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Troppe storie sembrano storie dell’altro mondo, ma lo spazio in cui accadono è qui e ora. periodico di culture migranti e dell’accoglienza

anno 2 - N° 1 - GENNAIO 2010

INTERVISTA

Conversazione con Maurizio Ambrosini

PUNTO DI VISTA Trimestrale del Consorzio Connecting People - reg. trib. di Trapani N° 323 del 17/07/2009 - distribuzione gratuita

Il diritto di cittadinanza

INCONTRI

Voci dal CIE di Gradisca di Isonzo

Connecting STORIES Il dossier del convegno


editoriale 1 Cittadinanza e integrazione di Mauro Maurino

intervista 2 Il mondo non è un film western di Serena Naldini

news 6 Notizie e curiosità da Roma, Caulonia, Genova, Castelvetrano

dossier Connecting Stories 8 L’integrazione? Una scelta di campo di Serena Naldini

dossier Connecting Stories 10 La ricerca non basta. Occorre fare. E immaginare del Prof. Mario Morcellini

punto di vista 12 Immigrati o nuovi cittadini? di Abdelkarim Hannachi

incontri 16 Una voce dal CIE di Gradisca d’Isonzo di Serena Naldini

press 20 Rassegna stampa di Connecting People

GENNAIO 2010

di Salvo Tomarchio

Editore/proprietà Consorzio Connecting People

Coordinamento editoriale Serena Naldini

Direttore responsabile Giorgio Gibertini

Progetto grafico Giancarlo Ortolani / Tribbù

media connecting 21 Recensione de “Immigrazione - Dossier Statistico 2009” - Caritas/ Fondazione Migrantes di Alessia Barbagallo

Impaginazione e stampa Studio Tribbù di Coop. Soc. Sciarabba Via Dafnica 90, 95024 Acireale (CT)

In redazione Alessia Barbagallo, Abdelkarim Hannachi, Giovanni Maiolo, Serena Naldini, Blaise Ndamnsah, Salvo Tomarchio

Se hai una storia da raccontare, se vuoi segnalare progetti, idee o esperienze, se desideri indicare destinatari che vorresti ricevessero il nostro periodico, puoi inviare una email a: sqm@cpeople.it


Cittadinanza e integrazione

Mauro Maurino

Consigliere amministrazione Connecting People

Sono varie le ragioni di diseguaglianza di trasferirsi nel paese dei propri genitori? tra i giovani della nostra società: il livello Le aree ricche del Paese conoscono migrad’istruzione della famiglia, il numero di zioni interne sin dal secolo scorso, senza componenti del nucleo, il territorio di prole quali una città come Torino sarebbe venienza. Questioni che interpellano ognustata condannata al declino. Anche la tenno di noi, sulle quali si discute e si pongono sione tra migranti e abitanti è cosa nota istanze alla politica in qualità di cittadini. e sperimentata. C’è però un elemento di Ci aspettiamo scelte di riguardo per le fadifferenza che caratterizza questi nuovi miglie con più figli, perché i bambini sono migranti. Senza il diritto al voto, partono il nostro futuro. Come cittadini, infatti, svantaggiati. È difficile perseguire la nuova abbiamo doveri e frontiera dell’interesponsabilità, in grazione senza un primis nei confronti inizio sulla stessa “E’ difficile perseguire di coloro che ancora linea. Le ragioni di non esistono o che la nuova frontiera dell’integrazione diseguaglianza con senza un inizio sulla stessa linea” cui abbiamo aperto muovono adesso i primi passi. Ma tra questa riflessione i residenti in Italia, sono già abbastanza ci sono anche 4 milioni di persone che influenti senza che alle stesse si aggiungano hanno poca o nessuna voce, pur costruenl’esclusione dai meccanismi del consenso e do insieme a noi la ricchezza del Paese: i la discriminazione tra residenti e cittadini. non-cittadini. Tutti gli studi affermano che P.S. Mentre Storie era in costruzione, al CIE di Grasenza gli stranieri che rinsaldano le file dei disca è arrivato un pacco bomba, esploso senza lavoratori, avremmo un tenore di vita infeferire nessuno. Avrebbe potuto farlo. Dedichiamo riore e le esigenze di cura degli anziani e questo numero a coloro che offrono accoglienza dei bimbi ci costringerebbero alla scelta tra e assistenza medica, legale e psicologica a perlavoro e famiglia. Il fenomeno migratorio sone private della loro libertà, e per questo sono inoltre non è un passaggio dopo il quale “si calunniati, minacciati, e adesso rischiano anche la torna a casa”. Circa il 20% degli stranieri è propria incolumità. A pagina 20, trovate la lettera minorenne: perché questi bambini cresciuinviata ad Avvenire dopo l’accaduto. ti in Italia dovrebbero un giorno decidere


intervista Il mondo non è un film western Conversazione con Maurizio Ambrosini, professore di sociologia dei processi migratori presso l’Università di Milano

Che cosa vuol dire essere cittadini in Italia? La cittadinanza è un concetto complesso con diversi significati: l’uguaglianza, la possibilità di partecipare attivamente alle decisioni, il godimento di benefici sociali, il riconoscimento come soggetto che fa parte della società. In virtù della semplice residenza, sono concessi solo alcuni diritti, ma non altri, non tutti.

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di Serena Naldini

uello che segue è l’estratto di un’intervista telefonica di Mauro Maurino a Maurizio Ambrosini, professore di sociologia dei processi migratori presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, da molti anni attivo nel campo della ricerca sui temi dell’immigrazione e dell’accoglienza.

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Al fianco di uno zoccolo sicuro di diritti, esistono quindi dei privilegi non riconosciuti a tutti? Esatto. Si tratta di un sistema molto peculiare, molto italiano. Nei paesi anglossassoni, le nostre regole sarebbero soggette al severo vaglio delle leggi antidiscriminatorie e difficilmente potrebbero essere mantenute: non è pensabile, infatti, che un diritto sia differenziato in base all’origine etnica. Mi riferisco per esempio al bonus bebè per gli

italiani oppure al diritto di culto che tende a non essere garantito a tutti in egual misura. Il non riconoscimento dei diritti politici si riverbera sulla difficoltà dello Stato a concedere agli stranieri diritti civili e sociali. I cittadini del sud emigrati al nord non hanno dovuto sottostare a pressioni istituzionali, perché il loro status di cittadini garantiva loro l’accesso al pubblico impiego. Questo è un altro vantaggio dell’essere cittadini.

Maurizio Ambrosini È docente di Sociologia dei processi migratori e Sociologia urbana presso l’università di Milano, Facoltà di Scienze Politiche. E’ responsabile scientifico del Centro studi MedìMigrazioni nel Mediterraneo, di Genova, dove dirige la rivista “Mondi migranti” (FrancoAngeli ed.) e la Scuola estiva di Sociologia delle migrazioni. Fa parte del comitato scientifico del Dossier immigrazione di Caritas-Migrantes.


intervista Che cosa ne pensa della proposta di legge in discussione alla Camera, in particolare all’art. 3 nel quale si subordina l’acquisizione della cittadinanza italiana “alla frequentazione di un corso, della durata di un anno, finalizzato all’approfondimento della conoscenza della storia e della cultura italiana ed europea, dell’educazione civica e dei principi della Costituzione italiana, propedeutico alla verifica del percorso di cittadinanza [...] e al rispetto, anche in ambito familiare, delle leggi dello Stato e dei principi fondamentali della Costituzione?” Si tratta di una dichiarazione politica che mette sotto sospetto i cittadini stranieri come possibili elementi di eversione delle pratiche sociali o dei cosiddetti valori della nostra società. Ritengo comunque ragionevole che per partecipare da cittadini adulti alla vita italiana si debba avere cognizione del dibattito, quindi della lingua e di un minimo di cultura e storia del paese.

