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feste

pallamano

A San Severo celebrata la Madonna del Soccorso

Secondo scudetto consecutivo per Conversano

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Anno II n.20 (63) - 21 maggio 2011

Editoriale di Gianvito Magistà

apologia del fascismo, quando?

Direttore responsabile: Giovanni Magistà

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Settimanale

Editore: Converprint s.r.l.

il pdl perde colpi

BERLUSCONI, ADESSO, SPERA IN NAPOLI

di Enzo Magistà dl e Lega fanno un passo indietro nel consenso degli elettori. E sulla loro pelle brucia soprattutto la sconfitta di Milano. Il vendoliano Pisapia, candidato del centro-sinistra, non solo ha clamorosamente battuto la Moratti, ma per poco non riusciva a conquistare Milano al primo turno. Fra una settimana, quando si tornerà a votare per il ballottaggio, le cose potrebbero cambiare, ma il segno della sconfitta di domenica scorsa resterà. E resterà, soprattutto, il gelo fra Berlusconi e Bossi. Il leader della Lega aveva già avvisato Berlusconi quando il premier si era catapultato in prima persona nelle amministrative di Milano: se perdiamo è crisi di governo. Non prevedeva, evidentemente, che l’insuccesso avrebbe coinvolto anche la Lega. E siccome a perdere consensi a Milano non è stato solo il Pdl, ma anche la Lega, Bossi s’è preso 15 giorni di tempo per confermare l’anatema. Se l’insuccesso sarà bissato al ballottaggio, il governo Berlusconi potrebbe avere i giorni contati. A meno che le cose non vadano diversamente. Non solo a Milano, ma anche a Napoli dove, invece, il Pdl può brindare a un mezzo successo, avendo portato il proprio candidato, Lettieri, al ballottaggio, in vantaggio rispetto all’ex pm di Catanzaro, De Magistris. Se, perdendo Milano, il Pdl conquistasse Napoli, per Bossi sarebbe difficile chiedere il conto a Berlusconi. Se il centro-destra uscisse sconfitto da entrambi i ballottaggi, allora la crisi sarebbe certa, benché Berlusconi si dica al sicuro. Per questo sono in tanti a credere che il Cavaliere farà di tutto per convincere Casini a lasciar perdere l’avventura del Terzo Polo alleandosi con lui. Ma Casini potrà dirgli di sì solo in cambio di una cosa: Palazzo Chigi.

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I

l problema, in Italia, esiste. Spesso lo si vuol far passare come un problema relegato solo alla politica, ai litigi in parlamento. Un qualcosa che in fin dei conti alla gente non interessa. La realtà è che ci si trova di fronte ad un problema di importanza sociale e continuare a sottovalutarlo, facendo finta di niente, sarebbe solo grave e dannoso. Partiamo da un dato di fatto: in Italia l’apologia del fascismo è un reato punibile penalmente, che piaccia o meno. Detto ciò, non si può - e non si deve - puntare il dito contro chiunque parli del ventennio fascista. Per quanto di negativo noi italiani abbiamo mostrato al mondo in quel periodo, ci troviamo comunque di fronte ad un momento di estrema importanza della storia umana. Non si può cancellare con un divieto, con un colpo di spugna. Ma anzi, fa bene parlarne e ricordarlo. L’importante è che sia fatto in maniera del tutto disinteressata ed apolitica. Come, probabilmente, era l’idea iniziale delle suore Marcelline di Lecce. In una scuola privata della città salentina, infatti, le donne di fede stanno organizzando, per il 6 giugno, una recita in onore del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Ebbene, tra le canzoni che i bimbi tra i 5 e 10 anni stanno imparando a memoria, c’è tra le altre “Faccetta nera”, storica marcetta fascista. Ed anche razzista. Apriti cielo. La protesta è partita da alcune mamme ed è arrivata sino agli esponenti politici salentini. Le suore, in un primo momento, avevano deciso di eliminare la marcia fascista dalla recita, ma poi ci hanno ripensato: fa parte della storia italiana e nel ripercorrere musicalmente i 150 anni della nazione non si può non affrontare l’argomento del fascismo. Ed infatti, nella recita, si potranno ascoltare anche altri brani, alcuni moderni, altri dedicati a Garibaldi, senza dimenticare “Bella ciao”. Ci sarà proprio tutto insomma e nulla verrà lasciato al caso. Siamo di fronte ad apologia del fascismo? C’è sicuramente di peggio. Quanto accaduto a Lecce è sintomo di una società molto nervosa e sensibile all’argomento. D’altronde i politici di oggi non fanno nulla per calmare le acque: c’è chi denonima “comunista” chiunque gli passi davanti e non la pensi come lui. A Bitetto (Ba), poi, sempre in questi giorni, dopo nemmeno 24 ore dall’elezione, un neo consigliere del Pdl ha appeso ad una finestra un tricolore con fascio littorio ed aquila. Ecco, in questo caso ci troviamo di fronte ad apologia del fascismo. Ed infatti il consigliere è stato denunciato. Va bene parlare e ricordare il fascismo, ma sempre mettendo i puntini sulle i. Infine un consiglio ai politici di oggi, di destra e sinistra: basta con il passato, ma concentratevi sui problemi del presente e soprattutto del futuro.

redazione@suditalianews.com

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patto canada-lecce claps/Indagini chiuse

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cronaca/Trani

calcio/Serie A

sangue nelle campagne: imprenditore assassinato

il lecce è salvo, ma rompe con de canio

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danilo restivo unico indagato > P.5


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21 maggio 2011

molise/Provincia

Roccaforte centrodestra U

Seggi elettorali in Puglia

puglia/In molti comuni sarà necessario il ballottaggio, ma il Pd cresce

Frenata per il Pdl S

aranno i ballottaggi a dire chi ha vinto le amministrative in Puglia fra centrodestra e centrosinistra. Finora il primo turno ha premiato il centrodestra che ha portato a casa 4 sindaci nelle città con più di 15mila abitanti contro i 3 del centrosinistra. Ma il ballottaggio potrebbe capovolgere il risultato, anche se, mettendo insieme i comuni in cui si è votato col sistema maggioritario, il centrodestra potrebbe rimanere in testa. Non si tratterà, in ogni caso, di una vittoria. A conti fatti, anche in Puglia il Pdl ha dovuto confrontarsi col calo complessivo delle simpatie degli elettori berlusconiani, tanto che il segretario regionale del Pd, Blasi, ha potuto trionfalmente affermare che per la prima volta il Pd è risultato essere il primo partito pugliese. Vero, ma solo perché in Puglia il Pdl, oltre che in miriadi di liste civiche, si è diviso in almeno altri due tronconi, la Puglia Prima di Tutto, il partito di Fitto, e in provincia di Bari il Movimento del presidente della provincia, Schittulli. Mettendo insieme i voti di Ppdt e Schittulli, il Pdl balza nuovamente in testa superando di 2-3 punti il 30 per cento. Si tratta, in ogni caso, di un risultato ben lontano dal 40 per cento conquistato mediamente nelle ultime tornate elettorali sia nazionali che regionali. Ma, alle comunali, si sa, vince il campanile e fondamentale risulta la scelta dei candidati-sindaco. Nell’unico capoluogo in cui si è votato, Barletta, il sindaco uscente del Pd, Maffei, ha sbaragliato la concorrenza al primo turno col 54 per cento perché nei cinque anni precedenti (era stato eletto già col 68 per cento cinque anni fa) ha saputo conquistarsi la fiducia dei bar-

Anno II - n.20 (63) - 21 maggio 2011 Iscrizione al Registro Stampa del Tribunale di Bari n. 14 del 3 marzo 2010 Direttore responsabile Giovanni Magistà Proprietario ed Editore Converprint s.r.l. Stampa NewsWeb Printing & Distribution 105 Wingold Avenue, M6B 1P8 Toronto, Ontario (Canada) Telefono: 416-785-4311 ext. 239 Direzione-Redazione-Pubblicità Via Polignano 5 - Conversano (Ba) E-mail redazione@suditalianews.com

lettani. Ma come lui, anzi meglio di lui, ha fatto il sindaco di Bisceglie, Spina, del Pdl, che è stato rieletto con il 60 per cento dei voti. Azzeccare i candidati è fondamentale nelle comunali. Ne sa qualcosa il presidente della provincia di Bari, Schittulli, che aveva puntato tutte le sue carte su Triggiano, dove aveva candidato la sua vice-presidente alla Provincia, Maurodinoia, che alle provinciali aveva ottenuto un buon successo personale. Non è stato così al Comune di Triggiano, dove la Maurodinoia non è andata oltre il 35 per cento venendo clamorosamente battuta dal candidato del centro-sinistra, De Nicolò, un oculista evidentemente molto più ben voluto dai triggianesi.

