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Magazine di politica e cultura indipendentista di Progetu Republìca de Sardigna ­ Regione Disterru Numero 3, Ottobre 2011

Il magazine Su Bandu e' arrivato al terzo numero ed ora vorrebbe avere un contatto diretto con i suoi lettori. Sarde e sardi nel mondo, amici e familiari dei sardi che ci leggete, adesso fatevi sentire anche voi: cosi potremo conoscerci meglio ed allargare i nostri orizzonti. Siamo curiosi di scoprire come viene capita ed accolta tra voi l'idea della Sardegna come Nazione Indipendente, che si muove a parita' di qualsiasi altro attore politico ed economico sulla scena mondiale. In ProgReS lavoriamo ogni giorno per costruire questa realta' ed il Disterru in particolare si sta impegnando tantissimo nel cercare di coinvolgere quanti piu' emigrati possibile in questo nuovo corso d'idee. Raccontateci se e come immaginate la Sardegna indipendente, indicateci cosa possiamo fare per raggiungere questo obiettivo, fateci sapere se vivete presso una comunita' o nazione che sta cercando di raggiungere l'indipendenza politica e le vostre riflessioni su queste vicende storiche. Speriamo di sollecitare quante piu' risposte possibile, in modo da apprendere al meglio le vostre realta' e capire quanto tra noi sardi nel mondo sia diffusa l'idea concreta e realizzabile della Sardegna nazione europea e mediterranea indipendente.

Il consiglio regionale approva una legge per la costruzione di venticinque nuovi campi da golf. In aula arriva il Piano Casa. Intanto il TAR blocca l'installazione dei radar militari.

LA COLATA PROGRES

Dopo il congresso nazionale di Agosto riprende il lavoro sul territorio

LIMBAS

Su documentu de su Tzentru Istùdios Limbas Natzionales e Polìticas Linguìsticas

INDIPENDENTISMI

Il lungo e faticoso cammino verso l'indipendenza di Timor Est

DISTERRU

Oliver Perra delegato al congresso dello Scottish National Party


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The case of Mr. "David" Marras against "Goliath" house­builders and government by OLIVER PERRA

In a high-profile case in Sardinia, a shepherd has taken on a big company, succeeding in diverting plans for a luxury tourist development . The case has contributed to put the spotlight back on the Sardinian autonomous government strategy for tourist development. The Sardinian government has in fact passed a controversial law that significantly reduces limits on residential building development. The debate that has followed was mostly ideological and not evidence-based. The case of Ovidio Marras, a 81-yearold shepherd, has attracted international attention. Mr. Marras confronted some of the biggest companies in Italy (e.g. Benetton) that are planning to build two luxury hotels and several villas in what used to be regarded as one of the most beautiful spots of unspoilt coast in Sardinia, Capo Malfatano. An Italian court has recognised Mr. Marras the rights to continuing using a track to drive his flock. In order to do so, the builders will have to revise and scrap some of their construction plans (some of them already advanced). The joy for what could be seen as a victory of the “rule of law� was somehow short-lived as Ovidio Marras saw his dogs killed in what many interpreted as an act of intimidation. At the same time, local authorities and even a spokesperson for an association of Sardinian shepherds have sided with the companies that are building the tourist resort, claiming that the building development is an unique

CAPO MALFATANO

opportunity for local economic growth. However, Mr. Marras' case has contributed to increase attention on the policies for tourist development at a time when the Sardinian autonomous government passed a controversial law to give the green light for as much as 25 new golf courses, as well as relaxing some of

reply to some of the environmental concerns raised by this law. This act was criticised by the opposition because of its costs (sustained with public money), but it is also symptomatic of a government that favours top-down communication rather then dialogue (considering also that in Sardinia public consultations are far and few

the restrictions on development of residential buildings by the coast. Stricter restrictions had been passed by the previous left-of-centre Sardinian government. The current Sardinian government claims that the law passed simplifies procedures regarding development of residential buildings, while the golf courses will promote profitable tourism. In an attempt to put this message across, the Sardinian government has taken the controversial step of buying a page in the main Sardinian newspapers to

between). Apart from dialogue, what seems lacking in this debate is evidencebased policies. Politicians may well claim that new tourist resorts will foster economic growth, but they should provide some evidence to sustain their claims. As it happens, some economists are sceptical regarding the economic benefits of tourism and particularly mass-tourism, as this is highly dependent on a volatile demand and can create a plethora of negative effects (e.g. land speculation). The

Mr. Marras' case has contributed to increase attention on the policies for tourist development


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negative effects of tourism may be countered by a careful management of resources, for example through environment prevention policies, or by imposing brakes on tourists' influx. However, the politicians' and entrepreneurs' desire to 'cash in' on tourism often means that tourist policies focus on development of infrastructure such as resorts, hotels and services, which may eventually damage the very natural resources that act as drivers of tourism in the first place. This view has been confirmed by a study published by Rinaldo Brau, a researcher at the high-profile Centre for North South Economic Research (CRENOS) based in Sardinia. The study provided some evidence that one of the main determinants of tourists' choice of a destination is the environmental quality of the locale. As the author puts it, tourists are prepared to give up their “room by the beach” as long as they can get access to natural resources and the environmental quality of the locale is not spoilt by tourist activity. In summary, this account highlights once more the need for Sardinian politicians to change their approach. Rather than a top-down, authoritarian approach, it is high time politicians embraced a more collaborative

approach whereby professionals and local actors are consulted more widely and have effective means to inform and steer policies; and whereby policies are more informed by evidence and long-term considerations.

