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mici di Gesù Crocifisso A Rivista del Movimento Laicale Passionista “Amici di Gesù Crocifisso”

In caso di mancato recapito inviare al CPO di Macerata per la restituzione al mittente previo pagamento resi

Luglio - Agosto 2011 - Anno XII n. 4

SOMMARIO 2. P. A. Pierangioli 3. P. A. Pierangioli 4. P. R. Cecconi 5. Coltorti M. Grazia 6. Manuela Peraio 7. Manuela Peraio 8. Daniela Ortu 9. P. L. Mazzoccante 10. Autori vari 12. Autori vari 13. Testimonianze

S. Paolo della Croce: 7 - Apostolo del Crocifisso S. Paolo della Croce: 8 - Mistico della Passione Meditiamo con il vangelo di Matteo La santità è amore di M. Maddalena Marcucci Miracoli Eucaristici Eucarestia e vita quotidiana Umanizzazione della sofferenza Passionisti-Chiesa e Società Giornata di Spiritualità a S Gabriele Peregrinatio Crucis


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7 – S. Paolo della Croce: Apostolo del Crocifisso Luglio 2011

di P. Alberto Pierangioli

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ire “Paolo della Croce” e dire “un grande innamorato del Crocifisso” è la stessa cosa. Ma la spiritualità del santo non è una spiritualità chiusa, ripiegata su se stessa. Dal Crocifisso impara l’amore e l’amore vero è un fuoco che si espande e cerca di incendiare tutti. Scriveva: “Vorrei attaccare fuoco a tutto il mondo”. San Paolo della Croce ha scoperto che il centro del cammino spirituale e della santità è l’amore, perché “Dio è amore” (1Gv 4,8) e la manifestazione più grande dell’amore di Dio è Gesù Crocifisso, un mare di dolore e di amore, immenso come un oceano senza fondo. É anche il mezzo più efficace per svegliare i peccatori dal letargo dei vizi e guidare le anime alle vette della santità. Contemplando le piaghe e il sangue di Cristo, scopre il valore delle anime, che sono costate il sangue di Cristo e quindi l’urgenza dell’apostolato per procurare la salvezza delle anime. Il nostro santo è stato definito il più grande apostolo del Crocifisso, degno di stare per questo accanto a San Paolo Apostolo. Già nel diario del Castellazzo, il giovane Paolo, meditando la passione di Gesù, scriveva il 4 dicembre 1720: «Dicevo che desidererei essere scarnificato per un’anima e mi pareva di svenire, vedendo la perdita di tante anime, che non sentono il frutto della passione del mio Gesù». Queste parole esprimono con grande chiarezza l’intimo rapporto tra amore a Gesù Crocifisso e apostolato.

Annunciare l’Amore Crocifisso Paolo, terminati i 40 giorni di ritiro a Castellazzo, incomincia un intenso apostolato, prima in patria e poi in varie regioni d’Italia, apostolato che diventa sempre più intenso quando viene consacrato sacerdote. Ha scoperto che il mezzo più efficace per riportare a Dio le anime più lontane, è l’annuncio della passione di Gesù. Nonostante il grande impegno di fondare una nuova congregazione maschile e femminile, predica centinaia di missioni popolari, spostandosi spesso a piedi, per strade impossibili, da un paese all’altro, da una regione

all’altra, per annunciare a tutti l’Amore Crocifisso. Specialmente nei primi anni, spesso arriva nei paesi con viaggi avventurosi, stanco, digiuno, piedi sanguinanti, dopo smarrimenti nei boschi. Percorre le coste laziali e toscane, fino all’isola d’Elba, dove predica alle truppe austriache e spagnole. Poi si inoltra nella malsana maremma toscana, scende nel basso Lazio, arriva nelle Marche, dove predica una missione strepitosa a Camerino e nelle zone vicine. Paolo usa moderatamente la coreografia usata nel tempo. Ma quando annuncia le verità eterne, trema e fa tremare. Diceva un ufficiale dell’esercito: “Sono stato in guerra, ho visto i morti veri accanto a me, ho sentito fischiare le pallottole e non ho mai tremato, ma le prediche di P. Paolo mi fanno tremare da capo a piedi”. Poi tutto viene riequilibrato dalla meditazione sull’amore di Dio, in particolare sulla Passione di Gesù, che riserva quasi sempre a sé: piange e fa piangere tutti. Nella missione si dà grande importanza a ristabilire la pace tra famiglie, spesso in lotta sanguinosa tra loro. Si fa la raccolta di armi, coltelli, stampe indecenti, da distruggere subito davanti a tutti. La missione in genere dura da 10 a 15 giorni. É importante la preparazione, che avviene ai piedi del Crocifisso. Se qualcuno va a trovare Paolo, lo In copertina: Icona del Cireneo

trova sempre in ginocchio davanti al Crocifisso. L’aspetto particolare delle sue missioni non è una grande cultura, o gesti particolari. Paolo segue con moderazione i predicatori del suo tempo. L’aspetto particolare è il fuoco che ha nel cuore, è l’esperienza di mistico del Crocifisso. Insegna che per essere un buon missionario, occorrono tre “S”: scienza, santità e salute. Egli vuole i suoi religiosi grandi contemplativi e “santi operai”, cioè grandi apostoli. Nella Regola dei passionisti ricorda che “uno dei fini principali della Congregazione è non solo d’essere indefessi nella santa orazione, per attendere alla santa unione con Dio, ma ancora d’incamminarvi i nostri prossimi”. Desidera che i passionisti facciano questo non solo nelle missioni, ma in tutte le occasioni opportune, convinto che la meditazione della passione è un «mezzo efficacissimo per vincere il peccato e incamminare le anime in poco tempo a grande santità». Di questo impegno i religiosi fanno un voto particolare, che è il distintivo della Congregazione. Quelli che non si possono dedicare alla predicazione devono fare questo con ogni altro mezzo, con l’esempio e con la preghiera.

I laici passionisti È l’impegno che il santo addita oggi anche ai “laici passionisti”. Questo vuole oggi la Chiesa da tutti i laici che vogliono vivere in modo serio la propria fede. La grande Esortazione Apostolica “Fideles Laici” di Giovanni Paolo II parla molto dell’apostolato dei laici. Scrive tra l’altro: “I fedeli laici hanno la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo. È una urgenza intramontabile. Ogni discepolo è chiamato in prima persona; nessuno può sottrarsi nel dare la sua propria risposta: “Guai a me, se non predicassi il vangelo!” (1Cor 9,16). A tutti ripeto il grido appassionato: Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!” . I laici passionisti non fanno un voto, ma una promessa solenne a Gesù Crocifisso: “Fa che io ti ami e ti faccia amare”. Non è un vero passionista chi non è un grande innamorato e un vero apostolo di Gesù Crocifisso. Ricordiamo il grido di san Luigi Don Orione: “Oggi chi non è apostolo è apostata”. albertopier@tiscali.it


8 – S. Paolo della Croce: Mistico della Passione

di P. Alberto Pierangioli

Agosto 2011

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difficile compendiare in una pagina la caratteristica della santità di un colosso, come san Paolo della Croce. che ha fatto della “passione di Gesù” il centro della sua spiritualità, del suo apostolato, della sua vita. La sua immagine più significativa lo mostra in estasi, abbracciato al Crocifisso, che con un braccio staccato dalla croce, lo stringe al petto. Non è una immaginazione del pittore, ma un fatto della sua vita. San Paolo della Croce non è stato solo un grande devoto della passione di Gesù, ma un vero mistico della passione, un santo che ha rivissuto nella mente, nel cuore e nel corpo tutto il mistero della passione del Signore. Passava ore ed ore nel contemplare l’Amore Crocifisso, che gli impresse nel cuore tutti gli strumenti della Passione e trasformò il suo cuore in una fornace di amore, tanto da bruciare gli indumenti intimi sulla parte del cuore. Dopo la sua more si notò che le costole sopra il cuore erano inarcate. Paolo fonda la Famiglia Passionista perché i suoi membri fossero memoria vivente dell’amore di Dio manifestato nella passione di Gesù. Fu profondamente scosso dal costatare che gli uomini vivono dimentichi di quanto Dio ha fatto per loro e per questo cadono nel peccato e rompono la comunione con Dio e tra loro. Egli vuole scuotere il torpore dei cristiani, svegliarli dal sonno di morte, ricordando a tutti la passione di Gesù, la più grande e stupenda opera del divino amore. Nel ritiro dei 40 giorni a Castellazzo riceve l’intelligenza infusa della passione di Gesù: l’amore infinito di Dio che tanto ha amato l’uomo, da donare il suo Figlio, che accetta di “donarsi”ai peccatori. Da questa esperienza Paolo sente Gesù come mistico “sposo” che gli dona la conoscenza e l’esperienza delle sue pene, e gliele imprime nel cuore, per cui Gesù diventa “l’Amore Crocifisso”. Nell’ultimo giorno del ritiro riceve il dono di una unione mistica con Gesù tanto profonda da sentire in sé tutti i dolori e l’amore di Gesù.