Ed è stato così anche a Nardò, nel Salento, dove si andrà al ballottaggio, ma a contendersi la poltrona di primo cittadino non sarà la coalizione di centro-sinistra uscente, bensì la candidata del centro-destra Bruno e quello del centro (Udc) Risi. Il Pd nel caso di Nardò ha cercato di cambiare prendendo in prestito un vendoliano, ma l’esperimento non è riuscito, anche se per appena un centinaio di voti. In Puglia, più che nel resto d’Italia, il Terzo Polo (Udc, Fli e Api) ha messo a segno qualche buon risultato, ma non tanto da potersi ancora considerare una forza elettoralmente determinante. Enzo Magistà

n successo annunciato, ma il vento del nord che soffia ad abbassare la temperatura del centrodestra un piccolo refolo l’ha fatto sentire anche in Molise. Sulla vittoria dopo dieci anni della coalizione conservatrice alla Provincia di Campobasso non c’erano in fondo molti dubbi. Quasi sessantaseimila voti contro trentasettemila e partita chiusa a poche ore dallo spoglio. Rosario De Matteis in fondo era un buon candidato; politico di lungo corso sì, ma certamente più gradito umanamente della pur giovane Micaela Fanelli, candidata di un centrosinistra diviso che non convince nel metodo quando parla di rinnovamento. Al biologo di Villa Esther, a Bojano, da tre legislature consigliere regionale, è bastato parlare ai giovani e ricucire quel poco di voto di opinione che poteva mancare alla vittoria. Nei paesi, soprattutto, De Matteis ha costruito il suo 54,26%; a Campobasso città arriva al 50%, certo, ma non sfonda, e per il Governatore Iorio non è una gran notizia. Il dato elettoralmente più significativo in Provincia, in assenza del fenomeno dei grillini in Molise, è il rifiuto del voto a Termoli. Alle passate provinciali, quando il candidato era basso molisano per il centrosinistra, era andato a votare l’82% degli aventi diritto. Per le provinciali ultime, invece, si è raggiunto a stento il 51%. Un segnale, forte, da parte di un pezzo di regione che nelle trattative ha a lungo rivendicato la propria visibilità. Palazzo Magno era lo scenario prescelto, ma sia il centrodestra che il centrosinistra hanno scelto tre candidati di centro regione, e anche questo è un dato che preoccupa per le prossime regionali. Un dato ancora è quello del Comune di Agnone; il centrodestra si conferma a Bojano con Antonio Silvestri, e anche questa non è notizia come la caduta di Agnone. “Era troppo presto per votare ad Agnone - dice Iorio commentando il dato - perché lì abbiamo dovuto procedere a una politica di riordino dell’ospedale che ha provocato una spaccatura”. Lì, infatti, il centrodestra voleva strafare. Il suo candidato, il cardiologo Gelsomino De Vita, era stato infatti sfiduciato proprio perché stava supinamente accettando i tagli al San Francesco Caracciolo. Si è ripresentato lui e l’urna l’ha castigato a favore di un centrosinistra che con Michele Carosella vince in una roccaforte azzurra. “Vogliamo ricominciare da qui”, dicono cantando mezza vittoria. La partita, in Molise, è comunque lunga, visto che dopo le battaglie il countdown ora è per la guerra, quella delle regionali di novembre. Stefano Ricci

basilicata/Nonostante i ballottaggi a Pisticci e Melfi, per il Pd è un successo

Vittoria per il centrosinistra C’

è euforia nel centrosinistra, all’indomani delle elezioni amministrative in Basilicata. La tornata elettorale, in attesa dei ballottaggi di Pisticci e Melfi, ha rappresentato, infatti, un risultato straordinario per il Pd e per gli altri partiti del centrosinistra che sono riusciti a strappare al centrodestra alcuni fra i comuni più importanti nei quali il Pdl amministrava da anni. E’ il caso di Pisticci, Melfi e Montescaglioso. Nella città federiciana Livio Valvano ha sbaragliato gli avversari, anche se andrà al ballottaggio con la candidata sindaco di “Io amo Melfi”, Mina Sassone. Ma per un pugno di voti. Se il centrosinistra non si fosse diviso con i Popolari Uniti per Valvano non ci sarebbe stata storia fin dal primo turno. A Pisticci, paese dei 9 contendenti alla poltrona di sindaco, il centrosinistra arriva al ballottaggio con una sorta di scontro fratricida: dall’una e dall’altra parte ci sono esponenti della stessa area politica, separata in casa. Andrea Badursi contro Vito Di Trani. Con il rappresentante del Pdl, Nicola Panetta, ben distanziato. Così come a Lauria e Lagonegro dove si riconferma Domenico Mitidieri. Stessa storia a Ginestra e Paterno, vince il centrosinistra, con Pepice e Greco. A Sant’Arcangelo, Trecchina, Sarconi e San Chirico gli elettori scelgono la continuità e confermano gli uscenti. Stessa cosa a Balvano, Castronuovo e Campomaggiore. A Grottole De Giacomo la spunta per il centrosinistra.

notizie in brevE bitetto, apologia di fascismo in comune Neanche 24 ore dopo l’elezione a sindaco di Bitetto (Ba), Stefano Occhiogrosso, Pdl, e la sua amministrazione, finiscono al centro di polemiche. Un suo consigliere comunale, Giacomo De Filippis, espone sul balcone una bandiera tricolore con il fascio littorio, sovrastata da un’aquila romana. La bandiera viene sequestrata ed il consigliere denunciato per apologia di fascismo.

canosa, manca l’acqua nei campi Parlano di paradosso gli agricoltori della zona di Canosa di Puglia e Loconia dove l’acqua c’è, ma non possono utilizzarla. E così i raccolti vanno distrutti. Sarebbe colpa del Consorzio bonifica Terre d’Apulia, da dove però si difendono spiegando che mancano gli operai stagionali per la manutenzione dei pozzi. In vista una protesta davanti alla Regione Puglia.

taranto, ordigni inesplosi Dopo il recupero e il brillamento di un ordigno bellico eseguito dalla Marina Militare martedì, mercoledì la Guardia di Finanza ha scoperto nel Mar Piccolo un altro ordigno simile, alto 80 cm e largo un metro, contenente ancora 130 Kg di tritolo. L’esplosivo, è stato fatto brillare al largo del Mar Ionio, in condizioni di sicurezza.

“sportello basilicata” a zurigo La commissione regionale dei lucani all’estero e l’ufficio internazionalizzazione della Regione hanno promosso l’apertura a Zurigo, in Svizzera, di uno “sportello Basilicata”. Lo ha annunciato a Potenza il presidente della commissione, Antonio Di Sanza. Lo “sportello - è scritto in una nota - sarà il punto di contatto tra istituzioni, lucani all’estero ed internazionalizzazione dei prodotti”.

bari, professore stalker Lui professore di matematica 50enne, lei sua alunna 17enne di un liceo di Castellana Grotte. Da un anno l’uomo le telefonava e le inviava sms. Si era invaghito di lei, la cercava ogni giorno, la voleva incontrare. In cambio di voti eccellenti. La ragazza si è recata dai carabinieri con i genitori per denunciare il tutto. Il professore è stato arrestato e sospeso dall’insegnamento.

a potenza il “gym day”

Seggi elettorali in Basilicata

Ad Aliano festeggia De Lorenzo che ha guidato la lista civica vincitrice. A Rionero in Vulture importante successo del centrosinistra con la conferma a sindaco di Antonio Placido. A Scanzano Ionico nuovo mandato per il sindaco Salvatore Iacobellis. Salve per il centrodestra solo Francavilla e Ferrandina (strappate agli avversari), Oliveto e Castelluccio Inferiore. Solo tre le donne che guideranno i comuni di Fardella, Oliveto e Oppido Lucano. Insomma una debacle per il centrodestra. Per il sottosegretario all’istruzione, Guido Viceconte, coordinatore regionale della Basilicata del Pdl, è necessario “ragionare in maniera equilibrata sulle ragioni e

sui risultati conseguiti e ripartire dal consenso ricevuto, rafforzando l’area moderata”. Viceconte, che ha convocato per sabato prossimo il coordinamento regionale del partito. Infine, una curiosità legata all’affluenza: nei 27 comuni lucani vi è stata una partecipazione al voto che ha sfiorato il 70 percento, in lieve aumento rispetto alle amministrative del 2006 ma al di sotto della media nazionale. Maglia nera per il minor numero di elettori che si sono recati al seggio in Basilicata spetta al comune di Fardella centro che ha coinvolto poco più della metà degli aventi diritto, il 51,27 per cento. Alessandro Boccia

Due giorni dedicati alle attività sportive, che trasformeranno Potenza in una palestra a cielo aperto e in una piazza d’informazione sulla corretta attività fisica, su una buona alimentazione e sulla prevenzione delle principali patologie collegate allo sport o alla vita sedentaria: sono questi gli obiettivi principali del “Gym day” in programma nel capoluogo lucano oggi e domani.

isernia, tribunale online Tempi processuali ridotti del 30%, aumento dell’efficienza, riduzione dei costi: una prospettiva certa, secondo il ministro Brunetta, per la giustizia italiana, che partirà nel 2012. Avviato anche a Isernia il progetto pilota di digitalizzazione del tribunale che introduce la cartella informatica, le notifiche e i pagamenti online.


