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SPECIALE Scuola

Ci lasciamo alle spalle un anno difficile I PERSONAGGI

SOLIDARIETÀ

Tutta la famiglia sulle punte

Tanti sorrisi fra i pacchetti

Irene Cannata e Niccolò Gaggio parlano della loro passsione

Un successo l’iniziativa “Scatole di Natale”

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Batte. Forte. Sempre.


“Ricomincio da capo” Ho sempre amato l’omonimo film del 1993, interpretato da Bill Murray e Andy McDowell. Periodicamente me lo riguardo e la cosa a dire il vero mi risulta perfettamente naturale, vista la trama del film. La vicenda è presto detta: un antipatico meteorologo televisivo viene intrappolato in un ciclo temporale durante una trasferta. In sostanza ogni mattina alle 6 Bill Murray viene destato da una radiosveglia che trasmette sempre lo stesso brano musicale e da allora la giornata trascorre inesorabilmente allo stesso modo rispetto a quella precedente. Dopo lo straniamento iniziale, in un primo momento il protagonista scorbutico ed egoista cerca di approfittare della situazione passando una giornata stravagante, spendendo soldi e conquistando donne. Ma dopo un po’ la situazione a dir poco ripetitiva lo deprime, al punto di portarlo alla disperazione. Ed è in quel momento che intuisce di poter approfittare della situazione per migliorare invece sé stesso e di conseguenza aiutare gli altri. Divenendo un uomo migliore e quindi più felice. Devo confessare il fatto che il mio amore per questa sorta di favola post-moderna ha sempre risieduto nella comicità della trama e nella stupenda recitazione di Bill Murray, più che nel messaggio etico finale. Ma negli ultimi mesi mi è capitato molto spesso di

individuare una serie di analogie tra questo film e il periodo complicato che stiamo vivendo. Non è capitato anche a voi di alzarvi la mattina e pensare che stavate per vivere la medesima situazione del giorno prima, con tutta la stanchezza che ne consegue? EDITORIALE La perversa alternanza di “aperture” e chiusure, zone colorate, speranze, proclami, preoccupazioni, nonché l’immancabile bollettino giornaliero dei contagi ci danno l’impressione ormai di essere imprigionati in un eterno presente. Con una grande nostalgia per un passato che avevamo mai interpretato così “libero” e un futuro che ogni giorno... si sposta un po’ più in là. In questa situazione è facile lasciarsi prendere dalla noia e dallo sconforto, dando spazio magari al peggio di noi. Ecco: il mio piccolo consiglio di inizio d’anno è quella di guardarvi “Ricomincio da capo”, farvi due risate e poi – magari – programmare prima possibile la vostra vaccinazione anti Covid-19. Buon anno 2021!

QUIINTERVISTA A MASSIMO D’AMICO

Passione animazione

Massimo D’Amico è meranese d’adozione da circa 10 anni, ma è nato in Puglia a San Vito dei Normanni, uno degli splendidi borghi pugliesi in provincia di Brindisi. Oggi lavora come vice direttore di un negozio di alimentari. Per 20 anni è stato animatore turistico, professione che gli ha permesso di girare l’Italia. Le sue passioni sono rimaste il ballo e la recitazione, che continua a coltivare anche a Merano. La cosa che mi piace di me. Il mio essere sensibile, ma nello stesso tempo volitivo. Il mio principale difetto. Per mia natura mi fido troppo delle

persone, il che non sempre è un bene. La volta che sono stato più felice. Da capovillaggio ho interpretato la commedia di Vincenzo Salemme “E Fuori Nevica”. L’apprezzamento

del pubblico che mi ha tributato una standing ovation a fine spettacolo mi ha davvero commosso. La persona che ammiro di più. I miei genitori, Francesco e Giovanna, che insieme hanno saputo tirar su 10 figli affrontando ogni difficoltà. Un libro sull’isola deserta. “La cena di Natale”, di Luca Bianchini. La mia occupazione preferita. Animatore turistico. L’ho fatto per 20 anni ed è un’esperienza che mi ha cambiato fortemente. Per il resto sono un patito di Top crime, starei delle ore a guardarli. Il paese dove vorrei vivere. Nella nostra Italia, un posto che non scambierei con nessun altro luogo. Il mio piatto preferito. Parmigiana di melanzane e polpette al sugo, quelle che mi preparava sempre mia madre. Non sopporto... La gente falsa e l’ipocrisia. Per un giorno vorrei essere… Dotato di poteri soprannaturali per sistemare alcune “cosine” a livello planetario.

Arriviamo direttamente a casa vostra con i nostri giornali QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassaAtesina ogni quindici giorni

La mia paura maggiore. Ammalarmi e vivere nella sofferenza.. Nel mio frigo non manca… Verdura, yogurt e peperoncino piccante. Se fossi un animale sarei… Sicuramente un leone. Mi sono sentito orgoglioso quando... Sono riuscito a far ballare più di 2000 persone in un villaggio in Calabria, quando ero capo villaggio. Il mio motto. Vivi e lascia vivere, volere è potere. Il capriccio che non mi sono mai tolto. Mi piacerebbe regalarmi una crociera con la persona che amo. Il giocattolo che ho amato di più. Una riproduzione di Capitan Harlock, regalatomi a Natale da mia sorella Rita. I miei artisti preferiti. Renato Zero, Maroon 5, Lady Gaga, Michael Jackson, Mina. Il dono di natura che vorrei avere. Saper cantare.

Francesca Morrone

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STORIA DI COPERTINA foto: Donatello Vallotta

L’APPROFONDIMENTO

Un anno difficile, da lasciarci dietro le spalle Nel 2020 la pandemia ha fortemente condizionato le nostre vite. Con l’aiuto del giornalista Maurizio Ferrandi ripercorriamo un anno complicato che ha provocato ansia e dolore, mettendo in discussione alcuni aspetti del nostro vivere comune che fino a ieri ci erano sembrati scontati. // Di Luca Sticcotti Anche in quest’anno molto particolare abbiamo pensato di mantenere il nostro tradizionale appuntamento volto a ripercorrere la cronaca degli ultimi 12 mesi assieme a un collega giornalista. Per l’occasione abbiamo ospite l’ex caporedattore della redazione italiana e ladina di Rai Alto Adige Maurizio Ferrandi, un volto noto anche della ricerca storica altoatesina. Con lui abbiamo cercato di sintetizzare i momenti salienti di un anno 2020 per forza di cose fagocitato dall’emergenza legata alla pandemia del Coronavirus. Nell’anno appena trascorso e salutato in sordina non c’è stato infatti nemmeno un aspetto del vivere comune a risultare in qualche modo immune, rispetto alle restrizioni alle quali non ci siano ancora abituati e che speriamo di poter finalmente superare nel corso del 2021.

bre quando qui si voleva tenere tutto aperto ma poi nel giro di pochi giorni si è stati costretti a chiudere a causa della forza dei dati. In ogni caso la politica locale in termini di lotta alla pandemia non ha fatto né meglio né peggio che altrove. Ma in parallelo manca ancora un tentativo serio di riorganizzare un settore sanitario che qui come altrove

ha dimostrato di essere assolutamente carente e bisognoso di una profonda riforma. E la sanità altoatesina come ha reagito? Che la sanità altoatesina non attraversasse una stagione felice lo si sapeva già prima del Covid. Recentemente sono state anche rese note delle statistiche che sui

MAURIZIO FERRANDI

Maurizio Ferrandi

L’INTERVISTA Partiamo dall politica locale: come ha affrontato la pandemia? Anche qui come in tutto il mondo la politica è stata presa assolutamente in contropiede. A livello locale il tratto caratterizzante è stato cercare a tutti i costi di gestire la vicenda in maniera autonoma rispetto al livello nazionale. Il tentativo in alcuni casi è riuscito, in altri ha mostrato delle incertezze e dei momenti di arretramento. Basti pensare ad otto-

Bolzanino di nascita, Maurizio Ferrandi ha coniugato, sin dai tempi degli studi universitari, la passione per il giornalismo con quella per la storia altoatesina del ‘900. Si è laureato con una tesi sugli accordi Hitler-Mussolini del 1939 e le Opzioni di cittadinanza. Mentre lavorava presso le redazioni del quotidiano “l’Adige”, di “TVA Televisione delle Alpi” e del quotidiano “Alto Adige”, ha scritto un libro sulla storia della Fiera di Bolzano e la biografia di Ettore Tolomei (L’uomo che inventò l’Alto Adige, Publilux, Trento 1986). Per venticinque anni ha lavorato presso la RAI di Bolzano, realizzando tra l’altro di-

versi programmi a carattere storico sul la chiusura del “Pacchetto” e sull’“Accordo Degasperi Gruber”. Ha lasciato nel 2013 l‘incarico di caporedattore responsabile delle redazioni italiana e ladina, per dedicarsi completamente alla ricerca storica. Da allora ha pubblicato due volumi dedicati alle cronache parlamentari della questione altoatesina e ha curato un’antologia di scritti sull’Alto Adige terra di frontiera. Tutti questi libri sono stati pubblicati dalla casaa editrice Alpha Beta, compresa la riedizione aggiornata della biografia di Tolomei, uscita nello scorso autunno.


STORIA DI COPERTINA

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Dario Dal Medico e Paul Rösch

Il fallimento delle elezioni a Merano è legato a un “non detto”, ovvero cosa fare in futuro dell’enorme area dismessa delle caserme livelli essenziali di assistenza ci collocano addirittura agli ultimi posti a livello nazionale. È evidente a tutti la contraddizione che esiste oggi tra la politica dei sette ospedali da difendere a tutti i costi e una medicina del territorio che invece appare carente, così come l’assistenza domiciliare. Ora siamo presi dall’emergenza, ma sarebbe davvero l’occasione buona per una revisione del “modello sanitario”, visto che probabilmente arriveranno dei fondi suppletivi. Non limitandoci alla questione della lingua dei medici, che pure è un problema serio. Stiamo vivendo in tutto il mondo un’emergenza che speriamo prima o poi si normalizzi, ma è chiaro per tutti che questa non sarà l’ultima pandemia. Il Covid-19 ha avuto un impatto tale da mettere in crisi diversi settori dell’economia altoatesina, seminando anche inquietudine a livello sociale. Per non parlare delle attività culturali e associative, praticamente azzerate. Tutto sommato la provincia di Bolzano finora ha reagito abbastanza bene all’emergenza. Ad essere colpito in particolare è stato il settore del turismo. Ma anche il commercio e il terziario hanno avuto importanti conseguenze. A medio e lungo termine ci saranno degli strascichi abbastanza pesanti, ma l’errore più grosso ora sarebbe quello di pensare che fra un anno tutto tornerà come prima. Credo che occorrerà capire che ci sono anche dei modelli di

sviluppo rispetto all’espansione a tutti i costi che è stata perseguita in passato, soprattutto nel turismo. Abbiamo infatti avuto un boom spaventoso negli ultimi anni, con una serie di conseguenze. L’Alto Adige ha delle grandi possibilità anche in questa prospettiva, lo ha dimostrato la scorsa estate in cui l’offerta turistica altoatesina rimodulata è risultata molto competitiva. Possiamo essere fiduciosi, ma – lo ripeto – pensare che tutto possa tornare come prima sarebbe un errore. Cercando di allargare il discorso, uscendo dal tema Covid, dobbiamo anche ricordare che il 2020 ha portato al rinnovo delle amministrazioni comunali in Alto Adige. Quali sono state le principali novità? A Bolzano possiamo dire che ci si attendeva lo sfondamento del centrodestra, ma che questo non c’è stato. Il centrodestra ha ottenuto un buon numero di voti, la Lega ha fatto man bassa come era prevedibile e c’è stata la crescita di Fratelli d’Italia, ma questo non è bastato per far vincere Zanin, un personaggio che era stato scelto proprio per allargare il perimetro del consenso verso il centro moderato. Caramaschi partiva evidentemente avvantaggiato dal fatto di aver governato con un discreto consenso negli anni precedenti, facendo diver-

se cose e dando un’impressione di capacità ed efficienza. Va ricordato però che Caramaschi in realtà partiva svantaggiato a causa dell’esito del referendum sul tram. Al centrodestra è mancata la capacità di andare oltre, recuperando un elettorato che non fosse quello tradizionale della destra. Poi c’è stata la scelta della SVP che ha preferito puntare su Caramaschi, anche sulla base della presenza nel centrodestra di una forza come Fratelli d’Italia che la Stella Alpina a torto o a ragione continua ad identificare come l’erede della politica antiautonomista dell’MSI e di AN. A Merano invece il discorso è totalmente diverso. Sì, quasi opposto. Penso che a Merano ci sia un “non detto”. Nei prossimi decenni Merano

avrà un grosso problema da risolvere: cosa fare dell’enorme area dismessa delle caserme e – forse – anche di quella attigua dell’ippodromo. L’idea di gestire urbanisticamente quell’area può attirare molti interessi, legittimi. Ma in questo senso avere o non avere gli ecologisti al governo, può chiaramente fare la differenza, molto più che le questioni etniche. Alla questione del sindaco italiano o tedesco ci si può senz’altro appassionare, ma il vero snodo è quello urbanistico che però finora non è emerso nel dibattito. Una cosa è certa: dalla tornata elettorale la SVP ne è uscita come tramortita. Per la seconda volta hanno perso e questa volta non sono nemmeno riusciti ad andare al ballottaggio, la ferita è ancora aperta. La Stella Alpina non è riuscita ad archiviare l’era Rösch; non poteva ufficialmente appoggiare il candidato italiano contro quello di lingua tedesca, però in realtà abbiamo visto come le sue simpatie andavano proprio al candidato Dal Medico. E questo perché probabilmente c’è un comune sentire sul un’idea di città. Se a Bolzano i Verdi sono tutto sommato potabili per la SVP, a Merano questo invece non succede. Le motivazioni economiche prevalgono, basti vedere anche Bolzano dove pure la Volkspartei ci tiene molto a tenere sotto controllo lo sviluppo urbanistico della città. Anche se in realtà le grandi scelte nel capoluogo sono già state fatte, a ben vedere. Con la città incapsulata e ferma, al di là del mega progetto dell’areale sul quale pare siano tutti d’accordo.


