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FREE PRESS DI GIORNALISMO INVESTIGATIVO

EDIZIONE DI CATANIA

ANNO I ­ N.3 ­ VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

L’IMBROGLIO Ecco il sindaco dei catanesi.

DITTAINO: LOMBARDO MENTE

PAGINA 2,3

PAGINE 6,7

METROPOLITANA INACCESSIBILE

PAGINA 6

CATANIA: CONCORSI TRUCCATI

PAGINA 8,9

REGIONE IN ODOR DI MAFIA

PAGINA 10,11


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VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

INCHIESTA

Dittaino:

LOMBARDO MENTE

Anthony Di Stefano

T

utto si è bloccato sul più bello. Proprio quando dalla Regione erano arrivate le autorizzazioni necessarie e le ruspe erano pronte ad entrare in azione. Poi, d’improvviso il decreto di revoca che manda tutto all’aria. E così quella della mega discarica con un investimento da 50 milioni di euro nella Valle del Dittaino – terra del grano duro ­ diventa un giallo. O forse no. Di certo, quel decreto, elimina un certo imbarazzo serpeggiato all’interno della squadra autonomista del Governatore Lombardo. Un intrigo tutto in salsa Mpa. I “perché” sono semplici da spiegare. A cominciare da quelle autorizzazioni rilasciate dall’assessorato regionale Territorio ed Ambiente con tempi da primato mondiale per un

Direttore Responsabile ANTONIO CONDORELLI

Hanno collaborato a questo numero: Maurizio Giordano, Carlo Lo Re, Anthony Di Stefano, Giovanni Tizian, Marco Benanti, Nunzio Condoreli Caff, Valerio Di Blasi, Stiben Mesa Paniagua, Melania Tanteri Registrazione Tribunale di Catania n. 18/2010 Edito da: Editori Indipendenti S.r.l.

Viale Kennedy 10 ­ 95121 Catania tel. 095349015 | e­mail: info@sudpress.it ­ redazione@sudpress.it sito: www.sudpress.it Impaginazione e grafica Max Guglielmino Stampa Litocon S.r.l. Catania Per le vostre inserzioni pubblicitarie su SUD: tel. 095 349015 ­ commerciale@sudpress.it SUD viene impaginato utilizzando programmi Open Source e stampato su carta riciclata Chiuso in redazione: 28/10/2010 ­ h. 19:30

progetto privato (la ditta è quella del vice presidente di ConIndustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro): ci sono voluti appena 11 mesi per il rilascio delle complicatissime autorizzazioni geologiche e di impatto ambientale. Tra queste anche quella dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (l’AIA). Un documento che dipende direttamente dall’assessorato regionale e che non ottieni certo con uno schiocco di dita: in ballo c’erano 1 milione e 300 mila metri cubi di terra, da adibire ad enorme immondezzaio. Un caso che diventa anche istituzionale e che celebra un feroce scontro ai più alti livelli. Da una parte il ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che è andata di persona

laddove sarebbe sorta la discarica, facendosi “scortare” da Sergio De Caprio (il Capitano “Ultimo” che arrestò Riina): “Un Presidente della Regione che firma queste autorizzazioni mi lascia perplessa”, ha esclamato. “Non compete certo al Presidente della Regione firmare le relative autorizzazioni”, ha ribattuto da par suo il Governatore lasciando intuire di non saperne nulla della questione. Sarà. Ma, allora, sorprende che tra i lasciapassare essenziali per la costruzione della discarica vi sia quello geologico firmato dall’ex Ingegnere capo del Genio civile di Enna (oggi promosso a Palermo) Vincenzo Di Rosa candidato alle regionali 2008 nella lista Lombardo Presidente. Così come

sorprende che anche del progetto Caltagirone si sia parlato nel corso della giunta regionale del 30 dicembre dello scorso anno ma nessuno d’improvviso ne sa più nulla. Oppure, che il sindaco Mpa di Assoro, Pino Capizzi, abbia dovuto farsi in quattro per verificare che il Prg consentisse che il sito potesse essere adibito a discarica. O che l’ingegnere che ha concesso a maggio scorso il via libera per l’iter amministrativo sia Natale Zuccarello imparentato con Lino Leanza (Mpa). Tutte coincidenze. Forse. Fatto sta che alla Procura della Repubblica di Enna la lunga serie di fatalità ha suscitato una certa curiosità tanto da aprirvi un fascicolo. Ma niente paura: l’indagine è solo conoscitiva. Almeno per ora.


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INCHIESTA

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Il Governo nazionale ha stabilito che lo stato di emergenza rifiuti in Sicilia, di cui commissario è stato nominato il governatore Lombardo, durerà fino al 2012, con ciò trasformando l’emergenza in stato stazionario. La Sicilia, infatti, è in emergenza rifiuti dal 1999, con una breve parentesi dal 2007 al 2010. Questo tradisce una sola, triste realtà: il Governo non è in grado di risolvere il problema rifiuti in Sicilia, come non lo ha risolto a Napoli dove ha nascosto fuori città una montagna di RSU ed ha approntato un Piano Rifiuti emergenziale basato su inceneritori ed impianti di discarica. Adesso Lombardo, nella veste di Commissario all’emergenza rifiuti, avrebbe dovuto produrre un Piano Rifiuti Regionale entro il 21 settembre, cosa che non è avvenuta, e che si sta nascondendo riproponendo alla stampa notizie vecchie come la costruzione di un impianto di smaltimento nella valle del Dittaino e l’esportazione dei rifiuti. Temiamo allora fortemente che per la Sicilia sia stata programmata la stessa sorte di Napoli, un Piano Rifiuti solo in ritardo, di modo che l’emergenza possa giustificare altre discariche e nuovi inceneritori, che tanto erano stati criticati da Lombardo quando facevano parte del Piano Cuffaro. Questo avrebbe il solito scopo finale di poter movimentare molto denaro pubblico con il minimo di controllo. Ci batteremo dunque per un immediato Piano Rifiuti sostenibile, poco costoso e non inquinante, così come prevede la legge in vigore che attribuisce un ruolo assolutamente preponderante alla riduzione della produzione dei rifiuti, al riuso e alla raccolta differenziata e al riciclo. Associazione Rifiuti Zero Messina Associazione Rifiuti Zero Palermo

All'improvviso sulla "valle del pane" incombe la minaccia di una nuova discarica. Lombardo sostiene di non saperne niente, ma guardando i documenti spuntano i nomi dei suoi colleghi di partito La cronologia 9 settembre 2009: Conferenza dei Servizi istruttoria per verificare i termini necessari per il via libera alla Piattaforma dello smaltimento rifiuti nella Valle del Dittaino. Ci si ridà appuntamento a fine novembre.