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puglia/Il leader Casini, per ora, mette il veto

Nichi-Udc, si o no? S

Il sindaco uscente Giuseppe Rana

comunali/Al primo turno in vantaggio il centrosinistra con l’ing. Gatti

Modugno al ballottaggio T

utto rimandato al ballottaggio l’elezione del sindaco di Modugno. Questo è quanto è stato decretato dal risultato delle urne al primo turno di domenica 15 e lunedì 16 maggio scorso. A contendersi la poltrona di primo cittadino a palazzo “Santa Croce” saranno due veterani della politica modugnese. Da un lato il candidato del centrosinistra, l’ex segretario del Partito democratico, l’ingegner Domenico Gatti, appoggiato al primo turno da sette liste, raccogliendo il 31,34% dei voti, e dall’altro per il centro moderato, appoggiato dal centrodestra, c’è Giuseppe Vasile che introno alla sua candidatura aveva messo su otto liste che hanno totalizzato il 25,95% dei consensi. Mimmo con 7.276 voti contro Pinuccio con 6.021 preferenze raccolte in prima battuta, una sfida all’ultimo voto al ballottaggio per vincere la sfida e portare a palazzo di città una qualificata maggioranza di governo. Una campagna elettorale, questa, che ha riservato non poche sorprese. Innanzitutto la ridiscesa in campo del giudice Nicola Magrone, fresco pensionato procuratore di Larino che dopo la sua esperienza di consigliere comunale, nei primi anni Settanta con il P.s.i.u.p., il partito socialista italiano di unità proletaria e quella di parlamentare per Alleanza democratica con Prodi, a metà degli anni Novanta è risceso nell’agone politico con tre liste che lo appoggiavano. Un impegno quello di Magrone che nonostante il suo successo personale che lo ha portato a raccogliere quasi il 12 per cento del consenso, non avendo nessuna delle sue liste superato lo sbarramento del quattro per cento, lascerà l’ex magistrato a casa non essendo stato eletto neanche consigliere comunale. Sfiora il ballottaggio, invece, Filippo Bellomo con 353 voti in meno di Vasile, candidato del terzo polo, appoggiato dal consigliere regionale locale, Peppino Longo. E ad analizzare bene il risultato della prima domenica di voto modugnese, il vero vincitore politico di questa tornata amministrativa è stato proprio lui, Peppino Longo, che con la lista del suo partito, l’Udc, ha raggiunto il 15,07%, facendo del suo partito il primo a Modugno. Un altro dato interessante è emerso dalle urne ed è quello che il prossimo consiglio comunale sarà per il sessanta per cento formato da “new entry”, ovvero da facce nuove della politica, gente che si è presentata per la prima volta e che è riuscita a convincere gli elettori della bontà del proprio progetto politico. In questi giorni, in vista dell’appuntamento del 29 e 30 maggio, sono scattate le manovre per cercare di dirottare sui due contendenti i consensi degli altri

sei candidati sindaci che erano impegnati al primo turno. Da tutte e due le coalizioni che si scontreranno a fine mese non c’è grande voglia di sottoscrivere apparentamenti ufficiali ma solo accordi informali di programmi. Una votazione, quella di quest’anno, che non sembra essere stata scalfita neanche dalle ultime vicende giudiziarie

che hanno visto il sindaco uscente Pino Rana, essere indagato per concussione in seguito ad una denuncia fatta da un imprenditore locale, indagine che ha portato all’arresto di un pro cugino e omonimo del primo cittadino uscente il quale, lavorando in tribunale, avvisò il parente del fatto di essere indagato. Nicola Mangialardi

i o no a Nichi Vendola? E’ questo il dilemma dell’Udc pugliese in predicato di sposarsi politicamente col governatore se non fosse per il veto nazionale del leader centrista Casini. Che ha vietato l’ingresso nella maggioranza guidata da Nichi il rosso. Il gruppo regionale è diviso tra il diktat a non infilarsi nel governo comunista e l’ambizione di contare nelle decisioni strategiche della Regione. Insomma “vorrei ma non posso”. Ne viene fuori quella linea di opposizione costruttiva che vede il gruppo dei 4 consiglieri smarcarsi un giorno dalle logiche del centrodestra e votare a favore delle proposte del governo Vendola, il giorno dopo schierarsi contro il governatore. Con il coordinatore regionale del partito, Angelo Sanza, a fare da caporale perché i soldati pugliesi di Casini non cedano alle tentazioni, fortemente agitate dal Pd per chiamarseli nelle truppe (dalle nomine nei cda degli Irccs ai revisori dei conti Asl alla Fiera di Foggia). Giovedì scorso l’ennesimo avvicinamento in presidenza regionale. Il capogruppo Salvatore Negro è stato accolto nella stanza del governatore per un briefing sul prosieguo della legislatura, minata continuamente - l’ultimo caso è stato il quarto rinvio della votazione sull’Ente idrico pugliese - dai numeri risicati della maggioranza. Negro si è presentato con l’elenco delle priorità che l’Udc intende incassare dal governatore, pena un atteggiamento decisamente meno costruttivo in Aula. Si va dai contributi per gli Lsu all’anagrafe degli impianti di energia rinnovabile, dalla commissione d’indagine sugli sprechi nella

sanità allo stato di attuazione del piano di riordino. E poi c’è il rapporto tra la burocrazia regionale e la politica ricorda Negro. Vendola ha subito chiamato gli assessori per attivarsi a sciogliere i nodi. Alleanza in vista? “Vendola mi ha detto di augurarselo ma sinché non si schiarisce il quadro a livello nazionale dice Negro - è difficile che in Puglia si segua una linea diversa”. Ci muoviamo “all’unisono” con il partito e dunque, gli fa eco Euprepio Curto, “non hanno fondamento eventuali ipotesi di distinguo sulla linea politica da adottare nei riguardi del governo regionale e della maggioranza”. Ciò detto, spiega, “l’Udc non deve avere il timore di contaminarsi con la maggioranza, qualunque essa sia, se può fornire un contributo positivo per il rilancio del territorio”. Vendola, intanto, non molla sull’obiettivo di “blindare” la maggioranza da nuove trappole in Aula e per mercoledì prossimo ha convocato la maggioranza, allargando il vertice ai segretari di partito dopo il breve incontro avuto con i capigruppo. Dal centrodestra sparano ad alzo zero: “Ho perso il conto dei tentativi a vuoto della maggioranza - dice il vicecapogruppo Pdl Massimo Cassano - di approvare l’ennesimo carrozzone clientelare dell’Ente Idrico. Idv e Pd sono impegnati a piene mani nella spartizione di Primariati, appalti, forniture, assunzioni, manager Asl. A cosa sono servite selezioni e corsi per i direttori generali se il metodo di selezione resterà quello di una riproduzione esasperata, fino all’ultimo revisore dei conti, del “manuale-Cencelli?”. Francesco Iato

maglie-leuca/Il Consiglio di Stato dà l’ok

Ss275, si parte?

barletta/Maffei (Pd) riconfermato sindaco

Tutto confermato B

arletta è una città di centrosinistra. Il centrodestra deve pazientare ancora prima di provarci un’altra volta. E’ andata come 5 anni fa, percentuale meno bulgara certo ma il sindaco uscente Nicola Maffei si riconferma alla guida del Palazzo di via Cialdini. Unico capoluogo di provincia in Puglia ad essere chiamato a rinnovare il suo consiglio comunale, Barletta rimane roccaforte del centrosinistra. Il primo cittadino raccoglie il 55,63% dei consensi, la coalizione a sostegno formata da Pd, Idv, La Buona Politica, Sinistra per Barletta, Sel, Api e Psi, raccoglie il 60,62%. A farla da padrone il Partito democratico, primo partito della città che sarà rappresentato da 10 consiglieri su 32. Tra i dati di rilievo c’è il risultato de “La Buona politica”, movimento fondato dall’ex sindaco Francesco Salerno che diventa la terza forza a Barletta. Maria Grazia Vitobello, la candidata del centrodestra, non è riuscita nell’intento di essere la prima donna alla guida della città della Disfida, neanche di arrivare al ballottaggio. Lusinghiero il suo 31,24%, altrettanto il 28,27% della coalizione che la sosteneva formata da Nuova Generazione, Partito Democristiano Cristiano, Fiamma Tricolore, PDL, Barletta Vale, Barletta in Rosa, Movimento Politico per Schittulli la Puglia prima di tutto. Per quanto riguarda gli assetti in consiglio, dove l’opposizione sarà di 9 elementi, il Popolo della Libertà si conferma la seconda forza politica in assoluto della città. C’è un terzo polo, rappresentato dall’ex senatore Giuseppe Dipaola che torna a sedere nella massima assise cittadina. Niente da fare Sabrina Salerno, figlia dell’ex sindaco, e per Raffaella Porreca, sua seconda moglie. Nessuna delle due candidate sindaco siederà in consiglio comunale ma la sfida l’ha vinta la prima, con la lista dei Verdi, che ha totalizzato l’1,79% rispetto alla seconda che ha raccolto 932 consensi pari all’1,62%. Veniamo ai commen-