Quindi salverebbe il principio. Sì, ma un anno cosa significa? Un anno di corso intensivo porterebbe gli stranieri a conoscere la costituzione meglio degli italiani. Così definita, la proposta sembra voler configurare una norma che ostacola l’accesso alla cittadinanza. Anche l’idea di poter scrutinare

I comuni italiani e il voto agli stranieri Le amministrazioni comunali possono facilitare il dibattito e forzare le tappe per dare cittadinanza agli stranieri. E a volte lo fanno. Sono ormai numerose le delibere comunali che in questi anni hanno concesso diritto di voto attivo e passivo per le elezioni amministrative agli stranieri residenti sul territorio di competenza da almeno 5 anni. Ma Torino, Genova, Pisa, Caulonia (RC) e altre

atteggiamenti, valori e comportamenti familiari sembra caratterizzare uno stato etico, ed è molto lontana dall’immagine di stato occidentale moderno nella quale ci riconosciamo pubblicamente. Vorrei comunque sottolineare che non ci sono innocenti su questo argomento. Il mondo non è un film western con i buoni e i cattivi. I governi di centro sinistra con la Turco-Napolitano hanno rinunciato a modificare le leggi sulla cittadinanza. Il conflitto in essere rivela una visione restrittiva e contraddittoria dell’identità nazionale: da un lato, si presume ben definita e, dall’altro, si ritiene che debba essere difesa dall’intervento di popolazioni alloctone. Ma nelle rappresentazioni più diffuse del problema, non tutti i migranti rappresentano una minaccia. La

città si sono viste annullare le loro delibere dal Consiglio dei Ministri, poiché incompatibili con il nostro ordinamento e su materie non di loro competenza. Eppure il segnale politico va raccolto, perché nel nostro paese stanno cominciando a essere molte le amministrazioni che colgono l’importanza di chi, pur non cittadino, vive e contribuisce alla crescita delle nostre comunità.

povertà, e non la differenza culturale, è percepita come il principale fattore di rischio. Per questo è ritenuta pericolosa la migrazione da paesi poveri seppur di tradizione cattolica, mentre non spaventano allo stesso modo i giapponesi o i coreani.

Quali sono le ragioni principali che rendono la cittadinanza una conquista importante? Di fatto i migranti desiderano diventare cittadini, almeno la maggior parte degli stessi, perché questa acquisizione dà più diritti. La questione però non è il dilemma tra diventare o non diventare cittadini, ma le caratteristiche del percorso per acquisire questo status. Se al pacchetto cittadinanza si associano troppi

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intervista diritti si creano degli italiani di carta. Bisognerebbe bilanciare meglio i privilegi della cittadinanza rispetto ai privilegi concessi ai lungoresidenti.

BIBLIOGRAFIA

“Abbiamo una concezione tribale della cittadinanza. Si è italiani perché si ha qualche goccia di sangue italiano o perché si sposa un italiano”

Alcune pubblicazioni a cura del Prof. Maurizio Ambrosini

Vorrei ricordare che i protagonisti delle rivolte delle banlieues parigine erano cittadini. La cittadinanza è una via all’integrazione ma non una bacchetta magica. Non trasforma lo straniero in una persona integrata. È piuttosto una mano tesa che consente agli immigrati di accedere ad alcuni vantaggi, soprattutto avere un peso sul piano elettorale ottenendo rispetto, riconoscimento e benefici da parte delle istituzioni. Gli italiani all’estero, pur non avendo alcun vincolo reale di responsabilità, impegno e partecipazione alla vita italiana, possiedono un grande potere sul nostro paese, in virtù del diritto di voto. Mi chiedo perché questo diritto venga negato alle persone straniere che vivono in Italia, pagano le tasse e contribuiscono al Pil nazionale. Abbiamo una concezione tribale della cittadinanza. Si è italiani perché si ha qualche goccia di sangue italiano o perché si sposa un italiano. Il 50% delle acquisizioni dello status di cittadino nel 2008 è avvenuto per matrimonio.

Richiesti e respinti. L’immigrazione in Italia. Come e Perché Edizioni Il Saggiatore, Collana La Cultura, 2010

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Un’altra globalizzazione. La sfida delle migrazioni transnazionali Edizioni Il Mulino, 2008 Sociologia delle migrazioni Edizioni il Mulino, 2005

Intraprendere tra due mondi. Il transnazionalismo economico degli immigrati Edizioni Il Mulino, 2009 Migrazioni e società Edizioni Franco Angeli, 2009

Che cosa pensa della doppia cittadinanza? L’Italia l’ammette. D’altra parte se togliamo all’immigrato questo diritto rendiamo impossibile un ritorno al paese d’origine, che invece dovremmo mantenere possibile se non altro per sgravarci dell’assistenza sanitaria. Inoltre, intraprendere, acquistare immobili, o altre azioni come queste sarebbero più complicate se non fosse tollerata la doppia cittadinanza. Questi sono i riflessi pratici, ma ci sono ovviamente anche significati simbolici.

Ha parlato di imprenditoria. Mi sembra che ci sia molta enfasi sul tema della scuola come luogo dell’integrazione. Non trova che le imprese in un pacchetto integrazione potrebbero avere un ruolo altrettanto importante, rivitalizzando per esempio tracce del vecchio sistema di welfare mutualistico? La sua ipotesi non è priva di senso. Mi sembra tuttavia problematica da mettere in piedi. Va contro la mobilità, per esempio, sia volontaria, sia involontaria. La crescita dei contratti atipici congiura contro


intervista ipotesi pur interessanti di welfare Il mio modello è quello della aziendale. Per queste e altre raparrocchia e della famiglia che si gioni, ci siamo allontanati un po’ offre come punto di riferimento da questo sistema, anche se, per per i nuovi arrivati italiani o immiqualche aspetto, se ne registra grati supportandoli ad esempio un ritorno, per esempio con gli nella scelta del medico, nell’inasili nido aziendali. dividuazione del Si dovrebbe forse supermercato più “La cittadinanza è suggerire la maguna via all’integrazione conveniente, nel gior responsabilità ma non una bacchetta disbrigo di pratisociale dell’impremagica. Non trasforma che burocratiche, sa attraverso rapinsomma in tutte lo straniero in una porti trilatelali con quelle difficoltà che persona integrata. associazioni, sinimpattano sull’inÈ piuttosto dacati, istituzioni tegrazione locale una mano tesa” locali. Ad esempio, degli immigrati. Il se utilizzi lavoratori progetto potrebbe immigrati potresti essere coinvolcondurre a intrecciare relazioni, to in progetti di integrazione nella inviti a cena, figli che giocano insocietà. Pensando non alle impresieme... Si potrebbe, a costo zero, se, ma alla società civile, io avrei fare qualcosa di più coinvolgendo una proposta. Mi piace l’idea della la società civile. famiglia sponsor.

