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foggia

bari

Niente più voli per Milano, Torino e Palermo

Le inutili fontane sul lungomare: costano e non funzionano

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Anno II n.45 (88) - 12 novembre 2011 Direttore responsabile: Giovanni Magistà

Editoriale di Gianvito Magistà

nulla dura in eterno, caro silvio

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Settimanale

Editore: Converprint s.r.l.

viaggio in puglia

MONTI, NASCE LA TERZA REPUBBLICA

S

O

tto novembre 2011. Ognuno di noi avrà le proprie ragioni personali, speciali o meno, per ricordare questa data, ma tutti in comune la ricorderemo come la fine della vita politica - o almeno da premier - di Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, dopo aver preso atto di non avere più la maggioranza a sostenerlo, ha promesso a Napolitano di presentare le dimissioni da Capo del governo non appena verrà approvato il ddl stabilità, probabilmente oggi stesso. Sarà vero? si chiedono in molti. Riuscirà Berlusconi, almeno questa volta, a mantenere la parola data? Oppure sta semplicemente cercando di prendere tempo per provare a “convincere” i sette - che lui chiama traditori - a tornare con il Pdl? E’ vero che il premier, in 17 anni di politica, ci ha sempre sorpresi, ha sempre trovato il jolly, il modo giusto per sgattaiolare via dai guai (soprattutto giudiziari) e fino all’ultimo è riuscito a far valere il proprio potere mediatico - ed economico - riempiendo di fumo gli occhi degli italiani, già di per sè abbastanza miopi di natura. Ma nulla dura in eterno nella vita, nemmeno Berlusconi, “tradito”, ancora una volta, non da uno, bensì da sette discepoli, per usare un termine biblico, molto caro al premier che in passato si paragonò a Gesù Cristo riferendosi al tradimento di Bossi nel 1994. Questa volta, però, difficilmente Berlusconi resusciterà. Il Presidente della Repubblica ha assicurato che il premier sarà di parola. Anzi, voci di corridoio sostengono che la lettera di dimissioni sia già nelle mani di Napolitano, ma che il tutto sarà ufficializzato solo dopo l’approvazione del ddl stabilità. Inoltre, a confermare queste voci, è arrivata mercoledì la nomina di Mario Monti a senatore a vita, che in molti hanno visto come una pre-investitura a capo di un governo tecnico. Infatti Monti è un economista molto apprezzato e rispettato a livello internazionale e potrebbe aiutare a stabilizzare la tragica situazione economica italiana che ci lascia questo governo, fino alle elezioni nel 2012. Tutto, comunque, al momento, appare confuso. Anche perché all’interno del Pdl è scoppiata una lotta intestina che sta spaccando il principale partito della (ex) maggioranza. Quel che è certo è che l’Italia deve voltare totalmente pagina dopo 17 anni di berlusconismo. E a rinnovarsi non dev’essere solo il centrodestra, ma tutta la politica nazionale. Per ripartire l’Italia ha bisogno di personaggi con grande etica morale e professionale, con tanta passione e amanti della nostra cultura, la più bella del mondo. Basta festini, basta con la casta, basta con i favori agli amici. Riprendiamoci la nostra dignità.

redazione@suditalianews.com

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maltempo e morte claps/Sentenza vicina

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avetrana/Decisione

cassano/Messaggio

udienza preliminare agli sgoccioli: sabrina libera?

antonio sicuro: tornerò più forte di prima

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chiesti 30 anni per danilo restivo > P.5

di Enzo Magistà

tiamo per assistere alla nascita della Terza Repubblica. Inizierà col varo del governo Monti, fra qualche giorno. La Seconda è durata 18 anni, dall’avvio di Tangentopoli alla fine dell’era Berlusconi. Con le sue dimissioni, l’epoca del Cavaliere andrà in soffitta e la storia, col tempo, ci dirà se onorevolmente. Di certo con clamore e con un colpo di teatro tipico del personaggio e al tempo stesso indicativo delle sue capacità politiche. Berlusconi è riuscito in 24 ore a capovolgere a suo favore gli esiti di una disputa politico-istituzionale nella quale era stato più volte per soccombere. Nonostante avesse l’acqua alla gola, ha avuto l’intuito di dare subito il via libera a Monti, prendendosene i meriti e salvaguardando la parte buona del suo partito. Gli costerà l’amicizia con Bossi e forse con La Russa, ma scombinando le carte, perché questo ha fatto, otterrà un rimescolamento paragonabile ad una rivoluzione. La Terza Repubblica, appunto, che nasce col governo Monti ed è destinata a durare almeno quanto la Seconda. La differenza sostanziale è questa: la Seconda Repubblica aveva introdotto il bipolarismo e un mezzo sistema maggioritario. La Terza sarà una Repubblica tripolare con il ripescaggio parziale del proporzionale. L’embrione è già il governo Monti: un’alleanza vasta, che va dal Pdl al Pd, ma valorizza il centro, lasciando alle estreme Bossi e Vendola. Potrebbe sembrare un passo indietro, ma non lo è. Di certo è una scialuppa di salvataggio calata in mare mentre la nave affondava. Ma l’approdo, a ben guardare, non è molto lontano.


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puglia/Il Capo dello Stato ha passato due giorni in regione: accolto dappertutto da sorrisi, applausi e bandiere tricolori

Napolitano visita Gramsci e Di Vagno

barletta/Visita lampo sul luogo del crollo

Fiori e speranza U

bari/Il messaggio di Napolitano in visita nel capoluogo, a Turi e Conversano

Serve più coesione sociale E’

iniziata con la cerimonia al Sacrario dei Caduti d’Oltremare, a Japigia, la due giorni pugliese del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha scelto Bari per le celebrazioni del 4 novembre, giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. E per la patriottica necropoli è stata la prima volta che un capo di stato ha reso omaggio ai caduti in questa solenne data. Nelle precedenti occasioni, infatti, al Sacrario hanno presenziato i vertici di Camera e Senato oppure esponenti del Governo. Subito dopo la commemorazione Napolitano si è spostato in piazza Umberto, dove ha reso omaggio al monumento che commemora le vittime della repressione fascista

avvenuta in via Nicolò dell’Arca il 28 luglio 1943. L’intera mattinata del presidente accompagnato dalla signora Clio è stata accompagnata dal calore dei baresi e soprattutto dalla gioia dei bambini delle scuole elementari della città che con le bandierine tricolori hanno fatto da cornice alle tappe dell’inquilino del Quirinale. Dopo pranzo il presidente, prima di recarsi a Barletta, ha partecipato al convegno nell’aula Magna dell’Università del capoluogo pugliese, intitolato ‘Rotta a Sud Est. Bari e la Puglia per lo sviluppo del Paese”. E Qui, Napolitano, prendendo la parola ha esortato tutti a farsi un esame di coscienza sulla situazione del Paese che richiede una assoluta coesione sociale, ha concluso il presidente. In serata, poi, cena in