The chart above shows a comparison between statistical data for the tourist season in Sardinia and Cyprus

Un centro termale lungo la spiaggia di Coaquaddus Qualche chilometro più a sudovest di Capo Malfatano, nell'Isola di Sant'Antioco, si trova la spiaggia di Coaquaddus. Una tra le più belle di tutto il sud Sardegna, sovrastata da un imperioso promontorio. Proprio questo promontorio è luogo prescelto per un faraonico progetto di turismo termale. Un totale di 9 ettari, 67mila cubi di volumetrie per creare 250 posti letto. per un centro termale a cinque stelle. A circa 200 metri dalla spiaggia. Insomma, un affare gigantesco che ha

già trovato appoggio sia all'interno del consiglio comunale di Sant'Antioco che ha votato il cambio di destinazione d'uso dei terreni - sia tra i sindacati locali, che vedono un'occasione di sviluppo per l'isola in questo centro termale. Lascia se non altro perplessi

l'idea di costruire una tale struttura, destinata al turismo d'elitè a ridosso di una delle zone più belle di tutta la nostra isola, che quando viene sfruttata adeguatamente - come ad esempio viene fatto dagli amanti del trekking, delle escursioni a cavallo genera già un flusso turistico che, se valorizzato, permetterebbe forse introiti maggiori rispetto ad un albergo destinato a pochi turisti che se lo possono permettere. E' davvero un affare costruire questo centro termale?


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La Regione e i campi da golf La Regione Sardegna ha approvato il 21 settembre scorso la nuova normativa regionale riguardante lo sviluppo golfistico. Una proposta di legge presentata dai Riformatori Sardi che prevede la costruzione di venticinque nuovi campi da golf, con annesse 150 case per resort. La legge prevede speciali deroghe al Piano Paesaggistico Regionale approvato dalla giunta Soru che fissava in trecento metri la distanza minima di edificazione dalla costa. Qualcosa non torna. Perchè mai dovremmo puntare su uno sport come il golf per rilanciare il nostro turismo e, soprattutto, le nostre coste? Proviamo a tornare indietro e a vedere cos'è successo con la costruzione dei campi da golf già esistenti in Sardegna. La Commissione Europea ha avviato una procedura di infrazione contro il raddoppio della

lottizzazione di Is Molas, dove sorge l'omonimo resort golfistico. Il gruppo Is Arenas s.r.l., proprietario del campo golfistico dell'oristanese è stato invece condannato dalla Corte di Giustizia Europea per palese violazione di alcune direttive ambientali comunitarie. Una condanna per abusivismo è invece stata emessa dalla Corte d'Appello di Cagliari nei confronti del campo da golf di Chia. Precedenti certo non confortanti, per di più se pensiamo ai nuovi progetti che aspettano di avere il via libera dal Palazzo della Regione: la costruzione di dieci nuovi porti turistici e un nuovo piano casa che in questi giorni viene discusso in aula. <una concezione di sviluppo turistico che niente ha a che vedere con la parola "ecosostenibile". Il rischio, concreto, è di ritrovare le nostre coste invase. Dal cemento.

Il TAR blocca l'installazione dei radar militari

Nello scorso numero de Su Bandu vi avevamo parlato dei quattro nuovi radar militari di fabbricazione israeliana che sarebbero dovuti essere installati lungo le coste sarde. Tutti in punti di notevole pregio paesaggistico e peraltro tutelati da vincoli ambientali: Capo Pecora, Argentiera, Ischia Ruja e Capo Sperone. I cittadini dei comuni interessati da subito si sono mossi per organizzare dei comitati di protesta per impedirne l'installazione,

ricevendo il supporto e la solidarietà di diverse associazioni ambientaliste e di diversi partiti, ProgReS incluso. I ricorsi presentati al TAR sono stati accolti il 5 ottobre scorso, bloccando di fatto l'installazione dei radar per dei vizi procedurali. Il blocco però non è definitivo. E' prevista infatti un'ulteriore sentenza, che deciderà nel merito dei ricorsi, per Gennaio 2012. Fino ad allora però la Guardia di Finanza non avrà la possibilità di installare i radar costieri.