Alla Convention Cgm lei ha dichiarato qualcosa che ci ha fatto discutere, ossia che il fenomeno migratorio rappresenta la strategia di risposta della classe media per mantenere i privilegi nel proprio paese. Confermo. Se si intervistano le badanti ucraine, magari si scopre che sono qui per costruire casa al paese di origine. L’immigrazione spesso si associa a progetti e stili di vita propri della classe media, così come l’estrazione sociale dei migranti è un’estrazione di classe media, magari impoverita. Quando in Ecuador hanno interrotto il pagamento degli stipendi ai dipendenti pubblici, questi sono emigrati. Nelle Filippine ormai ci sono giovani che studiano all’università, già con in testa il progetto di emigrare.


news ROMA

Fazi editore indice un concorso letterario per i migranti di seconda generazione Ufficio Stampa Connecting People

Romanzi, mémoires e raccolte di racconti inediti, non necessariamente opere prime, scritti in italiano, senza alcun limite di età per i partecipanti. Questo è l’oggetto del concorso letterario dedicato ai migranti di seconda generazione promosso dalla casa editrice Fazi, con il patrocinio del Salone del Libro di Torino. Fino al 28 febbraio 2010 è possibile inviare il proprio manoscritto alla casa editrice. Una giuria di qualità, composta da critici letterari e personalità del mondo della cultura, sceglierà l’opera vincitrice entro il 30 aprile 2010. Il primo premio consiste nella pubblicazione dell’opera entro il 2010 e in un anticipo di 3000 euro sul contratto di edizione. La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà nel corso del prossimo Salone del Libro di Torino. Per approfondimenti www.fazieditore.it/dettPrimoPiano.aspx?id=60

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Un momento dell’incontro tra il Sindaco di Caulonia e i migranti

CAULONIA (RC)

Chi sono i palestinesi arrivati a Riace e Caulonia? di Giovanni Maiolo SPRAR Caulonia

È una storia lunga e travagliata quella dei rifugiati accolti nei giorni scorsi da Riace e Caulonia. Una storia che racconta di esodi, di discriminazioni, di abbandono. Nel ’48, nel ’67 e nel ’91 ci furono le ondate che videro muoversi dalla martoriata terra di Palestina, in particolare da tre villaggi di Jaffa, le persone che oggi si trovano nella Locride o i loro genitori. Dovettero andare via ed arrivarono in Iraq, a Baghdad. In Iraq le cose andavano bene, le famiglie erano ormai integrate, avevano anche un buon tenore di vita, i ragazzi studiavano. Secondo l’Onu erano in 23.000. Nel

2003 dopo l’ennesima guerra a Baghdad ne sono rimasti meno della metà, circa 10.000 persone. I palestinesi partiti avevano documenti falsi, unico modo per uscire dall’Iraq. Gli unici disposti ad aiutarli furono i membri dell’Unhcr, l’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite, che creeranno il campo di Al Tanf, tra due muri che delimitano i due confini. Tra Iraq e Siria. In terra di nessuno. Quasi tutti hanno una qualifica professionale. Nessun coinvolgimento politico, si tratta di gruppi basati sull’appartenenza familiare e sull’appartenenza allo stato che non c’è, non sono integralisti né conservatori. Il campo che li ha accolti dopo la fuga dall’Iraq è stato aperto nel 2006. Un campo di tende, perché provvisorio. In pieno deserto, con un’escursione termica terrificante. In questi anni sono stati totalmente dipendenti dall’assistenza fornita dall’Unhcr per le tende ed i generatori di energia elettrica. Per le forniture di cibo ci hanno pensato, e continuano a farlo, il World Food Program della Fao e la mezza luna rossa palestinese. Il picco di presenze ad Al – Tanf è stato di 960 “ospiti”. Attualmente nel campo risiedono 540 persone. Al Tanf ora deve essere chiuso e i paesi europei che hanno accettato di accogliere i profughi palestinesi, si stanno adoperando in progetti di re-inserimento. Per il nostro Paese sono state scelte Caulonia e Riace, sempre più luoghi dell’accoglienza ed oasi solidali nel deserto della Locride.


news GENOVA

11-13 novembre ‘09 Convention Cgm di Serena Naldini Resp. Comunicazione Connecting People

Tre giorni di incontri, dibattiti, seminari. E cortometraggi per alimentare le riflessioni con la concretezza del quotidiano. Molto emozionante la tavola rotonda sui fenomeni migratori realizzata alla Convention Cgm di Genova. La giostra di interventi, mediati da Gianfranco Fabi di Radio 24, ha fatto risuonare il silenzio attento di circa 1.000 persone, all’ascolto di riflessioni che, traendo spunto dall’esperienza concreta, hanno lasciato emergere con grande chiarezza la profondità del tema, capovolgendo a tratti alcune facili letture. Tra gli altri, Giuseppe Scozzari (presidente Connecting People), Maurizio Ambrosini (docente Università di Milano), Mario Morcone (capo dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione) hanno sottolineato, ognuno dal suo punto di vista, come la migrazione dei popoli sia un tema bruciante, per molti anni tenuto sottotraccia dalla nostra società e dalle nostre imprese, che appare oggi in tutta la sua evidenza come una delle questioni cruciali del futuro. Il seminario ha richiamato l’urgenza di raccontare la verità su ciò che sta accadendo, superando visioni pietiste e

tentazioni esclusive per guardare alla realtà per quella che è: complessa, irriducibile a schematismi o ideologie, e soprattutto ricca di opportunità di crescita. Cercare di comprenderne le sfaccettature è il primo passo per costruire interventi al passo con i tempi.

CASTELVETRANO (TP)

E’ nata Agri-insieme Redazione Connecting People

Il 31 luglio 2009 a Castelvetrano è stata fondata la Società Agricola Agri-insieme, cooperativa sociale di tipo A e B. La cooperativa ha per oggetto sociale l’organizzazione di attività agricole per favorire processi di promozione umana e integrazione sociale, attraverso l’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti svantaggiati, con una particolare attenzione agli immigrati extracomunitari presenti sul nostro territorio. Le attività comprendono lavorazioni agricole a favore di terzi con propri mezzi, progettazione e manutenzione del verde pubblico e privato, progettazione e gestione di iniziative agrituristiche, promozione e gestione di tutta la filiera agro-alimentare, dalla produzione alla commercializzazione di prodotti agricoli, promozione di iniziative medicopsico-pedagogico e sociali volte a favorire lo sviluppo e il recupero sociale, psico-intellettuale, motorio dei soggetti svantaggiati nelle

strutture educative, scolastiche e sociali e nel mondo del lavoro (pet therapy, ippoterapia, ecc…), promozione della formazione di operatori e di volontari che operino nell’ambito degli scopi che si prefigge la cooperativa. I soci fondatori di Agri-insieme sono Valentina Aiello (presidente), laureata in agroingegneria alla Facoltà di Agraria di Palermo, Gianvito Giancotieri (vicepresidente), architetto, Gaspare Mauro, imprenditore agricolo, Kossi Dijika, ingegnere topografico laureato in Africa e mediatore culturale, cooperativa sociale Airone, il prof. Giacomo Scozzari che ormai da anni si occupa di cooperazione sociale, Giuseppina Rizzo laureata in ingegneria informatica in Venezuela, Vincenzo Campagna, imprenditore agricolo e Tawfig Okediji, elettromeccanico nato in Nigeria.