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1) IL 30/12/2009 LA GIUNTA DI RAFFAELE LOMBARDO, NELLA "PROPOSTA DI REVISIONE DEL PIANO DEI RIFIUTI SICILIANI", INDICA AL PRIMO POSTO LA DISCARICA DI ASSORO. LOMBARDO POTEVA NON SAPERLO? 2) IL LASCIAPASSARE AMBIENTALE L'HA DATO VINCENZO DI ROSA, EX INGEGNERE CAPO DEL GENIO CIVILE DU ENNA, CANDIDATO ALLE REGIONALI 2008 NELLA LISTA LOMBARDO PRESIDENTE 3) IL VIA LIBERA PER L'ITER AMMINISTRATIVO LO DA' NATALE ZUCCARELLO, IMPARENTATO CON L'ONOREVOLE NINO LEANZA (MPA)

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3 novembre 2009: L’Ufficio Procedure A.I.A. dell’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente (Dirigente tecnico Arnone e Dirigente del Servizio Di Lorenzo) concede il proprio via libera all’impianto della Catanzaro Costruzioni Srl. 18 novembre 2009: Data che rappresenta uno dei passaggi cruciali dell’intera vicenda. L’allora ingegnere capo del Genio Civile di Enna, Vincenzo Di Rosa, esprime il parere favorevole alla Piattaforma. 20 novembre 2009: Conferenza dei servizi decisoria. In questo caso i pareri positivi alla discarica vengono espressi dall’Arpa, dalla Provincia di Enna, dall’Asp. C’è ovviamente anche il documento che attesta parere favorevole del Genio Civile. 14 dicembre 2009: La Società Catanzaro Srl produce al Comune di Assoro gli elementi definiti “essenziali” per il via libera alla costruzione della discarica. 17 dicembre 2009: La Giunta comunale di Assoro approva lo schema di convenzione per la piattaforma integrata per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. 22 dicembre 2009: La Giunta comunale di Assoro dà mandato al Sindaco affinchè esprima parere favorevole alla realizzazione delle opere previste per l’allestimento della discarica. 24 dicembre 2009: Il primo cittadino di Assoro, Giuseppe Capizzi, concede il parere favorevole. 30 dicembre 2009: In Giunta Regionale approda la Relazione finale sulla Proposta di Revisione del Piano di Gestione dei Rifiuti in Sicilia. A pagina 19 della Relazione figura tra i Siti attivabili a media scadenza l’unico gestito da privati: quello di Assoro. 31 marzo 2010: Concesso dall’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente il giudizio di compatibilità ambientale positivo (relativo alle emissioni in atmosfera) per la costruzione della discarica. 5 maggio 2010: A firma del dirigente responsabile, Natale Zuccarello, arriva dall’Assessorato regionale Territorio ed Ambiente la comunicazione di avvio del procedimento amministrativo per la realizzazione della piattaforma integrata per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti in Contrada Terra di Chiesa. 9 giugno 2010: Dall’Assessorato regionale arriva pure la notifica del D.D.G. con il quale è rilasciata alla Ditta Catanzaro Costruzioni Srl l’Autorizzazione Integrata Ambientale (la cosiddetta AIA). Le firme apposte sono quelle del responsabile del procedimento, Gianfranco Cannova e del dirigente generale, Sergio Gelardi. 21 ottobre 2010: L’Assessorato regionale – con Decreto – revoca tutto.

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INCHIESTA

Catania e la sua

METROPOLITANA INACCESSIBILE Ascensori mai utilizzati, scale mobili bloccate L'abbattimento delle barriere architettoniche per le FCE è un obiettivo rimasto solo sulla "Carta dei servizi"

Dalla CARTA DEI SERVIZI della FCE 2.7. Servizi per viaggiatori disabili La FCE si impegna in una intensa attivita' di sensibilizzazione presso enti, istituzioni e operatori della mobilita', alle problematiche di coloro che hanno difficolta' motorie. Molte sono le attivita' previste per il superamento delle barriere architettoniche e per l'adeguamento alle norme. Allo stato attuale in 4 stazioni della metropolitana i viaggiatori disabili possono trovare ascensori, mentre i nuovi elettrotreni saranno dotati di dispositivo di aggancio delle carrozzelle. Il viaggiatore disabile viene assistito dal personale durante la salita o discesa dai mezzi ferroviari. Nel servizio metropolitano, l'accesso alle banchine di ogni stazione avviene attraverso scale fisse e mobili, I portatori di handicap potranno usufruire di ascensori idraulici predisposti in tutte le stazioni interrate. Due stazioni in esercizio, Centrale Fs e Porto sono in superficie. La Centrale Fs, in futuro, sara' sostituita dalla stazione Giovanni XXIII, interrata e collegata alla stazione ferroviaria attraverso ascensori, scale e scale mobili. Ognuno dei nuovi mezzi destinati al servizio metropolitano sara' dotato di 2 posti a sedere per disabili.

Egle Zapparrata

I

cittadini hanno pari dignità sociale ma i disabili non possono accedere ai mezzi pubblici.

È quello che succede a Catania dove la Metropolitana, opera di recentissima costruzione, è inaccessibile, gli ascensori delle stazioni non funzionano e il disuso ne ha provocato il deterioramento. Eppure la legge quadro sull’handicap del 1992 sottolinea che i progetti delle opere da realizzarsi negli edifici aperti al pubblico devono essere sotto il controllo dell’Ufficio Tecnico del Comune che ne verifica la conformità alla normativa vigente per garantire il superamento delle barriere architettoniche. Ma anche la legge 118/71, vecchia di trent’anni recitava: “i tram e le metropolitane dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti”. Un diritto richiamato anche da un decreto del Presidente della Repubblica 503/96 che chiarisce: “Almeno nelle stazioni principali le metropolitane dovranno

agevolare l’accesso o lo stazionamento in carozzina”. Le leggi sono scritte e hanno un valore. A Catania tutto questo si recita, si sottolinea, si chiarisce, ma non si fa. Noi crediamo nelle leggi, ma crediamo meno ai nostri occhi e alla Carta dei Servizi della Ferrovia Circumetnea che garantisce “una intensa attività di sensibilizzazione alle problematiche di coloro che hanno difficoltà motorie”. Il documento sottoscritto inoltre, con tono sicuro, esplicita “Allo stato attuale in 4 stazioni della metropolitana i viaggiatori disabili possono trovare ascensori – ed in fine l’FCE scrive ­ Il viaggiatore disabile viene assistito dal personale durante la salita o discesa dai mezzi ferroviari”. Il risultato è chiaro, basta comprare un biglietto e andare nei punti cruciali della città: nessun disabile può viaggiare nella bella metropolitana catanese con vista mare. Gli ascensori e servizi della metropolitana etnea sono stati finanziati, costruiti e abbandonati.

