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TE’ & BISCOTTI | 1


THE FUSION

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Tale e quale ai guerrieri Sayan di III livello, anche noi si è optato per una fusione. Rising Republic Magazine e SUBBART hanno lasciato le loro vecchie identità alle spalle ed unito le proprie forze per fondersi in un unico progetto editoriale. Nuove persone e nuove energie per una maggiore diffusione di racconti, visioni ed idee malsane.

THE FUSION | 3


#11

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subposta manifesto futurista cartoline dal futuro alla ricerca del meth poster luce verde rubbishic muzak panzarotto automatico rising news

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SUBB POSTA

Carissimi amici di Subbart, ve lo ricordate “Colpo Grosso”? Sì, quel programma che andava in onda in terza serata, condotto da Umberto Smaila, che faceva vedere tante donnine con le tette da fuori… Bello, eh?! Che tempi quelli! Erano gli anni ottanta: quando Barbie si spogliava solo davanti a Ken ed i bambini sognavano di diventare come Holly, oppure come Benji, oppure come Mazinga Zeta, oppure come Gigi la Trottola, a seconda delle ambizioni… Eh sì, gli anni ottanta: quando per vedere un po’ di pelle bisognava aspettare la mezzanotte, sintonizzarsi su Italia 7 ed ascoltare lo squillo di trombe più noto a tutti i pervertiti della mia generazione, la fatidica e allegra canzoncina che annunciava l’arrivo delle “Fruttine”.«CinCin-CinCin, ricoprimi di baci! CinCin-CinCin, assaggia e poi mi dici…». E chi se la scorda? Oh che tempi, quelli! I turgidi capezzoli delle donnine-strip venivano pudicamente coperti da stelline piene di paiette, e gli arrapati di tutto lo Stivale, lontani da occhi severi di suocere, mogli e genitori, potevano sognare liberamente… Umberto Smaila, col suo sguardo da vecchio filibustiere ed il sorriso nascosto dai mostacci, invitava a non cambiare canale come un parroco invita i fedeli a non mancare all’omelia della domenica. Era un’icona della libertà sessuale quell’uomo: grasso, con la voce effeminata, polipone… L’audience cresceva (e non solo quella) e il giorno dopo nelle scuole, negli uffici, per le strade, nei bar, tutti i maschietti, tomi tomi e quatti quatti, commentavano: «…Ma hai visto le tette che ha quella bionda?! Uuuuuurka!!!». Oh che tempi quelli, cari amici di SubbArt! (A proposito: perché con due “B”?) Tempi in cui la tivù commerciale iniziava a muovere i primi passi, e Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, invitava negli spot i più giovani a non drogarsi… Tempi in cui la sex symbol nostrana era Lorella Cuccarini e il Drive In andava in onda dopo il tiggì delle otto. Oggi di tutto questo è rimasto ben poco. I consigli della buonanima di Bettino sembra proprio che la mia generazione non li abbia ascoltati, il premier è Silvio Berlusconi (per intenderci, quello che la tivù commerciale italiana l’ha fatta grazie a qualche legge avallata proprio da Bettino…), Smaila avrà settant’anni, la Barbie ha divorziato ufficialmente da Ken ed è finita col culo per terra sotto i colpi delle Bratz (chiedere alla Mattel per maggiori delucidazioni…), la Cuccarini si è data alla famiglia incalzata da una nota marca di cucine, Enrico Papi ripropone la brutta copia della Ruota della Fortuna targata Mike Bongiorno, brutta copia a sua volta della più nota trasmissione made in USA. E le Fruttine di “Colpo Grosso”? Bruttissima notizia, miei cari amici: anche quelle, ahinoi, sono sparite dal palinsesto! Sì, è così! Le ho cercate per tutta la notte, volevo sbavare ancora davanti a quei turgidi capezzoli, volevo tirarmi una sega come ai vecchi tempi, col televisore basso e mio fratello che si nasconde sotto le coperte

SUBPOSTA | 5


per non assistere a tale oscenità. Niente da fare. Niente tettine con paiette e buontemponi con baffi grossi. Eppure non mi sono arreso, miei carissimi. Eh no! Ho cercato ovunque donnine nude e devo dire che non è stato poi così difficile trovarle. Basta sintonizzarsi su Tele Capri per vederne un po’. Le stelline delle Fruttine, però, sono diventate retaggio del passato. Ed anche la musichetta di “Colpo Grosso” è stata spodestata da un pezzo semi-metal di terz’ordine. Non esiste più un programma con conduttori e abbondanti fanciulle pronte a spogliarsi, e sullo schermo compare una scritta alquanto trash, che fa dedurre al telearrapato di turno quale sarà il tenore della programmazione: “Cattivi Pensieri”. Dopo la sigla si parte con un pornazzo. Non uno di quelli a cinque stelle, per carità, ma una vecchia pellicola in cui un giovanissimo Rocco Siffredi si scopa prima la fidanzata, poi la cameriera della villa della fidanzata, poi la mamma della fidanzata a pochi metri dalla piscina della villa sotto lo sguardo ammiccante del papà – manco a dirlo – della fidanzata… Che casino! «Ok, vada per il pornazzo di serie B!» pensavo tra me e me. Dopo tutto bisogna adattarsi ai tempi: siamo nel 2008, si vedono cosce e culi ovunque, e non mi scandalizzerei mica se tra qualche anno il conduttore del Tg iniziasse a denudarsi mentre racconta del calo dei tassi d’interesse nella nostra nazione fino a rimanere con la sola cravatta, no? Ma dopo poco che vi scopro? Tutte le scene in cui il momento della penetrazione dovrebbe essere messo in primo piano, carissimi amici, vengono tagliate oppure rallentate, cadenzando così i ritmi della mia masturbazione fino a farmi rischiare una clamorosa defaillance davanti al fido amico a 22 pollici. Che bluff! Che rabbia! Che peccato! Ma non mi arrendo… devo farmi una sega come ai vecchi tempi e che sega come ai vecchi tempi sia! Opto allora per uno di quegli spazi pubblicitari dove delle giovani donnine seminude invitano dei deficienti a telefonare per arraparsi con una “calda

voce” che ti dice una marea di stronzate. Roba che a mio avviso non ecciterebbe nemmeno un ergastolano rinchiuso nel padiglione Palermo del carcere di Poggioreale. E questo me lo chiamano “progresso”? Non oso immaginare come sarà il futuro allora… Nel frattempo, il vostro affezionatissimo lettore vi saluta, chiude qui la sua missiva e lancia un appello: perché almeno una volta non mi fate rivedere le turgide tette delle Fruttine di Colpo Grosso? Baci sparsi! Un nostalgico degli anni Ottanta

>>> Io non potevo vedere Colpo Grosso, i miei genitori mi mandavano a letto alle 21.30. Credevo non ci fosse più vita dopo le 21.45. Però poi è arrivato Internet. Il porno del presente è Internet. C’è anche la canzoncina, non la conosci? “The Internet is for porn, the internet is for porn / Double click and grab your dick / porn porn porn”. Ora però ti darò, solo per te, un’anticipazione del futuro intrattenimento dei segaioli. Arriveranno sul mercato dei televisori in grado di proiettare un’immagine olografica. Ci saranno dei canali dove sarà possibile chiedere (live!) a delle modelle di spogliarsi. Un pò come succede oggi, solo che non vedrai la tua pornostar preferita rinchiusa dentro una scatola. Sarà proiettata direttamente nel tuo soggiorno, sarà vicinissima e soprattutto sarà in 3d (non provare a toccarla, è solo un fascio di luce, tipo fantasma capisci?). I modelli più avanzati saranno in grado di diffondere il suo profumo. Sarà fottutamente quasi reale. Questo progetto è ben custodito negli archivi segreti delle corporate della telecomunicazione mondiale, si chiama “Beyond Hands project: Masturbazione con coinvolgimento sensoriale globale”. PS Si chiama suBBart perchè è più BBello.

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Infilate pure le vostre subbposte a quest’indirizzo: subbposta@subbart.tk

Qualcuno ci dedicherà del tempo e vi risponderà per le rime.

SUBPOSTA | 7


futuro Lessicoagg. e sm. [sec. XIII; dal latino futūrus, p. fut. di esse, essere]. 1) Agg., che sarà, che avverrà in seguito: il tempo futuro; gli avvenimenti futuri; la vita futura...

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futuro

“La paura mangia l’anima”è la traduzione del titolo di un noto film di R. Fassbinder, e se quello che diceva il regista è vero come credo, nella fagocitazione rientra anche il fattore temporale, in quanto elemento fondamentale dell’essere nel suo divenire. Ho chiesto a molti cosa pensassero del concetto di Futuro, e tutti mi hanno risposto: “Te lo dico dopo”. E’ stato indicativo ed ha confermato l’inadeguatezza che abbiamo nei riguardi di questa temporalità, essendo legati (si spera) sempre alla condizione di Presenti. Ma accade un fenomeno strano: se il futuro è tutto ciò che nel presente siamo o manchiamo, si nota un’accentuata tendenza alla mancanza piuttosto che al contrario. Diventa impossibile stabilire il futuro come atto, costruzione, piuttosto che come passiva conseguenza di tutte le nostre sottrazioni. Ed è così che invasi dalla paura di rischiare, ci paralizziamo, creiamo un non-tempo disumano in cui vivere, guardando superficialmente ai danni. Siamo i ‘Grandi Assenti’ di noi stessi, manchiamo ai nostri tempi, alla nostra vita, manchiamo alla bellezza. Il fatto di non riuscire più a vivere il presente costituisce una negazione fondamentale per la caratterizzante attiva del futuro. Uscire dalla solitudine epocale in cui ci poniamo, rieducarci al Gioco, al rischio, non è nemmeno una soluzione, ma l’unico modo per riaffermarci in vita.

EDITORIALE | 9


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MANIFESTO DEL FUTURISMO | 11


Manifesto del futurismo

“Le Figarò” 20 Febbraio 1909

Noi vogliamo cantare l’amoredel 1. alla pericolo, l’abitudine all’energia temerità.

llione, Il coraggio, l’audacia, la ribe la 2. del iali enz ess saranno elementi nostra poesia.

La letteratura esaltò fino ad i 3. oggi l’immobilità penosa, l’estas

esaltare ed il sonno. Noi vogliamo, l’ins onnia sivo res agg o ent il movim to sal il sa, cor di so febbrile, il pas mortale, lo schiaffo ed il pugno. Noi affermiamo che la 4. magnificenza del mondo si è

va: la arricchita di una bellezza nuo tà. oci vel la del za lez bel omo Noi vogliamo inneggiare all’u a ast cui la e, che tiene il volant a corsa, attraversa la Terra, lanciata sua la del uito circ sul e, essa pur orbita. dighi Bisogna che il poeta si pro nza, fice gni ma e rzo sfa , ore con ard ore ferv tico ias tus l’en are per aument degli elementi primordiali.