L Barletta

ti. Il sindaco Nicola Maffei è pronto a rimboccarsi le maniche, priorità della sua attività amministrativa saranno la cultura, il rilancio della città in chiave di capoluogo della nuova provincia e il miglioramento della viabilità urbana. “Metteremo a punto il piano del traffico”, dice, “prevediamo di realizzare nuovi parcheggi e altre tre grandi rotatorie, ma soprattutto intendiamo incrementare il trasporto pubblico per ridurre l’uso dell’auto”. Altro pallino il fronte mare, il restyling cioè della litoranea. “Lo faremo con l’aiuto dei privati”, conclude Maffei. Che si augura di non avere più a che fare con le fibrillazioni della sua stessa maggioranza. Nella nuova provincia si è votato anche a Bisceglie dove è stato riconfermato il sindaco Francesco spina del centrodestra con una percentuale del 58,49% rispetto al suo avversario Francesco Napoletano fermo al 38,35%. Sindaci nuovi invece a Minervino Murge con Rino Superbo del centro sinistra, a Trinitapoli e Spinazzola con Francesco Di Feo e Nicola Di Tullio, entrambi del centrodestra. Giovanni Di Benedetto

La statale 275 Maglie-Leuca

a battaglia dovrebbe essere finita. E i lavori, finalmente dovrebbero cominciare. Dopo anni di polemiche, ricorsi e contro-ricorsi, sul raddoppio della statale 275 che collega l’ultimo lembo di Puglia con le altre principali arterie della regione, dovrebbe essere stata scritta la parola definitiva: ok e partano i lavori. A scrivere la parola fine è stato il Consiglio di Stato, che ha rigettato il ricorso degli ambientalisti che si opponevano ai lavori nell’ultimo tratto della strada che arriva a Santa Maria di Leuca. Ma ancor più determinante è stato l’accordo siglato proprio in dirittura d’arrivo fra la Regione e la Provincia di Lecce. A seguito dell’accordo, la Regione ha ritirato il suo ricorso e questo ha consentito ai giudici amministrativi di poter chiudere la questione. In sostanza, la statale verrà raddoppiata quasi per intero. Il percorso sarà tutto a quattro corsie, tranne che per l’ultimo tratto di 10 km nel quale, però, si dovrà costruire un viadotto che gli ambientalisti non volevano. La Provincia ha rinunciato alle quattro corsie nell’ultimo tratto in cambio del viadotto. La Regione ha concesso il viadotto, ma ha salvato le peculiarità paesaggistiche dell’intero comprensorio di Leuca. I due enti, insieme, hanno salvato un finanziamento di molto superiore ai 100 milioni di euro che rischiava di andar perso se non si fosse raggiunto l’accordo. Il proget-

to, come si ricorderà, venne approvato e finanziato una decina d’anni fa. Ma le sollevazioni delle associazioni di ambientalisti fecero si che la Regione, non più guidata dal salentino Fitto ma dal barese Vendola, cambiasse idea. Quel progetto - si diceva - è troppo invasivo, distrugge il panorama di una delle più incantevoli zone della Puglia dove ancora la natura è rimasta incontaminata. Ma per salvare il paesaggio, replicavano i sindaci di decine di piccoli comuni attraversati dalla statale, stiamo uccidendo le città, ormai intasate, specie d’estate, dal traffico turistico. Si è cercato negli anni di conciliare le due esigenze e la Provincia di Lecce ha più volte presentato ricorsi nei tribunali amministrativi per sbloccare il progetto, già finanziato. La Regione si è sempre opposta, fino all’ultima decisione del Tar, che diceva sì al raddoppio della 275 ma non nel tratto finale. Per superare anche quest’ultimo inghippo, con la mediazione del Ministro Fitto, le parti si sono più volte incontrate, fino a raggiungere l’intesa che è servita al Consiglio di Stato per chiudere la questione definitivamente. Adesso, è l’auspicio di tutti, si potrà fare la gara d’appalto per l’avvio dei lavori che dureranno almeno qualche anno se, come molti temono, non verranno interrotti periodicamente dalle proteste degli ambientalisti. Enzo Magistà


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tradizioni/Valorizzare gli strumenti di una volta

Il passato è vivo S

folklore/Feste e balli popolari nel ruolo di rievocazione del passato

Tra pagano e religioso D

ella Basilicata, nonostante regione per molti ancora sconosciuta, si parla da sempre. Ne hanno parlato scrittori insigni, l’hanno riprodotto registri di fama internazionale. Dai borghi lucani si sprigiona un’intelligenza aguzza. I lucani, hanno saputo mantenere la propria identità culturale basata sia su solide tradizioni, sia sul carattere ospitale e orgoglioso, ostinato e determinato, fondamentale per la sopravvivenza di un popolo. La condizione di “contadino del sud” che la terra si porta “dentro” perché la Basilicata è una terra intrisa di luce, che non si può dimenticare. La Basilicata è una regione che ha dato i natali a figure come Isabella Morra, a Luigi Tansillo e poi Rocco Scotellaro, Albino Pierro, Michele Parrella e Leonardo Sinisgalli; i letterati Tommaso Stigliani, Giuseppe de Robertis e Carlo Salinari; filosofi come Emilio Paolo Lamanna e i giuristi Mario Pagano ed Emanuele Gianturco; storici come Giacomo Racioppi e Giovanni Battista Bronzini; gli intellettuali meridionalisti Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti ed Ettore Ciccotti, o medici ricercatori come Rocco Mazzarone; archeologi come Domenico Ridola, Michele La Cava e Vittorio de Cicco; compositori come Gesualdo da Venosa ed Egidio Romualdo Duni. La Regione Basilicata investe tanto nella cultura, attraverso progetto e finanziamenti rivolti in particolar modo ai giovani. Da alcuni decenni un ruolo molto importante è svolto proprio dai tanti circoli culturali che spingono alla conoscenza e valorizzazione del territorio e a partire dagli anni ’80 dall’Università della Basilicata. Un’esperienza positiva e crescita

per il territorio è quella delle mostre internazionali di scultura nelle chiese rupestri di Matera. L’evento, che nasce da un’esigenza culturale e coinvolge artisti di grande valore, ha il merito di creare un rapporto nuovo con l’arte, sia per la bellezza degli ambienti che per l’accuratezza della selezione delle opere. Ma, probabilmente, uno degli eventi fondamentali nella società lucana è quello delle feste e dei balli popolari che, ancora oggi, svolgono un ruolo di coesione e di rievocazione del passato molto importanti. Molte sono le feste che si dividono tra lo spirito religioso e quello pagano: si pensi a quelle che si celebrano come ringraziamento per il raccolto e per propiziare quello dell’anno successivo. Per esempio il Maggio di Accettura è una festa tipicamente pagana, dalle origini antichissime. Un grosso albero viene abbattuto e portato al centro del paese, dove “sposerà” simbolicamente, un albero più giovane che gli verrà innestato sulla cima. Il rito, che attribuisce agli alberi il potere di generare, si compie soprattutto per propiziare una buona annata agricola. Manifestazioni simili si tengono ad Oppido Lucano, Pietrapertosa e Garaguso. A Potenza, invece, la Sfilata dei Turchi, pur nascendo da una storia-leggenda a sfondo religioso, si può definire una celebrazione storica. Si narra che in una notte di maggio, mentre i potentini riposavano, un gruppo di pirati saraceni risalì il fiume Basento su alcune imbarcazioni e attaccò la città. Colti di sorpresa, i potentini si trovarono indifesi. D’improvviso il cielo si illuminò e comparve una schiera di angeli che, sorprendendo i saraceni, diede ai potentini il tempo di organizzare la

