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puglia

Da San Nicola a Sant’Oronzo, passando per San Cataldo

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basilicata

Turchi, Madonne ed il culto del maggio di Accettura

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Speciale feste patronali

Anno I n.30 - 25 settembre 2010

Direttore responsabile: Giovanni Magistà

Editoriale di Gianvito Magistà

ANDIAMO ALLA FESTA?

Settimanale

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na delle cose che probabilmente ha fatto sentire più nostalgia di casa a chi partiva per trovare fortuna in un altro mondo, è la festa patronale. Quei giorni in cui, dalla città più grande al paesello più piccolo, tutti si fermano per onorare santi e madonne e divertirsi al luna park o con i fuochi d’artificio. Un mix di sacro e profano che ancora oggi caratterizza le città italiane, dal nord al sud, senza differenza. Processioni, messe e quell’odore di olive e noccioline che si respira nell’aria quando si passeggia tra le bancarelle, è difficile da dimenticare ed è rimasto praticamente invariato per decenni. Così come la domanda, con risposta scontata, che si rivolge ad un amico per invitarlo: “Andiamo alla festa?” La dimostrazione più evidente dell’attaccamento delle persone alle feste di paese ce la danno proprio gli emigrati che hanno esportato all’estero quello che potevano: la statua del santo, la processione, la messa ed in alcuni casi, soprattutto in estate, anche un momento di allegria con i picnic. Ma l’atmosfera, purtroppo, non è la stessa. Ecco perchè, chi se lo può permettere, torna in Italia proprio in tempo per vivere i festeggiamenti del santo patrono e riassaporare un pò quelle sensazioni del passato. Per coloro i quali non hanno la possibilità di tornare in paese, ci auguriamo che Sud Italia News, con questo numero speciale, possa regalare loro un sorriso. E ci scusiamo in anticipo se la vostra città non viene citata: le feste patronali sono talmente tante e bellissime che è impossibile includerle tutte.

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Editore: Converprint s.r.l.

redazione@suditalianews.com

tradizioni che non sbiadiscono

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molise

Agnone, Larino e gli altri tesori nascosti

in città

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Bande, luminarie e fuochi: tanti modi per festeggiare

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Speciale sport

l numero di Sud Italia News del prossimo 2 ottobre sarà interamente dedicato allo sport, che nelle nostre regioni – come in tutta Italia – attira sempre migliaia e migliaia di persone negli stadi, palazzetti o semplici campetti di periferia. Nelle otto pagine si parlerà ovviamente di calcio, ma daremo ampio spazio anche agli altri sport, forse meno conosciuti ma non per questo inferiori. La Puglia, ad esempio, lo scorso anno ha prodotto due squadre campioni d’Italia nel basket e nella pallamano. Ma nel prossimo numero troverete anche tante altre curiosità (come il racconto di una squadra di hockey a Bari…) ed un regalo, speriamo, gradito: i poster di Bari e Lecce da conservare, appendere nei club e associazioni o regalare a figli e nipoti per insegnare loro a tifare per le nostre squadre. Dunque non perdete l’appuntamento con Sud Italia News sabato prossimo 2 ottobre, insieme al Corriere Canadese.


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25 settembre 2010

feste patronali

Sant’Oronzo/Liberò la città dalla peste

La devozione dei leccesi

sant’oronzo/Ad agosto la festa che chiude il periodo estivo dei turesi

A Turi arriva al galoppo U

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ome ogni anno, l’estate leccese giunge al culmine dal 24 al 26 agosto, quando, cioè, la città rende onore ai Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, suoi Patroni. Sospesa nel 1640, la festa, che risale al XVI secolo, fu ripristinata nel 1658, quando la leggenda devozionale vuole Sant’Oronzo liberatore dei leccesi dalla peste. In tale occasione, venne donata dai brindisini la parte superiore di una delle due colonne poste al termine della via Appia nel porto di Brindisi, che doveva servire da basamento per la statua in bronzo del Santo, che, tuttora, domina l’omonima piazza del capoluogo salentino. Nei tre giorni di festa intorno alla figura del Santo, le vie centrali della città si riempiono di centinaia di bancarelle che offrono ogni sorta di merce, soprattutto prodotti artigianali e tipici della tradizione locale. Le ricche e particolarissime luminarie decorano e rallegrano le principali strade cittadine. Concerti bandistici e di musica leggera e, a chiusura, un suggestivo spettacolo di fuochi d’artificio rendono la festa un evento atteso non solo dai leccesi, ma da tutti i salentini. Molte le novità in serbo quest’anno allo scopo di ripristinare e valorizzare le antiche tradizioni. Come la manifestazione di arte e di enogastronomia dal titolo “AssaporArte”, organizzata dalla Confartigianato imprese Lecce e dal Comune di Lecce, in colla-

borazione con l’Associazione Pasticceri Salentini, il Consorzio Artigiani della Provincia di Lecce e il Consorzio Gusto Salento. Il settore dolciario, dunque, ha fatto da padrone, con la “cupeta”, il dolce tipico della tradizione salentina a base di mandorle e zucchero, magistralmente eseguita dai “cupitari”, e la cotognata, tanto compatta da essere venduta in pezzi. Ma anche il settore artigianale è stato protagonista con gli scalpellini che, pietra leccese alla mano, hanno ribadito il ruolo da protagonista di Lecce quale “Signora del Barocco”, e la terracotta, presente in gran quantità nel Salento, modellata, infornata e infine dipinta con maestria e pazienza certosina dalle abili mani dei maestri figuli, che hanno creato vasellame vario, stoviglie, fischietti, piatti, “pignate” decorate e pupi per il presepe. Spazio anche alla fortuna con la “Lotteria Patronale di Sant’Oronzo”, organizzata allo scopo di reperire fondi per l’organizzazione e la realizzazione, in concomitanza con la festa patronale, di manifestazioni, eventi e ogni altra iniziativa volta a promuovere la città di Lecce e le sue bellezze artistiche e culturali, unitamente ad alcune piazze della città. Molto ricco, dunque, il programma di una festa che fa della religione e del culto dei devoti uno strumento propositivo per il recupero di abitudini spesso dimenticate. Annarita De Lucia