un ristorante in riva al mare, il “Santa Lucia”, con menù alla carta a base di pesce. L’indomani mattina la coppia presidenziale ha ripreso la visita in Puglia arrivando a Turi accolta al suo arrivo con un grande applauso. Il Capo dello Stato e la moglie Clio, accompagnati dalle autorità locali, sono entrati nel carcere di Turi dove hanno visitato le celle nelle quali furono rinchiusi Antonio Gramsci e Sandro Pertini. Prima di entrare nell’istituto penitenziario, Napolitano ha deposto una corona davanti alla lapide posta all’ingresso dell’istituto di pena con la quale si ricorda la detenzione di Gramsci. All’uscita dalla casa circondariale il presidente ha commentato: “Ho reso omaggio a Gramsci nella cella in cui fu rinchiuso penosamente per tanti anni. Ricordo bene che in questo carcere fu rinchiuso anche Sandro Pertini e rammento la sua vicinanza a Gramsci in quei momenti drammatici. È un luogo altamente simbolico al quale sono stato contento di poter rendere ancora una volta un tributo di gratitudine e di commozione”. Dopo Turi il presidente è arrivato a Conversano, accolto da centinaia di bambini che sventolano il tricolore e da un lungo applauso, dove nel Palasangiacomo ha partecipato alla commemorazione del parlamentare Giuseppe Di Vagno, prima vittima del fascismo, ucciso nel 1921. Prima di entrare il presidente si è soffermato qualche minuto a salutare la folla e i bambini accalcati lungo le transenne. Ad attendere Napolitano all’ingresso del palazzetto dello sport il presidente della fondazione Di Vagno, Gianvito Mastroleo insieme al ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto e al sindaco della città, Giuseppe Lovascio accompagnato da rappresentanti delle istituzioni locali. All’iniziativa hanno partecipato anche i presidenti della giunta e del consiglio regionale pugliese, Vendola e Introna, il presidente della Provincia di Bari Francesco Schittulli. Dopo la cerimonia al palazzetto dello sport di Conversano Napolitano e signora hanno fatto rientro nella capitale con il “Falcon” presidenziale. Nicola Mangialardi

na visita lampo. Neanche il tempo di accorgersi che, oltre a qualche applauso, c’era anche chi protestava. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva i minuti contati, troppo rigido il protocollo per concedere spazio a distrazioni. Del resto la visita a Barletta era un fuori programma rispetto agli impegni già presi a Bari, Turi e Conversano. Il capo dello Stato è arrivato nella città della Disfida alle 18.50 di venerdì 5 novembre, in Prefettura ha ricevuto i parenti delle 5 vittime del crollo del palazzo di via Roma. Una ventina di minuti con loro, la promessa che le istituzioni non dimenticheranno, la conferma che non si è trattato di una tragedia del lavoro nero e poi via, alla volta del cantiere dove adesso ci sono solo macerie. Lì è stata la moglie Clio a deporre un mazzo di fiori bianchi a ricordo di chi non c’è più. Napolitano non ha avuto tempo di sentire qualche timido coro di incoraggiamento e neanche qualche fischio. Arrivava dai cittadini stanchi, che non credono più alle istituzioni. Soprattutto dopo che l’attenzione, proprio con alcune dichiarazioni del Presidente, si era spostata sul lavoro nero e non invece sulla speculazione e la mala edilizia colpevole del crollo del fabbricato. Una protesta silenziosa e civile, ci mancherebbe. Come quella dei senza tetto, gli inquilini dello stabile che adesso non hanno più una casa e sono costretti a vivere in albergo, o quella di alcuni lavoratori del settore tessile, abbigliamento e cal-

zaturiero che hanno indossato una maglietta bianca con la scritta “lavoratore regolare”. A significare che Barletta non è la città del lavoro nero, che pure è stata descritta in questi giorni, ma una città dove le risorse non mancano nonostante la crisi imperante. Ma per un capitolo che si chiude, un altro si apre. Sabato 6 novembre la scoperta: dalla galleria del teatro Curci era stato portato via un crocifisso in terracotta che faceva parte di una mostra di oggetti trovati tra la macerie ad un mese dal crollo. Non ha un valore economico, è soprattutto simbolico. Con il quadro della Madonna dello Sterpeto, infatti, era diventato l’immagine simbolo della tragedia del crollo del palazzo di via Roma a Barletta, le sue immagini avevano fatto il giro del mondo. Era sulla parete rimasta in piedi di una stanza da letto dello stabile sventrato. La famiglia Lanotte-Antonucci, salva per miracolo quel giorno, lo aveva consegnato a ricordo perenne di una tragedia che si poteva evitare. Il sindaco Nicola Maffei ha parlato di “una gravissima e deprecabile azione di sciacallaggio”. Gli ha fatto eco il vescovo della diocesi di Trani Monsignor Giovan Battista Pichierri secondo il quale “è un gesto di crudeltà nei confronti di una famiglia che in quel crocifisso vede una presenza misteriosa e rassicurante, nonché un segno di speranza per sé e per tutti coloro che hanno vissuto quella terribile esperienza”. Giovanni Di Benedetto


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taranto/I dati sono chiari, ma il sindaco è tranquillo

Il dissesto esiste C’

maltempo/Due persone disperse: nessuna speranza di ritrovarle in vita

Matera, fango assassino U

na scampagnata come tante si è trasformata in tragedia per due cittadini di Altamura, nel barese, Carlo Masiello di 87 anni e la figlia Rosa di 44, inghiottiti da un’improvvisa ondata di acqua, fango e detriti. E’ accaduto domenica scorsa, a Borgo Venusio, alla periferia di Matera, dove si erano dati appuntamento insieme ad una cinquantina di amici. Quando nel tardo pomeriggio ha iniziato a piovere, la decisione di fare rientro a casa. I due si trovavano a bordo di una Golf guidata da Saverio Monitillo, cognato della donna che risulta dispersa. L’uomo, uscito illeso da un finestrino dell’automobile, poco prima aveva tratto in salvo, con l’aiuto di un trattore, le due nipotine gemelle di cinque anni che si trovavano nella stessa macchina. L’ondata di acqua, fango e detriti ha praticamente travolto e inghiottito il veicolo trascinandolo lungo il canale. Immediate le ricerche dei vigili del fuoco che, a distanza di poche ore, hanno ritrovato l’auto a circa tre chilometri dal luogo dove era stata trascinata via dalla corrente impetuosa: semiaffondata nel fango, una portiera aperta, l’abitacolo pieno di acqua, pietre e detriti. Il ritrovamento dell’auto ha dato un colpo pesantissimo alla speranza di ritrovare in vita padre e figlia. Le ricerche che proseguono ininterrottamente, sono state estese alla foce del fiume Bradano. Squadre dei vigili del Fuoco e del Corpo forestale dello Stato, con l’impiego di unità cinofile, hanno pattugliato il percorso a ritroso che

Anno II - n.45 (88) - 12 novembre 2011 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa NewsWeb Printing & Distribution 105 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano (Ba) E-mail redazione@suditalianews.com

dal fiume risale fino a Montescaglioso, dove l’ondata di piena potrebbe aver trasportato gli scomparsi. Al lavoro anche i Carabinieri e numerosi volontari. I sopralluoghi avvengono anche con l’impiego di un georadar nell’area di Borgo Venusio, e nei canali che conducono a contrada “Pantanello” presso il nuovo cimitero, dove è fitta la vegetazione di canne. Perlustrazioni da parte dei volontari del Soccorso Alpino di Basilicata sono state effettuate anche lungo il torrente Gravina che scorre nel Parco delle Chiese rupestri. La zona è stata sorvolata più volte da elicotteri dei Vigili del fuoco, dei Carabinieri e del Corpo Foresta-

le: controlli che hanno permesso di individuare altre aree da esaminare più da vicino. Finora però nessun avvistamento utile. Tutti gli elementi raccolti, comunque, sono stati inseriti in una prima relazione all’autorità giudiziaria che i Carabinieri stanno preparando. Intanto, cresce la preoccupazione e la pena dei tanti parenti e amici che, in lacrime, da domenica sera aspettano di avere notizie. Rosa Masiello, terza di quattro sorelle, non aveva figli ma era conosciuta ad Altamura. Nel condominio dove viveva, ha ricordato la sorella in lacrime, tutti le volevano bene, a cominciare proprio dai bambini. Alessandro Boccia

