Come gli Apostoli: al seguito di Cristo. “È lo Spirito santo che ha condotto gli Apostoli e i Santi dove sono ora, è Lui che ci guiderà se lo lasciamo fare”. “La Missione è il nostro unico scopo …”. “Voi siete state scelte per continuare, con le vostre caratteristiche, la missione che Gesù ha affidato ai sui Apostoli”. Le Suore si impegnano molto e “non fanno parlare di sé ma il loro lavoro è serio e salva molte anime”.

Regina Apostolorum nsa

B.P. 35 KADIOLO MALI T. 00225 36 86 70 72

sr Sangalli Piera B.P. 158 ABIDJAN 18 T. 00225 21248720 · piera_nda@yahoo.fr

N.S.A MILANO Sede Provinciale

La povertà “ha il volto di donna”

Via Accademia, 15 · 20131 Milano tel: 02.70600256 · fax: 02.70634815 nsa-mi@iol.it www.nsaitalia.org

N.S.A AIRUNO Via Solaro,19 · 23881 Airuno LC tel: 039. 9943 080

Animazione Missionaria

Via Solaro, 21 · 23881 Airuno LC tel: 039. 9271 125 · animazione-nsa@libero.it

N.S.A BARDELLO Piazza Trieste, 5 · 21020 Bardello VA tel: 0332.743379 · 0332.746246 Cenacolo

N.S.A MARINO Via Colizza, 56 · 00047 Marino Laziale RM tel: 06.93661138 · fax. 06.93800157

N.S.A MONTESACRO Via Picco dei Tre Signori, 7 · 00141 Roma Tel/Fax 06.86800182

N.S.A FERIOLE Via Vergani, 40 · 35033 Feriole di Bresseo PD Tel. 049.9900494 · nsa@smaferiole.org

MISSIONE Bonifico (IBAN) IT36 PO56 9601 6020 0000 6007 X52, intestato a Provincia Italiana Congregazione Suore Missionarie N. S. Apostoli

Sped. in abb. post. art. 2 · Comma 20 lettera C · Legge 662/96 - Milano

LA PENTECOSTE, FONDAMENTO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

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Il viaggio della speranza

MESSAGGI AL MONDO

Il turismo come “via della bellezza”


Rifletti

Amare i poveri (ma voi togliete la parola

In che misura ti senti anche tu mandato/a ad annunciare la Buona Novella? Hai un compito nella tua comunità cristiana? Riesci a viverlo in comunione con gli altri? Dove attingi il coraggio dell’annuncio e della testimonianza? C’è in te la consapevolezza che la fedeltà e la coerenza hanno un “prezzo”?

poveri…, gli altri) vuol dire amare la singola persona così com’è, starle davanti, starle accanto, ascoltarla, cercare di capirla nelle sue pieghe, aiutarla a tirare fuori tutto ciò che ha di bello, di grande, perché tutti gli uomini sono infinitamente belli dentro… Tu amando fai tirar fuori tutto ciò che di

Quando qualcuno chiamava Annalena “missionaria laica”, protestava:

bello e di grande c’è in lui. Le creature del mondo sono tutti fiori chiusi: il problema è che da soli non

“io non sono né missionaria né laica,

fioriranno mai… Di giardinieri per le

io sono semplicemente una cristiana

masse dei poveri non se ne trovano se non

interamente consacrata a Dio

rarissimi …

e ai poveri”.

A me ha aiutato molto la consapevolezza

Una consacrazione quotidiana, vissuta integralmente nel sacrario

del fatto che ogni uomo è questo fiore e che gli altri uomini gli possono impedire di sbocciare e viceversa se vogliono è così

della sua coscienza.

facile aiutarlo a sbocciare …

Scelse di essere nessuno perché

È solo nella condivisione con i poveri che

si sentì libera di appartenere non solo

io sono me stessa, che io vivo. Quando

ai poveri, e a Dio, ma anche alla schiera

si è con loro è così naturale vivere alla

di tutti i cercatori di Assoluto e di verità.

Siamo presenti anche su

e su

con Lui, dimorare in Lui e sentire con forza e con potenza, maggiori del battito saldamente in noi … I poveri mi hanno portato a Dio e ho scoperto che Dio diventava insieme a loro la ragione della mia esistenza.

(Somalia), 1989

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presenza di Dio, tacere con Lui, parlare

del nostro stesso cuore, che Lui dimora

Annalena Tonelli Belet Weyne

La rivista é anche on line La si può trovare sul nostro sito

(da “Annalena, una voce dal silenzio”, Testimonianze a cura di M. Teresa Battistini)

Gent.mi lettori di Regina Apostolorum, per aiutarci a rendere più significativa la nostra rivista, vi chiediamo di segnalare a questo indirizzo: NSA - VIA ACCADEMIA, 15 - 20131 MI se ci sono copie che arrivano a destinazione di cui il destinatario è: • sconosciuto • trasferito • irreperibile • deceduto e il cui indirizzo è: • insufficiente • o inesatto

Prega Io credo in te e ti amo, “mio Signore e mio Dio”: tu sei lo Sposo fedele della Chiesa e la conduci sulla strada del Regno fra le prove del mondo e le consolazioni del cuore abitato dal tuo Spirito. Io spero in te, e so che non mancherà al tuo popolo l’aiuto della tua provvidenza fedele: ti chiedo abbondanza di vocazioni sacerdotali e religiose e il dono di battezzati sempre più innamorati di te, impegnati nella tua sequela. Risveglia, ti prego, specialmente nei giovani la ricerca del tuo volto e fa’ che essa non sia mai ostacolata dalla pesantezza della contro-testimonianza e venga aiutata dalla fede viva, irradiante e contagiosa di tutti. Dona a tutto il tuo popolo la fede di Maria, la Madonna del Sabato santo: una fede umile, viva, abbandonata nelle mani del Padre, che sa credere contro ogni evidenza e nella notte oscura sa attendere l’aurora di Pasqua, assicurata dalla tua promessa. Fa’ che come Maria e con la sua intercessione possiamo sperare contro ogni speranza, amare più fortemente di ogni stanchezza, credere al di là di ogni prova della fede. Aiuta ciascun battezzato a ripetere in ogni ora con convinzione le parole della Madre: “Eccomi, si faccia di me secondo la tua Parola”. AMEN (Card. Carlo Maria Martini)

Completa e conserva questa scheda che ti accompagnerà per i prossimi numeri


Editoriale

Riscoprire il

tesoro di cui siamo portatori C

arissimi amici, anche stavolta vi propongo alcuni stralci di riflessione tratti da un intervento fatto da fratel Enzo Biemmi (FSF), sul tema: “Una nuova geografia europea della fede per un secondo “primo annuncio” del Vangelo”. (…) I cambiamenti in atto, ci dice l’Autore, portano a renderci conto di ciò che è da sempre contenuto nel Vangelo: la grazia del Signore raggiunge tutti misteriosamente. La sua “grazia prima” raggiunge tutti i cuori. A qualcuno, per un supplemento di grazia, è dato di incontrare il Signore Gesù, di conoscerne il volto, di poter partecipare alla vita della sua comunità, di poter pregare dicendo “Abbà, Padre”, come Gesù, nel suo Spirito. Qui si tratta di “grazia su grazia”. Questa prospettiva rende più adulta la fede, la introduce dentro uno spazio di gratuità e la conduce a testimoniare il supplemento di grazia ricevuto, perché questo sia disponibile a più persone possibili. Dio raggiunge misteriosamente tutti. Chi ha questa fede culturalmente aperta, sta volentieri con tutti, sa vedere come lo Spirito Santo agisce in tutti, non si sente minacciato dalla differenza, ne è anzi contento, perché è contento di vedere che lo Spirito agisce anche fuori dalla comunità ecclesiale, perché Dio non riserva il

suo amore a nessuno. Una fede così, che sa stare bene nella crisi culturale attuale, coniuga senza problemi appartenenza alla comunità, dialogo con tutti, testimonianza libera, convinta e gratuita del Vangelo. (…) L’appello dello Spirito è un invito per accettare di fare di questo tempo un’occasione di grazia per sé e non solo per gli altri. «Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os. 2,16). Un invito ai cristiani perché accolgano la chiamata a riascoltare il Vangelo come se fosse la prima volta, a riscoprire il tesoro di cui sono portatori, a recuperare lo stupore e l’amore forse appannato per l’usura del tempo. Il secondo annuncio parte da un rinnovato ascolto del Vangelo da parte della Chiesa. In questo compito c’è però un aspetto paradossale e consolante. Non c’è un prima e un dopo: prima la Chiesa riascolta il Vangelo, dopo lo annuncia. Questo tempo di ricominciamento è invece la grazia di un cammino “insieme”, insieme con la gente, insieme con questa cultura. Mentre la Chiesa ascolta il Vangelo, essa lo annuncia; mentre lo annuncia alle donne e agli uomini di oggi, essa lo ascolta. L’aiuto ci verrà proprio da coloro con i quali prenderemo il rischio di leggere il Vangelo. Saranno loro: le donne e gli uomini di oggi, i bambini, i ragazzi, gli adolescenti, gli adulti e gli anziani; i battezzati come i non battezzati; gli europei come gli extracomunitari; i vicini come i lontani; quelli che sono in regola con la morale della Chiesa e quelli che non lo sono. Saranno loro ad aiutarci a vedere il Vangelo con occhi nuovi, a farlo risuonare in noi con una melodia nuova, a sentirlo buono di un sapore nuovo per la nostra vita. Basta che vogliamo loro bene e vogliamo bene al Vangelo di cui per grazia siamo custodi, non proprietari. La Redazione


NON CON I MIEI SOLDI È on line dal 12 marzo 2012 il sito www.nonconimieisoldi.org Non Con I Miei Soldi è un movimento che nasce dall’urgenza di far sapere alle persone che anche con la semplice apertura di un conto corrente o con la sottoscrizione di un fondo pensione si è attori del sistema finanziario e che chiedendoci come vengono impiegati i nostri risparmi possiamo essere protagonisti di un cambiamento che ci faccia superare anche l’attuale crisi. È necessaria una presa di coscienza dal basso per fare in modo che la crisi crei i presupposti per un futuro differente, in cui la finanza sia al servizio dell’economia reale, magari premiando le imprese pulite e socialmente responsabili. Non Con I Miei Soldi è un progetto coordinato da Banca Popolare Etica e da Fondazione Culturale Responsabilità Etica in collaborazione con un gruppo di esperti della comunicazione in rete. Non Con I Miei Soldi è anche un blog per

Rivista Trimestrale Anno 25. n. 2 Direttore Responsabile: Sr. Fiorina Tagliabue Autorizz. Tribunale di Varese n. 185 del 5.10.1966 Sped. in abb. post. art. 2 Comma 20 lettera C Legge 662/96 - Milano

c/c n. 19349216

Redazione: Via Accademia, 15 20131 Milano Tel. 02.70.600.256 Fax 02.70.63.48.15 http://www.nsaitalia.it e-mail: nsa-mi@iol.it animazione-nsa@libero.it Suore NSA Bardello Piazza Trieste, 5 21020 Bardello (VA) Tel. 0332.74.33.79 Fax 0332.74.59.56

divulgare informazioni a vantaggio delle persone sensibili e per chiedere azioni (anche piccole) per iniziare a cambiare le cose. Il sito servirà anche per organizzare eventi, per fare sentire meglio la nostra voce, per ospitare idee e persone che vogliano portare un loro contributo. www.nonconimieisoldi.org ospita anche un casinò online: per rendere chiaro il concetto che noi tutti stiamo investendo (scommettendo?) spesso i nostri soldi sulla prospettiva di un guadagno rapido, senza conoscere le conseguenze delle nostre puntate. Non solo online però! Non Con I Miei Soldi è anche un network di eventi e iniziative in ogni città: da nord a sud Italia i soci di Banca Etica organizzano conferenze, dibattiti, spettacoli teatrali, momenti di informazione per far conoscere una finanza virtuosa a servizio del bene comune. Il calendario sarà in continuo aggiornamento sul sito. Per conoscere meglio la Campagna si può andare su www.nonconimieisoldi.org, o seguire @ncims su Twitter.

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ASSOCIATA ALLA associazione stampa missionaria italiana iscritta all’unione stampa periodica

Garanzia di riservatezza Il trattamento dei dati viene svolto nell’ambito della banca dati della Rivista Regina Apostolorum e nel rispetto della legge 675/96 sulla tutela dei dati personali; la quale assicura che essi non sono trasmessi a soggetti terzi alle Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli. Chiuque desiderasse comunicare la cancellazione o modifiche può farlo inviando un fax alla redazione: n. fax 02.70.63.48.15.


Sommario 4

Vita nsa

La grande famiglia

Dalla missione

24

“ha il volto di donna”

missionaria 8

10

Missionari in Africa Missionari a Milano

28

I semplici e poveri inizi di Bugisi

32

“Alzati e… cammina”

Messaggi al mondo

Il turismo come “via della

bellezza”

14

La povertà

Camminando...

