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FREE PRESS DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO

EDIZIONE DI CATANIA

ANNO II - N.1 - MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

Così hanno massacrato Catania

PAGINE 8,9

il BELLO, il BRUTTO e il CATTIVO

LA NUOVA MAFIA ISTITUZIONALE

PAGINA 6

DOPPIO INGARICO

FRONTE DEL PONTE

PAGINA 10

MAI DIRE MAI

PAGINA 14

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EDITORIALE

MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

MA LOMBARDO CITA SUD PER LA PRIVACY

Antonio Condorelli

I

L'ULTIMA PSICOSI DI RAFFAELE LOMBARDO: “IRRUZIONE A CASA MIA”

magistrati Antimafia della Procura di Catania indagano sulla diagnosi di aneurisma all'aorta fatta a Raffaele Lombardo cinque giorni dopo la notizia del suo possibile arresto, poi smentito. Una diagnosi che il primario dell'ospedale Cannizzaro si è rifiutato di firmare ritenendola non corrispondente “alle effettive condizioni del paziente”. Abbiamo fatto il nostro dovere: pubblicare le carte. Sia la denuncia del primario, sia la diagnosi che -stando al primario- dovrebbe essere fasulla. Senza una riga di commento. Una notizia scomoda -saranno i magistrati a dire in quali termini- che Lombardo si è legato al dito iniziando una vera e propria persecuzione giudiziaria. Siamo stati citati davanti al Garante della Privacy a Roma, nei prossimi giorni conosceremo il responso, siamo stati citati in sede civile per milioni di euro. Caro Presidente la verità non ha prezzo.

Sud esprime solidarietà nei confronti della collega Silvia Giacometti de L’ULTIMA PAROLA che qualche giorno addietro si è recata presso la casa di Ramacca del presidente della Regione Raffaele Lombardo per fare il proprio dovere di giornalista. Insieme a lei erano presenti i tecnici con telecamere e microfoni che hanno fatto riprese e interviste. Di tutta risposta la presidenza della Regione Sicilia ha diffuso un comunicato stampa che parla della presentazione di un esposto per “irruzione”! Lombardo definisce i colleghi di Rai Due “soggetti non identificati” che tentavano di “introdursi nella casa di campagna di Lombardo. Un racconto inverosimile che diventa grottesco quando si aggiunge che “i soggetti erano dotati di telecamera”, addirittura i giornalisti hanno osato chiedere “se li’ fosse attivo un bed and breakfast e se fosse possibile trascorrervi la notte”. Raffaele Lombardo spieghi ai cittadini in che modo è stato selezionato per essere finanziato con 530 mila euro il progetto agricolo della moglie, spieghi in che modo è stato finanziato il di lei parco fotovoltaico, ma anche quale dirigente regionale ha autorizzato la villa a dietri metri dal mare di Ispica sequestrata perchè “abusiva”. Sui rapporti “politici” con boss mafiosi e pregiudicati ha già detto tutto pubblicamente ottenendo gli applausi del partito democratico siciliano, del magistrato assessore Massimo Russo e dell’assessore Caterina C.

Direttore Responsabile ANTONIO CONDORELLI Hanno collaborato a questo numero: Rosario Sardella, Laura Galesi, Enrico Sciuto, Fernando M. Adonia, Carlo Lo Re, Orazio Di Mauro, Andrea Sessa, Simona Zappalà, Stiben Mesa Paniagua, Giovanni Tizian Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 Edito da: Editori Indipendenti S.r.l.

Viale Kennedy 10 - 95121 Catania tel. 095349015 | e-mail: info@sudpress.it - redazione@sudpress.it sito: www.sudpress.it Impaginazione e grafica Max Guglielmino Stampa Litocon S.r.l. Catania Per le vostre inserzioni pubblicitarie su SUD: tel. 095 349015 - commerciale@sudpress.it SUD viene impaginato utilizzando programmi Open Source e stampato su carta riciclata Chiuso in redazione: 17/01/2011 - h. 22:30


MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

ECONOMIA

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ILLUSIONI Incapaci di creare sviluppo, alla Regione continuano le politiche clientelari Carlo Lo Re

S

ulla pelle dei tantissimi precari della pubblica amministrazione siciliana si sta in questi giorni giocando una partita che definire indecente è poco. Certo, si può dire che la vita di tutti i siciliani, di tutti i meridionali, eccezion fatta per pochi eletti, sia precaria, ma quella dei non garantiti della PA lo è forse un tantino di più. Perché negli anni ognuno di loro si è costruito una esistenza quanto più normale possibile, confidando in uno stipendio, certo non faraonico, che ha comunque consentito di sognare, sposarsi, comprare una casa, contrarre un mutuo, fare figli. Il tutto sempre sotto scacco. Il tutto sempre evanescente, sfumato, fuzzy, per dirla in termini radical chic. Il tutto sempre con la spada di Damocle del non rinnovo del contratto. Magari a 40 o 50 e passa anni di età. Robe da far venire i capelli bianchi ben prima della pensione. Intendiamoci, non è che non sia evidente l’altra faccia del precariato pubblico, quella furbastra più che furbetta di chi con 1-2 anni di servizio da contrattista pretende la stabilizzazione solo perché ha avuto la fortuna di frequentare le giuste segreterie politiche, magari scavalcando chi è in attesa da decenni. Ma questo aspetto squallido della vicenda non deve far perdere di vista, appunto, il sacrosanto diritto alla serenità di chi è sfruttato a sangue da tempo immemore. Certo, le cronache di questi giorni non aiutano affatto la causa di chi è nel giusto. Mesi fa il braccio di ferro sulla stabilizzazione di oltre ventimila precari della Regione Siciliana. Poi le polemiche sulle nuove assunzioni. 4.000 in campo sanitario, con tanto di (comprensibile) levata di scudi leghista. Eppoi il bando (ritirato? Forse che sì, forse che no …)

pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale isolana per 8.400 stagisti da 500 euro al mese. Spesa complessiva 6.5 milioni di euro. Altra (comprensibilissima) levata di scudi leghista. Altro (feroce) scontro politico. Con gli assessori, sulla cui buona fede non si possono avere dubbi, a fare da parafulmini. Ma perché, viene da chiedersi, questa accelerazione nei progetti occupazionali da parte della Regione? Escludendo il desiderio di contribuire a risolvere il dramma della disoccupazione in Sicilia, rimangono solo ipotesi malevole per spiegare i bandi che tante polemiche stanno suscitando. Perché la fabbrica delle illusioni serve – e molto anche - ad un sistema di potere basato sul consenso sotto ricatto da parte di un elettore medio disperato per la mancanza di lavoro e tenuto alla catena da anni di promesse. Una volta il politico, cinicamente, teneva la sua base sotto scacco minacciando di togliere quanto aveva dato. Oggi, diabolicamente, lo fa non dando mai quanto ha fatto intendere di essere (pur) intenzionato a dare. Perché, dicevamo, l’impennata di (per il momento ancora virtuali) assunzioni oggi? L’impressione è che la galassia autonomista siciliana, assediata dalla Magistratura ed all’angolo politicamente, stia cercando di dar fondo alle sue residue capacità clientelari, accontentando quanti più “famigli” possibile prima dell’inevitabile implosione. Quasi a voler creare uno zoccolo duro di fedelissimi pronti in futuro - all’occorrenza - a fare le barricate (morali, ma anche fisiche, perché no?) in difesa dei “benefattori”. Retropensiero troppo fantapolitico? Non in Sicilia, dove il retropensiero, ahinoi, è quasi una scienza esatta.

MEZZOGIORNO: l'economia, le interviste, le inchieste. SEGUI TUTTO SU SUDPRESS.IT

SCOTTI: PER IL MERIDIONE INFRASTRUTTURE ED INVESTIMENTI Che cosa ha fatto di concreto il governo Berlusconi per il Sud Italia? Approfittando della presenza a Catania del sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti, leader nel movimento meridionalista Noi Sud (appunto!), ci siamo fatti raccontare per bene le mosse di Silvio Berlusconi per contrastate il trend oltremodo negativo dell’economia del Mezzogiorno. «In un momento di crisi molto forte, con il tracollo della Goldman Sachs a settembre del 2008, il governo – ha spiegato Scotti a Sud - si è trovato di fronte a nuove responsabilità: innanzitutto evitare che il nostro Paese entrasse in una crisi finanziaria simile a quella che ha colpito altri Paesi europei, peraltro in presenza di un debito pubblico così radicato come sappiamo. In primo luogo, quindi, l’abbiamo bloccato, perché se fosse cresciuto ulteriormente e noi non avessimo mantenuto i conti in ordine ci saremmo trovati dinanzi ad una conseguenza semplice: l’aumento del tasso di interrese avrebbe ancor più sottratto risorse allo sviluppo produttivo per far fronte appunto al debito stesso». Cosa che altrove, come in Grecia (ma, nei fatti anche in Spagna, Portogallo, Belgio e Ungheria, solo che qui il “maquillage” ha retto), è avvenuta, con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti. «Oggi il problema è lo sviluppo – ha proseguito Scotti – ed il governo ha posto sul tappeto due questioni: le infrastrutture nel Mezzogiorno, fondamentali, ed il sostegno alle attività produttive, creando condizioni realmente attrattive per gli investimenti». Semplice, quindi: basta convincere gli ultraricchi fondi sovrani mediorientali ad investire da noi… CLR

L’ISTAT FUORI DALLA REALTÀ I dati Istat sull'economia e sulla produzione di valore aggiunto nel 2008 danno la Sicilia in crescita. Secondo l’istituto, prima della crisi mondiale la nostra regione aveva registrato una performance migliore di Lombardia ed Emilia Romagna ed era la più dinamica economia del Sud Italia, con agricoltura e pesca a trainare l'andamento positivo. Bene anche i servizi, con Catania che risulta essere la città più virtuosa dell’Isola. Per l’Istat, l'inizio della crisi globale 2 anni e qualche mese fa non avrebbe rallentato lo sviluppo della Sicilia, tutt’altro. Insomma, preso in esame lo stato di salute dell'economia nelle province italiane, ne vien fuori una fotografia del Paese che più “sfocata” non si potrebbe. Perché con una agricoltura regionale al collasso, che ha recentemente perso centinaia di migliaia di posti di lavoro, parlare di settore trainante è davvero fuori dalla realtà. Come ridicolo è che una città oggettivamente allo sbando come Catania risulti essere più virtuosa di un gioiello d’amministrazione come Ragusa. CLR

Ad UniCredit il servizio di CASSA DELLA REGIONE UniCredit si è aggiudicata il servizio di cassa della Regione Siciliana e del fondo pensioni Sicilia per il quinquennio 2011-2015. La multinazionale, che nell’Isola mantiene ancora le insegne del Banco di Sicilia, ha vinto la relativa gara pubblica. Lo hanno annunciato in una conferenza stampa a Palermo l'assessore regionale all'Economia, Gaetano Armao, ed il responsabile territoriale di Unicredit-Banco di Sicilia, Robetrto Bertola. La banca conferma così il suo ruolo di istituto “cassiere”, ruolo che svolge dal lontano 1946, quando venne (incautamente!) riconosciuta l'autonomia istituzionale della Regione Siciliana con la concessione dello statuto speciale. Nell'ambito della convenzione Regione-UniCredit, Palazzo d’Orléans fruirà di condizioni di mercato particolarmente competitive. Il servizio di cassa regionale continuerà ad essere svolto dal BdS tramite l’ufficio centrale di piazzale Ungheria a Palermo, nonché attraverso 9 diversi uffici provinciali, uno per ciascun capoluogo. Da considerare come i volumi intermediati attraverso il servizio di cassa regionale superino i 31 miliardi di euro l'anno. CLR

