QuiBolzano nr22 2020

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DEGRADO

“Case inglesi”: il grido d’aiuto L’appello dei residenti di via Genova e via Cagliari pag. 12

LA SCOMPARSA

In ricordo di don Nicoletti Per anni anima di Acli e parrocchia dei Piani pag. 6

ARREDO URBANO

Nuovo murales in via Parma

La povertà è più vicina di quanto pensi pag. 4

L’opera è stata realizzata da Oscar Odd Diodoro

pag. 16


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Batte. Forte. Sempre.


Prima che sia troppo tardi... L’autocritica è una virtù rara che i cattolici chiamano significativamente “esame di coscienza”. Personalmente penso che noi abitanti della provincia di Bolzano, e con noi i nostri governanti, dovremmo approfittare di questo nuovo lockdown per fare per lo meno una profonda riflessione. Molti di noi in primavera hanno sperimentato per lo meno il significato se non addirittura gli effetti, in famiglia o attraverso i conoscenti, della grave malattia che ci sta mettendo in scacco. Ma è evidente che questa esperienza – ripeto: diretta o indiretta – non ha prodotto la necessaria profonda consapevolezza che porta a una generalizzata responsabilizzazione. Tutti noi sapevamo che vi era un forte probabilità che il virus si rifacesse vivo dopo l’estate, ma molti di noi hanno preferito non pensarci o – peggio ancora – comportarsi come se niente fosse. E l’atteggiamento di questi molti, ahinoi, è stato di fatto promosso e giustificato, per lo meno indirettamente, dalla politica locale che – fino a quando ha potuto, ovvero fino a ieri – ha lasciato che le normali attività di aggregazione si svolgessero secondo consuetudine. Non è dunque per uno scherzo del destino se la provincia di Bolzano, oggi, è una delle zone

d’Italia maggiormente messe in ginocchio dalla seconda ondata di Covid-19. Una buona parte di responsabilità l’abbiamo tutti noi, che abbiamo potuto e voluto rischiare, tra l’altro supportati da un’autonomia decisionale che – mentre tentava disperatamente di mantenere larghe le EDITORIALE maglie – allo stesso tempo creava disorientamento nella popolazione locale, notoriamente più ligia alle regole rispetto al territorio nazionale ma – appunto – spasmodicamente impegnata nel tentativo di capire quali fossero mai, queste benedette norme sempre più contraddittorie e mutevoli. Da qualche giorno l’intero territorio provinciale è tappezzato di manifesti sui quali troneggiano due scritte: “prima che sia troppo tardi” e “adesso tutti” (intendendo con questo la necessità di utilizzare tutti, finalmente e correttamente, la mascherina). Noi tutti sappiamo come si inserisce la retromarcia. Il problema è che non è così facile “scalare” dalla quarta. Ma ce la faremo, ne sono davvero certo. Abbiate cura di voi!

QUIINTERVISTA A NANCY TRAVAGLINI

The show must go on! Conosciuta come la cantante funky soul del gruppo “The Homeless Band”, oltre a essere un’insegnante di musica dirige i cori di due associazioni: Auser e Hands. Ha alle spalle tantissimi concerti, molti dei quali con il chitarrista Luca Pallaver con il quale ha già intrapreso due tour in Sardegna. Laureata presso il conservatorio Monteverdi, spera di concludere presto la specialistica per dedicarsi ad un’altra triennale ed approfondire lo studio del canto pop o jazz. La cosa che mi piace di più di me stessa. Cerco sempre di sorridere, nonostante tutto. Il mio principale difetto. Sono sempre stata molto permalosa... ma sto migliorando. La volta in cui sono stata più felice. Il mio primo giorno di lavoro in una scuola media come insegnante di musica. Uscita da scuola ho capito che è ciò che voglio fare nella vita. La volta in cui sono stata più infelice. Quando è morto mio papà. Da bambina sognavo di diventare...

Come Whoopi Goldberg nel film “Sister act”. È, ad oggi, ancora uno dei film preferiti. La persona che invidio di più. Beyoncè. Cioè... che voce!! La persona che ammiro di più. Tante donne che ho conosciuto e che si fanno in quattro oltre al lavoro e i figli (compresa mia mamma). Un libro da portare sull’isola deserta. Indubbiamente “Harry Potter”. L’ultima volta che ho pianto. È successo pochi giorni fa, dopo una lunga serie di bocconi amari mandati giù. Il paese dove vorrei vivere. Italia e precisamente proprio Bol-

zano. Il colore che preferisco. Qualunque sfumatura di blu. Il mio piatto preferito. Essendo io una buongustaia è difficile indicare un piatto specifico. Mi sbilancio scegliendone due: gli spaghetti alla Sandrona (ricetta di mia mamma Sandra) e la coccoi di cibudda (piatto ogliastrino). Non sopporto... Quando le persone ti usano senza prestare attenzione ai tuoi sentimenti. La qualità che preferisco in un uomo. Che sappia cucinare.

La qualità che preferisco in una donna. Quando una donna esce dallo schema della società (o meglio dagli schemi). La disgrazia più grande. Aver incontrato persone che hanno fatto male a me e alla mia famiglia. L’oggetto a cui sono più legata. L’orologio. Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando... Mi sono laureata. Se me lo avessero detto 10 anni fa non ci avrei mai creduto. Il mio motto. The show must go on! Il mio primo ricordo… La stanza da letto in cui dormivo con i miei due fratelli. Dove mi vedo tra dieci anni. Mi vedo come insegnante di musica e direttrice dei miei due cori. Per un giorno vorrei essere. Un gatto o un cane, per capire quello che provano.

Eleonora Gelmo


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STORIA DI COPERTINA

LA CAMPAGNA CARITAS

E agli anziani chi ci pensa? Non lasciamoli soli. Isolamento sociale ma anche paura giustificata di contrarre il virus. La crisi causata dalla pandemia ha colpito tutti, sono però gli anziani a soffrirne maggiormente gli effetti. Per non lasciarli soli, per far sentire loro vicinanza nonostante le prescrizioni igieniche e di sicurezza, la Caritas invita la popolazione altoatesina ad aderire alla campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”. L’ iniziativa di sensibilizzazione, che propone una serie di azioni in favore dei nostri anziani, terminerà il 15 novembre, nel giorno della Domenica della Carità. L’isolamento fa ammalare. E sfianca chi già è provato dalla vita. Lo sa bene Marlene, 76 anni, sola e senza alcun parente stretto. Da un anno combatte contro un tumore che, sebbene progredisca lentamente, ha serie ripercussioni sulla sua vita. Il periodo di isolamento a seguito del lockdown è stato per lei particolarmente duro. “Improvvisamente ogni cosa ruotava intorno al Covid-19, e tutti noi siamo stati completamente dimenticati”, racconta

Marlene con la voce spezzata da un filo di tristezza. Nessuno poteva farle compagnia, gli appuntamenti per le visite mediche e le terapie tutti rimandati, ogni contatto umano saltato. “Anche quel poco che mi aveva lasciato la malattia mi è stato portato via.” Quanto si è sentita bene Marlene quando ha incontrato i due operatori del Servizio Hospice della Caritas che l’hanno portata fuori non appena le re-

strizioni legate alla pandemia sono state finalmente allentate! “Non sarei più riuscita a stare sola”, ci racconta. “Nessun telefono, nessun computer, niente può sostituire il contatto umano. Spero di non dover mai più essere costretta a stare così!”. L’incubo di Marlene è di rivivere ora tutto questo, la certezza però è quella di aver trovato delle persone che in tutti i modi cercheranno di non lasciarla sola, con le sue difficoltà e i suoi pensieri.

Se Marlene non ha figli, la situazione di chi li ha lontani o è costretto a vivere in strutture di lungodegenza è altrettanto difficile. “Limitare le visite agli anziani a causa del coronavirus riduce sì il rischio di infezione, determina però anche ripercussioni significative sul loro benessere psicofisico”, ricorda il direttore della Caritas Paolo Valente. “Le persone anziane e bisognose di cure solitamente non vogliono essere un peso per nessuno e quindi tendono spesso a non esprimere i propri desideri. È fondamentale in questo senso rispondere noi, come società, alle loro esigenze. Non dobbiamo permettere che per tutelare di nuovo gli anziani si scelga semplicemente di isolarli. Dobbiamo far sentire loro la nostra vicinanza, la nostra presenza, nonostante le prescrizioni igieniche e di


STORIA DI COPERTINA

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ECCO COME SOSTENERE IL LAVORO DELLA CARITAS PER GLI ANZIANI SOLI Con la causale “Caritas” è possibile sostenere il lavoro della Caritas. Per stare al fianco degli anziani soli che, spesso, non hanno voce per essere ascoltati. In occasione della campagna “La povertà è più vicina di quanto pensi”, dedicata agli anziani in difficoltà, aiutaci ad aiutare. Ogni piccola donazione è preziosa. Chi volesse può effettuare una donazione anche tramite carta di credito dal sito della Caritas altoatesina www.caritas.bz.it.

mantenimento delle distanze”, ricorda Valente appellandosi alla popolazione. DISTANTI MA VICINI

“Anche se al momento è possibile incontrarsi personalmente in maniera molto limitata, rimangono tante modalità per portare gioia e fare sentire calore agli anziani soli: la parrocchia del Duomo di Bolzano, ad esempio, ha raccolto disegni, foto, video e messaggi musicali che saranno inviati e portati alle case di riposo e nelle abitazioni di anziani soli”, dice

CONTI CORRENTI Raiffeisen Cassa Centrale, IBAN: IT42F0349311600000300200018 Cassa di Risparmio di Bolzano, IBAN: IT17X0604511601000000110801 Banca Popolare dell’Alto Adige, IBAN: IT12R0585611601050571000032 Intesa Sanpaolo, IBAN: IT18B0306911619000006000065

Brigitte Hofmann, responsabile dell’area “Caritas&comunità”, impegnata in questi giorni insieme a decine di volontari su più fronti nella campagna di sensibilizzazione della Caritas. Un bell’esempio di solidarietà vissuta è, in questo senso, anche il servizio spesa che la youngCaritas offre alle persone anziane dal lockdown di questa primavera e che di nuovo è molto richiesto e apprezzato nella situazione attuale di incertezza. Ne sa qualcosa la signora Rosa, che con i suoi 86 anni e la figlia lontana non solo

ha beneficiato del servizio di consegna, ma ha anche trovato nei ragazzi un valido sostegno e una spalla per non sentirsi isolata dal mondo. “Due chiacchiere dal balcone hanno fatto la differenza, come anche il fiore e il biglietto di auguri che la mia volontaria mi ha portato il giorno del mio compleanno”, racconta Rosa, ancora commossa per il gesto di amicizia e di affetto ricevuto. “I più giovani al servizio dei più anziani, è così che dovrebbe essere”, sottolinea il direttore della Caritas Paolo Valente. La comunità al servizio di chi è più fragile, per dare dignità a chi spesso non ha voce o non è ascoltato. Per contrastare solitudine e isolamento la Caritas offre alla popolazione e a chi ne ha bisogno una serie di servizi attivi su tutto il territorio. Oltre al Servizio Hospice e all’Assistenza domici-

liare che stanno al fianco dei malati e dei loro familiari, la Caritas fornisce sostegno telefonico a chi non ha qualcuno con cui condividere la fatica quotidiana del vivere ma anche aiuto economico e finanziario attraverso il Centro d’Ascolto e la Consulenza debitori. Una spesa portata a casa, un disegno recapitato in una stanza di ricovero, una passeggiata con un volontario: piccoli gesti, segni di una comunità viva attenta al bisogno del prossimo. È a questo che la Caritas vuole richiamare, attraverso la campagna di sensibilizzazione “La povertà è più vicina di quanto pensi”, una campagna che culminerà domenica 15 novembre celebrata in tutte le chiese altoatesine come Domenica della Carità.