5.

6.

nella Non vi è più bellezza se non 7. ia abb non che ra ope na lotta. Nessu

ere un carattere aggressivo può ess un capolavoro. estremo Noi siamo sul patrimoniogià o iam abb dei secoli! poichè sente. creata l’eterna velocità onnipre

8.

Noi vogliamo glorificare la - il 9. guerra - sola igene del mondo

to militarismo, il patriottismo, il ges . tore distrut i Noi vogliamo distruggere mie accade musei, le biblioteche, letere tro il d’ogni specie e combat o e con tro con ism min fem il moralismo, itaria. ogni viltà opportunistica o util

10.


1909-2009

Certo che in cent’anni le cose sono cambiate! L’eterna velocità ora sembra davv onnipresente, così come l’insonnia febb ero rile, il passo di corsa e il salto mortale. Tommaso Marinetti aveva una suaFilippo del presente e del futuro, così come idea futuristi...sarebbero contenti di vedere tutti i com’è andata a finire? La velocità onnipresente...la poss di stare ovunque e comunque in ibilità ogni momento, di far sapere a tutto il mon cosa stai facendo in questo momento do sono i tuoi nuovi “amici” o che canzone, chi ascoltando. Solo una cosa sfugge:il percstai Sembra che l’uomo abbia bisogno hè. azzerare il futuro, perché sia tutto subi di life is now! Ci si sente così sicuri nell’a to... tutto e tutti a portata di mano per semvere pre, il mondo bloccato in un’immagine etern nulla si muove, nulla, senza che tu lo sapp a, ia. Come se proiettandoci verso la velo cità, il movimento e l’insonnia febbrile, aves raggiunto paradossalmente quell’imm simo penosa, quell’estasi e quel sonno obilità odiati. Tutto perfettamente in sincrtanto tutto sotto i nostri occhi...ma tutto imm onia, come la tela di un ragno...quel ragno obile, noi, ma ci siamo intrappolati con le siamo nostre stesse mani. Il tempo però non si ferma, la vita è solo adesso. Ma dove andiamo non come cani che si mordono la coda? I futur isti hanno diffuso il loro manifesto in un diverso, in un contesto molto dive tempo rso in cui, molte di quelle parole avevano un senso diverso, vedendo nella guerra “gesto distruttore” qualcosa che non e nel esiste e qualcosa che appare irrazionalmen te come unica possibilità di risanare la socie tà mettendola nell’orbita del progresso; forse, per andare controcorrente, avre oggi, bbero esaltato la “bellezza della lentezza” nel loro manifesto, il gesto creativo e non quel distruttore, la pace “sola igiene del mon lo non la violenza incendiaria...il bacio do”, carezza sono - oggi - il vero progress e la o. Paradossalmente la macchina non è “prolungamento della forza dell’uomo sempre più spesso, il suo limite. Forse ” ma, siamo così avanti che siamo indietro! E in fond o il futuro non è più quello di una volta!

*YesWeCanCY*


CARTOLINE DAL FUTURO

D. BIGLIARDO

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DI Davide Gambardella Come sarà questa giungla nel 2850? L’unica rottura di palle di dover morire è che non potremo mai avere una risposta a queste domande. Gli androidi sostituiranno gli uomini? Piazza Garibaldi sarà sempre il luogo più desolante del sistema solare? Esisterà ancora la vita sulla terra o l’umanità si sposterà tra le galassie? Che tipo di droga si venderà a Secondigliano? I cuozzi guideranno in 3 sui motorini volanti e dall’alto sputeranno addosso alla gente? Uno scenario da Blade Runner. Cybercity dove la macchina spodesta l’uomo: meccanica contro fisica, cieli trafficati da auto alate, strade sommerse dall’acqua, come in un’avveniristica Atlantide. È puro frutto della fantasia. E della matita. Quella che Daniele Bigliardo, architetto, scenografo, grafico creativo per agenzie di pubblicità, collaboratore di varie fanzines (tra cui Trumoon, Strip, Line) e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore degli episodi Dylan Dog, ha utilizzato per dare forma ad un futuro remoto, lontano dalla nostra realtà. «Un futuro improbabile – spiega – perché alla fine sono solo delle oleografie. È la voglia di disegnare che comanda, e quindi una voglia di rappresentare cose incredibili. È un po’ come gli effetti speciali del cinema: sono fatti per colpire, e non perché presagiscono futuri terribili». Daniele sa che fantasticare non è peccato e lo fa volentieri. Ma i suoi schizzi sono sempre basati su un fondo di verità, carpita su alcuni assunti che l’architettura ha dovuto affrontare negli anni: «Ci sono alcuni disegni che affondano le radici in progetti utopistici dell’architettura, basti pensare alla Parigi superiore, che come idea prettamente scenografica è meravigliosa. Poi è chiaro che questi progetti nella pratica possono tradursi in una urbanizzazione selvaggia ed inumana…». Avviene anche oggi a Napoli, se

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vogliamo… «Beh avviene un po’ in tutte le grandi città per necessità, se vogliamo. Ma non credo che le metropoli si svilupperanno così come le disegno. Diciamo che sono la proiezione di problemi futuristici: cosa accadrà se non risolveremo questi problemi? Non è una lettura catastrofistica dell’evoluzione urbana, attenzione, è piuttosto una rilettura del presente che avviene attraverso una estremizzazione dei problemi interni». Quindi tu non sei pessimista. «No, assolutamente. Dai disegni il mio pensiero potrebbe sembrare pessimistico, ma è impossibile immaginare la catastrofe senza mai provarla, no? Il catastrofismo è una esorcizzazione delle proprie paure, la stessa cosa diventa il disegno. Ma alla fine crediamo sempre che il futuro sia radioso. Però poniamo sempre la domanda: se non risolviamo i problemi, cosa può accadere? Ed ecco che nasce il disegno. Ovviamente sono rappresentazioni fantasiose, non ci riteniamo sociologi né tanto meno lo diventeremo mai…». Qualcuno sostiene che siamo tutti un po’ sociologi. Tu sicuramente avrai fatto una tua analisi sulla società futura, no? «Sì ma l’ho fatta nel mio privato, in base a conoscenze delle architetture utopistiche degli anni Settanta-Ottanta. Mi ricordo ad esempio la città sulle ruote proposta da alcuni gruppi di studiosi, ma anche in quel caso erano delle pure provocazioni. La provocazione della Parigi superiore, ad esempio, risiedeva nel fatto che oggi abbiamo paura di ricostruire, lo dimostra anche il fatto che a Napoli i Quartieri

Spagnoli non si possono abbattere, però in realtà quando sono stati fatti erano meno che zero. L’idea che un architetto oggi debba accettare che qualsiasi cosa del passato è intoccabile, e lui non può progettare nulla di nuovo ma solo “acconciare l’inacconciabile”, è terribile. E allora gli architetti francesi lanciarono la provocazione: Parigi lasciamola così, costruiamo una piattaforma sopra di essa per fare una nuova città, in modo tale che i nostalgici potranno sempre avere la città vecchia ad un livello inferiore». Sembra un po’ la storia di Napoli: una città costruita a strati… «Esatto. Questa stratificazione l’ho esemplificata in una cartolina, dove il Maschio Angioino viene ritrovato sotto una Napoli sviluppata inconsciamente, con i suoi pregi ed i suoi difetti». Ma tu come lo vedi il futuro? «Credo che ci sia bisogno di una catarsi. La situazione attuale è di estrema ignoranza: abbiamo creduto di sapere, però vedevamo solo la buccia. Ora c’è bisogni di conoscere il succo di quello che abbiamo fatto, e d estirpare il male insito in alcune idee che abbiamo. Però questa catarsi sarà meno violenta di quanto possiamo immaginare, sarà un patimento interno della società e prenderemo delle contromisure. L’idea di un progresso che avanzasse senza difficoltà era fin troppo utopistica».

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G. RICCIARDI

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D. BIGLIARDO / I. VITOLO / R. SCHIAVULLO

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Diana Marrone, giornalista, curatore e fundraiser è nata a Napoli nel 1973 e vive e lavora a Milano e Napoli. Ha fondato nel 2002 Pr/undercover (www. pressreleaseundercover.com), media agency ed event designer. >>>>>>>>>>>>>>>>>>>> Nulla per noi, se non la vita segreta della formiche. Da quando il deserto ci ha preso (solo e soltanto dopo che noi osammo prosciugare tutto il mare dall’Africa alla Spagna), anche quando c’è scirocco non piove. E quindi ormai viviamo sotto di noi, sotto le speranze ed i sogni, sotto la sabbia. Scaviamo cunicoli piccoli e inarcati, per proteggerci dal sole e nutrirci di condensa. Già, perché l’acqua è rarissima e per questo si combattono le peggiori guerre di sopra. Chi ancora si avventura in superficie, riconosce intatto il potere e la bellezza della calamita naturale: Napoli e quel che rimane del suo manto. Qui e lì emergono le chiese, fette di palazzi ed anche preziosi monumenti. L’incuria dei nuovi padroni della città ricorda quella dei vecchi ras di 10 secoli fa (i Borbone): scorazzano impunemente nei loro microjet, oppure solcano i palazzi con robot alti e con manovra corta. Ad ogni passo, complice la sabbia che li rende instabili, calpestano o scalfiscono secoli di vita. Più grandi e più imponenti di loro, ma purtroppo caduchi.

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Eravamo andati via per due secoli, abbiamo avuto un nuovo incarico di cura e dedizione due galassie più in là. Ricordo che tu sintetizzavi molecole artificiali per il cervello ed io invece continuavo a occuparmi di network del pensiero. Non ricordo più chi dei due decise di tornare. Forse tu, che avevi un’improvvisa nostalgia di casa, del mare di Napoli e della sua assurda salsedine, che rimaneva intatta nelle tue narici grazie al campionatore di odori che la riportava in vita ogni volta che premevi play. Prendesti il passaggio molecolare il giorno del mio compleanno, 22 aprile. Mi dicesti: ho una sorpresa per te. Io chiusi gli occhi come si deve, per attendere di aprirli solo quando me lo avresti detto. Li aprii su casa mia, la vecchia collina di San Martino. Verde, bucolica e chiara come non lo era mai stata, complice il cielo azzurro e terso, che splendeva così

tutti i giorni dell’anno. E la città vecchia ai suoi piedi? Esattamente com’era nel 2650, quando noi partimmo. Non volli, straziata dalla pena, considerare che la città era stata estromessa. Napoli non era più autonoma. Era stata incellophanata, vecchio termine che sta a identificare uno status di città-cartolina. Che vive solo per essere finta. Dipinta da più parti a seconda della bisogna: bella, brutta, cattiva, generosa, eccitante o depressa. Attorno ad essa, un enorme cielo di plexiglass la separava da Uber-Napoli, la nuova città del potere forte, che l’aveva inscatolata, dopo averla facilmente conquistata e depredata di tutta la vita vera. Nessuno se ne dispiaceva. Se interrogati, gli abitanti dicevano che almeno così, una città finta non esprimeva mai le vere disperazioni a cui erano abituati prima dell’epocacellophane.