Contributi ai consumatori, SCOPPIA IL CASO Sembrano non finire mai le “grane” per Palazzo d’Orléans. Un’altra mina arriva ora dal fronte consumatori. «Nell’ambito del Programma generale di interventi della Regione siciliana denominato “La Sicilia insieme ai consumatori” per la realizzazione di interventi mirati all’informazione ed all’assistenza degli utenti, è opportuno attuare una verifica amministrativa». Lo chiede, con una circostanziata interrogazione indirizzata al presidente Raffaele Lombardo e sottoscritta dai colleghi Marco Falcone e Vincenzo Vinciullo, il vice presidente vicario del gruppo Pdl all’Ars, Salvo Pogliese. «I contenuti del programma – spiega Pogliese – suscitano davvero forti perplessità, soprattutto per quanto riguarda l’utilità, che sembra “scarsina”, di talune proposte, sia della Regione che delle associazioni dei consumatori che hanno aderito. Fanno eccezione Adusbef e Codacons, che non hanno presentato progetti e che anzi hanno sollevato la spinosa questione». Per inciso, fra le associazioni che hanno voluto aderire al programma, alcune non avrebbero proprio i requisiti richiesti per accedere ai finanziamenti regionali. CLR

413 milioni per PICCOLE OPERE AL SUD Un importante stanziamento di ben 413 milioni di euro per degli interventi medio-piccoli nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia sta arrivando dal Fondo infrastrutture. Sta scritto a chiare lettere in una delibera del Cipe che assegna un preciso finanziamento per le piccole e medie opere del Sud. I lavori finanziati dalla struttura diretta dal sottosegretario Gianfranco Micciché riguardano interventi infrastrutturali per la realizzazione di reti viarie (assolutamente fondamentali per trainare i Meridione d’Italia nel nuovo millennio) e fognarie e per impianti portuali. Denari sono anche previsti per interventi infrastrutturali per lavori di adeguamento, ristrutturazione e nuova costruzione di sedi istituzionali per Forze dell’Ordine e di sicurezza pubblica. Saranno i Provveditori interregionali alle opere pubbliche delle Regioni interessate a selezionare ora le opere da realizzare (a Magistratura e Forze di Polizia si raccomanda la massima vigilanza …), dando priorità a quelle che sono immediatamente cantierabili o a quelle la cui progettazione è in fase avanzata. Secondo la delibera Cipe, i lavori finanziati dovranno terminare entro il 31 dicembre 2012. Per eventuali ritardi si potrà sempre tirare in ballo la sinistra profezia Maya sulla fine del mondo... CLR

Ikea a Catania, PARTITO IL COUNTDOWN A Catania la gente è già in fibrillazione. Dopo parecchi passi falsi e la fine in tribunale del rapporto con l’ex general contractor brianzolo dei lavori, pare proprio arrivato il momento dell’inaugurazione del mall svedese alle falde dell’Etna. L’appuntamento, già fissato, è per il 9 marzo mattina. I locali dell’ex sito Cesame 2, completamente ristrutturati, sono sostanzialmente pronti e quella porzione di zona industriale già non sembra più la stessa. La multinazionale svedese, ad esempio, dà molta importanza alla viabilità dell’area attorno ai suoi store e a Catania pare proprio aver messo mano al portafogli per fare le cose davvero a regola d’arte. Cliccando sull’apposito sito Internet di Ikea Catania (che in pianta organica prevede 246 lavoratori interni) si può poi già fare la conoscenza della direttrice, Franca Quaglia, solida manager e buona conoscitrice del mercato del Sud Italia. Ha infatti già guidato con ottimi risultati la sede di Bari ed è pronta per la sfida catanese. Dai primi contatti pubblici la grinta non le manca di sicuro. CLR


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POLITICA

MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

AI FERRI CORTI MICCICHÈ (FDS): «LOMBARDO SE NE VADA, MI CANDIDO ALLA PRESIDENZA»

MARINO (PD): INCOMPATIBILI CON LOMBARDO, INDAGATO PER MAFIA

Gianfranco Miccichè, sottosegretario all'Economia, ha tratto il dado: si candiderà alla presidenza della Regione Sicilia. «Solo nel centrodestra c'è spazio per il Mezzogiorno», sottolinea. Il modello è la Lega Nord. In attesa di nuove sulle indagini che coinvolgono Cimino e Mineo. Lei ha definito Lombardo inaffidabile, eppure ha governato con lui. Come pensa di recuperare la fiducia dei cittadini del Sud? Sono giunto a queste conclusioni proprio perché ho governato con lui. E' una conclusione dettata da una constatazione: con Lombardo i fatti non seguono mai alle parole. Fds non deve recuperare la fiducia dei cittadini del Sud, perché questa non è mai venuta meno. L'affetto e la partecipazione crescente che sta accompagnando fin dalla nascita il nostro progetto politico stanno lì a dimostrarlo. Non le piace l'azione riformatrice del governo Lombardo? Quale azione riformatrice? Non riscontro alcuna azione riformatrice dal governo regionale e tanto meno ne ravvedo i prodromi per il prossimo futuro. L'esecutivo vive alla giornata, rimandando sine die ogni decisione. La scelta di affidarsi ai tecnici, che si stanno contraddistinguendo solo per una politica improntata sul "No"pregiudiziale in ogni tema, evidenzia l'incapacità di Lombardo di farsi carico delle istanze inerenti il futuro della Sicilia. Michele Cimino e Franco Mineo sono sotto inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa. Fds parte male? Spero che Cimino e Mineo escano presto da queste vicende giudiziarie. Noi saremo sempre al fianco di chi viene accusato ingiustamente. E di chi accusa giustamente. Si dice che, sotto sotto, Lombardo pensi di riavvicinarla per controbilanciare l'alleanza col Pd. Lei, niente? Nel modo più assoluto. Ribadisco che il tempo dei giochini politici e dei tatticismi senza costrutto è finito. Non spetta a me guardare in casa d'altri, ma la polemica interna al Pd la dice tutta sul futuro politico di una maggioranza e di un governo confuso su tutto. Sono capaci soltanto di distinguersi per un colpevole immobilismo del quale, tanto per cambiare, fanno le spese i cittadini. Siamo lontani anni luce da questo modo di intendere la politica: questi sono esercizi trasformistici fini a se stessi. E' ora di voltare pagina. Nemmeno ricomposizioni tattiche sulle istanze del Mezzogiorno? Non è più tempo di giochini politici e di tatticismi di corto respiro. Il Sud ha un disperato bisogno di una rappresentanza politica, coesa e compatta, che individui le priorità per il territorio. Un governo serio non può sempre venir meno al proprio ruolo decisionale, salvo poi affidarsi alla creazione di un precariato più o meno pubblico, utile solo a sperperare denaro. Questi sono solo giochi di prestigio. Se questo lo spirito riformista di Lombardo, ribadisco la necessità di dotarsi di un nuovo governo. E serve una nuova cultura politica, coraggiosa e positiva, che non si preoccupi di produrre consenso, ma che sappia guadagnarselo. La Forza del Sud è alternativa al MPA? Fds è altra cosa dall'MPA. Non abbiamo nulla a che vedere con più o meno chiari ideali autonomistici che nulla hanno prodotto per la Sicilia. Fds nasce e si colloca nel centrodestra, con l'intento preciso di collaborare con il governo Berlusconi. La Sicilia e il Sud hanno bisogno di una rappresentanza politica in grado di dialogare con il Governo nazionale e di farsi sentire con decisione nei momenti importanti. Svilupperemo un'azione identica a quella realizzata dalla Lega a favore delle regioni del Nord. Qualcuno denuncia il rischio di una modulazione del federalismo fiscale sfavorevole al Mezzogiorno. Farete le barricate? Sono certo che il premier Berlusconi saprà porsi come ago della bilancia nell’attuazione del progetto federalista. Noi lavoreremo al suo fianco. “No” aprioristici sarebbero sbagliati, ma quel che è certo è che non consentiremo scelte penalizzanti per il Sud. Enrico Sciuto

Ignazio Marino cita testualmente la misura di custodia cautelare dell’Operazione “Iblis”, in cui si riconosce l’esistenza di rapporti diretti e indiretti fra i Fratelli Lombardo e Cosa Nostra. Demolisce il PDraffa di Cracolici, Lumia e Lupo e lancia la sfida: il PD deve fare la cosa giusta, non la più conveniente. «La possibilità di avere i voti dell’Mpa in Parlamento non può essere una giustificazione per sostenere un governo il cui Presidente è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Sono in gioco i valori fondativi del partito». Ignazio Marino lo ripete più volte. Per il Senatore e chirurgo del PD è una questione di principio. La distanza dalle posizioni di Beppe Lumia, Antonello Cracolici e Giuseppe Lupo, a ventiquattr’ore dal referendum di Caltagirone, precipita in una voragine. La base del PD ha lasciato soli Raffaele Lombardo e i vertici regionali del partito, a cominciare da Giuseppe Lupo. Mi limito ad usare non parole mie, ma quelle della Procura di Catania. Negli atti con cui richiede la misura di custodia cautelare per una serie di individui in Sicilia, nel foglio N°167, che si intitola “Rapporti fra Cosa Nostra e i fratelli Raffaele e Angelo Lombardo” dice testualmente: “Gli atti d’indagine eseguiti e gli elementi acquisiti nell’ambito di altri procedimenti, poi confluiti nel presente procedimento, consentono di provare in punto di fatto l’esistenza di risalenti rapporti diretti e indiretti degli esponenti di Cosa Nostra della provincia di Catania con Raffaele Lombardo e con Angelo Lombardo”. Io penso che questa frase metta la parola “punto” ad ogni discussione. E mi aspetto un ravvedimento da parte degli orgasnismi regionali. In cosa potrebbe consistere? Magari domani potrebbero annunciare- sarebbe salutare per tutti- la convocazione di un referendum su tutto il territorio siciliano, per sottoporre a simpatizzanti e iscritti questa scelta. Sono convinto che il 95% dei votanti si pronuncerebbe contro. Senatore Marino, Bersani dovrebbe pronunciarsi sul caso Sicilia, dando un seguito alle richieste della base commissariata, oppure deve continuare a lasciar fare? Dinanzi a un segnale così chiaro, ad una partecipazione così cospicua al referendum, e di fronte ad un’indicazione così netta, Bersani non può fare a meno di far valere le sue indicazioni sui vertici regionali. E’ vero quel che dice Lupo, il PD ha un’idea di partito moderno e federale. Tuttavia, ci sono alcuni principi di carattere fondativo che non possono essere affidati alle regioni. Sul sostegno a Lombardo, i promotori del referendum di Caltagirone chiedono la convocazione di un congresso regionale straordinario. Il Pd deve avere un disegno da proporre alla società. In una regione con problemi importanti come quella siciliana, sorprende e anzi indigna che, a poco tempo di distanza dal confronto elettorale fra Anna Finocchiaro e Raffaele Lombardo, con la presentazione agli elettori di un programma improntato a trasparenza e legalità- soprattutto all’interno della Pubblica Amministrazione- si arrivi a sostenere un Governatore che la Procura Distrettuale antimafia di Catania ha indicato nei suoi atti come persona che ha avuto rapporti con esponenti della criminalità mafiosa. Il Pd non può sostenere un uomo che è oggetto di indagini per reati così gravi. I vertici regionali hanno preferito commissariare questa realtà, a poche ore dal voto. E’ una scelta non solo sbagliata, ma pericolosa. Il Pd deve essere il partito della legalità e della trasparenza. E’ sbagliato sostenere Lombardo, anche se magari potrebbe apparire conveniente. Penso che il mio partito debba contraddistinguersi come la forza che fa sempre la cosa giusta, piuttosto che la più conveniente. Enrico Sciuto

Dopo aver ridotto al lumicino il PD in Sicilia, i vertici inciuciati col presidente indagato per mafia, hanno commissariato il segretario del circolo democratico promotore del referendum di Caltagirone, uno degli ultimi Comuni governati dal PD con l’MPA all’opposizione. Dove tira ancora aria di sinistra