RAMPE DI SCALE BLOCCATE, SARACINESCHE NON FUNZIONANTI, ASCENSORI MAI UTILIZZATI: QUESTO LO STATO DELLA METROPOLITANA DI CATANIA

Su www.sudpress.it guarda il video: FCE: una semplice richiesta d'informazioni


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INCHIESTA

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Piste ciclabili

FANTASMA Stanziati 4 milioni di euro, che fine hanno fatto? Fra lavori incompiuti e maglie nere per la vivibilità ambientale, avanza il duo Stancanelli­Galeazzi

Enrico Sciuto

O

ltre tre milioni di Euro per tre anni di ritardi. Erano due i tratti di pista ciclabile programmati dal Comune di Catania. Al loro posto c’è un cantiere aperto in Piazza Stesicoro, assieme a un tracciato invaso dalle auto. In sosta o in transito, questo frammento di pista ciclabile è accessibile ad ogni tipo di veicolo. Tra la Stazione centrale e Piazza Europa invece non c’è nessuna pista, soltanto auto e smog. E dire che nel Luglio 2009 il progetto era valso al Comune il Premio “Città per il verde”, assegnato al “Servizio Progettazione e Realizzazione Nuovo Verde e Arredo Urbano” diretto dall'Arch. Marina Galeazzi. I lavori, avviati il 16 Novembre 2006,

avevano un termine: 365 giorni. Il Comune e la Regione Sicilia avevano stanziato 3 milioni e 212 mila Euro. Tanti soldi, forse troppi. Che fine hanno fatto? Del primo tratto, lungo 1 chilometro e mezzo, sono stati realizzati 800 metri. I 3 chilometri che avrebbero dovuto fronteggiare il mare sono rimasti sulla carta. La consegna dei lavori era prevista per fine 2007, ma in quel Dicembre la seconda Giunta Scapagnini si limitò a inaugurare la nuova Piazza Falcone. Alla cerimonia l’allora Assessore ai Lavori Pubblici, Filippo Drago, rese pubbliche due nuove richieste di finanziamento. Obiettivo: il prolungamento della pista da Piazza Europa a S. Giovanni Li Cuti. L’istanza del Comune finì

poi bocciata, esclusa dal bando di gara del Ministero dei Lavori Pubblici. Oggi i tecnici dell’Assessorato giurano di voler tornare alla carica. Ma mentre lavora a reperire i soldi per prolungarla, l’Amministrazione troverà il tempo per costruirla? L’ultimo aggiornamento dalla Direzione Lavori Pubblici è lapidario: “consegna parziale: 25 Maggio 2009”. Dal 2007 si sono avvicendati tre Assessori. Il titolare ad Interim delle deleghe è ora Raffaele Stancanelli. Da 90 giorni rifiuta di nominarne uno nuovo. Il capo dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco è Marina Galeazzi, progettista e direttrice dei lavori. C’è un nuovo assessore tecnico in città?

LE CIFRE Importo Complessivo del progetto: € 3.212.388,85 Costo dell’opera: € 666 al metro

IL PROGETTO 1,5 Km: Piazza Stesicoro­ Piazza Giovanni XXIII 3 Km: Piazza Giovanni XXIII­ Piazza Europa

LE TAPPE 10/08/06: Consegna dei lavori alla POZZOBON & EUROCALCESTRUZZI S.C.A.R.L. 16/11/06: Avvio dei lavori 11/04/07: Il Comune annuncia che la pista ciclabile sarà pronta entro l’anno 16/11/07: Scadenza dei termini per il completamento

GALEAZZI: “I LAVORI? NON VINCOLATI A CONSEGNA” Qual è il vero termine dei lavori? "Per evitare di bloccare tutta l’area stiamo procedendo per consegne parziali e quindi non sono vincolati a una consegna specifica, ma al rispetto delle procedure dell’opera". Nel progetto è indicato un termine preciso. "E’ indicato dal capitolato perché si fa per legge, ma per legge sono previste anche consegne parziali. In questo caso, il termine si calcola in percentuale sui lavori eseguiti e sui lavori da eseguire. Prima di occuparci del Lungomare, bisognerà finire in Piazza Stesicoro e in Via di Prima".


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REPORTAGE

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L’IMBROGLIO La differenziata a Catania è una truffa, grazie al sostegno della solita stampa, Raffaele Stancanelli da due anni martella i catanesi con promesse mai mantenute: dal PUA, al Corso dei Martiri, al rilancio del Comune... ...e quando va a Roma il senatore Stancanelli chiede il rimborso spese ai catanesi...

I CITTADINI DIFFERENZIANO...

ALCUNE IMMAGINI TRATTE DAL VIDEO SCANDALO SULLA FALSA RACCOLTA DIFFERENZIATA DEL COMUNE DI CATANIA: PARLANO I NETTURBINI

Valerio Di Blasi

N

el 2009 Raffaele Stancanelli aveva presentato la raccolta differenziata “porta a porta” come la vera rivoluzione della sua azione amministrativa. Un vero e proprio martellamento mediatico finanziato con 1,7 milioni di euro di fondi pubblici. Poi è arrivata la classifica di Legambiente che ha relegato Catania all’ultimo posto per la sostenibilità ambientale. Un vero e proprio disastro costato otto posizioni sulla classifica nazionale. Un fallimento amministrativo in parte nascosto dalla stampa dominate a Catania, definita “rete di protezione” dal senatore Enzo Bianco durante un’intervista nella redazione di Sud. Contemporaneamente hanno scioperato gli stessi operatori della differenziata. Sud è andata a verificare alle 2.00 di notte cosa avviene mentre la gente va a dormire. I catanesi infatti credono che la differenziata avvenga realmente. Con la telecamera nascosta è stato realizzato un reportage di pochi minuti che dimostra come tutto finisca nel compattatore insieme a lavatrici, piumoni e altri rifiuti di ogni genere.

Su www.sudpress.it guarda il video: Differenziata "FARSA"


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REPORTAGE

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ALLA FACCIA DEL COSTO ZERO! Altro che “costo zero”, gli uomini di Stancanelli non se la passano male, tanto pagano i catanesi. Il direttore generale del Comune Maurizio Lanza imputato di abuso d’ufficio per incarichi dati all’Asl 3 dell’autonomista Scavone, costa circa 250mila euro anno. Il ragioniere generale Giorgio Santonocito costa 166mila euro. Poi ci sono i progetti targati Stancanelli come “A scuola in bici”, 6mila euro per Daniela Calenducci; Piano ICT dell’eccellenza catanese il cui coordinatore ha un contratto da 500 euro al giorno per 100 giorni. Per non parlare del Capo di Gabinetto architetto Marina Galeazzi responsabile della costruzione della Villa Bellini e delle piste ciclabili (vedi pag 6) che nel 2009 da dirigente del “Nuovo Verde Urbano” ha portato a casa un contratto da 80mila euro. Lo stesso anno sono stati stanziati 80mila euro per lo storico dirigente del Verde Pubblico Dott. Marco Murabito, che adesso è il responsabile del settore rifiuti e quindi della differenziata. VEDI TUTTI I DOCUMENTI SUL SITO SUDPRESS.IT

Le ultime parole famose...

