Page 1

E se qualcuno ti chiedesse: “Parlami della tua fede”, sapresti rendere ragione della speranza che è in te?

NOTE DI CATECHESI

IL cristiano uomo di FEDE, SPERANZA, CARITÀ

www.camilliani.it


PREMESSA *

Lo scopo del presente lavoro

Nel contatto personale coi fedeli i Cappellani costatano sempre più quanto sia inadeguata la preparazione catechistica del popolo di Dio, non solo dei “lontani” (che hanno ricordi sbiaditi dell'infanzia), ma anche dei “vicini” (che resistono nell'assimilare, dopo 30 anni, la teologia del Concilio Vaticano II°). Col presente lavoro si vorrebbe:  offrire una robusta impalcatura conoscitiva, perché il credente sappia “rendere ragione” della sua fede;  tracciare una netta linea di demarcazione tra ciò che è fede e ciò che è devozionismo, mettendo in guardia dai rischi di certa religiosità, che soffoca la genuinità del Vangelo sotto una coltre di sovrapposizioni indebite (e pagane!). *

Il 3° fa fare il salto di qualità, esponendo in modo organico qual'é l’impostazione biblico-cristiana della fede: una “Storia di Salvezza” che raggiunge in Cristo la sua piena realizzazione. Il 4° e 5° descrivono come la “Storia di Salvezza” non si arresti alla vi cenda del Gesù di Nazaret, ma continui nella vita della Chiesa. Il 6° tira le fila di tutto il discorso, dicendo in cosa consiste la virtù teologale (di fede, speranza e carità) nell'esperienza concreta del credente.

Il presente è nato diversi anni fa dall'opera di P. Edoardo Gavotti e degli altri cappellani che operavano all'Ospedale Sant’Anna, Como. Con la pubblicazione sul web ridiamo vita a tante ore di lavoro, con la speranza che lo scopo originario possa essere di nuovo perseguito.

La suddivisione

Si è scelto di ripartire il testo in tre parti (fede, speranza e carità) perché si ritiene che il parlare delle virtù teologali dia la possibilità di integrare la dimensione esistenziale (“virtù”) con quella dottrinale (“teologale”). *

La suddivisione di ogni parte

Ogni singola parte contiene una sequenza fissa di sei capitoli: 1° la dimensione antropologica; 2° la dimensione socio-religiosa; 3° l'aspetto teologico cristiano; 4° e 5° l'aspetto ecclesiologico; 6° la vita cristiana intesa come virtù teologale. *

La giustificazione dei singoli capitoli

Il 1° serve a capire che la fede cristiana non è estranea alla persona, perché si innesta sulla natura umana, elevandola. Il 2° cerca di evidenziare come molti elementi che si pensa siano di fede in realtà sono solo espressione di una religiosità naturale. www.camilliani.it


Parte Prima

LA FEDE: IL FONDAMENTO DEL CREDERE “Credo nel Dio Rivelatore”

www.camilliani.it


LA FEDE:

IL FONDAMENTO DEL CREDERE La fiducia: un dono, ma anche un compito

1. Il credere è esperienza tipicamente umana

Da quanto s'è detto, la fiducia ha due facce: da una parte è dono di chi la concede (in questo senso è gratuità, elezione); dall'altra è uno sprone, per chi la riceve, ad esserne all'altezza (in questo senso è responsabilità).

L'uomo è un essere che crede

Una definizione del credere sul piano antropologico (=umano)

Il credere è esperienza tipicamente umana, che richiede il concorso di diverse facoltà (come la libertà, l'intelligenza, la fiducia, la volontà) che sono prerogativa dell'uomo. Queste facoltà in un modo o nell'altro dipendono dalla ragione, l'organo mediante cui si indaga la verità circa tutto ciò che ci circonda.

Credere è atto personale (=libertà) originato dal bisogno di cercare il vero (=ragione) e di legarsi ad esso (=volontà) in quanto ritenuto capace di dare orizzonti nuovi alla propria vita (=desiderio), mediante il quale ci si allea ad una realtà esterna (=trascendenza), che ci raggiunge per vie impreviste (=gratuità) e ad essa ci si abbandona (=fiducia).

Non ci dovrebbe essere incompatibilità fra la ragione e il credere? La ragione non si ferma alla sola scienza sperimentale. Anche quando si sofferma su realtà invisibili e imponderabili, l'uomo usa della propria ragione.

2. Le religioni nascono per l'esigenza di credere in un Assoluto

Allora il credere è una pura operazione della ragione?

Come nascono le religioni?

No. Il credere è fatto di due movimenti: proposta e risposta. Davanti alle realtà che le si presentano e che provocano domande (proposta), la ragione considera i pro e i contro, per giungere ad accordare o negare la fiducia (risposta).

In realtà, le persone si fidano?

La nostra vita è basata sulla fiducia molto più di quanto non si pensi. C'è in tutti l'esigenza di credere in qualcosa (valori, ideali, progetti) e in qualcuno (persone, istituzioni... Dio) che dia un maggior respiro alla vita. Se tutto dipendesse da un freddo calcolo, l'esistenza sarebbe di un grigiore insopportabile. La questione, dunque, non è “se” credere, bensì “in che cosa” credere, “in chi” credere.

Dare fiducia è un salto nel buio?

La fiducia è innanzitutto un atto di elezione. Ovvio che esista una fascia di rischio (il dubbio!), tuttavia non è un gesto cieco e scriteriato, perché la fiducia contiene già una valutazione implicita. Infatti non la si dà a tutti, e neppure nella stessa misura. In qualche modo essa va guadagnata. Sarà l'esperienza con le sue conferme (o smentite) a incrementare (o ritirare) la fiducia.

L'uomo si pone davanti al mondo (e a se stesso) con meraviglia e curiosità: qual'è la sua origine? verso che cosa è diretto? Voler cercare nel mondo una provenienza ed una destinazione porta ad ipotizzare l'esistenza di un Essere come sua causa (il “creatore”) e suo fine (il “salvatore”). Non accettare di venire dal puro caso ed optare per l'essere stati pensati e voluti da Qualcuno: questi sono i prodromi della nascita di una religione.

Cosa s'intende per un Essere Assoluto? Questo “Qualcuno”, quale che sia la descrizione che ne viene fatta, è un essere superiore (oppure una energia) che tiene le redini del tutto. Al suo confronto gli uomini non sono che una nullità, perché sono “mortali”, e al suo cospetto non possono che prostrarsi: da Lui tutto hanno ricevuto, da Lui tutto s'aspettano di ricevere anche per l'avvenire.

In ogni religione c'è la preghiera

L'abissale distanza tra l'Essere Assoluto e i “mortali” fa scaturire in questi ultimi gli atteggiamenti fondamentali della preghiera: dalla lode alla riconoscenza, dalla richiesta alla invocazione.

www.camilliani.it


LA FEDE: Alcune perplessità per la molteplicità delle religioni Di fronte al vasto numero di religioni l'uomo della strada può rimanere molto perplesso e mettere in dubbio la validità del fatto religioso in sé stesso: se tutte avanzano la pretesa di possedere la verità, non si neutralizzano in questo modo a vicenda? Particolare smarrimento poi destano certi conflitti cruenti a sfondo religioso.

Come si spiegano le molte religioni?

Nonostante queste contraddizioni, resta valido un dato sociologico: la religiosità è una costante dell'uomo, di ogni luogo e di ogni tempo. Se diversità esiste è facilmente spiegabile con la profonda diversità dei gruppi umani, lontani fra loro per cultura, etnia, storia, area geografica, economia... Siccome la religione nasce nel momento in cui l'uomo si pone alla ricerca di Dio, anch'essa rientra tra i prodotti dell'uomo.

Da quali elementi è composta una religione?

Ogni religione ha un insieme di credenze (dottrina), un apparato rituale (liturgia), ruoli istituzionali (gerarchia) ed una precettistica (codice morale). Tutto questo conferma come essa non sia estranea alla vita concreta, interagendo con la cultura e le istituzioni civili.

Quali sono le religioni?

Un primo gruppo è costituito dalle religioni “animiste”, nelle quali il dio viene identificato con un elemento naturale (il fuoco, l'acqua, l'aria, il vulcano, il bosco...). È una forma di religiosità molto primitiva, in cui ha molto spazio la magia. Un secondo gruppo è costituito dalle religioni “politeiste” (=molti dei), dove in genere le divinità sono una sorta di super-uomini, che grossomodo vivono gli stessi sentimenti ed atteggiamenti degli uomini. Ogni deo ha una sua funzione di protezione (es. gli dei dell'olimpo greco). Un terzo gruppo è costituito dalle grandi religioni oggi prevalenti, dalle religioni “orientali” (induismo, buddismo, taoismo, confucianesimo, shintoismo) a quelle “monoteistiche” (ebraismo, cristianesimo, islamismo) che fanno tutte capo ad Abramo e predicano l'esistenza di un solo Dio.

E poi ci sono le sette ...

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

alla suggestione ed al plagio. La loro fortuna è generalmente legata alla forza carismatica del leader.

... e il moderno fenomeno dei “miti” Il decennale processo di secolarizzazione in campo religioso ha portato ad una progressiva espulsione di Dio dalla vita a livello pratico (=secolarismo) e a livello teorico (=ateismo). È interessante notare come, quasi per contrasto, si assista ad un massiccio ritorno a forme primitive della reli giosità, quali: la magia, l'esoterismo, la superstizione, l'astrologia... Tipico poi del nostro tempo è il “divismo”, cioè il bisogno di creare dei miti, nel campo dello sport o dello spettacolo.

3. La Rivelazione è lo specifico della fede biblica (ebraicocristiana) È giusto essere cattolici solo per una scelta dei nostri genitori?

È una buona domanda perché ci stimola a cercare la ragione decisiva del nostro credere “cristiano”. Già san Pietro esortava i suoi a saper rendere ragione della speranza che è in noi.

Può bastare il dire: “Qualcuno ci deve essere!”? Sono molti i nostri cristiani che ragionano così: “Se esiste il mondo, ci deve pur essere Qualcuno che l'ha fatto!” Questo è certamente un ragionamento valido, tuttavia appartiene ancora ad un modo di pensare Dio come il risultato di un nostro ragionamento. Questa non è ancora fede cristiana, anche se predispone l'intelligenza ad accogliere un discorso di fede.

Qual'è la novità assoluta della Bibbia?

L'uomo non sarebbe andato molto lontano in questa sua ricerca di Dio, a meno che... A meno che Dio stesso non fosse intervenuto ad allargare ed autenticare le sue conoscenze. Se le diverse religioni sono nate per iniziativa di uomini particolarmente carismatici, nella fede biblica è Dio stesso che offre una conoscenza privilegiata di Sé, mediante gesti e parole. È Dio che cerca l'uomo, gli parla, lo libera e gli propone un patto... Quindi la religione ebraico-cristiana prima ancora d'essere un parola “su Dio” è una parola “di Dio”, è Rivelazione.