Il carro della Madonna della Bruna

difesa. Cacciato l’invasore, il popolo attribuì il miracolo a San Gerardo che in vita era stato vescovo di Potenza. Il 2 luglio a Matera si ringrazia invece la Madonna della Bruna. La festa, che si svolge da oltre 600 anni, nasce anch’essa da una leggenda. Si narra di una donna poverissima e bellissima che nei pressi di Matera chiese un passaggio a un contadino. Alle porte della città la donna si rivelò come la Madonna e chiese al contadino di consegnare un messaggio al vescovo della città. Questi, ricevuto il messaggio, si recò a ricevere la Madonna, ma giunti sul luogo trovarono una statua su di un carro trionfale. Il Vescovo ordinò di portare il carro in cattedrale, ma intanto i soldati della città avevano ricevuto l’ordine di sequestrarlo. Il popolo, piuttosto che consegnarlo, preferì distruggerlo per rimanere in possesso ognuno di una parte. La festa, che inizia all’alba con la processione dei pastori, culmina, dopo la sfilata del Carro Trionfale scortato dai cavalieri, nella distruzione dello stesso con un assalto popolare. Dalla distruzione del Carro si traggono gli auspici per il raccolto e chiunque riesca a possedere un pezzo avrà fortuna per l’anno a venire. Altro segno tangibile dei caratteri della ruralità lucana è la tipica casa contadina. Un’architettura che con il tempo si va sempre più modificando. La tipica abitazione contadina è stata quella dei Sassi di Matera, simbolo di una condizione sociale che riguardava un’intera popolazione. Ricavata in una grotta, senza finestre e con le pareti umide, era l’ambiente in cui il contadino viveva con la famiglia e gli animali che passavano la notte in fondo alla casa-grotta.

ono numerose le Associazioni lucane nate con lo scopo di recuperare e valorizzare le tradizioni popolari della Basilicata. Vi è un forte interesse verso la ricostruzione e la valorizzazione degli strumenti del passato, come la zampogna, la ciaramella, la surdullina ed il cupa-cupa. E’ molto forte in Basilicata l’attenzione verso la cura delle tradizioni musicali e canore che in molti casi vengono riproposte al vasto pubblico sotto forma spesso di spettacolo. La cultura lucana, gelosa della propria tradizione storica, cerca di alimentarla e di renderla sempre attuale custodendone la matrice ed insegnando alle giovani generazioni gli antichi culti. Vi sono i balli, appartenenti al mondo della cultura contadina e connessi all’impiego di determinati strumenti che ancora vivono e sono custoditi con rigore sul territorio lu-

cano. La tarantella lucana e la pastorale, ne sono un esempio importante, e rappresentano dei moduli ritmici particolarmente rappresentativi della realtà popolare lucana e soprattutto dell’area del Pollino. Tutta questa tradizione è oggi rivisitata in chiave moderna. Infatti la danza, spesso, oltre ad essere accompagnata da tipici strumenti tradizionali è affiancata anche da strumenti percussivi come la batteria, il basso, e dalla chitarra che si uniscono a suoni e armonie che rendono più che mai attuale la musica popolare. Particolare attenzione è dedicata ai canti di cultura lucana, manifestazione di un linguaggio ricco di metafora dove ricorre oltre ai temi pastorali e contadini , anche quello dell’amore inteso come espressione di un rapporto più generale di vita sociale in relazione diretta con le numerose bellezze della natura.

Il maggio di Accettura

I Sassi di Matera come abitazioni in passato


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claps/Chiuse le indagini: Restivo unico indagato

Il cerchio si stringe E’

Il luogo dell’omicidio

cronaca/Ucciso con due colpi di pistola un imprenditore di Trani

Omicidio misterioso “V

iveva per il lavoro”, ha detto di lui don Dino Cimadomo nell’omelia durante il funerale, “e per il lavoro è morto”. O almeno così sembra. Perché in effetti non ci sono certezze in questa storia, solo ipotesi, sospetti, colpi di scena, mezze verità. L’unico punto fermo l’uccisione di un imprenditore edile, Nunzio De Girolamo, aveva 62 anni, era di Trani. E’ stato ammazzato con due colpi di pistola e gettato in un pozzo, nelle campagne alla periferia di Bisceglie. Succedeva venerdì 13 maggio, la domenica successiva i carabinieri hanno trovato il cadavere di un

intonachista di 58 anni, Nicola Lops. Sembra la svolta ma non lo è. Potrebbe essere l’autore dell’omicidio del costruttore, era uno dei suoi fornitori, forse è stato preso dal rimorso e ha deciso di farla finita. Gli investigatori ci credono fino a prova contraria, confermano che l’artigiano era uno dei maggiori sospettati, ma non danno nulla per scontato. In questa storia poi c’entrano anche i due figli di Lops, Savino e Lorenzo, rispettivamente di 34 e 30 anni, entrambi indagati dal magistrato della procura di Trani per concorso in omicidio volontario e occultamento di cada-

arresto/Fermato in un casolare il boss del Gargano

Come Provenzano Q

uando i poliziotti hanno fatto irruzione nel casolare, non ha cercato di scappare o di reagire, nonostante nascondesse a pochi metri una pistola calibro 9. Più che altro si è mostrato sorpreso, al punto da chiedere agli agenti come avessero fatto a trovarlo, sicuro del fatto che nessuno lo avrebbe mai individuato in quella masseria in una zona impervia del Gargano. E’ finita la notte del 13 maggio, nelle campagne tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo, la latitanza di Giuseppe Pacilli, 39 anni, l’ultimo latitante di spicco della mafia del Gargano, uomo di fiducia del clan Li Bergolis. Pacilli era ricercato dal marzo del 2009: deve scontare una condanna definitiva a 12 anni per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione, ma era ricercato anche per aver progettato un attentato - non eseguito - a due agenti del commissariato di Manfredonia che stavano conducendo con particolare dedizione le sue ricerche. In oltre due anni trascorsi da uomo in fuga, Pacilli aveva adottato rigorose precauzioni: non usava il telefonino, il suo ultimo rifugio era una masse-

ria semi abbandonata senza elettricità né acqua corrente, situata in una zona impervia, fra boscaglia e dirupi. Un’attenzione maniacale a non lasciare tracce, al punto che gli inquirenti lo avevano soprannominato il Provenzano del Gargano. Il casolare in cui si nascondeva era nella frazione di Ruggiano. La masseria è stata circondata da un’ottantina di poliziotti. Alle indagini per individuarlo collaboravano da tempo anche funzionari di polizia del Servizio Centrale Operativo che parteciparono all’arresto di Bernardo Provenzano. Secondo magistrati e polizia, Pacilli, negli ultimi tempi, si era sganciato dal gruppo di appartenenza, anche perché Franco Li Bergolis, il capoclan, è in carcere dallo scorso settembre. Giuseppe Pacilli, dunque, si stava organizzando per costituire un gruppo autonomo, in modo da gestire, in particolare, il racket delle estorsioni. La sua cattura ha rappresentato una vera e propria liberazione per il Gargano, che nel giro di pochi mesi ha visto tornare in galera i principali boss dei clan di Monte Sant’Angelo e Vieste. Pietro Loffredo

vere. Ma c’è anche una quarta persona, ufficialmente ancora non identificata. La deduzione è logica, manca l’arma del delitto, potrebbe averla nascosta un quarto uomo, lo stesso che non si esclude abbia sparato. Gli investigatori non confermano, ma neanche smentiscono. L’intonachista, secondo quanto trapela dalle indagini, aveva chiesto al costruttore per il quale stava lavorando un anticipo di 20mila euro sui lavori che doveva terminare in un cantiere. Per ottenerli si sarebbe accompagnato ad un suo “amico”, quasi volesse intimorire De Girolamo e convincerlo a pagare. La discussione, avvenuta all’interno di un casolare abbandonato scelto per l’incontro, sarebbe degenerata fino al tragico epilogo. Fonti inquirenti sono convinte che a sparare sia stato invece l’intonachista, il suo suicidio non farebbe altro che confermare questa ipotesi, anche se si attendono lumi dall’autopsia sul suo corpo che presenta segni di scottature. Potrebbero essere successive al tentativo disperato dell’uomo di darsi fuoco all’interno della sua macchina scegliendo poi di impiccarsi ad un albero con una corda di nylon. I suoi figli, sentiti più volte dai carabinieri, non hanno mai chiarito i dubbi sulle modalità e il movente del delitto. Non è escluso che i due siano arrivati dopo la morte di De Girolamo e, con una quarta persona, abbiano aiutato a nascondere il cadavere nella cisterna. Di certo l’omicida non ha potuto fare tutto da solo, meno che mai l’artigiano che aveva anche problemi di salute. Qualcuno dunque lo avrebbe aiutato a nascondere il cadavere nel pozzo. Lo si deduce dalle diverse impronte trovate nel casolare dove la vittima è stata uccisa e dal modo in cui è stato nascosto il corpo nella cisterna, sollevato di peso e gettato in piedi. Un dato è certo, confermato da fonti inquirenti: alle ricerche del costruttore, dopo l’allarme lanciato dalla moglie che non lo aveva visto rientrare a casa, avevano partecipato anche l’intonachista e i suoi figli, quasi volessero crearsi un alibi. Intanto i carabinieri stanno acquisendo documentazione contabile, eventuali depositi in banca avvenuti nelle ultime ore. Sia da parte della famiglia Lops che da altri fornitori del costruttore o di maestranze, i cosiddetti “cottimisti”, che De Girolamo pagava una volta terminati i lavori e chiusi i cantieri. Dall’auto dell’imprenditore, una Mercedes classe A trovata chiusa e con l’antifurto inserito, è sparita della documentazione, denaro contante che serviva per pagare gli operai e le chiavi. Si attende l’esito dell’esame sui tabulati telefonici del cellulare del costruttore per verificare spostamenti e contatti. L’ultima chiamata De Girolamo l’ha ricevuta poco dopo mezzogiorno da un falegname di sua fiducia. Alle 13 il telefono squillava e nessuno ha più risposto. Giovanni Di Benedetto