Il principe dei desolati Dopo alcuni anni vissuti da lui in questa grande intimità con Gesù, Dio lo avvia a un cammino di quasi 40 anni di desolazione tanto profonda che uno studioso di mistica lo ha definito

“il principe dei grandi desolati”. Gli studiosi di mistica vedono in questa desolazione una partecipazione profonda alla vita e passione di Gesù per la salvezza delle anime. É una sofferenza salvifica, unita alla passione di Gesù. Un grande studioso, GarrigouLagrange, ha visto in questa sofferenza di Paolo una sofferenza riparatrice, l’apostolato della sofferenza spirituale in un grado eccezionale. Il “carismatico della Croce” approfittava di ogni occasione per

menti”. É una profonda comprensione della passione di Gesù, data da Dio al Fondatore dei Passionisti. L’8 dicembre 1720 scrive: “Questa grazia che il mio caro Dio mi fa in questo tempo, non la so spiegare;nel raccontare le pene al mio Gesù, alle volte come ne ho raccontata una o due, bisogna che mi fermi, perché l’anima non può più parlare e sente liquefarsi: sta così languendo con altissima soavità mista con lacrime, con la pena del

incoraggiare gli uomini alla meditazione della passione di Gesù. Egli vede in essa la via più eccellente per giungere alla santità. Cosi scrive a un discepolo: “Sopra tutto prego il dolce Gesù che imprima nel suo cuore la continua, tenera e devota memoria della sua Passione, che è il mezzo più efficace per essere santo nel suo stato. Supplico il Signore che le conceda la grazia di non lasciar passare giorno senza meditare qualche mistero della passione per mezz’ora o almeno un quarto, poiché l’assicuro che così conserverà l’anima sua monda da ogni peccato e ricca di virtù, tanto più se accompagnerà la meditazione con la frequenza dei Sacramenti” (L. IV, 140). Una caratteristica della meditazione della passione di Gesù in san Paolo della Croce, sono i “colloqui” con il Signore sofferente. Già nel “Diario” di Castellazzo, il santo parla spesso del colloquio intimo con il Crocifisso. Egli confessa che si sente internamente spinto a “fare a Gesù il racconto doloroso ed amoroso dei suoi tor-

suo Sposo infusa in sé, immersa nel cuore e dolore del suo Sposo dolcissimo Gesù”. I “colloqui” con il Crocifisso erano una forma di preghiera che il santo praticò per tutta la vita; erano il pezzo forte nelle prediche sulla passione nelle missioni, per convertire i peccatori, muoverli al pianto e al pentimento: piangeva e faceva piangere. Ricordo infine che per Paolo la passione di Gesù era un mare immenso dove bisognava andare ogni giorno a “pescare le perle preziose”, che sono le virtù praticate da Gesù Crocifisso nella sua passione e così diventare in modo pieno una copia vivente dell’Amore Crocifisso. Già all’inizio del suo diario aveva scritto: «Desidero solo d’esser crocifisso con Gesù». Questo è come la chiave ermeneutica per capire la vita e il pensiero del nostro Fondatore. Anch’egli può ripetere con l’apostolo Paolo: «Sono stato crocifisso con Cristo. Vivo, ma non io, vive invece Cristo in me» (Gal 2,19-20). albertopier@tiscali.it


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IV - MEDITIAMO CON IL VANGELO DI MATTEO Gesù, il Cristo che viene per dare la vita (27,11-26) di P. Roberto CecconiCP

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arissimi Amici, in questa quarta tappa del nostro itinerario nel vangelo di Matteo meditiamo il brano che narra di Gesù davanti a Pilato. Iniziamo con la lettura-ascolto del racconto biblico.

dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli

Gesù, il re venuto per servire…

anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla,

Terminato il processo davanti al Sinedrio, Gesù viene condotto dal governatore Pilato (27,1). Questi lo interroga chiedendogli se è il Re dei Giudei (tale è l’accusa con cui è stato presentato a Pilato dalle autorità religiose). La risposta dell’imputato è: «Tu lo dici». Con queste parole, Gesù risponde, in un certo senso, affermativamente. Egli dichiara di essere re, portatore però di un potere che non va inteso alla maniera umana. Le scene che seguono (derisione ad opera dei soldati romani e crocifissione), in cui ritroviamo l’espressione Re dei Giudei (27,29.37), confermano questa intuizione. I sommi sacerdoti e i presbiteri intanto continuano ad accusarlo. Gesù non risponde nulla, tanto da lasciare meravigliato il governatore stesso. Il silenzio di Gesù rimanda al libro del profeta Isaia in cui si parla del Servo del Signore che soffre senza aprir bocca (Is 53,7). In questa maniera in Gesù possiamo già intravedere i lineamenti del re che assume i tratti del servo (cf. Mt 20,28).

… il Cristo, il Giusto che dà la sua vita Pilato intuisce ben presto che i sommi sacerdoti e i presbiteri gli hanno consegnato Gesù per invidia. Il governatore dunque, conscio dell’innocenza dell’imputato che ha davanti, propone alla folla di scegliere la liberazione di un prigioniero: Gesù o Barabba (un carcerato definito da Matteo famoso, o meglio famigerato). Tenendo conto che Barabba è un efferato brigante e che la folla fondamentalmente ha un atteggiamento positivo nei confronti di Gesù (cf. 21,8.9.11.46; 22,33), Pilato spera di rovesciare la situazione a suo favore.

Nel rivolgersi alla moltitudine il governatore per ben due volte parla di Gesù, chiamato Cristo. In tal maniera Matteo fa fare un passo in avanti a tutti noi e ci conduce a vedere in Gesù non solo il Re che serve, ma anche il Cristo che libera il popolo dai peccati e lo riconduce a Dio (questi dovevano essere, a livello religioso-spirituale, i compiti principali del Messia secondo il Giudaismo dell’epoca). n questo frangente entra in scena la moglie del governatore la quale, avendo molto sofferto in sogno a causa di Gesù, manda a dire al marito di non aver nulla a che fare con quel giusto. In questo modo l’Evangelista mette ulteriormente in rilievo l’assoluta innocenza di Gesù e l’ingiustizia di cui è vittima. Mentre Pilato è alle prese con chi gli ha portato il messaggio della consorte, i sommi sacerdoti e i presbiteri persuadono la folla a chiedere la liberazione di Barabba e a far pressione per provocare la morte di Gesù. Pilato è sempre più convinto dell’innocenza del Signore. Si accorge tuttavia che i suoi tentativi di difenderlo davanti alla folla portano solo al tumulto. Compie allora un gesto simbolico. Presa dell’acqua, si lava le mani davanti alla folla dicendo: «Sono innocente del sangue di costui: Ve la vedrete voi!». Pilato menziona il sangue di Gesù. È il sangue che egli sta per versare a favore di molti, in remissione dei peccati (cf. 26,28). L’Evangelista conduce ancora in avanti la nostra riflessione su Gesù: Egli è il Re che, essendo immune da colpe, si mette totalmente a servizio della giustizia, è il Messia che riconcilia il popolo con il Padre versando il proprio sangue, donando cioè la propria vita.

La Buona Notizia L’ambito giudiziario spesso viene stravolto e da luogo in cui si dovrebbe attuare la giustizia viene trasformato in contesto propizio per annientare, in maniera istituzionalizzata, una persona ritenuta scomoda. Gesù ha voluto condividere anche questo e da quel momento ogni uomo, anche se dovesse passare in una valle oscura, non teme alcun male perché il Signore è con lui (cf. Sal 23,4). D’altro canto, non dobbiamo dimenticare che l’ingiustizia perpetrata ai danni di Gesù ha fatto scaturire quel sangue che ci ha salvati. Questo significa che la redenzione dell’uomo, paradossalmente, si attua proprio in quei contesti in cui l’iniquità sembra prevalere.


XI - “LA SANTITÁ É AMORE” di Madre M. Maddalena Marcucci I CARATTERI DEL DIVINO AMORE: il sacrificio di Maria Grazia Coltorti

Ci ha amato e ha dato se stesso (Ef. 5,2.) per noi”

Iniziamo ora ad esaminare una parte del nostro libro – La santità è amore – in cui Madre Maddalena M. ci descrive accuratamente, come persona “informata dei fatti” potremmo dire con linguaggio odierno, come il Signore ci aiuta a comprendere se davvero stiamo crescendo nell’amore verso di Lui o no; facendo in modo che le nostre anime possano camminare nella santità tranquille, con ardore crescente, abbandonando quei penosi timori che, più o meno, tutti sentono prima o poi. Sì, perché il cammino di santità, ci ripete per l’ennesima volta, non è un giogo pesante. E’ Amore: principio, mezzo e termine della santità. dobbiamo Allora essere sempre sicuri che il nostro amore sia vero e solido, non un fervore dovuto passeggero magari ad una lettura, una particolare circostanza o un pellegrinaggio speciale…

necessariamente, per decidersi o a seguire il cammino dell’amore a Dio o ad abbandonarlo. Questo perché l’anima amante soffre molto a rimandare il sacrificio. Questo ce lo dice proprio Gesù: C’è un battesimo che devo ricevere e come sono angosciato finché non sia compiuto (Lc 12,50). Gesù soffriva perché non era ancora venuta quell’ora, ma molte anime soffrono perché l’ora è

Il riposo dell’amore

L’amore è sacrificio Proprio dell’amore è il sacrificarsi con piacere per la persona amata. Questa necessità l’ ha sentita Dio stesso per l’uomo, che ha amato così tanto da venire su questa terra a patire e morire per lui. Ci ha amato e ha dato se stesso per noi! Così l’anima che veramente ama Dio, sente forte la necessità di sacrificarsi per Lui. La carità è paziente…tutto soffre, tutto sopporta (1Cor. 13,4). Nel cammino dell’amore, quando l’anima è decisa ad amare Dio sul serio però ama ancora se stessa, non riesce a decidersi e così diventa essa stessa il proprio tormento e finirà,

belle, sia pure spirituali. Tornate alla solitudine e al silenzio del loro ritiro più acuti saranno i tormenti dell’amore e la necessità di mitigarli. Ma solo esse stesse possono mitigare le pene che sentono, col votarsi generosamente al sacrificio, unico luogo dove l’amore riposa. Esse sentono la necessità di dar prova al Signore, e a se stesse, del loro amore e, per questo, hanno bisogno di quella pasqua in cui possono mangiare il pane del sacrificio. Bisogna accettare i mezzi che la Provvidenza invia sia direttamente che per mezzo delle creature: rinuncia a se stesso, alle proprie inclinazioni, idee, gusti e piaceri. In una parola: IMMOLAZIONE DI SE STESSI MEDIANTE LA MORTE DELLA PROPRIA VOLONTA’!