Abbiamo cercato dio e lui si è rivelato a noi

Dalla parte di 34

Il viaggio della

38

ISSI prega per noi

SPERANZA

Adesso parliamo noi 20

40

Un appuntamento ATTESO

44

Ciò che porto con me…

Profili

Un messaggio che oltrepassa le frontiere


Vita nsa

O

h! Come è bello e gioioso che i fratelli stiano insieme. È ciò che abbiamo vissuto e respirato il giorno 29 Aprile. La grande famiglia missionaria: Padri SMA, Suore NSA e tanti amici laici, si è data appuntamento al Santuario della Madonna del Carmine presso San Felice del Benaco (BS) per l’annuale pellegrinaggio. Di buon mattino siamo partiti da orizzonti diversi: Feriole, Padova, Genova, Bar-

dello, Airuno, Crema, Bergamo e Roma; il nostro cuore cantava di gioia lungo la strada e ai piedi della Vergine del Carmine si è fuso in un corale Magnificat. Insieme abbiamo reso lode e grazie al Signore che ci ha riuniti: il Suo amore ci rincuora, ci riscalda e ci rilancia sui sentieri della missione. Condivido 5 quadretti di vita che la mia macchina fotografica ha captato e conservato nella pellicola invisibile del mio cuore.

1

La grande famiglia

missionaria di Raffaella Russitto


1 D

avanti al piazzale del Santuario si sono formati spontaneamente tanti piccoli gruppetti: amici, familiari, suore e padri si scambiano saluti, abbracci, esclamazioni di meraviglia per la gioia di ritrovarsi, invecchiati di un anno, ma gli sguardi sono felici, vivaci, carichi di emozioni e ricordi di un passato ricco di esperienze e di un cammino percorso insieme. Incontri che fanno crescere la famiglia missionaria non solo nell’amicizia ma rafforzano la comune passione per la missione.

A

ll’interno del Santuario: intensi i momenti di lode e di ringraziamento al Signore e alla Vergine Maria per i 50 anni di vita sacerdotale di Padre Nino Aimetta e altrettanti di vita religiosa di Suor Marisa Bina. Anche due coppie dell’assemblea: Beniamino e Flora Brusegan di Camponogara 50 anni di sacerdozio di P. Nino Aimetta (SMA) e Francesca e Piero Giurisato di Feriole hanno ringraziato il Signore per i rispettivi 50 anni di fedeltà e di amore sponsale.

5


Vita nsa

3 6

L

a S. Messa presieduta da P. Nino insieme a vari confratelli SMA è stato il momento culminante della giornata. La celebrazione eucaristica è stata animata da alcuni amici della comunità di Feriole; belle le intenzioni di preghiera mirate alla ricorrenza della Giornata mondiale per le vocazioni consacrate. Ad unirci spiritualmente a tutti i Padri e Suore che in terra di missione sono impegnati nella evangelizzazione e promozione umana è stata anche la recita del Rosario, nel pomeriggio. I loro volti, le loro esperienze, speranze e attese li abbiamo affidati alla Vergine Maria perché li accompagni nelle loro fatiche e difficoltà e possano essere sempre operatori di riconciliazione e di pace.

L

e testimonianze di P. Alexis (originario del Togo) e di Suor Hanaa (originaria dell’Egitto) hanno sottolineato quanto sia stata importante la presenza di persone consacrate in terra di missione per suscitare nuovi apostoli per l’annuncio del Regno, Suor Hanaa ha raccontato con parole semplici ma incisive come ha incontrato il Signore Suor Hanaa, Nsa nella sua vita. Bella l’espressione della Suora che ha detto di essersi sentita come un vaso riempito dall’Amore di Dio e desiderosa di aiutare gli altri ad amarlo. Ha sottolineato la generosità delle Suore che hanno lasciato le loro famiglie, i loro Paesi per recarsi verso l’ignoto e vivere in una cultura diversa. La testimonianza di vita dei missionari e missionarie operanti in terra di missione ha portato frutto. Ora che lei è suora missionaria è felice di donarsi agli altri e percepisce come sia prezioso il servizio che svolge senza discriminazioni tra musulmani e cristiani. Ogni volta che entra nella casa di fratelli africani ci va con Dio e quando esce sente che lascia Dio nei loro cuori. Anche P. Alexis ha presentato la sua testimonianza e messo in evidenza come la guida e l’aiuto dei Padri SMA e di una Suora NSA abbiano orientato la sua scelta e fatto maturare la sua vocazione. Bellissime testimonianze in una giornata dedicata alle Vocazioni. Ci hanno invitato alla preghiera perché P. Alexis, Sma nascano nuove vocazioni per i due Istituti. Alla fine dell’incontro c’è stato pure il saluto di P. Walter Maccalli in ri-partenza per l’Angola. Ha rappresentato tutti i missionari in missione e porterà in Africa il nostro ricordo e la nostra preghiera.

4


5 7

S

ignificativo è stato anche il momento ristoro: ritrovarsi attorno alla mensa del Ristorante dove la fraternità è cresciuta attorno ad un buon pranzo e ad un bicchiere di vino. La gioia per l’incontro, il rivedersi e lo scambiarsi notizie ci ha fatto sentire veramente una grande famiglia che sa condividere e respirare aria missionaria a 360°. Una giornata ricca di tante emozioni non finisce perché il ricordo continua, l’attesa per un prossimo arrivederci diventa speranza e la gioia di appartenere a questa grande famiglia SMA-NSA ti dà un grande sostegno spirituale ed umano. Sulla strada verso casa c’è ancora tempo per un’ultima istantanea: facciamo sosta presso l’Abbazia di Maguzzano, opera d’arte di grande bellezza e interesse culturale. È situata in una posizione incantevole tra il verde degli alberi e degli ulivi e in lontananza si scorge la vista del lago di Garda. Dal belvedere dell’Abbazia, all’ora del tramonto, è stato suggestivo ammirare la bellezza del luogo e assaporare momenti di pace. Dopo una giornata intensa di incontri e benedetta da una leggera pioggerella, abbiamo contemplato il tramonto roseo del sole. Un ultimo invito a ringraziare il Signore per la bellezza del Creato e per averci fatto gustare quanto sia bello e gioioso stare insieme e vivere nell’amore universale in comunione con i tanti fratelli SMA e sorelle NSA sparsi nel mondo, impegnati a portare ad ogni uomo e donna il lieto annuncio del Cristo Risorto, nostro sole di giustizia e di pace.

È stato davvero bello e gioioso ritrovarsi come fratelli e famiglia allargata per far festa e fare memoria di tanti anni vissuti e donati in modi diversi.

Vite consacrate ai fratelli in Africa e vite donate alla famiglia, ma unica la missione di testimoni dell’Amore del Signore.


Vita nsa

Missionari in Africa Negli incontri della Commissione Missionaria Decanale di Abbiategrasso, siamo un bel gruppetto assiduo, si fa attenzione alla Parola, la si ascolta, la si medita, la si prega, ci si scambia esperienze di ascolto della Parola, ma anche di vissuto (alcuni hanno avuto esperienza di missione) o di difficoltà nel viverla (…). Tutto il Progetto svolto dalla nostra Diocesi, attraverso queste Commissioni Missionarie Decanali, concorre a tenere viva la coscienza del bisogno di evangelizzare a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo, in qualsiasi posto del mondo.

C

i sono persone che lasciano il loro paese e partono per la missione, arrivano in posti lontani con tanta carica, tanto entusiasmo e aiutano fratelli bisognosi. Anche Gesù è stato mandato dal Padre in missione. È arrivato in punta di piedi, è vissuto tra noi e ha portato a compimento la sua missione. C’è una bella differenza. Il missionario arriva in un paese povero, talmente povero che non ci sono parole, c’è solo bisogno di aiutare, bisogno di rispondere a un bisogno. Allora ci si rimbocca le maniche e si comincia a lavorare, è il primo modo e il più immediato per sentirsi uniti e fratelli, anche Gesù l’ha fatto. Poi però c’è bisogno di

organizzazione, di pulizia, di regole… Primo, il cibo e le malattie, secondo, organizzare il lavoro e l’istruzione. Ci vuole molto tempo, molta umiltà, molta pazienza, perseveranza e amore. È questo stile di vita che rende la persona missionaria interessante agli occhi dei fratelli bisognosi, è questo sentirsi alla pari, uniti nello stesso lavoro, nella stessa condizione di vita che accomuna, unisce e rende fratelli, anche Gesù l’ha fatto e anche gli Apostoli, sulla base dell’insegnamento del Maestro, l’hanno fatto. Ci sono attitudini diverse, ognuno lavora e si esprime nel suo modo personalissimo, i nostri giovani sono carichi di “energia


9

Missionari a Milano bella” da spargere nel mondo, e nel mio piccolo paese, sono un bel gruppo, e tutti hanno già fatto esperienza di missione, ma c’è un’attitudine che deve accomunare tutti, è l’attitudine al Vangelo, al sapere bene che cosa si vuole esprimere con la propria vita, con il proprio dono. Per questo è davvero importante la conoscenza del Vangelo, della vita di Gesù, è importante sapere chi è Colui che ci ha detto: “Andate…” e soprattutto, “sono con voi tutti i giorni”. La nostra Diocesi di Milano, sta facendo un ottimo lavoro che ci aiuta a conoscere e a conoscerci, a confrontarci, a discutere su come e dove dirigere i nostri passi. Conoscere bene la Missione di Gesù significa capire che l’uomo è fatto per donare il Bene che ha ricevuto. Negli incontri della Commissione Missionaria Decanale di Abbiategrasso, siamo un bel gruppetto assiduo, si fa attenzione alla Parola, la si ascolta, la si medita, la si prega, ci si scambia esperienze di ascolto della Parola, ma anche di vissuto (alcuni hanno avuto esperienza di missione) o di difficoltà nel viverla. È questo il compito del Missionario di

quartiere, avere materiale evangelico pronto, sulle labbra e nel cuore, per poter essere vicino al bisogno di città. Anche questa è un’emergenza da non sottovalutare, la vita dei cristiani, dovrebbe essere straripante di buone opere, di gentilezze e attenzioni verso tutti. Tutto il Progetto svolto dalla nostra Diocesi, attraverso queste Commissioni Miss. Decanali (con noi, che ci segue da qualche anno, c’è suor Martina delle Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli), concorre a tenere viva la coscienza del bisogno di evangelizzare a qualsiasi costo, con qualsiasi mezzo, in qualsiasi posto del mondo. Come Gesù nella sua missione, ha saputo mettere in pratica la Scrittura attraverso l’ascolto del Padre, ha saputo piegarsi verso il bisogno materiale e verso il bisogno fisico dell’uomo, ha saputo rispondere al bisogno dei nostri cuori, di conoscere dove risiede l’Amore vero, così anche noi, proprio perché mandati, dobbiamo andare, con la consapevolezza che il nostro fratello attraverso di noi conosce l’Amore e la Misericordia che Gesù ci ha insegnato. Virna Paghini


Messaggi al mondo

Il

turismo

“via della bel


11

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI in occasione del VII Congresso Mondiale della Pastorale del Turismo, che si è celebrato a Cancún (Messico), dal 23 al 27 aprile

I

come

llezza”

l turismo è certamente un fenomeno caratteristico della nostra epoca, sia per le dimensioni significative che ha raggiunto come pure per le prospettive di crescita che si prevedono. Come tutta la realtà umana, anch’esso deve essere illuminato e trasformato dalla Parola di Dio. Da questa convinzione, la Chiesa, con la sua sollecitudine pastorale, ed essendo consapevole dell’importante influsso che questo fenomeno ha sull’essere umano, lo accompagna fin dai suoi primi passi, sostiene e promuove le sue potenzialità, e, al medesimo tempo, segnala i suoi rischi e deviazioni e lavora per correggerli. Il turismo, assieme alle vacanze e al tempo libero, appare come uno spazio privilegiato per il ristoro fisico e spirituale, agevola l’incontro di quanti appartengono a culture diverse, ed è occasione di avvicinamento alla natura, favorendo con tutto ciò l’ascolto e la contemplazione, la tolleranza e la pace, il dialogo e l’armonia in mezzo alla diversità.