La fontana della Ninfa a Castelvetrano

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dossier

connecting stories NARRAZIONI E RAPPRESENTAZIONI SULLO STRANIERO

L’integrazione? Una scelta di campo di Serena Naldini Resp. Comunicazione Connecting People

“Denuncio la scarsa propensione a discutere seriamente di questi temi,” ha dichiarato Mauro Maurino, consigliere di amministrazione di Connecting People, in un’intervista a Radio Mater in diretta dal convegno Connecting Stories. Anche per questo, qualche mese fa il consorzio ha deciso di non

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limitarsi alla gestione dei centri per migranti, seppure si tratti di una missione preziosa, delicata ed estremamente stimolante, come tutto ciò che mette al centro l’uomo, i suoi bisogni e i suoi sogni. Il convegno e il percorso di cui è frutto nascono dal desiderio di riportare i temi dell’immigrazione e dell’accoglienza alla profondità che meritano, sfumando i confini di ogni approccio di tipo ideologico. A coloro che sostengono che i migranti vanno solo accolti, senza vincoli o restrizioni, poiché vittime di drammi, si contrappongono coloro che stigmatizzano lo straniero

come minaccioso. L’uomo sparisce, quindi, inghiottito dall’immagine di vittima da assistere o pericolo da combattere. Su questo sfondo, si accende lo scontro tra coloro che ritengono centri per migranti luoghi in cui vengono perpetrati

Mons. Sigalini, Vescovo di Palestrina (foto studio Tribbù)


dossier crimini contro l’essere umano e coloro che considerano l’esistenza di tali centri come un problema per le comunità locali. Discutere seriamente di questi temi significa innanzitutto provare a intaccare e ad affrancarsi dalle immagini stereotipate dello straniero per entrare nella dimensione più morbida, più complessa delle visioni, delle opinioni, delle percezioni, delle narrazioni di individui e gruppi. Questo è stato l’obiettivo delle ricerche commissionate da Connecting People alle associazioni Parsec e Etna - con il contributo scientifico dell’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’OIM - nel centro per migranti senza documenti di Gradisca d’Isonzo, nei centri per richiedenti asilo di Gradisca e Brindisi e nel centro di primo soccorso e accoglienza di Cagliari, i cui risultati sono stati presentati nel corso del convegno. Il prefetto Morcone, nella sua relazione ricca di spunti, ha riconosciuto a Connecting People il merito di aver aperto i centri ai territori, all’università, alle associazioni, contribuendo in tal modo a restituire alla migrazione e all’accoglienza uno sguardo di profonda complessità. Ha inoltre espresso la necessità di non piegare i servizi e le politiche dell’immigrazione ai soli criteri del consenso. Sulla stessa linea, Monsignor Sigalini che durante il suo appassionato intervento, ha invitato le onorevoli Sbai e Gatti, entrambe presenti alla tavola rotonda, a lavorare su un pacchetto accoglienza dopo il pacchetto sicurezza.

Tra i presenti anche Toni Mira, caporedattore di Avvenire, il Prefetto Mario Morcone e il dott. Humburg dell’ Unhcr Italia (foto studio Tribbù)

Connessioni di storie, storie che connettono, storie di connessioni, storie per connettersi o rimanere in connessione. “C’è una parte di ricchezza che tendiamo a non vedere,” ha dichiarato Maurino a Radio Mater. “Cerchiamo di raccontare entrambe le parti del processo migratorio: il dramma, ma anche la bellezza, l’opportunità, la possibilità di crescita per gli individui e per la società.”

Sull’utilità di questo approccio si è espresso anche Toni Mira, caporedattore di Avvenire e moderatore della tavola rotonda, che ha affermato: “Una notizia positiva, soprattutto in settori associati spesso alla cronaca nera, è una signora notizia: la prima che vorremmo raccontare.” Definita dall’on. Sbai una “giornata nobile”, questa del 30 di ottobre è il primo appuntamento di un

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dossier Le pubblicazioni Il consorzio Connecting People ha sviluppato due ricerche - con il coordinamento scientifico dell’Unità Psicosociale e di Integrazione Culturale dell’OIM, del Parsec di Roma e dell’Associazione Etna di Roma - finalizzate alla conoscenza e all’interpretazione dei movimenti profondi che la presenza di centri e cittadini migranti producono nelle comunità locali e delle rappresentazioni sociali che condizionano gli scambi tra istituzioni, comunità e cittadini migranti. I risultati di queste indagini, condotte nel CIE e nel CARA di Gradisca d’Isonzo, nel CARA di Brindisi e nel CPSA di Cagliari, hanno portato alla pubblicazione di due volumi, presentati nel corso del convegno Connecting Stories

percorso di confronto con il quale intendiamo dare il nostro contributo per superare le barriere del pregiudizio, per costruire ponti, al di là di diffidenze e paure. “Tutto questo non è facile,” sostiene Giuseppe Lorenti, responsabile formazione e ricerca di Connecting

Visioni di Confine Interazioni e conflitti tra comunità locale e centri per stranieri in un territorio di frontiera a cura di Giorgia Serughetti (Associazione Parsec) ed. Sviluppo Locale, Roma, 2009 Connecting Stories a cura di Stefano Carta, Elena Catino, Rosanna Gullà, Natale Losi Edizioni Kappa, Roma, 2010

People, nella prefazione del volume Visioni di Confine “Non lo è mai stato e mai lo sarà, ma è una sfida che noi abbiamo raccolto e che vogliamo giocare fino in fondo. Lavorare per l’integrazione è un cammino lungo e faticoso, ma è la nostra scelta di campo.”

“Vogliamo restituire la complessità del fenomeno migratorio a partire dalle rappresentazioni dei singoli cittadini che si trovano a vivere nelle vicinanze di questi centri” Natale Losi, Curatore della ricerca Connecting Stories

La ricerca non basta. Occorre fare. E immaginare Stralcio dall’intervento al convegno del Prof. Mario Morcellini Preside Facoltà Scienze della Comunicazione, Università La Sapienza