arrivata, l’ora di sacrificarsi e donarsi del tutto al Signore, e la rifiutano o la rimandano per mancanza di generosità. Sono anime che soffrono perché rifiutano l’Amore, ma, allora, l’Amore si allontana da loro, lasciandole patire la pena meritata: l’abbandono. Dice Madre Marcucci: - Per il cuore che ha provato quanto è dolce il Signore, sia pure alle prime carezze, non c’è altro mezzo per alleviare le sue pene che quello della totale dedizione al sacrificio.A queste anime non basta vedere, udire, leggere, contemplare cose

Solo il sacrificio ci può far correre coraggiosamente sulla via dell’amore e può far riposare l’anima. E’ questo il riposo dell’amore che è insieme godere e soffrire. Si gode perché si è trovato ciò di cui ha bisogno il cuore: l’unico cibo che lo possa saziare e che, in una pace e in un godimento indescrivibile, ci farà soffrire a misura che cresce la fame, quella fame che è necessario sentire sempre più per arrivare a non desiderare altro. Quante volte l’esperienza ci ha dimostrato che il nostro cuore non è mai rimasto così tanto consolato, contento e soddisfatto, di quando abbiamo compiuto qualche sacrificio, ancor più se questo è rimasto nascosto, visto solo dagli occhi di Colui che amiamo! colt.mgrazia@libero.it

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VERSO IL CONGRESSO EUCARISTICO NAzIONALE ANCONA 4-11 SETTEMBRE 2011

MIRACOLI EUCARISTICI di Manuela Peraio

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l miracolo eucaristico di Rimini, o “della mula”, avvenne, secondo la tradizione, a Rimini nel 1223, ed è attribuito all’intercessione di Sant’Antonio di Padova. Secondo le più antiche biografie del santo, episodi analoghi sarebbero avvenuti anche a Tolosa e a Bourges. A Rimini, in piazza Martiri, in ricordo di un famoso prodigio eucaristico verificatosi nel 1223, esiste una cappella chiamata “Tempietto”, accanto al santuario di Sant’Antonio di Padova. Secondo la tradizione, Sant’Antonio si trovava nella città romagnola per predicare la reale presenza di Gesù nell’Eucaristia, quando un eretico di nome Bonisollo gli disse che, se avesse provato con un miracolo la vera presenza di Cristo nell’Ostia consacrata, avrebbe aderito all’insegnamento della Chiesa cattolica. L’eretico organizzò la “sfida” in questo modo: avrebbe tenuto chiusa per tre giorni nella stalla la sua mula senza darle da mangiare, poi l’avrebbe portata in piazza, mettendole davanti della biada. Contemporaneamente il santo avrebbe dovuto mettere l’Ostia di fronte alla mula: se l’animale avesse trascurato il foraggio per inginocchiarsi dinanzi alla particola, Bonisollo avrebbe creduto. Nel giorno convenuto il santo, dopo aver celebrato la Messa, recò in processione l’Ostia consacrata in piazza Martiri e, giunto davanti alla mula, disse: «In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo veramente tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione.» Come il santo ebbe finito di parlare, la mula, lasciando da parte il fieno, si avvicinò e inginocchiò veramente, tra lo stupore e la commozione dei presenti, e l’eretico si convertì. Il miracolo eucaristico di Firenze avvenne nel 1230 nell’omonima città: un anziano sacerdote, che durante la messa aveva lasciato inavvertitamente nel calice un po’ di vino consacrato, vi ritrovò il giorno dopo “del sangue vivo raggrumato e incarnato”. Nella stessa chiesa, nel 1595, si verificò un secondo miracolo eucaristico. Nella chiesa di Sant’Ambrogio, sita nel quartiere Santa Croce di Firenze, il 30 dicembre

1230 un anziano sacerdote, di nome Uguccione, nel detergere il calice durante la messa, vi lasciò inavvertitamente del vino consacrato: il giorno dopo lo ritrovò “come sangue vivo raggrumato e incarnato”. Il liquido raggrumato, raccolto in un’ampolla di cristallo, fu portato in curia per disposizione del vescovo, monsignor

ro ritrovate avvolte in un corporale, miracolosamente intatte. Successivamente l’arcivescovo Alessandro Marzi-Medici, dopo un’accurata indagine, riconobbe il prodigio autorizzandone il culto. Le reliquie sono oggi conservate nella stessa chiesa, nel tabernacolo della cappella del miracolo, insieme all’altra reliquia del

Miracolo eucaristico di Rimini

Ardingo Foraboschi. Dopo un periodo di osservazione, la reliquia fu riportata nella chiesa di Sant’Ambrogio, dove tuttora è custodita in un artistico tabernacolo di marmo, realizzato da Mino da Fiesole. Venne affidata alla Corporazione dei Giudici e dei Notai, la più importante di Firenze, la cura della reliquia, che ogni anno veniva portata in processione, e avrebbe salvato la città in occasione della peste del 1348. L’episodio è descritto in un affresco del 1486, opera di Cosimo Rosselli, conservato nella chiesa stessa. Papa Bonifacio IX, nel 1399, concesse alla chiesa di Sant’Ambrogio le stesse indulgenze riservate alla Porziuncola di Assisi. IL SECONDO MIRACOLO EUCARISTICO DI FIRENzE

Il 24 marzo 1595, Venerdì Santo, nella stessa chiesa divampò un violento incendio, durante il quale un sacerdote, cercando di mettere in salvo la pisside con le ostie consacrate, inciampò facendo finire le particole tra le fiamme. Dopo l’incendio le particole venne-

sangue raggrumato, e insieme vengono esposte ogni anno durante le Quarantore, raccolte in un unico ostensorio. Il 25 aprile 1356, nella chiesa di Santa Caterina presso Macerata, mentre un sacerdote, che dubitava della reale presenza di Cristo nell’ostia consacrata, stava celebrando la messa, al momento della consacrazione sgorgò del sangue dalla particola, cadendo in parte nel calice e in parte sul lino usato dal celebrante per asciugarsi le dita e detergere il calice. Il sacerdote, del quale non ci è pervenuto il nome, riferì l’accaduto al vescovo, monsignor Nicolò da San Martino, che aprì un’indagine canonica sull’episodio. Gli atti del processo non sono arrivati fino a noi, ma è rimasto solo il lino, ingiallito dal tempo, con una pergamena cucita a un’estremità, riportante il testo seguente: “Hic fuit aspersus sanguis D.N.J.C. de Calice, die XXV mensis aprilis anno Domini 1356”. La reliquia è conservata attualmente nella cattedrale cittadina, dedicata a Santa Maria Assunta e a San Giuliano; viene esposta in occasione della solennità del Corpus Domini.


VERSO IL CONGRESSO EUCARISTICO NAzIONALE ANCONA 4-11 SETTEMBRE 2011

EUCARISTIA E VITA QUOTIDIANA di Manuela Peraio

L

’uomo contemporaneo che corre e si affanna dietro a problemi e a desideri di ogni tipo, ha in realtà bisogno di rientrare in se stesso, nel proprio cuore, fare silenzio per scoprire quel “Piccolo” nascosto, Dio, e nutrirsene nell’eucaristia dove è celata perfino la Sua umanità.

domenica” che vivono nella consapevolezza che Cristo li ha liberati, e che la propria vita è un dono da spendere per gli altri, “perché la sua vittoria si manifesti pienamente a tutti gli uomini attraverso una condotta intimamente rinnovata.” (Sacramentum caritatis, n.72)

“Rientrate nel vostro cuore! Dove volete andare lontani da voi? Andando lontano vi perderete. Perché vi mettete su strade deserte? Rientrate dal vostro vagabondaggio che vi ha portato fuori strada; ritornate al Signore. Egli è pronto. Prima rientra nel tuo cuore, tu che sei diventato estraneo a te stesso, a forza di vagabondare fuori… Rientra nel cuore: lì esamina quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità tu vieni rinnovato secondo l’immagine di Dio: nella di lui immagine riconosci il tuo Creatore.” (S. Agostino, Sermo 18,10).