Messaggi al mondo Il viaggio è manifestazione del nostro essere homo viator, mentre riflette, allo stesso tempo, l’altro itinerario, più profondo e significativo, che siamo chiamati a percorrere: quello che ci conduce all’incontro con Dio. La possibilità che i viaggi ci offrono di ammirare la bellezza dei paesi, delle culture e della natura, ci può condurre a Dio, favorendo l’esperienza della fede, «difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5). D’altra parte il turismo, come ogni realtà umana, non è esente da pericoli, né da elementi negativi. Si tratta di mali che bisogna affrontare urgentemente, perché colpiscono i diritti e la dignità di milioni di uomini e donne, specialmente dei poveri, dei minori e dei disabili. Il turismo sessuale è una delle forme più abiette di queste deviazioni che devastano, dal punto di vista morale, psicologico e sanitario, la vita delle persone, di tante famiglie e, a volte, di intere comunità. La tratta di esseri umani per motivi sessuali o per trapianti di organi, come lo sfruttamento di minori, il loro abbandono in mano a persone senza scrupoli, l’abuso, la tortura, avvengono tristemente in molti contesti turistici. Tutto questo deve indurre coloro che si dedicano pastoralmente o per motivi di lavoro al mondo del turismo, come pure l’intera comunità internazionale, ad aumentare la vigilanza, a prevenire e contrastare queste aberrazioni. Nella Enciclica Caritas in veritate ho voluto rimarcare il fenomeno del turismo internazionale nel contesto dello sviluppo umano integrale. «Bisogna, allora, pensare a un turismo diverso, capace di promuovere una vera conoscenza

La possibilità che i viaggi ci offrono di ammirare la bellezza dei paesi, delle culture e della natura, ci può condurre a Dio, favorendo l’esperienza della fede, «difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore» (Sap 13,5)

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reciproca, senza togliere spazio al riposo e al sano divertimento» (n. 61). Vi invito a far sì che il vostro Congresso, riunito precisamente sotto il motto, Il turismo che fa la differenza, contribuisca a sviluppare questa pastorale che ci porti gradualmente a questo «turismo differente». Desidero indicare tre ambiti nei quali la pastorale del turismo deve centrare la sua attenzione. In primo luogo, illuminare questo fenomeno con la dottrina sociale della Chiesa, promuovendo una cultura del turismo etico e responsabile, in modo che giunga ad essere rispettoso della dignità delle persone e dei popoli, accessibile a tutti, giusto, sostenibile ed ecologico. Il fruire del tempo libero e delle vacanze periodiche sono una opportunità, così come


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un diritto. La Chiesa desidera continuare ad offrire la sua sincera collaborazione, nell’ambito che le è proprio, per far sì che questo diritto sia una realtà per tutti gli esseri umani, specialmente per i gruppi maggiormente sfavoriti. In secondo luogo, l’azione pastorale non deve mai dimenticare la via pulchritudinis, la «via della bellezza». Molte delle mani-

Molte delle manifestazioni del patrimonio storico-culturale religioso “sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi, sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede» (Udienza generale, 31 Agosto 2011) (…) «Un tempo opportuno per distendere il fisico ed anche per nutrire lo spirito attraverso spazi più ampi di preghiera e di meditazione, per crescere nel rapporto personale con Cristo e conformarsi sempre di più ai suoi insegnamenti» (Angelus, 15 Luglio 2007).

festazioni del patrimonio storico-culturale religioso «sono vere strade verso Dio, la Bellezza suprema, anzi, sono un aiuto a crescere nel rapporto con Lui, nella preghiera. Si tratta delle opere che nascono dalla fede e che esprimono la fede» (Udienza generale, 31 Agosto 2011). È importante curare l’accoglienza ed organizzare le visite turistiche sempre nel rispetto del luogo sacro e della funzione liturgica per la quale sono nate molte di queste opere e che continua ad essere il loro fine principale. E, in terzo luogo, la pastorale del turismo deve accompagnare i cristiani nel usufruire delle loro ferie e del tempo libero, in modo che siano di profitto per la loro crescita umana e spirituale. Questo è certamente «un tempo opportuno per distendere il fisico ed anche per nutrire lo spirito attraverso spazi più ampi di preghiera e di meditazione, per crescere nel rapporto personale con Cristo e conformarsi sempre di più ai suoi insegnamenti» (Angelus, 15 Luglio 2007). La nuova evangelizzazione, alla quale tutti siamo chiamati, ci chiede di avere presente e usare le numerose occasioni che il fenomeno del turismo ci offre per presentare Cristo come risposta suprema agli interrogativi dell’uomo di oggi. Esorto, infine, affinché la pastorale del turismo formi parte, con pieno diritto, della pastorale organica ed ordinaria della Chiesa, in modo che coordinando i progetti e gli sforzi, rispondiamo con maggiore fedeltà al mandato missionario del Signore. Con questi sentimenti, affido i frutti di questo Congresso alla potente intercessione di Maria Santissima, Nostra Signora di Guadalupe, e, come pegno di abbondanti favori divini, imparto di cuore a tutti i congressisti l’implorata Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 18 Aprile 2012 Benedictus PP XVI


Camminando...

Abbiamo cercato dio e lui si è rivelato a noi 75 anni di evangelizzazione nel Gulmu A cura di Fernand Combary

Dal 1900 … Il primo missionario “papà Aloys Pitroipa” l primo tentativo di evangelizzare il Gulmu risale agli inizi del secolo scorso. Nel febbraio del 1900, tre missionari d’Africa, i Padri Bianchi, arrivano a Fada N’Gourma, villaggio posto sotto il Regno dei Bancandi. Fada è una piccola realtà di circa 1500 persone, con poche “concessions” (case) distribuite qua e là sulle due rive di un grosso ruscello la cui acqua alimenta l’intera popolazione. I missionari, si rendono subito disponi-

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bili alla cura dei malati e all’apprendimento del “gulmancema”, la lingua del posto. La loro presenza è accolta, però, con diffidenza e sono costretti, solo dopo pochi mesi, ad abbandonare il villaggio. In quegli anni, Fada dipende dal Vicariato Apostolico che ha sede nel Dahomey (attuale Benin) ma comprende anche il Niger. La missione di evangelizzazione del Gulmu passa così nelle mani dei


Cattedrale di Fada N’Gourma

Le Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli sono state all’origine dell’evangelizzazione in Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio e Togo. A Fada N’Gourma arrivarono nel dicembre del 1942 e nell’ottobre del 1944 aprirono la prima scuola per ragazze. In questo stesso anno a loro furono affidate le ragazze meticcie provenienti da Zinder (Niger).

Padri della Società Missioni Africane di Lione (SMA) che già da quasi un secolo sono presenti in Africa Occidentale. Anche la loro presenza, però, non ha seguito in questo luogo e così per ben 30 anni, Fada N’Gourma, rimane in una situazione statica, come di dormiveglia. Poi, nel 1930, Aloys Pitroïpa, viene inviato in questo luogo, in qualità di insegnante. Il suo contributo all’opera di evangelizzazione si rivela fondamentale. Comincia ad organizzare in casa sua, alla sera dopo il lavoro e nei momenti di preghiera della domenica, i primi incontri di catechismo. P. Farou, l’anno dopo e fino al 1934, visto il nascere di questo nuovo dinamismo, pone le basi per la creazione di quella che diventerà nel 1997 la sede episcopale. I primi catecumeni ricevono il Battesimo nel 1935 e sono in maggioranza allievi che frequentano la scuola di Aloys e che lui stesso ha catechizzato. Nel 1936 nasce finalmente la prima parrocchia. Questo laico impegnato, dal cuore grande e generoso, soprannominato “papà Aloys” può essere considerato il vero fondatore della chiesa di Fada N’Gourma. Dopo un soggiorno trascorso a Dosso (Niger) sempre per il suo lavoro di insegnante, egli ritorna a Fada e anche negli anni di ritiro dalle attività, consacra parte

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del suo tempo alla missione della chiesa dando una testimonianza di fede coerente e autentica fino alla sua morte avvenuta nel 1986 all’età di 95 anni. È anche l’anno in cui la diocesi di Fada celebra i 50 anni di evangelizzazione. Aloys ha pure la gioia di vedere l’unica sua figlia farsi religiosa missionaria presso le Suore di Nostra Signora degli Apostoli. Nel 1942 Fada N’Gourma è separata dal


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Camminando... Vicariato Apostolico ed eretta Prefettura Apostolica del Niger e del Nord Benin sotto l’autorità di Monsignor Farou. Nel 1948 è affidata ai Padri della Redenzione arrivati due anni prima. Nel 1959, si stacca definitivamente dal Niger per diventare essa stessa Prefettura Apostolica sotto l’autorità di un Prefetto nella persona di Monsignor Alfonso Chantoux che ricopre questa carica fino al 1964. Nel giugno dello stesso anno, Fada diventa a tutti gli effetti una diocesi e Monsignor Marcello Chauvin il primo vescovo. Nel 1979 è Monsignor Jean Marie Untaani Compaorè, primo vescovo burkinabè che lo sostituisce guidando questa diocesi fino al 1995, anno in cui è nominato arcivescovo di Ouagadougou. Due anni più tardi Monsignor Paul Yembuado Ouedraogo, terzo vescovo, assicura la conduzione della diocesi fino al 2010 anno in cui egli pure viene nominato arcivescovo metropolitano di Bobo Dioulasso. E nel febbraio di quest’anno ha avuto luogo la nomina del quarto vescovo nella persona di Monsignor Pierre Claver Malgo. La storia continua.

Ricordi, sentimenti, prospettive future raccontate dai primi… Alain SANGLI Sono arrivato a Fada nel 1977 in qualità di infermiere. Subito mi sono interessato alle attività della parrocchia e ben presto sono stato nominato presidente del consiglio dei laici e successivamente ne sono anche diventato il presidente diocesano. In tutti questi anni ho visto che il cammino della nostra chiesa di Fada ha subito un’evoluzione, una crescita soprattutto nella comunità cristiana dei gulmancé. Tanti sono i giovani che si impegnano. Non è più come all’inizio dove la gente era chiusa

ed evitava ogni contatto con la chiesa cattolica. Era difficile, allora, trovare una persona che si impegnasse in qualcosa. Bisognava essere molto pazienti. Oggi, nonostante ci sia ancora qualche esitazione c’è una presa di coscienza maggiore anche se occorre lavorare ancora molto in questo senso. I cristiani devono crescere nel loro “essere cristiani” e essere cristiani non vuol dire esserlo a parole. Occorre coinvolgersi con gli altri, progredire insieme nella fede, nell’amore. La sfida che si presenta davanti a noi è quella di lavorare per fare in modo che la fede si radichi soprattutto a livello di comunità cattolica dei gulmancé. Occorre coinvolgere maggiormente i giovani. La chiesa non è solo per le persone anziane ma ha bisogno di forze vive, di nuove risorse. È con i giovani che noi riusciremo a ridare dinamismo alle nostre comunità di base dei quartieri di Fada. Mi auguro ci possa essere un nuovo modo di fare pastorale ripartendo dai giovani. Bernadette ZIDA Ho ricevuto il battesimo e la cresima nella cattedrale di Ouagadougou nel lontano 1957. Mio marito era carabiniere.


17 Con lui, nel 1969 sono partita a Koupéla, un’altra diocesi del Burkina, diventando catechista. Nel 1977 con la famiglia ci siamo nuovamente spostati ad est del paese arrivando a Fada. Qui ho continuato il mio apostolato come mamma catechista ma anche facendo parte di un movimento di devozione alla Madonna e diventando membro della corale della mia etnia che sono i mossi. Ho assicurato per tanto tempo il servizio liturgico come lettore e nel servizio della sacrestia. Per questo alcuni membri della comunità mi hanno soprannominata: “la suora superiora”. In tutti questi anni vedo che la chiesa è cresciuta in tutti i sensi, …non è più la piccola chiesa degli inizi. Nel 1977 non erano molti i cristiani. Quelli che frequentavano si potevano benissimo contare senza difficoltà. Oggi la partecipazione alle messe della domenica è massiccia. La chiesa è piena. E ogni anno il numero dei cristiani cresce. Questo ci dà grande gioia. Posso dire che grazie al Vangelo ci sono stati molti cambiamenti. Abbiamo un numero maggiore di preti, religiosi/se. I nostri figli sono diventati preti. Molte delle nostre

figlie sono diventate religiose. Fino al 1985 avevamo solo 4 preti autoctoni. Oggi, sono più di cinquanta. Il Vangelo ha cambiato pure la vita della gente. Tanti, anche tra i cristiani non praticanti, hanno nuovamente iniziato a frequentare il cammino di fede. M. Rigobert THIOMBIANO Sono nato nel 1940. L’evangelizzazione è iniziata prima di noi. Da giovane vedevo i missionari passare di quartiere in quartiere per parlare del Vangelo. Noi li chiamavamo in lingua gulmancema: “o bonpieno” (il bianco). Il “bonpieno” raggiungeva la gente nelle loro case per parlare loro di Gesù Cristo. Il missionario era rispettato da tutti ed erano stupiti di vederlo venire fino a loro con spirito fraterno e amichevole. A Fada, la chiesa è nata a Tikonti, un piccolo quartiere dove i primi missionari pongono le basi per iniziare la loro azione pastorale. Monsignor Chauvin, che era prete all’epoca, aveva capito che Tikonti era il luogo più favorevole per far partire l’evangelizzazione. I missionari hanno cercato di farsi vicino a noi per conoscerci, per conoscere i nostri modi di vita, la nostra mentalità, i nostri costumi. Allora cantavamo il latino in chiesa. Hanno costruito delle scuole e si sono preoccupati di darci un’istruzione. Il segreto del loro successo è quello di essersi avvicinati a noi a differenza dei metodi protestanti che benché arrivati prima non hanno suscitato la stessa simpa-