Melania Tanteri

Qualcuno conosce il PUA?

Era il maggio 2009 quando Stancanelli annunciò un piano che avrebbe rilanciato il Comune di Catania. A distanza di un anno e mezzo, invece, niente di quanto allora annunciato sembra essere stato portato a termine. A cominciare dalle aziende Partecipate, una delle voci più problematiche nel bilancio dell’Ente, che avrebbero dovuto essere riformate ma relativamente alle quali, dopo 3 delibere della corte dei conti e una mozione approvata dal consiglio comunale ancora la delibera sulle partecipate non è stata depositata.

La riqualificazione della Plaja interessa tutti i catanesi, ma non è mai avvenuta. Ed invece Stancanelli straparla del PUA (Piano Urbanistico Attuativo) e mai ha mantenuto le promesse. Risultato: la città perde lavoro e sviluppo, e il discorso vale per tutti.

La legalità secondo Stancanelli

Corso Martiri

7 agosto 2009: “Corso Martiri della Libertà, forse siamo all'epilogo”. Ottobre 2010: è ancora tutto fermo!

Porchetta e meusa

Il sindaco Raffaele Stancanelli è anche Senatore ed è stato sollevato il problema dell’incompatibilità di questo doppio incarico che lo porta a presenziare, per diversi giorni la settimana, a Roma. Sul sito del Comune ci sono decine di rimborsi per missioni a Roma stranamente coincidenti con le sedute del Senato, per partecipare alle quali percepisce già una diaria mensile di oltre 4.000 euro.

Si è detto sempre difensore della legalità e tifoso della correttezza amministrativa. Il sindaco Raffaele Stancanelli è imputato per il comizio tenuto all’interno dell’ospedale Garibaldi, ma il processo è stato bloccato. E’ anche indagato per concorso in peculato e abuso d’ufficio all’interno del procedimento sullo scandalo della Cricca dei servizi sociali. L’accusa sostenuta dal Pm Lucio Setola è riuscita a ricostruire, grazie ad un faticoso lavoro dei Nas, le nomine nelle commissioni degli amici e colleghi di partito di Raffaele Stancanelli, ai tempi in cui era assessore ai Servizi Sociali di Totò Cuffaro. Durante un convegno pubblico di Cittainsieme aveva confessato “il reato” in diretta: “mi sono inventato una lista per avere i 140milioni di euro”. La procura di Catania aveva aperto un’inchiesta ma in breve tempo è arrivata l’archiviazione.


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INCHIESTA

Catania:

CONCORSI TRUCCATI IN CAMPAGNA ELETTORALE SUD ha visionato 200 buste del concorso di Istruttore Tecnico del comune di Catania. I voti sono stati modificati in fase di valutazione, stabilendo vincitori e sconfitti. Ecco le prove di come decine di dipendenti comunali sono stati penalizzati arbitrariamente. Tutti gli atti, da diversi anni, giacciono presso la procura di Catania...

ELABORATO 115: IL VOTO 5 DIVENTA UN 8

Antonio Condorelli

V

oti modificati a tavolino, criteri di valutazione stabiliti dopo l’apertura delle buste, una matrice, dalla quale tutti copiavano, finita in mezzo al compito consegnato ai commissari. E un camion di carte trasmesso dal Tar alla Procura di Catania per competenza, che è posteggiato in uno dei tanti scaffali coperti di polvere. SUD ha visionato oltre 200 buste dei partecipanti al concorso di Istruttore Tecnico del Comune di Catania bandito a pochi giorni dal voto delle comunali del 2005, scoprendo in che modo sono stati selezionati i dipendenti comunali della categoria D1. Un “concorso” truccato con prove documentali che dimostrano quante ingiustizie siano state attuate anche nei confronti di dipendenti comunali che avevano pieni requisiti. Infatti oltre 120 dipendenti comunali sono stati esclusi. Adesso spiegheremo perché. La ricostruzione minuziosa porta la firma dell’Avv. Antonello Leone che assiste uno degli esclusi: i singoli dipendenti comunali potranno riconoscere chi sono i raccomandati e chi invece è stato penalizzato.

ELABORATO 115 Il “computo metrico”, uno dei tre fattori di valutazione, ottiene 5 punti. Ma il punteggio all’improvviso viene aumentato sino ad arrivare ad 8 e superare il limite di 24 punti totali. In questo modo per l’autore è possibile vincere il concorso. ELABORATO 127 Il voto del compito chiamato “provvedimento” passa da 9 a 10 anche se si legge che “manca approvazione bando e indizione gara”. Il compito “tecnico” non riceve voto né giudizio tecnico, ma il candidato vince ugualmente. ELABORATO 111 Il computo metrico è pieno di punti interrogativi, ma il candidato riceve un bel 9 e come giudizio sopra il voto c’è scritto “manca relazione” e sotto “e zitto!” come se il commissario valutatore conoscesse l’autore del compito e gli mandasse direttamente un messaggio. ELABORATO 74 Il computo metrico viene presentato senza relazione ma il candidato ottiene addirittura 12. Nell’elaborato tecnico manca la formula ma il candidato prende 11 ELABORATO 243 Nel computo metrico un 11 diventa 12. Nell’elaborato


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INCHIESTA

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AL COMMISSARIO ESAMINATORE SONO STATE CONSEGNATE ANCHE QUESTE DUE PAGINE NON TIMBRATE. UNA VERA E PROPRIA MATRICE, COPIATA INTEGRALMENTE DA ALCUNI CANDIDATI MA STRANAMENTE VALUTATA SEMPRE CON VOTI DIVERSI... UN VOTO 12 DIVENTA 13