ESTÒTE PARÀTI È probabile che ben presto la Sardegna si trovi a dover contare solo su se stessa per la propria sopravvivenza economica e sociale. La sua sorte come regione dello stato italiano è segnata dalla sua perifericità geografica, dalla sua debolezza demografica e dalla conseguente ininfluenza politica. Nel momento delle scelte, l'Italia dovrà sacrificare qualcosa, senza però danneggiare troppo il proprio tessuto socio-economico e il proprio territorio. La Sardegna, in questo scenario, è la classica pedina sacrificabile. Del resto, proprio in prossimità della unificazione politica italiana, nel 1859, Cavour tentò di venderci alla Francia. A leggere le cronache di 150 anni fa e quelle odierne sembra che il tempo si sia fermato. Del resto, alla situazione di estrema difficoltà dei sardi la politica autonomista non sa più rispondere. L'opzione che ci si presenta è drammatica, perché potremmo essere chiamati ad assumerci la responsabilità di noi stessi senza essere preparati a farlo. L'abitudine a essere sotto tutela, a considerarci congenitamente subalterni, a pensarci poveri è più pericolosa della stessa crisi. Pensarsi poveri e deboli equivale ad esserlo. Una terra come la nostra invece ha tutte le potenzialità per essere non solo politicamente libera, ma prima ancora economicamente prospera e moralmente degna. L'apporto dei sardi della diaspora, dei disterrados, è fondamentale, sia per il patrimonio di risorse materiali e immateriali che possono garantire, sia per l'opera di testimonianza di noi stessi nel mondo. Non interessa qui la rincorsa di primati o di orgogli nazionalisti. Interessa invece la possibilità di incidere nella nostra vicenda storica con le nostre forze e con le nostre scelte. Siamo noi che dobbiamo decidere. Nessun altro si farà carico della nostra sorte. Sta a noi.


Limbas

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Su progetu de ProgReS pro sas limbas de Sardigna Lunis su 29 de Austu, su tzentru de elaborazione de sas limbas natzionales e polìticas linguìsticas de ProgReS , at comintzadu unu progetu de comunicatzione a pitzu de sa Sardigna plurilìngue. Presentende cada lunis unu puntu de su programma, resultadu de unu traballu longu e arresonadu fintzas cun s'agiudu e sa consulèntzia de espertos esternos a su partidu, ProgReS intervenet in sa dibata subra sa chistione linguistica sarda, chi a dolu mannu no est istada galu risòlvida a pusti de medas annos e polèmicas. De su programma fintzas a como sunt essidos ses puntos chi ProgReS bolet pònnere a s'atentzione de sa sotziedade tzivile e de is fortzas polìticas sardas cun s'isperu de donare unu cuntributu determinante a s'evolutzione de sa dibata a pitzu de sa chistione linguìstica natzionale sarda.

ALESSANDRO COLUMBU

ART.2: "PRINTZÌPIOS GHIA" DE OMAR ONNIS Refudamus sa violèntzia e nos impignamus a s’opònnere in cale si siat manera a sa deriva ideològica e a sa gherra intre is limbas e is culturas; Giai ca non semus natzionalistas, non creimus bi siat una limba mègius de is àteras, ma chi totus is limbas chi si faeddant immoi in Sardigna tèngiant sa pròpiu dignidade, e pro custa arresone ddas cunsideramus totus limbas natzionales sardas; Sa funtzione comunicativa (limba comente aina) e sa funtzione simbòlica (limba comente apartenèntzia sotziuculturale) depent èssere ambas cunsideradas, ma in manera armònica e eficatze; Pro nois su deretu linguìsticu est antis de totu unu deretu individuale, in su sentidu chi tenet comente fundamentu sa libertade de espressione de sa persone, ma est craru chi cando medas persones chi faeddant sa pròpia limba cumpartzint su matessi territòriu in manera bastante uniforme, tando si verìficant is cunditziones efetivas pro pòdere pretèndere unu deretu colletivu; Su deretu colletivu depet èssere determinadu in manera democràtica, cun

tzensimentos giustos e regulares, in ue cada tzitadinu podet inditare is pròpios sèberos linguìsticos pro is raportos cun is istitutziones e is sotziedades de servìtziu pùblicu, in manera chi is amministratziones locales, partende dae su livellu comunale, potzant definire su repertòriu linguìsticu de sa comunidade e duncas determinare cale limbas depant èssere ufitzializadas in su territòriu amministradu;[...] Creimus chi su plurilinguismu e su pluriculturalismu potzant èssere fintzas unu motore econòmicu e sotziale de sa natzione sarda; Cunsideramus de importu mannu sa trasparèntzia e su cunfrontu costante cun is tzitadinos, chi depent tènnere semper sa possibilidade de bìdere e verificare totus is operatziones de pianificatzione; Creimus chi si potzat lòmpere a una sotziedade plurilìngue isceti cun s’impignu sinèrgicu e costante de is amministradores, de is espertos, de is istitutziones culturales e, prus che totu, de sa sotziedade tzivile sarda, chi depet èssere posta in cunditziones de agatare su coràgiu de si pensare protagonista de custa rinàschida polìtica, econòmica e culturale de sa natzione.

ART.4: "DETERMINATZIONE E ARTICULATZIONE DE SU PLURILINGUISMU " DE RICCARDO MURA Sa proposta de polìtica linguìstica chi presentamus in ProgReS est sa dimustratzione de su fatu chi –in Sardigna comente in aterue–, pro pòdere fraigare carchi cosa chi tèngiat unu sentidu, in antis tocat a iscapiare is nodos istòricos e filosòficos chi arreschent in medas contradditziones sena tempus benidore sa cultura e sa manera de pensare nostra. Isceti aici nos podimus connòschere e reconnòschere comente sugetos soberanos chi aspirant e meressent una bida mègius. Isceti aici nos