è chi dice che proprio non se ne rende conto, che la matematica non è il suo forte. Chi invece sostiene che è in mala fede e continua a mentire, anche a se stesso. Stiamo parlando del sindaco di Taranto, Ezio Stefano, che da tempo afferma – e continua ad affermare – che a fine anno, cioè tra meno di due mesi, la città sarà fuori dal dissesto economico. Se fosse vero e possibile, il merito andrebbe tutto alla sua amministrazione che, nel giro di quattro anni o poco più, con l’aiuto dello Stato, avrebbe sanato un debito che ammontava, inizialmente, a circa un miliardo di euro. Una cifra astronomica, in rosso, lasciata dalla gestione precedente, quella a guida dell’ex primo cittadino, Rossana Di Bello. Purtroppo, conti alla mano, il miracolo del risanamento delle casse comunali, con l’azzeramento del debito, non è prevedibile in tempi così brevi, come sostiene Stefano. Detto con chiarezza, confortata dall’aritmetica, mancano ancora quasi 200 milioni di euro, cioè il 20% del debito iniziale. Non è una cifra enorme – rispetto a quella di partenza – ma, specialmente di questi tempi, 200 milioni non sono facili da recuperare, specialmente per le pubbliche amministrazioni che hanno subito notevoli tagli di finanziamenti governativi. “Quella del sindaco è una favola – afferma senza mezzi termini il suo ex assessore al bilancio, Rossella Fischetti –. Le affermazioni del primo cittadino non trovano riscontro nei conti che inchiodano a una realtà diversa”. La realtà, secondo la Fischetti, ma non solo secondo lei, è appunto nei conti che qualche giorno fa ha

presentato l’OSL, l’Organismo Straordinario di Liquidazione, appositamente nominato per portare la città fuori dal dissesto, da quattro anni al lavoro con questo unico obiettivo. Cosa dice l’OSL? Dice che Taranto non può uscire dal dissesto perché ancora gli amministratori non hanno presentato l’ammontare del fondo di cassa al 31/12/2006, ne’ l’elenco dei residui attivi e passivi, ne’ elenco e valore dei beni alienabili del comune. E ancora manca – secondo l’OSL – l’elenco dei debiti da finanziare con fondi a destinazione vincolata. Così non è possibile presentare il piano di estinzione entro il 31/12/2011, anche perché l’Organismo Straordinario non ha ricevuto dal Comune le risorse finanziare per pagare i creditori residui, che vantano ancora una somma di oltre 100 milioni. Insomma restano i debiti e resta il dissesto, per il momento. Quel che cambierà è che dal 2012, con lo scadere del quinquennio, cesseranno i vincoli ed i controlli dello Stato, ma questo è previsto per legge. Non solo ai fini pratici cambierà poco, ma anche dal punto di vista della forma: Taranto continuerà ad essere in dissesto, non avendo potuto chiudere, nei cinque anni previsti, il debito contratto dalla precedente amministrazione. Fin qui i conti. Ma il sindaco, dicevamo, continua a dire che tutto finirà al 31/12, anche perché ha pronti nel cassetto 125 milioni di euro da versare all’OSL per liquidare gli ultimi creditori. Peccato che questo cassetto non lo apra, o almeno finora non lo abbia aperto. Ad oggi di questo tesoretto del sindaco, solo 15 milioni sono stati versati all’OSL. E gli altri 110 dove sono? Ancora chiusi nel cassetto? Francesco Persiani

metaponto/La protesta degli alluvionati continua

Soltanto promesse

maltempo/E’ straripato il Ciappetta-Camaggio

Danni nella BAT N

on ci è scappato il morto solo per una casualità. Ma, credeteci, se la sono vista davvero brutta i malcapitati che domenica 6 novembre erano fuori di casa quando si è scatenato l’inferno. Due ore di pioggia abbondante capace di mettere in ginocchio due intere città, Andria e Barletta, accomunate da un canale che è esondato causando devastazione e pericoli. Si tratta del Ciappetta-Camaggio, ricettore di acque reflue dal depuratore di Andria straripato in diversi punti. Nonostante le prescrizioni imposte dalla Asl e dalla magistratura la manutenzione non c’è, forse non è mai esistita, e così i detriti che l’acqua incontra nei suoi 14 chilometri di percorso trovano ostacoli e finiscono nelle campagne e sulle strade. Il punto più critico quando il canale, prima di arrivare in mare, forma un imbuto all’altezza di una complanare della statale 170 che collega i due centri capoluogo della nuova provincia. Acqua e fango invadono la carreggiata. Il flusso che non si ferma arriva fino alla periferia della città con conseguenze facilmente immaginabili. Aziende allagate, case al primo piano evacuate, scantinati immersi di detriti, danni incalcolabili. A Barletta principalmente, ma anche ad Andria dove interi quartieri sono rimasti isolati per ore. Come San Valentino, via Murge, via Bisceglie, la zona del vecchio macello comunale dove per due giorni ininterrotti hanno lavorato vigili del fuoco, carabinieri, polizia,

vigili urbani, volontari. Il sindaco Nicola Giorgino, sulla scorta di quanto accaduto a Genova e nel napoletano nei giorni precedenti, ha ritenuto giusto emettere un’ordinanza di sospensione delle lezioni a scuola per il lunedì successivo. Ma torniamo al canale Ciappetta-Camaggio. L’ultimo sequestro disposto dalla magistratura risale al 13 giugno del 2007, l’Arpa aveva scoperto come nell’acqua ci fosse presenza di fosforo e azoto oltre le soglie previste dalla legge. Con un’imponente operazione i sigilli li apposero i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Bari per impedire agli agricoltori il prelievo delle acque. A distanza di anni la situazione non è affatto cambiata. Lungo il canalone si trovano rifiuti di ogni genere, schiuma sospetta, pneumatici inutilizzati, carcasse di auto rubate, anche carcasse di animali, forse macellati clandestinamente. In alcuni tratti ci sono anche intere confezioni di veleno, usato in agricoltura, che spesso finiscono nell’acqua. Quella stessa che i contadini continuano a prelevare servendosi di tubi e pompe per aspirare realizzati artigianalmente. Il primo sequestro del canalone risale al 1998, l’allora pretura circondariale di Trani vietava il prelievo delle acque perché pericolose per la salute pubblica. La violazione dei sigilli, si disse all’epoca, sarebbe stata punita con l’arresto. Nessuno mai è finito in manette. Giovanni Di Benedetto

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l momento ci sono solo annunci, ma nessun atto concreto. A distanza di oltre otto mesi dall’alluvione che ha interessato l’area ionica al confine tra la Basilicata e la Puglia, distruggendo interi raccolti, aziende agricole e infrastrutture, agricoltori, imprenditori e semplici cittadini attendono ancora lo stanziamento di risorse da parte dello Stato non solo per far fronte alla messa in sicurezza del territorio ma anche per aiutare aziende e persone che hanno perso tutto. Si stimano 400 milioni di euro di danni. L’ultima rassicurazione, in ordine di tempo, arriva dai senatori del Pdl, Guido Viceconte, Cosimo Latronico, e Salvatore Mazzaracchio che, al termine dei lavori della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, hanno fatto sapere che è stato “definitivamente confermato lo stanziamento di sette milioni di euro alla Basilicata per fronteggiare le calamità del febbraiomarzo scorsi già previsto dalle norme incluse nella manovra di questa estate”. In questo modo si potrebbe dare finalmente corso alla emissione dell’ordinanza per la nomina del commissario per l’emergenza impiegando così 7 milioni di euro stanziati dal Governo nazionale che si sommano ai 7,5 milioni messi a disposizione

dalla Regione Basilicata. Gli alluvionati, intanto, attendono, rinviando alla prossima settimana eventuali manifestazioni di protesta, per via della crisi politica in atto. Nell’attesa hanno organizzato un tour tra le aree colpite dall’alluvione, insieme a giornalisti di testate regionali e nazionali, proprio nei punti a maggiore rischio idrogeologico del Metapontino e del Ginosino. Sono stati visitati il letto del fiume Bradano ed il punto di confluenza con il Torrente Gravina, in prossimità di Montescaglioso; l’argine destro del corso d’acqua, unico ad aver retto, in località Metaponto; l’argine sinistro, vicino alla Ferrovia dello Stato, a Marinella, presso Marina di Ginosa ed infine la strada statale 106 ionica. I numerosi cronisti che hanno aderito all’iniziativa hanno potuto documentare la situazione attuale e i rischi che si corrono se dovesse arrivare una nuova piena. Nel corso del tour, durato un’intera giornata, i membri del “Comitato per la difesa delle terre ioniche” hanno denunciato come nessun intervento di messa in sicurezza sia stato effettuato dopo l’alluvione e come nessun detrito trascinato dalla furia delle acque durante gli eventi alluvionali sia stato rimosso. Alessandro Boccia