na festa in grande stile quella che ha chiuso l’agosto e l’estate turese. Sebbene un po’ più sobria rispetto agli anni passati, la “Festa Grande” in onore di Sant’Oronzo, protettore di Turi, è stata un grandissimo successo. E, come ogni successo che si rispetti, ha portato con sé anche qualche polemica. A cominciare dalle vicissitudini legate al suolo su cui sparare i fuochi pirotecnici, proseguendo con gli strascichi tra il Comitato Feste Patronali (che all’indomani dei festeggiamenti ha comunicato le proprie dimissioni dall’incarico) e l’associazione Turesi a Cavallo per la mancata organizzazione della tradizionale cavalcata in abiti storici che precedeva la processione di gala e l’arrivo del Carro Trionfale. Carro che ha emozionato come al solito le migliaia di persone che lo hanno accompagnato sino in piazza Silvio Orlandi, dove è stato accolto da un bellissimo spettacolo pirotecnico e dal tradizionale lancio di fiori e palloncini dal terrazzo del Municipio. Ma prima ancora del carro, a testimonianza di una festa perfetta, il lancio del pallone aerostatico offerto come ogni anno con devozione dalla falegnameria Di Venere Giammaria e Figli. Come non accadeva ormai da qualche anno, il pallone si è alzato nel cielo con quella maestosità e imponenza che i turesi avevano ormai quasi dimenticato. Perché nell’ultimo anno di presidenza di Giammaria Di Venere (nella speranza che l’infaticabile presidente torni sui suoi passi e organizzi ancora i festeggiamenti) il pallone doveva innalzarsi per forza. Per una sorta di dovere mo-

rale nei confronti di un uomo che con grande impegno e dedizione, per un anno intero, cura ogni minimo dettaglio di una festa che richiama gente da tutti i comuni limitrofi. E anche qualcuno da più lontano in occasione della tradizionale gara pirotecnica del 28 agosto. Una gara tra quattro tra i migliori fuochisti del meridione che si sono dati battaglia per conquistare il trofeo per la miglior bomba d’apertura e quello per il miglior fuoco. A chiudere i festeggiamenti, infine, il 29 è andato in scena il

riuscitissimo concerto di Giusy Ferreri. Concerto che ha chiuso ufficialmente i festeggiamenti in onore di Sant’Oronzo e che, di fatto, ha segnato anche il termine dell’estate turese, un’estate che vede proprio nella festa patronale il suo momento più importante. Adesso c’è da guardare a quella che sarà l’evoluzione delle vicende legate al Comitato Feste Patronali. Nella speranza che sia proprio Sant’Oronzo a illuminare la giusta strada da percorrere. Pierfrancesco Catucci

sant’oronzo/Ad Ostuni è protettore della città e viene venerato dal 1793

Una tradizione secolare S

I “valicali” a cavallo

econdo una tradizione che si ripropone ininterrottamente dal 1793, ogni anno, il 25, 26 e 27 agosto, la splendida Città Bianca – Ostuni – rivive l’appuntamento con la storia, in occasione dei festeggiamenti e della solenne processione dedicata a Sant’Oronzo, protettore della città dalla metà del XVII secolo. Nel 1657, infatti, Ostuni ed altre località della Terra d’Otranto furono risparmiate dalla peste grazie ad un miracolo che la credenza popolare attribuisce al Santo. Di qui nasce la devozione degli ostunesi che si recano in processione al santuario eretto in suo onore sui costoni del “Monte Morrone”. La statua in argento del Santo, prelevata dalla Cattedrale, è scortata proprio dai “valicali” a cavallo. Alla plurisecolare processione prendono parte ogni anno 38 cavalieri ed altrettanti cavalli capeggiati dall’arcivescovo di Brindisi–Ostuni. La divisa dei cavalieri richiama il periodo napoleo-

nico – casacca rossa, pantaloni bianchi, cappello cilindrico con pennacchio bianco-rosso – mentre il cavallo, oltre ai vari finimenti lavorati, è coperto da una gualdrappa rossa, trinata di bianco e ricamata. Un trio di flauto, tamburo e cassa suona per le strade della città il tradizionale “motivo della cavalcata” durante la novena che precede la festa patronale. Il lungo corteo si snoda per le vie cittadine, richiamando l’attenzione dei residenti e di migliaia di turisti, attirati da un evento storico che coinvolge decine e decine di famiglie ostunesi che in prima persona, con fede e passione, rinnovano la propria devozione nei confronti di Sant’Oronzo, partecipando all’allestimento della manifestazione, alla cura ed all’addobbo dei cavalli ed alla sistemazione delle divise dei cavalieri. Un rito che dura giorni e giorni e che si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. Ed il risultato, ogni anno, è quello di uno spettacolo davvero suggestivo, al quale

fanno sempre da contorno coloratissime luminarie, folkloristiche bancarelle ed una serie di concerti bandistici. Pamela Spinelli

Anno I - n.30 – 25 settembre 2010 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa Multicom Media Service 101 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano E-mail redazione@suditalianews.com


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La statua di San Cataldo

, 9 e 10 maggio: tre giorni di festeggiamenti nella città dei due mari, in onore del vescovo irlandese, San Cataldo, che agli inizi del VII secolo, mentre si trovava in Terra Santa, ebbe una chiamata divina e si spostò a Taranto per redimere la città dal paganesimo. Poi ne divenne il santo patrono. La festa di San Cataldo è una festa di popolo. E’ la festa del popolo più vero, quello che un tempo abitava sull’Isola, nella Città Vecchia, vivendo solo ed esclusivamente dell’attività di pesca. A differenza dell’altra ricorrenza -la famosa Settimana Santa tarantina- la festa di San Cataldo è vissuta in tono minore, con minore coinvolgimento, ma non per questo meno intensamente. I più devoti al santo sono certamente i pescatori e le loro famiglie. Non vivono più in città vecchia, ma sull’Isola continuano a lavorare, a trascorrere intere giornate tra barche da sistemare, reti da ricucire, esche da “conzare”. Non a caso il primo appuntamento importante della festa è la processione a mare. La sera dell’8 maggio la statua d’argento del santo lascia la Cattedrale, viene simboli-