podimus castiare a giru a beru, in su mundu intreu, pro chircare e agatare puntos de riferimentu prus adeguados a is esigèntzias nostras. Isceti gosi, pro ùrtimu, podimus traballare in manera sèria e sulena a sa ditzosia nostra. Una ditzosia chi passat finas e in manera obligada dae sa possibilidade –pro cada tzitadinu comente pro su pòpulu sardu intreu– de si esprìmere issu etotu in sa limba chi istimat de prus, chi de prus ddu faghet intèndere unu sugetu ìntegru e dignu de èssere ascurtadu, portadore de una bisione

de sa realidade, de una filosofia de su mundu ùnica. Una testimonia chi isceti sa limba pròpia sua podet esprìmere. Custa limba chi si tenet e chi ti tenet… E duncas, labae, sa limbas natzionales sardas, cussa chi cada pipiu chi no est indotrinadu diat pòdere definire comente limbas sardas, giai ca sunt chistionadas dae pipios sardos comente issu etotu. Pro nois sunt e diamus a bòlere chi siant limbas de sa diferèntzia, limbas de s’addòbiu, limbas de sa libertade, limbas in ùrtimu in paghe e in festa intre issas.


ProgReS

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Salvatore Acampora è il nuovo segretario di ProgreS 29 ANNI, DI LANUSEI, ARCHEOLOGO. OMAR ONNIS ELETTO PRESIDENTE di SALVATORE ACAMPORA

Fino a poco più di un decennio fa per alcuni sarebbe stato un miraggio, o forse un’imprecazione, eleggere un segretario politico di un partito indipendentista che di cognome facesse Acampora. Per di più di padre napoletano e per giunta carabiniere. Insomma l’emblema e lo stereotipo dell’invasore o del colonizzatore, una sorta di spia ben confezionata. Oggi grazie al cielo l’indipendentismo si è evoluto. Ciò anche grazie alle elaborazioni di coloro che allora erano dei ragazzi e che oggi sono degli intellettuali apprezzati: insieme ci hanno dimostrato che un indipendentismo nonviolento, nonnazionalista, non-sardista ma soprattutto progettuale può esistere. Io ritengo di avere una sorta di doppia nazionalità, quella sarda e quella campana e ad entrambe sono profondamente legato. Sono legato agli odori ai sapori ai colori delle mie Terre e questo mi ha permesso di

confrontarsi e dialogare non solo con la società civile ma anche con tutte le forze politiche. Un indipendentismo senza steccati, democratico e non leaderista che permette a una persona qualunque, persino a una ragazza o a un ragazzo, di essere eletto segretario di un partito politico. Questo è l’indipendentismo che vorrei e che vuole Progetu Repùblica. Dobbiamo poter lavorare e mettere a frutto tutte quelle intelligenze di cui disponiamo e lo dobbiamo fare perché siamo in grado di cambiare questa terra non con i proclami ma con i fatti reali e concreti. Se questa terra fosse governata da donne, e donne competenti, forse saremmo la terra più florida del Mediterraneo. Invece chi ci governa continua ad indossare il vestito del brutto anatroccolo triste e periferico. Progetu Repùblica nasce per cambiare e spezzare questo sistema mentale. Preferisco le evoluzioni alle rivoluzioni e per questo motivo credo che dalla data del nostro scorso

Noi vogliamo costruire, vogliamo proporre e lo stiamo già iniziando a fare

sviluppare una profonda cultura del rispetto. Mentre quando ero piccolo alcuni mi facevano sentire una sorta di ibrido, né carne né pesce, oggi mi rendo conto che la più grande ricchezza di cui dispone la Sardegna è questa sorta di meticciato culturale, di identità nella differenza. Oggi esiste un indipendentismo diverso, un indipendentismo che considera la sardità un sentimento e non una questione di sangue. Un indipendentismo maturo che non insulta, ma che costruisce e che sa

congresso sia nata in Sardegna una forza politica differente che parli con la stessa chiarezza a tutti, ai partiti indipendentisti, ai sovranisti, agli unionisti senza più preconcetti. Gli unici preconcetti che chiunque ami la propria terra dovrebbe porsi sono quelli legati all’immobilismo politico. Noi siamo stufi dell’immagine addossataci di ragazzi simpatici che vanno alle manifestazioni contro questo o quello. Noi vogliamo costruire, vogliamo proporre e lo stiamo già iniziando a fare.

LA SQUADRA DEL NUOVO ESECUTIVO NAZIONALE DI PROGRES ­ PROGETU RE

Il primo congresso nazionale di

ProgReS ­ Progetu Repùblica si è aperto con la sottoscrizione e la presentazione al pubblico del Manifesto Politico.

Elaborato nel corso della fase

costituente e frutto di un lavoro

collettivo condiviso dagli attivisti, il Manifesto Politico si fonda su due

principi cardine: la non­violenza e il non­nazionalismo. Principi che

hanno ispirato tutte le elaborazioni dell'indipendentismo moderno. Dopo i saluti dei delegati ospiti (Sardigna Natzione, Par.I.S., Psd'az, PdCI) la giornata è

Ciò che ci distingue è il metodo, e il metodo significa qualità. I tempi ci impongono di cambiare passo e la stessa elezione di un ragazzo di ventinove anni con un cognome così curioso e che non viene dalle grandi città della Sardegna ma dalla periferica Ogliastra dovrebbe far riflettere in molti.