Credevamo che il progresso e il nuovo secolo avrebbero portato tempi di pace, di immigrazione e integrazione. Hanno invece portato a un’incredibile, spietata effervescenza di segni negativi, per esempio alla cronaca nera costruita sul migrante. La nostra sensibilità - non solo quella etica ma anche quella estetica - sembra abbastan-


dossier

La partecipata tavola rotonda che ha chiuso il convegno (foto studio Tribbù)

za stressata da queste evidenze, comunicativo discretamente moche sono riassumibili in due quederno - o almeno che tale si prostioni complesse da affrontare. fessa - come quello italiano ha Prima. Come mai, in un paese con dato un’immagine così banalmenuna tradizione culturale discrete stereotipata e narrativamente tamente tollerante nei confronti non variegata del migrante? dell’Altro, sono avvenuAnche dal punto di vi“C’è un ti, in tempi rapidi, camsta degli aggettivi, per biamenti così significa- problema-media: esempio. Secondo alcui media supportano ni studi, gli agtivi della coscienza? [...] Su questo non c’è una lettura opaca gettivi che si usada parte delle un’analisi adeguata. no oggi sono persone” Possiamo immaginare gli stessi utilizche le persone abbiazati nel caso no subito una crisi e Girolimoni. che non sia stata soltanto una crisi Tutto questo conduce economica ma una crisi culturale, a riconoscere che c’è di perdita di fiducia nelle relazioni. un problema-media, Questo non giustifica un cambiacioè un’incapacità dei mento che si traduce in una dispomedia di intervenire nibilità ad accettare slogan, parole nelle crisi “facendo chiave, linguistica quotidiana, più compagnia” alle peradatte al mercato che al dibattito sone, rafforzandole, politico. Non abbiamo un’analisi aumentando la loro adeguata e per questo ritengo che abilità di lettura del gli strumenti della ricerca debbanuovo e di controlno essere diversamente mobilitati. lo delle esperienze Seconda. Come mai un sistema e del mondo. I me-

dia supportano invece una lettura opaca, nera da parte delle persone. Che cosa si può fare, quindi? Intanto connettersi. Poiché nessuno può illudersi di capire fino in fondo questi fenomeni vedendo solo pezzetti di verità. Non ce la facciamo da soli e quindi l’università e la scuola devono fare di più, ma devono farlo con le istituzioni, con le associazioni. È lì che dobbiamo puntare. Su un’alleanza per la ricerca, ma anche su un passo successivo perché non possiamo più accontentarci, come ricercatori, della sola ricerca. C’è molto da fare, molto da ricercare, ma c’è anche da immaginare quali comportamenti civili, quali passi successivi servano per evitare di ridurre i nostri sforzi alla lucidità dell’analisi come elemento di rassicurazione dei nostri tempi. Questo non è più sufficiente.


i d o t n u p a t s i v Rubrica a cura del comitato scientifico di Connecting People

Comitato scientifico Johnny Dotti

Presidente Fondazione Solidarete

Chiara Giaccardi

Natale Losi

Direttore Scuola di psicoterapia etno-sistemico-narrativa di Roma

Ordinario di Sociologia Processi Culturali presso Università Cattolica di Milano

Mauro Magatti

Abdelkarim Hannachi

Padre Beniamino Rossi

Docente di Lingua Araba presso Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’ Università di Catania

Ordinario di Sociologia presso Università Cattolica di Milano

Missionario Scalabriniano Presidente A.S.C.S.


punto dsi ta vi Immigrati o nuovi cittadini? di Abdelkarim Hannachi

Il numero degli immigrati in Italia ha superato ormai i quattro milioni raggiungendo la percentuale del 7,2% della popolazione della penisola. Si arriva al 10% se si fa riferimento ai minori e ai giovani che hanno meno di 39 anni di età. La forza lavoro di questi immigrati è ritenuta indispensabile per l’economia da industriali ed economisti. Essi contribuiscono allo sviluppo economico dell’Italia, al benessere della collettività, al ringiovanimento di una società che tende ad invecchiare, alla sopravvivenza dell’INPS e all’arricchimento culturale della società italiana. Dati e caratteristiche che devono fare riflettere chi continua a sottovalutare l’entità e l’importanza di questo fenomeno ormai strutturale e irreversibile. Per tutti questi motivi, l’integrazione degli immigrati nella società italiana è diventata da qualche anno il tema centrale quando si parla di immigrazione. Un tema di attualità scottante che riesce a dividere persino la stessa maggioranza. Bossi e Fini, che hanno prima condiviso l’attuale legge in vigore che porta i loro nomi, hanno oggi due posizioni opposte in materia di integrazione e di cittadinanza. Ma se è vero che tutti, o quasi, concordano sulla necessità di

Sono tante le richieste che nascono nell’opinione pubblica per estendere il diritto di voto agli immigrati Il numero degli immggrati in Italia è in crescita costante ormai da anni

integrare gli immigrati, è altrettanto vero che non tutti hanno lo stesso modo di intendere e di volere quest’integrazione. Gli uni si accontentano di utilizzarli come braccia concedendo loro solo alcuni diritti sociali ed economici, gli altri stentano a riconoscerli come cittadini. Per questo, tutte le leggi

sull’immigrazione sono fondate sulla dicotomia cittadino/non cittadino, o addirittura producono cittadini senza cittadinanza come i figli nati in Italia da genitori stranieri, che si sentono italiani ma che sono giuridicamente considerati minori stranieri nonostante che, a volte, non abbiano mai visto il

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punto dsi ta vi paese di origine dei genitori. l’integrazione. La partecipazione All’attuale dispositivo normativo politica, invece, indebolisce o reche non promuove la cittadinanlativizza il senso di appartenenza za, si aggiunge la Legge 15 luglio etnica rafforzando l’appartenenza 2009 n. 94 recante “Disposizioni in alla comunità politica nazionale, materia di pubblica sicurezza” che consolida la condivisione di valori ha introdotto, tra le altre modifiche, comuni, in particolare la laicità e anche quelle relative alla cittadinanil pluralismo. Inoltre, essa arricza rendendo l’accesso chisce culturalmente, “Integrazione e previene i conflitti, a quest’ultima ancora più difficile di prima. Ma cittadinanza sono promuove la formaindissolubili. È zione di una società grazie alle ripetute contraddittorio plurale che accoglie le dichiarazioni del Presidente della Camera sui chiedere all’immi- differenze e le valorizconcetti di integrazione grato di integrarsi za invece di spingerle continuando e cittadinanza, queste nelle loro specificità a considerarlo culturali o addirittura tematiche tornano con giuridicamente nei loro integralismi. Il forza nel dibattito politistraniero” co. In realtà integraziovoto è il più importanne e cittadinanza sono te strumento di parteindissolubili. È contradcipazione politica in dittorio chiedere all’immigrato di uno stato democratico moderno. integrarsi continuando a consideLa globalizzazione, la mobilità rarlo giuridicamente straniero e umana e i valori della società pluad escluderlo dalla partecipazione rale ci impongono di superare la politica a tutti i livelli, poiché il discriminazione tra nazionalità e mancato godimento dei diritti pocittadinanza, quest’ultima rivista litici rappresenta un ostacolo per e rifondata in funzione di una

IN ALTO. Il presidente della Camera, On. Gianfranco Fini, si è espresso più volte in materia di cittadinanza e integrazione Gli immigrati sono parte integrante del tessuto socio-economico del Paese