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L’ARTE COME STILE DI VITA Irene Cannata, Niccolò Gaggio e i loro figli Angelo e Agnes

I PERSONAGGI

Una famiglia, un’unica passione: la danza Li si vede spesso danzare in via Cassa di Risparmio a Merano: leggiadri ma potenti, e sopratutto innamorati. Irene Cannata, meranese di nascita, e Niccolò Gaggio hanno realizzato un sogno: ballare nelle piazze e raccontare il loro amore per questa disciplina attraverso coreografie romantiche e sensuali. Il loro senso di libertà li ha portati a diventare artisti di strada per rapire attraverso la musica e il ballo lo sguardo dei passanti. E ci riescono, sotto il nome di “Famiglia danzante”: mamma, papà e due figli. // Di Francesca Morrone Chi è la famiglia danzante e da quale formazione proviene? La famiglia danzante siamo io, Irene Cannata, Niccolò Gaggio e i nostri figli Angelo e Agnes. Viviamo a Tirrenia, un paesino sul mare in provincia di Pisa. Spesso siamo a Merano perché sono nata qui (anche nostro figlio Angelo). Proveniamo da due formazioni artistiche differenti; io ho studiato dall’età di 6 anni fino ai 14 anni presso la scuola di danza Arabesque di Merano con Irmtraud Filippi e Sabine Raffeiner, poi ho superato l’audizione e mi sono trasferita a Torino dove ho frequentato con lode l’Accademia di danza al Teatro Nuovo di Torino, per poi approfondire la danza moderna e contemporanea con l’Adriana Cava Jazz ballet e con l’E.D.A.(European dance Allience), mentre mio marito Niccolò ha iniziato gli studi presso la Max

ballet Academy di Firenze all’età di 17 anni per poi proseguire gli studi classici al Centro studi danza e movimento con Eugenio Scigliano e poi dedicarsi alla danza contemporanea con la Kaos Balletto di Firenze di Roberto Sartori. Perché l’idea di portare spettacoli di danza nelle piazze? Abbiamo deciso di portare la nostra danza nelle piazze per avvicinare un pubblico più vasto alla nostra arte raccontando storie in cui ognuno potesse immedesimarsi. La danza per strada è qualcosa che non si vede normalmente, vederci danzare anche con l’utilizzo delle punte è qualcosa che stupisce chi guarda. La strada è un modo per sentirci liberi, senza dipendere da qualcuno. Da quando esiste la vostra formazione in formato famiglia? Io e Niccolò abbiamo improvvisa-

to il nostro primo passo a due nel 2009 durante un workshop nella magnifica cornice dell’abbazia di San Galgano, vicino Siena; ci siamo guardati negli occhi e ci siamo ritrovati a danzare in perfetta sintonia, come se l’avessimo sempre fatto. Da quel momento non ci siamo più separati e siamo diventati una coppia nella danza e nella vita. In questa perfetta armonia nel 2011 si è inserito Angelo che è nato a Merano e ci accompagna in tutti i nostri spettacoli. Non a caso ci siamo ribattezzati la “Famiglia Danzante”. Quanto tempo dedicate agli allenamenti? Per noi è molto importante mantenere il nostro fisico sempre allenato, anche perchè danzare per strada richiede abilità atletiche ancora maggiori rispetto al teatro; ogni giorno facciamo la nostra lezione di danza classica, che è la disciplina che più di tutte allinea


L’ARTE COME STILE DI VITA

“Con le nostre performance vogliamo creare un momento di stacco dalla routine di chi guarda, un momento in cui riflettere, in cui dare spazio alla speranza” il nostro corpo e ci imposta per le prove delle nostre coreografie. A Niccolò piace integrare la lezione di danza con allenamenti sulla spiaggia utilizzando tronchi da sollevare, strutture a cui appendersi e esercizi con le Kettlebell. Iinsieme armonizziamo il nostro corpo con lezioni di Yoga, mobilità e stretching; spesso, facendo lo stesso lavoro, ci troviamo anche a danzare e allenarci fuori orario. Chi crea le coreografie? Una parte che a noi piace moltissimo è anche quella creativa e coreografica. Le coreografie che portiamo in scena sono firmate Famiglia

Danzante sia per quanto riguarda la creazione dei passi, la scelta dei costumi e quella delle musiche. Non è sempre rose e fiori, spesso creando nuovi balletti, prima di entrare in sintonia, dobbiamo passare attraverso un momento di scontro (che ormai sappiamo far parte della fase creativa). All’inizio il nostro disaccordo lo sentivamo con dispiacere, pian piano abbiamo capito che ci serve per entrare in un mood diverso. Ora lo accettiamo come parte del percorso. Che cosa fate nella vita? Vivete di arte di strada? Oltre agli spettacoli per strada e per diversi eventi e Festival, abbiamo anche una scuola di danza a Marina di Pisa, la scuola di danza Amarindance e durante l’anno facciamo diversi eventi e spettacoli. È stato difficile coinvolgere i vostri figli in questa avventura? Angelo ha assistito al nostro lavoro fin da quando aveva tre settimane, prima nell’ovetto, poi gattonando intorno a noi e infine partecipando attivamente alla danza. La piccola Agnes ci copia durante il riscaldamento e spesso si intrufola in alcune coreografie obbligandoci a improvvisare. Ormai quando andiamo a fare delle esibizioni anche lei vuole mettersi il tutù mentre Angelo aiuta nella sistemazione di cappelli e impianto audio; ognuno ha i suoi compiti.

Nelle vostre performance si ballano l’amore e i sentimenti, qual è il messaggio che volete regalare a chi vi guarda? Con le nostre performance vogliamo creare un momento di stacco dalla routine di chi guarda, un momento in cui riflettere, in cui dare spazio alla speranza, far nascere un’emozione e toccare l’animo delle persone. Vogliamo essere poeti e con i nostri corpi raccontare storie attraverso l’immedesimazione e la sintonia che si crea con il pubblico. Ogni spettacolo è un viaggio a passo di danza e il pubblico è parte della nostra performance, anche se non è attivo la sua energia condiziona il nostro modo di danzare. In quali altre piazze vi siete già esibiti? Oltre che a Merano ci siamo esibiti nelle piazze di Certaldo durante il Festival Mercantia, a Veroli e a Falvaterra entrambe in provincia di Frosinone, a Trieste e a Biograd in Croazia. Come vivete questo momento di blocco delle attività artistico-culturali? Non è sicuramente un buon momento per chi come noi vive d’arte, stiamo cercando di trovare soluzioni alternative al solito modo di lavorare. Con la scuola ci siamo spostati nuovamente online, stiamo tenendo lezioni di danza classica, moderna e Yoga-mobility utilizzando il programma Zoom inoltre stiamo approfittando per creare nuove coreografie da por-

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tare anche per strada e, se dovesse continuare il blocco, ci ingegneremo per poter creare dei videospettacoli per chi ci segue. Quali sono i vostri progetti futuri? Stiamo creando un nuovo spettacolo a tema, atmosfera e costume natalizio da poter presentare (sperando che sia possibile) durante le festività, vogliamo creare qualcosa di particolare che scaldi il cuore degli spettatori e li porti subito nell’atmosfera della gioia natalizia. Inoltre stiamo realizzando il calendario 2021 della Famiglia Danzante, 12 mesi di amore, danza e famiglia. Come ogni anno sarà possibile acquistarlo sia dal vivo che online. Quando tornerete a Merano? Appena si potrà tornare a spostarsi tra regioni torneremo a esibirci a Merano, non vediamo l’ora. Qual è il vostro target di pubblico? Il nostro target sono tutte le persone che amano la danza; siamo stati contattati anche per rendere speciali eventi come matrimoni. Durante i matrimoni, una coreografia molto richiesta è “Il Bacio”,una danza romantica dove le nostre labbra non si staccano mani come volere augurare un’unione passionale e duratura agli sposi. Sia a castel Pienzenau che a Lagundo abbiamo raccontato la storia degli sposi attraverso la danza.


MERANO

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SOLIDARIETÀ

Una scatola in cambio di un sorriso La prima edizione meranese dell’iniziativa solidale “Scatole di Natale per i più bisognosi” ha avuto un grande successo ed è inutile descrivere la gioia di bambini e bambine, uomini e donne che inaspettatamente hanno ricevuto un pacchetto da scartare come segno del Natale. L’ideatrice di tutto questo è una cittadina meranese: Deborah Polla, che attraverso il suo entusiasmo è riuscita a coinvolgere moltissimi meranesi. A descrivere meglio il progetto c’è Valentina Vizzi, la coordinatrice del centro giovani Tilt di Merano. Valentina Vizzi

Valentina Vizzi, in che cosa consiste questa generosa iniziativa? L’iniziativa esisteva già in altre regioni italiane, come Lombardia e Veneto, e consiste nel creare pacchi regalo per i più bisognosi, inserendo in una scatola di scarpe un indumento caldo, un passatempo, una dolcezza e un prodotto per la cura del corpo, il tutto accompagnato da un gentile biglietto d’auguri. Come si è realizzato a Merano il progetto? Grazie alla generosità di una cittadina meranese, Deborah Polla, che un giorno ha condiviso un post sul suo profilo Facebook domandando ai suoi amici se avessero piacere di realizzare un’iniziativa simile. Dopo un ricco riscontro, si è rivolta a me e così insieme abbiamo valutato come poter organizzare la raccolta. Abbiamo condiviso la proposta con la rete dei centri giovani Youth Meran, che ha

subito ben accolto l’iniziativa, mettendo a disposizione i propri centri giovani per la raccolta dei pacchi. Chi ha partecipato? L’iniziativa è stata accolta con

grande generosità da cittadine e cittadini meranesi, famiglie, gruppi di amici, insegnanti, alcune classi delle scuole Deflorian, Galilei e le classi terze delle Negrelli, ma anche da gruppi sportivi come l’Asm Bike. È sta-

ADOZIONI A DISTANZA

Un messaggio d’amore dall’Africa MERANO Una bellissima tradizione si ripete da quindici anni e anche quest’anno – nonostante le difficoltà causate dall’emergenza Covid – gli alunni della scuola primaria “G. Galilei” di Merano hanno potuto mantenere le loro adozioni a distanza. Ogni anno, nel periodo natalizio, i bambini della Galilei preparano dei manufatti da esporre al Mercatino di Natale, allestito all’interno della scuola. In que-

sta occasione, i genitori visitano il Mercatino e acquistano gli oggetti creati dai loro figli, lasciando in cambio un’offerta. Queste donazioni sono un gesto di solidarietà importante: grazie a queste, gli alunni si prendono cura di altri bambini meno fortunati. Quest’anno il mercatino non si è potuto fare; ma gli alunni e gli insegnanti della “Galilei” non si sono dati per vinti: grazie alla generosità de-

gli scolari e dei loro genitori, è proseguito l’impegno nell’adozione di due bambini. Proprio da loro, tramite l’Avsi (Adozioni a distanza), è arrivato un bellissimo messaggio di solidarietà: un breve video dedicato alla Scuola Galilei, che ci fa sentire vicini, tutti sulla stessa barca, e invita ad avere coraggio.

to sorprendente: non ci aspettavamo una partecipazione così numerosa! Quante scatole siete riusciti a raccogliere? In tutto siamo riusciti a raccogliere 216 pacchi: un successone! A chi erano destinate le scatole? Il giorno 24 dicembre grazie alla collaborazione di Caritas, Young Caritas e dei centri giovani, i pacchi sono stati raccolti e distribuiti alle famiglie ospiti presso casa Arnica, casa Sara, casa Ruben e presso il Centro Aiuto Vita. Cosa vuol dire organizzare iniziative del genere soprattutto in un anno particolare come questo 2020 appena trascorso? Significa ricordarsi degli altri, vuol dire partecipazione, impegno civile e comunità. Con questa iniziativa abbiamo voluto donare un sorriso a chi davvero non si aspetta più nulla e con esso anche una speranza di cambiamento. Il mondo potrebbe divenire un luogo migliore per molti, anche semplicemente attraverso piccolissimi gesti. Per far partire tutto questo è bastato un niente e ciò dimostra che ci può essere speranza per un futuro più solidale.