Vivere secondo la domenica ha il senso di porre l’eucaristia al centro della propria vita, perché “la chiesa… nasce dal mistero pasquale,… e l’eucaristia non solo alimenta la vita della chiesa e ne fonda la realtà, bensì getta luce anche sui drammi della storia. Nel sacrificio di Cristo, di cui è presenza attualizzante e a cui ci fa parte-

Rientrare in se stessi fa riscoprire il desiderio profondo di Dio, la vera felicità, la spinta verso l’eternità. “Ma per liberare il desiderio del cuore, sottraendolo alle maglie soffocanti di bisogni indotti, e consentirgli così di spingere oltre il nostro cuore, occorre che si ritrovi la capacità di non fermarsi alla superficie, di saper guardare in profondità, di saper ascoltare la vita nel suo silenzioso dirsi, perché la vita, se ascoltata in profondità, ci parla di Dio, del Dio da cui viene e alla cui pienezza… tende.” (Il Cielo sulla terra, p.15). Nell’Eucaristia l’uomo che ha aperto il cuore, riconosce la sorgente della propria forza, la fonte della speranza, il principio della vita eterna. Secondo sant’Ignazio di Antiochia “i cristiani sono coloro che vivono secondo la

cipare, consente che sperimentiamo la vittoria sul male e sulla morte e unendoci sacramentalmente a Cristo Gesù, ci rende partecipi della vita intima di Dio. Per questo essa è per noi nutrimento, pane di vita, farmaco d’immortalità.”(Il Cielo sulla terra, pp. 11-12) Nei santi appare evidenti il rapporto tra l’eucaristia e la vita quotidiana. Nell’Eucaristia hanno scoperto il motore che li muoveva nell’offerta della propria vita a Dio e nel servizio ai fratelli. Una figura splendida dei

nostri tempi è quella di Chiara Luce Badano, riconosciuta beata il 25 settembre 2010; muore a 18 anni il 7 ottobre 1990, in seguito a un cancro alle ossa. Non ha mai scritto niente sull’eucaristia, ma la sua vita parlava di Dio e del suo amore per l’eucaristia. Chiara vive una grande intimità con Gesù, che ella riconosce come suo sposo. In una lettera a Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari scrive:” Soffrivo molto fisicamente, ma l’anima cantava”. Chiara Badano mostra una santità fatta di piccole cose e dell’eroismo del cuore, cuore fatto libero da Gesù eucarestia e Parola. È l’eucaristia che ci fa santi. Il beato Giovanni Paolo II scrive:”Mettiamoci, miei carissimi fratelli e sorelle, alla scuola dei santi, grandi interpreti della vera pietà eucaristica. In loro la teologia dell’eucaristia acquista tutto lo splendore del vissuto, ci contagia, e, per così dire, ci riscalda.”(Ecclesia de Eucharistia, n. 62). La vita dei santi è permeata dall’amore di Dio, dall’amore per l’eucarestia, trasformata in servizio. E Maria è modello per ogni cristiano.”Guardando a lei conosciamo la forza trasformante che l’Eucaristia possiede. In lei vediamo il mondo rinnovato nell’amore. Contemplandola assunta in cielo in anima e corpo, vediamo uno squarcio dei ‘cieli nuovi’ e della ‘terra nuova’ che si apriranno ai nostri occhi con la seconda venuta di Cristo. Di essi l’Eucaristia costituisce qui in terra il pegno e, in qualche modo, l’anticipazione.” (Ecclesia de Eucharistia, n.62)

PREGHIERA PER IL CONGRESSO EUCARISTICO Signore Gesù, di fronte a Te, Parola di verità e Amore che si dona, come Pietro ti diciamo:“Signore, da chi andremo?Tu hai parole di vita eterna”. Signore Gesù, noi ti ringraziamo perché la Parola del tuo Amore si è fatta corpo donato sulla Croce, ed è viva per noi nel sacramento della Santa Eucaristia. Fa’ che l’incontro con Te nel Mistero silenzioso della Tua presenza, entri nella profondità dei nostri cuori e brilli nei nostri occhi perché siano trasparenza della Tua carità. Fa’, o Signore, che la forza dell’Eucaristia continui ad ardere nella nostra vita e diventi per noi santità, onestà, generosità, attenzione premurosa ai più deboli. Rendici amabili con tutti, capaci di amicizia vera e sincera perché molti siano attratti a camminare verso di Te. Venga il Tuo Regno, e il mondo si trasformi in una Eucaristia vivente. Amen.

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UMANIzzAzIONE DELLA SOFFERENzA

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Daniela Ortu

Perché la sofferenza? Perché la malattia? Perché la morte?” Ogni essere umano nel corso della sua vita è obbligato a porsi queste domande. Se ci limitiamo ad essere spettatori delle sofferenze degli altri e siamo troppo presi ad occuparci solo del nostro benessere, potremmo rispondere facilmente e in modo superficiale che la sofferenza fa parte della vita, che il mondo è fatto così..... Ma nel momento in cui facciamo l’esperienza diretta della sofferenza o perché ci ammaliamo o perché la malattia e la morte colpiscono i nostri affetti più cari, allora andiamo in crisi, non possiamo più rimanere indifferenti e superficiali, ma siamo obbligati a dare una risposta più seria e profonda, se non vogliamo essere preda della disperazione. Ecco perché molto spesso una fede assopita si ridesta e rinasce proprio a causa della sofferenza. Come spiegarsi la sofferenza che all’improvviso ti colpisce senza la luce della fede? La sofferenza, la malattia, la morte sono contrarie alla natura dell’uomo, che è stato creato da Dio non per soffrire ma per essere felice, non per morire, ma per la vita eterna. E’ difficile però lasciarsi consolare da queste parole quando si soffre, quando si sa di avere una brutta malattia e ci si deve sottoporre a cure estenuanti con poche speranze di guarigione. Invece è facile chiedersi: “ perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? Perché il Signore mi manda questa sofferenza? Siamo anche capaci di dire che Dio è ingiusto perché permette che nel mondo ci siano tante ingiustizie e che moltissime persone innocenti ,soprattutto bambini, soffrano in modo disumano a causa della fame, delle guerre, della miseria e delle malattie e anche a noi manda delle sofferenze che non meritiamo, perché non abbiamo fatto nulla di male. Ma Dio non è rimasto a guardare dal cielo l’umanità che soffre, ma ha mandato il suo figlio Gesù Cristo a condividere con l’uomo la sofferenza e perfino la morte. Nessuno più di Dio può comprendere ogni nostra più piccola sofferenza e nessuno più di Dio ci è vicino nel nostro letto di dolore quando non c’è più nessuna speranza e solo la morte ci aspetta, perché Lui stesso per mezzo di Gesù Cristo ha sofferto ed è morto. Nella mia vita ho imparato che Dio è Padre buono e non ci punisce, ma ci ama in un modo così straordinario che noi non riusciamo a concepire. Dio ama tutti senza distinzioni: i santi e i

peccatori per Lui sono ugualmente amabili. Il Signore non vuole la nostra sofferenza, ma questa è una condizione a cui l’uomo è obbligato a sottostare perché il peccato e la morte , che non vengono certo da Dio, ma dal maligno , hanno corrotto la perfezione della creazione. Ma siamo chiamati alla Speranza! Gesù Cristo che ha condiviso in tutto e per tutto la nostra condizione umana, tranne che nel peccato, attraverso la sua morte, ha vinto definitivamente la morte con la sua gloriosa resurrezione, aprendoci le porte dell’eternità. Ecco che allora

della persona. Ma in questi anni di lavoro,prima in ospedale,nei servizi territoriali e domiciliari dopo, e adesso in una Casa di Riposo ho capito una cosa : ogni volta che si ha di fronte una persona che soffre, bisogna ricordarsi prima di tutto che quella persona ha bisogno di essere ascoltata, di essere capita e poi di essere curata e assistita. Molto spesso invece ci si limita a curare la malattia e a prendersi cura di Lei, ma non basta. E’ giusto che un buon Infermiere e Operatore Sanitario sia preparato e sappia far bene il suo lavoro, curando il paziente con le migliori

ogni sofferenza umana vista alla luce della Fede acquista un valore inestimabile, perché associata alla sofferenza redentrice di Cristo. In ogni persona che soffre e quindi in ogni ammalato è presente Cristo.

e più moderne tecniche, ma il suo primo dovere è quello di mettere al centro delle sue attenzioni la persona malata e non le tecniche. La mia esperienza mi fa affermare che un ammalato preferisce essere curato da un umile operatore dal volto umano più che da uno che lo tratta solo come un caso clinico. Occorre lavorare sulla relazione con più ampia partecipazione. Non pretendere risposte, tollerare i silenzi, i disappunti, il malumore, riuscire ad ascoltare al di là “del detto”. Le relazioni sono portatrici di crescita e danno uno scopo alla vita .La mancanza di relazioni causa disperazione e vuoto. Esse giocano un ruolo vitale sia nel processo di guarigione sia in quello di disintegrazione.

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obbiamo rispettare, amare, contemplare chi ha il volto sfigurato dalla sofferenza perché in quel volto si nasconde l’effige di Cristo crocifisso. Forse spesso, noi operatori sanitari che siamo quotidianamente a contatto con la sofferenza umana, ci dimentichiamo di questo: probabilmente l’abitudine a vedere di fronte a noi un ammalato ci porta a sottovalutare la sofferenza altrui ,di vedere “il caso” e non “il vissuto”


PASSIONISTI-CHIESA-SOCIETà http://www.pcs-news.tk

Passionisti È stato recentemente lanciato il nuovo sito web della congregazione (http://www.passiochristi.org) con una nuova grafica, nuovi colori e tanti nuovi servizi. Il nuovo sito però non ha ancora avuto il rilascio di tutte le sue funzionalità: al momento attuale ci troviamo nella Fase 2 (delle tre complessive) che prevede la creazione degli utenti e delle aree private e delle funzionalità legate all’utenza. In seguito il sito si dovrebbe arricchire delle ultime funzionalità, e fra queste uno spazio di discussione e forum per gli utenti registrati. La registrazione è possibile a tutti (anche ai laici, quindi), ma per ora è moderata. Sul sito si troveranno le opportune indicazioni. PASSIONISTI PIET Dopo il 45° Capitolo PIET Il 15 maggio scorso sono stati divulgati i nuovi organigrammi delle comunità della Provincia, secondo quanto stabilito dalla curia eletta nell’ultimo Capitolo PIET (21-26 febbraio 2011). Quello che si nota è una sostanziale stabilità delle comunità, salvo un paio di eccezioni. Per quanto riguarda gli AGC, nelle marche il movimento perde il contributo di p. Sandro e ritrova p. Bruno De Luca, già assistente delle fraternità di Macerata.