Oggi vanno proliferando in tutto il globo sette religiose eclettiche (che cioè vengono formate con mescolanza fantasiosa di elementi tratti da varie religioni), spesso di tipo esoterico (=ricerca dell'occulto) e col ricorso www.camilliani.it


LA FEDE: Dire “religione” e dire “fede” non è la stessa cosa?

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

Il cristiano deve sapere che non basta una generica e vaga religiosità (“Una religione vale l'altra!”). A lui è richiesta quella religiosità che scaturisce dalla fede nel Dio rivelatosi nella storia e narrato nella Bibbia.

Dio scrive il suo “memoriale”... a rate

Il privilegio di cui Israele ha goduto non l'ha esonerato dalla fatica di comprendere i messaggi. Dio si è fatto sì capire, ma un poco per volta. E non perché fosse geloso della sua immagine: il fatto è che quel popolo (preso fra popoli pagani) aveva bisogno di tempo per lasciarsi educare alla piena conoscenza di Jahvé. Infatti scorrendo i vari libri della Bibbia si nota facilmente come l'idea di Dio vada via via completandosi e purificandosi dai concetti religiosi preesistenti. Si faccia, per esempio, un confronto fra il Dio che scatena il diluvio universale (Genesi) e il Padre buo no che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti (Vangelo): è una bella differenza!

Dobbiamo allora pensare che Dio si prendesse gioco degli israeliisraeliti, dando di sé immagini incomplete? No. Significa solo che Dio è stato paziente, ed ha saputo attendere che quel popolo facesse un progressivo cammino di conoscenza, tappa dopo tappa, pur fra gli errori tipici dell'uomo. In fondo è lo stesso comportamento di un genitore verso il suo bimbo: ogni cosa a suo tempo.

Che differenza c'è fra ebraismo e cristianesimo?

Essi sono su una linea di continuità e di superamento. Il Cristianesimo condivide con 1'Ebraismo la fede monoteistica espressa dall'Antico Testamento (sigla AT), cioè la prima parte della Bibbia (e la più voluminosa). Però gli Ebrei, non avendo riconosciuto in Gesù di Nazaret il Cristo (cioè il Messia atteso), rifiutano di conseguenza il Nuovo Testamento (sigla NT) che va dai Vangeli all’Apocalisse. Per i Cristiani fede significa credere che Gesù è il Cristo, il definitivo rivelatore di Dio Padre, e credere che lo Spirito Santo accompagna la chiesa nella piena comprensione della verità.

Anche la fede cristiana diventa “religione” La fede non può estraniarsi in un astratto e irrealistico spiritualismo, perché gli uomini non vivono d'aria. Di conseguenza anche la fede in Gesù Cristo ha un suo apparato dottrinale, rituale, istituzionale e morale. La

vera questione, parlando di istituzioni, non è quella di eliminarle, bensì di far sì che siano sempre al servizio della fede.

4. La doppia fonte della Rivelazione per la fede cristiana cattolica (il “depositum fidei” La fonte della Rivelazione Esiste un luogo ben preciso, anzi due, dove il Cattolicesimo attinge la propria fede: essi sono la Sacra Scrittura (cioè la Bibbia) e la Sacra Tradizione. Esse costituiscono il nostro “deposito della fede”.

Cos'è la Bibbia (o Sacra Scrittura)?

La Bibbia è il documento centrale della fede cristiana. “Bibbia” è una parola della antica lingua greca e significa “un insieme di libri”. E infatti è una piccola biblioteca di testi più o meno lunghi, che narrano la storia di fede millenaria del popolo ebreo (AT), la vicenda di Gesù Cristo e della prima comunità cristiana (NT). Nella Bibbia la storia del mondo e dell'intera umanità viene letta come il dispiegarsi di un misericordioso progetto di Dio che, dopo aver creato il mondo, lo vuole anche salvare attraverso un patto di alleanza con gli uomini.

Chi ha scritto la Bibbia?

Gli autori dei testi sacri sono detti, per l'appunto, agiografi, cioè scrittori sacri. Anche se la tradizione attribuisce determinati libri a precise figure religiose o storiche (es. il Pentateuco a Mosé; i Salmi a re Davide...), in realtà la redazione dei testi ha una storia più complessa, che gli esperti vanno via via chiarendo. Del resto, che gli agiografi siano diversi è facilmente dimostrabile col fatto che i singoli libri (per stile narrativo, per contenuto, per il contesto esistenziale o politico-religioso) devono essere fatti risalire ad epoche diverse. Ad ogni modo spesso ci si deve accontentare di sole ipotesi. Molto più attendibile è l'attribuzione dei libri del NT: i quattro vangeli portano un nome (Matteo, Marco, Luca e Giovanni); gli Atti degli Apostoli sono di Luca; le Lettere hanno un mittente (Paolo, Giovanni, Pietro, Giacomo). Ciò che veramente importa, comunque, é che si tratta sempre di Parola di Dio, quali che ne siano gli autori.

www.camilliani.it


LA FEDE: In che senso allora è Parola di Dio?

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

Le verità rivelate nella Bibbia “furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo... Dio si scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo Egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori tutte e soltanto quelle cose che Egli voleva fossero scritte... (Dunque la Scrittura insegna) con certezza, fedelmente e senza errore la verità che Dio, per la nostra salvezza, volle fosse consegnata nelle sacre Scritture” (Dei Verbun, 11).

generazione (creduto, annunciato e spiegato nella chiesa nel corso dei secoli) viene chiamata “Sacra Tradizione”.

Che rapporto esiste fra Bibbia e sacra Tradizione? La sacra Tradizione è necessariamente sempre misurata sulla Parola di Dio, della quale deve essere fedele interprete. Il tentativo (e la necessità) di renderla più comprensibile all'uomo di ogni tempo non deve portare a snaturarla della sua verità eterna (-ortodossia).

Proprio tutte le parti della Bibbia sono Parola di Dio?

Chi garantisce l'ortodossia?

Dio non intende scavalcare il dato umano, per cui le sue verità passano at traverso le maglie della cultura, della mentalità, del linguaggio in cui vive lo scrittore sacro e i suoi contemporanei. Questo spiega lo sconcerto di alcune pagine della Bibbia. Eppure tutto è stato scritto “per la nostra salvezza”: si tratta allora di accostarsi ai testi cercando di cogliere l'intenzione profonda dell'agiografo, al di là dei generi letterari da lui utilizzati.

Nessuno può arrogarsi l'autorità di dare della fede un'interpretazione prettamente personale ed autonoma. Lo Spirito Santo è garantito alla chiesa quando è in comunione, non ai singoli (2Pt 1,20). E il luogo della comunione è costituito dall'unità dei vescovi (=Magistero) attorno al vicario di san Pietro (il Papa), al quale compete in ultima istanza la definizione di nuovi dogmi di fede.

La Bibbia: un libro da decodificare

Perché ci sono i dogmi di fede?

Gli agiografi hanno fatto come ogni altro scrittore: di volta in volta hanno scelto “un modo di dire” le cose, quello più appropriato ed espressivo, cioè un genere letterario. È quello che facciamo pure noi: per insegnare ad un bambino ricorriamo alla fiaba; esprimiamo un sentimento con la poesia; si fa una denuncia socio-politica con la satira... Così nella Bibbia si rintraccia lo stile storico-narrativo, quello poetico-lirico, quello edificante, quello apocalittico, la parabola, l'allegoria... Per capire il vero significato del testo occorre “svestirlo” del genere letterario usato, altrimenti gli si fa dire ciò che in realtà non era nelle intenzioni dell'autore sacro. E neppure di Dio.

I dogmi sono la definizione chiara di punti irrinunciabili della fede cristiana. Proprio per questo la chiesa ha avvertito la necessità di chiarirli, al fine di evitare al popolo dei credenti lo slittamento (o caduta) in forme di eresie.

Anche la Sacra Tradizione è fonte della fede

Fin dai primi secoli la comunità cristiana ha pensato di riunire in brevi e concise formulazioni le principali verità di fede, creando un compendio autorevole e vincolante, da declamare come ufficiale professione di fede (chiamata “simbolo apostolico”. Il “Credo” recitato durante la messa è risultato da successive rielaborazioni, avvenute nei Concili di Nicea, Costantinopoli e Calcedonia (IV e V sec.).

Gesù ha dato agli apostoli il compito (=mandato) di recare a tutte le genti il Vangelo (lett. “buona notizia”), il che essi fecero con la predicazione orale (nel contesto della quale nacque il NT). Ma gli apostoli non potevano vivere in eterno. Affinché il Vangelo si conservasse integro e vivo per i secoli futuri, essi affidarono il loro mandato di insegnamento certo a dei successori (=vescovi) sulla assicurazione di Gesù che lo Spirito Santo avrebbe accompagnato la comunità cristiana nella progressiva comprensione della verità. Questa trasmissione viva del Vangelo di generazione in

Cosa sono le eresie? Sono movimenti religiosi che modificano o negano parti essenziali della fede, per cui di fatto si pongono al di fuori del credo della comunità cristiana.

Cos'è il “Credo”?

Ecco il testo del “simbolo apostolico”:

www.camilliani.it

Io credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,


LA FEDE:

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la resurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

retta di Gesù Cristo come il Risorto), essa si struttura sul modello gerarchico dei successori degli apostoli: la chiesa è apostolica.

Ma siamo sicuri che la chiesa sia “santa”? Guardando alla Chiesa ed alla sua storia passata ci si imbatte in molti limiti ed anche fatti incresciosi. Non si dimentichi che essa è santa, ma fatta di peccatori, persone ancora sotto il condizionamento del peccato. Tuttavia, con l'aiuto dei Sacramenti, essa non smette di purificare se stessa, per passare sempre più da una santità teologale (=dono di Dio) ad una santità morale (=rettitudine di vita) sull'esempio di molti Santi.

È giusto dire: “Cristo si, la Chiesa no!” ?

5. La Chiesa, comunità dei credenti, è madre che genera sempre nuovi figli “Credo la Chiesa...

Cristo ha istituito la chiesa quale nuovo popolo di Dio, affidandole il compito di annunciare il vangelo, battezzare nel nome della Trinità, costruire già da ora il regno dell'amore.

... una, santa, cattolica ed apostolica” Anche se è sparsa per epoche ed aree geografiche disparate, questo popolo trova il suo principio d'unità nella persona di Cristo, che la rende un solo corpo: la chiesa è una. Lo Spirito Santo effuso da Cristo sulla croce e riversato sugli apostoli a Pentecoste genera la chiesa, la sostiene, la arricchisce coi suoi doni, la santifica con la Grazia sacramentale: la chiesa è santa. Essere popolo di Dio non è più un privilegio di un solo popolo (Israele) e ad esso sono chiamate a far parte tutte le genti: la chiesa è cattolica. L'organizzazione interna di questo popolo non copia il modello democratico-assemblearistico (dove la verità è misurata sulla maggioranza). Basandosi sulla fede trasmessa dagli apostoli (che hanno fatto esperienza di-

Non è logico scavalcare la chiesa solo perché non è perfetta: sarebbe come eliminare lo Stato (=anarchia) solo perché è difettoso. E infatti:  che ne sarebbe della fede in Gesù Cristo nel giro di due generazioni se non ci fosse una comunità credente che genera sempre nuovi figli, trasmettendo fedelmente la Rivelazione che essa stessa ha ricevuto?  dove andrebbe a finire il “regno dell'amore” voluto da Gesù se gli stessi credenti non avvertissero la necessità di condividere fraternamente la fede, isolandosi in una religiosità privatistica? E poi, diciamolo: l'additare le ipocrisie altrui è un modo facile per autogiustificarsi del proprio mancato coinvolgimento nell'impegno cristiano, secondo la logica del “lui è peggio di me”.