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AVETE BISOGNO DI AIUTO? CONTATTATECI! HOTLINE: TEL. 0471 304 304 AIUTO PSICOLOGICO Sostegno al telefono: tel. 0471 052052 Servizio Hospice: tel. 0471 304370

BISOGNO MATERIALE Centro d’Ascolto: tel. 0471 304308 Consulenza debitori: tel. 0471 304 380 Consegna spesa: Tel. 0471 304 306


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IL RICORDO

In ricordo di don Carlo Nicoletti Don Carlo Nicoletti, originario di Novaledo in Trentino, si è spento lo scorso 2 novembre a Bolzano a causa di complicazioni legate al Covid-19. Per decenni il sacerdote è stato l’anima delle Acli e della parrocchia dei Piani. A inizio novembre è venuto a mancare, all’età di 89 anni, don Carlo Nicoletti. Il sacerdote è stato a lungo parroco ai Piani e cappellano della Scuola di Polizia di Bolzano. Pensando a lui, si pensa all’impegno della Chiesa nel sociale e per i lavoratori. Don Carlo dal 1965 è stato attivo nelle ACLI, le Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani. Più in generale don Nicoletti è stato per anni uno dei volti della chiesa che si si spende per i propri fedeli attraverso un occhio attento per le vite individuali, le relazioni, la promozione di uno sguardo attento alla società che è la premessa fonda-

mentale per costruire quel tessuto connettivo presupposto indispensabile per salvaguardia dei diritti, solidarietà e carità. Per cercare di tracciare un ricordo “recente” di quello che don Carlo è stato, ci siamo rivolti a don Mario Gretter, un sacerdote noto per essere molto progressista. Don Mario ha vissuto due anni al Cairo per studiare l’Islam, conosce l’arabo ed è una sorta di ponte del mondo cattolico altoatesino verso le altre culture e religioni. “Sono arrivato a San Giuseppe ai Piani pochi anni dopo che don Carlo ne aveva lasciato la guida per raggiunti limiti d’età. Da giovane parroco sono entrato, non solo nella comunità parrocchiale dei Piani, ma anche nella piccola comunità domestica della canonica, composta da don Carlo, don Giovanni Costanzi, già avviato verso i 90 anni,

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ma ancora vivace e coltivatore assiduo di relazioni e incontri con le tante persone conosciute, accompagnate e sostenute durante il lungo servizio pastorale in centro, e l’infaticabile Mariya, perpetua e poi badante fedele. Passati i tempi della cappellania presso la Scuola di Polizia, dell’impegno attivo nelle ACLI, ma soprattutto della parte burocratica dell’attività di parrocchia, don Carlo ha potuto godere, con il suo stile calmo e sorridente, di lunghe letture e approfondimenti, che puntualmente arrivavano sulla tavola, nelle chiacchierate del venerdì a pranzo, tra una portata e mezzo bicchiere di vino rosso.” “Ho negli occhi, ogni volta che arrivavo per il pranzo del venerdì, un don Carlo che passava dalle letture di approfondimento alla recita del breviario fino alla scrittura della predica, sempre ben preparata, nel suo ufficio in canonica. Equilibri che l’età e le vicende della vita hanno incrinato, a partire dalla morte di don Giovanni nel febbraio del 2015, dopo aver condiviso un’amicizia fraterna per oltre 40 anni. Il dolore e dispiacere della perdita hanno messo in luce delle fragilità che forse prima si potevano solo intravedere, fino ad arrivare alla malattia, che ha portato via tante parti di don Carlo, ma non tutte. Sicuramente la cura e gli

stimoli costanti di Mariya, hanno rallentato il rarefarsi di ricordi e capacità di riconoscere e riconoscersi. E qui credo di poter vedere un po’ la cifra di tutto il suo impegno di una vita per gli altri, per i lavoratori alle ACLI, per le reclute della Scuola di Polizia, per le parrocchiane e i parrocchiani. Fino all’ultimo don Carlo ha voluto celebrare la S. Messa e per questo si svegliava più volte nella notte, con il bisogno di andare a celebrare. Non si tratta di un rito, ma di qualcosa di essenziale e vitale, una sorgente per la vita: Gesù si spezza e dona tutto sé stesso e ci invita a fare altrettanto. Con il suo stile pacato e sorridente, don Carlo ha cercato di spezzarsi e di donarsi: questo era il suo impegno per tutti.”

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LE PIETRE DI BOLZANO Flavio Schimenti architetto

MEMORIE URBANISTICHE

Alla scoperta dei giardini segreti di Bolzano #1 Un scorcio del giardino di Palazzo Toggenburg

Bolzano, come tante altre città europee, a partire dal XVII sec. inizia a circondarsi di giardini per lo più privati. I frutti di tale trasformazione li iniziamo a notare dalle vedute della città di Mattheaus Merian (1645). In prossimità di ogni complesso edilizio si cominciano a tracciare giardini ritagliati su forme geometriche ben distinte. Prendono cioè a codificarsi quelli che verranno chiamati “giardini all’italiana”, teorizzati e realizzati da Leon Battista Alberti, Bramante, Raffaello e Giulio Romano. Le masse arboree e gli elementi decorativi creeranno forme geometriche elementari, ambientate in uno spazio articolato secondo una visione prospettico-geometrica di significato essenzialmente architettonico. All’orto coltivato per la pura sussistenza quotidiana si sostituisce ora in città un luogo dove poter godere di piante esotiche od ornamentali e coltivazioni di fiori, per la pura soddisfazione visiva. A Bolzano tali luoghi erano sempre esistiti, ma erano unicamente relegati all’interno dei chiostri dei conventi o all’interno dei cortili dei castelli, ma con il Seicento, diventano spazio usufruito anche dalla borghesia e dalla nobiltà cittadina. Fra quelli più belli, famosi, nascosti e ornamentali in città, tro-

viamo il giardino di palazzo Toggenburg in via Castel Roncolo. Il blocco principale dell’edificio di origine medievale, che si sviluppa principalmente verso piazza Madonna, cela dietro di se uno dei giardini più belli di Bolzano. Il palazzo è frutto di diverse trasformazioni e diversi passaggi di proprietà, a partire dal 1602. Nel 1824 l’ingegnere Antonio Argenta di Fonzaso darà quindi al giardino parte della configurazione attuale. In prossimità dei blocchi

principali degli edifici egli porrà due grandi aiuole di netta forma geometrica, una quadrata e una rettangolare, suddivise entrambe da quattro elementi parcellizzati da incroci geometrici intersecanti. Grandi cespugli e aiuole ne fanno una sorta di labirinto con al centro un perno visivo arboreo. Nel 1856 il conte Ludwig von Sarenthein, che in quel giardino tenne la prima mostra dei fiori di Bolzano, vi apportò altre trasformazioni. Vi piantò: cedri oggi ul-

tracentenari, ginko biloba, faggi, macchie di bambù e camelie. Al Settecento appartengono, immersi nel verde, i busti delle Quattro Stagioni, opere in arenaria di indiscussa qualità artistica. All’Ottocento risale invece la statua di Venere accompagnata da Paride. Durante la stagione primaverile, ma anche autunnale, il giardino si riempie di una varietà cromatica di colori e di profumi, in grado di lasciare tuttora meravigliati tutti i fugaci astanti.


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MONUMENTI DA RISCOPRIRE

Il ricordo dei caduti in guerra e sul lavoro Pur in forma ridottissima in fatto di presenze e rappresentanze, per l’emergenza Covid, il 29 ottobre si è tenuta la commemorazione dei Caduti in Guerra e sul Lavoro davanti al Monumento che dal 1976 si trova al Binario 1 della Stazione F.S.di Bolzano, con scritte bilingui citate sotto alla fotografia qui accanto. Va ricordato che la Stazione F. S. di Bolzano ha più di 160 anni, essendo stata attivata, con tanto di folla festante e banda musicale al passaggio del primo treno da sud, il 16 maggio 1859; aveva il nome di Bolzano-Gries. Il monumento fu proposto da Luigi Girelli, Capostazione di Bolzano, allora Presidente della Federazione Provinciale e della Sezione di Bolzano dell’ANCR (Associazione Nazionale ex Combattenti e Reduci). Accolta la proposta dalle

Ferrovie dello Stato, il progetto fu affidato a Giuseppe Cinetto, di Negrar (VR), che aveva vissuto la guerra come Alpino sui fronti di Francia, Jugoslavia e Montenegro e di caduti in guerra ne sapeva qualcosa. Dopo la solenne inaugurazione del monumento nel 1976 con la partecipazione anche del Comune di Bolzano, con l’allora Sindaco Bolognini, e la presenza del Gonfalone cittadino, ogni anno verso fine ottobre si commemoravano davanti al monumento i “Caduti in Guerra e sul lavoro”, con l’apposizione di corone di fiori da parte dell’ANCR e del Comune e la presenza di varie autorità e di Associazioni d’Arma e Combattentistiche. Quest’anno a commemorare ci sono stati Vito Gambetti, Presidente della Federazione ANCR Bolzano-Trento, due Alfieri, il sacerdote don Flavio Debertol.

AI CADUTI IN GUERRA E SUL LAVORO DEN GEFALLENEN IM KRIEGE UND AM ARBEITSPLATZ - 1976 - ASS. NAZ. EX COMBATTENTI E REDUCI - MINISTERO DEI TRASPORTI SEZIONE F.S. E MOTORIZZAZIONE CIVILE - BOLZANO NATIONALVERBAND DER FRONTKÄMPFER UND HEIMKEHRER - VERKEHRSMINISTERIUM - SEKTION DER STAATSBAHNEN UND DER ZIVILMOTORISIERUNG - BOZEN.