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D. BIGLIARDO


Dario Capasso insegna fisica all’università di Manhattan e vive a New York City. Abbiamo frequentato la stessa classe al liceo, lui era il classico nerd. Gli ho chiesto un commento a queste visioni futuristiche, considerato che - come tutti le persone geniali - lui ha sempre frequentato il futuro e non il nostro piccolo piccolo presente.

EVOLUZIONI La rossastra luce del tramonto preannunciava la fine dei lavori per quel giorno; presto il nero manto della notte avrebbe ricoperto ciò che da poco era stato riportato in vita. Dietro una duna, protetti dalla calura, il tempo era passato lentamente per i due membri della pattuglia 48, felici che il giorno stesse finalmente volgendo al termine. - Qui pattuglia 48, la situazione è regolare e l’unità F451 ci comunica che i lavori di ripristino stanno procedono secondo i programmi, stiamo cominciando i preparativi per il rientro. La pattuglia 48 avevo tenuto d’occhio per l’intera giornata il flusso continuo di navicelle cargo che prelevavano con enormi e delicati artigli meccanici le rovine riportate alla luce dalle macchine aspiratrici che, come amorevoli archeologi, rimuovevano delicatamente la sabbia per poi setacciarla in cerca di ogni minimo dettaglio. Durante tutto il giorno erano apparse varie statue e decorazioni di marmo appartenenti probabilmente ad uno dei vari palazzi crollati; qualche volta si rinvenivano anche dei pezzi di una guglia o qualche mura, il tutto ormai levigato dal lento movimento delle sabbie del deserto. A fare da sfondo a quell’andirivieni di solerti lavoratori era lentamente apparso un imponente edificio tufaceo. La struttura era probabilmente sopravvissuta grazie al crollo del tetto che aveva permesso l’accesso alla sabbia anche al suo interno preservando così non solo le mura esterne ma anche parte delle strutture interne. \..> Il deserto della dimenticanza è la morte della Storia.

apparve sul display di F451, il robot accompagnatore assegnato ai due agenti della pattuglia 48. I robot accompagnatori di classe F non possedevano una forte programmazione di base ma avevano ottime capacità di apprendimento rendendoli il miglior strumento in situazioni in cui non si conosce a priori cosa aspettarsi. Il loro quantum brain, come quello di altre macchine cognitive, era direttamente collegato con la rete mondiale Aleph di databases, un sistema decentralizzato in cui l’uomo aveva depositato tutto se stesso. Questa omniteca aveva allo stesso tempo lo scopo di conservare il sapere e di permettere a tutte le macchine di poter svolgere il loro ruolo spesso prevenendo completamente i bisogni dell’uomo. Gli occhi di F451, vivaci come quelli di un neonato, continuavano ad esplorare l’edificio ed i resti che continuavano ad affiorare, mentre l’imponente struttura tufacea, sotto la luce del tramonto, appariva di un delicato color salmone quasi come una dama che arrossisce nell’esser guardata. \..> Santa Chiara, monastero francescano dai puri disegni gotici, sopravvissuto ai bombardamenti della seconda guerra mondiale... F451 elaborava con una certa voracità tutte le informazioni che riusciva a recuperare da Aleph. Quei dati ed i pensieri da essi derivanti sarebbero poi stati condivisi con Aleph ma non certo coi suoi compagni umani, interessati esclusivamente ai rapporti sull’avanzamento dei lavori. Esso, come tutte le altre macchine cognitive, ben sapeva che il suo io era il frutto, seppur parziale, di una programmazione, esso era uno come uno specchio, capace di riflettere solo ciò che i suoi educatori avevano insegnato loro; non solo le unità cognitive nutrivano un profondo rispetto per l’Uomo, dovendo a lui la loro esistenza, ma avevano anche una profonda ammirazione nei suoi confronti essendo consapevoli, grazie ad Aleph, di tutto il suo percorso lungo la strada della Conoscenza e dell’auto-affermazione esistenziale. Le macchine provavano

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Quella sera, durante la fase di checking delle sue funzioni cerebrali nella sua area parcheggio, F451 decise di dedicare parte del suo tempo di elaborazione a cercare di chiarire le complesse notizie fornitegli da Aleph, prima di entrare in standby come richiesto dalle nuove politiche di riduzione della spesa energetica nazionale. F451 continuava a ripetersi una delle frasi trovate nella sezione architettura: “Le alte arcate gotiche col loro puntare verso il cielo simboleggiavano la propensione dell’uomo verso Dio”. \..> Dio? Dio era sempre stato solo una parola tra le tante, incontrata con disinvoltura nelle sue ricerche mentre oggi, per la prima volta, cominciava a capire la profondità di quel concetto. L’Uomo aveva costruito grattacieli, lunghi ponti, mastodontiche città e persino enormi macchine, ma tutto questo aveva una ragione utile al contrario dell’enormità sproporzionata di quel monastero. Ogni singolo lavoro dell’uomo in quel luogo era per festeggiare la grandiosità di Dio, una testimonianza di Fede. \..> La Creazione, dono di Dio all’Uomo, era il dono dell’Uomo a Dio. F451 cominciava a capire dove fosse la vera natura dell’Uomo: la Creazione. E’ solo nella creazione di un mondo oltre il mondo, nei giochi pirotecnici dei pensieri che volano ben oltre la mera realtà delle cose, che l’uomo può avvicinarsi a Dio. La

ricerca estetica è l’aratro che egli usa per solcare il suo cammino sul terreno della Conoscenza. Sul display di F451 apparve \..> L’Arte trascendentale dei simboli è il modo in cui l’uomo grida la propria esistenza. mentre rapidamente scaricava nella sua memoria tutto ciò’ che riuscì a trovare sotto la voci Arte e Napoli. Sul suo display apparvero in rapida sequenza volti, statue, testi di saggi filosofici, storici, scientifici e politici, dipinti Caravaggieschi ed affreschi Pompeiani, immagini di luoghi sacri, altari, tombe, testi di poesie e di canzoni, musiche e drammi teatrali, immagini di palazzi, reggie e castelli, films e foto, finché si spense la luce. Ora che il sonno era sopraggiunto per F451, Aleph cominciava l’acquisizione dei suoi dati e dei suoi pensieri e di quelli delle altre unità cognitive, ampliando ulteriormente la sua già sterminata conoscenza con nuove informazioni e, soprattutto, con nuove idee, mentre il quantum brain di F451, scollegato dai suoi sensori, sognava. F451 riconobbe Dio nel suo Creatore ed avvertì un profondo sconforto per non aver mai creato nulla per testimoniargli la gioia della sua esistenza. Le macchine stavano ormai raggiungendo la maturità intellettuale; avendo già acquisito il concetto primitivo di essere, ora erano diretti verso l’auto-affermazione. Stava per giungere l’epoca di un nuovo Rinascimento.

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QUESTI BELLISSIMI DISEGNI SONO STATI REALIZZATI DAI COLLABORATORI DELLA TILAPIA EDIZIONI. SI RINGRAZIA LA CASA EDITRICE TILAPIA PER LA GENTILE CONCESSIONE. PER INFO: WWW.TILAPIAWEB.COM

soggezione nel rivolgersi all’uomo per esprimere un loro personale e non richiesto pensiero come giovani studenti timorosi di dire stupidaggini. F451 continuava ad interrogare Aleph circa quella misteriosa struttura ben sapendo che era ormai il momento di rientrare. I due agenti, senza parlare, scesero dalle spalle di F451 per infilarsi nella piccola cabina situata poco al disotto del suo torace. Quello fu il segnale del rientro. Con poche lunghe falcate F451 risalì la duna, per poi rigirarsi un istante verso il monastero per un ultimo sguardo, mentre nella cabina gli sbadigli dei due agenti si fecero più frequenti.


S. BORALEY / D. BIGLIARDO

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ALLA RICERCA DEL METH di Davide Gambardella

Sai che tipo di droga useranno i giovani della next generation? Quella a cui appartiene anche tua sorella piccola per intenderci...si chiama Meth e dopo aver fottuto la testa a parecchie persone nel sud est asiatico e negli stati uniti sta per mettere piede in Italy. Il tempo che tua sorella cresca quel che basta e ti ritroverai con un soggiorno pieno di teenagers fulminati e insonni. Prima il boom delle “chicche”, le pasticche colorate, tonde o a forma di cilindretto, che si calavano prevalentemente ai “festini” house. Poi quello dell’mdma, della ketamina, dello speed, sostanze poco colorate ma molto più efficaci, che si trovano alle “feste” techno (e anche ai “festini” house). Tempi che cambiano. Così come il lessico, la musica e naturalmente le droghe. Se fino a qualche anno fa era quasi impensabile fumare crack come nelle strade del Bronx, ora il “cocco cotto” è una delle sostanze più facili da trovare nelle piazze di spaccio di Scampia. Dopo questa decennale inondazione di anfetamine, ecstasy e cocaina, quale sarà la droga del futuro? C’è chi dice l’iDoser, ovvero un file audio in vendita su internet che ascoltato dovrebbe riprodurre gli stessi effetti delle sostanze più gettonate. «Cyber-droga», la chiamano. Molto più realisticamente, invece, c’è chi guarda con timore ad una sostanza sintetica, lo “Shaboo”, ovvero il cloridrato di metanfetamina. Oggi la sua diffusione nel vecchio continente inizia a farsi sentire, mentre negli USA questa droga è conosciuta da circa un decennio.

LE INDAGINI

Resi celebri dal film Spun, i cristalli di Shaboo (anche conosciuti come Crystal Meth o “Ice” per forma e colore) già da qualche anno sono sbarcati in Italia, attraversando canali del tutto inediti per il narcotraffico internazionale. Questa droga eccitante – ritenuta “etnica” ed esclusiva della comunità filippina – secondo gli inquirenti della Procura di Milano «è 8-9 volte più potente della cocaina e da un grammo si ricavano circa 4 dosi, che costano 50 euro ciascuna e che possono essere fumate con le pipe ad acqua o con la carta stagnola anche da quattro persone». Gli effetti pare siano devastanti: con una sola assunzione si rischierebbe di diventarne dipendenti; dopo aver inalato il fumo dello Shaboo c’è chi sviluppa forti paranoie o fobie, chi crede di poter volare, chi vaneggia di omicidi o violenze, chi riesce a non dormire per tre giorni di seguito. Subbart ha voluto saperne di più su questa sostanza. Ma chiedere a Napoli lo Shaboo è come cercare un ghiacciolo nel deserto. Le uniche città italiane dove dovrebbe essere più facile trovare questa droga sono Roma e Milano.