Chiara Caobelli


MERANO

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ACCADEMIA DI MERANO

Un concerto online per celebrare Beethoven MERANO Sono trascorsi ben 250 anni dalla nascita di uno dei nomi più importanti della musica, e per celebrarlo degnamente l’Accademia di Merano ha pubblicato su Youtube il concerto “Beethoven - Celebration”: oltre due ore in cui gli allievi del Conservatorio di Bolzano, introdotti dal pianista Carlo Grante, rendono omaggio di omaggio al compositore di Bonn. Ludwig van Beethoven è l’iniziatore di una rivoluzione copernicana nella musica classica: la sua musica non ha bisogno di parole, è così tautologica da riuscire a “bucare la partitura”. Lui è uno dei 3 B della musica classica, sviluppò una cosiddet-

ta “maniera tedesca” che sarebbe iniziata con Bach e, attraverso Brahms, ispirò la cosiddetta Seconda Scuola Viennese grazie a Schönberg. Beethoven ha an-

che ispirato i produttori di pianoforti a realizzare strumenti secondo le sue esigenze, che sono diretti antenati dei moderni pianoforti a coda. Carlo Grante nella scelta delle opere eseguite dagli studenti del Conservatorio di Bolzano ha voluto ricercare lo spettro della creatività di Beethoven tra la fine del XVIII secolo e la sua maturità compositiva del secolo successivo. Carlo Grante ha studiato pianoforte presso il Conservatorio Santa Cecilia di Roma e poi ha proseguito gli studi di pianoforte e composizione a New York

LE CURIOSITÀ

e a Londra. È uno dei pianisti maggiormente attivi e ha tenuto concerti nelle sale più rinomate (Musikverein e Konzerthaus di Vienna, Lincoln Center di New York, Filarmonica di Berlino).

I protagonisti Ecco i nomi dei protagonisti del concerto pubblicato su Youtube nella pagina dell’Accademia: Carlo Grante, Gabriele Lucherini, Eleonora Pasqual, Hanako Dickinson, Davide Morabak, Isotta Maria Colasanti, Lorenzo De Angeli e Stefan Feichter.

Steve Vai

MERANO Ludwig Van Beethoven: un nome noto a chiunque, anche a chi non capisce niente di musica classica; quel “ta da da daaaan” è entrato nella coscienza popolare, due note che rappresentano anche nel linguaggio parlato il simbolo della suspance. Già, la famosa Quinta di Beethoven. La Quinta, non la Nona: la Nona è – per intenderci – una composizione più “gentile”: è quella scelta (dopo essere stata reinterpretata da Herbert Von Karajan) come Inno Europeo, e si ricorda chiaramente anche come colonna sonora nelle scene in cui Alex DeLarge, capo dei Drughi, viene “rieducato” in carcere nell’”Arancia Meccanica” di Kubrick. La Quinta sinfonia è quella che venne usata come sigla delle trasmissioni in italiano di Radio Londra durante la Seconda guerra mondiale, in quanto in codice Morse tre punti e una linea formano l’iniziale V di Victory. Ed è anche probabilmente lo stesso motivo per cui venne utilizzata per la graphic novel ed il film “V per Vendetta”. Una composizione che negli anni, in tempi moderni, è stata riadattata e modernizzata, operazione che ha aiutato chiunque a memorizzarla: fu riarrangiata anche in versione disco

da Walter Murphy per il film “La febbre del sabato sera”, brano ripreso come cover dagli Elio e le Storie Tese che l’hanno riadattata ne “Il quinto ripensamento”. Se Bach è jazz (basta ascoltarsi le reinterpretazioni di Jacques Loussier o di Glenn Gould per rendersene conto), Beethoven è rock: a dare forza a questa teoria ci aveva pensato Steve Vai, guru della chitarra distorta e degli “shredder”, i virtuosi delle sei corde, che verso la fine degli anni 90 l’aveva registrata in chiave neometal. Una versione che fa parte (seppur modificata a suo piacimento) del repertorio del sex symbol del violino, David Garret. Il nome del grande compositore appare anche altri contesti musicali; nel 1956 Chuck Berry compose “Roll over Beethoven”, grande classico del rock’n’roll. Pare che Berry scrisse la canzone in risposta a sua sorella Lucy che occupava sempre il pianoforte di famiglia per suonare la classica mentre lui voleva scrivere i suoi pezzi. Anche gli Eurythmics nel 1987 pubblicarono un pezzo intitolato “Beethoven (I love to listen to)”, un brano particolare, molto elettronico e parlato, che raccoglie sonorità tutte anni Ottanta, ma decisamente inno-

vativo per l’epoca. Ma Beethoven è celebre al grande pubblico anche per altre composizioni, come “Al chiaro di luna”, per esempio: romantica, delicata, arpeggiata, colonna sonora di innumerevoli pellicole fra cui “Il pianista”, “Misery non deve morire”, “Confessioni di una mente pericolosa”, “Psycho II” e “L’uomo che non c’era”. Un’opera che dedicò alla sua alunna prediletta, la giovane contessa Giulietta Guicciardi, di cui lui era tanto innamorato. A proposito di amore, come non citare “Per Elisa”, forse il primo spartito vero che incrocia la strada di ogni aspirante pianista? A chi era dedicata? Non si sa, ma esistono diverse affascinanti teorie a riguardo. Quasi quarant’anni dopo la morte del compositore, il musicologo tedesco Ludwig Nohl scoprì in una collezione privata una copia di un manoscritto del brano, con su scritto “Für Therese”; ma Nohl, che lo copiò a sua volta, si sbagliò a trascrivere il nome e la intitolò “Für Elise”. La musa in questione sarebbe la baronessa Therese Malfatti, di cui il maestro era profon-

foto: Alberto Carrasco

Una rockstar nell’Ottocento

damente innamorato. C’è chi invece sostiene che questa breve bagatella sia dedicata a una giovane e bella soprano, tale Elisabeth Roeckel, che alla fine sposò un amico del compositore tedesco. Anche Theresie Malfatti non ricambiò l’amore di Ludwig, né Giulietta Guicciardi né nessun’altra: Ludwig van Beethoven morì giovane e single, corroso dalla cirrosi epatica, e al suo funerale venne salutato da un corteo di oltre 20 mila persone: come ogni rockstar che si rispetti.

Luca Masiello


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SENZA CONFINI Paolo Bill Valente scrittore, giornalista (e altro ancora)

PANDEMIA

Vaccino: strumento necessario a proteggere se stessi e gli altri Una delle cose più difficili da capire, in questo inizio del 2021, è come mai una percentuale non bassa di persone non stia aderendo alla campagna vaccinale a protezione dal coronavirus. Si fa fatica a comprendere dopo un anno tragico per i disagi, le sofferenze, la morte, causati dal contagio che tiene in scacco il mondo intero. Il vaccino è l’unico strumento per contrastare e fermare il Covid-19, a meno che non si pensi che il morbo se ne andrà così come è arrivato o che non si voglia continuare a passare da un lockdown all’altro, sacrificando la vita sociale, le relazioni, il buon lavoro e l’economia. Nessuno, al momento, intende togliere alle persone la libertà di vac-

in campo, tra gli altri, il presidente Mattarella (“Dal vaccino segnali di speranza”) e papa Francesco (“È un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”).

cinarsi, anche se è inconcepibile che chi opera a contatto con persone che potrebbero ammalarsi e morire non sia tenuto a darsi questa forma di protezione. È stato detto giustamente che “comunicare i vaccini è una sfida ardua, che va a impattare sulla sfera emotiva del-

le persone, sulle loro paure”. Ciò però non vale certo per gli addetti ai lavori. Il vaccino serve soprattutto per tutelare le fasce deboli della società e coloro che, per motivi medici, il vaccino non possono farlo davvero. Ma questo non sembra ovvio, tanto che sono dovuti scendere

Il rifiuto del vaccino è anche, almeno in parte, espressione di quell’individualismo esasperato che è, a sua volta, un virus difficile da sradicare. È l’atteggiamento che induce a pensare di poter vivere come se gli altri non ci fossero. Al contrario le nostre scelte hanno sempre una ricaduta sugli altri. Come il vaccino: posso farlo per proteggere me stesso, ma anche pensando di proteggere gli altri. In tal caso ho capito di avere una responsabilità in più (che non vuol dire meno libertà).

GLI AIUTI

Buoni spesa: nuove domande aggiungono gli 8.000 euro raccolti dal Comune attraverso un conto bancario dedicato e che, allo stesso modo, verranno utilizzati per finanziare buoni spesa.

MERANO I cittadini e le famiglie meranesi in difficoltà per la crisi Covid possono nuovamente presentare richiesta per l’assegnazione di buoni spesa, e i buoni verranno caricati direttamente sulla tessera sanitaria dei richiedenti. Per i primi buoni spesa, distribuiti in primavera e in estate, lo Sta-

to aveva già messo a disposizione della popolazione meranese un fondo di 216.000 euro. Sono 670 i nuclei famigliari che hanno potuto fin qui beneficiare di questa forma di sostegno. Per la seconda tranche di buoni, il governo Conte ha stanziato per la città di Merano la somma di 220.000 euro. A questi si

Hanno diritto a ottenere i buoni spesa i singoli cittadini e nuclei familiari residenti a Merano (la composizione del nucleo deve corrispondere ai residenti dell’indirizzo dichiarato); le persone che si trattengono attualmente sul territorio comunale e hanno in essere un contratto di lavoro oppure lo avevano almeno fino a ottobre 2020 e le persone che hanno perso o ridotto notevolmente le proprie entrate dal mese di novembre in poi a causa dei fenomeni socioeconomici conseguenti all’emergenza epidemiologica Covid-19, che si trovano in condizioni di disagio economico e che non riescono ad acquistare beni di prima necessità alimentare. L’importo del buono spesa è cor-

relato al numero dei componenti del nucleo famigliare: le persone che vivono sole riceveranno un buono da 150 euro, per ogni persona in più il buono verrà aumentato di 100 euro fino a un importo massimo di 550 euro per famiglie con 5 e più componenti. I buoni vengono caricati sulla tessera sanitaria del richiedente e possono essere utilizzati in una serie di negozi convenzionati. La lista degli esercizi che aderiscono all’iniziativa verrà resa nota al più presto. L’Ufficio servizi sociali del Comune di Merano esaminerà le autodichiarazioni spedite o consegnate dai singoli cittadini, individuerà i nuclei familiari in stato di bisogno e deciderà sulla concessione dei buoni spesa. Le autocertificazioni saranno sottoposte a severe verifiche e coloro che avranno rilasciato dichiarazioni mendaci incorreranno nelle sanzioni previste dal Codice Penale. Per ulteriori informazioni è possibile contattare i servizi sociali del Comune al numero 0473 250127.


MERANO L’INIZIATIVA

GLI INVISIBILI

Un tetto per l’inverno

MERANO Le persone senza fissa dimora hanno bisogno di sostegno, in particolar modo nei periodi dell’anno nei quali sono più esposte alle intemperie. In considerazione delle più rigide temperature invernali e dell’attuale situazione di emergenza sanitaria, l’amministrazione comunale vuole garanti-

re un servizio di emergenza freddo per i senzatetto offrendo loro un ulteriore riparo – oltre al dormitorio di via IV Novembre. Il rifugio è stato allestito in un edificio di Quarazze che l’Ordine delle Sorelle di carità, proprietario dell’immobile, ha messo a disposizione a titolo gratuito per i mesi di gennaio

e febbraio. Il coordinamento del progetto è stato affidato alla Caritas diocesana, che già gestisce Casa Archè. Lo stabile di Quarazze è dotato di nove stanze e potrà accogliere complessivamente diciotto persone. L’accesso sarà possibile fra le ore 19 e le ore 8. Al mattino agli ospiti verrà anche offerta una colazione. Ovviamente il servizio di emergenza freddo verrà effettuato nel rispetto di tutte le vigenti misure atte a contenere i rischi di contagio da Covid-19. Due assistenti si alterneranno nei turni di notte, mentre un coordinatore curerà i contatti con gli ospiti valutando – in sinergia con i Servizi sociali – la necessità di ulteriori interventi di sostegno.

VIGILI DEL FUOCO

Una stazione radio tutta nuova MERANO Per essere preparati ad affrontare ogni sfida, anche i Vigili del fuoco volontari di Merano dedicano grande attenzione all’aggiornamento delle attrezzature e delle tecniche di intervento. E gli strumenti di comunicazione – contribuendo a garantire l’efficiente svolgimento di ogni operazione – ricoprono in questo senso

STORIE DAL MULTIVERSO

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un ruolo fondamentale. Così l’Amministrazione comunale meranese ha investito la somma di 132 mila euro per procedere al completo rinnovo della stazione radio della centrale di via Leopardi. I lavori sono ormai pressoché conclusi.

UN RIMBORSO PER IL PC MERANO Già in primavera la pandemia da Coronavirus aveva costretto gli istituti scolastici cittadini a introdurre la didattica a distanza come nuovo metodo di insegnamento. Non tutte le famiglie meranesi dispongono però delle necessarie attrezzature per garantire ai loro figli e alle loro figlie la possibilità di “frequentare” la scuola da remoto. Pc e tablet non sono, infatti, a portata di tasca di tutti i nuclei famigliari. Per garantire il diritto allo studio di tutte le cittadine e di tutti i cittadini, il Comune di Merano rimborserà alle famiglie meranesi i costi da queste sostenuti per l’acquisto di un notebook, di un tablet o di una stampante fino a un importo massimo di 500 euro, e si farà inoltre carico della tariffa mensile di una scheda sim da utilizzare come hotspot per l’anno 2021 per la linea dati. Per poter usufruire del bonus le famiglie dovranno compilare l’apposi to modulo e inviarlo per email all’Ufficio servizi sociali (servizisociali@comune.merano.bz.it) oppure consegnarlo alla stanza 136 al 1° piano del municipio, via Portici 192.

