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Per una nuova convivenza L’INIZIATIVA

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Un deficit di responsabilità generalizzato Nei giorni scorsi ho letto con interesse un’intervista rilasciata dal biostatistico Markus Falk in merito alla pandemia in Alto Adige. Dati alla mano, Falk definisce “inevitabile” il nuovo lockdown in cui siamo entrati, visto il trend in crescita di contagi e ricoveri negli ospedali. Allo stesso tempo, l’esperto mette in evidenza il forte aumento di casi tra gli ultrasettantenni. Sviluppando ulteriormente lo stesso concetto in un’altra intervista, Falk definisce molto più pericolosi (per loro e per i pari età) gli assembramenti degli anziani, a quanto si dice molto frequenti nelle valli, rispetto a quelli dei giovani. Il biostatistico non manca di indicare come particolarmente a rischio per la diffusione del contagio le famiglie allargate, più diffuse in periferia piuttosto che nei grandi centri. Ecco: a mio avviso nelle ultime settimane si è registrato nel nostro territorio un pericoloso e generalizzato calo nel senso di responsabilità, portando spesso a esasperare gli animi. Si tratta di una deriva pericolosa, e occorre che tutti facciamo un doveroso esame di coscienza. Ad essere chiamata a risponderne è la politica provinciale in primis, che in questi mesi si è spesso dimostrata incapace di dare risposte

adeguate e tempestive, nel suo procedere ondivago, incerto e – quel che è più grave – privo di qualsivoglia atteggiamento autocritico. Ma anche noi cittadini abbiamo le nostre responsabilità, sia individualmente che in tutte le situazioni in EDITORIALE cui siamo coinvolti, a livello lavorativo, associativo e del tempo libero. Le nuove contrapposizioni manifestatesi tra i vari settori del nostro sistema economico e addirittura le “barricate” preannunciate dai settori più penalizzati, come commercio e turismo, hanno fanno suonare un campanello d’allarme che deve essere preso molto sul serio. La società altoatesina intera è chiamata a dare un segnale molto forte, in cui gli interessi di parte, le paure e gli egoismi vengano accantonati nel nome dell’interesse comune. Stigmatizzando in questo modo con la massima fermezza l’ignoranza e addirittura i negazionismi, che non possono essere più accettati nell’ottica della salvaguardia della salute e della serenità dei più deboli.

QUI INTERVISTA AD ALBERTO CIRO TADDEI

Matite e tenacia Nato e cresciuto in una splendida famiglia nel varesotto e molto portato per il disegno, Alberto Ciro Taddei ha frequentato il Liceo Artistico e poi una scuola di grafica pubblicitaria. Dal 1999 abita in Alto Adige con la sua famiglia. Da allora, la sua passione è anche il suo lavoro. Nel suo atelier a Bolzano disegna e insegna il disegno a matita, sia a mano libera che in stile iperrealistico, occupandosi anche di materiale artistico e cornici. La cosa che mi piace di più di me stesso. Il coraggio e la tenacia. I miei principali difetti. La paura e il dubbio. La volta in cui sono stato più felice. Ogni giorno cerco di avere delle piccole felicità. Da bambino sognavo di diventare...

Una persona da ricordare. L’errore che non rifarei. Non fidarmi di me stesso. La persona che invidio di più. Chi ha scoperto subito il suo ruolo nella vita. La persona che ammiro di più…

CREDITO D’IMPOSTA FINO AL

L’ostinato, il coraggioso, l’eroe. Un libro da portare sull’isola deserta. La Bibbia. L’ultima volta che ho perso la calma. Sicuramente ieri con un mio famigliare. L’ultima volta che ho pianto. Nell’ottobre 2020, quando è morta mia mamma. Il paese dove vorrei vivere. Vivrei volentieri negli Stati uniti ma sicuramente seguirò i miei figli e la mia famiglia indipendentemente dal paese che sceglieranno. Il colore che preferisco. Il verde. Il mio piatto preferito. Le polpette al ragù. Il mio pittore preferito. Dipende dal periodo... in questo momento Basquiat. Del mio aspetto non mi piacciono... Gli occhi. Non sopporto...

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La falsità, le bugie, l’ingiustizia, l’avarizia, l’ignoranza. Dico bugie solo... Non dico più bugie. Le mie maggiori paure. Il dolore, la morte e il dubbio. Il giocattolo che ho amato di più... Il Lego. Mi sento orgoglioso di me stesso quando... Ogni volta che mi rendo conto di quello che sono e di cosa ho fatto e raggiunto. Il mio motto. Vivi il tuo sogno nonostante tutto. Il mio primo ricordo... Da bambino passeggio in giardino con mia mamma di notte, per calmare le mie voci interiori. Il mio più grande rimpianto. Non aver imparato tutte le lingue possibili. Per un giorno vorrei essere... Il Presidente della Repubblica. Nel mio frigo non manca mai... La marmellata di fragole.


STORIA DI COPERTINA

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L’APPROFONDIMENTO

“Empatia” e una nuova scuola, per l’Alto Adige pacificato

Qual è lo “stato dell’arte” del conflitto etnico in Alto Adige? Ne abbiamo parlato con l’avvocata mistilingue esperta di mediazione Stefania Calabrò e con il giovane ricercatore in studi internazionali e storia Lorenzo Vianini. // Di Luca Sticcotti L’attuale periodo di crisi è contraddistinto da una grande conflittualità. L’ombrello protettivo fornito dall’autonomia (e dalle sue importanti risorse economiche) è sembrato infatti scricchiolare a più riprese, messo a dura prova dall’ardua sfida rappresentata dalla gestione della pandemia. Le nuove prospettive conflittuali (tra categorie economiche, generazionali, pubblico e privato, città e valli, eccetera) hanno di fatto messo in secondo piano la dimensione di fondo su cui è basata la convivenza in Alto Adige, caratterizzata dal confronto (e periodicamente anche dallo scontro) tra tradizionali gruppi etnico-linguistici. Il conflitto etnico non è più quello di una volta, ma non è certo scomparso. Per questo abbiamo pensato di parlarne con l’avvocata bolzanina mistilingue Stefania Calabrò, che nel recente passato e per più di un

Stefania Calabrò

anno ha curato, sul nostro giornale, una rubrica dedicata alle tecniche della “mediazione”.

L’INTERVISTA Dott.ssa Calabrò, nella sua attività di mediatrice in Alto Adige non le è mai successo di doversi occupare di conflittualità di tipo etnico? Devo essere sincera: non mi è mai capitato. Beh, questa di per sé è già una buona notizia. Sempre che ciò non sia conseguenza di un una conflittualità istitu-

zionalizzata e quindi in qualche modo sistemica. Ma come mediatrice e come donna mistilingue, lei come giudica la situazione attuale dal punto di vista del cosiddetto conflitto etnico? In sostanza quello che le chiedo è di fare una sorta di valutazione del nostro livello di convivenza, soprattutto rispetto al passato. Negli scorsi anni ho avuto la possibilità di fare un’esperienza di insegnamento della seconda lingua presso l’Istituto Rainerum di Bolzano. Visto e considerato che il tema della convivenza da sempre mi sta a cuore ho chiesto agli studenti com’era il rapporto tra i vari Istituti scolastici. In questa occasione ho potuto appurare che effettivamente esistono ancora tensioni tra gli studenti dei due gruppi linguistici, cosa che a dire il vero mi ha molto stupito. Sembrerebbe che le cose non siano cambiate di molto, rispetto a quando io stessa ero studentessa. Rimane comunque una conflittualità diffusa, non solo tra le scuole? A dire il vero, mi sembra che tra “adulti” la conflittualità sia diminuita. Mi capita di incontrare sempre più spesso persone che ripensando alla propria “carriera” scolastica si sentono amareggiate di non aver studiato bene “l’altra” lingua.

Le due culture oggi non sono più così lontane. E ci vorrebbe una scuola bilingue e/o interetnica vera, gestita da un’unica Intendenza. Nel 2021, poi, parlare di due o tre gruppi linguistici assolutamente distinti è di per sé una rappresentazione della realtà piuttosto discutibile. Le famiglie mistilingui sono oggi infatti molto numerose e lei personalmente ne sa qualcosa. Una mistilingue come lei come vive il concetto stesso di convivenza? Sembra quasi un paradosso… Come mistilingue per me non esiste differenza e mi sento a mio agio in ambedue i mondi, preferibilmente quando si mischiano, il che succede sempre più spesso.


STORIA DI COPERTINA

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VIANINI: OCCORRE ANDARE OLTRE LA LENTE “ETNICA” Lorenzo Vianini, giovane ricercatore bolzanino con laurea triennale in Studi Internazionali e magistrale in Storia e Media, ritiene che il conflitto etnico sia ancora presente in Alto Adige, anche se in forme diverse rispetto al passato. La questione etnica, spiega, è come un “elephant in the room” (ndr: espressione tipica della lingua inglese per indicare una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata). In questo momento ci sono altri tipi

Quando ero bambina e percepivo tensioni tra i due “mondi” non ne capivo il motivo e non riuscivo a farmene una ragione. Quando, cinque anni fa, mi sono candidata nelle liste della SVP alle elezioni comunali di Bolzano mi è capitato di parlare con gli elettori della Stella Alpina. E lì ho scoperto una paura radicata di perdere le proprie identità, lingua e cultura. Secondo lei, dopo 75 anni di autonomia, questo è ancora un pericolo reale oppure è solo immaginario? Non è una paura fondata, ma neppure del tutto immaginaria, e oggi riesco a comprenderla. Basti pensare al meccanismo automatico che si innesta quando ci sono più persone di madrelingua tedesca e un italiano: automaticamente colui che parla tedesco tende a parlare in italiano. Dipende sempre dai punti di vista. L’italiano potrebbe vivere questa situazione come un impedimento al suo desiderio di praticare la seconda lingua. E dipende anche dal contesto, perché se invece le persone di madrelingua tedesca continuano ad esprimersi nella loro lingua, l’italiano deve invece spesso affrontare il problema della grande differenza tra la seconda lingua “standard” imparata a scuola e il dialetto tedesco. Insomma, ci vorrebbe un nuovo “patto” che consenta contemporaneamente alle persone di lingua tedesca di lasciare da parte le loro paure e a quelle di lingua italiana di poter praticare sia Hochdeutsch che Südtiroler Dialekt. Tornando al tema del conflitto: dopo tutti questi anni, oggi la differenza tra i due mondi è soprattutto una questione di lingua? Il mondo cambia e la globalizzazione incide ovunque, no? Il mondo di

di conflittualità che mantengono il conflitto etnico non tanto sullo sfondo quanto “sospeso”, mentre la questione torna periodicamente per via di cronica mancanza di comprensione e volontà di capire la realtà dell’“altro”. È successo anche negli scorsi giorni – ricorda Vianini – quando nel commentare i dati sul virus e le differenze tra città e valli, si è inevitabilmente scivolati a parlarne in versione etnica, anche se nella realtà dei fatti non ce ne

sarebbe motivo. Secondo il giovane riceratore, il conflitto è basato su un problema di reciproca comprensione. Manca ancora la necessaria “empatia”, che consentirebbe di riconoscere le reciproche storie permettendo la formazione di una base comune in grado di identificare le falle nella società sudtirolese non sulla base dell’appartenenza etnica ma guardando ai problemi reali. Vianini ritiene che l’unica vera soluzione per il conflitto et-

lingua tedesca e quello di lingua italiana non si sono in qualche modo avvicinati? Secondo me si sono avvicinati più di quanto le persone pensino. La possibilità di apprendere anche l’altra cultura viene vista oggi anche come un arricchimento e un vantaggio.