Il vescovo di Taranto, Benigno Papa

camente consegnata alla città, nelle mani del sindaco, e poi imbarcata su una motonave messa a disposizione dalla Marina Militare. L’imbarco avviene al molo di Sant’Eligio, in Mar Grande. E’ di lì che parte un lungo corteo di barche: a seguito della motonave di San Cataldo ci sono decine e decine di natanti: barche di ogni dimensione, a remi o a motore, pescherecci, motoscafi. La lunga fila si snoda nelle acque del lungomare, a pochi metri dalla battigia, fino al suggestivo passaggio nel Canale Navigabile, sotto il Ponte Girevole, davanti al Castello Aragonese. E’ già buio, quando avviene, ed il passaggio è veramente suggestivo, tra le luci delle imbarcazioni ed i fuochi d’artificio. Subito dopo lo sbarco della statua in Mar Piccolo, per il rientro in Cattedrale, sempre in processione, tra i vicoli del Borgo Antico. E da una decina d’anni, sempre nel pomeriggio dell’8 maggio, si svolge una singolare regata tra barche a remi. Sono normalissime barche di pescatori che compiono, a cronometro, la circumnavigazione dell’Isola, con partenza e arrivo nei pressi del Ponte Girevole. Al torneo partecipano tutti i rioni cittadini, ognuno con una coppia di regatanti. Il Palio di Taranto, così si chiama, precede un doppio appuntamento: oltre che a San Cataldo si disputa anche nel mese di luglio. Il giorno 9, invece, è dedicato all’assegnazione del Premio “Cataldus d’Argento”, un riconoscimento che un’associazione culturale cittadina assegna –di anno in anno- ai tarantini che si sono distinti nelle loro attività professionali. Il premio è patrocinato anche dalla Curia Vescovile e la consegna avviene nei saloni dell’Arcivescovado. Il 10, ultimo giorno di festeggiamenti, quello della ricorrenza ecclesiastica, c’è la solenne celebrazione pontificale della Santa Messa, presieduta dall’Arcivescovo. Francesco Persiani

La processione a mare di San Cataldo

na festa, una tradizione, un rito, un momento di aggregazione interecumenico, la festa di San Nicola, a Bari, è tutto questo e molto altro di più. Per tre giorni, a maggio, infatti, il capoluogo pugliese diventa la capitale interecumenica dell’Europa, di quella Europa che guarda sempre più ad est senza dimenticarsi delle proprie tradizioni storiche e culturali. Sarà anche per questo motivo che Sua Santità, Benedetto XVI, ha inviato, quest’anno, in Puglia, per l’occasione, il suo braccio destro, il capo della diplomazia Vaticana, Sua Eccellenza il Cardinal Angelo Bagnasco, Segretario di Stato della Santa Sede. Un momento quello della festa di San Nicola che diventa il fulcro dell’attenzione nicolaiana nel mondo con diverse migliaia di pellegrini giunti dai paesi dell’ex blocco sovietico che si mescolano in un tutt’uno con i fedeli giunti a Bari da ogni dove e con gli stessi baresi. Tutti insieme, prima a venerare le spoglie del santo di Myra nella cripta della Basilica e, poi, ad ammirare la puntuale rievocazione storica della translazione delle ossa del Santo, magistralmente curata nei minimi particolari da Antonio Minelli. Una rappresentazione di quei fatti con cinquecentosettanta figuranti impegnati nella realizzazione di ben trentacinque scene. “Particolare attenzione”, ci ha tenuto a precisare il regista, “è stata riservata quest’anno al momento dell’arrivo dei settantatrè marinai, perchè da uno studio approfondito degli archivi storici”, continua Minelli, “abbiamo scoperto che sessantadue erano coloro che furono premiati dall’abate Elia, ma in realtà ne partirono almeno

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Il protettore dei due mari

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san cataldo/A Taranto tre giorni di festa

feste patronali

San Nicola

san nicola/A Bari tanti pellegrini anche dall’Est

Il Santo che unisce

La processione via mare di San Nicola

settantatrè e molti provenivano dalla provincia, da Mola, Polignano e Monopoli”. Accanto a quella che la tradizione popolare chiama “la caravella”, i sempre suggestivi e partecipati riti religiosi con la processione della statua del Santo, il prelievo della Sacra Manna, i fuochi pirotecnici sul molo ed infine, quest’an-

no, grazie alla magnanimità della Banca Popolare di Bari, per mano del suo Amministratore delegato Marco Jacobini, è arrivata la “San Nicola-Mobile”, una auto furgonata a vetri che consentirà per sempre alla statua del Santo Taumaturgo di raggiungere comodamente ed agevolmente i suoi fedeli sparsi qua e la per il

mondo, con la prima tappa fatta all’indomani della chiusura dei festeggiamenti baresi, in Abruzzo, a trovare le diverse decine di migliaia di devoti che a causa del terremoto non hanno potuto partecipare ai festeggiamenti del Santo nella città nella quale si trovano i suoi resti mortali. Nicola Mangialardi

san trifone/A novembre sacro e laico si mischiano: ed è spettacolo

Messe e fuochi ad Adelfia

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delfia, 18mila abitanti, 20 km dal capoluogo pugliese, terra tranquilla, dove a farla da padrone sono le coltivazioni dell’uva, come attestato dagli splendidi vigneti, e dell’ulivo, da cui si produce un ottimo olio. Eppure, a novembre, questa terra s’incendia in occasione della festa patronale di San Trifone. Dall’1 all’11 novembre, infatti, Adelfia viene letteralmente presa d’assalto da migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, per festeggiare questo particolare evento religioso e laico. La festa si apre nella serata del 9 novembre con il lancio della mongolfiera all’arrivo del quadro del Santo Patrono, mentre, nei giorni precedenti, il sonno degli adelfiesi è allietato dalla tradizionale “marcie du ciuccie”, una melodiosa composizione che la banda musicale del paese suona a notte inoltrata per le vie del paese. Un colpo di cannone, sparato alle 4 della mattina del 10 novembre, avverte i fedeli dell’inizio della messa che precede l’uscita del Santo, che viene portato a spalla dai cittadini che hanno fatto le loro offerte durante la “riffa”, per le vie del paese fino ad arrivare presso l’arco

San Trifone

Le luminarie di Adelfia

dell’orologio, luogo e momento in cui il sindaco consegna al Santo le chiavi del paese. I botti, i fuochi artificiali, sono forse la parte più spettacolare di quanto accade ad Adelfia in queste giornate concitate. Non spettacoli di pirotecnica “normali”, ma oltre tre ore di spettacolo a cura di artigiani che, dell’arte del fuoco, hanno fatto la loro vita, tanto che i più bravi sono definiti “Nobel della pi-

rotecnica”. Ma, San Trifone, ad Adelfia, non è solo culto. Ma anche folklore, luminarie che rasentano il cielo, bancarelle e concessioni alla buona tavola, con la sagra dell’agnello alla brace, che inonda col suo profumo le vie della cittadina, ed è l’occasione per assaggiare il vino nuovo, che scorre abbondante a scaldare ed allietare gli animi. Annarita De Lucia