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Camminando... tia perché molto più chiusi e lontani dalla vita della gente. Essi si occupavano prima di tutto della loro famiglia. Mio padre, per anni, è stato cuoco da loro e per questo abbiamo da subito colto queste differenze. I missionari cattolici celibi che invece avevano rinunciato a tutto per la causa del Vangelo li consideravamo “più seri”. Ci sentivamo portati di più ad andare verso di loro che verso i protestanti. Il voto di povertà è molto importante. Vedere qualcuno che abbandona tutto e che viene a dormire con noi, che mangia quello che mangiamo noi, che vive con noi. Questo non può lasciarci indifferenti per molto tempo. Dopo Fada, i missionari, hanno cominciato a visitare anche i villaggi più lontani. Non era facile per loro. Per quello che mi riguarda i primi contatti che io stesso ho avuto con la religione cattolica risalgono al 1958. Ero, allora, in Niger. Ho cominciato a seguire il catechismo in Niger e ho terminato a Fada con il battesimo che ho ricevuto nel 1962. La chiesa ha dato molto perché noi ci aprissimo al Vangelo, così pure ai nostri figli attraverso l’educazione civica e scolastica. Che si voglia o no dobbiamo riconoscere che chi ha vissuto in seno alla chiesa cattolica si è sempre distinto nel suo lavoro e nel suo impegno sociale. Questo lo si vede ancora oggi. Un ragazzo che si impegna a livello di movimenti di Azione Cattolica è diverso da quello che non ha conosciuto questa realtà. Abbiamo raccolto e continuiamo a raccogliere mol-

ti frutti e benefici dalla Chiesa. Noi abbiamo cercato Dio e Lui si è rivelato a noi. Quello che gli abbiamo chiesto l’abbiamo ottenuto. I nostri figli sono preti, le nostre figlie religiose, che cosa vogliamo ancora? Ci resta solo di ringraziarlo. All’epoca ero il solo cattolico della famiglia ma oggi, posso dire, in seno alla mia grande famiglia, che sono numerosi ad aver fatto la stessa scelta. Il grazie deve essere detto nel cuore e annunciato con le labbra. M. Matthieu YONLI Nato all’incirca nell’anno 1934 a Tansaliga nella regione della Tapoa. Sono un militare in pensione. Nella diocesi di Fada ho ricoperto per diversi anni la carica di responsabile Caritas. Ho seguito i progetti di sviluppo e promozione umana e agricola della diocesi. Sono stato presidente diocesano dei laici e responsabile della Comunità Cristiana di base del mio quartiere. Ho ricoperto il ruolo di economo presso il Centro di accoglienza “Mariam Juali”. Dopo 75 anni di evangelizzazione posso affermare che la chiesa ha fatto molto ma c’è ancora tanto lavoro che aspetta: creare nuove parrocchie, raggiungere zone dove ancora il Vangelo non è stato raggiunto. Una delle sfide più importanti è la formazione permanente dei laici. Dobbiamo essere più coraggiosi nel dare testimonianza della nostra fede in quest’opera di evangelizzazione.


19 M. Narcisse TOUGOUMA Arrivato a Fada nel 1963. In quel momento la comunità cristiana non si era ancora ben organizzata. Oggi a differenza di ieri trovo che ci sono molti laici che si impegnano, che rivendicano il proprio posto. Questo è formidabile! Un tempo bisognava passare di casa in casa per chiedere un servizio o un aiuto. Fare qualche cosa per la chiesa era difficile. Ci sono stati tanti progressi e non avrei mai pensato di essere testimone di tutto quello che vedo oggi di positivo nella chiesa di Fada. Tante cose sono cambiate a partire dal 1977, anno in cui i vescovi del Burkina hanno fatto la scelta di “una chiesa-famiglia”. I vescovi hanno chiesto ai sacerdoti, religiosi/se, laici di entrare in questo spirito. Trovo che oggi si prendono delle decisioni senza più considerare ciò che si è fatto in passato, senza recuperare la memoria presso gli anziani della comunità cristia-

na. C’è come una frattura tra passato e presente mentre dovrebbe esserci una certa continuità. Una casa si costruisce su delle fondamenta e se la casa è solida è perché ci sono state delle buone fondamenta. Dobbiamo quindi rafforzare ciò che esiste. Rilanciamo la pastorale delle vocazioni e insistiamo sulla qualità della formazione dei nostri cristiani. Offrire loro una solida formazione biblica. Puntare su un’educazione più seria per i nostri ragazzi e giovani. Seguire i corsi di catechesi con serietà. Abbiamo la quantità, i numeri ma dobbiamo puntare invece sulla qualità del nostro essere.

Oggi i cattolici in Burkina rappresentano il 19% della popolazione totale (quasi 13,5 milioni di abitanti), i protestanti 4% e i mussulmani 60,5%. Quasi il 15% degli abitanti professano le religioni tradizionali africane. Le SFIDE della chiesa del Burkina Faso: ◗ Promuovere le comunità cristiane di base come fattore indispensabile per far crescere lo spirito di famiglia e la capacità di condividere insieme la fede, la carità e la speranza. ◗ L’inculturazione: Mons. Rouamba, Vescovo di Koupèla ci dice: “Se non si evangelizza la nostra cultura non si potrà mai evangelizzare in profondità i nostri fedeli. La nostra evangelizzazione sarebbe superficiale … Siamo ancora troppo timidi ma siamo convinti dell’urgenza e della necessità dell’inculturazione e gli sforzi in questo senso devono continuare”. ◗ La cooperazione con i laici soprattutto nella missione catechetica infatti: ”il catechista e la sua famiglia in molti posti sono l’unica espressione di chiesa”. A Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, si trova una scuola di formazione teologica per laici”. Continua Mons. Rouamba: “È molto incoraggiante vedere numerosi laici venire da noi dopo il lavoro con il desiderio di conoscere meglio la loro religione e Gesù Cristo e esserne cosi dei testimoni più convinti ovunque”. ◗ La relazione con le altre religioni. Nonostante le differenze, le relazioni con i mussulmani sono generalmente buone. Un esempio: “Quando noi facciamo le nostre visite pastorali nelle Diocesi, racconta Mons. Rouamba, anche i protestanti e i mussulmani vengono. Dei commercianti mussulmani sono venuti per chiedermi se era possibile contribuire alla costruzione di una parrocchia. La ragione di tutto questo è molto semplice: là dove si costruisce una parrocchia si sa che ci sarà pure una scuola, un dispensario e siccome i cattolici non fanno discriminazioni, tutta la popolazione beneficia di questo. I cattolici del Burkina Faso si sentono in famiglia. La chiesa, in questo paese, ha ricevuto molto, ora è chiamata a ricambiare secondo le sue possibilità”.


Profili

Un messag che oltrepa le fronti L

o spettacolo teatrale “Pierre e Mohamed” è stato messo in scena da un gruppo di giovani frati domenicani in occasione dei 15 anni della morte di P. Pierre Claverie, Vescovo di Orano (Algeria). Il testo racconta l’ultima giornata del giovane algerino, Mohamed Bouchikhi, assassinato insieme a P. Claverie mentre lo riportava a casa dall’aeroporto di Orano. Questo giovane mussulmano

parla del significato che ha per lui questa amicizia. È il motivo che l’aiuta ad accettare i rischi reali che corre restando vicino a questa persona coraggiosa. Tra i ricordi di Mohamed vengono citati alcuni testi di Claverie di cui l’ultima famosa omelia di Prouilhe, dove dice di assumere i rischi della sua scelta. Tutto è accolto in un silenzio assoluto, religioso, impressionante! Nazim (l’attore


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ggio assa iere protagonista) interiorizza al massimo la testimonianza di Pierre e la sofferenza, l’angoscia di Mohamed. L’occhio fisso sull’infinito, meditativo, i tratti tirati: densi momenti di silenzio, un’intensità che diventa preghiera! Tutti risentono il dolore intenso di Mohamed: “Sua madre che ha già pianto molto dovrà ora piangere anche la sua morte?” Parole forti sul rispetto dell’altro, della

sua religione, dell’Islam e del Corano che Pierre conosceva perfettamente. “Meglio di noi” grida Mohamed! “Se tu non vedi in te che il mussulmano, se tu non vedi in me che il cristiano, allora non posso più incontrare Mohamed e tu non conosceresti mai più Pierre; e non arriveresti mai più a capire chi tu sei, né come tu preghi Dio!” Diceva Pierre! Ho gettato uno sguardo furtivo intorno.


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Profili Tutti sembravano “divorare” il volto di Nazim che parlava così forte nel silenzio. Dei visi, nelle mani, nascondevano senza dubbio delle lacrime. Che cosa è successo? Momento di grazia, di comunione, di presa di coscienza, di riflessione su sé stessi. Arrivano le ultime parole di Mohamed: “ma se muoio con Pierre, si troverà su di me un piccolo diario dove scrivo i miei pensieri e le mie preghiere. Ho pensato di dire ADDIO a tutti quelli che mi hanno amato, a tutti quelli che amo”. Poi le parole dell’attore (in arabo): “Nel nome di Dio, il Misericordioso, Colui che opera misericordia”. Silenzio, Nazim, se ne va piano piano, la testa bassa appesantita da questo dramma. Nella sala si alza un lun-

go applauso, ancora e ancora… E lentamente gli spettatori diventati “uditori preganti” se ne vanno per ritrovarsi “fratelli e sorelle”, perché tali sono diventati nella condivisione di questo evento. Francesco (compositore e sceneggiatore) ha saputo accompagnare questo dramma con dolcezza e silenzio grazie ai suoi nuovi strumenti musicali. Questi artisti non si conoscono tra loro. È forse il caso? O la Provvidenza? Dio passa attraverso tutto questo. Pierre Claverie non è morto invano e cosi Mohamed. Conosciuto, sconosciuto il loro messaggio oltrepassa le frontiere. In cha Allah!

Pierre Claverie

a fondo la nostra religione islamica forse meglio di tanti altri mussulmani che pretendono di difendere le virtù dell’Islam. Quest’uomo non era qui per convertire la gente al cristianesimo né per convertirsi lui stesso all’Islam, piuttosto perché i credenti potessero arrivare a dialogare tra loro. Diceva infatti: “il dialogo non è polemica”. Era convinto che occorreva ascoltare l’altro non per convincerlo che ha torto ma per capirlo. Peccato che quelli che hanno deciso la sua morte non abbiano preso il tempo di capirlo. Pierre Claverie è un martire dell’umanità e un messaggero di pace per i credenti e i non credenti.

Si sentiva minacciato ma non voleva in alcun caso lasciare questo paese che amava e che desiderava servire. Non temeva i momenti difficili che il futuro gli avrebbe riservato. Era convinto che chi minacciava la sua vita si sarebbe egli stesso condannato da solo per le sue assurdità. Pierre ha conosciuto le vicende tristi di questo paese e la guerra di liberazione. Da giovane ha vissuto il periodo coloniale. Molti, non hanno mai capito perché egli amasse tanto questo paese che soffre e che si divora da se stesso. Questo aspetto misterioso di Pierre nessuno ha potuto penetrarlo a parte alcuni che conoscevano la grandezza di quest’uomo che aveva un cuore buono e che sapeva ascoltare. L’urgenza dell’altro, la riconoscenza dell’altro, l’adattarsi all’altro sono diventate delle idee fisse per lui. Era pronto a vivere con l’altro, a lasciarsi fare dall’altro senza paura. Questo non significava perdere la propria identità, né rifiutare i valori fondamentali della vita bensì arrivare a concepire una società pluralistica. Ecco la grandezza e l’immensità di un uomo che ha cercato di conoscere

Suor Marie Claude, NSA

Mihoub (Réflexion du 11/01/12 et El Adjwaa Les Climats du 10/01/12, journaux de Mostaganem)


