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Credits 31/12 Testi: Emiliano Colasanti Artwork, grafica ed impaginazione: Massimiliano “Intweetion� Lancioni Editing: Giulia Blasi Le foto e le copertine degli album sono materiale promozionale fornito dalle case discografiche. Tutti i dischi sono in ordine alfabetico e non di preferenza. www.stereogram.menstyle.it Il pdf gode di licenza Creative Commons. Diffondetelo e fatene quello che volete, ma non dimenticate di citare la fonte e gli autori. Grazie.


31/12

Le liste sono come le opinioni. Ognuno è portato a credere che la propria sia l’unica ad avere un valore. Per questo, come le opinioni, spesso lasciano il tempo che trovano. Vanno prese per quello che sono: un gioco. Il libricino (pdf ) che state leggendo vuole essere una sorta di diario raccontato con le parole di un blog musicale. In un anno di Stereogram ci sono passati per le mani centinaia di dischi e canzoni. Alcuni abbiamo cercato di dimenticarli in fretta, altri ce li siamo portati dietro. Giorno dopo giorno. 31/12 non è nient’altro che questo. Una guida alla musica che più ci ha fatto compagnia in questo 2008. Non abbiamo la pretesa di stilare un campionario di tutto quello che di buono è stato fatto nel corso di questo ultimo anno. Semplicemente: qui c’è quello che è piaciuto a noi. E non è detto che possa piacere a tutti. Di sicuro, però, potrebbe essere utile per scoprire qualche album che vi è sfuggito. D’altronde, le liste servono anche a questo: a scoprire cose nuove sfruttando il gusto degli altri. Abbiamo pensato di sceglierne 31 e poi aggiungerne altri 19. Un po’ perché ci piaceva fare cifra tonda, parecchio perché mai come quest’anno la qualità di alcune proposte è stata elevatissima. Magari

Baustelle

Amen

mancherà il disco per cui tutti si strapperanno i capelli, il dominatore assoluto, ma ce ne sono tanti che vale la pena di ascoltare. Fateci sapere se vi piacciono. Tanto, sapete dove trovarci. 31/12 (come i giorni che compongono i mesi, come i mesi che compongono un anno, come l’ultimo giorno dell’anno) non sarebbe stato possibile senza l’aiuto di Massimiliano “Intweetion” Lancioni. E’ lui che si è occupato della parte grafica e che ha reso questo cosino bello da vedere e da conservare. Magari anche da stampare. Toh. Il lavoro di revisionare il tutto, invece, è opera di Giulia Blasi, special guest abituale di Stereogram. L’unica persona in grado di fare ordine nel delirio. Le cazzatine scritte sotto le copertine dei dischi (e la scelta degli stessi) sono opera mia. Per cui se dovete insultare qualcuno, sapete con chi prendervela. Buona lettura. Emiliano Colasanti www.stereogram.menstyle.it

Atlantic / Warner

P

ronti, via. Il disco italiano più controverso ed importante dell’anno. Quello che ha più diviso pubblico e critica, e se da una parte fioccano i premi (il Tenco, su tutti), dall’altra arrivano accuse e giudizi feroci. Perché sì, è vero, i Baustelle del 2008 sono pretenziosi, piacciono ai ragazzini e strizzano l’occhio, ma lo fanno con un album coraggioso, semplice solo in apparenza e pieno di spunti musicali e testuali interessanti. Pop che guarda al passato, ma con suoni pieni e colorati. Alla portata di tutti, ma non per tutti.

video:

“Alfredo” live con quartetto d’archi website www.baustelle.it pickup: L’uomo del secolo


Beck

Bodies of Water

Modern Guilt

A Certain Feeling

Universal

P

roprio quando meno te l’aspetti, quando tutti lo davano per finito, costretto a riprodurre all’infinito lo schema di “Odelay”, Beck torna e lo fa in grande in stile. “Modern Guilt” sembra un “moderno disco di fine anni ‘60”. La disomogeneità tipica del Beck non-folk lascia il campo ad un discorso d’insieme improntato verso la psichedelia ed il pop da west coast americana. Merito anche di Danger Mouse, ormai sempre di più uomo-ovunque, e del suo gusto – riconoscibilissimo - in fatto di suoni. Parlare di album della maturità sarebbe scorretto ed ingiusto. Beck è maturo da tempo. Ora ne è semplicemente più consapevole.