“monolingue”? Da vera mistilingue la mia visione sarebbe quella di una scuola bilingue e/o interetnica vera. In teoria esiste una scuola “bilingue”, ma di fatto sottostà all’Intendenza italiana. Questa scuola è sicuramente una buona scuola, ma è una scuola “italiana” con potenziamento della lingua tedesca e non, a mio avviso, una scuola bilingue a tutti gli effetti.

Ma il vero muro, alla fine, resta ancora quello linguistico. A mio parere sì. Ma le due culture oggi non sono più così lontane. Rimane invece una differenza molto forte tra contesto urbano e mondo rurale? È difficile generalizzare e penso ci siano differenze tra paese e paese. Nella Bassa Atesina, che io frequento, mi viene quasi da dire che questa differenza non ci sia. Ma probabilmente in altre zone dell’Alto Adige la situazione è diversa. Da mistilingue, lei cosa ne pensa dell’attuale sistema scolastico altoatesino

Quelle esperienze a cui lei ha fatto riferimento sono quelle di una “scuola bilingue” che entra dalla finestra invece che dalla porta. Ma per riuscire a fare una vera scuola plurilingue ci vorrebbero un progetto pedagogico specifico, spazi giusti e insegnanti formati appositamente. Prima o poi, politicamente, potrà esserci spazio nella provincia di Bolzano per una vera scuola plurilingue? Me lo auguro, ma non so quando questo avverrà. Penso che a un certo punto ci sarà bisogno di un’uni-

Lorenzo Vianini

nico resta un’istruzione condivisa, sulla quale occorrerà investire di più in futuro.

ca Intendenza, che si ponga come obiettivo principale quello di dare la possibilità a tutti di imparare entrambe le lingue. Ci sarà poi da affrontare il problema che questi nuovi bilingui non saranno in grado di parlare così bene la propria madrelingua. Ma a dire il vero questo problema oggi esiste già, perché i ragazzi tendono a leggere sempre meno e si impoveriscono linguisticamente stando troppo sui social network. È vero, esiste un problema di fondo. Forse in questa prospettiva i due gruppi linguistici principali potranno avviare una nuova fase della convivenza, mettendo insieme le forze nella prospettiva del comune obiettivo di consolidare entrambe le culture, ma in dialogo tra loro in un progetto pedagogico che finalmente consenta di apprendere la seconda lingua a scuola, cosa che nel sistema attuale non avviene di certo.


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CENTRO – PIANI – RENCIO

QUARTIERE

Una nuova circoscrizione già al lavoro go che siamo molto compatibili.” Sylvia Hofer prosegue quindi con le sue valutazioni. “Il consiglio è molto variegato, degli 11 consiglieri, 8 sono di liste di maggioranza anche se le dinamiche in consiglio di circoscrizione sono diverse rispetto al consiglio comunale. Affrontiamo più situazioni pratiche e auspichiamo di trovare soluzioni ampiamente condivise.”

A leggerne i nomi della presidente e del vicepresidente, il Consiglio di Quartiere Centro-Piani-Rencio appare da subito molto particolare. La Presidente è Sylvia Hofer, una donna forte espressione del suo partito, la SVP, con 15 anni di presenza in consiglio comunale e già presidente della Commissione consiliare alla Cultura. Per l’ultima tornata elettorale Hofer si è candidata solo per la circoscrizione del centro ed ha ricevuto ben 600 voti di preferenza. Il vicepresidente invece è Salvatore Falcomatà, con alle spalle una lunga storia di militanza politica di sinistra iniziata ancora negli anni ’70, con una esperienza di decenni nel sindacato e nel volontariato. Si tratta di una coppia decisamente ben assortita.

Salvatore Falcomatà

Sylvia Hofer

difficili e complicate tematiche...

piace molto. Per quanto riguarda il rapporto con Sylvia Hofer, devo dire che ci troviamo bene a lavorare insieme, certo le discussioni sono accese, ma abbiamo entrambi un approccio molto pratico alle questioni.

Come valuta la Sua esperienza fino a questo momento e come si trova a lavorare con la Presidente del Consiglio di Quartiere? Pur essendo un organo per molte questioni solo consultivo, io ritengo che i consigli di circoscrizione siano il vero collante tra cittadinanza e Comune. A me questa possibilità di dialogo con la cittadinanza

Si tratta di un aspetto confermato anche da Sylvia Hofer: “Non conoscevo Salvatore. Ci capiamo bene, entrambi siamo molto pratici, ritenfoto: tam

Chi è Salvatore Falcomatà e come è finito a fare il Vicepresidente di circoscrizione? Politicamente dal 1974 al 1980 ho militato nel PdUP, il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, poi sono stato nel PCI e poi Rifondazione Comunista con cui nel 2005 sono stato presidente della Circoscrizione di Oltrisarco. Ma vanto anche una esperienza pluridecennale nel volontariato laico. Per le ultime elezioni è stato Caramaschi a chiedermi di candidarmi nei quartieri per la sua lista civica. Tra di noi c’è un rapporto di stima reciproca. Sono stato eletto ad Oltrisarco e ai Piani, ma su invito del sindaco ho scelto di andare ai Piani, sia per coprire una assenza (se non fossi andato, la lista avrebbe perso un seggio), sia per la mia esperienza, utile per una circoscrizione dalle

Il consiglio di quartiere al completo

Un’isola ecologica

La sede della Circoscrizione

Come valuta fino a qui la sua esperienza da Presidente? Una delle prime misure che da me adottate, oltre a fissare da subito tutte le riunioni fino a giugno, è stato il passaggio dalle riunioni in presenza a quelle online. La mia circoscrizione in questo senso ha fatto da apripista. Quali sono i prossimi temi all’ordine del giorno? Nelle future riunioni affronteremo questioni spinose come la gestione dei rifiuti - un tema molto dibattuto è il pessimo stato in cui versano molte isole ecologiche. Poi c’è il tema della mobilità, che comprende la variante sotto Monte Tondo, ma anche Rencio, dove l’abitato sorge praticamente lungo la strada, e quindi il traffico lì andrebbe alleggerito. Un altro tema caldo riguarda l’ARBO, il piano di recupero dell’areale ferroviario. Anticipo qui che ci batteremo anche per la riapertura dell’ufficio postale di via Brennero, chiuso in occasione del primo lockdown e non più riaperto.

Till Antonio Mola


PROGETTO AUSCHWITZ

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GIORNATA DELLA MEMORIA

"Ci sono cose da non dimenticare mai"

Il progetto “Promemoria_Auschwitz.eu” - proposto nella nostra provincia ormai da 10 anni e realizzato grazie alla collaborazione tra Arciragazzi, Deina e AGJD - prenderà vita, seppur in una modalità diversa e innovativa – anche quest’anno, grazie ad una serie di incontri formativi a distanza. Esattamente un anno fa, quasi 300 ragazze e ragazzi dell’Alto Adige tornavano nelle proprie case dopo il viaggio della memoria. Un percorso, questo, che ha portato i partecipanti e gli accompagnatori a vedere con i propri occhi i campi di sterminio di Auschwitz. Il progetto “Promemoria_Auschwitz.eu”, proposto nella nostra Provincia ormai da 10 anni e realizzato grazie alla collaborazione tra Arciragazzi, Deina e AGJD, prenderà vita – seppur in una mo-

situazioni vissute grazie a Promemoria mi sono accorta del valore del rapporto e della vicinanza tra le persone”. La stessa vicinanza è però difficile da riprodurre virtualmente ed è per questo che l’iscrizione è aperta anche alle intere classi, facendo sì che i partecipanti si conoscano già

cietà migliore, anche quando si sta attraversando un momento di grande crisi”. Promemoria Auschwitz diventerà così un nuovo modo di fare memoria, dando la possibilità agli studenti di quarta e quinta superio-

re di approfondire la storia europea, ma anche quella locale. “Quest’anno, infatti, si percorrerà la storia territoriale con i suoi protagonisti e i suoi luoghi – una storia fatta di tracce del passato, di nomi di vie e di luoghi – una realtà complicata che va necessariamente affrontata se si desidera sfatare i pregiudizi e gli stereotipi che la affliggono”, conclude Lucia. Il progetto porrà l’attenzione sugli uomini e le donne che hanno scelto di resistere, valorizzando la loro memoria e le loro scelte. Ci si concentrerà sulle figure di Lidia Menapace, Franz Thaler, Josef Mayr Nusser e Franz Innerhofer. Anche in questo 2021 si è deciso di partire, virtualmente, per un viaggio; senza muoversi, ma “scegliendo di avere coraggio di cambiare”.

