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SPECIALE Scuola

Ci lasciamo dietro le spalle un anno difficile

pag. 4

DON BOSCO

DIDATTICA A DISTANZA

Il progetto della PC gratis per scuola in Via Bari gli scolari Il nuovo istituto sarà davvero all’avanguardia pag. 8

Linux User Group in soccorso delle famiglie in difficoltà pag. 10

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Batte. Forte. Sempre.


“Ricomincio da capo” Ho sempre amato l’omonimo film del 1993, interpretato da Bill Murray e Andy McDowell. Periodicamente me lo riguardo e la cosa a dire il vero mi risulta perfettamente naturale, vista la trama del film. La vicenda è presto detta: un antipatico meteorologo televisivo viene intrappolato in un ciclo temporale durante una trasferta. In sostanza ogni mattina alle 6 Bill Murray viene destato da una radiosveglia che trasmette sempre lo stesso brano musicale e da allora la giornata trascorre inesorabilmente allo stesso modo rispetto a quella precedente. Dopo lo straniamento iniziale, in un primo momento il protagonista scorbutico ed egoista cerca di approfittare della situazione passando una giornata stravagante, spendendo soldi e conquistando donne. Ma dopo un po’ la situazione a dir poco ripetitiva lo deprime, al punto di portarlo alla disperazione. Ed è in quel momento che intuisce di poter approfittare della situazione per migliorare invece sé stesso e di conseguenza aiutare gli altri. Divenendo un uomo migliore e quindi più felice. Devo confessare il fatto che il mio amore per questa sorta di favola post-moderna ha sempre risieduto nella comicità della trama e nella stupenda recitazione di Bill Murray, più che nel messaggio etico finale. Ma negli ultimi mesi mi è capitato molto spesso di

individuare una serie di analogie tra questo film e il periodo complicato che stiamo vivendo. Non è capitato anche a voi di alzarvi la mattina e pensare che stavate per vivere la medesima situazione del giorno prima, con tutta la stanchezza che ne consegue? EDITORIALE La perversa alternanza di “aperture” e chiusure, zone colorate, speranze, proclami, preoccupazioni, nonché l’immancabile bollettino giornaliero dei contagi ci danno l’impressione ormai di essere imprigionati in un eterno presente. Con una grande nostalgia per un passato che avevamo mai interpretato così “libero” e un futuro che ogni giorno... si sposta un po’ più in là. In questa situazione è facile lasciarsi prendere dalla noia e dallo sconforto, dando spazio magari al peggio di noi. Ecco: il mio piccolo consiglio di inizio d’anno è quella di guardarvi “Ricomincio da capo”, farvi due risate e poi – magari – programmare prima possibile la vostra vaccinazione anti Covid-19. Buon anno 2021!

QUIINTERVISTA A PATRICK PELLEGRIN

Le forbici, la bici e molto altro È nato a Bolzano nel 1976 e ha incominciato a imparare il suo mestiere a 14 anni. Provenendo da una famiglia di parrucchieri questa arte lo ha sempre affascinato. Si ritiene un ragazzo fortunato. Vive in mezzo alla natura e ha una figlia meravigliosa. Il suo grande hobby è la bicicletta. Quello che mi piace di me. La generosità. Il mio principale difetto. La generosità. La volta in cui sono stato più felice. Quando è nata mia figlia. Tanto attesa. Splendida creatura. La volta in cui sono stato più infelice. Quando è morto mio padre. Durante il primo lockdown. Non poterlo salutare è stato terribile, un dolore indescrivibile. La persona che ammiro di più

La mia compagna. Un libro da portare sull’isola deserta. “The Expanse”, best seller di fantascienza. Il capriccio che non mi sono mai tolto.

Prendermi un anno sabbatico. L’ultima volta che ho perso la calma. Al secondo lockdown quando hanno chiuso noi parrucchieri, solo in Alto Adige. Senza giustificarne il motivo. Visto che a livello nazionale erano aperti anche nelle zone rosse. Il fiore che amo. La rosa. Bellissima e con le spine. Il mio piatto preferito. Una buona polenta di Storo cotta per più ore. E un rombo con carciofi al forno. Il mio musicista preferito. Sting, un genio indiscusso. La mia paura maggiore. Ammalarmi. L’oggetto a cui sono più legato. Le mie forbici, fatte a mano in Giappone. Mi sono sentito orgoglioso

Arriviamo direttamente a casa vostra con i nostri giornali QuiBolzano, QuiMerano e QuiBassaAtesina ogni quindici giorni

di me stesso quando... Quando ho rilevato il mio negozio. Ero giovanissimo e mi sono buttato nel mondo dell’imprenditoria. Il mio primo ricordo. In negozio da mio padre guardandolo lavorare. Le sue mani sembravano muoversi da sole, in autonomia. Una manualità straordinaria. Dove mi vedo tra dieci anni. In salone, a creare pettinature stupende. Per un giorno vorrei essere... Invisibile. Nel mio frigorifero non manca mai... Un’ottima bottiglia di spumante. Se fossi un animale sarei... Una fenice.

Eleonora Gelmo

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STORIA DI COPERTINA

L’APPROFONDIMENTO

Un anno difficile, da lasciarci dietro le spalle Nel 2020 la pandemia ha fortemente condizionato le nostre vite. Con l’aiuto del giornalista Maurizio Ferrandi ripercorriamo un anno complicato che ha provocato ansia e dolore, mettendo in discussione alcuni aspetti del nostro vivere comune che fino a ieri ci erano sembrati scontati. // Di Luca Sticcotti Anche in quest’anno molto particolare abbiamo pensato di mantenere il nostro tradizionale appuntamento volto a ripercorrere la cronaca degli ultimi 12 mesi assieme a un collega giornalista. Per l’occasione abbiamo ospite l’ex caporedattore della redazione italiana e ladina di Rai Alto Adige Maurizio Ferrandi, un volto noto anche della ricerca storica altoatesina. Con lui abbiamo cercato di sintetizzare i momenti salienti di un anno 2020 per forza di cose fagocitato dall’emergenza legata alla pandemia del Coronavirus.

Nell’anno appena trascorso e salutato in sordina non c’è stato infatti nemmeno un aspetto del vivere comune a risultare in qualche modo immune rispetto alle restrizioni alle quali non ci siano ancora abituati e che speriamo di poter finalmente superare nel corso del 2021.

L’INTERVISTA Partiamo dall politica locale: come ha affrontato la pandemia? Anche qui come in tutto il mondo la politica è stata presa assolutamente in contropiede. A livello locale il tratto caratterizzante è stato cercare a tutti i costi di ge-

tentativo serio di riorganizzare un settore sanitario che qui come altrove ha dimostrato di essere assolutamente carente e bisognoso di una profonda riforma.

Maurizio Ferrandi

stire la vicenda in maniera autonoma rispetto al livello nazionale. Il tentativo in alcuni casi è riuscito, in altri ha mostrato delle incertezze e dei momenti di arretramento. Basti pensare a ottobre quando qui si voleva tenere tutto aperto ma poi nel giro di pochi giorni si è stati costretti a chiudere a causa della forza dei dati. In ogni caso la politica locale in termini di lotta alla pandemia non ha fatto né meglio né peggio che altrove. Ma in parallelo manca ancora un

E la sanità altoatesina come ha reagito? Che la sanità altoatesina non attraversasse una stagione felice lo si sapeva già prima del Covid. Recentemente sono state anche rese note delle statistiche che sui livelli essenziali di assistenza ci collocano addirittura agli ultimi posti a livello nazionale. La politica perseguita negli ultimi anni si può ancora adattare a una situazione come quella che stiamo vivendo e soprattutto a quello che dovremo avere in futuro. È evidente a tutti la contraddizione che esiste oggi tra la politica dei sette ospedali da difendere a tutti i costi e una medicina del territorio che invece appare carente, così come


STORIA DI COPERTINA

La città di Bolzano vive da sempre di commercio. La crisi è iniziata prima della pandemia e dipende molto dagli alti prezzi degli affitti. l’assistenza domiciliare. Ora siamo presi dall’emergenza, ma sarebbe davvero l’occasione buona per una revisione del “modello sanitario”, visto che probabilmente arriveranno dei fondi suppletivi. Non limitandoci alla questione della lingua dei medici, che pure è un problema serio. Stiamo vivendo in tutto il mondo un’emergenza che speriamo prima o poi si normalizzi, ma è chiaro per tutti che questa non sarà l’ultima. La pandemia ha avuto un impatto tale da mettere in crisi diversi settori dell’economia altoatesina, seminando anche inquietudine a livello sociale. Per non parlare delle attività culturali e associative, praticamente azzerate. Tutto sommato la provincia di

Bolzano finora ha reagito abbastanza bene all’emergenza. A essere colpito in particolare è stato il settore del turismo. Ma anche il commercio e il terziario hanno avuto importanti conseguenze. A medio e lungo termine ci saranno degli strascichi abbastanza pesanti, ma l’errore più grosso ora sarebbe quello di pensare che fra un anno tutto tornerà come prima. Credo che occorrerà capire che ci sono anche dei modelli di sviluppo rispetto all’espansione a tutti i costi che è stata perseguita in passato, soprattutto nel turismo. Abbiamo infatti avuto un boom spaventoso negli ultimi anni, con una serie di conseguenze. L’Alto Adige ha delle grandi possibilità anche in questa prospettiva, lo ha dimostrato la scorsa estate in cui l’offerta turistica altoatesina rimodulata è risultata molto competitiva. Possiamo essere fiduciosi, ma – lo ripeto – pensare che tutto possa tornare come prima sarebbe un errore. Cercando di allargare il discorso, uscendo dal tema Covid, dobbiamo anche ricordare che il 2020 ha portato al rinnovo delle amministrazioni comunali in Alto Adige. Quali sono state le principali novità? A Bolzano possiamo dire che ci si attendeva lo sfondamento del centrodestra, ma che questo non c’è stato. Il centrodestra ha ottenuto un buon numero di voti, la Lega ha fatto man bassa come era

MAURIZIO FERRANDI Bolzanino di nascita, Maurizio Ferrandi ha coniugato, sin dai tempi degli studi universitari, la passione per il giornalismo con quella per la storia altoatesina del ‘900. Si è laureato con una tesi sugli accordi Hitler-Mussolini del 1939 e le Opzioni di cittadinanza. Mentre lavorava presso le redazioni del quotidiano “l’Adige”, di “TVA Televisione delle Alpi” e del quotidiano “Alto Adige”, ha scritto un libro sulla storia della Fiera di Bolzano e la biografia di Ettore Tolomei (L’uomo che inventò l’Alto Adige, Publilux, Trento 1986). Per venticinque anni ha lavorato presso la RAI di Bolzano, realizzando tra l’altro di-

versi programmi a carattere storico sul la chiusura del “Pacchetto” e sull’“Accordo Degasperi Gruber”. Ha lasciato nel 2013 l‘incarico di caporedattore responsabile delle redazioni italiana e ladina, per dedicarsi completamente alla ricerca storica. Da allora ha pubblicato due volumi dedicati alle cronache parlamentari della questione altoatesina e ha curato un’antologia di scritti sull’Alto Adige terra di frontiera. Tutti questi volumi sono stati pubblicati dall’editrice Alpha Beta, compresa la riedizione aggiornata della biografia di Tolomei uscita nello scorso autunno.

prevedibile e c’è stata la crescita di Fratelli d’Italia, ma questo non è bastato per far vincere Zanin, un personaggio che era stato scelto proprio per allargare il perimetro del consenso verso il centro moderato. Caramaschi partiva evidentemente avvantaggiato dal fatto di aver governato con un discreto consenso negli anni precedenti, facendo diverse cose e dando un’impressione di capacità ed efficienza. Va ricordato però che Caramaschi in realtà partiva svantaggiato a causa dell’esito del referendum sul tram. Al centrodestra

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sono mai vista così tante vetrine buie, ma non va dimenticato che i prezzi degli affitti dei locali sono sempre rimasti altissimi, anche in questo periodo. E va osservato che in città ci sono negozi chiusi da decenni, perché i proprietari preferiscono non affittare, piuttosto che guadagnare di meno. Lo fanno perché se lo possono permettere. Indubbiamente. Ma facciamo i conti con una forte contraddizione: si parla di espansione nell’areale quando di fatto la città si

Renzo Caramaschi

è mancata la capacità di andare oltre, recuperando un elettorato che non fosse quello tradizionale della destra. Poi c’è stata la scelta della SVP che ha preferito puntare su Caramaschi, anche sulla base della presenza nel centrodestra di una forza come Fratelli d’Italia che la Stella Alpina a torto o a ragione continua ad identificare c come l’erede della politica antiautonomista dell’MSI e di AN. Abbiamo chiuso l’anno senza il mercatino di Natale. Una fine d’anno quasi surreale… La città di Bolzano vive di commercio, da sempre. Non dobbiamo dimenticarci che l’edificio più bello della città si chiama proprio Palazzo Mercantile. Per anni si sono osteggiati i centri commerciali, alla fine la città si è arresa, ma ora a mettere in crisi i negozi è il commercio online, cresciuto in maniera vertiginosa durante la pandemia. A Bolzano non si

sta svuotando dal suo interno. Sembra che Caramaschi ora voglia intervenire per cercare di calmierare gli affitti. Mi sembra giusto: i proprietari degli immobili ora dovrebbero essere indotti ad abbassare i loro canoni, sulla base di una specifica politica fiscale. Altrimenti non ci sarà fine allo svuotamento di negozi e uffici. Il problema è soprattutto legato al comportamento di alcuni grandi proprietari, che detengono mezza città ma preferiscono non affittare. Non so cosa aspettino: con la realizzazione di Benko e areale quel poco di richiesta che c’è verrà in pratica assorbita tutta lì. E allora? Anche la Provincia ha la sua responsabilità, avendo deciso di concentrare tutti i suoi uffici nel centro storico. La città sarebbe senz’altro molto più vivibile se gli uffici pubblici fossero distribuiti in periferia. Eviteremmo tra l’altro due terzi del problema del pendolarismo.