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L

a leggenda narra che nel lontano 1111, quando l’esercito turco approdò sulle sponde del mar Ionio con l’intento di inoltrarsi nei boschi della Basilicata e giungere a Potenza, fu il provvidenziale intervento di san Gerardo, che inviò una schiera di angeli ad illuminare la città, che permise ai soldati potentini di difendersi e mettere in fuga gli stranieri spaventati dalla soprannaturale apparizione. Un evento a metà strada tra leggenda e realtà, così radicato nell’animo del popolo potentino che lo stesso è riuscito a tradurlo in una sorta di rituale manifestazione con tanto di corteo in costume. Quasi 600 oggi i figuranti che prendono parte alla parata storica, che rievoca appunto l’arrivo dell’esercito turco in città e le gesta del santo, e che si svolge nel capoluogo di regione il 29 di maggio, giorno che precede i festeggiamenti ufficiali in onore di san Gerardo vescovo. La rievocazione in costume ha subito una serie di modifiche nel corso degli anni. Ultima quella che ha visto la messa in scena, per le vie cittadine, di tre differenti episodi appartenenti ad altrettanti diversi periodi storici: il XIX, il XVI e il XII secolo. Nella prima rappresentazione, che viene inscenata in Piazza del Sedile, si è ricostruito il clima cittadino nei giorni della festa durante il 1800. Il secondo ambiente ha invece rievocato i contenuti di un documento storico del 1578 nel quale si descriveva il popolo potentino che “vestito alla turchesca e alla moresca” accoglieva in città il nuovo conte Alfonso de Guevara. In questo quadro si è salvaguardata la tradizione della sfilata con la figura, cara ai potentini, di san Gerardo bambino che a bordo di una barca salva la città dall’invasione dei Turchi. Il terzo ambiente ha rappresentato in ultimo il momento della vera devozione verso il santo con la messa in evidenza della religiosità dei potentini i quali, nel XII secolo, dopo il vescovado durato dal 1111 al 1119, santificarono il loro vescovo “vox populi” proclamandolo santo patrono di Potenza. Ogni quadro è stato preceduto da banditori e giullari in costume che hanno avuto il compito

25 settembre 2010

feste patronali

feste Patronali

Madonna della Fonte - Conversano (Ba)

La rappresentazione dell’arrivo dei turchi a Potenza

san gerardo/La sfilata dei turchi, ogni anno, ricorda gli eventi del 1111

A Potenza si rivive la storia cittadina di raccontare agli spettatori ogni scena nei diversi particolari. Altro momento saliente della parata la consegna del mastro Giurato, impersonato dal primo cittadino, al Conte Alfonso de Guevara delle chiavi della città. Alessandro Boccia

matera/Dall’alba a notte fonda per la Madonna

Il giorno più lungo dell’anno S

accettura/Il rito del “maggio”, unico in Europa

Il culto arboreo è

l’esempio più noto di “culto arboreo” che numerosi studiosi non hanno esitato a definire “unico in Europa nel suo genere” anche perchè il più fedele all’antica tradizione. E’ la sagra del “Maggio” e si tiene ad Accettura in onore del patrono San Giuliano. I festeggiamenti nel comune del materano si sviluppano tutt’intorno alla celebrazione dell’unione tra due piante; una di cerro che simboleggia la parte maschile, ed una di agrifoglio che simboleggia, invece, il sesso femminile. La prima, il “maggio”, viene abbattuta e scorticata, il giovedì dell’Ascensione, nel bosco di Montepiano e trasportata in paese con l’ausilio di oltre 50 coppie di buoi di razza podolica, allevati dai contadini accetturesi appositamente per la festa. La seconda, la “cima”, viene scelta nella foresta di Gallipoli Cognato dalla squadra di “cimaioli” e trasportata a spalle per 15 chilometri. L’operazione dura un’intera giornata ed è intervallata da frequenti soste per mangiare i tipici prodotti locali e bere

del vino. Due giorni dopo, il martedì di Pentecoste, la “cima” viene innestata sul “maggio”; è questo il matrimonio degli alberi, un vero e proprio rito propiziatorio di fertilità e di buoni raccolti. Il “maggio” così preparato è pronto per essere innalzato in piazza da diverse squadre di uomini che utilizzano per l’operazione grosse funi ed argani. Nel frattempo si dà inizio alla processione con il Santo Protettore. I “maggiaioli” lasciano il “maggio”, bloccato a circa 75 gradi e si recano a prendere la statua del Santo. Quando il corteo giunge in piazza San Vito, si depone il Santo sul piedistallo di pietra e i lavoratori dedicano il “maggio” al Santo protettore ponendolo in verticale. A conclusione della festa squadre di cacciatori gareggiano nel tiro al bersaglio per far cadere le targhette appese ai rami dell’agrifoglio che daranno diritto al ritiro di appositi premi, mentre i più abili ed agili si cimenteranno nella scalata del “maggio”. Alessandro Boccia

San Vito - Polignano a Mare (Ba)

acro e profano che si intrecciano. Accade il 2 luglio in occasione dei festeggiamenti che Matera ed i suoi abitanti dedicano alla Madonna Santissima della Bruna. Si comincia all’alba per terminare a tarda notte; i materani lo chiamano il “giorno più lungo”. I primi a svegliarsi per venerare la Madonna di origini bizantine, sono i quartieri più antichi della città dei Sassi le cui vie vengono percorse dai figuranti della “processione dei pastori”. Si rende in tal modo omaggio al Quadro della Vergine, il cui passaggio è scandito dal rumore dei botti pirotecnici. Nel frattempo i cavalieri, impegnati a fare da scorta al carro processionale, si radunano lungo le vie e nei vicinati. Nel rione “Piccianello” viene condotta la statua della Madonna che lì rimarrà sino al pomeriggio quando, sul carro trionfale, sarà portata in processione per le vie cittadine. I “tre giri” simbolo di presa del possesso della città da parte della Madonna patrona si compiono invece nel piazzale del Duomo, prima che la statua stessa venga deposta in Cattedrale. Si rievoca, in tal modo, la leggenda - una delle tante - che narra di una giovane e sconosciuta signora che avrebbe chiesto ad un contadino di ritorno dai campi di farla salire sul suo carretto per accompagnarla a Matera. Arrivati proprio nel rione “Pic-