Andrea Dalla Serra

L‘elettrico muove l‘economia altoatesina

Sofia Mazzoleni

Lucia di Michele

dalità diversa e innovativa – anche quest’anno. Verranno proposti, da qui a giugno 2021, una serie di incontri formativi a distanza e delle proiezioni di filmati immersivi, a 360˚, del Ghetto di Cracovia, della Fabbrica di Schindler, dei campi di Auschwitz e Birkenau con visite realizzate appositamente per i partecipanti. Abbiamo parlato con Lucia Di Michele e Sofia Mazzoleni, entrambe in passato partecipanti e, da un anno, tutor di due diversi gruppi di iscritti. “La scelta di diventare tutor è maturata alla fine dell’esperienza – racconta Lucia – durante diverse

tra loro. “È un aspetto importante che renderà possibile il coinvolgimento e l’interazione tra staff e ragazzi – spiega Sofia – inoltre, credo che il progetto sarà un vero e proprio esperimento, diverso dal solito, anche per noi.” In una società stravolta dalla pandemia non ci si può dimenticare dell’importanza della memoria. “Anche a causa della didattica a distanza, gli studenti sono indietro con il programma di storia – prosegue Sofia – le nostre proposte possono integrare le conoscenze dei ragazzi riguardo alla storia del Novecento, che spesso a scuola viene trascurata”. La storia va avanti, è vero, ma come sottolinea Lucia Di Michele: “Ci sono cose che non vanno dimenticate per rendere possibile una so-

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LE PIETRE DI BOLZANO Flavio Schimenti architetto

MEMORIE URBANISTICHE

La nascita dei parchi pubblici di Bolzano #2 Nell’Ottocento, Bolzano annoverava già due parchi pubblici: quello della Stazione e il Rosegger di via Marconi. Dall’altra parte del Talvera, il comune autonomo di Gries non era rimasto a guardare. Nel 1898 i cittadini di quel borgo potevano godere di uno spazio pubblico verde, pari per estensione a quello della Stazione di Bolzano. Questo parco si attestava frontalmente al ponte Talvera sul lato di Gries, e ricalcava, in parte, il sedime dell’attuale parco della Vittoria. Il perimetro verde era di forma triangolare ed era suddiviso in sei vaste aree alberate con piante ad alto fusto. Il giardino era di tipo all’inglese ed era ingentilito da un laghetto artificiale di forma circolare. Altresì, veniva denominato “parco” anche il lato più a nord, dove oggi si trova parco Petrarca. In quel luogo, in realtà, venivano raccolti i legnami provenienti dal Talvera e lì depositati. Sul lato sud, in corrispondenza delle attuali passeggiate S. Quirino, esisteva un grande piazza d’armi, desti-

STORIE DAL MULTIVERSO

L’antico “portale dei glicini”

nata alle esercitazioni militari, anche se le leggende cittadine, ci narrano un’altra storia. Lì, in verità, venivano infatti stesi alla luce del sole i panni dei cittadini di Gries ad asciugare. Con la costruzione del ponte in ferro e l’arrivo del tram, che da Bolzano

conduceva verso Gries, il parco venne arricchito da un bel portale di ingresso. Esso era composto da tre archi e ben presto, sopra di essi, fiorì una bella pianta di glicini. L’arco trilobato venne quindi rinominato dai cittadini “il portale dei glicini”. La pian-

ta fioriva in primavera e durava per tutta la bella stagione. Ma la pace e l’armonia di questa parte della città, durarono poco. Dietro al portale, allo scoppio della Prima guerra mondiale, si decise di costruire il monumento dedicato ai Kaiserjäger. Perduta la guerra dall’Austria-Ungheria, il nuovo governo proprio su quel sito realizzò l’attuale monumento della Vittoria. Il parco restò, mantenendo parte delle precedenti colture arboree. Sul lato nord invece, in uno spazio adeguato, venne realizzato il parco Petrarca. Il vero e proprio accesso a tale parco diverrà, nel 1936, la Fontana delle Legioni di piazza 4 Novembre e verrà arricchito di pini mediterranei e di altre piante non autocone su lato di via Cadorna. Passate le guerre, e grazie all’intuizione di un grande “maestro”, l’ingegnere Michele Lettieri, nascerà infine l’enorme spazio verde urbano del Talvera. Il nostro “Central Park”. Ma questa storia l’abbiamo già raccibtata, proprio su questo giornale.

LA SATIRA

Roberto Tubaro

Esistono infiniti universi paralleli dove le cose non sono del tutto come noi le conosciamo. L’intero Paese si è immobilizzato quando il presidente Mattarella ha dato l’incarico di formare il governo a Mario Drughi, il leader della banda criminale omonima. “Sarà un onore poter governare gli italiani, popolo dal grande Gulliver!”, ha dichiarato. Aggiungendo: “Ci sarà finalmente Lattepiù per tutti, più sostegno per le babushke e, prima di tutto, il nuovo inno italiano sarà l’inno alla gioia del buon vecchio Ludovico Van”. “L’Europa me lo deve, con tutto quello che ho fatto!”, ha concluso.


CENTRO – PIANI – RENCIO

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ARTEMISIA MEMORY

28 carte, per altrettante grandi donne “Artemisia Memory” è l’ultimo progetto realizzato dall’incubatore artistico, nato ormai 3 anni fa, che porta il nome di Artemisia. Il progetto dall’Associazione La Strada-Der Weg ONLUS è inserito nella rete WE-Women Empowerment, che ha sede in Piazza della Parrocchia a Bolzano. Il progetto “Artemisia” dedica il proprio impegno e la propria passione nell’utilizzare l’arte come mezzo per promuovere e sensibilizzare sulle tematiche di genere, dando visibilità al mondo dell’arte femminile e ai giovani talenti. Perseguendo tale impegno, “Artemisia” ha realizzato, con il sostegno dell’Ufficio per le Pari Opportunità, “Artemisia Memory”. “Artemisia Memory” è un gioco da tavolo composto da ventotto carte che ritraggono quattordici grandi

scatola ci sono le biografie con le informazioni, sia in lingua italiana che tedesca, relative anche a personalità celebri che hanno scritto la storia ma di cui, come spesso accade per il mondo femminile, si ha poca conoscenza.

figure femminili. Le carte sono state realizzate da Berta Ruiz-Alejos, giovane ragazza spagnola che dopo un percorso di studi incentrato sull’arte ha svolto il suo servizio civile

proprio nel capoluogo altoatesino. Le donne raffigurate appartengono al mondo dell’arte nella sua visione più ampia, che spazia dalla moda alla fotografia. All’interno della

Il gioco, realizzato in edizione limitata, verrà distribuito principalmente alle scuole e alle associazioni giovanili. Lo scopo di portarlo nelle scuole è proprio quello di usarlo come strumento didattico, in modo che le giovani generazioni siano coscienti dell’esistenza di questo ricco mondo femminile. Contemporaneamente si cerca anche, sempre in modo giocoso, di mostrare ai più giovani che l’arte non è per pochi, ma accessibile a tutti coloro che vogliano scoprirla.

Alessandra Pini COOLtour

MEDICINALI PER I BISOGNOSI

La Giornata di raccolta del farmaco Si possono donare uno o più farmaci da banco in una delle oltre 5.000 farmacie che espongono la locandina. La crisi economica innescata da quella sanitaria ha spinto chi già era povero in una condizione di ulteriore marginalità. Nel 2020, 434.000 persone non hanno potuto acquistare le medicine per ragioni economiche. Anche le realtà assistenziali hanno subito l’impatto della pandemia: il 40,6% ha sospeso alcuni servizi. Il 5,9% ha chiuso e non ha ancora riaperto. Anche quest’anno, la GRF - Giornata di Raccolta del Farmaco, si fa. Dura una settimana, da martedì 9 a lunedì 15 febbraio. Nelle oltre 5000 farmacie che aderiscono in tutta Italia (riconoscibili perché espongono la locandina dell’iniziativa e il cui elenco è consultabile su www.bancofaramceutico.org), viene chiesto ai cittadini di donare uno o più medicinali da banco per i bisognosi. I farmaci raccolti (541.175 nel 2020, pari a 4.072.346 euro) saranno consegnati a oltre 1800 realtà assistenziali che si prendono cura delle persone indigenti, offrendo loro, gratuitamente, cure e medicinali. Si invitano i cittadini ad andare apposita-

mente in farmacia per donare un farmaco. In Alto Adige, la Raccolta si svolge in una trentina di farmacie di Bolzano, Brunico, Chienes, Cornaiano, Laives e Merano. I volontari di Banco Farmaceutico saranno presenti fuori dalle farmacie, restrizioni permettendo. I farmaci raccolti sosterranno cinque realtà del territorio che si prendono cura dei bisognosi: Caritas Bolzano, Volontarius, Centro di Aiuto alla Vita, la Parrocchia ortodossa di Bolzano, Croce Rossa Italiana-Comitato Provinciale. In Alto Adige, nel 2020, sono state raccolte 2269 confezioni di farmaci in 19 farmacie, pari a un valore di 17.741 euro.

I medicinali raccolti hanno contribuito a curare 1932 persone aiutate da 5 realtà caritative del territorio regionale. Anche il Comune di Bolzano ha deciso di contribuire alla raccolta attraverso le sei farmacie comunali. “Il Comune è consapevole della situazione di “povertà” in tutti i suoi aspetti e interviene sia attraverso un’attenta pianificazione sociale che con interventi stra-

ordinari”, dichiara la dott.ssa Alexia Ferrentino Responsabile del Servizio Farmaceutico Comunale. “Infatti di recente è stata conclusa una ricerca sulla povertà sanitaria da parte dell’Osservatorio comunale per le politiche sociali che ha ben descritto la situazione di crisi nella città di Bolzano che, nonostante i riconoscimenti sulla qualità della vita, presenta gravi situazioni di povertà”.


GRIES – SAN QUIRINO

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L’INCARICO

A 22 anni presidente di Circoscrizione

I consiglieri della Circoscrizione Gries San Quirino

Diego Laratta, classe 1998, da novembre è il nuovo presidente della Circoscrizione Gries e il più giovane fra i presidenti di circoscrizione. In un’intervista gli chiediamo come sono stati questi primi mesi nel suo ruolo.

cercare le informazioni sul sito del Comune, poiché spesso non si sa neanche cosa si cerca.

In cosa consiste esattamente il tuo ruolo? Il mio ruolo consiste sia nel fare da tramite tra le amministrazioni comunali e i consiglieri, sia nell’essere un punto di riferimento per Gries poiché rappresento il Consiglio di Quartiere. Fra i vari compiti sovraintendo ai servizi offerti dal Quartiere e dal Centro Civico, convoco il Consiglio di Quartiere, dispongo l’ordine del giorno e devo dare esecuzione alle delibere approvate. Quando richiesto posso partecipare alle riunioni della Giunta Comunale o della Commissione consiliare al Decentramento. Al di là del ruolo istituzionale, ciò che credo sia importante e che mi impegno a fare è coinvolgere la cittadinanza e renderla attiva, svolgere riunioni e assemblee affinché i cittadini possano essere informati sulle questioni che li riguardano. Molti problemi vengono spesso dibattuti superficialmente, mentre ci sono regole e fatti che bisogna conoscere. Credo che

Sicuramente una grande responsabilità a 22 anni. Come ti senti a ricoprire questo ruolo essendo così giovane? È una bella sfida, le dinamiche sono tante e complesse, bisogna essere attenti e avere la sensibilità per capirle

nazionale, perché sarebbe sciocco. Stiamo cercando come gruppo di lavorare su molti temi: il Parco di Via della Vigna e la questione cancello sono i più discussi sui giornali, ma ce ne sono tanti altri. Ciascun problema per noi è importante e non esistono problemi piccoli o grandi, l’attenzione deve essere uguale per tutti.

