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www.sipario.it

Direttore Mario Mattia Giorgetti

Percorso fotografico TURISTICO CULTURALE di Carlo Giunta

Testo “LA CONSEGNA” Dalla trilogia “Donne di mafia” di Angelo Mancuso

SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA Gli Articoli premiati

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SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA Pubblicazione della rivista Sipario Direttore Responsabile/Chief editor Mario Mattia Giorgetti Coordinamento Editoriale/ Editorial coordination: Rosanna Bocchieri Hanno Collaborato: Giovanni Franco Antoci (Presidente Provincia Regionale di Ragusa), Riccardo Terranova (Assessore Pubblica Istruzione) Carlo Giunta (Regione Sicilia - Assesorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Dipartimento dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana Servizio Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Ragusa), Rosanna Bocchieri, (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Anita Calabrese (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Nicola Di Rosa (Prof.re I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Maria Carmela Iurato (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Anna Panetinto (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Rosa Maltese (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Teresa Titone (Prof.ssa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”), Salvatore Spadaro (Tecnico I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi Modica”) Studenti Iscritti: Agnello Modica Denise, Giuseppe Barone, Mirko Barone, Pietro Blanco, Emanuela Caggia, Vincenza Carnemolla, Giovanni Chessari, Ornella Civello, Dario Di Martino, Carlotta Di Mauro, Eugenia Di Pietro, Vincenza Garaffa, Karim Del Campo, Mirko Linguanti, Alessia Liuzzo, David Lucenti, Slim Mabrouk, Rossella Martinico Naomi, Carmen Miceli, Maria Jennifer Montagna, Eliana Nanì, Stefania Poidomani, Andrea Puglisi, Matteo Ragusa, Francesca Rando, Enrico Sciagura, Roberta Scifo, Antonio Spadaro, Rosario Spadaro, Fabiana Spadola, Emanuele Straquadanio, Giusy Tornabuoni, Rares Varga. ISSN1123-458X FONDAZIONE TEATRO ITALIANO CARLO TERRON Via G.Rosales, 3 - 20124 Milano Tel.02.65.32.70 - 02 29.00.55.57 Fax 02 29.06.00.05 E-mail:sipario3@gmail.com www.sipario.it Rivista riconosciuta dal Ministero dei Beni Culturali - Divisione editoria per l’alto valore culturale Direttore responsabile/Chief editor: Mario Mattia Giorgetti Coordinamento editoriale/Editorial coordination: Mattia Sebastiano Giorgetti Coordinamento redazione / Editorial office: Ilaria Angelone Archivio e ricerche/Archives: Ambrogio Paolinelli Fotografi/Photographers: Tommaso Le Pera Numero Speciale “Sipario Scuola Regione Sicilia” Fondazione Teatro Carlo Terron, Regione Sicilia Responsabile: Rosanna Bocchieri Progetti: Cristina Dragoi Pubblicità/Advertising: Sipario Pubblicità Via G. Rosales, 3 - 20124 Milano tel. (+39) 02.65.32.70 - (+39) 02.29.00.55.57 fax (+39) 02.29.06.00.05 e-mail: sipario3@gmail.com Sede di Roma: Via Ostilia 27, 00186 tel./fax (+39) 06.700.36.00. Impaginazione: Luca Giunta Foto: Carlo Giunta Stampa e fotocomposizione: Ideal Print - Modica (RG) Distribuzione in edicola: MEPE - via G. Carcano, 32 - 20141 Milano - tel. (+39) 02.89592 Registrazione Tribunale di Milano n. 491 del 22.7.95 - Periodico mensile spedizione in abbonamento postale 45% - Art. 2; comma 20/b Legge 662/96 - Filiale di Milano.

Propongo: Il futuro della società

Tra i principali obiettivi della rivista “Sipario” e la Fondazione Teatro Carlo Terron, i giovani sono stati sempre motivo d’interesse, in quanto rappresentano il ricambio generazionale. Il livello di cultura che essi avranno determinerà la qualità e il sapere della Società. Per questo, da tempo, proponiamo progetti per avvicinare i giovani al teatro e alle altre discipline dello spettacolo: cinema, musica, lirica, televisione. I giovani, prima con iniziative sul cartaceo, poi con un bando rivolto alle scuole, sono stati invitati a scrivere copioni teatrali. Ora, con Sipario on line invitiamo gli studenti a scrivere i loro giudizi, le loro riflessioni su tutto l’universo dello spettacolo per essere pubblicati sul portale www. sipario.it e, quindi, leggibili da tutti. Il merito di questa iniziativa informatica va alla Fondazione Terron della Regione Sicilia che diventerà esempio per le altre Regioni italiane che, si spera, raccoglieranno e faranno proprio il progetto. Al di là di una valutazione critica su quanto abbiamo pubblicato in questa edizione, la responsabilità per forme e contenuti è interamente degli autori, con l’avallo dei professori di riferimento, ciò che conta è la partecipazione dei giovani che hanno dato una dimostrazione di volerci essere nella crescita della Comunità in cui vivono. E questo, secondo noi, è non solo un segnale di interesse da parte dei giovani, anzi un esempio della qualità espressiva. Mario Mattia Giorgetti Direttore responsabile di Sipario e Presidente Fondazione Teatro Carlo Terron

Memoria e presente

La memoria e la lettura della realtà sono due elementi essenziali se vogliamo che i nostri giovani acquisiscano capacità critica nella società in cui vivono perché divengano cittadini consapevoli e propositivi. “Sipario scuola” e i dvd “Viaggio nell’arte” e “Viaggio nella Contea di Modica”. della Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia e della rivista Sipario, rientrano a pieno titolo nella politica culturale e scolastica che la Provincia Regionale di Ragusa ha messo in atto con l’apertura alle nuove generazioni ,per coinvolgerle e interessarle alla cultura e al territorio e con il fine di avvicinare i giovani alle istituzioni. Ing. Giovanni Franco Antoci Presidente Provincia Regionale di Ragusa

Gli articoli, e ogni altro materiale scritto o illustrativo, pervenuti alla redazione, senza preventivi accordi, nel caso della loro pubblicazione, non verranno retribuiti. Manoscritti e foto originali, anche se non pubblicati, non si restituiscono. Quanto espresso dai singoli autori negli articoli firmati non rispecchia necessariamente l’opinione della rivista. Gli autori, che sono del tutto liberi di esprimere il loro pensiero, se ne assumono implicitamente la responsabilità. Tutti i diritti sono riservati. La riproduzione totale o parziale, di qualsiase parte della rivista, è assolutamente vietata senza il permesso scritto dell’editore.

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SIPARIO I giovani e il territorio

Il Progetto Sipario scuola se, da un lato, ha come prodotto, la realizzazione della rivista con recensioni, articoli d’opinione, di cronaca, scritti dagli studenti, da novembre ad aprile, dall’altro, ha voluto coinvolgere gli studenti con i dvd “Viaggio nell’arte” e “Viaggio nella Contea di Modica”, in un percorso che vuole dare ai giovani un senso critico della società in cui vivono. Gli Istituti Secondari Superiori coinvolti sono : “G.B.Vico” di Ragusa, “F.Besta” di Ragusa, Liceo Classico “Campailla” di Modica, Liceo Artistico “Campailla” di Modica, Istituto “Principi Grimaldi” di Modica, Liceo “Cannizzaro” di Vittoria, Istituto Professionale “F. Casentino”di Marsala. Riccardo Terranova

Assessore alla Pubblica Istruzione Provincia Regionale di Ragusa

I giovani e il territorio

Il Progetto Sipario scuola se, da un lato, ha come prodotto la realizzazione della rivista con recensioni, articoli d’opinione, di cronaca, scritti dagli studenti, da novembre ad aprile, dall’altro, ha voluto coinvolgere gli studenti con i dvd “Viaggio nell’arte” e “Viaggio nella Contea di Modica”, in un percorso che vuole dare ai giovani un senso critico della società in cui vivono. Gli Istituti Secondari Superiori coinvolti sono : “G.B.Vico” di Ragusa, “F.Besta” di Ragusa, Liceo Classico “Campailla” di Modica, Liceo Artistico “Campailla” di Modica, Istituto “Principi Grimaldi” di Modica, Liceo “Cannizzaro” di Vittoria, Istituto Professionale “F. Casentino”di Marsala. La pubblicazione ha quattro sezioni: cultura, sociale, cinema e libri, e raccoglie il punto di vista dei giovani su diverse tematiche e argomenti che sono stati trattati con diverse tipologie di testi su cui gli studenti si sono esercitati, acquisendo le competenze necessarie non solo nel campo scolastico ma anche indispensabili nel mondo lavorativo e nella società in cui questi vivono. Inoltre, gli articoli sono stati corredati da fotografie del territorio ibleo del fotografo Carlo Giunta, che volutamente percorrono la storia del nostro territorio, dalla preistoria al liberty, in modo da dare al lettore un percorso storico del medesimo che invogli a chi vede le fotografie di visitare e conoscere il territorio, nell’ottica del turismo culturale. Si ringraziano per la realizzazione, la Presidenza e l’Assessorato all’Istruzione della Provincia Regionale di Ragusa, la Regione Sicilia, Soprintendenza ai Beni e dell’identità siciliana di Ragusa, la Banca Agricola di Ragusa, il Rotary club di Ragusa, la Fidapa di Ragusa, i Dirigenti Scolastici degli Istituti Secondari Superiori che hanno partecipato e contribuito, i professori, Anita Calabrese, Rosa Maltese, Teresa Titone, Anna Panepinto, Maria Carmela Iurato, Nicolò Di Rosa, gli studenti che hanno scritto e gli iscritti al Progetto per il loro entusiasmo e partecipazione Rosanna Bocchieri Responsabile Fondazione Teatro Carlo Terron – Regione Sicilia

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INDICE PERCORSO FOTOGRAFICO 7 Ragusa Panoramica 9 Ragusa Grotta Delle Trabacche 11 Scicli Le Grotte di Chiafura 13 Kaucana _______________________________ 15 MODICA S. Maria del Gesù 17 Ragusa Portale San Giorgio

SOMMARIO 5 Editoriale Cultura 8

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NORD E SUD: DUE REALTÀ A CONFRONTO

di Pietro Blanco

NOI ITALIANI: FESTEGGIARE SI O FESTEGGIARE NO? di Eliana Nanì, Eugenia Di Pietro, Vincenza Carnemolla, Emanuela Caggia

LE CANTINE STORICHE FLORIO, MARSALA di Naomi Martinico, Maria Jennifer Montagna

Sociale 14 16

LA FAME NEL MONDO

di Denise Agnello Modica

L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: NUMERI E QUALITÀ DELLA VITA di Vincenza Garaffa

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POVERTÀ: MALE DELLA SOCIETÀ

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CRONACA DI UN SOGNO DIVENTATO REALTÀ

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L’AMICIZIA VERA NON TRAMONTA MAI di Ornella Civello ALCOL E DROGA: DUE REALTÀ LETALI di Mirko Linguanti

di Vincenza Garaffa di Giulia Cascone

18 SCICLI Palazzo Beneventano

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21 Ragusa Duomo di San Giorgio

Musica

23 COMISO Monumento Naselli 25 RAGUSA Particolare di Palazzo Cosentini 27 VITTORIA Chiesa Madonna delle Grazieù 28 CHIARAMONTE GULFI Chiesa Madonna di Gulfi 49 ISPICA S. Maria Maggiore 50 RAGUSA Particolare del Castello di Donnafugata

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VASCO + NOEMI? “ VUOTO A PERDERE”

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LA MUSICA E I GIOVANI

di Giuseppe Barone

di Giusy Tornabuoni e Houssi Karim

26 CASSANDRA DE ROSA: DOPO “AMICI”, IL SOGNO CONTINUA 26

di Giuseppe Barone

I MESSAGGI DELLA MUSICA di Carlotta di Mauro

Cinema 28 “Scusa ma ti chiamo amore” di Carmen Miceli

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Litigi inutili ne “La Matassa” di Ficarra e Picone

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Tra realtà e fantasia:”The Orphanage”

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Tra realtà e poesia ne “Il cacciatore di aquiloni”

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tra realtà e poesia “L’attimo fuggente”

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di Mirko Barone e Enrico Sciagura di Denise Agnello

di Fabiana Spadola e Francesca Rando

di Dario Di Martino e Andrea Puglisi

“New Moon”

di Stefania Poidomani

“Baaria” di Giuseppe Tornatore di Slim Mabrouk

Libri 34 DACIA MARAINI, LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA di Giovanni Chessari

Testi 24 LA CONSEGNA Atto unico - di Angelo Mancuso

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SIPARIO

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Ragusa Panoramica

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SIPARIO Cultura Nord e Sud : Due realtà a confronto di Pietro Blanco I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

La prima sensazione che ci coglie quando viaggiamo per il mondo è che il pianeta è diviso in due. Da una parte ci sono paesi di grande capacità industriale e tecnologica, con molti servizi e un benessere diffuso. Dall’altra parte ci sono paesi che sono senza un apparato industriale e hanno la maggior parte della popolazione che vive in condizioni disumane. Al primo gruppo appartengono gli stati dell’America settentrionale, dell’Europa, il Giappone, l’Australia, la Nuova Zelanda e pochi altri, essendo collocati quasi tutti nella zona settentrionale del pianeta. Questi sono definiti genericamente “nord”. Gli altri stati, per contrasto, sono definiti “sud”, anche se molti di essi si trovano sull’emisfero boreale. Nel nord è concentrata quasi tutta la struttura produttiva, mentre dal sud proviene la maggior parte delle materie prime a basso costo. Nel nord vive solo il 23% della popolazione, ma c’e l’84% del prodotto interno lordo, mentre il sud, che ospita il 77% della popolazione, gode solo del 16%. Questo significa che ogni abitante del nord è diciannove volte più ricco di

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un abitante del sud. Questo enorme squilibrio tra nord e sud del mondo è sintomatico. Carestia, guerre, siccità, pestilenze, sovrappopolazione e sfruttamento economico sono le cause di questo squilibrio. Sulle prime, noi occidentali non possiamo intervenire, ma sull’ultima sì, affinché quelle divisioni smettano di esistere. Un altro aspetto importante è quello del turismo, seconda attività economica mondiale, subito dopo il petrolio. Il turismo responsabile consiste in un modo particolare di viaggiare, privilegiando quelle agenzie e associazioni che operano a favore di progetti di sviluppo, e non per lo sfruttamento della gente locale. Anche in Italia troviamo molte differenze. Le differenze sono riscontrabili in moltissimi campi: la lingua (è sotto gli occhi di tutti che i dialetti, parlati al nord e al sud siano divergenti, inoltre è diverso anche l’utilizzo che si fa dell’italiano... al nord, si modificano le parole e si fa diventare il dialetto un italiano mentre al sud, si usano tempi differenti, come il passato remoto che al nord si usa pochissimo). Anche nella cultura troviamo differenze sia in campo

morale, che in campo gastronomico. Al sud si è molto attaccati alle tradizioni e alla famiglia, al nord forse si pensa maggiormente alle opportunità. Al nord troviamo individui più freddi e falsi cortesi, mentre al sud c’è gente molto più solare e aperta. Un altro problema è l’immigrazione, che è un problema minore al sud ed elevato al nord. Al nord si sono venute a formare delle vere e proprie città abitate da solo immigrati: tutto ciò ha portato a una modifica della cultura. Altro problema riguarda l’economia, infatti, Il nord è stato spesso influenzato dall’Europa continentale. Le banche nel medioevo, i maggiori poli universitari, il pensiero liberale, il libero mercato, un sistema economico sono arrivati prima al nord, poiché al sud i Borboni, per lunghissimo tempo, hanno favorito la proprietà latifondiaria, lasciando nell’arretratezza il sistema agricolo, economico, industriale del sud d’Italia. Al tempo dell’unità d’Italia, invece di risolvere i problemi del sud, non si è fatto altro che aggravare la situazione e inviare l’esercito a uccidere i briganti causando migliaia di vittime. 736/737 - 2011


Ragusa Grotta Delle Trabacche

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SIPARIO Cultura NOI ITALIANI: Festeggiare si o festeggiare no? di Nani Eliana, Di Pietro Eugenia, Carnemolla Vincenza, Caggia Emanuela

Quest’anno i media hanno annunciato i disaccordi del giorno dedicato all’Unità d’Italia, per questo motivo i vari politici si trovano non concordi nel celebrare questo giorno vittorioso. La sinistra ha esclamato: «È una vergogna!». Una reazione dovuta alla posizione del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia, che ha proposto di celebrare il 17 marzo in una modo francamente rivoluzionario nel paese ideale degli “scansafatiche”: lavorando. O meglio, “celebrando i 150 anni dell’Unità d’Italia con iniziative sui luoghi di lavoro, ma senza rinunciare alla produttività”. Secondo il presidente di Confindustria questa soluzione sarebbe un bell’esempio di «reattività» per un Paese indebolito dalla «crisi». Una «crisi» sulla bocca di tutti, ma che nessuno poi prova a combattere nell’unico modo possibile: cioè rimboccandosi le maniche e dandosi da fare.