LA SATIRA

Roberto Tubaro

Esistono infiniti universi paralleli dove gli eventi passati non sono proprio uguali a come ce li ricordiamo. “Inspiration, creativity e tre bottles di Lagrein Riserva hanno fornito il contesto per il project ‘Assalto Campidoglio’ ”, ha dichiarato Jürgen Wirth Underlan, 49 anni, italo-americano di origini tirolesi, uno dei volti della protesta del 6 gennaio. “C’è chi resta sul sofà adattandosi al sistema marcio, col portafogli full e una nice moglie, mentre serve gente che vada avanti e faccia the road. Cento anni che ci trattano come una bitch a buon prezzo. A noi non va bene: noi valiamo più money!”


MERANO

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IL “PRIMO” VIETNAM

L’inferno, a diecimila chilometri da casa Con “Soldati di sventura” il giornalista Alto Adige Luca Fregona per la prima volta fissa in un libro le vicende umane che di solito racconta nelle sue interessanti pagine pubblicate sul quotidiano Alto Adige. In questo caso si tratta delle storie vere di tre giovani altoatesini degli anni ‘40 – Beniamino Leoni, Emil Stocker e Rodolfo Altadonna – che a causa delle miserie e le “scorie tossiche” della Seconda guerra mondiale vennero catapultati quasi per caso in Indocina. Si tratta delle vicende apparentemente isolate tre ventenni che non si conoscevano tra loro, anche si trovavano a combattere le stesse battaglie, più per disperazione che per scelta, con l’unico intento di sopravvivere. I racconti sono scritti in prima persona e il ritmo della lettura è incalzante ma fluido. Si tratta di un libro da leggere tutto di un fiato. Al giornalista va dato il merito di aver prima intuito e poi trovato il riscontro che non si trattava di storie isolate, che il fenomeno del reclutamento coatto nella legione straniera fosse molto diffuso. A spiegare il contesto è lo stesso Fregona. “Si tratta di un’esperienza che ha toccato circa 7000 ragazzi italiani che oggi nessuno conosce più. Invece negli anni Cinquanta la questione è stata molto dibattuta sulla stampa, perché era un fenomeno molto conosciuto e denunciato, di questi arruolamenti di centinaia e centinaia di ragazzi italiani che si trovavano su suolo francese più o meno clandestinamente, e poi, una volta scoperti, convinti, con la

Luca Fregona

minaccia della galera o del rimpatrio, a firmare l’ingaggio nella legione straniera. Comunque la legione pagava anche bene e molti firmavano senza nemmeno sapere dove sarebbero finiti.” Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro? Da sempre mi piace sentire dai testimoni di un periodo cosa hanno vissuto, le emozioni che hanno provato. Spesso sono storie che hanno una trama narrativa molto forte. In fondo sono racconti. Il giornalismo è anche questo, ogni giorno racconta quello che accade intorno, nella

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GIOVANNI SPAGNULO 331 4763177 giovanni.spagnulo@agenti.quimedia.it

tua città, dove vivi, ecc. Nel libro racconti le vicende di questi ragazzi ventenni, storie di disperazione e di sopravvivenza, in cui è difficile separare i concetti di bene e di male. Io mi sono molto immedesimato in questi tre profili, in queste tre storie. Due protagonisti li ho conosciuti di persona, uomini che sono sopravvissuti a quella guerra e poi però nel frattempo ci hanno lasciato. Sono persone con cui ho parlato molte ore e quindi sono riuscito a sintonizzarmi con loro e a capire anche i drammi che hanno vissuto. Il terzo protagonista è morto in Indocina. Tuttavia per lui vale lo stesso discorso, perché la storia me l’ha raccontata suo fratello, la sua vicenda è stata un dramma famigliare. Quando parli per tante ore e ascolti le persone, riesci a fare tuo il loro punto di vista. Cerchi di capire la vita come poteva vederla un ragazzo di venti anni cresciuto sotto una dittatura e passato alla Seconda guerra mondiale. Quindi non c’è tanto da giudicare, c’è solamente da raccontare... Hai narrato in prima persona. Le loro angosce sono quelle del lettore. Hai questa capacità di rendere fluido un discorso che non necessariamente è nato fluido... Quando capisci quello che ti vuole dire l’interlocutore, capisci quello che ha vissuto o te lo fa capire… io mi sono immerso così tanto e identificato con queste persone che ogni volta – ho scritto i tre capitoli sepa-

Rodolfo Altadonna

ratamente – era come se avessi la persona davanti, è come se in qualche modo io parlassi al posto suo. Sapevo che cosa voleva dire e credo di aver fatto un lavoro abbastanza onesto da questo punto di vista e di aver rispettato anche il modo di parlare e il modo di porsi delle singole persone. Infatti i tre protagonisti parlano anche in modo diverso – poi chiaramente io ho il mio stile…

Till Antonio Mola


LE PIETRE DI MERANO Flavio Schimenti architetto

MEMORIE URBANISTICHE

foto: Aexander Z.

Quel mausoleo per l’arciduca Giovanni d’Asburgo Lorena

A pochi passi da Merano e visibile dalla conca meranese, in direzione di Scena sorge il Mausoleo edificato in onore dell’arciduca Giovanni d’Asburgo Lorena. Tale edificio costruito nelle forme

del neogotico ha sempre colpito e attratto presso di esso turisti e semplici viandanti. Realizzato nel 1869 ci colpisce per l’uso dei materiali, il lucente granito rosso, le sue imponenti dimensioni, l’er-

gersi in maniera perentoria verso l’alto e l’imporsi verso il dolce paesaggio meranese circostante. Giovanni Battista Giuseppe Fabiano Sebastiano d’Asburgo Lorena era nato a Firenze il 20 gennaio del 1782. Membro della famiglia imperiale degli Asburgo, federmaresciallo durante le guerre napoleoniche e reggente imperiale durante le rivoluzioni del 1848, espresse il desiderio di essere seppellito nei pressi di Merano, a Scena, e ciò accadde nel 1859. Il figlio Francesco d’Asburgo volle innalzare un monumento in suo nome in uno dei luoghi prediletti del padre e affidò il progetto all’architetto Moritz Wapper di Vienna. L’ edificio venne completato il 24 giugno del 1869 e le spoglie mortali dell’augusto genitore riposano in quel luogo da tale data. Ma perché edificare un “mausoleo”? Il mausoleo ha una origine antichissima: era destinato, di solito agli imperatori perché venissero ricordati in maniera degna. Ed è facile immaginare che il figlio volesse che il padre venisse ricorda-

to in questo modo, in un periodo storico difficile per l’impero. La costruzione si presenta come una cattedrale gotica, a essa si accede tramite una doppia e simmetrica scalinata, ingentilita da monofore trilobate a sesto acuto. Un immenso portale d’ingresso, anch’esso in stile gotico, introduce il visitatore agli spazi interni. Guglie e pinnacoli che si stagliano verso il cielo adornano le quattro facciate. La costruzione prende luce da grandi aperture finestrali ogivali e si conclude con un ampio catino absidale. Perché le forme del gotico? Si viveva in un periodo storico travagliato e di transazione; ribadire, tramite tali forme, una propria identità nazionale, era comune a tutte quelle culture mitteleuropee in quel periodo difficile. L’ergersi e l’innalzarsi di tale edificio, rispetto alla piana meranese, sembra quasi proteggerla e a porsi come eterno custode. Ciò ne accresce il fascino, avvolto da un che di fiabesco, soprattutto nelle giornate uggiose o piene di nuvole che risalgono dal poderoso e silente edificio.

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SUCCEDE IN PROVINCIA

L'APPROFONDIMENTO

La storia di Agitu Ideo Gudeta La sua notorietà, oggi, va slegata dall’epiteto riduttivo di “buona integrazione” che la eleva a esempio virtuoso. “Se per integrazione intendiamo una società che nel suo insieme fa qualcosa per includere qualcuno, no, non è stata un modello d’integrazione. L’integrazione se l’è costruita e guadagnata con il sudore e la fatica. Non siamo stati noi ad averla integrata. È stata particolarmente brava, ma non vuol dire che l’abbiamo aiutata. E integrazione vuol dire aiutare”, racconta la sua amica Wally Rungger. Arrivata in Italia per la prima volta, giovanissima, aveva raggiunto Trento grazie a una borsa di studio e si era laureata in Sociologia. Era rientrata in Etiopia, dove aveva preso parte a iniziative di agricoltura sostenibile, lavorando anche con pastori nomadi, soprattutto donne. Poi, nel 2010, era tornata in Italia, messa pericolosamente alle strette dal governo etiope per le sue proteste di denuncia contro il fenomeno del land grabbing – l’accaparramento di terreni da parte delle multinazionali a favore delle monoculture destinate all’esportazione – che da diversi anni sta mettendo in ginocchio i contadini del continente. Dopo essere stata riconosciuta come rifugiata politica, aveva lavorato per qualche anno nella Val di Gresta, sia al pascolo che in un bar, e con i risparmi messi da parte aveva avuto l’idea di avviare la sua azienda agricola “La capra felice”. Allevando e tutelando l’autoctona capra pezzata mochena, in via d’estinzione, e riappropriandosi con i suoi pascoli dei terreni abbandonati, era riuscita a legarsi al territorio. Un’imprenditrice determinata e

Agitu Ideo Gudeta

La storia di Agitu è una storia di grande fatica e di grande resistenza. Di difficoltà e impegno. Era una donna raggiante, positiva e ottimista, ed era partita da zero.

intelligente, che nella Valle dei Mocheni era entrata in punta di piedi. Lì aveva trovato un luogo di cui ha saputo, con affetto e maestria, prendersi cura, e in cui si è fatta spazio con costanza. Girando in lungo e in largo con il suo furgoncino, era riuscita a vendere i suoi formaggi biologici e a farsi conoscere in tutto il Trentino-Alto Adige, incontrando presto diverse realtà e diverse persone. “Aveva una capacità incredibile di creare rete e di farsi voler bene, era empatica e simpatica, e aveva un gran carisma”, dice Wally Rungger. “Sono andata a trovarla con un’amica, poi le ho proposto un incontro pubblico a Bolzano – promosso, tra gli altri, dal Centro per la Pace e l’Archivio delle Donne – nel gennaio del 2019. Non avevo mai visto la Sala di Rappresentanza così piena, in parecchi sono venuti anche da fuori città.” Così è iniziata la loro amicizia. L’azienda di Agitu nel tempo è cresciuta: all’allevamento delle capre

e alla produzione di formaggi biologici si sono aggiunti la coltivazione di ortaggi e la produzione di cosmesi naturale. Impegnata anche socialmente, organizzava spesso nella sua azienda attività culturali. Aveva imparato da sola, in Francia, a fare i formaggi, e da poco, sempre da sola, a fare i cosmetici. Seppure avesse dei collaboratori, era lei a portare avanti l’azienda. Di recente aveva aperto a Trento un negozio dove vendere i propri prodotti e si stava occupando della ristrutturazione di una scuola che voleva trasformare in agriturismo. “Era una donna intelligente e ha fatto molto da sola. È lei che ci ha accolti, che ci ha aperto un mondo che non conoscevamo più, tornando sul territorio e salvando le capre dall’estinzione. Ha fatto molto per noi e da lei si può imparare tanto: dalle sue capacità imprenditoriali, dalla cura che aveva verso l’ambiente e la terra. E non dimentichiamo che era una donna.” La sua storia l’ha costruita da sola, con coraggio e fatica. Non un esempio virtuoso, ma una persona – fra tante – che è stata costretta a scappare dalla sua terra, dove non ha potuto continuare a combattere. L’Italia è stata un’occasione per salvarsi la vita e sulla cui base Agitu è riuscita a costruire, con grande capacità, grazie alla sua intraprendenza e al suo impegno, un’eccezionale realtà di valorizzazione del territorio. Il suo obiettivo però era un altro: tornare in Etiopia e lottare per la sua gente, per la sua terra. Anche

in Valle dei Mocheni ha tutelato una terra che ha sentito sua, più di molti trentini. Ma quanto, noi tutti, l’abbiamo aiutata in questo? “Molti, nel tempo, le hanno dimostrato un grande sostegno morale, ma la vita in valle non era semplice, c’era anche una grande invidia. Soprattutto dopo l’aggressione subita dal vicino, non era facile stare in paese. Le avevano detto di non denunciare, perché così facendo avrebbe messo in cattiva luce la valle, ma lei lo ha fatto lo stesso, con coraggio e paura. Dopo l’ultima udienza mi ha detto che non avrebbe mai più denunciato, perché in tribunale l’avevano rigirata come un calzino.” Agitu è stata una donna che ha voluto spendersi per un territorio che non era il suo e lo ha fatto sempre con grande coraggio e abilità. Ha portato una ricchezza incredibile – umana, imprenditoriale – all’interno di una comunità che aveva dimenticato il valore della terra e che non è stata in grado di accoglierla e di aiutarla. E non c’è nessun riscatto personale, nella sua storia. Perché quello che l’ha sempre guidata è stato l’amore per la terra. Prima e sempre, la sua, quella etiope. Non ha mai dovuto riscattarsi davanti agli occhi di nessuno, Agitu, che ha continuato a fare ciò in cui credeva e che le riusciva meglio: prendersi cura del territorio, anche lì dove i locali non hanno saputo apprezzarlo. Ma la sua storia iniziava in Etiopia e lì voleva finire. Invece è finita tra le mura della sua casa a Frassilongo, il 29 dicembre, per mano di un suo collaboratore. “Dobbiamo esserle grati: ha dato alla comunità più di quanto abbia ricevuto. Anche io penso di avere più ricevuto da lei, che averle dato. Di lei mi rimangono il suo essere solare e il suo affetto, la sua leggerezza. I suoi abbracci e il suo sorriso”, conclude affettuosamente Wally. “Spero che dopo la sua morte si possa non solo portare avanti, con il suo spirito e il suo senso, la sua attività, ma che si aiutino altre persone a integrarsi. Per nessuno è facile scappare: anche gli italiani sono stati immigrati e ancora emigrano, ma spesso purtroppo se ne dimenticano.”

