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Magazine di politica e cultura indipendentista di Progetu Repùblica de Sardigna ­ Regione Disterru Numero 5, Giugno 2012

CAMBIO DI ROTTA PROGRES

Elezioni Comunali 2012: indipendentisti al governo

ECONOMIA

Depositate le firme per istituire l'Agenzia Sarda delle Entrate

INTERVISTA

Gianna Sio, volontaria dell'associazione Pitzinnos de su mundu

INDIPENDENTISMI

Sahara Occidentale


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Elezioni: gli indipendentisti conquistano i comuni Le elezioni comunali del 10 e 11 Giugno 2012 hanno visto l'elezione di diversi consiglieri e sindaci indipendentisti in molti comuni della Sardegna. Decisivo l'apporto di ProgReS nelle vittorie di Terralba e Lanusei, ma non solo. L'indipendentismo diventa "di governo" anche a Bauladu e Oniferi. DA SINISTRA: Davide Ferreli, neo sindaco di Lanusei, Salvatore Acampora, segretario di Progres e Nadir Congiu, eletti in maggioranza a Lanusei, Davide Corriga, ventottenne neo Sindaco di Bauladu. IN BASSO: Pietro Paolo Piras, neo sindaco di Terralba, eletto a capo di una lista civica sostenuta da ProgReS, Stefano Siddi e Federico Putzolu, rappresentanti di ProgReS eletti in maggioranza a Terralba. PierLuigi Annis, candidato Sindaco alle elezioni comunali di Oristano per la lista Aristanis Noa, formazione civica di chiara ispirazione indipendentista

di OMAR ONNIS

Mentre i mass media sardi si attardano a sviscerare i risultati elettorali applicando le solite, trite cornici concettuali italiane, veicolando conclusioni parziali e tendenziose, il voto amministrativo appena concluso ha sancito un risultato importante che pochi segnalano in tutta la sua portata. Come indipendentisti potremmo banalmente attribuirci una grande affermazione e fare il solito discorso di parte, ascrivendoci meriti e risultati anche laddove non li abbiamo avuti. È così che fa la classe politica “vera” in fondo. Ma noi vogliamo essere più veri del vero e affermare con la massima lucidità cos'è successo tra domenica e lunedì nell'elettorato sardo. Ebbene è successo che si è manifestata una rottura politica importante, sono saltati degli schemi, è emersa una nuova possibilità. In tanti comuni sardi sono stati eletti degli indipendentisti, a volte come sindaci, altre volte nei consigli comunali. Ma questo è solo il dato più vistoso, forse più superficiale. Quello che conta realmente è che si è imposto un nuovo paradigma politico: l'as-

sunzione delle proprie responsabilità da parte di tanti cittadini in decine di comuni sardi. Il fatto che ci siano alcuni nuovi sindaci e che ci siano tanti nuovi consiglieri comunali indipendentisti segnala semplicemente che i sardi stanno cominciando a riappropriarsi di se stessi. Non ne facciamo dunque un discorso di schieramento, tanto meno un discorso di partito. Questo approccio non ci interessava già da prima, ossia da quando avevamo deciso di lasciar perdere gli interessi e le ambizioni di parte per coltivare interessi e ambizioni che andassero al di là dell'iscrizione a ProgReS. Da qui la scelta di partecipare alle liste civiche, laddove intravvedevamo principi e obiettivi in linea con quelli da noi professati. Come cittadini sardi, non come militanti di partito. Ciò che esce sconfitto, in larga misura, da questo voto amministrativo è la pretesa dei potentati clientelari e degli apparati dei partiti maggiori di dettare legge sempre e comunque. Non dappertutto sono stati ridimensionati, è vero. La strada da fare è ancora tanta. Ma un segnale c'è stato ed è un segnale di consapevolezza, di inizio di un percorso virtuoso, che predilige l'interesse generale al tornaconto di pochi, i beni comu-

ni agli affari e alle speculazioni, l'indipendenza da centri di potere e di interesse consolidati (quasi sempre esterni al nostro tessuto sociale e culturale) al facile carrierismo che vede i nostri comuni solo come un trampolino di lancio verso privilegi più grandi. Per questo ci sentiamo di fare gli auguri e i complimenti ai nostri candidati in tutti i comuni in cui si siano cimentati, anche dove non siano riusciti ad ottenere il risultato sperato. Ma ci sentiamo anche di fare gli auguri e i complimenti a tutti i candidati indipendenti e indipendentisti che abbiano portato il loro entusiasmo e la loro pulizia politica ed etica nei loro territori, tra la nostra gente. A Lanusei, a Oniferi, a Terralba, a Bauladu e anche a Oristano, Sant'Antioco, Serramanna e in tutti i paesi e le città nei cui consigli comunali sarà possibile sentire voci libere e oneste, competenti e legate alla propria terra. Da qui parte il nostro riscatto storico. Da qui si potrà attingere nel tempo a venire per costruire quel tessuto di relazioni, di coscienza civica e di buone prassi su cui si fonderà la nostra libertà. La Repubblica di Sardegna è già nata.


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La strana comparsa dei nuovi animali politici: i gattosardi I referendum abrogativi e consultivi del 6 Maggio scorso: tra presunte rivoluzioni "anti­casta" e mantenimento dello status quo attuale. L'analisi del responsabile politico di ProgReS Disterru. di ALESSANDRO COLUMBU

Il 6 maggio scorso si è andato a votare in Sardegna per 10 quesiti referendari, nei quali si chiedeva ai citta dini di esprimersi su questioni concernenti, tra le altre cose, il taglio del numero di parlamentari regionali e l’abolizione delle nuove province e dei consigli di amministrazione degli enti regionali. La consultazione è stata promossa da un comitato popolare appoggiato da diversi politici di destra a di sinistra, autonomisti e indipendentisti ed è stata presentata da tanti dei suoi promotori con slogan come “il referendum dei Sardi” o “il referendum anti-casta” che avrebbe dato inizio al tanto agognato cambiamento. Nonostante godesse dell'appoggio della maggioranza dei partiti domi nanti e di qualche formazione emergente, il referendum ha raggiunto la quota di votanti necessa ria per l’approvazione superando solo di pochissimo il quorum del 33,3 %. ProgReS – Progetu Repùblica aveva scelto di invitare i cittadini sardi all’astensione per una serie di motivi ben precisi. Primo fra tutti la natura

disordinata e sproporzionata dei quesiti proposti, ma non solo. Ci piace pensare che la stragrande

maggioranza dei sardi che ha scelto di astenersi abbia capito come questa consultazione non costituisse un cambiamento reale per la Sardegna, ma fosse invece del tutto funzionale al mantenimento dello status quo. Peraltro le questioni proposte sa rebbero, se vivessimo in un paese dove la politica fa il suo lavoro in ma niera seria ed efficiente, di competenza di quegli stessi politici che hanno proposto questo referendum, i quali nella loro pluriennale carriera di amministratori si sono sempre guardati bene dal legiferare in merito. Col quesito numero 10 infatti, la co-