ProgReS

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I NOGHE PUBLICAMUS UNU CANTU DE S'INTERVENTU DE SU SEGRETÀRIU ACANTA DE ESSIRE, BOBORE BUSSA, IN SU CUNGRESSU NATZIONALE DE PROGRES - PROGETU REPÙBLICA

EPUBLÌCA. AL CENTRO

SALVATORE ACAMPORA

proseguita con gli interventi dei vari attivisti. Nel pomeriggio si sono poi svolte le votazioni.

L'elezione di Acampora e della sua squadra (Cristiana Velluti, Luigi

Cocco, Gianmaria Bellu, Yurj Pili, Maltìnu Dibèltulu, Giuliu Cherchi,

Gabrielli Cossu) segna un punto di

svolta nel panorama indipendentista. Acampora è infatti uno dei più

giovani segretari eletti alla guida di un partito in Europa. Le basi per

proseguire il progetto nato lo scorso 13 febbraio sono state poste. La vera sfida inizia ora.

Spesso i muretti a secco sono solo nella nostra testa e la partecipazione alla vita politica di così tanti ragazzi di qualità ne è la risposta. Lavoriamo per le nostre comunità con lo spirito e la prassi rivolto verso il governare e non verso un’effimera unità e vedremo i nostri paesi e la nostra Terra cambiare con noi.

[...]Unu saludu lu chergio dare a b'est giai. Serbit duncas, una domo totus sos tzitadinos de sas biddas de pro sos chi credent chi s'esitu sos poligonos militare. Unu saludu istitutzionale de una natzione, cussa cun s'isetu chi custu mamentu tragicu sarda in custu casu, siet una diet sa lutzididade de cumprendere repùblica indipendente e soberana. chi unu responsàbile de totu b'est in [...] cust'istòria e est s'istadu italianu e Sos datos macroeconomicos nos cussu, depet pagare: risanamentu narant craramente chi pro nessi 10 ambientale, riconversione e redditu e annos s'istadu italianu no at a trabballu pro sos pastores chi oe sunt tènnere unu francu de gastare e umiliados e ofesos pro annos de s'arriscu est una crisi finatziària secretos e de malufaghere dae banda manna. Est a nàrrere galu rapina de de s'istitutzione chi crediant chi los sas intradas nostras, de atzisas, de depiat tutelare. fundos FAS ecc. Ite semus faghende oe? Su primu Non podimus permitere a sa cungressu natzionale de ProgReS – natzione nostra ateros sacrifìtzios, Progetu Repùblica. Pustis de sa fase amus dau peri tropu. de Sa Costituente cumintzada su 2 Tanco custu saludu cun s'isetu chi sa de su mese de ghennàrgiu de su 2011. die de oe siet istòrica pro Oe s'aperit sa fase costituente bera s'indipendentismu, chi dae oe punnat de su progetu a diventare su logu polìticu de elaboratzione de ProgReS Progetu ideas e propostas Repùblica subra pro su bene de sa duas fundamentas republica sardisca. importantes e Amus s'isetu de craras ma in su fachere naschire matessi mamentu dinamicas: su unu progetu polìticu credibile, manifestu polìticu e su documentu democràticu, modernu e, mescamente organizativu. de guvernu, oe de sa regione sarda e Dinamicas chi no ant a cras de sa Republica de èssere firmas comente Non podimus Sardigna. dogmas ma s'ant a Lu depimus a nois permitere addatare a sos tempos e a sa natzione comente fèminas e òmines a sa contingèntzia de Sardigna, lu depimus a nostra polìtica, comente a fìgios nostros chi meritant ateros nàrrere un'istrutura chi li lassemas una sacrifitzios, organizativa e polìtica amus dau Sardigna diversa dae sa semper in progress, in peri tropu chi semus connoschende, movimentu, semper noa e prus bella. Una punnande a si megiorare. Duncas su Sardigna ue si pratichent sas virtudes cungressu non tancat una fase ma de s'amore, de sa giustitzia e de sa nd'aperit un'atera. [...] beridadi comente si narat in sa Carta In Sardigna a parrere nostru non b'at de Logu. bisòngiu de una domo noa pro sos Fintzas a sa republica. autonomistas cun declinatziones noas BOBORE BUSSA o betzas de s'autonomia, ca cussa


Indipendentismi

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La giovane indipendenza di Timor Est QUASI TRENT'ANNI DI GUERRA PRIMA DI ARRIVARE ALLA PROCLAMAZIONE DELLA REPUBBLICA di FRANCO ARBA

Nel 1996 suscitò sorpresa l’assegnazione del Nobel per la pace a monsignor Felipe Ximenes Belo e Jose Ramon Horta per “il loro contributo nella ricerca di una soluzione giusta e pacifica al conflitto di Timor Est”. Sorpresa tra gli addetti ai lavori e curiosità nel resto del mondo: con chi era in conflitto Timor Est? Che posizione occupavano Belo e Horta a Timor Est? Ma soprattutto, dov’era Timor Est? L’opinione pubblica occidentale, nel 1996, non aveva mai sentito parlare di questa metà di un’isola sperduta tra le tante dell’arcipelago indonesiano dato che neanche i tour operator specializzati nelle rotte orientali inserivano Timor nei loro pacchetti. La popolazione timorese, discendente dalle tribù montane degli atoni e dalle migrazioni di cinesi, malesiani e arabi, all’inizio del XVI secolo ebbe i primi rapporti commerciali con i portoghesi e presto questi rapporti si trasformarono in colonizzazione. L’isola entrò nelle mire degli olandesi e per tre secoli furono