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Il pensiero del presidente è chiaro. Invece che fermare la produzione, sarebbe meglio che le aziende prevedessero momenti di ricordo e di aggregazione attorno alla bandiera nazionale nei luoghi di lavoro. “Confindustria rispetta e condivide la decisione del governo di celebrare, il prossimo 17 marzo, la ricorrenza della proclamazione dell’Unità d’Italia. Si tratta di una data importante che va vissuta con autentica partecipazione, come momento di orgoglio e di unità nazionale. Chiediamo al tempo stesso che si tenga conto delle esigenze di un’economia che sta facendo e sempre più deve fare ogni possibile sforzo per recuperare competitività”. Marcegaglia spiega che “una nuova festività - per di più collocata in una giornata, il giovedì, che si presta ad essere utilizzata per un “ponte lungo“ sino al fine settimana, comporta perdite elevate in termini di minore produzione e maggiori costi per le imprese. Ciò darebbe un segnale fortemente dissonante rispetto alle azioni che, faticosamente, le parti sociali stanno mettendo in atto per recuperare ogni possibile margine di produttività, per poter fare nuovi investimenti e salvare posti di lavoro in Italia”. Stiamo assistendo ad uno scivolamento politico, sociale e culturale senza precedenti. La morsa attanaglia di governo, Confindustria e Marchionne sta riducendo i lavoratori a vera e propria merce. Per noi italiani festeggiare l’Unità d’Italia ha un valore oggettivo e non pensiamo che le imprese possano

averne un danno rilevante. Il Pdci commenta: «Festa si, ma no perdita ore di lavoro? Logica padronale che è ferma all’800». Ma stando ai conti delle aziende ci sarebbe un danno di 2 miliardi di euro ,che colpirebbe pure i lavoratori. “Non festeggiare sarebbe uno schiaffo al paese e in primo luogo a chi degnamente lo rappresenta nel mondo e si è impegnato a tutelarne i diritti e a farne osservare i doveri”. E del resto non meritano nemmeno considerazione le voci ostili provenienti dalle regioni dove comandano parti politiche che si sentono lontane dalla responsabilità della nazione pur attingendo alle sue risorse, e si inventano appartenenze e identità patrie di pura fantasia. Di diversa opinione invece è quella di Luca Sofri, che probabilmente in maniera opportuna giudica “una grande fesseria la battaglia” per un semplice ponte. Tuttavia, dove le due interpretazioni divergono in maniera profonda è sul senso stesso di una simile ricorrenza: “Che adesso una festa che non c’è mai stata e che mai ci sarà debba diventare fondamentale per la difesa della patria e della sua unità ha a che fare solo con la sudditanza di sinistra all’abbassamento del livello del dibattito da parte della destra“. Tra l’altro si tratta finanche di un simbolo “creato” e che rischia invece di far passare in secondo piano “la riflessione sui contenuti, sulle cose, sulla loro realtà” finché, “a forza di fare barricate sui simboli, si svuotano i simboli: guardi sotto, e l’Italia non c’è più”. Insomma, in questi termini il dibattito si rivela estremamente interessante e preclude anche ad una serie di considerazioni ulteriori che non possono non chiamare in causa il radicamento dell’identità nazionale, la distanza fra Stato e società e così via discorrendo. Insomma, la Marcegaglia ci perdonerà ma di fronte a tutte queste considerazioni non possiamo non concordare con il pensiero degli italiani. 736/737 - 2011


Scicli Le Grotte di Chiafura

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SIPARIO Cultura Le cantine storiche Florio, Marsala. Martinico Naomi,Montagna Maria Jennifer

La conoscenza delle nostre realtà produttive è importante per avere una visione della ricchezza e delle potenzialità del nostro territorio, soprattutto per noi che studiamo in un istituto professionale per i servizi turistici. La visita alle storiche cantine Florio, conosciute ed apprezzate in tutto il mondo per i vini marsala, passiti e liquorosi furono costruite da Vincenzo Florio nel 1832. Le cantine Florio di Marsala rispecchiano lo stile tipicamente anglosassone dell’epoca, con ampi archi a sesto acuto e pavimento in ”battuto” di polvere di tufo. La struttura del baglio, situato proprio di fronte al mare e su circa 44.000 mq di superficie, rappresenta il cuore della produzione di Marsala: da qui partivano le navi della compagnia Florio cariche del prezioso nettare e qui, ancora oggi, si produce il Marsala più famoso al mondo. Può sembrare strano ma il merito della nascita del marsala si deve ad una tempesta. Fu solo grazie alle avverse condi-

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zioni climatiche se nel 1773 John Woodhouse, ricco commerciante di Liverpool, approdò con la sua nave nel porto di Marsala invece che a Mazara del Vallo, dove era diretto per concludere un affare. Una volta sbarcato nella cittadina siciliana, un po’ per festeggiare lo scampato pericolo e un po’ per risollevare il morale per l’affare sfumato, Woodhouse si recò in una bettola nella zona del porto dove ebbe l’occasione di assaggiare un vino particolarmente buono prodotto da quelle parti, il Perpetuum. Si trattava di un vino forte, simile al Madeira o al Porto, proprio il vino che piaceva agli inglesi. Da qui nacque, quasi per caso, la decisione di acquistarne una grossa scorta da vendere in patria, ma a quel tempo il trasporto di vino per mare comportava ingenti problemi. Durante il viaggio, infatti, a causa del rullare della nave, il vino finiva per rovinarsi diventando quindi inutilizzabile per la vendita. Per ovviare all’inconveniente, Woodhouse adottò un semplice espe-

diente: aggiunse alle botti un certa quantità di alcol, aumentando così la gradazione del vino e assicurandone la conservazione fino a destinazione. La prima spedizione fu un incredibile successo: tutte le botti furono vendute in pochi giorni e questo convinse Woodhouse a tornare definitivamente in Sicilia per dare vita ad una nuova e stabile attività commerciale. Alla fine del 18° secolo il marsala era ormai abitualmente bevuto su tutte le navi di Sua Maestà britannica Anche l’ammiraglio Nelson era solito festeggiare una vittoria con il vino di Woodhouse e la storia racconta che fu proprio in seguito alla battaglia navale di Trafalgar che per la prima volta si cominciò a parlare del marsala come di “victory wine”, ossia vino della vittoria. Oggi come allora, le cantine Florio continuano a produrre ed a custodire, nelle pregiate botti di rovere di Slavonia e nei tipi caratelli, vini d’altissimo livello, frutto della sapiente cultura vitivinicola tradizionale abbinata alle più avanzate tecniche enologiche. I principali vini bianchi della zona sono il Grillo e il Catarratto, coltivati lungo la costa del marsalese e nella provincia di Trapani; un altro vino importante è il “Marsala vergine”: il suo affinamento deve avvenire in botti di legno di rovere per almeno cinque anni, per ottenere la riserva gli anni raddoppiano. I locali delle cantine hanno il pavimento in tufo, perché questo materiale essendo igroscopico assorbe l’umidità in eccesso e rende fresco l’ambiente adatto al vino. Il vino privilegiato è quello secco ottenuto da varie lavorazioni, si pensi che ci sono botti che contengono vino risalente a 60 anni fa.

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Kaukana _______________________

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SIPARIO Sociale La Fame nel Mondo

Agnello Modica Denise I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

“Oggi più di 840 milioni di persone soffrono la fame; di questi, 200 milioni sono bambini; venticinque di loro muoiono ogni minuto.” Dagli studi degli esperti risulta che ancora oggi, nel mondo, milioni di persone soffrono la fame. Eppure il nostro pianeta può produrre nutrimento per l’intera umanità. Per aiutare le popolazioni dei paesi poveri, la FAO ha organizzato a Roma nel ‘96 una conferenza mondiale; alla conferenza erano presenti i rappresentanti di tutti i paesi del mondo. I paesi più poveri hanno chiesto un sostegno da parte dei paesi più ricchi per creare, tra le popolazioni che soffrono la fame, condizioni di vita sopportabili e mezzi per diventare autonomi, cioè capaci di produrre gli alimenti necessari. Oggi più di 840 milioni di persone soffrono la fame; di questi, 200 milioni sono bambini; venticinque di loro muoiono ogni minuto. La delegazione di 173 paesi, dopo due anni di lavoro e trattative ha preparato studi e proposte per la Conferenza di Roma e hanno un’intesa. Un documento ha ribadito il diritto per tutti gli uomini ad avere alimenti sani e nutritivi e ha imposto

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che entro il 2015 il numero di persone denutrite deve essere dimezzato.

ginabili nel cuore stesso dell’Europa centrale.

La fame nel mondo è dovuta a un insufficiente sviluppo sociale ed economico di un’area o di un Paese. Tale problema è stato identificato, con il Terzo Mondo ovvero con i paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia centro-meridionale. Vi sono alcuni parametri ritenuti idonei a misurare il grado di sottosviluppo: basso reddito pro-capite, crescita demografica accelerata, inconsistenza nel settore industriale, assenza d’iniziative economiche efficaci. Dopo la decolonizzazione negli anni Sessanta, si poneva il problema di classificare quei paesi che, entrando nella sfera dell’influenza comunista, avrebbero visto venir meno le motivazioni di sfruttamento capitalistico attribuito al sottosviluppo del pensiero Marxista, senza tuttavia compiere significativi progressi in campo economico e sociale. Alla fine degli anni Ottanta, la caduta dei regimi comunisti metteva allo scoperto condizioni di sottosviluppo imma-

Altrettanto aperto è il dibattito relativo agli interventi da ottenere per ridurre il sottosviluppo: dal controllo delle nascite, alla valorizzazione delle potenzialità agricole e minerarie, ai sostegni finanziari e così via. Nel settore agricolo fondamentale importanza hanno le opere di regolazione idraulica. Lo sfruttamento delle risorse minerarie ha certamente migliorato le condizioni di bilancio per molti paesi sottosviluppati, all’interno dei quali tuttavia la distribuzione della nuova ricchezza è avvenuta generalmente in maniera ingiusta. Ulteriore aspetto del sottosviluppo è, infine, l’urbanesimo, caratterizzato dalla crescita di una sola o pochissime città di un singolo Paese. Per combattere il sottosviluppo oltre alle teorie economiche si considerano i problemi socioculturali, ma si tenta di rimuovere la barriera tra Nord e Sud.

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MODICA S. Maria del Ges첫

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SIPARIO Sociale L’IMMIGRAZIONE IN ITALIA: numeri e qualità della vita Garaffa Vincenza. I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

L’immigrazione è lo spostamento di gruppi di persone dalle loro località d’origine. I motivi che portano l’uomo a emigrare sono diversi come ad esempio guerre, catastrofi naturali e dittature. Dagli inizi del ‘900 sino a oggi le tendenze migratorie sono per buona parte cambiate. Se nel ‘900 un alto tasso di italiani migrava all’estero, dando vita al fenomeno dell’emigrazione, ora assistiamo al procedimento inverso, con migliaia di extracomunitari che scappano dalle loro terre, dilaniate dalle guerre per trovare rifugio nei paesi europei, compresa l’Italia. Essi partono dalle loro coste stipati in barconi fatiscenti e dopo aver affrontato un lungo e difficile viaggio, arrivano stremati nelle coste europee. Negli ultimi anni in Italia il fenomeno dell’immigrazione si è ampiamente sviluppato. Come attesta il documento redatto dal quotidiano “La Repubblica” “alla fine del 2005 gli immigrati regolari in Italia erano 3.035.000, il 5,2 % della popolazione, ma tra dieci anni la loro incidenza sarà raddoppiata”. Il flusso di immigrati, come affermano i dati dello stesso quotidiano, “si dirige verso il nord per il 59,2%, al centro per il 27% e nel meridione per il 13,5%”.

no le persone che nell’affrontare il viaggio muoiono annegate o stremate dalla fatica. Chi ha la fortuna di arrivare a destinazione non sempre ha un’accoglienza dignitosa. I centri di prima accoglienza ormai stracolmi spesso non riescono a contenere l’eccessivo flusso di immigrati e a offrire i servizi essenziali di primo soccorso.

La questione è molto sentita al sud ed esattamente in Sicilia dove il Mare Nostrum fa da tramite verso la penisola italiana. Essa è posta in una posizione ideale, dove è possibile confluire sia dall’Europa che dall’Africa. Per tutti gli immigrati questo viaggio rappresenta la salvezza e l’inizio di una vita migliore, ma spesso non è così.

Il problema dell’immigrazione in Italia si basa soprattutto sull’integrazione e il rispetto delle leggi. Episodi di razzismo come quello accaduto al dodicenne Alif, vittima di cori razzisti dopo aver vinto una gara scolastica, fanno ben capire come siamo ancora lontani da un’integrazione naturale, priva di pregiudizi, che non faccia sentire queste persone diverse e per questo emarginate.

Si parla quasi quotidianamente delle numerose tragedie che coinvolgo-

Come si evidenzia nel decreto del

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Presidente della Repubblica “l’integrazione della popolazione emigrata consiste in un processo bidirezionale basato sul rispetto di diritti e doveri reciproci”. Gli extracomunitari sono persone uguali a noi che hanno pari dignità e diritti, ma che devono anche rispettare le leggi dello Stato in cui risiedono per raggiungere una convivenza civile e costruttiva per tutti. L’integrazione deve partire dalle scuole, punto nevralgico del rispetto reciproco tra stranieri e popolazione del posto, visto l’alto tasso di alunni stranieri (232.76 secondo il decreto del Presidente della Repubblica). Per risolvere questo grave problema il senso civico di ogni uomo non si deve fermare al colore della pelle o alla religione, ma bensì deve superare ostacoli e pregiudizi, che lo allontanano dal rispetto verso il prossimo. 736/737 - 2011


Ragusa Portale San Giorgio

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SIPARIO Sociale POVERTÀ: male della società

di:Vincenza Garaffa I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

La povertà è una delle tante piaghe che attanagliano non solo la società italiana, ma anche tutto il resto del mondo. Sono tante le situazioni spesso drammatiche cui le famiglie italiane sono sottoposte, come ad esempio arrivare a stento alla fine del mese, mantenere i figli a scuola, pagare la rata del mutuo, e avere uno stile di vita consono alla società di oggi. Proprio la società è la prima imputata di questo grave problema. Dopo la fine della seconda guerra mondiale il tasso di povertà della famiglia italiana era altissimo, infatti i bisogni primari erano sopravvivere alla fame e avere una casa. Nella società di oggi, anche se la situazione globale della famiglia è migliorata, i problemi sono comunque rimasti. Essi infatti hanno cambiato semplicemente nome portando sempre alla stessa situazione di

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povertà. Come afferma il rapporto del 2008 realizzato dalla Caritas italiana, sono “a rischio quindici milioni di persone, il 13% ha meno di 500-600 euro il mese, ci sono gravi difficoltà per le famiglie”. Manovre politiche disastrose, disoccupazione e la crisi economica scoppiata negli ultimi anni, hanno ridotto notevolmente la capacità di spesa degli italiani. Troppe sono le famiglie che in questo periodo di crisi perdono il lavoro o non riescono ad arrivare alla fine del mese e sono costretti ad andare alla mensa dei poveri. La cronaca racconta quasi giornalmente storie di povertà, come ad esempio di persone che non riescono più a pagare l’affitto di casa e vengono sfrattate, padri di famiglia disperati e giovani che non riescono a crearsi un futuro dignitoso. Come possiamo ben capire gli effetti della povertà sono disastrosi;

essi vanno a ledere la dignità della persona, che perde il senso della vita. Il lavoro, l’aumento dei salari e l’istruzione sono le basi fondamentali per ridurre questo grave fenomeno. Una Repubblica fondata sul lavoro come quella italiana fa ben capire come il lavoro, qualunque esso sia, sia fondamentale per tutti, tanto più che dà la possibilità alle famiglie povere di riscattarsi. Come afferma Monsignor Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana, “la questione povertà non è né di destra né di sinistra”; essa, infatti, è di tutta la classe politica, che dovrebbe trovare soluzioni e approvare incentivi specialmente per il Sud, dove si riscontra il maggior tasso di povertà, come si evidenzia dalla statistica 2008 dell’ISAT:“il fenomeno continua a essere diffuso nel Mezzogiorno (23.8%) ”. Non si possono tollerare manovre finanziarie che tolgono fondi alle strutture pubbliche come scuola e ricerca, incrementando i fondi alle strutture private. E’inevitabile che questa situazione porterà a un profondo divario e differenze sociali con i poveri sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Tutto questo non può essere l’obiettivo delle classi dirigenti. Come si evidenzia dal rapporto della Caritas il problema coinvolge “non sono solo i 7.5 milioni di persone ufficialmente sotto la soglia della povertà, ma altrettanti che si collocano poco sopra, e quindi sono da considerare ad alto rischio”; questa grave situazione sociale deve quindi far riflettere per costruire un futuro migliore per tutti.

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SIPARIO Sociale Cronaca di un sogno diventato realtà Giulia Cascone Liceo di Scienze Sociali G.B.Vico - Ragusa

Oggi 26 aprile 2011 ... mi son svegliata e ho realizzato che finalmente dopo due anni di tentativi andati a male la nostra professoressa di francese Maria Carmela Iurato era riuscita a superare tutti gli ostacoli burocratici e non che ostacolavano il progetto e che, valigia in mano eravamo pronti a partire per Bruxelles, meta principale di un progetto coofinanziato dalla provincia Regionale di Ragusa che la nostra scuola porta avanti da ben 15 anni. L’esperienza è stata entusiasmante. L’EuroParlamento di Bruxelles è bellissimo ed incredibilmente attivo uffici su uffici che lavorano a pieno ritmo. I

controlli per entrare sono esagerati. Ti passano ai raggi x, eh sì ... il terrorismo fa paura e la Libia in questo momento è una polverina pronta ad esplodere. Anche se devo dire che l’Europa mi ha un pò delusa. E’ troppo concentrata sui bombardamenti e un pò meno sulla solidarietà. Meno male che l’italia sta in stand-by!. Bruges e Gand sono splendide, ci sono negozi pieni di cioccolata con cose belle da vedere e buone da mangiare. Parigi ci ha lasciate senza parole e ci siamo ripromesse che ci torneremo, magari il prossimo anno con un altro progetto coofinanziato.

... “valigia in mano eravamo pronti a partire per Bruxelles”...

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L’amicizia vera non tramonta mai Ornella Civello I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi”, Modica L’amicizia è per ogni essere umano un legame di fondamentale importanza, solo poche persone si possono definire amici; tutti gli altri sono solo conoscenti. Io non riuscivo a trovare qualcuno che avesse la mia stessa idea di amicizia; ma soprattutto non riuscivo a trovare l’amico vero. Poi, finalmente, in modo inaspettato e del tutto casuale, conobbi il vero amico fra i banchi di scuola; in lui trovai tutto quello che rappresentava l’amicizia. Adesso posso affermare che, in caso di necessità, sarei disposta a morire per un amico che ha saputo darmi tanto e che è riuscito a trasmettermi il vero significato di amicizia. Risulta molto difficile avere un’amicizia quando le distanze si allungano e il tempo da passare insieme al tuo amico diminuisce. Ma quando lo rivedi, anche a distanza di anni ed è vera amicizia, ti rendi conto che il tempo non ha cambiato il legame profondo che si era creato; anzi può risultare più fortificata. L’amicizia va curata, mantenuta, ma soprattutto voluta; è bello condividere giorno per giorno le proprie esperienze. Vivere il quotidiano confrontandosi reciprocamente su ciò che ci presenta la vita. L’amicizia è un valore inestimabile, l’amico c’è sempre, rispetta i tuoi spazi e sa capire i tuoi stati d’animo. Spesso riesce a capirti anche solo guardandoti negli occhi. L’amico sa prendersi cura di te e ti aiuta quando ti vede in difficoltà; può farlo materialmente, ma anche con un sorriso, con una carezza, un abbraccio o con un semplice “ti voglio bene”. L’amicizia ti semplifica la vita, rende più sopportabile le giornate difficili. Anche le persone più timide e riservate hanno accanto almeno un amico, per ridere, scherzare, piangere. In fondo l’amicizia è proprio questo: la condivisione della propria vita, in tutti i suoi passaggi. L’amico è un compagno di viaggio che non ti abbandonerà mai. 736/737 - 2011


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SIPARIO Sociale ALCOOL E DROGA: due realtà letali Mirko Linguanti I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica

I genitori sono importanti per proteggere i figli dall’uso di sostanze stupefacenti. Questi devono dare il buon esempio e informare i figli; dunque sono la prima linea difensiva nella guerra contro la droga. Purtroppo non tutti si rendono conto dell’importanza di questo ruolo. La tossicodipendenza, quasi sinonimo di tossicomania, è la condizione di chi avverte la necessità irrefrenabile e frequente di assumere una sostanza (in genere una droga) malgrado il danno fisico, psicologico, affettivo, emotivo o sociale che tale assunzione possa comportargli come conseguenza. È una sindrome, generata dall’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, molte delle quali letali, che colpisce tutte le categorie sociali nella maggior parte dei paesi del mondo, anche se interessa maggiormente le fasce giovanili. La tossicodipendenza è anche un problema sociale, in specie per le conseguenze indirette sull’ordine pubblico, sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato. Molte sostanze causano dipendenza, fra le più diffuse vi sono la cocaina, l’eroina, il tabacco e l’alcol, sebbene l’elenco sia molto lungo. La ricerca delle cause della dipen-

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denza impegna studiosi di varie specialità e privati cittadini (fra questi molti volontari), che si interrogano sulle basi biologiche, psicologiche e sociologiche della dipendenza. Va detto che, data la drammatica importanza del fenomeno, le analisi sono generalmente effettuate con metodi non esenti da una certa interdisciplinarità, e non va dimenticato che vi sono ovvie e note implicazioni di carattere etico, religioso, ideologico, economico e politico, il che può talvolta condurre ad abbassamenti del grado di oggettività dei dati e dei risultati. In più, quantunque paia ormai evidente che vi sono effettivamente blocchi parziali di motivazioni individuali comuni, o almeno simili, nell’accesso alle sostanze tossiche, si deve notare che in realtà le tossicodipendenze sono fra loro diverse per sostanza, e che quindi quanto vale per la dipendenza da una sostanza non è detto sia immediatamente e completamente applicabile alle dipendenze da altre sostanze. Come detto, in materia di cause vi sono interpretazioni focalizzate sull’aspetto psicologico, altre su quello sociologico, altre ancora su quello biologico. Non sempre resta netta la separazione fra l’analisi dell’accesso all’assunzione di droga e l’analisi della dipendenza, anche

perché la prima causa della dipendenza è l’assunzione, che pertanto non può omettersi dalla disamina. Vi sono sovente contrasti fra i sostenitori delle diverse teorie. L’alcolismo è una sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol. L’alcolismo è la dipendenza fisica e psicologica dall’alcol. L’alcol può essere considerata una droga ma, come il fumo di sigaretta e gli psicofarmaci, è una droga legale, il cui uso è autorizzato dalle leggi dello Stato. Tuttavia, al contrario del fumo che è sempre tossico per il corpo, l’alcol, assunto a dosi moderate, può svolgere una funzione protettiva nei con l’alcolismo, ovvero l’abuso di alcol, è un problema di grande rilevanza sociale. Se il bevitore moderato può addirittura migliorare rispetto all’astemio la propria socialità, l’etilista va incontro a tutta una serie di problemi che riguardano la sfera fisica, relazionale e lavorativa. L’abuso di alcol comporta, infatti, una serie di danni, talora gravissimi, a carico di svariati apparati: dal sistema nervoso centrale e periferico al metabolismo generale, dal sistema immunitario a quello respiratorio, dall’apparato gastroenterico al sistema endocrino. Talvolta l’abuso di alcol si somma, in alcuni soggetti, all’abuso di altre droghe, delineando un quadro di politossicomania.Aumentano nell’etilista le probabilità di conflitti familiari, con coniuge e figli. L’alcolismo, vuoi come causa o come effetto, si associa spesso alla solitudine, alla depressione, all’alienazione, alla scarsa stima di sé. Molte occupazioni lavorative sono del tutto incompatibili con l’abuso abituale di alcol, per cui l’alcolista può essere facilmente licenziato o essere fortemente ostracizzato sul posto di lavoro da superiori e colleghi. Specialmente l’alcol, che ha effetti violenti, che possono sfociare in vere e proprie condotte criminali.