Danilo Restivo l’unico indagato della morte di Elisa Claps, la studentessa di Potenza scomparsa nel 1993 ed il cui corpo è stato ritrovato nella chiesa della Santissima Trinità della città lucana il 17 marzo del 2010. La Procura di Salerno ha infatti chiuso le indagini sulla morte della giovane donna, chiudendo il cerchio su quello che resta l’unico indagato accusato di omicidio volontario pluriaggravato. Nell’avviso di conclusioni delle indagini, notificato ai legali di Restivo, gli avvocati Mario e Stefania Marinelli, la Procura sostiene che Elisa è stata uccisa il giorno stesso della scomparsa. Dopo un tentativo di approccio sessuale, Restivo, dice la Procura di Salerno, ha ucciso Elisa nel sottotetto della chiesa di Potenza. Un omicidio, quello della Claps, che la Procura ha ‘raccontato’ in 76 faldoni che sono stati messi a disposizione sia del legale di Restivo che dell’avvocato della famiglia Claps, Giuliana Scarpetta. Nel frattempo, a Winchester, in Inghilterra, è entrato nel vivo il processo per omicidio ai danni del 39enne potentino accusato di aver ucciso, il 12 novembre del 2002, Heather Barnett, la sua dirimpettaia. I pm Michael Bowes e Roger Climie, infatti, nel presentare i capi d’accusa hanno chiarito che “le circostanze in cui Elisa Claps è stata uccisa sono talmente simili a quelle di Heather Barnett e che non ci sono dubbi che il killer sia lo stesso, ovvero Danilo Restivo”. I magistrati inglesi hanno anche con-

Danilo Restivo

testato la ricostruzione degli spostamenti avvenuti quel 12 novembre del 2002 effettuata dal giovane lucano nei suoi interrogatori con la Dorset Police, smontando così il suo alibi. A seguire il processo, anche la mamma di Elisa, Filomena, che è riuscita ad entrare in aula, e a sedersi giusto davanti al banco degli imputati. Quando Restivo è entrato gli ha lanciato un lungo intensissimo sguardo. “Almeno la soddisfazione di guardarlo fisso negli occhi me la sono tolta. E lui ha ricambiato, - ha commentato mamma Filomena - con quella sua faccia da corvo. Ora deve marcire in galera”. Il processo inglese andrà avanti ancora per altre tre settimane. Alessandro Boccia

incidente/Per un autobus diretto in Basilicata

Paura in autostrada

L’autobus ribaltato

L’

ipotesi di reato è quella di lesioni colpose. Il fascicolo, a carico di ignoti, è stato aperto dalla procura di Cassino che sta indagando sull’incidente che ha visto coinvolto il pullman della “Liscio”, ribaltatosi, giovedì scorso, al chilometro 677 della A1, vicino a San Vittore. Non mancava molto alla consueta sosta di metà tragitto, quella di un quarto d’ora in cui i due autisti si danno il cambio nei pressi di un’area di servizio sulla Caserta-Salerno. Dalle testimonianze che hanno generato la prima ricostruzione si evince che l’autista avrebbe perso il controllo del mezzo, che è finito sul prato che costeggia la corsia d’emergenza proseguendo per alcuni metri la sua marcia fino all’inizio del guardrail. La fiancata sinistra del bus, all’interno del quale si trovavano 47 viaggiatori, ha impattato la striscia di metallo di bordo strada, fino a piegarla quando il gigante su sei ruote si è accasciato. I feriti: sette sono stati trasportati a Cassino, compreso l’autista, un sessantunenne originario di Picerno, e un altro passeggero ricoverati con codice rosso, la cui prognosi è ancora riservata. L’autista è stato destinato al reparto ortopedia, non si è mai parlato di pericolo di vita. E’ intervenuta

anche l’eliambulanza. Non destano allarme le condizioni degli altri: tre ricoverati all’ospedale di Alatri, tre a Pontecorvo, tre a Frosinone. Il bus a due piani, partito alle 15 dal terminal della stazione Tiburtina, sarebbe dovuto arrivare alle 19.30 a Potenza per poi proseguire in direzione Matera. E’ la tratta che quotidianamente moltissimi lucani, studenti, turisti, familiari di ragazzi fuori sede percorrono sui mezzi dell’azienda. Nel frattempo la società di trasporti potentina, con un comunicato stampa, ha ringraziato tutti i soggetti che sono intervenuti per l’assistenza fornita in loco, per l’espletamento dei primi soccorsi, per la solidarietà dimostrata nei confronti dei viaggiatori e nei confronti della stessa ‘Liscio’, che in 29 anni di gestione del servizio Potenza-Roma non era mai occorsa in un incidente simile, a dimostrazione che il servizio è sempre stato espletato nel rispetto della sicurezza e delle regolarità”. Infine un ringraziamento ai passeggeri che “spinti da una grande solidarietà - è scritto nella nota - si sono aiutati l’un l’altro per superare le difficoltà che a vario titolo si sono manifestate a seguito dell’incidente”. (a.b.)


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san severo/Tante le presenze nella città foggiana per la festa patronale

Madonna del Soccorso O

gni anno, la terza domenica del mese di maggio si trasforma in un vero e proprio delirio collettivo a San Severo. Migliaia di persone riempiono le strade cittadine per il tradizionale appuntamento con i festeggiamenti in onore della Madonna del Soccorso, con le fragorose batterie a fare da colonna sonora durante la processione della statua della Vergine tra due ali di fedeli. Quest’anno, una folla di devoti e di turisti - giunti anche da altri centri della provincia di Foggia - ha invaso le strade di San Severo ancor più che in passato. Il momento clou dei festeggiamenti si ripete anche il lunedì successivo. La Madonna del Soccorso è la patrona principale della città dell’Alto Tavoliere e di tutta la diocesi, accanto

ai santi Severino Abate e Severo Vescovo, le cui statue affiancano quella della Vergine durante la processione, assieme alle effigi degli angeli protettori. Per i sanseveresi, la festa rappresenta un’occasione per incontrarsi, soprattutto per gli emigranti che tornano in città non solo dal Nord Italia, ma anche dall’estero. I protagonisti sono i “Fujenti”, ossia coloro che corrono sia dietro, che parallelamente ai fuochi, seguendo il passaggio della statua della Madonna nera. Non solo ragazzi, ma anche tanti adulti - tra cui molte donne - corrono per sfidare le scintille, per fermarsi solo dopo l’ultima deflagrazione. La statua della Madonna del Soccorso esce dalla chiesa di San Severino

Abate, preceduta dalla lunga processione delle Arciconfraternite, che portano in spalla le effigi dei Santi protettori. Poi comincia l’esplosione dei fuochi, che dà ufficialmente il via ai festeggiamenti. Le batterie sono caratterizzate da una serie di esplosioni di diversa intensità. Una lunga miccia, bruciando, fa esplodere i fuochi in successione, intervallati da bengala e mortaretti, fino all’ultima, grande detonazione. La tradizione vuole che lungo il tragitto della processione i devoti lancino dai balconi petali di rose e biglietti colorati, su cui sono trascritte preghiere in onore della Vergine, invocata dai fedeli come protettrice contro le calamità naturali che minacciano le campagne. La prima festa patronale del Soccorso risale al 1858, mentre l’anno seguente ci fu l’istituzione del patronato della Madonna nera. In realtà, essa non è altro che la trasformazione della festa patronale di San Severo Vescovo. Prima del Settecento, l’unica festa patronale era quella in onore di San Severino abate, definito il “Principale Padrone, Protettore e Difensore” della città e della diocesi. Quello in onore della Madonna del Soccorso è un culto importato da Palermo, che affonda le radici a sette secoli fa e legato agli Agostiniani, che a San Severo ebbero un monastero. Tornati in città nel 1514 dopo un periodo di allontanamento, i monaci promossero il culto della Madonna nera: secondo la tradizione, la statua sanseverese della Madonna del Soccorso sarebbe giunta dalla Sicilia nel 1564. Nel 1652 il monastero agostiniano fu soppresso: da allora, la devozione alla Vergine fu tenuta viva dai possidenti, che dopo il 1679 si riunirono in confraternita, elevata ad arciconfraternita nel 1870. Pietro Loffredo