siddetta “casta”, che questo referendum diceva di voler mandare a ca sa, si è messa al sicuro da eventuali scossoni politici e ci ritroviamo con un parlamentino regionale che, se già era poco incisivo e per niente rappresentativo della realtà sarda, d’ora in poi lo sarà ancor meno, dato che il numero dei parlamentari dovrà essere ridotto da 80 a 50. Consentendo così la rappresentanza soltanto ai partiti (italiani) più forti e ai territori più popolati dell’isola. Nelle settimane successive al voto i politici che siedono in regione, gli stessi che hanno proposto questo referendum, sono tornati a recitare il solito ruolo di scialacquatori di dana ro pubblico, annullando l'abolizione delle province e istituendo, guardaca so, un nuovo ente regionale. A ennesima prova del fatto che questa consultazione altro non era che un tentativo demagogico, da parte della vecchia e stantia politica sarda filoromana, di rifarsi una verginità assecondando la rabbia popolare, nonché di misurare la portata numerica del suo elettorato in vista delle prossime votazioni.

Tutto quello che sai sulla Sardegna è falso: "Un popolo costantemente dominato" Uno dei luoghi comuni su cui tutti i sardi sono concordi è quello delle nostre continue do­ minazioni. La Sardegna è sempre stata dominata, almeno da quando arrivarono i fenici, nell'età del Ferro, e poi lungo il corso della storia da cartagine­ si e romani, da vandali e bi­ zantini, da Pisa e Genova, quindi dagli spagnoli e infine dai piemontesi. Poi ad un certo punto le dominazioni finiscono, come per magia, e ci ritroviamo italiani. Cosa abbiano fatto i sardi in questo lunghissimo arco di tempo, non è dato sa­ pere. Secondo una ben nota teoria, abbiamo resistito. Sempre sconfitti, ma sempre testardi nel rifiutare la civiltà. Questo luogo comune

accompagna poi quello del no­ stro “millenario isolamento”. Noi sardi viviamo su un'isola lontana e sperduta, lo sappia­ mo, perciò siamo “arretrati”, un po' barbarici. Ma già qui si può notare una contraddizione: es­ sere isolati ed essere costante­ mente dominati da forestieri so­ no due circostanze che non possono stare insieme. O l'una o l'altra. E se invece fossero false entrambe? Si sa, ad esempio, che secondo le indagini della genetica molecolare la popola­ zione della Sardegna è so­ stanzialmente invariata da 15000 anni? Dove sono finiti tutti questi invasori e dominato­ ri? Si sa che la Sardegna anche in età romana era al

centro di traffici e scambi a tutti i livelli, in ambito mediterraneo? E che durante la “dominazione” vandala l'antica Caralis è stata per un periodo la capitale cultu­ rale del Mediterraneo e dell'Eu­ ropa? Si sa che fin dall'VIII se­ colo la Sardegna dovette autogovernarsi, organizzare la propria difesa militare e il pro­ prio regime economico e politi­ co in modo indipendente? E che da questo frangente nacque la civiltà giudicale? Si sa che non è mai esistita una Sardegna “genovese” e che non è propriamente esistita nemmeno una Sardegna “pisa­ na”? Si sa che la Sardegna è stata la prima regione europea dove sia scoppiata una rivolu­ zione (una vera rivoluzione) do­

po quella francese? No, non si sa. Tutte questa nozioni, pur fa­ cilmente documentabili, non si conoscono. Purtroppo anche qui gioca un ruolo determinante la cattiva coscienza che ci è stata inculcata dal potere costi­ tuito, attraverso la scuola e i mass media. È difficile liberarsi della zavorra di falsi miti e spesso di vere menzogne che costituisce la nostra identità. Ma dobbiamo farlo. Riappro­ priamoci della nostra storia e impariamo a guardarla serena­ mente. Solo così capiremo do­ ve siamo ubicati nel tempo e nello spazio e potremo spezza­ re le catene della nostra subalternità.

OMAR ONNIS


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Venticinquemila firme per un'agenzia sarda delle entrate Depositate in Consiglio Regionale le firme raccolte dal comitato Fiocco Verde per chiedere l'istituzione di un'Agenzia Sarda delle Entrate. Fondamentale il ruolo degli attivisti di ProgReS. di GIOVANNI MUNDULA

ProgReS a sostegno dei pescatori bosani

ProgReS – Progetu Repubrica ha partecipato Sabato 23 Giugno alla manifestazione che si è tenuta a Bosa per la difesa del proprio mare e della propria economia. La mani­ festazione, a cui hanno partecipato diversi movimenti indipendentisti, è stata organizzata per esprimere il totale dissenso nei confronti della decisione assunta nelle scorse setti­ mane dal Ministero dell'Agricoltura dello Stato Italiano. Il Governo italiano infatti, tramite il Ministero dell’Agricoltura, ha auto­ rizzato il peschereccio “I 10 Ange­ lillo”, proveniente dalla Toscana, a svolgere operazioni di pesca “indu­ striale” con le cosiddette cianciole, un tipo di reti a circuizione che con l’utilizzo di luci abbaglianti possono chiudere in una sola notte centinaia di pesci, per tonnellate di pescato. Se ciò dovesse avvenire, provoche­ rebbe una concorrenza sleale tale

da trascinare sul lastrico decine di pescatori locali, che dal mare e col mare vivono. Questo in una città che da anni vive un’involuzione lenta e continua, con un alto tasso di disoccupazione e conseguente emigrazione. Condanniamo con fermezza ogni ti­ po di economia che non tenga conto della salvaguardia dell’ambiente e delle popolazioni che in quell’ambiente e da quell’ambiente vivono e sottolineiamo ancora una volta la totale impotenza della Regione Sarda nel difendere i propri cittadini e lavoratori da ogni tipo di speculazione autorizzata dallo Stato italiano attraverso i suoi rappre­ sentanti. Un’impotenza dovuta alla mancanza di sovranità e a tutti i li­ miti che l’Autonomia e il far parte di uno Stato con interessi totalmente opposti a quelli della Sardegna ci impone da decenni.