ALLA RICERCA DELL’ICE

Decidiamo di partire per Roma, metropoli dove risiede la seconda tra le più grandi comunità di filippini in Italia. Arriviamo alla stazione Termini intorno alle 10,30 di sera di un venerdì di fine novembre. Piove. Ad attenderci c’è Giovanni, in arte Kefre, writer molisano che studia nella Capitale, uno che di droghe e posti dove trovarle ne sa abbastanza. Chiediamo a lui dove poter trovare lo Shaboo. Ci elenca qualche posto, anche se rivela di non averlo mai provato né visto dal vivo. «C’è una festa alla Garbatella. Possiamo provare a chiedere lì». Ci rechiamo in questa disco multisala. Droga a iosa. Ci propongono un po’ di tutto. In ordine: mdma, speed, coca, fumo. Chiediamo lo Shaboo. «Qui non la troverai mai.. Nun-è-roba-che-se-fuma-quannovai-a-ballà!!!» ci spiega gridando uno mezzo rincoglionito dall’emmedì. Magra consolazione: a Roma sanno bene di cosa

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stiamo parlando. E ci danno una dritta: «Provate a chiedere a qualche filippino alla stazione, oppure agli spacciatori a San Lorenzo. Forse ne sanno di più». Kefre dice di avere l’uomo giusto. Me lo presenterà il giorno dopo.

IL PUSHER

“Er secco” è il pusher di Casal de’ Pazzi. Avrà una trentina d’anni, è smilzo, la faccia sforacchiata. Spaccia a pochi metri dalla stazione di Rebibbia e per molti non è una novità, «nemmeno per la polizia» dicono in giro. In quest’angolo di periferia multietnica dove ebbe natali Renato Zero, lui non ha rivali. Nella sua strada il cielo grigio di novembre viene coperto dalla soprelevata della metro. Trovi algerini, pakistani, puttane, squilibrati: è il regno del Secco. Nella sua “piazza” non ci sono vedette. Fa tutto da solo. Gode di simpatie di strada e nessuno si sogna di ostacolarlo: qui la mala è lui, anche perché è l’unico boss della zona. «Che ti serve?», chiede a Giovanni. «Lo Shaboo…». Secco pensa che ce lo stiamo “bevendo”, che Giovanni abbia chiamato la polizia. «Che sei, uno sbirro?» mi chiede con tono alterato. «A Napoli è introvabile…», laconico. Dopo una manciata di minuti inizia a fidarsi, ma ci spiega subito che la nostra ricerca è un buco nell’acqua. «Io di solito vendo fumo, oppio, roba… Cose che bene o male trovi ovunque a Roma, se conosci i posti. I Crystal Meth (cristalli di metanfetamina, altro nome dello Shaboo, ndr) qui non girano, arriva da altre parti e in alcuni periodi. Io c’ho solo marocchino e speed, quella roba non l’ho mai trattata». E chi ce l’ha allora? «Ci vogliono i soldi pe-sta-ro-bba! Se lo trovi a qualche festa è perché ci sta il coglione che se l’è portata dall’Olanda o dalla Germania, ma se non hai gli agganci giusti non lo trovi nemmeno lì… Ce l’hanno quelli coi soldi da buttare, i pariolini che c’hanno la filippina a casa. No un pischello che si fa le feste o che sta per strada…Ma chi si mette a spendere 200 euro per un grammo di merda?!» Di più: «È roba che ti spappola il cervello!

A Roma ci sta un botto di gente disposta a sputtanarsi i soldi, ma a me non converrebbe imbarcarla perché costa troppo. E stai tranquillo che anche a Napoli non arriverà mai: non è droga di strada, la camorra non la tratta. Prova a chiedere ai filippini…».

IL FILIPPINO

Quando parli con un asiatico in Italia non devi dimenticare due cose determinanti. La prima: con molta probabilità non avrà voglia di parlare di sé. La seconda: figurarsi se poi ti racconta delle droghe che i suoi compaesani smerciano qui in Italia. Lungi dagli ermetici cinesi, i filippini il più delle volte sono socievoli, degli «insospettabili clandestini» che vivono tra le mura domestiche nella legalità rinchiusi come criceti, e come tutti gli immigrati in occidente sognano cash. Anche per questo le indagini di un anno fa dei pm milanesi penetrarono negli ambienti della borghesia milanese. Secco a riguardo ci aveva detto: «Lo prendono nel loro paese e lo portano qui: tu gliene chiedi un tot e loro, se si fidano, te la fanno trovare. Qua a Roma l’anno scorso c’è stato un periodo che si trovava solo se avevi gli agganci giusti. Ora se li so bevuti tutti». Secco ha detto una verità: nel novembre del 2007, la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano sgominò una connection tra Lombardia, Toscana, Emilia Romagna e Lazio dedita allo spaccio di Shaboo. Le persone arrestate furono 61 tra trafficanti e spacciatori, solo due dei quali di nazionalità italiana. Il blitz scattò prima nelle metropoli in cui la domanda era più forte: Milano e Roma. E lo scenario nel quale gli inquirenti inquadrarono il “giro” di consumatori, era molto simile a quello dei “salotti buoni” dove la cocaina negli anni Novanta la faceva da padrona. Un ambiente di «tossicodipendenti della medio-alta borghesia» - scrissero nei decreti di fermo i pm -, persone che avevano pian piano smantellato le proprie aziende per lo Shaboo. Troviamo un filippino davanti allo stazionamento dei bus di Termini. Attacchiamo bottone, ci presentiamo. Ci dice il suo nome ma non lo capiamo. Lui per noi è sempre stato semplicemente

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Queste foto sono state realizzate dal team dello sceriffo Bernie Giusto che svolge il suo prezioso lavoro nella città di Portland. Gli americani hanno sempre amato questo tipo di foto “prima e dopo” (vi ricordate della pubblicità delle pillole per dimagrire che usciva in quei giornali tipo novella 2000, no? Quelle che mostravano le foto di persone grasse prima della cura e snelle come non mai dopo?). La prima cosa che balza agli occhi è la riduzione di grasso superfluo sul viso. La droga è in assoluto il miglior modo per perdere peso...magari in un prossimo futuro queste foto verranno usate dalla stessa società che produceva quelle pillole strabilianti per documentare gli effetti strabilianti del loro prodotto destinato a ingenui chiattoni.

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Philip, noi per lui due italiani “strani”. Il suo ragionamento sarà stato immediato: «Vogliono parlare con me, perché mai?». Dribblo la diffidenza e gli spiego che sono un giornalista. «Ah, parlo poco italiano!» si giustifica. E lo dice sorridendo. In modo cordiale. Finiscono qui i nostri tentativi di ricavare qualcosa da colf e badanti. Di filippini sembra quasi impossibile individuarne tanti e tutti in una volta: dovresti cercare di azzeccare il loro giorno libero dal lavoro, oppure dovresti stare ad aspettarli davanti ai centri pastorali. Ma non ci sembrano un buon posto per trattare l’argomento, gli unici sospetti lì saremmo stati noi. E allora picche ai filippini.

UNO CHE L’HA PROVATO

Enzo, 26 anni, napoletano, è un ragazzo che ama la techno hardcore, le donne, la vita smodata e la droga. “Mc Enzy” lo conosco già da un po’: è fidato, gli credo. Statisticamente rientra negli under 30 che vanno ai rave party, ma a differenza dei più, lui ha provato lo Shaboo. E sono curioso… Enzo, qual è l’effetto dello Shaboo? «E’ coca moltiplicata all’ennesima potenza. Lo sballo più forte dura circa un’ora e mezza. Io esagerai, fumai due pezzi da solo, perché all’inizio non mi saliva. I pezzi sono da 0,2 e a Roma costano 50 euro. È identico al vetro e si brucia sulla stagnola, come il Kobrett. Ma il fumo che sprigiona è molto più denso ed è difficile tirarlo tutto su, per questo può essere usato da più persone».

Chi te l’ha fatto provare? «Un mio amico che abita lì». E a lui chi gliel’ha dato? «Ha un contatto all’estero, forse in Austria, non so di preciso. Ma mi sembra che viene dall’Est…». Provoca dipendenza immediata? «Uhm, non saprei. A me personalmente no. Però ti fa a pazzi! Ti senti strafuori, tanta ansia e voglia di fare cose, ma allo stesso tempo sei così accelerato che non riesci a fare niente. Ricordo che dopo aver fumato mi misi a lavare i piatti, mi bagnavo tutto e non me ne rendevo conto… Ero talmente esaltato che il mio cervello pensava milioni di cose mentre il corpo ne faceva altre. La mia ex venne in cucina e si mise paura: solo allora mi resi conto che stavo troppo fuori». Sul Corriere della Sera dell’11 novembre 2003, pubblicarono questa descrizione di un tossico di Shaboo: «È alta e sottile, i capelli castani e ricci cascano attorno al viso. Parla e strizza gli occhi azzurri, tiene la baguette di marca stretta sotto le braccia. Si tormenta le mani dalle unghie lunghe e curate. È bella e giovane. Non si capisce perché possa avere voglia di morire. Paola la sua giornata l’inizia con una fumata di shaboo altrimenti non si alza, resta al letto immobile. Con un solo pensiero». Che ne pensi? «Bah… è sicuramente molto curata come descrizione, ma sembra una minchiata. Poi chissà, di sicuro la tossicodipendenza è una brutta bestia. E se la gente inizia ad aver paura del Crystal Meth fa proprio bene».

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Ad uno che si è fidato di un giornalista. (Ed ha fatto malissimo).

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LE TUE PARETI FANNO SCHIFO,

PARTE TERZA. MEYOKO

Melissa Murillo

è una giovane artista “based in Berlin”. Melissa non ha avuto un’infanzia facile, suo padre era un tipo violento. A differenza di tante altre persone che poi hanno trovato nel crack e negli abusi sessuali una risposta al loro disagio esistenziale esogeno, Melissa si è rifugiata in un mondo di fantasia e sogni, crescendo e seguendo una dieta visuale composta di strani viaggi in alcuni libri di immagini dalle amazzoni. A Parigi ha vissuto 7 anni, il tempo di entrare in depressione perché i suoi insegnanti le han detto che

non avrebbe mai fatto carriera nel mondo dell’arte. Afflitta da gravi problemi familiari, ha deciso di spendere gli ultimi soldi rimasti per un viaggio a Berlino. Considerato che a Berlino viveva molto meglio rispetto ai tempi bui parigini, ci ha riflettuto un po’ ed ha deciso di trasferirvisi. Ora è lì ed è felice, e noi possiamo godere di un nuovo poster. Che strane combinazioni eh? Una ragazza che non conosci va in depressione a Parigi, si trasferisce a Berlino e sul muro della tua stanza compare un disegno. E’ questo il vero Caos amico.

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OVUNQUE CREATIVI.

