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calcio

individuali

Bari e Lecce rappresentano la Puglia in Serie A

Da Mennea alla Bevilacqua, passando per Piccirillo

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Speciale sport

Anno I n.31 - 2 ottobre 2010

Direttore responsabile: Giovanni Magistà

Editoriale di Gianvito Magistà

sport al sapore di sud

Settimanale

Editore: Converprint s.r.l.

redazione@suditalianews.com

STADIO SAN NICOLA (BARI)

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I

campionati di calcio, ormai da alcune settimane, hanno inaugurato la stagione sportiva 2010/’11. Per i prossimi nove mesi almeno gli italiani vivranno degli alti e bassi di emozioni forti, in base alle prestazioni delle proprie squadre, di qualunque disciplina. Se è vero che il calcio è lo sport per eccellenza in Italia, i tifosi dei cosidetti sport minori ci sono eccome, anche grazie a società che con tanti sacrifici e senza l’aiuto quasi di nessuno, portano avanti progetti fondati quasi esclusivamente sulla passione, che poi dovrebbe essere il reale motorino delle attività sportive. In questo speciale, di sicuro gradimento per tutti gli sportivi, ci soffermeremo ovviamente sulle grandi realtà calcistiche della nostra zona, rappresentata in Serie A da Bari e Lecce. Poi scenderemo un pò e andremo a dare un’occhiata alle categorie minori, che offrono sempre tanti spunti d’interesse, come ad esempio il ritorno del Campobasso tra i professionisti o il tanto atteso primo derby della sesta provincia pugliese. Il viaggio continuerà nel mondo degli “altri” sport, dove la Puglia si fregia anche del titolo di campione d’Italia con il Taranto nel basket femminile ed il Conversano nella pallamano maschile. E poi una curiosità: conosceremo un gruppo di ragazzi che gioca ad hockey a Bari... Dulcis in fundo, un regalo per i nostri affezionati lettori: i poster da conservare del Bari e del Lecce. Buona stagione sportiva a tutti.

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MEZZOGIORNO, SPIRITO VINCENTE

scudetti

Da basket e pallamano tante soddisfazioni

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lega pro

Andria-Barletta, il derby di Federico II

pionieri

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Bari, quando l’hockey non è solo per i canadesi

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2 ottobre 2010 foto today ®

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sport

Giampiero Ventura

bari/Dopo il 10° posto della scorsa stagione, i tifosi vorrebbero l’Europa

La salvezza va stretta “R

so e dello “zoccolo duro” della passata stagione. Anche quest’anno i tifosi del Bari possono contare sull’estro di Vitor Barreto, sulla personalità ed esperienza di Serge Almiron, sulla sicurezza di Jean Francois Gillet. Il portiere belga nella seconda giornata di campionato, in occasione di Napoli-Bari, ha superato il record di presenze in biancorosso,

scavalcando, con le 319 gare disputate, il “fedelissimo” Giovanni Loseto. Le partenze di Bonucci e Ranocchia non hanno inciso più di tanto sulla tenuta della difesa guidata dai Masiello (Andrea e Salvatore) e dai neo acquisti Raggi e Rossi che stanno assimilando diligentemente gli schemi del tecnico genovese. Certo è difficile individuare sin da ora un talento

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sono partiti con gli sfavori dei pronostici e con la consapevolezza di non far parte di un organico dei più blasonati, ma l’organizzazione di gioco e la mentalità vincente hanno colmato il gap tecnico. Dunque il Bari riparte da queste basi che risultano ancora più solide se si considerano le riconferme del tecnico Ventura, tra gli artefici del miracolo biancoros-

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icordiamoci chi siamo e da dove siamo venuti”! Fino allo scorso anno è stato questo il motto di Giampiero Ventura per il suo Bari. La squadra biancorossa nella passata stagione ha raggiunto il decimo posto nella massima serie, un capitolo da incorniciare nella ultra centenaria storia della società barese. Gillet e compagni, lo scorso anno,

Luigi De Canio

lecce/Finanziamenti ridotti, ultras in sciopero e mercato in sordina non preoccupano De Canio

Fiduciosi, ma senza soldi e tifosi L

a 14^ volta è anche la più dura. Un Lecce nato “in economia”, “fatto in casa”, ci prova ancora a strappare la salvezza nella Serie A dei giganti, dove i salentini non riescono a concludere il campionato felicemente dalla lontana stagione 2004-2005. Un dato che dimostra la difficoltà di un progetto e la durezza di un impegno per una formazione costruita – più di ogni altra occasione – razionalizzando tutte le risorse, praticamente con un budget di spesa sul mercato il più basso della storia giallorossa. Una disposizione chiara del “patron” Giovanni Semeraro, che sulla soglia dei 74 anni, dopo 5 di presidenza ininterrotta e 16 di proprietà del club ha parzialmente chiuso il rubinetto infinito dei costi di gestione, lasciando al figlio Pierandrea (appena 37enne) una società sì sana, ma assolutamente obbligata a ri-finanziarsi da sola, con le proprie forze e senza più ricapitalizzazioni con il patrimonio di famiglia. Un’era nuova, per il Salento cal-

cistico, ma anche un’avventura affascinante e che rimanda ad un calcio d’altri tempi. Certo, di questi ci sono i milioni di Euro dei diritti televisivi, ma per le neopromosse anche la “rogna” del cosiddetto “prelievo forzoso”, il contributo obbligato che Lecce, Brescia e Cesena hanno dovuto devolvere alle 4 italiane di Europa League (Juventus, Napoli, Palermo e Sampdoria), veramente un paradosso ma realtà: il Lecce ha avuto meno risorse sul mercato estivo perché costretto da regole discutibili, create dalle grandi a beneficio delle grandi, a finanziare il mercato degli squadroni… Ma oramai è acqua passata, che non macina più. La realtà è un Lecce costruito quasi per intero sul mercato estero, a caccia di calciatori-sorpresa oppure di importanti pedine desiderose di riscatto dopo stagioni difficili o sfortunate o altre ancora in attesa del rilancio definitivo nel grande calcio europeo. Il “colpo” dell’estate è stato Ignacio Piatti, 25enne argentino idolo