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barletta/La gente in città non può dimenticare

Un mese dal crollo E’

claps/Già condannato in Inghilterra per l’omicidio Barnett, rischia 30 anni

Restivo alla resa dei conti T

rent’anni di reclusione. E’ la richiesta fatta al Gup di Salerno, Elisabetta Boccassini, dai pubblici ministeri Rosa Volpe e Luigi D’Alessio per Danilo Restivo, nell’ambito del processo che si sta svolgendo con rito abbreviato in Tribunale a Salerno e che vede il quarantenne potentino, attualmente in carcere in Inghilterra per l’omicidio di Heather Barnett, unico imputato per la morte di Elisa Claps. E’ stata chiesta anche l’interdizione per sempre dai pubblici uffici e la libertà vigilata per tre anni dopo l’espiazione della pena. Non è stato chiesto l’ergastolo, solo perché altri reati a suo carico sono ormai prescritti. Il processo si è aperto con un clamoroso colpo di scena: il secco no del giudice alla richiesta avanzata dalla diocesi di Potenza di costituzione di parte civile. Un rifiuto motivato dalla mancata diligenza nel controllo e nella gestione dei locali della chiesa della Trinità, dove è stato ritrovato il cadavere. Ma non solo, la richiesta sarebbe stata respinta, anche perché il giudice ha riscontrato una potenziale conflittualità con le nuove indagini in corso sul ritrovamento dei resti. Accolte, invece, le richieste di costituzione di parte civile del Comune di Potenza e dell’associazione Telefono Donna. Nel corso della requisitoria il pm Volpe ha ripercorso passo passo l’inchiesta. E non sono mancati nuovi particolari, come la testimonianza fornita, dopo il ritrovamento del cadavere di Elisa, da due sorelle di Potenza che hanno raccontato che già nel 1992 Restivo provò a portarle nel sottotetto con la “scusa” di consegnare un regalo. Il legale della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta, ha invece definito il quarantenne potentino “un mostro, un serial killer, un feticista, uno che ha ucciso più volte”. Nella sua arringa l’avvocato ha anche parlato delle coperture, delle omissioni, dei depistaggi e dei silenzi che avrebbero consentito all’imputato di sfuggire alle proprie responsabilità. Sulla questione, la procura di Salerno ha aperto un fascicolo che vedrebbe tra gli indagati il professor Vincenzo Pascali, il perito che svolse l’accertamento senza rilevare la presenza del dna di Restivo su uno dei reperti recuperati. Per Pascali, l’apertura di un’inchiesta “permetterebbe di fare definitiva chiarezza non solo sulle modalità adottate e sugli esiti conseguiti dall’incarico tecnico, ma sull’intero contesto in cui esso si è svolto”. I difensori di Restivo, gli avvocati Mario e Stefania Marinelli, hanno, invece, chiesto l’assoluzione per il loro assistito. La sentenza è attesa a breve. Alessandro Boccia

passato più di un mese. Arriverà Natale, Pasqua, l’estate, poi magari sarà celebrato l’anniversario, e chissà quanti altri ancora. Ma il ricordo di quanto è accaduto a Barletta la mattina del 3 ottobre, questa è l’unica certezza, rimarrà indelebile negli occhi dei protagonisti, delle vittime, e dei testimoni della tragedia del palazzo crollato in via Roma. Cinque persone non ci sono più, una aveva solo 14 anni, le altre facevano le operaie in un opificio, morte sotto il peso delle macerie. I cittadini fanno due richieste: la prima si chiama giustizia, la seconda prende il nome di memoria. Significa che con chiunque parli per la strada le richieste sono sempre le stesse, che si trovino i veri responsabili della sciagura, che nessuno dimentichi. Non è stata una tragedia del lavoro nero, come avevano detto i primi osservatori quando si accertò che le operaie morte non avevano un regolare contratto, ma è stata una disgrazia soltanto legata alla mala edilizia e alla speculazione, parole usate da don Sabino Lattanzio, portavoce del comitato “Verità e giustizia”. Se è vero, come ha riferito la commissione parlamentare d’inchiesta in visita in città, che “qualcuno ha agito fuori da quello che gli era consentito”. “Tanto da apparire singolare”, ha spiegato il presidente senatore Oreste Tofani, “che, mentre la palazzina collassava, un uomo, per conto anche dei datori di lavoro delle vittime di quel crollo, si recava dai carabinieri per denunciare che in quel cantiere era al lavoro un escavatore”. Stesse conclusioni a cui fino a questo momento sono arrivate le indagini della procura di Trani secondo la quale lo stabile è crollato perché nel cantiere si stavano eseguendo ancora lavori di demolizione di un edificio confinante e non invece opere di pulizia delle macerie, come pure prevedeva un’ordinanza comu-

Il palazzo crollato a Barletta

nale. Da quel giorno nulla è come prima, la città è cambiata, la psicosi si è ormai diffusa. Il sindaco Nicola Maffei conferma: “sono oltre 150 gli interventi, a decine le ordinanze di sgombero che ho firmato, centinaia le persone costrette ad abbandonare le proprie case per paura che crollino, basta il minimo scricchiolio, la crepa sul muro”. E così la città, per chi arriva da fuori, sembra inaccessibile, quasi militarizzata. Ci sono transenne ovunque, poco distante dalla zona dove si è verificata la tragedia, almeno tre gli stabili sgomberati. Dove per caso qualcuno si è accorto che nel piano cantinato non c’era più un pilastro, quasi risucchiato nel sottosuolo, con la conseguente mancanza di sostegno delle arcate a crociera. Nel crollo dello stabile di via Roma, lo ricordiamo, morirono le operaie Matilde Doronzo, di 32 anni, Giovanna Sardaro, di 30, Antonella Zaza, di 36, e Tina Ceci, di 37, e Maria Cinquepalmi, di 14 anni, la figlia dei titolari dell’opificio, quel giorno uscita presto da scuola. Giovanni Di Benedetto