FELIPE XIMENES BELO E JOSE RAMON HORTA AL MOMENTO DELLA CONSEGNA DEL PREMIO NOBEL

occupata dall’esercito giapponese, per ritornare portoghese alla fine di quel conflitto. La rivoluzione dei garofani del 1974, che pose fine alla dittatura di Salazar in Portogallo, portò alla nascita di tre nuovi partiti: l’UDT (União Democrática Timorense), espressione dei proprietari terrieri; FRETLIN (Frente Revolucionária de TimorLeste Independente), con un indirizzo socialista-indipendentista; APODETI (Associacão Popular Democratica), integrazionista verso la vicina Indonesia. Lo scontro politico tra le nuove formazioni presenti nell’isola

L'esercito di Jakarta per venticinque anni soffocò nel sangue ogni resistenza dei Timoresi

numerose le scaramucce tra le due potenze coloniali. Nel 1859 il Portogallo cedette la parte occidentale. La colonia cambiò occupante durante la seconda guerra mondiale quando venne

degenerò in una breve guerra civile che si concluse il 28 novembre 1975 con la dichiarazione d’indipendenza da parte del Fretlin. Nove giorni dopo, l’Indonesia del dittatore Suharto che governava la

parte occidentale dell’isola, avviò l’invasione e l’occupazione, in chiave “anticomunista”, di Timor Est trasformandola nel luglio del 1976 nella provincia denominata Timor Timur. La notizia dell’occupazione indonesiana ebbe una flebile eco nei primi giorni per essere presto dimenticata. Le potenze occidentali, in primis la vicina Australia, trovarono più vantaggiosi i rapporti commerciali con il regime di Shuarto piuttosto che preoccuparsi delle innumerevoli e sistematiche violazioni dei diritti umani nell’isola. Rapporti commerciali che includevano la vendita di armi da parte di tutte le grandi potenze occidentali, inclusa l’Italia il cui volume degli affari bellici con l’Indonesia si aggirava sui 50 miliardi di lire, secondo la Relazione governativa commercio armamenti del 1994. L’esercito di Jakarta per venticinque anni soffocò nel sangue ogni resistenza dei Timoresi, come avvenne il 12 novembre del 1991 quando circa


Indipendentismi

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NOME COMPLETO: Timor Est

NOME UFFICIALE: Repúblika Demokrátika Timór Lorosa'e / República Democrática de Timor­Leste

LINGUE UFFICIALI: Tetum, portoghese CAPITALE: Dili (130.000 ab)

FORMA DI GOVERNO: Repubblica

CAPO DI STATO: José Ramos Horta

CAPO DI GOVERNO: Xanana Gusmão SUPERFICIE: 18.900 km² (155º) POPOLAZIONE: 947.000 ab. DENSITÀ: 65 ab./km² CONTINENTE: Asia

VALUTA: Dollaro statunitense/Centavo est timorense CRONOLOGIA

250 persone vennero massacrate nel cimitero di Santa Cruz, nella capitale Dili. Nel novembre del 1992 il leader del Fretilin, Kay Rala Xanana Gusmão, venne arrestato e condannato all’ergastolo; pena poi commutata in vent’anni. Dal carcere Gusmào divenne un simbolo per la resistenza timorese. Intanto, Human Rights Watch e Amnesty International misero in luce le violenze perpetuate ai danni della popolazione civile tanto che si iniziò a parlare di genocidio di un popolo. Negli anni compresi tra l’ invasione indonesiana e l’indipendenza le stime della repressione si aggirano tra le 100.000 e le 250.000 vittime. Una repressione che si tradusse anche nella politica indonesiana dell’integrazione forzata: nel corso degli anni, da Giava numerose famiglie perlopiù cattoliche (l’Indonesia è il più popoloso stato musulmano) venivano trasferite a Timor Est. La grave crisi finanziaria asiatica del 1997 portò alla caduta di Suharto e

il suo successore Habibie, denunciando l’alto costo delle operazioni militari per l’occupazione dell’isola - un milione di dollari al giorno - annunciò il varo di un programma di autonomia. Nel maggio del 1999 fu indetto il referendum che, con la supervisione dell’ONU, avrebbe permesso ai Timoresi di scegliere tra un’autonomia sotto l’egida indonesiana o la piena indipendenza. In aprile ci furono numerosi atti di violenza da parte di paramilitari contrari all’indipendenza e subito dopo l’annuncio, il 4 settembre 1999, che il 78,5 per cento degli aventi diritto aveva scelto l’indipendenza, la violenza degli integrazionisti, appoggiati e armati dall’esercito indonesiano, si scatenò. Gli osservatori ONU e i giornalisti stranieri abbandonarono l’isola, migliaia di Timoresi si rifugiarono nelle montagne, il palazzo della diocesi cattolica a Dili, con a capo monsignor Belo, venne attaccata e ventiquattro persone vennero uccise. Truppe composte da soldati indonesiani e paramilitari integrazionisti deportarono circa