Sono state consegnate Giovedì 6 Giu gno, da parte del comitato Fiocco Verde, le firme per la presentazione di una proposta di legge che chiede l'istituzione di una Agenzia delle Entrate Sarda. Un risultato che è andato ben oltre le previsioni iniziali: in totale sono state oltre 31.000 le firme raccolte e 25.625 quelle consegnate alla Presidente del Consiglio Regionale Claudia Lombardo. Le firme sono state consegnate da una delegazione del comitato Fiocco Verde e dai rapppresentanti di ProgReS che da subi to hanno appoggiato l'iniziativa. Questo risultato è stato possibile grazie all'impegno di tante persone che nel gi ro di pochi mesi sono riuscite ad orga nizzare una vasta rete di contatti e nu merosi punti di raccolta firme in tutto il territorio sardo. Il punto centrale dell'iniziativa Fiocco Verde è l'idea della sovranità fiscale da parte della Regione Sardegna nei confronti dello Stato Italiano . Un'esigenza sempre più avvertita e ormai necessaria per l'intera società sarda, in seguito anche alla situazione di stallo in cui si trova la Vertenza Entrate. Ovvero la vertenza che da quasi dieci anni, dai primi anni del governo regionale della Giunta Soru, vede contrapposta la Regione Sardegna allo Stato Ita liano in materia di entrate fiscali. Ad oggi, nonostante gli accordi firmati in passato tra le due entità contrapposte, la Regione Sardegna ancora non vede riconosciuti i suoi poteri in ambito di prelievo fiscale, poteri che gli vengono conferiti dagli articoli 7, 8 e 9 dello Statuto Regionale. Per un credito che, al giorno d'oggi, si aggira intorno ai dieci miliardi di euro. Il comitato del Fiocco Verde vede impegnati tra le sue fila cittadini di di versa estrazione politica e sociale. Tra i suoi aderenti si riscontra una forte componente indipendentista per la maggior parte proveniente dalle fila di ProgReS. Gli attivisti ed i sostenitori del nostro partito si sono contraddistinti per l'impegno nella raccolta firme, dando un contributo fondamentale nel raggiungimento del risultato . Ora la palla passa al Consiglio Regionale, nella speranza che la proposta di legge non finisca dentro un cassetto rendendo vano il lavoro portato avanti in questi mesi e privando la Regione Sardegna di un'istituzione fondamentale per acquisire quella sovranità fiscale da cui dipende il proprio futuro.


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Limba sarda: su chi amus fatu e su chi est a fàghere Comente si faghet a fàghere chi, mancari non siat galu atzetadu arribbare a tènnere unu cumpartu de crèschere una limba? A la fàghere dae totus e semus galu in pagos a maistros pro sas iscolas de totu sa diventare manna, rispetada, l’impitare, est unu passu istòricu pro Sardigna. Comintzende dae s’imparu de su prestigiosa e connota dae totus? No arribbare a s’ofitzialidade e, comente est fàtzile, giai l’ischimus. Bolet fiamus narende, pro fàghere crèschere sardu in iscola s’at a pòdere arribbare a una limba connota dae traballu, passèntzia, passione, sa limba. Ma non bastat. B’at galu meda ite s’operare. Est sos tzitadinos, atzetada e sèmpere volontade polìtica. Bolet gana de crèere in su chi si meda su chi cheret a fàghere nois prus elaborada. Solu gasi s’at a dare podet fàghere e bolet a ischire proite etotu, chi sa limba la chistionamus, sa possibilidade a totu sos chi la ma est prus puru su chi depet chistionant de l’impreare in cale-silu faghimus. siat cuntestu e sos chi non la Su movimentu linguìsticu sardu dae fàghere sa polìtica. 20 annos a inoghe at fatu progressos Cheret a istèrrere deretu unu connoschet at a fàghere e l’imparare. Si la lassamus aici imbetzes, e conchistas chi, cando programma de formatzione de sos s’italianizatzione e su conformismu maistros e insegnantes de limba imbolada in su cugione de sas chistioneddas de famìlia e de tzilleri, cumandaiant puru prus de como, sarda in sas iscolas. Custos programmas però non no at a isvilupare mai e at a fiant cosas chi puru cuddos pagos una limbighedda appassionados, iscritores e poetas cherent solu istèrridos in casione de abbarrare campagna eletorale, cherent puru chistionada dae pagos e cunsiderada pessaiant chi fiant impossìbiles. Oe nessi namus unu standard ùnicu finantziados cun dinari cuncherende sèmpere de prus unu limbàgiu pro totu sos allegatzos de sa limba chi permitat de los isvilupare e de los “antigu” e “de tzios betzos”. ALESSANDRO COLUMBU sarda (sa LSC, limba sarda comuna) mandare a in antis in sos annos pro La Regione taglia i fondi per l'emigrazione: quale futuro per i circoli sardi?

Il 4 giugno scorso la FASI (Fe­ derazione delle Associazioni Sarde in Italia) ha ricevuto da Cagliari una circolare con cui si comunicava il taglio dei contribu­ ti destinati all'emigrazione orga­ nizzata da parte della Regione Sarda. La notizia ha immediata­ mente destato sconcerto presso i destinatari, mentre in Sardegna non se n'è parlato affatto. L'atti­ vità delle associazioni e dei circoli minaccia di essere drasti­ camente ridimensionata, senza il sostegno della Sardegna, ma questo sull'Isola non viene percepito come un problema. ProgReS – Progetu Repùblica lo considera invece un fatto grave. Tuttavia riteniamo anche che sia il caso di approfittarne per fare una riflessione sul ruolo e sull'attività dei circoli e in gene­ rale dei sardi emigrati. Nel corso degli anni la primaria finalità di mutuo soccorso e di sostegno anche pratico a chi doveva la­ sciare la sua terra, spesso senza alcun punto di riferimento certo in terra straniera, è stata sostitui­ ta da altre funzioni, più legate all'associazionismo e all'attività culturale e/o di promozione turi­ stica e commerciale (pensiamo al comparto eno­gastronomico). Ma l'associazionismo sardo

all'estero non ha fatto un vero salto di qualità adeguato al mu­ tare dei tempi. Esso appare co­ munque molto ancorato a mo­ delli ormai sorpassati e fa molta fatica a produrre un ricambio nella dirigenza e ad attirare nuo­ vi iscritti. Le nuove generazioni di emigrati sardi – che continua­ no ad esserci, benché le modali­ tà e le condizioni con cui si espatria siano in parte diverse – non trovano più nei circoli un punto di riferimento né un centro attrattivo dal punto di vista della socializzazione. In parte i circoli stanno anche perdendo attrattiva verso i territori ospitanti. Certo, dipende molto dalle scelte di ge­ stione e dalle attività che si svolgono e spesso bisogna fare dei distinguo da caso a caso.