avetrana/Entro 48-72 ore le decisioni del Gup

Il rinvio è vicino lecce/Via Brenta: nella bufera anche il sindaco

La truffa dei palazzi U

na truffa ai danni del Comune di Lecce, orchestrata da un dirigente comunale e da alcuni costruttori, che stava già costando, di netto, alle casse comunali 4 milioni di euro. Si tratta dell’acquisto in leasing, da parte del Comune, di due palazzi in via Brenta da destinare agli uffici e alle aule di udienza del tribunale civile. Appartamenti trasformati in sedi della giustizia. Ma a Lecce il Palazzo di Giustizia scoppiava e bisognava farlo. Spinto da questa esigenza, il Comune si mise alla ricerca di spazi nei quali sistemare gli uffici giudiziari civili. Fu allora che si fecero avanti alcuni costruttori e proposero l’affare: l’acquisto di due palazzi appena costruiti in una zona, via Brenta, facilmente accessibile e non particolarmente intasata dal traffico. L’idea non sembrava cattiva. E quando i costruttori si resero conto che poteva interessare, pensarono bene di capitalizzare già da subito il loro affare, vendendo i palazzi ad una immobiliare milanese alla quale trasferirono il contatto col Comune di Lecce. Il prezzo degli immobili, ovviamente, nel frattempo, lievitò. Ma il dirigente del settore economico-finanziario, che aveva la delega a portare a termine l’operazione, non se ne preoccupò più di tanto. Anche perché, in base a quanto si è potuto accertare durante le indagini, ebbe modo di riscuotere sottobanco emolumenti non dovuti. Che andarono ad

aggiungersi, evidentemente, al già oneroso conto che il Comune dovette pagare. Tutto filò liscio. Il Comune si impegnò a pagare rate per 20milioni per l’affitto degli appartamenti e il tribunale civile si trasferì in via Brenta. Senonchè, dopo qualche tempo, ci si accorse che il leasing per il tribunale civile pesava in maniera spropositata sulle uscite comunali e ci si chiese come si potesse arrivare ad un taglio dei costi. Fu allora che ci si accorse che quei palazzi costavano davvero troppo e che si sarebbero potuti avere ad un prezzo ben diverso. Si aprì un’inchiesta e il dirigente e i costruttori finirono in galera, ma ci si chiese come mai l’amministrazione comunale dell’epoca, guidata dalla senatrice Adriana Poli Bortone, non si fosse accorta del raggiro. Nel processo in corso in questi giorni a Lecce si stanno ascoltando imputati e testimoni e giovedì scorso, la responsabile dell’avvocatura legale del Comune ha deposto, spiegando ai giudici qual’era la prassi. Tutte le delibere e le determine dirigenziali, come quella per il leasing per i palazzi di via Brenta, dovevano ottenere l’autorizzazione del sindaco. La politica, quindi, sapeva, ma non si preoccupò dell’onerosità del contratto. E così, la polemica è riesplosa, coinvolgendo non solo la Poli Bortone, ma anche molti amministratori attuali, tra cui il sindaco Perrone, che all’epoca era il vice della senatrice.

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iamo alle battute finali dell’udienza preliminare per l’omicidio di Avetrana. Lunedì o martedì al massimo la decisione del giudice Pompeo Carriere. Gli scenari possibili sono diversi. Il Gup - oltre ad ascoltare le repliche di accusa e difesa, previste nelle ultime due udienze - potrebbe ritenere necessaria l’audizione di altri testimoni, al fine di rendere più completo il quadro delle presunte responsabilità prima del rinvio a giudizio degli imputati. Ma questo allungherebbe di molto i tempi e per Sabrina Misseri i termini di custodia cautelare scadono il 27 di questo mese. L’ipotesi è dunque remota. Resta comunque da decidere, per il Gup, in merito alle istanze di scarcerazione presentate dai legali delle due donne, le imputate principali accusate della commissione materiale dell’omicidio, Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano. Anche in questo caso ci sono diverse possibilità. Il magistrato giudicante potrebbe concedere la detenzione domiciliare chiesta in subordine alla scarcerazione - ma rinviare comunque le due donne a giudizio. Oppure lasciare le cose come stanno, disponendo il rinvio a giudizio, confermando automaticamente la carcerazione per entrambe. O ancora, ma anche questa è un’ipotesi remota poiché anche inusuale per un Gup, decretare che le due donne non vadano rinviate a giudizio per insussistenza dei gravi indizi. Questo significherebbe la libertà assoluta per Cosima e Sabrina. Sempre in merito alla richiesta di scarcerazione avanzata dai legali, c’è da evidenziare il parere - obbligatorio ma non vincolante - della Procura della Repubblica. Parere non ancora depositato, ma che quasi certamente sarà negativo. Insomma tutto si gioca nelle prossime 48-72 ore. Oltre alle due imputate

Sabrina Misseri

di omicidio, attendono il giudizio preliminare altre otto persone, tra cui Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, che continua a dichiararsi in pubblico ed in aula l’unico responsabile dell’omicidio di Sarah Scazzi. Ma lui, come è noto, è accusato della sola soppressione di cadavere, in concorso con il fratello Carmine ed il nipote Cosimo Cosma. Poi ci sono altre tre persone - parenti e amici del fioraio Buccoliero - accusate di aver reso false dichiarazioni al PM e quattro avvocati, accusati a vario titolo di avere ostacolato le indagini o di infedele patrocinio. Tre dei legali hanno chiesto ed ottenuto il rito abbreviato e per loro si avvicina la sentenza. Il quarto, Vito Russo, la cui posizione è più grave, ha scelto di farsi processare con rito ordinario, dunque potrebbe essere giudicato nel dibattimento in corte di assise se ci sarà il rinvio a giudizio. Francesco Persiani


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bari/Costruite 5 anni fa, non funzionano più

Le inutili fontane

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foggia/Da lunedì niente più collegamenti per Milano, Palermo e Torino

Il “Lisa” resta senza voli L’

ultimo atto della beffa per la Capitanata si consuma alle 7 del mattino di lunedì 7 novembre: dalla pista del Gino Lisa decolla per l’ultima volta l’aereo da 50 posti della compagnia svizzera Darwin diretto a Milano Malpensa. Da quel momento, terminano i voli per il capoluogo lombardo, Torino e Palermo. Sono conclusi i tre anni di start up durante cui la Regione Puglia ha erogato al vettore elvetico 18 milioni di euro per sostenere i voli da Foggia. Dal 30 settembre, la Darwin ha dovuto fare i conti solo con il mercato, vedendosi costretta a raddoppiare i costi dei biglietti, registrando un sensibile calo delle prenotazioni e il conseguente aumento dei prezzi. Addio voli dal capoluogo dauno, dunque. Ecco, allora, scatenarsi le polemiche; politica, imprese e associazioni scendono sul piede di guerra, accusando l’assessore regionale ai Trasporti, Guglielmo Minervini, e l’amministratore unico di Aeroporti di Puglia, Domenico Di Paola, di aver abbandonato il Gino Lisa proprio nel momento più importante, quando era necessario dare continuità ai collegamenti aerei da Foggia, in vista della data fatidica del 2014: fra tre anni, infatti, si sarebbe realizzato l’allungamento della pista, portandola a 1800 metri, grazie ai 14 milioni di euro di fondi Fas, consentendo di far atterrare gli aerei charter da 150 posti, in grado di accogliere i turisti diretti soprattutto verso il Gargano. Ma Regione e Adp hanno risposto “picche”: i soldi sono finiti e i vincoli di bilancio non consentono di erogare ulteriori contributi. Nel frattempo la magistratura ha acceso i riflettori sul Gino Lisa: la guardia di finanza ha visionato alcuni documenti negli uffici dell’aeroporto, facendosi consegnare ulteriori fascicoli da Adp, tra cui quelli contenenti i dati relativi al traffico aereo. Le fiamme gialle – su delega della Procura di Foggia – vogliono capire come siano stati impiegati da Aeroporti di Puglia i finanziamenti regionali destinati allo scalo del capoluogo dauno. Sembra che la Procura voglia capire come siano stati utilizzati i quasi 30 milioni di euro spesi dal 2008 dalla Regione per sostenere i voli e i costi di gestione dell’aeroporto. Intanto il territorio di Capitanata si sta mobilitando con forza a difesa dell’aeroporto: la rete delle associazioni della provincia di Foggia ha organizzato per sabato 19 novembre un corteo lungo le strade del capoluogo dauno per sollecitare interventi immediati diretti a garantire lo sviluppo dell’aeroporto “Gino Lisa” e l’immediata ripresa dei voli. Pietro Loffredo