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società nella quale tutti gli individui che condividono le sue regole e contribuiscono al suo sviluppo devono poter accedere, indipendentemente dal loro luogo di nascita, a tutti i diritti compresi naturalmente quelli politici. Sperimentando e esercitando la cittadinanza, gli immigrati, compresi quelli di origine islamica – poiché sono loro che destano più preoccupazione - saranno chiamati a partecipare alla modernità e a costruire un’etica pluralista, a mettere in gioco le loro certezze, a contribuire alla ridefinizione del progetto di società, a inventarsi nuovi meccanismi di riproduzione dei valori, a rivedere i criteri delle loro appartenenze, a rivalutare le dimensioni delle loro identità e a trovare continuamente l’equilibrio tra diversità e integrazione. Cittadinanza non vuol dire soltanto usufruire dei diritti e assumersi dei doveri. La cittadinanza è anche coinvolgimento, partecipazione e condivisione, passione civile e soprattutto sentimento. Mi ricordo ancora la mia


punto dsi ta vi grande emozione quando ho firmato la mia cittadinanza italiana presso il Comune di Mazara del Vallo. Che cosa significa, per me, sentirmi cittadino italiano? Significa godere dei diritti ma anche impegnarmi con convinzione ad assolvere a dei doveri e assumermi la responsabilità politica a tutti i livelli. Coltivare questa mia nuova appartenenza non significa necessariamente tradire la mia identità originaria poiché l’identità non è mai definitivamente definita bensì un divenire continuo. La nuova appartenenza non esclude la vecchia ma si aggiunge ad essa e la arricchisce. E allora che cosa significa, per me, essere cittadino delle due sponde? Vuol dire non essere monolingue, non avere una identità culturale monolitica, riconoscere nell’altro me stesso, vivere un processo di acculturazione

permanente, tendere all’unità nella diversità. Unità nella diversità è il fine ultimo dell’integrazione: cioè, tutti, vecchi e nuovi cittadini, uniti nella condivisione dei valori sanciti dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, anche se siamo diversi per quanto riguarda l’origine culturale o la confessione religiosa. Vale a dire, in definitiva, costruire un sistema di valori comuni per una comune memoria futura a partire dalle differenti memorie storiche. Dietro l’idea della concessione della cittadinanza vi è un’idea di quella che dovrebbe diventare l’Italia di domani: un’Italia più solidale e più sicura perché non esclude parte di se stessa. La cittadinanza condivisa è il modo migliore per costruire un patto di convivenza civile e democratica

fra italiani ed immigrati in quanto nuovi cittadini. Chi teme la concessione della cittadinanza a questi nuovi cittadini non sa probabilmente che cosa significa scegliere di vivere in un altro paese, ritrovare la propria dignità trovandovi il lavoro, godere di libertà e diritti spesso negati nel paese di origine, provare condizioni di vita agevoli o addirittura il benessere, affezionarsi sempre di più al nuovo paese. Perché negare a tale cittadino il diritto di voto concesso anche agli italiani all’estero nonostante non partecipino alla vita economica e sociale dell’Italia? Una cittadinanza fondata sulla residenza non può che rafforzare la democrazia e riqualificare le istituzioni democratiche.

Abdelkarim Hannachi Docente presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Catania, sede di Ragusa e all’università Kore di Enna, già membro del Direttivo della Rete Europea contro il Razzismo con sede a Bruxelles, della Consulta Nazionale per l’immigrazione presso il Dip. Affari Sociali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Comitato Scientifico per l’educazione interculturale presso il Ministero della Pubblica Istruzione.

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incontri

Una voce dal CIE di Gradisca d’Isonzo Incontro con Luigi del Ciello, direttore del Centro

di Serena Naldini

C

ome è approdato al centro di Gradisca? Qual è stata la sua occupazione precedente? Sono stato un militare. Da qualche tempo ero in pensione, quando mi ha contattato il mio precedessore, l’ex direttore Vittorio Isoldi, per chiedermi se avessi intenzione di provare un’altra esperienza lavorativa a suo avviso consona alle mie caratteristiche personali. Mi sono chiesto perché no, e ho accettato la sua proposta senza indugio.

Può descrivermi il suo lavoro? Coordino, controllo, pianifico. Cerco di far funzionare al meglio tutti i componenti, cioè i beni e i servizi di cui necessitano gli ospiti: il catering per i pasti, l’assistenza sanitaria, il servizio di mediazione culturale, assistenza sociale e supporto psicologico, reso possibile da un’èquipe di operatori qualificati che intrattengono i maggiori rapporti con gli ospiti, per comprendere e risolvere i loro eventuali problemi. Ci sono poi le relazioni


incontri “Il personale? Tutte figure eccezionali. Se non avessero una spinta interiore forte e appassionata, non riuscirebbero a svolgere un lavoro così ben fatto” con Questura e Prefettura, dato che il centro ha un servizio di sicurezza svolto direttamente dalla Questura. Infine, mi occupo del magazzino e della gestione degli impianti tecnologici. Il direttore naviga in mezzo a queste realtà, operando affinché l’ospite sia seguito al meglio.

Quali sono le maggiori difficoltà di questo lavoro? E quali invece i suoi lati positivi? La maggiore difficoltà è la gestione degli ospiti. Il centro di Gradisca ha un’alta percentuale di ospiti con precedenti giudiziari, provenienti in molti casi dalle case circondariali italiane. È un aspetto che rende il lavoro complesso e molto delicato, perché queste persone hanno strutturato la loro vita passata intorno ad attività illecite e le loro caratteristiche personali e caratteriali non possono non risentirne. Riguardo al lato positivo, non ho dubbi: l’altissima motivazione di tutto il personale che lavora all’interno del centro. Dall’operatore appena arrivato fino al vicedirettore, sono tutte figure eccezionali. Se non avessero una spinta interiore forte e appassionata, non riuscirebbero a svolgere un lavoro così ben fatto.

Che cosa le ha insegnato per adesso questa esperienza?

Il suo è un lavoro fatto soprattutto di passaggi di persone, vite che si incrociano, incontri che si compiono. Storie, insomma. Me ne descrive una che le è rimasta nel cuore?

Non avevo idea che in Italia ci fossero realtà come queste. La mia conoscenza precedente si limitava alla superficie. Tv o articoli di giornale, niente di più. Attraverso Viveva da diversi anni in Italia. Era il centro di Gradisca, sono entrato riuscito a trovarsi una buona sistein contatto con un gran numero mazione. Aveva messo su famiglia. di persone disperate, seguite e Aveva avuto dei figli con la propria supportate da un compagna. La crisi “Ci sono stati due o tre piccolo gruppo di gli ha tolto il lavoro. storie che mi hanno Rimasto disoccupersone, disponisconvolto. Nel giro di pato, non ha fatto bili, qualificate e poche settimane, una in tempo a trovare altamente motivate vita si è capovolta” come quelle che un altro impiego fanno parte del consorzio Connecperché gli è scaduto il permesso ting People. Questi centri, le attividi soggiorno. L’hanno così accomtà svolte, i progetti di integrazione pagnato nel centro di Gradisca. e di inserimento dei migranti, tutto Ci sono stati due o tre casi come questo è conosciuto troppo poco. questo e mi hanno sconvolto. Nel Ritengo che parlarne possa essere giro di poche settimane, una vita molto utile, invece, se non altro si è capovolta. Una volta scaduti per rendere patrimonio più diffui 6 mesi, gli daranno i 5 giorni per so i destini di tanti esseri umani il rimpatrio. Che cosa si può fare? che arrivano nel nostro paese e i Bisogna aiutare queste persone a sacrifici e la dedizione profonda di reinserirsi, dar loro una speranza di tutti coloro che li accolgono. futuro nel nostro paese.