Però sembra emergere chiara­ mente la necessità di rivedere qualcosa, dato il momento di transizione storica in cui ci tro­ viamo. Momento in cui l'apporto della nostra emigrazione alla salvezza ella Sardegna può ri­ sultare decisivo. Per questo, al di là dei limiti sottolineati, appare totalmente insensato e addirittu­ ra colpevole tagliare i fondi de­ stinati all'emigrazione orga­ nizzata, senza curarsi di avere con essa una interlocuzione isti­ tuzionale più stretta e senza pro­ muoverne un coinvolgimento maggiore nelle vicende sarde. Il che significa anche attivare una politica dei trasporti più efficace e un rapporto di scambio più si­ stematico e strutturato. ProgReS ha una grande

attenzione verso il mondo dell'emigrazione, tanto da essere l'unico partito sardo ad avere una sezione ad esso destinata. Sappiamo quanto conti la parte­ cipazione della diaspora nel percorso di affrancamento di un popolo. Contestiamo vivamente qualsiasi misura di ridimensiona­ mento dei fondi destinati all'as­ sociazionismo sardo all'estero e preferiremmo concentrare l'attenzione di tutti i soggetti inte­ ressati su una rimodulazione organizzativa e programmatica delle associazioni stesse, in un legame più stretto con le istitu­ zioni sarde. Tutto il contrario di quello che la classe politica sarda – miope e inadeguata su questo come su tutti gli altri temi – sta facendo. La nostra pre­ senza nelle amministrazioni in Sardegna sta rapidamente cre­ scendo, come dimostrano le ulti­ me elezioni comunali, per questo ProgReS si ripromette di essere sempre più un punto di riferi­ mento e un interlocutore attento per i nostri emigrati e per le loro associazioni in Italia e nel mondo e confida nel loro apporto di cultura e competenze a favore del nostro percorso di emancipa­ zione storica. OMAR ONNIS


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Progetto Eleonora: prima vittoria dei cittadini contro la Saras La Giunta Regionale da ragione ai cittadini che da Ottobre chiedono di bloccare il progetto di trivellazione per la ricerca di idrocaburi ad Arborea. Il Progetto Eleonora verrà sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale.

contro il Progetto Eleonora. Dopo una lunga campagna di informazione nei confronti dei cittadini il Comitato Civi co sta operando per convincere le amministrazioni locali - comunali e provinciali - ad esprimersi contro il Progetto Eleonora. Capofila è stato il Comune di Marru biu, che il 28 Aprile scorso ha deliberato all'unanimità contro il Progetto Eleonora. Seguito poi a ruota dal Comune di Arborea, la cui amministrazione è stata costretta dai suoi cittadini a deliberare sul Progetto Eleonora, e dal Comune di San Nicolò d'Arcidano. Nelle prossime settimane è attesa anche la delibera da parte del Consiglio Provinciale di Oristano. Resta tuttavia da vedere se la Giunta Regionale, nel momento in cui dovrà U ' P E A 21 A . assumersi la responsabilità o meno di I C C ' . . autorizzare la trivellazione del territorio di Arborea, terrà conto delle posi zioni espresse dalle varie amministra questo tipo, e la Saras contava pertanto di PAOLO PIRAS zioni locali. Sembrerebbe difficile non di procedere con la perforazione del tenerne conto, ma le sorprese in questi Non capita spesso che un gruppo di pozzo esplorativo già nelle prime setti casi possono arrivare da un momento cittadini riesca ad avere la meglio su mane di Giugno 2012. all'altro. La pressione dell'opinione pubblica e le una delle industrie più importanti e Così come è stata una sorpresa per i potenti della Sardegna e dell'Italia. numerose firme e documenti di oscittadini di Arborea scoprire che, Eppure, al momento, il Comitato Civico servazione inviati all'Assessorato Regioall'improvviso, qualcuno voleva installa "No al Progetto Eleonora" ha avuto la nale all'Ambiente - tra cui vanno ri re nel proprio territorio una delle atti cordate quelle del Gruppo di meglio sulla Saras, obbligando la Revità industriali più inquinanti e meno gione Sardegna a sottoporre a Valuta - Intervento Giuridico, del WWF e di sicure di sempre. Nel bel mezzo di un zione di Impatto Ambientale il Pro- ProgReS - Progetu Repùblica - hanno territorio che da quasi un secolo vive getto Eleonora. Ve ne avevamo parlato costretto la Giunta Regionale a richiedi agricoltura e di allevamento, e che dere ulteriori analisi ed approfondi nello scorso numero de Su Bandu. rappresenta un modello di organizza Il Progetto Eleonora è un progetto per menti alla Saras, vista la mancanza di zione economica e sociale invidiato in la ricerca di idrocarburi che la Saras ha uno studio approfondito sui possibili presentato alla Regione Sardegna a Di - impatti sulla salute pubblica, tutta la Sardegna e in Europa. Sembrerà strano, ma basterebbe dare cembre 2009. Il progetto prevede la sull'ambiente e sull'economia del terri uno sguardo a qualche convenzione trivellazione di un pozzo esplorativo torio interessato dal Progetto Eleonora. internazionale e alla legislazione europer l'estrazione di gas metano nel bel Una prima, piccola, vittoria. Ma che pea per rendersi conto di come questo mezzo dei terreni agricoli e degli alle- non mette al sicuro Arborea e la progetto sia non solo incompatibile Sardegna dal tentativo di gruvierizza vamenti bovini di Arborea, a poche con il territorio ma anche cocentinaia di metri dall'oasi natu me la procedura seguita fino ralistica di S'Ena Arrubia e dalle La procedura di V.I.A. non è abitazioni del paese. ritenuta obbligatoria per operazioni ad ora potrebbe essere consi Ad Ottobre scorso un gruppo di questo tipo, e la Saras contava di derata "fuorilegge". Due nomi su tutti: il "principio di precau di cittadini si è costituito come procedere con la perforazione già zione" e il "Trattato di Aarhus". Comitato Civico ed ha intrapre- nelle prime settimane di Giugno Il principio di precauzione è il so un'opera di informazione nei principale ispiratore delle di confronti della popolazione che rettive europee sulle tematiche fino ad allora era stata tenuta all'oscu - zione del proprio territorio. ambientali: "il suo scopo è garantire un ro. Nel giro di pochi mesi la protesta è Non appena lo Studio di Impatto alto livello di protezione dell’ambiente dilagata e ha coinvolto non solo i Ambientale verrà depositato in Regiograzie a delle prese di posizione precittadini di Arborea ma anche della ne ci saranno sessanta giorni di tempo ventive in caso di rischio". E ancora: Provincia di Oristano. La richiesta per analizzarlo ed evidenziarne le criti "può essere invocato quando un fenoprincipale che è stata portata avanti, cità. Ciò non vuol dire che il Progetto meno, un prodotto o un processo può prima ancora della bocciatura del Pro- Eleonora verrà bocciato. La decisione avere effetti potenzialmente pericolosi, getto Eleonora, era quella di una Valu - ultima infatti spetta alla Giunta Regioindividuati tramite una valutazione nale. Proprio per questo motivo tazione di Impatto Ambientale. scientifica e obiettiva, se questa valuta La procedura di V.I.A. infatti non è ri - l'obiettivo attuale è quello di far schiezione non consente di determinare il tenuta obbligatoria per operazioni di rare il maggior numero di istituzioni L

N MOMENTO DELL ASSEMBLEA POPOLARE SUL OMITATO

ROGETTO

LEONORA CONVOCATA AD

RBOREA LO SCORSO

IVICO È RAGGIUNGIBILE SU INTERNET ALL INDIRIZZO WWW NOPROGETTOELEONORA NET

PRILE


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Nomine politiche e meritocrazia: cambiare il sistema di SEBASTIAN MADAU