CENTRO – PIANI – RENCIO

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IL RITROVAMENTO

La tomba a Bolzano del grande scacchista Tra i nomi che danno lustro alla città di Bolzano da qualche anno c’è anche quello di Daniel Harrwitz. Nato nella prussiana Breslau, l’odierna Wrocław in Polonia, Harrwitz è stato uno dei più famosi scacchisti dell’ottocento. Tra il 1848 e il 1862, Harrwitz è al culmine della sua carriera e fa degli scacchi la sua via di sostentamento, chiedendo somme in denaro per giocare: sfidarlo, infatti, era motivo di orgoglio e stuzzicava la voglia degli appassionati. In molte sfide concedeva dei vantaggi agli avversari o giocava alla cieca, ovvero senza vedere la scacchiera e i pezzi, e tutto questo simultaneamente contro più giocatori. In questo periodo vive tra Berlino, Londra e Parigi, dal 1853 al 1854 pubblica un giornale sugli scacchi, la “British Chess Review” e nel 1862 scrive un libro dal titolo “Lehrbuch des Schachspiels”. È il 2009 quando lo storico degli scacchi Luca D’Ambrosio scopre nel cimitero ebraico di Bolzano la tomba del maestro Daniel Harrwitz, morto proprio nel capoluogo altoatesino nel 1884. Scoprendo la tomba, il suo ultimo domicilio in città (”Zollstange 173”, individuabile nell’ex Gasthof Rosengarten di via De Lai 2) e altre importanti tracce, D’Ambrosio ha ridefinito la biografia del grande scacchista, suscitando grande interesse a riguardo in tutto il mondo scacchistico. Ma come si incappa in una storia così? D’Ambrosio: “Gioco nel circolo Arciscacchi ormai da quasi 40 anni, ma da circa 15 ho cominciato ad appas-

Recentemente il mondo degli scacchi è tornato in primo piano, grazie a una serie tv che ha avuto un grande successo in tutto il mondo. Quale migliore occasione allora per segnalare la scoperta a Bolzano della tomba di un grande scacchista tedesco dell’800? Daniel Harrwitz

sionarmi agli aspetti storici della disciplina. Per più di otto anni mi sono concentrato a ricostruire la storia dei tornei internazionali di Merano svoltisi negli anni ‘20 del secolo scorso, sfociata nel libro “Die internationalen Schachturniere zu Meran 1924 und 1926” (500 pagine, Edizioni Arci Scacchi Bolzano, 2014) Nel corso di quegli anni un amico del circolo mi chiese se sapessi che a Bolzano era nato un importante scacchista, tale Daniel Harrwitz. Proprio non mi risultava, ma, incuriosito sono andato a cercare questo dato e ho scoperto che su un libro

La tomba di Harrwitz nel cimitero ebraico di Bolzano

c’era una informazione errata, mentre su altri compariva l’informazione giusta: Harrwitz non è nato, ma è morto (!) a Bolzano nel 1884. Per anni accantonai il pensiero, ma successivamente, influenzato dal filone di studi fatti sugli scacchisti del XIX secolo, mi sono messo a ricercare.” “Mi ci sono voluti mesi per trovare una traccia: Harrwitz era morto di una malattia polmonare e questo mi aveva un po’ depistato, perché lo cercavo a Gries in luoghi di cura per malati di tubercolosi. Ma non ho trovato nulla. Grazie a Pater Placidus, l’archivista dell’Abbazia di Muri

Gries, sono quindi approdato all’archivio parrocchiale di Maria Himmelfahrt a Bolzano, praticamente l’archivio del Duomo, dove nel libro dei morti ho trovato un riferimento che è stato molto sorprendente, in quanto la data di morte non combacia con quella che compare in tutti i libri, essendo collocata una settimana prima. Ma soprattutto l’anno di nascita differisce di due anni... A questo punto non mi restava che cercare la tomba. Finalmente nel 2009 ho trovato la colonna che reca inciso il nome di Daniel Harrwitz e soprattutto le date di nascita e morte, completamente diverse da quelle indicate nei libri, ma ora assolutamente certe. Quella di morte ha trovato ulteriore conferma da un giornale dell’epoca di Bolzano e invece la data di nascita è coincidente con quella indicata nel libro dei morti della parrocchia.” Ma che tipo era Daniel Harrwitz? “I maligni dicono che avesse un carattere ruvido e decisamente poco signorile nella sconfitta, ma bisogna ricordarsi che lui giocava per il pane ed è ovvio che vedesse nella scacchiera più di un semplice gioco, essendo uno dei pochi professionisti del suo tempo. Pensi che questo tratto caratteriale è stato sfruttato dallo scrittore goriziano Paolo Maurensig, famoso per il bestseller ‘La variante di Lüneburg’, che nel 2012 si è fatto ispirare dalla scoperta per il suo romanzo breve ‘L’ultima traversa’ in cui Harrwitz è uno dei protagonisti.”

Till Antonio Mola

L’edificio in cui Harwitz visse a Bolzano fino alla morte nel 1884


CENTRO – PIANI – RENCIO

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MONUMENTI DA RISCOPRIRE

La targa dedicata... agli automobilisti “Se nessuno avrà mai il coraggio di dichiararsi contrario alle idee del nazismo, non cambierà nulla!” È un pensiero di Josef Mayr-Nusser, che si trova sulla targa bilingue, apposta il 24 febbraio 2010, a 65 anni dalla sua morte, all’ingresso del parcheggio di Piazza Verdi. La targa potrebbe considerarsi anche una sensibilizzazione nei confronti delle migliaia di automobilisti che utilizzano tale parcheggio. Josef Mayr-Nusser, nato ai Piani di Bolzano il 27 dicembre 1910, membro dell’Azione Cattolica di Bolzano e dell’Andreas-Hofer-Bund, il gruppo sudtirolese di resistenza al fascismo e al nazionalsocialismo, la contra-

rietà al nazismo la dimostrò il 4 ottobre 1944 a Konitz, rifiutando, per motivi di coscienza, di giurare alle SS; fu processato e condannato a morte. Avviato su un treno merci verso il campo di sterminio di Dachau, morì durante il viaggio il 24 febbraio 1945 a Erlangen. Josef MayrNusser, al quale è intitolata la via accanto al parcheggio, viene ricordato anche dalla targa apposta il 24 febbraio 2015, a 70 anni dalla morte, all’ingresso della casa natale, nonché, dal 17 marzo 2017, da uno degli alberi della Collina dei Saggi in zona Firmian. Si spera che gli utenti del parcheggio trovino il tempo per un breve silenzioso omaggio

a chi diede la vita per non tradire la propria coscienza. Il martire, è vero, morì per aver rifiutato un certo giuramento. Ma, pensando

L’inaugurazione della targa, avvenuta nel 2010

ai rischi che corrono tante persone in merito a un certo uso dell’automobile, forse lo stesso Mayr-Nusser, cittadino onorario di Bolzano dal 2010, non sarebbe contrario ad altro tipo di giuramento, anzi invita a farlo. Quale giuramento si dovrebbe fare e a chi? Ce ne sono molte, nel mondo, di automobili, se ne contano un miliardo e duecento milioni; saranno due miliardi nel 2035 (siamo su buona o cattiva strada?). Si tratta del giuramento a se stessi, da parte di coloro che guidano un automezzo, di essere prudenti, nel rispetto della vita, quella propria e quella altrui.

Leone Sticcotti


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DON BOSCO - FIRMIAN

IL PROGETTO

Il rendering del progetto

Via Bari: in arrivo la scuola “del futuro” Heidi Niederkofler, com’è nato il progetto della scuola di Via Bari? Quando alle Pestalozzi hanno cominciato a mancare le aule perché la popolazione scolastica stava crescendo, l’intendenza italiana ci ha proposto di inserire una sezione di lingua tedesca nell’edificio della scuola Langer nel rione Firmian. La scuola Langer era già stato costruita, ma abbiamo cercato di fare in modo che non si trattasse solo di “buon vicinato” tra la sezione italiana e quella tedesca. La scuola dunque è stata impostata sulla base di un’idea di collaborazione e cooperazione. Non è stato semplice, i concetti erano diversi così come gli orari. Ma sono state fatte tante cose insieme, impossibili in altre scuole. Ci sono stati ad esempio collegi docenti e corsi di aggiornamento comuni due volte all’anno. In realtà come diceva lei alle Langer c’erano diversi limiti, infatti a un certo punto si sono dovuti impegnare anche i genitori, per cercare di promuovere reali momenti comuni di condivisione tra i ragazzi, specie nelle attività ludiche. Ci sono voluti anni perché all’inizio c’era una sorta di corazza, ma abbiamo comunque avuto diverse sane contaminazioni. Poi però si è cominciato a parlare di un possibile progetto in via Bari. Lì c’era una matassa burocratica da sbrogliare… Sì, tra Ipes e Comune. Il terreno era dell’Ipes ma era indicato come “area scolastica”. L’Ipes dunque non poteva costruirvi e finché il Comune non acquisiva il terreno non era possibile nemmeno l’edificazione della scuola. Quando la situazione si è risolta i due intendenti e l’allora assessore alla scuola mi hanno chiesto di vedere cosa si poteva fare. L’idea di fondo era quella di trasferire in via Bari i bambini tedeschi della Langer. Io li ho sconsigliati in merito: le nuove linee guida dell’edilizia scolastica dicono infatti oggi che là dove c’è una popolazione con diverse lingue

Nel quartiere Don Bosco nel giro di qualche anno sorgerà una scuola che si candida per divenire un luogo di vera avanguardia per tutto l’Alto Adige. In un edificio modernissimo troveranno spazio due sezioni di elementari e medie rispettivamente di lingua italiana e tedesca, che per la prima volta avranno davvero la possibilità di entrare in relazione. Ne abbiamo parlato con l’ex dirigente del Schulsprengel Bozen Europa Heidi NIederkofler, che è stata una delle principali promotrici del progetto. non si fa più una scuola per i tedeschi e una per gli italiani, ma si fa invece una scuola unica per la popolazione. Si tratta di un bel cambiamento, non c’è che dire. Sì. Ai promotori ho detto che se avessimo fatto di nuovo scuole divise per lingua, sarebbe anche andata a cadere l’esperienza maturata alla Langer. E inoltre spostando bambini dalle Langer a via Bari ci sarebbe stata anche troppa distanza per alcuni di loro dalla loro abitazione. Ho quindi proposto una scuola per la popolazione del rione con otto classi di lingua tedesca e otto di lingua italiana, dalla prima elementare alla terza media. Ho anche suggerito che il progetto venisse impostato sulla base del concetto dei “tre incontri”. Innanzitutto “tra le generazioni”, con protagonisti ragazzi e bambini, in un contesto architettonicamente predisposto. La seconda categoria di incontro era ovviamente quella delle lingue, considerando non solo italiani e tedeschi ma anche stranieri. Il terzo livello era quello, moderno, dell’incontro tra scuola e natura. Per incontro tra generazioni si inten-

dono anche gli insegnanti? Sì, ma nel senso del far incontrare e lavorare insieme insegnanti delle elementari e delle medie, soprattutto nel momento del passaggio tra la quinta elementare e la prima media. L’idea in ogni caso era quella che ogni classe avesse una sua partner naturale, potendo lavorare (grazie all’architettura ad hoc) anche attraverso “gruppi aperti”. Ad esempio in diverse materie come inglese, scienze, musica, ecc. Si tratta di un concetto di scuola molto diverso rispetto a quello a cui siamo abituati… Sì, e in cui non esiste un corridoio con le porte che vi si affacciano, ma piuttosto atrii con intorno le classi messe in comunicazione visivamente attraverso delle vetrate. Il progetto è stato approvato all’unanimità dalle tre intendenze, il Comune e la Provincia. Per quanto riguarda la contaminazione tra uomo e natura cosa ci può dire? Tanto verde nella scuola e possibilità di lavorare fino al fiume. La scuola poi è vicina al Parco Semirurali che ha anche una valenza storica, oltre che naturalistica. A fianco ci sono anche

gli orti delle donne Nissà, molto significativi. Su questa scia dunque è stato lanciato un bando di concorso per gli architetti. 36 di loro hanno inoltrato un progetto e in due giornate piene abbiamo scelto il migliore. La decisione è stata presa all’unanimità due anni fa. Il bando è stato vinto da un progetto presentato da due architetti di Padova. Nel progetto la mensa è all’ultimo piano e sul tetto ci sono sia orti che spazi ricreativi, separati tra elementari e medie. Siamo stati anche criticati: ci hanno detto che sembra un Hotel Riz. E noi abbiamo detto che questa era propria la nostra intenzione: offrire una cosa davvero preziosa ai ragazzi e al quartiere Don Bosco. Sono progetti che traggono ispirazione da esperienze all’estero? Sì, soprattutto in Olanda. La scuola quando verrà costruita? I lavori dovevano iniziare nel 2021, ma per via del Covid e dei finanziamenti necessari i tempi saranno un po’ più lunghi. Ma sono già in corso di realizzazione i sondaggi geologici nel terreno.