In sostanza, da chi è formata la chiesa?

Non certo solo dal Papa, i Vescovi e i Preti. Sarebbe come dire che 1'Italia è composta dal Presidente della repubblica, i Deputati e i Senatori. Fan parte della chiesa tutti coloro che credono in Cristo: la chiesa sei tu!

Come si entra in questa ... Associazione? L'amministrazione del battesimo è l'atto formale d'ingresso nella chiesa (cioè si diventa “cristiani”). Col tempo esso deve essere seguito dalla confermazione (o cresima) e dalla prima comunione (eucaristia). Sono questi i tre sacramenti della iniziazione cristiana, che nei primi secoli della chiesa erano celebrati tutti di seguito nel corso della celebrazione della veglia pasquale.

www.camilliani.it


LA FEDE: Cosa sono i sacramenti?

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

Sono segni efficaci della Grazia: usando parole e gesti (=simboli) essi rendono presente ed operante nel credente il dono della vita divina (=Grazia) acquistata per noi da Cristo.

Cosa s'intende per simbolo?

Nella vita umana i segni svolgono un ruolo importante: quando le persone comunicano fra loro ricorrono a parole (“verbale”) e gesti (“nonverbale”) che nella loro cultura sono carichi di significato. Per esempio, se due si amano si fanno la dichiarazione (parola) e si baciano (gesto). Allo stesso modo Gesù ha voluto assumere i segni che facevano parte della vita quotidiana del popolo ebraico per manifestare ai suoi amici la propria presenza (di risorto) ed il dono della vita nuova. È la sua stessa persona che agisce nei sacramenti.

Quali sono i sacramenti?

rende più solido il legame con la chiesa, abilitando il battezzato ad una testimonianza di fede aperta e operosa.

Qual'è il significato dell'Eucaristia? L'eucaristia è il culmine della vita della chiesa. Tutti gli altri sacramenti trovano in essa la loro giustificazione, perché l'eucaristia riassume i significati del sacrificio di Cristo sulla croce, al punto da essere vera e propria ripresentazione (=memoriale) della salvezza operata da Cristo con la sua passione-morte-resurrezione (cioè la Pasqua). Attraverso la “prima comunione” il battezzato inizia a partecipare con tutta la comunità allo stesso sacrificio del Signore.

6. La fede è “un tesoro in vasi d'argilla”

In senso generale è la Chiesa il primo “sacramento, ossia il segno e lo strumento dell'intima comunione con Dio e della unità di tutto il genere umano” (Lumen Gentium 1). Tale sacramentalità della chiesa si esplica attraverso i sette sacramenti, che per i credenti diventano dunque necessari alla salvezza. Grazie ad essi la vita di fede nasce e cresce (battesimo, confermazione, eucaristia), riceve guarigione (riconciliazione, unzione degli infermi) e il mandato per la missione (ordine, matrimonio).

Il cristiano è uno che crede

Qual'è il significato del Battesimo?

In che senso la fede è dono?

Con il battesimo il credente viene “sepolto” con Cristo nella morte (immersione nell'acqua) per poter con Lui risorgere (emersione) vincendo il peccato e la morte, iniziando già da ora la vita nuova nello Spirito (lam pada, olio, veste bianca). Se per causa di Adamo ogni uomo si trova in radicale distanza da Dio (il “peccato originale”), grazie a Cristo “nuovo Adamo” egli viene riconciliato col Padre e reso figlio (di adozione).

Qual'è il significato della Confermazione (o Cresima)? In vista della sua missione salvifica, su Gesù appena battezzato nel Giordano discese lo Spirito Santo, quel medesimo Spirito che più volte Egli promise di effondere su tutto il popolo di credenti, e che effettivamente effuse nel giorno di Pasqua e di Pentecoste. Da lì in poi gli Apostoli comunicarono il dono dello Spirito, destinato a completare la grazia del battesimo, attraverso l’imposizione delle mani. Il sigillo dello Spirito

L'espressione di cui sopra, usata da san Paolo, mostra la sproporzione fra la grandezza della Rivelazione tesoro e la fragilità dell'uomo che ne è de stinatario (vaso d'argilla). Dio ha stima dell'uomo e non ha timore a consegnarsi alla sua intelligenza e libertà. In tal modo però lo responsabilizza, rendendolo suo partner. Così la fede scaturisce da una parte dal dono di Dio, e dall'altra dalla obbedienza (=adesione) dell'uomo. Non nel senso che viene data a uno sì, all'altro no: il vangelo è rivolto ad ogni uomo di buona volontà. E neppure questo “dono” deve essere inteso come un plagio (o ipnosi) cui il destinatario deve per forza aderire: la fede è una proposta fatta al cuore dell'uomo, alla sua intelligenza, libertà e volontà. Dio bussa, ma è la persona ad aprire. Dio si offre, ma non si impone. Insiste magari, ma è l'insistenza dell'amore. Resta comunque assodato che l'iniziativa è sempre sua.

La fede non potrebbe mortificare la personalità?

La fede si inserisce nella dinamica dei rapporti umani. Proprio perché è la risultante di una proposta e di una risposta, non ci sarà mai una fede standard, uguale per tutti: essa è sempre “la mia” fede, “la tua” fede... Non si tratta di incamerare dogmi astratti ed aridi, bensì di costruire un rapporto personale di amicizia con Dio. E ogni rapporto d'amicizia è sempre qualcosa di unico. www.camilliani.it


LA FEDE: Che posto hanno i sentimenti? La persona è fatta di ragione, volontà, ma anche di cuore. I sentimenti sono parte integrante della vita, e quindi anche della fede. La stessa Bibbia presenta un Dio passionale, che soffre, trepida, è deluso, scosso nelle viscere... È un Dio d'amore, e l'amore chiede il concorso dell'affettività. Occorre tuttavia non ridurre la fede al solo sentimento, quasi che questi ne sia l'unico criterio di validità.

Spontaneità o fatica? E l’una e l’altra. Si sa che ogni esperienza significativa della vita passa at traverso momenti di iniziale entusiasmo ed eccitazione, e poi di stasi, poi di fatica... Costruire un rapporto con Dio (e con chicchessia) è faticoso, ma anche appagante: occorre sapersi compromettere fino in fondo, altrimenti resta superficiale. Anche l'aridità, la delusione, il senso del vuoto sono ingredienti della fede.

E quando la fede entra in crisi? Ci sono momenti in cui la fede è messa alla prova: passaggi di crescita (soprattutto l'adolescenza), esperienza del dolore, fatti incresciosi e schioccanti (violenze, eccidi, lager...). Non c'è da meravigliarsi e neppure spaventarsi, perché anche la crisi è pur sempre un'opportunità di crescita. Il punto cruciale è il “come” la si affronta: se con la fuga (tagliare i ponti) o col continuare il dialogo con Dio nonostante il buio. Là dove non bastano le nostre forze occorre l'umiltà di chiedere l'aiuto della preghiera (“Signore, aumenta la mia fede!”), dei fratelli di fede, delle guide spirituali.

Cosa dire del credente... non praticante?

Senza voler entrare nella coscienza di nessuno, non si può non notare una evidente contraddizione, qualora per “credenti” si voglia intendere “credenti cristiani”. Nella logica della Incarnazione, è Dio stesso che ha voluto passare attraverso la mediazione di una Comunità che crede, ascolta la Parola, prega, condivide tutto (At 2,42). Una fede individualistica fa a pugni col vangelo, che è invito alla comunione, con Dio e coi fratelli. È più realistico pensare che il non-praticante abbia una carenza di fede, anche se gli è doloroso ammetterlo.

Una fede... dentro la fede della chiesa

IL FONDAMENTO DEL CREDERE

la sua autenticità e la sua forza (non è questione di maggioranze numeriche), e la chiesa si guarda bene dal cambiarla a piacimento secondo le mode del momento.

La fede, lampada che va sempre alimentata

La fede non è una cosa che si ha, una volta per sempre. È un modo d'essere davanti a Dio, che si rinnova di giorno in giorno. Facciamo nostro il programma di vita di san Paolo: “Mentre l'uomo esteriore si va disfacendo (l'invecchiamento), quello interiore si rinnova di giorno in giorno (cioè la fede)” (2 Cor 4,16). Alla fine della vita dichiara soddisfatto: “Ho combattuto la buona battaglia, ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Ci sono i mezzi per perseverare e crescere nella fede:  ascolto e meditazione della Parola di Dio (purtroppo i più vanno avanti per tutta la vita con la catechesi ricevuta da piccoli!);  vita di preghiera e sacramentale (è Dio che ci santifica);  impegno morale, per coniugare nella vita ciò che si crede e si celebra.

Quando il credente torna ad essere... pagano

Se il cristiano si adagia, finisce per essere riassorbito da una mentalità religiosa che è sostanzialmente pagana. Occorrono dei salti di qualità per evitare che gli idoli si sostituiscano al Dio Vivente. Ecco alcuni esempi di come un cristiano ha oramai ben poco di cristiano:  Fare della religione semplicemente una questione di interesse intellettuale, culturale, sociologico... con l'implicita pretesa di starsene su un terreno neutro: fede come qualcosa di cui discutere, non di cui vivere.  Coltivare il convincimento che un dio vale l'altro, oppure auspicare una utopica “religione universale” (=irenismo religioso) senza avvedersi della specificità della Rivelazione.  Accettare le verità di fede a spizzichi e bocconi, ritagliandosi un proprio credo secondo libere interpretazioni, personali accomodamenti e gusti estetici (=essere “cristiani part-time”).  Avere immagini distorte di Dio, in linea col proprio temperamento caratteriale: un Dio giustizialista (che avvalla la vendetta); un Dio di parte (razzista); un Dio “ideologico” (che faccia da testimonial ad una certa corrente); un Dio amicone (che s'accontenta d'una pacca sulla spalla); un Dio parafulmine (per evitare disgrazie); un Dio burattinaio

La fede della comunità precede la fede del singolo, il quale è invitato ad aderirvi. E quella della chiesa è una fede ricevuta dagli apostoli: qui sta www.camilliani.it


LA FEDE:

(che fa e disfa secondo capriccio), un Dio sadico... invece di convertirsi al Dio Padre di Gesù Cristo.  Creare un netto distacco fra celebrazione (=sacramenti) e vita, fermandosi alla piatta osservanza di pratiche rituali o devozionistiche: accendere candele, idolatrare immagini religiose, fare del crocifisso un amuleto e dei sacramenti delle pratiche magiche...  Pur non negando in via teorica l'esistenza di Dio (sarebbe ateismo), vivere di fatto come se Dio non ci fosse (=ateismo pratico), considerandolo del tutto insignificante per la propria vita.