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Mohamed Bouchikhi Ha aspettato il vescovo all’aeroporto di Orano. Giovane algerino di 21 anni era amico della comunità cristiana di Sidi-bel-Abbès, perché quest’ultima aveva aiutato la sua famiglia quando si trovava in difficoltà. Nato e cresciuto a Sidi-Bel-Abbes, era il secondo di otto figli e rendeva volentieri servizio per andare in aeroporto o andare a fare shopping al volante della Peugeot 205 che gli piaceva guidare. Aveva un sorriso bello, luminoso. Sapeva i rischi legati al rendere tali servizi per i cristiani, ma è stata la scelta del suo cuore: il giorno della morte dei monaci, andò con un amico sulla sporgenza dove si vedeva il mare, e là, ha detto l’amico, ha pianto. Mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, lo stimava molto. Aveva infatti detto in un suo discorso: “Solo per un uomo come Mohamed, vale la pena stare in questo paese”. La sera di giovedì 1 agosto 1996, Mohamed si reca all’aeroporto, con due poliziotti della scorta. L’aereo atterra ad Algeri alle 22.25. Rientra insieme al vescovo. Alle 22.45, arrivati davanti alla porta d’ingresso, aperto il cancello salutano la scorta che li lascia. “Vi accompagno a casa”, dice Mohamed al vescovo. Alle 22.48, entrano nella sede del vescovado, accendono la luce del corridoio e c’è una forte esplosione. Muoiono entrambi all’istante. Mohamed lascia un diario scritto in francese frutto dei suoi lunghi momenti di solitudine consacrati alla preghiera, all’ascolto di brani musicali che facilitavano la sua meditazione. Questi scritti rivelano la profondità della sua vita interiore e parlano del suo amore verso Dio e i fratelli. Nascondono la sua grande sofferenza condivisa con la famiglia e il suo popolo. Era questa sofferenza che, senza dubbio, gli dava una grande maturità di animo e gli apriva la porta di tutti i cuori. Verso la fine del suo diario, Mohamed ha lasciato una pagina scritta in arabo. La sola scritta in questa lingua. Ecco cosa dice: “Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso. Prima di prendere la penna per scrivere vi dico: la Pace sia con voi. Ringrazio colui che leggerà questo diario e ringrazio quelli che ho conosciuto in vita. Dico che troveranno la loro ricompensa in Dio già in questa vita. Addio

a colui che mi perdonerà nel giorno del giudizio e a colui a cui ho fatto del male chiedo perdono. Perdono a colui che ha udito dalla mia bocca una parola cattiva e chiedo a tutti i miei amici di perdonarmi in ragione della mia giovane età. Ma, in questo giorno che vi scrivo, mi ricordo del bene che ho cercato di fare in vita. Che Dio, nella sua grande potenza, mi aiuti ad essergli sottomesso e che mi accordi la sua tenerezza …”. Pierre era francese, Mohamed, algerino, ma l’Algeria era al tempo stesso la loro patria. Pierre era cristiano, Mohamed, mussulmano era il sostegno della famiglia con una madre che lo adorava. Avrebbe sacrificato tutto per la gioia dei suoi fratelli e sorelle, dei suoi amici, delle religiose e dei preti che frequentava. A tutti e più volte al giorno, quando se ne presentava l’occasione, chiedeva sempre: “Hai bisogno di qualcosa?”. Non aveva orologio e non lo desiderava e se mancava ad un appuntamento disarmava l’impazienza dell’altro con un grande sorriso. Perché un orologio visto che non calcolava mai il suo tempo per gli altri? Qualche minuto prima di quell’esplosione infernale una suora l’ha sentito dire al vescovo: “Lasciate portare a me la vostra valigia perché voi siete stanco”. Cosa dire ancora? Il giorno del suo funerale dopo aver mescolato il suo sangue con quello di un cristiano è stato portato al cimitero di Sidi-Bel-Abbès da una folla inaspettata di giovani: uomini e donne per i quali, fino al giorno prima, era solo uno sconosciuto.


Dalla missione

La

povertà

“ha il volto di donna”


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L

a povertà “ha il volto di donna” anche qui a Mwanza, città della Tanzania situata a nord ovest del Paese e affacciata sulla costa meridionale del Lago Vittoria. La donna, nella vita di ogni giorno, nel lavoro, nel suo essere madre e sposa, soffre molto. Tre sono le situazioni che la mettono in permanente condizione di povertà e di minoranza: la cultura e le tradizioni, la violenza, le ingiustizie sociali.

La cultura e le tradizioni Nella società Sukuma (etnia predominante a Mwanza) alcuni riti tradizionali mettono la donna nella condizione di subire violenza e di vedersi rinnegare i propri diritti. Ad esempio nei casi di eredità, le viene negato di usufruire della parte che le spetta della proprietà di famiglia. Dalla nascita al matrimonio le decisioni che la riguardano sono prese dal capo famiglia. Spesso la ragazza viene data in sposa in tenera età. Per il matrimonio è il padre che riceve la sua dote stipulando un contratto tra la sua famiglia e quella del futuro marito. La madre, al contrario, non ha nessun potere né di parola né di decisione sulla figlia. A volte la sfortuna vuole, che una donna rimasta vedova, venga accusata di stregoneria, e cioé di aver praticato sul marito una sorta di maleficio con l’intenzione di beneficiare della sua eventuale eredità. In casi simili, la donna subisce cosi tante intimidazioni e pressioni psicologiche che spesso, per avere la pace, preferisce non possedere nulla del defunto. Anche nei casi in cui potrebbe ereditare i beni lasciati dal marito, questi spesso le vengono confiscati dalla famiglia del defunto, e la

donna viene abbandonata a se stessa con i figli da accudire.

La vita sociale e legislativa Statistiche recenti ci dicono che in Tanzania, su 36,7 milioni di abitanti, il 55% della popolazione sono donne; l’88% è dedito all’agricoltura. Colpisce però il fatto che siano ancora le donne a sopportare il peso maggiore dei lavori agricoli: sono le prime per la percentuale di persone che lavorano nelle aree rurali, ed anche per il numero di ore giornaliere: dalle 10 alle 16 ore al giorno passate nei campi! Nonostante siano le maggiori produttrici di cibo, di servizi e riserve, le donne non sono le maggiori beneficiarie dei profitti e della remunerazione provenienti da questi settori. A peggiorare la situazione, c’è il fatto che il 90% dei 125 gruppi etnici presenti in Tanzania sono società di tipo patriarcale che negano alle donne i loro diritti umani di base, in particolare il diritto di possede-


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Dalla missione re, di controllare le risorse, di cogliere le opportunità formative. In culture nelle quali l’esistenza delle donne è dipendente quasi totalmente dai loro uomini, non ci sorprende che i governi diano così scarsa importanza dello sviluppo delle giovani, alla loro formazione, ad una legislazione che promuova i loro diritti. Questa mancanza di interesse verso il mondo femminile è evidente nelle raccomandazioni fatte alla Conferenza Tanzaniana della Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Africa nel 2002. Due raccomandazioni al Governo sono da sottolineare: • Introdurre programmi specifici di riduzione del lavoro pesante alle donne in zone rurali, incluso il lavoro privo di tecnologia nell’agricoltura, nell’industria e nei lavoro domestici. • Assicurare che le popolazioni rurali abbiano facile accesso alle moderne tecnologie agricole e eguale opportunità di usare credito e altre risorse che generino facilità. Purtroppo, il governo tanzaniano ha fatto molto poco per aumentare la qualità dei prodotti agricoli usando pesticidi non nocivi… Al contrario: ha permesso l’importazione di una grande quantità di pesticidi nocivi e cancerogeni, facendo poca attenzione a coloro che hanno maggior contatto con essi: le donne e i loro bebè che portano sul dorso mentre lavorano. Eppure il settore agricolo fornisce più dei ¾ dei guadagni di esportazione e circa la metà della produzione dei prodotti domestici. Poiché l’accesso e il controllo delle risorse, in particolare la terra e l’impiego, necessariamente include risorse economiche e produttive è più che mai necessario dare spazio, formazione, opportunità di impiego anche alle donne. Diritti fino ad ora loro negati…


27 Quale futuro? Cambiare la cultura e l’economia per una maggiore uguaglianza tra donne e uomini esigerà specifici cambiamenti nell’area dell’educazione, del matrimonio, dei riti di iniziazione, della comunicazione, del potere e possesso della terra, degli introiti e delle spese, del lavoro e dell’accesso all’informazione e formazione. In molte società le opportunità di educazione tendono ad essere a favore di ragazzi e uomini fin dalla giovane età e durante tutta la vita. E le donne? Non è vero che una donna meno formata è più vulnerabile... ma è vero sempre che “educare una donna è educare una nazione”. Sfortunatamente in molte parti dell’Africa, specialmente tra i Sukuma in Tanzania, questa mentalità è ben lontana dal diventare realtà: infatti solo il 59% delle ragazze arrivano a finire la loro istruzione a livello elementare. E le altre? In conclusione posso dire che c’è un urgente bisogno nel Paese di organizzazioni governative e non per istituire e rafforzare programmi di equità che promuovano e proteggano i diritti umani di base per le donne, specialmente per le più emarginate. La strada da percorrere è purtroppo ancora molto lunga, non bisogna però stancarsi di ribadire che riflessione, giuste valutazioni e coraggio ci aiuteranno a raggiungere i nostri obiettivi in favore delle donne. Non dimentichiamo che se «la povertà ha volto di donna nella famiglia in Africa» è altrettanto vero non ci sarà vero sviluppo in questo Continente senza l’apporto della creatività, del coraggio, della generosità delle donne. Suor Regina Opoku, NSA


Dalla missione

I semplici e poveri inizi


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di

Bugisi N

el maggio del 1994, tre suore di Nostra Signora degli Apostoli (suor Regina Opku, suor Lucy V. Dumenu, suor Anne McCormack) giungono a Bugisi (Nord Tanzania) per creare una comunità e dare inizio al loro apostolato. Al loro arrivo sono accolte dal Parroco che presenta loro le molteplici necessità della Parrocchia. “Ci sentimmo un po’ intimidite” ricorda suor Anne “anche per il fatto che non conoscevamo la lingua del posto”. Un settore particolare attendeva ciascuna suora: suor Lucy, una clinica; suor Regina, una scuola materna; suor Anne, formazione e artigianato con donne e giovani. Ma tutto o quasi era ancora da creare!


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Dalla missione Ricorda suor Regina: “L’opera principale che ci aspettava era una clinica… facile a dirsi! La costruzione c’era, ma non terminata: mancavano porte e finestre, non c’erano letti per gli ammalati… Stessa la situazione per la scuola materna e il centro artigianale: suor Regina e suor Anne dovettero occupare per parecchio tempo, a turno, l’ufficio parrocchiale”. Eravamo solo agli inizi ma, poco a poco, anche con l’aiuto dei benefattori, le cose cambiarono: sorsero la scuola e un centro di artigianato che ci hanno permesso di lavorare con maggior profitto aprendoci sempre più ai bisogni della gente. Allargammo infatti il nostro raggio di azione anche all’agricoltura di importanza vitale per le famiglie. La regione di Bugisi è facilmente soggetta alla siccità, spesso i raccolti sono magri con tutte le conseguenze che ne derivano, soprattutto per la gente più povera. Abbiamo così partecipato ad un progetto che prevedeva di incrementare le piantagioni di girasoli, di istallare dei torchi per ricavare dai loro semi un olio simile al petrolio, molto ricercato nel Paese. Questo progetto ha avuto un enorme successo e gli agricoltori vengono fin qui anche da 100 km per ottenere il loro olio. Con le stesse apparecchiature abbiamo prodotto anche olio di arachidi. Il Centro di artigianato dà lavoro soprattutto alle donne e alle giovani che si impegnano ad imparare vari lavori fatti soprattutto con la lana. Non ci siamo però fermate qui, abbiamo dato vita ad altri progetti interessanti ed utili per la gente riunendole in una struttura che chiamiamo “Bugisi, Centro di Formazione”:

Suore NSA visitano la comunità dei PP. SMA

Studenti che frequentano la scuola professionale

Scuola professionale delle suore NSA


31 Suor Kathleen responsabile della Clinica

• preparazione di panini e di frittelle da vendere al mercato locale (ne produciamo anche per la vicina scuola secondaria dei Salesiani ai quali diamo circa un migliaio di panini ogni fine settimana); • un salone di parrucchiere; • un allevamento di mucche e di polli; • un corso di segretariato. I semplici e poveri inizi di Bugisi non hanno cessato di crescere: i nostri sono diventati realtà, non per questo abbiamo intenzione di fermarci, anzi! Dopo 8 anni di servizio alla Clinica suor Lucy è stata trasferita altrove, ma l’opera continua ed è già in programma la costruzione di un centro per la prevenzione e la cura dell’AIDS. Abbiamo molti altri sogni nel cassetto da realizzare: in fondo fa parte del nostro essere missionarie non chiudere mai gli orizzonti, guardare sempre avanti credendo possibile anche quello che appare irraggiungibile”. Sr. Anne McCormack, NSA


Dalla missione

“Alzati e… La fabbricazione delle protesi ed anche delle stecche, calzature, corsetti ecc. Un tecnico e uno specialista di calzature lavorano qui a tempo pieno. Presto arriverà a dare loro man forte la nostra suor Patricia Mayabè che sta terminando i suoi studi a Lomè. Il Villaggio Betania attiguo alle strutture sopra indicate, è dotato, per intanto, di 22

Eccoli i nostri “beniamini”: sono gli handicappati, di ogni età e condizione, che trovano nel nostro Centro le cure, gli interventi, gli apparecchi per la deambulazione e la speranza di migliorare la loro vita. (…) Non abbiamo timore di pensare le cose “in grande” perché siamo convinte della bontà e della utilità sociale nostra opera. Abbiamo grandi progetti che con fiducia e semplicità presentiamo agli amici certe del loro sostegno. (…) La solidarietà ha questo di bello e di grande: ciascuno offre quello che può e tutto, anche gli spiccioli come quelli della povera vedova del Vangelo, “diventa” l’opera che si è intrapresa.