Ana Andros COOLtour


L’ANGOLO DEI LETTORI

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COMUNITÀ

Don Gianni: il ricordo dei suoi colleghi MERANO Riceviamo e pubblichiamo volentieri una lettera inviataci da un gruppo di insegnanti della scuola media Negrelli di Merano (alcuni ormai in pensione), che desiderano rendere omaggio e ricordare don Gianni, recentemente scomparso. “Don Gianni, una presenza insostituibile per noi! Abbiamo vissuto anni insieme alla Negrelli, chi prima, chi dopo, e la sua familiarità ci toccava tutti. Un legame di simpatia non creata da tante parole, ma da un atteggiamento di vicinanza, nello sdrammatizzare le situazioni e alleggerirle con qualche battuta, nella vicinanza in momenti difficili, nel gusto per la convivialità, trovandoci a preparare insieme allegre cenette nell’aula mensa, nel festeggiare insieme alcuni momenti dell’anno scolastico, i pensionamenti, o prendendo semplicemente a piccoli gruppi il caffè nelle ore buche. Lo sentiva vicino chi non bazzicava le chiese, apprezzando la sua umanità. Chi di noi ha più anni sulle spalle, lo ricorda quando, all’inizio degli anni Settanta, era giovane educatore dei ragazzi del Pastor, mandato da Roma perché “testa calda”. Quello era allora un collegio con un centinaio di ragazzi dove i più fortunati erano orfani, e gli altri provenienti da situazioni familiari difficilissime. Don Gianni si è speso allora per inserire i ragazzi del Pastor alla Negrelli, per vincere il rifiuto da parte di molti genitori, professori, che non volevano che questi ragazzi venissero inseriti nella scuola. Era il tempo del Preside Giampieretti e degli insegnanti Banda, Baggio… Si è creato allora un clima favorevole e collaborativo, in cui don Gianni proponeva e ha continuato sempre a proporre un atteggiamento positivo nei confronti dei ragazzi difficili, adoperandosi a convincere tutti i colleghi a promuoverli, sarebbe stata poi la vita a selezionarli.

Dalla Capitale a Merano

La sua presenza alla Negrelli si è interrotta per un certo periodo, gli anni in cui era stata aperta dall’Associazione “La Strada – Der Weg” a Bolzano (fondata nel 1978 da don Giancarlo Bertagnolli) anche una Comunità di recupero per giovani tossicodipendenti sopra Foresta. Era necessario integrare l’impegno dei volontari con quello di operatori professionisti, e don Gianni, che era adatto, preparato, era psicologo, si è dedicato a tempo pieno per alcuni anni a questo progetto. In seguito ha lasciato l’impegno in quella Comunità per fondare lui stesso nel 1992 a Merano un’Associazione, “Amicizia e solidarietà” che è stata di grande supporto per gruppi e singoli, genitori e ragazzi, con progetti nella nostra stessa scuola in cui è tornato, come docente di religione e nel servizio di psicologo per l’Istituto, rimasto fino al pensionamento, avvenuto nel 2006. Era sempre, come all’inizio, molto attento verso gli alunni con problemi, demotivati, ben sapendo che la mancanza di motivazione nell’impegno scolastico deriva dal non avere maturato il sentimento della stima,

rispetto, valore della persona; e li rispettava sempre, e insisteva con tutto il corpo docente perché non si mancasse di rispetto ai ragazzi e non si permettesse loro di mancare di rispetto agli insegnanti. In questo era importante la sua preparazione specifica, la sua lunga esperienza, ed il suo lavoro non si limitava certo alla disciplina di insegnamento, ma all’interno delle classi si adoperava per risolvere le dinamiche relazionali, spesso complesse, e per creare un clima più sereno, in modo che anche l’apprendimento da parte degli alunni migliorasse. Con la sua presenza don Gian-

I funerali di don Giovanni Cosciotti si sono svolti giovedì 3 dicembre alle 14 nella parrocchia Santo Spirito. Il sacerdote si è spento all’età di 79 anni a Bressanone a seguito di una serie di complicazioni legate al Covid-19. Don Gianni, così era chiamato, è stato a lungo sacerdote a Lana e poi parroco a Merano. Era nato il 24 giugno 1941 a Roma. Ordinato sacerdote il 18 marzo 1967 nella capitale, ha svolto i primi incarichi presso gli Oblati di San Giuseppe. Dal 1998 al 2006 è stato l’incaricato per la pastorale in lingua italiana a Lana. Nel 2006 don Cosciotti è stato nominato parroco a Santo Spirito a Merano, dall’ottobre 2010 in aggiunta assistente ecclesiastico dell’Agesci (Associazione guide e scouts cattolici italiani) a Merano. Nel 2014 don Gianni Cosciotti è stato esonerato dall’incarico di parroco, continuando tuttavia a svolgere il compito di collaboratore pastorale nel Decanato di Merano.

ni ha fatto sì che nella scuola ci fosse molto calore umano e collaborazione con tutto il personale. Chi è passato dalla Negrelli lo ricorda e sempre ricorderà con grande affetto.”

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SUCCEDE IN PROVINCIA

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LA POLEMICA

La marcia degli Schützen si inciampa sul rap Sorprendendo molti nei giorni scorsi il comandante degli Schützen sudtirolesi Jürgen Wirth Anderlan ha pubblicato su youtube un videoclip in stile rap che ha suscitato moltissime reazioni. Nel giro di poco il Kommandant è stato costretto alle dimissioni e il video è stato ritirato. Ma noi giornalisti QuiMedia abbiamo pensato di prendere posizione in merito, con un commento a sei mani che vi proponiamo.

L’ex comandante degli Schützen in un momentodel videoclip

Con la realizzazione del brano Mamma Tirol il comandante Anderlan con ogni probabilità si era posto l’obiettivo di richiamare i valori, attualizzando nel presente il catalogo dei disvalori e dei nemici. Ma la lista con ogni probabilità è risultata troppo estesa e articolata, spingendo troppo il piede sul pedale della provocazione. Particolarmente azzardato è apparso in particolare il richiamo alle radici cristiane, attraverso una professione religiosa per lo meno “svuotata”, visto il contesto

di “chiusura” quasi totale. Ma a mio avviso la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la musica. L’idea di accostare gli Schützen a una musica “altra” rispetto alle marce delle Musikkapellen deve aver innescato un cortocircuito insanabile. Insomma: anche in musica esistono dei limiti che non vanno superati nella declinazione della tradizione in un contesto di modernità, altrimenti si inceppa il meccanismo.

“Papi, che cosa sono gli Schützen?”, mi chiede il mio bambino mentre in famiglia stiamo parlando del rap dei cappelli piumati. Gli snocciolo storia e folklore di questa associazione, stupendolo. Poi passo alla parte “politica”, e il motivo per cui mamma e io non apprezziamo quel video. “Ma se loro vogliono solo il Tirol, dove vanno al mare?”, è la sua prima reazione. Beata innocenza, beata quell’intelligenza che nasce dalla spontaneità di una mente pura. Perché i bambini non mentono, a se stessi né agli altri; i bambini non odiano, i bambini non vedono colori e differenze, i bambini apprezzano le diversità, se qualcuno riesce a spiegargliele. I bambini non hanno paura, gli adulti hanno paura. Ed è paura quella che trapela dal testo dello Schützen-rap: paura del diverso, che sia esso un Walsch, un sudtirolese traditore della Heimat, un nero, un musulmano o un omosessuale. Paura di perdere le proprie radici, che ancora non si riesce a capire quali siano. Perché anche solo leggendo il testo di questo pezzo è difficile trovare una coerenza o almeno una logica fra le parole che lo popolano. Ce l’hanno con tutti: si dichiarano democratici e cristiani, ma il loro amore per il prossimo sembra sbattere contro una barriera quando incrociano gay o

ambientalisti: “non conoscono Ander, ma Greta, e davanti a casa mia Dieter ama Peter”, cantano. “Non siamo razzisti né populisti di sinistra, e odiamo tutti i neofascisti”, continuano. Poi le donne, oggetti decorativi che è meglio lasciare a casa a fare i mestieri, nel migliore dei casi, e addirittura gli studenti, “die Studierten”, “die Gscheiden”, quelli non hanno mai lavorato in vita loro e poi si ergono a profeti, un po’ come “i professoroni” di salviniana memoria, insomma. Democratici e cristiani. Chissà cosa ne penserebbe Gesù, a riguardo; chissà cosa ne penserebbe don Sturzo nel sentire queste due parole affiancate pronunciate... da loro! “Mamma Tirol è un progetto nato da una grande ispirazione, creatività e tre bottiglie di Lagrein Riserva, che porterà i nostri fan a ballare sui tavoli”, scrivono gli Schützen sul loro sito istituzionale, e poi citano una canzone della band “Oi!” Böhse Onkelz: “Dove genio e follia si combinano / Le parole non puzzano di bugie”. Chissà, forse la parte geniale del tutto sarà che da qualche parte balleranno davvero sui tavoli quando qualcuno intonerà questo rap. E chissà se questi si sentiranno dei geni mentre lo faranno…

Luca Masiello

Luca Sticcotti

Ma lo sanno dov’è nato l’hiphop? ... ma c’è almeno un altro “chissà”. Se per quanto riguarda lo stile “Mamma Tirol” è senz’altro un pezzo rap (benché qualitativamente scadente e senz’altro poco al passo coi tempi), ci si potrebbe chiedere quanto rimanga, in un brano come questo, della storia del genere musicale di riferimento. Mentre si ascolta un testo separatista come quello di “Mamma Tirol”, infatti, fa quantomeno sorridere (ma amaramente) pensare a come, quando e dove ha avuto origine il movimento hiphop, a cui il rap appartiene. E allora chissà se gli autori – così legati alla “tradizione” – sapevano che il rap, oggi in cima alle classifiche, è nato nel 1973 nel

Papi, che cosa sono gli Schützen?

Bronx, facendo propria l’eredità della black music e dei canti dei neri nelle piantagioni e offrendo un’alternativa

alla violenza e un megafono alla parte più povera e invisibile della società; raccontando una situazione di disagio per rivendicare il diritto al suo contrario, così come l’importanza dell’unità

e della vicinanza sociale; e dando origine a quello che venne definito “edutainment”, l’intrattenimento educativo. Verrebbe da rispondere di no.

Alex Piovan

Il DJ Kool Herc, che nel 1973 ha “inventato” il rap


LA CASA SOSTENIBILE

LA CASA SOSTENIBILE

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Tutti pronti per la ripartenza Questo 2020 appena trascorso è stato un anno in viola per tutti coloro che lavorano con il pubblico. Viola come il colore considerato tabù per gli artisti, perché in tempi antichi durante la Quaresima (quando i sacerdoti indossavano una stola di questo colore) erano vietati gli spettacoli. Ma con gli dovuti scongiuri in questo anno appena iniziato ci si potrà rifare, grazie alla ripresa delle manifestazioni, anche quelle fieristiche dedicate all’edilizia sostenibile.

Grafica: QuiMedia

Sembrano passati secoli da quella foto scattata con gli amici alla prima di quel film appassionante, invece forse non sono trascorsi neppure dieci mesi. In questo periodo ci siamo abituati, con rammarico,

a seguire l’arte da uno schermo, a brindare davanti al computer. Lo streaming è entrato nelle nostre vite, ma la voglia di partecipare di persona agli eventi è ancora viva in tutti noi. Lo dimostra anche il fat-

to che il numero di partecipanti a certe manifestazioni è decisamente alto; come le fiere, che si possono seguire online, appuntamenti importanti come la Fiera Klimahouse, per esempio, appuntamen-

to fisso, che per quest’anno – dal 27 al 29 gennaio – diventa digitale e si può seguire online cliccando sul sito www.agenziacasaclima.it. Non scoraggiamoci, la via verso la sconfitta di questo Covid è ancora in salita, ma non stiamo più arrancando: la scienza sta facendo passi da gigante e noi stessi abbiamo ben compreso che evitando spostamenti inutili e adottando tutte le misure necessarie per evitare il contagio potremo vedere una luce in fondo al tunnel. E all’uscita ci aspetteranno feste, concerti, fiere e un grande palco che attende solo il suo pubblico per gli applausi.