delle tifoserie sudamericane per i suoi preziosismi tecnici, gli assist e le fughe sulla fascia destra. Per puntellare il centrocampo è arrivato dalla Germania un altro sudamericano, l’uruguaiano Carlos Grossmuller, 27enne con ampi margini di crescita, sfortunato nella sua avventura allo Schalke 04, dove ha collezionato poche presenze e rotto tutti i rapporti con il tecnico Magath, finendo nel dimenticatoio. Così anche per Grossmuller è l’anno-verità, per dimostrare di essere all’altezza dei grandi palcoscenici. Quelli che si è perso anche Ruben Olivera, ex Juventus, Genoa, Sampdoria, Penarol e un caratterino niente male che ne ha impedito l’esplosione; ha qualità, anche lui arriva nel Salento in cerca d’identità. Identità da ritrovare per l’idolo accertato della Curva Nord, quell’Ernesto Javier Chevanton 10 anni dopo ancora folletto d’attacco e capace di infiammare tutti i sogni del tifo. A fine mercato è arrivato dopo aver vestito le maglie del Monaco e del Siviglia,

in un decennio in cui ha vinto tanto, almeno quanto ha seminato problemi fisici piccoli, medi e grandi. Per completare il quadro gli acquisti di Jeda, l’altro ritorno di fiamma Di Michele, i giovani Bertolacci, Sini, Donati, Brivio, Rispoli e il nigeriano Ofere, ma anche altri stranieri (i giganteschi difensori Reginiussen – Norvegia – e Gustavo – Brasile – ). Ce ne è abbastanza, insomma, per sperare nel miracolo, sullo sfondo della campagna abbonamenti più povera di sempre (appena 4mila fedelissimi, ultimo posto di tutta la Serie A) e con la tifoseria più calda che ha annunciato lo sciopero del tifo per tutto l’anno, in segno di protesta contro l’entrata in vigore della “tessera del tifoso”. Almeno c’è la certezza De Canio, il condottiero che ha portato per la prima volta i salentini sul tetto più alto di tutta la Serie B, al 1° posto solitario. La speranza è che tutto basti, a darsi l’appuntamento l’estate prossima per la 15^ Serie A… Cosimo Carulli

che possa entrare nel mirino del c.t. della nazionale Cesare Prandelli, anche se lo stesso Ventura ha indicato in Andrea Masiello l’uomo mercato per il prossimo anno, con tanto di sorriso del procuratore del difensore viareggino. Ma gli occhi dell’allenatore biancorosso si illuminano quando si parla del “suo” centrocampo. Ventura non cambierebbe la linea mediana barese con nessun’altra in Italia, segno che Alvarez, Gazzi, Donati, D’Alessandro, Pulzetti, Ghezzal, Rivas e il già citato Almiron stanno facendo “frullare la palla” proprio come piace al genovese. Vitor Barreto (battezzato dai baresi col nome di Vitino), guida l’attacco anche quest’anno con l’obiettivo di occupare nuovamente i primi posti nella classifica marcatori e di sbagliare meno dal dischetto rispetto allo scorso anno (ben 5 rigori falliti). Evidentemente i tifosi del Bari credono in lui dato che la sua maglia resta la più venduta. Dopo la brutta esperienza con la Salernitana è tornato nel capoluogo pugliese l’altamurano Ciccio Caputo, che sta lavorando sodo per guadagnarsi qualche minuto da titolare. Il partner ideale di Vitor Barreto resta però Vitalij Kutuzov, colui che gonfia poco la rete, ma capace di fare quel gioco “sporco” che solo i veri intenditori di calcio riescono ad apprezzare. Una rosa, dunque che, sulla carta, dovrebbe conquistare la tranquilla salvezza. Già, innesti di rilievo potrebbero, di fatto, cambiare gli obiettivi. Archiviati i capitoli Giovinco e Rinaudo che hanno turbato i sogni estivi dei tifosi del Bari e che invece alla fine si sono accasati rispettivamente al Parma e alla Juventus, il Bari deve puntare a rinforzarsi durante il mercato di riparazione di gennaio. La priorità resta la difesa: serve qualcuno che dia respiro ad Andrea Masiello e a Rossi, anche perchè Ventura sta adattando Alessandro Parisi che da terzino sinistro si sta allenando da centrale. Rinaldi, inoltre, non da ancora quelle certezze di cui il tecnico ha bisogno, almeno per il momento. Se poi dovesse arrivare anche la ciliegina sulla torta in attacco, allora il profumo d’Europa comincerebbe davvero a farsi sentire e la piazza biancorossa sogna. Claudia Carbonara

Anno I - n.31 – 2 ottobre 2010 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa Multicom Media Service 101 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano E-mail redazione@suditalianews.com


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sport

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foggia/Tornato Zeman, i tifosi sperano di rivivere momenti di gloria