Il lungomare di Bari

a cinque anni, per alcuni sono il vanto di Bari, per altri un monumento allo spreco. Parliamo delle 20 pompe che prelevano l’acqua del lungomare e la spruzzano a dieci metri d’altezza componendo un gioco spettacolare e dando armonia allo specchio d’acqua antistante i palazzi d’epoca che si affacciano sull’Adriatico. Le chiamano baldanzosamente fontane, ma sono molto meno di tanto. Sono costate 250mila euro, ma cinque anni fa, nonostante ci fosse chi si opponeva strenuamente al loro impianto, quella cifra si poteva ancora spendere. Le casse del Comune di Bari non erano vuote come adesso e l’amministrazione Emiliano, da poco al lavoro, voleva dare segnali di novità evidenti e le fontane lo furono. Peccato che appena entrarono in funzione le polemiche si incattivirono. Per due ragioni. Col vento da nord, le fontane pompavano acqua nei palazzi di fronte, nella sede della Regione e della Provincia e in quelle dei Carabinieri e della Terza Regione Aerea. Acqua, peraltro, inquinata, perché in quello specchio di mare finisce – direttamente – la fogna

dell’intero quartiere Japigia, uno dei più popolosi di Bari. Di fronte alle proteste degli altri enti, il Comune decise di tenere spente le fontane col vento di maestrale e di aprirle solo con lo scirocco. Ma, sarà stato per l’inverno lungo, sta di fatto che in cinque anni le fontane saranno state accese si e no una trentina di volte. Il che non ha fatto altro che rafforzare le polemiche: una spesa inutile, è stato più volte ribadito. Qualche mese fa, qualcuno ha pensato di riaccenderle, ma ha dovuto desistere. Le fontane non funzionavano più. Come fare? Trovata presto la soluzione: bisogna ripararle. Ma quando la delibera che stanziava 100mila euro per ripararle è diventata di dominio pubblico, a Bari è scoppiata la rivolta. Politica, ovviamente. Non basta la spesa inutile per farle, senza utilizzarle, adesso dobbiamo spendere altri soldi per ripararle! Bari si è ribellata. E così, il sindaco Emiliano è stato costretto ad annullare la decisione. Adesso, le fontane resteranno lì in eterno, a testimoniare ai posteri come si possono gettare - è il caso di dirlo - a mare, i soldi. (e.m.)

candela/Un incontro organizzato dal Gal Meridaunia

Imprese e sociale R aeroporti/A Foggia si chiude, in Molise si sogna

Voglia di volare U

na pista lunga quasi due chilometri e mezzo, omologata fino agli attuali Boeing 737, preferiti da molte compagnie low cost. È facile ironizzare sulla possibilità che una Regione di meno di trecentocinquantamila anime, con un’agglomerazione urbana prossima allo zero, possa parlare di aeroporto, e mettere addirittura tutto nero su bianco. Il Molise, però, questo sogno l’accarezza dal 2000, quando una delibera di giunta regionale dà vita alla “Aeroporti del Molise Spa”, società a totale partecipazione pubblica, incaricata di studiare la possibilità di costruire un’aerostazione in regione. La prima ipotesi fu quella della piana di Larino, poi scartata perché troppo spostata sul basso Molise. Allora, perché fosse più centrale, si scelse la piana di Sepino. Passano gli anni, lo studio arriva, ma nel frattempo nasce a Isernia “Avioproject”, altra società, altri soldi. Settecentocinquantamila euro per la precisione, per verificare la fattibilità di un progetto che stavolta preveda l’aeroporto tra i Comuni di San Massimo e Cantalupo del Sannio. Un progetto così attento a non offender nessuno che la pista si trova per metà in territorio di San Massimo, in Provincia di Campobasso, e per l’altra metà in quello di Cantalupo, ossia in Provincia di Isernia. “Il sogno per uscire dall’isolamento” secondo alcuni, “boutade di ogni campagna elettorale” per altri, l’idea solletica comunque la politica. In realtà il Governatore Iorio ne ha fatto una bandiera per rivendicare il diritto del Molise

ad avere un aeroporto, ma forse con un occhio alla possibilità, di fronte a ripetuti dinieghi, di poter ottenere un sì su qualcos’altro. Altri, invece, sono detrattori tout court. Come Michele Petraroia, del Pd, che mesi fa ha presentato un’interrogazione piuttosto tagliente, volta a sapere cosa se ne sappia del progetto dell’aeroporto ma anche di un collegamento interpoderale tra due paesi da anni franato. E proprio il ritardo infrastrutturale del Molise finisce nel dibattito politico, tra fautori del Molise che vola e chi, più prosaicamente, ricorda come il Molise debba pensare all’urgente manutenzione di decine di strade ottocentesche e obsolete. L’Enac, intanto, un suo parere l’ha già espresso, e inviato a una Regione che non sembra preoccuparsene più di tanto. L’ente nazionale di aviazione civile, infatti, boccia la fattibilità di un simile progetto come troppo onerosa per essere realizzato e successivamente in perdita rispetto ai costi di gestione. Quello che era nato come il sogno di avere un aeroporto che potesse essere in grado di alleggerire il carico di Fiumicino e Ciampino, alla fine, è proprio il caso di dire che resterà un sogno nel cassetto. È di questi giorni, infatti, la notizia che le compagnie low cost stanno smobilitando da Ciampino, che “forse chiuderà”. Un aeroporto nel Molise non atterrerà mai, ma pensando a questa storia viene da sperare che la classe politica voglia sognare e far sognare su tante cose più concrete e realizzabili. Stefano Ricci

ispettare gli obblighi giuridici per chi fa impresa è fondamentale, ma non basta: è necessario anche investire nel capitale umano, nell’ambiente e nelle relazioni con enti e individui. Un vero e proprio vademecum, dunque, racchiuso nel Libro Verde della Commissione Europea del 2001, che definisce la responsabilità sociale d’impresa come “integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. La nuova economia, in sostanza, dove istituzioni, imprenditori, associazioni di categoria sono chiamate a essere disponibili a sostenere e promuovere un nuovo modo di fare impresa. Se n’è discusso a Candela, durante il workshop su “La Responsabilità Sociale di Impresa (RSI) nel quadro delle Linee Guida Ocse: implicazioni per il territorio e per le politiche di sviluppo locale”, organizzato dall’Agenzia di Sviluppo dei Monti Dauni Gal Meridaunia. Presenti all’incontro, rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale e datoriale della provincia di Foggia e non solo, dal momento che il convegno è stato rivolto all’intero territorio settentrionale della Puglia. Gli interventi hanno messo in risalto le difficoltà che il tessuto imprenditoriale locale – fatto in prevalenza di piccole e piccolissime imprese – incontra nel considerare le politiche di RSI un investimento piuttosto che un costo, soprattutto in un momento di crisi come quello attuale; ma i relatori hanno anche sottolineato che l’adozione di politiche di RSI permette alle imprese di resistere meglio alle difficoltà congiunturali, in quanto innesca circoli virtuosi interni ed esterni alle aziende che ne migliorano la competitività. Ha concluso i

lavori l’assessore al Welfare della Regione Puglia, Elena Gentile, che ha ribadito l’importanza della RSI quale elemento di forza di una nuova economia, in cui valori, esperienze, mission, risorse finanziarie e umane del profit e del non profit si alleano con la Pubblica amministrazione per promuovere politiche di sviluppo locale, sostenibili sia economicamente che socialmente. (p.l.)

lecce/Sposi l’11-11-’11

Numerologia nuziale H

anno deciso di unirsi in matrimonio l’11/11/’11. Sono gli unici in Puglia e tra i pochi in Italia che a dispetto del mese, poco gettonato per il giorno del sì, sono convoluti a nozze, a Lecce, in questa data molto particolare. Una data difficile da dimenticare, specie per un appassionato di numerologia e di tutto ciò che riguarda il misterioso mondo dell’esoterico. Alessandro Stajano, giornalista e scrittore, ha chiesto alla sua donna di unirsi in matrimonio proprio in questo giorno di soli 11. Un modo per sfatare quel pregiudizio antico in base al quale l’11 non porta di certo bene. E poi a proposito di 11 non finisce qui. Perché anche l’orario stampato sulle partecipazioni era più che eloquente. Ore 11:11. Era richiesta quindi massima puntualità da parte della promessa sposa. Ed ancora 111 gli invitati. Tutto studiato nel dettaglio, anche se poi ci sono date e numeri che non si possono dare ma che bussano alla porta quando meno te lo aspetti.