cianello” la donna dai tratti orientali si sarebbe trasformata improvvisamente nella statua che oggi si venera nel capoluogo di provincia lucano, chiedendo al contadino di entrare, proprio su di un carro ben addobbato, ogni anno in città. Evento cuore delle celebrazioni è da sempre la sfilata del carro trionfale. Ad allestire lo stesso, il cartapestaio che si aggiudica l’assegnazione della gara che viene indetta, ogni anno, per scegliere il maestro che meglio raffigurerà, utilizzando la cartapesta appunto, la scena prescelta dal Vescovo, ispirata, come tradizione, a passi o parabole del Vangelo. La data di consegna del carro è quella del 29 giugno. Nel giorno dedicato alla festa dei Santi Pietro e Paolo il carro trionfale viene, come consuetudine, benedetto dal Vescovo ed esposto alla cittadinanza ed ai curiosi che intendono, prima del 2 luglio, ammirarlo in tutta la sua interezza. Ed è in piazza Vittorio Veneto che, terminata la processione, si consuma il rito dello “strazzo”; ogni materano, circondando il carro, cerca di afferrarne una piccola immagine di cartapesta, un frammento per conservarlo in segno di devozione o per mostrarlo, come una sorta di trofeo, ai concittadini; si tratta, in sostanza, di vere e proprie “reliquie propiziatorie” da custodire per l’anno che verrà. Alessandro Boccia

Madonna della Madia - Monopoli (Ba)

Maria SS. della Vetrana - Castellana G. (Ba)

Madonna dell’Addolorata - Mola di Bari (Ba)

I Misteri - Campobasso


25 settembre 2010

feste patronali

viggiano/La Madonna Nera che “sale” sul monte

feste Patronali

La Regina della Lucania F

u Papa Giovanni Paolo II, nel corso di una visita pastorale in Basilicata nel 1991, ad incoronare la Madonna di Viggiano “patrona e regina della Lucania”. Alla vergine nera la cui statua, narra la leggenda, fu ritrovata sulla vetta del monte di Viggiano da un gruppo di pastori, è dedicato il santuario più importante ed antico della regione. I festeggiamenti in suo onore si celebrano due volte l’anno: la prima domenica di maggio, quando dal Santuario di Viggiano la statua custodita nell’urna settecentesca viene portata sulla vetta dove rimane per quattro mesi, e poi la prima domenica di settembre, quando dal monte la stessa statua fa ritorno a Viggiano. Ancora oggi, nel periodo estivo, decine di migliaia di persone, provenienti non solo dalla Basilicata, ma da tutto il Sud Italia, raggiungono a piedi la vetta del Sacro Monte per far visita alla Madonna Nera. Un rito sentito e partecipato che si ripete ogni anno con la folla commossa e raccolta, che percorre a piedi i dodici chilometri

Santa Maria di Anzano - Anzano di Puglia (Fg)

Il monte della Madonna di Viggiano

San Basso - Termoli (Cb)

Madonna del Ponte - Policoro (Mt)

San Pietro Celestino - Isernia

Beato Giacomo - Bitetto (Ba)

che separano la montagna dal paese. Un percorso di preghiera e meditazione. Giovani e anziani, intere famiglie o persone sole, donne e uomini con in testa i cinti accompagnano la Vergine nera in segno di devozione e di ringraziamento. A partire dal Sacro Monte il culto alla Madonna di Viggiano si è

agnone/La suggestiva tradizione delle n’doccie alla vigilia di Natale

La processione del fuoco U

San Rocco - Pisticci (Mt)

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na scia di ombre nere, definite dalle fiamme irregolari di un fuoco antico, aspro come la montagna di una notte invernale. Chi assiste alla n’docciata di Agnone rimane segnato da un’immagine antica, che conserva il fascino di un tempo immutato. Antica come il significato delle n’doccie, le torce che prima gli Osci, antichi popoli italici, quindi i Sanniti, usavano come elemento fondamentale: la luce. Un elemento che ha unito popoli e generazioni nei loro costumi, usi, e che oggi costituisce un contatto con le proprie origini. Nell’ultima fase, quella della storia più recente, questi fasci di fuoco portati a spalla venivano mostrati davanti alle case alla vigilia di Natale, dove la luce assume un simbolismo fondamentale. Infatti la tradizione cristiana ha fatto proprio questo rito, che ha avuto il suo culmine con la n’docciata del 1996 in piazza San Pietro, ricevendo la benedizione di papa Giovanni Paolo II. In realtà, la loro origine nasce dalla necessità di illuminare il cammino reso impervio dalla neve e avvolto nella nebbia della montagna. Sta di fatto che questo paese dell’alto Molise, che ama definirsi “Atene del Sannio” per le tracce visibili della sua antica storia, famoso per la produzione delle campane che la Pontificia fonderia Marinelli realizza dal 1300 per la Chiesa, ama la sua n’docciata. Una sfilata di fasci di abete bianco, tagliati sul bosco di Montecastelbarone, al confine con l’Abruzzo. Tronchi ripuliti e tagliati a listelli, quindi disposti a ventaglio e sormontati da ciocche di ginestre secche, per ardere fecondi. I portatori si distinguerebbero ovunque: sono avvolti nella cappa, un mantello nero che riveste di fascino la n’doccia. Una stoffa resistente al fuoco, trat-

diffuso in ogni parte. Cappelle dedicate a lei sorgono in numerosi paesi vicini, da Caggiano a Senise, da Pisticci a Savoia di Lucania, e non è raro imbattersi un po’ ovunque in edicole votive a lei consacrate. Il culto per la Madonna Nera ha varcato addirittura i confini dell’antica Lucania per raggiungere le terre più lontane. Dovunque vi sia una comunità lucana, lì la devozione alla Madonna di Viggiano continua ad essere praticata e diffusa. Veri e propri santuari dedicati alla Vergine sono stati eretti ad Olavarria e ad Azul in Argentina, e copie autentiche della Madonna lucana sono venerate anche a Melboume (dove esiste una comunità di circa tremila viggianesi), a Joannesburg, a San Paolo del Brasile, a Toronto e nella missione cattolica di Gemena, nello Zaire. Alessandro Boccia

SAN PARDO A Larino

un’emozione sempre viva

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La n’docciata di Agnone

tata con calce viva, acqua e terra, o fatta bollire nella stessa fuligine. Cinque contrade portano avanti la tradizione, che nel tempo ha assunto anche il valore di competizione per

coloro che riescono nella passerella più evidente. La più antica n’doccia “dell’era moderna” la si deve alla contrada Sant’Onofrio, che avviò la tradizione come sfilata nel 1932. Quindi colle Guastra, Capammònda e Capabbàlla, composta dai giovani del paese, contrada San Quirico e contrada Colle Sente, composta dagli abitanti della montagna circostante. Tanti i significati che la tradizione assegna al modo di bruciare del fuoco; buoni auspici se fuoco vivo, buon augurio se schioppettate, e in generale ottimo antidoto nei secoli passati al passaggio delle streghe. Da qualche anno oltre al tradizionale appuntamento della vigilia di Natale, le n’doccie vengono proposte la sera dell’Immacolata, l’8 dicembre, e in un’edizione tutta turistica durante l’estate, nel mese di agosto, per i tanti emigranti. Stefano Ricci