Diego Laratta

questo sia un ruolo importante che il Quartiere deve assumere per fare chiarezza in alcuni passaggi e dare strumenti ai cittadini per formarsi un’opinione consapevole. Io nel mio piccolo cerco di farlo organizzando eventi e, ultimamente, online attraverso i social network. Anche questo credo sia un passo utile per la digitalizzazione della P.A.: dare la possibilità ai cittadini di informarsi su canali che già utilizzano normalmente e non obbligarli ad andare a

SCRIVI A... Vuoi segnalarci qualcosa che funziona o deve essere assolutamente cambiata nella nostra città? Conosci persone o belle storie che, secondo te, meritano di essere raccontate? Vuoi fare un augurio (gratuito) a un amico o a un parente? Telefona allo 0471 081582 o scrivi a redazione@quimedia.it

La sede del centro Civico a Palazzo Altmann

tutte. È un impegno che credo e spero di portare avanti con massima serietà e attenzione, è sicuramente faticoso ma lo faccio davvero con felicità. Mi interessa molto sentire i problemi dei miei concittadini e spesso scopro aspetti che prima non conoscevo o davo per scontati. I problemi sono tanti e ci sono anche a Gries, questo fa parte delle città. L’importante è esserci per ascoltarli e impegnarsi al massimo per risolverli. Quali sono in questo momento i temi più dibattuti in Consiglio? Nei quartieri io sono un convinto sostenitore che maggioranza e minoranza continuo poco, conta di più l’idea di quartiere in sé. Al di là dei partiti politici, la circoscrizione è una realtà piccola e quindi non ci dividiamo su questioni di politica

Quali sono le prossime iniziative che avete intenzione di proporre? Sicuramente il cinema all’aperto è un’attività a cui cercheremo di partecipare, compatibilmente con il bilancio del Quartiere che ha visto entrate ridotte a causa della pandemia. Vorremmo anche ripetere la festa in Piazza Vittoria, organizzata gli scorsi anni dal Quartiere con l’aiuto delle associazioni. Purtroppo però è ovvio che in questo momento attività del genere restano in dubbio. Speriamo di poterle riproporre perché tenere attivo il quartiere è anche il nostro modo per creare convivialità, combattere l’insicurezza che può insorgere in alcune piazze e strade e non lasciare spazio a situazioni spiacevoli di microcriminalità.

Greta Sofia Lampis


SENZA CONFINI Paolo Bill Valente scrittore, giornalista (e altro ancora)

PRINCIPI FONDAMENTALI

Diritto alla casa, fondamento della dignità della persona “Ogni individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari”. Queste parole, dopo oltre ottant’anni, suonano oggi di tragica attualità. È l’art. 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani (1948) che continua così: l’individuo “ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Se ci fermiamo al “diritto all’abitazione” non possiamo non pensare

“Housing first” (la casa prima di tutto). Secondo questo modello l’abitazione, nei percorsi di integrazione/inclusione sociale, non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. È il riconoscimento di quella dignità sulla quale (ri)costruire tutto il resto.

alle persone cosiddette “senza dimora” che in questi giorni, in cui è fatto obbligo di rimanere a casa, una casa non ce l’hanno. In realtà non è proprio così. Molte di queste persone vivono in strutture messe a disposizione da comuni e comunità comprensoriali. Solo la Caritas

diocesana ne sta accogliendo circa duecento (oltre alle varie altre forme di housing, per i profughi, per famiglie in difficoltà, i lavoratori ecc.). Il diritto alla casa ispira un approccio (sviluppatosi negli Stati Uniti e in Europa) che va sotto il nome di

Già nel 2017 le Linee guida provinciali – “Interventi per persone senza dimora” – hanno definito “un passo fondamentale” l’avvio “di un progetto pilota Housing first”. L’assessorato al Sociale (W. Deeg), malgrado le difficoltà di ordine finanziario legate all’attuale crisi, intende ora “offrire, oltre a un sostegno economico, anche un aiuto strutturale rafforzando ulteriormente il progetto Housing first” e in tal modo dare concretezza al diritto alla casa.

EDILIZIA SCOLASTICA

Ecco la nuova scuola Archimede - Longon Il Consiglio comunale di Bolzano ha approvato all’unanimità il progetto di fattibilità tecnica ed economica di ristrutturazione, adeguamento alle normative vigenti, ampliamento e riqualificazione energetica delle scuole Longon e Archimede in via Duca d’Aosta-via Roen. Il complesso scolastico occupa un lotto di circa 20464 metri quadri ed è composto da un edificio principale che ospita le funzioni didattiche, amministrative e i servizi, da una grande palestra, ampi cortili, campi sportivi, una corsia di atletica, aree verdi e un parcheggio in superficie. Particolare soddisfazione per l’approvazione all’unanimità della delibera e di conseguenza per l’avvio della fase d’intervento è stata espressa dal Sindaco Renzo Caramaschi e dal Vice Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici Luis Walcher. Si tratta del più grande complesso scolastico del capoluo-

go. L’intervento comporterà una spesa di oltre 54 milioni di Euro. Nella parte finale della scorsa consiliatura, analoga delibera non ottenne i voti necessari per l’approvazione. Rispetto alla prima stesura del progetto, è stata posta maggiore attenzione nella riqualificazione delle aree verdi, con nuove alberature, nuovi spazi esterni per un utilizzo anche di tipo scolastico. “Un intervento destinato a rendere queste scuole – avevano commentato il Sindaco Caramaschi e il Vice Walcher all’indomani del via libera della Giunta comunale – il fiore all’occhiello dell’edilizia

scolastica cittadina”. La scuola primaria “Longon” è situata nell’ala ovest dell’edificio principale mentre la scuola secondaria di primo grado “Archimede” occupa l’ala est. A seguito degli incontri con i responsabili didattici e con l’amministrazione si sono evidenziate a carico dell’Istituto tra le altre alcune caren-

ze: insufficiente numero di aule didattiche, soprattutto in relazione a quelle speciali e ai locali di gruppo; sottodimensionamento di alcuni servizi comuni (per es. segreteria, mensa, biblioteca) o loro totale mancanza (per es. aula magna, audiovisivi, ecc.); barriere architettoniche e problematiche legate alla sicurezza.


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DON BOSCO – FIRMIAN

VITA DI QUARTIERE

Insalata di Bosco, un ricettario condiviso “Come si può superare l’isolamento? Cosa ci unisce come esseri umani? Come possiamo creare esperienze condivise? Non c’è modo migliore per connettere le persone quanto il cibo o, meglio ancora, un pasto condiviso”. È così che viene spiegato il nuovo progetto “Insalata di Bosco”, realizzato dagli studenti di Eco-Social Design della Libera Università di Bolzano Darlene Sullivan, Eric Whyte e Lena Daur, e portato avanti grazie alla collaborazione con le Officine Vispa e il Comune di Bolzano. “Insalata di Bosco” è un ricettario condiviso del quartiere Don Bosco che cerca di connettere le persone attraverso la raccolta di ricette e di ricordi legati ai sapori, agli odori e ai momenti legati alla preparazione dei piatti provenienti dalle tradizioni culinarie delle famiglie del quartiere.

Gli stessi ideatori di questo progetto di condivisione si sono visti protagonisti di video in cui raccontano aneddoti legati alle loro ricette preferite. Darlene, che viene da New York, in un video racconta ad esempio di come i suoi parenti italiani le preparassero ogni anno a Natale i calamari ripieni e di come questa ricetta sia per lei diventata un sinonimo di casa. Questo è esattamente ciò che il progetto cerca, ovvero condividere e mettere in contatto le persone e gli abitanti del quartiere Don Bosco, in modo da conoscersi meglio e stringere dei legami, sempre più difficili da tenere saldi nella società odierna in generale, ma soprattutto in un periodo di distanziamento sociale come quello che stiamo vivendo. L’aspettativa degli ideatori di questo ricettario in divenire è chia-

ramente quello di riuscire a implementare il ricettario anche provando a raccogliere le ricette in maniera “analogica”, somministrando questionari, momenti e spazi di incontro nelle vie del quartiere per poter permettere a chiunque, anche a chi non vuole realizzare testi o video, di partecipare o condividere. Ogni persona ha delle storie interessanti sul cibo e ogni persona può far conoscere sé stesso e il luogo in cui vive attraverso i piatti che mangia. Il cibo è un comune denominatore nei ricordi e nel vissuto di ognuno di noi: le tradizioni culinarie del quartiere sono più che varie, legate alle radici regionali e internazionali di chi vive a Don Bosco. La visione dei ragazzi di “Insalata di Bosco” è quella di poter ritrovare questo tipo di storie ma anche di offrire una narrazione diversa a un quartiere che ha oramai una sua storia e una composizione culturale e anagrafica estremamente varia. Durante l’intervista, infatti, Eric ci ha detto: “Noi siamo molto contenti di sentire quali cibi le persone si cucinano da sole, cosa preparano

con gli altri – cose che ricordino loro della loro famiglia, della loro eredità culturale (se sono cresciuti a Don Bosco, oppure fuori dall’Alto Adige o dall’Italia) e sì, siamo molto interessati nel sapere qual è il background di Don Bosco.” Al momento è possibile partecipare a questo progetto di condivisione semplicemente visitando la pagina Facebook o Instagram “Insalata di Bosco” e cliccando sul link presente nella descrizione delle pagine. È possibile inviare disegni o foto dei piatti, video in cui si prepara e racconta oppure anche dei testi scritti, ogni forma è accettata e apprezzata soprattutto perché per i tre ragazzi dell’università di Bolzano ciò che conta è lo scambio e il contatto tra persone che sono magari culturalmente distanti, ma che possono senza dubbio mettere in comune la passione per il cibo e, perché no, scoprire anche di essere molto simili.