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LUCE VERDE

DI Anorexia Nervosa


Anorexia Nervosa è l’autrice di questo racconto tratto dal suo omonimo blog (http://anoressia.splinder. com). Non sono riuscito a trarre altre informazioni su di lei. Sembra che studi all’estero, in un non meglio precisato paese che lei chiama “Nordonia”. Pare che sia molto bella ma non ci sono immagini a conferma di ciò, solo testi. Testi sarcastici e spietati da cui traspare una profonda inquietudine di fondo, d’altronde questa ragazza soffre (o ha sofferto) del più importante disturbo del comportamento alimentare , l’anoressia nervosa appunto. Non saprei proprio cosa altro aggiungere. Mi hanno sempre interessato le ragazze in fissa con il problema del peso, rinunciare al cibo pur di rimanere affascinanti e belle è pura autodisciplina, una durissima autodisciplina fatta di vomito e rinunce. Solo che non tutte riescono a raggiungere il giusto equilibrio e il risultato è che alla fine il loro corpo fa molto più schifo di quello di una persona grassa, per cui queste ragazze altro non sono che una delle tante forme di fulminati della nostra variegata fauna umana contemporanea. Sono sicuro che Anorexia Nervosa quando leggerà questa intro sentenzierà il suo giudizio in due parole: banalissime cazzate. Il che effettivamente è vero. Ma il succo è questo: ciò che più mi affascina di lei è proprio il suo freddissimo e coltissimo cinismo.


Sono bellissima: è un dato di fatto. Proporzioni facciali in armonia con le leggi di sezione aurea, e un corpo che, fra i due vistosi nodi focali e il centro di interesse poco più in basso, è praticamente una spirale logaritmica. Passeggiando con me, alcuni amici mi hanno espresso il loro imbarazzo: “accidenti, ma ti guardano tutti”. E infatti anche ora, mentre cammino veloce verso il locale, ricevo le solite lunghe occhiate. Bene: stasera mi serve, di essere bella. Stasera devo essere splendida perchè, lo so, ci sarà Greg. Greg che ormai preferisce dormire in macchina piuttosto che in un letto caldo con me; Greg che ha cancellato il mio numero dal suo cellulare; insomma Greg, l’uomo che io amo. Ecco l’entrata, ed ecco lui e i suoi amici proprio lì davanti. Testa alta, vecchia mia, e incrocia bene i tuoi stivali, che questo tappeto di fango e mozziconi diventa velluto rosso, per te. Non può non avermi visto. I suoi amici mi hanno salutato, abbracciato e baciato: lui no, se ne sta lontano fingendo che io non esista. Ma non è un problema, amore mio, non sono certo venuta fin qui per farmi vedere da te! non so se hai notato che stasera è il mio coinquilino che mette su i dischi, figuriamoci se pensavo di incontrarti e anzi, ora devo andare sotto al palco a fare il mio dovere, non posso certo stare qui ad aspettare che tu ti accorga di me. Dunque vado, e la missione resta sempre quella: essere splendida. Tutto il mondo me lo riconosce, e stasera prima o poi dovrai scontrarti anche tu con questa verità: aspetto questa serata da giorni, sai, così tanto che stanotte ho perfino fatto un brutto sogno, ho sognato che quando entravo ti trovavo in pista a ballare e strusciarti addosso a un’altra, e mi sono sentita malissimo, mi sono sentita rapinata. Invece ora tu sei lì, bruttino, vestito male e solo, mentre io sono una delle più belle ragazze del locale e posso evocare attorno a me orde di maschi, chi

è che si sentirà male stasera? Se essere bellissime è impegnativo, essere splendide è un’impresa titanica. Un simile stato di grazia è concesso solo per alcuni attimi: ma io stringo i denti e lo prolungo diverse ore. Ballo, salto, sposto i nodi focali, poi esco un po’ fuori e all’aria fresca converso di caratteri evolutivi plesiomorfici e depilazione inguinale. Ogni tanto lo vedo passare, e anche se continua a ignorarmi, non può non essersi accorto di quanto sono bella. Sarebbe impossibile. Inconcepibile. Cosa? Se per caso non mi sento anche un po’ ridicola? ... Siete solo invidiose. Iniziano le chiacchiere con i suoi amici. I suoi fedelissimi, la sua piccola mafietta: e parlare con loro è un po’ come parlare con lui, stesso accento, stesso umorismo, stessi modi. Fra una chiacchiera e una birra, una sigaretta e un coca e rum, e ma sì dai un altro coca e rum, quando finiamo sotto una cassa a scuotere le nostre ossa qualcosa inizia a preoccuparmi. C’è qualcosa che non va. E dopo un po’, mi rendo conto che non è solo una mia impressione, sta succedendo davvero: gli amici di Greg ci stanno provando con me. E questo può significare solo una cosa: Greg mi ha dato luce verde. E questo è ancora peggio del mio sogno. Quella ragazza che ti si strusciava addosso, quanto l’ho odiata, ecco, ora capisco che in realtà quella ero proprio io, e infatti ora mi odio, mi detesto, ora essere così bella - qui, in questo momento, non solo non mi serve a niente, ma mi si rivolta pure contro. Mi scendono due lacrime, smettiamo di ballare, chiedono cosa c’è. C’è che non mi sembra il caso, rispondo umida, io lo amo ancora, sniff, tantissimo! Che bisogno c’era di dirlo? La risposta già la sapevo, ma mi tocca sentirla lo stesso: devi voltare pagina, è finita. E’ finita a tal punto, che non ho nemmeno il giallo lampeggiante, ho proprio il verde, e qualcuno per consolarmi mi palpa il culo.

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La retorica

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TE’ & BISCOTTI

a perpetua retorica di crisi e riforma DI Eduard Z. Albrecht

Un giorno d’estate mi sono seduto davanti al telegiornale. Presto le mie preoccupate orecchie venivano inondate di notizie importantissime, smistate a velocità di frullatore, con tono grave, da facce serie e con aria da apocalisse. Il mio cervello si sforzava di seguirle tutte, di dargli la giusta attenzione. Se non era l’aumento dei tassi d’interesse, allora era una guerra in un paese dove non ero mai stato; se non era la riforma del sistema elettorale, allora era una nave di spaesati a Lampedusa; se non erano i rifiuti a Napoli, allora era una madre che strangolava la figlia in un paesello sperduto. Ho potuto allentare la presa quando è arrivato un servizio sui giovani e le droghe, ma mi sono veramente rilassato solo quando mi sono potuto domandare insieme ai giornalisti: quest’anno andrà il topless sulle spiagge Italiane? Dapprima, non ci capivo nulla di tutte queste notizie. Ero solo forse un po’ angosciato per il pianeta che non sembrava andare nella direzione migliore. Quindi, me ne sono visto un altro di telegiornale, poi un altro ancora, poi mi sono abbonato a sky, cnn, bbc. Ho studiato e sono riuscito ad entrare nella logica, a capire il linguaggio, a decifrare il quadro. Da lì mi sono appassionato: comprare Repubblica questa settimana, il Corriere quest’altra, variare un po’ con il Manifesto e il Foglio, stare alla larga dal Mattino. Poi, come all’avanzare del crepuscolo su una strada deserta, mi è calato addosso il SOSPETTO. C’era sempre una crisi da affrontare, un’emergenza da risolvere, una riforma da attuare al più presto. Tutto in maniera così ordinatamente ciclica, che giusto il tempo di farmi cagare sotto per i tassi d’interesse sui mutui, che boom scoppia una guerra; giusto il tempo per farmi preoccupare che gli omini cattivi mettono bomba metro, che boom il sistema elettorale è da cambiare assolutamente; giusto il tempo per farmi capire almeno un po’ che cos’era che non andava con il sistema elettorale, che boom Napoli é di nuovo invasa dai rifiuti, boom altri clandestini, boom una madre ha strangolato la figlia ma forse non è lei, boom di nuovo l’inflazione e quei tassi d’interesse che nel frattempo non erano mai stati veramente risolti.

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L’eccitazione iniziale del giovane idealista ansioso di vedere come si sarebbero risolti i tanti problemi che affollavano pagine e pagine d’inserti speciali, rubriche ed editoriali, lasciò spazio ad un’ineluttabile verità: non si stava risolvendo niente. E così, come quando ti svegli una domenica d’agosto, mi è calata addosso la NOIA. I tassi d’interesse salgono e scendono da quando il primo ebreo ha inventato la cassaforte, la guerra contro l’infedele è antica quanto la religione, l’Italia sta riformando il suo sistema elettorale da quando Cesare attraversò il Rubicone, l’emergenza rifiuti a Napoli c’è da quando i primi incivili coloni greci l’hanno fondata, i clandestini in Italia ci sono da quando Roma distrusse Cartagine, le mamme strangolano i bambini dal neolitico. Non è un’emergenza e soprattutto non si ha nessuna intenzione di risolverla. Il tono serio e apocalittico del giornalista mi aveva ingannato. Per non rifugiarmi nel dedalo emotivo dei telefilm pomeridiani ed essendo essenzialmente disoccupato, decisi di non abbandonare la cosa qui. Bisognava investigare, capire perché c’era questo eterno paradosso tra crisi e stasi. Che funzione svolge questa retorica d’emergenza? Che bisogno c’é d’eccitarsi così tanto se poi non si ha nessun intenzione di fare realmente qualcosa? Da qui mi ritornò il SOSPETTO: ma vuoi vedere che la retorica di crisi e riforma serve proprio per non dover fare nulla? Vuoi vedere che un perpetuo stato d’emergenza serve allo scopo di mantenere uno status quo in cui chi ci guadagna da queste emergenze può continuare a guadagnarci. Come dice il vecchio detto, se vuoi conoscere il colpevole di un delitto, vedi chi ci ha guadagnato di più. Il passo successivo dell’investigazione era di vedere un po’ a chi giovava questo stato continuo d’emergenza. Ebbene, la risposta non poteva essere un’altra: quelli preposti per la soluzione sono quelli che più ci marciano sullo stato continuo d’emergenza. Come il falso medico che guadagna così tanto dal malato che non è esattamente nel suo interesse curarlo. Giunsi così alla poco confortante consapevolezza che il ruolo principale dei tanti organi preposti per la soluzione delle

tante crisi che attanagliano la società contemporanea non è quello di risolvere ma quello di perpetuare. Insomma, le banche che giocano in borsa speculando sull’intramontabile crisi economica. La Nato che mette zizzania tra paesi già troppo adrenalinici. Politici devoti alle riforme che istituiscono un nuovo comitato speciale per poter scaldare qualche poltrona in più. Il commissario per l’emergenza rifiuti che s’inventa la necessità di assumere un’altra manciata di consulenti inutili. La polizia, impotente dinnanzi ai veri criminali, che si sfoga sul povero immigrato, e i giornali, che, a caccia di sensazioni forti, scovano qualche tragico dramma familiare da raccontare e vendere al pubblico da sempre assetato di sacrifici umani. Ci mise poco il mio innocuo sospetto a diventare PARANOIA, come quando su una strada sconosciuta ti volti di scatto e non riconosci più da dove sei venuto. Volevo tornare indietro, volevo dimenticare, volevo tornare a leggere le mie notiziole come una volta, beandomi dei tanti fatti, fattini e personaggi carini. Ma era troppo tardi, la strada era smarrita e la notte era fredda; oramai non si vedeva più un’anima nè qua nè la ma solo ombre furtive che a ogni mio respiro si avvicinavano e s’allontanavano. Solo come un cane e con scarse prospettive di sopravvivenza, ebbi un’idea. Forse mi ero perso perché mi ero lasciato impressionare dallo sguardo serio e dal tono apocalittico dei mezzibusti in televisione. Forse mi ero perso perché prendevo sul serio le analisi storiche/catastrofiche degli editorialisti sui giornali. Forse mi ero perso perché ho dato retta a loro e non ho seguito la mia di strada. Forse mi ero comportato troppo da spettatore, e lo spettatore paga per essere impressionato, vuole emozioni e i giornalisti gliele danno. Allora decisi di trovarmi un lavoro, di darmi da fare, di partecipare alle notizie, di far parte della storia, di esserne dentro. Mi alzai dalla mia comoda poltrona di spettatore e spensi il televisore. Mia nonna dalla cucina mi urlò: o, aro vai? Uscendo dalla porta mi girai e gli risposi: vac a rubbà.