Sondaggio SUD: i lettori premiano il PdL. Ma se le sinistre fossero coese, spezzerebbero le reni alla maggioranza “Se si dovesse votare oggi, quale partito voteresti?”. 2465 voti espressi. Vince il Pdl (23%). Secondo il SEL, con una distanza considerevole (13%). Crollo del PD (8%) e dell' MPA (7%). L' IDV si fa avanti (7%) assieme a La Destra (6%). New Entry di tutto rispetto per FLI (6%). Sorprende il Movimento Cinque Stelle (5%). Da notare anche il 2% della LEGA. Prima di ogni analisi è doverosa una premessa. I lettori di Sud, nella maggior parte dei casi, possono essere definiti come “attenti”, nel senso cioè che conoscono la politica e seguono i fatti. Il segmento in questione ha un taglio medio-alto. L'età media è sicuramente giovane. I lettori di Sud bazzicano costantemente il web. Inoltre, a mo' di deduzione, il lettore di SUD vuole e pretende una informazione aderente ai fatti, invoca legalità e trasparenza. Il primo dato registrabile è la sfiducia verso il Bi-partitismo, soprattutto nel popolo della sinistra e del centrosinistra. Così, mentre il pdl si assesta come

primo partito della provincia (questo è il bacino), in sostanziale adesione con i dati reali, crolla il PD, travasando i propri voti verso il SEL. Da notare anche che, se le formazioni antagoniste a Berlusconi fossero più coese, avrebbero una maggioranza inequivocabile. L'Mpa resta inchiodato. Probabilmente perché il proprio bacino elettorale è più di segreteria che di simbolo. Il dato di Fli e grillini ci dice che la forte azione di propaganda, esercitata soprattutto sul web, può arrivare oltre le tradizionali barriere di aggregazione politica. Il resto è roba nota. Non va eluso però un dato, quello fisiologico. Fino a quando si parla di sondaggi e rilevazioni web, si rischia di giocare a bocce ferme. Perché, nel momento in cui si avvicinano le urne, quelle vere, il voto si polarizza tra le formazioni maggiori, quelle a vocazione governativa. Lo spettro si chiama “voto utile”. Fernando M. Adonia


MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

POLITICA

BORSELLINO (PD): GOVERNO IMMOBILE CHE IMPLODERÀ On. Borsellino si farà il referendum a Palermo? Non saprei, dipende dalle scelte del partito. Per quel che mi riguarda, fin dagli albori dell’ipotesi di un’alleanza con Lombardo, dissi chiaramente al Pd che si sarebbe dovuta consultare la base, ossia quel popolo delle primarie che, alle elezioni per il segretario regionale, sposò in netta maggioranza una proposta politica sintetizzata dallo slogan “né con Cuffaro, né con Lombardo”. Come giudica il lavoro all'Ars da parte del partito democratico in questi due anni?… Il Pd ha fatto opposizione con serietà. Poi, ha scelto di sostenere la giunta Lombardo. Una scelta che ho sempre considerato un grave errore. E del resto, al di là delle ragioni politiche, c’è l’immobilismo del governo regionale che è sotto gli occhi di tutti. Da una parte Cracolici e Lumia, dall'altra Lei, Mattarella e altri Dirigenti; chi è il vero PD in Sicilia? Quello che ha votato alle primarie. Lei è fortemente perplessa dell'appoggio del PD a Lombardo. Cos'è che non gli piace? Qui non si tratta di Lombardo. Si tratta di una questione ben più importante di un’alleanza, sia essa temporanea o di lungo termine. Fin dal primo giorno in cui ho deciso di impegnarmi in politica, ho messo al centro del mio operato la costruzione di un’alternativa chiara e forte al sistema clientelare e affaristico che tiene da anni sotto scacco la Sicilia e il suo sviluppo. Nel 2006, questa alternativa ha trovato forma e sostanza nel programma partecipato del centrosinistra, con il quale mi sono presentata alla elezioni regionali, e che è stato sottoscritto da tutte le forze del centrosinistra. E non certo da Lombardo, che era e resta parte integrante di quel sistema politico contro cui mi batto da anni. La Sicilia vive una crisi intensa, il problema della legalità sembra presentarsi sotto vecchie e nuove luci. Cosa dovrebbe fare il PD siciliano secondo Lei? Da solo, il Pd può far poco. Ha definito Lombardo un “politico inaffidabile al di là delle sentenze”, i ragazzi di Addiopizzo hanno chiesto le dimissioni del Governatore. In tutto questo ha senso il silenzio del PD? Dentro il Pd hanno parlato in tanti. E tra questi, c’è chi ha espresso lo stesso concetto: ossia che Lombardo è un politico inaffidabile al di là delle sentenze E' chiaro che a tenere in vita il governo Lombardo è il PD. Secondo lei durerà ancora per molto questa fase? Io credo che un governo immobile come questo prima o poi imploderà. Ho letto diverse lamentele in proposito da Confindustria e anche dal Pd. Come sono stati gestiti i fondi europei, dunque la spesa, da questo governo? C'è stata continuità con Cuffaro? Sotto Cuffaro, la spesa dei fondi europei è servita a foraggiare clientele e a coprire buchi di bilancio. Con Lombardo, dopo tre anni dall’avvio della nuova programmazione, siamo ancora sotto il 10 per cento della spesa, con il rischio di perdere ingenti somme a causa della lentezza amministrativa. E quel poco che è stato usato sinora non rientra certo in un piano virtuoso di investimenti per lo sviluppo. Dall’agricoltura all’industria, passando per le infrastrutture e la mobilità sostenibile, il problema è identico: manca un valido ed efficace progetto per lo sviluppo e. Non lo dico solo io, ma anche la stessa Unione europea. Rosario Sardella

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ORLANDO (IDV): COME FARÀ LUMIA AD ANDARE IN GIRO PER LA SICILIA

Lontani dalle inaugurazioni familiari, dai sottogoverni a tavolino, dagli applausi al presidente che confessa rapporti con boss mafiosi e pregiudicati, hanno scelto la via della consultazione democratica. Nel frattempo però rischiano l’inquisizione (nell’indifferenza totale di Pierluigi Bersani)

Pubblicità elettorale mai pagata LOMBARDO DENUNCIATO PER “TRUFFA” “Vota autonomia, vota la libertà”. Quaranta tir durante le ultime elezioni europee giravano in tutta Italia con gli slogan elettorali di Raffaele Lombardo. Gli importi concordati (171mila euro) non sono stati mai pagati e adesso Francesco Caruso, presidente del consorzio di autotrasportatori Cai Service, ha chiesto il decreto ingiuntivo e denunciato per truffa il presidente Raffaele Lombardo. “Siamo profondamente delusi -spiega a SUD- abbiamo già proceduto con i decreti ingiuntivi senza ottenere risposte. Non potevamo mai pensare che un presidente della Regione all’improvviso diventasse introvabile. Noi non ci aspettavamo che un presidente della Regione Sicilia non pagasse le imprese siciliane e i cittadini che lavorano. Questi crediti hanno messo in ginocchio il nostro consorzio. Per questo lo abbiamo denunciato per truffa”.

«Il 26 e 27 Febbraio organizzeremo un referendum regionale sull'appoggio al governo Lombardo», annuncia Leoluca Orlando. «La nostra»- spiega- «è un'offerta, in primo luogo al PD. Vorremo che arresti la sua corsa all'autoannientamento». E si chiede: «come faranno Cracolici e Lumia ad andare in giro per la Sicilia, a parlare con gli elettori del centrosinistra?». Per il potavoce nazionale IdV, i dirigenti del PD siciliano hanno raggiunto la perfezione: «A Termini Imerese con Miccichè e il PDL, a Palermo con Lombardo, noto frequentatore di ambienti mafiosi, e con l'UDC». E' in atto uno scontro fra la base democratica e la direzione regionale del Partito? Il tradimento degli elettori del centrosinistra da parte del PD era e resta inaccettabile. Voglio ricordare a Giuseppe Lupo e ad Antonello Cracolici che un terzo dei parlamentari del PD a Palazzo dei Normanni è stato eletto con i voti di liste diverse da quella democratica. Grazie alla legge elettorale che il PD ha approvato assieme a Cuffaro, Lombardo e il PDL, i voti delle liste che non hanno raggiunto il 5% vanno a produrre deputati al partito più grande. All'Ars il PD è tenuto dunque a rappresentare tutti gli elettori del centrosinistra. Avete annunciato che non farete alleanze col PD, finchè sostiene Raffaele... Su questo siamo assolutamente inamovibili. Prima ancora di conoscere l'esito della consultazione referendaria, dicevamo che questa non è la faccenda interna di un partito che, com'è logico, ha le sue dinamiche. Qui stiamo parlando della possibilità di costruire col PD un'alternativa al “Cuffaro con cannoli” che si chiama Salvatore, e al “Cuffaro senza cannoli”, il cui nome è Raffaele. E' possibile farlo? Ce lo dicano. E intanto organizzate questa consultazione. Sarà un referendum regionale, in cui ovviamente non saremo soli. I partiti della sinistra della coalizione hanno già manifestato disponibilità. Speriamo che accetti anche il PD. E' chiaro che, se prima di quella data i democratici dovessero togliere la fiducia a Lombardo, allora il problema sarà risolto in radice. E' realistico che si risolvano a scaricare il governo autonomista? Lo spero, anche perchè mi chiedo come faranno personaggi come Cracolici e Lumia ad andare in giro per la Sicilia e a parlare con gli elettori del centrosinistra. Hanno raggiunto il massimo della perfezione: riescono a stare in realtà come Termini Imerese con Miccichè e col PDL. E a Palermo insieme all'UDC e all'MPA. E' una “primavera” palermitana con cannoli... In tutte le realtà amministrative siciliane ci presenteremo da soli. O meglio, con tutto il centrosinistra, escluso il PD. A cominciare da Palermo. La nostra Sicilia è retta da un sistema di potere di marca Cuffaro- Lombardo, un sistema cui personaggi come Lumia e Cracolici hanno scelto di essere subalterni. Enrico Sciuto

Lombardo si difende […] C’è un attacco alla Sicilia autonoma e autonomistica indecente rispetto al quale i siciliani devono aprire gli occhi e rendersi conto che siccome stanno venendo meno le fondamenta di un sistema marcio fino in fondo, allora si reagisce così. […] E’ una disinformazione disonesta. La stessa disinformazione che riguarda la questione della stabilizzazione dei precari degli enti locali, persone che non potevano essere licenziate e che stiamo liberando dal ricatto della politica: il consenso in cambio della proroga. [...] E’ veramente incredibile. Ma noi andiamo avanti e mi auguro che tutto il popolo siciliano si renda conto che il lavoro che stiamo facendo continua nell’esclusivo interesse della Sicilia. Raffaele Lombardo