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SIPARIO Musica Vasco + Noemi ? “Vuoto a perdere” Giuseppe Barone Liceo Scientifico “S. Cannizzaro” Vittoria (Rg)

La Musica e i Giovani Giusy Tornabuoni, Houssi Karim. I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

Anche Vasco è stato conquistato dalla cantante dai capelli rosso fuoco, e così ha scritto per lei, insieme a Gaetano Curreri, “Vuoto a Perdere”, sfatando così il mito dell’antipatia che Vasco avrebbe per i giovani emergenti uscenti dai Talent. Ma Noemi è diversa dagli altri, la sua voce, a tinte pop e rock, si addice perfettamente allo stile del cantante che beveva Whisky al Roxy Bar. Il singolo (che sarà incluso nel nuovo album di Noemi, la cui uscita è prevista per i primi giorni di Marzo) uscito il 28 Gennaio del 2011, farà parte della colonna sonora del film di Fausto Brizzi “Femmine contro Maschi”. Il video, girato dallo stesso Brizzi in 2D e in 3D, vede protagonista assoluta la competizione tra due tipologie di donne diverse: il personaggio di Carla Signoris, donna ormai consapevole della propria età e del proprio cambiamento, contro il perfetto e presuntuoso personaggio interpretato dalla bellissima Serena

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Autieri. Quale donna vincerà? Lo scoprirete solamente nell’ultima divertentissima parte del video! Il testo, tipico della filosofia di Vasco, sfata l’odierno modello della donna perfetta fisicamente, contrapponendo a questo un modello di donna che affronta con humour lo scorrere del tempo. “E’ una questione di crescita. Di guardare avanti e non indietro, a quello che non torna più”. Ascoltare “Vuoto a Perdere” è un tuffo nella realtà, descrive con semplicità (come solo Vasco sa fare) quello che per le donne di oggi è un problema quotidiano, e subito scatta l’empatia con la donna interprete del brano che, con la sua voce calda e graffiante, da vera leonessa della musica italiana, rende magico il ritmo della canzone. Insomma, perfetto brano da ascoltare in radio e canticchiare in macchina, ma che, a differenza di molte canzoni commerciali degli ultimi periodi, lascia veramente qualcosa dentro.

La musica è un importate mezzo per sfogarsi, per rilassarsi e, soprattutto, per gli adolescenti, una ragione di conforto, discussione ed un modo per conoscersi e divertirsi. La maggior parte dei ragazzi cambiano tutti il loro modo di fare a seconda del cantante , nel modo di vestire, nel taglio dei capelli, indossando oggetti come bracciali, orecchini ecc. Ascoltano la musica soprattutto gli adolescenti, che si differenziano dal tipo di approccio che hanno con la musica, a secondo dell’età e soprattutto del sesso. I ragazzi cominciano a interessarsi alla musica verso i tredici/quattordici anni orientandosi verso quella commerciale e poi col tempo iniziano ad ampliare i propri orizzonti musicali. Invece le ragazze dai dieci/undici anni cominciano a mitizzare qualche cantante belloccio, anche loro cambiando scuola e frequentando le discoteche tendono ad ampliare il proprio bagaglio musicale. Ci sono poi molti ragazzi che preferiscono riunirsi in gruppi e suonare tutti insieme, e questo diventa un modo in cui si possono divertire. Per quanto riguarda il mio rapporto con la musica, io non sono una di quelle che va pazza per un cantante e fa in modo di essere più o meno uguale a lui, sono totalmente lontana da questo modo di fare. Io preferisco ascoltare musica perche è un mezzo che mi fa molto rilassare e in altre situazioni riesce a farmi stare bene. Non mi piacciono i generi “reggae, rock e rap”, ascolto un misto di canzoni di cantanti come Rihanna, Emma, Alessandra, Shakira.

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I genitori sono importanti per proteggere i figli dall’uso di sostanze stupefacenti. Questi devono dare il buon esempio e informare i figli; dunque sono la prima linea difensiva nella guerra contro la droga. Purtroppo non tutti si rendono conto dell’importanza di questo ruolo. La tossicodipendenza, quasi sinonimo di tossicomania, è la condizione di chi avverte la necessità irrefrenabile e frequente di assumere una sostanza (in genere una droga) malgrado il danno fisico, psicologico, affettivo, emotivo o sociale che tale assunzione possa comportargli come conseguenza. È una sindrome, generata dall’uso di sostanze stupefacenti e psicotrope, molte delle quali letali, che colpisce tutte le categorie sociali nella maggior parte dei paesi del mondo, anche se interessa maggiormente le fasce giovanili. La tossicodipendenza è anche un problema sociale, in specie per le conseguenze indirette sull’ordine pubblico, sulla spesa pubblica e in quanto tale è oggetto di interventi generici e specifici dello Stato. Molte sostanze causano dipendenza, fra le più diffuse vi sono la cocaina, l’eroina, il tabacco e l’alcol, sebbene l’elenco sia molto lungo. La ricerca delle cause della dipendenza impegna studiosi di varie specialità e privati cittadini (fra questi molti volontari), che si interrogano sulle basi biologiche, psicologiche e sociologiche della dipendenza. Va detto che, data la drammatica importanza del fenomeno, le analisi sono generalmente effettuate con metodi non esenti da una certa interdisciplinarità, e non va dimenticato che vi sono ovvie e note implicazioni di carattere etico, religioso, ideologico, economico e politico, il che può talvolta condurre ad abbassamenti del grado di oggettività dei dati e dei risultati. In più, quantunque paia ormai evidente che vi sono effettivamente blocchi parziali di motivazioni individuali comuni, o almeno simili, nell’accesso alle sostanze tossiche, si deve notare che in realtà le tossicodipendenze sono fra loro diverse per sostanza, e che quindi quanto

vale per la dipendenza da una sostanza non è detto sia immediatamente e completamente applicabile alle dipendenze da altre sostanze. Come detto, in materia di cause vi sono interpretazioni focalizzate sull’aspetto psicologico, altre su quello sociologico, altre ancora su quello biologico. Non sempre resta netta la separazione fra l’analisi dell’accesso all’assunzione di droga e l’analisi della dipendenza, anche perché la prima causa della dipendenza è l’assunzione, che pertanto non può omettersi dalla disamina. Vi sono sovente contrasti fra i sostenitori delle diverse teorie. L’alcolismo è una sindrome patologica determinata dall’assunzione acuta o cronica di grandi quantità di alcol. L’alcolismo è la dipendenza fisica e psicologica dall’alcol. L’alcol può essere considerata una droga ma, come il fumo di sigaretta e gli psicofarmaci, è una droga legale, il cui uso è autorizzato dalle leggi dello Stato. Tuttavia, al contrario del fumo che è sempre tossico per il corpo, l’alcol, assunto a dosi moderate, può svolgere una funzione protettiva nei con l’alcolismo, ovvero l’abuso di alcol, è un problema di grande rilevanza sociale. Se il bevitore moderato può addirittura migliorare rispetto all’astemio la propria socialità, l’etilista va incontro a tutta una serie di problemi che riguardano la sfera fisica, relazionale e lavorativa. L’abuso di alcol comporta, infatti, una serie di danni, talora gravissimi, a carico di svariati apparati: dal sistema nervoso centrale e periferico al metabolismo generale, dal sistema immunitario a quello respiratorio, dall’apparato gastroenterico al sistema endocrino. Talvolta l’abuso di alcol si somma, in alcuni soggetti, all’abuso di altre droghe, delineando un quadro di politossicomania.Aumentano nell’etilista le probabilità di conflitti familiari, con coniuge e figli. L’alcolismo, vuoi come causa o come effetto, si associa spesso alla solitudine, alla depressione, all’alienazione, alla scarsa stima di sé. Molte occupazioni lavorative sono del tutto incompatibili con l’abuso abituale di alcol, per cui l’alcolista RAGUSA può essere facilmente licenziato o essere Particolare di Palazzo Cosentini fortemente ostracizzato sul posto di lavoro da superiori e colleghi. Specialmente

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SIPARIO Musica Cassandra De Rosa: Dopo “Amici”, il sogno continua! Giuseppe Barone Liceo Scientifico “S. Cannizzaro” Vittoria (Rg)

a quella gente e donare loro un sorriso! Davvero un bellissimo gesto! Cassandra, parliamo della tua carriera: hai mai provato a partecipare al festival di Sanremo? Una volta partecipai ad un concorso chiamato “Una Voce Per Sanremo” nel quale arrivai prima. Portai il mio cavallo di battaglia,”Come Saprei”di Giorgia, ma ero troppo piccola e così decisi che sarebbe stato meglio se mi fossi fermata lì e quindi non partecipai alle selezioni per Sanremo Giovani. Non era ancora arrivato il momento! Capisco! Come è nata la passione per il canto? Come tutti i bambini, ho cominciato a cantare le canzoni dei cartoni animati… Poi, crescendo, ho cominciato a sentire il bisogno di esprimere me stessa e le mie emozioni attraverso la voce, ed è stato in quei momenti che ho capito che la musica poteva essere il mio percorso di vita.

Una carriera tutta in ascesa per la giovane cantante fiorentina Inseguire un sogno e realizzarlo è qualcosa di fantastico ma veramente difficile: ne sa qualcosa Cassandra De Rosa, 24 anni, cantante, nata a Firenze il 18 Agosto 1987. Sicuramente alcuni di voi la ricorderanno come una delle cantanti protagoniste della settima edizione del programma cult tra i giovani “Amici di Maria De Filippi”. Il 6 febbraio scorso, a Vittoria (Ragusa) la bellissima voce di Cassandra ha impreziosito lo spettacolo di beneficienza “Il Mio Canto Libero”. Scopo dell’evento era quello di raccogliere fondi per aiutare la popolazione di Giampilieri (ME), colpita da una disastrosa alluvione il 2 Ottobre del 2009 Durante la serata, ho avuto il piacere di scambiare qualche chiacchiera con questo nuovo volto della musica

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italiana: Cassandra, stasera sei qui per un importantissimo evento! Sono onorata di essere qui stasera. Il mio lavoro mi porta spesso a girare tantissime città e calcare molti palchi, ma stasera è diverso: il teatro della vostra città è un gioiello, la serata prevede tantissimi artisti ed è organizzata veramente bene, ma soprattutto, è nobile l’evento per il quale siamo qui stasera! Nel mio piccolo, ho aiutato anch’io la gente di Giampilieri… In che modo? Il 31 ottobre dell’anno scorso ho organizzato un grande raduno con i miei fan, con lo scopo di raccogliere beni di prima necessità che poi, il 2 novembre, ho portato personalmente agli alluvionati di Giampilieri. E’ stata un gioia per me stare insieme

Parlando proprio di musica: che genere prediligi? Il Pop, italiano e straniero, è quello che ascolto e canto di più. Poi, durante le mie esibizioni, mi cimento anche in pezzi R&B e blues, avendo anche la fortuna di essere per metà americana (la madre è di Boston n.d.r.) e quindi di parlare fluentemente l’inglese. E proprio a Boston, sei stata protagonista di un bellissimo evento… L’8 e il 9 luglio del 2009, ho cantato l’inno americano per la squadra di baseball dei Red Sox: è stata un’esperienza fantastica cantare in un così importante evento, ero emozionatissima, anche perché avevo una grossa responsabilità in quel momento! Nel 2007 è arrivata la tua grande opportunità: hai partecipato al talent show più seguito dai giovani, “Amici”. Che è esperienza è stata per te? Amici è arrivato dopo tre anni di provini e, nel 2007, finalmente sono riuscita ad entrare. Poi, nella fase finale del programma, sono sta736/737 - 2011


ta eliminata, ma dopo l’eliminazione ho avuto tante soddisfazioni: il mio brano,”Famelica” che è contenuto nella compilation di Amici7 “Ti Brucia”, è stato per diverse settimane primo in classifica su I-Tunes, e poi il tour estivo con i ragazzi della scuola è stato un vero successo. E’ stata una bellissima esperienza, mi ha fatto crescere sia personalmente che artisticamente. Durante il programma, sei stata la pupilla, insieme a Marco Carta, del noto insegnate Luca Jurman, che successivamente ti ha offerto una borsa di studio… Anche quella è stata una grande soddisfazione. Luca Jurman è un bravissimo professionista, che si esibisce molto spesso al “Blue Note”, il famosissimo locale jazz di Milano. Dopo la mia eliminazione, Luca mi ha offerto la borsa di studio e mi ha portato a cantare con lui al Blue Note. Quella sera, per la prima volta nella mia vita, mi sono sentita una vera cantante. Il 5 Maggio del 2009 è finalmente uscito il tuo primo lavoro discografico, ce ne vuoi parlare? “Gocce In Mare Aperto” è un progetto discografico preparato in poco tempo rispetto al dovuto: questo perché era comunque passato un anno dalla partecipazione al programma e quindi, in qualche modo, dovevo sbrigarmi. In effetti proprio ad “Amici” ho avuto una piccola delusione, perché la sera della mia eliminazione mi era stato detto che c’era un produttore interessato a me, ma questo produttore, invece, non c’era… Questo non è stato un problema e così, in seguito, ho deciso di realizzare il mio disco. “Gocce in Mare aperto” è composto da 7 brani, uno dei quali è stato scritto da me e si chiama “Un Unico Battito”, gli altri pezzi sono stati scritti da Luca Angelosanti e Francesco Morettini, che sono due autori della Warner,e uno, “Dischi e Poesie”, scritto dal giovane attore Massimiliano Varrese. Molti obiettivi sono stati raggiunti: hai partecipato ad “Amici” e ti sei

fatta conoscere dal pubblico. Ma hai ancora un sogno nel cassetto? Amici è stato sicuramente un buonissimo trampolino di lancio, che mi ha permesso di iniziare la mia piccola carriera da cantante. Certo, dopo “Amici”, inizia la strada più dura, quella nella quale devi camminare da sola e non devi arrenderti mai; ed io, grazie alle persone a me care e ai miei fan (che si fanno chiamare “Cassandrini” n.d.r.) sto riuscendo a realizzare il mio sogno: diventare, un giorno, una grande cantante! E fra i tuoi sogni, c’è un duetto con…?! Bella domanda! Come ho detto molte volte, il mio idolo è Giorgia, e quindi sogno da sempre un duetto con lei, poi,visto che siamo in Sicilia, non mi dispiacerebbe affatto un duetto con Mario Biondi! Benissimo Cassandra! Progetti futuri? Tantissimi progetti! Per ora posso confermare la mia partecipazione allo spettacolo “The Black Souls”, scritto e diretto da un mio collega di “Amici”, Luca Barbagallo. Ovviamente non manca mai l’impegno per il sociale, quindi invito tutti a scaricare da I-tunes, al modico prezzo di 0.90 cent, il brano che ho inciso per Edoardo, un bambino messinese affetto da distrofia muscolare di Duchenne. Scaricando il brano “A Song For Edy” contribuirete alla ricerca! Poi ho intenzione di fare i provini per l’“American Idol” americano, visto che, avendo la doppia cittadinanza, posso farlo! Noi ti auguriamo davvero di realizzare i tuoi sogni! Per concludere, manderesti un saluto a coloro i quali leggeranno questo articolo!? Con grande piacere!! Un abbraccio a tutti quanti! Per chiunque volesse scrivermi o magari conoscere me e la mia musica, vi lascio l’indirizzo del mio forum ufficiale (www.cassandraderosa.forumfree.net) e poi potete trovare la mia pagina ufficiale di Facebook cercando “Cassandra De Rosa” (la pagina reale, quella dove potrete contattarmi, è quella nella quale indosso un cappello argentato!!) A presto!

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I Messaggi della Musica

Carlotta di Mauro IPSSAR Princ. Grimaldi Modica (RG)

La musica è un’arte vera e propria per tutte le generazioni: ha il suo compositore, che attraverso il linguaggio, ci riferisce indirettamente un messaggio e ci regala emozioni. A noi spetta il compito di interpretarlo e di usarlo nel modo che riteniamo più opportuno.Per noi giovani, il concetto di musica è un po’ cambiato rispetto ad altri tempi: essa non è più un’arte, ma un modo per evadere dal nostro standard di vita, infatti, oggi, cerchiamo nella musica un modo impossibile e irrealizzabile per sottrarci ai dolori, alle sofferenze, ai problemi, alle difficoltà e alle fatiche di ogni giorno. Un certo tipo di musica può diventare la band dei teenager in tutto il mondo; esempi possono essere i Beatles per i giovani di mezza Europa negli anno ’60 quando milioni di persone copiavano questa band inglese nel modo di vestire, nel taglio dei capelli ecc. Io tenderei a dividere i giovani in due categorie: quella più numerosa di chi la ascolta solo, e quelli che vogliono e hanno la possibilità di suonarla. Questi, in genere, sono ragazzi che generalmente suonano un solo strumento come pianoforte, chitarre e batterie... e si riuniscono in gruppi per lo più per divertirsi con gli amici. Gli adolescenti si differenziano per il tipo di approccio che hanno con la musica e seconda dell’età e soprattutto del sesso, infatti, i ragazzi iniziano ad ascoltare la musica intorno ai tredici - quattordici anni, le ragazze, invece, tra i dieci e gli undici anni, con musica pop e rap. Esiste anche un’altra categoria di persone che ascoltano musica diversa da quella del gruppo e a volte sono etichettate come diverse: sono quelle che amano generi come la musica da camera, la musica metallica, l’hardcore ecc.