Consigliere Provinciale ­ ProgReS Aristanis

Il paradosso aleggia nelle stanze del potere sardo. Il Presidente della Giunta Ugo Cappellacci ha promosso il referendum indetto da un non meglio precisato movimento riformista, portando alla vincita il quesito sulla cancellazione immediata di tutti i consigli di amministrazione delle società ed enti controllati dalla Regione. Dopo circa un mese, lo stesso Presi dente ha nominato amministratore unico della Carbosulcis Alessandro Lorefice, un giovane praticante avvocato di 29 anni, senza specificare quali doti particolari avesse per guidare un’istituzione di quella portata. Nomina che ha poi acceso una scandalosa discussione sui retroscena dei titoli di studio e della posizione giudiziaria del giovane, finita con la sua rimessa del mandato in mano al Presidente. Il paradosso è ricorrente in politica perché molto spesso non è la logica che guida le scelte, soprattutto nelle nomine. Tra i compiti che mi sono posto come indipendentista all’interno delle istituzioni c’è chiaramente quello di portare le nostre idee nel dibattito politico, come anche quello di combattere la cattiva politica che ha governato fino ad oggi la Sardegna. Uno degli obiettivi è quello di contrastare il triste fenomeno delle nomine politiche: la spartizione bi -

partisan da manuale Cencelli tipica mente italiana, che purtroppo anche in Sardegna ha attecchito bene. Per questo motivo una delle prime proposte avanzata dal gruppo consi liare che rappresento è stata quella di modificare lo statuto della Provincia di Oristano affinché le nomine delle controllate e degli enti seguissero un criterio di meritocrazia. Come? Semplice: che il curriculum del candi dato fosse valutato da una commissione e che fosse attinente al ruolo da andare a ricoprire. Molto spesso infatti si nominano medici a dirigere consorzi industriali e avvocati a gestire ASL, ex commercia listi a dirigere Università e via di cendo… forse è meglio non continua re con la lista delle assurdità, avrete capito di cosa sto parlando. Alla classe politica è mancato il coraggio di rinnovare le sue prassi di gestione del potere affidando gli enti

alle persone competenti. Venendo alla Provincia, siamo sicuri che l’unico metodo per scegliere gli assessori sia quello di nominare i consiglieri più votati? Siamo in grado di pensare un altro modo, magari andando a pescare da altre realtà dove le cose funzionano senz’altro meglio? Le nomine del consorzio industriale ad Oristano hanno fatto partire denunce negli anni passati, ma non credo che la spinta delle azioni giudiziarie fosse la competenza delle persone, quanto la solita gestione del potere a cui siamo abituati. Visto che in Provincia siamo in tempo di nomine e forse anche di elezioni, sarebbe un grande segnale se queste venissero fatte con i criteri giusti. Non mi sembra di chiedere troppo ai politici che hanno governato in maniera sbagliata la nostra nazione negli ultimi 60 anni.

rischio con sufficiente certezza". Ed è esattamente il caso del Progetto Eleonora. Non ci sono studi sul possibile impatto ambientale, su come prevenire la possi bile contaminazione delle falde acqui fere, su come prevenire le possibili fuoriuscite di idrogeno solforato o su come comportarsi nel caso di incidente durante l'attività di trivellazione. In poche parole, la documentazione fornita è totalmente insufficiente e già per questo motivo il Progetto dovrebbe essere bocciato. Ma se ciò non bastasse ci si può sempre riferire al Trattato di Aa rhus. Un trattato internazionale - sottoscrito e recepito anche dallo Stato Italiano sull' accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l'accesso alla

giustizia in materia ambientale il cui scopo è "sensibilizzare e coinvolgere i cittadini nelle questioni ambientali, nonché migliorare l'applicazione della legislazione sull' ambiente". Esattamente l'opposto di ciò che è accaduto con il caso del Progetto Eleonora. Soltanto grazie alla tenacia dei cittadini e di un gruppo di associazioni ambientaliste e partiti politici - tra cui ProgReS - che hanno scoperto le intenzioni della Saras e da otto mesi chiedono incessantemente spiegazioni e maggiori chiarimenti alla Saras il caso è venuto alla luce. La Saras dal canto suo ha sempre evitato il confronto pubbli co con il Comitato e la cittadinanza, e ha preferito parlare tramite comunicati stampa con facili slogan pubblicitari di dubbia efficacia.

Ce n'è abbastanza per ritenere quantomeno sospetto l'atteggiamento della società dei Moratti, che invece che pensare a produrre documenti e studi più approfonditi si dichiara "stupita" dalla decisione della Regione di sottoporre a V.I.A. il Progetto Eleonora. Una decisione il cui unico scopo è quello di acquisire maggiore docu mentazione al fine di avere una visione più completa del problema e decidere se esistono o meno le condizioni mini me di sicurezza per autorizzare il Progetto Eleonora. Se ci si stupisce persino delle cose più elementari e che dovrebbero venir date per scontate allora non osiamo nemmeno immaginare quali siano gli standard di sicurezza a cui è abituata questa società.


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Intervista con Gianna Sio, volontaria nuorese C’è un pezzo di Sahara Occidentale anche in Sardegna. A Nùoro opera l’associazione “Saharawi: Pitzinnos de su Mundu” (www.sardegna­saharawi.it). Ne parliamo con Gianna Sio, volontaria nuorese. L’associazione “Saharawi: Pitzinnos de su Mundu” onlus nasce dal volere dei volontari che, nell’agosto del 2007, hanno partecipato ad un progetto di accoglienza estiva di due settimane realizzato grazie alla collaborazione dell’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Nuoro, dell’associazione “Rio de Oro” onlus delle Marche e del Servizio Civile Internazionale. L’accoglienza estiva, andando oltre la “vacanza”, mira ad attivare le cure mediche e ad accertare le condizioni di salute di ogni singolo bambino.

di FRANCO ARBA

Come nasce “Saharawi: Pi­ tzinnos de su Mundu” e come la­ vora?

L'associazione Saharawi: Pitzinnos de su Mundu nasce nel 2007 in seguito a un progetto di accoglienza estiva organizzato dal comune di Nuoro e dal Servizio Civile internazione in collaborazione con un'associazione pro-saharawi delle Marche, Rio de Oro. Il progetto prevedeva l'arrivo in Sardegna di 10 Bambini diversamente abili Saharawi per 15 giorni; in quest'occasione tante persone hanno avuto modo di conoscere la storia di questo popolo e di vedere con i propri occhi la condizione di disagio in cui vivono i bambini, soprattutto quelli meno fortunati, affetti da patologie quasi mai curabili in un campo profughi. Grazie a questa esperienza, un gruppo di volontari decise di costituire una onlus per cercare di dare supporto a questo popolo in particolare ai bambini che necessitano di cure mediche. Perché proprio i sarhawi come pitzinnos de su mundu?