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Zdenek Zeman

sercizi fisici sotto l’occhio vigile del Professor Danza, palla a Cangelosi per i colpi di testa e i palleggi. In un silenzio surreale si sente la voce calma, ma decisa, di Zdenek Zeman: ”Su con le gambe, più veloci!” e vai con i sacchi di sabbia sui gradoni degli spalti del campo. Sono passati 16 anni dalla Zemanlandia che ha incantato l’Italia calcistica,ma tutto è rimasto intatto. Intendiamoci, qualche ruga in più segna il viso del boemo, inoltre Franco Mancini non difende più la porta rossonera, ma erudisce i nuovi portieri. Al direttore sportivo Peppino Pavone e al presidente Casillo è cresciuta un po’ di pancia; quel che conta, però, è che Zemanlandia è tornata per la gioia

del popolo rossonero. Si riparte dalla prima divisione, ma Zeman ha già promesso che in pochi anni il “suo” Foggia tornerà nella massima serie. La squadra tutta zona e spettacolo, quella di Signori, Baiano, Kolivanov è lo specchio attraverso cui sta lavorando la rosa di quest’anno. L’età media dei satanelli è di 22 anni, tra svincolati e prestiti la società rossonera ha speso solo 10 mila euro per la campagna acquisti, soldi destinati al solo Caccetta. Il Foggia targato 2010-11 è un mix di freschezza, talenti e giovani promesse. Tra i pali c’è il bulgaro Ivanov del Siena, in difesa oltre a Candrina, Iozzia, Tomi e il già citato Caccetta, spicca il nome di Romagnoli ex capitano del

Milan primavera. A centrocampo sulla destra sale l’ivoriano Kone in prestito dall’ Atalanta, mentre a sinistra c’è Laribi di proprietà del Palermo, con esperienze anche In Premier. Completano il reparto il polacco Salamon, del Brescia e i sardi Burrai e Sau, quest’ultimo vera spina nel fianco per le difese avversarie. In attacco è il nome di Insigne a far brillare gli occhi dei tifosi rossoneri. Il suo cartellino è di proprietà del Napoli, ma Pavone lo aveva già adocchiato ai tempi della Cavese. Insigne, dunque, insieme all’ungherese Varga guida l’attacco, ma come si fa a parlare di attaccanti nel Foggia quando al fischio d’inizio dell’ arbitro ben 7 calciatori sono posizionati sulla linea mediana? Come si fa a parlare di difensori quando con Zeman i terzini sono chiamati a salire e a crossare? Come si fa a parlare di strategie quando l’obiettivo dei satanelli è quello di divertirsi e di divertire e “chissenefrega” del risultato? Chi non ama il gioco spregiudicato, chi in vantaggio di due reti si chiuderebbe cercando solo il possesso palla, chi storce il naso quando si parla di difesa più battuta e attacco più prolifico del campionato, chi firmerebbe per un pareggio considerate le qualità degli avversari, beh è invitato a lasciare il campo dove Zeman continua instancabilmente a fumare le sue sigarette. E’ tornata Zemanlandia signori, che vi piaccia o no e considerati i filmati del Foggia che spopolano su Youtube e su Facebook, sembra proprio che il ritorno del Boemo piaccia…eccome! Claudia Carbonara

Il mister Giuseppe Brucato

taranto/I rossoblu sentono di essere maturi

Pronti per il salto in Serie B

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ovrebbe essere l’anno della riscossa. Dopo la deludente stagione dello scorso campionato – la prima della presidenza di Enzo Daddario, imprenditore tarantino nel settore immobiliare e dell’automobile – questo dovrebbe essere quello della promozione, dalla I Divisione (ex serie C1) alla serie B. Facile a dirsi, ben altra cosa la realtà. Cautela e impegno: sono queste le parole d’ordine per la società calcistica ionica, dopo che lo scorso anno – malgrado le rivoluzioni e la gestione creativa di Daddario – le delusioni, anche cocenti, non sono mancate. Un campionato,

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Voglia di tempi andati

I tifosi del Taranto

PRO2/Campobasso

pro2/Obiettivo promozione

Il Molise che sogna

Il Brindisi è affamato

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ella piccola Campobasso negli anni ‘80 si viveva nel sogno. Erano i tempi di una regione in serie B, una regione che aveva i colori rossoblu del Campobasso. Retrocessi in C1 nel 1987 dopo gli spareggi con le più “grandi e forti” Taranto e Lazio, i rossoblu avevano inanellato retrocessioni e fallimenti, finendo tra i dilettanti. Una parabola triste, di chi torna calimero, spezzata dall’annuncio, il 4 agosto, di poter tornare tra i professionisti, in quella che i veri amanti del pallone chiameranno per sempre C2. Una notizia maturata in pochi giorni; da quegli anni belli del pallone a esagoni bianchi e neri i tempi son cambiati, e il business è ovunque. Ben 16 squadre non hanno i soldi per iscriversi al campionato, e

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La squadra del Barletta

pro1/Andria e Barletta di fronte il 31 ottobre

Il derby della BAT I

il Campobasso, nel frattempo preso dall’imprenditore avellinese Capone, presenta domanda di ripescaggio. Il pirotecnico sindaco Gino Di Bartolomeo si dà da fare, chiama imprenditori, stringe patti col diavolo ma alla fine ecco i soldi. E’ fatta, si torna in cielo. In città esplode la gioia, le bandiere che sventolano sono quelle degli anni ‘80. A quadroni rossoblu, con un cuore in mezzo, semplice ma pieno, stracolmo di gioia. L’arena di oggi è il nuovo Romagnoli, stadio costruito per una partita rimasta storica: 1985, Coppa Italia: Campobasso-Juve 1 a 0; chi non è mai stato così piccolo di fronte al gigante non può capire la soddisfazione che si prova in un giorno, uno solo, di Gloria. Feste e caroselli in città oggi come allora, per dire che il Campobasso è tornato, nel calcio sempre più tecnologico e freddo, ma con il cuore di un tempo, quello che ha segnato una storia piccola e semplice. Stefano Ricci