7 maggio, le otto della sera. In Molise c’è un momento che fa di questo mese che saluta i colori e i profumi di una nuova primavera una magia. A Larino, città fondata dagli Etruschi otto secoli prima di Cristo e quattro prima di Roma, migliaia di persone sono strette davanti all’ingresso della Cattedrale gotica. La devozione, l’amore, per quel santo si scioglie in un applauso di minuti alzato in cielo dalle campane a festa. In tanti, in quei momenti, telefonano nei tanti mondi dove i larinesi sono partiti emigranti, primo fra tutti il La Cattedrale di Larino Canada. Sentire quelle campane, per un larinese lontano, è sciogliersi in un pianto solitario e segreto, è ciò che più di ogni cosa riporta alla terra natale. Vescovo di origine greca, riportato dalla Puglia a Larino, dove i Saraceni di Lucera, anni prima, avevano trafugato le spoglie del martire cristiano Primiano, Pardo è patrono celebrato dall’842 dopo Cristo. Centoventi carri trainati da mucche, ognuno dei quali vestito da oltre mille fiori di carta preparati a mano ogni anno. Una tradizione che dal 25 al 27 maggio, sotto un rinnovato sole, riunisce migliaia di turisti. Stefano Ricci


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feste patronali

capurso/Nel 1705 il ritrovamento di un sacerdote

L’icona nel pozzo è

san giovanni rotondo/Sono altri due i patroni della città garganica

Padre Pio e non solo I

l paese di San Giovanni Rotondo è noto in tutto il mondo perché legato alla figura di San Pio. Il frate di Pietrelcina visse in questo sperduto paesino del foggiano gran parte della sua vita. E qui morì la notte del 22 settembre del 1968. Ma non tutti sanno che i Santi patroni del paese sono altri. Il 24 giugno si festeggia San Giovanni Battista e l’8 settembre Santa Maria delle Grazie. Le due feste non hanno caratteristiche particolari se non le processioni che attraversano le vie principali del comune. Nella festa “estiva” si trasporta la statua di San Giovanni Battista. In quella di settembre, il quadro della Madonna. Il nome del paese trae origine proprio dalla devozione verso il Santo del 24 giugno, la cui statua, è custodita nella prima chiesa denominata “Chiesa della Rotonda”. Da qui San Giovanni Rotondo. La figura di San Pio, ha “offuscato” un po’ le feste patronali. Molta gente, infatti, crede erroneamente che la festa del paese, sia quella del 23

settembre, giorno in cui la Chiesa festeggia San Pio da Pietrelcina. Anche in questo giorno, la statua del Santo attraversa le strade della città, richiamando centinaia di fedeli. Le vie, in realtà, iniziano a riempirsi già qualche giorno prima. I pellegrini sono richiamati dalla lunga veglia che si svolge nella notte tra il 22 e il 23 settembre. E’ la notte più lunga dell’anno vissuta dalla città. Una notte di preghiera. L’ampio sagrato della nuova chiesa di San Pio si riempie di fedeli che sfidano il freddo, per commemorare il transito di San Pio dalla terra al cielo. Nell’ora in cui l’umile frate spirò, come da tradizione, un cappuccino legge la testimonianza di frate Pellegrino Funicelli, che fu accanto al Santo nell’ultima notte della sua vita. Autorità militari, civili e religiose, insieme a tanta gente comune, partecipano alla veglia. Maxi schermi vengono allestiti all’esterno della chiesa per dare a tutti la possibilità di seguire la cerimonia. Per assicu-

molise/Un viaggio tra i monumenti della regione

Tesori nascosti C

entotrentasei Comuni, la maggior gotico antico, il suo significato è legato parte piccolissimi. Ognuno, però, all’apparizione della Vergine Addoloraracchiude piccoli tesori d’arte, che testi- ta alla pastorella Bibbiana, il 22 marzo moniano con i luoghi di culto il passag- del 1888. In una rupe in località Cesa di gio di molteplici espressioni artistiche e Santi, dieci giorni prima la piccola fu abdi un’interessante stratificazione storica. bagliata da una luce fortissima; quindi, Tanti, dunque, gli esempi di chiese, il 22 marzo, l’apparizione della Vergine abbazie, santuari di cui è ricco il Moli- con il Cristo morto. Ogni anno è meta se. Spiccano di migliaia di l’abbazia di pellegrini. Al San Vincenzo lato del fiual Volturno e me Trigno, il santuario di il santuario Castelpetroso del Canneto. in provincia Preesistendi Isernia, e te al secolo il santuario XI, venne del Canneto edificato dai e la cattedrabenedettini, le di Larino e nella sua in quella di chiesa romaCampobasso. nica a tre naQuella di San vate conserva Vincenzo al la Vergine del Il Santuario della Madonna Addolorata Volturno fu, a Sorriso, coun certo punto nosciuta così della storia, l’abbazia più grande d’Euro- per la serenità che infonde al pellegrino pa. Furono tre monaci benedettini, che la in viaggio. Infine, vicino al mare, la catfondarono nel 703 sui resti di una chiesa tedrale gotica di Larino. La sua facciata, votata al martire spagnolo Vincenzo. Di- del 1319, presenta tante originalità, a costrutta una prima volta nell’881 dai Bar- minciare da un rosone a 13 raggi, e non bari, dopo la fuga dei monaci superstiti a 12, a testimoniare gli apostoli con Gesù. Capua venne riaperta nel 914. Visse fino Quindi un portale ricco di simboli, alcual 1400 circa, prima di finire in decaden- ni dei quali considerati elementi di un za e abbandono. Un esempio raro di trac- linguaggio criptato relativo alle interprece di storia che non ha eguali nel vecchio tazioni apocalittiche di Giovanni l’Evancontinente, dove nacque il chronicon gelista. Un dedalo di arte, storia, cultura, vulturense, manoscritto custodito nella insomma, che s’intreccia nei simboli di biblioteca vaticana. Muovendosi verso il una religione radicata e parte viva della mare ci si imbatte nel Santuario di Ca- storia del Molise. stelpetroso. Moderno, dall’aspetto di un Stefano Ricci