Maria Vergine è modello della fede

Maria, la madre di Gesù, con il suo “si” (=fiat) all'annuncio dell'arcangelo Gabriele diventa modello di fede per tutta la chiesa. Ella è “beata perché ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore”(Lc 1,45). Anche se in una posizione straordinaria ed unica, anch'ella s'è trovata a dover meditare nel suo cuore gli eventi accaduti, con i tipici timori e domande umane, con la prospettiva dell'emarginazione sociale. Tuttavia ha dato totale fiducia a Dio, abbandonandosi alla sua volontà.

www.camilliani.it

IL FONDAMENTO DEL CREDERE


Parte Seconda

LA SPERANZA: IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA Credo nel Dio Salvatore

www.camilliani.it


LA SPERANZA:

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA È necessario vivere secondo i valori?

1. La vita umana è posta sotto il segno del “senso” Cos'è la vita?

Rispondere a questa domanda sarebbe come addentrarci in una selva intricata. Si potrebbe rispondere a partire da un versante biologico, oppure da uno filosofico, oppure religioso. Potremmo cavarcela dicendo che è un mistero. Inizia la vita là dove ha origine un nuovo organismo, che diventa autonomo rispetto ai precedenti organismi. Non basta essere nati:. occorre “mantenersi in vita”. Si usa dire che la vita è un “continuo combattere”. Per continuare a vivere si devono soddisfare tutta una serie di bisogni.

Quali sono i bisogni?

Non c'è bisogno di leggere libri per conoscerli; ognuno li avverte quotidianamente. Esistono bisogni più legati alla sopravvivenza (respirare, nutrirsi, riposare, muoversi, difendersi dagli agenti atmosferici, procreare...) e altri più di natura psicologica (sicurezza, affetto, stima...). Anche i bisogni psicologici reclamano attenzione, pena un più o meno marcato senso di disagio e sofferenza (frustrazione).

Esiste una caratteristica propria della vita umana?

Se è vero che l'uomo è accomunato agli altri animali in molti bisogni, tuttavia egli avverte alcuni bisogni, quelli filosofico-spirituali, che lo distinguono nettamente da essi. Con questa sua dimensione trascendente egli non solo vive, ma ha la consapevolezza di vivere; non solo fa le cose, ma anche si domanda il perché delle cose; non si sente un membro qualunque della specie, ma un individuo insostituibile, un “io”. Ecco perché l'uomo non si accontenta di avere dei beni (per soddisfare i bisogni), ma va alla ricerca dei valori (per rispondere al bisogno di senso).

Quali sono i valori?

I valori sono quegli atteggiamenti che rendono la persona veramente “umana”, in quanto riflettono la sua alta dignità: l'amore, la libertà, 1'onestà, la giustizia, l'autenticità, la solidarietà, il pensiero, la creatività...

Tutto dipende da quale significato l'individuo intende dare alla propria vita. Se essa è impostata solo sulla soddisfazione dei bisogni fisici e psichici, può essere che ci sia un certo qual benessere Tuttavia l'uomo non può impunemente ignorare la propria dimensione trascendente, perché presto o tardi cadrebbe nel vuoto esistenziale. Ci sono delle domande dentro di lui che urgono risposte: chi sono? perché. sono al mondo? che cosa devo fare? In un modo o nell'altro ognuno deve dare le risposte a tali domande.

L'uomo ha solo bisogno di salute (bio-psichica)? La ricerca del senso non si arresta ai confini temporali della vita, ma li oltrepassa: dov'ero prima di nascere? dove andrò a finire? esiste un “dopo” la morte? Si percepisce la vita come realtà meravigliosa e non ci si arrende facilmente al fatto che essa debba sparire nel nulla. Quell'“io” che ora ha preso consapevolezza di sé chiede di realizzarsi nel tempo (salute) e oltre il tempo (salvezza). Il pensiero della morte diventa la più grande sfida al vivere: perché venire al mondo, sviluppare se stessi, gustare la vita e le gioie... se poi devo perdere tutto?

2. Religioni ed ideologie sono tentativi di spiegazione del mondo e proposte di salvezza Problemi di sempre dell'umanità I grandi “perché” hanno assillato l'uomo di ogni tempo e luogo. La nascita delle religioni e (più tardi) della filosofia rispondono al tentativo di darsi una qualche spiegazione del mondo e della vita, allo scopo in definitiva di trovare una via di salvezza.

Le grandi religioni e le ideologie Alcune religioni e filosofie hanno avuto un particolare successo e si sono imposte in vaste aree geografiche e culturali. Il motivo sta nell'aver saputo offrire un sistema compiuto di spiegazione della realtà, per lo meno sufficiente a garantire un senso di sicurezza a coloro che le abbracciavamo.

www.camilliani.it


LA SPERANZA: C'è differenza tra religione ed ideologia?

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA Che dire del legame “colpa-castigo”?

Sì. La religione si costruisce a partire dall'azione dell'uomo che si lega al divino (re-ligo), considerato l'origine ed arbitro del tutto, allo scopo di controllare e condividerne la potenza. L'ideologia, invece, pretende di spiegare la realtà affidandosi alla sola ragione, considerata l'unico strumento attendibile di conoscenza. Se questa differenza sembra enorme, in realtà poi spesso le religioni e le ideologie sono molto simili, perché è facile che si faccia dire a dio quello che pensa l'uomo, così come d'altro canto è facile che la ideologia coltivi una pretesa di assolutezza simile alla religione.

Nella prospettiva religiosa di frequente si assiste al binomio colpa=castigo: l'aver offeso un dio col proprio comportamento genera la paura di una sua vendetta (dio come giudice severo). Da lì il tentativo di placarne l'ira col ricorso a sacrifici espiatori. Anche nella Bibbia (soprattutto nell'AT) fa capolino la convinzione secondo cui alla “vita buona” consegue la “vita lunga” (benedizioni); al peccato consegue il castigo (maledizioni). Vedremo tuttavia che Gesù nel Vangelo rifiuta tale nesso: Dio è Padre che fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.

Quali sono i contenuti essenziali delle religioni/ideologie?

Volendo affrontare i problemi fondamentali della vita, ogni religione (e ideologia) dà una sua concezione dell'uomo (=l'antropologia) rispondendo alla domanda: chi è l'uomo? Quindi ne fa conseguire un codice di comportamento (=l'etica) rispondendo alla domanda: - cosa deve fare/evitare 1' uomo?

Perché esiste la morale? Proprio perché nell'uomo esiste anche una dimensione spirituale (cioè il bisogno di dare un senso alla vita), è ovvio che egli senta come suo dovere quello di realizzare i propri compiti più alti (i valori, i principi). Tale capacità di capire che il bene va fatto e che il male va evitato si chiama coscienza.

Come opera la coscienza?

La coscienza è la consapevolezza che ognuno possiede circa la propria dignità e, dunque, le proprie responsabilità. Essa agisce come una bussola che permette di orientarsi al bene dentro tutte le situazioni della vita. Se la persona compie un atto contrario alla propria coscienza, avverte immediatamente un rimprovero interiore, chiamato senso di colpa.

Come si spiega il senso di colpa? Il senso di colpa è la consapevolezza d'aver trasgredito alla norma morale (cioè esser venuto meno al proprio essere uomo), unita al dispiace sincero e al naturale desiderio di porre qualche rimedio. Spesso a livello psicologico si avverte la colpa come un debito da estinguere attraverso una punizione o una penitenza (espiazione) con l'intento di recuperare la dignità perduta.

3. Nella morte-resurrezione(Pasqua) Cristo Gesù si manifesta compiutamente come “Signore” e come “Salvatore” La Storia della Salvezza

Nella Bibbia è narrata la “storia della salvezza”. Lo scrittore sacro ripercorre le tappe attraverso cui Dio lega gli uomini a Sé sempre più strettamente, fino a costituirli “popolo di Dio”.

Una storia che parte da lontano Già nella prima parte del primo libro (Genesi 1-11) sono presentate con immagini simboliche quelle che saranno le costanti di questo rapporto drammatico tra Dio e l'umanità:  Dio è creatore di tutto e quanto Egli ha fatto “era cosa buona”;  fra le creature eccelle l'uomo, creato “a sua immagine e somiglianza”, chiamato a vivere la signoria sul mondo in comunione con Dio;  con la disobbedienza di Adamo (peccato=escludere Dio dalla propria vita) si introduce nel mondo il dominio della morte coi suoi frutti: fatica, sofferenza, malattia, morte; incomunicabilità, conflitti...,  pur lasciando che l'umanità paghi lo scotto delle sue scelte (la cacciata dall'Eden), tuttavia Dio non la abbandona, affidandole una parola di speranza: “la Stirpe della donna” schiaccerà la testa al serpente.

Le tappe della “storia della salvezza” Con Noé all'indomani del diluvio Dio s'impegna a non distruggere più l'umanità (segno: l'arcobaleno). Con Abramo dà inizio al proprio proposito promettendo una discendenza numerosa “come le stelle del cielo” (segno:

www.camilliani.it


LA SPERANZA:

la circoncisione). Con Mosé libera Israele dalla schiavitù d'Egitto e lo convoca ai piedi del Sinai per un patto di alleanza (segno: l'arca con le tavole della Legge). Con Giosué accompagna il popolo nella conquista della terra promessa, che si conclude con la grande assemblea di Sichem in cui tutte le tribù rinnovano l'impegno a servire Jahvé, unico salvatore. Israele diventa così la vigna prediletta che il Signore ha piantato perché diventi seme di salvezza per tutte le genti.

Una storia di peccato e di perdono

Nonostante i favori di Jahvé e la sua fedeltà al patto, la storia di Israele è contrassegnata da tentennamenti, infedeltà, peccati. Bene la rappresenta la vicenda famigliare del profeta Osea: egli prende in sposa Gomer, una prostituta, che però lo tradisce. Javhé (nella persona del profeta) vuole riportare nel deserto (=Esodo) la sua sposa (Israele), separarla dai suoi amanti (gli idoli) perché impari nuovamente ad amarlo. Dio non si lascia scoraggiare dalle mancanze del popolo, bensì ogni volta rilancia la sua alleanza attraverso i suoi Giudici e Profeti, facendo intravedere il tempo in cui Egli stesso restaurerà un grande Regno di pace e di giustizia sotto la guida di un Messia.

Cosa significa l'espressione “mistero di Dio”?

È quel progetto di salvezza del genere umano da sempre nascosto nella mente di Dio (=mistero) e oramai definitivamente rivelato e realizzato nella persona di Gesù Cristo.

È dunque Gesù il punto culminante della storia della salvezza? Sì. Gesù di Nazaret non è solo un profeta o maestro spirituale: è il Cristo (= l'Unto), cioè il Messia atteso. La grande rivelazione del Vangelo sta in questo, che egli è il “Figlio prediletto”, il “Verbo (=Parola)” preesistente presso Dio dall'eternità, fattosi uno di noi con lo spogliarsi della sua condizione divina (mistero dell'Incarnazione).