Daniel Valentini COOLtour


DON BOSCO – FIRMIAN

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MONUMENTI DA RISCOPRIRE

L’albero per Carlo Maria Giulini Parlando di targhe commemorative vanno ricordate quelle che si trovano sulla Collina dei Saggi, inaugurata al Parco Firmian il 17 marzo 2017. Il Comune ha piantato particolari alberi in omaggio a persone che hanno avuto profondi legami con la città; ogni albero, oltre alla targhetta con un numero, ha una targa con nome e cognome, data di nascita e morte, della persona da ricordare. Un esempio è l’albero n.73, dedicato a Carlo Maria Giulini, cittadino onorario dal 2002, sul quale diamo qualche notizia. Nato a Barletta il 9 maggio 1914, sin da bambino si interessò alla musica, dopo aver sentito suonare un violino da un musicista ambulante. Le prime esperienze musicali le fece a Bolzano, dove la famiglia si era trasferita dopo la guerra. Dopo

la Musikschule e l’Istituto musicale Gioacchino Rossini, seguì i corsi del celebre violinista Remigio Principe. Trasferitosi a Roma nel 1930, studiò e si diplomò in viola. Suonando come viola di

fila con celebri direttori e compositori, nacque l’interesse per la direzione. Dopo le esperienze in conservatori con un’orchestra di allievi e altre dirigendo formazioni studentesche, diplomatosi

in composizione e perfezionatosi in direzione d’orchestra, fu la serata del 16 luglio 1944 al teatro Adriano di Roma a segnare l’inizio ufficiale della sua carriera. Dal 1945 al 1952 fu direttore dell’Orchestra Sinfonica della Rai di Milano, poi, fino al 1955, del Teatro alla Scala. Dal 1955 al 1958 debuttò negli USA con la Chicago Symphony Orchestra, che diresse anche dal 1969 al 1972. Nel 1958 diresse la Philarmonic Orchestra di Londra. Nel 1960 fu in Giappone. Nel 1978 sostituì Zubin Mehta alla Los Angeles Philarmonic Orchestra, dove rimase fino al 1984. Furono molti i concerti che dal 1977 al 1997 diresse alla Scala. Dal 1998 per problemi di salute abbandonò la direzione d’orchestra ma insegnò fino a poco prima della morte, avvenuta il 14 giugno 2005. Fu sepolto nella tomba di famiglia nel cimitero di Bolzano.

Leone Sticcotti

COMPLEANNO

Festa per i 101 anni

NTAMENTO FISSI SUBITO UN APPU

MERO

TELEFONANDO AL NU

491 0471 270 le promozioni

e vieni a scoprire ese di febbraio a te riservate per il m Il 2 febbraio Laura Antonello di Bolzano ha festeggiato il suo 101° compleanno al Grieserhof di Gries. Laura vive integrata in uno dei quattro gruppi di ospiti a Gries nel nuovo centro per anziani inaugurato nel 2017 e si sente evidentemente a suo agio. Ai festeggiamenti per questo speciale traguardo si sono aggregati il nipote Massimo Trigo-

lo, le due figlie Sandra e Maria Rosetta, il responsabile amministrativo Norbert Spitaler, la responsabile del settore infermieristico Martina Romen e la coordinatrice Claudia Florian. L’Assessore comunale Juri Andriollo ha colto l’occasione per congratularsi personalmente con la festeggiata con un bellissimo mazzo di fiori.

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VACCINARE PROTEGGE! Per te. Per me. Per noi. 01.

PERCHÉ ESEGUIRE LA VACCINAZIONE?

Di fatto, nei bambini e negli adulti giovani un’infezione da Covid-19 decorre solitamente senza grandi problemi. Tuttavia, anche in questa fascia d’età possono verificarsi delle complicanze, anche gravi, con la necessità di un ricovero in ospedale e lunghi trattamenti medici intensivi. La probabilità di un decorso grave della malattia, però, aumenta soprattutto nelle persone dai 65 anni in su o negli adulti con fattori di rischio come obesità, diabete, pressione alta, malattie croniche del cuore o dei polmoni, tumore o trattamento immunosoppressivo. Inoltre, nessuno può ancora stimare le conseguenze a lungo termine per chi contrae il Covid-19 - anche con sintomi lievi. C’è una crescente evidenza che un’infezione da Covid-19 possa addirittura provocare danni alla salute, anche a lungo termine.

04.

COSA C’È IN UN VACCINO A RNAMESSAGGERO? (BIONTECH/PFIZER E MODERNA)

Un vaccino a RNA contiene una piccola porzione del codice genetico necessario per produrre uno o più tipi di proteine del virus. Nel caso del vaccino contro il coronavirus, l’RNA messaggero contiene solo le informazioni necessarie per produrre la proteina a forma di “chiodino” che circonda il coronavirus (proteina spike). Pertanto, il vaccino non può causare il Covid-19. Gli RNA messaggeri sono racchiusi in minuscole gocce di grasso da iniettare nel corpo. Il vaccino non contiene potenziatori/ adiuvanti (ad es. alluminio o altro).

02.

A CHI È CONSIGLIATA LA VACCINAZIONE?

La vaccinazione è consigliata a tutte le persone dai 16 anni in poi. Alle donne in gravidanza, invece, è attualmente sconsi-gliata. Nel caso di persone che in passato abbiano avuto gravi reazioni allergiche a farmaci o vaccinazioni, in fase di anamnesi preparatoria è bene chiarire se la vaccinazione sia possibile. In conformità con il Piano nazionale di vaccinazione, il personale sanitario e dei servizi sociali, così come gli ospiti e i collaboratori/collaboratrici delle case di riposo vengono vaccinati per primi. Seguono le persone con più di 80 anni, poi quelle tra i 60 e i 79 anni e le persone di tutte le età che presentino più di una condizione cronica preesistente, immunodeficienza e/o disabilità.

03.

QUALI TIPI DI VACCINI SONO DISPONIBILI?

Nell’UE sono disponibili i vaccini sviluppati dai gruppi farmaceutici Pfizer/BioNTech e Moderna. Entrambi sono i cosiddetti vaccini a “RNA-messaggero”. Recentemente è stato approvato anche il vaccino di AstraZeneca, un vaccino vettoriale.

05. COME FUNZIONA UN VACCINO A RNAMESSAGGERO?

Una volta iniettate nel corpo umano, le gocce di grasso vengono “inghiottite” dalle cellule circostanti. Queste cellule leggono il codice dell’RNA messaggero e per circa due giorni producono delle proteine “spike” che vengono individuate dal sistema immunitario. Il sistema immunitario produce poi anticorpi e globuli bianchi specializzati contro le proteine di superficie in grado di riconoscere ed eliminare rapidamente il coronavirus in caso di infezione.

06. COME FUNZIONA IL VACCINO VETTORIALE? (ASTRAZENECA)

Il vettore (portatore) contiene parti del virus attenuato. Il vaccino vettore viene iniettato, il corpo riconosce il virus indebolito come una minaccia e inizia a produrre anticorpi contro di esso.


07.

12.

La vaccinazione consiste in due iniezioni nel braccio. Nel caso di BioNTech/Pfizer il vaccino viene somministrato in due volte con un intervallo di 21 giorni e la protezione completa si raggiunge circa una settimana dopo la seconda dose. Anche con Moderna, la vaccinazione viene somministrata in due volte a 28 giorni di distanza l‘una dall‘altra. La protezione completa avviene due settimane dopo la seconda dose. Con il vaccino di AstraZeneca, la seconda dose dovrebbe essere somministrata entro 12 settimane dalla prima.

Gli RNA messaggeri dei vaccini di BioNTech/Pfizer e Moderna non possono modificare il nostro codice genetico perché esso è ben protetto nel nucleo delle nostre cellule, dove l’RNA messaggero non può entrare. Quindi non stiamo parlando di terapia genica. Anche il vaccino vettore di AstraZeneca non altera i geni umani. Il portatore (vettore) contiene sì il DNA, ma non ha le proprietà necessarie per integrarsi nel genoma umano.

QUANTO TEMPO DOPO LA VACCINAZIONE SI È PROTETTI?

08.

POTRÒ DIMENTICARE IL CORONAVIRUS DOPO LA VACCINAZIONE?

Non subito. Non si sa ancora se la vaccinazione impedisca solo di ammalarsi o se impedisca anche di essere contagiosi. Pertanto, l’igiene delle mani, la distanza interpersonale o l’uso della mascherina al momento sono ancora consigliati anche a chi è stato vaccinato.

09.

QUANTO DURA LA PROTEZIONE?

Non si sa ancora se la protezione duri diversi mesi o diversi anni. Non è quindi escluso che una vaccinazione di richiamo possa essere necessaria dopo un certo periodo di tempo.

QUESTI VACCINI POSSONO MODIFICARE IL CODICE GENETICO?

13.

PER CHI È CONTROINDICATA LA VACCINAZIONE?

Per il momento, c’è solo una controindicazione: la gravidanza (per mancanza di dati sufficienti). Se si soffre di una malattia acuta (febbre, ecc.), si consiglia di rinviare la vaccinazione. Chi ha manifestato una reazione allergica ad un vaccino o a uno dei suoi componenti, ne deve parlare con il proprio Medico di Medicina Generale. Per chi ha avuto un’infezione da Covid-19 di recente, la vaccinazione è possibile, ma l’immunità dopo la malattia permette di aspettare tre mesi per essere vaccinati. Un esame sierologico non è necessario prima della vaccinazione. Le malattie croniche o l’assunzione di farmaci non sono delle controindicazioni alla vaccinazione. In caso di malattie del sistema immunitario o di trattamento immunosoppressivo, la protezione offerta da questo vaccino può essere ridotta. A causa della mancanza di dati, e poiché un decorso grave di questa malattia è eccezionale, i bambini e i giovani sotto i 16 anni non vengono vaccinati.

14. 10.

QUALI SONO GLI EFFETTI COLLATERALI DI QUESTI VACCINI?

Questi vaccini vengono attualmente somministrati a decine di milioni di persone in tutto il mondo. Uno o due giorni dopo la vaccinazione sono state osservate le seguenti reazioni collaterali: • dolore nel sito dell’iniezione • stanchezza, mal di testa o dolori muscolari o articolari, a volte brividi o febbre. Queste reazioni sono di solito lievi; possono essere un po’ più forti, ma raramente. Scompaiono spontaneamente dopo uno o al massimo tre giorni e possono essere attenuate con l’assunzione di paracetamolo.

11.

QUALI SONO I RISCHI DI QUESTI NUOVI VACCINI?

L’unico rischio grave noto è quello di una reazione allergica, soprattutto nelle persone che hanno avuto una grave reazione allergica a un vaccino o a uno dei suoi componenti in passato. Fortunatamente, queste allergie possono essere curate molto bene.

QUANTO COSTA LA VACCINAZIONE CONTRO IL COVID-19?