rarsi un posto a sedere, da diverse ore prima, i fedeli si radunano sul sagrato, attendendo l’apertura dei cancelli. La veglia di quest’anno è stata la prima da quando le spoglie di San Pio sono custodite nella cripta della nuova chiesa. La traslazione avvenne il 19 aprile dello scorso anno. Fino a quel giorno, San Pio, riposava nella storica cripta della chiesa di Santa Maria delle Grazie. Enza Calitri

l’avvenimento turistico e religioso bizantino che, staccatasi intatta dalla più importante non solo di Capur- parete del pozzo, prima galleggiò e poi so, ma anche di tutti i paesi vicini. E’ la si consegnò nelle mani del sacerdote, Madonna del Pozzo e si svolge l’ultima il quale, commosso, la trasse fuori e la domenica di agosto, anche se i festeg- portò nella cappella che stava facendo giamenti iniziano dalla sera del venerdì edificare in un suo podere. Da allora, precedente alla festa con la processione l’ultima domenica di agosto, il paese didel quadro della Madonna, che fu rin- venta meta obbligata di molti fedeli che venuto nel 1705 in un pozzo, in località arrivano da ogni parte per venerare la Piscino, da don Domenico Tanzella. protettrice di Capurso. I riti e gli evenGravemente malato, il sacerdote ebbe in ti nei giorni di festa sono suggestivi: il visione la promessa che sarebbe guarito corteo storico, che si svolge il sabato se avesse bevuto dell’acqua attinta in prima della festa con l’imposizione delun’antica le corone cisterna, auree alla chiamaVergine ta Pozzo e a Gesù della MaBambino, donna, e la processe avesse sione matfatto voto tutina dei di erigere ceri votivi una chiesa con l’imcon annesmagine liso convengnea della to. Madonna F i del Pozzo ducioso e la pronelle pacessione role della del carro Madonna, trionfale, La festa della Madonna del Pozzo il sacercaratteridote bevve l’acqua del pozzo e guarì stico perché trainato a braccia dai pelleall’istante. L’ultima domenica di agosto grini della città di Bisceglie. La cittadina del medesimo anno, volendo rendersi si riempie di bancarelle che espongono conto del miracolo della propria guari- e vendono i prodotti più vari, di lumigione, si recò con il fratello ed altri due narie, di madonnari e di giocolieri. La amici a visitare il pozzo della Madon- festa sacra procede in sintonia con il na, distante circa mezzo miglio dal pa- lancio di palloni aerostatici, i fuochi ese. Scesero nel pozzo con una scala a d’artificio, l’immancabile banda musipioli e, nella difficoltà della discesa, le cale, gli odori e i sapori tipici della sacandele caddero nell’acqua, ma conti- gra paesana, dove è possibile degustare nuarono ad ardere e a far luce. Spronati numerose specialità, dagli “ghjemerìeded incuriositi dall’ulteriore prodigio, de”, involtini d’interiora d’agnello, alle cominciarono a perlustrare la parete e, “salzizze”, salsicce, formaggi freschi e a mezzogiorno, scoprirono una bellis- stagionati, pane e focaccia. sima immagine della Madonna, in stile Annarita De Lucia

monte sant’angelo/Sul Gargano un altro importante luogo di culto

La grotta dove apparve l’Arcangelo Michele

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on tutti sanno che la prima apparizione cristiana avvenne su un monte del foggiano che si chiamava Drion (dal greco “quercia”). Su questa sommità del Gargano comparve, per ben quattro volte, l’Arcangelo Michele. Oggi, nel luogo dove avvennero queste apparizioni, sorge l’omonimo santuario di Monte Sant’Angelo di Puglia. Un caratteristico paese, a 843 metri di altitudine, arroccato su una cima rocciosa e dal quale si ammira l’ampio golfo di Manfredonia e la cosiddetta “Piana”. Un’immensa distesa di uliveti. Ma l’attrazione principale è lo storico Santuario. All’ingresso, scendendo la scalinata scavata nella roccia, si accede alla grotta dove, tra il 490 e il 493, apparve l’Arcangelo. La festa patronale ricorre proprio tra pochi giorni, il 29 settembre. Quel giorno del 493, il vescovo Lorenzo di Maiorano, per ringraziare l‘Arcangelo di aver liberato il territorio dai barbari, organizzò una processione verso la grotta. Nel corso della cerimonia si verificarono alcuni miracoli. Durante il cammino, a causa del caldo, i vescovi avevano difficoltà a raggiungere il monte. All’improvviso, due aquile con le ali spiegate, ripararono i vescovi dai raggi del sole. Fu interpretato come il primo intervento divino. Giunti alla grotta, vi trovarono un altare in pietra con una croce di legno. Inoltre, all’entrata, nella roccia trovarono il segno soprannaturale lasciato da San Michele: l’orma del piede di un bambino. Si decise di erigere in quel punto un santuario dedicato all’Arcangelo e di festeggiarlo il 29 settembre. La ricorrenza è molto sentita in tutto il Gargano. Tanto che, nei secoli, è sopravvissuta un’antica tradizione. La notte precedente la festa, dai paesi vicini, i pellegrini si incamminano verso il Santuario seguendo gli antichi sentieri e, all’alba del 29, si celebra la prima messa. Enza Calitri

La grotta delle apparizioni

Santuario San Michele Arcangelo


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feste patronali

Le meravigliose luminarie pugliesi

luminarie/Dal 1860 una tradizione italiana che nasce nel Meridione

Luci e colori per le feste L

basilicata/A Potenza l’importante Festival

Fuochi sul Basento I

n settantamila, secondo le stime degli organizzatori, hanno assistito al grande spettacolo di fuochi pirotecnici che ha illuminato il cielo di Potenza la sera dello scorso quattro settembre. Ad offrirlo ad appassionati e semplici curiosi, come accade da ormai ventidue anni, è stato il festival di arte pirotecnica “Fuochi sul Basento”, il tradizionale appuntamento che chiude a San Luca Branca, contrada di Potenza, i festeggiamenti in onore della “Madonna delle Grazie”. Una mani-

tata con quella investita dagli stessi fuochisti che spendono invece per l’evento somme prossime ai quindicimila euro. Tutto questo a testimoniare quanto gli stessi specialisti del settore ritengano, quella del capoluogo lucano, una vetrina importante e un palcoscenico di grande rilievo per la loro attività professionale. Quest’anno, finalmente, è arrivato anche il doveroso riconoscimento istituzionale che ha visto il Festival inserito nei Piot (Pacchetti integrati di offerta turistica). “Il

e luminarie, un’arte tutta italiana che trova le sue origini nel meridione ed in modo particolare in Puglia. Tante le realtà imprenditoriali partite secoli fa e divenute aziende di prestigio che oggi esportano l’arte delle illuminazioni in tutto il mondo. E’ il caso della premiata ditta Faniuolo Illuminazioni di Putignano che ha una storia che è quasi leggenda che parte nel lontano 1860. Fu del Cav. Govanni, fondatore dell’azioneda, l’idea di creare durante le feste religiose cittadine strutture in legno piene di luci e di colori che in qualche modo rievocassero la magia dei magnifici portali delle chiese di Puglia. Il cavaliere assieme ai figli fondò quindi una ditta che inizialmente si occupava del montaggio di semplici limini multicolori ad olio, poi nel ‘900 passò alle strutture in metallo utilizzate sia come decorazione che come conduttore di gas.