Secretly Canadian

I

Bodies of Water hanno un problema: gli Arcade Fire. Sono infatti moltissimi i punti di contatto tra le due band: entrambe gravitano intorno ad un nucleo composto da moglie e marito, e la ragione musicale che si sono scelti è più o meno la stessa. Quella di un pop carico d’epica e di toni elegiaci. Per certi versi, i Bodies of Water possono apparire come una versione cameristica dei primi, ma questo non vuol dire che debbano per forza di cose essere considerati “minori”. Tutt’altro. “A Certain Feeling” è un album carico, ricco di canzoni incredibili e di spunti corali da lode e bacio accademico. Perderselo perché esiste già un gruppo simile sarebbe un delitto. Una delle sorprese dell’anno.

video:

video:

website www.beck.com

website www.bodiesofwater.net

pickup: Chemtrails

pickup: Gold, Tan, Peach and Grey

“Orphans”

“I Hear it Sound ”


Bon Iver

For Emma For Ever Ago

Born Ruffians

Red, Yellow & Blue

Warp

4AD

L

a storia è questa: un giorno Justin Vernon si sveglia e decide di mettere un punto su tutto. Lascia la città, la sua band, la sua ragazza – non so se realmente in quest’ordine – e decide di isolarsi in un capanno sperso tra i boschi del Wisconsin. Porta con sé soltanto generi di prima necessità, più un Mac, una chitarra e due microfoni. Fin qui tutto bene: l’hanno già fatto in tanti prima di lui. Sai la novità... La novità è “For Emma, For Ever Ago”, l’album che tutti stavano aspettando dalla scomparsa di Elliott Smith in poi. Un disco vero, intimo e dolente. D’altronde non poteva che essere altrimenti. Musica che prende il cuore e te lo fa a pezzi. Ogni volta.

video:

U

n gruppo piccolo piccolo (un trio) che si ritrova improvvisamente ad incidere per la più grande etichetta di musica elettronica del mondo e senza avere nulla a che fare con quel tipo di mondo. E lo so che è già successo, e che alla Warp le stranezze sono di casa, ma trovare quel marchietto su un album così bonariamente cialtrone fa un certo effetto. Perché sì, i Born Ruffians sono cialtroni, suonano come i Built To Spill persi in osteria, o come i Violent Femmes cresciuti ascoltando gli Strokes piuttosto che il country, e ti sbattono in faccia tutta la loro vitalità. Consapevoli di essere nati in un mondo che ha già partorito Bob Dylan, gli XTC e i Pixies (tutti modelli da cui attingono copiosamente e senza farne mistero), fanno il loro senza prendersi troppo sul serio.

video:

website www.boniver.org

“Kurt Vonnegut” live at Soundscapes website www.bornruffians.com

pickup: Re:stacks

pickup: I Need a Life

“Flume”


Crystal Castles

Calexico

Crystal Castles

Carried to dust

Quarterstick/Coop Music

L

a polvere del titolo è quella alzata dagli emigranti in marcia. D’altronde, “Calexico” non è nient’altro che musica di confine. Mexico e California. I mariachi e la west coast. Lasciato alle spalle il tentativo (non troppo riuscito) di cimentarsi con un tipo di scrittura più classicamente pop, Burns e Covertino ritornano a calcare la strada maestra. Ancora una volta: tra i Love di “Forever Changes” ed Ennio Morricone. Una conferma.

video: Calexico & Vinicio Capos-

sela – “Polpo d’amor (live)”

website www.casadecalexico.com pickup: Two Silver Trees

PIAS

I

Crystal Castles non hanno inventato niente. Anzi. Volendo esagerare, potremmo dire che la loro musica non è nient’altro che electroclash. Come andava di moda scrivere qualche anno fa. Eppure piacciono, e molto. Sarà il senso di precarietà dietro ogni loro brano (tutto sembra registrato con due euro e quattro suoni. Probabilmente lo è), quell’imperfezione che finisce per fare tutto il giro e diventare “valore aggiunto”. Come se tutto potesse crollare e perdere sostanza da un momento all’altro. Quando un difetto diventa più importante di un pregio.