Luca Sticcotti


LE PIETRE DI BOLZANO Flavio Schimenti architetto

MEMORIE URBANISTICHE

L’edificazione del primo “grattacielo” della città di Bolzano Il 18 maggio 1949 il consiglio comunale di Bolzano decide che, dopo le devastazioni della Seconda guerra mondiale e dopo le forzature del regime fascista, c’è bisogno di ripensare e di riqualificare lo spazio urbano. Il primo atto sarà quello di tracciare un nuovo asse viario che colleghi piazza Walther con piazza Verdi e via Marconi. La nuova strada verrà chiamata via Alto Adige, come atto di convivenza pacifica dei tre gruppi etnici presenti nel nostro territorio. In diverse fasi troveranno in essa posto la Stazione delle Autocorriere, l’autorimessa, l’Hotel Alpi e altri edifici di prestigio progettati da Armando Ronca. Ma la vera rivoluzione urbana avverrà proprio nel cuore del centro storico. Nella primavera del 1950 viene demolita la dépendance degli Hotel Posta ed Europa in piazza Sernesi, oggi piazza Università. Al suo posto sorgerà il primo vero e proprio “grattacielo” di Bolza-

no, progettato dall’architetto Luis Plattner, che formatosi a Monaco da quella città riporterà le influenze del razionalismo tedesco. L’ edificio risentirà comunque delle indicazioni dettate da Le Corbusier e da altri ar-

LA SCOMPARSA

Il ricordo di Luisa BOLZANO Carissima Luisa, vogliamo ricordarti quando lavoravamo insieme alla scuola dell’infanzia Casa dei bambini “Maria Montessori” di Via Parma. Quando arrivavi in sella al tuo “Mirage” e cantavi il tuo buongiorno al vicinato intero. Le nostre risate, gli scherzi, l’amore per tutti quei pargoletti amati così tanto da tutte noi. La tua solarità, la tua gioia resterà sempre nei nostri cuori. Te ne sei andata in silenzio ma noi vogliamo gridare a tutti quanto sei stata importante per noi, per moltissimi bambini e per la tua famiglia. Questa malattia non ci ha permesso un abbraccio, un saluto, un bacio.

chitetti e urbanisti sul modello della “città verticale” ipotizzata, e in parte realizzata Oltreoceano, nel corso del XX secolo. Il corpo dell’edificio principale si innalza per oltre dodici piani, e dopo secoli stravolgerà lo skilinie della città. Fino a quella data infatti, il manufatto architettonico più alto, che lambiva i cieli di Bolzano, era la torre campanaria del Duomo. Al grattacielo vengono affiancati due corpi di edifici, dove al piano terra, troveranno posto prestigiosi

negozi di moda e quant’altro. Il complesso edilizio chiamato Belvedere ha una visuale privilegiata sulla città e il suo grande attico ne fa il giusto compendio. Il gusto architettonico è tutto degli anni ‘50, ma anche le rifiniture e gli elementi di arredo ci risultano oggi, di sapore del tutto “vintage”. L’archetipo del nuovo che condurrà Bolzano verso la modernità. Ben presto tale manufatto diventerà un prototipo edilizio per tutta la nuova architettura urbana. In via Marconi Ronca, nel 1953, riproporrà un complesso edilizio analogo. A questo ne seguiranno altri, come il grattacielo di via Sassari, realizzato sempre da Armando Ronca nel 1956 per l’Istituto delle Case popolari. Una visione della città cambiata per sempre, privilegiando lo sviluppo della cubatura in verticale per lasciare maggiori spazi pubblici verdi e la possibilità di una maggiore abitabilità sociale e più umana.

RIPARTI CON Il quindicinale che ti informa

Il tuo ricordo rimarrà per sempre nei nostri cuori. Ciao carissima Luisa. Annamaria Siviero, Paola Gaddi e Patrizia Barella.

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EUROPA – NOVACELLA

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LINUX USER GROUP BOLZANO

Shoolswap: computer gratis per la DAD Da alcuni anni Linux User Group Bolzano (LUGBZ) promuove la conoscenza e la diffusione del software libero e dell’open source attraverso azioni come lo “Sportello Open & Linux Schalter” (www.lugbz.org), un servizio di consulenza e supporto tecnologico, un tempo indirizzato a chi voleva installare linux sul proprio computer, ma che da tempo amplia i suoi obiettivi rivolgendosi anche a quella parte di cittadinanza, in difficoltà con le tecnologie come ad esempio le persone anziane. La pandemia di marzo 2020 – com’è ovvio – ha di fatto bloccato questa attività. Ma la decisione delle scuole di continuare l’attività scolastica attraverso la DAD ha suggerito ai volontari di LUGBZ di continuare la loro assistenza nello specifico verso famiglie in difficoltà, fornendo “in comodato d’uso gratuito” computer ricondizionati e installati con il sistema Fuss, per soddisfare la notevole e improvvisa richiesta di device e permettere così ai ragazzi di seguire le lezioni online. È nata quindi una collaborazione con ADA Associazione per i diritti degli anziani (ADABOLZANO su Facebook). Come ha funzionato? Molto semplicemente volontari di ADA andavano a prendere i pc dai donatori, li portavano alle case degli installatori (soci

STORIE DAL MULTIVERSO

LUGBZ), veniva installato sul computer Fuss10 e una volta pronto, ADA lo trasferiva alle famiglie. In questo modo sono state raggiunte famiglie anche nel resto del territorio provinciale, grazie alla disponibilità dei soci delle due associazioni. Schoolswap Nell’estate sempre in collaborazione con ADA i volontari di LUGbz hanno quindi pensato di strutturare e consolidare questa iniziativa, denominandola SCHOOLSWAP. Per fare questo hanno creato un piccolo laboratorio tecnico presso ADA, per la gestione e reinstallazione dei computer donati da aziende e privati. È stata anche predisposta una pagina web (www.lugbz.org/schoolswap-it) per le richieste e le donazioni. È stato inoltre aggiunto al software Fuss10 già in uso presso le scuole in lingua italiana una versione tedesca, mentre sono stati installati tutti i software più comuni utilizzati per le video conferenze. Sono state poi valutate le quasi 800 richieste ricevute, creando una graduatoria di priorità in base alle necessità delle famiglie più svantaggiate, coordinato il lavoro con i singoli installatori che lavorano in particolare anche da Bressanone e Merano.

La situazione attuale I volontari di LUGBZ hanno ricevuto circa 200 computer da donatori pubblici e privati, che hanno dato la possibilità di fornire alle famiglie in questo anno quasi 100 computer. L’unico rammarico è consistito nel fatto che, non avendo fondi, LUGBZ ha dovuto di fatto “consigliare” alle famiglie l’acquisto di una specifica webcam, appositamente testata e del costo di circa 15 euro, per completare la dotazione dei computer. Sviluppi futuri I volontari di LUGBZ si propongono di continuare l’azione per le scuole, ottenendo da privati o da enti pubblici nuovi fondi per completare le dotazioni dei computer e per gestire il laboratorio creato in ADA, riprendendo appena possibile la con-

sulenza tecnologica avviata con lo “Sportello Open & Linux Schalter” ed estendendolo alla consulenza agli anziani da svolgere non solo presso il centro civico Europa-Novacella come avveniva pre-covid, ma anche presso ADA. Lo scopo finale Il progetto vuole far comprendere le potenzialità del software libero e dell’open source nell’ambito sociale e pubblico, mettendo la comunità in grado di usufruire di servizi senza costi ulteriori, legati a licenze o brevetti. In tal modo si intendono promuovere buone pratiche dove l’impiego di software libero permetta di diminuire il “digital divide” delle persone anziane o di categorie svantaggiate come famiglie in difficoltà o dei migranti.

LA SATIRA

Roberto Tubaro

Esistono infiniti universi paralleli dove gli eventi passati non sono proprio uguali a come ce li ricordiamo. “Inspiration, creativity e tre bottles di Lagrein Riserva hanno fornito il contesto per il project ‘Assalto Campidoglio’ ”, ha dichiarato Jürgen Wirth Underlan, 49 anni, italo-americano di origini tirolesi, uno dei volti della protesta del 6 gennaio. “C’è chi resta sul sofà adattandosi al sistema marcio, col portafogli full e una nice moglie, mentre serve gente che vada avanti e faccia the road. Cento anni che ci trattano come una bitch a buon prezzo. A noi non va bene: noi valiamo più money!”


SENZA CONFINI Paolo Bill Valente scrittore, giornalista (e altro ancora)

PANDEMIA

Vaccino: strumento necessario a proteggere se stessi e gli altri Una delle cose più difficili da capire, in questo inizio del 2021, è come mai una percentuale non bassa di persone non stia aderendo alla campagna vaccinale a protezione dal coronavirus. Si fa fatica a comprendere dopo un anno tragico per i disagi, le sofferenze, la morte, causati dal contagio che tiene in scacco il mondo intero. Il vaccino è l’unico strumento per contrastare e fermare il Covid-19, a meno che non si pensi che il morbo se ne andrà così come è arrivato o che non si voglia continuare a passare da un lockdown all’altro, sacrificando la vita sociale, le relazioni, il buon lavoro e l’economia. Nessuno, al momento, intende togliere alle persone la libertà di vac-

in campo, tra gli altri, il presidente Mattarella (“Dal vaccino segnali di speranza”) e papa Francesco (“È un’opzione etica, perché tu ti giochi la salute, la vita, ma ti giochi anche la vita di altri”).

cinarsi, anche se è inconcepibile che chi opera a contatto con persone che potrebbero ammalarsi e morire non sia tenuto a darsi questa forma di protezione. È stato detto giustamente che “comunicare i vaccini è una sfida ardua, che va a impattare sulla sfera emotiva del-

le persone, sulle loro paure”. Ciò però non vale certo per gli addetti ai lavori. Il vaccino serve soprattutto per tutelare le fasce deboli della società e coloro che, per motivi medici, il vaccino non possono farlo davvero. Ma questo non sembra ovvio, tanto che sono dovuti scendere

Il rifiuto del vaccino è anche, almeno in parte, espressione di quell’individualismo esasperato che è, a sua volta, un virus difficile da sradicare. È l’atteggiamento che induce a pensare di poter vivere come se gli altri non ci fossero. Al contrario le nostre scelte hanno sempre una ricaduta sugli altri. Come il vaccino: posso farlo per proteggere me stesso, ma anche pensando di proteggere gli altri. In tal caso ho capito di avere una responsabilità in più (che non vuol dire meno libertà).

ANZIANI ATTIVI

In via Roma ecco 30 nuovi orti urbani Recentemente sono stati ultimati i lavori di realizzazione di 30 nuovi appezzamenti ubicati in prossimità del sottopasso di attraversamento della linea ferroviaria del Brennero. Si tratta di un’area di circa 1.000 mq di proprietà comunale che rientra nel “Piano degli Orti urbani” approvato con decisione di Giunta nel 2017. Gli orti – destinati agli anziani – misurano 25 m2 ciascuno e sono dotati di un proprio punto d’acqua. Gli appezzamenti sono stati divisi da una recinzione in legno e a completamento dell’opera sono state posate una recinzione metallica lungo il confine con la proprietà delle ferrovie e un’ulteriore recinzione rinforzata sopra il muro perimetrale di contenimento lungo via Roma. L’area è stata attrezzata con casette prefabbricate in legno per il deposito attrezzi, spogliatoio e una zona di ristoro con tavoli, panchine e pergolati per l’ombreggiamento.