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incontri

Dall’Eritrea al Friuli: la storia di Tesfay di Blaise Ndamnsah, mediatore culturale al CARA di Gradisca di Isonzo

L’

incontro con Tesfay è che avrebbe giudicato il suo caso. Udine. Nel tempo, siamo diventati stato un incontro all’apEgli, ciononostante, mi supplicò di amici; ho così potuto apprendere parenza normalissimo indicargli un centro dove potesse che Tesfay era figlio di due funziocome mi è capitato di farne in iniziare subito a dare un senso alla nari statali e che aveva frequentaquesti due anni di lavoro al CARA sua vita. Questo fatto mi ricordò to le migliori scuole nel suo paese di Gradisca di Isonzo. La maggior me stesso, quando, apnatale, l’Eritrea. La “Mi chiamavano il guerra e le persecuparte degli ospiti sbarca nel centro pena arrivato nel Friuli, senza capire bene ciò a cui andrà mi sono specializzato corsista. A volte mi ca- zioni a causa delle incontro. All’inizio la mia presenza in corsi di formazione pitava di seguire anche loro idee politiche è rassicurante, vengo visto come professionale, tanto tre o quattro corsi alla avevano spinto lui volta” il “fratello africano” che potrà tiche mi chiamavano e la sua famiglia a rarli fuori da ogni difficoltà; e poi il corsista. A volte mi scappare dalla città ben presto capiscono che sono capitava di seguire anche tre o dove era stata posta una taglia solo un mediatore come un altro quattro corsi alla volta, in due o tre sulle loro teste. Tesfay è un ragaze che la mia posizione non può istituti di formazione differenti. La zo davvero coraggioso e intrainfluenzare l’iter procedurale che testardaggine consentì a Tesfay di prendente. Uscito dall’ospedale, dovranno fronteggiare nella loro iscriversi in modo informale all’istisi iscrisse al corso di formazione richiesta di asilo. Tesfay è arrivato tuto di formazione degli adulti di per saldatori. Oggi lavora come al centro un giorno nebbioso di Staranzano e di seguire un corso saldatore in un’impresa della Proinizio dicembre. Ci siamo osserdi lingua italiana per stranieri. vincia di Udine ed è anche molto vati, semplicemente. Nonostante le difficoltà impegnato nella sua comunità. Il Il giorno dopo si è “All’inizio la mia logistiche per recarsi al suo desiderio di integrazione mi presentato nel mio presenza è rassicu- corso, niente poté imricorda un po’ il mio percorso. Teufficio chiedendomi rante, vengo visto pedirgli di portare a tersfay mi ha insegnato che tutto sta come il “fratello mine questa impresa. l’indirizzo del centro nel non arrendersi mai ed essere africano” di formazione proQualche mese dopo il sempre positivi, malgrado il fatto fessionale più vicino suo arrivo nel centro, che le vicissitudini della vita e i al centro di accoglienza. Ho un Tesfay si ammalò e fu costretto a capricci del destino ci possano bel spiegargli che la sua situaletto per quasi quattro mesi. Nel giocare dei brutti scherzi. Pensanzione non gli consentiva in quel frattempo, la commissione gli rido a lui e a persone come lui, momento di accedere ad alcun conobbe lo status di rifugiato polisono grato alla vita per ciò che ho corso poiché doveva prima pastico. Assieme a mia moglie, lo la fortuna di avere: un lavoro, una sare di fronte a una commissione andammo a trovare in ospedale a famiglia e degli amici.

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incontri

I centri di Gradisca di Isonzo (GO) Tipologia

Capacità

Attività

CARA - Centro Accoglienza Richiedenti Asilo CIE - Centro Identificazione ed Espulsione

CARA: 138 posti CIE: 194 posti

Sede

Gestione

L’edificio, realizzato ex novo alcuni anni fa, comprende un CIE e un CARA. Il CARA ha sede in una struttura ad U composta da: - 2 ali laterali utilizzate come dormitori: una per soli uomini; una anche per donne e nuclei familiari. Alcune stanze con bagni interni sono destinate a famiglie, donne in gravidanza, persone con particolari esigenze di assistenza medica - 2 sale comuni: una mensa, una sala “multifunzione” (tv, sala lettura, scuola di italiano, sala preghiera) - 1 zona centrale: ufficio per i dipendenti, sala per riunioni della Commissione territoriale, ludoteca - giardino e corte interna Il CIE ha sede in una struttura articolata in: - 4 ali utilizzate come dormitori con soli ospiti uomini - 2 sale mensa, 1 sala scuola di italiano, 1 sala preghiera; - 1 zona amministrativa per uffici e magazzini; - 3 corti interne; - 2 campi di calcetto; - 2 androni con telefoni pubblici e distributori automatici di bevande, prodotti alimentari:

CARA: Connecting People da aprile 2008 con convenzione attiva fino al 31/12/2010 CIE: Connecting People da marzo 2008 con convenzione attiva fino al 31/12/2010

CARA Presso la sede, corsi di alfabetizzazione, corsi di italiano, laboratorio grafico-pittorico, attività ludiche destinate a minori. Presso altre sedi, corsi di italiano, attività sportive, attività di volontariato, corsi di formazione professionale, centri estivi per i ragazzi e eventuali incontri e scambi culturali con le scuole del territorio. CIE Esclusivamente presso la sede, attività sportive, calcetto e footing, giochi per lo svago, carte da ramino, dama, calcio balilla.

Organizzazione CARA Mensa, lavanderia, barberia, buono economico per acquisto di beni all’interno del centro (bibite, snack, sigarette, schede telefoniche, biglietti autobus, ecc.). Ambulatorio medico (infermiere 24h e medico 10 ore al giorno), assistenza psicosociale, mediazione linguisticoculturale, informazione legale, insegnamento lingua, orientamento servizi territorio, accompagnamento servizi sanitari. CIE Mensa, lavanderia, barberia, distribuzione periodica di sigarette e schede telefoniche, vendita di beni all’interno del centro (bibite e snack), ambulatorio medico con medico e infermiere 24h, assistenza psicosociale, mediazione linguistico-culturale, accompagnamento servizi sanitari.

I protagonisti Luigi lavora come direttore nel CIE di Gradisca d’Isonzo (GO) dall’ottobre del 2009. A Luigi piace relazionarsi con le persone, impegnarsi nel lavoro per ore senza mai staccare e girare il mondo. A Luigi non piacciono il nervosismo, l’ozio e il brutto tempo.

Tesfay proviene dall’Eritrea ed è stato ospite nel centro di accoglienza di Gradisca dal 2007. Dal maggio all’ottobre 2008 è stato ospite al CARA. A Tesfay piace stare con gli amici e discutere di calcio. A Tesfay non piace il kebab con la cipolla.

Frequenza CARA - 518 persone nel 2009 CIE - 1200 afflussi annuali. Ogni mese avviene una turnazione di entrata e uscita di circa 100 ospiti, con tutto ciò che ne consegue in termini di accoglienza, conoscenza, sostegno, beni e servizi. La quasi totalità proviene dalle Case Circondariali.

Blaise in abiti tradizionali del Camerun

Blaise proviene dal Nkambe in Camerun e lavora come mediatore nel CARA di Gradisca dal settembre del 2007. A Blaise piace mangiare il riso con il sugo come si usa in Africa. A Blaise non piace rimanere da solo in casa, vorrebbe stare sempre assieme alla sua famiglia.