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TORINO - BARI

15ª GIORNATA, SERIE B

(13/11, Stadio “Olimpico” di Torino, ore 20:45)

TV: -

PROBABILI FORMAZIONI Torino (4-3-3): Coppola; Parisi, Darmian, Ogbonna, Glik; Vives, Basha, Stevanovic; Bianchi, Antenucci, Ebagua. All.: Ventura Bari (4-3-3): Lamanna; Crescenzi, Borghese, Dos Santos, Garofalo; Rivaldo, Donati, Scavone; Defendi, Marotta, Caputo. All.: Torrente

ultimo turno Bari-Verona 0-1

prossimo turno Bari-Sampdoria (19/11/’11)

classifica TORINO

33 punti (1° posto)

BARI

20 punti (9° posto)

bari/La Meleam spa ha chiesto ulteriore tempo

Trattativa lenta U

na nuova ulteriore richiesta di documentazione per terminare la ‘due diligence’: è questa la novità comunicata con una nota dalla Meleam spa, società interessata a rilevare dalla famiglia Matarrese e dalla Debar spa le quote societarie del Bari calcio. La Meleam spa - è scritto - da atto di aver sottoposto ai suoi consulenti, coordinati dall’avvocato Raffaele Di Monda, i primi documenti forniti dal Bari. Dalla lettura dei primi dati non si evidenziano grosse problematiche per dar seguito all’acquisizione. Ma per avere un quadro definitivo e completo, la Meleam spa ha invitato l’attuale proprietà del Bari a voler fornire ulteriore documentazione per completare la complessa opera di verifica ovvero due-diligence. Un approfondimento necessario da non poter rimandare ovvero posporre al subentro della at-

tuale proprietà”. A conclusione della nota la Meleam conferma ottimismo sul possibile esito positivo della trattativa. “Se dalla verifica generale della documentazione aggiuntiva richiesta non verranno evidenziati fatti nuovi rispetto a quelli ad oggi constatati, la Meleam spa conferma con assoluta certezza la piena fattibilità dell’acquisizione del Bari”. Questa richiesta rappresenta di fatto un differimento dei termini della trattativa rispetto al comunicato congiunto firmato dalla proprietà del club e dalla Meleam martedì scorso, quando le parti convennero di “comunicare congiuntamente, entro la data di giovedì 10 novembre 2011, se la trattativa possa essere perfezionata immediatamente, debba ulteriormente proseguire o se l’interesse di entrambe le parti sia venuto meno”.

pro1/Jonici a 2 punti dalla vetta pro1/Resiste a Portogruaro

cassano/Operazione al cuore perfettamente riuscita, ora deve riposare

Tornerò presto e più forte D

ice di stare incollato alla tv, a guardare il suo Milan, seguendo però con dolore anche quello che accede in Liguria, a Genova, la città che si porta nel cuore. Antonio Cassano, tornato a casa dopo l’intervento al cuore di venerdì scorso, ha deciso di scrivere una lettera aperta ad amici e tifosi, per ringraziare tutti di essergli stati vicini. Ma soprattutto per promettere solennemente: “tornerò in campo prima possibile”. “Adesso osserverò un periodo di riposo a casa, incollato alla tv per seguire il mio Milan, la Nazionale e purtroppo anche la tragica situazione di Genova, la città che porto nel cuore e che presto saprà uscire dai problemi di questi giorni – scrive il fantasista nel testo pubblicato sul sito ufficiale del Milan –. Prometto a tutti che tornerò in campo prima possibile”. Poi rivolge a tutti il “ringraziamento personale e quello di tutta la famiglia per lo straordinario affetto che mi avete dimostrato in questi giorni”. Cassano, 29 anni, è tornato a casa sabato sera, lasciando il Policlinico di Milano, dove era ricoverato da domenica 30 ottobre, in seguito all’ictus ischemico che l’aveva colpito al ritorno da Roma la sera prima. Venerdì mattina, 4 novembre, l’intervento per l’inserimento dalla vena femorale di una sonda per applicare il cosiddetto ‘ombrellino’ che ha chiuso il forame ovale pervio, ossia il piccolo foro fra i due atri del cuore. Un’operazione perfettamente riuscita. “Il paziente dovrà osservare una vita tranquilla per 7-10 giorni – aveva detto subito dopo Nereo Bresolin, il direttore del reparto di Neurologia del Policlinico – ossia riposo a casa con la sua famiglia, muovendosi un po’ ma senza troppe visite. Ed è importante che non acquisti peso per recuperare in tempi brevi”. E l’ex monello del calcio italiano, buono buono, ha deciso di rispettare suggerimenti e indicazioni. Riposo, tv, qualche passeggiata, brevi telefonate con gli amici. Vuole tornare a giocare al più presto e forse, per la prima volta, rispetterà i suggerimenti di qualcuno, senza fare solo di testa sua. Intanto, lunedì scorso, un atto d affetto è arrivato anche dalla sua città natale. “Forza Antonio la Nord è con te”: questo è il testo dello striscione esposto dai tifosi del Bari in curva nord nello

pro2/Pari per il Campobasso

Il Taranto Un Barletta Melfi, accorcia; caparbio adesso Foggia giù in trasferta è buio pesto Risultati 11a Giornata (a) Avellino-Reggiana 2-0 Carpi-Foggia 3-2 Foligno-Pisa 0-2 Lumezzane-Monza 0-0 Pavia-Pro Vercelli 1892 1-2 Spal-Ternana 0-0 Taranto-Como 3-1 Tritium-Benevento 2-1 Viareggio-Sorrento 2-2

Risultati 11a Giornata (B) Andria Bat-Bassano Virtus rinviata Feralpi Salò-Spezia 1-1 Frosinone-Cremonese 0-1 Pergocrema-Trapani 0-5 Portogruaro-Barletta 1-1 Prato-Carrarese 1-1 Siracusa-Piacenza 3-0 Triestina-SudTirol 1-2 Virtus Lanciano-Latina 2-1

Risultati 14a Giornata (b) Aprilia-Vigor Lamezia 3-0 Aversa Normanna-Ebolitana 0-0 Campobasso-Arzanese 1-1 Catanzaro-Vibonese 0-0 Celano Olimpia-Isola Liri 0-0 Fano Alma J.-Fondi 1-0 Giulianova-Gavorrano 2-0 L’Aquila-Melfi 4-1 Milazzo-Neapolis 0-0 Paganese-Chieti 1-2

CLASSIFICA 1 Ternana 24 2 Taranto (-1 punto penalizzaz.) 22 3 Sorrento (-2) 20 4 Carpi 19 5 Tritium 18 6 Lumezzane 18 7 Pro Vercelli 1892 17 8 Pisa 16 9 Como (-1) 16 10 Avellino 14 11 Foggia (-1) 11 12 Monza 11 13 Spal (-2) 10 14 Reggiana (-2) 10 15 Benevento (-6) 9 16 Pavia 8 17 Viareggio (-1) 5 18 Foligno (-4) 0

CLASSIFICA 1 SudTirol 19 2 Cremonese (-6 punti penalizz.) 18 3 Carrarese (-1) 18 4 Portogruaro 18 5 Trapani 18 6 Frosinone 18 7 Virtus Lanciano (-1) 18 8 Pergocrema 18 9 Siracusa (-3) 17 10 Barletta 16 11 Triestina 12 12 Spezia 12 13 Piacenza (-4) 12 14 Andria Bat 10 15 Prato 9 16 Latina 9 17 Feralpi Salò 9 18 Bassano Virtus 6

Prossimo Turno Benevento-Avellino; ComoCarpi; Foggia-Taranto; Foligno-Tritium; Monza-Ternana; Pisa-Pavia; Pro Vercelli 1892Viareggio; Reggiana-Spal; Sorrento-Lumezzane.