l calendario ha deciso che si incontreranno il prossimo 31 ottobre (ritorno il 27 marzo). Di fronte ci saranno Andria e Barletta, due delle città (con Trani) co-capoluogo della nuova provincia a tre teste, di fronte per dar vita al più singolare dei derby calcistici. Attenzione però, il campanile è solo una questione politica e di spartizione di uffici. Nel calcio è diverso, i tifosi delle due squadre sono gemellati, mai si sono affrontati nello stesso campionato, ma in occasioni delle amichevoli hanno sempre fatto fronte comune. Che si sia trattato di raccogliere fondi per beneficienza, che si sia trattato di contestare le decisioni del Governo di istituire la tessera del tifoso per seguire la squadra in trasferta. Strano, ma vero. E così c’è già chi pensa a mettere da parte i sogni di gloria e fondare magari, perché no, una squadra unica con i colori delle due società. Per il momento è solo un’ipotesi, diciamo pure una chiacchiera da bar dello sport, ma nessuno ha intenzione di porre dei limiti. Anche in considerazione degli alti costi che le società stanno sopportando per mantenere le squadre nel campionato di I divisione. L’Andria Bat, lo ricordiamo, ha conquistato la permanenza dopo una stagione difficile conclusa ai play out non senza sofferenza, il Barletta invece ha ottenuto l’iscri-

zione grazie al ripescaggio dopo aver disputato i play off nel campionato di II divisione. In estate sono cambiati gli assetti societari, le formazioni si sono rinforzate ma la categoria impone dei sacrifici e i presidenti si sono già, per così dire, svenati per accontentare le tifoserie e disputare una stagione senza patemi. L’argomento della fusione tra le due società non è stato ancora preso in seria considerazione ma l’ipotesi, anche solo come provocazione, non viene affatto scartata. Né dai rispettivi presidenti (Nicola Canonico dell’Andria e Roberto Tatò del Barletta), né tantomeno dai sindaci delle rispettive città (Nicola Giorgino e Nicola Maffei). Dichiarazioni ufficiali in merito neanche a parlarne, ma si sa l’appetito vien mangiando e in futuro non si può mai sapere. Sia Andria che Barletta possono vantare un glorioso passato in serie B. Chissà che unendo le forze non si possa tornare indietro a quei tempi. E poi c’è sempre il Trani, squadra della terza città capoluogo della nuova provincia. Quest’anno è in serie D dopo la promozione ottenuta nello scorso campionato. I tifosi sperano, “tra un paio d’anni”, dicono, “ne riparliamo”. E poi, almeno nel calcio, la nuova provincia sarà una realtà. Giovanni Di Benedetto

opo un’estate rovente caratterizzata dal passaggio di proprietà dai fratelli Barretta, brindisini doc, al presidente Vittorio Galigani, ex Potenza e Taranto Calcio, a Brindisi si è tornati a parlare di calcio giocato. Dopo la delusione per la mancata domanda di ripescaggio in Prima Divisione, si è ripartiti alla grande con la Seconda Divisione con una rosa di giocatori composta da alcuni elementi di spicco della vecchia formazione – i cosiddetti ‘senior’ - farcita da tantissimi giovani. La società targata Galigani, infatti, ha impostato come politica quella di dare spazio ai ragazzi, anche per la possibilità di ottenere cospicui contributi da parte della Federazione in caso di schieramento di almeno tre under per tutti e 90 i minuti di gioco nel corso delle partite di campionato. La squadra - quest’anno allenata da un tecnico di grande esperienza quale è mister Carlo Florimbj - sta rispondendo in maniera egregia, confermandosi sempre tra le primissime posizioni della classifica. Mattatore di questa prima parte di campionato è Fabio Ceccarelli, un autentico bomber, supportato dalle sempre ottime prestazioni del fantasista Fabio Moscelli, al suo terzo anno in biancoazzurro. Fondamentale si è rivelato, poi, l’ingaggio del portiere Max Marconato, una torre tra i pali ed un’autentica sicurezza per la stessa retroguardia brindisina, composta dai centrali Roberto Taurino e Ciccio La Rosa. Ma è la squadra al completo che sta dando davvero grandi soddisfazioni al pubblico locale che, dopo le prime settimane di scetticismo, è tornato a gremire gli spalti del “Franco Fanuzzi”. Va detto, tra l’altro, che quest’anno, il livello della C2 è piuttosto basso, a differenza della scorsa stagione, quando la concorrenza era davvero agguerrita. Il Brindisi, quindi, ha tutte le carte in regola per fare il salto di categoria. Pamela Spinelli

quello passato, finito senza infamia e senza lode, a metà classifica, con qualche serio momento di difficoltà e di crisi. Acqua passata, che comunque è servita di esperienza. E’ tempo di guardare avanti con fiducia, senza mai perdere di vista la realtà, che deve essere fatta di impegno quotidiano sul campo, da parte di tutti. Dal presidente all’allenatore Brucato, dal capitano all’ultima riserva. Ancora è presto per fare pronostici. Siamo alle prime battute di un lungo campionato. La classifica è ancora “corta” e pochi punti fanno la differenza tra la prima e l’ultima. Le premesse per fare bene ci sono. Dal mercato sono giunti elementi nuovi, che hanno quasi del tutto modificato la compagine. Manca ancora qualche pedina, soprattutto in attacco. Manca un uomo gol, uno che sappia essere opportunista, pronto a centrare la rete. E’ una carenza che si sta facendo sentire, anche in queste prime battute. Il Taranto, al momento, ha il quarto peggior attacco del campionato. Sono dati matematici, incontestabili. Il patron Enzo Daddario – che ha una concezione del calcio come quella delle sue imprese – ha dimostrato di essere pronto ad investire, laddove se ne presentasse la necessità. Purchè si tratti di investimenti utili, non di sprechi fatti di nomi altisonanti che poi in campo funzionano poco. Il calcio a Taranto deve tornare al passato splendore, quando ha militato con dignità nella serie cadetta, all’epoca delle presidenze di Pignatelli e Carelli. Certo non è facile raggiungere – di questi tempi – gli stessi risultati. La squadra di calcio è – per certi versi – lo specchio della città. Il calcio costa, ha bisogno di avere alle spalle un’economia che funzioni e che produca. Nel capoluogo ionico – allo stato attuale – di questo c’è ben poco. Poi c’è da recuperare un rapporto sereno con la tifoseria, sia quella degli Ultras – è il compito più difficile – che quella dei padri di famiglia. Un rapporto che da tempo è discontinuo, fibrillante, a volte parossistico. Gli Ultras darebbero tutto per la loro squadra, ma vogliono i risultati, vogliono vedere il gioco. Vogliono un po’ “tutto e subito” e non è facile accontentarli. Guai ad averli contro: sono capaci – ed a Taranto lo hanno dimostrato in diverse occasioni – di fare come coloro che – per dispetto alla moglie infedele – si tagliano gli attributi! Francesco Persiani