video:

Crystal Castles vs Healt – “Crimewave” website www.myspace.com/ crystalcastles pickup: Alice Pratice


Deerhunter

Department of Eagles

Microcastle

In Ear Park

4AD

4AD

M

icrocastle” è un disco matrioska. Nel senso che al suo interno, nascosto, ne contiene un altro: “Weird Era”. E per capire veramente dove Bradford Cox e compari vogliano andare a parare, bisogna ascoltarli tutti e due. Da una parte c’è un album pop. Ci sono le canzoni. Annegate nei feedback e nei rumori, ma ci sono. Dall’altra a prendere il sopravvento è proprio l’anima più sperimentale e dissonante dei Deerhunter. Presi da soli, “Microcastle” e “Weird Era”, hanno il loro perché, ma è insieme che danno l’idea di quanto i Deerhunter possano effettivamente diventare qualcuno e lasciare un segno sulla musica di questi anni. Scommettiamo?

video:

“Nothing Ever Happened (live)” website deerhuntertheband.blogspot.com pickup: Agoraphobia

L

a 4AD è l’etichetta dell’anno. Lo scrivo qui. Approfittando del nuovo album dei Department of Eagles. Ovvero una sorta di progetto parallelo dei Grizzly Bear. Ma non solo. Insieme a Fleet Foxes e Bon Iver, “In Ear Park” è l’album da non lasciarsi scappare se si ha confidenza con la materia folk ed i “coretti”. Senza tralasciare una vena psichedelica che emerge anche nei momenti più pacati. Il tutto filtrato attraverso una scrittura di gran classe e talento. Qualcuno ha addirittura tirato in ballo McCartney. Non si sbagliava.

video:

No One Does It Like You (live Pitchfork TV, Don’t Look Down)

website

www.departmentofeagles.com

pickup: Phantom Other


Eric Chenaux

Fleet Foxes

Sloppy Ground

Fleet Foxes

Constellation

SubPop

L

a cosa più giusta che ho letto riguardo a questo “Sloppy Ground” parlava di ballate folk dove, ad un certo punto, arrivava J Mascis dei Dinosaur Jr e cominciava a suonare assoli di chitarra puramente dettati del caso. Non è proprio così, ma vi giuro che non riesco a farmi venire in mente una definizione che sia altrettanto efficace. Perché Eric Chenaux è proprio il classico songwriter di quelli che arrivano dall’America (Will Oldham, Bill Callahan, quella gente lì), con la differenza che le sue canzoni, spesso e volentieri, si lasciano andare all’imprevedibile. Come un solo di chitarra improvviso. O un violino all’apparenza senza senso. All’apparenza.

website www.cstrecords.com/ promo/cst052 pickup: Love Don’t Change

L

a prima cosa che mi ha colpito dei Fleet Foxes, la primissima, è stata la giovane età dei membri del gruppo. Non è normale che dei ragazzi così giovani facciano una musica così decisamente fuori dalle mode e sospesa nel tempo. Perché, OK, non sono i primi a cimentarsi con melodie e suoni di questo tipo, ma mai nessuno prima di loro mi era sembrato così realmente “vicino”: si sta parlando di attitudine, ai modelli di riferimento. Come una macchina del tempo tarata sulla west coast di fine anni ‘60. E non solo. E poi ci sono le canzoni: talmente mature da sembrare figlie di una band arrivata al quarto album. Ed invece sono solo al primo. E sono un piccolo miracolo.

video:

White Winter Hymnal (live a Soirée à emporter, La Blogotheque

website

http://www.myspace.com/ fleetfoxes

pickup:

Tiger Mountain Peasant Song


Fuck Buttons

Jay Reatard

Street Horrrsing

Singles 08

ATP Records

Matador

A

rrivare in fondo a “Street Horrrsing” non è un’impresa facile. Io vi avverto. I Fuck Buttons sono come una stanza chiusa, senza finestre. E senza luce, ovvio. La musica che propongono è sostanzialmente ambient, ma con una forte propensione al rumore. È uno spettacolo vederli smanettare con effetti, distorsori, synth e strumenti giocattolo: la loro presenza sul palco stona, se paragonata al rigore ossessivo dei brani. Eppure rendono, e molto.