I lavori iniziati lo scorso luglio sono terminati in dicembre per una spesa complessiva di 143.000 euro. Il Comune di Bolzano mette a disposizione degli anziani (età minima 60 anni, residenti, in pensione) che ne facciano richiesta e che abbiano i requisiti, piccoli appezzamenti di terreno a uso orto. Il 3% di questi terreni è destinato, indipendentemente dall’età, a persone disabili. Gli orti disponibili sono situati: in via Sarentino, località “Prato Volpe”; in via Trento, argine sinistro fiume Isarco; a sud di ponte Loreto lungo la ciclabile; tra viale Druso e via S. Maurizio; in via Maso della Pieve (dietro il supermercato Lidl); in via Nicolo’ Rasmo/Casanova; in via Visitazione (tratto tra via-

I nuovi orti

le Europa e via del Ronco); in via Gutenberg (dietro il distributore di benzina); in via Lungo Isarco Destro; in via Castel Weinegg; in via Milano; in piazza Montessori (Firmian) e ora anche in via Roma. Per la richiesta di assegnazione gli interessati devono presentare

domanda entro e non oltre il 31 dicembre di ogni anno. L’assegnazione ha durata annuale. La concessione ha una durata massima di 9 anni. Ad oggi vi sono ancora alcune disponibilità, fanno sapere in Comune.


SUCCEDE IN CITTÀ

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TRADING ONLINE

Attenti al “presunto” recupero crediti Dopo il danno la beffa. Recentemente sono pervenute segnalazioni di vittime incappate nel trading online “farlocco” che vengono ricontattate da presunte aziende di recupero credito. Ecco alcuni casi emblematici che sono accaduti a due consumatori, residenti in Regione, così come vengono riferiti dalla dottoressa Rebecca Berto del Centro Europeo Consumatori. persa dal consumatore. Tuttavia, l’ente che figurava come ordinante della somma da bonificare era un’azienda di trading online (e non l’apparente recupero credito) nei confronti della quale un’Autorità di Vigilanza finanziaria aveva emesso un avviso ai risparmiatori che si trattava di un’azienda non autorizzata. 2) Un’altra consumatrice era incappata in un trader online non autorizzato da nessuna Autorità di Vigilanza finanziaria europea. Dopo quasi sei mesi venne contattata da un presunto recupero credito, il quale non solo le co-

1) Un consumatore aveva versato oltre 50.000,00 euro a un presunto broker online, rivelatosi in seguito non autorizzato da nessuna Autorità di Vigilanza finanziaria europea. Dopo quasi 9 mesi egli venne contattato da un’azieda di recupero credito che avrebbe trovato il suo denaro su un conto corrente estero. Tale azienda richiedeva il pagamento di circa 5.000,00 euro al fine di pagare le tasse previste per le rendite da investimenti. Per convincere il risparmiatore, gli venne trasmessa copia di un ordine di versamento della somma

UN REGALO PER I LETTORI

Il Calendario 2021 Anche quest’anno QuiMedia ha pensato di offrire ai suoi lettori un regalo, in occasione dell’arrivo dell’anno nuovo. Si tratta del calendario realizzato in due versioni, una più piccola e una grande. Entrambe consentono di orientarsi non solo in relazione alle festività ma anche alle “uscite” del nostro giornale che – lo ricordiamo – arriva gratuitamente a casa vostra ogni due settimane per 24 numeri l’anno, con le sole “pause” d’agosto e di Natale. Il calendario con le nostre uscite è pensato anche e soprattutto per i molti di voi che spesso ci contattano per chiedere se sono ancora In caso di mancato

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Concezione

Giovedì grasso

Carnevale

Terza Avvento

San Valentino

Martedì grasso

Ferragosto

Assunzione M. V.

Festa del papà

Inizio della primavera

Quarta Avvento

municò di aver trovato le somme perse presso un conto corrente estero, ma che avrebbe anche avuto diritto a un risarcimento danni per oltre diecimila euro. Per riuscire a ottenere il capitale e l’eventuale risarcimento del danno, la risparmiatrice doveva versare oltre 15.000,00 euro fra compenso per il recupero credito e altre spese e tasse. In tal caso, il presunto recupero credito era una società clonata, ossia che utilizzava il nome di una società realmente esistente e autorizzata a proporre ai rispamiatori prodotti finanziari. Le differenze fra la società vera e quella clonata consistevano in indirizzi di sede legale diversi: anche il sito internet di riferimento presentava delle lievi differenze relativamente al dominio del sito inter-

net e nei recapiti postali. Tuttavia, l’Autorità di Vigilanza finanziaria aveva emesso un avviso ai risparmiatori evidenziando le differenze fra la società reale e autorizzata a operare e quella farlocca, che ne aveva clonato il nome. La dottoressa Berto conclude ricordando che l’Autorità di vigilanza finanziaria, ossia la Consob, aveva emesso due circolari, numero 20975 e numero 20976, con le quali segnalava che l’offerta di prodotti come Opzioni binarie e CFD è soggetta a condizioni stringenti. Per contattare il Centro Europeo Consumatori che ha sede a Bolzano in via Brennero 3, è possibile chiamare il numero di telefono 0471 980939.

Inizio dell'estate

Inizio dell'inverno

Pentecoste

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Inizio dell'autunno

Ora solare

Pentecoste

Festa della Liberazione

Vigilia di Natale

Natale

Ora Legale

Santo Stefano

Le Palme

Prima Avvento

San Silvestro

I calendari gratuiti di QuiMedia sono a disposizione presso la nostra redazione che – lo ricordiamo – si trova a Bolzano in via Alessandro Volta 10, dove ha sede anche il quotidano Alto Adige.

IN BREVE CAFFÈ DELLE LINGUE Lo scorso 11 gennaio sono ripresi gli incontri gratuiti (online del Caffè delle lingue. Al Caffè delle lingue, persone di tutte le età che amano e parlano le lingue straniere trovano un’occasione per esercitarsi attraverso una conversazione piacevole in

una lingua straniera. Le seguenti lingue sono disponibili: tedesco (2 volte/settimana), italiano, inglese (2 volte/settimana), spagnolo, francese, portoghese, ladino e il dialetto sudtirolese (entrambi ogni 15 giorni). Per info: www.caffedellelingue.it


SUCCEDE IN PROVINCIA PINETA DI LAIVES

Durante una lezione

Il crowdfunding della scuola di danza “Il nostro problema è che nelle ordinanze relative alle restrizioni le scuole di danza non vengono menzionate”, spiega Anna Mattiuzzo, raccontando la storia di Danceproject, scuola di danza che si trova a Pineta di Laives (via Vurza, 42) e che è nata dieci anni fa da un’idea di Stefania Martino, che oggi ne è la direttrice artistica. “Ci sono varie possibilità nell’avviare progetti come questo, che possono essere pensati come associazioni sportive dilettantistiche, scuole private o associazioni di promozione sociale”. Per Danceproject, i membri del direttivo hanno optato per l’ultima possibilità, dal momento che “uno degli obiettivi progettuali è impegnare i giovani ragazzi della Bassa Atesina nella danza, ma anche nel canto, nella recitazione, nella produzione delle scenografie, eccetera. In altre parole, i ragazzi vengono coin-

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volti attivamente in ogni aspetto della creazione di un musical.” L’associazione è composta dal presidente, David Nardin, dalla direttrice artistica, Stefania Martino, dagli insegnanti Anna Mattiuzzo, Patrik Marini e Alice Frattari, e da Giulia Nardin. I partecipanti coprono diverse fasce d’età, dai bambini di tre anni a ragazzi di più di vent’anni, e le attività si sviluppano a partire da temi che possano interessare ai corsisti anche al di fuori delle mura dell’associazione. “Abbiamo creato degli spettacoli lavorando su libri come ‘Il coraggio di Kibo’, ampliando la riflessione alla paura in generale, o la biografia di Edith Piaf”, racconta Anna Mattiuzzo. Quando è iniziata l’emergenza sanitaria, alla Danceproject stavano lavorando a una rappresentazione di “Alice nel paese delle meraviglie”. “All’inizio abbiamo affrontato la si-

tuazione con tranquillità, con quello spirito che ci ha portati a cantare dai balconi. Ma poi le cose si sono complicate. Abbiamo preso tutte le misure necessarie affinché le ragazze e i ragazzi potessero venire qui in totale sicurezza: abbiamo chiesto loro di presentarsi già cambiati, di lasciare le scarpe fuori, abbiamo fatto rispettare le distanze di sicurezza e indossare sempre le mascherine e disinfettato tutto. Inoltre, abbiamo dovuto ridurre il numero di persone che potevano presentarsi: da 20 siamo passati a 8”. Questo, però, non è bastato, e le ultime restrizioni hanno imposto alla Danceproject di trasferire le attività online, dal momento che non possono essere configurate come “attività sportiva”. “Abbiamo perso iscrizioni, ma non solo. Molti bambini ci chiedono come mai non possono venire qui come prima se

possono trascorrere un pomeriggio al centro commerciale. Come spiegare loro che, dal momento che non produciamo utile immediato ma ci occupiamo di educazione e formazione, siamo ritenuti inutili?” Non poter proseguire con i corsi ha avuto un duro impatto sull’associazione. “Per riuscire a pagare l’affitto, abbiamo dovuto sospendere i nostri stipendi. Alcuni di noi hanno anche altri lavori, e sono riusciti ad affrontare meglio la cosa, ma per qualcuno questo lavoro è l’unica fonte di sostentamento. Come se non bastasse, dopo i primi mesi ci siamo trovati in difficoltà con l’affitto”. Così, le ragazze e i ragazzi di Danceproject hanno deciso di avviare una raccolta fondi online, a cui è possibile contribuire entro il 27 gennaio. “La raccolta fondi ci sta permettendo di pagare l’affitto della sala, ma non gli stipendi”, conclude Anna Mattiuzzo. La raccolta fondi si chiama “Danceproject – Salviamo la nostra casa” e la si può trovare su eppela.com. Questo crowdfunding, tuttavia, non è l’unica soluzione che il direttivo ha tentato. “Siamo riusciti a coinvolgere, per la prima volta, tutte le scuole di danza dell’Alto Adige, e abbiamo scritto una lettera a Kompatscher per esporre il nostro punto di vista e chiedere una soluzione. Speriamo di riuscire a trovarla. Non provo nemmeno rabbia, ma solo, dopo tanti anni di impegno e sacrifici, profonda tristezza.”

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SUCCEDE IN PROVINCIA

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LA POLEMICA

La marcia degli Schützen si inciampa sul rap Sorprendendo molti nei giorni scorsi il comandante degli Schützen sudtirolesi Jürgen Wirth Anderlan ha pubblicato su youtube un videoclip in stile rap che ha suscitato moltissime reazioni. Nel giro di poco il Kommandant è stato costretto alle dimissioni e il video è stato ritirato. Ma noi giornalisti QuiMedia abbiamo pensato di prendere posizione in merito, con un commento a sei mani che vi proponiamo.

L’ex comandante degli Schützen in un momento del videoclip

Con la realizzazione del brano Mamma Tirol il comandante Anderlan con ogni probabilità si era posto l’obiettivo di richiamare i valori, attualizzando nel presente il catalogo dei disvalori e dei nemici. Ma la lista cè risultata troppo estesa e articolata, spingendo troppo il piede sul pedale della provocazione. Particolarmente azzardato è apparso in particolare il richiamo alle radici cristiane, attraverso una professione religiosa per lo meno “svuotata”, visto il conte-

sto di “chiusura” quasi totale. Ma a mio avviso la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la musica. L’idea di accostare gli Schützen a una musica “altra” rispetto alle marce delle Musikkapellen deve aver innescato un cortocircuito insanabile. Insomma: anche in musica esistono dei limiti che non vanno superati nella declinazione della tradizione in un contesto di modernità, altrimenti si inceppa il meccanismo.