INIZIATIVE

Per più consapevolezza delle parole Dietro a ogni parola si nasconde una storia e ogni periodo storico è rappresentato da determinate parole. Quali siano le parole che descrivono il tempo che stiamo vivendo e quali storie si nascondano dietro a ognuna di queste lo mostrerà la prima edizione dell’abbecedario per il nuovo decennio ideato da tre ragazze: Claudia Gelati, Marina Baldo e Samira Mosca, illustrato da Oscar Diodoro. Si tratta di un progetto prodotto da Weigh Station e sostenuto dall’Ufficio Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Bolzano e dal Comune di Bolzano. “Nel pesante periodo che stiamo vivendo abbiamo voluto dare un taglio leggero e ironico al nostro progetto”, ci racconta Marina Baldo. “L’abbecedario si sviluppa su due piani – spiega Claudia Gelati – elaboriamo un poster cartaceo, che potrà essere sfogliato come magazine, e diversi video che pubblichiamo sulla nostra pagina In-

stagram che svelano le singolari storie che ci sono dietro a ogni parola scelta dall’intervistato.” Il gruppo di ragazze e ragazzi ha infatti formulato un ‘contenitore di parole’ raggruppando i linguaggi che descrivevano il periodo che stiamo vivendo. Da questo insieme di parole la persona in-

tervistata ha estrapolato quella che meglio rappresentava la sua quotidianità. Particolarità di questo progetto è la sperimentazione trasversale delle lingue parlate nel nostro territorio, saranno presenti infatti parole in italiano, ladino e tedesco, queste ultime descritte an-

che attraverso l’originale utilizzo del dialetto. Ma non solo, come sottolinea Marina Baldo infatti: “fin dall’inizio della pandemia ci siamo abituati a utilizzare anglicismi e neologismi tecnici, come ad esempio le parole ‘lockdown’ o ‘runner’, che abbiamo voluto rivisitare.” Insomma, si tratta di un progetto che si interroga sul linguaggio e su come questo possa essere in grado di descrivere in modo profondo la quotidianità delle persone. L’iniziativa è destinata a durare per l’intero decennio ponendosi l’obbiettivo di esplorare le parole utilizzate in diverse tematiche attutali. E così anche noi, come i bambini con il loro primo abbecedario, impariamo nuove parole attribuendo a queste un nuovo valore, per non smarrirci nel tempo in cui viviamo.

Andrea Dalla Serra


25 novembre 2020, ore 18.00

▶ Prodotti locali e di stagione: un valido contributo per diminuire la produzione di rifiuti ed imballaggi Andrea Omizzolo, ricercatore Eurach research In collaborazione con Cedocs

e3: ecologia, etica, equilibrio Insieme e uniti per un futuro vivibile

26 novembre 2020, ore 16.00

▶ Acqua e ghiaccio. Leggende e racconti popolari a difesa dell'ambiente Laura Andrian, attrice del Piccolo Teatro di Merano e apprezzata narratrice in diverse iniziative culturali In collaborazione con Tangram 26 novembre 2020, ore 18.00

▶ Dalla terra alla trama... Laura Deflorian, docente e sarta professionista In collaborazione con CLS 26 novembre 2020, ore 19.00

▶ Montagne da amare Ermanno Pozza, docente e guida turistica accreditata del Geopark Bletterbach In collaborazione con CLS 27 novembre 2020, ore 18.00

Ti interessa il tema della sostenibilità? Vuoi saperne di più sull’ambiente, sul clima, sui rifiuti, sullo spreco alimentare? Segui le conferenze sul canale facebook Centro Trevi-Trevilab

▶ Il metodo spreco zero Andrea Segrè, professore ordinario di Politica agraria internazionale e comparata all'Università di Bologna 28 novembre 2020, ore 16

▶ Le vie per un pianeta sostenibile: prospettive e scenari futuri Claudio Lucchin, architetto e umanista, lavora prevalentemente a progetti di carattere pubblico Lucio Lucchin, direttore del Servizio di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Azienda Sanitaria di Bolzano In collaborazione con CESFOR/UPAD/PALLADIO

Per informazioni: Ufficio educazione permanente, biblioteche e audiovisivi Via del Ronco 2,39100 Bolzano, 0471/411247/48 www.provincia.bz.it/formazione-lingue/educazione-permanente/

AUTONOME PROVINZ BOZEN - SÜDTIROL Abteilung Italienische Kultur

PROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANO - ALTO ADIGE Ripartizione Cultura italiana


GRIES – SAN QUIRINO

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GIOVANI

“Il Ben”, vita quotidiana nello studentato In Piazza Gries, nel cuore di uno dei quartieri più tranquilli di Bolzano, proprio fra la chiesa e il convento benedettino c’è una vivace residenza per studenti universitari, forse poco conosciuta ai bolzanini. Si tratta dello studentato St. Benedikt (San Benedetto), soprannominato “Il Ben” dagli studenti che vi abitano. La Casa S. Benedetto, ristrutturata secondo standard moderni, appartiene ed è gestita dal Convento Muri-Gries e riesce a ospitare 70 studenti della Libera Università di Bolzano. I posti nella residenza vengono assegnati esclusivamente dall’Ufficio di Diritto allo studio, università e ricerca scientifica di Bolzano a cui gli studenti possono fare richiesta inserendo le loro preferenze per i diversi studentati della città. Per ottenere una camera bisogna quindi essere fortunati e molto veloci nella domanda. Oltre al lusso di vivere in una della più belle zone di Bolzano, lo studentato offre agli ospiti diverse strutture per il tempo libero fra cui palestra, piscina, aule studio e sale comuni. Nel pieno spirito della tradizione e della cultura del convento,

la Casa St. Benedikt, e in particolare il suo direttore P. Otto Grillmeier, si impegnano a creare un’atmosfera di comunità fra gli ospiti. “Qui non si crea quella realtà di studentato, in cui una persona ha la sua stanza e non sa nemmeno chi sono i suoi vicini, ma ci spingono molto affinché si crei una vera e propria comunità”, spiega Lucrezia, studentessa di economia che da diversi anni vive presso il St. Benedikt. “Padre Otto fa sì che si durante l’anno si organizzino attività che ci riuniscano… ovviamente non quest’anno date le circostanze, purtroppo. Solitamente però a fine anno facevamo una grigliata in giardino tutti insieme e a novembre si organizzava il Ben Party.” Il cosiddetto “Ben Party” è infatti una festa molto conosciuta e attesa dagli studenti dell’Università di Bolzano, ma tuttavia esclusiva poiché è possibile partecipare solo su invito di chi abita nello studentato. “Benché sia aperta agli esterni non si può considerare una festa dell’università, ma è piuttosto una festa organizzata da noi inquilini a cui possono partecipare gli amici più stretti.” Gli studenti non interagiscono

IL RICHIAMO DELL’HEIMAT

direttamente con i frati, racconta Lucrezia, ma li incontrano spesso in giardino e Padre Otto organizza regolarmente delle visite nel monastero in cui racconta ai ragazzi la storia della sua fondazione. “Un aspetto bello di vivere qui è che si può sempre trovare compagnia se non si vuole stare soli, ma allo stesso tempo ci si può isolare per un po’ quando se ne sente il bisogno. Durante la sessione d’esami passavamo intere giornate e serate a studiare insieme nelle aule studio, come

se fossimo in biblioteca. Adesso che le attività e gli spostamenti sono limitati, invece, stiamo apprezzando sempre di più il giardino, perché possiamo andare a passeggiare nelle vigne”, continua Lucrezia. “Personalmente non ho mai vissuto in altri studentati a Bolzano, ma sono felice di essere tornata al Ben anche quest’anno … credo di aver trovato quasi una seconda famiglia.”

Greta Sofia Lampis

LA SATIRA

Roberto Tubaro

Diversi personaggi noti, non resistendo al richiamo dell’autonoma Heimat, decidono di lasciare tutto e trasferirsi in Alto Adige.

Dopo la sconfitta alla ultime elezioni, l’ex presidente degli Stati Uniti ha messo da parte il rancore e, al grido di “Oberbozen First”, si è trasferito sull’altopiano del Renon. “Anche se il vero vincitore sono io”, ha affermato, “è giunta l’ora di raggiungere l’apice della mia carriera: fare l’imprenditore altoatesino. Poi, ad essere sincero, ho sempre sognato vivere qui al confine con l’Australia”.


SENZA CONFINI Paolo Bill Valente scrittore, giornalista (e altro ancora)

POLITICA

Merano: questa giunta non s’ha da fare, né domani né mai I meranesi, lo scorso 4 ottobre, hanno rieletto sindaco Paul Rösch con una coalizione che poteva contare su 12 consiglieri. Per avere la maggioranza (almeno 19 seggi) sarebbe bastata la Svp, partner quasi obbligato, che ha però negato il suo appoggio. Ogni altra opzione non ha trovato consenso e il Comune è stato commissariato. Erano state messe sul tavolo diverse soluzioni. La prima, da parte del sindaco: una grande coalizione comprendente i partiti vincitori (Verdi, Team K, e Sinistra ecosociale), le due liste civiche e la Svp. Ma fin dall’inizio gli interlocutori hanno imposto un veto sulla collaborazione con i partiti di sinistra. È ovvio che Rösch non potesse lasciar fuori coloro grazie ai quali era stato eletto. Sono state fatte altre ipotesi, nessuna accolta. La Svp ha proposto di portare il numero degli assessori da 7 a 8, forzando così la composizione etnica della giunta. Ma ciò cozza con la legge sull’ordinamento dei comu-

ni e avrebbe condotto a ricorsi. È normale che chi esce sconfitto dal ballottaggio cerchi di ostacolare l’avversario. Però l’idea che per rispettare la “volontà del popolo” in una giunta debbano essere presenti sia vincitori che vinti in proporzione ai loro eletti è un po’ bizzarra. Come se Trump pretendesse di essere presente al 49 per cento nell’amministrazione Biden. In una democrazia

normale governa chi ha vinto le elezioni. Gli altri partecipano dai banchi dell’opposizione. Tutti insieme concorrono alla realizzazione del bene comune (e non di interessi di parte, ad esempio nel campo dell’urbanistica). La vicenda di Merano mostra come la “questione etnica” sia ancora il fumo al riparo del quale lavorano le lobby e si costruisce il sistema di potere altoatesino

(al quale uno come Rösch non è organico). La vera “questione etnica” oggi non è tedeschi-italiani, ma etnico-interetnico. L’approccio interetnico, già da decenni – e non solo in politica – è vissuto come un’anomalia da normalizzare. Merano non ha bisogno di un sindaco “italiano” o “tedesco”, ma di un primo cittadino capace di cogliere l’anima di una piccola città europea.