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LA CASA SOSTENIBILE

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Efficienza energetica: ecco i nuovi criteri Un pacchetto di interventi per accelerare il processo di decarbonizzazione attraverso l’impiego di fonti di energia rinnovabile: la Giunta provinciale ha dato il via libera ai nuovi criteri di contributo per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili per persone fisiche, pubbliche amministrazioni, enti senza scopo di lucro e imprese. Misure che resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2023. Sono quattro le principali novità che rientrano nel pacchetto di interventi. La prima riguarda le pompe di calore con impianti fotovoltaici in edifici CasaClima A. Si tratta di una misura di decarbonizzazione a zero emissioni, in quanto il fabbisogno elettrico della pompa di calore viene coperto dall’impianto fotovoltaico. Il finanziamento è previsto sia per edifici esistenti che per costruzioni nuove. Il contributo rappresenta così uno stimolo per aumentare l’installazione di pompe di calore soprattutto nelle nuove costruzioni. Per l’installazione è previsto un contributo pari al 40%. Batterie di accumulo per nuovi impianti fotovoltaici connessi alla rete I sistemi di accumulo servono a immagazzinare energia elettrica prodotta in loco, tipicamente in situazione di produzione superiore

al consumo, per poi consumarla in un momento successivo, quando la produzione è inferiore al consumo, massimizzando in tal modo la percentuale di autoconsumo dell’energia prodotta. Per l’installazione è previsto un contributo pari al 40%. Impianti fotovoltaici per edifici comunali Questa misura incentiva l’utilizzo delle fonti rinnovabili da parte dei Comuni che così possono costituire un esempio verso i privati

cittadini. È previsto, in linea generale, un contributo pari al 40% che si riduce al 20% per i Comuni che, nell’anno di presentazione delle domande, percepiscono fondi ambientali derivanti dall’esercizio di grandi derivazioni idroelettriche a partire da 3 Mw, oppure da altri grandi opere. Check-up energetico per i condomini Questa misura rappresenta uno stimolo per i condomini a eseguire un

Una casa per l’Architettura

Il presidente dell’Ordine Johann Vonmetz

Una Casa dell’architettura, un luogo che raggruppi le attività delle tre istituzioni, Ordine degli architetti, Fondazione e arch. academy, che rappresenti il sistema architettura Alto Adige anche

attraverso un marchio ombrello, analogamente a quello impiegato per i prodotti di qualità altoatesini, e che funga da raccordo tra le altre Case dell’architettura dell’arco alpino. Questo, in sintesi, il concetto su cui si fonda il progetto illustrato nei giorni scorsi nel corso di una Videocall tra il presidente della Provincia Arno Kompatscher, l’assessora al territorio e paesaggio Maria Hochgruber Kuenzer e i vertici dell’Ordine degli architetti. “La Casa dell’architettura - ha riferito il presidente dell’Ordine degli architetti Johann Vonmetz - dovrebbe essere in connessione con altre istituzioni del

territorio, dalla facoltà di design dell’Università, all’associazione degli artisti, dall’Agenzia CasaClima ai settori edilizia, con l’obiettivo di diffondere la cultura architettonica e di svilupparla con concetti innovativi”. “La struttura comune potrebbe ospitare mostre, seminari, workshop nonché conservare materiali di documentazione sul divenire dell’architettura altoatesina”, ha sottolineato Carlo Calderan, presidente della Fondazione. Si è parlato, tra il resto, della predisposizione del modello di regolamento edilizio per i Comuni e dell’aggiornamento della piattafor-

check-up energetico per valutare la fattibilità e l’economicità di un eventuale risanamento energetico e per verificare il raggiungimento dei presupposti per il superbonus 110%. Qualora il check-up evidenziasse che le condizioni per il superbonus 110% non sono rispettate e non si proceda con la realizzazione degli interventi di risanamento, il condominio beneficerà di un contributo per i costi sostenuti per l’effettuazione del check up energetico pari all’80%.

ma digitale SUE Sportello unico dell’edilizia. Su questa piattaforma dal 1. luglio 2020, data di entrata in vigore della legge, devono essere gestite tutte le richieste in ambito edilizio, che i professionisti presentano a nome dei committenti nei vari comuni. In merito al Sue, Verena Unterberger, presidente dell’arch.academy, ha espresso “la necessità che tale piattaforma venga aggiornata e che il suo utilizzo sia semplificato”. A tal fine, secondo Unterberger, sarebbe utile insediare un gruppo di coordinamento nel quale vengano rappresentati i gruppi professionali tecnici, che quotidianamente lavorano con questo strumento digitale e per tale ragione possono indicare proposte costruttive per le migliorie da adottare.


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SCUOLA

SCUOLA

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Guardare al futuro con la scuola La prima iscrizione a scuola è un momento importante nella vita dei bambini e in quella dei loro genitori, così come lo è quello della scelta riguardo alla scuola superiore in cui iscriversi. Le inedite difficoltà che stiamo affrontando in questi mesi, purtroppo, possono rendere complicato vivere questi momenti con leggerezza e serenità. Non è scontato, infatti, riuscire a immaginarsi nel futuro, così come non lo è comprendere quali scelte fare senza sapere quali

Diözese Bozen-Brixen Diocesi Bolzano-Bressanone Diozeja Balsan-Porsenù

saranno gli effetti della pandemia nei prossimi anni. Tuttavia, proiettarsi al di là di quello che stiamo vivendo e aiutare i più piccoli a fare lo stesso possono essere delle buone pratiche per non farsi assorbire dalle preoccupazioni contingenti – qualora questo fosse possibile. Anche

se molte bambine e molti bambini hanno dovuto rinunciare a viverla in presenza, con tutto ciò che la rende così importante nelle loro vite, la scuola non si ferma. I dubbi di genitori e figli possono essere molti. Quali sono i nuovi indirizzi a cui è possibile iscriversi? Che percorso

formativo affronterò se mi iscrivo in un istituto anziché in un altro? Come ed entro quando ci si deve iscrivere? A chi posso rivolgermi per risolvere dei dubbi? Nel nostro speciale scuola si possono trovare alcune risposte a queste domande, nonché dei riferimenti utili a trovarne altre. L’augurio è che presto insegnanti, alunne e alunni possano tornare a vivere la scuola come hanno sempre fatto, nella sua dimensione umana e personale.

Dacci una mano a dare una mano! La crisi causata dal diffondersi del Coronavirus sta colpendo soprattutto coloro che già si trovavano in una situazione di bisogno. Noi continuiamo ad esserci: con cibo, un tetto, portando la spesa e avendo un orecchio sempre aperto e attento alle nuove esigenze. Il numero delle persone che avrà bisogno del nostro aiuto crescerà: genitori single, anziani con pensione minima, disoccupati e persone in condizioni di povertà che già adesso faticano a sopravvivere.

Aiutaci ad aiutare! Puoi fare una donazione con la causale “Emergenza Coronavirus”. Raiffeisen Cassa Centrale IBAN: IT42F0349311600000300200018 Cassa di Risparmio di Bolzano IBAN: IT17X0604511601000000110801 Banca Popolare dell’Alto Adige IBAN: IT12R0585611601050571000032 Intesa Sanpaolo IBAN: IT18B0306911619000006000065


SCUOLA

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Il polo scolastico “G. Galilei” Da 80 anni il “Galileo Galilei” è il punto di riferimento per la formazione tecnica e scientifica della provincia di Bolzano. Innovativi laboratori, metodologie didattiche aggiornate e attività progettuali in collaborazione con aziende e università del territorio fanno sì che al Galilei circa 200 docenti sviluppino negli oltre 1300 studenti competenze prodrome all’affermazione professionale e all’accesso a tutti i percorsi universitari. Di seguito ecco l’offerta formativa. 4 Indirizzi dell’ISTITUTO TECNICO TECNOLOGICO • Meccanica–Meccatronica, Energia. Il diplomato in “Meccanica e meccatronica” acquisisce competenze nelle tematiche generali connesse sia alla progettazione, realizzazione e gestione di apparati e sistemi sia all’organizzazione e gestione del lavoro. • Elettrotecnica ed Elettronica. Al termine del percorso formativo saranno acquisite competenze nel campo dei

materiali e delle tecnologie costruttive sia dei sistemi elettrici, elettronici e delle macchine elettriche, della generazione, elaborazione e trasmissione dei segnali elettrici ed elettronici sia dei sistemi per la generazione, conversione e trasporto dell’energia elettrica e dei relativi impianti di distribuzione. Il diplomato in “Elettronica ed Elettrotecnica” saprà collaborare alla progettazione, costruzione e collaudo di sistemi elettrici ed elettronici, di impianti elettrici e sistemi di automazione. • Informatica e Telecomunicazioni. Il diplomato in “Informatica e Telecomunicazioni” possiederà competenze specifiche nel campo della progettazione e gestione dei sistemi informatici, dell’elaborazione dell’informazione, delle applicazioni, delle reti e degli apparati di comunicazione. • Chimica, Materiali e Biotecnologie, nelle articolazioni “Biotecnologie ambientali” e “Biotecnologie sanitarie”. In uscita si acquisiranno competenze specifiche nel campo dei materiali,

delle analisi strumentali chimicobiologiche, nei processi di produzione e nel settore della prevenzione e della gestione di situazioni a rischio sia ambientale, che sanitario. 2 indirizzi dell’ISTITUTO PROFESSIONALE PER L’INDUSTRIA, L’ARTIGIANATO E SERVIZI • Manutenzione e Assistenza Tecnica Percorso diurno - durata 5 anni – articolazioni Sistemi Energetici, Elettrica ed Elettronica. Percorso serale - durata 3 anni – requisito: età superiore a 18 anni. In uscita le competenze acquisite permetteranno al diplomato di gestire,

organizzare ed effettuare interventi di installazione e manutenzione ordinaria, di diagnostica, riparazione e collaudo relativamente a piccoli sistemi, impianti e apparati tecnici. Le sue competenze tecnico-professionali sono specificamente sviluppate in relazione alle esigenze territoriali. • Servizi sanitari – articolazione Odontotecnica. In uscita il diplomato possiederà le competenze necessarie per predisporre, nel laboratorio odontotecnico, apparecchi di protesi dentaria, su modelli forniti da professionisti sanitari abilitati. LICEO SCIENTIFICO OPZIONE SCIENZE APPLICATE CON PERCORSO IN AUTONOMIA PROVINCIALE: INFORMATICA. È possibile la scelta tra un percorso quinquennale oppure quadriennale. La preparazione in uscita coniuga la conoscenza della realtà scientifica e tecnologica con lo studio delle discipline umanistiche. Particolare rilievo è dato all’attività di laboratorio che stimola le capacità progettuali e la riflessione critica, fornendo competenze utili a uno sbocco nel settore della ricerca scientifica e tecnologica.

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ITCAT “A e P. Delai” Fai scuola con noi! del settore, si ottiene la Qualifica Di Operatore Agricolo-Ambientale. Un quarto anno, ricco di corsi professionalizzanti e di un lungo periodo di stage in sinergia con le aziende, porta al conseguimento del Diploma di Tecnico del verde. Inoltre, vi è la possibilità di svolgere il quinto anno e sostenere l’esame di maturità che darà accesso agli studi universitari. Un modo di fare scuola, insomma, che abbina un’intensa attività sul campo, all’aria aperta e nei laboratori alle nozioni teoriche fondamentali per diventare futuri giardinieri, agricoltori e operatori del settore agroalimentare.

- propone progetti con enti qualificati e Università, per garantire un bagaglio di competenze e un successo negli studi universitari o nel mercato del lavoro; - garantisce la preparazione per certificazioni nel disegno 2D/3D, oltre che linguistiche e informatiche. Alunne/i provenienti da fuori provincia e iscritti presso l’ITCAT “A. e P. Delai” hanno priorità di accesso al convitto “Damiano Chiesa”, dove sono seguiti da personale educativo a livello scolastico e sostegno nel percorso di crescita personale. Per informazioni www.itcatdelai.it (inserzione pubblicitaria)

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Grafica: QuiMedia

La Scuola professionale provinciale per la fruttiviticoltura e il giardinaggio è attiva da oltre 40 anni come unica scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano per la formazione di operatori e tecnici nel settore agroambientale e del verde. La scuola da settembre 2020 si è trasferita presso Laimburg in una nuova sede immersa nei frutteti e vigneti, con aule moderne e confortevoli, laboratori di analisi e per le lavorazioni alimentari vegetali e animali. Dopo un primo percorso triennale, che consente agli allievi, anche attraverso mirati stage lavorativi, di venire a contatto col mondo del lavoro presso primarie aziende

L’ITCAT “A. e P. Delai” di Bolzano è un punto di riferimento, per la preparazione nel campo delle costruzioni e dell’ambiente. Si terranno una serata informativa il 15/01/2021, gli open day il 15/01/2021 e 5/02/2021 e attività laboratoriali di accoglienza. L’Istituto: - promuove lo sviluppo di competenze professionali, relazionali e umane dei futuri tecnici, che si occuperanno di architettura sostenibile, cura e tutela del paesaggio; - opera con la strumentazione per la progettazione 3D e rendering, con licenze free di software professionali per i suoi studenti;

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Scuola professionale provinciale per la frutti-viticoltura e giardinaggio Laimburg 19/4 – 39051 Vadena (BZ)

via Cadorna 16/A, Bolzano - tel. 0471/270501 email: itg.bolzano@scuola.alto-adige.it