Chiesa

CHIESA - UNIVERSALE Giovanni Paolo II e il suo tempo Sei anni fa il mondo si è fermato alla notizia della morte di Giovanni

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p. Lorenzo Mazzoccante, cp

Paolo II, il papa polacco eletto nel 1978. Si tratta di colui che ha traghettato la Chiesa di Dio nel nuovo millennio. Il suo pontificato è stato segnato da vari fatti di rilievo: dalla fine del franchismo, dalle prime votazioni per il parlamento europeo, dalla nascita della repubblica islamica dell’Iran. Negli anni ‘80 dalle vicende della Loggia P2, dalla presidenza di Regan, dalla perestroica di Gorbačëv , della crisi di Chernobyl e dalla caduta del muro di Berlino; negli anni ‘90 dalla crisi dei Balcani e dai genocidi di Somalia e Ruanda; infine dall’attentato alle torri gemelle, dalla lotta al terrorismo, e dalla caccia a Saddam Hussein, e Bin Laden.In tutto questo, il papa Giovanni Paolo II è rimasto uomo di speranza. Proprio quando sembrava che il mondo conoscesse l’apice della violenza ha fondato le GMG in cui milioni di ragazzi hanno scoperto la fraternità cristiana. Giovanni Paolo II è stato un grande comunicatore che ha fatto risuonare la voce di Cristo, coi suoi numerosi viaggi, in ogni angolo del mondo. E, nell’accostare i “diversi” per fede e razza, ha messo al centro del suo messaggio il grande comandamento dell’amore. Il 1 maggio 2011 è stato elevato agli onori degli altari e la Chiesa ne celebrerà la festa il 22 ottobre. CHIESA - ITALIANA Cristiani e politica. Posizioni conciliabili? In questo anno anniversario della unificazione dell’Italia, sono numerose la manifestazioni tese a recuperare la ricchezza della storia del nostro Paese, ed anche la Chiesa partecipa a queste celebrazioni. Sebbene infatti il nostro Paese abbia inoppugnabili radici cristiane (dovute anche all’importante contributo dei cattolici per il raggiungimento di questo traguardo), c’è un certo pensiero laicista che tenta di negarne i valori e la tradizione popolare. Per precisare questa problematica, in un intervento al convengo “cattolici a confronto” che si teneva alla Camera, il Segretario della CEI, Mons. Mariano Crociata, ha incoraggiato i cattolici che occupano funzioni istituzionali ad una rinnovata scoperta dei valori cristiani. Mons. Crociata si è dichiarato persuaso del fatto che un pensiero teologico forte sia non solo possibile, ma che servirebbe a tagliare trasversalmente l’intero emiciclo raccogliendo il consenso di cristiani di ogni schieramento.

Società

SOCIETà - MONDIALE Sentenza libica sull’Europa: fatwa! Sono numerose le nazioni coinvolte nel conflitto libico in corso contro il regime di Gheddafi. I più attenti ricorderanno che l’Italia ha premuto per l’intervento della NATO subendo l’esplicita minaccia di Gheddafi di invaderci con immigrati clandestini e di colpirci con atti terroristici. Ulteriore preoccupazione ha causato il consesso degli imam di Tripoli, che sui Paesi europei, e tra questi l’Italia, ha pronunciato una “fatwa”, ovvero una sentenza di morte perché, in un bombardamento, sarebbero morti alcuni di loro. I musulmani libici fedeli al rais, infatti, minacciano di fare 1000 morti per ogni imam ucciso. Per il momento la sentenza è rimasta inattuata, ma c’è di che preoccuparsi se già in Inghilterra ci sono stati arresti presunti terroristi che si presumeva stessero preparandosi per dare seguito a tale sentenza. SOCIETà - ITALIA Giornali e pedofilia: informazione o business? È notizia recente quella dell’ennesimo scandalo di un sacerdote accusato di omosessualità, pedofilia e spaccio di stupefacenti. Il sacerdote, che sarebbe anche sieropositivo, e da canto suo nega ogni addebito, o quasi. Non nega infatti la pratica omosessuale, ma la pedofilia e lo spaccio di stupefacenti. Si tratta certamente di una brutta storia che ha fatto impallidire anche il card. Bagnasco che ha immediatamente sospeso il parroco. Di fronte a questa situazione già non bella, però, appaiono come sciacalli coloro che manipolano l’informazione per creare scandalo nello scandalo. Tra questi mi sento di collocare anche quei giornali della carta stampata che hanno parlato di un procacciatore di vittime per il Seppia, indicandolo in un seminarista. La notizia, infatti, non è falsa ma manipolata: il soggetto in questione, ormai più che quarantenne, è stato seminarista circa 20 anni fa. Ma allora perché parlare di “un seminarista”? Che anche stavolta abbia ragione Striscia, che per altre ragioni ha lanciato il tormentone: “ci si paga lo stipendio”?.


Giornata di spiritualità degli AGC

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Santuario di San Gabriele: 10-04-2011

I

l 10 aprile si è svolta la 13a giornata di spiritualità degli AGC presso il santuario di San Gabriele. La prima volta avvenne il 3 luglio 1999; poi si è svolta ogni anno quasi sempre presso il santuario di San Gabriele, come il luogo più centrale per le Fraternità, stimolante per la forte e semplice spiritualità di San Gabriele, con ottime possibilità di accoglienza anche per un grande numero di partecipanti. La mattinata è stata animata da una catechesi del P. Francesco Cordeschi, fondatore e animatore dei giovani della Tendopoli sul tema: “Quale missione”? P. Francesco tiene la conferenza

“Fideles Laici”, dedicata in gran parte all’apostolato dei laici nella Chiesa, tenendo poi presente anche l’esempio del nostro Fondatore. Abbiamo ricordato spesso la necessità di crescere nell’impegno apostolico, se vogliamo essere un movimento ecclesiale che desidera avere un avvenire e un ruolo nella vita della Chiesa. Il P. Francesco ha risposto in modo perfetto a questo scopo con la sua catechesi, definita dagli AGC “vivace, irruente, magistrale, sconvolgente”. Dopo aver ricordato ampiamente il ruolo e la missione dei laici nella storia della Chiesa e il loro rapporto con la vita religiosa, il P. Francesco ha parlato ampiamente della missione degli AGC alla luce di Maria, iniziando nella famiglia e nelle Fraternità, poi nella chiesa locale e nella società, fino al dono e sacrificio di sé, come Maria ai piedi della croce. Ha concluso citando l’esempio del Fondatore che scriveva: “Vorrei essere tutto fuoco di amore, fino a bruciare non solo chi ci passa vicino, ma anche tutte le creature, affinché tutte conoscessero e amassero il Sommo Bene”. P. Alberto CP

Diventare una fucina La prima ragione per cui furono istituite queste giornate di spiritualità fu quella di ritrovarci con tanti AGC provenienti dalle varie Fraternità per approfondire insieme la spiritualità laicale passionista. Ora sentiamo l’urgenza di approfondire l’aspetto apostolico della spiritualità laicale passionista, tenendo presenti i forti stimoli che la Chiesa sta dando oggi ai laici cristiani, in particolare il B. Giovanni Paolo II, nella grande esortazione:

La conferenza del P. Francesco Cordeschi nella Giornata di spiritualità degli AGC è stata molto vivace, non solo per il carattere irruente e coinvolgente dell’oratore, ma anche per quanto ha voluto trasmetterci. Verità che il nostro Assistente, con “tenacia profetica”, ha più volte rilevato, sottolineato ed esortato. Padre Francesco, parlando dei laici, ha detto che capire che cosa significa essere “battezzato”, rende impegnativo il battesimo. Concretamente mi ha fatto pensare che l’adesione agli AGC porta il laico a

P. Francesco presiede l’Eucaristia

diventare una vera fucina per fare memoria della passione, morte e risurrezione di Gesù. In questo modo il laico missionario rende viva la Chiesa, con il dialogo e con l’azione. Marvì

Questa catechesi ci aiuterà ad essere più missionari Caro padre, la ringrazio per la Catechesi del P. Francesco. Questa catechesi per me ha un significato molto grande per conoscere la volontà di Dio nella mia vita. Parlando del mio gruppo di preghiera, il mio Vescovo mi ha esortato a far fare al gruppo l’esperienza della meditazione della Parola di Dio ed l’esperienza del Cenacolo. Con il nuovo anno sociale inizieremo il cammino missionario con l’istituzione di centri di ascolto dove si terranno, una volta al mese, i Cenacoli. Prima dei Cenacoli, dovremo riunirci per interiorizzare e meditare il brano del Vangelo, che porteremo poi nel Cenacolo ai fratelli più lontani. Il gruppo laicale non deve fermarsi solo alla preghiera, ma deve svolgere nella Chiesa anche la funzione profetica e apostolica. Vorrei fare mia la catechesi di Padre Francesco per aiutare questa piccola comunità che vuole crescere nella dimensione missionaria; questa catechesi è molto bella e ci aiuterà a comprendere il grande dono dell’apostolato dei laici. Vincenza Buscio

Siamo mandati nel mondo come gli apostoli Il centro della mattinata è stata la magistrale conferenza del vulcanico ed avvincente Padre Francesco Cordeschi, arricchita dagli interventi di tanti altri, sul tema “Quale missione del laico nella Chiesa?”. Il discorso è incentrato sul compito che spetta agli ACG, chiamati a testimoniare da laici la Passione di Gesù nel mondo di oggi, mettendo in pratica i cinque verbi concreti dell’Amore. Come Gesù ha inviato i suoi Apostoli a testimoniarlo nel mondo, così oggi manda noi per compiere nel suo nome la nostra missione presso i poveri nel corpo e nello spirito. Solo in questo modo, anche senza troppa scienza, ma con tanto amore, si diventa veri testimoni del Crocifisso. Rucci Riccardo.