MEMORIA

In ricordo di Renato Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo ricordo forumlato da parte degli amici del bolzanino Renato Osti, recentemente scomparso. Nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplice concoscenza dell’amicizia rende possibile resistere, anche se l’amico non ha il potere di aiutarci. È sufficiente che esista. L’amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza o dal silenzio.

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EDILIZIA PUBBLICA

“Case inglesi”: urge il restyling Nei giorni scorsi i media locali hanno dato spazio alle lamentale avanzate da una parte dei residenti delle cosiddette “case inglesi” di via Genova e via Cagliari, nel quartiere don Bosco. Con garbo ma anche con decisione un gruppo di cittadini ha denunciato difficoltà legate da una parte al deterioramento degli edifici Ipes che costituiscono quasi l’interezza del rione e dall’altra la gestione

Carmen Gesmundo

dell’ordine pubblico negli spazi dello stesso. Per quanto riguarda questo secondo punto le richieste in particolare erano quelle di cancellare le numerose scritte di writer apparse sui muri nelle ultime settimane, ad opera di gruppi di giovani che sovente si ritrovano

negli spazi pubblici per consumare alcol e droghe leggere. Chiamati direttamente in causa, i vertici dell’Ipes hanno provveduto a rimuovere le scritte e unitamente ai residenti hanno chiesto alla giunta comunale di procedere all’installazione di telecamere per monitorare la situazione. Ma in merito allo stato di degrado degli edifici, all’epoca dell’edificazione vissuti come veri e propri gioielli dell’edilizia popolare, la questione appare piuttosto complessa da affrontare in tempi brevi. Accompagnati da Carmen Gesmundo, una delle promotrici del comitato di residenti che si è fatto carico di segnalare la situazione, anche noi abbiamo fatto un sopralluogo nel quartiere. Grande è stata la nostra sorpresa nel constatare il fatto che gli edifici Ipes, patrimonio pubblico, in 40 anni di vita non sono mai stati sottoposti alla necessaria manutenzione, denotando di conseguenza anche una serie di difetti di progettazione. La signora Gesmundo ci ha segnalato che sono ormai molti gli assegnatari di edifici Ipes che hanno chiesto di trasferirsi in edifici situati in altre zone della città, anche meno confortevoli sotto diversi punti di vista, a causa dello stato di abbandono in cui si presentano numerosi

alloggi in via Genova e via Cagliari. Diversi di essi risultano infatti chiusi e in evidente stato di degrado, cosa davvero assurda anche alla luce della cronica carenza di abitazioni nella città di Bolzano, per non parlare dei costi di acquisto e affitto sul mercato privato. Un altro aspetto che colpisce, positivamente, nella protesta dei condomini Ipes delle “case inglesi”, è l’alto grado di civiltà che ha caratterizzato e caratterizza le rimostranze. Si tratta di protesta e non pretesa, così come anche per quanto riguarda l’ordine pubblico la denuncia dei comportamenti inadeguati da parte dei giovani che spesso stazionano in zona non ha mai assunto toni intolleranti, tanto

meno a sfondo “etnico”. L’auspicio è che gli enti pubblici, nelle loro varie articolazioni (forze dell’ordine, amministrazione provinciale e comunale, Ipes) riescano in brevi tempi a riprendere in mano la situazione. In tempi di pandemia la permanenza dei cittadini nella propria abitazione o tutt’al più nei suoi dintorni, si protrae per tempi molto più lunghi, spesso anche per lo smart working. E allora è ancora più importante che gli alloggi pubblici permettano il comfort minimo che permette non dico di trovare serenità, ma per lo meno di non accrescere le fatiche della vita di tutti i giorni.

Luca Sticcotti

ORDINARIA MALEDUCAZIONE

“Un po’ di rispetto per le Monne Lise!” Nel corso del mese di ottobre due volontari del servizio civile europeo in forze presso l’associazione VKE hanno iniziato a riprodurre sulle colonne del tratto pedonale di via Parma le Monne Lise realizzate dagli studenti delle scuole medie Alfieri e risultate vinicitrici di un concorso svoltosi nel gennaio scorso. La realizzazione delle opere vuole dare un messaggio di vitalità e futuro, attraverso un atto di rispetto nei confronti dei giovani autori e degli abitanti del quartiere in primo luogo. Coloro che giornalmente passano davanti al cantiere ne apprezzano il progredire. Qualcuno vorrebbe portare la

merenda, chi fa complimenti, chi incoraggia, mentre gli autori delle opere stesse si recano sul posto, qualcuno anche con i genitori. Purtroppo però non tutti apprezzano, o meglio c’è anche chi manifesta in modo insopportabile la sua indifferenza. Stiamo parlando dei proprietari dei cani che nei momenti in cui il cantiere non è attivo, effettuano i loro bisogni sulle colonne e nelle vicinanze di esse. È grande l’amarezza che si diffonde tra coloro che stanno realizzando l’opera, come riferisce Laura Sedda, operatrice del VKE. “È un momento molto difficile. Siamo schifati, umiliati e senza forze.

Andiamo a prendere secchi di acqua calda per disperdere odore e sostanza, mentre la motivazione a proseguire scende pericolosamente e vorresti solo andartene perché non ti senti più rispettato né come personale al servizio della cittadinanza, né come persona. Sorge spontanea in quei momenti la domanda: Quante feci devo sopportare per tenere fede al mio intento di persona rispettosa del lavoro dei ragazzi? Quanta urina devo odorareper onorare il mio impegno verso i cittadini del quartiere dove lavoro? Non ci sono abbastanza difficoltà per tutti? A quanto pare, no...”.


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SUCCEDE IN CITTÀ

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MUSICA

SOCREM

Lorenzo Interbartolo “Diamanti dalle ceneri? Non si può” Dopo tre dischi dedicati alle chitarre acustiche, l’artigiano musicale bolzanino Lorenzo Interbartolo ha deciso di imbracciare quelle elettriche per sfornare la sua quarta fatica. Elettricamente, questo il titolo della sua quarta fatica, ci consegna nove nuove composizioni che sono prodotte in quasi totale solitudine (fatta eccezione per un cameo vocale di Camilla Guerrini e per un testo scritto da Loredana Merlin) e sono il frutto di dieci lunghi mesi di lavoro in cui, complice anche la clausura obbligata, si è dedicato anima e corpo a registrare, suonare, cantare, produrre le sue composizioni, sfornando un lavoro appassionato,

artigianale ma accurato . Il risultato è un disco sicuramente più accessibile dei precedenti, più immediato, vuoi perché la musica elettrica con tanto di basso e batteria – rigorosamente suonati dall’autore – arriva all’ascoltatore in maniera più diretta, vuoi perché la vena artistica di Interbartolo è sicuramente maturata, si è perfezionata. Se nei dischi acustici avevamo avuto a che fare con composizioni molto lunghe ed elaborate, Elettricamente sembra premiare maggiormente il formato canzone e le composizioni più brevi, senza però perdere quelle caratteristiche che si erano fatte apprezzare nei lavori precedenti: vale a dire la ricerca del suono e la voglia di esplorare le potenzialità degli strumenti. “La mia musica mi piace regalarla – ci ha detto – non ho ambizioni e obiettivi particolari se non quello di farmi ascoltare”. Il disco, come i precedenti, è ascoltabile e scaricabile sul suo sito: www.lorenzointerbartolo.it

crazy

Dall’Associazione Bolzanina per la Cremazione Socrem ci è giunta questa presa di posizione, in relazione all’inserzione pubblicitaria da noi pubblicata sui giornali QuiMedia in data 15.10.2020. A scriverci è stato il presidente dell’associazione, Giuseppe Rossi. “Desideriamo far presente, onde evitare equivoci o informazioni non corrette e fuorvianti che possono disorientare i cittadini, che in Italia la pratica di trasformare le ceneri di una persona defunta in diamanti è vietata. È possibile, ma nel nostro paese ci sono pochissimi casi, trasferire l’urna per trasformare le ceneri in diamanti in alcuni stati – dove è permessa questa pratica – tramite organizzazioni che si occupano di questo, peraltro con costi molto alti. La nostra associazione è fortemente

contraria, per motivi etici e morali, a tale manipolazione delle ceneri, si ravvisa una macabra operazione commerciale, anche perchè non è chiaro, dopo la procedura che serve a realizzare i diamanti, che fine fanno le ceneri eccedenti la trasformazione meccanica delle stesse.”

I lavori sono stati assegnati alla ditta Oberosler SF. Nell’ambito di tale intervento è prevista contempora-

neamente anche la posa e dei cavi di media tensione di Edyna e di fibre ottiche per Alperia e Provincia.

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Al via in questi giorni i lavori di realizzazione del tratto di ciclabile di corso Libertà compreso tra piazza Mazzini e piazza Gries.Durata prevista: 90 giorni (con sospensione invernale) e termine lavori entro aprile 2021. L’intervento prevede la realizzazione di un nuovo percorso


SUCCEDE IN CITTÀ RICORRENZE

RAFFAELLO CAPOLAVORI TESSUTI

Le Rodari in festa per lo scrittore

Il grande scrittore amico dei bambini, nato cent’anni fa, è stato ricordato attraverso poesie, canzoni, ricordi, pensieri, disegni, pannelli e perfino un annullo postale. Presso la scuola di Via San Vigilio a lui intitolata, alunni e insegnanti sono stati indaffarati a scegliere una poesia da illustrare, per ogni classe ne è stata scelta una per trasformarla in una cartolina: una cartolina “vera” con lo spazio per il francobollo e le righe per l’indirizzo da conservare

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o da spedire. Poste italiane ha realizzato un francobollo celebrativo e il maestro Michele ha disegnato un logo che è diventato l’annullo esclusivo della scuola e così, dalle 9 in poi, tutti in fila, distanziati e con mascherina, per andare farsi timbrare le cartoline presso un “ufficio postale” allestito proprio a scuola. In onore a Gianni Rodari, i ragazzi della 2C hanno cantato “L’omino della gru” e “Viaggiare viaggiare” accompagnati alla tastiera dalla maestra Anna; Azzurra e Noemi della 4B hanno recitato “Il cielo è di tutti”, mentre Manuel e Valeria della 4C “Una scuola grande come il mondo”, e tutti sono stati bravissimi.

La mostra chiude ma è sempre con voi!