SCUOLA

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Scuola primaria: iscrizioni 7-24 gennaio Nella provincia di Bolzano la scuola inizierà il 6 settembre, ma già fervono le attività per le iscrizioni; nelle scuole primarie in particolare in questi giorni sono iniziati gli incontri con i genitori e le presentazioni. Le domande e le curiosità delle famiglie sono numerose: vediamo insieme quali sono le risposte a quelle più ricorrenti. QUANDO CI SI PUÒ ISCRIVERE? Dal 7 al 24 gennaio 2021 sarà possibile iscrivere i bimbi unicamente in modalità on line, tramite SPID o Carta Servizi. Per informazioni sull’iscrizione, la procedura e le modalità da seguire, si possono trovare al link my.civis.bz.it. Per effettuare l’iscrizione è utile avere a portata di mano il codice fiscale del proprio figlio e dei genitori. Le famiglie eventualmente prive di strumentazioni informatiche possono rivolgersi alla scuola, che metterà a disposizione l’aiuto necessario. I BAMBINI NATI A DICEMBRE POSSONO ANDARE A SCUOLA IL PROSSIMO SETTEMBRE? Devono frequentare la scuola da settembre 2021 i bambini che compiono sei anni entro il 31 agosto 2021, mentre i bambini che compiranno i sei anni entro il 30 aprile 2022 potranno scegliere se rimanere un ulteriore anno alla scuola dell’infanzia o se iscriversi alla scuola primaria. Non è possibile iscrivere bambini nati oltre il 30 aprile 2022. CI SI PUÒ ISCRIVERE IN QUALUNQUE SCUOLA? Il Comune di Bolzano ha predisposto un elenco, pubblicato anche online sul sito istituzionale, nel quale per ogni via o piazza e numero civico viene indicata la scuola competente, che va quindi scelta in base alla residenza. Inoltre, le famiglie degli alunni con obbligo di iscrizione residenti a Bolzano riceveranno dal Comune un’apposita comunicazione che riporta la scuola di competenza territoriale, che sarà anche quella da indicare nell’iscrizione online. Negli altri comuni, generalmente, vale il principio della vicinanza del luogo di residenza alla scuola. SI PUÒ SCEGLIERE UNA SCUOLA DIVERSA DA QUELLA DI COMPETENZA? Prima di tutto si deve comunque fare l’iscrizione tramite la modalità online nella scuola di competenza territoriale; successivamente, entro il 24 gennaio 2021, si può richiedere il trasferimento ad altra scuola in modalità cartacea, presentando

una domanda motivata al Dirigente scolastico della scuola primaria competente per territorio. Quest’ultimo invierà poi la richiesta di trasferimento alla scuola di destinazione che, in base ai posti disponibili, potrà accettare o meno la domanda. Chi desiderasse iscrivere il bambino o la bambina a una scuola paritaria o riconosciuta deve ugualmente effettuare l’iscrizione online entro lo stesso termine fissato per la scuola pubblica. COME SI POSSONO CONOSCERE LE CARATTERISTICHE DELLA SCUOLA, I PROGETTI, GLI ORARI...

Generalmente le scuole organizzano delle serate informative dedicate ai genitori; in questo momento particolare, però, molte scuole organizzano iniziative di porte aperte online. Per avere informazioni è consigliabile consultare il sito della singola scuola (l’elenco delle scuole con i relativi siti è sul sito dell’Intendenza scolastica http://www.provincia.bz.it/scuola-italiana). Sul canale YouTube “Scuola italiana Alto Adige”, inoltre, potrete trovare numerosi video di presentazione delle scuole: iscrivetevi e attivate le notifiche per rimanere informati! QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLA SCUOLA PRIMARIA ITALIANA? La scuola in lingua italiana è una scuola molto vivace, che offre numerose proposte di attività, ed è inclusiva, perché prende in considerazione le caratteristiche di ognuno, favorendone la realizzazione del successo formativo. In questi anni

si è lavorato molto sui laboratori, poiché si è ritenuto importante che i bambini facessero esperienza con materiali didattici diversi imparando a conoscere facendo. L’intenzione è che i bambini apprendano le varie discipline attraverso l’esperienza diretta della realtà. In quest’ottica si inserisce anche l’insegnamento delle lingue. Nella scuola primaria in lingua italiana sono previste dalle 6 alle 12 ore di tedesco e dalle 2 alle 4 ore di inglese alla settimana, insegnate per lo più con l’approccio CLIL, che consiste nello studiare alcune discipline in una lingua diversa dalla propria. Ciò ha portato alla diffusione in tutte le scuole di percorsi in cui il tedesco o l’inglese sono utilizzati come lingua di insegnamento di alcune materie e ha fatto sì che negli anni si sviluppassero proposte di potenziamento linguistico. Si tratta di una scelta strategica: la scuola di oggi deve preparare i futuri cittadini a vivere senza barriere linguistiche e fornire alle nuove generazioni le competenze necessarie per avvicinarsi senza paure o pregiudizi alle culture diverse dalla propria e anche al futuro mondo del lavoro. Non si trascurano però la musica e il movimento. Nella scuola primaria, ormai da anni, sono presenti i docenti della Scuola di Musica “Vivaldi” che affiancano gli insegnanti di classe, per favorire l’apprendimento delle competenze musicali e avvicinare i bambini allo studio di uno strumento, dalla quarta classe in poi. In tutte le scuole primarie della provincia, inoltre, si valorizza anche l’ambito motorio. Già da alcuni anni, infatti, grazie a una collaborazione tra Intendenza scolastica e “Sport e salute” sono attivi i progetti: Educazione motoria e Sport di classe. Questi permettono di affiancare, per l’intero anno scolastico, un/a laureato/a in scienze motorie all’insegnante di classe durante la lezione settimanale in palestra.

COME INCIDERÀ LO SVILUPPO DELLA PANDEMIA SULL’INSEGNAMENTO E L’APPRENDIMENTO? Naturalmente non è possibile sapere come si svilupperà la pandemia, ma possiamo dire che la scuola in lingua italiana si è attrezzata al meglio per gestire questa situazione senza precedenti. In tutte le scuole sono state adottate le misure di sicurezza necessarie; le nuove regole sono diventate abitudini per i bambini, che sono stati accompagnati con attenzione in questo percorso. Per quanto riguarda più strettamente l’insegnamento, si è cercato di mantenere la stessa offerta formativa e oraria prevista nel periodo pre-Covid. Certo vi sono stati dei cambiamenti soprattutto nelle modalità didattiche e organizzative e la Didattica Digitale Integrata è entrata a pieno titolo a far parte del modo di fare scuola; così i bambini più grandi, accompagnati dagli insegnanti, hanno imparato a gestire i software necessari per continuare a “fare scuola” anche in caso di quarantena o chiusura delle aule e in molti casi il computer è diventato un vero e proprio strumento, come il libro di testo, il righello o il quaderno. La Didattica Digitale, infatti, si integra nella didattica tradizionale, per completarla e sostenerla. Molto importanti in questa “nuova era” sono stati il sostegno e la collaborazione delle famiglie, soprattutto con i bimbi più piccoli, che necessitano di essere accompagnati soprattutto quando la scuola si svolge completamente a distanza. È NECESSARIO POSSEDERE TABLET O COMPUTER E CONNESSIONE INTERNET? Con l’introduzione della Didattica Digitale Integrata risulta sicuramente utile che gli studenti dispongano di una connessione e di un PC. Nel caso però di chiusure o quarantene alla primaria, ogni scuola adotta modalità di lezione a distanza differenti, valutando le caratteristiche e le esigenze dei propri studenti e, spesso, mettendo anche a disposizione strumenti per la didattica a distanza in prestito. In ogni caso, a settembre sarà necessario rivolgersi alla scuola per segnalare eventuali esigenze o problematiche. (inserzione pubblicitaria)


VETRINA

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La bussola dei DIRITTI

Vizi immobile dopo l’acquisto: che fare? La legge prevede che il venditore di un immobile debba garantire l’acquirente da tutti i vizi che impediscano di usare l’immobile per come convenuto o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Specularmente, è prevista una serie di tutele in favore dell’acquirente, finalizzate a ottenere la restituzione di una parte del prezzo pagato o, nell’ipotesi di vizi particolarmente gravi, lo scioglimento del contratto e la restituzione di tutte le somme già corrisposte. La garanzia del venditore copre tutti i vizi dell’immobile, sia quelli cosiddetti “apparenti” (riconoscibili con l’uso della normale diligenza), sia quelli cosiddetti “occulti” (non riconoscibili a un esame immediato del bene o che sono rilevati solo dopo che ne sia iniziata l’utilizzazione, quali, ad esempio, infiltrazioni, difetto di insonorizzazione acustica, rumori provenienti da impianti di ascensore). La garanzia del venditore non opera per i vizi che l’acquirente conosceva al momento del contratto. Non appena scoperti i vizi, l’acquirente deve inviare al venditore la cosiddetta denuncia dei vizi: si

tratta di una contestazione formale, anche se dal contenuto generico, in cui vengono indicati i difetti dell’abitazione. Il compratore deve denunciare i vizi del bene comprato entro 8 giorni, decorrenti dal giorno in cui egli è stato in grado di esaminare l’immobile o, per i vizi occulti, dal giorno della loro scoperta. Secondo la legge, due sono le azioni che l’acquirente può esercitare attraverso l’ausilio di un avvocato: a) chiedere la risoluzione (ossia lo scioglimento) del contratto, in presenza di vizi particolarmente gravi. Per effetto della risoluzione, l’acquirente deve restituire l’immobile, mentre il venditore deve ridare i soldi incassati. L’acquirente può, inoltre, chiedere il risarcimento delle spese sostenute e degli ulteriori danni subiti; b) chiedere la riduzione del prezzo (se ha comunque interesse a tenere l’immobile), parametrata alla riduzione del valore del bene, che viene solitamente calcolata attraverso una perizia tecnica.

Hai una domanda da rivolgere al nostro esperto? Scrivi a redazione@quimedia.it La risposta verrà pubblicata nei prossimi numeri del giornale.

Avv.to Dott. Massimo Mira Bolzano

BalconORTO

Malattie fungine: curare l’oidio

L’oidio, detto anche mal bianco, è una grave patologia che può avere un impatto significativo sulle rese. Segnalato per la prima volta nel 1847 a Parigi, l’oidio si diffuse rapidamente in tutta Europa e giunse in Italia nel 1851. È una malattia causata da funghi Ascomycota della famiglia delle Erysiphaceae: si presenta con macchie miceliche polverulente, ovvero patine di colore bianco-grigiastre, a contorni indefiniti, simili alla farina, che ricoprono foglie, germogli, fiori e frutti. Le foglie colpite arrestano lo sviluppo, si accartocciano, ingialliscono e cadono, mentre i germogli hanno una crescita stentata e i bottoni fiorali originano fiori piccoli e malformati. I frutti attaccati da muffe e funghi non sono utilizzabili e il loro odore diventa sgradevole. L’oidio manifesta 1) infezioni primarie: avvengono in primavera con determinate condizioni climatiche (10°C e in presenza di piogge leggere – almeno 2,5 mm – con 15/20 ore di bagnatura fogliare, e sulle cui lesioni si producono dei conidi (spore) 2) infezioni secondarie: tipiche della stagione estiva e autunnale sono prodotte dalle spore del micelio svernante, che da quello sviluppatosi nelle infezioni primarie con determinate condizioni meteo (siccità 6/8 giorni, assenza precipitazioni > 25 mm, temperature medie 18/30° C con umidità relativa > del 40 %). Attacca salvia, zucchine, zucche, pomodori, bietole, cetrioli, radicchio, indivia, carote, sedano, prezzemolo, finocchio e anche i cereali come il grano saraceno e l’orzo, oltre che gli alberi da frut-

ta, melo, pero, vite, pesco, fico, albicocco e piante ornamentali quali rose, begonie, dalie, calendule, alloro e ortensie. Rimedi: 1) evitare ristagni umidi intorno alle piante; 2) evitare innaffiature sulle foglie; 3) rimuovere il fogliame verde in eccesso per favorire la circolazione dell’aria ed eliminare quello or-

mai secco o colpito; 4) macerato di equiseto, nel terreno; 5) infuso di tanaceto, nel terreno; 6) nebulizzatori fogliari con acqua, aceto di mele e bicarbonato di sodio, oppure con bicarbonato di potassio con olio di neem e cannella, la mattina presto; 7) acido lattico: cambia il pH sulla superficie delle foglie e ne contrasta la diffusione. Per la preparazione è consigliato usare 1 parte di latte in 2 di acqua. Il trattamento è da eseguirsi con uno spruzzino, al mattino presto, prima che il sole possa farlo evaporare velocemente. Effettuate questa operazione almeno 2 volte a settimana. È consigliabile, entro qualche ora dal trattamento, risciacquare con acqua le zone trattate; 8) fungo antagonista (Ampelomyces quisqualis), che invece di attaccare la piante si nutre del suo simile. Si miscela con olio minerale e si somministra preferibilmente in autunno, quando i resti dell’oidio cominciano la loro azione parassitaria sulla pianta.

Donatello Vallotta


VETRINA

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I TUOI CONSULENTI IMMOBILIARI

Un 2020 da dimenticare (parte 1) Quello che si è appena concluso è stato un anno molto difficile, per tantissimi aspetti della nostra vita. Per quanto concerne specificamente il settore immobiliare, mai come nel 2020 abbiamo riscontrato nella nostra attività di consulenza così tante lamentele da parte dei nostri clienti per problemi, disagi e costi causati da una cattiva gestione del processo di compravendita. Sia acquirenti, sia venditori.