Come sappiamo che Gesù Cristo è di origine divina?

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA Perché Gesù Cristo è il Salvatore? Nell'ultima cena, mentre celebrava la Pasqua ebraica, Gesù volle spiegare agli apostoli il senso profondo di quanto stava per accadere nella sua passione-morte-resurrezione: era Lui stesso a. donarsi facendo propria la volontà salvifica del Padre, per sancire nel proprio sangue la “nuova ed eterna alleanza” (la Pasqua cristiana). In tal modo il Risorto (primizia dei risorti) dischiude nuovamente le porte del paradiso, riconciliando gli uomini con Dio.

Da che cosa ci salva Gesù Risorto?

Se è Dio la fonte della vita, lontano da Lui (=peccato) domina la morte. Gesù ci rimette nella capacità di aderire a Dio (=obbedienza) grazie all'aiuto dello Spirito Santo, la cui energia divina ci fa arginare le forze del male, quelle che ostacolano la realizzazione dell'uomo nel tempo e oltre il tempo. La remissione dei peccati (da una parte) e la guarigione dalle malattie (dall'altra) sono i segni che Cristo ha inteso offrire una salvezza globale.

L'Eucaristia è nutrimento di salvezza Gesù ha parlato di sé come del “pane vivo disceso da cielo” per cui “chi mangia la sua carne e beve il suo sangue ha la vita eterna” (Gv 6,51.54). L'Eucaristia è a suo modo un sacramento di guarigione: nutre la fame e sete di Dio; cancella i peccati veniali e preserva da quelli mortali (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1416); è pegno della gloria futura (idem, 1419).

4. Cristo Gesù, “nuovo Adamo”, è il fondamento della morale Qual'è il fondamento della antropologia cristiana?

Gesù stesso in molti modi (detti e gesti prodigiosi) ha cercato di farlo comprendere ai suoi contemporanei. Tuttavia il segno decisivo è stata la sua Resurrezione. Molti testimoni han potuto contemplarlo nella sua gloria dopo la morte. Egli non era dunque solo un giusto, un martire, un eroe... S'è chiaramente mostrato come il Figlio Unigenito di Dio Padre, Dio egli stesso.

È Gesù, descritto da san Paolo come “nuovo Adamo”, anzi il vero Adamo: come Adamo con la disobbedienza ha trascinato il genere umano nella perdizione, Cristo con l'obbedienza incondizionata lo ha reintegrato nel suo status. Facendoci partecipi del suo mistero pasquale di passionemorte-resurrezione (attraverso il battesimo), Cristo ci rende figli e si costituisce per noi quale paradigma (unico modello) di uomo perfetto.

www.camilliani.it


LA SPERANZA: Da dove nasce perciò l'etica (morale) cristiana?

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA

È ancora l'apostolo ad esortare: - Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù, dove sta Cristo, assiso alla destra di Dio! Il battezzato, oramai “rivestito di Cristo”, non deve più vivere “secondo la carne” per ricadere nuovamente sotto la schiavitù del peccato. Essendo stato liberato deve ora vivere la “vita nuova nello Spirito” abbandonando l'uomo vecchio con tutte le sue passioni.

Ma quali sono concretamente i peccati? Già l'AT additava come particolarmente offensivi verso Jahvé alcuni comportamenti (si veda il Decalogo): idolatria, bestemmia, profanare la festività, omissione dei doveri familiari, omicidio, rapporti extra-coniugali, furto, calunnia, induzione all'adulterio, sopraffazione... Allo stesso modo anche il NT, che rispecchia una coscienza più affine al cuore di Gesù, suggerisce vari elenchi di peccati. Ecco alcuni esempi dell'epistolario paolino: rapporti sessuali contro natura, ingiustizie, cupidigie, malizia, invidia, omicidio, frodi, malignità, diffamazioni, maldicenze, superbia, slealtà (Rm 1,26-31); incesto (1Cor 5,1); fornicazione, impurità e libertinaggio (abuso della sessualità), idolatrie e stregonerie (contro la fede), inimicizie, discordie, gelosie, fazioni, invidie (contro l'unità), ubriachezze, orge... (Gal 5,19-21). Tutti i peccati vengono catalogati da Gesù come mancanza di amore, verso Dio e verso il prossimo.

Attenzione: il cristianesimo è per l'etica del “sì”! Lunghi elenchi di peccati non devono far pensare al cristianesimo come religione oscurantista. In realtà le proibizioni scaturiscono da un previo e deciso “sì” a Dio, che implica il far nostri gli atteggiamenti di Gesù. È ancora san Paolo: - Rivestitevi, dunque, come amati da Dio, santi e diletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza; sopportandovi e perdonandovi scambievolmente... Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione(Col 3,12-14).

Quali sono allora le virtù del cristiano? Anche in questo la Bibbia abbonda di elenchi. Ci basti, a mo' di esempio, la bella sintesi di Rm 12,9-15: La carità non deve avere finzioni: amare con affetto fraterno, garreggiare nello stimarsi a vicenda, essere ferventi, lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera,

solleciti per le necessità dei fratelli, premurosi nell'ospitalità; benedire chi ci perseguita, condividere le gioie e i dolori. Gesù garantisce gioia e pace interiore a chi apprende da Lui, che è “mite ed umile di cuore”.

Ha qualcosa di particolare la coscienza cristiana?

La coscienza cristiana non si ferma a quei principi generali della legge naturale che ogni coscienza retta afferra (es. non uccidere, non rubare). Essa è interpellata a misurarsi sulla statura di Gesù Cristo. Illuminata dalla fede, è in grado di discernere in quali e quanti modi ci si allontana dal progetto salvifico di Dio.

Esiste ancora la distinzione fra peccato mortale e veniale? Siccome la coscienza alla fin fine è un atto personale, la gravità della colpa è proporzionale, oltre che al gesto in sé (materia), alla educazione ricevuta in merito (piena consapevolezza) ed alla libera determinazione della volontà (deliberato consenso). Anche l'ostinazione nel tempo rende grave il peccato. Il vizio (=ripetizione abitudinaria) e la compiacenza sociale (Tanto lo fanno tutti!) sono solo in parte delle attenuanti, perché è esigito comunque un certo sforzo di auto-correzione.

Condannare il peccato, non il peccatore!

Anche quando la colpa può sembrare di una evidenza solare, nessuno può mai giudicare la persona, perché solo Dio conosce l'intimo dell'uomo. È la coscienza personale l'arbitro ultimo della moralità delle proprie azioni. Il peccatore, piuttosto, va esortato alla conversione e sostenuto nel cammino penitenziale.

Il sacramento della Riconciliazione Se Gesù è l'“Agnello di Dio che porta il peccato del mondo”, con la sua morte in un certo senso ha “espiato” tutti i peccati, passati e futuri. L'accostarsi al sacramento della riconciliazione significa professare la fede (=confessare) nell'infinito amore del Padre che sempre ci perdona in Cristo e ci incoraggia a riprendere in pace la strada della comunione con Lui (penitenza)

Qual'è la struttura del sacramento?

Si svolge in quattro momenti: la riprovazione dei peccati col proposito di non ripeterli (contrizione); l'accusa specifica dei peccati (confessione); la richiesta del perdono con l’assoluzione del ministro; l'impegno ad intraprendere il cambiamento di vita tramite una penitenza (soddisfazione). www.camilliani.it


LA SPERANZA:

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA Gesù davanti al problema del male

5. Gesù Cristo, morto e risorto, è la risposta definitiva al problema della malattia e della morte Sofferenza come esperienza tipicamente umana La sofferenza, la malattia grave o invalidante, la morte, il dolore innocente... sono tutte esperienze drammatiche che scuotono nel profondo. Chi ne è colpito fa i conti con la propria finitudine. È allora che martellano nella mente certe domande, tipiche, le quali in un modo o nell'altro mettono sul tavolo la questione del senso del dolore: - Perché occorre soffrire? perché proprio a me?

Il “vocabolario della sofferenza” Scorrendo il frasario di chi è sotto pressione si può vedere come tutto sommato le persone una loro risposta se la danno. C'è chi collega il male a qualche colpa (“Cos'ho fatto di male? Dio non paga solo il sabato”); chi ricorre al destino per spiegare l'inspiegabile (“Doveva succedere!”); chi pensa a una sorta di calendario predisposto da Dio (“Non cade foglia che Dio non voglia”) considerato a volte un educatore “Dio mi sta mettendo alla prova” a volte un persecutore (“Dio non doveva farmi questo torto”); chi si lamenta con la vita matrigna (“Questa è una valle di lacrime”) e con un Dio ora giudice maldestro (“Perché castiga sempre i buoni?”), ora distratto (“Perché il Signore non guarda un po' giù?”), ora superoccupato (“Se il Signore dovesse badare a tutti...!”); chi fa sua una certa saggezza popolare: riconoscendo le proprie responsabilità (“Me la sono cercata”), accettando con realismo la fragilità umana (“La natura è imperfetta”), scovando comunque una qualche positività (“Non tutto il male vien per nuocere”), consolandosi al pensiero di chi sta peggio (“Se portiamo in piazza la nostre croci, torniamo a casa ancora con la nostra”).

Ma esiste un senso al soffrire? Questa lunga carrellata ci mostra come siano diversificati i modi di affrontare la malattia, alcuni più costruttivi, altri più inconcludenti. Spesso Dio viene tirato in ballo proprio perché si avverte che il soffrire umano ha un fondo di mistero. Malattia e morte diventano perciò una sfida ad andare oltre la pura fattualità, per trovare il senso ultimo della vita. Anche Gesù, nella sua esperienza terrena, non s'è sottratto a tale sfida.

Spogliandosi delle sue prerogative divine, Gesù s'è dovuto necessariamente confrontare col mistero del male, che ha decisamente combattuto. Agli esorcismi, con cui annunciava il crollo del potere incontrastato del diavolo, accompagnava gesti taumaturgici (guarigioni, resuscitazioni) per affermare che Dio è il Signore della vita e non della morte. In questa linea egli scarta la spiegazione della malattia come espiazione di peccati personali (Gv 9: il cieco nato). Semmai esorta a leggere gli eventi tragici dell'esistenza come monito a fuggire il male radicale, cioè il peccato (Lc 13,25: Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo).

Gesù e i malati

Verso i sofferenti Gesù ha sentimenti di grande rispetto e compassione. Entra nelle vesti del “buon Pastore” che cura le ferite (fisiche e morali) delle sue pecorelle: si lascia cercare dai malati, li consola, sovente li guarisce.

Che dire dei miracoli di guarigione?

Nonostante i molti miracoli, Gesù non ricorre alla guarigione fisica come soluzione definitiva; infatti non ha guarito tutti i malati del suo tempo. Nella sua intenzione il gesto prodigioso è soprattutto il segno che nella sua persona Dio stesso agisce per salvare l'umanità. Dunque il miracolo deve condurre alla fede. Illuminante l'episodio del paralitico di Cafarnao: “Perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va' a casa tua.” (Mc 2,10-l1)

In cosa consiste la consolazione di Gesù?