La vaccinazione contro il Covid-19 è gratuita e volontaria per tutta la popolazione. Maggiori importanti informazioni sulla vaccinazione si trovano sul sito web www.vaccinazioneanticovid.it Per ulteriori informazioni: • Infovac–Piattaforma informativa svizzera sulle vaccinazioni: www.infovac.ch • Robert Koch Institut: https://www.rki.de/SharedDocs/FAQ/COVID-Impfen/gesamt.html • Agenzia Italiana del Farmaco – AIFA: https://www. aifa.gov.it/domande-e-risposte-su-vaccini-mrna • Vaccinazione Anti Covid-19: https://info.vaccinicovid.gov.it/ Fonti: Infovac – Piattaforma informativa svizzera sulle vaccinazioni: www. infovac.ch (Questo foglio informativo corrisponde alle informazioni sulla vaccinazione Covid-19 pubblicate su questa piattaforma. L’Azienda sanitaria dell‘Alto Adige ringrazia www.infovac.ch per il permesso di utilizzarle) Coronavirus in evidenza: www.provincia.bz.it/coronavirus. Ministero della Salute italiano – Coronavirus: http://www.salute.gov.it/ portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp

Al 09.02.2021

Maggiori informazioni su: www.vaccinazioneanticovid.it


GUIDA AL SUPERBONUS 110% Il tempo per pensarci non manca: il sogno di un appartamento “nuovo” può ora diventare realtà con il Superbonus. Un altro lockdown ci costringe a casa, quindi – se guardiamo i lati positivi di questa misura – abbiamo molto più tempo a disposizione per noi stessi, i nostri cari e tutto ciò che ci sta più a cuore, come quelle quattro mura in cui viviamo. Quante volte abbiamo sognato di ristrutturare il nostro appartamento? Ma quante volte abbiamo guardato il conto in banca e abbiamo pensato che forse non era il momento giusto per farlo? Ecco, quel momento è ar-

rivato grazie al Superbonus, quell’agevolazione fiscale eleva al 110% la detrazione fiscale relativa alle spese sostenute per gli interventi di risanamento. Riuscire ad usufruire di questa agevolazione può non sembrare facilissimo, ma non è impossibile, anzi. Nelle prossime pagine abbiamo cercato di spiegare i vari punti di vista intervistando alcuni esperti del settore e pubblicato i consigli per riuscire a raggiungere l’obiettivo di arrivare a dormire sotto un tetto nuovo.


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Il Superbonus è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 30 giugno 2022, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. Ulteriori sei mesi di tempo (31 dicembre 2022) per le spese sostenute per lavori condominiali o realizzati sulle parti comuni

di edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche se, al 30 giugno 2022, è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento complessivo. Le nuove misure si aggiungono alle detrazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli per la riduzione del rischio sismico (il cosiddetto Sismabonus) e di riqualificazione energetica

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GUIDA AL SUPERBONUS 110% A CHI INTERESSA Il Superbonus si applica agli interventi effettuati da condomìni; persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, che possiedono o detengono l’immobile oggetto dell’intervento; persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni, proprietari (o comproprietari con altre persone fisiche) di edifici costituiti da 2 a 4 unità immobiliari distintamente accatastate; Istituti autonomi case popolari comunque denominati o altri enti che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”; cooperative di abitazione a proprietà indivisa; Onlus, associazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale e associazioni e società sportive dilettantistiche, limitatamente ai lavori destinati ai soli immobili o parti di immobili adibiti a spogliatoi.

degli edifici (l’Ecobonus). Tra le novità introdotte, è prevista la possibilità, al posto della fruizione diretta della detrazione, di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. In questo caso si dovrà inviare una comunicazione per esercitare l’opzione. Gli interventi agevolabili Il Superbonus spetta in caso di interventi di isolamento termico sugli involucri, sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti e interventi antisismici: la detrazione già prevista dal Sismabonus è elevata al 110% per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Oltre a questi interventi, rientrano nel Superbonus anche le spese per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico. Si tratta di interventi di efficientamento energetico, installazione di impianti solari fotovoltaici, infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici, interventi di eliminazione delle barriere architettoniche.

spondente alla detrazione spettante. La cessione può essere disposta in favore dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi, di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti), o di istituti di credito e intermediari finanziari. Per ulteriori informazioni: www.agenziaentrate.gov.it

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Quali sono i vantaggi La detrazione è riconosciuta nella misura del 110%, da ripartire tra gli aventi diritto in 5 quote annuali di pari importo e per le spese sostenute nel 2022 in 4 quote annuali di pari importo, entro i limiti di capienza dell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi. In alternativa alla fruizione diretta della detrazione, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi (sconto in fattura) o per la cessione del credito corri-

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GUIDA AL SUPERBONUS 110%

Puntare tutto sulla qualità Secondo il Presidente di Cna, Claudio Corrarati, i cittadini devono puntare tutto sugli interventi eseguiti a regola d’arte. Presidente Corrarati, qual è la sua opinione sul Superbonus? È una misura quanto mai interessante e utile sia per il comparto edile che quello impiantistico, che

permette di raggiungere due obiettivi: il primo è soddisfare i cittadini, che possono utilizzare uno strumento che porta loro grandi benefici. Dall’altra parte, questi stessi benefici ricadono sull’economia, considerato che le nostre aziende hanno la possibilità di lavorare. La radice fondante che ha determinato questa misura è nobile. Il problema è capire come metterla in atto, perché non è così semplice: c’è questa cessione del credito di imposta che lo Stato in qualche modo ha girato sulle spalle delle aziende, che dovrebbero farsene carico. È chiaro che le nostre piccole imprese non dispongono di questa possibilità economica, per cui c’è bisogno di un partner intermedio che acquisisca questa cessione del credito. Credo che il progetto pilota nato in

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La CNA, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa. Opera per dare valore all’artigianato e alla piccola e media impresa, proponendosi come loro partner per lo sviluppo e promuovendo il progresso economico e sociale. Tale obiettivo è perseguito attraverso un’organizzazione strutturata e diffusa, un sistema di società che offre servizi integrati e consulenze personalizzate alle imprese, una struttura moderna che fornisce ai propri associati assistenza, informazioni e soluzioni innovative.

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MISSIONE, VISIONE, VALORI, SCOPI ed ATTIVITÀ del SISTEMA CNA


GUIDA AL SUPERBONUS 110% Come ne usciranno le imprese altoatesine? Riusciranno a competere con i grandi player?

Claudio Corrarati

La dimensione media delle aziende nella nostra provincia, anche nel settore edile, non è enorme, non abbiamo grossi player che consentono di svolgere lavori in tempi stretti. Abbiamo un numero incredibile di piccole e medie aziende che hanno due chance: quella di mettersi in rete – sottoforma di consorzi, per esempio – oppure riuscire ad avere una sorta di banca dati di aziende, una lista di ditte riconosciute e capaci di fare questi lavori che dovrebbero essere in numero tale da sopperire a una grande richiesta.

poche persone. La questione riguarda tutti, perché punta a migliorare il mondo che ci circonda: uno studio recente dell’agenzia per l’ambiente ha dichiarato che l’inquinamento atmosferico è determinato principalmente dagli edifici che inquinano, più che dalle autovetture; anche questo significa che bisogna accelerare i tempi dei risanamenti. Il superbonus, insomma, deve ritrovare la sua identità, deve essere riconosciuto il suo impatto sulla qualità degli edifici e sulla riqualificazione energetica di essi, anche proprio in un’ottica di miglioramento dell’aria che respiriamo.

provincia, stimolato dal Noi Park e dalla presenza di Cna possa essere vincente: creare un tavolo sul Superbonus al quale siedono i cittadini, ma anche gli amministratori condominiali, le aziende e i progettisti, i quali vengono coinvolti in prima battuta anche per un’acquisizione di responsabilità su quella che è la gestione progettuale di questi interventi; e poi c’è bisogno di un interlocutore fiscale quale “Euregio Plus”, che permetta di acquisire questo credito di imposta facendo in modo che non vada a gravare sulle aziende.

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Su cosa dovrebbe focalizzare l’attenzione il cittadino che vuole usufruire di questo strumento? Semplicemente ai lavori fatti bene. Non dobbiamo dimenticare che questo Superbonus mette mano agli edifici in maniera strutturale, con cappotti e serramenti nuovi, impianti nuovi che devono nel tempo mantenere la loro qualità e non diventare dei nuovi rifiuti fra trent’anni. Il personale che lavora deve essere composto da artigiani di qualità. Purtroppo i tempi dati dal governo sono troppo stretti: soprattutto nei grandi centri della provincia ci vuole tempo per mettere d’accordo tutti i condomini, per trovare le forme d’appalto e per avere la giusta capacità di fare dei progetti di qualità; se lo Stato non concede un’ulteriore proroga il sistema rischia di non decollare, e il superbonus potrebbe essere utilizzato da

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GUIDA AL SUPERBONUS 110%

Un solo interlocutore per tutti i lavori

Un unico interlocutore, un solo punto di riferimento per l’espletamento delle pratiche burocratiche: questa è Creat Domus, un’azienda che facilita il compito di ristrutturare casa. Districarsi nella giungla delle incombenze burocratiche e della cessione del credito, contattare i tecnici e gli operai, capire quali sono i materiali migliori da utilizzare: sono solo alcune delle pratiche che si devono svolgere per

ristrutturare la propria abitazione; un compito arduo, per chi non è del mestiere, soprattutto in questo periodo in cui si può approfittare del Superbonus. A semplificare la vita di chi intende avventurarsi

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in questa impresa c’è: Creat Domus, un’azienda costituita da soci, dipendenti, collaboratori, maestri artigiani e consulenti esterni, che grazie a rapporti di partnership con grandi aziende del settore edile è in grado di realizzare il progetto richiesto nel rispetto di tutte le normative vigenti in materia di sicurezza. Il tutto utilizzando solo materie prime di elevata qualità. Gli artigiani di Creat Domus sono in grado di eseguire interventi specializzati sia di manutenzione che di restauro, oltre a speciali consolidamenti per strutture, e ristrutturazioni efficienti

ASSICURAZIONI Creat Domus ha stipulato accordi con società assicurative, in particolare con il proprio partner di fiducia, la “Zurich”, per polizze Rct e Rc0, e dunque coprire eventuali danni a persone o cose durante la fase di lavorazione. Grazie a questa convenzione i clienti hanno la possibilità di risparmiare tempo e denaro, godendo oltretutto di forti sconti sulle polizze.

chiavi in mano, che prevedono l’installazione di materiali isolanti e serramenti in Pvc per implementare l’efficienza energetica. Per garantire il meglio, vengono utilizzati materiali e attrezzature all’avanguardia, nonché le ultime tecniche di lavorazione, per realizzare a pieno ogni aspettativa e, contemporaneamente, assolvere agli obblighi normativi in materia edilizia. Insomma: Creat Domus garantisce una ristrutturazione a 360 gradi… chiavi in mano.

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GUIDA AL SUPERBONUS 110%

Anaci: “Mettetevi subito all’opera” “Il lavoro è tanto e non semplice, iniziate subito”: è il consiglio di Marco Lombardozzi, presidente dell’Anaci sul Superbonus. Presidente Lombardozzi, qual è il punto di vista dell’amministratore di condominio sul Superbonus? La vediamo come una grandissima opportunità, ma anche come una corsa a ostacoli: non sono tutte rose e fiori come si potrebbe pensare, bisogna muoversi con le dovute cautele.