N

elle famiglie, fra i componenti di un gruppo oppure in altre realtà comunitarie, è facile che ci siano dei “preferiti”, i cosiddetti “beniamini”: persone che per vari motivi tutti sono portati a considerare, a coccolare un po’ di più degli altri. Ebbene anche noi abbiamo i nostri “preferiti” e ve li vogliamo presentare parlandovi del nostro “Centro di riabilitazione e di apparecchi ortopedici NSA” di Sokodè in Togo, creato dalle nostre suore ed inaugurato il 4 novembre 2011. La struttura è diventata subito operativa accogliendo un buon numero di pazienti attirati dalla speranza e soprattutto dalla serietà del progetto. Eccoli i nostri “beniamini”: sono gli handicappati, di ogni età e condizione, che trovano nel nostro Centro le cure, gli interventi, gli apparecchi per la deambulazione e la speranza di migliorare la loro vita. Il Centro è composto da tre “blocchi” e da un villaggio chiamato “Betania”: La rieducazione: un locale molto vasto attrezzato con tutti gli apparecchi adatti ai differenti gradi di infermità (massaggi elettronici, lampade, ultra-suoni, biciclette ecc.). Comprende anche uno spazio costituito dall’ala riservata ai bambini: una sala destinata ai bambini affetti da paralisi cerebrale. Oltre alle cure adeguate, si cerca di offrire a questi pazienti un clima di serenità e di gioia che li aiuti al lento recupero. Qui il lavoro è impegnativo e delicato e la responsabile è suor Benedicte Dazirignon.


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cammina” letti per accogliere gli ammalati. Qui si realizza più che altrove il motto che abbiamo scelto per il nostro Centro “Alzati e… cammina” con il quale tentiamo di fare nostro il comando di Gesù al paralitico che in quel giorno radioso e felice poté alzarsi ed andare via portando sulle spalle il suo giaciglio! È quello che desideriamo anche noi per i nostri ospiti! La nostra opera ha ricevuto il sostegno della “Fondazione Liliane”, una Organizzazione olandese che aiuta economicamente gli handicappati di tutti i Continenti. Accanto al Centro abbiamo quindi stabilito la sede della Fondazione dove vengono coordinate le varie attività che si diramano in tutto il Paese. In Togo i coordinatori sono tre: due laici e una nostra consorella, suor Delphine Edoun. Un primo bilancio a un anno appena dalla nostra fondazione possiamo già contare: 152 pazienti consultati, 70 che hanno ricevuto protesi, 25 in corso di rieducazione. Siamo solo agli inizi: molte cose mancano, le apparecchiature sono insufficienti … i mezzi scarsi … ci vorrà ancora molto per avere tutto il materiale indispensabile, per dare vita ad ambienti confortevoli sotto tutti gli aspetti. Per intanto sopperiamo alle mancanze con il coraggio, l’ingegno e l’entusiasmo che ci viene da una missione nella quale crediamo tantissimo. Non abbiamo timore di pensare le cose “in grande” perché siamo convinte della bontà e della utilità sociale della nostra

opera. Abbiamo grandi progetti che con fiducia e semplicità presentiamo agli amici certe del loro sostegno. I nostri progetti sono: una piscina per gli esercizi di fisioterapia, una capanna nel cortile come luogo di ricreazione per i bambini che sono qui per le cure, la sistemazione del cortile per renderlo praticabile agli handicappati, una lavanderia, piastrellare varie sale per renderle più gradevoli ed igieniche. E infine il progetto più impegnativo: rendere praticabile l’accesso al Centro tramite un canale sotterraneo nel quale far confluire le acque del fiumicello che costeggia la strada e che regolarmente straripa creando molti impedimenti. Abbiamo chiesto aiuti al Governo ma … le risposte non arrivano, ecco perché contiamo ancora una volta sugli amici. La solidarietà ha questo di bello e di grande: ciascuno offre quello che può e tutto, anche gli spiccioli come quelli della povera vedova del Vangelo, “diventa” l’opera che si è intrapresa. La preghiera che accompagna ed illumina il nostro lavoro missionario, è anche comunione con tutti coloro che sono sensibili al dolore dei fratelli e che si lasciano coinvolgere nello loro necessità. Grazie! Suor Delphine Edoun, (NSA) e l’Equipe del Centro Rieducazione Funzionale di Sokodé (Togo) Questo Centro di rieducazione è stato voluto dalle suore di Nostra Signora degli Apostoli ed è nato dall’urgenza di rispondere ai bisogni della popolazione. È sostenuto dalla Fondazione Liliane (Paesi Bassi) presente in Togo ed è stato inaugurato il 4 novembre del 2011.


Dalla parte di

Il viag

SPE I

l commercio di esseri umani, in particolare di donne e minori, è diventato un business globale potente che coinvolge innumerevoli Paesi di origine, transito e destinazione. È perciò, dopo la droga e le armi, la terza fonte di reddito per le organizzazioni criminali a livello mondiale. Il dato più vistoso che colpisce è che quasi l’80% delle persone vittime della tratta sono soprattutto donne sessualmente sfruttate. In Europa, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) circolano ogni anno 500.000 donne e minori. Un numero impressionante! L’Italia ha la sua parte di vittime dello sfruttamento: si stima che vi siano tra 50.000 e 70.000 donne provenienti da Africa, America Latina ed Europa dell’Est che “lavorano” per strada o nei locali notturni,


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ggio della

ERANZA nei centri urbani e luoghi rurali del nostro Paese. In Africa è soprattutto la sub-regione occidentale a costituire un ambiente fertile per la piaga della tratta umana e la commercializzazione del sesso. I fattori determinanti sono di varia natura e facilmente individuabili: povertà, sottosviluppo, mancanza di pari opportunità, instabilità politica, corruzione, avidità, disperazione, futuro senza speranza. Il fattore dominante resta però la corruzione, fenomeno mondiale ma più radicato in società con istituzioni deboli e insufficienti misure di contrasto. La corruzione diventa in tali contesti sia causa che strumento per agevolare lo sviluppo della tratta delle persone. Le donne africane sono molto ricercate dal mercato del sesso in Europa e Medio Oriente, sono meno esigenti e vengono pa-

gate meno rispetto alle donne di altri Paesi. Purtroppo, esse hanno anche spesso, un destino più crudele perché rischiano la vita nel “viaggio della speranza” che le porta verso i Paesi del benessere. Alcune indagini hanno raccolto la testimonianza di sopravvissuti i quali affermano: “coloro che sono sepolti nel deserto e nel mare sono più di quelle chi sono in Europa”. Che cosa fare? Ci si chiede sgomenti. Per fortuna non mancano associazioni e gruppi che si attivano per trovare soluzioni. La realtà che incontrano ogni giorno gli operatori impegnati contro la tratta è durissima, irta di problemi pratici e soprattutto psicologici: le persone segnate da questa esperienza mancano di fiducia perché sono state ingannate, attirate in tranelli, vendute e rivendute

da una rete criminale all’altra. Hanno paura principalmente a causa del “Voodoo”, una forma di degenerazione del Vudù, religione antica africana, ricca di simboli, intrisa di magia che viene usata ai nostri giorni per dominare psicologicamente, asservire e spaventare le persone al fine di renderle docili nelle mani degli sfruttatori. Il Voodoo è molto forte e diffuso in Nigeria. Alcune delle vittime hanno testimoniato che quando le formalità per un viaggio all’estero sono state completate, i trafficanti sono soliti sigillare l’affare portando le vittime ai santuari del sacerdote voodoo per i giuramenti del caso. Le vittime sono costrette a giurare che in caso di arresto, o al loro arrivo nel Paese di destinazione, non riveleranno mai l’identità dei loro trafficanti. Questo giuramento è accompagnato


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Dalla parte di da riti fatti per impressionare: si usano intrugli composti di pezzetti di unghia, sangue mestruale, capelli e peli delle donne destinate alla tratta… Purtroppo, il Voodoo, noto in Nigeria come “juju”, sta svolgendo un ruolo determinante negli affari legati a questo business… Qualcosa per fortuna si muove anche in questo Paese dove le autorità hanno finalmente preso coscienza della vastità del fenomeno. Nel 2003 è stata fondata l’Agenzia anti-tratta (NAPTIP) con la quale il Governo nigeriano intende contrastare la piaga della tratta di esseri umani. I funzionari del NATIP hanno il ruolo e il potere di indagare e perseguire i trafficanti. La difficoltà principale

Suor Monica prima da sinistra

resta la paura del “juju” e le minacce di morte che ostacolano il lavoro dei tribunali che a fatica trovano vittime con il coraggio di testimoniare contro i loro aguzzini. Lo stesso atteggiamento di timore e di omertà si osserva anche qui in Europa. Quando le ragazze vengono fermate o arrestate in viaggio, sulla strada, nei night club o quando sono in stato di detenzione, trovano molta difficoltà a rivelare l’identità della loro “madame” o dei trafficanti che le hanno arruolate. Tra le varie realtà impegnate nella missione di aiutare, salvare queste persone c’è anche il progetto “Associazione Tuscolana Solidarietà” (ATS) di cui facciamo parte. A Marino, abbiamo dato vita alla piccola comunità “Casa

dell’Angelo” che accoglie sei ragazze vittime della tratta umana e della violenza domestica. Io ne ho la responsabilità che condivido con un gruppo di laici. Facciamo il possibile per dare sostegno, speranza e amore a queste donne. Il nostro programma include consulenza e servizi di supporto, formazione professionale, inserimento lavorativo, possibilità di imparare l’italiano, assistenza finanziaria. La sfida che assumiamo quotidianamente è quella di alimentare concretamente in loro il sogno una vita nuova, per un reinserimento nella società con i documenti in regola e un lavoro che dia spazio concreto alla dignità ritrovata. Grande valore viene dato all’accompagnamento spiri-


37 tuale, alla preghiera, alla lettura della Bibbia, allo scambio e alla riflessione per aiutarle personalmente e in gruppo, ad affrontare la vita superando la paura, la vergogna, il rifiuto della società, i sensi di colpa, in un cammino che le aiuterà a diventare, lo speriamo, membri attivi della società. Il nostro lavoro si rivolge alle donne sia quando sono in strada che quando si trovano in stato di detenzione come a Ponte Galeria (a Roma) uno dei tanti Centri di identificazione ed espulsione presenti sul territorio italiano. Qui offriamo la nostra cura pastorale a circa 180 donne immigrate che sono in attesa di espulsione perché non hanno documenti. Queste donne arrivano da tutti i Continenti: Africa, Asia, America Latina, Europa orientale ecc. È un ministero, di misericordia, di conforto, assistenza pastorale, sostegno morale e psicologico, alle molte di loro in preda alla disperazione, che non vogliono ritornare nel loro Paese di origine a mani vuote ed etichettate come “prostitute”. C’è bisogno di sforzo comune e di una maggiore cooperazione con i governi, le ONG, Caritas, Istituti religiosi, organizzazioni religiose e Forze dell’ordine al fine di essere più efficace nello sradicare questa forma di schiavitù che caratterizza il nostro secolo. Noi cerchiamo di sensibilizzare tutti gli strati

della società attraverso conferenze, seminari e workshop. Durante l’anno ho partecipato alle seguenti conferenze e seminari: “Costruire ponti di libertà” (ROMA) a partenariati pubblico-privato per porre fine alla schiavitù moderna di oggi. Era un conferenza internazionale co-sponsorizzata dall’Ambasciata degli Stati Uniti presso la Santa Sede e l’Università di San Tommaso, Miami Florida. Cito l’esortazione di uno dei relatori “Abbiamo bisogno gli uni degli altri, dobbiamo capire l’importanza del lavoro comune nella lotta contro la schiavitù moderna. Insieme potremo far brillare la nostra luce nelle tenebre. Tutti insieme, in partenariato, saremo in grado di contrastare efficacemente la tratta umana”. “Giornata dei migranti” organizzata dalla Diocesi di Den Bosch, Paesi Bassi, dove ho condiviso la situazione italiana e il lavoro fatto finora per sradicare tutte le forme moderne di schiavitù. Ho fatto parte della Equipe italiana che ha partecipato alla “Conferenza dei Religiosi in Europa contro la tratta” che si è tenuta presso Trzebinia in Polonia, durante la quale ho condiviso sulla situazione in Nigeria. Infine, la Conferenza USMI (Unione Religiose Italiane) tenuta a Roma nel mese di novembre in cui ho potuto avere scambi su quello che la Conferenza delle Religiose in Nige-

ria sta facendo per sradicare il traffico umano. Tutte queste conferenze e seminari hanno l’obiettivo di favorire un’azione comune, di suscitare la collaborazione fra persone di tutti i Continenti, di diverse culture, lingue e religioni ma tutte unite nella prevenzione, sostegno e assistenza alle vittime della tratta. Durante l’anno abbiamo anche visitato alcune case in Italia, dove le ragazze nigeriane vittime della tratta sono state assistite ed aiutate a reintegrasi nella società. In questo campo sono molto attive suor Eugenia Bonetti dall’ufficio USMI, suor Patricia Ebegbulem, religiosa di St. Louis, incaricata del COSUDOW (Comitato per il sostegno della dignità delle donne) che ha sede a Lagos in Nigeria, con la quale collaboro anch’io. In particolare ho visitato: Cagliari, Sassari e Olbia, Vicenza, Brescia, Bergamo, Milano, Pavia, Cremona, Parma, Bologna, Emilia-Romagna, Torino e Biella. Lo scopo era quello di incoraggiare le volontari/i che lavorano con le ragazze, incoraggiando quest’ultime a sfruttare al massimo questa opportunità. Abbiamo avuto anche la sezione interattiva con le organizzazioni che sponsorizzano i progetti. E poi, grazie a suor Eugenia, ho vissuto l’esperienza di incontrare sia di notte che di giorno, le ragazze che si prostituiscono per strada. Monica Onwunali, NSA