Lo si capisce col discorso delle Beatitudini: usando un paradosso, Egli dichiara “beati” coloro che stanno attraversando diverse forme di indigenza e di sofferenza perché sono nella condizione più favorevole per accogliere il vangelo (che cioè Dio è con noi!). Quello è il tesoro nascosto e la perla preziosa, e i ricchi rischiano di non avvedersene.

Gesù davanti alla propria passione

Gesù ha sofferto in prima persona. Lui è l'“uomo dei dolori che ben conosce il patire” (Isaia). Davanti alla morte vive il naturale sentimento del lutto (per l'amico Lazzaro), della paura (Getzemani), del tradimento e rinnegamento (Giuda e Simone), dell'angoscia e della collera (in croce). Esprime apertamente il proprio smarrimento (“L'anima mia è triste fino www.camilliani.it


LA SPERANZA:

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA

alla morte”) e chiede la solidarietà degli amici più cari (“Vegliate con me”). Soprattutto, Gesù prega, presenta la propria storia al Padre con l'invocazione (“Se puoi, allontana da me questo calice!”), l'offerta (“Tuttavia la tua volontà sia fatta”), il lamento (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato!”), l'affidamento (“Nelle tue mani affido il mio spirito”).

rire la consuetudine di chiamare il sacerdote solo se la persona agonizza ed è già incosciente. Va assolutamente superata l'idea (ed il linguaggio) della “Estrema Unzione”. Per il morente la Chiesa riserva il sacramento della Eucarestia sotto la forma del viatico, nutrimento che accompagna attraverso la morte verso la vita risorta.

Dunque è giocoforza che permanga la sofferenza!

Chi può ricevere questo sacramento?

Al cuore della fede cristiana ci sta una croce: Gesù non viene nel mondo per abolire la sofferenza, ma per assumerla e trasformarla in strumento di salvezza.

L'unzione dei malati non va amministrata a chiunque: la persona deve essere effettivamente malata (l'anzianità da sola non è malattia!), credente, cosciente e desiderosa lei stessa di riceverlo.

In che senso la Croce è strumento di salvezza? Gesù non è stato l'inconsapevole vittima di un tranello. Era ben conscio che la fedeltà al piano di Dio avrebbe suscitato la crescente ostilità dei “figli delle tenebre”. Per cui è corretto affermare che è stato Lui a consegnarsi alla morte, per noi. La Croce diventa così la testimone inequivocabile del suo amore. Ed è precisamente quel suo amarci nonostante la croce, che ci salva (“Padre, perdona loro...”) E Dio Padre ha mostrato il suo compiacimento col renderlo vittorioso sulla morte.

Qual'è il legame tra il dolore di Gesù e quello del credente?

Per il cristiano il modo di dare un significato al proprio soffrire è quello di chiamarlo col nome di “croce”. Perché la croce è stata il dolore di Gesù, e il credente è chiamato a conformarsi a Gesù anche nel suo patire, per entrare poi nella sua gloria. Siccome la Chiesa (membra del corpo di Cristo) rinnova nella propria carne quanto è già avvenuto in Cristo (capo del corpo), ogni malato può unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo per la santificazione della Chiesa, affidandosi al Padre con la medesima fiducia ed amore filiale.

Il sacramento della “Unzione dei malati”

È il sacramento specifico per la situazione di malattia. La Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato perché alleggerisca le loro pene e li salvi. Il sacramento, unendo il malato al Cristo sofferente ma vincitore, alimenta in lui la speranza, suscita energie nuove, allevia l'angoscia e sorregge nella lotta contro il male.

Non è il sacramento dei moribondi!

6. Viviamo nell'attesa del nostro Signore Gesù Cristo Il cristiano è uomo di speranza

Alle domande sulla vita e ciò che sta oltre il cristiano risponde sulla base della fede in Gesù Cristo Salvatore. Solo chi arriva a dire con san Paolo “per me vivere è Cristo” riesce ad aggiungere “.... e il morire un guadagno”. La morte obbliga a spingere lo sguardo nel “dopo”, ma la Rivelazione garantisce che quel “dopo” è pieno di Dio, quando Cristo alla sua seconda venuta (Parusia) consegnerà tutto nelle mani del Padre.

Il cristiano crede nella "resurrezione della carne"

È comprensibile il dubbio se esista o no una vita dopo la morte: il dubbio è indice di intelligenza e libertà. Tuttavia il credente sa che se Cristo non è risorto, vana è la nostra fede; e chi spera in Lui solo per questa vita è da compiangere più di tutti gli uomini (1Cor 15,17-19).

Il Cristianesimo predica dunque la fuga dal mondo?

Ricordiamo la precisazione di Gesù: i discepoli sono nel mondo, ma non del mondo. La certezza che la nostra vita (e l'intera storia) viene da Dio per tornare a Lui non ci distoglie dalle cose terrene; anzi ci immerge in esse con tutta la consapevolezza della nostra dignità e responsabilità. Il cristiano è un appassionato della storia e della vita, perché sa che attraverso la successione degli eventi (cronos) Dio dispiega il suo piano di sal vezza (cairos), sicché la speranza diventa in lui forza di trasformazione del mondo.

Va ribadito che l'Unzione dei malati è un sacramento di guarigione (cfr. il segno dell'olio) e non la benedizione del morente. Purtroppo è dura a mowww.camilliani.it


LA SPERANZA: Per una cultura della vita

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA

L'uomo è chiamato a partecipare alla vita stessa di Dio. Questo rivela la grandezza e preziosità di ogni vita umana. Se Dio ha voluto ed amato ogni singolo uomo, significa che ogni persona ha un valore incomparabile e che nessuno (neppure lo Stato) può legittimamente sopprimerla (vedi: aborto, pena di morte, eutanasia...).

mo del tempo, ma non indefinito. È dunque un convincente appello alla conversione, ci avverte che ogni nostra azione è segnata sul “libro di Dio”. La morte viene così a coincidere con un giudizio, e la nostra sarà una resurrezione per la vita (paradiso) oppure una resurrezione per la condanna (inferno). Il giudizio finale sarà misurato sulla carità (Mt 25,3l-46).

Il senso della Provvidenza: lasciar fare a Dio

Dunque esistono l'inferno e il paradiso?

Il credente passa attraverso le vicende della vita (belle o brutte che siano) mantenendo vivo il senso dell'abbandono in un Dio che è Padre. Nel successo non si esalta; nella sconfitta non si abbatte: sa che il Padre veglia e provvede: "Se anche una madre si dimenticasse del frutto del suo grembo, Io non mi dimenticherò mai di te" (Is. 49,15). La “resa” a Dio produce la "resistenza", il saper durare nel dolore (pazienza).

Come sarà il nostro futuro stato di vita?

Il "come" sfugge alle possibilità conoscitive. L'unica indicazione ci viene dal Gesù risorto, così come appariva agli apostoli. Era proprio Lui, eppure circonfuso di gloria e libero da vincoli spazio-temporali. Possiamo dunque affermare che la resurrezione non ci trasforma in esseri amorfi, senza volto e senza storia: sarà proprio il nostro "io" a rivivere. E tuttavia non sarà la semplice ripetizione della vita terrestre ("non ci sarà uomo o donna, ma saremo come gli angeli di Dio"). Quel che più conta è che in Paradiso vedremo Dio faccia a faccia, così come Egli è.

La morte

Sul piano umano la morte è una grande sciagura, ci priva di tutti quei beni che la vita ha portato con sé. In verità per molti può essere la benvenuta perché pone fine anche a tanti mali. Fortunati o sfortunati, ricchi o poveri, realizzati o falliti... tutti siamo prenotati a questo appuntamento per il fatto stesso d'essere nati. Il cristiano guarda in faccia a questa realtà con realismo, senza nascondersela (morte-tabù), pur avendone paura. Nella prospettiva di fede, infatti, non è la fine di tutto, ma il passaggio a una forma nuova d'esistenza.

Giudizio

E perché no?! Al di là di immagini più o meno colorite, l'esistenza di questi due “stati di vita” nell'eternità è del tutto congruente con la logica della libertà e responsabilità. Noi stessi non riteniamo corretto cambiare le volontà del defunto: perché lo dovrebbe fare Dio? Egli resta dispiaciuto, tuttavia rispetta le nostre scelte. Quali definizioni potremmo dare? L'inferno è morte eterna, perché privazione di Dio; il paradiso è vita eterna, perché pienezza di Dio.

Quando il credente torna ad essere… pagano  Restare nel radicato convincimento che a salvarci sono le nostre buone azioni (i meriti) e non la fede nell'amore gratuito di Cristo (fariseismo).  Vivere la morale come calcolo (“Fin dove si può?”) e ricerca di cavilli (morale casuistica) per “essere a posto” più che vivere la legge di libertà che Cristo ha inaugurato. Ecco la sfida di sant'Agostino: Ama, e fa' ciò che vuoi! Il Vangelo non va seppellito sotto una caterva di precetti.  Confondere il “siate perfetti” con il perfezionismo, l'impegno di conversione con la scrupolosità, il senso del peccato con la disistima di sé, la penitenza con l'autolesionismo... Al proposito, alcune nozioni di psicologia aiuterebbero a fare un po' di chiarezza.  Restare prigionieri di una visione esclusivamente terrena della salvezza (salute, benessere, tranquillità...), secondo la concezione “vita buona = vita lunga”, fino a ritenerla un diritto acquisito.  Guardare ai Santi (dell'altare) non come a figure particolarmente riuscite di credenti, conformati a Cristo, dai quali prendere stimolo ed esempio per la propria santificazione, bensì come ad amuleti, parafulmini, protettori dai quali ottenere trattamenti di riguardo. Non sono i Santi ad elargire le grazie: al più essi intercedono presso Dio.  Cercare risposte alle domande ed alle ansietà dell'esistenza col ricorso a forze occulte (spiritismo, evocazione dei defunti), alla magia, alla

Secondo un detto popolare “la morte è l'unica cosa giusta”: nessuno la sfugge e questo ci rende uguali. Eppure c'è modo e modo di morire, per il fatto che c'è modo e modo di vivere. Chiudendo il tempo del libero arbi trio, la morte sigilla per sempre le scelte della vita; ricorda che sì, abbiawww.camilliani.it


LA SPERANZA:

astrologia, all'attesa ossessiva di fenomeni straordinari (segni, apparizioni, coincidenze). Lo stesso vale per il nevrotico attaccamento al danaro, alla “dea fortuna”, alla superstizione.