I

l futuro del rock’n roll. Punto. E lo so che Jay Reatard è in giro da un pacco di tempo (recuperate i Lost Sounds, se potete) ed il suo nome è associato da sempre al revival garage, ma vi giuro che questa raccolta di singoli (la seconda uscita in questo 2008) è veramente notevole. Dentro c’è di tutto: il garage, appunto, ma anche il post punk e l’indie rock (dai Wipers ai Pavement, passando per i Dinosaur Jr. Io ci sento di tutto). Il personaggio, poi, ha tutte le carte in regola per sfondare anche in ambito mainstream. Come Andrew W.K., ma senza il sangue finto e con delle canzoni da mandare a memoria.

video:

video:

website

website http://www.myspace. com/jayreatard pickup: An Ugly Death

Sweet Love for Planet Earth (live a Pitchfork TV, Juan’s Basement)

www.fuckbuttons.co.uk

pickup: Ribs Out

“See Saw”


Kieran Hebden & Steve Reid

NYC

Le luci della centrale elettrica Canzoni da spiaggia deturpata

Domino

La Tempesta

O

rmai non fanno più notizia. Al quarto lavoro in coppia (in due anni), l’incrocio tra il free jazz di Steve Reid (batterista, tra gli altri, di Miles Davis, per capirci) e l’elettronica di Kieran “Four Tet” Hebden è ormai diventato una formula consolidata. “NYC” riprende ed espande l’idea alla base del precedente “Tongues”: meno improvvisazione e più struttura, riuscendo proprio dove “Tongues” falliva. Qui, addirittura, compare qualche accenno di melodia. Non proprio il disco da ascoltarsi la domenica mattina, per rilassarsi, ma un grande disco.

C

i abbiamo provato in tutti modi a non farcelo piacere, a far vincere il pregiudizio, a segnalare la sua non totale originalità... Ci abbiamo provato, ma non ci siamo riusciti. Il fatto è che questo è veramente un ottimo disco, uno di quelli per cui vale la pena alzarsi in piedi sulla sedia e prorompere in quaranta minuti di applausi. E’ diretto come la musica italiana non riesce spesso ad essere, è generazionale, fa male come un cazzotto tra i denti e non fa prigionieri. Durerà? Non durerà? Sinceramente non ce ne frega nulla. Ora è una spanna sopra tutti. Ed ora è quello che conta.

video:

video: Per combattere l’acne

website

website www.leluci.net

“Mom’s Marmelade” (improvvisazione dal vivo)

www.kieranhebdenandstevereid.com

pickup: Between B&C

pickup: La lotta armata al bar


Lightspeed Champion

Paolo Benvegnù

Le labbra

Falling Out Lavender Bridge

Domino

La pioggia dischi/Venus

H

o cominciato ad ascoltare questo disco alla fine dello scorso anno. Ancora non ho smesso. Potrei chiuderla qui, ma non sarebbe giusto. L’album di Lightspeed Champion è il trait d’union tra il pop orchestrale made in England (un nome su tutti: Elvis Costello) ed il country di Bright Eyes e affini. Non c’è una canzone una che sia brutta, ogni singolo secondo di questo disco sprizza talento e classe. E poi, lui ha pure l’aria di essere simpatico. Lo so che non dovrebbe contare nulla, ma tant’è.

video:

“Is This It” (The Strokes, dal vivo in un parco di New York)

website

www.lightspeedchampion. com

pickup:

Midnight Surprise

S

e “Piccoli fragilissimi film” era il disco della rinascita artistica di Paolo Benvegnù, “Le labbra” è la conferma. Il salto di qualità. Un lavoro nato per essere “album”, una sorta di ritratto artistico per musica e parole. Beatlesiano come solo lui sa essere, intimo, surreale eppure pop e diretto. Qui tutto è messo a fuoco, mai una caduta di tono, mai una sbavatura. Solo una raccolta di canzoni (e testi) di grande respiro e caratura.Questo paese non si merita uno come Benvegnù. Tenetevi Gigi D’Alessio.

video:

“La schiena” (live a Radio Città del Capo website http://www.myspace. com/benvegnupaolo pickup: 1784