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SIPARIO Cinema “Scusa ma ti chiamo amore” di: Carmen Miceli I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica

Litigi inutili ne “La Matassa”

di:Mirko Barone e Enrico Sciagura I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica

Regista: Salvatore Ficarra,Valentino Picone, Giombattista Avelliro. Attori: S. Ficarra,V. Picone, F. Luna, M. Di Biase, D. Centamore, M. Lo Giudice, G. Martorana, M. Pupella, C. Gioè, A. Sofrancik.

Regista: Federico Moccia Attori: Raoul Bova, Michela Quattrociocche Luogo: Roma Vent’anni di differenza, forse troppi? Alex (Raoul Bova) è un uomo di trentasette anni, creativo di successo in un’agenzia pubblicitaria, ha molti amici, una compagna. Lasciato, senza motivo, dalla sua compagna, si intristisce e non riesce a capire il perché. Una mattina normale come le altre gli cambierà la vita. La sua macchina colpisce il motorino di Niki (Michela Quattrociocche), una ragazza che frequenta l’ultimo anno di liceo; bella, divertente ed anche intelligente. Nessuno rimane

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ferito, ma da quel momento le loro vite si uniranno. Tra loro sboccerà una tenera amicizia che poi si trasformerà pian piano in vero e proprio amore. A causa dei vent’anni di differenza questa relazione non sarà ben accetta dai familiari e dai loro amici che poi però si ricrederanno vedendo l’autenticità di quest’o amore. Le avventure di Alex e Niki si baseranno tutte tra amori, relazioni finite, amicizie vere o presunte. La romantica conclusione del film avviene in un faro (a Miseno), dove i due innamorati, dopo essersi ritrovati, insieme lasceranno tutto e tutti. “L’amore non ha età”… è proprio

Il film è la storia di due cugini, Gaetano e Paolo, costretti a separarsi all’età di dieci anni a causa dei litigi, per motivi d’interesse, dei rispettivi padri. Paolo, ipocondriaco, aiuta il padre nella gestione del loro albergo, Gaetano, assistito dalla moglie Olga, combina matrimoni per gli extracomunitari al fine di ottenere la cittadinanza italiana.La storia dell’odio dei genitori prosegue con la morte del padre di Paolo. Gaetano per errore arriva al suo funerale credendo di recarsi alla chiesa nella quale si celebrava il matrimonio della sua cliente russa e di un vecchio per il quale, per mitigare l’ira dei fratelli della sposa ormai stanchi di rimandare il matrimonio, si era offerto come testimone. Costretto ad assistere al funerale di suo zio, si ritrova cacciato dai russi e si rifugia nell’hotel del cugino Paolo. Quest’ultimo si convince che Gaetano sia sbucato solo per riappacificarsi, ma non è così. Il caso vuole che Gaetano ascolti la conservazione del cugino con il prete Don Gino: in caso di morte donerebbe il suo hotel a Gaetano. Dopo tanti litigi il film finisce con la riappacificazione di tutti. Questo film è stato troppo bello perché fa capire che litigare non serve proprio a niente. Le sceneggiature sono state fantastiche. Il film è comico perché fa divertire la gente con le battute siciliane e fa vedere le bellezze della Sicilia. 736/737 - 2011


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SIPARIO Cinema tra realtà e fantasia...

“THE ORPHANAGE” Denise Agnello Modica I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi”, Modica

Regista: Juan Antonio Bayona Cast: Belèn Rueda, Fernando Cayo, Roger Princep, Montserrat Carulla, Geraldine Chaplin Produzione: Spagna, 2007 Distribuzione: Lucky Red Il lungo elenco di film che vedono protagoniste dimore infestate da fantasmi del passato e da bambini non propriamente angelici si arricchisce di un nuovo, elegante tassello. “The Orphanage” di Juan Antonio Bayona arriva finalmente in Italia, dopo aver fatto incetta di premi in mezzo mondo, ribadendo la bontà della New wave franco-iberica in materia di fantahorror. Per carità, niente di particolarmente originale:

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Laura, insieme al marito, dopo aver adottato un bambino, torna nel vecchio orfanotrofio abbandonato dove lei è cresciuta con l’intento di riaprirlo. Il bimbo, già malato, comincia ad avere strane visioni e finisce con lo sparire del tutto. Le affannose ricerche porteranno alla luce tragiche vicende tenute nascoste per anni e spiriti malvagi che aleggiano ancora nei corridoi dell’edificio e pronti a fare del male ai nuovi arrivati. Al di là della trama, sicuramente siamo di fronte ad un prodotto ottimamente confezionato. Girato in maniera classica, “The Orphanage” ha ben in mente i giusti tempi della suspance gotica e può contare su attori credibili (in particolare la protagonista, Laura, interpretata dall’af-

fascinante Belèn Rueda e la figlia d’arte Geraldine Chaplin nei panni della medium Aurora), location azzeccate (l’incontaminata costa delle Asturie e una grande casa coloniale del XIX secolo), un uso misurato ma efficace degli effetti speciali con esiguo spargimento di plasma, musiche di maniera arricchite dagli effetti sonori tipici del caso: scricchiolii del legno, porte cigolanti, botole che si aprono all’improvviso, tuoni, lampi e pioggia in quantità. I rimandi a prodotti del genere sono numerosi e neanche troppo nascosti: da film vintage quali “La Residencia” di Ibanez Serrador e “Suspiria” del nostro Argento, fino ai più recenti “The Others” del conterraneo ed amico Amenabar e al pretenzioso “Saint Ange” di Pascal Laugier. Se qualche salto sulla poltrona “The Orphanage” può garantirlo anche ai più smaliziati frequentatori del genere, è però nell’approfondimento psicologico dei personaggi e nella delicatezza con la quale vengono affrontati i temi dell’abbandono, della malattia e della maternità naturale e adottiva, che Bayona mostra una maturità e una padronanza del mezzo cinematografico inusuale per la sua giovane età. In tal senso l’aver avuto come produttore/padrino d’eccezione uno dei più quotati registi fantasy in circolazione, Guillermo Del Toro, ha sicuramente aiutato l’esordiente regista catalano, anche per quanto riguarda i ricorrenti insert favolistici e la scelta di un lieto fine… Questo film è un capolavoro assoluto, se mettete lassù capolavori del genere di “Shining”, de “L’esorcista” e del più recente “The Others” allora metteteci anche questo! Una storia commovente a metà tra dramma e horror/thriller, con un finale da brividi, con una fotografia da paura e con delle scene geniali. La scena in cui si vede la medium a sedere in mezzo alla stanza con il filtro verde per la visione notturna è pazzesca. 736/737 - 2011


tra realtà e poesia...

“IL CACCIATORE DI AQUILONI”

Fabiana Spadola e Francesca Rando I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

tra realtà e poesia...

“L’ATTIMO FUGGENTE”

Dario Di Martino, Andrea Puglisi I.P.S.S.A.R “Principi Grimaldi” Modica (Rg)

Il film è ambientato negli U.S.A. nell’Accademia Welton del Vermont, per la regia di Peter Weir.

Regista: Marc Forster Attori/interpretazioni: Khalid Abdalla (Amir), Zekeria Ebrahimi (Amir da piccolo), Ahmad Khan Mahmoodzada (Hassan). Luogo: Afghanistan. In trent’anni di storia Afgana, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri, la storia di due amici d’infanzia che s’intrecciano fino alla scoperta della verità. Amir è un giovane pashtu di famiglia benestante, uno dei pochi a possedere abiti americani, ma anche l’unico ad avere come migliore amico il suo servo Hazara (di etnia inferiore). Amir e Hassan sono inseparabili, per loro la razza non conta, e sono uniti dalla passione per i film americani proiettati nei teatri, ma anche dall’amore per gli aquiloni. E’ il giorno della tradizionale gara degli aquiloni a Kabul, in cielo volano numerosi aquiloni, ma a restare in gara sono loro due, rimasti uniti per la vittoria fino alla fine. In questo giorno di grande felicità, in un vicolo accadrà qualcosa che sconvolgerà la vita dei due protagonisti, qualcosa che spezzerà il loro rapporto per sempre, e che solo il tempo riuscirà a recuperare. Amir, costretto a trasferirsi a causa dell’invasione russa, abbandona Hassan. A San Francisco le cose cambieranno, Baba dovrà sudare per raggiungere una stabilità econo-

mica. Ma il rapporto con suo figlio diventerà profondo e sincero. L’ormai ex-bambino Pashtu, diventato un giovane scrittore di romanzi, riceverà una telefonata da Rahim Khan, un amico di suo padre. Questa telefonata è l’inizio di un lungo viaggio e Amir sarà costretto a fare ritorno nel paese dal quale era fuggito. Giunto in Afghanistan, dovrà confrontarsi con un’amicizia d’infanzia che tornerà a chiamarlo, e anche con un passato che non l’ha mai abbandonato, con una Kabul cambiata dal regime Talebano. Dovrà partire e tornare a casa, per saldare i conti con i propri errori mai dimenticati. Ad attenderlo nella “nuova” Kabul, non ci saranno solo i fantasmi della sua coscienza, ma anche una scoperta sconvolgente, in una città violenta che lo metterà a dura prova. In questo posto, dove la normalità è diventata illegale e le donne animali, Amir inizierà a fare i conti con i suoi rimorsi, a scoprire le sue vere origini e ad avere finalmente dalla vita la possibilità di riscattarsi. Il regista riesce a trasmettere la crudeltà di questo paese, a far percepire la paura del protagonista nell’affrontare i talebani, non dando la possibilità allo spettatore di capire una realtà complicata come quella di Kabul. È un film sulla guerra che conquista il pubblico per la sua poesia.

SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA

Questa scuola è frequentata dai figli appartenenti a famiglie ricche e raffinate. All’arrivo di un professore di scienze umane, John Keating, (Robin Williams) dalle idee anticonvenzionali, gli alunni, nei riguardi dell’insegnante, dapprima si mostrano increduli, in seguito, si mostreranno incuriositi ed entusiasti. Le famiglie e il preside della scuola, invece, si mostrano diffidenti verso l’insegnante. Keating spinge i suoi allievi a “cogliere l’attimo”, cercando i momenti in cui la vita è più appassionante e piena. Tutto questo fa sì che sette allievi fondano una setta chiamata “La setta dei poeti estinti”, in cui essi, artisticamente sparlando, si sfogano. Un drammatico incidente porta all’allontanamento del prof. Keating, ma gli studenti non accettano il provvedimento e dimostrano di aver comunque colto parte dell’insegnamento, e cioè che la vita è sempre migliore di quanto una scuola troppo “ingessata” possa lasciar comprendere. Con questo film possiamo affermare che alla vita, (per esempio e soprattutto nel lavoro), bisogna affacciarsi con un obiettivo ambizioso, contando sulla propria energia e sul valore dell’ottimismo.

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SIPARIO Cinema “New Moon”

Stefania Poidomani e Roberta Scifo I.P.S.S.A.R “Principi Grimaldi” Modica (RG)

Stephenie Meyer è l’autrice della saga “Twilight” pubblicata il 6 settembre 2006 negli Stati Uniti e il 27 aprile 2007 in Italia. L’ambientazione è nella penisola di Washington, Stati Uniti; i protagonisti sono Isabella Swan, Edward Cullen, Jacob Black. Isabella Swan partecipa alla festa per il suo diciottesimo compleanno organizzata da Alice Cullen. Per errore finisce col tagliarsi un dito con della carta da regalo, scatenando la sete incontrollabile di Jasper. Edward interviene per proteggerla dall’attacco, fermando Jasper ma ferendola suo malgrado. In seguito, si rende conto che per Bella non è più un bene avere contatti con lui o la sua famiglia. Così chiede ai Cullen di lasciare Forks e fornisce a Bella diverse motivazioni nella speranza che lei lo dimentichi e viva una vita felice dopo la sua partenza. Bella crede a Edward e si convince che lui non la ami più, cadendo in una profonda depressione. Dopo circa sei mesi, Bella esce parzialmente da questa crisi grazie all’amicizia di Jacob Black. Amicizia che viene però ben presto messa a rischio da un nuovo segreto: Jacob Black ha sviluppato il gene del licantropo, nemico naturale dei vampiri, e deve allontanarsi da lei. Bella viene a conoscenza di questo segreto e i due ragazzi ricominciano a frequentarsi. Desiderosa di rivedere il suo amato Bella, con la complicità di Jacob, si dà a passatempi pericolosi. Infatti mettere a repentaglio la propria vita le provoca scariche di adrenalina e allucinazioni

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uditive e visive molto reali di Edward. Dopo qualche tempo, Alice torna a Forks poiché, a causa delle sue visioni, interpreta un tuffo da uno scoglio come un tentativo di suicidio di Bella. Edward telefona a casa di Bella per informarsi sull’accaduto, ma, a causa di una conversazione equivoca con Jacob, crede che Bella sia morta. Per la disperazione Edward si reca in Italia, a Volterra, allo scopo di scatenare l’ira dei Volturi affinché pongano fine alla sua esistenza. I Volturi si rifiutano di uccidere un possibile alleato tanto promettente, ma Edward trova un espediente per assicurarsi la loro reazione: decide di esporsi deliberatamente alla luce del sole davanti a centinaia di persone, in modo da rivelare la sua natura sovrannaturale. Alice e Bella riescono a raggiungere Volterra e a fermare Edward prima dell’intervento dei Volturi. Questi, ormai a conoscenza della loro relazione, avvertono Edward che il legame con la ragazza umana verrà tollerato a patto che la trasformi presto in vampira. Rassicurati da Edward e dalle visioni di Alice, i Volturi li lasciano andare. Tornati a casa, Edward rassicura Bella sul fatto che l’ama profondamente e che non ha mai smesso di farlo. Bella alla fine capisce che è la verità, e chiede ad Edward di trasformarla subito in vampira. Lui è contrario all’idea, ma alla fine decide di farle questa concessione a patto che la ragazza gli conceda la sua mano. Bella ha qualche tentennamento a dire di sì a causa della sua giovane età e lascia la discussione in sospeso. A noi è piaciuto davvero tanto. Le musiche sono perfette, hanno arricchito le scene con più effetti speciali e le interpretazioni degli attori sono state eccellenti. Riguardo alla sofferenza di Bella, pensando che il film dura due ore, per descrivere tutta la sua sofferenza il tempo non è stato sufficiente … ma per quello che abbiamo visto, le urla, gli sguardi nel vuoto, il dolore si provavano lo stesso:abbiamo avuto persino i brividi. Una scena che, pensiamo, è da tagliare è quella dove Bella sale in moto con uno sconosciuto . Questo film fa capire che l’amore trionfa sulle differenze tra mondo e mondo.

“Baarià”

di Giuseppe Tornatore Slim Mabrouk I.P.S.S.A.R. “Principi Grimaldi” Modica (RG)

La bellezza estrema dei paesaggi siciliani, il fascino profondo delle sue tradizioni, la ricchezza delle sua storia, il geniale talento degli artisti che vi sono nati, la drammaticità delle storie di cronaca che talvolta la interessano: ognuna di queste cose, forse tutte quante, insieme hanno fatto della Sicilia un luogo simbolico, adatto ad accogliere la magia nel cinema. Moltissimi sono infatti i film per cui la Sicilia ha fatto da set: da “Baaria” di Tornatore, fino al cinema muto di inizio ‘900. Ricordiamo ancora “Nuovo cinema paradiso”.Altra tematica purtroppo legata alla sicilianità che trova espressione nei film è quello della mafia. Ricordiamo “Il Padrino”, “I Cento Passi”, “Salvatore Giuliano”. “Baaria” di Tornatore racconta la vita nel comune di Bagheria a partire dagli anni ’30 fino agli anni ’80 circa. Il tutto viene visto attraverso la storia di una famiglia, nella sue tre generazioni. Protagonista è Peppino Torrenuova, rappresentante della seconda generazione , attraverso cui si vede l’evolversi del paese. All’interno del film sono presenti riferimenti alla mafia, al fascismo e alle lotte sociali del dopoguerra. Peppino Torrenuova è un bambino della Bagheria degli anni ’30; sin da piccolo è costretto a lavorare dapprima come bracciante e poi come aiuto di un pastore. Peppino,cresciuto durante la guerra, entrerà nelle file del Partito Comunista divenendone un esponente di spicco sul piano locale e riuscendo a sposare, nonostante la più soluta opposizione della famiglia di lei, Mannina che diventerà madre dei loro numerosi figli che saranno comunque da alcuni sempre e comunque figli del Comunista. 736/737 - 2011


COMISO ex Mercato Ittico

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SIPARIO Libri DACIA MARAINI, La lunga vita di Marianna Ucria. di: Giovanni Chessari I.P.S.S.A.R “Principi Grimaldi” Modica (RG

Dacia Maraini nasce a Firenze il 13 novembre del 1936; la madre Topazia è siciliana e il padre, Fosco, per metà inglese e per metà fiorentino. La famiglia Maraini si trasferisce in Giappone nel ’38 e nel 1943, quando il governo giapponese chiese ai coniugi Maraini di firmare l’adesione alla repubblica di Salò e Topazia e Fosco si rifiutarono, vennero rinchiusi in un campo di concentramento a Tokio assieme alle tre figlie bambine. Ci rimasero fino alla fine della guerra quando furono liberati dagli americani. Rientrati in Italia, andarono ad abitare in Sicilia, presso i nonni. Qualche anno dopo la famiglia si divide. Dacia all’età di 18 anni si trasferisce a Roma dove proseguirà gli studi liceali. Nel 1962 pubblica il primo romanzo:”La vacanza”. La Maraini si occupa anche di teatro; è in questo periodo che conosce lo scrittore Alberto Moravia con cui andrà a vivere. Nel 1990 esce “La lunga vita di Marianna Ucrìa” accolto molto positivamente dalla critica e dal pubblico, tanto che la scrittrice riceverà per questo romanzo il premio Supercampiello. “La lunga vita di Marianna Ucrìa” immerge il lettore nel clima cupo della Sicilia del Settecento; mentre in Europa trionfa il Secolo dei Lumi, a Palermo il tempo è scandito da impiccagioni, autodafé, matrimoni d’interesse e monacazioni, e qui si consuma la vicenda di Marianna, della nobile famiglia degli Ucrìa. “Sposare, figliare, fare sposare le figlie, farle figliare, e fare in modo che le figlie sposate facciano figliare le loro figlie che a loro volta si sposino e figlino…”, è questo il motto della discendenza Ucrìa, che in questo modo è riuscita ad imparentarsi per via femminile con le più grandi famiglie palermitane. Marianna però è diversa, è sordomuta, ma proprio da questa menomazione trarrà la forza per elevarsi al di sopra della chiusu-