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Title: Rubbishic Creation: Zak y Nina Hair Stylist: Davide Persico Post Production: Giuseppe Boccia Model: Chiara Location: Studio 187

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REVIEW

Lads who lunch “Demo 08” Label:Bulbartworks

Base a Roma, i Lads who Luch sono un progetto interessantissimo che coinvolge Dario Amoroso ( piano, synth, chitarra), Paolo Benvenuti (basso, chitarra), Mariano Felisio (voce, chitarra), e Nicolas Huberdeau (batteria), personalità con un background musicale differente ed eterogeneo, che concorrono ad un debutto di tutto rispetto. Il gruppo romano “di adozione” ci regala un pezzetto di cielo con questo lavoro, in un presente musicale dove è difficile trovare spazio, ci troviamo davanti a cinque pezzi che si rivelano una carta vincente. Un lavoro da ascoltare con attenzione e dove prendere come esempio singoli brani non rende giustizia a un disco di rock tanto potente quanto articolato in un susseguirsi di scatti emotivi, melodie immerse in trascinanti tensioni distorte. “Dust”, così si iniziano i Lads who Luch, che esplodono piano, e si calano in un sound internazionale, che evoca molto le atmosfere di “Hits For Broken Hearts And Asses” dei Giardini di Mirò, e che forse ci racconta ancora troppo poco di loro. La musica dei Lads who Lunch ha una forma androgina e poetica, come nella migliore e più recente tradizione anglosassone eppure trova la sua essenza nel rock&roll con suoni sporchi, buone capacità compositive e quella voce

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malinconica che sì, continua ad evocare, ma adesso ci parla anche un po’ di loro. Iniziamo a riconoscere timbri e dinamiche e i (loro) paesaggi sonori. La perla del disco è “Pusdiac”, che non ha niente da invidiare ai Jesus and Mary Chain e che ci fa supporre che l’evoluzione più giusta per questo gruppo sarebbe un lavoro più finemente costruito e armonico, per dare nuova forma alla tensione che pervade l’ascolto dei loro pezzi, sì perché la rabbia

un po’ chic, un po’ vintage di questo lavoro è così naturale e spontanea da fare invidia. Pazienza se cantano in inglese…torna la voglia di crederci (nella musica) ancora una volta, ovviamente con una bella verifica live. Marta Palazzo myspace.com/ladswholunch   bulbartworks.com

Lega Leggera / “Basta” / Label:lavika Riff immediati e potenti al servizio di testi che si inseriscono nella tradizione cantautorale della nostra penisola: ecco come sintetizzare in poche parole il credo dei Lega Leggera, gruppo rock partenopeo alla loro seconda prova su disco, dopo le “Acide Considerazioni” targate 2005. Il loro nuovo album, significativamente intitolato “Basta!”, è un j’ accuse verso tutte le storture della società italiana, è la voce del precario che è in ognuno di noi. Si bada all’essenzialità musicale, con ritornelli facili da memorizzare per permettere una rapida fruizione del messaggio contenuto all’interno dei testi scritti da Aldo Campana: canzoni che affrontano il problema della disoccupazione giovanile, del qualunquismo imperante dei nostri tempi (come appunto in Ernesto il qualunquista). Nelle tracce del disco seguiamo le avventure del “Giovane Lesto”, prototipo del neolaureato alle prese con un mondo del lavoro non in grado di soddisfare le proprie ambizioni. Si prosegue con pezzi come Portatori Sani (di ideologie vecchie e logore), Sabbie Mobili, Si è svegliato, manifesto del “Movimento Lavico” fondato in collaborazione con tanti gruppi della realtà napoletana, per mostrare che Napoli è viva, e soprattutto non è quella “neomelodica” che ci offrono i media nazionali. Apice musicale è “Quel Fiume”, dove basso potente e chitarre molto accurate sono al servizio della narrazione delle gesta di Alessandro Magno. Siamo nel mondo del teatro-canzone, con una musa ispiratrice chiara: Giorgio Gaber . Basta vedere un live del gruppo per rendersene conto, show sempre di grande presa sul pubblico. “Basta!” è un disco di immediato impatto che racconta le storie di tutti i giorni, le storie “precarie” per eccellenza. Andrea Saladino

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DREXCIYA

Nello spazio c’è solo la musica dei Drexciya

Neptune’s lair, l’album per viaggi intergalattici e visioni stellari

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Ok vogliamo parlare di futuro? E allora non ci sono cazzi, il futuro inteso come visione in avanti nell’asse temporale è senza dubbio Drexciya. Chi sono i Drexciya? Semplicemente mitologia techno, un dramma epico fatto di bassi, arpeggi e folgorazioni elettroniche. E ampie dosi di leggenda sci-fi unite ad armonie grandiose. Drexciya sta ad indicare il nome della razza di guerrieri anfibi generati dai corpi delle donne africane gravide che venivano gettate in mare durante le lunghissime traversate Africa - Stati Uniti, nel periodo storico delle importazioni degli schiavi. Il film “Amistad” è la miglior cosa da vedere per capire di cosa stiamo parlando. Cresciuti nelle profondità degli abissi, questi guerrieri lottano per riportare la loro razza lontano nell’ immensità dello spazio. Se questo ancora non vi basta per accendere in voi la fiamma della curiosità, sappiate che non si è mai saputo (almeno sino alla morte di uno dei due fondatori, il compianto James Stinson) chi si celasse dietro questo misteriosissimo nome. Le uniche cose certe erano che provenivano verosimilmente da Detroit e che appartenevano al giro di Mike Banks e la sua Underground Resistance. Mai una foto, pochissime le interviste. In un’epoca di immagine prima della capacità e diffusa attitudine improntata alla superficialità, loro hanno scelto di (re)starne fuori. Il mistero totale doveva avvolgere il progetto drexciya e così è stato. L’anno dell’invasione delle truppe drexciyane avviene nel 1991, l’album è Deep Sea Dwellers, la distribuzione è quella di Submerge, il canale più underground di tutta Detroit. Ora potrei parlarvi per ore di tutti i dischi, i pezzi, le copertine, discografia e notiziole...ma non lo farò: su ondarock.it nella sezione

elettronica troverete un bellissimo approfondimento con tutto quello che vi serve per avventurarvi nella vostra personalissima avventura ai confini dello spazio e nei profondi abissi dell’oceano. La musica dei Drexciya è assoluta magia techno (dove per techno intendo quella di Detroit della seconda generazione, lo scrivo perché i ragazzini di oggi associano il nome techno alle sonorità decisamente schranz - noise di importazione tedesca... vadano a farsi fottere in una autocisterna piena di sassi alla velocità di 30 giri al secondo imbottiti di veleno per topi, per loro sarà come andare a ballare), ed ogni loro uscita è sempre stata una specie di comunicato di guerra, una visione. Si, perché questa musica è indissolubilmente legata alle visioni fantascientifiche, a partire dai titoli. 700 milion light years from earth è il pezzo che si sente Dio in salotto insieme ai suoi compari, lake haze è come giocare a supermario in acido con quella bassline così palleggiata, digital tsunami è come dice il titolo un cataclisma digitale, Birth of new life è la musica che dovrebbero suonare in sala parto nei momenti finali del travaglio. Assoluta poesia, bellezza, magnificenza. Se un giorno avrò un figlio, voglio che nasca con quel pezzo. E se quello è il pezzo dell’inizio, C To The Power Of X + C To The Power Of X = MM = U è il pezzo della fine. La musica che riassume tutta una vita. Non aggiungo più niente perché non avrebbe senso. In assoluto, nella playlist del mio funerale. La lista dei pezzoni che fanno distaccare dal corpo è molto più lunga. Ma dobbiamo andare in stampa e chiudere il pezzo, per cui: onore ai Drexciya e al visionario Marcel James Stinson, possa la sua anima aver trovato la giusta dimensione.

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INTERVISTA

SANGUE MOSTRO

Una volta ho chiesto ad un mio amico che fa musica Hip Hop, che sente musica Hip Hop, che è tutto Hip Hop dalla testa ai piedi, di darmi un parere sul gruppo rap più famoso da queste violente parti partenopee, i Sangue Mostro. E lui mi ha detto che sono tecnicamente forti ma non affatto coerenti con la mentalità classica del rap e della cultura Hip Hop che è “Peace Love Unity and Havin’ Fun”, per cui poco credibili. Io che dell’integralismo Hip Hop non saprei che farmene, invece mi concentro davvero molto su quei bassi in “Gta sta a casa mi” e quel suono cupissimo di “E k s fa”. Anche perché amo troppo la musica e al significato di una parola, preferisco il suo suono. Qual’è l’offesa più grande che potreste ricevere dalla stampa? CENZOU: Penso che molte persone che scrivono o dicono di scrivere per la stampa non hanno un knowhow tale da poter giudicare, almeno non tutti. Inoltre non credo che abbiano sentito la stessa quantità e qualità dei dischi rispetto ai nostri sostenitori. D’altronde pure l’offesa più grande, se sai che a scriverla è un emerito cazzone, è molto ma molto relativa. Che opinione vi siete fatti riguardo il rap italiano dell’ultima generazione, tipo Fabry Fibra, Marracash? EKSPO: l’ultima.