“Papi, che cosa sono gli Schützen?”, mi chiede il mio bambino mentre in famiglia stiamo parlando del rap dei cappelli piumati. Gli snocciolo storia e folklore di questa associazione, stupendolo. Poi passo alla parte “politica”, e il motivo per cui mamma e io non apprezziamo quel video. “Ma se loro vogliono solo il Tirol, dove vanno al mare?”, è la sua prima reazione. Beata innocenza, beata quell’intelligenza che nasce dalla spontaneità di una mente pura. Perché i bambini non mentono, a se stessi né agli altri; i bambini non odiano, i bambini non vedono colori e differenze, i bambini apprezzano le diversità, se qualcuno riesce a spiegargliele. I bambini non hanno paura, gli adulti hanno paura. Ed è paura quella che trapela dal testo dello Schützen-rap: paura del diverso, che sia esso un Walsch, un sudtirolese traditore della Heimat, un nero, un musulmano o un omosessuale. Paura di perdere le proprie radici, che ancora non si riesce a capire quali siano. Perché anche solo leggendo il testo di questo pezzo è difficile trovare una coerenza o almeno una logica fra le parole che lo popolano. Ce l’hanno con tutti: si dichiarano democratici e cristiani, ma il loro amore per il prossimo sembra sbattere contro una barriera quando incrociano gay o

ambientalisti: “non conoscono Ander, ma Greta, e davanti a casa mia Dieter ama Peter”, cantano. “Non siamo razzisti né populisti di sinistra, e odiamo tutti i neofascisti”, continuano. Poi le donne, oggetti decorativi che è meglio lasciare a casa a fare i mestieri, nel migliore dei casi, e addirittura gli studenti, “die Studierten”, “die Gscheiden”, quelli non hanno mai lavorato in vita loro e poi si ergono a profeti, un po’ come “i professoroni” di salviniana memoria, insomma. Democratici e cristiani. Chissà cosa ne penserebbe Gesù, a riguardo; chissà cosa ne penserebbe don Sturzo nel sentire queste due parole affiancate pronunciate... da loro! “Mamma Tirol è un progetto nato da una grande ispirazione, creatività e tre bottiglie di Lagrein Riserva, che porterà i nostri fan a ballare sui tavoli”, scrivono gli Schützen sul loro sito istituzionale, e poi citano una canzone della band “Oi!” Böhse Onkelz: “Dove genio e follia si combinano / Le parole non puzzano di bugie”. Chissà, forse la parte geniale del tutto sarà che da qualche parte balleranno davvero sui tavoli quando qualcuno intonerà questo rap. E chissà se questi si sentiranno dei geni mentre lo faranno…

Luca Masiello

Luca Sticcotti

Ma lo sanno dov’è nato l’hiphop? ... ma c’è almeno un altro “chissà”. Se per quanto riguarda lo stile “Mamma Tirol” è senz’altro un pezzo rap (benché qualitativamente scadente e senz’altro poco al passo coi tempi), ci si potrebbe chiedere quanto rimanga, in un brano come questo, della storia del genere musicale di riferimento. Mentre si ascolta un testo separatista come quello di “Mamma Tirol”, infatti, fa quantomeno sorridere (ma amaramente) pensare a come, quando e dove ha avuto origine il movimento hiphop, a cui il rap appartiene. E allora chissà se gli autori – così legati alla “tradizione” – sapevano che il rap, oggi in cima alle classifiche, è nato nel 1973 nel

Papi, che cosa sono gli Schützen?

Bronx, facendo propria l’eredità della black music e dei canti dei neri nelle piantagioni e offrendo un’alternativa

alla violenza e un megafono alla parte più povera e invisibile della società; raccontando una situazione di disagio per rivendicare il diritto al suo contrario, così come l’importanza dell’unità

e della vicinanza sociale; e dando origine a quello che venne definito “edutainment”, l’intrattenimento educativo. Verrebbe da rispondere di no.

Alex Piovan

Il DJ Kool Herc, che nel 1973 ha “inventato” il rap


SUCCEDE IN REGIONE

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L'APPROFONDIMENTO

La storia di Agitu Ideo Gudeta La sua notorietà, oggi, va slegata dall’epiteto riduttivo di “buona integrazione” che la eleva a esempio virtuoso. “Se per integrazione intendiamo una società che nel suo insieme fa qualcosa per includere qualcuno, no, non è stata un modello d’integrazione. L’integrazione se l’è costruita e guadagnata con il sudore e la fatica. Non siamo stati noi ad averla integrata. È stata particolarmente brava, ma non vuol dire che l’abbiamo aiutata. E integrazione vuol dire aiutare”, racconta la sua amica Wally Rungger. Arrivata in Italia per la prima volta, giovanissima, aveva raggiunto Trento grazie a una borsa di studio e si era laureata in Sociologia. Era rientrata in Etiopia, dove aveva preso parte a iniziative di agricoltura sostenibile, lavorando anche con pastori nomadi, soprattutto donne. Poi, nel 2010, era tornata in Italia, messa pericolosamente alle strette dal governo etiope per le sue proteste di denuncia contro il fenomeno del land grabbing – l’accaparramento di terreni da parte delle multinazionali a favore delle monoculture destinate all’esportazione – che da diversi anni sta mettendo in ginocchio i contadini del continente. Dopo essere stata riconosciuta come rifugiata politica, aveva lavorato per qualche anno nella Val di Gresta, sia al pascolo che in un bar, e con i risparmi messi da parte aveva avuto l’idea di avviare la sua azienda agricola “La capra felice”. Allevando e tutelando l’autoctona capra pezzata mochena, in via d’estinzione, e riappropriandosi con i suoi pascoli dei terreni abbandonati, era riuscita a legarsi al territorio. Un’imprenditrice determinata e

Agitu Ideo Gudeta

La storia di Agitu è una storia di grande fatica e di grande resistenza. Di difficoltà e impegno. Era una donna raggiante, positiva e ottimista, ed era partita da zero.

intelligente, che nella Valle dei Mocheni era entrata in punta di piedi. Lì aveva trovato un luogo di cui ha saputo, con affetto e maestria, prendersi cura, e in cui si è fatta spazio con costanza. Girando in lungo e in largo con il suo furgoncino, era riuscita a vendere i suoi formaggi biologici e a farsi conoscere in tutto il Trentino-Alto Adige, incontrando presto diverse realtà e diverse persone. “Aveva una capacità incredibile di creare rete e di farsi voler bene, era empatica e simpatica, e aveva un gran carisma”, dice Wally Rungger. “Sono andata a trovarla con un’amica, poi le ho proposto un incontro pubblico a Bolzano – promosso, tra gli altri, dal Centro per la Pace e l’Archivio delle Donne – nel gennaio del 2019. Non avevo mai visto la Sala di Rappresentanza così piena, in parecchi sono venuti anche da fuori città.” Così è iniziata la loro amicizia. L’azienda di Agitu nel tempo è cresciuta: all’allevamento delle capre

e alla produzione di formaggi biologici si sono aggiunti la coltivazione di ortaggi e la produzione di cosmesi naturale. Impegnata anche socialmente, organizzava spesso nella sua azienda attività culturali. Aveva imparato da sola, in Francia, a fare i formaggi, e da poco, sempre da sola, a fare i cosmetici. Seppure avesse dei collaboratori, era lei a portare avanti l’azienda. Di recente aveva aperto a Trento un negozio dove vendere i propri prodotti e si stava occupando della ristrutturazione di una scuola che voleva trasformare in agriturismo. “Era una donna intelligente e ha fatto molto da sola. È lei che ci ha accolti, che ci ha aperto un mondo che non conoscevamo più, tornando sul territorio e salvando le capre dall’estinzione. Ha fatto molto per noi e da lei si può imparare tanto: dalle sue capacità imprenditoriali, dalla cura che aveva verso l’ambiente e la terra. E non dimentichiamo che era una donna.” La sua storia l’ha costruita da sola, con coraggio e fatica. Non un esempio virtuoso, ma una persona – fra tante – che è stata costretta a scappare dalla sua terra, dove non ha potuto continuare a combattere. L’Italia è stata un’occasione per salvarsi la vita e sulla cui base Agitu è riuscita a costruire, con grande capacità, grazie alla sua intraprendenza e al suo impegno, un’eccezionale realtà di valorizzazione del territorio. Il suo obiettivo però era un altro: tornare in Etiopia e lottare per la sua gente, per la sua terra. Anche

in Valle dei Mocheni ha tutelato una terra che ha sentito sua, più di molti trentini. Ma quanto, noi tutti, l’abbiamo aiutata in questo? “Molti, nel tempo, le hanno dimostrato un grande sostegno morale, ma la vita in valle non era semplice, c’era anche una grande invidia. Soprattutto dopo l’aggressione subita dal vicino, non era facile stare in paese. Le avevano detto di non denunciare, perché così facendo avrebbe messo in cattiva luce la valle, ma lei lo ha fatto lo stesso, con coraggio e paura. Dopo l’ultima udienza mi ha detto che non avrebbe mai più denunciato, perché in tribunale l’avevano rigirata come un calzino.” Agitu è stata una donna che ha voluto spendersi per un territorio che non era il suo e lo ha fatto sempre con grande coraggio e abilità. Ha portato una ricchezza incredibile – umana, imprenditoriale – all’interno di una comunità che aveva dimenticato il valore della terra e che non è stata in grado di accoglierla e di aiutarla. E non c’è nessun riscatto personale, nella sua storia. Perché quello che l’ha sempre guidata è stato l’amore per la terra. Prima e sempre, la sua, quella etiope. Non ha mai dovuto riscattarsi davanti agli occhi di nessuno, Agitu, che ha continuato a fare ciò in cui credeva e che le riusciva meglio: prendersi cura del territorio, anche lì dove i locali non hanno saputo apprezzarlo. Ma la sua storia iniziava in Etiopia e lì voleva finire. Invece è finita tra le mura della sua casa a Frassilongo, il 29 dicembre, per mano di un suo collaboratore. “Dobbiamo esserle grati: ha dato alla comunità più di quanto abbia ricevuto. Anche io penso di avere più ricevuto da lei, che averle dato. Di lei mi rimangono il suo essere solare e il suo affetto, la sua leggerezza. I suoi abbracci e il suo sorriso”, conclude affettuosamente Wally. “Spero che dopo la sua morte si possa non solo portare avanti, con il suo spirito e il suo senso, la sua attività, ma che si aiutino altre persone a integrarsi. Per nessuno è facile scappare: anche gli italiani sono stati immigrati e ancora emigrano, ma spesso purtroppo se ne dimenticano.”

Ana Andros COOLtour


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FOTOGALLERY

LA GRANDE NEVE DEL 28 DICEMBRE Gli ultimi giorni del 2020 hanno riservato una sorpresa, consistita in una grande nevicata che si è manifestata in tutta la provincia di Bolzano, questa volta senza eccezioni. Ecco una selezione di alcuni degli scatti più belli, realizzati dagli appassionati e raccolti nei social netowork e nei vari forum online.

Piazza Tribunale sotto la forte nevicata (foto Enrico Rizzi)

L’incredibile tramonto immortalato da Andrea Debiasi a Laives

Il centro di Merano innevato (foto Donatello Vallotta)

Ponte Talvera (foto Enrico Rizzi)

Le passeggiata Sant’Antonio (foto Enrico Rizzi)

Il Colle visto da Gries (foto Enrico Rizzi)

I prati del Talvera (foto Enrico Rizzi)


LA CASA SOSTENIBILE

LA CASA SOSTENIBILE

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Tutti pronti per la ripartenza Questo 2020 appena trascorso è stato un anno in viola per tutti coloro che lavorano con il pubblico. Viola come il colore considerato tabù per gli artisti, perché in tempi antichi durante la Quaresima (quando i sacerdoti indossavano una stola di questo colore) erano vietati gli spettacoli. Ma con gli dovuti scongiuri in questo anno appena iniziato ci si potrà rifare, grazie alla ripresa delle manifestazioni, anche quelle fieristiche dedicate all’edilizia sostenibile.

Grafica: QuiMedia

Sembrano passati secoli da quella foto scattata con gli amici alla prima di quel film appassionante, invece forse non sono trascorsi neppure dieci mesi. In questo periodo ci siamo abituati, con rammarico,

a seguire l’arte da uno schermo, a brindare davanti al computer. Lo streaming è entrato nelle nostre vite, ma la voglia di partecipare di persona agli eventi è ancora viva in tutti noi. Lo dimostra anche il fat-

to che il numero di partecipanti a certe manifestazioni è decisamente alto; come le fiere, che si possono seguire online, appuntamenti importanti come la Fiera Klimahouse, per esempio, appuntamen-

to fisso, che per quest’anno – dal 27 al 29 gennaio – diventa digitale e si può seguire online cliccando sul sito www.agenziacasaclima.it. Non scoraggiamoci, la via verso la sconfitta di questo Covid è ancora in salita, ma non stiamo più arrancando: la scienza sta facendo passi da gigante e noi stessi abbiamo ben compreso che evitando spostamenti inutili e adottando tutte le misure necessarie per evitare il contagio potremo vedere una luce in fondo al tunnel. E all’uscita ci aspetteranno feste, concerti, fiere e un grande palco che attende solo il suo pubblico per gli applausi.