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ra e della meschinità che la circonda. Marianna comunica infatti per mezzo di bigliettini e ha sviluppato notevolmente gli altri sensi. Quando ha sette anni, la bambina viene portata dal padre ad assistere all’esecuzione di un condannato a morte, nella speranza che una forte emozione possa guarirla da quella menomazione causata, sembra, da un forte spavento. A tredici anni Marianna tenta invano di opporsi, va in sposa allo zio, Pietro Ucrìa di Campo Spagnolo, fratello della madre. Dopo quattro anni di matrimonio, ha già tre figlie, ma il marito aspetta con trepidazione quel figlio maschio che, quando finalmente arriverà, sarà chiamato Mariano. Marianna si ritira per sua volontà nella villa di Bagheria, da cui non esce quasi mai, passando giornate intere a leggere e a scrivere. Le nasce un quinto figlio, che chiama Signoretto , ma il bambino morirà presto, a soli quattro anni, colpito dal vaiolo. Questa morte segnerà profondamente Marianna. L’unica compagnia vera, nella villa, è quella della cuoca Innocenza. I rapporti sessuali con il marito diradano fino a scomparire: egli ha un solo modo, violento, per piegarla ai suoi desideri. Marianna trascorre le sue giornate in compagnia dei libri, ma non è felice. Dopo aver sorpreso la serva Fila in intimità con un giovane di nome Saro, nuove inquietudini turbano la sua apparente tranquillità. Lo stesso ragazzo inizia con lei un gioco di seduzione cui si sente attratta, divertita e impaurita. Morto il marito, la donna, durante una passeggiata per la campagna, soccorre Saro che finge una caduta da cavallo per poter ricevere un suo bacio. Durante un colloquio con il fratello Carlo lo interroga sull’origine del proprio mutismo. La reticenza di Carlo le fa affiorare il ricordo di quando, a cinque anni, lo zio - cui poi sa-

rebbe stata data in moglie - l’aveva violentata. In seguito a quell’evento era diventata sordomuta, e la famiglia aveva taciuto per lungo tempo il fatto. Marianna in questo periodo conosce Don Giacomo Camaleo, pretore della città. Marianna aiuta poi Saro a guarire da in incidente entrando sempre più in un’amorevole sintonia con lui. Per la prima voltra Marianna si lascerà andare ad un rapporto d’amore dolce e travolgente. Guarito Saro, Marianna tronca il loro rapporto e parte per un viaggio che toccherà Napoli, Roma e Firenze. Alla fine del libro vi è una lettera di Camaleo, indirizzata a Marianna, il quale le racconta il suo amore e le chiede di sposarlo. Il romanzo, anche se poco scorrevole e alle volte poco chiaro, mi ha arricchito culturalmente, facendomi capire la situazione di totale ignoranza e arretratezza sia mentale che sociale in cui si trovava la Sicilia nel Settecento.

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SIPARIO Testi

LA CONSEGNA Atto unico di Angelo Mancuso

Nota dell’autore

Questo testo nasce dalla sollecitazione emotiva di un fatto di cronaca realmente accaduto in una città della Sicilia orientale. Ma sarebbe potuto accadere, e forse ancora accade, in qualsiasi altra città d’Italia e del mondo dove alligna la venefica pianta della criminalità organizzata. Un giovane, malavitoso suo malgrado, nato e vissuto in una famiglia mafiosa, è costretto a subire, fin dall’infanzia, l’educazione e le regole ferree dell’obbedienza imposte dal padre, esponente di spicco di una Cosca locale. Ma dopo l’assassinio del padre, entra in una profonda crisi di coscienza e decide di collaborare con la Giustizia. La notizia viene a conoscenza del Boss locale che induce la madre a consegnargli il figlio, non ancora sotto sorveglianza, per eliminarlo. E la madre, complice il figlio minore, glielo “consegna” senza alcuna remora morale. Questo il fatto. Trasferirlo in scena non mi è stato facile. Avvertivo il rischio di cadere negli eccessi della drammatizzazione urlata e dell’enfasi retorica, tanto in voga oggi. Ed ho accettato la sfida solo quando, al termine di una lunga sedimentazione, ho sentito crescere lentamente, dentro di me, questi quattro personaggi nella dimensione, brutale e inconsapevole, della loro vita ; dandogli voci e gesti abituali all’interno di un contesto irragionevole e improponibile, dove la violenza e l’assenza di elementari valori umani e civili, prevalgono come normalità quotidiana. Sono stato, a lungo, indeciso se adoperare, in alcune scene, la lingua dialettale oppure no. Nella prima stesura, in effetti, avevo fatto uso del dialetto siciliano in tutti i dialoghi tra Agata, Alfio e Zio Calò ; ed, in larga parte, anche nella parlata di Turi. Ma nel rileggere il testo mi sono sorte parecchie perplessità. Ho scelto, alla fine, la lingua italiana per una ragione molto semplice. Oggi la “Cosa nostra” (mafia, camorra,‘ndrangheta, sacra corona unita, stiddari, ecc.) non ha più o soltanto una connotazione territoriale, ma ha finito per diffondersi e

penetrare ovunque, avendo acquisito nel tempo le dimensioni economiche e finanziarie di una Multinazionale del crimine, cooptando e corrompendo vasti ceti sociali, professionali, politici, burocratici e tecnici insospettabili. Ho creduto, perciò, più consono ed opportuno utilizzare la lingua italiana, perché generalmente comprensibile a tutti. Un’ultima annotazione. È ovviamente affidata alla libera scelta del regista la facoltà di ricorrere, qualora particolari esigenze di resa teatrale lo richiedano, all’uso della lingua dialettale che più si ritiene appropriata al contesto locale.

Nota dell’editore

Il testo che qui pubblichiamo è parte di una trilogia dedicata alle donne di mafia, comprendente anche “Il rifiuto” e “Madre sicana”. Si tratta di testi in cui l’autore ha voluto interrogarsi su aspetti poco indagati solitamente dalla cronaca di mafia e anche dalla storia. Il punto di vista è quello antropologico, individuale, dei protagonisti diretti, i “picciotti” e le loro mogli, madri, sorelle. L’autore cerca una difficile immedesimazione con la psicologia dei personaggi. Le donne sono spesso vittime, ma non meno degli uomini, di una logica che tende a schiacciare l’individuo nell’esigenza di salvaguardare il “sistema” mafioso, basato su una rigida gerarchia di potere. Chi non si piega, chi non si adatta al ruolo assegnato viene espulso, eliminato. Una prospettiva interessante, dunque, che illumina il pensare mafioso, ma tiene desta l’attenzione lasciandoci intendere che ovunque alligni una logica simile, alligna la mafia. Personaggi Turi, il figlio maggiore Agata, la madre Alfio, il figlio minore Zio Calò, il Boss Mariuccia, la ragazza di Turi Voce del padre

Atto unico

Un palcoscenico quasi vuoto, con fondale nero, e pochissimo materiale d’arredo adeguatamente distribuito su due spazi distinti. A destra: uno sgabello ed alcuni mobili da tinello. A sinistra: un tavolo con due sedie ed una poltrona di vimini. All’alzarsi del sipario la scena è immersa nel buio assoluto. Si ode un breve sottofondo musicale, come l’eco di un’antica nenia siciliana che viene da lontano, interrotto improvvisamente da un fascio di luce che illumina soltanto Turi, seduto su uno sgabello mentre giocherella con una cordicella in mano, lo sguardo fisso nel vuoto, rivolto verso la platea. TURI: (con un ghigno appena accennato) Potevo ammazzarlo come una bestia … e non l’ho fatto! (Pausa) Sarebbe stata una cosa semplice semplice … semplicissima. (Altra pausa) Mi viene quasi da ridere! … (sghignazza leggermente, poi comincia a raccontare con voce lenta e cadenzata) L’avevo incrociato per caso, davanti al can-

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cello della sua tenuta, mentre mi recavo in moto nella masseria di Don Mariano per una cosa importante … Lui era solo, senza i guardaspalle che se ne stavano, assai lontano, a guardarlo dal fondo del viale, sotto il pàtio della grande villa. Era di mattina presto, poco dopo l’alba. Nei paraggi non si vedeva anima viva… i gorilla lassù… e lui quaggiù, solo davanti al cancello, a trafficare tra le piante dei fiori. (Pausa) Che colpo di culo … mi viene davvero da ridere! … Io correvo a cento l’ora, col casco integrale … mi sarebbe bastato rallentare, fermarmi un istante, estrarre la pistola e fare fuoco … scaricandogli tutti i sei colpi in testa … come un animale … e poi ripartire in fretta, a gran velocità, come avevo fatto tante altre volte … i guardaspalle non avrebbero avuto neanche il tempo di capire, di reagire … sarebbero rimasti come fessi … come tanti minchioni! Pausa. Si alza e comincia a muoversi lentamente, un po’ irrequieto. Eppure non l’ho fatto! Fui tentato, sì … ma non mi fermai … lui non s’accorse di nulla … neppure mi vide … e continuai la mia corsa 736/737 - 2011


lasciandomelo alle spalle … senza sapere perché! Pausa. Si agita. Si porta le mani tra i capelli. Sembra pentito, come fosse combattuto dal rimorso per non averlo fatto. Sì, potevo ammazzarlo come una bestia … e non l’ho fatto! Ma non per paura o compassione, no! … Sarebbe stata la miglior morte per lui, ora che si sentiva sazio, felice ed appagato … pieno di soldi e di potere! … No, no, no! … L’ho fatto per vederlo tribolare come un pezzente … privato di tutte le sue ricchezze … e farlo morire lentamente … tra impietose angustie e sofferenze … come quelle inflitte alle vittime della sua ferocia. Pausa. È frastornato. Si muove, quasi sul proscenio, come attratto da una voce od una visione improvvisa. Cerca, con lo sguardo, qualcuno in mezzo alla platea, finché non ritiene di averlo trovato fissando un punto indefinito in alto, verso il soffitto. Poi, rivolgendosi con rabbia allo spirito del padre morto ammazzato. Ho fatto bene … oppure no? … Tu che ne dici, padre? (silenzio) … Che fa’… non rispondi? … (agitandosi) Ah, certo! … La mia è una domanda da stronzo, lo so! … Una domanda da “ cacasotto “, come dicevi tu! … E dovrei conoscerne la risposta, perché so come la pensavi! … Dovrei saperlo … cosa mi avresti detto allora! … (a mo’ di sfida) Ma ora è diverso … Ora che sei morto, ucciso a tradimento, non puoi negarmi la risposta … no! (determinato e furente) Io voglio sapere cosa ne pensi “ ora “ … “ Ora “ che ti sei quietato … Che ti sei “ quietato” per sempre … Ed io mi sento liberato …(urlando) Liberato, capisci?! Le luci si affievoliscono, con lieve sottofondo musicale. Turi ricorda lo scontro avuto con la madre, in cucina, una settimana dopo l’uccisione del padre. Poi, buio assoluto. Simultaneamente, nell’angolo opposto, a sinistra della scena, illuminata da una luce soffusa, compaiono Agata, Turi ed Alfio. Agata, in piedi, accanto ad un tavolo. Turi ed Alfio, seduti sulle sedie, l’uno di fronte all’altro. Turi è teso, in contrasto con la madre. Alfio, seduto sguaiatamente, segue lo scontro con riluttanza, sorseggiando birra da una lattina. AGATA: (adirata) Liberato?! … Liberato?! … Cosa intendi dire, ah?! TURI: (con calma e determinazione) Liberato … liberato per sempre! AGATA: Ma … liberato di che? TURI: Di questo gran peso … che mi porto dentro da quando ero bambino! AGATA: Ma di quale peso parli, ah?! TURI: Di quello tuo … e di quello … di mio padre. AGATA: (sprezzante) Ah, si?! TURI: Sì … della tua presenza soffocante in tutte le mie scelte … E quella di mio padre, con la sua pretesa autoritaria e il rispetto delle regole della famiglia. AGATA: E che … non era giusto l’insegnamento di tuo padre, ah?! TURI: E che ti pareva giusto … ignorare la parte vera di me stesso? AGATA: Ma dove vuoi arrivare, ah?! TURI: Dove avrei voluto sempre … senza riuscirci … Ma ora lo so! AGATA: Cosa? TURI: (alzandosi, risolutamente) Voglio cambiare vita! AGATA: Cambiare vita? … (sarcastica) Ma che ti pare … che la vita SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA

è come un vestito … che si può cambiare a piacimento, ah?! TURI: Io dico di sì … che si può cambiare. AGATA: Ed io ti dico che tu ancora non hai capito niente della vita. TURI: E che c’è da capire? AGATA: C’è da capire … che la vita non è uguali per tutti. TURI: Perché? … Non nasciamo tutti allo stesso modo? AGATA: Sì! … Ma c’è chi nasce bene e c’è chi nasce male! C’è chi nasce meglio e c’è chi nasce peggio! TURI: E allora? AGATA: E allora … C’è che ognuno di noi ha la sua sorte segnata. TURI: Io non ci credo alla sorte. AGATA: Ah, no?! TURI: No! … La “ sorte”, come dici tu, ce la scegliamo noi! AGATA: Ah, sì?! … E tu dove scegliesti di nascere, ah?! (silenzio. Gli si avvicina guardandolo fisso negli occhi. Poi, toccandosi la pancia) Tu nascesti, senza saperlo, da questa pancia mia … e chi ti diede la vita era un uomo vero … valente e rispettato … abile e coraggioso … temuto da tutti! TURI: Tanto temuto che si fece ammazzare … AGATA: (interrompendolo con rabbia) E allora?! … Questo era il rischio che aveva accettato, vivendo in questo mondo di lupi. TURI: Io non voglio stare più tra i lupi. ALFIO: (con cattivo sarcasmo) Ma che minchia dici, ah?! … Ricordati che tu … fuori dalla famiglia sarai “ nessuno mischiato con niente ”! AGATA: (autoritaria) Tu non t’intromettere … stai zitto! TURI: (rivolto ad Alfio) Io non sono come te, hai capito?! ALFIO: E peggio per te! … Perché tu … se non t’aggiusti questa testa... farai la fine dei capretti! … Questo non l’hai capito ancora, ah?! AGATA: (gridando nervosamente, assesta uno scappellotto ad Alfio) Ti dissi di stare muto! Pesante silenzio. Agata è visibilmente amareggiata e si muove come una belva in gabbia che non riesce a trattenere la sua furia. TURI: (determinato) Io ne voglio uscire … comunque finisca! AGATA: (con disprezzo) Parli come un miserabile vigliacco … Mi fai pure pena, perché ti credevo più coraggioso … come lui (alludendo al padre) … come tuo padre, che non s’era mai tirato indietro davanti a nessun pericolo … E invece, a sentirti parlare così, mi fai venire il vomito! TURI: (avvicinandosi a lei, supplichevole) Ma cerca di capirmi, almeno una volta! AGATA: (furente) No!… Non voglio capirti! Non c’è niente da capire … Tu stai rinnegando me e tuo padre … lo capisci questo? (con un lungo ed angoscioso lamento) Aaah! … Ma come ho potuto partorire un figlio degènere come te … Maledetta io che ti feci! TURI: (c.s.) Non è vero … non è così! AGATA: (c.s.) Se non è così, perché mi fai allora questi discorsi? … Tu, se vuoi essere ancora degno del nome che porti, hai un solo dovere … Un dovere preciso … un comandamento che ti viene dal sangue che ti scorre nelle vene, dall’insegnamento che lui ti ha dato … TURI: (cercando d’interromperla) È proprio di questo che ti vorrei parlare se ti calmi! AGATA: (incalzante) No, non mi posso calmare! … Perché quello è un insegnamento sacro che non puoi tradire senza tradire la tua origine, la tua famiglia … senza dare la dovuta pace all’anima di tuo padre … (dandosi pugni sulla pancia) Senza dilaniare questa carne … queste viscere che ti hanno partorito … No, no, no! TURI: Calmati ma’… per favore!

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AGATA: (concitatamente) No, no … non posso calmarmi! … Non è passata neanche una settimana da quel dannato giorno … e tu già ti tiri indietro! TURI: (conciliante) Ascoltami … io ho pensato … AGATA: (proseguendo come un fiume in piena) No, no … non m’interessa quello che pensi … non c’è niente da pensare, c’è solo quello che bisogna fare … Noi non possiamo accettare quest’infamia … e lasciare che il suo sangue non venga lavato, come reclama dalla tomba tuo padre … Non possiamo lasciare in circolazione quel maledetto bastardo che gli tolse la vita a tradimento … Non possiamo continuare a vivere come se non fosse successo niente … (gridando)… lo capisci questo?! … Quel bastardo tu lo conosci benissimo … non puoi fare finta di niente …no, no … non puoi tirarti indietro … non puoi farmi questo … non puoi darmi questa pugnalata infame … no, no, no! Agata si agita disperatamente, ripetendo: No, no, no…. Alfio, visibilmente irritato, si alza con aria bellicosa. ALFIO: (astioso) Hai visto che bel risultato? … E ora che vuoi fare, ah?! TURI: (gridando con esasperazione) Ma mi volete ascoltare! AGATA: (c.s.) No, no! … Come non lo capisci che m’hai strappato il cuore … e intossicato l’anima … Maledetta, maledetta io che ti misi al mondo … Vattene via, via da questa casa, allora! … Per te non c’è più posto qui … se non sei più degno di starci. ALFIO: (minaccioso) Hai capito cos’ha detto? AGATA: (arcigna) Se non senti più il richiamo del tuo sangue … allora è meglio che te ne vai! TURI: (accostandosi alla madre) Per favore fatti parlare … ragioniamo! AGATA: (c.s., allontanandosi) Non c’è più niente di che parlare, di che ragionare … C’è solo quello che c’è da fare! Alfio si avvicina alla madre, ancora frastornata, per consolarla. ALFIO: Non t’angustiare madre … qua ci sono io ora … ci penserò io … lo vendicherò io! AGATA: No, Alfio… Non è cosa per te … sei troppo giovane ancora. ALFIO: Ma io “il ferro” lo so maneggiare bene! TURI: (sedendosi) Non ci scherzare con le armi Alfio … sono sempre a doppio taglio … e devi saperle dominare … se non vuoi restarne vittima. AGATA: (a Turi esacerbata) Tu fatti gli affari tuoi! ALFIO: Lascialo parlare … non m’importa quello che dice … perché io, con la pistola … sono diventato troppo bravo. AGATA: Ma sei ancora inesperto per difenderti da solo … e quegli altri, i bastardi che dovrai affrontare sono più furbi e incalliti. ALFIO: Anch’io sto imparando a destreggiarmi. AGATA: Sei ancora troppo giovane, ti dico … questa faccenda non è cosa per te … E poi è troppo delicata … (guardando con disprezzo Turi) Non è così … cosa fetente?! ALFIO: Delicata perché? TURI: (alla madre, sarcastico) Spiegaglielo tu ad Alfio …Tu lo sai meglio di me! … Sai l’inferno che si scatenerebbe … Vero che lo sai? … Vuoi che scoppi una nuova guerra tra le vecchie cosche? … È questo che vuoi? AGATA: (astiosa) Io voglio soltanto lavare il sangue di tuo padre! ALFIO: (risentito) Lo laverò io, ti dissi! … Perché insisti ancora con Turi?