Veneriamo Maria, segno di sicura speranza

Maria è la prima beneficiata dalla redenzione di Cristo, vittoriosa fin dall'inizio sul peccato (Immacolata Concezione) ed associata subito dopo la morte alla resurrezione di Cristo (Assunta in cielo). La Chiesa si specchia in Maria in cui vede realizzato compiutamente il proprio destino di gloria. La Chiesa, popolo di Dio, è la sposa santa e purificata da Cristo (Ef 5,26) che scende dal cielo, da Dio, adorna per il suo sposo (Ap 21,2).

www.camilliani.it

IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA


Parte Terza

LA CARITÀ: L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE Credo nel Dio Amore

www.camilliani.it


LA CARITÀ:

L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE

1. La relazionalità è una dimensione essenziale della persona L'uomo è un essere sociale L'uomo non è un'isola. Privato della sua natura sociale non sarebbe più riconoscibile: non ci sarebbe lingua, cultura, istituzioni... L'intelligenza stessa, unica per qualità nel mondo animale, ha bisogno della collettività per essere stimolata, educata, potenziata.

Una conferma La psicologia spiega come tutti i fenomeni psichici siano marcatamente condizionati dalla qualità delle relazioni: a seconda che siano o no soddisfacenti, l’“io” si sviluppa più o meno armonicamente. E, d'altra parte, avviene anche il moto contrario: le conflittualità interne all'“io” finiscono in un modo o nell'altro per investire i rapporti interpersonali. Infatti, un po' tutti i bisogni espressi dalla persona hanno una valenza sociale: il bisogno di appartenenza, di affetto, di stima, di autorealizzazione,di religiosità... Gli stessi bisogni fisici per lo più richiedono il concorso della collettività per la propria soddisfazione.

La prova del nove: la solitudine

Quando la quantità o qualità delle relazioni è carente si soffre un senso di solitudine e di tristezza. È un malessere molto diffuso oggi. Le cause sono le più disparate: emarginazione sociale (per alcune forme di presunta “diversità”: handicap fisici, etnia, ideologia, religione...); reclusione coatta (ospedalizzazione, acciacchi dell'età...); i casi della vita (lutti, abbandoni, separazioni...); forme di auto-esclusione (i barboni...); eccessiva sensibilità (ferite del passato mai rimarginate...).

C'è più gioia nel dare... Essendo una dimensione fondamentale, la capacità relazionale è unità di misura della maturità della persona. Nella sua evoluzione l'individuo percorre un arco che va dai ristretti orizzonti dell'egocentrismo alla apertura dell'amore oblativo. In questa crescita l'altro passa dall'essere un oggetto all'essere riconosciuto quale soggetto, valore in sé. Rinunciando alla prete-

sa di dominare ed usare l'altro, si scopre che nel donarsi c’è una gioia più grande. Chi trattiene il dono (lo “scapolone”) gira a vuoto su se stesso e fi nisce per smarrire il senso del proprio stare al mondo (effetto boomerang).

Scoprire la propria amabilità

Dietro l’incapacità di donare ci sta l'incapacità di ricevere. Chi non si lascia amare difficilmente è in grado di amare. Solo la consapevolezza d'essere amabili e d'avere già ricevuto ci rende liberi nell'amare e nel donare.

2. L'esigenza di relazione nelle religioni e nei movimenti culturali Le religioni svolgono anche una funzione sociale Tra i tanti compiti cui hanno da sempre assolto le religioni c'è senz'altro quello di soddisfare il bisogno di appartenenza e di socializzazione, vero per l'uomo di ogni tempo e luogo. Già si nota come i riti abbiano un carattere collettivo (il sacerdote, i seguaci); spesso la religione concorre a caratterizzare l'identità di una popolazione (così si spiega il perché siano frequenti i connubi di “trono e altare”). Dunque, se l'essere umano è un essere sociale, le religioni sono un ottimo fattore di aggregazione.

Alla fin fine cosa predicano le religioni?

Al di là delle diversità delle dottrine (anche enormi), nel codice genetico delle grandi religioni ci sta la ricerca del bene, e finiscono per individuare nell'Amore il massimo delle aspirazioni umane. Illuminante a questo riguardo è l'immagine del Papa, ad Assisi, che coi rappresentanti delle massime religioni del mondo prega per la pace.

Il parere delle scienze umanistiche Nel loro studio dell'uomo le discipline umanistiche si soffermano sulla centralità della sua dimensione sociale. L'uomo e un essere-in-relazione” (filosofia) soggetto a dinamismi interpersonali, dentro di sé (psicologia) e fuori di sé (sociologia).

Le “moderne religioni” del villaggio globale

Oggi fanno tendenza movimenti d'opinione trasversali che attraversano i più disparati gruppi culturali etnico-religiosi ed esprimono certe sensibiliwww.camilliani.it


LA CARITÀ:

tà. Sono i temi del pacifismo (niente guerre!), della mondialità (l'unità planetaria), dei diritti dell'uomo (organismi internazionali di difesa e di denuncia), della solidarietà filantropica (amore per l'uomo), dell'animalismo (amore per gli animali) e dell'ecologia (rispetto della natura).

Il ritorno al privato Per quanto riguarda il privato è tanta la voglia di tenerezza, di amicizia, di amore, di sincerità di rapporti. Sono questi temi il segreto del successo di best-seller letterari e cinematografici. Senza parlare dei rotocalchi. Anche l'enfasi del sesso non è che il tentativo di compensare sul piano fisico (il piacere) quanto manca sul piano affettivo (l'amore).

E i fenomeni di massa?

Colpiscono certe adunate di enormi masse richiamate da appuntamenti sportivi (stadi), ricreativi (ferie, discoteche), di spettacolo (i divi). Anche le moderne “fedi” si mettono in processione per rendere gioiose le loro fe ste.

3. Un Dio che è Amore: del Padre, per il Figlio, nello Spirito

L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE Cosa dice il Vangelo a proposito? Gesù manifesta uno stretto rapporto di figliolanza con Dio, cui si rivolge col termine “Abbà”(=papà, babbo). Si considera “una cosa sola” col Padre, col quale ha perfetta unità d'intenti, e chi vede Lui vede il Padre (Gv 14,9). Nelle teofanie (=esplicite rivelazioni del divino) del Battesimo e della Trasfigurazione il Padre lo dichiara suo “figlio prediletto” e fa scendere su di Lui lo Spirito. È quello stesso Spirito che Gesù promette di inviare come “Consolatore” ai suoi dopo la propria dipartita.

Tutta la Trinità è all'opera nella Resurrezione

È soprattutto nel mistero pasquale di umiliazione ed esaltazione di Gesù che si disvela la Trinità. Esso infatti “è non solo storia del Figlio, che si umilia e risorge alla vita, ma anche storia del Padre che lo consegna alla morte e gli dona la vita nuova, e storia dello Spirito Santo che, consegnato sulla croce, è effuso in pienezza nella vittoria pasquale” (B.Forte).

L'essenza della Trinità? AMORE Gesù ha fornito la spiegazione ultima della Pasqua come rivelazione dell'amore del Padre (lGv 4,9-10), che ama il Figlio e lo invia per riportare nel suo amore tutti i figli dispersi (Gv 15,9). Gesù in persona è il riflesso di questo amore, donando la sua vita per gli amici (Gv 15,13).

L'amore di Dio nel segno dello “spezzare il pane” Il Dio dei cristiani è Trinità

Man mano che si dispiega il piano di salvezza, vengono a chiarirsi i lineamenti di Dio. Rivelatosi inizialmente come il solo vero Dio (=monoteismo), nel NT l'unicità di Dio si manifesta come perfetta unità di Padre, Figlio e Spirito Santo (Trinità). Al suo interno, dunque, Dio è “famiglia”, perché relazione di tre Persone.

Perché non s'è svelato subito come Trinità?

Nel gesto dell'ultima cena Gesù ha focalizzato il significato della sua morte imminente: - la sua vita viene offerta in dono per la salvezza di tutti (l'annuncio); - i discepoli dovranno “fare memoria” (=rinnovare nella celebrazione) di questo evento salvifico (la liturgia); - nella Chiesa tutti, sull'esempio del Maestro, “si laveranno i piedi gli uni gli altri” (vita come servizio). È dalla Eucaristia perciò che scaturiscono i tre compiti (=ministeri) della chiesa: l'evangelizzazione, la liturgia e la carità.

Dovendo convivere in mezzo a popolazioni politeiste (=con molti dei), la prima preoccupazione per Israele era quella di affermare l'esistenza di un solo Dio (Jahvé). Ciò non ha impedito che già nell'AT ci fossero alcune intuizioni trinitarie: a volte Dio sembra “consultarsi” al suo interno (l'uso del “noi”); si parla della “Sapienza”, presente già nella creazione, in modo personificato; ci sono molti richiami allo “spirito” come soffio creatore e vivificatore, che sarà abbondantemente effuso sul futuro Messia. www.camilliani.it


LA CARITÀ:

4. La Chiesa, convocata nella memoria della Pasqua, è resa “unico corpo” in Cristo Dalla Babele alla Pentecoste Si narra nella Bibbia (Gen 11,1-9) che, volendo gli antenati erigere in Babele una torre alta come segno del potere nei confronti di Dio (=peccato di orgoglio), si confusero le loro lingue ed essi si dispersero per tutta la terra. Di contro, in Gerusalemme a Pentecoste avvenne qualcosa di speculare (At 2,l-13): essendo stati gli uomini riportati al corretto rapporto con Dio (grazie alla giustificazione di Cristo), ricominciarono a capirsi pur se di regioni geografiche lontane.

La Chiesa nasce come dono “dall'Alto”

L'istituzione della Chiesa non avviene per una iniziativa “dal basso” dei discepoli, che con l'arresto di Gesù erano niente più che uno sparuto gruppo di fuggitivi. È stato piuttosto il segno sconcertante della resurrezione e la consacrazione pentecostale a radunare sempre più fedeli nell'ascolto della parola degli Apostoli (annuncio), nella frazione del pane e nelle preghiere (liturgia), nell'unione fraterna e nella condivisione (carità) (At 2,42).

Nell'Eucaristia la comunità diventa unico corpo L'assimilazione della Parola e, ancor più, del pane consacrato sono per il credente reale comunione con la persona di Cristo risorto, che sempre si dona per regnare nel suo cuore e nella sua vita. Mangiando il corpo di Cristo, è il battezzato ad esserne assimilato come membra del Suo corpo, pietra viva per l'edificazione del tempio spirituale (lPt.2,5).

In Cristo siamo tutti fratelli

Anche se gli uomini hanno mille ragioni per dividersi, la Chiesa continua a credere nell'unità, perché sa che Cristo risorto l'ha legata a sé. Perciò essa non si stanca di ricercare la comunione fraterna, pur fra ostacoli e difficoltà, realizzando la preghiera di Gesù: “Come Tu, Padre, sei in me e io in Te, siano anch'essi in noi una cosa sola” (Gv.17,21).

L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE Perché andare a Messa? Per i battezzati è la domenica il giorno della festa. Essa è ricordo della Pasqua e per questo viene detta “Giorno del Signore” (dominicae dies). Come ogni famiglia, anche i battezzati festeggiano i motivi del proprio essere comunità (Parola di Dio), sedendosi alla stessa mensa (l'altare), cibandosi dello stesso pane e vino (Cristo), condividendo la stessa gioia e gratitudine verso il Dio, padre di tutti.