40000 al 20000 a.C. ­ arrivo delle prime popolazioni dal continente australiano

3000 a.C. ­ Migrazioni dalle isole malesi,

dalle coste meridionali della Cina e dal nord dell’Indocina

1515 – Inizio colonizzazione portoghese e olandese

1859 – Il Trattato di Lisbona assegna la

parte occidentale di Timor all’Olanda e la parte orientale al Portogallo

1943­ 1945 – Occupazione giapponese 1974 – Rivoluzione dei garofani in Portogallo

28 novembre 1975 – Dichiarazione d’indipendenza di Timor Est

7 dicembre 1975 – Invasione delle truppe indonesiane

12 novembre 1991 – Massacro di Dili Novembre 1992 – Arresto del leader

indipendentista del Fretilin, Xanana Gusmão Dicembre 1996 – Il premio Nobel per la

pace viene assegnato a monsignor Felipe Ximenes Belo e Jose Ramon Horta

4 settembre 1999 –Referendum per l’indipendenza

27 Settembre 2002 – Timor Leste diviene il 191° stato membro dell’ONU

11 febbraio 2008 ­ Un gruppo di militari ribelli organizza un colpo di stato, ferendo il presidente Jose Ramos­Horta


Indipendentismi

L'EX DITTATORE INDONESIANO SUHARTO

duecentomila Timoresi nei campi profughi di Timor Ovest. Solo il 20 settembre le forze internazionali di peacekeeping, sotto la sigla dell’INTERFET, riuscirono ad entrare a Dili e il 30 ottobre l’esercito indonesiano lasciò definitivamente Timor Est. L’amministrazione transitoria da parte delle Nazioni Unite proseguì per due anni sino alla dichiarazione d’indipendenza del 20 maggio 2002; a settembre dello stesso anno Timor Leste divenne il 191° stato membro dell’ONU. Presidente del primo

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stato indipendente del nuovo millennio venne eletto Xanana Gusmão. La transizione da vecchia colonia a nuovo stato non è indolore. La violenza da parte di alcune frange dell’esercito si esprime ciclicamente: nel maggio del 2006 scontri armati tra diverse fazioni spinsero il ministro degli esteri Ramon Horta a richiedere l’intervento militare da parte dell’Australia, che si avvalse anche del supporto di truppe malesi, neozelandesi e portoghesi; nel febbraio 2008 il nuovo presidente Ramon Horta e il primo ministro

gli accordi con la vicina Australia potessero giungere a una definizione vantaggiosa per il nuovo stato. Uno stato che anno dopo anno è costretto ad estendere il mandato della Missione integrata delle Nazioni Unite (Unmit) per poter “consolidare la stabilità economica e politica, nel creare una cultura democratica, facilitare la politica di dialogo tra i Timoresi, nel processo di riconciliazione nazionale e nella coesione nazionale". Un nuovo stato che non riesce, non vuole, fare i conti con il suo passato da ex-colonia: nel 2010 il presidente

Xanana Gusmão sono rimasti gravemente feriti durante un tentato golpe. Con una popolazione di 1,2 milioni di abitanti, l’aspettativa di vita che non supera i 62,1 anni Timor Leste è oggi uno dei paesi più poveri al mondo che sopravvive grazie agli aiuti della comunità internazionale. In futuro l’economia dell’isola potrebbe beneficiare dello sfruttamento dei giacimenti petroliferi nelle acque territoriali se

Ramos-Horta ha rifiutato le proposte di diverse Ong nazionali e internazionali di istituire un tribunale internazione per i crimini contro l’umanità che Timor Leste conobbe nel suo territorio durante gli anni dell’occupazione indonesiana. Tuttavia, ha precisato che non si sarebbe opposto se il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite avesse deciso di istituirlo.

La dichiarazione di indipendenza arriva il 20 maggio del 2002


ProgReS Disterru

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ProgReS al Congresso dello Scottish National Party Ad Inverness si svolge in questi giorni di fine ottobre il 77 Congresso dello Scottish National Party, ed in loco e' stato invitato l'attivista Oliver Perra come rappresentante di ProgReS e della Sardegna. Oltre ai ringraziamenti ed ai saluti tradizionali, la formula delle presentazioni al congresso ha permesso di assistere già dal primo giorno a scambi ed elaborazioni politiche interne al grande partito indipendentista. Sono state sottoposte all'incirca un centinaio di mozioni, e delle 33 passate una e' stata molto discussa e valutata. Riguarda il fatto che il partito scozzese abbia sempre indicato nella propria proposta politica la Scozia Indipendente come un nuovo Stato dell'Unione Europea. Questo è negli

ELETTO IL NUOVO

COORDINAMENTO POLITICO La Regione Disterru di ProgReS ha rinnovato nel mese di settembre le proprie cariche interne. Coordinatore politico è stato eletto Alessandro Columbu, ventiseienne di Ollolai, studente di Lingue e Culture dell'Asia e dell'Africa all'Università di Bologna. Nel ruolo di responsabile organizzazione è stata eletta Raffaella Carta, mentre per la tesoreria l'incarico è stato affidato a Giovanni Mundula. Confermata la fiducia a Gianluca Murgia, responsabile comunicazione, e Marianna Murgia, responsabile formazione. L'elezione delle nuove cariche è coincisa con l'attivazione del nuovo sito internet della