UN VOTO 13 DIVENTA 12

tecnico sulla minuta come voto c’è scritto “Ok 13” mentre sulla bella copia il giudizio è sufficiente cioè 9. Complessivamente il candidato prende un 13, un 12 e un 9 che in totale fa 34 ma nel verbale scrivono 35 cioè un voto falso, consentendo al candidato di scalare la classifica e risultare tra i vincitori. ELABORATO 212 Nel computo metrico il voto 9 diventa 10 portando il totale a 28 e consentendo al candidato di superare gli scritti. ELABORATO 185 Il voto del “provvedimento” passa da 9 a 12 consentendo al candidato di superare gli scritti. ELABORATO 194 Nell’elaborato tecnico il voto passa da 10 a 12. Anche nel computo metrico il 10 diventa 12. Con questi quattro punti in più il candidato ha vinto il concorso. ELABORATO 181 Nel “provvedimento” un 8 diventa 9 nonostante il giudizio “manca assegnazione fondi e indicazione gara”. Nel computo metrico un 10 diventa 11 e poi 12. ELABORATO 179 Due degli elaborati vengono votati inizialmente 13 ma poi il voto viene sovrascritto con un 12. La

somma iniziale del totale era 31 ma sul verbale scrivono 30, in questo modo il bravissimo candidato viene penalizzato e perde il concorso truccato. ELABORATO 132 Manca l’elaborato tecnico ma nel “computo metrico” il voto passa da 10 a 12. In questo modo il candidato vince il concorso truccato. ELABORATO 236 Un 13 diventa 14 e un 11 diventa 12. Grazie a questi due voti in più è possibile vincere il concorso. ELABORATO 57 Il totale dei voti è 30 ma nel verbale scrivono 32. ELABORATO 107 Un 11 diventa 12 ed un 7 diventa 9. ELABORATO 67 Il voto del computo metrico passa da 12 a 13. Il totale dei voti fa 34 ma nel verbale regalano un ulteriore punto arrivando a 35. ELABORATO 114 Due 11 diventano 12 arrivando al totale di 28 cioè il mimino per superare lo scritto. ELABORATO 198 Un 9 diventa 13. ELABORATO 131 Il “provvedimento” voto 13 è copiato dalla matrice numero 53 ELABORATO 78 Il “provvedimento” è copiato dalla matrice numero 53 ma viene valutato con un 10. ELABORATO 93 Il “provvedimento” copiato dalla matrice 53 viene valutato 13.

Su www.sudpress.it guarda il video: Concorsi truccati in campagna elettorale


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INCHIESTA

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Regione

IN ODOR DI MAFIA SOTTO A CHI TOCCA: Non è solo il presidente Raffaele Lombardo ad essere indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ecco le intercettazioni dei colleghi di palazzo Cimino e Mineo

Politica e mafia, indagato per concorso esterno l'onorevole Michele Cimino. Il suo ruolo di “finanziatore” raccontato da un collaboratore di giustizia

Giovanni Tizian

I

l deputato regionale Michele Cimino è sotto inchiesta a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. L’indagine è nata dalle dichiarazioni di Maurizio Di Gati, boss della famiglia mafiosa di Racalmuto e ora collaboratore di giustizia, ritenuto dai giudici altamente attendibile. Michele Cimino, ex vicepresidente regionale, è stato assessore regionale all’Economia fino al settembre scorso. Anche lui è passato nel nuovo Gruppo politico “Forza del Sud”. Dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia sono partite numerose indagini, una delle quali ha portato all’arresto del sindaco di Castrofilippo. Il sistema di corruzione mafiosa, secondo i magistrati, era ben oliato a Castrofilippo. Di Gati, il collaboratore, ai magistrati dirà «Loro avevano le mani nel municipio», il che per la cosca significava aggiudicazione di grossi appalti. Il sindaco Ippolito avrebbe anche partecipato ad alcuni summit con diversi rappresentati della cosche agrigentine, tra cui un rappresentante dell’allora boss Di Gati. Ma il meccanismo di aggiudicazione degli appalti e dei finanziamenti descritti dal collaboratore di giustizia coinvolgono altri nomi importanti. Le sue dichiarazioni vanno dritte al cuore amministrativo della Regione. E chiamano in causa Michele Cimino. Che fino al 2004 è stato Assessore alla cooperazione e coordinatore di Forza Italia per la provincia di Agrigento. E’ una storia di finanziamenti elargiti e tangenti come corrispettivo del favore concesso, quella in cui sarebbe coinvolto Michele Cimino. Che Di Gati descrive: «In base al sistema che faceva ­ha dichiarato ai magistrati­ fa arrivare i finanziamenti e gli si paga poi una tangente... Come faceva Lo Giudice (ex assessore regionale ai lavori pubblici in quota Udc detto “Mancialasagne”) che faceva arrivare i finanziamenti dove aveva persone a lui vicine... Castrofilippo fa capo come corrente politica a Cimino e fa arrivare i finanziamenti sapendo che poi il sindaco favorisce le imprese che lui gli dice da potere vincere». Il corrispettivo, asserisce Di Gati, la tangente da versare è del tre per cento, «E’ sempre del 3 per cento­ ripete il collaboratore di giustizia». Racconta un altro episodio, Di Gati. Ricorda di una gara per la costruzione di capannoni del mercato ortofrutticolo. Il sindaco di Castrofilippo avrebbe organizzato un incontro per fare il punto e in quella situazione Di Gati seppe che il finanziamento «era stato ottenuto grazie all’interessamento dell’onorevole Cimino». E aggiunge «Ho saputo che erano stati promessi dei soldi per questa gara sia all’onorevole sia al sindaco». Una cifra, come si legge nell’ordinanza che ha portato all’arresto del sindaco di Castrofilippo, non meglio specificata. Di gati sostiene di non conoscere l’importo consegnato al sindaco e all’onorevole, ma che lui aveva proposto­ nel caso avesse fatto lui i lavori­ al sindaco una somma di 80 mila euro più la parcella per “l’onorevole”. Così l’onorevole Cimino è finito in mezzo a una storia di mafia e tangenti, chiamato in causa da un collaboratore di giustizia agrigentino. Le indagini sono in corso. E “Forza del Sud”, il nuovo gruppo di Miccichè di cui fa parte anche Cimino, a nemmeno un mese dal suo battesimo ufficiale, conta già due suoi esponenti indagati per presunti intrecci pericolosi con le cosche mafiose.

Di Gati su Cimino e sindaco: DI GATI: Sempre attraverso AQUILINA ho saputo che erano stati promessi soldi per questa gara sia all’onorevole CIMINO che al Sindaco.

Di Gati su Cimino parcella: DI GATI: so che il sindaco si è lamentato molto che hanno ritardato a darglieli, poi se glieli hanno dati anche al CIMINO, non so la cifra, io gli avevo promesso che se il lavoro lo facevo io, gli davo... l'importo era di 4.500.000 euro, mi sembra che era... gli davo un 80.000 euro al sindaco e in più la parcella che toccava all'onorevole. P.M.: DI GATI: all'onorevole? DI GATI: CIMINO

Dichiarazioni Di Gati su Cimino: Altro finanziamento ottenuto grazie ai favori del CIMINO è quello di Castrofilippo, intorno al 2003 per la realizzazione di capannoni del mercato ortofrutticolo. Il Sindaco di Castrofilippo di nome Totò, da sempre vicino a cosa nostra, alla famiglia locale e a quella di Canicattì, (che in sede di verbalizzazione riassuntiva ricorda fare di cognome IPPOLITO), su mia sollecitazione, ebbe un contatto con Giovanni AQUILINA per sapere se c’era spazio per un inserimento nella gara e nei successivi lavori per la famiglia di Racalmuto e di Grotte. Il Sindaco organizzò un incontro con la presenza anche dell’imprenditore PALILLA di Camastra; AQUILINA seppe in questo incontro che il finanziamento era stato ottenuto grazie all’interessamento dell’on. Michele CIMINO e che la gara doveva essere vinta da PALILLA, anche se non avrebbe figurato lo stesso ma qualcuno vicino a lui.