Bari stagione 2010-2011

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lecce stagione 2010-2011

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sport

pallavolo/19 mila abitanti e due squadre

Castellana, la capitale del volley

Il Brindisi, vincitore della LegaDue

pallacanestro/Dopo 30 anni la città torna nella massima serie

Brindisi tra i giganti del basket italiano L

a Brindisi della palla a spicchi è tornata a splendere nel massimo campionato nazionale di basket maschile. Un traguardo raggiunto una sola volta, ad inizi degli anni ottanta. Poi un lungo cammino attraverso le serie inferiori, con l’alternarsi di dirigenti volenterosi e di allenatori in cerca di fortuna. Il tutto, fino a quando lo scettro è finito tra le mani di Massimo Ferrarese, un personaggio che, a poco meno di cinquant’anni, si è già affermato alla guida di una grande azienda come la “Prefabbricati Pugliesi”, ha presieduto con successo la sezione provinciale brindisina di Confindustria e adesso guida l’Amministrazione Provinciale con una coalizione di centro sinistra. Quando ha acquistato i diritti della maggiore società di basket brindisina, la stessa militava nel campionato di B/2 e lui masticava davvero poco di questa disciplina sportiva. Poi è cresciuta la passione e, di pari passo, la voglia di puntare in alto. Al suo fianco ha voluto qualche amico di vecchia data e poi è partito verso la scalata che, a distanza di pochi anni, lo ha condotto sino ai vertici del basket nazionale. Il “patron” (nella società non riveste incarichi federali, pur essendo il maggiore azionista) ha conquistato un marchio di prestigio per le maglie dei suoi giocatori visto che la New Basket è targata Enel e non vuole fermarsi qui, con il chiaro intento di far sbarcare il roster brindisino in Europa. Alla guida tecnica è stato confermato Giovanni Perdichizzi, un “vincente” che nella sua carriera è stato capace di ottenere un gran numero di promozioni. Dietro le quinte opera Primo Rossi, un preparatore atletico “made in Brindisi”, mentre nella sala dei bottoni si alternano, con varie mansioni, il presidente Antonio Corlianò, il suo vice Pinuccio Marinò, il direttore generale Antonello Corso, il direttore sportivo Santi Puglisi e l’infaticabile capo della segreteria Carlo Guadalupi. Sul parterre, invece, quest’anno si alterneranno campioni del calibro di Yakhouba Diawara, un’ala dal tiro micidiale, capace di esaltare il pubblico grazie alle sue “bombe” dalla linea dei tre punti. Ad ispirarlo un play del calibro di Bobby Dixon e Chris Monroe nel ruolo di guardia, mentre Edin Bavcic e Nikola Radulovic hanno il compito di rimpinguare il punteggio. Completano il roster Giuliano Maresca, Luca Infante, Anthony Giovacchini e Maurizio Vorzillo, in attesa che da un velivolo proveniente dagli States scenda il pivot che coach Perdichizzi attende dopo la rinuncia di Williams. Si parte il 17 ottobre con la trasferta a Roma contro la Virus, mentre la domenica successiva il tanto atteso esordio casalingo con la gloriosa compagine del Bologna. Saranno in 3.500 a salutare i biancoazzurri dagli spalti di un “PalaPentassuglia” adeguato alla capienza richiesta dalla Federazione. Una grande festa che fa bene allo sport brindisino così come all’intero movimento cestistiMimmo Consales co nazionale.

L’allenatore della New Mater Castellana Radames Lattari (al centro) con Evandro Guerra e Michal Rak

pallacanestro/Le ragazze ioniche alla ricerca di riconferme

Donne vincenti a Taranto

Un momento di gioco del Cras Taranto

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inita con lo scorso campionato l’eccellenza della pallavolo maschile – il titolo di serie A1 è stato venduto al Castellana Grotte – a Taranto rimane quella del basket femminile, con il Taranto Cras Basket. E’ l’unica squadra della provincia ionica a militare in serie A. E non è una militanza da poco. Nel 2001/2002 le rosso-blu giunsero fino alla semifinale scudetto, titolo perso per un soffio. L’anno successivo il primo trionfo: campionesse d’Italia nella stagione 2002/2003, anno in cui le cestiste tarantine conquistano anche la Coppa Italia e la Super Coppa italiana. Tutto nel giro di un mese. Poi qualche anno di pausa, ma sempre ai vertici della classifica. Fino al 2008/2009 quando il Cras dà il meglio: la stagione regolare si chiude con 21 vittorie su 26 partite disputate. Nei play-off scudetto batte Comense nei quarti, Faenza in semifinale e l’Umana Venezia, conquistando il secondo scudetto della storia, il 10 maggio del 2009. Esattamente un anno e sei giorni dopo, il 16 maggio del 2010, c’è il tris: arriva il terzo scudetto della storia del basket femminile a Taranto. Il Cras è ormai una realtà consolidata. Alla guida delle cestiste ioniche c’è Roberto Ricchini, che questa volta ottiene ben 29 successi su 32 partite di campionato – tra regular season e playoff – con un dominio incontrastato su avversari di tutto rispetto, dove il basket è di casa da

