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La Fornace di Stigliano


Inquadramento

La Fornace di Stigliano si trova in prossimità del Borgo di Poggiarello, immersa nel verde, all’ombra di due querce secolari. Volgendo lo sguardo verso valle si può godere della suggestiva vista verso il laghetto, sempre di poprietà della Stigliano Sviluppo Srl.

A sinistra: carta dell’area; sotto: planimetrua della Fornace.

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Sopra a sinistra: foto aerea dell’area; sotto: la vegetazione circostante la Fornace; a destra: foto del laghetto.

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La Fornace nella storia

Il rinnovamento edilizio dei secoli XII-XIII ebbe in Toscana manifestazioni ragguardevoli che devono essere messe in relazione con la lenta ma costante accumulazione di capitale, realizzatosi soprattutto nel Duecento, che ha portato all’affermazione di una sorta di “borghesia” rurale residente nel contado la quale, sul finire del secolo, alimenterà il flusso migratorio in direzione della città. Dall’analisi dei caratteri architettonici delle costruzioni padronali riferibili a questo periodo si rileva il dominio incontrastato della pietra che caratterizza l’aspetto formale degli edifici ma a partire dalla seconda metà del Trecento in tutta la Toscana, ed in modo particolare a Siena, sembrano venire meno molte delle costanti che avevano caratterizzato i tipi edilizi in questione: le costruzioni abbandonano l’accuratezza dei rivestimenti murari e la pietra è sempre più spesso sostituita dal laterizio. Questo è in qualche modo da collegare allo spopolamento della campagna e della città e alla grave crisi dell’economia protrattasi fino al XV secolo che unite alla diffusa mancanza di mano d’opera ed in specie in quelle attività legate alla sbozzatura e alla scalpellinatura delle pietre, permette al laterizio di diffondersi per il minor costo del materiale, per il minor impiego di mano d’opera e per la maggiore velocità di esecuzione. L’esempio più significativo è offerto da Siena dove gli intensi traffici e i fortunati rapporti commerciali intrapresi dai mercanti senesi

Le immagini di questa pagina e della seguente sono tratte dal trattato “L’architettura pratica” di Giuseppe Valadier (1828)

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durante il XIII secolo avevano dato un grande impulso al riassetto urbanistico della città: qui il mattone sarà usato per tutti i tipi di edifici (ampliamento del Palazzo Pubblico, Ospedale di Santa Maria della Scala, le mura del nuovo tracciato difensivo e più in generale piazze e strade della città) ad eccezione della Cattedrale. Tutto ciò porta ad un incremento e ad una fioritura di fornaci di laterizi sia nel contado senese sia nelle immediate vicinanze della città, incremento facilitato inoltre dalla presenza (in tutta la Toscana ma soprattutto nella zona del Chianti) di cave di argilla più o meno ricche nei fondovalle alluvionali affioranti in superficie e quindi di facile sfruttamento. La tipologia delle fornaci a Siena non sembra essere molto dissimile da quelle fiorentine o da quelle descritte nel trattato “L’architettura pratica” del 1828 dell’architetto romano Giuseppe Valadier la fornace di tipo “tradizionale” è un edificio disposto su due livelli, in basso la camera di combustione coperta da un tetto a falde sorretto da pilastri (camino), le murature sono di notevole spessore per resistere ai carichi e sono rivestite internamente di argilla per renderle refrattarie all’azione del fuoco.

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La camera di combustione, incassata nel terreno, dove vengono bruciate le fascine ed il legname, sostiene i manufatti da cuocere mediante archi distanti pochi centimetri per lasciar passare il calore. I laterizi sono posti nella sovrastante camera di cottura sufficientemente distanziati da permettere il tiraggio attraverso l’apertura superiore coperti da un tetto a falde sorretto da otto pilastrini con le catene delle capriate in ferro per meglio resistere alla temperatura elevata dei fumi. Il vano cottura ha in corrispondenza della bocca del focolare aperture per il caricamento dei materiali da cuocere ed è corredato da una scala interna. La fornace è affiancata da alcuni ambienti coperti “loggia” per la lavorazione dell’argilla e da aree scoperte “aia” per la preparazione dell’impasto. Le varie tipologie di fornaci potevano però presentare delle differenze dovute soprattutto all’utilizzo delle stesse per cui è necessario fare una distinzione tra le fornaci destinate alla produzione di manufatti per il mercato cittadino e quelle destinate ad un uso limitato locale spesso a carattere familiare e di solito sono ubicate nel contado in zone dove più facile risultava lo sfruttamento delle cave d’argilla, il reperimento del legname e della mano d’opera temporanea non occupata nella coltivazione dei campi. Da sinistra: estratto dal Catasto Francese (1815), e immagine di una tipologia di fornace riconducibile a quella di Stigliano.