Il 3 per cento descritto da Di Gati: P.M.: E in cambio di tangenti ha detto? DI GATI: Sì, hanno pagato (inc.) P.M.: Per questo lavoro in particolare? DI GATI: ...si pagano sempre il 3%. P.M.: (inc.) DI GATI: 3%.


VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

INCHIESTA

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U

Politica e mafia, indagato il deputato Franco Mineo. I magistrati gli contestano di essere un prestanome di Angelo Galatolo, boss dall’Acqusanta di Palermo

fficialmente deputato dell’Assemblea Regionale Siciliana e titolare di un’agenzia assicurativa, in realtà, Franco Mineo, secondo i magistrati della Dda di Palermo, sarebbe il prestanome di Angelo Galatolo, reggente della cosca dell’Acquasanta di Palermo. Mineo all’interno dell’Ars ricopre l’incarico di componente della Commissione Ambiente e Territorio e della Commissione per la Revisione e Attuazione dello Statuto della Regione Sicilia. In passato è stato anche membro del Consiglio Comunale di Palermo. Ha ricoperto il ruolo di Assessore con delega ai Mercati e agli interventi abitativi, alla Protezione Civile e alla Fiera del Mediterraneo. E’ considerato il delfino di Gianfranco Miccichè, l’ideatore del neonato movimento autonomista “Forza del Sud”. Un progetto al quale Franco Mineo ha aderito. E a soli due giorni dalla nascita di “Forza del Sud” arriva l’indagine e il sequestro preventivo di alcuni beni intestati a Mineo. Che secondo gli investigatori apparterrebbero al boss palermitano Angelo Galatolo. Gli immobili sotto la lente d’ingrandimento della magistratura sono tre: due in Via Don Orione e uno in Via Ruggero di Loria. Acquistati, nel luglio 2005, da Mineo per la somma di 321.450 euro. Si tratta di immobili utilizzati per attività commerciali, «redditizi anche sotto il profilo della riscossione dei canoni d’affitto» scrive il gip che ha firmato l’ordinanza di sequestro. Negli immobili di proprietà del Deputato Mineo si trovano il “Bar Esedra”, il negozio di abbigliamento “Vegard” ­cui è associata la dicitura “COMPRA ANGELO G”­ e la merceria “COMPRA BIONDO”. I gestori delle attività commerciali pagavano un canone mensile a Mineo, il quale, secondo i pm, avrebbe girato l’incasso ad Angelo Galatolo. Il boss si recava spesso negli uffici della “Progress”’, l’Agenzia assicurativa di Mineo. Incontri e conversazioni che sono stati intercettate dagli investigatori. «Zio Angelo», così il Deputato regionale chiamava Angelo Galatolo quando si presentava nel suo ufficio. All’interno dell’ufficio ad ascoltare i dialoghi dei due presunti complici le microspie. Che captano anche una scena singolare. Dopo che Mineo ha contato i soldi li consegna nelle mani di Galatolo che li mette in una busta di plastica, quelle della spesa. E Mineo avrebbe commentato: «che hai comprato la frutta?.». Mineo e Galatolo s’incontrano spesso. E nell’ufficio di Mineo parlavano di tutto. Di attualità, di sport e di affitti. «3.200..» asserisce Mineo dopo avere contato i soldi dell’affitto ricevuti da uno dei gestori delle attività commerciali all’interno degli immobili posti sotto sequestro. Ma Galatolo storce il naso, troppo pochi secondo lui, «gli stessi, sono!?». Alle lamentele del boss, Mineo spiegava che aveva dovuto sostenere nuove spese, per una nuova registrazione del contratto di locazione in conseguenza di un cambio di intestatario. «No, mio tesoro, perchè se c’è il sub ingresso della signora devi andare a fare il coso a nome suo, per non fartelo apparire in banca personale», con queste parole il Deputato spiega al boss la procedura da applicare per le registrazioni dei contratti. Queste e tante altre sono le intercettazioni che hanno portato il gip a decretare la misura preventiva di sequestro dei beni formalmente proprietà di Franco Mineo, in realta, secondo la Dda di Palermo, nella disponibilità reale del boss Angelo Galatolo.

Le relazioni pericolose di Mineo

INTERVISTA AL GIP DEL TRIBUNALE DI PALERMO, PIERGIORGIO MOROSINI «Tra gli anni ’80 e ’90 esistevano rapporti tra cosche mafiose e politici dove i mafiosi rappresentavano la componente forte, oggi questo rapporto di forza sembra invertito». Ne è convinto il giudice Morosini, che è anche autore del libro “Il Ghota di Cosa Nostra”. Cosa è cambiato rispetto al passato nel perverso rapporto tra cosa nostra e politica? «Dalle ultime inchieste emergono diversi comitati d’affari all’interno dei quali ci sono i mafiosi, ma il tavolo di spartizione è presieduto da politici. Il programma di spartizione lo detta la politica collusa». E’ la politica che sfrutta le cosche mafiose. Che si serve della loro logica. «I rapporti di forza si sono ribaltati­ ha proseguito il gip». Qual e’ l’aspetto della politica più degradante sul piano etico che è emerso dalle sue numerose indagini? «Deve destare preoccupazione il fatto che i partiti, senza distinzione di schieramento, attendono una risposta giudiziaria per fare pulizia al loro interno. E molte volte non è sufficiente neppure una condanna per espellere un loro iscritto. E’ degradante il mancato rispetto del codice etico di autoregolamentazione che la Commissione Parlamentare aveva istituito. Dalle varie indagini lascia basiti il disinteresse che i politici indagati dimostrano verso i colleghi di partito e verso i cittadini che potrebbero scoprire le sue relazioni pericolose, temono soltanto la risposta penale». Senza appoggio della “malapolitica”, esisterebbe ancora Cosa Nostra? «Le organizzazioni mafiose non esiterebbero se non intrattenessero queste relazioni pericolose con le istituzioni e il sistema imprenditoriale. Sono proprio le relazioni con i soggetti politici, imprenditoriali e i professionisti a mantenere in vita da 150 anni cosa nostra».