Abbiamo scelto di dedicare le prime uscite dell’editoriale del nuovo anno per citarne alcune, offrendo ai nostri lettori una maggio-

re consapevolezza sui rischi e le conseguenze di un approccio “approssimativo” alla compravendita immobiliare. • “Ho acquistato un appartamento da ristrutturare. Quando il mio architetto ha presentato il progetto in Comune ho dovuto pagare una concessione in sanatoria e una sanzione per una difformità di cui non ero stato informato”. Il controllo di tutte le planimetrie relative all’immobile e della loro coerenza con lo stato di fatto è molto importante, non solo per l’aspetto economico ma anche per verificare che non siano presenti abusi edilizi. Fortunatamente la difformità non era importante, ma il costo totale per l’adeguamento è stato di circa 4.000€! • “Vorrei vendere casa ma ho scoperto che è convenzionata (Art.79 della L.P. 11.8.1997, n.13); quando l’avevo acquistata non mi avevano

informato né spiegato cosa comportasse”. Questo signore, ignaro del vincolo e del fatto che per poter abitare un appartamento convenzionato bisogna possedere specifici requisiti, ha dovuto pagare una sanzione, vendere rapidamente l’appartamento e acquistarne un altro non convenzionato. • “Ho acquistato una casa su due livelli, ma l’agente immobiliare che me l’ha venduta non ha verificato che il sottotetto, dove era stato realizzato un bagno, fosse abitabile”. In questo caso i problemi per l’acquirente sono due: ha acquistato una casa con un abuso edilizio e

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Solange Bonetto Ing. Alessandro Roncaglia questo può comportare dei costi non indifferenti (purché sia sanabile!); in secondo luogo, implica che ha pagato la casa molto più del suo valore di mercato, perché ha acquistato come abitabile una superficie che non lo è. (continua nella prossima uscita)

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SOCIALE

OASIS: da 30 anni inclusione attraverso il lavoro La Cooperativa sociale OASIS nasce nel 1990 per offrire un lavoro e uno spazio di inclusione a exdetenuti e a persone che si trovavano a scontare pene alternative. Nel corso degli anni il numero di collaboratori è cresciuto e l’utenza si è diversificata, impiegando non solo ex detenuti, ma anche persone con dipendenze, disabilità fisiche o cognitive o con un disagio psichico. L’obiettivo, tuttavia, è rimasto invariato: offrire alle persone un luogo di accoglienza, sviluppo e formazione attraverso il lavoro. Oggi il lavoro assume significati diversi rispetto a quelli del passato, non è infatti solo un modo per procurarsi da vivere per sé e la propria famiglia, ma è strumento di conoscenza, di socializzazione,

La direttrice Giulia Failli (a destra) insieme alla responsabile area sociale Petra Baruffaldi

di realizzazione personale, di partecipazione alla costruzione della società. La cooperativa sociale OASIS collabora strettamente con i Servizi Sociali e Sanitari Pubblici, non-

ché gli uffici preposti del Ministero di Giustizia al fine di supportare al meglio la persona inserita nel suo percorso di recupero terapeutico e riattivazione sociale. I progetti vengono elaborati in modo personalizzato, dando va-

lore al bagaglio che porta con sé la persona al momento dell’inserimento, nonché ai suoi bisogni soggettivi, stabilendo insieme al servizio inviante obiettivi specifici e tempi per il loro raggiungimento. Oggi la Cooperativa sociale OASIS impiega circa 90 dipendenti, di cui il 40% con progetti di inserimento ed è attiva in diversi ambiti: dal giardinaggio al montaggio di palchi e altre strutture per manifestazioni, dai servizi ambientali come la raccolta differenziata alla gestione di impianti sportivi e di bar all’interno delle case di riposo e di scuole. OASIS offre un servizio di qualità con un valore aggiunto sociale.

Per ulteriori informazioni: www.oasis-bz.it


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LA SCENA MUSICALE Paolo Crazy Carnevale musicofilo

IL NUOVO ALBUM

Mad Puppet: con Between un ritorno in grande stile Se ne parlava da più di un anno del settimo disco dei Mad Puppet, una delle formazioni più longeve e creative della scena musicale rock altoatesina: Between, questo il titolo dell’opera, uscita esclusivamente in vinile – per quanto riguarda il formato solido – e in download digitale, si colloca perfettamente a cavallo tra le sonorità prog degli esordi e quelle più ricercate di Cube, come a voler sottolineare il fatto che i Mad Puppet non rinnegano nulla e al tempo stesso hanno sempre voglia di sperimentare.

Lo si può evincere anche dal titolo del primo brano del disco “New Start”, una nuova partenza, ma anche una ripartenza, visto che nel frattempo è tornato in seno alla formazione il cantante originale Manfred Schweigkofler, che ha portato a tre il numero dei componenti originali del quintetto attuale. “Il disco – ci racconta Manni Kaufmann, il tastierista – si è sviluppato dalle session in sala prove, dove cerchiamo di trovarci almeno una volta alla settimana, o ogni due, perché anche se le occasioni per fare concerti non sono molte, non abbiamo mai smesso di suonare e produrre. Registriamo quasi tutto quello che esce dalle prove e ci divertiamo sempre un sacco. Altri gruppi con una decina di idee farebbero dieci brani, noi ne facciamo uno. E in questo Fred deve destreggiarsi a ritagliare degli spazi in cui inserire i testi che canta.” “Secondo qualcuno – aggiunge il cantante – fare le voci sui brani dei Mad Puppet è molto difficile, ma invece è semplicissimo, nella struttura dei brani c’è un buco libero e lì devo inserirmi…”

Oltre a Kaufmann e Schweigkofler, i Mad Puppet del 2020 comprendono il chitarrista storico Christoph “Sane” Senoner, il bassista e clarinettista Thomas A. Pichler, in formazione da quasi trent’anni e il batterista Michael “Much” Mock, ma per i concerti, quando si potrà tornare a farne, sarà della partita anche Michael “Gadget” Gadner, che era la voce sul disco precedente. “Il batterista – è Senoner ora a raccontare – si occupa di registrare tutto quando siamo nella sala prove che si trova a San Giorgio, sotto San Genesio, e poi riascoltando vengono fuori tracce che magari vengono riprese pari pari nel disco, con pochi overdubs. Se vogliamo un po’ come faceva Frank Zappa. Prendi ad esempio Foggy Day, la parte finale è un’improvvisazione presa direttamente dalla sala prove.” Ognuno dei componenti dei Mad Puppet ha la sua importanza, il gruppo è un collettivo vero e proprio in cui ognuno ha le proprie peculiarità. Se Kaufmann e Senoner sono quelli che con i loro

strumenti caratterizzano il suono, Mock è l’uomo in cabina di regia e Pichler è un po’ il direttore d’orchestra. Schweigkofler è poi l’artefice dei testi, che in questo disco sono attraversati da un sottile filo rosso che conduce dal menzionato desiderio di una nuova partenza (sviluppato su una base sonora in odor di hard rock contemporaneo) alla conclusione della fantastica “Tomorrow”, con un cameo della sezione fiati degli Shanti Powa, in cui l’agognata ripartenza è posticipata a domani o a dopodomani. “Quando mi arrivano le tracce sonore – ci spiega Schweigkofler – comincio a pensare a che storia mi raccontino questi suoni, così comincio a lavorare sulle parole. In certi casi scopro che le

cose che vorrei dire sono già state espresse, e questo è il motivo per cui nel disco ci sono alcune canzoni in cui le liriche sono ispirate da altri, dai Creedence a Brian Eno, passando per Ayodeji, un ragazzo sconosciuto che pubblica i suoi video in rete. Se il disco si compone di otto brani, bisogna fare in modo che tutto sia collegato, senza essere per forza un concept album, perché il nostro non lo è. Il fil rouge è nel titolo, Between, in mezzo: tutte le canzoni trattano di qualcosa che è in mezzo, tra una cosa e l’altra. Anche con ironia, nei confronti delle ripartenze, e per estensione anche delle start up, che in realtà la maggior parte delle volte a poco servono, se non sono del tutto fallimentari.” Purtroppo, a causa del Covid-19, i concerti di presentazione sono rinviati a data da destinarsi; per ora gustiamoci il disco, che ha i suoi punti forti in composizioni come la menzionata “Tomorrow”, “Black Swan”, la teatrale “Fail Again” (in cui spiccano i trascorsi attoriali del cantante) e la lunga “Won’t Lose My Way”, una sorta di prog-blues che grazie agli spunti del clarinetto suonato da Pichler, nel finale sfocia in atmosfere jazz. Il disco è stato mixato da Fabian Pichler, figlio del bassista, e masterizzato da Jürgen Winkler degli Eseleptitun.


CULTURA E SPETTACOLO

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IL LIBRO

Un gattino per comprendere i bimbi

Giuliana Franchini

Nella loro quotidianità si occupano di studiare e aiutare i più giovani nella loro formazione, e dunque i genitori nell’affrontare il mestiere più bello e più difficile al mondo. Sono due psicoterapeuti dell’età evolutiva, quindi chi più adatto di loro a scrivere un libro per bambini? Giuseppe Pino Maiolo e Giuliana Franchini sono due nome noti anche nel campo letterario, e per questa stagione hanno ben pensato di

proporre in versione rinnovata il più recente capitolo delle avventure di un gattino che negli ultimi anni ha saputo conquistare le simpatie di bambini e genitori. Con “Ciripò in un mare di emozioni” (ed. Erickson, 92 pagine) il piccolo felino antropomorfo, pigro e fifone, entra di diritto nel filone dei personaggi delle fiabe moderne, divertendo ed educando sia i grandi che i piccini. Già, perché se da un parte le splendide illustrazioni di Raffaella Bolaffio (che con la sua delicata matita riesce a donare una vita propria ai vari

personaggi) e il font utilizzato per la pubblicazione rendono il volume fruibile anche ai lettori ai primi passi, i cinque capitoli rendono il meglio se letti a voce alta da mamme e papà. In cinque diverse avventure, il protagonista affronta dei plot che lo portano a confrontarsi con diverse situazioni difficili, e i nemici da combattere si rivelano essere quelle piccole emozioni che affondano l’animo dei piccoli umani: dalla svogliatezza che può portare all’apatia, al timore di non essere accettati dagli amici, dalla paura del buio alla difficoltà di tenere fede alle promesse fatte o di bada-

Giuseppe Maiolo

re i fratelli più piccoli. Le storie si diramano in maniera semplice e divertente, intrattenendo i piccoli ma allo stesso tempo istruendoli, e lasciando scoprire ai genitori – anche nell’osservare le reazioni dei figli – che quel mondo spensierato dei propri bambini, troppe volte così spensierato non è.

Luca Masiello

MUSICA

ILLIBRO, il meglio di 20 anni di recensioni Il popolare sito internet Debaser.it raccoglie da più di 20 anni recensioni “scritte da chi vuole” e ha pubblicato ILLIBRO, una raccolta del meglio delle recensioni dei primi 20 anni di vita del sito (280 pagine, Edizioni Riff). Debaser è un progetto di due bolzanini, Andrea Gasperi e Stefano Bonzi, classe 1968 il primo, 1967 il secondo: ad oggi il sito contiene più di 50.000 recensioni di musica, teatro, cinema e spettacolo. Lo stile del sito è molto ironico - già nella homepage si definisce “il sito più fiko dell’internet” – ma visitandolo ben presto se ne carpisce la ricchezza di contenuti… Andrea Gasperi: “Intorno a Debaser cominciò a raccogliersi una comunità di appassionati di musica da tutta la penisola e il nostro sito cominciò a raccogliere consensi e in un certo senso a diventare una comunità. Oggi contiamo oltre 25.000 utenti registrati da tutta Ita-

lia. Debaser conta mezzo milione di pagine visitate al mese… non sono poca cosa. Possiamo considerate Debaser.it un social media? I social nascono come ambienti molto positivi, tutto sembra bello roseo e fantastico, uno strumento dalle mille possibilità. Solo che spesso poi scopri che alla fine sei tu lo sfruttato, sei tu che diventi il prodotto e vieni venduto a quelli che hanno bisogno della tua attenzione per sottoporti le loro offerte. Debaser in questi primi 20 anni ha avuto la possibilità di reagire, con interventi tipo la maggiore moderazione dei contenuti o inserendo strumenti come il range delle

recensioni, che mette l’utente nella condizione di capire quali siano i contenuti di maggiore valore. Da dove nasce l’esigenza di pubblicare una raccolta? C’è la voglia di fermarsi e di fare il punto della situazione, ma c’è anche la vanità di esibire quello che abbiamo fatto nei nostri primi 20 anni e quindi di prendere il meglio di quello che c’è nel sito e di metterlo su carta, in un formato diverso per vedere l’effetto che fa. Il volume è disponibile nelle librerie di Bolzano, ma può anche essere ordinato dal sito delle edizioni Riff (riffrecords.it). Come è nata questa collaborazione? Ho conosciuto Paolo Izzo a Radio

Tandem, nel corso della trasmissione “La Musica Dentro” che come Debaser avevamo a Radio Tandem e gli ho chiesto se era interessato a pubblicare il libro perché mi sembrava un’ottima idea creare delle sinergie tra realtà locali. A Paolo il progetto è piaciuto e così eccoci qui.

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