In attesa di poter riaccogliere il pubblico alla mostra “Raffaello capolavori tessuti, fortuna e mito di un grande genio italiano”, TreviLab invita tutti gli interessati a fruire dei tanti appuntamenti virtuali da vedere e rivedere in rete. Tra essi molte notizie e curiosità sull’esposizione e su aspetti ine-

MOSTRA SOSPESA PER EMERGENZA COVID-19

diti di Raffaello, come artista e come uomo. Gli eventi virtuali possono essere seguiti sul sito internet, sui social media ma anche sul canale youtube del TreviLab Rimanete con noi! A presto! (inserzione pubblicitaria)


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FOTO GALLERY

IL MURALES DI VIA PARMA Nella prima settimana di novembre l’artista Oscar Odd Diodoro, con il supporto di Egeon, ha realizzato un grande murales volto a ricoprire la facciata cieca del civico 41 in via Parma. L’iniziativa è stata promossa da OUTBOX – Urban Art in Southtyrol nell’ambito del bando Generazioni 2020. Gli scatti che documentano la relizzazione dell’opera sono di Valentina Gentili COOLtour.

Oscar Odd Diodoro (a destra) insieme a Matteo Picelli (Egeon)


COMMERCIO

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ALIMENTARI

GIANNIBIO: la casa altoatesina dei prodotti biologici e certificati di qualità GIANNIBIO offre un vasto assortimento di prodotti biologici (certificati) di qualità. Si va dalla frutta alla verdura fresche di stagione, all’ampia gamma di cereali e legumi, a pane, riso e pasta, e... molto altro ancora! Il tutto naturalmente servito alla spina, ovvero sfuso. Cassettine in legno, sacchetti di carta, borse di tela, bottiglie di vetro: ecco cosa vedrai non appena entrerai in negozio. Meno rifiuti, meno inquinamento: anche l’utilizzo del packaging è ridotto al minimo. Se quello che cerchi è un’atmosfera accogliente e

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il concetto del “BIO”, di cui tanto si sente parlare, si concretizza realmente. Ed è sempre qui, in questi negozi, che qualità e sostenibilità s’incontrano. La nostra priorità è quella di valorizzare piccole e medie realtà produttive a filiera corta, del territorio regionale (Trentino-Alto Adige) e nazionale, che lavorano nel rispetto dell’ambiente e delle persone. Per fare le cose in grande bastano anche piccoli numeri; saranno la determinazione e la passione a portarci ovunque! (inserzione pubblicitaria)

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La spesa in un carrello elettronico Nelle grandi città è una pratica in uso da parecchi anni, addirittura da prima che internet entrasse nella vita quotidiana di chiunque: basta una telefonata, una mail o un clic su un motore di ricerca specializzato e la spesa arriva a casa: comodo, pratico, efficiente. In una realtà meno urbana, quale può essere l’Alto Adige, la spesa a domicilio è diventata una novità con il primo lockdown, quando era diventato letteralmente impossibile recarsi di persona al supermercato, e questa scoperta, alla fine, è riuscita a far cambiare le nostre abitudini.

All’inizio era stato quasi uno shock, almeno per noi del Trentino Alto Adige, non avvezzi a certe “modernità” che sono invece la regola da anni nelle metropoli: rinunciare al rito della spesa, mettersi davanti al computer e cercare di fare in modo che i sacchetti arrivino a casa. Poi ci siamo abituati, anzi, abbiamo scoperto le comodità dello shopping a domicilio, e sempre più aziende si sono adattate all’e-commerce. Ma c’è ancora chi si perde nel più grande centro commerciale del mondo: internet. Lo stress della fila Se la ricordano ancora tutti, la prima volta che siamo stati costretti in casa: per andare a fare la spesa bisognava aspettare davanti al supermercato che chiamassero il numero impresso sul bigliettino che era stato distribuito, poi finalmente entrare, fare la fila al bancone, scoprire che mancava farina e lievito di birra e poi andare alla cassa, pagare, ca-

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ricare tutto in macchina e tornare a casa. Uno stress; anche perché uno dei lati positivi di andare a fare la spesa è incontrare altre persone per due chiacchiere, ma a quei tempi – e oggi non è poi così differente – non si poteva fare neanche questo. La svolta dietro ad un clic Così, costretti dall’emergenza, abbiamo scoperto l’”home delivery”,

la spesa a domicilio: una comodità che per chi vive una vita frenetica a causa del lavoro o degli impegni sociali, o per chi ha una certa età può rappresentare una svolta anche in periodi “normali”. Comprare online non è per nulla difficile, anzi, può anche essere divertente. Per capire come fare basta scrivere su un motore di ricerca (come google, per esempio)

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l’imbarazzo della scelta; è tuttavia molto importante mettersi subito d’accordo con il fornitore sui prezzi di consegna, nel caso ce ne siano: un tale servizio genera costi da parte dell’azienda, e spesso c’è bisogno di andare loro incontro; sono tempi duri per tutti, insomma, e darsi una mano a vicenda non può che portare bene.

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Secondo uno studio, la frequenza delle compravendite sul mercato e-commerce da parte degli utenti è aumentata del 79 per cento dopo il lockdown e la modalità di consegna preferita dalla stragrande maggioranza delle persone è quella contactless, nel rispetto delle misure di distanziamento sociale. Tra i vari comparti che hanno visto un’impennata nelle vendite in rete c’è anche quello

alimentare, dato che soprattutto durante il lockdown andare al supermercato era complicato e potenzialmente rischioso per la salute: durante il lockdown questo comparto sul web è cresciuto esponenzialmente, con il 17,2 per cento dei consumatori che hanno fatto la spesa online almeno una volta in quel periodo. Una tendenza che non accenna a diminuire: anche dopo la quarantena, il 36% dei consumatori ha continuato a riempire il proprio carrello virtuale per farsi poi consegnare la spesa a domicilio, segno evidente di una trasformazione duratura nelle abitudini degli italiani in questo senso. Come emerso nell’edizione speciale di Netcomm Forum Live, in collaborazione con NetStyle e TuttoFood Milano, il processo innescato è irreversibile: “Il consolidamento di abitudini di consumo sempre più ibride, tra canali fisici e digitali, e la tendenza a preferire modalità di acquisto e di pagamento contactless mette di fronte le imprese italiane alla necessaria implementazione di tecnologie”, spiegano gli esperti.

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Il Covid-19 e in particolar modo il lockdown hanno portato a un’accelerazione per il settore delle vendite online e del commercio online, con un aumento delle transazioni del 15,4 per cento nell’ultimo anno, di cui il 7 per cento solamente nel periodo della quarantena. Una volta provata con mano l’esperienza dell’acquisto online, però, i consumatori non sembrano voler fare passi indietro e continuano con questa abitudine, tanto che il 36,4 per cento degli italiani ha pensato di acquistare sul web prodotti che prima cercava solo in negozio e il 25 per cento ha fatto la spesa online nell’ultimo anno.


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In che modo l'emergenza sanitaria ha influenzato le abitudini di lettura delle persone, i loro acquisti e, di conseguenza, il mercato editoriale? Come hanno reagito i librai indipendenti? Quali canali di vendita alternativi hanno creato? Provando a rispondere a queste domande, si può riflettere sul ruolo che hanno la lettura e le librerie nella vita quotidiana delle nostre città. Tra i molti settori che la pandemia da coronavirus e la conseguente emergenza sanitaria hanno colpito duramente c’è anche quello dell’editoria. L’impossibilità di andare a comprare direttamente nei negozi, di organizzare incontri e presentazioni di libri e gli annullamenti delle fiere e delle rassegne lette-

rarie hanno colpito sia le piccole librerie indipendenti che la piccola e media editoria. La lettura Ma quanto hanno letto, davvero, le italiane e gli italiani negli ultimi mesi? I dati raccolti fin qui, anche per la natura stessa delle indagini svolte, sono contrastan-


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La novità Ad ogni modo, e al netto delle effettive tendenze delle abitudini di lettura, è interessante notare come anche il mercato librario –

cole realtà imprenditoriali che, oltre al loro ruolo nell’economia locale, sono spesso luoghi molto importanti per i quartieri e le città in cui si trovano. Ed è proprio per far fronte a questa emergenza che sono nate diverse iniziative allo

Taiuti (uno degli editori di Black Coffee) e Mattia Garavaglia (libraio della torinese “Libreria del Golem”). È il primo progetto italiano di questo tipo, nato anche grazie al fatto che molti librai, in risposta alle difficoltà di cui sopra, si sono organizzati per offrire alla propria clientela consegne a domicilio. L’auspicio è che sia (anche) un’occasione per riflettere sul ruolo della lettura e delle librerie nelle nostre vite, nelle no-

stre città e nel nostro Paese, una riflessione che vada oltre l’indignazione social nel vedere le foto di persone che, in Francia e in Inghilterra, fanno la fila davanti alle librerie per fare scorta di libri in vista dei prossimi lockdown. Nessuna libreria della provincia è ancora presente su Bookdealer, ma anche a Bolzano sono stati organizzati servizi di consegna a domicilio: quando dobbiamo acquistare un libro, ricordiamocelo.

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scopo di contrastare, per quanto possibile, lo strapotere dei canali di acquisto online già esistenti e restituire spazio alle librerie indipendenti e alla piccola-media editoria. Una di queste è Bookdealer: un e-commerce per le piccole librerie fondato da Leonardo

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così come altri ambiti commerciali e non – abbia vissuto un netto e imprevisto cambiamento: per ovvie ragioni, gli acquisti nelle librerie si sono ridotti e sono aumentati quelli online. Questo, però, favorisce i colossi del commercio online a discapito di pic-

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ti. L’indagine dell’ISTAT e quella dell’AIE (Associazione Italiana Editori), infatti, tracciano due scenari molto diversi: mentre la prima parrebbe rilevare che, durante il primo lockdown, gli italiani abbiano letto più del solito, la seconda arriva alla conclusione opposta e, anzi, raccoglie i dati più bassi dal 2017 (con i picchi inferiori proprio tra marzo e aprile 2020). Va tenuto presente, come anticipato, che le rilevazioni ISTAT si basano su interviste, mentre quelle dell’AIE si avvalgono anche dei dati di vendita.

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SANIFICAZIONE

Ecco come si sanifica un ambiente Fra le tante parole nuove che sono entrate nel nostro lessico comune dopo l’entrata in vigore dello stato di allerta per il Covid, ce n’è una che viene associata a quelle immagini di tecnici “armati” di tute e lance che spruzzato del liquido: “sanificazione”. Si tratta di una pulizia più accurata delle superfici che potrebbero essere infette? No, è ben altro: ecco che cos’è secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità. Il Rapporto “Raccomandazioni ad interim sulla sanificazione di strutture non sanitarie nell’attuale emergenza Covid-19: superfici, ambienti interni e abbigliamento”, pubblicato il 15 maggio dall’Istituto superiore di sanità (Iss) sul suo sito istituzionale, fornisce indicazioni, basate sulle evidenze a oggi disponibili, in tema di trasmissione dell’infezione da Sars-CoV-2, di sopravvivenza del virus su diverse superfici e di efficacia dei prodotti utilizzati per la pulizia e la disinfezione/sanitizzazione dei locali.