Della storia di questo popolo purtroppo si parla poco o per nulla, viene infatti definito un "popolo dimenticato" che da 37 anni vive in esilio nei campi profughi in Tindouf (Algeria) senza avere la possibilità di poter tornare nel proprio paese d'origine, il Sahara Occidentale, attualmente occupato dal Marocco. I bambini saharawi vengono anche chiamati "Piccoli ambasciatori di Pace" poiché grazie ai progetti di accoglienza portati avanti dalle associazioni, o altri enti, vengono ospitati in

vari paesi europei, sia per essere curati, sia per dar voce a un popolo abbandonato da tutti; per queste ragioni crediamo che i bambini saharawi possano rappresentare simbolicamente tutti i bambini del mondo che si trovano in questa triste condizione.

I bambini tornano in Sardegna o lasciano il testimone ad altri pitzinnos?

l'acqua corrente, imparano a curare la propria igiene personale o semplicemente a mangiare con le posate o a legarsi i lacci delle scarpe. Oltre a questo, seguono varie attività ricreative, imparano giochi di gruppo, canzoni (anche in sardo); insomma tutto ciò che ognuno di noi può trasmettergli in base alle proprie attitudini e conoscenze. Dal punto di vista pratico, sia i bambini che l'accompagnatore, a fine progetto, partono dalla Sardegna con un bagaglio di 40 kg ciascuno contenente: medicinali, vestiario, alimenti, prodotti per l'igiene, giochi e doni per sé e per le loro famiglie. Ma la cosa più importante che alcuni di loro "riportano a casa" è la salute; ci sono stati casi in cui abbiamo accolto bambini tristi e sofferenti e dopo alcuni mesi li abbiamo visti andar via col sorriso stampato in faccia e lo sguardo vispo, felici di non soffrire più. Questa per tutti noi è la soddisfazione più grande che ci spinge sempre ad andare avanti con costanza senza mai fermarci, nemmeno davanti a situazioni complicate e talvolta "più grandi di noi"

Dipende dalle patologie che vengono diagnosticate dai medici curanti durante il primo ingresso dei bambini in Sardegna. Abbiamo avuto casi in cui il problema del bambino è stato risolto nell'arco dei due mesi di accoglienza estiva; altri in cui è stato Il lavoro della vostra organizza­ necessario farli tornare per diversi anni (sempre d'estate) con un richia- zione è complementare alle onlus che operano mo sanitario; altri ancora localmente nei per poter attivare un pro- Crediamo campi saharawi? getto sanitario che preveLa nostra associazione de la permanenza del che i bambini opera da diversi anni bambino in Sardegna, saharawi anche nei campi profupresso una famiglia affi- possano dataria, per mesi o addi- rappresentare ghi saharawi. Collaboriamo a stretto rittura anni. Infine, purtroppo, abbiamo avuto tutti i bambini contatto con alcuni volontari che trascorrono a che fare anche con casi del mondo talmente gravi da non che si trovano la maggior parte dell'anno nei campi e consentirci di intervenire in questa che si occupano princiin alcun modo dal punto triste palmente dell'aspetto di vista sanitario. medico/sanitario. Cosa si portano a ca­ condizione Almeno una volta sa dalla Sardegna? all'anno partiamo in Innanzitutto l'affetto e l'ospitalità dei sardi che nell'arco dei missione nei campi profughi per ridue mesi si prendono cura di loro portare a casa i bambini che si come se fossero i propri figli. Torna- trattengono in Sardegna oltre l'estate no a casa con un bagaglio di espe- e nelle due settimane di permanenza rienza enorme; molti di loro iniziano portiamo avanti varie attività come a capire e parlare l'italiano, vedono ad esempio le visite presso le case dei per la prima volta il mare, le monta- bambini che ospitiamo, la scelta dei gne, gli alberi, i palazzi, persino bambini che faranno poi parte


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dell'accoglienza estiva dell'anno Oltre a questo progetto, da alcuni zione dei diversi progetti la pre­ successivo, valutiamo le condizioni mesi, in collaborazione con la scuola senza stabile, all’interno dei strutturali delle abitazioni e in caso di Musica NAMM che ci sostiene campi, dei cooperanti La presenza di cooperanti e vodi necessità interveniamo commissio- nella fase di raccolta fondi, pianifinando la ristrutturazione ad operai chiamo la costruzione di un centro lontari è fondamentale nei campi, sia per la pianificazione sul saharawi, verifichiamo campo e la realizzazione dei lo status di avanzaprogetti, sia per far sentire i mento dei lavori di co- La presenza di cooperanti e struzione delle infra- volontari è fondamentale nei campi, saharawi non del tutto soli strutture che sia per la pianificazione sul campo e e abbandonati a se stessi. finanziamo grazie ai la realizzazione dei progetti, sia per Noi, per esempio, lavoriamo molto con le singole famifondi raccolti durante l'anno. Attualmente, in far sentire i saharawi non del tutto glie, parliamo con loro, spieghiamo esattamente di collaborazione con soli e abbandonati a se stessi. cosa ci occupiamo e cosa si l'associazione Rio de Oro, le comunità di Chiaramonti (SS) giovanile nei campi per permettere ai può fare dal punto di vista medico e Paulilatino (OR) e la Croce Verde ragazzi saharawi di approfondire la per i loro figli in seguito alla prima di Lula che ci ha donato un'ambu- loro cultura, connettersi ad internet diagnosi stabilita in Sardegna dulanza inviata nei campi con il pro- (dargli quindi la possibilità di avere rante le accoglienze estive. Teniamo presente che tante madri getto "Spedizione Container Sarde- un contatto diretto con l'esterno) e gna-Saharawi 2011", finanziamo la frequentare corsi formativi che saharawi, pur di far star bene i procostruzione di un centro fisioterapico intendiamo organizzare insieme a vo- pri figli, sono disposte a rinunciare a nel campo profughi di Smara, che lontari esperti in vari settori (artisti- loro per mesi, a volte per anni; il mipermetterà, ai bambini saharawi di co, musicale, artigianale, etc..). Si nimo che possiamo fare per loro è portare avanti i percorsi riabilitativi tratta di un progetto ambizioso che quello di conoscerle personalmente e iniziati durante le accoglienze, e agli ci auguriamo di portare a termine farle capire che i loro piccoli, se pur lontani, in Sardegna sono al sicuro e adulti che non hanno la possibilità di entro la fine del 2013. Dalla tua spiegazione risulta vengono curati nel migliore dei mospostarsi dai campi di ricevere cure quindi importante per la realizza­ di. mediche direttamente in loco. Respinto il referendum proposto da Doddore Meloni: l'indifferenza all'indipendenza Ed ecco fatto. Il 6 giugno 2012 il referendum presentato da Doddore Meloni, indi­ pendentista storico ideatore della Repubblica di Malu Entu, é stato bocciato dall'Ufficio Re­ gionale dei referendum. Il soggetto di Meloni non é ambi­ guo, ed é storicamente molto interessante. Doddore (e con lui piu' di 13 mila sardi) pro­ pongono un referendum consultivo per il quesito: "sei d'accordo, in base al diritto internazionale delle Nazioni Unite, al raggiungimento della libertà del popolo sardo, con l'Indipendenza?". Il quesito è stato ritenuto ille­ gittimo. Non é legale orga­ nizzare una consultazione sulla materia sollevata, l'Indi­ pendenza della Sardegna dallo stato italiano. Quindi, anche se il parere espresso dai sardi non avrebbe nessun valore, non é comunque legale prospettare modifiche all'ordine costituzio­ nale e politico dell'Italia che, secondo l'art. 5 della costituzio­ ne “é una ed indivisibile”. Appunto.