Dalla parte di

ISSI prega per noi R

oma, 16 dicembre 2011, ore 9.00, c’è una bara chiusa, un gruppo di persone: sette suore e due sacerdoti. Pregano e affidano al Signore ISSI, una ragazza nigeriana deceduta il 25 ottobre 2011 a Roma. Emorragia cerebrale dice il referto medico. ISSI aveva quasi 36 anni. Ha trascorso diversi anni sulle nostre strade. Ha fatto un cammino di recupero, poi ha cercato di riprendere in mano la sua vita…, ma alla fine la ritroviamo in una bara. Ci sono volute settimane per rintracciare la sua famiglia in Nigeria e finalmente nei giorni scorsi l’anziana mamma ha dato il suo permesso per l’inumazione della salma della figlia lontana. Di Issi non abbiamo neanche una fotografia. ISSI ha solo un nome e ora un volto presso il Padre celeste. Mentre prego e guardo la bara, su cui poggiano un crocefisso e due fiori bianchi, penso a come lei poteva essere. Ai suoi sogni infranti, al dolore vissuto, alle lacrime versate, agli affetti stroncati. L’omelia del

sacerdote nigeriano, durante la Messa funebre, mi scuote dai miei pensieri. “Dov’è la comunità nigeriana in questo momento? Perché non è qui per piangere i suoi figli? Vedo qui solo un gruppo di 7 suore, in una grande chiesa deserta”. Issi: ora che sei in cielo ti posso parlare, ti posso chiedere di intercedere dal Signore aiuto e protezione per le tante tue sorelle nigeriane che sono sulle nostre strade, che come te hanno provato il buio, il pungolo del dolore, lo sfruttamento cinico del maschio, la privazione di ogni affetto vero. ISSI prega per noi, perché possiamo essere in tante ad aiutare le sorelle della tua terra, perché possiamo costruire con loro un nuovo futuro; un futuro all’insegna della libertà, della giustizia, della dignità umana ritrovata e conservata. ISSI intercedi presso Maria, tua e nostra madre, un amore sconfinato per queste tue sorelle che ancora vivono questa terribile schiavitù. Io so che tu ci sei, che mi senti, che preghi per noi. ISSI grazie perché ho potuto es-

sere presente a questo momento di “vita con te”, mentre deponiamo con rispetto il tuo corpo mortale in un loculo che la bontà di qualcuno ti ha offerto. ISSI carissima, ti vorrei dedicare questa poesia, scritta da una persona a me molto cara, Lux, che ha conosciuto come te il pane del dolore. La sera, in cui, sola con la mia lampada, salirò su una barca senza remi, non piangete! Accendete luci come nelle grandi feste! La “Stella Polare” mi guiderà: mi lascerò condurre con pieno abbandono... Brilleranno gli astri Per rallegrare quest’ultima traversata. All’approdo il dolcissimo suono delle arpe mi accoglierà! Ai Re porgerò la mia lampada e il Suo amplesso divino cancellerà il ricordo dell’esilio… Suor Maria Rosa Venturelli (Comboniana)


Spirito santo, che susciti apostoli ed operai in mezzo al tuo popolo, accendi in noi il fuoco del tuo amore e fà che per mezzo nostro si sprigioni su tutta la terra. Donaci il gusto della preghiera e il desiderio di farla conoscere e amare. Manda anime generose che sappiano annunziare con la loro vita la gioia dell’incontro con il Padre, in Cristo GesÚ nostro Signore. Amen.


Adesso parliamo noi

Un appun

ATTE

A

nche quest’anno il nostro gruppo di Airuno ha proseguito nel suo cammino. Dopo la partenza di padre Giampiero, è stato padre Martino a guidarci, affiancato come sempre da suor Martina. Trovarsi ogni seconda domenica del mese presso la casa delle suore NSA è ormai diventato un appuntamento fisso e atteso. Il clima di fraternità e accoglienza ha consolidato le amicizie nate negli anni passati. È sempre bello raccontarsi le novità davanti ad una tazzina di caffè, aspettando l’arrivo delle famiglie, e condividere il pranzo in allegria. Certo il momento centrale della giornata è la celebrazione della Messa, che conclude le riflessioni della mattinata. Quest’anno, sulla base dei brani tratti da-

gli Atti degli Apostoli, ci siamo soffermati di volta in volta sulle caratteristiche delle prime comunità cristiane, ritrovando in esse spunti di riflessione e di confronto sul modo in cui costruiamo oggi le nostre relazioni e le nostre comunità. In ogni incontro, siamo partiti dall’analisi dei testi per poi allargare lo sguardo alla nostra quotidianità. Le prime comunità cristiane che erano nate in diverse città avevano come punto di partenza comune il Signore, conosciuto grazie alla testimonianza degli apostoli e nel quale avevano creduto. Pian piano le comunità si organizzarono e questo sfocia nel progetto comune che è la Chiesa. Le opere delle prime comunità giungono sempre a Paolo, il quale le esorta a cresce-


ntamento

ESO re e a restare salde nella fede. La fede è l’adesione alla parola che Dio ci ha messo dentro. Si parte sempre da un ascolto per arrivare ad un’appartenenza. L’accoglienza di Dio porta all’accoglienza dell’uomo. Utilizzando una bella immagine proposta da padre Martino, è come se ciascuno di noi fosse un raggio di una grande ruota, il cui centro è Dio. Se nel nostro camminare ci avviciniamo agli altri, ci avviciniamo sempre di più a Dio, proprio come la distanza tra i raggi diminuisce quanto più sono vicini al centro. È anche vero che se ognuno di noi singolarmente si avvicina a Dio, va anche incontro agli altri. Il rapporto tra di noi diventa forte se è basato sull’ascolto e sulla comunicazione. È facile però che

all’interno delle nostre comunità nascano conflitti e discordie. In una lettera ai Corinzi, Paolo ci fa notare che ciascuno di noi ha un ruolo nella comunità. Questo nostro ruolo deve contribuire a realizzare il progetto di Dio sull’uomo e non deve essere il fine del nostro agire. “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere. Sicché, né chi pianta né chi irriga vale qualcosa, ma solo Dio, che fa crescere”. La chiesa non è la semplice somma dei suoi membri, ma c’è sempre Cristo che la proietta oltre. Ogni singolo è una parte dell’unico progetto comune. Ciascuno ha una sua vocazione specifica. Questa vocazione porta in sé la missione della partecipazione all’interesse che Dio ha

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42

Adesso parliamo noi Cappella delle Suore

per l’uomo. Non è importante quale sia la vocazione di ciascuno, ma quello che conta è essere stati chiamati da Cristo. Le diverse vocazioni devono essere al servizio dell’unità. Tanti sono stati gli spunti ricevuti, anche se i brani scelti per quest’anno a una pri-

Con i PP. Giampiero e Martino (SMA)

ma lettura ci sono sembrati difficili. È stata l’occasione per avvicinarci a pagine “nuove” della Parola. Come sempre, il confronto e la condivisione ci hanno permesso di leggerne il senso più profondo. Laura e Alessandra Una parte del gruppo con suor Martina durante la Celebrazione Eucaristica


43 … In quest’Africa diciamo moderna, dove la realtà urbana si è trasformata in un vasto campo missionario di prima evangelizzazione, la scelta preferenziale per i giovani deve essere al centro della nostra missione. Nell’incontro con il mondo giovanile vogliamo, come chiesa, evangelizzare, proponendo la persona di Cristo come cammino di libertà e di liberazione. La nostra missione accanto ai giovani è quella di aiutarli a fare I’esperienza dell’incontro con Cristo Risorto. Allo stesso tempo dobbiamo lasciarci evangelizzare da loro, cercando che il Cristo presente in loro si manifesti nella nostra vita. La chiesa ha cose da dire ai giovani, ma anche i giovani hanno cose da dire alla chiesa. Bisogna favorire una relazione di ascolto e di dialogo. L’incontro con il Cristo accade nell’ambito della Comunità. I giovani hanno bisogno di fare un’esperienza nuova di comunità, sperimentare l’accoglienza e i nuovi rapporti di umanità intorno al Cristo. I ragazzi devono incontrare nelle nostre comunità uno spazio per percorrere la loro strada. Spesso questo significa lasciarci disturbare dalla loro originalità e novità, accogliere i loro tempi, le loro preoccupazioni e le loro iniziative (…) Di fronte a questa realtà, abbiamo come chiesa una grande responsabilità verso i nostri giovani. Cristo ha una proposta per loro. “Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono, dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. In questo tempo di Pasqua 230 ragazzi hanno ricevuto la cresima. Un altro gruppo si prepara per il mese di agosto. Più di dieci gruppi e movimenti giovanili sono rappresentati nella nostra missione. Tutte occasioni per celebrare e ringraziare Dio che continua a chiamare per costruire un’umanità nuova. Si presenta sempre nuova la sfida missionaria fra i nostri giovani perché il dono della fede ricevuto possano a loro volta trasmetterlo, nella gioia che suscita in noi il Cristo Risorto. P. Ceferino Miguel Cainelli, SMA Luanda-Angola


Adesso parliamo noi

Ciò che po con m Foto di gruppo


orto me…

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Il Convegno Missionario Giovanile è un appuntamento, con scadenza triennale, promosso dal settore giovani della Fondazione Missio e organizzato dalla Consulta Missionaria Nazionale costituita dagli Istituti missionari presenti in Italia. Quest’anno l’iniziativa è arrivata alla sua terza edizione. La figura biblica che ha accompagnato questo Convegno è stata quella dell’apostolo Pietro. Questa scelta per riaffermare l’urgenza di annunciare il Vangelo e di portarlo fino agli estremi confini della terra. Questo appuntamento rappresenta, infatti, un importante momento di analisi, riflessione e confronto su quelle che saranno le scelte dell’animazione missionaria giovanile per i prossimi anni. Una giovane partecipante ci condivide le sue riflessioni.