Il Rapporto dell’Iss Le indicazioni contenute nel documento considerano anche l’impatto ambientale e i rischi per la salute umana connessi al loro utilizzo. Il Rapporto include anche indicazioni sul trattamen-

to del tessile da effettuarsi in loco (sia abbigliamento in prova che superfici non dure quali arredi imbottiti, tendaggi, ecc.) e precisa i termini usati nell’ambito della disinfezione chiarendo la differenza tra disinfettan-

te, sanificante, igienizzante per l’ambiente e detergente. I prodotti che vantano un’azione disinfettante battericida, fungicida, virucida – sottolinea il Rapporto – o una qualsiasi altra azione tesa a distrugge-


SANIFICAZIONE per le sostanze chimiche (European Chemicals Agency, Echa). I vari prodotti per la disinfezione che possono vantare proprietà nei confronti dei microorganismi, sono diversi dai detergenti e dagli igienizzanti con i quali, pertanto, non vanno confusi. Per questi ultimi, che non possono vantare azione disinfettante, non è prevista alcuna autorizzazione anche se devono essere conformi alla normativa sui detergenti (igienizzanti per gli ambienti) o sui prodotti cosmetici (igienizzanti per la cute). Sei termini tutti diversi Ed ecco dunque, in estrema sintesi, la distinzione tra i vari termini. Sanificazione: è un “complesso di procedimenti e operazioni” di pulizia e/o disinfezione e comprende il mantenimento della buona qualità dell’aria anche con il ricambio d’aria in tutti gli ambienti.

re, eliminare o rendere innocui i microrganismi tramite azione chimica, ricadono in due distinti processi normativi: quello dei Presidi Medico-Chirurgici (Pmc) e quello dei biocidi. Ci vuole l’autorizzazione Tali prodotti, prima della loro immissione in commercio, devono essere preventivamente valutati dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss) (o altro organo tecnico-scientifico in ambito Nazionale) e autorizzati dalle Autorità Competenti degli stati membri dell’Ue – per l’Italia il Ministero della Salute – sotto l’egida dell’Agenzia europea

Disinfezione: è un trattamento per abbattere la carica microbica di ambienti, superfici e materiali e va effettuata utilizzando prodotti disinfettanti (biocidi o presidi medico chirurgici) autorizzati dal Ministero della Salute. Questi prodotti devono obbligatoriamente riportare in etichetta il numero di registrazione/autorizzazione. Igienizzazione dell’ambiente: è l’equivalente di detersione e ha lo scopo di rendere igienico, ovve-

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Quanto vive il virus sulle superfici Riguardo la stabilità nel tempo del virus Sars-CoV-2 su differenti superfici il rapporto fornisce una tabella di immediata fruizione dalla quale si evidenzia che sulla carta da stampa e velina le particelle virali infettanti sono state rilevate fino a trenta minuti dalla contaminazione; dopo tre ore non sono più state rilevate. Sul tessuto, invece, la presenza di tali particelle è risultata più duratura nel tempo: sono state rilevate fino a un giorno dalla contaminazione e non più rilevate dopo due giorni. Su banconote e vetro la presenza delle particelle virali infettanti è stata rilevata fino a due giorni

ro pulire l’ambiente eliminando le sostanze nocive presenti. I prodotti senza l’indicazione dell’autorizzazione del ministero della Salute che riportano in etichetta diciture sull’attività come ad esempio contro germi e batteri, non sono prodotti con attività disinfettante dimostrata ,ma sono semplici detergenti per l’ambiente (degli igienizzanti, insomma). Detersione: consiste nella rimozione e nell’allontanamento dello

dopo la contaminazione; non più rilevata dopo quattro giorni. Più lungo l’intervallo di tempo su acciaio inox e plastica: le particelle virali infettanti sono state rilevate, infatti, fino a quattro giorni dalla contaminazione; non più rilevate dopo sette giorni. Testata anche la presenza delle particelle virali infettanti sulle mascherine chirurgiche: nello strato interno le particelle sono state rilevate fino a quattro giorni dalla contaminazione, dopo sette giorni non sono state più rilevate. Nnello strato esterno invece le particelle virali sono risultate presenti fino a ben sette giorni dalla contaminazione.

sporco e dei microrganismi in esso presenti, con conseguente riduzione della carica microbica. La detersione e un intervento obbligatorio prima di disinfezione e sterilizzazione, perché lo sporco è ricco di microrganismi che vi si moltiplicano attivamente ed è in grado di ridurre l’attività dei disinfettanti. Pulizia: per la pulizia si utilizzano prodotti detergenti / igienizzanti per ambiente – i due termini sono equivalenti – che rimuovono lo sporco mediante azione meccanica o fisica. Sterilizzazione:si tratta di un processo fisico o chimico che porta alla distruzione mirata di ogni forma microbica vivente, sia in forma vegetativa che in forma di spore.

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SANIFICAZIONE

I segreti della bio decontaminazione con il processo di nebulizzazione HPE

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In Italia su 9 milioni e mezzo di ricoveri, 500.000 pazienti (tra il 5 e il 17 per cento) contraggono ogni anno un’infezione durante la degenza; 5 10.000 (il 3 per cento circa) ogni anno muoiono a causa di queste infezioni e a due miliardi di euro ammontano i soldi spesi annualmente per questo tipo di pazienti. Gli esperti sostengono che il 30 per cento delle infezioni che si manifestano possono essere prevenute attraverso il rispetto di semplici regole igieniche. Chiediamo ai titolari dell’azienda Luxor, che si avvale dell’ultimo ritrovato della tecnica in questo delicato campo di applicazione, come viene effettuata una bio decontaminazione e a cosa serve. In ambito ospedaliero vengono fatte quotidianamente pulizie e disinfezione degli ambienti, questo non basta? La pulizia e la disinfezione accurate degli ambienti ospedalieri da parte del personale dedicato, benché essenziali per ridurre la contaminazio-

ne degli ambienti, non consentono di rimuovere completamente i batteri dalle superfici (dopo la pulizia manuale almeno il 50 per cento delle superfici attigue al paziente restano contaminate). La maggior parte dei casi di contaminazione in ambiente nosocomiale rivelano quali siano i limiti dei protocolli tradizionali per la decontaminazione degli ambienti, dovuti al fatto che molte aree e superfici non vengono efficacemente decontaminate, perché difficili da raggiunge-

re durante la disinfezione. Questo può dipendere da molteplici fattori tra cui l’inefficacia dei protocolli di decontaminazione in uso, la scarsa osservanza di questi da parte degli operatori, l’inefficacia dei trattamenti sulle superfici multiplanari o con forme complesse per una facile pulizia, l’ampia varietà di materiali con i quali vengono realizzati i componenti e le superfici degli ambienti ospedalieri. Allora come bisogna procedere per garantire una disinfezione ad hoc?

Questo lavoro ha avuto come scopo l’analisi della letteratura scientifica pubblicata sulle più importanti riviste internazionali che documentano l’efficacia della tecnologia che impiega una soluzione di perossido d’idrogeno nebulizzato per la decontaminazione degli ambienti ospedalieri, dei laboratori e di tutti i locali in cui è necessaria l’applicazione di severi protocolli di pulizia per mantenere bassa la carica microbica come laboratori, camere di degenza e sale operatorie, la soluzione da impiegafoto: fornita da Luxor

Studi scientifici hanno dimostrato che l’ambiente ospedaliero svolge un ruolo determinante nella trasmissione delle infezioni associate all’assistenza sanitaria.

Efficacia della nebbia di perossido di idrogeno in condizioni di uso reale dopo un ciclo di decontaminazione, valutata in diversi ambiti ospedalieri


SANIFICAZIONE foto: fornita da Luxor

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Confronto dei risultati riferiti alla presenza di tracce di Aspergillus spp in un laboratorio ospedaliero prima e dopo la contaminazione con perossido di idrogeno nebulizzato.

re non è tossica, non è corrosiva ed è biodegradabile oltre il 99 per cento. Qual è il procedimento per arrivare fino alla sterilizzazione degli ambienti? La prima fase consiste nella diffusione della soluzione di perossido d’idrogeno, attraverso la conversione dalla forma liquida alla forma nebulizzata, con particelle delle dimensioni piccolissime (si parla davvero di pochi micron), dotate di carica elettrica in grado di facilitare il processo di nucleazione che ne permette l’aderenza sia alle particelle presenti nell’aria sia alle superfici presenti in ambiente coprendo il 100 per cento – quindi il totale – di tutte le superfici. La seconda fase – o tempo di contatto – è la fase in cui la soluzione nebulizzata interagisce con i patogeni presenti sulle superfici dell’ambiente.

La terza fase, quella finale, consiste nell’aerazione del locale trattato. Questa è la fase in cui si rende necessario ridurre la concentrazione del decontaminante affinché raggiunga livelli più sicuri per l’operatore che deve rientrare nell’ambiente al termine del processo. Come facciamo a sapere se l’ambiente trattato è stato veramente sterilizzato? L’efficacia di diffusione della soluzione nebulizzata è garantita allo stesso tempo sia dall’uso di un ugello con design brevettato, che dalle dimensioni ridotte delle particelle della soluzione nebulizzata. In questo modo la tecnologia consente di raggiungere le superfici più difficili da trattare, normalmente inaccessibili con le tecnologie esistenti, assicurandone la decontaminazione fino a 6 Log

(99,999999 per cento). A confermare questo viene aggiunto un processo di verifica che tramite indicatori biologici inoculati con “Geobacillus”, posizionati all’interno dell’ambiente verranno prelevati a fine trattamento e sottoposti a incubazione per sette giorni in modo da ottenere un risultato più sicuro e certo. Quindi sarebbe importante utilizzare questo sistema periodicamente? L’impiego del sistema analizzato è infatti consigliato nell’ambito dei programmi di decontaminazione che comunque prevedono sempre una pulizia manuale approfondita; gli studi condotti dimostrano comunque che un uso frequente della decontaminazione ambientale attraverso il processo di nebulizzazione nell’ambito di una programmazione periodica di pulizia degli ambienti ospedalieri, è in grado di contribuire, assieme alle tradizionali procedure di pulizia manuale, a ridurre al minimo la carica microbica presente sulle superfici e conseguentemente anche il rischio di infezioni o contaminazione. Infatti, a garanzia di tutto ciò, il no-

stro servizio di bio decontaminazione programmata è stato addirittura scelto da un importante ospedale in provincia per un contratto di quattro anni.