La Madonna del Soccorso di San Severo

bitonto/Il 26 maggio la rievocazione storica

La lunga battaglia

accordo/Tra la fondazione canadese e le istituzioni del territorio

Musagetes sbarca nel Salento T

erra affascinante tra i Balcani e il Mediterraneo, il Salento rappresenta una inesauribile miniera culturale. La fondazione canadese Musagetes sceglie Lecce, territorio ricco di storia, tradizioni ed enormi potenzialità per continuare un percorso culturale che la vede impegnata nelle principali città del mondo. La fondazione legata al Blackberry e l’associazione Loop House, infatti hanno sottoscritto un protocollo d’intesa con la Regione Puglia, con la Provincia di Lecce e con il Comune di Lecce per dar vita al piano triennale artistico culturale. Si parte a settembre con un ricco calendario che prevede workshop, programmi di residenza con artisti e ricercatori internazionali. Lo scopo è preciso: collegare l’arte alla vita della comunità, esaltando le molteplici espressioni, diffondere l’approccio partecipativo nei processi creativi e l’ecosostenibilità nelle pratiche sociali. Sigillo di garanzia di grande professionalità in campo internazionale, Musagetes si avvale di artisti, designer, perfomer, compagnie di teatro e danza che avvieranno un processo innovativo di nuove politiche culturali nel Salento. Musagetes esporta un modello di successo anche in terra pugliese, con la consapevolezza che le arti possano contribuire alla trasformazione sociale. La presentazione del protocollo è avvenuta al Palazzo di Città, alla presenza tra gli altri dell’assessore regionale al Mediterraneo Silvia Godelli che ha rimarcato l’importanza dell’iniziativa. Musagetes ha scelto la Puglia, ha affermato con orgoglio e soddisfazione l’assessore Godelli, ora bisogna innescare una sinergia tra enti ed istituzioni che si occupano di progettazione, ricerca e formazione intorno alle politiche culturali. La crescita economica della Regione Puglia passa anche dalla sua crescita culturale. E dai forti partenariati. Un connubio imprescindibile per il futuro di una terra che vanta un patrimonio

inestimabile, forse in parte inesplorato, una miniera d’oro rimasta nel sottosuolo culturale. E allora per fornire nuove basi e nuova linfa arriva una importante novità per il capoluogo salentino: lo Scipione Ammirato, un locale di proprietà del comune Lecce ed attualmente in disuso, diventerà una “Casa della Cultura”, punto di riferimento per gli artisti, centro di creazione contempora-

nea. L’Ammirato Culture House ospiterà “Musagetes Foundation”, “Loop House” e “Gruppo Musagetes” che riunisce una decina di associazioni culturali multidisciplinari del territorio e singoli individui impegnati nel campo culturale e sociale. Diventerà lo snodo per le politiche culturali dei prossimi tre anni in Salento. Cecilia Leo

Un momento dell’incontro a Lecce

Al centro il sindaco di Lecce, Perrone

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La Cattedrale di Bitonto

erso il terzo decennio del XVIII secolo gli spagnoli, alleandosi con i francesi, decisero di rientrare in possesso del sud Italia strappato alla Spagna dall’Austria nel 1707. Le truppe spagnole invasero lo Stato Pontificio che poi entrarono nel Regno di Napoli, Vicereame austriaco. Per affrontare l’avanzata degli spagnoli, il Governo austriaco ricorse al reclutamento dei cittadini nelle proprie milizie. Il consiglio di guerra degli austriaci tenutosi nel Castello di Bari pensò in un primo momento di preparare la propria difesa davanti alle mura di Bari, ma il principe Belmonte fece notare che, in caso di sconfitta, non ci sarebbe stato spazio per una ritirata. Si decise allora di preparare la difesa presso Bitonto che era ben fortificata dalle mura e disponeva della difesa naturale della lama presente sul lato sud ed est della città. Bitonto allora decise di aiutare gli austriaci concedendo loro la basilica di S. Francesco La Scarpa e un’altra chiesa, unite da una trincea. La difesa degli austriaci si attestò fuori dalle mura di Bitonto a nove miglia dalla città, verso Terlizzi. Le prime schermaglie si ebbero nella notte del 24 maggio del 1734 ma furono subito interrotte da un violento temporale, battaglia che riprese all’alba del giorno dopo, il 25 maggio, con un aspro combattimento che durò circa 9 ore. E’ proprio per ricordare quegli eventi che a Bitonto, nell’ambito delle manifestazioni che rievocano quella battaglia, si è organizzato per il pomeriggio di giovedì 26 maggio il corteo storico in costume con una suggestiva, puntuale e

pignola riproposizione dei personaggi dell’epoca che furono i protagonisti di quei fatti che segnarono la storia futura della cittadina alle porte di Bari. Accanto al corteo storico a fare da cornice al nutrito programma di iniziative messo in cantiere tutta una serie di interessanti appuntamenti. Nicola Mangialardi

toronto/Comunicato

Consolato, uffici chiusi S

i informa che nel corso di questo mese il Consolato Generale d’Italia effettuerà un’impegnativa operazione di integrazione e aggiornamento dei propri programmi informatici. L’operazione richiederà la disattivazione del sistema in uso per alcuni giorni per consentire il trasferimento e l’allineamento dei dati. Il Consolato Generale non sarà quindi in grado di fornire servizi consolari in data venerdì 27 maggio e lunedì 30 maggio. In questi due giorni l’Ufficio resterà pertanto chiuso al pubblico. Ci scusiamo in anticipo per gli eventuali disagi che la chiusura dovesse arrecare agli utenti. Gianni Bardini (Console Generale)


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serie d/Grottaglie salvo

BOLOGNA - BARI

LECCE - LAZIO

(22/5, Stadio “Dall’Ara” di Bologna, ore 18)

(22/5, Stadio “Via del Mare” di Lecce, ore 20:45)

PROBABILI FORMAZIONI

PROBABILI FORMAZIONI

Bologna (4-3-1-2): Viviano; Casarini, Portanova, Moras, Cherubin; Perez, Mudingayi, Della Rocca; Ekdal; Di Vaio, Paponi. All.: Malesani

Lecce (4-4-2): Rosati; Donati, Sini, Fabiano, Giuliatto; Munari, Vives, Giacomazzi, Mesbah; Chevanton, Di Michele. All.: De Canio

Bari (4-3-1-2): Gillet; Rinaldi, A.Masiello, Belmonte, Raggi; Codrea, Donati, Gazzi; Bentivoglio; Huseklepp, Grandolfo. All.: Mutti

Lazio (4-2-3-1): Muslera; Lichtsteiner, Biava, Dias, Garrido; Ledesma, Matuzalem; Mauri, Hernanes, Zarate; Rocchi. All.: Reja

38ª GIORNATA

38ª GIORNATA

TV: -

TV: Rai Italia ore 2:45pm (con Udinese-Milan)

classifica

ultimo turno Bari-Lecce 0-2

ultimo turno Bari-Lecce 0-2

BOLOGNA

prossimo turno -

42 punti (16° posto)

prossimo turno

bari

-

21 punti (20° posto)

classifica lecce

41 punti (17° posto)

lazio

63 punti (5° posto)

Puglia, ciao playoff

L

a post season del girone H di Serie D è iniziata la scorsa settimana. Questa la situazione. Playoff promozione. Le due pugliesi impegnate, Nardò e Virtus Casarano, si arrendono rispettivamente al Gaeta per 3-2 e al Pomigliano per 3-1. Sono dunque entrambe eliminate. Le due salentine erano in vantaggio per 2-0 ed 1-0 all’intervallo, prima di farsi rimontare nella ripresa. Playout retrocessione. Buone notizie dai playout: il Grottaglie vince per 2-0 lo spareggio contro il Sant’Antonio Abate e resta in Serie D. Domani in campo il Pisticci contro la Battipagliese. Ritorno tra una settimana. (g.m.)

eccellenza

PUglIESE

pallamano/La cittadina barese mantiene alto l’orgoglio dello sport pugliese: è campione d’Italia

Conversano, pentacampeon! I

I festeggiamenti del Conversano per il quinto scudetto

pro2/Campionato finito

PRO1/Salvezza al 94’!

Andria all’ultimo respiro

Che ne sarà del Brindisi?