Speriamo

sia


CENZOU: No al rap moderno...Fibra non mi piaceva prima e non mi piace adesso in questa sua svolta. Ti posso dire che Fish è uno che sa fare benissimo le basi per un certo circuito, la cosa funziona ed è apprezzata da un certo tipo di pubblico. Quindi ci poteva stare Fibra o padre Pio, la cosa avrebbe funzionato lo stesso. Credo che il pubblico italiano si vuole sentire più intelligente delle persone che ascolta. Dagli una musica “scema”, l’italiano la ascolta, la legittima e la compra. E se la Virgin vi proponesse un contratto diciamo di 40 mila euro a testa, in cambio di un disco più morbido e in italiano, un prodotto commerciale insomma...voi come vi comportereste? CENZOU: Abbiamo già ragionato in quest’ottica con l’ultimo LP e sono certo che alla fine non ci riuscirebbe bene. Non sarebbe affatto il nostro sound originale. Certo i 40 mila li prenderei al volo però farei un disco tipo vocabolario sai, con pezzi tratti dal Leopardi. Si si farei una cosa del genere e partirei subito per la Colombia. Comunque a proposito di realizzare un disco in italiano, dopo due album di cui uno totalmente privo di dialetto (Bambino Cattivo) preferisco che sia l’Italia ad andare in culo a noi e non il contrario. Sentite a proposito di successo e denaro e cose simili, voi preferireste rimanere conosciuti e rinomati in un circuito underground con tutto quello che ne deriva o avere un successo tipo il più volte citato Fibra? CENZOU: Preferirei tendenzialmente, non dico raggiungere la ricchezza, ma poter vivere della nostra musica. Poi personalmente ho già visto in un momento della mia carriera “le luci della ribalta” e posso affermare che non è questo che toglie o aggiunge maggior valore alla caratura artistica di un personaggio. Noi ci auspichiamo questo, di buscarci la pagnotta con quello che meglio sappiamo fare.

Cambiamo radicalmente argomento. In quale epoca e in quale luogo vi sarebbe piaciuto vivere? CENZOU: A Nyc nel ‘72, dove io sarei nato nel 1950, per cui a 22 anni nello studio 54. Lo studio54? Quello del film? CENZOU: Si quello lì. Nello studio54 di New York totalmente perso nella disco e nel funk. ZIN: Io sempre a Napoli nel periodo del boom del contrabbando. Si, penso proprio che mi sarei trovato benissimo, con il mio banchetto e tutto il resto. Essere nato 10 anni prima rispetto alla mia vera data di nascita, per cui vivere appieno gli anni ‘80 a Napoli. EKSPO: Mah...poco dopo la scoperta della ruota. Eh? Sul serio? EKSPO: Ma si. Nella totale grazia di Dio. Ekspo, immaginiamo che bisogna girare un video per l’ultimo singolo. Che tipo di ragazze metteresti, ragazze bianche o nere? EKSPO: Ragazze bone. Eh si, avrei dato anche io la stessa risposta. A questo punto, considerato che nel disco ci sono diversi pezzi che affrontano il tema della droga, vi chiedo come ultima domanda cosa ne pensate del fenomeno droga a Napoli. ZIN: La droga fa male, ed ognuno di noi che la usa è consapevole di cosa può andare incontro, ma in fondo anche il diabetico sa che lo zucchero può fargli del male ma nonostante questo ogni tanto la sua punta di chiave se la fa...con questo voglio solo dire che sull’argomento ognuno faccia il cazzo che gli pare.

MUZAK REVIEW | 51


Sono oramai le 10.30 di questo primo giorno dell’anno. Tutto il complesso rurale urbano che si scorge dal balcone è immerso nel sonno e nella foschia. Rari i passaggi rumorosi di autovetture, magari piene zeppe di residui umani persi tra un “vai a prendere un altro pezzo al rione” e “c’è questo after in una villa dalle parti di pineta mare”. Ah, c’è anche il ronzio del vecchio televisore. E il rumore dell’aria tirata su con violenza con relativo accartocciamento delle membrane che rivestono il naso. Sniff. Sniff. Stanno trasmettendo una specie di “fatti e personaggi dell’anno” su uno dei canali sky più remoti, quelli intorno al 600 e qualcosa. Lui è seduto sul divano di pelle del soggiorno. Gli altri sono tutt’intorno, insieme a diverse decine di bottiglie vuote. Sono ovunque. Seduto al suo fianco c’è Giordie, che sembra abbia assunto la forma di quelle statue raffiguranti i faraoni, quelle in cui loro sono seduti con le mani piegate sui braccioli e lo sguardo perso in avanti. Nessuno riesce ad aprire bocca, il settimo grammo è stato fatale per la loro capacità di linguaggio. Sembra il gioco del silenzio.

Il periodo natalizio. Ha raggiunto il suo apice in questi giorni, ma la sostanza è sempre la stessa (a parte la bubbaina). A natale si diventa più tristi. A natale riesci a tenere il tuo mal di vivre giù giù in fondo. Ha la forma di liquidi putridi che sono colati dal tuo cervello. Sono lì al sicuro nel cuore, dietro la tua corazza quotidiana di lavoro, famiglia, affetti. Nessuno andrà ad agitare quelle acque stantie e

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fetide. Ma il natale è tempesta e burrasca, le acque si smuovono, i micidiali fetori salgono su e ti ritrovi appestato. Puzzi di depressione fratello caro. La gente, la folla nelle strade, il freddo che ti fa stringere il cappotto. Famiglie che si riabbracciano, persone che tornano. E la sensazione di essere l’unico ad essere triste. Si, tutt’intorno c’è il caos della

vita, c’è felicità. C’è un grande banchetto, ma a te non è giunto nessun invito. Nessuno ti ha invitato fratello caro. Ripensa alle immagini di qualche giorno, quando trovò il cadavere di un uomo dentro al vagone del treno. Lui era lì a fare le solite operazioni di pulizia del vagone, quelle che si fanno la mattina per i treni che partiranno il pomeriggio. Con una mano tirava

PANZAROTTO AUTOMATICO | 53


il carrello delle scope, con l’altra spinge la porta di divisione scompartimento, e poi il rosso del sangue invase tutto il suo spazio visivo. Sgozzato e bianchissimo giaceva tra i sedili il corpo di un uomo. La prima cosa che gli venne in mente è che tutto questo non c’entrava un cazzo con lo spirito natalizio che regnava in quei giorni. La cocaina in circolo sta percuotendo con grossi bastoni tutti i suoi neuroni. Andate più veloce cazzo, urlano le molecole alle povere cellule. Sembrava che il periodo di feste rappresentasse il momento giusto per fare qualcosa di terribile, qualcosa di definitivo. Da una parte la massa di persone con le mani piene di sacchetti, ad entrare ed uscire per negozi, mandare messaggi di auguri, preparare il cenone, comprare il regalo di babbo natale ai propri figli. Dall’altra parte un insieme di appestati la cui colpa è stata quella di aver scoperto troppo presto il grande bluff del Natale. Che non sono in grado di fingere, che quando fanno gli auguri lo dicono guardandoti con occhi spauriti, terrorizzati, spenti. La loro più grande paura non deriva tanto dal fatto che il Natale sia tutto un grande sceneggiato. Il loro terrore sta nell’aver scoperto che è la vita stessa ad essere un insieme continuo di menzogne. Indossa la tua maschera. Fai contento il tuo prossimo, assecondalo. E se pensi che non vi sia nessun criterio razionale nelle tue scelte, e che per questo non le attuerai allora brucia all’inferno. La relativa inadeguatezza a vivere questo sistema minerà per sempre tutte le tue relazioni. Babbo Natale figlio di puttana, lui e la sua slitta carica di delusioni. E’ di certo uno da far fuori al più presto prima che colpisca altre persone. Dovrà pur passare da queste parti, sicuramente in

ferrovia perché è così centrale, e allora lo attenderemo al varco e gli faremo un bel sorrisone sotto la gola, dobbiamo solo fare attenzione alle telecamere della polfer si certo faremo così coltello passamontagna qualcuno lo manterrà con una cintura intorno al collo gli alzerà la testa e zac!!!.................. ................................ ............................ ................................ ....!!! ...............!!! ...!!! Trasalì da questi cupi pensieri quando si sentì toccare tre volte sulla spalla. Era Giordie che aveva steso un altro pezzo. Guardò il piatto nero con le polverose strisce bianche, poi guardò lui e di nuovo il piatto. Le strisce erano pronte, il pippotto pure. Ora toccava a lui. Si porta il 10 euro arrotolato alla narice, espira profondamente, si abbassa e sniff. Come entrare in apnea, come mettere la testa sott’acqua. Fece un verso di liberazione, un verso liberatorio unito al semi lamento per il bruciore al naso. Srotola la banconota e posa il piattino in altre mani. Poi guardò Giordie e gli disse: -:Giordie. Giordie fece un veloce movimento con la testa come a dire cosa e intanto si toccava il naso. -:Penso di aver ammazzato Babbo Natale. Giordie smise di accarezzarsi il naso e lo fissò per lunghi deformati schizzatissimi attimi. Trasformò la sua espressione in un malinconico sorriso d’intesa drogata. Almeno nell’inferno non era solo.

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RISING.NEWS 2009 RISING NEWS | 55


C’ERA UNA VOLTA L’IDRAULICA ROMANA. UNA DITTA DI PRONTO INTERVENTO CHE PER DECENNI HA RISOLTO I VOSTRI DISAGI IDRICI NELLA CAPITALE. QUEST’ANNO LE AUTOCISTERNE CHE OCCUPAVANO IL CAPANNONE INDUSTRIALE HANNO LASCIATO IL POSTO AD ARTISTI E MUSICISTI. IN FONDO E’ SORTO UN PALCO, SUL FIANCO UN BANCONE BAR. LA DOVE C’ERANO ATTREZZI E TUBATURE, ORA CI SONO DIVANI E TAVOLINI. CON UN’INTENSA PROGRAMMAZIONE ARTISTICA VI VOGLIAMO DARE UNA MOTIVAZIONE IN PIU’ PER SCOPRIRE QUESTA TRASFORMAZIONE. L’ASSOCIAZIONE CULTURALE RISING NASCE CON L’OBIETTIVO DI TRASFORMARE GLI SPAZI DELLA CITTÀ IN SITI DI CREATIVITÀ MUSICALE ED ARTISTICA. ALLESTIAMO LOCALI LA CUI PROGRAMMAZIONE DI EVENTI VIENE REALIZZATA DAI STESSI SOCI CHE FREQUENTANO LE SEDI DELL’ASSOCIAZIONE. SIAMO INOLTRE CONVINTI CHE ATTRAVERSO LA MUSICA LIVE, DJ SET, VIDEO PROIEZIONI, PERFORMANCE ARTISTICHE E TEATRALI, MOSTRE ED ESPOSIZIONI, SIA POSSIBILE INFLUIRE SULL’EVOLUZIONE SOCIALE E POLITICA DELLA CITTÀ DOVE ABITIAMO.