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press

La rassegna stampa completa è consultabile nella sezione stampa del sito

Rubrica a cura di Salvo Tomarchio

Avvenire 18.12.09

ANSA

Lettera al Direttore

16.12.09

Caro direttore, chi scrive è il gruppo dirigente del Consorzio Connecting People, noto alle cronache perchè offre i suoi servizi all’interno di numerosi centri per migranti in Italia, tra i quali il Cie di Gradisca. Il pacco bomba che ci è stato recapitato è solo l’ultimo episodio di una escalation che da un anno a questa parte ci vede vittime della rabbia di uníarea politica in cerca d’identità e di spazio. Con gli ultimi due attentati (Gradisca e Milano) si indicano in modo chiaro i soggetti da colpire: coloro che costruiscono cultura e conoscenza, fanno ricerca e si preparano al futuro e coloro che servono l’uomo, a prescindere dal luogo in cui questi si trova e dai motivi che determinano il suo destino. La questione degli uomini e delle donne migranti è costretta da qualche tempo in una discussione troppo angusta, nella quale prevalgono le ideologie; una discussione nella quale è proprio l’uomo - il fratello nel nome del quale tutti sostengono di muoversi - a scomparire, reificato in un’icona, utile soltanto alla lotta politica. Nel Cie di Gradisca, come in altri centri, il nostro consorzio è responsabile dell’assistenza medica, dell’assistenza sociale, dell’assistenza psicologica, dell’informazione legale, della mediazione linguistica, delle pulizie e del vitto. Tutto questo, quando le leggi lo consentono, diventa un primo passo verso l’emancipazione e l’integrazione dei migranti in questo nostro Paese. Ogni volta che diveniamo bersaglio di un attacco, guardiamo increduli compiersi nuovamente il paradosso di questa lotta. Come si può pensare di liberare degli uomini colpendo coloro che hanno scelto di assisterli? Come si può trasformare in una scelta degna di biasimo una chiara opera di accoglienza, orientamento e informazione, tesa a garantire alle persone che migrano condizioni di vita il più possibile dignitose? Come si può affermare che assistere degli uomini e delle donne significhi legittimare l’esistenza di luoghi che dovrebbero sparire, e di politiche repressive e razziste? Da quando abbiamo deciso di intraprendere il mestiere di operatori sociali, continuiamo a legittimare l’uomo e in questo lavoro non vorremmo mai sentirci soli. Se le urla scomposte e le bombe non trovano nella società civile e nella comunità politica il giusto biasimo, alla fine avranno ragione coloro che temono il futuro più che investire nella sua costruzione.Il terrore non è uno strumento di emancipazione. Chi lo semina, non vuole che si discuta, che si risolvano problemi, che si costruisca un futuro. Crediamo invece che sia necessario usare il fragore di questi scoppi per dare il via ad un dibattito serio sui temi dell’integrazione; un dibattito che deve aprirsi ai cittadini, perchè a fronte di coloro che migrano, nel paese dell’approdo ci sono coloro che accolgono. Migrazione e accoglienza sono due facce dello stesso fenomeno che ci riguarda da vicino, e non interessa soltanto i ricercatori e gli studiosi, ma ogni persona che abbia a cuore il futuro del proprio quartiere, del proprio paese e del mondo in cui viviamo.

GRADISCA D’ISONZO (GORIZIA) Immigrazione: pacco esplosivo CIE Gradisca, più vigilanza. È stata rafforzata la vigilanza la Cie (Centro identificazione ed espulsione) di Gradisca d’Isonzo (Gorizia) dove ieri sera è stato recapitato un pacco esplosivo che per fortuna non ha causato danni e feriti. Lo ha confermato il Vice Prefetto vicario di Gorizia, Gloria Allegretto. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza è convocato per questa mattina. Ai lavori - oltre al direttore del centro di Gradisca che dovrà spiegare quanto accaduto - parteciperanno i vertici provinciali di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Il pacco, spedito da Milano, conteneva un portafoglio imbottito di esplosivo a basso potenziale. Il direttore del Centro, Luigi Del Ciello, è stato pronto a scaraventarlo a terra evitando così danni o ferimenti.

La dirigenza del consorzio Connecting People

Avvenire 31.10.09 di Antonio Maria Mira

“E’ eccessiva la sperequazione tra l’interesse a difenderci da eventuali problemi connessi con l’immigrazione e il dovere di accoglierla” Monsignor Domenico Sigalini , vescovo di Palestrina e Segretario della Commissione episcopale per le migrazioni, torna a spiegare la linea che Chiesa italiana indica per affrontare nel modo migliore il fenomeno dell’immigrazione.


Caritas/ Fondazione Migrantes IMMIGRAZIONE Dossier statistico 2009 Recensione a cura di Alessia Barbagallo

Immigrazione Dossier statistico 2009 Genere: Ricerca Autore: Caritas/ Fondazione Migrantes Editore: Edizioni Idos Anno: 2009

Secondo l’ultimo Dossier Caritas/Migrantes, l’Italia nel 2008 è risultato lo Stato UE in cui gli stranieri sono cresciuti di più (+ 458.644 residenti), superando per la prima volta la media europea del 6,2% e attestandosi al 6,5%. La popolazione straniera regolare arriva così a 4.330.000 persone. Si tratta di un fenomeno eterogeneo: a una maggiore concentrazione di immigrati nel Centro Nord – al Nord risiede il 62,1% degli stranieri, al Centro il 25,1% – corrisponde una presenza molto inferiore al Sud.

Franco Pittau, curatore del Dossier, sottolinea la “riserva mentale di natura finanziaria” degli italiani riferendosi al pregiudizio secondo cui la presenza di stranieri rappresenti solo un costo per il paese. Il Dossier mostra che questa preoccupazione è infondata, dato che i circa 2 milioni di lavoratori immigrati - quasi 1/10 degli occupati in Italia producono circa il 10% del PIL. I dati sull’origine della popolazione straniera attestano una varietà minore rispetto al passato. Le prime cinque nazionalità rappresentano da sole più della metà delle presenze: 800 mila romeni, 440 mila albanesi, 400 mila marocchini, 170 mila cinesi e 150 mila ucraini. Si attesta una prevalenza ancora netta degli immigrati europei, in quanto il 29,1% di stranieri provenienti da paesi dell’UE sommati ai cittadini degli altri paesi europei costituiscono più del 50% della popolazione straniera. Seguono gli africani (22,4%), gli asiatici (15,8%) e infine gli americani (8,1%). Nel 2008 la presenza di minori stranieri è pari a 862.453 unità, ben 1 nuovo nato su 6 in Italia ha almeno un genitore

straniero e a questi bisogna aggiungere i 40.000 permessi di soggiorno rilasciati a minori per ricongiungimento. Come sostenuto dallo stesso Pittau, il Dossier serve anche per rispondere ai pregiudizi sull’immigrato nell’immaginario collettivo. Il distacco tra percezione e realtà si evidenzia per esempio nell’importanza data dalle politiche e dall’opinione pubblica ai flussi migratori irregolari. Gli sbarchi di immigrati sulle coste italiane sembrano ormai quasi un simbolo delle dinamiche migratorie, nonostante riguardino un minimo numero di stranieri. Nel 2008 infatti a fronte di quasi 460.000 stranieri entrati legalmente in Italia, le persone sbarcate sono state solo circa 37.000, la metà delle quali richiedenti asilo; gli stranieri transitati nei C.I.E. sono stati 10.539 e i respinti alle frontiere 6.358.



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