Sembra che Doddore Meloni abbia fatto un erro­ rino non perdonabi­ le, tanto piú grave quanto piú é sfacciato. Certa­ mente Meloni sape­ va che l'articolo n.5 sarebbe stato immediatamente brandito per contra­ stare la sua propo­ sta referendaria. Forse allora sta diffondendo un'idea, offrendo una nuova prospetti­ va? Certo che no. Affrontato in questo modo, il complesso si­ stema della costruzione di una vera indipendenza si sbriciola e si ingarbuglia, perché non é un compitino delle scuole ele­ mentari. L'indipendentismo é uno status politico di transizione che, ammettendo la propria incompletezza, può permettersi gli apporti piu' disparati ­ per esempio, una larga fetta del Green Party scozzese é anche indipendentista; lo SNP si consulta largamente con l'ala

ecologista al suo interno, e non puo' es­ sere che cosi perché l'elettorato scozzese é attentissimo a tematiche so­ vrapartitiche quali ambiente, DODDORE MELONI energie rinno­ vabili, turismo compatibile etc. L'indipendentismo moderno e democratico puó comprendere un passaggio referendario. Ma era davvero quello attuale, il momento storico ideale per proporre alla Sardegna l'opzio­ ne dell'Indipendenza? Proprio no, e non poteva essere altri­ menti. Il parere dei sardi sul loro de­ stino deve essere richiesto in modo tale che sia vincolante. Deve poter essere democrati­ camente ammesso e conside­ rato dal governo che lo riceve come proposta di autodetermi­ nazione. Se questa condizione non si avvera, é inutile spreca­

re soldi (sardi), idee ed energie. Meloni “ha dimenti­ cato” anche di presentare una chiara proposta politica di auto­ governo democratico da instau­ rarsi dopo il raggiungimento dell'indipendenza. Non ci pos­ siamo permettere di essere co­ si indifferenti al nostro destino. E comunque il quesito proposto é assolutamente prematuro, perché troppi cittadini oggi si aggrappano con tenue spe­ ranze a posizioni tradizio­ nalmente contrarie e non osa­ no mutare lo status quo. Ci sono poi i disorientati, gli incerti e, peggio ancora, gli indifferenti. Non condividiamo il modo con cui Meloni ha cercato di fare pubblicitá alla proposta di Indipendenza per la Sardegna. Come ProgReS cerchiamo infatti di non lasciare in mano ad avventurieri la possibilitá di iniziare un nuovo percorso di governo tra l'immaturitá politi­ ca, l'indifferenza generale per l'indipendenza e l'autodetermi­ nazione della propria nazione.

RAFFAELLA CARTA


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Sahara Occidentale: una nazione ancora senza stato Il popolo Saharawi e la Repubblica del Sahara Occidentale: 36 anni in attesa di un referendum sull'auto­ determinazione che ancora tarda ad essere indetto. Ripercorriamo la storia di questo pezzo di Africa. di FRANCO ARBA

Un detto tradizionale saharawi recita: “Solo le donne riescono a far fiorire l’Hammada”. L’Hammada è il paesaggio desertico del Sahara, uno delle zone più inospitali della terra, già luogo di punizione per la Legione Straniera. È nell’hammada che si trovano i campi profughi saharawi - il più grande Tindouf, in territorio algeri no - amministratati e organizzati dalle donne di una nazione che dal 1974 attende il referendum per la propria au todeterminazione. Grazie al grande impegno delle donne saharawi - medici, insegnanti, amministratori pubblici – il tasso di alfabetizzazione tra la popola zione dei campi è aumentato raggiungendo il 95% determinando così una crescita esponenziale della propria coscienza di nazione. Il popolo saharawi (“originario del deserto”, in arabo) nasce nell’incontro tra le tribù arabe Maquil, provenienti dallo Yemen nell’XI sec., e le popolazione berbere, Zenata, Masmuda e Sanhaja, che nomadizzavano da sempre nell’aerea dell’Africa nord-occidentale e nel Saha ra. Ma già dal VIII sec. era in atto una lenta islamizzazione delle popolazioni autoctone animiste. La fusione tra i Ma quil e i berberi autoctoni non fu sempre indolore e le resistenze all’assimilazione della cultura e lingua araba – soprattutto dai Sanhaja – portarono ad un lungo conflitto, tra il 1644 e il 1674, che si risolse con la sconfitta delle tribù Sa nhaja. Si fa risalire a questo periodo la gerarchizzazione delle tribù del deserto tra la casta dei guerrieri, gli arabi o hassan usciti vittoriosi dalla lunga guerra, e le tribù berbere sconfitte che divennero tributarie prendendo il nome di “znaga”, derivazione del nome Sanhaja. Questa gerarchizzazione tribale si trasformò in una confederazione dei popoli del deserto con una rappresentanza nell’Ait Arbain (Consiglio dei Quaranta, il nu mero delle tribù) che si riuniva per delle celebrazioni o per far fronte ad un peri colo comune. Una forma di organizzazione statuale non considerata dalla conferenza di Berlino del 1885: con la spartizione dell’Africa tra le potenze europee il Sa hara occidentale venne assegnato alla Spagna che ne rivendicava il protetto-

rato in seguito agli insediamenti a nord di Capo Bojador. I confini della colonia spagnola vennero poi rinegoziati più volte con il sultano del Marocco e con la Francia. Nella prima metà del XX secolo ci fu rono diversi movimento di resistenza tra cui quello di Cheikh Ma El-Ainin, fondatore della città di Smara nel 1895, che cadde in combattimento nel 1910. È negli anni ’50, con la nascita dei nazionalismi dei paesi africani, che si può parlare di una vera presa di coscienza nazionale del popolo saharawi. La Spagna nel 1958 cede al Marocco la provincia di Tarfaya, abitata dai sahara wi e in seguito alla scoperta dei giaci menti di fosfati di Bou Craa trasforma il Sahara Occidentale nelle province di Sa guiat el Hamra e Rio de Oro. Ma sono altri due fatti che portano all’attuale si tuazione: dopo aver raggiunto la sua indipendenza nel 1956, il Marocco – con il “Libro bianco” del 1960 – rimarca le sue rivendicazioni territoriali sul Sahara Occidentale e sulla Mauritiana; il 14 di cembre 1960 la 15° assemblea annuale dell’Onu approva la prima risoluzione sul diritto dei popoli all’autodetermina zione e nel 1964 si pronuncia diretta mente sulla decolonizzazione spagnola del Sahara occidentale. Il governo franchista di Madrid ri sponde alle diverse risoluzioni Onu con una politica ambigua che da un lato mostra accondiscendenza mentre dall’altro avvia una nuova forma di colonialismo con l’istituzione della Djemaa, un surrogato dell’Ait Arbain che nei fatti accetta passivamente ogni decisione del governatore spagnolo. Alla Djemaa i saharawi contrappongono il nuovo Movimento di liberazione di Seguit El