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“Non ho altre mani che le vostre!” Da alcuni anni, le Fraternità degli Amici di Gesù Crocifisso s’incontrano per una giornata di Spiritualità a San Gabriele. Quest’anno eravamo più di 350 persone. Nella preghiera delle Lodi, davanti al Santo dei giovani, P. Alberto ci ha letto alcune commoventi testimonianze di Amici, che hanno vis-

donare la vita, culmine della missione, conformandoci pienamente a Gesù Crocifisso. Ha concluso che nell’ultima guerra una statua di Gesù fu rovinata; si cercò di aggiustarla, ma non si trovarono le sue mani. Al posto delle mani fu posta una scritta: “Non ho altre mani che le vostre!”. P. Francesco ci ricorda che noi laici Passionisti siamo le mani di Gesù Crocifisso. Pina e Rita

ardua ma non impossibile. I primi passi sono stati compiuti ma ora lo sforzo va accelerato. Raffaele Landolfo

Da un gruppo di preghiera a un gruppo ecclesiale e missionario

Carissimo padre, ho appena finito di leggere la bellissima catechesi di P. Francesco Cordeschi, che mi ha commossa, mi fatto tanto riflettere sulla mia vita e mi ha portata indietro nel tempo, all’inizio del mio cammino di fede. La Madre Celeste è stata la prima ispiratrice, è stata Lei che mi ha fatto conoscere il suo amato Figlio tanto da farmene innamorare immensamente. Spesso in preghiera le ho chiesto di non farmi vivere una semplice spiritualità finalizzata alla sola preghiera ma di vivere e trasmettere l’amore del Signore in Amici di Gesù Crocifisso nella giornata di Spiritualità a S. Gabriele modo concreto nella vita quotidiana. Non mi ero ancora resa conto che lei già stava esaudendo le mie richieste. Tutto è iniziato negli suto e vivono nella propria vita l’amore Costruire un vero esercizi spirituali fatti a S.Gabriele di Cristo, partecipando alla sua croce. Movimento Laicale nell’agosto 2009, quando ho deciso di Queste testimonianze hanno dato forza iscrivermi agli AGC. e coraggio anche a noi per affrontare le Passionista Vivere nella mia fraternità di Bari prove della vita, sentendoci nelle mani la fecondità della preghiera è una gioia di Dio. La catechesi dl P. Francesco Grazie, padre, per la stupenda immensa e ancora di più l’esperienza Cordeschi, fondatore della Tendopoli, giornata, ricca di spiritualità, trascordi questo primo anno con sul il tema: “Quale missione dei Laici sa insieme agli AGC presso il la Peregrinatio Crucis mi ha fatto creAGC.?”, dopo aver descritto il percorSantuario di San Gabriele. All’ultimo scere spiritualmente e riflettere sul so dei Laici nel tempo, ha trattato come momento il diacono Vito ha comunivero significato della parola “Amore”, oggi il Laico può lavorare nelle realtà cato a me e a mia moglie, che sul pulquello vero, del cuore, della sofferenza secolari, indirizzandole a Dio, per conlman si erano liberati due posti per e della condivisione e non dell’appatribuire alla consacrazione del mondo. poter partecipare anche noi alla giorrenza. P. Francesco ci fa un’equazione: nata di spiritualità. Ho così riassapoVivere la nostra spiritualità passanMaria sta a Gesù come il Laico rato il gusto dello stare insieme non do da un “buon gruppo di preghiePassionista sta al religioso Passionista. solo nella preghiera ma anche in una ra” a un “gruppo ecclesiale e missioMaria è stata la prima missionaria laica. vera fraternità. La catechesi del Padre nario”, è quello che ho sempre desiIl cammino della Madonna in viaggio Francesco è stata interessante e meriderato e quindi essere in cammino verso una missione alla cugina tevole di tanti approfondimenti non come Maria, essere come Lei ai piedi Elisabetta, noi lo facciamo vivendo la solo teologici ma anche pratici, della croce e lasciarsi usare da Lui per testimonianza nella Fraternità, nella soprattutto per approfondire meglio il essere strumento salvifico del mondo, realtà ecclesiale e nella parrocchia. concetto di “comunità” e quello di non può che rendermi felice e orgoL’Icona della Madonna alle nozze di “fraternità”. Il tentativo che si sta gliosa di esser stata scelta da Lui e di Cana, per noi è la testimonianza di porcompiendo nella famiglia di San appartenere alla famiglia Passionista. tare il Signore nel sociale, nel mondo e Paolo della Croce è enorme: costituisoprattutto in famiglia. L’Icona della re un movimento laicale, inserito Mimma Sciannameo Madonna sotto la Croce, per noi è nell’Ordine dei Passionisti, è impresa


PEREGRINATIO CRUCIS

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Prima peregrinatio a Trasacco AQ

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ella Quaresima 2011 circa 60 Crocifissi hanno visitato centinaia di famiglie a Civitanova, Morrovalle, Macerata, Recanati, Montecosaro, Porto S. Elpidio, S, Tommaso, S,Elpidio a M., Giulianova, S. Nicolò a T., Roccaraso, Trasacco, Bari ecc. Diamo un breve cenno della peregrinatio in alcune Fraternità. Il cronista

alcune mamme quando andavo a riprendere Gesù mi ha toccato nel profondo del cuore. Nadia Montecchiari

Recanati. Vi comunico che ho terminato la Peregrinatio Crucis. Qui a Recanati sono state visitate trentotto famiglie con un minimo di presenze per sera che andava dalle 7 alle 25 persone. Negli incontri fissati dalla parrocchia alcune sere sono stato affiancato dai padri Raffaele, Natale, Marco Catorcioni e Vincenzo Leone. Purtroppo non c’è stato molto interesse per conoscere il nostro movimento, anche se le meditazioni sono piaciute ai partecipanti. Gianni Gelao

“Accogliere il Crocifisso è stata una bella esperienza. Sono rimasta sorpresa dall’interesse mostrato da familiari e altri di partecipare agli incontri. É stato commovente pregare insieme giovani e anziani. La presenza di Gesù si è fata sentire. Gesù, tu vai via, ma resti sempre con noi” (Eleonora dell’hotel da Remo). “Avere Gesù Crocifisso in casa, mi ha dato la sensazione di avere una persona viva con cui potevo parlare e confidare tutto e Lui mi ascoltava. Auguro a tutti di ricevere Gesù perchè rafforza la fede e pacifica i cuori” (Renata Strizzi). Riccardo Rucci

Giulianova. Da alcuni anni, noi della Fraternità di Giulianova portiamo il Crocifisso nelle famiglie della parrocchia e dei paesi limitrofi. La Peregrinatio Crucis è stata un momento di preghiera molto intensa, con senRoccaraso. Al termine della tita partecipazione di tutti i presenti, Quaresima, il Crocifisso è stato portaspesso numerosi fino a 30 partecipanti. La responsabile Teresa ha seguito il Crocifisso nelle Morrovalle. Caro padre, con la Il parroco di Roccaraso, Don Renato, famiglie, con la colQuaresima è terminata la Peregrinatio benedice il Crocifisso laborazione di Crucis; ringraziamo il Signore per la della Peregrinatio Crucis Lorella. Ogni sera, buona riuscita. A Trodica i 4 crocifissi nel pregare il sono stati accolti durante la Quaresima Rosario e nel medidalle famiglie del gruppo e da altre. I tare la Parola di responsabili sono stati presenti sopratDio, ci è sembrato tutto nelle famiglie non aderenti al come se Gesù rinnogruppo. Per quanto riguarda vasse la sua passioMorrovalle paese, i Crocifissi sono ne dentro di noi e ci stati due e con grande soddisfazione di siamo sentite felici Marika nuove famiglie li hanno richiedi essere amate da sti. Noto che anche il parroco Don Gesù Crocifisso e di Giordano nel periodo quaresimale ha essere portatrici del organizzato una Peregrinatio del suo amore. Un Crocifisso con i bambini della prima secondo Crocifisso, Comunione. Come sempre è stata riservato soprattutto un’esperienza grandiosa e molto to nella Casa di Riposo dove era atteso per la visita ai malati, quest’anno per costruttiva. Ci sono state delle serate dalle suore e dalle ospiti. Il tempo è la prima volta è andato anche a Roseto veramente toccanti in cui si è sentito volato in questi 40 giorni. Ogni famiDegli Abruzzi, grazie a Gina. Nelle veramente l’amore e l’unione a Gesù glia, dove Gesù ha fatto sosta, ringrafamiglie la Croce è stata accolta con Crocifisso; vedere gli occhi lucidi di zia perchè Gesù, partendo da grande fede e molta commozione. loro, ha lasciato tanta pace. É Alcuni, davanti al Crocifisso, oltre a stata come una missione per pregare, hanno dato pieno sfogo alla semplici famiglie e per albercommozione, ricordando i propri cari ghi che hanno ritrovato la scomparsi da poco, trovando conforto gioia della preghiera e la felinel Crocifisso, come la famiglia cità di stare insieme. Riporto Giorgini e la famiglia Fazzi. Nella stralci di testimonianze: “Ho Promessa d’Amore ogni giorno diciavisto al mattino i miei figli mo “Gesù mio Crocifisso, fa che io ti salutare con fede Gesù ami e ti faccia amare”: questo impeCrocifisso prima di andare al gno ci ha sostenuto durante la quaresilavoro e se qualcuno si era ma come animatrici e con noi, anche dimenticato, tornava indietro tante altre sorelle della Fraternità che a salutarlo. Questi segni di ci hanno accompagnato e aiutato Don Ennio di Bonaventura benedice i fede mi riempivano il cuore di nell’animare la Peregrinatio. Crocifissi della peregrinatio. gioia” (Bice di Battista). Teresa, Lorella e Gina