R.E.M. Accelerate

Portishead

Third

Island

Warner

S

ul terzo disco dei Portishead gravava un’attesa lunga un decennio e la consapevolezza che, se mai fosse esistito, il presente ed il futuro di quella cosa chiamata “trip hop” era tutto nelle loro mani. E loro non hanno mancato l’appuntamento. Sono stati capaci di sorprendere, spiazzare, e ripresentarsi con un lavoro bello quanto imprevedibile. Uno schiaffo a tutti quelli che nel corso degli anni hanno relegato la loro musica a “sottofondo di lusso”. “Third” è un disco scuro, dissonante, percussivo. Inquietante. L’unico legame reale con il passato è il cantato di Beth Gibbons. Superiore. Come sempre.

video:

“The Rip”

website

http://www.portishead.co.uk

pickup: Magic Doors

N

on avrei mai pensato di mettere questo disco in classifica, giuro. Ma se mi metto a fare un conto degli album che ho più ascoltato in questo 2008 non c’è gara. Vincono loro. I R.E.M. E per quanto questa possa sembrare l’affermazione di un fan (in parte lo è), giuro che sto cercando di essere il più oggettivo possibile. Il fatto è che “Accelerate” ti rimane in testa, dura un attimo, ma te lo ricordi per parecchio. E’ veloce, scattante, vitale. Non tutte le canzoni sono all’altezza (soprattutto se confrontate con il passato), ma ce ne sono di ottime. Fidatevi. Ci metterei la firma per avere altri dischi così. Il gruppo dell’anno. Da venticinque anni.

video: “Hollow Man” (dal vivo, Seney Stovall Chapel, Athens)

website www.remhq.com

pickup: Living Well Is the Best Revenge


Sigur Rós

Silver Jews

Með suð í eyrum við spilum endalaust

Lookout Mountain, Lookout Sea Drag City

EMI

A

parte il titolo lunghissimo ed impronunciabile, ha destato abbastanza stupore il modo in cui il disco dei Sigur Ròs è stato accolto dal pubblico e non solo. Praticamente è come se non fosse uscito. Peccato, perché “Með suð í eyrum við spilum endalaust” rappresenta un riuscito tentativo di svincolarsi dalla formula rodata che mischia post rock con pop dal chiaro stampo sinfonico. In alcuni casi, addirittura, sembra quasi di sentire gli Animal Collective. E non solo. C’è addirittura un pezzo cantato in inglese. Per certi versi è come se il sole fosse riuscito, all’improvviso, a sciogliere i ghiacciai perenni.

video:

“Við spilum endalaust”

website

www.sigurros.com

pickup:

Inní mér syngur vitleysingur

D

avid Berman fa sempre lo stesso disco. Più o meno. Da un paio d’anni a questa parte, la sua vita sembra essersi pacificata; la depressione che da sempre l’attanaglia, se non proprio messa in un angolo, è stata domata. A tal punto che ormai i tour della sua band sono diventati una costante. Lui rimane sempre un grande narratore travestito da cantante, i suoi testi andrebbero letti e riletti anche ad audio spento. Musicalmente sopravvivono i numi tutelari di sempre: Lou Reed e Johnny Cash.

video:

Strange Victories, Strange Defeat (Live a Pitchfork Tv, Juan’s Basement) website www.silverjews.net pickup: Suffering Jukebox


The Black Angels

Sun Kil Moon

April

Directions to See a Ghost

Caldo Verde

Light in the Attic Records

L

a fine dell’inverno. Il primo sole che entra dalle finestre. La pioggia che continua a cadere su Seattle, ma diventa sempre meno fitta. Bastano pochi accordi per capire la correlazione tra il titolo (“April”) e l’umore che traspare da questo nuovo disco targato Sun Kil Moon. Un disco scuro, con squarci improvvisi di luce, melodie memorabili e strutture che non smettono di girarsi intorno (la durata media delle canzoni è di circa cinque minuti, con picchi che vanno a finire intorno ai dieci). E poi c’è la voce di Mark Kozelek. Quel timbro che ha solo lui, ma che ti sembra di risentire ovunque. Emozionante.