Su www.sudpress.it: Le interviste I sondaggi I video


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MAFIA E POLITICA

MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

Giovanni Tizian

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alermo - Politica, colletti bianchi al servizio delle cosche e imprenditoria collusa. Sono i tre pilastri su cui si regge cosa nostra e le mafie nostrane. «Gli appoggi e le connivenze di segmenti delle istituzioni hanno permesso a cosa nostra di prosperare per 150 anni». E’ determinato il giudice del tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini, intervistato da Sud. Se questi punti di contatto venissero meno, l’Organizzazione sarebbe nuda di fronte all’azione investigativa. E alla presa di coscienza da parte della comunità civile che ha un ruolo cardine nella lotta al sistema mafioso. Dott. Morosini, che volto ha cosa nostra palermitana? «L’organizzazione mantiene i connotati tradizionali. Il controllo del territorio attraverso le estorsioni è fondamentale per ottenere il riconoscimento. Nello stesso tempo c’è una penetrazione delle logiche mafiose nell’economia, nella finanza e nelle pubbliche amministrazioni. Vi è un’interferenza della criminalità organizzata nei circuiti della pubblica amministrazione per ottenere appalti e distrarre fondi europei. Finanziamenti europei che spetterebbero alla collettività e che invece vengono utilizzati per costruire opere inutili e mai utilizzate». Che ruolo ha cosa nostra nel palermitano? «Svolge un ruolo sociale attraverso le estorsioni che vengono sempre meno riscosse in denaro. Soprattutto nei centri commerciali avviene che cosa nostra chieda l’assunzione di personale. In questo modo supplisce al sistema legale che non riesce ad assicurare occupazione. Così, cosa nostra, crea consenso sociale. La questione mafiosa non è solo problema di ordine pubblico. E’ una questione sociale molto più ampia che riguarda i diritti e i bisogni degli individui. Istruzione, sanità, lavoro. Sono gli elementi principali per contrastare la mafia». Qual è il ruolo delle cosche rispetto alla politica? «Cercano contatti e partecipano alle competizioni elettorali. Si adoperano per convogliare voti verso i candidati che assicurano favori e garantiscono vantaggi nei diversi settori d’interesse». E rispetto all’imprenditoria? «Cercano alleanze. Il metodo delle cosche è mutato, da parassitario- classica estorsione- esigono la condivisione delle attività imprenditoriali entrando negli assetti societari». Politici e mafiosi, come avviene l’incontro? «Non esiste un patto scritto tra le due parti. Il politico ambiguo non rifiuta i voti delle cosche. E questa ambiguità può diventare la premessa per l’alleanza futura. E’ capitato anche che il boss Rotolo sosteneva “l’internizzazione” della Rappresentanza. Ossia, i candidati da fare eleggere dovevano essere intranei all’Organizzazione». Probabilmente Rotolo non si fidava del politico di professione... Ma la Cupola mafiosa, la Commissione, esiste ancora, è operativa? «Nelle indagine Perseo è emersa l’intenzione dei capi di rivitalizzare la Cupola, di dare nuovo impulso alla struttura di coordinamento. Se facciamo il confronto con la struttura degli anni ’70 possiamo dire che non è paragonabile. Ma è impensabile che per le attività strutturate, per la gestione dei grossi affari e il sostegno elettorale, è fondamentale per un’organizzazione dotarsi di un coordinamento». Lei ha scritto il "Ghota di cosa nostra", un documentato lavoro frutto della sua esperienza professionale. «La finalità del libro è ben precisa. Fare un’analisi documentata e una ricostruzione basata su fatti reali con la volontà di trasmettere agli altri un’esperienza professionale. Nel libro si parla del processo che ho seguito in primo grado. Che ha portato a 400 anni di carcere e alla confisca di 200 milioni di euro. Si parla anche della “direzione strategica”- i contatti tra politica, colletti bianchi e imprenditoria collusa- emersa dall’indagine Ghota».

Parla il giudice Morosini, GIP del Tribunale di Palermo e autore del libro “Il Ghota di Cosa nostra”

OMICIDIO ROSTAGNO IL 2 FEBBRAIO IL PROCESSO: SOCIETÀ CIVILE E AMMINISTRAZIONI PARTE CIVILE Trapani- Quattro colpi di fucile e due di pistola. Prima al cuore e ai polmoni, poi alla testa. Quel 26 settembre 1988, in contrada Lenzi a Valderice, Mauro Rostagno morì per mano dei mafiosi di Cosa nostra, annoiata dalla sua attività giornalistica. Il suo corpo è rinvenuto all’interno dell’ auto, una Fiat Duna, bianca. Gli uomini d’onore non ne potevano più della “cammurria” di “certa stampa”. Dopo più di vent’anni ricomincia la “cammurria” per i sicari di Vincenzo Virga che quel settembre avevano trucidato Rostagno. Il processo, si aprirà il prossimo 2 febbraio 2011, disposto dal gup del tribunale di Palermo, Estorina Contino, per il boss Vincenzo Virga e il killer Vito Mazzara. Per i pm Antonio Ingroia e Gaetano Paci, Virga sarebbe il mandante dell’ agguato e Mazzara uno dei tre esecutori materiali. Mauro Rostagno raccontava e condannava la mafia dagli studi della televisione privata di Trapani, Rtc. Un delitto per la società civile. Al processo, infatti, si sono, costituite parte civile diverse amministrazioni e associazioni. L'europarlamentare Rita Borsellino e la sua associazione "Un'altra Storia” ne fanno parte.”La decisione di Un’altra storia di costituirsi parte civile segue l’esempio del Comune di Erice per condividere l’unico modo di partecipazione attiva concesso ai cittadini, ovvero la costituzione di parte civile – spiega in una nota Rita Borsellino, presidente di Un’altra Storia – L’associazione è presente nel territorio trapanese e da sempre segue da vicino la vicenda giudiziaria che riguarda l’assassinio di Mauro Rostagno, colpito dalla mafia per le sue battaglie mediatiche a salvaguardia della provincia contro gli interessi della mafia”. Dello stesso avviso anche don Luigi Ciotti, presidente di Libera. “''La decisione di Libera di costituirsi parte civile- spiegano dall’associazione- è un riconoscimento a Mauro che ha rappresentato, per questo territorio, uno dei primi e dei pochi esempi di coloro che, anche se solo pensavano e mantenevano la propria identità pensante, riuscivano a riflettere prima della politica. Usava l’arma dell’ironia per sbeffeggiare e mettere a nudo i mafiosi, coprendoli di ridicolo e, attraverso l’emittente locale, diceva le cose che la gente comune pensava e non aveva il coraggio di dire”. La storia del processo è stata sicuramente travagliata. Pochi mesi dopo l’omicidio, il primo maggio 1989, venne trovato il cadavere di Vincenzo Mastrantonio, allora impiegato Enel. Sul luogo del delitto c’erano diverse sigarette sporche di rossetto e profilattici, elementi che indussero all’ omicidio passionale. Le indagini successive rivelarono invece che si trattava di un delitto di mafia. Mastrantonio, però era amico dei mafiosi Virga, Manno, Scandaliato e Gucciardi e negli ambienti veniva considerato un assassino. Il collegamento tra Rostagno e Mastrantonio partì da un elemento: durante le fasi dell’omicidio in contrada Lenzi andò via la luce, in questo modo gli assassini sarebbero stati favoriti. Fu così che nel 1990 gli uomini della mobile riuscirono a individuare il gruppo di fuoco al servizio del capomandamento Vincenzo Virga, di cui faceva parte anche Vito Mazzara. In quel periodo però l’ipotesi non ebbe molto seguito. La svolta è arrivata nel 1998 con il passaggio degli atti giudiziari alla procura di Palermo. La pista mafiosa venne accreditata dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia dieci anni dopo, che ha permesso la custodia cautelare (nel 2009) per Vito Mazzara (poi revocata) e del boss Vincenzo Virga, presunto mandante dell’omicidio. Il processo del 2 febbraio darà certamente giustizia a Mauro Rostagno e ai tanti giornalisti che, grazie al proprio lavoro, lottano contro le mafie. Eroi? No, donne e uomini normali che fanno bene il mestiere di giornalista. Laura Galesi


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MAFIA E POLITICA

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ISTITUZIONALE

Giovanni Tizian

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Una mafia imprenditrice capace di dialogare con pezzi della politica locale. Sono le cosche del nisseno tra spirito d’impresa e violenza. Sud intervista Sergio Lari, procuratore della Dda nissena MAFIA ED ELEZIONI, LA PROCURA INDAGA

PASQUASIA: SICUREZZA DI CASA (VENTURI)

Voto di scambio. E’ l’accusa mossa a Benedetto Campanella e Luigi Lo Porto. Il primo è il padre di Simona Campanella, vicesindaco di Caltanissetta, assessore al bilancio fino all’8 gennaio scorso -data in cui il sindaco Campisi ha deciso lo scioglimento della Giunta- e indagata dalla Dda di Caltanissetta. Il secondo sarebbe l’intermediario tra le cosche di cosa nostra e Benedetto Campanella. A settembre i magistrati della Dda hanno chiesto il rinvio a giudizio per Lo Prete e Campanella. Il padre del vicesindaco avrebbe cercato l’appoggio di cosa nostra per assicurare voti alla figlia, candidata della lista Udeur-Alleanza popolare, alle amministrative del 2004Caltanissetta. A dicembre viene indagato anche il vicesindaco e assessore del Comune. L’8 gennaio scorso il sindaco Campisi decide di sciogliere la Giunta. Benedetto Campanella avrebbe pagato circa due mila euro a favore di Ferraro e un ammontare non specificato ad Angelo Palermo, in quel periodo reggente del gruppo di cosa nostra a Caltanissetta. Obiettivo era blindare la candidatura della figlia, eletta con un totale di 714 voti di preferenza. A confermare le ipotesi investigative le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. In particolare quelle di Salvatore Ferraro e Alberto Ferrauto. I due hanno descritto ai magistrati nisseno gli incontri avvenuti tra i boss e i richiedenti voti e l’intensa attività di ricerca del consenso da parte di Benedetto Campanella. Tra gli arrestati di dicembre compare anche il nome di Calogero Failla. Fratello dell’assessore ai lavori pubblici del Comune di Caltanissetta. L’assessore Failla appena la notizia dell’arresto del fratello è apparsa sulla stampa si è autosospeso e insieme a lui anche Simona Campanella. L’imprenditore del calcestruzzo, fratello dell’assessore, avrebbe affidato, secondo gli investigatori, il suo successo a cosa nostra. Il fratello dell’assessore ha avviato nel 2002 la sua impresa individuale per la produzione di calcestruzzo. E tramite un messaggero si rivolge alla famiglia mafiosa di Caltanissetta per “avere una mano d’aiuto”. L’accordo tra cosca e impresa avviene: l’imprenditore avrebbe versato 500 euro al mese alla cosca e in cambio avrebbe ottenuto oltre che la classica protezione anche la sicurezza di diventare il fornitore delle ditte impegnate sul territorio. Lo spaccato emerso dalle ultime vicende nissene è la fotografia di una mafia che vive di cemento, asfalto e politica. Lupare e kalashnikov sono state per il momento risposte nei bunker e nei sottoscala. Imprenditoria, cosche e politica, sono gli elementi di una miscela corrosiva che affossa il Meridione e lo tramortisce sotto lo sguardo attento dei governi. Simona Campanella, interpellata da SUD, replica: "E' una persecuzione, mio padre è un uomo di successo onesto!" - leggi su www.sudpress.it la replica per intero.