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AGATA: (spazientita) Perche non hai ancora l’età giusta per farlo! … Non saresti capace di difenderti da una faccenda così pericolosa. ALFIO: E chi te lo dice, madre?! … Io sono cresciuto abbastanza … e di cose brutte ne ho già visto a non finire … Tu non sai quello che sono capace di fare … Chiedilo a Ciccio “malacarne”?! AGATA: Che c’entra Ciccio “malacarne” con te? ALFIO: È lui che mi ha addestrato al tiro con la pistola … e mi ha insegnato tante mosse difensive!… Mi ha preso a benvolere e mi ha detto che sono diventato … quasi bravo come lui! AGATA: (incuriosita) E quando è nata … quest’amicizia con quello? ALFIO: Quand’era ancora in vita nostro padre … Fu Ciccio “malacarne” a metterlo in guardia e a dirgli di sparire dalla circolazione per un poco di tempo. AGATA: (assentendo) Uhm … uhm! ALFIO: Ma purtroppo non servì a niente … perché lui, nostro padre, volle dimostrare di non avere paura di niente! AGATA: (con acredine, a Turi) Non hai imparato niente da tuo padre … ah?! Lo vedi come si comporta un vero uomo d’onore? TURI: Vedo, piuttosto, come finisce un uomo … senza paura. AGATA: (c. s.) Tu sei un figlio degenerato, t’ho detto … E te la stai facendo sotto dalla paura! ALFIO: Lascialo perdere ti dissi … Non abbiamo bisogno di lui … Io so quello che devo fare … Sto aspettando una risposta da Ciccio … una risposta importante! AGATA: Che risposta? ALFIO: Ciccio mi ha detto che … ha parlato di me con lo Zio Calò … Gli ha detto che sono un bravo picciotto … E sto aspettando che me lo faccia incontrare. TURI: Stai lontano da quel boss … perché ti ruba la vita per sempre. AGATA: (gridando) Tu stai zitto… non t’intromettere più tra di noi! … Come devo fartelo capire che tu non hai più niente da spartire con noi, ah?! … Se non vuoi accettare di fare il tuo dovere vattene via allora! … (esasperata) Via! … Via da questa casa che non sei più degno d’abitare … vattene via disonorato… Via! Turi si precipita fuori, sparendo nel buio. ALFIO: (alla madre, impensierito) E dove se ne andrà ora? AGATA: Non m’interessa … non è più affare nostro … s’arrangi! ALFIO: Ma … AGATA: (autoritaria) Ti dissi che non è più affare nostro! … Tu, a tuo fratello non ci devi più pensare … è come se non esistesse più, l’hai capito?! ALFIO: Ma perché? AGATA: (c. s.) Perché non è più sangue nostro! Buio totale. Lieve sottofondo musicale. Un fascio di luce torna ad illuminare Turi, in piedi sul proscenio, nell’angolo opposto della scena, dove si trovava prima, per riprendere il colloquio col padre. TURI: E allora, padre … non mi rispondi? … Non rispondi, no?! … Che fa’… non ti conviene? … Sei confuso, come me? … Non sai più parlare come prima quand’eri in vita? … Per me è importante … lo capisci? VOCE DEL PADRE FUORI SCENA: Ma che t’aspetti l’applauso? TURI: Rispondi alla mia domanda: ho fatto bene … oppure no? … Io devo saperlo ora! VOCE: Ora … quello che penso non ha più importanza … Era importante quello che ci dicevamo prima … non dopo! … Quello che penso ora non ti serve … non conta niente … Come me … che non 736/737 - 2011


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esisto più! TURI: (ironico) Ma come non esisti? … Mi dicevi che esistono gli spiriti! VOCE: Quelli fanno parte del nostro sentire quando siamo in vita …ma ora, ti posso solo dire, che quello che conta veramente è il proprio agire. TURI: Non basta. VOCE: È solo quello che conta, credimi … perché è solo in base al nostro agire che saremo giudicati! … (pausa) Tu, piuttosto, rispondi a questa mia domanda: “perché non lo facesti”? Silenzio. Turi fa qualche passo gesticolando nervosamente. TURI: Perché … perché … Poi, con voce accorata, concitata, incalzante, rivolto al padre come se fosse lì, presente, davanti a lui, al posto degli spettatori. E come faccio a spiegartelo, come?! … Tu non mi hai mai capito … Come faccio a fartelo capire adesso, ah?! … Tra me e te non c’è stata mai un’intesa vera … Mi hai contrastato fin da ragazzo … Tutto quello che dicevo o facevo era sempre sbagliato … Non mi hai concesso mai nulla … neanche di poter parlare in italiano, come mi sforzavo di fare, per stare al pari dei miei compagni di scuola … ma tu mi deridevi sempre e mi sfottevi brutalmente come facevano i picciotti del quartiere … Mi dicevi che era sbagliato perché quella non era la “lingua giusta” per farci rispettare nel nostro ambiente! … Ma io, in cuor mio, non condividevo niente di questo vostro modo di pensare … e sognavo un giorno di poter trovare un lavoro onesto in Continente … lontano da qui, dove avrei potuto farmi capire da tutti … (con uno scatto d’ira) Maledizione! … Neanche questo, neanche questo stupido desiderio mi hai concesso … Dovevo fare sempre, in ogni cosa, tutto quello che dicevi tu … Tu decidevi per me … Hai deciso sempre tu per tutti, con mia madre pronta a fiancheggiarti in ogni occasione … VOCE: (interrompendolo bruscamente) E questo che c’entra, ora, ah?! TURI: (c.s.) C’entra, c’entra! … Devo partire da lì, se vuoi capire il perché! … Da quando ero ragazzo, da quando mi hai impedito di crescere come tutti gli altri ragazzi … libero di giocare e fantasticare assieme a loro! … Volevo continuare la scuola … ma tu mi dicesti: “la quinta elementare ti basta e ti soperchia”! … Così mi dicesti, mi dicesti che era più che sufficiente, perché tutte le “minchiate”… così le chiamavi … “ tutte le minchiate dei libri “ non servivano a niente … e che per fare denaro ed avere successo … (ma tu per “ successo “ intendevi “ potere “ sugli altri) … bisognava imparare ben altre cose che tu conoscevi bene … Ricordi, vero?! … Ricordi quando scopristi che frequentavo l’oratorio di nascosto, per imparare qualcosa di più dai padri salesiani? …Ricordi, ah?! …Mi riempisti la schiena di cinghiate, per averti disobbedito, e mi lasciasti tre giorni a pane e acqua, guardato a vista da mia madre, come fossi un appestato! … (breve pausa) Tu non volesti sapere e non sapesti mai quanto soffrii per non aver potuto continuare le scuole … e quanto mi piacesse studiare l’italiano, la storia, la geografia … e la musica, e la pittura … e tutte le altre cose belle che avrei voluto imparare … Non ti curasti mai di conoscere la mia vera natura, il mio vero sentire! VOCE: (c.s.) Tutte fesserie! TURI: Proprio così … tutte fesserie, dicevi! … E mi “ allevasti” alla maniera tua … come volevi che diventassi! … Un “picciotto” svelto e coraggioso, capace di tutto, che un giorno sarebbe diventato un “ uomo di panza “, rispettato e temuto come suo padre! … Fu così

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che cominciò il mio viaggio in questo vostro micidiale inferno di dannati! … Andando, prima, alla scuola di addestramento … da don Filippo … scippi, rapine, spaccio di droga, gare di tiro, scommesse tra i picciotti, soldi, sesso e divertimento a piacere … tutto facile e semplice! … Poi, il salto di qualità … il coinvolgimento nei tuoi traffici e le beghe delle cosche … le guerre interminabili per il potere nel territorio … le regole inviolabili e quelle calpestate … le alleanze di ferro e quelle fasulle … ed il sangue che scorre a fiumi, mentre la vita non ha più senso e la ragione cede il posto alla follia!… (breve pausa) … Dici che esagero? … E ancora mi chiedi perché? … E non mi chiedi invece come ho vissuto, dentro di me, questa violenza insensata … in che condizioni ho vissuto in tutti questi lunghi anni? VOCE: (irritato) Ma finiscila di fare il tragediatore! Si agita rabbiosamente. Poi gridando, rivolto al padre. TURI: No … lasciami parlare! … Lo so che t’infastidisce quello che dico … ma devi ascoltarmi! … Ora non puoi più farmi tacere! (pausa) Io … in quel mondo maledetto in cui ho vissuto … in cui mi hai costretto a vivere … non mi sono mai sentito a mio agio …non ho mai condiviso le vostre regole … Non ne capivo le ragioni … non … non le sentivo come parte della mia natura … non … non … È nervoso, non riesce a trovare le parole giuste, si agita come in preda ad una crisi di pianto. Non ho accettato mai la tua visione della vita, il tuo mondo, il tuo metodo “ educativo “, lo vuoi capire?… (afflitto) Ma non ho mai avuto il coraggio di contrappormi a te, di ribellarmi e di scappare via dalla prigione in cui mi avevi ingabbiato … costringendomi a respirare l’aria mefitica del vostro ambiente … dove la lotta per il predominio sugli altri e l’incontenibile avidità di denaro e di potere … annientava ogni altro valore umano … sacrificandolo ai vostri riti tribali, con un continuo bagno di sangue, in un’orgia di odio e di violenza … VOCE: (interrompendolo, con voce tonante ed esasperata) Ma che minchia stai dicendo, ah?! … Tu non sai di cosa parli! TURI: (gridando) Io so di che parlo! …Ti sto parlando di me … della mia infanzia perduta … della mia vita negata! … Dei … dei miei sogni soffocati! Turi ha come un singulto appena accennato. Si muove gesticolando, in preda ad una crisi di nervi. Come faccio a farti capire … che nel vostro mondo io stavo male … che mi sentivo come un agnello sacrificale?! … Come?! … Come fartelo capire?! Pausa, poi con rimpianto. Come farti capire che … più stavo con te … e più pensavo sempre a quell’altro mondo, fuori dal nostro … quello reale e diverso … intravisto e vagheggiato da ragazzo, sui banchi di scuola, attraverso i libri e la televisione … VOCE: (interrompendolo ancora, con sarcasmo) E per questo che ti trovi ora così malasortato! … Io te l’avevo detto … di dare retta a me! TURI: Ed io, proprio per dare retta a te, ho capito poi l’abisso in cui stavo precipitando … quando ho cominciato ad avvertire, intorno a me, l’influenza di quell’ambiente malato, contaminato da falsi miraggi … dove i giovani smarrivano tutti i buoni sentimenti per 736/737 - 2011


inseguire la ricchezza ad ogni costo, immolandosi al trionfo del dio denaro che possedeva le menti e le anime di tutti! (pausa) Tra di loro, in questo deserto d’anime, io vivevo male … Cercavo di scappare, di rifugiarmi nel mondo ideale che mi portavo dentro … ma la cattiva sorte mi rincorreva, mi riacciuffava sempre! VOCE: Non era la cattiva sorte … era la tua natura, il nostro sangue che ti segnava la vita! TURI: (con voce strozzata dalla commozione) No, non è vero! … Come devo fartelo capire … Come?!... (pausa) … Ho cercato in tutti i modi il recupero essenziale della mia vita, aggrappandomi ai ricordi dell’infanzia che custodivo gelosamente, in ossessioni che non riuscivo a materializzare … Così, con tenacia, giorno dopo giorno, ho deciso di concentrare tutte le mie energie per essere un altro … un altro essere libero e diverso … VOCE: (interrompendolo, con sarcasmo) E per fare cosa, ah?! TURI: Per fare quello che tu non mi avresti mai consentito! (con voce dura e sferzante, parlando concitatamente) Per tentare di abbandonare quest’involucro di giovane malavitoso che non sopportava le vostre regole belluine … Per liberare la mia naturale inclinazione alla vita normale e porre fine a questa esistenza spezzata, spogliata di tutto, di amore e di affetti veri, di gioia e di piena libertà … Per guadagnare le meravigliose abitudini della quotidianità senza la paura di essere spiati, traditi od ammazzati a tradimento come te … Per aspirare ad una vita normale, fatta di cose normali, come la gente normale … Questo lo capisci almeno, no?! VOCE: (irridente) No … proprio non lo capisco! TURI: (gridando, con esasperazione) E allora ti dico … Per farla finita con questa “vita di merda” … va bene?! Turi fa qualche passo emettendo un sospiro di sollievo, come se si fosse liberato di un gran peso. Poi, sempre rivolto al padre, con voce serena ma decisa. Ora è maturo il tempo … e sento di avere tutto il diritto di rivelarti il mio malessere … pensando con fierezza a quanto può e deve fare un uomo libero e onesto. VOCE: (confuso) Ma fammi capire… Perche mi sto confondendo! … Vuoi dire che … non l’hai ammazzato … per compassione? TURI: No, non per compassione... Ma per cattiveria! VOCE: (c.s.) Non ti capisco… spiegati meglio! TURI: Perché ammazzandolo … gli avrei fatto, magari, un favore … perché gli avrei consentito di chiudere gli occhi senza soffrire … appagato e sazio di denaro e di potere, felice e contento della vita vissuta … senza dover pagare il debito con la società. VOCE: (irritato) Che cazzo vuoi dire, ah?! TURI: Voglio dire … che, da quando non ci sei più, quasi tutte le notti sono assillato dagl’incubi … VOCE: (interrompendolo) Vorresti dire che è la morte mia non vendicata … a non darti pace? TURI: No, no! … Sono le tante vittime dei nostri misfatti che reclamano giustizia … per tutte le angherie, i soprusi e le sofferenze subìte … la disperazione e le lacrime versate per il sangue ed i lutti patìti … VOCE: (stranito) Ma che fesserie vai dicendo, ah?! … Vorresti dirmi che ti stai dissociando dal passato? TURI: Ti sto dicendo quello che mi accade la notte … quando non riesco a prendere sonno. VOCE: (alzando la voce con rabbia) Ti stai inventando un sacco di minchiate per giustificare la tua vigliaccheria … TURI: (interrompendolo) Non sto inventando niente … e non l’ho fatto per vigliaccheria! SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA

VOCE: (c.s.) Perché non lo ammazzasti allora? TURI: (esasperato) Te l’ho già detto! … Come te lo devo ripetere, ah?! VOCE: (sarcastico) E fammelo capire meglio?! TURI: (c.s.) Perché la morte sarebbe stata poca cosa … per pagare tutti i crimini commessi … non l’hai capito? VOCE: Stai parlando come uno che è “fuori di testa”! TURI: No!... Sto parlando come uno che sa, come te, cosa teme più di tutto un cosiddetto “uomo d’onore”! VOCE: E cosa c’è di peggio? … Tu avresti dovuto dargli la morte a quel bastardo! TURI: No … non la morte, no! … Ma qualcosa di più terribile per uno come lui! VOCE: E cosa c’è di più terribile? TURI: La perdita della ricchezza e del prestigio … l’affronto di sentirsi spodestato e vedere la sua famiglia, quella vera, dibattersi tra pene ed angustie … com’è accaduto alle nostre vittime … e toccare con mano il fallimento di una vita vissuta male. VOCE: Vuoi dire che … a modo tuo … lo facesti … per vendetta?! TURI: (infastidito) Si! … Ma anche per un impulso irrefrenabile! VOCE: Quale impulso? … Perché parli così difficile con me?! TURI: (gridando) Per dare voce e corpo alla mia rabbia! VOCE: (c.s.) Torno a non capirti! TURI: La rabbia per avere detto sempre sì alle tue imposizioni … ad avere accettato come “totem” indiscussi i vostri concetti, le vostre parole-simbolo … onore, famiglia, amicizia, fratellanza, regole, legame di sangue … tutte parole roboanti … strumentalizzate ed umiliate per giustificare la vostra concezione tribale, i vostri riti di sangue e di morte! VOCE: (irritato) Tu parli come un pazzo … si vede che sei pieno di rabbia e di veleno! TURI: Hai ragione, sì! … L’ho fatto per obbedire alla rabbia che mi portavo dentro da sempre … Per liberare la voce che avevo sempre soffocato per paura di sembrare diverso … Per un sussulto di dignità … Per rinnegare e dissacrare il vostro contesto disumano, e far prevalere in me la sete di Giustizia e di Verità! VOCE: (interrompendolo, con disprezzo) Stai parlando come un lurido infame! TURI: Sto parlando come un uomo libero che cerca di riscattarsi da un passato infame! VOCE: (con voce tonante e autoritaria) Sei diventato peggio di una cosa fetente … un viscido verme … Vattene … non voglio più ascoltarti! TURI: (gridando) Tu non mi vuoi più ascoltare … ed io non ti voglio più parlare! Buio. Un fascio di luce illumina simultaneamente un altro angolo della scena. Zio Calò è seduto sulla poltrona di vimini, mentre fuma beatamente un sigaro. ZIO CALÒ: (rivolto ai suoi invisibili guardaspalle) Ciccio … Michele … fate entrare questo picciotto! Un altro fascio di luce illumina, e segue, Alfio che avanza a capo chino con atteggiamento rispettoso, quasi intimidito. ZIO CALÒ: (sorridendogli paternamente) Vieni avanti, non avere timore … che io meglio di un padre sono! ALFIO: (c.s.) Lo so, lo so … Ciccio mi ha parlato tanto bene di

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Vossia! ZIO CALÒ: (allargando le braccia benevolmente) E allora?! … Avvicinati … che ti voglio guardare bene in faccia. ALFIO: (eseguendo, un po’ rinfrancato) E poi, io so che di Vossia ne parlano tutti bene … pure mio padre, buonanima, ne parlava con gran rispetto … Ed era orgoglioso di fare parte della vostra famiglia. ZIO CALÒ: (con rabbia contenuta) Eh, sì! … Anch’io avevo rispetto per lui … È stato sempre fedele e leale con me … È stato un vero amico … pace all’anima sua. ALFIO: (accorato) Ma la pace ancora non ce l’ha … Zio Calò. ZIO CALÒ: (c.s.) Ma l’avrà presto, non dubitare! …In queste cose non bisogna avere fretta … bisogna dare tempo al tempo … per farle bene. (Pausa. Cambiando discorso) Ma parliamo di te … Ciccio mi ha detto che hai insistito tanto per incontrarmi … perché? … Che motivo c’è? ALFIO: (rinfrancato) Io vorrei … vorrei fare parte della vostra famiglia, con rispetto parlando. ZIO CALÒ: (con un sorriso ambiguo, seguito da un ampio gesto della mano) Ehhh! … Come corri … vacci piano! … Non è una cosa semplice, lo sai? ALFIO: Ma io mi sento pronto … e sono disposto a tutto. ZIO CALÒ: Questo non basta! … Ci vogliono tante altre cose … E poi sei ancora troppo giovane e sprovveduto … Devi ancora crescere! ALFIO: Ma io mi sento abbastanza grande … so tirare benissimo … Ciccio non gliel’ha detto? ZIO CALÒ: Me l’ha detto, me l’ha detto … Ma ce ne sono tanti come te, lo sai? … E poi, essere bravi con le armi non basta! ALFIO: Però so essere fedele come mio padre … ed è per seguire la sua volontà che sono qua, per mettermi a vostra disposizione … Vossia mi comandi e vi faccio vedere che cosa sono capace di fare! ZIO CALÒ: (si alza e si avvicina ad Alfio. Poi, poggiandogli una mano sulla spalla) Ma ti sembra proprio una cosa … così facile diventare un uomo d’onore? … Ti pare che basta fare una domanda … come si fa con le tessere dei partiti?! ALFIO: (compunto) No, no … lo so … non volevo essere irrispettoso. ZIO CALÒ: Ci sono regole precise per tutti, lo sai?! ALFIO: (c.s.) Certo che lo so! ZIO CALÒ: Regole che non si possono mai tradire, pena la vita … perché accettate sotto giuramento … Un giuramento che è come un patto di sangue eterno, lo sai? ALFIO: Sì, certo. ZIO CALÒ: E sai pure, allora, che per fare parte della “ Cosa nostra “ non basta la decisione di una sola persona … ALFIO: Lo so. ZIO CALÒ: … ma che ci vuole anche il consenso di tanti altri amici che contano? ALFIO: Tutte queste cose le so … perché me le aveva già spiegate mio padre. ZIO CALÒ: E, allora, sai pure che prima di tutto c’è un duro tirocinio da fare … sai anche questo vero?! ALFIO: Certo, certo … ed io sono qua per questo. ZIO CALÒ: Bravo! … E allora non devi avere fretta … deciderò io quando sarà il momento di presentarti alla famiglia … Intanto t’affiderò a don Filippo, “il professore”, che t’insegnerà come stare nella società, come comportarti con la legge e con tutti gli altri… Insomma, tutto quello che serve … a un vero picciotto che vuole fare strada. ALFIO: (ingenuamente) Ma … “il professore “ che fa parte della famiglia?