La festa per il terzo tricolore

sempre. E sempre l’anno passato c’è anche la Super Coppa Italiana e l’eliminazione – solo in semifinale – dalla Coppa Italia. A giorni parte la nuova avventura del campionato 2010/2011. Sarà il quarto scudetto? Perchè no! Ormai – dicevamo – il basket femminile ionico ha la sua storia e le sue radici, sempre più profonde. E’ una delle poche squadre del Sud Italia che può vantare un simile palmares. Ma chi c’è dietro questi successi del coach Ricchini e delle atlete? C’è una società sportiva sana ed entusiasta, che ha due presidenti: Angelo Basile e Mino D’Antona. Due imprenditori, il primo nel settore petrolifero, il secondo in quello dell’auto, che hanno fatto del basket una ulteriore

ragione di vita. Sono appassionati, nel senso etimologico del termine. Ci mettono cuore e passione, in tutto quello che fanno, anche nel basket. Hanno una visione corretta dello sport, di quello che deve essere e che deve rappresentare. Non per loro, ma per la città, per le migliaia di tifosi che nei fine settimana affollano il moderno “Palamazzola” di via Cesare Battisti, nel capoluogo ionico. Sono persone attente e corrette, tutte quelle che dirigono la società e le atlete, che hanno avvicinato a sè la Taranto migliore. La pallacanestro non è il calcio, ne’ per numeri, ne’ per caratteristiche dei tifosi. In Italia è uno sport cosiddetto “minore”, al Sud ancor più che al Nord. Ma Taranto fa eccezione. Da quando c’è il Taranto Cras Basket, si parla di questo sport anche nei bar e nelle piazze. Non è più un fenomeno effimero – come per certi versi è stata la pallavolo maschile – ma una realtà che sta lasciando il segno, sempre più profondo. Una realtà serena, fatta di impegno quotidiano, non di isterici alti e bassi che lascerebbero – come è successo in altri sport – il tempo che trovano. Tra non molto si parte con il campionato 2010/2011. La preparazione della squadra è già cominciata da tempo. Non resta che augurare alle ragazze rossoblu, all’allenatore, alla società sportiva un sincero “in bocca al lupo!” Francesco Persiani

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ell’anno del mondiale italiano di volley maschile, inaugurato lo scorso 24 settembre e che si svolgerà in 10 città italiane fino al prossimo 10 ottobre, la Puglia si presenta ai nastri di partenza dei maggiori campionati nazionali di volley maschili e femminili con soltanto tre formazioni. A recitare la parte da protagonista Castellana Grotte: poco più di 19 mila abitanti e due squadre in serie A1. La New Mater Castellana nel torneo maschile, approdata nella massima serie grazie all’acquisizione dei diritti dalla Prisma Taranto, e la Florens Castellana, al suo terzo campionato consecutivo in Serie A1. Partiamo dalla New Mater che debutterà nel suo primo storico campionato di A1 domenica 24 ottobre, proprio contro i Campioni d’Europa e del Mondo di Trento. La squadra gialloblu avrebbe meritato la promozione sul campo, dopo aver dominato, l’anno scorso, la regular season dell’A2 maschile. Nello scorso campionato, però, c’era una sola promozione dalla serie cadetta, tramite i playoff, e la New Mater uscì sconfitta in semifinale. La massima serie, però, è arrivata lo stesso e in estate la società ha allestito una squadra competitiva con elementi di grande esperienza, ma anche giovani scommesse alla loro prima volta in A1. Agli ordini del confermato tecnico brasiliano Radames Lattari sono arrivati i palleggiatori Marco Falaschi e Paolo Torre, i centrali Michal Rak, Paolo Cozzi e Stefano Patriarca, gli schiacciatori Israel Rodriguez e Robinson Dvoranen, l’opposto Danail Milushev e il libero Fosco Cicola. I riconfermati dalla passata stagione sono, invece, Evandro Guerra (opposto), Cosimo Gallotta (schiacciatore), Francesco Guglielmi (libero) e Carlo Pagano (schiacciatore). Debutterà a fine novembre, invece, il massimo campionato femminile al quale cercherà di rimanere attaccata la Florens Castellana. Anche quest’anno la squadra ha perso pezzi importanti (Dalia e Sansonna su tutte), puntando su un gruppo giovane affidato al tecnico Donato Radogna, al suo sesto anno sulla panchina biancorossa. Al palleggio ci sarà la brindisina Valeria Caracuta che giocherà in diagonale con l’opposto Monica Ravetta, al centro il capitano Marcela Ritschelova e Katja Jontes, sulle bande la brasiliana Talita e la statunitense Jane Collymore. Il libero sarà Imma Sirressi, talento di Santeramo che torna in Puglia dopo una stagione di alti e bassi a Novara. Completa la pattuglia pugliese nei massimi campionati nazionali il Volley San Vito dei Normanni al suo quarto campionato consecutivo nella serie A2 femminile. La squadra di mister Cosimo Lo Re si presenta ai nastri di partenza della cadetteria femminile, che debutterà domenica 17 ottobre, con una rosa quasi completamente rinnovata rispetto alla passata stagione. Una squadra giovane che avrà il compito di continuare a far sognare il caldissimo pubblico del Pala Macchitella. Nicola Cardone


2 ottobre 2010

sport

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pallamano/Conversano è campione d’Italia, ma sono tante le altre realtà