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LA CASA SOSTENIBILE

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Efficienza energetica: ecco i nuovi criteri Un pacchetto di interventi per accelerare il processo di decarbonizzazione attraverso l’impiego di fonti di energia rinnovabile: la Giunta provinciale ha dato il via libera ai nuovi criteri di contributo per l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili per persone fisiche, pubbliche amministrazioni, enti senza scopo di lucro e imprese. Misure che resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2023. Sono quattro le principali novità che rientrano nel pacchetto di interventi. La prima riguarda le pompe di calore con impianti fotovoltaici in edifici CasaClima A. Si tratta di una misura di decarbonizzazione a zero emissioni, in quanto il fabbisogno elettrico della pompa di calore viene coperto dall’impianto fotovoltaico. Il finanziamento è previsto sia per edifici esistenti che per costruzioni nuove. Il contributo rappresenta così uno stimolo per aumentare l’installazione di pompe di calore soprattutto nelle nuove costruzioni. Per l’installazione è previsto un contributo pari al 40%. Batterie di accumulo per nuovi impianti fotovoltaici connessi alla rete I sistemi di accumulo servono a immagazzinare energia elettrica prodotta in loco, tipicamente in situazione di produzione superiore

al consumo, per poi consumarla in un momento successivo, quando la produzione è inferiore al consumo, massimizzando in tal modo la percentuale di autoconsumo dell’energia prodotta. Per l’installazione è previsto un contributo pari al 40%. Impianti fotovoltaici per edifici comunali Questa misura incentiva l’utilizzo delle fonti rinnovabili da parte dei Comuni che così possono costituire un esempio verso i privati

cittadini. È previsto, in linea generale, un contributo pari al 40% che si riduce al 20% per i Comuni che, nell’anno di presentazione delle domande, percepiscono fondi ambientali derivanti dall’esercizio di grandi derivazioni idroelettriche a partire da 3 Mw, oppure da altri grandi opere. Check-up energetico per i condomini Questa misura rappresenta uno stimolo per i condomini a eseguire un

Una casa per l’Architettura

Il presidente dell’Ordine Johann Vonmetz

Una Casa dell’architettura, un luogo che raggruppi le attività delle tre istituzioni, Ordine degli architetti, Fondazione e arch. academy, che rappresenti il sistema architettura Alto Adige anche

attraverso un marchio ombrello, analogamente a quello impiegato per i prodotti di qualità altoatesini, e che funga da raccordo tra le altre Case dell’architettura dell’arco alpino. Questo, in sintesi, il concetto su cui si fonda il progetto illustrato nei giorni scorsi nel corso di una Videocall tra il presidente della Provincia Arno Kompatscher, l’assessora al territorio e paesaggio Maria Hochgruber Kuenzer e i vertici dell’Ordine degli architetti. “La Casa dell’architettura - ha riferito il presidente dell’Ordine degli architetti Johann Vonmetz - dovrebbe essere in connessione con altre istituzioni del

territorio, dalla facoltà di design dell’Università, all’associazione degli artisti, dall’Agenzia CasaClima ai settori edilizia, con l’obiettivo di diffondere la cultura architettonica e di svilupparla con concetti innovativi”. “La struttura comune potrebbe ospitare mostre, seminari, workshop nonché conservare materiali di documentazione sul divenire dell’architettura altoatesina”, ha sottolineato Carlo Calderan, presidente della Fondazione. Si è parlato, tra il resto, della predisposizione del modello di regolamento edilizio per i Comuni e dell’aggiornamento della piattafor-

check-up energetico per valutare la fattibilità e l’economicità di un eventuale risanamento energetico e per verificare il raggiungimento dei presupposti per il superbonus 110%. Qualora il check-up evidenziasse che le condizioni per il superbonus 110% non sono rispettate e non si proceda con la realizzazione degli interventi di risanamento, il condominio beneficerà di un contributo per i costi sostenuti per l’effettuazione del check up energetico pari all’80%.

ma digitale SUE Sportello unico dell’edilizia. Su questa piattaforma dal 1. luglio 2020, data di entrata in vigore della legge, devono essere gestite tutte le richieste in ambito edilizio, che i professionisti presentano a nome dei committenti nei vari comuni. In merito al Sue, Verena Unterberger, presidente dell’arch.academy, ha espresso “la necessità che tale piattaforma venga aggiornata e che il suo utilizzo sia semplificato”. A tal fine, secondo Unterberger, sarebbe utile insediare un gruppo di coordinamento nel quale vengano rappresentati i gruppi professionali tecnici, che quotidianamente lavorano con questo strumento digitale e per tale ragione possono indicare proposte costruttive per le migliorie da adottare.


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SCUOLA

SCUOLA

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Guardare al futuro con la scuola La prima iscrizione a scuola è un momento importante nella vita dei bambini e in quella dei loro genitori, così come lo è quello della scelta riguardo alla scuola superiore in cui iscriversi. Le inedite difficoltà che stiamo affrontando in questi mesi, purtroppo, possono rendere complicato vivere questi momenti con leggerezza e serenità. Non è scontato, infatti, riuscire a immaginarsi nel futuro, così come non lo è comprendere quali scelte fare senza sapere quali

Diözese Bozen-Brixen Diocesi Bolzano-Bressanone Diozeja Balsan-Porsenù

saranno gli effetti della pandemia nei prossimi anni. Tuttavia, proiettarsi al di là di quello che stiamo vivendo e aiutare i più piccoli a fare lo stesso possono essere delle buone pratiche per non farsi assorbire dalle preoccupazioni contingenti – qualora questo fosse possibile. Anche

se molte bambine e molti bambini hanno dovuto rinunciare a viverla in presenza, con tutto ciò che la rende così importante nelle loro vite, la scuola non si ferma. I dubbi di genitori e figli possono essere molti. Quali sono i nuovi indirizzi a cui è possibile iscriversi? Che percorso

formativo affronterò se mi iscrivo in un istituto anziché in un altro? Come ed entro quando ci si deve iscrivere? A chi posso rivolgermi per risolvere dei dubbi? Nel nostro speciale scuola si possono trovare alcune risposte a queste domande, nonché dei riferimenti utili a trovarne altre. L’augurio è che presto insegnanti, alunne e alunni possano tornare a vivere la scuola come hanno sempre fatto, nella sua dimensione umana e personale.

Dacci una mano a dare una mano! La crisi causata dal diffondersi del Coronavirus sta colpendo soprattutto coloro che già si trovavano in una situazione di bisogno. Noi continuiamo ad esserci: con cibo, un tetto, portando la spesa e avendo un orecchio sempre aperto e attento alle nuove esigenze. Il numero delle persone che avrà bisogno del nostro aiuto crescerà: genitori single, anziani con pensione minima, disoccupati e persone in condizioni di povertà che già adesso faticano a sopravvivere.

Aiutaci ad aiutare! Puoi fare una donazione con la causale “Emergenza Coronavirus”. Raiffeisen Cassa Centrale IBAN: IT42F0349311600000300200018 Cassa di Risparmio di Bolzano IBAN: IT17X0604511601000000110801 Banca Popolare dell’Alto Adige IBAN: IT12R0585611601050571000032 Intesa Sanpaolo IBAN: IT18B0306911619000006000065


SCUOLA

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Il polo scolastico “G. Galilei” Da 80 anni il “Galileo Galilei” è il punto di riferimento per la formazione tecnica e scientifica della provincia di Bolzano. Innovativi laboratori, metodologie didattiche aggiornate e attività progettuali in collaborazione con aziende e università del territorio fanno sì che al Galilei circa 200 docenti sviluppino negli oltre 1300 studenti competenze prodrome all’affermazione professionale e all’accesso a tutti i percorsi universitari. Di seguito ecco l’offerta formativa. 4 Indirizzi dell’ISTITUTO TECNICO TECNOLOGICO • Meccanica–Meccatronica, Energia. Il diplomato in “Meccanica e meccatronica” acquisisce competenze nelle tematiche generali connesse sia alla progettazione, realizzazione e gestione di apparati e sistemi sia all’organizzazione e gestione del lavoro. • Elettrotecnica ed Elettronica. Al termine del percorso formativo saranno acquisite competenze nel campo dei

materiali e delle tecnologie costruttive sia dei sistemi elettrici, elettronici e delle macchine elettriche, della generazione, elaborazione e trasmissione dei segnali elettrici ed elettronici sia dei sistemi per la generazione, conversione e trasporto dell’energia elettrica e dei relativi impianti di distribuzione. Il diplomato in “Elettronica ed Elettrotecnica” saprà collaborare alla progettazione, costruzione e collaudo di sistemi elettrici ed elettronici, di impianti elettrici e sistemi di automazione. • Informatica e Telecomunicazioni. Il diplomato in “Informatica e Telecomunicazioni” possiederà competenze specifiche nel campo della progettazione e gestione dei sistemi informatici, dell’elaborazione dell’informazione, delle applicazioni, delle reti e degli apparati di comunicazione. • Chimica, Materiali e Biotecnologie, nelle articolazioni “Biotecnologie ambientali” e “Biotecnologie sanitarie”. In uscita si acquisiranno competenze specifiche nel campo dei materiali,

delle analisi strumentali chimicobiologiche, nei processi di produzione e nel settore della prevenzione e della gestione di situazioni a rischio sia ambientale, che sanitario. 2 indirizzi dell’ISTITUTO PROFESSIONALE PER L’INDUSTRIA, L’ARTIGIANATO E SERVIZI • Manutenzione e Assistenza Tecnica Percorso diurno - durata 5 anni – articolazioni Sistemi Energetici, Elettrica ed Elettronica. Percorso serale - durata 3 anni – requisito: età superiore a 18 anni. In uscita le competenze acquisite permetteranno al diplomato di gestire,

organizzare ed effettuare interventi di installazione e manutenzione ordinaria, di diagnostica, riparazione e collaudo relativamente a piccoli sistemi, impianti e apparati tecnici. Le sue competenze tecnico-professionali sono specificamente sviluppate in relazione alle esigenze territoriali. • Servizi sanitari – articolazione Odontotecnica. In uscita il diplomato possiederà le competenze necessarie per predisporre, nel laboratorio odontotecnico, apparecchi di protesi dentaria, su modelli forniti da professionisti sanitari abilitati. LICEO SCIENTIFICO OPZIONE SCIENZE APPLICATE CON PERCORSO IN AUTONOMIA PROVINCIALE: INFORMATICA. È possibile la scelta tra un percorso quinquennale oppure quadriennale. La preparazione in uscita coniuga la conoscenza della realtà scientifica e tecnologica con lo studio delle discipline umanistiche. Particolare rilievo è dato all’attività di laboratorio che stimola le capacità progettuali e la riflessione critica, fornendo competenze utili a uno sbocco nel settore della ricerca scientifica e tecnologica.

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Grafica: QuiMedia

La Scuola professionale provinciale per la fruttiviticoltura e il giardinaggio è attiva da oltre 40 anni come unica scuola in lingua italiana della provincia di Bolzano per la formazione di operatori e tecnici nel settore agroambientale e del verde. La scuola da settembre 2020 si è trasferita presso Laimburg in una nuova sede immersa nei frutteti e vigneti, con aule moderne e confortevoli, laboratori di analisi e per le lavorazioni alimentari vegetali e animali. Dopo un primo percorso triennale, che consente agli allievi, anche attraverso mirati stage lavorativi, di venire a contatto col mondo del lavoro presso primarie aziende

L’ITCAT “A. e P. Delai” di Bolzano è un punto di riferimento, per la preparazione nel campo delle costruzioni e dell’ambiente. Si terranno una serata informativa il 15/01/2021, gli open day il 15/01/2021 e 5/02/2021 e attività laboratoriali di accoglienza. L’Istituto: - promuove lo sviluppo di competenze professionali, relazionali e umane dei futuri tecnici, che si occuperanno di architettura sostenibile, cura e tutela del paesaggio; - opera con la strumentazione per la progettazione 3D e rendering, con licenze free di software professionali per i suoi studenti;

SABATO 23 E 30 GENNAIO PORTE APERTE (su appuntamento)

Per partecipare: - Scrivi una mail a fp.agricoltura@scuola.alto-adige.it - Telefona allo 0471 599399 - Prenotati dal sito www.agraria.fpbz.it

Scuola professionale provinciale per la frutti-viticoltura e giardinaggio Laimburg 19/4 – 39051 Vadena (BZ)

via Cadorna 16/A, Bolzano - tel. 0471/270501 email: itg.bolzano@scuola.alto-adige.it


SCUOLA

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Scuola primaria: iscrizioni 7-24 gennaio Nella provincia di Bolzano la scuola inizierà il 6 settembre, ma già fervono le attività per le iscrizioni; nelle scuole primarie in particolare in questi giorni sono iniziati gli incontri con i genitori e le presentazioni. Le domande e le curiosità delle famiglie sono numerose: vediamo insieme quali sono le risposte a quelle più ricorrenti. QUANDO CI SI PUÒ ISCRIVERE? Dal 7 al 24 gennaio 2021 sarà possibile iscrivere i bimbi unicamente in modalità on line, tramite SPID o Carta Servizi. Per informazioni sull’iscrizione, la procedura e le modalità da seguire, si possono trovare al link my.civis.bz.it. Per effettuare l’iscrizione è utile avere a portata di mano il codice fiscale del proprio figlio e dei genitori. Le famiglie eventualmente prive di strumentazioni informatiche possono rivolgersi alla scuola, che metterà a disposizione l’aiuto necessario. I BAMBINI NATI A DICEMBRE POSSONO ANDARE A SCUOLA IL PROSSIMO SETTEMBRE? Devono frequentare la scuola da settembre 2021 i bambini che compiono sei anni entro il 31 agosto 2021, mentre i bambini che compiranno i sei anni entro il 30 aprile 2022 potranno scegliere se rimanere un ulteriore anno alla scuola dell’infanzia o se iscriversi alla scuola primaria. Non è possibile iscrivere bambini nati oltre il 30 aprile 2022. CI SI PUÒ ISCRIVERE IN QUALUNQUE SCUOLA? Il Comune di Bolzano ha predisposto un elenco, pubblicato anche online sul sito istituzionale, nel quale per ogni via o piazza e numero civico viene indicata la scuola competente, che va quindi scelta in base alla residenza. Inoltre, le famiglie degli alunni con obbligo di iscrizione residenti a Bolzano riceveranno dal Comune un’apposita comunicazione che riporta la scuola di competenza territoriale, che sarà anche quella da indicare nell’iscrizione online. Negli altri comuni, generalmente, vale il principio della vicinanza del luogo di residenza alla scuola. SI PUÒ SCEGLIERE UNA SCUOLA DIVERSA DA QUELLA DI COMPETENZA? Prima di tutto si deve comunque fare l’iscrizione tramite la modalità online nella scuola di competenza territoriale; successivamente, entro il 24 gennaio 2021, si può richiedere il trasferimento ad altra scuola in modalità cartacea, presentando

una domanda motivata al Dirigente scolastico della scuola primaria competente per territorio. Quest’ultimo invierà poi la richiesta di trasferimento alla scuola di destinazione che, in base ai posti disponibili, potrà accettare o meno la domanda. Chi desiderasse iscrivere il bambino o la bambina a una scuola paritaria o riconosciuta deve ugualmente effettuare l’iscrizione online entro lo stesso termine fissato per la scuola pubblica. COME SI POSSONO CONOSCERE LE CARATTERISTICHE DELLA SCUOLA, I PROGETTI, GLI ORARI...