TESTIMONIANzE

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Gli Amici di Fossacesia festeggiano i 25 anni di sacerdozio del P. Marcello Pallotta

Incontro con Mons. Bruno Forte e 25° di sacerdozio di P. Marcello Martedì 19 aprile è stata una giornata importante per la fraternità di Fossacesia. Padre Marcello, nostro assistente spirituale, Anna Centurione coordinatrice e Francesco Petrosemolo un rappresentante degli Amici si sono recati a Chieti presso la sede arcivescovile per incontrare S.E. Mons. Bruno Forte. Padre Alberto aveva fatto domanda al vescovo di essere ammessi alla consulta diocesana dei laici. Il vescovo ci ha accolti con vera gioia e si è informato del gruppo, se vi sono giovani e coppie. Infatti, è molto preoccupato dell’abbandono della fede da pare dei ragazzi e giovani. La fraternità di San Giovanni Battista, va bene in quanto ci sono diverse coppie ed è in continua crescita. Il 19 aprile abbiamo festeggiato con gioia 25° anniversario di ordinazione sacerdotale di Padre Marcello ed il suo compleanno. É stato un momento di gioia e di ringraziamento per l’attenzione che il nostro assistente ci pre-

sta. Auguriamo che possa continuare ancora per molto tempo il suo servizio con noi. Paola di Simone

La consacrazione perpetua di una coppia Con mio marito Daniele, l’8 maggio ho fatto la consacrazione perpetua a Gesù Crocifisso a Morrovalle. Sembra ieri, mentre sono già passati 11 anni dal nostro primo incontro con gli AGC, voluto fortemente dalla nostra cara Mariannina. Ora facciamo parte pienamente e definitivamente della Famiglia Passionista. Questa consacrazione passionista ci aiuterà a vivere meglio la nostra consacrazione battesimale, con l’impegno di conoscere, amare e fare amare Gesù Crocifisso ed essere vicini a chi soffre. Ci siamo preparati meditando più assiduamente la passione di Gesù, aiutati in questo dalla presenza in casa nostra per una settimana di uno dei Crocifissi della Peregrinatio Crucis di Macerata. Con l’aiuto delle catechesi del nostro assistente spirituale, abbiamo compreso meglio che se vogliamo santificarci, dobbiamo portare con amore la nostra croce quotidiana, insieme a Gesù. Anche se sarà un cammino difficile, ci impegniamo fin da ora per questo scopo.

La Fraternità di Fossacesia al termine del ritiro e consacrazioni del 15 maggio 2011

Rosalba e Daniele

15 maggio 2011 Consacrazioni a Fossacesia Il 15 maggio la nostra Fraternità ha avuto cinque consacrazioni: Gentilina ha fatto la prima, Franco e Anna Maria hanno fatto il rinnovo, Giovanni e Giulia hanno fatto la consacrazione perpetua. P. Alberto, nonostante i suoi problemi di salute, ha guidato la giornata con tanto entusiasmo. Dopo le lodi del mattino, abbiamo riflettuto su San Paolo della Croce alla ricerca del “Monte Santo” e abbiamo compreso che per noi laici passionisti il “Monte santo” è la spiritualità passionista, che ci fa amare Gesù Crocifisso e i fratelli “crocifissi”. L’impegno nella preghiera e la fedeltà dell’oggi ci porterà su questo Monte che è la meta finale. Dopo il pranzo comunitario, vissuto in piena comunione e tanta gioia, ci siamo ritrovati nella grande basilica di S. Giovanni per l’adorazione e la santa Messa presieduta da P. Marcello e concelebrata dal P. Alberto, che ha presieduto il rito della consacrazione e ne ha ricordato il significato e gli impegni che comporta. Paola De Simone. La grazia della consacrazione Grazie, padre, per averci ammessi al rinnovo della nostra consacrazione a Gesù Crocifisso. Abbiamo cercato di prepararci al nuovo incontro con Gesù e alla nostra promessa di amarlo e donarci a Lui senza riserve. Ci hanno aiutato il ricordo della prima consacrazione, l’essere stati sempre presenti agli incontri, la messa e comunione frequenti, la preghiera in comune del Rosario. Quella Croce che prima di conoscere il carisma dei Passionisti ci rattristava al punto da dover ricordare, anche nella settimana santa, che Gesù era vivo in cielo per stare tranquilla, quella Croce che mi faceva paura ora la bacio e la stringo al mio cuore con amore. Certo “il nostro uomo vecchio” ogni tanto si riaffaccia ma il ricorso al Signore ci riporta subito in carreggiata e otteniamo la famosa “resilienza” di cui tu e P. Fernando ci avete parlato a San Gabriele. Noi preghiamo per te e tu prega per noi, per la nostra santificazione, per una nostra presenza attiva nel meraviglioso gruppo degli AGC. Anna Maria e Franco


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TESTIMONIANzE

Un diacono permanente AGC da Napoli Carissimo P. Alberto, ho voluto aspettare il 24 aprile, Pasqua, 57° anniversario della tua ordinazione sacerdotale, per rispondere alla tua lettera, che mi ha portato una grande gioia. Tanti sinceri auguri per il tuo sacerdozio, un dono per te e per tutta la Chiesa. Abbiamo vissuto con fede il giovedì santo, giorno in cui il Signore

Giovanni a cui il Signore affida questo corpo per aiutarlo ad incontrarsi con la Croce gloriosa di Gesù. Per curare il tuo infarto, chiameremo il gruppo “Amici di Gesù Crocifisso”. Il tuo cuore sicuramente guarirà! Affido alle tue preghiere in modo particolare mio figlio Pasquale sacerdote, che é presbitero nella Cattedrale Copta Cattolica del Cairo.

zo di far sì che ogni lavoro domestico sia una preghiera. Offro tutto al Signore insieme alle mie gioie e alle mie sofferenze. Condividere con voi riflessioni, catechesi, momenti di preghiera mi dà grande pace e gioia. Vi assicuro le mie preghiere e io confido nelle vostre per la mia famiglia. Vi saluto e vi abbraccio in Gesù e vi auguro una Santa Pasqua.

Volla NA - Don Antonio Piccolo

Pasqualina D’Adamo in Alfano

Ho scoperto che cos’è e chi è il vero tutto

Grande disponibilità di una nuova Amica di Trasacco

Carissimi AGC, ho 62 Grazie, caro padre, per quanto mi anni e sono nata e cresciuta a ha inviato, soprattutto per il libro di Castrocielo, FR. Nella chiesa meditazioni (non ne ho mai avuto parrocchiale c’era una statua uno), è bellissimo. Ho iniziato lo studi san Gabriele dio e la meditazione ed ogni giorno dell’Addolorata, per il quale scopro, sempre di più, il senso e il ho sempre avuto grande valore del sacrificio di Gesù sulla devozione. Quando ho letto croce, crocifisso per la nostra . Come Sei Amici si consacrano a Gesù la biografia di santa Gemma rispondere a tanto amore? Donando Crocifisso a Morrovalle l’otto maggio Galgani mi sono avvicinata amore a tutti, specie ai malati che sono 2011. di più al carisma passionista. i “Crocifissi dei Crocifissi”. Lo studio, All’età di soli 16 anni e le meditazioni e la preghiera mi stanno mezzo mi sono sposata con un giovane dando molto in questi giorni di quarefece due doni stupendi all’umanità: di Sant’Antonio Abate (Na) dove poi sima; ho tanta strada ancora da fare e l’Eucaristia e il Sacerdozio. Al centro sono sempre vissuta. Da ragazza, penprego Gesù Crocifisso che mi dia la della sua Pasqua il Signore Presesavo che avere una bella casa, una forza di non smettere mai di cercarlo. Benedisse-Spezzò-Donò. Prese per sé famiglia, dei figli sarebbe stato tutto Grazie di nuovo per avermi subito padre Alberto, perché diventasse suo per me. Solo più tardi ho scoperto che considerata aderente effettiva agli per sempre. Lo Benedisse, perché il cos’è il vero tutto, chi è il vero Tutto. AGC. Spero che Gesù Crocifisso sia Padre si posasse su di lui con la potenOggi, casalinga, madre e nonna di due contento che una nuova sorella si sia za del Suo Spirito. Lo Spezzò, tolse da splendidi bambini, ringrazio Dio per unita al movimento. Voglio mettere a lui tutto quello che gli impediva di tutto quello che mi ha dato e per aver disposizione tutte le mie possibilità legarsi a Lui. Poi lo inviò e donò, per capito che avere una famiglia, dei per il bene dell’opera; disponga pure essere Pane, Eucaristia per tutta figli, una casa sono cose importanti, se dei miei scritti come meglio crede ed l’umanità. Noi festeggiamo questo e vissuti con la fede in Gesù a cui dedico anche la mia posta elettronica è a sua siamo pieni di gioia. Non sei mai usciogni momento della giornata. Mi sforcompleta disposizione. Come nuova to dal mio cuore e dai miei pensieri. Il aderente agli “Amici mio lavoro di diacono permanente è di Gesù Crocifisso”, sempre intenso. La prima settimana di cercherò di fare la Quaresima è iniziata in un modo meramia parte, impegnanviglioso. Ho riavuto non solo quel domi a far conoscere gruppo che avevo lasciato 2 anni fà, il movimento ad altri ma mi è stata affidata una zona intera fratelli e sorelle, mi con circa 700 famiglie. É una zona impegnerò ad amare poverissima, scristianizzata e senza tanto il prossimo che fede. Ho iniziato con la via Crucis mi sta accanto, parlemeditata; in quattro settimane il gruprò degli “Amici di po si è triplicato. Ogni giovedì circa 15 Gesù Crocifisso” con fratelli vogliono incontrarsi con la slancio e amore e parola di Gesù. In questa zona mi sono spero che altri amino state affidate 36 famiglie da curare in Gesù Crocifisso e un modo particolare, un elenco di 75 desiderino di far parte malati anziani, 7 fratelli agli arresti La famiglia Giorgini di Colleranesco e AGC si del nostro movimendomiciliari. Le 36 famiglie sono il stringono intorno al Crocifisso, ricordando il to. corpo di Cristo, i malati sono il buon fratello P. Fabiano Giorgini e il figlio Claudio ladrone, i 7 carcerati, colui che rifiuta Matilde Marcelli Cristo crocifisso. Io spero di essere che partecipano dal cielo.