Un nuovo caso di conflitto d'interesse? L’impegno di Marco Venturi per la sicurezza della miniera di Pasquasia è stato notevole. Come assessore regionale ha insistito anche sulla stampa nel mese di aprile 2010. Quattro mesi dopo, la ditta da lui amministrata ha ricevuto l’incarico dalla Regione. «Un affidamento di circa 20mila euro “in continuità” con un appalto di quattro anni prima per bonificare Pasquasia». Questa è la versione di Marco Venturi, l'amministratore della ditta che ha ricevuto i soldi: la Sidercem s.r.l che ha sede a Caltanissetta. Ma nel documento che riportiamo a lato si legge «prima campagna semestrale». Qual'è la continuità dei lavori di bonifica? Rimane la contraddizione tra le parole assessoriali e il documento a lato. Più che «continuità» sembra essere «contiguità» tra politica e affari. Nei documenti non c'è traccia di gara d'appalto, né tanto meno dell'importo di 20mila euro. Dal mese di Agosto, i dipendenti della Sidercem hanno messo piede a Pasquasia per monitorare il sito. «Si tratta solo di una piccola bonifica» ha detto l'ing. Pasquale Larosa, colui che, nel ruolo di Consegnatario dei siti minerari dismessi, ha firmato il documento di affidamento dei lavori. «Non mi pare sia uno scandalo – ha continuato il Consegnatario - e dal mio punto di vista non ritengo sia indispensabile procedere per bando, considerando l'importo dei lavori e lo stato d'emergenza che ci trovavamo a fronteggiare». Vari sono stati i sopralluoghi. Si va alla ricerca di fondi, europei e non, visto che ancora il governo regionale non ha stanziato niente. Però i soldi alla Sidercem sono arrivati. Rosario Sardella

altanissetta - Una mafia nissena che sfrutta il modello organizzativo tradizionale per conquistare fette di economia legale. E’ il profilo delle cosche della provincia di Caltanissetta che emerge dalle parole di Sergio Lari, procuratore capo della Dda nissena. Dott. Lari, come possiamo descrivere il volto di cosa nostra nella provincia di Caltanissetta? «L’organizzazione è impostata secondo il modello tradizionale. Quattro mandamenti all’interno dei quali sono strutturate le singole famiglie. Ogni famiglia esercita il potere su un determinato territorio. Attraverso le estorsioni a tappeto si concretizza il controllo de territorio. Tutti devono pagare, secondo il modello “introdotto” da Bernarno Provenzano». Dal controllo del territorio si arriva alla compenetrazione dell’economia. Calcestruzzo, edilizia, bitume, rappresentano i cavalli di troia delle cosche per inquinare l’economia. «La compenetrazione è forte. Da un lato esistono compagini societarie in cui l’imprenditore entra in contatto con le cosche e fornisce il volto pulito all’azienda mafiosa, dall’altro ci sono imprenditori che pagano per ricevere in cambio “servizi” nei momenti di crisi e difficoltà, inoltre aiutano le cosche a riciclare il denaro illecito, è uno scambio reciproco tra mafioso e imprenditore. E’ il caso degli imprenditori estorti che chiedono aiuto all’associazione per conquistare fette di mercato. Si realizza così una spiccata concorrenza sleale. Il rapporto tra estorto ed estortore si modifica, tra i due si crea una simbiosi, a volte vere e proprie società “miste”. Per questo motivo contestiamo agli imprenditori che pagano in cambio di servizi il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Una compenetrazione che ha riguardato anche grossi gruppi imprenditoriali come la Calcestruzzi Spa». E poi c’è il traffico di droga che crea liquidità da reinvestire nell’economia legale e da utilizzare per corrompere colletti bianchi e politici. «Nel nisseno, soprattutto tra Gela e Riesi, le cosche si stanno specializzando nella coltivazione di marijuana, da un ettaro di terra coltivato ricavano un milione di euro. E poi altra droga arriva dalla Calabria, da Catania e da Palermo». Cosa nostra nissena si è fatta impresa? «Ha una vocazione imprenditoriale, ma continua a utilizzare il metodo mafioso. Impresa e violenza sono elementi essenziali dell’Organizzazione mafiosa». Che ruolo ha cosa nostra nel nisseno? «Non sono più i tempi della Cupola quando Piddu Madonia era un boss riconosciuto a Palermo. Cosa nostra è in difficoltà, i colpi dello Stato sono stati ben assestati. La Commissione regionale di cosa nostra non è operativa, è alla ricerca di nuovi capi». Ma rimane il vitale rapporto con la politica. «Soprattutto nei periodi delle elezioni, cosa nostra entra in gioco per offrire il proprio pacchetto di voti. Ci sono segnali di una forte presenza mafiosa sul territorio. Che viene utilizzata per scambiare voti in cambio di favori. Condizionare la politica comunale, provinciale e regionale vuol dire potere convogliare verso l’Organizzazione finanziamenti, appalti pubblici, denaro pubblico. Ci sono stati casi eclatanti come il caso del padre dell’ormai vicesindaco Campanella( avrebbe chiesto voti a cosa nostra per fare eleggere la figlia ndr) e del presidente della Provincia, la cui indagine è ancora in corso». E rispetto al passato è cambiato qualcosa? «Non è cambiato nulla nei rapporti tra politica e mafia, solo a livello nazionale la politica è più accorta a certe dinamiche». Che ruolo hanno i colletti bianchi a servizio delle cosche? «Mediano tra imprese o amministrazioni pubbliche e cosche. Lavorano all’interno delle amministrazioni e delle imprese e aprono le porte agli interessi mafiosi».


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INCHIESTA

il BELLO, il BRUTTO e il CATTIVO

(comparsa)

(comparsa)

(regista)

Umberto Scapagnini, Raffaele Stancanelli, Raffaele Lombardo, sono indagati per abuso d'ufficio e falso nella stessa inchiesta della Procura di Catania. Si ipotizzano danni erariali per decine di milioni di euro

400.000 EURO AL GIORNO

UNA GRANDE NAVE ARENATA, UN GIGANTESCO PACHIDERMA PARALIZZATO, UN CICCIONE CHE NON SI È MAI ALZATO DALLA SEDIA, UN DINOSAURO IMBALSAMATO DAL COSTO DI 400MILA EURO AL GIORNO, 140MLN L’ANNO, SOLO CHE TUTTI LO HANNO SEMPRE CHIAMATO “COMUNE DI CATANIA”. APPARENTEMENTE INUTILE, SOTTO CAMPAGNA ELETTORALE DIVENTA UNA VERA E PROPRIA POTENZA CLIENTELARE.

Antonio Condorelli

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el 2001 Lombardo, attuale governatore della Sicilia, milita al fianco di Totò Cuffaro ed ha in mano le deleghe al Personale ed ai Lavori Pubblici. Insieme a Scapagnini crea la giunta. In campo si presenta una squadra di consulenti e progettisti di sogni mai realizzati che in poco più di un anno costeranno circa sei milioni di euro. Ci sono tutti: fascisti, comunisti e pseudo tali. I rapporti con l’Unione Europea li cura da consulente Francesco Attaguile, ex sindaco di Catania negli anni ’80, primo vicesindaco di Enzo Bianco nel centro sinistra. Alle politiche comunitarie viene piazzato l’ex vice segretario della Cgil catanese Salvatore Zinna, ex sindaco di Catenanuova ed ex socialista, nell’assessorato alla Cultura spunta un altro ex uomo di Enzo Bianco: Cirino Torrisi. Tra i compagni, sotto la nuova amministrazione di centro destra, qualcuno si occupa pure di traffico, tanto che Scapagnini istituisce un’apposita task force. Nella compagine rientrano ben pagati l’ex segretario della CGIL Giacomo Scarciofalo poi divenuto pure direttore di una grossa partecipata comunale (Sostare srl) e Dario Lo Bosco, ex consigliere di amministrazione Ferrovie dello Stato con Berlusca poi nominato presidente dell’autorità portuale di Messina con il centro sinistra. Nello staff di Raffaele Lombardo entra Piero Quinci, ex consigliere comunale della DC, poi della Margherita non rieletto e quindi lombardiano d’adozione. Nella lista dei consulenti pure l’ingegnere Salvatore Troia ex dirigente del comune di Catania quando sindaco era Enzo Bianco, amico d’infanzia del deputato di centro sinistra Giovanni Burtone, E poi le parentele d’oro, nello staff di Scapagnini entra il fratello del senatore Nino Strano, quello della mangiata di mortadella per la caduta del Governo Prodi, si chiama Francesco Strano Tagliareni, è avvocato di rilievo del Foro catanese e

difensore di alcuni esponenti di spicco della famiglia mafiosa dei Santapaola. Nell’assessorato all’Ambiente c’è l’ingegnere Salvatore Santamaria, cugino dell'assessore alle Manutenzioni Santo Castiglione, nello staff di Lombardo entra l’architetto Marina Galeazzi, moglie dello scenografo Roberto Laganà. Per molti le consulenze rappresentano la porta d’accesso al meccanismo di amministrazione della città, è il caso del commercialista Nino D’Asero, vicino al senatore Pino Firrarello, inizia come consulente dell’assessore al Bilancio e dopo qualche tempo diventa egli stesso assessore. Nell’ottobre del 2008 mentre i netturbini incazzati bruciano cassonetti sotto al Municipio, mentre gran parte della città è al buio per la crisi finanziaria, mentre i dipendenti delle cooperative sociali attendono da sei mesi lo stipendio, mentre il simbolo della città, l’Elefante, viene messo in vendita su ebay, viene fuori la notizia che i dirigenti del Comune sono bravi e puntuali. Anzi, non sono solo bravi e puntuali, sono bravissimi, così bravi da essere destinatari in 65 di un premio di produzione di circa 20 mila euro cadauno per il 2005 ed altrettanti per il 2006. In totale fanno 2 milioni di euro. Un bel gruzzoletto in un Comune in dissesto, con l’acqua alla gola. Questo stanziamento predisposto dal capo del Personale Carmelo Reale certifica che tutti hanno raggiunto gli obiettivi dell’amministrazione comunale. Il problema è che in quegli anni, soprattutto nel 2005, sotto campagna elettorale, il comune di Catania era all’oscuro dell’esistenza non di obiettivi da raggiungere, ma del semplice bilancio preventivo. Per motivi di finanza pubblica, secondo le leggi vigenti1 in Italia, ma non a Catania, entro il 31 dicembre di ogni anno deve essere predisposto il bilancio preventivo per l’anno successivo

in modo da organizzarsi. Dovrebbe essere redatto anche un piano di gestione (PEG) contenente gli obiettivi da raggiungere ma anche l’individuazione del budget a disposizione di ogni direzione per il raggiungimento dei c.d. obiettivi di risultato. A Catania invece il bilancio preventivo del 2005 viene redatto con il 2006 alle porte, con un anno di ritardo, stessa cosa avviene l’anno successivo e quello precedente. Senza sapere quanto spendere né cosa fare, i dirigenti comunali si attengono ad alcune indicazioni di massima: non accumulare troppi ritardi, sapere scrivere le mail ed essere puntuali nel rendicontare. Risultato? Tutti promossi. Ma per che cosa? Niente. L’Amministrazione guidata da Stancanelli risponde alla piazza che chiede la ghigliottina mettendo in scena la rimozione del direttore del Personale Carmelo Reale. Al suo posto entra Valerio Ferlito, solo che Reale è pure coordinatore della direzione del Personale: si arriva al paradosso che Ferlito, nuovo direttore, viene coordinato da Reale che era stato rimosso! Su questa scia qualche mese dopo esce una notizia bomba: “la giunta comunale ha approvato la delibera che stabilisce i programmi e gli obiettivi che le direzioni comunali dovranno raggiungere nel 2009”. In pratica sta per essere applicata una legge del 2001 con otto anni di ritardo, per Catania è un evento: “Si tratta di un provvedimento innovativo –afferma il sindaco Raffaele Stancanelli nel comunicato stampa- per la prima volta vengono fissati obiettivi e programmi che, se non raggiunti, comporteranno tra l’altro il mancato riconoscimento dei premi e il possibile trasferimento dei dirigenti responsabili dei servizi. Ritengo che questo provvedimento ci consentirà di ottenere il massimo impegno da ogni Direzione comunale”.


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INCHIESTA

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CONCORSI TRUCCATI La Procura di Catania sta indagando sui concorsi per istruttore direttivo truccati durante la campagna elettorale del 2005. Sud nel numero 3 ha svelato che i risultati erano stati manomessi in fase di valutazione alterando i numeri in modo da pilotare la scelta di vincitori e perdenti.