Dove sono gli ostacoli? Abbiamo perso molto tempo, finora; quando è uscito il decreto abbiamo dovuto aspettare parecchio prima di riuscire a comprenderlo appieno, e poi è risultato difficile organizzare delle assemblee in presenza per via del Covid. Adesso di possono fare online, ma non è così semplice anche dal punto di vista legale, soprattutto quando si gestisce

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GUIDA AL SUPERBONUS 110% Quale consiglio si sente di dare? Evitare di innamorarsi dell’idea e rimanere con i piedi per terra. Cercare quanto prima, nei limiti imposti dalla normativa in materia di prevenzione da Covid, di riunire i condomini in assemblea o, quantomeno, il consiglio di condominio per dare inizio alla prima fase che, tra l’altro, godrebbe di incentivi a fondo perduto da parte della Provincia autonoma di Bolzano Alto Adige. In questo periodo così strano è meglio approfittare e portarsi avanti in modo da avere da subito in mano del materiale su cui ragionare.

un condominio più grande composto quindi da molte persone. L’iter per ottenere il superbonus non è semplicissimo, c’è il problema del numero di assemblee: ce ne vorrebbero tre. Bisogna innanzitutto partire da una prima importantissima fase preliminare in cui si nominano dei professionisti effettivamente preparati per accertare la conformità urbanistica e edilizia dell’immobile: senza questa certezza si rischia di arrivare in porto con i lavori e poi di non poter ricevere i contributi. Nella seconda assemblea bisogna analizzare i documenti che hanno procurato i professionisti, e la terza sui capitolati che verrebbero predisposti in base all’approvazione della seconda assemblea e dunque a questo punto si potrebbero conferire gli incarichi alle ditte. Sono molti i professionisti coinvolti: ci vuole per esempio un avvocato, per presentare la bozza di contratto che viene proposta alle ditte edili, un commercialista, un direttore e un responsabile dei lavori. Insomma: non è tutto così facile, così immediato e così gratuito, e soprattutto bisogna rivolgersi a professionisti seri.

La vostra preoccupazione più grande sono quindi le tempistiche? La novità di questi ultimi tempi è la proroga al 30 giugno 2022, qualora in quella data sia stato completato almeno il 60 per cento dei lavori. Noi come Anaci a livello nazionale (ricordo che ricopro anche la carica di vicepresidente nazionale) abbiamo chiesto una proroga fino al 2024. Questo perché nella gazzetta ufficiale è stato spiegato che queste proroghe e questi contributi sono subordinati all’approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea che deve definitivamente approvarli. Il tempo non basta, è sufficiente pensare ai grandi condomìni: rifare tetto, facciata, caldaia e tutto quello che serve è molto difficile, perché ci sono imprevisti che possono essere anche di natura meteorlogica. In Alto Adige, in particolare, ci sono dei mesi in cui non si possono fare questi lavori: se voglio rifare un intonaco, per esempio, posso farlo anche adesso che fa freddo, ma so già che nel giro di sei mesi o un anno avrò dei problemi, perché non si è lavorato con le temperature giuste.

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SCUOLA

SCUOLA

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La scuola va avanti nonostante tutto Altre tre settimane di lockdown: è questa la decisione presa nei giorni scorsi, a fronte di una situazione sanitaria che continua a essere decisamente preoccupante. Questa volta, resteranno a casa anche le alunne e gli alunni di scuole elementari, medie e superiori. Si torna alla didattica a distanza. Una decisione difficile, soprattutto alla fine di un anno difficile in cui la DAD, pur

fondamentale nel permettere di proseguire il percorso scolastico, ha rivelato via via tutti i suoi limiti, portando molti studenti e professori a desiderare il ritorno in aula quanto prima. Il mondo scolastico e quello ac-

cademico sono stati tra i più penalizzati dalla pandemia, ragione per cui nel corso dei mesi non sono mancate le polemiche e i tentativi di trovare vie alternative – come per esempio le lezioni in presenza a gruppi alterni.

Un altro aspetto che ci si è trovati a dover affrontare è quello dell’orientamento scolastico, che è dovuto essere riorganizzato con inedite modalità online. Sui nostri giornali abbiamo dato spazio a molte informazioni utili e continuiamo a farlo, con l’auspicio che pensare al futuro possa aiutare ad affrontare meglio il presente.

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Circondato dal verde del quartiere residenziale di Gries il Convitto Provinciale “Damiano Chiesa” è una struttura storica collocata vicino al centro e a numerosi istituti scolastici. In un ambiente tranquillo e accogliente, la struttura amministrata dall’Istituto tecnico costruzioni ambiente e territorio A. P. Delai offre una opportunità interessante di alloggio per gli studenti che vengono da fuori Bolzano con tariffe agevolate. I ragazzi sono seguiti sul piano edu-

cativo e formativo da educatori qualificati che si occupano del loro percorso scolastico e dell’attività di studio, tenendo i contatti con le famiglie di appartenenza e i rapporti con la scuola, garantendo la sicurezza dei ragazzi all’interno dell’edificio con adeguate forme di prevenzione e vigilanza. Educare a un comportamento corretto nel rispetto delle regole e della convivenza è il cardine del vivere in comunità nel convitto Damiano Chiesa. Il Convitto “Damiano Chiesa” si configura anche come Centro di Formazione ed è dotato di sale conferenza e studio complete di attrezzature informatiche ed è aperto a studenti di lingua italiana, tedesca e ladina. Ultimi giorni per le iscrizioni alla scuola secondaria superiore (entro il 15 febbraio 2021). (inserzione pubblicitaria)

L’offerta ospitativa prevede un trattamento di pensione completa dal lunedì al venerdì. Gli alunni iscritti all’ITCAT hanno priorità di accesso. Gli ospiti devono lasciare il collegio entro le ore 16 del venerdì e vi possono rientrare dalle ore 20 della domenica.

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ITCAT Delai e Convitto “Damiano Chiesa”

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La Scuola professionale provinciale per la frutti-viticoltura e il giardinaggio è attiva da oltre 40 anni come unica scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano per la formazione di operatori e tecnici nel settore agro-ambientale e del verde. La scuola, da settembre 2020, si è trasferita presso Laimburg in una nuova sede immersa nei frutteti e vigneti, con aule moderne e confortevoli, laboratori di analisi e per le lavorazioni alimentari vegetali e animali. Dopo un primo percorso triennale, che consente agli allievi, anche attraverso mirati stage lavorativi, di venire a contatto col mondo del lavoro presso primarie aziende

del settore, si ottiene la Qualifica Di Operatore Agricolo-Ambientale. Un quarto anno, ricco di corsi professionalizzanti e di un lungo periodo di stage in sinergia con le aziende, porta al conseguimento del Diploma di Tecnico del verde. Inoltre, vi è la possibilità di svolgere il quinto anno e sostenere l’esame di maturità che darà accesso agli studi universitari. Un modo di fare scuola, insomma, che abbina un’intensa attività sul campo, all’aria aperta e nei laboratori alle nozioni teoriche fondamentali per diventare futuri giardinieri, agricoltori e operatori del settore agroalimentare. (inserzione pubblicitaria)

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Scuola professionale provinciale per la frutti-viticoltura e giardinaggio

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VETRINA

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La bussola dei DIRITTI

Separazione ed eredità Prendendo spunto dall’articolo da ultimo pubblicato, mi viene posta da un lettore la seguente domanda: in caso di separazione consensuale, in assenza di testamento, come sono regolati i rapporti ereditari con l’ex coniuge? L’eredità del coniuge dopo la separazione è disciplinata da due articoli del codice civile: l’art. 585 secondo cui il coniuge cui non è stata addebitata la separazione ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato (pertanto, tornando alla domanda postami, ciò vale anche in caso di separazione consensuale); l’art. 548, secondo cui al coniuge responsabile della separazione spetta soltanto un assegno vitalizio se, al momento della morte, godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. Le stesse regole si applicano anche nel caso in cui la separazione sia stata addebitata ad entrambi i coniugi. Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex defunto, anche se ha rifiutato l’eredità. Se al coniuge superstite viene addebitata la colpa della separazione, egli ha diritto alla reversibilità solo se gli è stato riconosciuto dal giudice il diritto agli alimenti

a carico del coniuge deceduto. Altrimenti ne è escluso. A differenza della separazione, con il divorzio il vincolo matrimoniale viene definitivamente sciolto e si perdono i diritti successori acquistati con il matrimonio. L’ex coniuge divorziato, quindi, esce definitivamente dall’asse ereditario del defunto, ma conserva il diritto all’assegno di divorzio anche dopo la morte del soggetto obbligato. Se il coniuge defunto, prima di morire, versava l’assegno divorzile all’ex, i suoi eredi dovranno continuare a farlo - nei limiti dell’eredità percepita - per arginare lo stato di bisogno del superstite. Se le parti sono d’accordo, la corresponsione dell’assegno può avvenire anche in un’unica soluzione. Se però il coniuge divorziato convola a nuove nozze, stipula un’unione civile o instaura una convivenza stabile, perde il diritto all’assegno divorzile. Infine – ma solo in determinati casi – il coniuge divorziato ha diritto alla pensione di reversibilità dell’ex coniuge defunto.

Hai una domanda da rivolgere al nostro esperto? Scrivi a redazione@quimedia.it La risposta verrà pubblicata nei prossimi numeri del giornale.

Avv.to Dott. Massimo Mira Bolzano

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Responsabilità di uomini e di algoritmi Si sente sempre più spesso parlare degli algoritmi come fossero vere e proprie “intelligenze artificiali”, capaci di decidere i nostri destini in modo opaco e distopico. Di esempi concreti ce ne sono a bizzeffe. Molti di voi ricorderanno il caso di qualche anno

denti a recidivare nei propri crimini.

fa dell’algoritmo utilizzato per allocare i docenti alle scuole sul territorio nazionale, e che in vari casi ha portato persone a doversi spostare di centinaia di km. Per non parlare degli algoritmi che, proprio in questi giorni, portano a colorare le diverse regioni e provincie d’Italia in base all’andamento della pandemia di COVID-19.

Cercheremo, nei prossimi numeri della nostra rubrica, di fare un’opera di chiarezza su questi fantomatici algoritmi, cercando di ristabilire un po’ di ordine e di sano equilibrio. Lo faremo utilizzando esempi concreti, con un triplice scopo. In primis, ricorderemo da dove proviene il termine “algoritmo”, e cosa sia davvero un algoritmo. In secondo luogo, distingueremo tra gli algoritmi che vengono utilizzati per risolvere problemi, e quelli che vengono utilizzati per imparare dai dati. Da ultimo, ci soffermeremo, come già molte volte abbiamo fatto, sulla natura di questi dati: chi li ha prodotti, chi li consegna agli algoritmi. Con un tema di fondo sempre presente: quello della responsabilità e dell’importanza di responsabilizzarsi.