Conclusioni L’uso del perossido d’idrogeno nebulizzato si è rivelato fino a oggi un efficace disinfettante ad ampio spettro in grado di agire contro la maggior parte di agenti patogeni implicati nelle infezioni nosocomiali. La maggior parte degli studi documentati dalla letteratura scientifica hanno dimostrato che negli ambienti decontaminati con l’impiego di nebbia di perossido di idrogeno, è stato possibile ridurre efficacemente e in molti casi eliminare radicalmente la presenza di micobatteri e di spore portatrici di agenti patogeni, come ad esempio il C. difficile e la MRSA, tra i più comunemente diffusi in ambiente ospedaliero. (inserzione pubblicitaria)

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EVENTI

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Torna Educa il festival dell’educazione: riemergere dall’esperienza Covid Dal 19 al 22 novembre l’undicesima edizione del festival Educa e la seconda edizione della rassegna Educa Immagine: dialoghi, incontri e proiezioni online. Un’edizione speciale quella di EDUCA, dopo la sospensione dell’appuntamento di aprile, interamente online e dedicata all’impatto dell’esperienza del Covid sulle relazioni educative. Laura Pigozzi

FUTURI ANTERIORI parte dalle esperienze del lockdown e della ripartenza per rielaborarle e tracciare la strada per quello che verrà con un programma che prova a rispondere agli interrogativi che la pandemia ha sollevato sugli elementi fondanti, e prima d’ora ritenuti consolidati, delle relazioni educative. Il festival, dal 19 al 22 novembre 2020 Il programma – costruito dal Comitato promotore (Provincia autono-

ma di Trento, Università di Trento e Comune di Rovereto) insieme al Board scientifico (Fondazione Franco Demarchi, Iprase e Fondazione Bruno Kessler) propone appuntamenti dedicati al mondo della scuola, alle nuove forme della didattica e all’inclusione ma anche alle emozioni, all’impatto del lockdown sugli adolescenti e alla famiglia. Tra gli ospiti il maestro elementare Franco Lorenzoni e la nota sociologa Chiara Saraceno che dialogheranno sulla fondamentale funzione sociale e culturale della scuola in un contesto complesso come quello generato dal Covid. L’appuntamento Troppa famiglia fa male? vedrà protagonisti la psicanalista e scrittrice Laura Pigozzi e l’esperta di neurosviluppo Paola Venuti. A partire dai risultati di un’indagine sui vissuti delle famiglie durante il lockdown e analizzando i rischi sociali e culturali del “troppo-amore” proveranno a capire qual è stato l’impatto di questa esperienza eccezionale. E ancora Lezioni sospese: cosa ci ha insegnato la pandemia?, interrogativo su cui si confronteranno i filosofi Paolo Costa e Ilaria Gaspari per scoprire le microlezioni quotidiane apprese durante il lockdown: come appaiono il dentro e il fuori, il prossimo e il distante, il passato

Sofia Viscardi e Irene Graziosi

e il futuro nel momento in cui il nostro punto di vista rimane fisso per settimane? Si intreccia al programma di EDUCA quello di Educa immagine, la rassegna organizzata da Consolida che declina nel campo dell’audiovisivo e delle immagini l’attenzione educativa che ha guidato fino a oggi il festival. A partire da giovedì 19 proiezioni di film e documentari selezionati da Trentino Film Commission cui è affidata la direzione artistica della Rassegna, seguiti da laboratori di educazione all’immagine. Tanti i webinar poi per parlare di nuovi strumenti di comunicazione come tik tok e instagram con testimonial d’eccezione come Elisa Maino e Sofia Viscardi. Quest’ultima sarà ospite della serata di sabato 21 novembre in un webinar insieme a Irene Graziosi e al critico cinematografico Enrico Magrelli dal titolo

Distanziamento social Gli eventi saranno trasmessi in diretta sul canale youtube e sulla pagina Facebook di Educa. (inserzione pubblicitaria)

Enrico Magrelli

Per ulteriori informazioni www.educaonline.it www.educaimmagine.it


EVENTI

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Festivalmeteorologia Passi che trasformano Sabato 14/11/2020 evento online dal Museo di Scienze e Archeologia - Rovereto.

Il festivalmeteorologia – che si potrà seguire comodamente da casa sui canali Youtube del Festivalmeteorologia e della Fondazione Museo Civico di Rovereto – affronterà quest’anno il tema della meteorologia in relazione a clima, agricoltura, energia e salute, con un approfondimento su atmosfera e diffusione del Covid. In programma quattro sessioni di lavoro, dalle 9 alle 17.30. La prima si occuperà del mondo dell’agricoltura, da sempre molto attento alle

CLIMA & AMBIENT E

previsioni meteorologiche poiché dagli eventi atmosferici, favorevoli o sfavorevoli, può dipendere l’esito di tutta un’annata agraria. La seconda sessione, moderata dal prof Dino Zardi dell’Università di Trento, si interrogherà su che cosa sappiamo circa le modalità con cui il virus si diffonde in atmosfera. La terza, moderata da Mauro Gaddo di Meteotrentino metterà al centro il tema dell’accessibilità dei dati. La quarta e ultima sessione affronterà l’argomento delle fonti di energia rinnovabili e si interrogherà sulle sfide aperte per le previsioni meteorologiche a servizio del settore energetico. In calendario anche un ricco programma per le scuole, su prenotazione. (inserzione pubblicitaria) Per maggiori informazioni: festivalmeteorologia.it visitrovereto.it

La Scuola biennale ‘Passi che Trasformano’ consente di diventare NATURE LIFE COACH, operatore olistico in Natura e in Cammino. Nella pratica, nell’amore e nella fiducia che nutriamo per il nordic walking e per il cammino, abbiamo innestato le pratiche in natura delle grandi tradizioni come la Meditazione camminata, il respiro in cammino - Breathwalk, le camminate di percezione e connessione dei Toltechi del Messico, che – secondo la sapienza antica di popoli nomadi che hanno vissuto camminando a contatto con la Natura – portano con semplicità disarmante a una vita migliore, più felice, più sana, più in sintonia con se stessi e con gli altri. Insomma: alla connessione con la Natura e

con il proprio vero sé. Nel nostro modello si integrano perfettamente anche lo yoga e le discipline olistiche: noi siamo, infatti, un sistema unito, corpo e mente non sono separati e ogni cambiamento può essere vissuto solo nell’unità. In partenza da marzo 2021 il nuovo biennio e i singoli corsi! (inserzione pubblicitaria) Per maggiori informazioni: www.sentierinteriori.com antoneve@libero.it Tel. 339 7947411


VETRINA

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La bussola dei DIRITTI

Ecco il Super ecobonus 110%

ll Decreto Rilancio, tra le misure fiscali a sostegno di imprese e cittadini, prevede il super ecobonus 110%. La possibilità di ottenerlo è scattata dal 1° luglio 2020. L’obiettivo, da una parte, è alleggerire i costi di ristrutturazione, adeguamento energetico e sismico dei proprietari di abitazioni; dall’altro favorire la ripartenza dei cantieri. Il 16 luglio la misura è stata confermata con la legge di conversione, che ha previsto l’estensione del super ecobonus 110% fino al 2022 anche per l’edilizia popolare, oltre a permettere ai contribuenti di fruire della misura per due abitazioni. La novità è di notevole portata: il bonus è valido sia per le seconde case, anche unifamiliari, che per le parti comuni degli edifici. Esclusi dalla possibilità di fruire dell’agevolazione, però, le categorie catastali A/1, ossia abitazioni di tipo signorile e A/8, abitazioni in ville. Le detrazioni riguardano le spese fat-

te dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Ecco, a seguire, gli interventi per cui si può beneficiare del super ecobonus 110%. - Isolamento termico. Secondo la norma, gli interventi devono riguardare oltre il 25% della superficie d’intonaco, con tetto di spesa massimo di 60.000 euro, riferita a ogni singola unità immobiliare. Riguardo all’isolamento termico delle singole unità immobiliari condominiali, un emendamento presentato ha previsto la distinzione tra i palazzi da

Avv.to Dott. Massimo Mira Bolzano

due a otto unità per cui il tetto è di 40.000,00 euro, mentre per strutture uni o plurifamiliari con ingresso autonomo dall’esterno la soglia è fissata a 50.000,00 euro per ogni unità. - Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernali nelle parti comuni dei condomini. L’efficienza dei nuovi impianti deve essere almeno di classe A. Il tetto di spesa è fissato in 30.000,00 euro per ogni unità immobiliare. - Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con impianti a pompa di calore in abita-

zioni unifamiliari (quindi, non appartamenti in un condominio, ma case singole). Il tetto massimo è fissato in 30.000,00 euro. Il Decreto Rilancio prevede infine la possibilità di accedere al bonus anche per interventi di efficientamento energetico abbinati almeno a uno dei tre interventi precedentemente descritti. Per usufruire della detrazione al 110%, non basta, quindi, svolgere interventi come la sostituzione e posa di infissi, adottare schermature solari o sostituire impianti di climatizzazione con caldaie a condensazione con efficienza almeno di classe A, ma questi lavori devono essere svolti in congiunzione con quelli di cui ai tre punti precedenti. Hai una domanda da rivolgere al nostro esperto? Scrivi a redazione@quimedia.it La risposta verrà pubblicata nei prossimi numeri del giornale.

LacittàDIGITALE

La fondamentale differenza tra essere in rete o fare rete La recente, seconda ondata pandemica che sta travolgendo l’Italia in questi giorni sta nuovamente portando alla luce quanto i dati stiano diventando sempre più importanti per prendere decisioni strategiche. Senza i dati siamo letteralmente ciechi, con i dati possiamo capire cosa sta succedendo. Non stupisce quindi che l’analisi del rischio di tracollo dei sistemi sanitari locali sia ba-

sata, ad oggi, sull’analisi dell’andamento di tutta una serie di dati fondamentali, come la velocità di trasmissione del contagio, il numero di posti occupati in terapia intensiva, e così via. Il problema è che questi dati vanno raccolti, raffinati, messi assieme, aggregati, trasformati. Come nelle ricette di pasticceria, ognuno di questi passaggi va effettuato con grande cura, attenzione e precisione: un singolo errore può pregiudicare il risultato finale. Altrettanto importante è assicurarsi la qualità della materia prima: dati grezzi che non rap-

presentano fedelmente la realtà porteranno, alla fine della catena, a prendere decisioni sbagliate. Per i tecnici informatici che si occupano di gestire e analizzare i dati, questo fenomeno è noto con il temine “spazzatura in ingresso, spazzatura in uscita”. Si tratta di un tema apparentemente banale, che però viene fin troppo spesso dimenticato: si parla sempre della “quantità” dei dati (i famosi “big data”), senza enfatizzare l’importanza della “qualità” dei dati. Le cronache recenti sul Covid-19 in Italia stanno, in modo drammatico, portando alla luce proprio questo tema: si parla di “dati che arrivano in ritardo”, di “buchi nei dati”, di “difficoltà nel comunicare i dati”, e così via. Ma come mai è così difficile “muovere” questi dati in modo corretto, in una so-

cietà che ha a disposizione le più moderne e sofisticate tecnologie per la memorizzazione e l’integrazione dei dati? La risposta sta nel fatto che siamo sempre di più “in rete”, ma ancora non in grado di “fare rete”. E questa incapacità di coordinarsi collettivamente si trasporta purtroppo nei nostri sistemi informatici: invece di avere pochi sistemi capaci di scambiarsi direttamente dati “parlando la stessa lingua”, ci troviamo con migliaia di software diversi, isolati l’uno dall’altro, e che raccolgono dati con formati molto diversi. In questo contesto, ogni trasferimento da un sistema all’altro richiede che altri software, o l’uomo stesso, facciano da “traduttori”, con tutti i ritardi e gli errori che ne conseguono. Le tecnologie per risolvere questi problemi ci sono, sta a noi rimboccarci le maniche e smontare pezzo per pezzo questa torre di Babele.