FONDI IN CENERE Con la scusa della cenere vulcanica, a due giorni dal voto del 2005, sono stati deliberati fondi pubblici con importi compresi tra i 300 e i 1000 euro per ogni dipendente comunale. La terza sezione penale del Tribunale di Catania ha condannato a 2 anni e 6 mesi di reclusione l’ex sindaco di Catania Umberto Scapagnini. I giudici hanno inoltre condannato a due anni e due mesi di reclusione ciascuno gli allora assessori Nino Strano, Fabio Fatuzzo, Orazio D’Antoni, Antonino Nicotra, Filippo Grasso, Ignazio De Mauro. I reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica di Catania sono abuso d’ufficio e violazione della legge elettorale.Il Tribunale ha anche concesso un risarcimento danno di 50 mila euro al senatore del Pd Enzo Bianco candidato sindaco danneggiato.

INVENTARE LISTE NON È REATO Il sindaco di Catania Raffaele Stancanelli ha confessato in diretta di aver “inventato” una lista di opere pubbliche per ottenere finanziamenti romani e coprire i buchi di bilancio che formalmente erano stati già coperti da Scapagnini. Gli importi della “lista” di opere pubbliche sono stati maggiorati moltiplicando i costi per un numero fisso. Alla fine hanno sbagliato pure i calcoli. Poco importa, sono atti pubblici, a Catania non è reato.

Mentre Scapagnini si concedeva massaggi e mozzarelle di bufala, Lombardo, vero sindaco di Catania, governava e costruiva il sistema di potere che lo ha portato alla Regione. Assunzioni, consulenze e pseudo lavori pubblici. Tanto pagano e pagheranno i cittadini

TUTTI I CONCORSI OGGETTO DELLE INDAGINI DELLA MAGISTRATURA ERANO PUBBLICIZZATI SUL VOLANTINO UFFICIALE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DEL 2005

AFFARI A TAVOLINO Sud nel prossimo numero si occuperà del Pua e dei nuovi affari “a tavolino” catanesi. E' importante capire quanto sia stato superato il confine tra legalità e sviluppo (che non c'è).


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INCHIESTA

Doppio inGARIco Valerio Di Blasi

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el 2009 Rita Cinquegrana era vicepresidente di Raffaele Stancanelli al Teatro Massimo Bellini. Il 26 febbraio 2009 si riunisce il cda per discutere, al primo punto, delle dimissioni -revocate però il giorno prima- del Sovrintendente Antonio Fiumefreddo. La delibera che ne dichiara la decadenza viene considerata illegittima da Fiumefreddo che ricorre al TAR (ottenendone successivamente ragione) e denuncia penalmente Stancanelli per falso. Il Pm, dopo aver raccolto la testimonianza della Cinquegrana Gari favorevole alle tesi di Stancanelli, chiede al GIP l'archiviazione non ritenendo sussistere elementi idonei a sostenere l'accusa in giudizio contro Stancanelli. Il 18 maggio 2010 Raffaele Stancanelli nomina Rita Cinquegrana assessore comunale alle Politiche Scolastiche. Il 20 maggio 2010 il Gip Biondi archivia l'inchiesta a carico di Stancanelli. Il 21 settembre 2010 Stancanelli designa la Cinquegrana Gari Sovrintendente allo stesso Teatro Bellini. Doppio incarico che conserva tuttora. Presidente Aggiunto dei GIP di Catania è Alfredo Gari, marito di Rita Cinquegrana. Nessuno dubita del buon operato dei magistrati catanesi ma, in futuro, l'ufficio dei Gip, non potrebbe trovarsi in difficoltà dovendosi pronunciare su atti che potrebbero coinvolgere, in quanto assessore e Sovrintendente, la moglie del Presidente aggiunto dello stesso ufficio? Stiamo parlando di Comune e Teatro, i principali enti pubblici della città su cui è altamente probabile che i GIP debbano pronunciarsi, come già accaduto più volte. Ma stiamo parlando soprattutto di una magistratura che, soprattutto adesso e soprattutto a Catania, non può permettersi di rischiare di apparire parziale.

IL MARITO DI RITA CINQUEGRANA È IL GIP EDOARDO GARI, TECNICO DI ALTISSIMO PROFILO

INCOMPATIBILITA': Il giudice Edoardo Gari è presidente aggiunto dell'ufficio Gip che decide se rinviare a giudizio o archiviare le indagini della Procura, comprese quelle sulle delibere degli assessori. Sua moglie Rita Cinquegrana è stata nominata assessore da Stancanelli. Si firma pure “Cinquegrana Gari”. Deve dimettersi? Vota il sondaggio su www.sudpress.it

AL COMUNE DI CATANIA, RITA CINQUEGRANA (IN GARI) È ASSESSORE AL TURISMO, SPORT E POLITICHE SCOLASTICHE

AL TEATRO MASSIMO BELLINI, RITA CINQUEGRANA (IN GARI) È STATA NOMINATA SOVRINTENDENTE


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INCHIESTA

SUD continua l'indagine sulla formazione gestita dai vari sindacati: invitiamo i lettori ad inviarci documenti

COPIA/INCOLLA Enrico Sciuto

I

l presidente di STREC e amministratore delegato di Reti ed ST&T, Maurizio D’Agata, ci spiega che i curricula delle aziende, come apparivano sui siti internet prima dell’inchiesta di Sudpress, erano frutto di “errori materiali”. Pubblichiamo i curricula aziendali dei due enti di formazione, così come figurano nei siti prima e dopo l’uscita del numero 7 di “Sud”. Entrambi, come ammette lo stesso D’Agata, sono stati controllati e corretti. In realtà (leggi sotto) i curricula sono uguali, eccezion fatta per due elementi: dalla tabella è stata espunta ogni cifra riguardante l’entità d tutti i finanziamenti in elenco. E sono spariti i cinque progetti in cui le strutture della CGIL appaiono quali committenti. D’Agata afferma: “nei confronti di alcune associazioni spesso abbiamo contribuito ad elaborare studi e/o gestire altri servizi vari, ma sempre in maniera del tutto gratuita. In tali casi abbiamo utilizzato il volontariato di socie e/o collaboratori”. Fin qui la versione di STREC, Reti ed ST&T. Nel curriculum aziendale che D’Agata definisce frutto di “errori materiali”, leggiamo invece le cifre.

PRIMA: UNO DEI 5 PROGETTI, E LE CIFRE

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Nello scorso numero, SUD ha svelato che alcuni familiari del gruppo dirigente della Cgil sono amministratori di enti di formazione finanziati dalla Regione. Subito dopo, con una lettera di replica, la direzione di RETI ha fatto sparire la Cgil come committente. "Era un errore" dicono... GUARDARE PER CREDERE

DOPO

INTERVIENE ANGELO VILLARI

MUTUALISMO O AFFARI?

Egregio direttore, un vostro articolo pubblicato sul sito di Sud (“Sindacal- affarismo”) chiama in causa la Cgil catanese e il suo gruppo dirigente circa gestioni di attività imprenditoriali nel settore della formazione professionale, aggiungendo alcune interpretazioni e chiavi di lettura. Interveniamo solo per sottolineare alcuni punti che vi chiediamo di pubblicare sul vostro sito, premettendo che la storia della Cgil- compresa quella catanese e del suo gruppo dirigente- è costruita con anni di dure battaglie a favore dei lavoratori e dei diritti, di lotta alla mafia, al malaffare e alla criminalità organizzata in genere spesso pagata a caro prezzo; lotta al malgoverno nazionale, regionale, locale che troppe volte sottovalutano, o volutamente ignorano, i valori del lavoro e della democrazia, nonché i diritti dei più deboli. La manifestazione del 22 ottobre scorso contro la mafia e per il lavoro svoltasi a Catania, grazie al sostegno dei cittadini, è solo l’ultimo esempio in ordine temporale. Per altri, purtroppo, non funziona sempre così. Riteniamo utile precisare: 1 la Cgil di Catania oggi non gestisce alcuna attività imprenditoriale in alcun settore, nè nell’ambito della formazione professionale; da questo settore, la Cgil si è chiamata fuori già da tanti anni. 2 la Cgil di Catania non ha mai versato alcuna somma a soggetti esterni per attività formative, “Reti” comprese, o per altra attività non prevista dallo statuto. 3 le persone presenti a vario titolo in strutture esterne (compreso il cda di Reti) vi permangono a titolo personale . Ciònondimeno, abbiamo verificato che costoro non hanno mai percepito, nè percepiscono oggi, alcuna indennità. Credevamo che queste precisazioni non fossero necessarie ma abbiamo ritenuto di doverle esprimere a tutela dei nostri iscritti e simpatizzanti, a scanso di equivoci, per non creare dubbi sulla nostra correttezza e trasparenza, e per evitare strumentalizzazioni esterne alla Cgil. Con la presente ci rivolgiamo anche ai dirigenti e ai tanti iscritti e simpatizzanti che, stupiti, ci hanno manifestato la loro solidarietà e la loro indignazione per quanto letto: crediamo che i toni debbano essere abbassati per evitare una discussione priva di fondamento. Sentivamo il dovere di offrire la nostra versione dei fatti a tutela dei lettori, della corretta informazione e di coloro che credono nel sindacato. Una volta chiarito il nostro punto di vista, per la Cgil la discussione si chiude qui. Distinti saluti La Segreteria provinciale della Cgil di Catania

Nel 2000 la Cgil di Sergio Cofferati decise di troncare ogni impegno diretto e indiretto nella gestione degli enti di formazione. Il motivo? In un settore in cui le aziende sono destinatarie di finanziamenti pubblici provenienti da quella che in numerose vertenze è controparte datoriale, un impegno sindacale appare inopportuno. A Catania nel 2000 ECAP CGIL divenne semplicemente ECAP. In RETI, invece, accanto a qualificati professionisti continuarono a transitare sindacalisti in carica. E loro familiari. Per i vertici della Cgil catanese è normale. Basta sedere in Consiglio d’amministrazione “a titolo gratuito” e “in qualità di persone fisiche”. Per alcuni iscritti e militanti della Camera del Lavoro, non lo è. E, dinanzi alle repliche dei vertici della Cgil, continuano a chiedersi: qual è il confine fra mutualismo ed affarismo?

Su www.sudpress.it: Leggi la risposta integrale di Maurizio D'Agata


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REPORTAGE

DEVASTAZIONE Andrea Sessa Simona Zappalà

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ra mare e montagna, tra lava e percorsi naturalistici. Questa è la Timpa di Acireale, una riserva naturale orientata, che rappresenta la più importante testimonianza di paesaggio costiero etneo rimasto integro con una splendida vegetazione di macchia mediterranea immersa in una zona ad alto valore paesaggistico, geologico e faunistico. Il territorio della Timpa va da Acque Grandi, nella frazione di Capomulini, fino ai piedi della frazione di Santa Maria degli Ammalati. Ma questo paradiso naturale rischia di essere devastato da abusi edilizi, speculazioni immobiliari e la mancanza di strategie turistiche.

L’ECOMOSTRO “INDISTRUTTIBILE”

E’ rimasto ancora sotto gli occhi di tutti lo scheletro dell’Aloha Mare, meglio conosciuto come “ecomostro”, una struttura in cemento ed acciaio, che sovrasta la scogliera acese dal 1975. La struttura doveva essere destinata ad ospitare i turisti, tanto che la strada che squarcia quel tratto di Timpa venne finanziata dall’Assessorato al Turismo. La struttura è infatti ancorata con un terribile scavo nella ripida scarpata che costituisce la balza morfologica della Timpa, supportata da una stradina interna mai ultimata. Grazie a una forte sollevazione dell’opinione pubblica nel 1977 i lavori furono bloccati, anche perché la costruzione di queste opere provocò la distruzione totale di un tratto della Timpa e alcuni crolli nell’area vicina allo sventramento.