Generalmente le scuole organizzano delle serate informative dedicate ai genitori; in questo momento particolare, però, molte scuole organizzano iniziative di porte aperte online. Per avere informazioni è consigliabile consultare il sito della singola scuola (l’elenco delle scuole con i relativi siti è sul sito dell’Intendenza scolastica http://www.provincia.bz.it/scuola-italiana). Sul canale YouTube “Scuola italiana Alto Adige”, inoltre, potrete trovare numerosi video di presentazione delle scuole: iscrivetevi e attivate le notifiche per rimanere informati! QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLA SCUOLA PRIMARIA ITALIANA? La scuola in lingua italiana è una scuola molto vivace, che offre numerose proposte di attività, ed è inclusiva, perché prende in considerazione le caratteristiche di ognuno, favorendone la realizzazione del successo formativo. In questi anni

si è lavorato molto sui laboratori, poiché si è ritenuto importante che i bambini facessero esperienza con materiali didattici diversi imparando a conoscere facendo. L’intenzione è che i bambini apprendano le varie discipline attraverso l’esperienza diretta della realtà. In quest’ottica si inserisce anche l’insegnamento delle lingue. Nella scuola primaria in lingua italiana sono previste dalle 6 alle 12 ore di tedesco e dalle 2 alle 4 ore di inglese alla settimana, insegnate per lo più con l’approccio CLIL, che consiste nello studiare alcune discipline in una lingua diversa dalla propria. Ciò ha portato alla diffusione in tutte le scuole di percorsi in cui il tedesco o l’inglese sono utilizzati come lingua di insegnamento di alcune materie e ha fatto sì che negli anni si sviluppassero proposte di potenziamento linguistico. Si tratta di una scelta strategica: la scuola di oggi deve preparare i futuri cittadini a vivere senza barriere linguistiche e fornire alle nuove generazioni le competenze necessarie per avvicinarsi senza paure o pregiudizi alle culture diverse dalla propria e anche al futuro mondo del lavoro. Non si trascurano però la musica e il movimento. Nella scuola primaria, ormai da anni, sono presenti i docenti della Scuola di Musica “Vivaldi” che affiancano gli insegnanti di classe, per favorire l’apprendimento delle competenze musicali e avvicinare i bambini allo studio di uno strumento, dalla quarta classe in poi. In tutte le scuole primarie della provincia, inoltre, si valorizza anche l’ambito motorio. Già da alcuni anni, infatti, grazie a una collaborazione tra Intendenza scolastica e “Sport e salute” sono attivi i progetti: Educazione motoria e Sport di classe. Questi permettono di affiancare, per l’intero anno scolastico, un/a laureato/a in scienze motorie all’insegnante di classe durante la lezione settimanale in palestra.

COME INCIDERÀ LO SVILUPPO DELLA PANDEMIA SULL’INSEGNAMENTO E L’APPRENDIMENTO? Naturalmente non è possibile sapere come si svilupperà la pandemia, ma possiamo dire che la scuola in lingua italiana si è attrezzata al meglio per gestire questa situazione senza precedenti. In tutte le scuole sono state adottate le misure di sicurezza necessarie; le nuove regole sono diventate abitudini per i bambini, che sono stati accompagnati con attenzione in questo percorso. Per quanto riguarda più strettamente l’insegnamento, si è cercato di mantenere la stessa offerta formativa e oraria prevista nel periodo pre-Covid. Certo vi sono stati dei cambiamenti soprattutto nelle modalità didattiche e organizzative e la Didattica Digitale Integrata è entrata a pieno titolo a far parte del modo di fare scuola; così i bambini più grandi, accompagnati dagli insegnanti, hanno imparato a gestire i software necessari per continuare a “fare scuola” anche in caso di quarantena o chiusura delle aule e in molti casi il computer è diventato un vero e proprio strumento, come il libro di testo, il righello o il quaderno. La Didattica Digitale, infatti, si integra nella didattica tradizionale, per completarla e sostenerla. Molto importanti in questa “nuova era” sono stati il sostegno e la collaborazione delle famiglie, soprattutto con i bimbi più piccoli, che necessitano di essere accompagnati soprattutto quando la scuola si svolge completamente a distanza. È NECESSARIO POSSEDERE TABLET O COMPUTER E CONNESSIONE INTERNET? Con l’introduzione della Didattica Digitale Integrata risulta sicuramente utile che gli studenti dispongano di una connessione e di un PC. Nel caso però di chiusure o quarantene alla primaria, ogni scuola adotta modalità di lezione a distanza differenti, valutando le caratteristiche e le esigenze dei propri studenti e, spesso, mettendo anche a disposizione strumenti per la didattica a distanza in prestito. In ogni caso, a settembre sarà necessario rivolgersi alla scuola per segnalare eventuali esigenze o problematiche. (inserzione pubblicitaria)


VETRINA

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La bussola dei DIRITTI

Vizi immobile dopo l’acquisto: che fare? La legge prevede che il venditore di un immobile debba garantire l’acquirente da tutti i vizi che impediscano di usare l’immobile per come convenuto o che ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Specularmente, è prevista una serie di tutele in favore dell’acquirente, finalizzate a ottenere la restituzione di una parte del prezzo pagato o, nell’ipotesi di vizi particolarmente gravi, lo scioglimento del contratto e la restituzione di tutte le somme già corrisposte. La garanzia del venditore copre tutti i vizi dell’immobile, sia quelli cosiddetti “apparenti” (riconoscibili con l’uso della normale diligenza), sia quelli cosiddetti “occulti” (non riconoscibili a un esame immediato del bene o che sono rilevati solo dopo che ne sia iniziata l’utilizzazione, quali, ad esempio, infiltrazioni, difetto di insonorizzazione acustica, rumori provenienti da impianti di ascensore). La garanzia del venditore non opera per i vizi che l’acquirente conosceva al momento del contratto. Non appena scoperti i vizi, l’acquirente deve inviare al venditore la cosiddetta denuncia dei vizi: si

tratta di una contestazione formale, anche se dal contenuto generico, in cui vengono indicati i difetti dell’abitazione. Il compratore deve denunciare i vizi del bene comprato entro 8 giorni, decorrenti dal giorno in cui egli è stato in grado di esaminare l’immobile o, per i vizi occulti, dal giorno della loro scoperta. Secondo la legge, due sono le azioni che l’acquirente può esercitare attraverso l’ausilio di un avvocato: a) chiedere la risoluzione (ossia lo scioglimento) del contratto, in presenza di vizi particolarmente gravi. Per effetto della risoluzione, l’acquirente deve restituire l’immobile, mentre il venditore deve ridare i soldi incassati. L’acquirente può, inoltre, chiedere il risarcimento delle spese sostenute e degli ulteriori danni subiti; b) chiedere la riduzione del prezzo (se ha comunque interesse a tenere l’immobile), parametrata alla riduzione del valore del bene, che viene solitamente calcolata attraverso una perizia tecnica.

Hai una domanda da rivolgere al nostro esperto? Scrivi a redazione@quimedia.it La risposta verrà pubblicata nei prossimi numeri del giornale.

Avv.to Dott. Massimo Mira Bolzano

BalconORTO

Malattie fungine: curare l’oidio

L’oidio, detto anche mal bianco, è una grave patologia che può avere un impatto significativo sulle rese. Segnalato per la prima volta nel 1847 a Parigi, l’oidio si diffuse rapidamente in tutta Europa e giunse in Italia nel 1851. È una malattia causata da funghi Ascomycota della famiglia delle Erysiphaceae: si presenta con macchie miceliche polverulente, ovvero patine di colore bianco-grigiastre, a contorni indefiniti, simili alla farina, che ricoprono foglie, germogli, fiori e frutti. Le foglie colpite arrestano lo sviluppo, si accartocciano, ingialliscono e cadono, mentre i germogli hanno una crescita stentata e i bottoni fiorali originano fiori piccoli e malformati. I frutti attaccati da muffe e funghi non sono utilizzabili e il loro odore diventa sgradevole. L’oidio manifesta 1) infezioni primarie: avvengono in primavera con determinate condizioni climatiche (10°C e in presenza di piogge leggere – almeno 2,5 mm – con 15/20 ore di bagnatura fogliare, e sulle cui lesioni si producono dei conidi (spore) 2) infezioni secondarie: tipiche della stagione estiva e autunnale sono prodotte dalle spore del micelio svernante, che da quello sviluppatosi nelle infezioni primarie con determinate condizioni meteo (siccità 6/8 giorni, assenza precipitazioni > 25 mm, temperature medie 18/30° C con umidità relativa > del 40 %). Attacca salvia, zucchine, zucche, pomodori, bietole, cetrioli, radicchio, indivia, carote, sedano, prezzemolo, finocchio e anche i cereali come il grano saraceno e l’orzo, oltre che gli alberi da frut-

ta, melo, pero, vite, pesco, fico, albicocco e piante ornamentali quali rose, begonie, dalie, calendule, alloro e ortensie. Rimedi: 1) evitare ristagni umidi intorno alle piante; 2) evitare innaffiature sulle foglie; 3) rimuovere il fogliame verde in eccesso per favorire la circolazione dell’aria ed eliminare quello or-

mai secco o colpito; 4) macerato di equiseto, nel terreno; 5) infuso di tanaceto, nel terreno; 6) nebulizzatori fogliari con acqua, aceto di mele e bicarbonato di sodio, oppure con bicarbonato di potassio con olio di neem e cannella, la mattina presto; 7) acido lattico: cambia il pH sulla superficie delle foglie e ne contrasta la diffusione. Per la preparazione è consigliato usare 1 parte di latte in 2 di acqua. Il trattamento è da eseguirsi con uno spruzzino, al mattino presto, prima che il sole possa farlo evaporare velocemente. Effettuate questa operazione almeno 2 volte a settimana. È consigliabile, entro qualche ora dal trattamento, risciacquare con acqua le zone trattate; 8) fungo antagonista (Ampelomyces quisqualis), che invece di attaccare la piante si nutre del suo simile. Si miscela con olio minerale e si somministra preferibilmente in autunno, quando i resti dell’oidio cominciano la loro azione parassitaria sulla pianta.

Donatello Vallotta


VETRINA

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I TUOI CONSULENTI IMMOBILIARI

Un 2020 da dimenticare (parte 1) Quello che si è appena concluso è stato un anno molto difficile, per tantissimi aspetti della nostra vita. Per quanto concerne specificamente il settore immobiliare, mai come nel 2020 abbiamo riscontrato nella nostra attività di consulenza così tante lamentele da parte dei nostri clienti per problemi, disagi e costi causati da una cattiva gestione del processo di compravendita. Sia acquirenti, sia venditori.