5. Una Chiesa tutta ministeriale e vocazionale: la diversità dei carismi per la comune utilità Come il corpo ha molte membra... La Comunità cristiana può essere paragonata al corpo o alla macchina: tutte le parti, con le loro diverse funzioni, concorrono nel perseguire il medesimo obiettivo (per il corpo è vivere; per la macchina è svolgere una operazione). Ora, l'obiettivo della Chiesa è di portare il Vangelo in tutto il mondo, facendo di tutti gli uomini (razze, lingue...) un unico popolo di Dio, santo e immacolato.

In che modo la Chiesa adempie al suo compito? Seguendo le orme di Gesù che fu profeta, sacerdote e re, la Chiesa assolve ad un compito profetico, sacerdotale e regale (= il triplice ministero).  Nel ministero profetico testimonia in parole ed opere il Vangelo di Dio: evangelizzazione, catechesi, predicazione, lettura dei segni dei tempi, esemplarità di vita...  Nel ministero sacerdotale fa del proprio impegno cristiano una offerta gradita a Dio, in unione a quella di Cristo, “Agnello senza macchia”, così che tutto sia a gloria di Dio.  Nel ministero regale agisce concretamente nel mondo per far crescere in esso il “Regno di Dio” sul “regno del peccato”: santità, giustizia, pace, amore...

Qual'è la forza che rende dinamica la Chiesa?

Per usufruire dei benefici acquistati da Cristo la Chiesa aveva bisogno del dono dello Spirito Santo, che è Dio e con la sua presenza (inabitazione) www.camilliani.it


LA CARITÀ:

santifica la Chiesa attualizzando la Pasqua dei battezzati nelle molteplici circostanze di vita.

La Chiesa è arricchita di molteplici doni Lo Spirito distribuisce i suoi doni ai credenti così come vuole. Chi il dono della sapienza, chi il dono della scienza, chi il dono delle fede, chi il dono di operare guarigioni, chi il potere dei miracoli, chi la profezia, chi il discernimento... A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito (=carismi) per l'utilità comune (cfr. 1 Cor 12,7-11)

Tutti sono chiamati!

Nella comunità cristiana tutti sono chiamati alla “sequela di Cristo”(= la vocazione). Tuttavia nessuno ha questa esclusiva: se Gesù è l'uomo perfetto, noi invece siamo limitati. I carismi sono quei doni particolari che rendono il singolo credente maggiormente affine a questo o quell'aspetto della persona di Gesù: Gesù che prega sul monte; che istruisce le folle, che consola i poveri, che guarisce i malati, che perdona...

L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE Chi è il monaco? Gesù previde la forma di vita dei Religiosi dicendo che “ci sono eunuchi per il regno dei cieli”. Alcuni battezzati si sentono chiamati a seguire Cristo più da vicino, anche nella sua forma di vita, e si consacrano pubblicamente (=Professione dei voti) con i “consigli evangelici” di castità, povertà e obbedienza. In tal modo essi diventano agli occhi di tutta la Chiesa segno vivente del primato di Dio.

I due “Sacramenti del servizio” Fra i sette Sacramenti ve ne sono due che rimarcano il senso della vita come scelta di servizio: un servizio all'amore e alla vita (Matrimonio) e un servizio al Vangelo e al popolo di Dio (Ordine).

Il sacramento del Matrimonio

I tre “stati di vita” nella Chiesa

Nella comunità cristiana ritroviamo tre fondamentali stati di vita, il cui significato ecclesiale consiste nel porre maggiormente l'accento sull'uno o sull'altro dei tre ministeri: il pastore, simbolo del sacerdozio; il laico, simbolo della regalità; il monaco, simbolo della profezia.

Il matrimonio è fondato sulla mutua donazione dei coniugi che formano un’intima comunità di vita e di amore. Essendo per sua natura fondato sui valori di fedeltà, fecondità e indissolubilità, esso è la condizione umana che meglio rispecchia la totalità dell'amore di Dio per la Chiesa, “sposa di Cristo”. I ministri del sacramento sono gli stessi sposi tramite il loro consenso, che il ministro di culto si limita a benedire. Arricchita della gra zia sacramentale, la nuova famiglia diventa essa stessa “chiesa domestica”, chiamata a crescere nell'amore, nel dono della vita e nell'impegno civile ed ecclesiale.

Chi è il pastore?

Il sacramento dell'Ordine

Per “pascere il suo gregge” Gesù stabilì i suoi apostoli (e successori) con una sacra potestà, affinché si ponessero a servizio del popolo di Dio col compito di insegnare (=il Magistero), governare (=il Diritto Canonico) e santificare (=i Sacramenti). Il loro è un “sacerdozio ministeriale”, in quanto si mette a servizio del “sacerdozio comune”, che è di ogni battezzato.

Chi è il laico?

Con questo sacramento i ministri del culto vengono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo sacerdote, così da poter agire in suo nome. Tre sono i gradi dell'Ordine:  l'episcopato (vescovi, cardinali, papa), che dona la pienezza del sacerdozio ministeriale (rende cioè atti ad amministrare tutti i Sacramenti). Il vescovo è a capo della “chiesa locale”(=la Diocesi);  il presbiterato (sacerdoti) che rende collaboratori e delegati del vescovo, con facoltà di amministrare il battesimo, la cresima (su delega), l'eucarestia, la riconciliazione e l'unzione degli infermi, oltre a benedire il matrimonio. Il presbitero è generalmente a capo della parrocchia (oppure svolge uffici particolari);  il diaconato (diaconi e diaconi permanenti), che rende collaboratori del vescovo soprattutto nel servizio della carità. Il diacono ha facoltà

Sono laici tutti coloro che, in quanto battezzati, appartengono al popolo di Dio, ad esclusione del Clero e dei Religiosi. La nota peculiare del laico è il suo carattere secolare (secolo=mondo), perché il suo modo di far crescere il Regno di Dio è quello di trattare le cose temporali (lavoro, economia, politica, cultura, scienza...), così da essere “sale della terra”. Anche fra i laici ci sono forme di consacrazione (=gli Istituti Laici). www.camilliani.it


LA CARITÀ:

di battezzare e benedire il matrimonio, oltre a celebrare i “sacramentali” (es. liturgia della Parola, benedizioni, esequie...).

L'UNIVERSALE CHIAMATA ALL'AMORE

cio (=offerta); nella preghiera si fa mistica (=dialogo amoroso col divino)...

Frutto dell'amore è la gioia

6. Al di sopra di tutto la carità, che è vincolo di perfezione La carità è virtù teologale

Prima che frutto dello sforzo umano, la carità è innanzitutto dono di Dio diffuso nei nostri cuori. Se noi amiamo, è perché Dio ci ha amati per primo. Come la fede è un rispondere con fiducia al Dio che rivela, così la carità è rispondere con amore al Dio che ama. La fede non è autentica se non diventa amicizia personale con Dio.

Ama il prossimo tuo... Chi dice di amare Dio (che non vede) e non sa amare il fratello (che vede) è un bugiardo (1Gv 4,20). L'amare Dio comporta il fare nostro il Suo amore per ogni uomo, con predilezione per il più bisognoso. Non per niente Gesù ha voluto identificarsi in esso, considerando come fatto alla Sua persona il bene (o male) compiuto verso gli ultimi.

... come te stesso!

L'annuncio “Dio ti ama” è il più bello, ma anche il più difficile da credere, soprattutto da parte di chi si porta dentro antiche ferite, essendo stato in passato trascurato, emarginato, umiliato. Tuttavia, anche se difficile, questo messaggio è la sola medicina realmente balsamica: se Dio ti ama, allora non sei più solo perché sei abitato da Lui; non continui a sentirti in credito verso la vita perché in Lui hai già tutto; ti senti “qualcuno” perché Lui ti stima; sai perdonarti difetti e colpe perché Lui ti accetta come sei e ti perdona. L'amare il prossimo inizia là dove si impara ad amare se stessi.

La carità è l'anima di tutto l'agire

Il segreto della gioia sta nell'amore. “Non è importante quante cose si fanno, ma se si fanno per amore. Il frutto dell'amore è la gioia. Il frutto della gioia è la pace”(Madre Teresa di Calcutta).

Quando il credente torna ad essere… pagano  Escludere i fratelli di fede (=la Chiesa) dal proprio percorso spirituale e non avvertire il dovere di farsi carico della loro crescita.  Trasformare la vita cristiana in una fredda osservanza di precetti, nel timore di un Dio visto più come “padrone” che come Padre; così pure vivere con distacco e scarsa umanità le relazioni con le persone.  Impostare i rapporti con chi è “diverso” all'insegna della paura, del sospetto, del pregiudizio, del rifiuto..., incasellando le persone in categorie: l'extracomunitario, il meridionale, il drogato, il miscredente, l'avanzo di galera...  Ritenersi in diritto davanti a Dio di mantenere rancori, risentimenti, divisioni, spirito di vendetta per alcuni torti subiti.  Fare del proprio aiuto a chi è nel bisogno (=l'elemosina) un semplice gesto di filantropia, la ricerca di una gratificazione psicologica, un modo per togliersi da imbarazzi, per compensare le proprie malefatte, per lustrare la propria immagine sociale o politica.  Sottrarsi al compito di difesa dei deboli e della denuncia (quando necessaria) a fronte di gravi ingiustizie(=omissioni).  Vivere l'affettività e la sessualità in modo sfilacciato e disordinato, nella superficialità del rapporto, nell'esclusiva ricerca dei piacere (=edonismo), nell'usare il corpo dell'altro come oggetto (=reifica-zione).

Siamo figli di Maria, la madre dell'amore Per il credente è la carità il principio a cui si aspira la persona (=la motiNel cantico del “Magnificat” Maria Vergine esplode in un inno di gioia e vazione) per cui essa diventa la misura della sua maturità in quanto cristiadi ammirata gratitudine nella contemplazione dell'amore di Dio che l'ha no. Può prendere nomi diversi secondo il contesto esistenziale in cui si inscelta e prediletta (la “piena di Grazia”) perché generasse il Salvatore (la carna: di fronte alle indigenze essa si fa misericordia (=prossimità); di “madre di Dio”). Sotto la croce Maria rinnova il suo “Sì” donando il suo fronte alle offese si fa perdono (=puro do no senza un ritorno); di fronte ai figlio all'umanità e venendone ricambiata, per bocca di Gesù, col titolo di doni si fa gratitudine; nei rapporti affettivi si fa castità (=trasparenza); “madre della Chiesa”. nella solitudine si fa dialogo con Dio; nella sofferenza e fatica si fa sacrifiwww.camilliani.it


INDICE

Parte prima

PREMESSA..........................................................................................2 LA FEDE:..............................................................................................3 IL FONDAMENTO DEL CREDERE..................................................3 LA SPERANZA:.................................................................................12 IL PROBLEMA DELLA SALVEZZA...............................................12 LA CARITÀ:......................................................................................21 L'UNIVERSALE CHIAMATA .......................................................21 ALL'AMORE......................................................................................21

Questo documento è stato scaricato da www.camilliani.it

Catechesi  

Nel contatto personale coi fedeli i Cappellani costatano sempre più quanto sia inadeguata la preparazione catechistica del popolo di Dio, no...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you