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I TUOI CONSULENTI IMMOBILIARI

Lo sconto sulla provvigione: una trappola per topi “Sai che mi avevano promesso solo l’1% di provvigione se avessi comprato casa con loro?”. “Alcune agenzie mi avrebbero venduto casa senza chiedermi la provvigione!”. “Pensa che qualche agenzia ha addirittura pubblicizzato sul giornale lo sconto sulla provvigione per chi compra o vende casa con loro!”.

Si tratta di confidenze che spesso ci fanno i nostri clienti mentre ci stanno dando un mandato di vendita in esclusiva oppure dopo aver chiuso, grazie al nostro aiuto, un contratto preliminare di compravendita.

Sono tante le persone che si fanno raggirare da queste proposte da mercatino dell’usato, sedotte dalla prospettiva di un apparente vantaggio economico. Ma riflettiamo un attimo assieme: quand’è che vediamo i cartelli di SCONTI o SALDI appesi alle vetrine? Normalmente, in due casi: 1) a fine stagione, quando alcuni beni rischiano di rimanere invenduti, solitamente perché troppo costosi o troppo “particolari”; 2) quando l’attività sta per fallire, perché non offre un prodotto/ servizio di qualità; oppure, più in generale, perché non è in grado di soddisfare le esigenze dei clienti. In entrambi i casi, l’obiettivo è far “abboccare” quei clienti che in una situazione normale non comprerebbero, ma siccome costa meno… Ma facciamo un passo in più.

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Alle Alfieri video “pillole” di musica La Scuola ad indirizzo Musicale “Alfieri” ha al suo attivo tanti progetti dal punto di vista inclusivo-musicale in collaborazione con la città di Bolzano, basti ricordare fra tutti il progetto Rai Parlamento/Spazio Libero (realizzato insieme al Conservatorio Monteverdi) e trasmesso su Rai 3 Nazionale, (attualmente un unicum tra le scuole secondarie di primo grado e secondo grado), attività che è tuttora possibile visionare sul sito Rai. Il progetto “Video in pillole” è stato ideato assieme agli alunni/e dai proff. Omar Flavio Careddu (violoncello e referente del progetto), Veronica Postinghel (flauto traverso), Michele Vurchio (percussioni e batteria), Lucia Dalvit (pianoforte), Ve-

Un’agenzia con un metodo di lavoro strutturato e che vuole garantire ai propri clienti un elevato livello di servizio, ha indubbiamente dei costi importanti: la pubblicità, le verifiche, i controlli, le consulenze dei tecnici e dei professionisti con cui collabora, i corsi di formazione e di aggiornamento… La conclusione, quindi, è ovvia: se un’agenzia vuole sopravvivere ma nel contempo vi sconta la provvigione (che è la sua fonte di reddito), cosa fa? Riduce i suoi investimenti! Ma, così facendo, INEVITABILMENTE abbassa la qualità del suo servizio, il che significa:

rena D’Incà (chitarra), Diego Tomba (chitarra), Marta Peroni (violino), Alessandrini Mario (violino), Alberto Pellizzari (sassofono), Pasquale Manzo (sassofono), Laura Camaglia (tromba), Daniela Francisci, Guido Costanzo e Davide Gamuzza. Sotto la guida del Dirigente Marco Fontana si prevede la registrazione di mini brani musicali e interviste da parte degli alunni/e dell’indirizzo musicale che verranno inseriti a dicembre sul sito della scuola. Si ringraziano i giornalisti Francesca Olivetti, Martina Capovin e Massimo Zilio per l’intervista fatta al Dirigente Fontana che è andata in onda il giorno 05/11/2020 alle ore 13 su “Alto Adige TV”.

Un Natale speciale, anche quest’anno In qualsiasi momento i collaboratori di Martina Schullian sono in grado di assistere i loro clienti. E proprio in questo periodo così importante come l’Avvento e la preparazione per il Natale, la floricoltura fa di tutto per offrire il meglio anche in termini di servizi. Visto che i regolamenti e le normative per gli acquisti cambiano da settimana in settimana Martina Schullian propone oggi ben 4 opzioni per ordinare. 1) Chiamate il numero 0471 933006, chiedete consigli e fate l’ordine. Tutto è molto semplice, come in vivaio. 2) Inviate una e-mail con il vostro ordine a info@schullian.it, ma non dimenticate di allegare il numero di telefono per concordare la consegna. 3) Personal Video Shopping: videochiamate con WhatsApp il numero 345 7713156 con consulenza personalizzata e indicate le vostre esigenze. 4) Potete anche ordinare online

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LA SCENA MUSICALE

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ICONE DELLA CANZONE D’AUTORE

Paolo Crazy Carnevale musicofilo

Paolo Brillo: andare in giro fotografando Bob Dylan Nei giorni scorsi, (pubblicazione 6 novembre) la passione del bolzanino Paolo Brillo per Dylan e per la fotografia è stata coronata dall’importante pubblicazione di un ricco volume, intitolato No Such Things As Forever consistente in oltre trecento pagine, del formato quasi corrispondente a un disco in vinile: un volume che documenta ben trent’anni di concerti dylaniani in Italia, in Europa e anche in America. Ci sono artisti che amano stare sotto i riflettori e ce ne sono altri che invece più i riflettori li rifuggono più attizzano le voglie dei fan: Bob Dylan è sicuramente il re di questa seconda categoria; da un certo punto della sua carriera in poi il poeta/rocker/premio Nobel ha cominciato a rifiutare di essere illuminato dai fari durante i concerti e di pari passo ha evitato i fotografi come la peste, per altro curando assai poco la propria immagine pubblica. Il fotografo bolzanino Paolo Brillo, di tutto questo se n’è sempre infischiato, lui ai concerti di Bob Dylan ci è sempre andato con la macchina fotografica ed è sempre tornato a casa coni suoi bei souvenir fotografici dei concerti, tanto da divenire fotografo ufficiale della rivista inglese Isis, interamente dedicata al musicista americano. Nei giorni scorsi, (pubblicazione 6 novembre) la passione di Brillo per Dylan e per la fotografia è stata coronata dall’importante pubblicazione di un ricco volume, intitolato No Such Things As Forever consistente in oltre trecento pagine, del formato quasi corrispondente a un disco in vinile: un volume che documenta ben trent’anni di concerti dylaniani in Italia, in Europa e anche in America. “In origine – ci racconta Paolo Brillo – il libro avrebbe dovuto avere anche l’imprimatur dello stesso Dylan… avevo incontrato a New York l’avvocato Jeff Rosen, che è il suo manager, uno degli uomini che ne curano non solo l’immagine ma anche tutti gli interessi commerciali finanziari. Pareva che da parte loro ci fosse interesse, ma poi tutto è rimasto nell’oblio probabilmente perché un libro di foto scattate furtivamente durante i suoi concerti sarebbe andato contro la loro politica sull’asso-

Bob Dylan

luto divieto di fotografare l’artista dal vivo.” D’altra parte anche per il disco uscito la scorsa estate, il management del musicista ha scelto una fotografia del 1996, confermando una costante poca cura, di pari passo col poco interesse, per una promozione d’immagine che potrebbe contare su materiale fotografico di qualità e più recente. Se da un lato, per i dischi d’archivio di Dylan la cura del materiale iconografico è superlativa, negli ultimi trent’anni e forse più i contenuti e la grafica dei dischi e dei programmi dei concerti sono davvero pessimi. Brillo però, i cui scatti non hanno nulla da invidiare a quelli dei maggiori professionisti della musica fotografata, una volta tramontata l’ipotesi editoriale legata all’incontro con Rosen, forte della sua collaborazione con Isis e con il mensile italiano Buscadero ha presto ricevuto un’offerta relativa al libro fotografico su Dylan dal-

Paolo Brillo

la Red Planet Books, casa editrice britannica con distribuzione a livello mondiale. Così dopo una lunga gestazione legata alla scelta delle foto, della carta, del formato, dal 6 novembre il volume è distribuito praticamente in tutto il pianeta. “Derek Barker, l’editore di Isis – prosegue il fotografo – mi ha chiamato un giorno dicendo che c’era un editore di nome Mark Neeter che aveva visto le mie foto e voleva assolutamente propormi di farne un libro. Dopo aver verificato la serietà dell’editore e aver ricevuto le opportune garanzie sulla realizzazione di un libro di qualità, ho deciso di accettare la sua proposta e dopo due anni di lavoro, il libro è finalmente una realtà. Solo lavorando in prevendita ne sono state vendute parecchie copie e questa è naturalmente una grande soddisfazione oltre che una partenza incoraggiante. La cosa a cui tenevo particolarmente è che fosse un bel libro perché quando

ti butti in una cosa del genere non puoi sbagliare. A me piace parecchio il tipo di scenografia usata da Dylan sul palco negli ultimi anni, molto in linea con quello che è diventato il suo modo di cantare. È anche parecchio teatrale, cosa che si adatta bene con il fatto che ora tiene molti concerti in grandi teatri.” Ma Paolo Brillo non è un fotografo monotematico, il suo portfolio include anche un numero incredibile di foto di altri artisti, da quelli come Rolling Stones, Neil Young, Roger Waters, tanto per dirne solo tre, che ha fotografato dal vivo sui grandi palchi europei, a quelli catturati nel suo studio in occasione di esibizioni bolzanine o in location a noi molto familiari, come Castel Roncolo, dove lo scorso anno ha fatto una session fotografica con Scarlet Rivera, guarda caso una musicista che negli anni Settanta ha lavorato con Bob Dylan in uno dei suoi momenti più esaltanti.


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