C

ome se gli anni ‘70 non fossero mai finiti per davvero e “White Light/White Heat” fosse uscito l’altroieri. Anche il 2008 non si è fatto mancare il suo disco psichedelico dell’anno. Tra organi drone, chitarre affilate e voci affogate nei riverberi, i Black Angels elevano a potenza il discorso iniziato con il precedente “Passover”, estremizzando a dovere tutti gli aspetti che quel disco lasciava intuire. Se prima erano shoegaze, ora sono più shoegaze. Ma anche più rock’n’roll, più catchy. Più tutto. Una grande band. Da ascoltare rigorosamente in vinile (o dal vivo).

video:

video: Doves (dal vivo a Parigi)

website

website www.theblackangels.com

pickup: Lost Verses

pickup: Snake in the Grass

“Salvador Sanchez & Rock’n’Roll Singer” (dal vivo al SXSW 2008)

www.sunkilmoon.com


The Dodos

The Last Shadow Puppets

Visiter

The Age of the Understatement

Frenchkiss

Domino

I

Dodos sono in due. Un batterista eccezionale, da solo in grado di riempire le canzoni, ed un chitarrista/cantante/ tuttofare dalla voce molto molto simile a Paul McCartney. Nessuna di queste ragioni potrebbe essere sufficiente a far venire voglia di ascoltare questo disco, ma c’è dell’altro. “Visiter” è un disco pop, ma non un semplice disco pop. Mette d’accordo due anime: quella folk/sperimentale americana (di gruppi come Yeasayer o Akron/Family) ed una scrittura che nonostante tutto riesce anche ad essere semplice.

video:

“Fools”

website

http://www.myspace.com/ thedodos

pickup:

Red and Purple

G

li Arctic Monkeys non mi piacciono. A parte qualche singolo oggettivamente “potente”, nella loro musica c’è sempre qualcosa che mi fa da respingente. Eppure ne riconosco il talento. E l’impatto, soprattutto. Per questo sono stato il primo a rimanere di sasso di fronte la bellezza di questo “The Age Of The Understatement”, che nasce come side project, ma finisce quasi per superarli a destra. In soldoni si tratta di un’operazione nostalgia che segue la scia del successo di Amy Winehouse e Jamie Lidell. C’è poco da aggiungere: negli ultimi due anni gli inglesi hanno avuto il tempo di riscoprire quanto fosse bello il pop degli anni ‘60. Qui siamo dalle parti di Scott Walker e affini. Grandi canzoni, arrangiamenti maestosi, archi spettacolari (ad opera di Final Fantasy) e l’atteggiamento giusto.

video:

The Age of the Understatement (dal vivo a Later With Jools Holland) website www.theageoftheunderstatement.com pickup: My Mistakes Were Made for You


The New Year

The Magnetic Fields

Distortion

The New Year

Nonesuch

Touch And Go

Q

uindici gennaio 2008. La data d’uscita di “Distortion”, il motivo principale della sua assenza nella maggior parte delle classifiche dei dischi dell’anno. Perché la musica ormai va veloce e ciò che ci fa impazzire oggi, domani potrebbe diventare un vago ricordo. Niente è definitivo. Tutto cambia. Stephen Merritt, invece, resta sempre se stesso. Un uomo alle prese con una sfida: scrivere canzoni bubblegum pop usando suoni mai troppo bubblegum pop. “Distortion” è impressionante. Un disco dei Jesus & Mary Chain con le canzoni di Phil Spector. La sensazione generale è che Merritt potrebbe svegliarsi domani mattina ed avere voglia di fare un album metal. Con la certezza che sarebbe un grande album. Un altro.

video:

“California Girls” (dal vivo a San Francisco) website

www.houseoftomorrow.com

pickup: Three-Way

I

New Year fanno dischi quando hanno voglia. Senza nessun tipo di pressione e di aspettativa. Senza pensare al domani. Musicalmente continuano a muoversi nel solco scavato dai due album precedenti e dalla vita passata come Bedhead. Un nome che sa di storia dell’indie americano e non solo. “The New Year” suona come un elogio della lentezza (slow core, si diceva una volta) in trentaquattro minuti. I brani mantengono tutti quel tono volutamente sommesso, sembrano eseguiti in punta di piedi e senza mai eccedere in epica e pathos. Emo. Nel senso più nobile del termine.