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A testimonianza di tali opifici, in genere ormai scomparsi, rimangono tracce significative soprattutto nella toponomastica: si registrano infatti sul territorio dell’attuale provincia di Siena 140 toponimi (tra i quali Fornace, Fornacino, Fornacelle) la cui distribuzione contribuisce a identificare una prima rete della diffusione delle fornaci sul territorio. A questa categoria è possibile ricondurre anche la fornace oggetto di questa relazione storico-stilistica che può essere assimilata alla tipologia di fornaci in uso fino alla prima metà dell’800 quando la fornace Hoffmann introdurrà la meccanizzazione nella fabbricazione dei laterizi. Data la particolarità del manufatto i documenti raccolti non ci permettono una datazione precisa della sua costruzione ma dalle mappe del Catasto Francese del 1813 risulta che la fornace in esame era già presente sul territorio. Conferma si trova anche nel Catasto Leopoldino del 1825 e nel successivo Catasto dove alla Sezione “O” del Foglio 94 nei Registri dei Possessori le particelle n. 121, 122 e 123 sono denominate nell’ordine Postura (di superficie pari a 18614 braccia quadre), Aia e Cava (di superficie pari a 9998 braccia quadre) e appunto Fornace (di superficie pari a 320 braccia quadre) tutte appartenenti all’antica famiglia dei Vecchi che a Stigliano aveva numerose proprietà.

Estratto dal Catasto Leopoldino (1825).

BIBLIOGRAFIA - Elena Tamago – Fornaci, terre e pietre per l’ars aedificandi – Umberto Allemandi & C - Laura Giustini – Fornaci e laterizi a Roma dal XV al XIX secolo – Edizioni Kappa - Giuseppe Valadier – L’architettura pratica – Roma 1828 - Antiche fornaci nel Chianti – Stadium editrice - Duccio Balestracci– Fornaci e mattoni a Siena dal XIII secolo all’Azienda Cianfi - Fornaci Cianfi

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La Fornace allo stato attuale

L’esterno della Fornace

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Sopra: l’interno della fornace; a sinistra: la parte superiore.

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Prospetto Sud Est

Prospetto Sud Ovest

Prospetto Nord Ovest

Prospetto Nord Est 10


Il primo progetto

Viste di progetto

Planimetria

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Planimetria dell’area e dettagli del lago.

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Prospetto Sud Est

Prospetto Sud Ovest

Prospetto Nord Ovest

Prospetto Nord Est

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Il nuovo progetto

Planimetria di progetto

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Schizzi di progetto

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Riferimenti progettuali

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Vista di progetto

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Vista di progetto

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Sala ipogea

Zona giorno

Pianta piano seminterrato

Pianta piano terreno inferiore/superiore

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Camera con bagno

Pianta piano primo

Pianta delle coperture

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Prospetto Sud-Est

Prospetto Nord-Ovest 21


Prospetto Nord-Est

Prospetto Sud-Ovest 22


Dati di progetto Locale

Superficie Netta

Superficie Commerciale (Sup. Netta + 15%)

Sala ipogea

19,42 mq

22,33 mq

Loggia

18,94 mq

21,78 mq

Piano terreno inferiore

Cucina-pranzo

18,92 mq

21,76 mq

Piano terreno superiore

Zona giorno

50,53 mq

58,11 mq

Piano Interrato Seminterrato

Piano terreno superiore

Superficie Lorda 111,89 mq

118,31 mq

Veranda Sud-Ovest

3,37

mq

3,88

mq

Piano terreno superiore

Veranda Nord-Est

8,74 mq

10,05 mq

Piano primo

Bagno

5,76 mq

6,62 mq

Disimpegno

1,43 mq

1,64 mq

Camera

23,94 mq

27,53 mq

Piano primo

42,38 mq

Piano primo

Totali

272,58

151,05

mq

Le

mq

173,70

mq

superfici di progetto potrebbero essere suscettibili di modifiche in fase esecutiva

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Novembre 2013


La Fornace di Stigliano