Risultati 34a Giornata (B) Barletta-Atletico Roma 0-0 Benevento-Juve Stabia 1-1 Cavese-Foligno 2-2 Cosenza-Foggia 1-0 Lucchese-Siracusa 4-2 Nocerina-Virtus Lanciano 1-1 Pisa-Gela 4-0 Taranto-Viareggio 1-0 Ternana-Andria Bat 2-3

Risultati 30a Giornata (C) Avellino-Campobasso 3-1 Catanzaro-Trapani 1-0 Fondi-Vigor Lamezia 2-2 Latina-Aversa Normanna 3-0 Matera-Isola Liri 1-0 Melfi-Pomezia 1-0 Milazzo-Neapolis Mugnano 1-2 Vibonese-Brindisi 3-3

CLASSIFICA 1 Nocerina 2 Benevento 3 Atletico Roma 4 Taranto 5 Juve Stabia 6 Foggia (-2 punti penalizzaz.) 7 Lucchese 8 Virtus Lanciano 9 Siracusa 10 Pisa 11 Barletta 12 Gela 13 Andria Bat 14 Cosenza (-6) 15 Ternana (-2) 16 Foligno (-4) 17 Viareggio 18 Cavese (-6)

CLASSIFICA 1 Latina 2 Trapani (-1 punto penalizzaz.) 3 Milazzo 4 Avellino 5 Neapolis Mugnano 6 Aversa Normanna 7 Matera (-1) 8 Melfi (-6) 9 Isola Liri 10 Vigor Lamezia 11 Campobasso (-2) 12 Fondi 13 Brindisi (-5) 14 Vibonese (-2) 15 Catanzaro (-8) 16 Pomezia (-44)

72 61 57 55 55 45 44 44 44 43 40 40 39 38 36 31 31 29

I VERDETTI Promossa: Nocerina Playoff: Juve Stabia-Benevento; Taranto-Atletico Roma Playout: Viareggio-Cosenza; Foligno-Ternana Retrocessa: Cavese

67 58 54 53 52 48 36 36 31 31 30 30 24 18 11 0

I VERDETTI Promossa: Latina Playoff: Neapolis Mugnano-Trapani; Avellino-Milazzo Retrocessa: Pomezia

l tricolore numero cinque è cucito sul petto delle maglie bianco verdi della Pallamano Conversano. La formazione barese è Campione d’Italia per il secondo anno consecutivo ed ha centrato il “double” di trofei con la Coppa Italia. Gioisce tutta la Puglia pallamanistica che si consacra leader da oltre dieci anni dell’intero movimento nazionale e record per il Conversano, che con il quinto scudetto, diventa la squadra più titolata d’Italia dopo il Trieste. Una posizione che spetta di diritto a una piazza importante che si è contraddistinta per la sua storia di successi quasi quarantennale. Al Pala San Giacomo di Conversano, martedì 17 maggio alle ore 18.15, è andata in scena la Gara 2 di finale Scudetto contro il Bologna in diretta Rai e di fronte a una splendida cornice di pubblico di quasi duemila presenze. La formazione emiliana, giunta alla sua seconda finale scudetto della sua storia, pecca d’esperienza e qualità contro i detentori del titolo. Nella prima gara è, infatti, il Conversano a spuntarla per 26-31 accumulando così un buon vantaggio. Nel secondo match il Conversano la spunta per una sola rete in un match gestito grazie alle potenzialità dei tanti campioni a disposizione di mister Trillini. Inizio conteso sul 3-3 per i bian-

coverdi con Di Leo a sbloccare le marcature. Gli emiliani tengono testa ma il Conversano brilla con i suoi pezzi da novanta e insacca con gli immarcabili Maione e Radovcic. Sul 7-7 è Volpi del Bologna a sbloccarsi e a portare in vantaggio gli ospiti. Conversano recupera e si porta in vantaggio di due reti al termine del primo tempo. Nella seconda frazione salgono in cattedra il brasiliano Gaeta e l’uruguaiano Marrochi coordinati dalla mente della squadra, il playmaker Alessandro Tarafino o anche detto “mister Pallamano” per le sue 39 primavere e la sua indispensabile importanza nell’economia del gioco, oltre che uomo scudetto (ben 14 in carriera). I ragazzi di mister Trillini si portano in vantaggio sul 31-27 ed è show dei biancoverdi con la “girella” di Marrochi nel finale. La gara termina sul 34-33 e, al fischio della sirena, esplode la festa dei tifosi di casa che hanno letteralmente invaso il campo di gioco per festeggiare con i propri beniamini il tricolore, realizzare le foto di rito, e rubare qualche autografo ai tanti campioni mentre capitan Alessandro Tarafino solleva la coppa del quinto scudetto della Pallamano Conversano per una sala trofei sempre più colma. Christian Berardi

l’addio/Decisione presa dal tecnico, ok della società

De Canio saluta L

e strade del Lecce e di Luigi De Canio si dividono. Il tecnico materano saluta, ringrazia e toglie il disturbo. “Dopo il 30 giugno, d’accordo con la società, non sarà più l’allenatore del Lecce. E’ stata una mia riflessione, una mia decisione”. A comunicare tutto ai giornalisti è stato lo stesso allenatore in una conferenza stampa, convocata in fretta e furia prima dell’allenamento pomeridiano di giovedì. L’evolversi degli eventi, con indiscrezioni che già circolavano da mercoledì, hanno costretto De Canio ad affrettare i tempi per rendere nota la sua decisione. “L’unico problema vero che mi ha portato a prendere questa decisione - ha spiegato il tecnico - è l’impossibilità di sviluppare il percorso che avevamo pensato due anni fa. Non sono legato a poltrone o contratti, amo il mio lavoro e se mi rendo conto di non poter mantenere gli impegni presi, preferisco farmi da parte. Questa è l’unica realtà: non ci sono squadre dietro o altri motivi che mi hanno portato a scegliere di lasciare la guida del Lecce. Non esiste alcuna situazione conflittuale con qualcuno che mi abbia portato a deci-

dere in tal senso”. L’ultimo pensiero De Canio ha inteso rivolgerlo ai tifosi. “A loro dico di aver fiducia perché la società continuerà nel suo percorso con altri professionisti, con una base che si è sviluppata negli ultimi due anni. Mi auguro, anzi spero che domenica prossima potremo festeggiare tutti assieme, perché quello raggiunto è un traguardo conseguito da tutti”.

PLAYOFF Semifinali Bisceglie-Terlizzi 2-1 (andata: 0-1) Cerignola-Locorotondo 3-1 (a.: 1-0) Finale Bisceglie-Cerignola 2-0 (r.: domani) PLAYOUT 1° Turno Castellana-Lucera 3-0 (andata: 0-2) Sogliano-Manfredonia 1-1 (a.: 0-1) 2° Turno Castellana-Manfredonia 0-1 d.t.s. I VERDETTI Promossa in Serie D: Martina Retrocesse: Maruggio, Manduria, Lucera, Sogliano e Castellana

lucana

Risultati 34a Giornata A.Cristofaro-Ferrandina 2-3; Miglionico-C.Tanagro 3-8; Murese 2000-Bor. Pleiade 5-1; Pietragalla-Picerno 1-0; Policoro-Avigliano 2-0; Potenza S.C.-Moliterno 5-0; Viggiano-Real Tolve n.d.; Vultur-Atella V. 2-0. Riposo: Valdiano. Classifica FINALE A.Cristofaro 69; Atella V. 58; C.Tanagro, Valdiano 54; Pietragalla 50; Viggiano 48; Murese 2000 46; Policoro 45; Potenza S.C. 43; Picerno 40; Avigliano, Real Tolve 37; Moliterno 34; Vultur 33; Bor.Pleiade 31; Ferrandina 30; Miglionico 22. I VERDETTI Promossa in Serie D: A.Cristofaro Spareggi nazionali: Atella Vulture Retrocesse: Miglionico, Ferrandina e Borussia Pleiade (solo se il Pisticci retrocede dalla Serie D)

PROMOZIONE PUGLIESE PLAYOFF GIRONE A Semifinali Real Altamura-Canosa 3-0 (ritorno: domani ) San Severo-L.Bitonto 1-0 (ritorno: domani) PLAYOUT GIRONE A Santeramo-Minervino 0-2 (ritorno: domani) Molfetta-Real Barletta 0-1 (ritorno: domani) I VERDETTI (GIR. A) Promosso: Corato Retrocesso: Valenzano Japigia PLAYOFF GIRONE B Semifinali Botrugno-Gallipoli 2-1 (ritorno: domani ) Mottola-Galatina 1-2 (ritorno: domani) PLAYOUT GIRONE B Massafra-L.Mariano 1-0 (ritorno: domani) Boys Brindisi-Fragagnano 1-2 (ritorno: domani) I VERDETTI (GIR. B) Promosso: Toma Maglie Retrocesso: Real Squinzano

Gigi De Canio

TITOLO REGIONALE Toma Maglie-Corato 1-2 (ritorno: domani)


SIN n.20 2011