Abbiamo scelto di dedicare le prime uscite dell’editoriale del nuovo anno per citarne alcune, offrendo ai nostri lettori una maggio-

re consapevolezza sui rischi e le conseguenze di un approccio “approssimativo” alla compravendita immobiliare. • “Ho acquistato un appartamento da ristrutturare. Quando il mio architetto ha presentato il progetto in Comune ho dovuto pagare una concessione in sanatoria e una sanzione per una difformità di cui non ero stato informato”. Il controllo di tutte le planimetrie relative all’immobile e della loro coerenza con lo stato di fatto è molto importante, non solo per l’aspetto economico ma anche per verificare che non siano presenti abusi edilizi. Fortunatamente la difformità non era importante, ma il costo totale per l’adeguamento è stato di circa 4.000€! • “Vorrei vendere casa ma ho scoperto che è convenzionata (Art.79 della L.P. 11.8.1997, n.13); quando l’avevo acquistata non mi avevano

informato né spiegato cosa comportasse”. Questo signore, ignaro del vincolo e del fatto che per poter abitare un appartamento convenzionato bisogna possedere specifici requisiti, ha dovuto pagare una sanzione, vendere rapidamente l’appartamento e acquistarne un altro non convenzionato. • “Ho acquistato una casa su due livelli, ma l’agente immobiliare che me l’ha venduta non ha verificato che il sottotetto, dove era stato realizzato un bagno, fosse abitabile”. In questo caso i problemi per l’acquirente sono due: ha acquistato una casa con un abuso edilizio e

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Solange Bonetto Ing. Alessandro Roncaglia questo può comportare dei costi non indifferenti (purché sia sanabile!); in secondo luogo, implica che ha pagato la casa molto più del suo valore di mercato, perché ha acquistato come abitabile una superficie che non lo è. (continua nella prossima uscita)

Solange Bonetto 338 9569615 Ing. Alessandro Roncaglia 328 8877211 info@immobiliarebonetto.it

SOCIALE

OASIS: da 30 anni inclusione attraverso il lavoro La Cooperativa sociale OASIS nasce nel 1990 per offrire un lavoro e uno spazio di inclusione a exdetenuti e a persone che si trovavano a scontare pene alternative. Nel corso degli anni il numero di collaboratori è cresciuto e l’utenza si è diversificata, impiegando non solo ex detenuti, ma anche persone con dipendenze, disabilità fisiche o cognitive o con un disagio psichico. L’obiettivo, tuttavia, è rimasto invariato: offrire alle persone un luogo di accoglienza, sviluppo e formazione attraverso il lavoro. Oggi il lavoro assume significati diversi rispetto a quelli del passato, non è infatti solo un modo per procurarsi da vivere per sé e la propria famiglia, ma è strumento di conoscenza, di socializzazione,

La direttrice Giulia Failli (a destra) insieme alla responsabile area sociale Petra Baruffaldi

di realizzazione personale, di partecipazione alla costruzione della società. La cooperativa sociale OASIS collabora strettamente con i Servizi Sociali e Sanitari Pubblici, non-

ché gli uffici preposti del Ministero di Giustizia al fine di supportare al meglio la persona inserita nel suo percorso di recupero terapeutico e riattivazione sociale. I progetti vengono elaborati in modo personalizzato, dando va-

lore al bagaglio che porta con sé la persona al momento dell’inserimento, nonché ai suoi bisogni soggettivi, stabilendo insieme al servizio inviante obiettivi specifici e tempi per il loro raggiungimento. Oggi la Cooperativa sociale OASIS impiega circa 90 dipendenti, di cui il 40% con progetti di inserimento ed è attiva in diversi ambiti: dal giardinaggio al montaggio di palchi e altre strutture per manifestazioni, dai servizi ambientali come la raccolta differenziata alla gestione di impianti sportivi e di bar all’interno delle case di riposo e di scuole. OASIS offre un servizio di qualità con un valore aggiunto sociale.

Per ulteriori informazioni: www.oasis-bz.it


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LA SCENA MUSICALE Paolo Crazy Carnevale musicofilo

IL NUOVO ALBUM

Mad Puppet: con Between un ritorno in grande stile Se ne parlava da più di un anno del settimo disco dei Mad Puppet, una delle formazioni più longeve e creative della scena musicale rock altoatesina: Between, questo il titolo dell’opera, uscita esclusivamente in vinile – per quanto riguarda il formato solido – e in download digitale, si colloca perfettamente a cavallo tra le sonorità prog degli esordi e quelle più ricercate di Cube, come a voler sottolineare il fatto che i Mad Puppet non rinnegano nulla e al tempo stesso hanno sempre voglia di sperimentare.

Lo si può evincere anche dal titolo del primo brano del disco “New Start”, una nuova partenza, ma anche una ripartenza, visto che nel frattempo è tornato in seno alla formazione il cantante originale Manfred Schweigkofler, che ha portato a tre il numero dei componenti originali del quintetto attuale. “Il disco – ci racconta Manni Kaufmann, il tastierista – si è sviluppato dalle session in sala prove, dove cerchiamo di trovarci almeno una volta alla settimana, o ogni due, perché anche se le occasioni per fare concerti non sono molte, non abbiamo mai smesso di suonare e produrre. Registriamo quasi tutto quello che esce dalle prove e ci divertiamo sempre un sacco. Altri gruppi con una decina di idee farebbero dieci brani, noi ne facciamo uno. E in questo Fred deve destreggiarsi a ritagliare degli spazi in cui inserire i testi che canta.” “Secondo qualcuno – aggiunge il cantante – fare le voci sui brani dei Mad Puppet è molto difficile, ma invece è semplicissimo, nella struttura dei brani c’è un buco libero e lì devo inserirmi…”

Oltre a Kaufmann e Schweigkofler, i Mad Puppet del 2020 comprendono il chitarrista storico Christoph “Sane” Senoner, il bassista e clarinettista Thomas A. Pichler, in formazione da quasi trent’anni e il batterista Michael “Much” Mock, ma per i concerti, quando si potrà tornare a farne, sarà della partita anche Michael “Gadget” Gadner, che era la voce sul disco precedente. “Il batterista – è Senoner ora a raccontare – si occupa di registrare tutto quando siamo nella sala prove che si trova a San Giorgio, sotto San Genesio, e poi riascoltando vengono fuori tracce che magari vengono riprese pari pari nel disco, con pochi overdubs. Se vogliamo un po’ come faceva Frank Zappa. Prendi ad esempio Foggy Day, la parte finale è un’improvvisazione presa direttamente dalla sala prove.” Ognuno dei componenti dei Mad Puppet ha la sua importanza, il gruppo è un collettivo vero e proprio in cui ognuno ha le proprie peculiarità. Se Kaufmann e Senoner sono quelli che con i loro

strumenti caratterizzano il suono, Mock è l’uomo in cabina di regia e Pichler è un po’ il direttore d’orchestra. Schweigkofler è poi l’artefice dei testi, che in questo disco sono attraversati da un sottile filo rosso che conduce dal menzionato desiderio di una nuova partenza (sviluppato su una base sonora in odor di hard rock contemporaneo) alla conclusione della fantastica “Tomorrow”, con un cameo della sezione fiati degli Shanti Powa, in cui l’agognata ripartenza è posticipata a domani o a dopodomani. “Quando mi arrivano le tracce sonore – ci spiega Schweigkofler – comincio a pensare a che storia mi raccontino questi suoni, così comincio a lavorare sulle parole. In certi casi scopro che le

cose che vorrei dire sono già state espresse, e questo è il motivo per cui nel disco ci sono alcune canzoni in cui le liriche sono ispirate da altri, dai Creedence a Brian Eno, passando per Ayodeji, un ragazzo sconosciuto che pubblica i suoi video in rete. Se il disco si compone di otto brani, bisogna fare in modo che tutto sia collegato, senza essere per forza un concept album, perché il nostro non lo è. Il fil rouge è nel titolo, Between, in mezzo: tutte le canzoni trattano di qualcosa che è in mezzo, tra una cosa e l’altra. Anche con ironia, nei confronti delle ripartenze, e per estensione anche delle start up, che in realtà la maggior parte delle volte a poco servono, se non sono del tutto fallimentari.” Purtroppo, a causa del Covid-19, i concerti di presentazione sono rinviati a data da destinarsi; per ora gustiamoci il disco, che ha i suoi punti forti in composizioni come la menzionata “Tomorrow”, “Black Swan”, la teatrale “Fail Again” (in cui spiccano i trascorsi attoriali del cantante) e la lunga “Won’t Lose My Way”, una sorta di prog-blues che grazie agli spunti del clarinetto suonato da Pichler, nel finale sfocia in atmosfere jazz. Il disco è stato mixato da Fabian Pichler, figlio del bassista, e masterizzato da Jürgen Winkler degli Eseleptitun.


CULTURA E SPETTACOLO

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MUSICA

ILLIBRO, il meglio di 20 anni di recensioni Il popolare sito internet Debaser.it raccoglie da più di 20 anni recensioni “scritte da chi vuole” e ha pubblicato ILLIBRO, una raccolta del meglio delle recensioni dei primi 20 anni di vita del sito (280 pagine, Edizioni Riff). Debaser è un progetto di due bolzanini, Andrea Gasperi e Stefano Bonzi, classe 1968 il primo, 1967 il secondo: ad oggi il sito contiene più di 50.000 recensioni di musica, teatro, cinema e spettacolo. Lo stile del sito è molto ironico - già nella homepage si definisce “il sito più fiko dell’internet” – ma visitandolo ben presto se ne carpisce la ricchezza di contenuti... Andrea Gasperi: “Intorno a Debaser cominciò a raccogliersi una comunità di appassionati di musica da tutta la penisola e il nostro sito cominciò a raccogliere consensi e in un certo senso a diventare una comunità. Oggi contiamo oltre 25.000 utenti registrati da tutta Italia. Debaser conta mezzo milione di pagine visitate al mese... non sono poca cosa.

Possiamo considerate Debaser.it un social media? I social nascono come ambienti molto positivi, tutto sembra bello roseo e fantastico, uno strumento dalle mille possibilità. Solo che spesso poi scopri che alla fine sei tu lo sfruttato, sei tu che diventi il prodotto e vieni venduto a quelli che hanno bisogno della tua attenzione per sottoporti le loro offerte. Debaser in questi primi 20 anni ha avuto la possibilità di reagire, con interventi tipo la maggiore moderazione dei contenuti o inserendo strumenti come il range delle recensioni, che mette l’utente nella condizione di capire quali siano i contenuti di maggiore valore. Da dove nasce l’esigenza di pubblicare una raccolta?

C’è la voglia di fermarsi e di fare il punto della situazione, ma c’è anche la vanità di esibire quello che abbiamo fatto nei nostri primi 20 anni e quindi di prendere il meglio di quello che c’è nel sito e di metterlo su carta, in un formato diverso per vedere l’effetto che fa. Il volume è disponibile nelle librerie di Bolzano, ma può anche essere ordinato dal sito delle edizioni Riff (riffrecords.it). Come è nata questa collaborazione? Ho conosciuto Paolo Izzo a Radio Tandem, nel corso della trasmissione “La Musica Dentro” che

come Debaser avevamo a Radio Tandem e gli ho chiesto se era interessato a pubblicare il libro perché mi sembrava un’ottima idea creare delle sinergie tra realtà locali. A Paolo il progetto è piaciuto e così eccoci qui.

tam

IL LIBRO

Un gattino per comprendere i bimbi

Giuliana Franchini

Nella loro quotidianità si occupano di studiare e aiutare i più giovani nella loro formazione, e dunque i genitori nell’affrontare il mestiere più bello e più difficile al mondo. Sono due psicoterapeuti dell’età evolutiva, quindi chi più adatto di loro a scrivere un libro per bambini? Giuseppe Pino Maiolo e Giuliana Franchini sono due nome noti anche nel campo letterario, e per questa stagione hanno

ben pensato di proporre in versione rinnovata il più recente capitolo delle avventure di un gattino che negli ultimi anni ha saputo conquistare le simpatie di bambini e genitori. Con “Ciripò in un mare di emozioni” (ed. Erickson, 92 pagine) il piccolo felino antropomorfo, pigro e fifone, entra di diritto nel filone dei personaggi delle fiabe moderne, divertendo ed educando sia i grandi che i piccini. Già, perché se da un parte le splendide illustrazioni di Raffaella Bolaffio (che con la sua delicata matita riesce a donare una vita propria

ai vari personaggi) e il font utilizzato per la pubblicazione rendono il volume fruibile anche ai lettori ai primi passi, i cinque capitoli rendono il meglio se letti a voce alta da mamme e papà. In cinque diverse avventure, il protagonista affronta dei plot che lo portano a confrontarsi con diverse situazioni difficili, e i nemici da combattere si rivelano essere quelle piccole emozioni che affondano l’animo dei piccoli umani: dalla svogliatezza che può portare all’apatia, al timore di non essere accettati dagli amici, dalla paura del buio alla difficoltà di tenere fede alle promesse fatte o di badare i

Giuseppe Maiolo

fratelli più piccoli. Le storie si diramano in maniera semplice e divertente, intrattenendo i piccoli ma allo stesso tempo istruendoli, e lasciando scoprire ai genitori – anche nell’osservare le reazioni dei figli – che quel mondo spensierato dei propri bambini, troppe volte così spensierato non è.

Luca Masiello


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