OLIVER PERRA

atti e nella filosofia del partito, e se non è venuto alla luce con maggior charezza precedentemente, giovedi' 20 Ottobre Alex Salmond ha dovuto spiegare per bene questo passaggio. Le difficoltà incontrate dal segretario non si sono risolte spiegando che è stata una leggerezza: semplicemente si è accantonato un punto chiave dell'evoluzione politica della nuova nazione, dando per scontato che tutti gli attivisti aderissero a traino

alla proposta mai discussa di entrare nell'UE. Un'ombra pesante per un partito che fa dell'inclusivita' e dell'accoglienza i punti cardine della proposta politica. Altri problemi sorgono infatti all'approfondirsi della spiegazione: i dirigenti dello SNP dovrebbero davvero chiarificare che idea di Europa accoglierebbe la Scozia, che tipo di gestione economica dovrebbe interessare le risorse esclusivamente scozzesi, che tipo di moneta potrebbe essere adottata nel nuovo Stato. La passione dello SNP è comunque veramente trascinate, anche quando in mezzo agli applausi ed ai riconoscimenti, i dirigenti sono pronti a fermarsi sul palco ed ammettere: si, devo tornare a studiare.

RAFFAELLA CARTA

A Bologna l'assemblea generale Disterru Si svolgerà Sabato 3 Dicembre, a Bologna, l'assemblea generale della Regione Disterru di ProgReS ­ Progetu Repùblica. Sarà una giornata importante per

regione:

http://disterru.progeturepublica.net

Nel sito sono disponibili le notizie relative a tutte le iniziative organizzate dalla Regione Disterru. E' possibile consultare il nostro manifesto politico, gli arretrati de Su Bandu ed entrare in contatto con i nostri referenti territoriali. Tutti gli eventi verranno trasmessi in streaming sul sito.

presentare ProgReS al di fuori della Sardegna, per discutere delle prospettive future e del ruolo che i disterrados potranno avere nella costruzione della futura Repubblica di Sardegna. L'assemblea si svolgerà nella sala comunale del Baraccano, in via Santo Stefano, e vedrà la partecipazione del segretario nazionale Salvatore Acampora. Interverranno anche altri rappresentanti di nazioni senza stato che potranno offrire diversi spunti di riflessione confrontare la loro storia politica con quella di chi si batte per


Literadura

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Ammentende a Sergio Atzeni: unu sardu conca a su mundu

Sèighi annos a como, in sas primas dies de cabudanni, si nde moriat Sergio Atzeni, s'iscritore de PASSAVAMO SULLA TERRA LEGGERI e de àteros libros galanos. Sa pèrdida no est istada de pagu contu, giai chi nos at privadu de un'ispìritu crìticu de cabale che a pagos, in custos tempos contribulados. Sergio Atzeni est su mègius esèmpiu de cudda chi Mialinu Pira naraiat sa “arrempellada de s'ogetu”, e non feti in contu de literadura. Penso a testos che a BELLAS MARIPOSAS o RACCONTAR FOLE. Duos traballos diversos meda, chi però nos ammustrant – fortzis galu prus de Passavamo sulla terra leggeri – ite cheret nàrrere a mudare sa mirada nostra cara a su mundu: non prus sa de chie si bidet che a una umbra a làcana de unu orizonte angenu, ma cudda de chie castiat su mundu dae su tzentru de unu orizonte

suo etotu, lìberu de ghetare sos ogros totu a inghìriu. Ca custu mancat galu meda a sos sardos: a àere una mirada issoro, lèghere su mundu e issos matessi in una manera prus lìbera, chena si crèere nen mègius nen peus de àtere. Sergio Atzeni aiat sa cussèntzia funguda de èssere figiu de un'istòria longa e manna, de èssere su frutu de unu ammisturu de sàmbenes e de limbas, e mescamente pro custu de èssere sardu. Sardu in su mundu, chena pretesas de

ispetzialidade o de tutela, cun sos problemas e sas mancàntzias chi issu non cuaiat nen a sos chi lu leghiant, nen a isse etotu. Su matessi chi podent fàghere tantos literados, artistas, musitzistas, pensadores sardos e chi infatis calicunu faghet. Sa polìtica imbetzes abarrat galu in dae segus, in custu contu, ca est ligada a interessos e tzentros de podere chi cherent chi sa Sardigna abarret un'ogetu de issèperos angenos e sos sardos unu populu chena istòria e chena dignidade, tentu in una trampa fata de poberesa, ignoràntzia e disìgiu de si nche fuire in aterue. Cumbenit semper a tratare cun gente tzega, comente naraiat su poeta in su 1794. Iscritores e pensadores che a Sergio Atzeni sunt unu remèdiu bonu contra a custa maleditzione. OMAR ONNIS

S U B A N D U ­ R e p o rt s i n P ro g R e S Magazine di politica e cultura indipendentista realizzato dalla Regione Disterru di ProgReS ­ Progetu Republìca de Sardigna Per iscriversi alla mailing list o richiedere arretrati: subandu@progeturepublica.net

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