Puglia protagonista

foto today ®

Il capitano del Conversano, Adriano Di Maggio, alza la coppa del quarto scudetto

ulla della pallamano italiana la Puglia è ormai da tempo una delle principali forze sul territorio. La pallamano si afferma come sport ufficiale in Italia nel 1969 e trova terreno fertile in Puglia dove si è innestata nelle radici culturali sportive. Da sport di piazza si è trasformato in eccellenza in una storia trentennale che ha elevato realtà come quelle di Conversano, attuale campione d’Italia, Fasano, Casarano e Noci ai massimi livelli nazionali sia in ambito maschile che femminile. La pallamano in Puglia vede come massima espressione il Conversano, cittadina al vertice delle classifiche degli ultimi anni con quattro scudetti e altrettante Coppe Italia, unica squadra che nel 2005/2006 e nel recente 2009/2010 ottiene il famoso “grande slam”, la conquista di tutti i titoli nazionali a disposizione. Il Conversano, come tutta la Puglia, è la culla della pallamano, esempio di organizzazione a partire dal settore giovanile, titolato, rinomato e ammirato da tutta Italia, ma soprattutto di una storia, tradizione e lavoro perpetuato sui giovani dai tecnici, spesso ex giocatori e appassionati, per oltre trentacinque anni. La pallamano, sempre in cerca di investimenti, è stata spinta

bari/Tra mille difficoltà, 16 ragazzi uniti da una passione tutta canadese

Mezzogiorno di...ghiaccio L’hockey in riva al mare

foto today ®

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La squadra festeggia con il pubblico del palazzetto San Giacomo (Conversano - Ba)

dagli imprenditori locali e ha subito un forte fenomeno a Casarano (Lecce), portato in serie A Elite dalla serie B nel 2006 e autore della vittoria di 3 scudetti consecutivi e 3 coppe, con una storia ridotta ma accresciuta sui recenti successi. Fasano e Noci sono realtà che militano nella Serie A d’Elite, anch’esse nate nel ‘75/‘76, con un enorme bagaglio di esperienza. Ma la pallamano in Puglia non sono solo queste grandi piazze bensì è un fenomeno sportivo di massa che si addentra in tutte le province, attecchendo nei centri cittadini e non lasciandoli più. Lecce, Bari e Brindisi quelle più attive. Spesso, infatti, le realtà minori diventano valvole di sfogo per i giovani che non riescono

a trovare spazio in Serie A dopo aver terminato la preparazione nei settori giovanili. La pallamano in rosa ha nelle righe una buona rappresentanza con la Lombardi Ecologia di Conversano in serie A2 e una presenza costante di squadre pugliesi in lotta per i titoli nazionali giovanili. Non solo pallamano giocata, ma anche dirigenti, tecnici e arbitri a dimostrare l’impegno a 360 gradi. L’attuale presidente della Federazione Italiana Giuoco Handball è il pugliese avv. Francesco Purromuto. Vasta la rappresentativa di arbitri, ma anche di tecnici preparati e ricercati in Italia, poiché da sempre, Puglia è simbolo di esperienza, tradizione e passione. Christian Berardi

sport individuali/Molti i pugliesi famosi

Mennea e gli altri campioni del Sud I

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uando si dice la passione. Perchè non può essere altro a spingere un gruppo di ragazzi pugliesi a praticare quello sport che in Canada è religione: l’hockey su ghiaccio. In realtà gli Spartans Bari - il nome della loro squadra - sono iscritti al campionato nazionale di Serie B di hockey inline, versione su pista e con rollerblades. Ma la loro passione nasce sul ghiaccio, precisamente al Palaghiaccio di Bari nel 2007, come ci raccontano alcuni dei protagonisti, poi però la virata verso l’inline a causa soprattutto dei costi di gestione e delle trasferte. “Avremmo scelto il ghiaccio - afferma Michelangelo Brunetti, ala - ma per un discorso climatico, economico e strutturale l’inline è la scelta migliore”. Ci sono differenze con l’hockey su ghiaccio, a parte la superficie di gioco? “Si, piccole ma sostanziali: 4 giocatori di movimento invece di 5, due tempi invece di tre e meno contatto fisico intenzionale”. Come ogni sport cosiddetto minore in Italia, anche l’hockey - addirittura minore degli altri minori nel Sud - viene sistematicamente ignorato dagli sponsor e dalle amministrazioni locali e per questo gli Spartans devono autofinanziarsi. “Abbiamo solo piccoli e momentanei sponsor purtroppo, quindi andiamo avanti con l’autofinanziamento. L’ingresso alle partite, che fino all’anno scorso si giocavano a Giovinazzo, è gratuito ed ogni volta vengono un centinaio

Gli Spartans Bari

di spettatori, non solo amici e parenti, a cui piace l’hockey. Anzi, se c’è qualche facoltoso imprenditore interessato ad investire su un sogno in costante crescita ed una potenziale fonte di gratificazione, ci contatti”. Quanto tempo dedicate a questo sport durante la settimana? “All’allenamento 8 ore alla settimana. All’hockey in generale praticamente tutto il resto del tempo. Ne lasciamo solo un po’ per mogli e fidanzate, a cui va una nota di merito per l’amore, l’assiduità e la pazienza che le contraddistinguono”. Nonostante le difficoltà e la breve esistenza, vi siete già tolti delle soddisfazioni. “Si, il primo anno siamo stati finalisti di Coppa Italia ed il secondo abbiamo raggiunto i playoff di promozione in A2, ma ci siamo dovuti ritirare per mancanza di soldi”. E poi anche un’esibizione in piazza Ferrarese, in pieno centro a Bari, nel periodo natalizio. Com’è andata? “Insomma: ghiaccio sintetico ovviamente, pattini poco affilati e scarsa collaborazione da parte dell’organizzazione. Almeno il pubblico invece s’è divertito molto ed ha risposto positivamente solo grazie alla nostra inventiva”. Vi potete definire i pionieri dell’hockey su ghiaccio a Bari. Come la vivete questa situazione? “E’ come vivere nel Sahara ed amare la pallanuoto. Diciamo che ci sentiamo un po’ come quella squadra di bob giamaicana”...