Hamra e Ued Dahab che nasce nel 1967. La reiterazione delle risoluzioni Onu a favore dell’autodeterminazione dei saha rawi determinò la pubblica decisione della Spagna di indire entro un anno il referendum per l’indipendenza del Saha ra Occidentale. Ma l’atteggiamento spa gnolo non convince i nazionalisti saha rawi che nel maggio del 1973 avevano costituito il Fronte Polisario (Fronte popolare per la liberazione del Saguiat el Hamra e Rio de Oro), nato dall’incontro dei superstiti del MLS e di alcuni stu denti di stanza in Marocco. La sfiducia dei saharawi verso gli spa gnoli trova conferma nell’accordo segreto tripartito di Madrid del 14 novembre 1975 quando il ministro franchista Josè Solis Ruiz e suoi omologhi marocchino e mauritiano decidono la spartizione del Sahara occidentale. È l’accordo che permette ai 350.000 civili marocchini scortati dall’esercito, accampati dal 6 novembre al confine in attesa dell’invito del re Hassan II, di penetrare in territorio saharawi e prenderne possesso: alla famigerata “marcia verde” seguiranno eccidi e violenze. Il Fronte Polisario organizza la fuga di migliaia di saharawi verso l’Algeria dove, non lontano da Tindouf, viene allestita la prima tendopoli dei profughi. All’invasione segue il bombardamento dei fuggiaschi da parte dell’aviazione marocchina con bombe al napalm, fosforo e a frammentazione. Pur in esilio i saharawi decidono di darsi una struttura statuale e il 27 febbraio 1976 proclamano la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica, con una costituzione provvisoria che definisce il nuovo stato come arabo, islamico, democratico e sociale. Dopo aver tratto in salvo i saharawi


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riusciti a fuggire dalla dominazione ma rocchina i guerriglieri del Fronte Polisa rio riprendono gli attacchi militari concentrati soprattutto contro la Mauri tiana, l’alleato più debole degli invasori. Nel luglio del 1977 le maggiori città del paese sono sotto attacco del Polisario: l’aiuto francese e la presenza di truppe marocchine non servono ad allontanare la disfatta che si materializza nel golpe che destituisce il presidente mauritiano Ould Daddah. Nell’agosto del 1979 viene firmato l’accordo di pace tra il Polisario e la Mauritiana che nel 1984 arriverà a riconoscere la RASD. Con scita di scena della Mauritiana il Fronte Polisario concentra le sue azioni principalmente nel sud del Marocco che culminano nella vittoria di Guelfa Zemmour dove, nell’ottobre 1981, la guarnigione marocchina è costretta ad arrendersi. È a partire da questa disfatta che re Hassan II decide di sviluppare la strategia dei muri: per tutti gli anni ’80 vengono innalzati dei terrapieni di sabbia, pietrame e materiali di riporto determinando una barriera lunga 2400 km che, dal confine con l’Algeria, a nord, sino alla Mauritiana, a sud, divide il Sahara Occidentale e di conseguenza il popolo saharawi. Un muro divisorio dotato di batterie d’artiglieria, sistemi di sorveglianza, radar, un effettivo militare di 130.000 uomini e disseminato di circa 10 milioni di mine antiuomo. Nel 1991 venne siglato il cessate il fuoco a cui seguì la risoluzione 690 dell’ONU che istituì la MINURSO (Missione Internazionale Nazioni Unite per il Referendum del Sahara Occidentale) che potesse rafforzare la tregua tra i due contendenti e organizzare il referendum per l’autodeterminazione del popolo sa -

SITUAZIONE POLITICA: Repubblica Autoprocla­ matasi indipendente nel 1976

NOME: Repubblica Democratica Araba Sa­ harawi

NOME UFFICIALE: Al­Jumhūrīyya al­`Arabīyya as­Sahrāwīyya ad­Dīmuqrātīyy

LINGUE UFFICIALI: Arabo, Berbero, Spagnolo CAPITALE: El Ayun (188.000 ab)

CAPO DI STATO: Mohamed Abdelaziz

CAPO DI GOVERNO: Abdelkader Taleb Oumar SUPERFICIE: 266.000 km²

POPOLAZIONE: 382.617 ab. (stima 2007)

harawi. Dopo oltre vent’anni il referendum è ancora una vaga speranza. La RASD è lo Stato in esilio dei sahara wi ma membro a tutti gli effetti, sin dal 1982, dell’OUA (Organizzazione Unità Africana). Esercita la sua sovranità nei campi profughi in Algeria e per riappropriarsi idealmente degli spazi occupati dal Marocco ha dato ai propri campi e ai quartieri il nome di una wilaya (regione amministrativa) e di una daira (località simile ai nostri comuni) del terri torio invaso. Vige una costituzione di ispirazione socialista e islamica che ha conosciuto diverse modifiche e innova zioni tra le quali la ferma condanna della pena di morte e della tortura. La politica nazionale da grande importanza alla cultura rendendo quindi obbligatoria la scolarizzazione per tutti i bambini e varando delle campagne di istruzione per gli adulti. Una società egualitaria, quella saharawi, dove la donna ha un ruolo centrale nell’organizzazione dei campi grazie anche al lavoro dell’Union Nacional Mujeres Saharawi (UNMS) che ha

permesso alle donne saharawi di prendere coscienza del loro ruolo nella società, dei propri diritti sociali e politici, ga rantendo la loro piena partecipazione alla vita della propria nazione. Anche grazie al lavoro dell’UNMS si sono potuti creare dei legami con le donne saharawi dei territori occupati, dove la sola rivendicazione di appartenenza nazionale può determinare la detenzione e la tortura nelle prigioni ma rocchine. Nel “Sahara marocchino” il governo di Rabat porta avanti una poli tica di dislocazione vantaggiosa per i propri cittadini, attraverso premi e sgra vi fiscali, per perfezionare la marocchi nizzazione del territorio saharawi. Da anni le maggiori organizzazioni interna zionali per la difesa dei diritti umani denunciano le repressioni e le vessazioni subite da chiunque, saharawi o ma rocchino, metta in discussione la “questione dell’integrità territoriale”. Ancora oggi il popolo saharawi non sa ancora quando potrà esercitare il suo diritto al referendum per l’autodetermi nazione.

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Su Bandu - Numero 5 - Giugno 2012  

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