website www.thenewyear.net pickup: The Idea of You


TV On The Radio

The War On Drugs

Wagonwheel Blues

Dear Science

Secretly Canadian

Interscope/4AD

O

K, prendi Bob Dylan, mettilo a suonare con la E Street Band e dagli un repertorio composto da demo degli Arcade Fire. I War On Drugs sono tutto questo. E lo so che di paragoni azzardati ne abbiamo piene le tasche, ma ci sono delle cose che possono essere spiegate solo in un certo modo, unendo la classica canzone d’autore americana all’impatto live da rock band di razza ed un approccio alla composizione ricco di sfumature e di attenzione per i dettagli. I War On Drugs sanno sicuramente da dove vengono e non ne fanno mistero, avendo dalla loro i mezzi e la personalità necessaria ad emergere. Paragoni a parte.

video:

The War On Drugs dal vivo ad Amsterdam (concerto intero)

L

a cosa che mi piace di più, in assoluto, dei TV On The Radio è la loro capacità di non suonare nessun genere, pur pescando da tutti i generi possibili. Dal rock al soul, passando per la new wave ed il funk. Mancano solo i cori russi e poi sarebbe contento di loro anche Battiato. Riescono ad essere fruibili anche per il grande pubblico, pur lavorando di cesello e confezionando dischi che sono dei veri e propri bignami di “Cosa vuol dire una produzione moderna”. Lasceranno un segno. Lo stanno già facendo.

video:

Dancing Choose (dal vivo al Letterman Show)

website

website www.tvontheradio.com

pickup:

pickup: Lover’s Day

www.thewarondrugs.net A Needle in Your Eye


Wovenhand

Vampire Weekend

Vampire Weekend

Ten Stones

XL

Sounds Familyre

S

i potrebbe iniziare e chiudere il discorso con la frase di un mio amico: “E’ il gruppo che vorrei avere nel jukebox se fossi il padrone di uno stabilimento balneare”. Ma non basta. Scambiati dai più come i nuovi esponenti del “nulla musicale”, i Vampire Weekend hanno tirato fuori dal cassetto un disco che è una vera e propria collezione di hit. Tra i Talking Heads e Graceland di Paul Simon. Come se i Feelies fossero cresciuti ascoltando musica africana. È solo intrattenimento. Ma di ottima qualità.

L

’America più oscura. Dolore, sangue e fervore religioso. Nessuno in questi anni è stato in grado di raccontarla meglio di David Eugene Edwards. “Ten Stones” è la scoperta dell’elettricità. Intesa come chitarre che fanno male e tagliano in due. Canzoni come nervi scoperti, cariche di distorsioni e pronte ad esplodere da un momento all’altro. È il disco che vorrei ascoltare durante l’apocalisse. Puro American Gothic.

video:

video:

website

website www.wovenhand.com

pickup: Mansard Roof

pickup: Kicking Bird

Vampire Weekend Secret Session Pitchfork

www.vampireweekend.com

“Kingdom of Ice” (dal vivo, a Monaco di Baviera)


Blake e/e/e “Border Radio”

Bonnie ‘Prince’ Billy “Lie “Down in the Light”

Conor Oberst “Conor Oberst”

NoAge “Nouns”

The Dirtbombs Cloud Cult “We Have You Surrounded “Feel Good Ghosts (Tea-Partying Through Tornadoes)”

Earth “The Bees Made Honey In The Lion’s Skull”

Jamie Lidell “Jim”

Micah P Hinson & The Red Empire Orchestra “S/T”

The Mountain Goats “Heretic Pride”

Notwist “The Devil, You + Me”

Offlaga Disco Pax “Bachelite”

Kanye West “808’s & Heartbreak”

Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra “13 Blues For Thirteen Moons”

Tussle “Cream Cuts”

Why? “Alopecia”

Zen Circus & Brian Ritchie “Villa Inferno”

ALTRI 19 INDISPENSABILI

Afterhours American Music Club “I Milanesi ammazzano il sabato” “The Golden Age”

Play List 2008  

I migliori dischi del 2008 a cura di http://stereogram.menstyle.it

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