Vi riunite per seguire la NHL? “Si, almeno per le partite più importanti con squadre blasonate”. Quali sono le squadre più tifate nel vostro gruppo? “Pittsburgh Penguins, Washington Capitals, Detroit Red Wings”. Chi ha visitato Toronto, cosa ricorda con più entusiasmo? “Ovviamente la Hockey Hall of Fame, ma anche le Toronto Islands”. Chi invece non ci è mai stato ancora, cosa sognerebbe di fare se un giorno dovesse mettervi piede? “Andare a guardare una partita dei Maple Leafs e fare shopping in un hockey mega store sulle note di ‘I’m walking on sunshine”. Da dove nasce il nome Spartans? “Ha origine dalla battaglia delle Termopili e il mito dei 300 spartani. Pochi guerrieri (noi appassionati di hockey) contro un esercito infinito (tutte le avversità)”. Un nome epico per una squadra di ragazzi davvero coraggiosi ed originali, che meritano una carrellata d’onore: Michelangelo Brunetti, Marco Brisacani, Antonio Masciopinto, Gianluca Buttiglione, Ivan Rogondino, Francesca Rogondino, Claudio Renna, Claudio Matarrese, Umberto Pontone, Gaetano Catacchio, Mauro Genova, Nazario Brescia, Graziano Bramante, Elio Simonetti, Domenico Brattoli, Raffaele Frascolla, Nicola De Stefano (coach) e Pino Caricato (presidente). Gianvito Magistà

l Sud ha regalato all’Italia tantissime medaglie e vittorie negi sport più disparati e continua ancora oggi a produrre alcuni dei migliori atleti non solo a livello nazionale ma anche mondiale. Tra le nostre regioni, la Puglia ovviamente spicca di più. I calciatori sono fin troppo conosciuti e sarebbe improponibile elencarli tutti in questo spazio. Tra quelli oggi ancora in attività ricordiamo ovviamente il “barivecchiano” Antonio Cassano, Nicola Amoruso di Cerignola, Nicola Ventola di Grumo Appula oppure il salentino Fabrizio Miccoli. Il Salento, appunto, ha una tradizione storica per quanto riguarda il calcio, perchè in passato ha prodotto campioni del calibro di Sergio Brio, Franco Causio e Antonio Conte. Anche il campione del mondo Marco Materazzi è nato a Lecce e suo padre, Giuseppe, ha allenato sia i giallorossi che il Bari in più riprese, l’ultima volta nel 2007. E questi solo per citare una minima parte. In ambito calcistico, ad esempio, c’è anche il tecnico Luigi De Canio di Matera, oggi allenatore del Lecce. Ma lo sport più amato dagli italiani non è l’unico che ha consacrato la Puglia come una delle regioni più prolifiche per quanto riguarda gli atleti. Come dimenticare il grande Pietro Mennea, di Barletta, oggi avvocato con esperienza anche in politica. Mennea ha vinto 3 medaglie olimpiche: si è laureato campione dei 200 metri a quelle del 1980 a Mosca e ha intascato anche due bronzi, uno nelle stesse Olimpiadi russe nella staffetta 4x400 metri e l’altro nei 200 metri a Monaco ‘72. Il barlettano ha detenuto il primato mondiale dei 200 metri piani (19”72) per ben 17 anni dal 1979 al 1996, quando fu superato da Michael Johnson. Il tempo resta comunque ancora oggi il record europeo della specialità. Tra gli altri successi di carriera, Mennea conta a livello nazionale 3 titoli dei 100 metri, 11 titoli dei 200 metri ed uno per la staffetta 4x100. A livello internazionale un argento ed un bronzo ai Mondiali, 3 ori, 2 argenti ed un bronzo agli Europei (un oro anche a quelli indoor), 5 ori e 2 bronzi alle Universiadi e 5 ori ai Giochi del Mediterraneo. Senza dubbio

Pietro Mennea

uno degli atleti più rappresentativi del Mezzogiorno, se non il migliore. Nell’atletica la Puglia vanta anche Antonella Bevilacqua, di Foggia, e campionessa di salto in alto. Tra i suoi successi, i Giochi del Mediterraneo del 1997 tenutisi proprio in Puglia, 6 campionati nazionali outdoor e 7 indoor. Nel 1994 supera il primato italiano indoor che era appartenuto a Sara Simeoni per 13 anni, conservandolo fino al 2007. Ha partecipato a due Olimpiadi, quella del ‘92 a Barcellona e quella del ‘96 ad Atlanta, chiudendole entrambe in quarta posizione, risultati poi invalidati dalla IAAF a causa di una squalifica retroattiva. Nel pugilato troviamo un altro nome famoso: Michele Piccirillo, di Modugno. In carriera vanta 50 vittorie e 5 sconfitte. Peso welter, è stato campione europeo nel ‘97, WBU nel ‘99 (titolo che è poi riuscito a difendere per ben sette volte), IBF nel 2002 e titolo europeo dei superwelter nel 2006. Nel tennis la brindisina Flavia Pennetta è stata la prima donna italiana ad entrare nella Top10 mondiale e ha vinto due Fed Cup (mondiali a squadre) con la nazionale italiana della quale faceva parte anche la tarantina Roberta Vinci. (g.m.)


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SIN n.31 2010