Prossimo Turno Barletta-Pergocrema; Bassano Virtus-Triestina; Carrarese-Siracusa; Cremonese-Feralpi Salò; Latina-Portogruaro; Piacenza-Frosinone; Spezia-Prato; SudTirol-Andria Bat; Trapani-Virtus Lanciano.

CLASSIFICA 1 L’Aquila 27 2 Catanzaro 26 3 Paganese 26 4 Perugia 26 5 Vigor Lamezia 24 6 Giulianova 22 7 Gavorrano 20 8 Campobasso (-2 punti penal.) 20 9 Chieti 18 10 Arzanese 18 11 Aprilia 16 12 Neapolis 15 13 Aversa Normanna (-1) 15 14 Isola Liri (-2) 13 15 Fano Alma J. (-5) 12 16 Ebolitana (-1) 12 17 Vibonese 12 18 Milazzo 12 19 Fondi 12 20 Melfi (-4) 9 21 Celano Olimpia 5 Prossimo Turno Arzanese-Aversa Normanna; ChietiFano Alma J.; Fondi-Celano Olimpia; Gavorrano-Aprilia; Isola Liri-Catanzaro; Melfi-Campobasso; NeapolisL’Aquila; Perugia-Ebolitana; ViboneseMilazzo; Vigor Lamezia-Giulianova.

stadio San Nicola durante l’incontro di posticipo dei pugliesi contro il Verona. E lui, che ai tifosi ci tiene, ormai risponde anche via Twitter. “Ciao a tutti! Sono già a casa, prima di tutto voglio ringraziare il grande sostegno che mi state dando, voglio ringraziarvi per tutto ciò”: così ha voluto ringraziare i fan che lo seguono. “Mi sto riprendendo bene, in pochi mesi

ho intenzione di tornare in campo per diventare campione con il Milan”, un altro post del fantasista barese. “Grazie ai miei compagni di Milano e ci sono anche amici di altri club, grazie al Real Madrid, grazie a tutti!”. “Mi frustra un po’ perché ero in uno dei momenti più belli della mia carriera ma nella vita nulla è facile, e tornerò più forte”, la promessa di Cassano.

brindisi/Il basket va bene, calcio in difficoltà

Croce e delizia

T

ra l’Enel Brindisi e l’Assi Ostuni di Lega Due continua a crescere l’entusiasmo nell’ambiente cestistico brindisino. Entrambe le formazioni sono, infatti, reduci da prestazioni soddisfacenti, con l’Enel che ha messo in fila tre vittorie consecutive e l’Assi Ostuni che ha ottenuto tre successi in trasferta, a Forlì, Imola e Bologna, in altrettante prove di carattere. E così il Brindisi di coach Bucchi adesso è seconda a due punti dalla vetta occupata dal Pistoia, mentre la squadra ostunese è terza a 4 punti dalla cima della classifica. Tutt’altra atmosfera, invece, si respira nel Città di Brindisi della serie D calcistica. Le note vicende societarie che hanno visto la settimana scorsa le burrascose dimissioni in massa dei soci, fatta eccezione per il presidente Quarta, e dell’intero staff tecnico, con in capo mister Boccolini, stanno cre-

ando non poche apprensioni nell’ambiente calcistico locale. Sabato scorso, nell’anticipo in casa dell’Internapoli finito in parità, la panchina è stata guidata da mister Gagliano, allenatore delle giovanili, con il supporto del capitano Roberto Taurino, attualmente infortunato. E’ evidente che bisognerà quanto prima risolvere la questione allenatore, sebbene sembri ormai praticamente certa la notizia secondo cui il nuovo tecnico biancoazzurro sarà l’ex bomber del Brindisi Calcio Mino Francioso, 45 anni, conosciuto nell’ambiente con il soprannome “L’Imperatore”. Oltre al mister, il presidente Quarta dovrà anche trovare il sostituto del direttore sportivo dimissionario Aldo Sensibile ed in questo caso si vocifera di Alessandro De Solda, anche lui ex giocatore del Brindisi ma, soprattutto, ex ds della società dei fratelli Barretta.

serie d/Non approfitta dello stop del Francavilla

Nardò, pari amaro Risultati 10a Giornata (F) Ancona-Olympia Agnonese 2-0 Atessa Val Sangro-Vis Pesaro 1-1 Atletico Trivento-Luco Canistro 3-1 Civitanovese-Jesina 2-0 Isernia-Miglianico 1-1 R.C. Angolana-Real Rimini 3-0 Riccione-Recanatese 0-1 Santegidiese-Sambenedettese 1-2 Teramo-San Nicolò 2-0

Risultati 10a Giornata (H) CTL Campania-Francavilla 1-1 Fortis Trani-Casertana 2-0 Gaets-Real Nocera Superiore 2-1 I.Camaldoli-Città di Brindisi 2-2 Irsinese-Grottaglie 1-1 Ischia-Virtus Casarano 0-0 Martina Franca-Opp. Lucano 5-0 Nardò-Sarnese 1-1 Viribus Unitis-Turris 0-3

Classifica Teramo 26 punti; Ancona 25; Atletico Trivento 21; Civitanovese 20; Vis Pesaro 18; San Nicolò 17; Sambenedettese, Recanatese 16; Isernia 14; Santegidiese, Riccione 11; Olympia Agnonese, Luco Canistro 10; R.C.Angolana 9; Jesina 7; A. Val di Sangro 6; Miglianico 5; Real Rimini 2.

Classifica Francavilla in Sinni 21 punti; Nardò, Ischia 19; Martina Franca, Casertana, CTL Campania, Sarnese, Turris 17; Città di Brindisi, Virtus Casarano 16; Fortis Trani 14; Internapoli Camaldoli 13; 11; Gaeta, Irsinese 9; Real Nocera Superiore, Oppido Lucano 7; Grottaglie 6; Viribus Unitis 4.

Prossimo Turno Atl.Trivento-Riccione; Jesina-Sambenedettese; Luco Canistro-Teramo; Miglianico-Santegidiese; O.AgnoneseCivitanovese; Real Rimini-A.Val di Sangro; Recanatese-Isernia; San NicolòR.C.Angolana; Vis Pesaro-Ancona.

Prossimo TurnO Oppido Lucano-Nardò; CasertanaViribus Unitis; Fortis Trani-Irsinese; Francavilla-Brindisi; Grottaglie-Gaeta; Real Nocera S.-I. Camaldoli; Sarnese-Ischia; Turris-Martina Franca; Virtus Casarano-CTL Campania.

SIN n.45 2011  

O tto novembre 2011. Ognuno di Le inutili fontane sul lungomare: costano e non funzionano editoriale S tiamo per assistere alla nascita aveT...

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