LE COSTRUZIONI ABUSIVE

Secondo Cesare Melfa, di Legambiente, a penalizzare la Timpa è “la totale assenza di strategie”. Mancano infatti il piano di sistemazione e il piano di utilizzo che in un “territorio praticamente tutto privato” sarebbero indispensabili. A dover redigere questi piani sarebbero chiamati in causa per la zona A il Comune di Acireale, mentre per la zona B della riserva l’Ente Foreste. Gli ultimi clamorosi casi di abusi edilizi riguardano la costruzione di un albergo e di un fabbricato. Nel primo caso si tratta di un albergo di sei piani che doveva sorgere nell’area di Santa Caterina, in prossimità della Timpa. Tale costruzione avrebbe causato frane e danni irreversibili alla

flora. Grazie alle denunce di Legambiente, che è ricorsa al Tar contro la Ita Cta srl, si è impedita la costruzione di un nuovo ecomostro. Anche il Cga, a cui la Ita Cta aveva fatto ricorso, ha confermato la sentenza del Tar lo scorso 7 aprile. Circa un anno fa un’altra battaglia di Legambiente ha permesso di bloccare dei lavori per edificare un nuovo fabbricato nella zona A della riserva, all’inizio del sentiero delle “Chiazzette”, un meraviglioso percorso che si affaccia a strapiombo sullo Jonio. Il cartello indicava dei lavori di “risanamento conservativo di un fabbricato esistente”, anche se nell’area non era presente alcun fabbricato. Vecchio trucco per poter edificare abusivamente. Il regolamento della riserva naturale vieta di realizzare nuove costruzioni all’interno della zona di massima protezione dell’area. Dopo alcuni esposti in Procura degli ambientalisti, i quali hanno fatto appello al Comune e alla Forestale, si è giunti a bloccare del neonato abuso.

LE CASCATELLE DEL MIUCCIO “PROSCIUGATE”

A Santa Maria La Scala, frazione di Acireale, esistevano le cascatelle del Miuccio, delle sorgenti artificiali dall’alta valenza ambientale e paesaggistica, già segnalate nel 1584 dall’ingegnere fiorentino Camilliani. Attualmente le cascatelle non esistono più a causa di un intervento nel 2003 realizzato dalla Sogip srl, società del Comune di Acireale che si occupa del servizio idrico. Infatti per potenziare un impianto di prelevamento delle acque. le sorgenti sono scomparse e ciò ha determinato problemi per la fauna, come la scomparsa di una specie di anfibio in via estinzione. Inoltre l’impianto è stato costruito senza le necessarie autorizzazioni degli organi competenti e senza il rispetto dei vincoli idrogeologici, comportando il rischio di frane per l’area interessata. L’intervento ha del clamoroso: è un abuso perpetrato addirittura da una società comunale. La soluzione appare peggiore del danno già procurato. La Sogip vorrebbe realizzare un ulteriore scavo nella roccia della Timpa, zona a rischio di frane, per un impianto di rilancio delle acque che avrebbe anche un impatto negativo sotto il profilo paesaggistico. L'ECOMOSTRO COSTRUITO NEL 1975

Le amministrazioni continuano ad ignorare il rischio idrogeologico

PARLA L’ASSESSORE ALL’AMBIENTE DEL COMUNE DI ACIREALE, SALVO LICCIARDELLO «Nel territorio della riserva naturale della Timpa c'è un ottimo controllo del territorio che viene operato da chi ne ha la competenza, cioè l'azienda foreste in quanto ente gestore della riserva, e dal corpo di polizia municipale comunale. Nello specifico, secondo me, si può parlare di un solo caso di abuso edilizio recente che quest'estate è stato, grazie a una segnalazione di Legambiente, è stato evidenziato. Mascherando un tentativo di ristrutturazione di un fabbricato, si voleva invece demolire l'esistente con una ricostruzione con ausili moderni, ferro e cemento armato con l'ipotesi di ampliamento. Ciò che è stato edificato non coincideva con l'autorizzazione di semplice riqualificazione e, quindi, si è immediatamente proceduti al sequestro del cantiere e a tutto ciò che adesso ne consegue che è di competenza dell'ufficio. Ma il prefabbricato abusivo è ancora lì, così come lo avete lasciato E' chiaro perchè esistono delle leggi, delle procedure che prevedono dei tempi. Ci sarà sicuramente un momento in cui si dovrà intervenire a quello che è il ripristino dei luoghi. Esiste un altro caso di abusivismo edilzio eclatante da molti anni il cosiddetto “Ecomostro” E' una struttura che è lì dagli anni '70. Io ho ripreso questo procedimento per capire ad oggi dove si è fermato. Vorrei fare chiarezza sul procedimento e arrivare a l'obiettivo ultimo, cioè la demolizione e il ripristino dei luoghi, proprio per questo ho istituito una conferenza dei servizi. Molti rimproverano che mancano delle strategie per rendere fruibili la Timpa ai turisti e agli stessi cittadini Ho incaricato un progettista che rediga un regolamento delle zone B. Ho messo su il coordinamento delle associazioni ambientaliste del territorio di Acireale affinché insieme, e l'ho già fatto l'anno scorso con la prima edizione di "Acireale per l'ambiente", possiamo creare una serie di iniziative durante l'anno che danno la possibilità a noi, ai cittadini, ma soprattutto ai turisti di poter usufruire della Timpa. Lavoro alla seconda edizione di "Acireale per l'ambiente". E' chiaro che a proposito di strategie ognuno deve fare la propria parte: le associazioni ambientaliste, l'amministrazione.


MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

REPORTAGE

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ALLUVIONATI DI MESSINA

Ad un anno di distanza, Berlusconi e Lombardo non hanno ancora mantenuto le promesse foto di Orazio Di Mauro

SCALETTA ZANCLEA

GIAMPILIERI - IL QUARTIERE DEVASTATO DALL'ALLUVIONE ASPETTA ANCORA GLI INTERVENTI DI MESSA IN SICUREZZA

GIAMPILIERI - LA FONTANA DEL PAESE

GIAMPILIERI - LA RETE CHE DOVREBBE PROTEGGERE IL PAESE

Il pianista consulente di Lombardo Ventitre anni, diploma del 5° anno di pianoforte, solfeggio e armonia complementare, in curriculum ha inserito la partecipazione al convegno “Fede e ragione nella tradizione cristiana” e alla presentazione nell'aula magna dell'Università di Messina degli “Scritti giuridici” di Salvatore Pugliatti. Esperienze lavorative come pianobar “per serate e organista per matrimoni su richiesta”, organista presso la parrocchia S.Nicolò di Giampilieri. E' anche membro del direttivo del Comitato “Salviamo Giampilieri”. Francesco Micali è stato nominato consulente di Raffaele Lombardo per “Organizzazione delle sede operativa di Messina, informazione cittadinanza zone alluvionate, progettazione ripresa economica e sociale del territorio”. Euro 22.152,00 Complimenti!


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MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

SUD CULTURA

PONTE Andrea Sessa

È

dai tempi dei Borboni che si parla di ponte sullo stretto. Era il 1840 quando Ferdinando II, re delle Due Sicilie, incaricò un gruppo di architetti e ingegneri di stilare un progetto che collegasse la Sicilia alla Calabria. Poi, per motivi economici, non se ne fece nulla. Alle soglie del 2011 la situazione è rimasta inalterata, anche se molte ombre stazionano dietro il progetto del ponte. Interessi politici, economici e mafiosi aleggiano tra Scilla e Cariddi, anche se poche sono le voci veramente libere che hanno denunciato gli interessi dei signori del cemento. Antonio Mazzeo, giornalista e militante ecopacifista, studiando carte giudiziarie e atti processuali è riuscito nel suo ultimo libro “I padrini del ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” a descrivere l’intreccio di interessi torbidi sinora mai svelato dalla stampa meridionale. D’altronde come potrebbe essere il contrario se Antonio Calarco, storico direttore del quotidiano messinese La Gazzetta del Sud, è stato presidente sino al 2002 della società Stretto di Messina e se l’Italcementi, uno dei colossi del settore, ha acquistato quote dello stesso giornale. “I padrini del ponte” è un documento più che un libro. La società editrice non ha posto diritti né di copyright né di copyleft, quindi si possono fotocopiare ampi stralci del testo e diffonderlo. SUD ha parlato con Antonio Mazzeo degli affari del ponte. Antonio chi sono i padrini del ponte? «Sono tutti quei signori che da trent’anni lavorano per il ponte. Le ‘ndrine e le cosche di Cosa Nostra, ma anche le grandi organizzazioni che si sono radicate all’estero come il clan Rizzuto che l’inchiesta Brooklyn ha evidenziato come possibili infiltrati per entrare nella realizzazione dell’opera. Poi c’è anche una “borghesia mafiosa” come la chiama Umberto Santino (direttore del Centro siciliano di documentazione " Giuseppe Impastato" di Palermo; ndr) ossia un certo ceto politico, le banche, i grandi gruppi imprenditoriali che non hanno problemi a sedersi a un tavolo con certe persone per spartirsi la torta». Allo stato attuale qual è la situazione dei lavori? «In atto vi è una serie di trivellazioni affidate al general contractor per la progettazione ed esecuzione del ponte. Poi sono partiti dei lavori per lo spostamento della ferrovia, lavori che con un blitz del Governo sono stati assegnati a Impregilo,

quando invece si trattava di un vecchio progetto di molti anni addietro. L’affido dei lavori a Impregilo è stato fatto senza bandi e con poca trasparenza. Il Governo Berlusconi aveva promesso di presentare entro la fine del 2010 il progetto definitivo del ponte. Già cinque anni fa era stata assegnata la redazione di questo progetto ma ancora non si è visto nulla. Inoltre il progetto dovrà poi passare al vaglio del Cipe con passaggi che prenderanno un lasso di tempo ampio. Alla fine è tutta una mera propaganda e intanto mille e trecento milioni di euro sono stati sottratti ai fondi Fas solo per il ponte». Che ruolo ha la società “Stretto di Messina”? «La società doveva gestire la fase di preparazione e realizzazione dei lavori come concessionario pubblico con l’Anas che detiene la maggior parte delle quote azionarie. Questa società ha affidato a Impregilo e altre aziende il compito di costruire il ponte, ma si parla di una società che è costata tantissimo ai cittadini e dopo venti anni non abbiamo un progetto. Nel libro vengono descritte le turbative delle gare e vengono rendicontati tutti i soldi che sarebbero potuti essere investiti per le infrastrutture siciliane». Che ruolo ha avuto la stampa nella vicenda del ponte? «La stampa è stata influenzata. Basti pensare alla Gazzetta del Sud acquisita in parte da Italcementi che intendeva avere un “megafono promozionale” per la costruzione del ponte. Infatti una delle più grandi compagnie di cemento non può non essere interessata alla costruzione di un’opera del genere. Ma anche la concentrazione dei media in Sicilia non ha permesso di parlare di molte cose. Il quotidiano La Sicilia ha sempre sostenuto una linea a favore del ponte, conducendo una battaglia con alcuni editorialisti quando il governo Prodi stoppò il progetto. Negli articoli di Tony Zermo si parla addirittura di un ponte che non costa nulla ai cittadini. Il mio libro, pur avendo ricevuto anche un premio di carattere nazionale (il premio Bassani di ItaliaNostra; ndr), non ha avuto nemmeno una riga sui tre grandi quotidiani siciliani». Hai avuto difficoltà a trovare un editore? «Sì, per molto tempo il libro è rimasto congelato in attesa di essere stampato. Quando avevo perso ormai ogni speranza di pubblicazione, dopo un mio articolo su MicroMega, una casa editrice si è messa a disposizione mettendo in primo piano la volontà politica di diffondere il libro senza alcuna restrizione riguardante il diritto d’autore».