Dalle indagini emergerebbero contatti tra il Deputato Mineo e Angelo Galatolo. Ma non solo. Mineo, come dichiara lui stesso durante una conversazione con Galatolo, si incontra con Pietro Magrì. Magrì è incensurato,ma è indicato dalla Dia come «personaggio vicino ad ambienti mafiosi». «Non è nuovo a contatti con ambienti mafiosi­ scrivono i magistrati della Dda­ Nel passato ha avuto numerosi contatti telefonici con lo Scotto Gaetano condannato all’ergastolo per la strage di via D’Amelio, e, come sopra riferito, è stato più volte osservato in compagnia di Scotto Pietro fratello del Gaetano condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti». Tra le intercettazioni spuntano anche riferimenti ad altri politici di cui però Mineo non fa il nome. Il Deputato di “Forza del Sud” critica la scelta di uno o più politici di essersi recati a casa dei Galatolo a mangiare e , li ritiene "locchi" (ndr. Stupidi). Secondo Mineo è una mossa rischiosa farsi vedere a casa del boss. E’ molto attento il deputato regionale. Senza perdere il senso dell’ironia. In occasione di una conversazione telefonica con Andrea Aiello, al quale Mineo spiegava di volerlo candidare e che avrebbe sostenuto le spese elettorale, il deputato scherza, come se sapesse di essere intercettato : «maresciallo io guadagno trecentomila euro l’anno con l’agenzia... non vorrei che il maresciallo pensasse... giusto?... trecentomila euro l’anno... dichiarazione dei redditi...venticinque appartamenti di proprietà...quindi maresciallo abbia pazienza... non è una vergogna essere ricchi».


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VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

INCHIESTA

Il racket dei

POSTI LETTO Andrea Sessa Simona Zappalà

A

Catania il diritto allo studio è un miraggio. Su 31mila studenti universitari fuori sede solo 788 potranno usufruire di un posto letto messo a disposizione dall’Ersu, l’ente regionale che dovrebbe garantire i servizi abitativi e di ristorazione. L’ente, commissariato dall’ottobre 2009, in mancanza di fondi non ha un piano di edilizia universitaria e gli 85 euro che ogni studente paga per la voce “diritto allo studio” servono giusto a coprire l’ordinario. Le case dello studente più grandi sono l’Oberdan e la Cittadella. La prima ospita 128 studenti, con altri 64 posti inaccessibili per via dei lavori di ristrutturazione. La residenza è nota per il suo pilastro che ha necessitato, nel corso degli ultimi anni, continue “iniezioni” di cemento. La situazione è precipitata dopo il terremoto in Abruzzo, con interventi speciali che di fatto hanno tenuto la residenza e la mensa annessa chiusa per parecchi mesi. Le residenze di proprietà dell’ente non sono a norma né per quanto riguarda le misure antincendio (sono in proroga sino a dicembre), né per le misure antisismiche. Entrando nelle case la prima cosa che colpisce è la reticenza degli studenti: nessuno vuole segnalare problemi e disagi, seppur esistenti. Una ragazza che ha il lavandino che perde acqua da tempo afferma: «Preferiamo che certe cose non escano, altrimenti rischiamo di rimanere senza alloggio». Pochi sono gli studenti che parlano. Nelle case spesso l’intonaco si stacca dalle pareti, gli idranti non sono ben custoditi, manca l’acqua calda per le docce, la pulizia non è sempre impeccabile. Dentro le case esiste il racket degli abusivi. Coloro che non sono assegnatari del posto letto riescono ugualmente a entrare pagando una “tangente” agli effettivi assegnatari, togliendo di fatto la possibilità a chi in graduatoria rimane escluso, senza possibilità di scorrimento. Spesso è la connivenza complice dei direttori delle residenze che non fa emergere la piena legalità. Ma c’è sempre qualche studente che non ci sta e che parla di questa situazione.

Il TAVOLIERE

Gli assegnatari dei posti letto nelle Case dello studente subaffittano le stanze a prezzi oscillanti tra gli 80 ed i 150 euro mensili. I direttori fingono di non sapere

LA TESTIMONIANZA «In questa casa siamo circa una cinquantina, compresi gli abusivi che di fatto prendono il posto dei titolari. E' il direttore a far entrare gli abusivi, attraverso dei permessi di due, tre giorni che vengono automaticamente prolungati per tutto l’anno. Personalmente ho avuto parecchi diverbi con il direttore per la questione degli abusivi e per le altre problematiche della casa. Paradossalmente gli abusivi vengono trattati meglio di me che sono assegnatario. Io che ho il diritto a una casa sono messo in una stanza inagibile, senza bagno e gli abusivi stanno comodamente in stanze con bagno e televisore. Noi cuciniamo in uno stanzino con piani cottura portati da casa nostra perché il terrazzo è chiuso. Questo, secondo il bando, doveva essere messo a disposizione degli inquilini come sala studio e sala cucina, con televisori e pc. La motivazione della chiusura del luogo che il direttore ci ha fornito è stata “facevate troppo casino”. Io studio in camera mia che tra le altre cose è diventata invivibile. Io mi alzo la mattina presto perché vado all'università, quando torno la sera vorrei pulirmi la stanza, ma il direttore chiude lo stanzino dove vi sono gli utensili per la pulizia. La mia stanza è una schifezza! Da regolamento le pulizie dovrebbero essere effettuate ogni due giorni nelle stanze e tutti i giorni nei luoghi comuni. In queste due settimane sono stati fatti solo i luoghi comuni. Quando io ho scelto la camera, mi sono fatto un po' il giro delle camere e poi ho scelto la mia. Era appena ristrutturata, quindi pensavo fosse la migliore. Dopo una settimana il tetto cominciava a sgretolarsi».

La soluzione per il problema abitativo degli universitari aveva un nome: il Tavoliere. Si tratta di un progetto, mai realizzato, concepito nel 1983 che prevedeva la costruzione di un campus con 816 posti letto. Il tutto sarebbe dovuto sorgere nei pressi della Cittadella, per una spesa complessiva di 45 miliardi di lire finanziati dalla Regione e gestiti dallo Iacp che il 21 giugno 1997 bandì la gara d’appalto. Ma a causa di vicende giudiziarie, tentativi di corruzione e lungaggini burocratiche il Tavoliere non è stato mai costruito. Le irregolarità: nell’agosto 1997 vince l’appalto la Cogeco di Vincenzo Randazzo, ditta che sarebbe, secondo gli inquirenti, l’espressione di Cosa Nostra palermitana. La Cogeco aveva vinto nonostante il prezzo più esoso per l’amministrazione: il 6% di ribasso, a fronte di offerte più basse, tra cui quella della Cgp di Giulio Romagnoli, il quale ricorse al Tar. Quest’ultima ditta sarebbe stata, secondo i magistrati, “l’impresa finanziatrice della famiglia catanese di Cosa Nostra”, facente capo alla famiglia Santapaola. Successivamente, dopo l’annullamento della gara da parte del Tar, la gara per il Tavoliere venne vinta nuovamente dalla Cogeco. Questo in virtù di un presunto patto che assegnerà alla Cgp di Romagnoli l’appalto per la costruzione dell’Ospedale Garibaldi. A distanza di 13 anni lo Iacp sta ancora cercando un finanziamento di 30 milioni di euro per il Tavoliere, mentre tutti i personaggi, politici e non, implicati nel processo stanno per beneficiare della prescrizione. Unica eccezione un avvocato che ha esplicitamente rinunciato alla prescrizione, e per questo è stato condannato. Andrea Sessa Simona Zappalà


VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

SICILIANI IN FUGA

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Cervelli in FUGA

REBECCA NANNA, STUDENTESSA SIRACUSANA EMIGRATA IN CANADA DOPO IL LICEO PER UNA NUOVA ESPERIENZA DI VITA. DOPO ALCUNI MESI A TORONTO, DECIDE DI FAR RICHIESTA D'ISCRIZIONE PER LA BRIGHTON UNIVERSITY

Saul Caia

La fuga di cervelli mi rode parecchio, nonostante io non sia un cervello che stia fuggendo, sono solo una persona normalissima che ha deciso di trovare la sua fortuna da un altra paese. Credo che l'Italia non investa sui giovani, usi i giovani solamente per i voti politici quando gli servono e poi li butta nell'angolino perché tanto non servono più. Noi giovani non veniamo spinti a fare qualcosa di più”. Sono le parole di Rebecca Nanna, siracusana di 19 anni, che ha scelto di lasciare la sua terra per iniziare una nuova avventura all'università di Brighton, in Inghilterra. Si è parlato spesso della fuga di cervelli, dei giovani italiani che emigrano all'estero in cerca di una possibilità di sbocco nel mondo del lavoro. Nella maggior parte dei casi sono laureati o addirittura studenti post­ master o dottorandi. Quella di Rebecca è decisamente un altra storia. Lei non ha nemmeno preso in considerazione d'iniziare gli studi in Italia o in Sicilia, ha deciso direttamente di andare via, subito, senza perdere tempo, senza ripensamenti. “Il fatto che io andando all'estero ho forse più possibilità. Se devo scegliere tanto vale che comincio la mia vita da un altra parte, invece di aspettare aspettare per anni all'università, poi la specializzazione e così via. Comincerò a lavorare a 30 anni e se mi va bene in un posto dove non vorrò lavorare.” I giovani italiani vengono accusati di essere bamboccioni e

mammoni, di non voler andare via di casa, rinunciando alle comodità e ai vantaggi che possono offrire mamma e papà. Eppure ad impedire l'uscita dal nucleo familiare è anche l'attuale situazione italiana che non consente loro di poter avere molti sbocchi lavorativi. Oggi per colpa della crisi economica, del precariato lavorativo e della difficoltà di ricambio generazionale, tantissimi giovani fuggono all'estero. Ad ammetterlo è anche Rebecca: In effetti sembra esserci una barriera generazionale che divida in due il paese, senza risparmiare nessuna regione, da una parte la voglia e la freschezza dei giovani pronti ad entrare nel mondo del lavoro e fare la loro carriera, e dall'alta quella dei più anziani, esperti ed insaziabili che non ci pensano proprio a lasciare il loro posto facendosi da parte. Il divario aumenta quando i giovani italiani tornano da un esperienza di lavoro o di studio all'estero, notando l'enorme differenza che esiste fra le possibilità offerte ai giovani in Italia e quelle che invece vengono offerte negli altri paesi, a partire dall'Europa e includendo anche il Nord America. Allora si sceglie di emigrare, di abbandonare tutti gli affetti solo per poter rincorrere non tanto un sogno, ma una possibilità o meglio ancora un diritto, quello espresso dall'articolo 4 dai Principi Fondamentali della Costituzione Italiana: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto

al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.» Eppure le possibilità sono ristrette. Così come in passato si emigra. E se prima lo si faceva con la valigia di cartone piena di sogni e di speranze, e con pochi spiccioli nelle tasche, oggi è davvero tutta un'altra cosa. Grazie soprattutto ai trasporti molto più sviluppati, ad internet e ai palmari, e immancabilmente all'euro e alla nascita della comunità europea, ci si sposta agevolmente all'interno del vecchio continente. I nostri giovani lasciano l'Italia per trovare facilmente spazio negli altri paesi dove ricoprono ruoli più o meno importanti, diventando un utile ingranaggio del sistema sociale. Ma evidentemente questo sembra non preoccupare molto l'Italia, la nostra politica e la nostra economia, e con rammarico anche Rebecca sembra accorgersene:“Noi giovani non veniamo visti come una risorsa, come la risorsa del paese, non veniamo visti come il futuro del paese, veniamo visti come qualcosa da usare nel momento del bisogno e basta. Quindi non è meraviglia il fatto che molti giovani della mia generazione o anche della generazione passata abbiano deciso di lasciare l'Italia. E non credo che ci sia nessuno che ci possa biasimare per aver fatto questa scelta.”


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VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010

ANTIMAFIA

SERAFINO FAMÀ

Vittima di mafia

“Per quanto imperfette siano le forme, esse hanno il potere di proteggere. Sono esse le nemiche giurate della tirannide popolare o di altra specie" (Benjamin Constant) Flavia Famà

I

l 9 novembre 2010 saranno trascorsi 15 anni dall’omicidio per mano criminale dell’avvocato Serafino Famà. Un avvocato, un uomo, per alcuni forse solo un nome, per me un padre che mi è stato portato via all’improvviso, quando avevo solo tredici anni. Sono più gli anni che ho passato senza di lui ormai, che quelli in cui ho potuto conoscerlo. Quel 9 novembre del 1995 quando all'uscita dallo studio mio padre fu ucciso. Ucciso per dare l'esempio a chi, come lui, non intendeva fare favori ai clienti. Catania nel 1995 era una città difficile, intrisa di omertà, paura e accondiscendenza, purtroppo non molto distante dalla Catania di oggi... Nacque il 3 aprile del 1938 a Misterbianco in provincia di Catania, era un avvocato penalista, per lui non era solo un lavoro, ci credeva, indossava la toga e la onorava ogni giorno. Credeva nella giustizia, nel diritto di ogni uomo ad essere difeso, nella legalità. "Onestà e coraggio, se ti comporti con onestà e coraggio non devi avere paura di nulla”, mi diceva. Per quel suo rifiuto ad una richiesta di un mafioso venne condannato a morte da quel boss che oggi collabora con la giustizia. Quest’anno abbiamo deciso di ricordarlo ai Benedettini, con i ragazzi, per i ragazzi, affinché conoscano la storia di chi ha lottato per la Giustizia e la Legalità, perché credo ancora che ci sia una speranza per questa città. a cura di Alfio Musarra

Commemorazione dell'avvocato Serafino Famà, ucciso dalla mafia martedì 9 novembre, 16.00 ­ 18.30 Monastero dei Benedettini Catania


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INSERZIONI

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SUD Anno I Numero 3