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Adesso parliamo noi

L

a mia partecipazione al Convegno Missionario Giovanile (CoMiGi), incentrato quest’anno sulla figura di Pietro: da “discepolo a testimone”, nasce come tappa naturale all’interno del percorso che ho intrapreso, da poco più di un anno, con Missio Giovani. Ciò che mi ha mosso verso questa realtà missionaria, è stata la necessità di dare concretezza al mio essere cristiana e, come tale, prendere parte in modo attivo anche alla ricerca di opportunità nuove, che diano un cambio di tendenza alla società attuale. In questo nostro sistema che sembra avere, come unica spinta di propulsione, la ricerca sfrenata del successo, del “progresso” e della realizzazione individuale, incurante di chi paga le conseguenze di queste scelte, suona come una nota stonata la speranza in una società civile e solidale e l’impegno, affinché ciò possa diventare realtà, di tutti i giovani che come me hanno preso parte al CoMiGi. Vivere questa esperienza mi ha aiutato a capire che, alla logica dell’individualismo, che ogni giorno ci viene proposta, c’è un’alternativa concreta che viene dall’incontro con gli altri e dall’accrescimento reciproco che ne deriva; che alla richiesta sociale di essere sempre forti e vincenti, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, si può rispondere con l’unica forza capace di cambiare davvero le cose: l’Amore, quell’amore con cui prima Cristo ha amato noi e che ci chiede di avere per gli altri. Il percorso però non è così semplice o immediato: aprirsi all’Altro significa rompere la crosta fatta delle nostre certezze, che ci circonda e ci rafforza e uscire fuori dal nostro egoismo, con tutte le nostre fragilità e quindi anche più vulnerabili. In questo percorso, l’apostolo Pietro,

Brigida Cangialosi, autrice dell’articolo


47 punto focale del Convegno, diventa per noi figura di riferimento essenziale: prima di arrivare a seguire Cristo e intraprendere la sua missione, deve affrontare un cambiamento radicale di vita fatto anche di fallimenti, che lo porta, da uomo

Ciò che porto con me dal CoMiGi è la presa di consapevolezza che: “tocca a noi” cambiare le cose, entrando attivamente in questa grande opera che è la vita, sapendo che il cambiamento porta con sé la necessità di sporcarsi nel nuovo impasto. Porto con me anche la certezza di non essere sola ma insieme alle tante persone che credono che il cambiamento, non solo sia possibile, ma è già in ognuno di noi; insieme a coloro che vedono Cristo nei sorrisi, negli occhi, nelle mani, nell’unicità di chi ci sta accanto e che credono che essere cristiani è anche sapere che la pienezza della nostra vita dipende direttamente dalla nostra capacità di aprirci all’incontro con gli altri.

forte quale pensava di essere, a scoprire e ad accettare ogni sua debolezza, fino ad abbandonare il desiderio di affermare se stesso e arrivare a farsi ultimo per e con gli ultimi, come Gesù, per amore. Solo abbandonando la maschera delle nostre sicurezze e lasciandoci mettere in discussione nel nostro essere cristiani credibili, riusciremo ad abbandonare il ruolo di spettatori inermi, che assistono allo spettacolo di questa società che sembra incapace di lavorare per costruire un mondo più equo, una realtà migliore per tutti, basata sull’amore e sul rispetto per la dignità umana. Brigida Cangialosi


appuntamenti

Itinerario della

Carovana della pace 25 settembre Pomeriggio: arrivo a Napoli spostamento a Pozzuoli, celebrazione della Memoria TEMA: Tratta degli esseri umani 26 settembre Mattino: litorale Domizio, passaggio a Castelvolturno, a Caserta visita alla Casa Rut TEMA: Tratta esseri degli umani Pomeriggio: Sant’Angelo dei Lombardi e incontro aperto alla cittadinanza TEMA: Ambiente 27 settembre Mattino: Sant’Angelo dei Lombardi con visita alle sorgenti del Sele TEMA:: Ambiente Pomeriggio: partenza per Eboli

28 settembre Mattino: Salerno TEMA: Scuola Pomeriggio: Napoli - Scampia TEMA: le Mafie 29 settembre Mattino: Napoli - Scampia TEMA: le Mafie Pomeriggio: Napoli TEMA: SanitĂ , mafie e lavoro 30 settembre Celebrazione alle Catacombe di San Gennaro


Rifletti

Amare i poveri (ma voi togliete la parola

In che misura ti senti anche tu mandato/a ad annunciare la Buona Novella? Hai un compito nella tua comunità cristiana? Riesci a viverlo in comunione con gli altri? Dove attingi il coraggio dell’annuncio e della testimonianza? C’è in te la consapevolezza che la fedeltà e la coerenza hanno un “prezzo”?

poveri…, gli altri) vuol dire amare la singola persona così com’è, starle davanti, starle accanto, ascoltarla, cercare di capirla nelle sue pieghe, aiutarla a tirare fuori tutto ciò che ha di bello, di grande, perché tutti gli uomini sono infinitamente belli dentro… Tu amando fai tirar fuori tutto ciò che di

Quando qualcuno chiamava Annalena “missionaria laica”, protestava:

bello e di grande c’è in lui. Le creature del mondo sono tutti fiori chiusi: il problema è che da soli non

“io non sono né missionaria né laica,

fioriranno mai… Di giardinieri per le

io sono semplicemente una cristiana

masse dei poveri non se ne trovano se non

interamente consacrata a Dio

rarissimi …

e ai poveri”.

A me ha aiutato molto la consapevolezza

Una consacrazione quotidiana, vissuta integralmente nel sacrario

del fatto che ogni uomo è questo fiore e che gli altri uomini gli possono impedire di sbocciare e viceversa se vogliono è così

della sua coscienza.

facile aiutarlo a sbocciare …

Scelse di essere nessuno perché

È solo nella condivisione con i poveri che

si sentì libera di appartenere non solo

io sono me stessa, che io vivo. Quando

ai poveri, e a Dio, ma anche alla schiera

si è con loro è così naturale vivere alla

di tutti i cercatori di Assoluto e di verità.

Siamo presenti anche su

e su

con Lui, dimorare in Lui e sentire con forza e con potenza, maggiori del battito saldamente in noi … I poveri mi hanno portato a Dio e ho scoperto che Dio diventava insieme a loro la ragione della mia esistenza.

(Somalia), 1989

www.nsaitalia.org

presenza di Dio, tacere con Lui, parlare

del nostro stesso cuore, che Lui dimora

Annalena Tonelli Belet Weyne

La rivista é anche on line La si può trovare sul nostro sito

(da “Annalena, una voce dal silenzio”, Testimonianze a cura di M. Teresa Battistini)

Gent.mi lettori di Regina Apostolorum, per aiutarci a rendere più significativa la nostra rivista, vi chiediamo di segnalare a questo indirizzo: NSA - VIA ACCADEMIA, 15 - 20131 MI se ci sono copie che arrivano a destinazione di cui il destinatario è: • sconosciuto • trasferito • irreperibile • deceduto e il cui indirizzo è: • insufficiente • o inesatto

Prega Io credo in te e ti amo, “mio Signore e mio Dio”: tu sei lo Sposo fedele della Chiesa e la conduci sulla strada del Regno fra le prove del mondo e le consolazioni del cuore abitato dal tuo Spirito. Io spero in te, e so che non mancherà al tuo popolo l’aiuto della tua provvidenza fedele: ti chiedo abbondanza di vocazioni sacerdotali e religiose e il dono di battezzati sempre più innamorati di te, impegnati nella tua sequela. Risveglia, ti prego, specialmente nei giovani la ricerca del tuo volto e fa’ che essa non sia mai ostacolata dalla pesantezza della contro-testimonianza e venga aiutata dalla fede viva, irradiante e contagiosa di tutti. Dona a tutto il tuo popolo la fede di Maria, la Madonna del Sabato santo: una fede umile, viva, abbandonata nelle mani del Padre, che sa credere contro ogni evidenza e nella notte oscura sa attendere l’aurora di Pasqua, assicurata dalla tua promessa. Fa’ che come Maria e con la sua intercessione possiamo sperare contro ogni speranza, amare più fortemente di ogni stanchezza, credere al di là di ogni prova della fede. Aiuta ciascun battezzato a ripetere in ogni ora con convinzione le parole della Madre: “Eccomi, si faccia di me secondo la tua Parola”. AMEN (Card. Carlo Maria Martini)

Completa e conserva questa scheda che ti accompagnerà per i prossimi numeri


scheda A cura di suor Marisa Bina (NSA)

Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli

v i s i t ate i l n o s t ro

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Indirizzi La Pentecoste: lo Spirito rende capaci i discepoli del Risorto di “andare” e “annunciare” Cronologicamente, la prima evangelizzazione ebbe inizio nel giorno della Pentecoste, quando gli Apostoli, riuniti tutti insieme nello stesso luogo in preghiera con la Madre di Cristo, ricevettero lo Spirito Santo. Lo Spirito del Risorto li rende capaci di “andare ed annunciare” in tutto il mondo. Siamo chiamati anche noi a rivivere l’esperienza della prima comunità cristiana, che vedeva il diffondersi della Parola mediante la predicazione e la testimonianza (cf. At 6, 7).

ALGERIA sr Ferrario Flora sr Catapano Sandra 5 Rue des Fréres Ould Ahcéne · 31007 el Maqqari Orano T. 00213 041 282218 · florafnda@yahoo.fr sandra.catapano@yahoo.it

BURKINA FASO sr COMI Alma

l i a . o rg

GIUGNO 2012 · N

2

Francia · Irlanda · Italia · Olanda Argentina · Canada Algeria · Benin · Botswana Burkina Faso · Ciad · Costa D’Avorio Egitto · Ghana · Libano · Niger Nigeria · Tanzania · Togo

TCHAD sr ALBERTI Margherita B.P. 152 SARH T. 00235 68 13 51 · marghensa@tiscali.it

TOGO sr PROFUMO Etta B.P. 36 KOLOWARE - SOKODE T. 00228 90 37 144 · ettanda@yahoo.fr

COSTA D’AVORIO sr MARTINELLI Marisa 03 B.P. 332 ABIDJAN 03 ADJAME T. 00225 20 37 12 52 · marisa.nelli@tiscali.it

sr. SCHIAVON Annamaria B.P.113 FERKESSEDOUGOU T. 00225 36 86 80 02 · annamariasc@yahoo.fr

sr GEROSA Enrica sr BOLZAN Giuliana B.P. 44 GAGNOA · T.00225 32 77 27 24 gerosaenrica@yahoo.fr · giulibo@email.it

sr BIASINI Mariangela

Con Maria, Madre di Gesù: Maria Regina degli Apostoli “La Santa Vergine ha il ruolo di far perseverare gli Apostoli nel tempo dell’attesa dello Spirito Santo. Maria è la madre della Chiesa nascente, così come lo è di tutti i cristiani che formano la Chiesa”. “La Vergine non cessa mai di introdurre anche noi in tutti i segreti della vita di Nostro Signore … Ci viene insegnato che ogni bene ci viene per Maria”. “La vera devozione alla Vergine Maria richiede che si imitino le sue virtù”. Vita fraterna in comunità: per testimoniare ciò che si vive “La comunità diventi la casa del Buon Dio, grazie al buono spirito che vi regna … È questa la condizione grazie alla quale si potrà fare del bene”. I doni preziosi che costruiscono la comunità? “La pace, la concordia, l’unione”. “Che le vostre relazioni con gli altri siano sempre imbevuti di carità divina. Che tutto in voi venga da Dio, sia per Dio, conduca a Dio”.

Siamo presenti in

Rivista Trimestrale Anno 25

B.P.264 DIABO T. 00226 40 77 50 12 · comi.alma@yahoo.fr

Le comunità cristiane: vivere, celebrare, professare, testimoniare la fede Il soggetto della trasmissione della fede è la Chiesa tutta intera, che si manifesta, si esprime nelle Chiese locali. La Chiesa trasmette la fede che essa stessa vive, celebra, professa, testimonia. Per annunciare e diffondere il Vangelo occorre che la Chiesa realizzi figure di comunità cristiane capaci di articolare in modo stretto le opere fondamentali della vita di fede: carità, testimonianza, annuncio, celebrazione, ascolto, condivisione. Lo stile dell’annuncio Deve essere uno stile globale, che abbraccia il pensiero e l’azione, i comportamenti personali e la testimonianza pubblica, la vita interna delle nostre comunità e il loro slancio missionario, la loro attenzione educativa e la loro dedizione premurosa ai poveri, la capacità di ogni cristiano di prendere la parola dentro i contesti in cui vive e lavora per comunicare il dono cristiano della speranza. Agostino Planque e il suo metodo missionario … Come gli Apostoli: al seguito di Cristo. “È lo Spirito santo che ha condotto gli Apostoli e i Santi dove sono ora, è Lui che ci guiderà se lo lasciamo fare”. “La Missione è il nostro unico scopo …”. “Voi siete state scelte per continuare, con le vostre caratteristiche, la missione che Gesù ha affidato ai sui Apostoli”. Le Suore si impegnano molto e “non fanno parlare di sé ma il loro lavoro è serio e salva molte anime”.

Regina Apostolorum nsa

B.P. 35 KADIOLO MALI T. 00225 36 86 70 72

sr Sangalli Piera B.P. 158 ABIDJAN 18 T. 00225 21248720 · piera_nda@yahoo.fr

N.S.A MILANO Sede Provinciale

La povertà “ha il volto di donna”

Via Accademia, 15 · 20131 Milano tel: 02.70600256 · fax: 02.70634815 nsa-mi@iol.it www.nsaitalia.org

N.S.A AIRUNO Via Solaro,19 · 23881 Airuno LC tel: 039. 9943 080

Animazione Missionaria

Via Solaro, 21 · 23881 Airuno LC tel: 039. 9271 125 · animazione-nsa@libero.it

N.S.A BARDELLO Piazza Trieste, 5 · 21020 Bardello VA tel: 0332.743379 · 0332.746246 Cenacolo

N.S.A MARINO Via Colizza, 56 · 00047 Marino Laziale RM tel: 06.93661138 · fax. 06.93800157

N.S.A MONTESACRO Via Picco dei Tre Signori, 7 · 00141 Roma Tel/Fax 06.86800182

N.S.A FERIOLE Via Vergani, 40 · 35033 Feriole di Bresseo PD Tel. 049.9900494 · nsa@smaferiole.org

MISSIONE Bonifico (IBAN) IT36 PO56 9601 6020 0000 6007 X52, intestato a Provincia Italiana Congregazione Suore Missionarie N. S. Apostoli

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LA PENTECOSTE, FONDAMENTO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

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Il viaggio della speranza

MESSAGGI AL MONDO

Il turismo come “via della bellezza”


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