LOGISTICA IN GINOCCHIO

Il Ponte di Messina resta vittima della politica inconcludente e della "borghesia mafiosa". Intanto la Sicilia soffre per la mancanza di piattaforme logistiche

Il ponte di Messina avrebbe un senso se esistessero delle piattaforme logistiche che possono intercettare le merci dal Sud Africa per poi condurle sino in Eurolandia. In questo momento l'autotrasporto siciliano soffre di mancanza di piattaforme che facciano in modo di poter risolvere il problema dei viaggi a vuoto. Il 70% delle imprese di trasporto siciliane viaggiano con metà carico tra Palermo e Catania: si consuma benzina, aumentano i pericoli stradali soprattutto in Sicilia. Siamo carenti di strutture che possano intercettare le merci del Sud Africa, in questo modo la Sicilia non è piattaforma del Mediterraneo. I cinesi per esempio hanno investito miliardi di euro per la piattaforma logistica nel Pireo. Ci sono stati contatti con il governo Lombardo, ma attendiamo risultati concreti. Alfredo Bonaccorso (Direttore distretto Logistica siciliano)


MARTEDÌ 18 GENNAIO 2011

SUD CULTURA

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MAI DIRE MAI “Se fossi stato l'amministratore di qualche anno passato avrei detto che l'età anagrafica non coincide con l'età biologica. Anche io forse ho beneficiato delle cure di Scapagnini e di Berlusconi ma non ho le intemperanze di Berlusconi, lo dico per evitare tragedie familiari!” Antonio Condorelli

Dopo la pensione? Potrei comprare un cane e farlo passeggiare sarei un ipocrita se non dicessi che mi piacerebbe avere una nuova occupazione... Prossimo senatore o componente della Corte Costituzionale? Lei mi pone una domanda è lo stesso che mi dicesse se vinco un gratta e vinci... Quindi lei promette categoricamente che non accetterà incarichi politici dopo la pensione? Nella vita “mai dire mai”, ma dico, non vedo chi me lo dovrebbe offrire,anche se capisco che c'è tutto un retro-pensiero in questa informazione. Queste voci messe in giro maliziosamente da chi non riesce a immaginare che determinate scelte anche impopolari, sono state prese solo per spirito di servizio e rispetto della legalità. Catania è una città difficile, il messaggio che arriva alle persone, è quello di un suo ruolo di paciere in indagini importanti come quelle dei Cavalieri dell'Apocalisse mafiosa... Fa parte delle leggende metropolitane. Io ritengo che un giudice non deve essere rigoroso né morbido. Deve applicare la legge e modularla sullo spessore morale, etico del caso. Forse mi sarei dovuto appostare in una strada buia e avrei dovuto abbatterli a fucilate. Ho fatto loro il processo, ho contestato l'associazione per delinquere, quando non veniva contestata con molta frequenza, ancora non esisteva l'associazione mafiosa. C'era la famosa cartiera che emetteva fatture false, c'era stato il condono tombale, era un'associazione per delinquere di struttura particolare, di colletti bianchi che facevano queste fatture false. Ho chiesto per tutti il rinvio a giudizio, il giudice istruttore aveva emesso la sentenza di proscioglimento che io ho impugnato, la sezione istruttoria ha accolto il mio appello, sono stati rinviati tutti a giudizio davanti alla terza sezione penale. Pubblico ministero Bertone, presidente Antonio Cardaci, il procedimento finì con l'assoluzione degli imputati. Nel frattempo sono andato in Procura Generale, ho fatto appello, fu celebrato il procedimento ma non andai al dibattimento perchè sembrava un corpo e corpo personale con loro. Poi sa, ognuno le cose le racconta come crede, io ho le carte dalla mia parte. Il sistema che governa Catania e la Sicilia non si avvale necessariamente di reati o illeciti amministrativi, ha però la forza di coinvolgere i livelli più alti delle istituzioni. Il momento elettorale, per esempio, quando un politico va a chiedere voti ad un mafioso, e sa che è un mafioso e poi viene eletto e governa, e il mafioso resta punto di riferimento, non si crea una stortura pesante? Un nuovo metodo mafioso che poi è più istituzionale che mafioso, tutto questo è normale? Questo problema è stato affrontato nella sentenza Mannino della Cassazione. Certamente se noi esaminiamo il fenomeno dal suo profilo etico e sociale e politico devo dire che è assolutamente disdicevole e censurabile ma è purtroppo la patologia della nostra democrazia. Ma attenzione, il giudice quando interviene deve applicare la legge e forse in questo senso la legge lascia dei vuoti, si limita al voto di scambio. Nella sentenza Mannino è necessario l'accordo per la contropartita, che la contropartita sia specifica ed individuata, deve esserci il contributo non al mafioso ma alla famiglia mafiosa. Contribuire al rafforzamento dell'associazione mafiosa non è facile da provare. Una cosa è la contiguità. C'è uno scollamento tra attese della collettività ed effettivo risultato della magistratura. Per questo motivo Raffaele Lombardo non è in galera? No io ho fatto un discorso generale, su questioni generali, non mi metta in bocca cose che non ho detto. Senta dottore, a marzo 2010 si è diffusa la notizia

del possibile arresto di Lombardo, poi smentita. A ottobre c'è stata l'operazione Iblis ma Lombardo non è stato arrestato. Eppure il suo nome e quello del fratello erano presenti nella richiesta d'arresto. Ci sono pure 72 pagine di intercettazioni, i PM ricostruiscono fatti gravi ed esprimono pareri precisi. Alla fine Lombardo non è finito nella retata. Cosa sta succedendo a Catania? A questa domanda preferisco non rispondere perchè c'è un processo in corso. Forse ci sarà un giorno in cui sarà possibile parlare liberamente. Chissà che l'opinione pubblica potrà essere informata. Non ci saranno colpi di scena da qui ad un mese? Gli attori saranno altri e io non conoscerò il copione. Catania si trova in una situazione disastrosa. La cosa che si percepisce all'esterno è una sensazione di riverenza della Procura nei confronti dei colletti bianchi... Voi dovete fare un'indagine presso tutti i colleghi di questo ufficio. Io sfido solo un collega a venirmi a dire che ho ostacolato una sola indagine. Ho lasciato mani libere a tutti, non posso consentire errori né eccessi. Ci sono attività delittuose che si perfezionano con l'assistenza di studi milanesi o di studi svizzeri... Ufficio unito? Io spaccature non ne ho viste, nessuno è stato mai ostacolato, questo non esclude che ci possano essere stati momenti di forte confronto ma sempre nell'interesse della legalità. Nel 1990, quando è stato fotografato con Gennaro, Carmelo Rizzo chi era per la giustizia catanese? Certamente non era soggetto che godeva di tale notorietà. La vita di un magistrato è difficile. Dobbiamo difenderci dalle trappole involontarie, anche a me capita al bar di incontrare sconosciuti che mi dicono “già pagato”. Come mai Tinebra decide di candidarsi a Procuratore Capo di Catania? E' vero che serve a far restare in piedi il sistema di potere che esiste adesso a Catania. Un sistema custodito dalla magistratura, esiste o è fantascienza? Tutti gli episodi possono prestarsi a diverse chiavi di lettura. Posso dirle che a livello nazionale altri uomini hanno fatto cose simili. Il collega Marcello Maddalena che era procuratore Capo di Torino e Giancarlo Caselli che era procuratore Generale hanno fatto cambio di incarico. Il fatto che accade adesso a Catania? Anche io se fossi al posto di Tinebra farei lo stesso. Lui ha i titoli, ha la possibilità di fare la domanda e c'è il posto libero. Tra Procura Generale e Procura della Repubblica è meglio Procura della Repubblica. C'è qualcosa che i cittadini dovrebbero conoscere, che sarebbe la prova di una discontinuità della Procura di Catania rispetto all'asse degli imprenditori e dei colletti bianchi? Perchè non ci sono stati mai arresti eccellenti? Dov'è questa imprenditoria catanese, non possiamo dire che abbiamo questa grande economia, se non abbiamo grandissima imprenditoria se arrestiamo pinco pallino non avremo eco. Quindi è una percezione sbagliata? Secondo me in questa città esiste una critica interessata, siamo tutti delle teste di ponte di questo asse che esiste in città. Si sono fatti processi contro i posteggi, per i buchi di bilancio, che dobbiamo fare? Ci mettiamo in piazza Duomo a sparare? E' una città che langue, ci sono pochi nominativi e non è detto che questi nominativi siano sfuggiti alla nostra attenzione. Gli equilibri nazionali si giocano sulla sua testa. Mi riferisco all'indagine su Mario Ciancio, a Raffaele Lombardo indagato per concorso in associazione mafiosa, terzo l'appalto del marito di Anna

Finocchiaro... Io aggiungo il palazzo sequestrato dei Caltagirone, l'attenzione su tutte le vicende dell'aeroporto, che dobbiamo fare di più? Cosa manca? Questi fustigatori del costume sociale che ci additano come fannulloni, facendo torto ai colleghi che si impegnano, cos'è che non si è fatto? Da adesso sino a quando andrà in pensione chiuderà qualcuna di queste vicende? E' la mia aspirazione, ma non mi faccia dire altro. Molto spesso si è parlato dell'esistenza di un metodo di classificazione delle ipotesi di reato. Indagini conoscitive che non hanno indagati, che consentirebbero di archiviare senza passare dal Gip... E' un bel frullato di frutta...il nostro codice prevede tre iscrizioni mod 21 44 – 45 - 46 A primo impatto non è facile stabilire se ci sia un fatto penalmente rilevante o una illegittimità, il codice ci soccorre con la possibilità di iscrivere a modello 45, cioè un registro ufficiale per le notizie irrilevanti e le archiviazioni immediate. E' vero che questo metodo è stato utilizzato per fare passare su un binario parallelo alcune inchieste? Ho fatto un'apposita circolare che impone di dare un'identità certa agli indagati. Consideri che se noi facciamo indagini dobbiamo passare dal Gip. Il dottore Papa ha fatto una relazione... Lo sta dicendo lei...non faccio nomi di nessuno, i colleghi sono tutti amici, la lealtà è sovrana e nessuno darebbe colpi bassi...sono veramente convinto di quello che dico. Qualcuno disse questa cosa...nel 2007 quest'ufficio è stato sottoposto ad una rigorosa ispezione ordinaria senza rilievi. Noi abbiamo parlato del suo attico come di un miracolo edilizio...un attico miracolato... E' tutto autorizzato, tutto regolare, purtroppo nella vita uno non deve fare mai buone azioni. Ho una vicina di casa che è la sorella della mia segretaria e questa signora se la prende con me. Come diceva un grande snob: “Se un cavallo imbizzarrito perde un ferro non mi chino a raccoglierlo” A che punto è il processo per abuso d'ufficio che la riguarda a Messina? Come mai l'avvocato Galati parlava col suo assistito ragioniere generale di favori fatti a lei? Tutto apposto siamo in via di conclusione... Questo devo chiederglielo per forza, anche noi abbiamo avuto qualche esperienza con Galati. Le posso solo dire che l'avvocato Galati è venuto nel mio ufficio alle 13.00 si parlava di una pubblicazione che avrebbe sconvolto la Sicilia, non posso dire altro. Si diceva che sarebbe successo la fine del mondo Noi abbiamo parlato di psicosi di Raffaele Lombardo... C'erano anche soggetti che potevano tagliare la corda, infatti non ho voluto interferire sulla pubblicazione ma solo a livello prudenziale i Tornando indietro c'è qualcosa che lei non farebbe? Solo la perquisizione del vostro giornale Cos'è che le mancherà di più di quest'ufficio? Se alla fine facciamo un bilancio della nostra vita professionale ci accorgiamo di essere stati distanti dalla nostra famiglia. Mi sono sempre assunto le mie responsabilità per difendere la legalità. Se le chiedessi di fare il dirigente del ministero della Giustizia... Capo di Gabinetto...E' un'idea fissa la sua, ringrazio a Dio di essere in perfetta forma..sicuramente ci incontreremo mentre passeggio col cagnolino. Qual'è la prima cosa che farà? Correre per dimagrire la pancia.



SUD Anno 2 Numero 1