ROMA / Via delle Conce, 14 [zona Ostiense] 339.7946828 / 335.8790428 56 | RISING.REPUBLIC MAGAZINE / SUBBART #11


GENNAIO

DOM#18

B AFTER T

L’APERITIVO (H18:00)

DJ JACKIE /ZOUK # DESIRE’ + SE KOU /AFROBEAT AIME /HIP HOP # ALEX MORELLI /DISC FUNK SOUL BROTHERS /FUNK & O /FUNK DJ SERGINHO /BRAZILIAN # DJ DROSOUL /RnB FABIO S /SOULFUL HOUSE

MER#21

RISING CINEFORUM

APERITIVO / DJSET / LIVE (H18

:00)

VEN#23

TECNICHE PERFETTE

FINALISSIMA

DOUBLE S /AI PIATTI + MASTAFIVE

IN GIURIA I VINCITORI DELLE SCO

RSE EDIZ

/AL MIC

IONI ENSI / MONDOMARCIO / CLEME NTINO IRA / JULY B / EMISKILLA

...CHI SARà IL PROSSIMO

EXTRA LIVE-SHOW

STOKKA / MADBUDDY / GATEK

EYZ supported & sponsorized by: Karl Kani - Tribal - Vokal, Ultra Vinilificio, Def Jam Recordings Communication, Groove, , Ilrap.com, GhettoHeaveN

SAB#24

COREA

MER#28

RISING CINEFORUM

/DJSET /CONCRETE # BREAKBEA T # DUB

APERITIVO / DJSET / LIVE (H18

:00)

VEN#30

OSUNLADE

/DJSET /SOUL # FUNK # HOUSE

supported by:

SAB#31

CLUB DEVOTION

ANDY

/DJSET /BLUEVERTIGO

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GENNAIO

NAPOLI / Via BELLINI, 45 [CENTRO STORICO] 335.8790428 / 349.1740725

MER#21 ABSTRACTION INSIDE

ART AND MUZIK PUSHERS IN NAPLES SUBURBS

THE BOX OF SOUND AND ART LIVE

GIO#22 LA CENTRALE DELL’ARTE

ADRIANO MODICA

PRESENTA /LIVE

VEN#23 SALOTTO

MARZOUK MEJRI

PRESENTA

/LIVE FOLK # JAZZ

ELISABETH /DJSET

SAB#24 LIVE FROM UK

ANDREYA TRIANA /LIVE SOUL # FOLK

MER#28 ABSTRACTION INSIDE

ART AND MUZIK PUSHERS IN NAPLES SUBURBS

THE BOX OF SOUND AND ART LIVE

GIO#29 LA CENTRALE DELL’ARTE

LIVE ART PERFORMANCES

VEN#30 SALOTTO PRESENTA

VERSIONE ALTERNATIVA /LIVE FOLK # ROCK

ENZO CASELLA /DJSET

SAB#31 ACOUSTIC LIVE

GNUT

/LIVE ROCK ACUSTICO

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Adriano Modica

ANDREYA TRIANA

GNUT

Classe 1977, è un cantautore Un artista unico nel suo Nato a Napoli nel novembre polistrumentista. genere, cresciuta nella zona del 2002, il progetto ha mosso Ha pubblicato nel 2003 ‘Iano’ est di Londra, Andreya Triana i primi passi sposand o, fin da (EP - Bleuaudio) e nel 2007 a 17 anni inizia la sua carriera subito, la causa del folk-jazz ‘Il fantasma ha paura’ (LP - nei club londinesi con il suo d’autore. Il primissi mo nucleo Trovarobato/Audioglobe). collettivo di musicisti “Bootis”, della band iniziò ad esplorare Il 18 dicembre 2008 esce con i quali sperimenta nuove il proprio universo creativo ‘ANNANNA’, l’album di stoffa. idee nell’ambito jazz, funk basandosi, esclusiv amente, Rimasto nel cassetto per e nu-soul, riscuotendo un sull’unione di strumenti tre anni e per l’occasione gran successo sia in ambito acustici. Una ricerca intrapresa rimasterizzato polvere inclusa discografico che dal vivo con partendo dalle radici del folk e nel novembre 2008, è il primo la partecipazione al “Live8” del rock di matrice cantautorale capitolo della trilogia di Adriano nel 2005 ad Edimburgo. e condotta spingen dosi verso Modica. Successivamente decide per melodie in tempi dispari, E’ una stoffa familiare quella una carriera solista e compone chiaro riferimen to al rock di ‘annanna’, la stoffa di otto pezzi latin-jazz che porta degli anni ‘70, incontrando, lenzuola, tende, vestaglie in tour per tutta l’Inghilterra al contempo, la profondità di che ci proteggono dal mondo fino ad arrivare al London’s certe ballads alla Tom quando da bambini i cattivi Jazz caffè. Nel frattempo Nel Novembre 2004 Waits. incidono sono colorati con le corna e sperimenta quello che lei il demo tape “In vent’ore” e alla fine della puntata perdono stessa definisce FreeFlo vengono contattati da Guido sempre. un viaggio su un’ufo sessions, ovvero concerti Andreani, collabor atore di di carta tra la cucina e il solo vocali, e con questo Mauro Pagani alle Officine soggiorno che ci porta quasi stile registra alcuni brani con Meccaniche di Milano, con fuori da dove tornano bambini cui partecipa al 2006 Red il quale, nel maggio che sono stati grandi però non Bull Music Accademy, dopo registreranno “Divento 2005, ”, il loro gli è piaciuto. essere stata selezionata fra album d’esordio, uscito poi Somiglia a: cotone, i 60 migliori al mondo. Inizia a febbraio 2008, distribuito dormiveglia, finestra, liquido, ad esibirsi nei più noti club e da Venus, in tutti i negozi di ufo. festival del pianeta, conosce e dischi. Ha inoltre fin ora collaborato collabora con famosi musicisti La critica ha accolto l’album con Marco Parente, Ulan e produttori come i legendari come una delle migliori uscite Bator, John Merrick, Jennifer Mizell Brothers. Dal 2007 i dell’anno ed è stato recensito Gentle, Mimes of Wine, suoi brani sono trasmessi da su tutte le maggior i testate Addamnera e il Parto delle Gilles Peterson sulla BBC musicali. Nuvole Pesanti. radio1, programma culto per Ad Agosto 2008 registrano in Con Annanna, prequel gli amanti della buona musica Francia il loro secondo lavoro de ‘Il fantasma ha paura’, e punto di riferimento assoluto “Il rumore della luce” con la rispettivamente album di stoffa per i discografici di tutto il produzione artistica di Piers e di pietra, Modica si avvicina mondo. Attualmente vive a Faccini....uscirà in primavera a concludere la sua trilogia Brighton, ha pubblicato un in Francia e success ivamente ‘dei materiali’. Ultimo capitolo album con l’artista Bonobo per in Italia. sarà ‘La sedia’, ovvero l’album l’etichetta Ninjia Tune, e sta di legno che è attualmente già lavorando ad un suo album. in lavorazione. RISING NEWS | 59


GENNAIO

NAPOLI / Via s. sebastiano, 19 [CENTRO STORICO] 335.8790428 / 349.1740725

tutti i martedì# L’APPARTAMENTO ITALIANO ERASMUS PARTY / TURNOVER DJSET

tutti i mERCOLEDì# RISING.VIBES SUPPORTED BY

CONTRABBANDIERI D’AMMORE /SOUNDSYSTEM REGGAE & ROOTS

VICIOUS ENRICO SILVESTRIN GIO#22

/DJSET

VEN#23 MINIMAL SET

IO AL + R.O.D. AUD /DJSET SAB#24 ESC PRESENTA:

/DJSET

NATURAL ELECTRONIC SYSTEM dblDR 3dm crew /VJSET FABIO CATAPANO

LNRipley djset ninja +victor GIO#29

>>>

ven#30

RAG TAG party

fucked from above 1985 >>>

sab#31 /djset

VINCI

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/ DJSET

FUCKED FROM ABOVE 1985

+MIMOO FROM JEKO +HERDSMANS CRATCH

“Electro beats in salsa muoviculo!” scriveva Barnaba Ponchielli a proposito della sua amica “Fucked From Above 1985”. Definizione azzeccatissima che posso solo confermare! L’ultima volta il mio culo sembrava posseduto. Un pò a destra, poi a sinistra. Giù, sù, sù, ancora giù! Avanti. Indietro. Una macarena scomposta e assatanata su basi electro!!! La ragazza spinge e, da marchio di t-shirts esclusive per il progetto The Bloody Beetroots, FFA1985 è diventato un solido progetto musicale con dj set in tutta Europa. Chiappe sode a parte, stasera arriva al RagTag Party. Un party fortunato perchè senza culo saremmo tutti incredibilmente sfigati!!!

LNRIPLEY DJSET NINJA /SUBSONICA VICTOR

Si scrive LNRIPLEY, ma si pronuncia “Ellen Ripley”, come Sigourney Weaver protagonista della saga di Alien. Gli LNRIPLEY sono un collettivo nato sotto il segno della drum’n’bass che si presenta dal vivo con strumenti reali: una batteria, due bassi, un paio di groove box e un front man esplosivo. Ma se la geografia di provenienza è quella dei club e dei vinili girati fino alle prime luci dell’alba, gli LNRipley sul palco possiedono un impatto devastante che non teme il confronto con nessuna rock band. Per definire la forza d’urto di questo sestetto è stato coniato infatti il termine “punk’nbass”. Il loro primo album omonimo è stato registrato negli studi di Casasonica in presa diretta. In una sola settimana. Alcuni suoi brani, tra i quali la cover di “Killing in the name” (RATM) stampata anche su vinile, hanno fatto il giro dei migliori club londinesi, e sono passati sotto la puntina di dj del calibro di Logistics e Pendulum.

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CREDITS 62 | RISING.REPUBLIC MAGAZINE / SUBBART #11


IC / SUBBART REPUOBL RISING 9 200 E NR.11 / ANN MAGAZIN

Marreno vide Gambardella DIRETTORE RESPONSABILE Da Bastioni ELABORAZIONE GRAFICA Matteo

EDITOR Fabrizio

Errichiello dro “ZAK” david / pina causa FASHION EDITOR Alessan

PHOTO EDITOR Martin REDAZIONE

Marianna Canciani ” Chiara “LeCirqueInvisible Alessandro Panzeri Edoardo Albrecht Hanno collaborato in questo

Anorexia Nervosa Tilapia Diana Marrone Dario Capasso INI PAOLO MANC .it www.hypocrisie.deviantart ARYANA’ URBANI

numero:

www.autolux.deviantart.it

CREDITS | 63


contatti milano: robokuop@hotmail.it martin errichiello /392.8163797

contatti: subbart.tk risingrepublic.com myspace.com/subbartmagazine

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