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ZIO CALÒ: (riprendendolo, come se l’avesse colto in fallo) Ah, ah, ah! … Cominci male?! ALFIO: (c. s.) Perché … che ho detto di male? ZIO CALÒ: (alzando un dito, serio e compunto) Prima regola: non fare mai domande indiscrete o curiose … hai capito? … Mai! ALFIO: (attonito) Certo … certo … mai. ZIO CALÒ: E seconda regola: non rispondere mai a domande che riguardano le questioni di famiglia … Mai, hai capito? ALFIO: Ho capito. ZIO CALÒ: (dandogli una pacca sulla spalla) Bravo! (torna a sedersi) … Ma tu, dimmi ora, con tutta sincerità … perché vuoi fare parte della famiglia? ALFIO: (come se si stesse confessando) A Vossia lo posso dire … Perché vorrei essere io a vendicare mio padre. ZIO CALÒ: (riprendendolo, come prima) Alt! … Terza regola: le cose che riguardano la famiglia non deciderle mai di testa tua … Mai! ALFIO: (contrito) Vi chiedo perdono … ma la rabbia mi brucia troppo. ZIO CALÒ: Lo so, lo so … E tu credi cha la mia rabbia sia meno di quella tua? ALFIO: Vi credo. ZIO CALÒ: E poi … Lo sai che non spetta a te il compito di farlo, vero? … A proposito?!...Tuo fratello, tuo fratello Turi che fa? … I miei picciotti dicono… che da tanti giorni non s’è più visto in giro. ALFIO: Di mio fratello è meglio non parlarne. ZIO CALÒ: Perché? … Che cos’è successo? ALFIO: Niente … si è messo a fare discorsi strani. ZIO CALÒ: Che tipo di discorsi? ALFIO: Dice che vuole cambiare vita! ZIO CALÒ: (pensieroso) Ah, si?! ALFIO: A casa mia, l’altro giorno, abbiamo avuto una brutta discussione … abbiamo pure litigato. ZIO CALÒ: (c.s.) Ah, si?! ALFIO: Mia madre s’è presa una grande arrabbiatura … non l’avevo mai vista così infuriata … L’ha cacciato via di casa! ZIO CALÒ: (preoccupato) Questo non mi piace. ALFIO: Mi ha proibito di considerarlo come fratello … mi ha detto che non devo più cercarlo … e neanche di parlargli … Insomma è come se non esistesse più per noi! ZIO CALÒ: (alzandosi, inquieto) No, questo non mi piace davvero… è proprio sbagliato. ALFIO: (disorientato) Non capisco. ZIO CALÒ: Capisco io … e questo deve bastare a te e a tua madre! ALFIO: (c.s.) Ma... io … ZIO CALÒ: Ascoltami bene! … Devi dire a tua madre che dovete subito recuperarlo, hai capito?! ALFIO: In che senso? ZIO CALÒ: (alterato) Avete fatto una minchiata … Se quello si sente abbandonato, isolato … può diventare un cane sciolto… e andare fuori di testa, mi capisci?! ALFIO: Che vuol dire … andare fuori di testa? ZIO CALÒ: Tua madre lo capirà … Portale questo mio consiglio … e dille che ci tengo molto … e che bisogna farlo subito, hai capito? ALFIO: Come vuole vossia. ZIO CALÒ: E allora corri da tua madre … Dille di fare quello che ti ho detto, spicciati! … Dille che questa cosa è importantissima … che dovete subito cercarlo e farlo tornare a casa … facendo subito pace, hai capito? … Vai! ALFIO: (si avvia lentamente, a testa china) Subito. 736/737 - 2011


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ZIO CALÒ: (richiamandolo) Ah, dimenticavo … avvicinati! ALFIO: (eseguendo) C’è altro? ZIO CALÒ: (mette la mano all’interno della tasca e ne trae una busta) Tieni … questa è per tua madre… Dille che non deve avere nessun problema, che non deve preoccuparsi di niente … perché provvederò io a tutto quello di cui ha bisogno … capito?! ALFIO: (prende la busta) Sì … grazie …grazie! ZIO CALÒ: E ora vai … Dille che verrò a trovarla tra qualche giorno. ALFIO: Come vuole vossia … vi bacio le mani. (si avvia) Buio. Le note di una canzone d’amore siciliana (di Rosa Balistreri o Rita Botto) si diffondono nell’aria, mentre le luci cominciano ad illuminare gradualmente un angolo del tinello di campagna dove si è rifugiato Turi. Poco dopo, mentre la musica tende a svanire, entrano in scena Mariuccia e Turi, visibilmente trafelati. MARIUCCIA: Perché mi hai portato qui di nascosto … in piena campagna? TURI: Per proteggerti … e stare al sicuro. MARIUCCIA: Ma proteggermi da chi … cos’è tutto questo mistero? … Sono tre giorni che ti cerco come una pazza … e poi tu spunti all’improvviso e mi porti qui in fretta e furia … perchè, si può sapere? TURI: (imbarazzato) Ho avuto il telefonino guasto. MARIUCCIA: (ansiosa) Nessuno mi sapeva dire dov’eri … che ti è successo? TURI: Niente! MARIUCCIA: Come niente? TURI: Te l’ho detto … non mi ha funzionato il telefonino. MARIUCCIA: Non ti credo … non mi convinci! TURI: Devi credermi … è così! MARIUCCIA: Ho telefonato a tua madre … ma mi ha risposto in modo strano. TURI: In che modo? MARIUCCIA: Mi ha detto: “Niente so … e niente voglio sapere”! … Che vuol dire? TURI: Non lo so. MARIUCCIA: Anche tuo fratello mi ha risposto male. Mi ha detto che lui non ti conosce nemmeno … e che non vuol sentire più neanche il tuo nome! … Vuoi dirmi che diavolo è successo? TURI: Lascia perdere … non ha importanza. MARIUCCIA: Ah, no?! … Non ha importanza? … Il fatto che io sia stata tre giorno in pena per te, non ha importanza? TURI: Non volevo dire questo!... L’altro giorno volevo chiamarti perché ero troppo triste … Stavo ascoltando la nostra canzone preferita … te la ricordi? MARIUCCIA: Non è tempo di ricordi ora! … Non cercare di rabbonirmi … Ho il cuore troppo angustiato … Voglio sapere cosa ti è successo … Voglio sapere la verità! TURI: La verità è … che ho avuto una grossa lite con mia madre e mio fratello … c’è stata una rottura definitiva … e sono dovuto andare via … lasciando la casa per sempre. MARIUCCIA: E dove sei andato? TURI: Qui, in campagna … per riflettere … E da tre giorni mi sto macerando dentro … per trovare la forza di rovesciare le menzogne che ti hanno nascosto la verità... per questo sono venuto a prenderti. MARIUCCIA: Quale verità? TURI: L’altra … Quella vera, quella che tu ignori.

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MARIUCCIA: Non ti capisco … mi stai confondendo le idee. TURI: La verità è tutta dentro quella lite … capisci? MARIUCCIA: No … non capisco. TURI: Capirai quando saprai che finora, da me, hai avuto solo menzogne. MARIUCCIA: (disorientata) Ma che dici? TURI: Dico che ti ho mentito, Mariuccia … Ti ho mentito per amore … e per amore, adesso, trovo la forza di confessarti tutte le mie colpe. MARIUCCIA: (angosciata) Ma di quali colpe parli? … Tu sei la mia luce, la mia vita, Turi … tu sei il mio grande amore! TURI: Ma non può essere tanto grande … quanto quello che io nutro per te. MARIUCCIA: Non puoi dirlo, no … tu non sai quello che significhi “tu” per me. TURI: Si, lo so … Ed è di questo, ora, che voglio parlarti … Per dirti cose che avresti dovuto sapere prima … e che non ho mai avuto il coraggio di rivelarti. MARIUCCIA: (preoccupata) Non mi piace questo discorso! Turi si agita, viene in proscenio, e compie strani passi, visibilmente tormentato. Si passa, più volte, la mano sul viso e sui capelli. Parla a sbalzi, con inquietudine, cercando di essere franco e persuasivo. TURI: (teneramente) Ascoltami Mariuccia … Questi tre giorni di riflessione mi sono serviti per fare un lungo esame di coscienza … e guardare a fondo dentro di me … scrutando spietatamente nella mia vita … alla ricerca di qualcosa di buono a cui aggrapparmi … Per trovare un … un angolo di luce … un appiglio di speranza … che mi indicasse la strada verso un possibile futuro … Ma non ho trovato niente di buono … niente di tutto quello che ho vissuto è risultato degno di qualcosa di buono … niente … niente … niente … Tranne te! … Capisci?! MARIUCCIA: (disorientata) Non … non capisco! TURI: (c.s.) Tu sei stata l’unica cosa buona e bella della mia vita, capisci?! MARIUCCIA: (c.s.) Ma … TURI: (c.s.) Tu sola, finora, sei riuscita a tenere in vita tutti i miei sogni … la mia voglia di libertà … le mie fantasie … Tu hai rappresentato l’unico approdo di vita felice. MARIUCCIA: (interrompendolo) Ma perché mi parli così? … Non ti capisco più! TURI: Non capisci perché non conosci la verità. (Pausa) Non hai finito di dirmi che volevi conoscere la verità? MARIUCCIA: (con voce flebile) Sì. TURI: Ebbene … la verità sta in un’altra vita che ti ho nascosto. MARIUCCIA: (ansiosa) Quale vita? TURI: (prima tentennante, poi duro e determinato) Quella … quella di “picciotto malavitoso”! MARIUCCIA: (interrompendolo d’impeto) Non è vero! TURI: È invece, si! … Facevo parte della Cosca dello Zio Calò … Lo sai chi è? MARIUCCIA: (concitata) Si … ne ho sentito parlare a scuola … durante una conferenza … Ma tu dimmi che non è vero … che stai scherzando?! TURI: No … non sto scherzando. MARIUCCIA: (incredula) Ma … ma com’è possibile? TURI: È stato mio padre a volerlo … Lui era un suo “compare” … e voleva che diventassi anch’io un … un “pezzo grosso della famiglia” diceva … per fare una “montagna di denari” e godermi la vita! 736/737 - 2011


MARIUCCIA: (c.s.) Non ci posso credere! … E tu …? TURI: Io sono stato così vigliacco da non sapermi opporre … Ma ero ancora un ragazzo … ed ero spaventato del futuro … non sapevo cos’altro fare. MARIUCCIA: Ma … potevi farti aiutare da tua madre, no?! TURI: Quella era più fanatica di mio padre … era più accanita di lui. MARIUCCIA: (interrompendolo) Ma quando sei cresciuto … avresti potuto … TURI: Quando sono cresciuto era già troppo tardi … Avevo fatto cose orribili … ed ero immerso in una “faida infernale” fino al collo. MARIUCCIA: (angosciata) Dio mio … ma come hai potuto … come hai potuto mentirmi … illudermi in questo modo … raccontarmi tutte quelle bugie? (scoppiando in lacrime) Come hai potuto farmi una cosa simile? … Come?! TURI: (implorante) Perdonami, ti prego … non fare così Mariuccia, ti supplico … non angustiarti … non sai come mi sento anch’io in questo momento. MARIUCCIA: (c.s.) Perché … perché? TURI: Perché non ne ho mai avuto il coraggio! … Per paura di perderti … di perdere il tuo amore … l’unico asilo di pace e di gioia che mi restava … La sola speranza di far rivivere i sogni cullati da ragazzo. MARIUCCIA: (c.s.) E come credevi di farli rivivere, eh?! TURI: Cercando di uscire prima o poi da questa situazione, come sentivo di fare da tempo, dentro di me … lottando disperatamente con la mia coscienza. MARIUCCIA: (c.s.) E perché me ne parli soltanto ora? TURI: Perché soltanto ora ho trovato il coraggio … e la ragione … di quello che avrei dovuto fare da tempo. MARIUCCIA: (c.s.) Perché solo ora? TURI: Perché nulla più mi tiene, ora, legato a quell’inferno … dopo l’assassinio di mio padre. MARIUCCIA: (perplessa) Vuoi dire che …?! TURI: Si … anche questo ti avevo nascosto … Quell’uomo trovato, una settimana fa, assassinato brutalmente dentro la sua auto … era mio padre. MARIUCCIA: (con voce strozzata) Oh, mio Dio! TURI: E devo a lui ora, paradossalmente, la decisione di uscire per sempre da quell’abisso … per cercare di rinascere in un altro luogo… quale che sia … ma libero dal peso opprimente del mio passato. MARIUCCIA: E cosa stai pensando di fare? TURI: Ho già parlato con un avvocato … Mi recherò con lui da un Giudice, per raccontargli tutto quello che so. MARIUCCIA: E che succederà? TURI: Non lo so! … (risoluto) Ma qualunque cosa accadrà … mi sentirò più leggero … e andrò incontro al mio destino senza paura. MARIUCCIA: (indignata) Al tuo destino?! … E a me non pensi? TURI: Tu sarai sempre nei miei pensieri, Mariuccia … non potrò mai dimenticarti! … Ma tu invece sì … dovrai scordarti di me! MARIUCCIA: (concitata, avvicinandosi per accarezzarlo) Ma che dici?! … Io non potrei vivere senza di te … Voglio seguire la tua sorte … Può darsi che i Giudici capiranno la tua situazione e che … TURI: (interrompendola, con rabbia) No, no, no! … Così non mi aiuti … Mi rendi la vita più difficile … mi fai precipitare in un altro inferno, lo vuoi capire? … Io ho bisogno di saperti al sicuro, viva e serena … senza correre pericoli! … Se mi ami davvero devi fare come ti dico … Devi dimenticarmi, porco giuda! … Nessuno dovrà mai sapere di questo nostro legame, hai capito? MARIUCCIA: (ingenuamente) Ma perché? TURI: Perché tu non conosci quel mondo! … Quelli, appena sapranSPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA

no quel che ho fatto, cercheranno di vendicarsi in ogni modo … e se scopriranno che sei stata la mia ragazza … non avrai scampo! MARIUCCIA: (sgomenta) No, no … non è possibile! TURI: È la loro legge … sono spietati come belve … e non perdonano gli “sgarri”! MARIUCCIA: (con un groppo in gola) No, non voglio perderti … no! TURI: (teneramente) Tu non mi perderai mai, perché io ti starò sempre vicino … col cuore e con la mente (l’accarezza dolcemente). MARIUCCIA: (in lacrime) E che vita sarà la mia senza di te? TURI: (c.s.) Non piangere Mariuccia, ti prego! … Non rendermi il futuro impossibile … aiutami! MARIUCCIA: (c.s.) E quale futuro possibile potrò avere io, eh?! TURI: Quello che i tuoi giovani anni ti spianeranno … con o senza il ricordo di me. MARIUCCIA: (c.s.) Io non potrò mai dimenticarti. TURI: Neanch’io. MARIUCCIA: (c.s.) Tu sei stato il mio primo amore … e voglio che sia l’ultimo. TURI: Non parlare così … sei ancora giovane … vedrai … ci penserà il tempo a sanare le ferite. MARIUCCIA: (c.s.) No … questa non si sanerà mai. TURI: (suadente) Ascoltami Mariuccia … Io ho più esperienza di te … Fai come ti dico! … Tu devi continuare la scuola, completare gli studi e prenderti il diploma o anche la laurea per cercare un lavoro onesto … pensando ad un futuro diverso. MARIUCCIA: (interrompendolo, accoratamente) Io non so immaginare un futuro senza di te … lo vuoi capire? TURI: Il futuro ti verrà incontro lo stesso … e tu dovrai essere pronta ad affrontarlo … Perciò ascoltami, ti prego … fai quel che ti dico se mi ami d’avvero! MARIUCCIA: (piagnucolando) Mi chiedi di rinunciare a te … alla vita che volevo … all’amore vero?! TURI: Sì … ti chiedo questo, per aiutarmi ad andare avanti … per darmi il coraggio di cui ho bisogno in questo momento. MARIUCCIA: (disperata e irragionevole) Ma perché … perché?! TURI: Te l’ho detto il perché! MARIUCCIA: (lamentevole) Oh, Turi …Turi! TURI: Non voglio dannarmi l’anima per sempre … sapendoti in pericolo per colpa mia! MARIUCCIA: (c.s.) E che ne sarà di me …della mia anima? TURI: Sarà in pace anche la tua vedrai! … Vedrai che, col tempo, avrai modo di conoscere qualche compagno di scuola … qualche bravo ragazzo … che saprà farti felice. MARIUCCIA: (c.s.) Nessuno potrà rendermi felice … Io ti ricorderò … TURI: (interrompendola) Anche il ricordo vedrai … anche il ricordo di questi giorni sbiadirà lentamente, lasciandoti dentro il vago sentore … di un’esperienza sbagliata. MARIUCCIA: (comincia a singhiozzare) Io non potrò mai dimenticarti, ricordatelo … perché ti ho amato e ti amerò sempre … per tutta la vita! TURI: Anch’io, Mariuccia … anch’io vivrò pensando sempre a te, per trovare la forza, ogni giorno, ogni ora, di affrontare il futuro … cullandomi nel sogno di questo nostro amore impossibile. MARIUCCIA: (scoppiando in un pianto irrefrenabile) Turi … Turi … cuore mio! TURI: (con voce strozzata dall’emozione) Mariuccia … fiato dell’anima mia! (Si abbracciano disperatamente).