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TESTIMONIANzE

Monastero Santa Chiara di San Severino Marche Invitato da mia nipote, Sr. Rosella Mancinelli, madre Abbadessa delle Clarisse di S. Severino MC, a partecipare alla professione solenne di una

delle tue preghiere per me e per la mia famiglia. Il mio cammino spirituale va avanti. Cerco di meditare la Passione di Gesù per stargli vicino, contemplarlo e imparare da Lui come si ama Dio e il prossimo. Virginia Criscuolo

Unire preghiera e impegno per il Signore

Pio Calvarese con la nuova Clarissa suor Chiara Maria suora, il 1° maggio ho avuto la gioia di partecipare, insieme a mia sorella, madre dell’abbadessa, a mia figlia e Rita Maraessa, alla professione solenne di Sr. Chiara Maria Zappia. Che dire dell’avvenimento? Al di là della cronaca, è stata una esperienza toccante. Suor Chiara Maria si è donata totalmente e in modo esclusivo all’amore di Dio che l’ha attratta a sé, chiamandola alla vita consacrata. L’iniziativa é sempre del Padre, ma Suor Chiara Maria ha risposto con una dedizione incondizionata della sua vita mettendo tutto, presente e futuro, nelle mani di Dio. Ad alcuni Cristo chiede un coinvolgimento totale, che comporta l’abbandono di ogni cosa, per vivere in intimità con lui e seguirlo dovunque Egli vada. É lo Spirito Santo, che attrae e ha afferrato Suor Chiara Maria; è lo Spirito che suscita una risposta piena. É lo Spirito santo che quando c’è una risposta positiva, conduce ogni persona alla progressiva conformazione a Cristo. Pio Calvarese

Il mio cammino spirituale va avanti Caro padre, sto vivendo la spiritualità passionista offrendo al Signore tutte le azioni, le preghiere e le sofferenze della giornata. Sono iscritta tra gli Amici di Gesù Crocifisso come aggregata alla comunità di Fossacesia. Spero prima o poi di riuscire a partecipare agli incontri di formazione che si tengono a Fossacesia, se il Signore vorrà. Intanto cerco di amare Gesù, anche facendo la Via Crucis ogni giorno. Prego anch’io per te e per la tua salute e ti ringrazio

Caro padre, mi fà tanto piacere sentire che stai meglio di salute; ho pregato e continuerò a pregare. Sai che almeno da 15 anni la mia preghiera inizia alle quattro del mattino e prego per tante intenzioni. Pregare per me è una gioia che viene dal cuore. Vorrei donarmi completamente a Gesù quest’anno. Cosa ne dici? Forse non sono preparato come si deve, ma voglio consacrare completamente il mio cuore a Gesù. Ricevo sempre le stupende catechesi che medito con fede. Ne faccio tante copie e le offro al parroco e a tutti coloro ai quali porto l’Eucaristia a casa, agli anziani che conosco e che frequentano poco la parrocchia. C’è tanta gente che non crede e sempre più si allontana dalla fede: dobbiamo fare qualcosa per loro. Paolino e Rosalia di Gattatico RE

Frutti della meditazione Carissimo padre, anche se personalmente non ci siamo mai incontrati, sento molto la vicinanza del tuo cuore e questo mi edifica molto. Quando due o tre persone sono «riunite» nel nome di Gesù, Egli è in mezzo a loro e se, da risorto, è entrato nel Cenacolo «a porte chiuse», significa che per lui non esistono distanze. Continuo la meditazio-

ne per mezzo del tuo libro e sto comprendendo quanto sia importante fare con perseveranza l’orazione mentale, che è un’arma potentissima per respingere gli attacchi del maligno e, soprattutto, per restare immersi in Dio. A volte la battaglia è dura e mi sembra di soccombere, ma è stupendo sentirsi amati da Gesù. La nostra “conversione” non è semplice. Io sono stato sempre vicino a Dio, sin da bambino, ma spesso la tentazione, per me, è stata forte e si è sempre manifestata ogni qualvolta che ho elevato veramente l’anima a Dio. Questa mattina ho meditato sul “baratto infame” di Giuda, che ha svenduto Gesù per il prezzo di uno schiavo. Anch’io, spesso, ho assunto in un modo

morbido questo comportamento, svendendo il mio Signore anche per meno. Tuttavia la sapienza e la misericordia che Egli continua ad usarmi mi stanno spingendo a lasciare tutto ciò che mi impedisce di correre verso Gesù, come Egli corse, per tutta la sua vita, verso il compimento della volontà del Padre suo. Gesù ha amato perchè ha sempre cercato la volontà del Padre. Io sono chiamato a fare altrettanto: rinunciare alla mia volontà e immolarla con amore sull’altare della mia vita quotidiana, vivendo in pienezza la vocazione alla santità a cui sono chiamato. Se riuscirò, con l’aiuto di Dio, a mettere Gesù al primo posto, allora sarà per me una vera Pasqua di risurrezione. Nuovo Amico padre di famiglia

8 Maggio a Morrovalle: Elsa Menchi si consacra per sempre a Gesù Crocifisso 8 maggio: Daniele e Rosalba s’impegnano per sempre di amare e fare amare Gesù Crocifisso.


Festa della Famiglia Passionista - San Gabriele 2 giugno 2011

ESERCIzI SPIRITUALI AGC e LAICI IMPEGNATI 2011 Centro Spiritualità S. Gabriele (Te) Tel. 0861.9772101 - 0861. 97721

I corso: 08 agosto (Ore 16,00) – 13 agosto (Pranzo): per tutti - Guida: P. Alberto P. e P. Bruno II Corso: 15 ag. (Ore 16,00) – 20 ag. (Pranzo): per famiglie - Guida: P. Luciano Temperilli e P. Alberto Pierangioli P. Francesco Cordeschi per i giovani. Spesa I e II Corso: Quota adulti: Camere doppie € 200,00 - Camere singole € 210,00 Bambini e giovani: condizioni a parte. Per prenotarsi: Ritagliare e spedire a P. Alberto Pierangioli: P. S. Gabriele 2 62010 Morrovalle (Mc) C.P. 35 Tel. 0733/221273 – Cel 349.8057073 – E-mail: albertopier@tiscali.it - Prenoto il I corso di esercizi del 8-13 agosto - Prenoto il II corso di esercizi del 15-20 agosto - Camera singola - Camera doppia con........................................................................ Metti una crocetta davanti al corso e camera prenotati. La camere singole sono assegnate secondo la prenotazione. Cognome ______________________________ Nome ________________ Via........................................................................ N......... - Cap...................... Città .............................................. Tel. ............................................... Cel. ........................................... - E-mail……………………………………

Calendario degli Amici 01 luglio 03 luglio 8-13 e 15-20 agosto: 11 settembre

Festa del Preziosissimo Sangue Ritiro Mensile a Morrovalle Due corsi di esercizi spirituali Ritiro mensile a Morrovalle Ricordiamo al Signore i nostri defunti:

Tolomelli Tina di Civitanova: 1-1-2011 - Campanelli Rosa di Civitanova: 14-4-2011, consacrata perpetua Compagnucci Valentina di Macerata: 31-04-2011 – Marcolini Edvige di MC: 15-5-11, consacrata perpetua.

Un grazie sincero a coloro che hanno inviato la loro offerta per le spese di stampa Luglio-Agosto 2011 – Anno XII n. 4 Autor. Trib. di MC n. 438\99 del 17-12-1999 Sped. Ab. Post. D.353/2003 (L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1, Comma 2, DCB Macerata. Editoriale ECO srl - C. c. p. 11558624 Dir. Tonino Taccone – Red. P. Luciano Temperilli Piazzale S. Gabriele 2 – 62010 Morrovalle Mc T. 0733/221273 - C. 349.8057073 - Fax 0733/222394 E-mail albertopier@tiscali.it http://www.amicidigesucrocifisso.org


rivista luglio agosto 2011