bande/Quella di Conversano la più conosciuta

Musica di paese

L

La festa della Madonna delle Grazie

festazione di altissimo livello che calamita l’attenzione di addetti ai lavori provenienti da tutto il Meridione. Sei i fuochisti che quest’anno si sono contesi il trofeo in palio; quattro pugliesi, un campano ed un lucano. Ad aggiudicarsi il premio finale è stata la ditta “Romano Salvatore & fratelli” di Angri in provincia di Salerno; l’unica azienda lucana in gara, la “Pirotecnica Moderna di Padovano Giovanni” di Genzano di Lucania, si è invece piazzata solo al quarto posto. Ai maestri fuochisti è andato un compenso pari a seimila euro, cifra irrisoria se confron-

sostegno dell’Amministrazione sarà notevole- ha spiegato il sindaco della città di Potenza, Vito Santarsiero - per far sì che il Festival diventi sempre più punto di riferimento nel programma di sviluppo turistico territoriale e cittadino”. Massiccia la macchina organizzativa messa in moto per l’evento: oltre cento i volontari che, con il coordinamento dell’ufficio comunale di Protezione civile, insieme agli operatori di polizia municipale, hanno garantito che tutti potessero godere appieno dello spettacolo offerto. Alessandro Boccia

Passano gli anni e la tecnica viene perfezionata ed adeguata. E’ del 1927 la prima grande “galleria elettrica” inaugurata in occasione della festa patronale di San Nicola a Bari lungo Corso Cavour. Negli anni ‘50 la Faniuolo sperimenta con successo le prime decorazioni con supporti al neon e così l’arte dell’illuminare viene esportata in giro per l’Italia e l’Europa. Oggi il repertorio della Faniuolo fatto di piramidi, casse armoniche, giochi floreali, cascate, rappresentazioni fedeli del Duomo di Milano e della Mole Antoneliana è particolarmente richiesto ed ha raggiunto le grandi città del mondo. Memorabili le creazioni che negli scorsi anni, con sempre maggiore successo, hanno addobbato i grandi viali parigini nel periodo natalizio. Per sottolineare il grande valore d’arte, tradizione e spirito popolare che le illuminazioni rappresentano in Puglia, durante la scorsa estate nella splendida cornice della Valle d’Itria, fra Martina Franca, Locorotondo e Cisternino si è svolto il Festival dei Sensi “Trulli, Merletti, sinapsi e luminarie”: lezioni a tema tenute da prestigiosi studiosi italiani e stranieri, conferenze itineranti, gite a lenta velocità, esposizioni tattili, biodiversità, re-design delle tradizioni, cibi buoni e occasioni per godere della sensualità della Puglia vista con occhi nuovi. Rossana Paolillo

La Banda di Conversano (Ba)

o studio delle bande in Puglia non può essere solo un nostalgico ricordo del passato, ma un’occasione di approfondimento della cultura e della società locale. La banda, infatti, ha un importante valore in Puglia già a partire dall’800. Formatasi spontaneamente verso la fine del ‘600, la banda venne istituzionalizzata, se così si può dire, nell’800, attraverso quella che viene definita la normalizzazione borbonica, ossia il tentativo di inserire i complessi bandistici all’interno delle strutture civiche del Regno Borbonico. Le bande riproponevano le famosissime arie d’opera lì dove non esisteva un circuito di teatri e di eventi musicali. Proprio per questo suo carattere antielitario e popolare, la banda è stato il tramite nell’opera di educazione e divulgazione musicale in quelle fasce di popolazione che non venivano raggiunte dai grandi circuiti. La realtà della tradizione bandistica, quindi, pur con mille sfaccettature, riguarda indistintamente l’intera Regione. Ciò è dimostrato dal fatto che ogni paese di questa zona ha la presenza di più bande musicali. Come Conversano, città di arte e ciliege a quaranta chilometri dal capoluogo, che vanta una tradizione bandistica ultracentenaria, essendo la “Banda di Conversano” già funzionante a metà del XIX secolo. Attualmente sono attive due bande musicali, una denominata “Ligonzo”, l’altra “Piantoni”, dai nomi di due importanti maestri direttori musicali, che portano le loro esperienze in giro per tutta l’Italia. Quest’anno, in particolare, un protocollo d’intesa ha spinto le due associazioni a sedersi allo stesso tavolo per una “storica” firma, mettendo da parte la rivalità in nome dell’ambizione comune di fare di Conversano la

capitale della musica bandistica. E così è stato con i festival “Banda Larga” (Ligonzo) e “Musiche nei parchi e nei chiostri” (Piantoni). Il primo, giunto alla quindicesima edizione, si è aperto con un concertone inaugurale che, non a caso, ha visto le due bande insieme, e, tra gli altri appuntamenti, la messa in scena del Rigoletto di Giuseppe Verdi e l’esibizione del pianista Giovanni Allevi. Nell’ambito di “Musiche nel Parco e nei Chiostri”, invece, si sono esibiti i Different Moods, l’Ensemble Diaphonia e gli Arakne Mediterranea. L’istituzione bandistica gode, dunque, oggi, di una generale rivalutazione, confermata dalla tendenza degli ultimi

Conversano

anni a trovare ragazzi che studiano nei conservatori di musica anche all’interno dell’organico delle bande e dall’incremento dei viaggi in provincia, legati ai riti autoctoni e alle feste patronali. La via delle bande, come espressione turistica prettamente pugliese, è già stata tracciata. Annarita De Lucia

SIN n.30 2010  

editoriale Da San Nicola a Sant’Oronzo, passando per San Cataldo Agnone, Larino e gli altri tesori nascosti I l numero di Sud Italia News de...

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