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Buio. Un angolo della casa di Agata, illuminata debolmente. AGATA: (aggirandosi per la casa, nervosa) Hai parlato con tuo fratello? ALFIO: (seduto ad un tavolo, bevendo birra) Sì … ma non ne vuole sentire. AGATA: Maledetto! ALFIO: Non vuole tornare … dice che sta riflettendo e vuole rimanere solo. AGATA: (stranita) Sta riflettendo?! … E cosa vuol dire? ALFIO: E che ne so?! AGATA: E ora cosa diremo allo Zio Calò? ALFIO: Non ti preoccupare … ci penso io … Io so come fare. AGATA: (cocciuta) Tu devi convincere tuo fratello a ritornare. ALFIO: Non c’è verso … non ne vuole sapere! … Come te lo devo dire? AGATA: E allora … che dobbiamo fare secondo te? ALFIO: Allora stai tranquilla … lascia fare a me. AGATA: (alludendo a Turi) Quel disgraziato ha la testa dura come il marmo! ALFIO: Lascia stare, ti dissi … io so come prenderlo! … L’ho già convinto che la tua sfuriata non è stata una cosa seria, che si è trattato di un fatto nervoso … Che sei stata presa da un attacco isterico, insomma! AGATA: (risentita) Ma quale attacco isterico? ALFIO: Lascia perdere … Gli dissi così tanto per dire … Gli feci capire, poi, che tu, in fondo in fondo, gli vuoi ancora bene… che non gli vuoi male … e che l’aspetti in casa a braccia aperte. AGATA: E ti ha creduto? ALFIO: Certo! … Io sono bravo in queste cose … E poi l’ho abbracciato forte forte, come ai tempi beati … e ora si fida di me. AGATA: (ancora più inquieta) Si, ma … stando lontano … tu come fai a controllarlo, eh?! ALFIO: Non c’è problema … io so dove trovarlo. AGATA: Perché … non sta più con tuo nonno? ALFIO: No … il nonno gli ha trovato un posto più sicuro. AGATA: (con stizza) Quel pezzo di rimbambito … l’ha sempre protetto… ha avuto sempre un debole per lui! ALFIO: Ma non c’è problema t’ho detto… perché ti preoccupi? AGATA: Ehhh … perché … perché … lo so io perché! ALFIO: (con un mellifluo sorrisetto) Io so dove trovarlo … non ti preoccupare … so dove si è rintanato … conosco il posto. AGATA: (rincorata) Bravo! … Sei diventato troppo furbo … così mi piaci! ALFIO: Ma che ti sembravo ancora ragazzo? … Ora sono cresciuto, madre … Sono diventato grande, lo capisti finalmente? AGATA: Si … me ne sto accorgendo … Ma ora devi stare attento … devi saperti destreggiare bene. ALFIO: Non ti preoccupare… Che so tenere la testa sulle spalle, io! AGATA: (di nuovo inquieta) E allora non perderlo di vista a Turi … Bisogna controllarlo ogni giorno, sapere tutto quello che fa … e, se possibile, anche quello che pensa … Perché quell’altro… lo Zio Calò … vuole sapere uno di tutto … senza trascurare niente … Lo vedo troppo preoccupato … E pure io sono preoccupata! ALFIO: Non avere preoccupazioni … io proprio questo sto facendo. AGATA: Bravo! … Così deve fare un picciotto esperto! ALFIO: Ma poi, dico … perché preoccuparsi tanto? AGATA: Come perché?… Ma allora non sei ancora cresciuto abbastanza?

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ALFIO: Ma che c’entra, ma’? AGATA: Quello, lo Zio Calò, teme che tuo fratello possa perdere la testa, fare qualche pazzia … lo capisci? … E anch’io ho paura, che ti pare! ALFIO: (afferrando subito l’allusione) Hai paura che …?! (alzandosi) Ma no, non è possibile … Turi non sarebbe capace di farlo! AGATA: Sì che sarebbe capace! … Quello… ha la testa “sballata” oramai … e uno che si trova in quelle condizioni può essere capace di tutto. ALFIO: No, no, non ci credo … non potrebbe rinnegare il nostro sangue … non potrebbe mai diventare una cosa fetente … uno schifoso infame! AGATA: E come puoi esserne sicuro, eh? ALFIO: (fiero) Perché porta il nostro cognome, quello di mio padre … e non può infangare la nostra origine! AGATA: Ma non lo sentisti come ha parlato l’ultima vota, eh?! … Te lo sei dimenticato quello che disse? ALFIO: Quella fu una crisi di nervi! … Era troppo infuriato … Non credo che tutte le cose che disse erano vere … non credo che li pensasse. AGATA: Certe cose non si dicono tanto per dire … Lui era convinto di quello che diceva. ALFIO: Era troppo agitato, tormentato … e mi sembrò pure impaurito delle conseguenze … No, no, non lo faccio capace di tanto … non può essere! AGATA: Ma noi dobbiamo cautelarci, in ogni modo! … Perché io ho paura di quello che potrebbe accadere … Ho paura della reazione che potrebbe avere lo Zio Calò e della furia dei suoi picciotti! … (angosciata) Ho paura soprattutto per te, lo capisci? ALFIO: (confortandola) Tu non devi avere paura di niente … perché io so come proteggere te e me … mi so difendere bene, non ti preoccupare. AGATA: No, tu ti sbagli … perché quando quelli decidono di liberarsi di una persona … niente e nessuno li può fermare. ALFIO: (tranquillizzandola) Ma perché pensi a queste cose brutte? … Lo so, lo so cosa vuoi dire … ma questo succede quando qualcuno sgarra … ed io finora ho rigato sempre dritto, non ho mai sgarrato … e non ho nessuna intenzione di farlo … perciò togliti questi brutti pensieri dalla testa. (va incontro a sua madre per abbracciarla) Vieni qua … abbracciami … e non pensare più a queste cose! Si sente suonare il campanello della porta d’ingresso. AGATA: Hanno suonato … vedi chi è? ALFIO: (esce dalla quinta per rientrare poco dopo con Zio Calò) Prego … prego … accomodatevi Zio Calò! AGATA: (sorpresa) Oh, che bella improvvisata! ZIO CALÒ: (visibilmente contrariato) Salutiamo… Agata. AGATA: (congiungendo le mani con gioia) Quant’onore … quant’onore! ZIO CALÒ: (duro) Lasciamo stare i complimenti … che proprio non è il caso. AGATA: (improvvisamente turbata) Ma perché mi rispondete così? … Che succede? … Non conta più niente la nostra amicizia … e la fedeltà del mio povero marito, buonanima?! (si fa la croce). ZIO CALÒ: Non dubitare Agata, che io so distinguere tra i buoni e i “ fetenti “ … e non mi dimentico mai del passato! AGATA: Ma … allora … ch’è successo? ZIO CALÒ: (arcigno e minaccioso) È successo … che si è creata una situazione … assai delicata e pericolosa! 736/737 - 2011


AGATA: (portandosi la mano alla bocca) Oh, madonna mia santissima … e di che si tratta? ZIO CALÒ: (indicando con disistima Alfio) Ti mandai a dire con questo “bello scampolo” di fare la pace e di controllare bene tuo figlio Turi … (sprezzante) quell’altro “bel galantuomo”! ALFIO: (risentito) Ed io così ho fatto! … Qua c’è mia madre che lo può giurare! AGATA: Vero è … lo giuro sulla tomba della buonanima! ZIO CALÒ: (ironico) Ah, si?! … E com’è che non si trova più … e che non è qui con voi?! ALFIO: Perche è testa dura … voi lo conoscete com’è fatto. AGATA: (concitatamente) Mio figlio Alfio dice la verità … lui c’è stato a trovare Turi e gli ha parlato un sacco di tempo … gli ha chiarito tutto … e gli disse anche che mi ero pentita della litigata … che gli volevo ancora bene … e che l’aspettavo a braccia aperte! ZIO CALÒ: (c.s.) E allora? ALFIO: Ma quello, Turi, ha una testa di mulo … non vuole sentire ragioni … Mi ha detto che vuole stare solo … per riflettere. ZIO CALÒ: (con uno scatto di nervi) Riflettere un cazzo! ALFIO: (rassicurante) Ma non c’è problema zio Calò… perché vi arrabbiate? … Penso che tra qualche giorno tornerà a casa … ne sono sicuro. ZIO CALÒ: (sarcastico) Ahh … ne sei proprio sicuro? ALFIO: Certo! ZIO CALÒ: (redarguendolo) Male! … Cominci male il tuo tirocinio, caro Alfio … troppo male! ALFIO: (risentito) Ma che state dicendo … zio Calò? … Io, con rispetto parlando, non ho bisogno di lezioni … Io so come devo comportarmi. ZIO CALÒ: (ironico) Ah, bravo! … E sai pure, allora, che quel bel “galantuomo” di tuo fratello non si trova più nella campagna di tuo nonno? ALFIO: Certo che lo so? … Ma voi, perdonatemi zio Calò, come fate a sapere che …? ZIO CALÒ: Perché c’era qualcuno che ti … “osservava”! … Perché, il tirocinio, da noi, viene sempre controllato da qualcuno. ALFIO: (sorridendo) Allora ve la dovreste prendere col … “controllore”! ZIO CALÒ: (incollerito) Che fa’mi sfotti? AGATA: Non ci fate caso zio Calò … ancora ragazzo è! … (riprendendo Turi) E tu … chiedi subito scusa! ALFIO: (contrito) Scusatemi zio Calò … non volevo mancarvi di rispetto. ZIO CALÒ: Lascia perdere … e riprendiamo il filo del discorso! (pausa) Che cosa volevi dire con quella battuta? … Volevi fare lo spiritoso? ALFIO: No, no … non parliamone più. ZIO CALÒ: E, invece, ne dobbiamo parlare ancora … perché mi devi spiegare come mai non si trova più in casa di tuo nonno … e che nessuno sa più dove si trova! ALFIO: (con un sorriso di soddisfazione) E chi ve l’ha detto che non lo sa più nessuno? ZIO CALÒ: Cosa vuoi dire? ALFIO: Voglio dire che io non sono così “minchione” come qualcuno crede … zio Calò. ZIO CALÒ: (intuendo improvvisamente la risposta) Vorresti dire che …? ALFIO: Ma certo … certo che lo so … l’ho visto ancora ieri! ZIO CALÒ: (accusando il colpo) Ah! … Bene … Bravo. ALFIO: Io … quando prendo un impegno … zio Calò … lo mantengo! SPECIALE SCUOLA REGIONE SICILIA

Pausa. Zio Calò passeggia lentamente, assillato da un pensiero fisso. Agata ed Alfio si guardano manifestando una certa inquietudine. ZIO CALÒ: (con tono grave e sibillino) Questo però non risolve la questione! AGATA: Ma cos’è successo … che problema c’è? … Diteci cosa dobbiamo fare. ZIO CALÒ: Sta succedendo una cosa troppo grave e fastidiosa … che né io, né la famiglia tutta possiamo sopportare. ALFIO: Di che si tratta? ZIO CALÒ: (astioso) Quello … quella cosa “fetente” di tuo fratello … ha perso la testa. AGATA: (rivolto ad Alfio) Che ti dicevo, ah?! ALFIO: Che ha fatto? ZIO CALÒ: (c.s.) Stamattina … è stato visto, assieme ad un avvocato, al Palazzo di Giustizia. AGATA: (portandosi le mani alla bocca) Oh, vergine santissima! ALFIO: (allibito) Al Palazzo di Giustizia? … E che c’è andato a fare? ZIO CALÒ: (adirato) E che ci si va a fare al Palazzo di Giustizia, ah?! … Non lo capisci? ALFIO: (disgustato) Volete dire che quel … quell’infame è andato da qualche Giudice per …?! ZIO CALÒ: (nervoso) Non lo so … per questo è importante che lo rintracci … che lo veda subito, capito?! … (perentorio, rivolto ad Alfio) Perciò voglio che mi porti da lui! AGATA: (intimorita) Lo faremo … non dubitate! … Domani … ZIO CALÒ: (minaccioso) Non “domani” … ma subito! AGATA: (perplessa) Ma ora non è tardi? … È quasi notte e … Turi potrebbe insospettirsi! ZIO CALÒ: (c.s.) Non m’interessa un cazzo se Turi s’insospettisce! … Non c’è tempo da perdere … Voglio sapere subito che minchia c’è andato a fare, questo lurido infame, al Palazzo di Giustizia… e con chi ha parlato! (torvo) … Voglio che me lo consegniate subito! … Sono stato chiaro, Agata? ALFIO: (con uno sguardo d’intesa con la madre) Va bene … subito! AGATA: Verrò anch’io! … Ve lo consegneremo … state tranquillo! Buio assoluto. Breve stacco musicale, preferibilmente cupo ed un po’ inquietante. Allineati, quasi sul proscenio, in linea orizzontale ed opportunamente distanziati, si trovano: da un lato, Agata, Alfio e Zio Calò e dall’altro, completamente isolato, Turi. La scena rimane immersa nel buio per alcuni minuti. Poi, un fascio di luce, di volta in volta, illuminerà i vari personaggi nel momento in cui parlano, per ripiombare, subito dopo, nel buio. Tutti rimangono immobili davanti al pubblico, come fossero solo voci senza corpo. Soltanto le loro parole sembrano essere l’unico emblema del loro sentire. ALFIO: Turi aprimi … sono io! TURI: Così tardi? … Che novità c’è! ALFIO: C’è nostra madre … che ti vuole vedere. TURI: E che motivo c’è? AGATA: Ti voglio guardare in faccia. TURI: E che fa’… te la sei scordata? AGATA: Quella che mi ricordavo … non la riconosco più. ALFIO: Che fa’… non apri? TURI: Apro, apro! … Sento che avete fretta.

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AGATA: Con me … c’è pure lo Zio Calò … che ti vuole parlare. ZIO CALÒ: Ti saluto Turi! TURI: Che vuol dire questa visita? AGATA: È quella che necessita... per la verità. ZIO CALÒ: Ho bisogno di parlarti. TURI: E di che cosa? ALFIO: Tu dovresti saperlo. AGATA: (ad Alfio) Stai zitto tu … lascia parlare lo Zio Calò. TURI: Giusto! … Lascia parlare lo Zio Calò … Tu non conti niente Alfio, non l’hai ancora capito? AGATA: (a Turi) Tu, invece, avevi capito tutto … ma poi ti sei scordate le regole più importanti. TURI: Quali regole? AGATA: Quelle della famiglia … compresa quella di onorare il padre. TURI: Lascialo in pace … almeno ora che non c’è più. AGATA: Sei tu che … non vuoi dargli la pace che gli spetta. TURI: Tu non sai di cosa parli … Non sai cosa sia la pace vera … perché sei divorata da un male antico che ti ha rubato l’anima. AGATA: Sta’zitto tu … figlio degenerato! TURI: Ma tu sei la madre … che lo partoristi. ALFIO: (a Turi) Rimangiati quello che hai detto! ZIO CALÒ: (autoritario) Adesso basta … calmatevi tutti e tre! Silenzio. AGATA: Andiamo al sodo, zio Calò. ZIO CALÒ: Io sono venuto per avere un chiarimento, Turi. TURI: Conosco questo tipo di chiarimento … so come comincia e quando finisce … Ma io non devo dare chiarimenti a nessuno … tranne che alla mia coscienza! ZIO CALÒ: Ti sbagli Turi … tu ne devi uno speciale anche a me. AGATA: È il chiarimento che voglio anch’io. TURI: E che bisogno c’era di portarti dietro lo Zio Calò? AGATA: Perché lui sa come fare … per conoscere la verità. TURI: Per questo mi affidi alle sue cure? AGATA: Sì … perché sento che è la cosa giusta. TURI: Ma come hai potuto farmi questo? AGATA: E tu allora? TURI: (con accorato rimpianto) Mi chiamavi con un dolce sorriso … “a me criatura”, la tua creatura … E mi accarezzavi e coccolavi ogni mattina … al mio risveglio … ricordi? AGATA: (dura) Era un altro tempo. TURI: Come hai potuto abbandonare il frutto del tuo amore, della tua carne, del tuo sangue … al giustiziere di turno?! AGATA: Tu non sai niente del sangue della nostra famiglia. ZIO CALÒ: Finiscila Turi … non fare il tragediatore! AGATA: Non perdiamo tempo, Zio Calò. ALFIO: I picciotti aspettano. ZIO CALÒ: Hai sentito Turi?... Bisogna andare! TURI: E c’era bisogno di portarvi i picciotti appresso? ZIO CALÒ: La verità ha bisogno di testimonianze. TURI: Avete ragione … è quello che penso anch’io. AGATA: No … tu pensi ad altro. TURI: Io penso a tutto il mio passato. AGATA: Tu pensi solo a te stesso … e dimentichi tuo padre. TURI: Penso anche a lui … e a come liberarmi dal demone del male. AGATA: (esacerbata) Tu sei per noi il male assoluto … miserabile Giuda! ZIO CALÒ: Lascia perdere Agata … calmati. AGATA: Io ve lo consegno … è vostro!

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TURI: Mi consegni al carnefice? AGATA: Sia fatto quello che è giusto fare. TURI: Ma come puoi, tu, madre senza cuore … fare una cosa simile? ZIO CALÒ: (perentorio) Finiscila Turi! …. Non incanti più nessuno con queste tue manfrine … Io, te l’ho detto, voglio solo conoscere la verità sul tuo comportamento. TURI: E cominciate allora! ZIO CALÒ: Non qua … non è il posto adatto. TURI: E quale sarebbe il posto “adatto”?! ZIO CALÒ: Tu lo conosci bene. TURI: (timoroso) Il “Santuario”? ZIO CALÒ: (cinico) Vedi che lo conosci? TURI: (terrorizzato) Nooo … non potete farmi questo! ZIO CALÒ: Dipenderà da te. AGATA: Lui saprà come farti ragionare. TURI: (rivolto alla madre) Ma tu … non provi vergogna, ribrezzo?! AGATA: No … tuo padre capirà! TURI: Mio padre ha già capito … sei tu che non capirai mai. AGATA: Capirò anch’io, allora, quando l’avrò raggiunto. ZIO CALÒ: Stiamo perdendo tempo … andiamo Turi. TURI: (cercando di resistere) Al “Santuario” no! ZIO CALÒ: Tu conosci le regole. TURI: Non vengo là! ZIO CALÒ: Sì che verrai … non puoi sottrarti. TURI: Interrogatemi qua, se volete … ma al “Santuario” no. ZIO CALÒ: Non insistere Turi … non mi costringere a fare cose contro le regole. TURI: Io non le riconosco più. ZIO CALÒ: Ma io devo rispettarle … e tu sai che l’ho sempre fatto. TURI: Potete farlo anche ora, qua. ZIO CALÒ: No … perché la verità, ti ho detto, ha bisogno di testimonianze … ed i picciotti t’aspettano per questo … perché anche loro devono “sapere e imparare”! ALFIO: (a Turi, con disistima) Non hai neanche il coraggio di guardarli in faccia i “veri picciotti” … vergognati! ZIO CALÒ: (ad Alfio, rassicurante) Li guarderà … li guarderà! … (rivolto a Turi, minaccioso) Vero?!... Perché se no … saranno loro a venirti a prendere … e tu sai come! TURI: Nooo! AGATA: (con tono duro e perentorio) Fate quello che dovete fare, Zio Calò… Non lo sopporto più … Portatevelo via! Agata volta le spalle al pubblico e si avvia, lentamente, verso il fondo della scena. Nel medesimo tempo, dal buio che l’avvolge, si alza la voce di Turi. TURI: (prima piano, poi gridando con tutto il fiato che ha in gola) No, nooo … maledetta bastarda … Bastardaaa!!! Buio. Copyright 2011 by C.A.M.A. sas – Sipario Edizioni Milano

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