Il problema è in realtà molto più ampio. La nostra storia recente abbonda di situazioni in cui gli algoritmi hanno “mostrato comportamenti scorretti o poco etici”: algoritmi di riconoscimento facciale che confondono persone e gorilla, algoritmi per decidere sui prestiti bancari che “preferiscono” gli uomini alle donne, algoritmi per l’analisi dei carcerati che indicano genericamente le persone di colore come più ten-

In tutti questi esempi, torna di nuovo un riferirsi agli algoritmi come esseri senzienti, dotati di “preferenze”, “potere decisionale” e, non per ultimi, “preconcetti”.

Marco Montali


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I TUOI CONSULENTI IMMOBILIARI

Un 2020 da dimenticare (parte 2) Continuiamo anche questo mese a riportarvi alcune testimonianze dei nostri clienti sulle possibili conseguenze di una cattiva gestione delle compravendite immobiliari.

• “Avevo aspettato troppo prima di avviare la richiesta del mutuo e la banca non era pronta per il giorno del rogito!” Poiché il venditore non viveva più a Bolzano, l’acquirente ha dovuto pagargli le spese relative alla doppia trasferta, al doppio pernottamento e una penale per il disagio subito. • “Avevamo deciso di vendere casa. Dopo qualche settimana, abbiamo accettato una proposta di acquisto

e la relativa caparra. In seguito ad alcune verifiche, abbiamo scoperto che la nostra casa, che avevamo acquistato una decina di anni prima, aveva un abuso edilizio insanabile”. Questa coppia di sposi aveva acquistato casa privatamente, gestendo la trattativa direttamente con il venditore. Non è chiaro se il precedente proprietario fosse consapevole dell’abuso o no, ma oltre ad aver dovuto restituire il doppio della caparra all’acquirente, hanno scoperto che la loro casa, a causa di questo abuso, aveva un valore di mercato molto inferiore rispetto a quanto l’avevano pagata. • “Avevo messo in vendita il mio appartamento; dopo alcuni mesi, quando finalmente ho trovato l’acquirente, ho scoperto che la sua banca non gli avrebbe concesso il mutuo perché l’immobile mi era stato donato”. Esiste una specifica procedura per

gestire gli immobili oggetto di donazione, assicurandone la vendibilità e tutelando l’acquirente, anche nel caso non faccia ricorso ad un mutuo bancario. • “Ero convinto di non avere problemi con la richiesta di un mutuo. Su suggerimento dell’agente immobiliare, ho subito bloccato l’appartamento che volevo comprare con un preliminare. Dopo sono andato in banca e ho scoperto che non mi avrebbero dato la cifra che pensavo”. In questo caso l’acquirente si è rivolto ad un agente immobiliare inesperto, incapace di gestire le trattative condizionate dalla richiesta di un

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INIZIATIVA

MUSICA

Da sinistra: i proff. Fornari e Careddu

Il prof. Omar Flavio Careddu (docente di violoncello Alfieri/Archimede/Pascoli) con il direttore del Conservatorio, prof. Giacomo Fornari e su proposta dell’assistente del governatore Rotary dott. Dome-

nico Cacciopo, hanno ricevuto il più alto riconoscimento Rotary (soci onorari), per il loro impegno didattico e musicale. Lo stesso premio in passato è stato conferito a personalità come Rita Levi Montalcini e Winston Churchill. Il prof. Careddu, (presso la Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato, su invito del laboratorio di ricerca “MAGI-EUREGIO”) ha presentato una relazione “Musica e inclusione”, mentre il prof. Giacomo Fornari è membro della Akademie für Mozartforschung presso la Stiftung Mozarteum di Salisburgo. Lo stesso titolo è stato conferito al Maestro Paolo Curatolo con cui Careddu e Fornari hanno realizzato delle trasmissioni didattiche su RAI Parlamento Spazio Libero, sotto la guida della regista e autrice Anna Marina Giraldi.

foto: Klotz

Riconoscimento per il prof. Careddu eTestDays: l’elettrico muove l’economia Pochi anni fa in Alto Adige i veicoli elettrici erano cosa rara. Ora sono una visione normale sulla strada e si sono affermati come migliore alternativa ai veicoli a combustione. Le aziende che vogliono testare, gratuitamente e per quattro giorni a maggio, vari veicoli elettrici a idrogeno e batteria o ibridi plug-in, possono iscriversi tra il 15 febbraio e il 5 marzo 2021 agli eTestDays su www.greenmobility.bz.it Neogy Srl, un’azienda del gruppo Alperia, metterà a disposizione

dei partecipanti una tessera di ricarica gratuita per le colonnine Alperia. I veicoli a cella a combustibile potranno fare il pieno di idrogeno al distributore IIT a Bolzano sud. Gli eTestDays sono organizzati da Green Mobility (STA - Strutture Trasporto Alto Adige SpA) e sono sostenuti da Assoimprenditori Alto Adige, APA, hds - unione, HGV, CNA-SHV e SBB, dalla Federazione Cooperative Raiffeisen, da Economia Alto Adige e dalla Camera di Commercio di Bolzano.


LA SCENA MUSICALE

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Paolo Crazy Carnevale musicofilo

PROGRESSIVE

Il bolzanino Alex Vittorio, gli Stereokimono e Syd Barrett Non capita di rado che nella nostra rubrica ci occupiamo di bolzanini che hanno messo radici altrove pur rimanendo attivi in ambito musicale: parliamo oggi di un musicista bolzanino di stanza a Bologna e che proprio poche settimane fa, insieme al gruppo di cui fa parte, gli Stereokimono, è finito in un ricco tributo a Syd Barrett, fondatore dei Pink Floyd nonché principale artefice del primo disco del gruppo nel lontano 1967. Alex Vittorio degli Stereokimono è il bassista (insieme a lui ci sono la batterista Cristina Atzori e il chitarrista Antonio Severi), ne è uno dei fondatori e componenti da quasi venticinque anni, e con loro ha realizzato tre CD. I suoi trascorsi musicali sono cominciati a Bolzano, nella cella frigorifera di fronte alla sala dove prova-

vano La Stanza e altri gruppi storici del capoluogo. “Eravamo alcuni amici appassionati della musica che girava intorno in quegli anni – ci racconta Alex –, tutti più o meno alle prime armi, ma facevamo ostinatamente pezzi nostri. Poi c’è stata l’esperienza un po’ più seria con gli Zarah, nei primi anni Ottanta. Quello alla Eule fu il mio primo vero concerto in un locale pieno, e non per i soliti dieci amici, con pubblico pagante. Ricordo ancora che ero terrorizzato! Poi ci fu l’Altrockio: Eule e fiera, posti che oggi non esistono più, ma indelebili per noi ex ragazzi dell’epoca. Come Zarah abbiamo anche partecipato a un progetto di Ricky Gobbo, mio amico d’infanzia e di cortile.” Alex ha mantenuto i contatti con alcuni amici dell’epoca, in parti-

TEATRO

26 FEBBRAIO

Francesco Guccini e Marco Aime: “MINOSSE E ALTRE STORIE” > BOLZANO | Ore 18 | Teatro Cristallo on-line C’è molta attesa per l’incontro con Francesco Guccini. Il cantautore emiliano si racconterà – in un incontro online in diretta sulla pagina Facebook del teatro venerdì 26 febbraio alle ore 18 - all’amico Marco Aime insieme allo scrittore Loriano Macchiavelli, che ha appena pubblicato con Guccini il romanzo “Cosa sa Minosse”. E

Minosse la sa lunga, perché il gatto di Guccini (Minosse) ne ha viste di tutti i colori. Il grande felino dal pelo nero come il carbone emerge, improvvisamente, agli occhi dei due protagonisti del racconto, dalle profondità di una cantina dispersa fra gli Appennini... E sulle orme di Minosse si inseguiranno le storie di Guccini, fra musica e parole.

Per partecipare all’evento: www.facebook.com/teatrocristallobz

colare con Enrico Visintin, con cui ricorda con piacere le jam ai tempi dei Gegia Miranda, e con Marco Dalle Luche di cui ha pubblicato sulla propria etichetta (Peter’s Music Castle) il disco di debutto dei Satelliti. Alex è uno di quelli che sono rimasti davvero fedeli alla linea; se il prog rock e certa musica d’avanguardia britannica erano i modelli dei suoi esordi, con gli Stereokimono si muove in direzione analoga, con una spruzzata di psichedelia colta e Canterbury sound. “Hai ragione – commenta – il Prog è entrato nel mio DNA musicale quand’ero ragazzino, insieme però a tanti altri stimoli come wave, elettronica, jazz. È anche vero che certi barocchismi o ipertecnicismi fini a sé stessi di parte di quella musica mi annoiano. Tra le band mi hanno influenzato molto i mitici Gong: spaziali, psichedelici e folli, con quella loro personalissima vena surreale, ironica e totalmente bizzarra. Abbiamo definito la nostra musica rock psicofonico obliquo perché non ci volevamo riconoscere in un genere preciso, ma spaziare liberamente senza preclusioni, ci piace molto scherzare anche attraverso la musica, quello che ci importa è riuscire a portare il nostro pubblico a sognare in una dimensione di viaggio immaginifico, facendo musica in totale libertà, magari con un pizzico di autoironia.” E basta ascoltare i dischi degli Stereokimono per rendersene conto, fin dalle copertine il

richiamo ai Gong è palese. Il gruppo è anche andato molto vicino al diventare professionista, ma Alex orgogliosamente ci racconta che comunque per vent’anni, fino a poco tempo fa è davvero riuscito a vivere di musica lavorando a tempo pieno al centro musicale Ca’ Vaina di Imola. Il contributo al disco Love You, A Tribute To Syd Barrett uscito per l’etichetta inglese Gonzo Multimedia lo scorso 6 gennaio, giorno del compleanno di Barrett, vede gli Stereokimono alle prese con una riuscita versione di It’s Obvious. Gruppi da diverse parti del mondo (dagli USA al Messico al Giappone) hanno riarrangiato liberamente i brani di Barrett. “Anni fa – conclude il musicista – partecipammo a Vegetable Man Project, sempre dedicato a Syd e uscito su vinile per un’etichetta italiana. Siamo stati invitati a partecipare al nuovo progetto dai produttori artistici che già conoscevano i nostri trascorsi. Per prima cosa abbiamo tirato giù dal disco accordi e temi del brano originale e poi abbiamo cominciato a improvvisare in libertà, l’idea era di fingere che gli Stereokimono, entrati in una macchina del tempo, fossero lì a provare il pezzo con Syd, insomma abbiamo semplicemente stereokimonizzato il brano cercando di mantenerne intatto lo spirito di fondo ma giocando sulle forme a modo nostro. Per il cantato abbiamo scelto il cantautore psichedelico Dario Antonetti.”


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