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AMICI

di GESÚ CROCIFISSO

Mensile del Movimento Laicale Passionista “Amici di Gesù Crocifisso” _______________________________________________________________________________

MARIA LA TUTTASANTA Santità è vita secondo Dio. È la vita divina in noi, come un’estensione della presenza di Dio nelle sue creature, come se Dio si servisse di noi per esprimere se stesso, la sua bontà, amore e le altre qualità. La Bibbia dice che la santità di Dio genera un dovere di santità per tutte le creature. “Siate santi perché io sono Santo”, Lv 11,44. La partecipazione della vita divina è chiamata anche GRAZIA, perché è uno stato a cui non abbiamo diritto ma ci è dato in regalo. Nel piano di Dio c’è fin dall’eternità la decisione di condividere la sua vita – la sua santità – con la creatura umana. Fra tutte le creature, una sola è piena di grazia fino a straripare: Maria di Nazareth, la madre del Verbo Incarnato. “Ave, piena di Grazia”, la saluta Dio stesso per mezzo dell’angelo Gabriele, Lc 1,28. Dio la colmò di santità fin dal momento in cui ella mise radici nel seno materno come essere umano. È l’Immacolata Concezione perché scelta come madre del redentore. Madre di Dio. La santità di Maria può essere contemplata sotto due aspetti, non separabili ma confluenti: i suoi rapporti con la Santissima Trinità e la sua risposta di fede e d’amore nel compito che Dio le affidò. Circa i rapporti con la Trinità, la riflessione dottrinale gira attorno a due formulazioni, ambedue limitate ma che ci aiutano ad accostarci al mistero. La prima, preferita dalla teologia orientale, dice che Maria è la Sposa della Trinità. L’immagine sponsale esprime l’intimità di comunione tra esseri spirituali o spirituali e materiali. La seconda, usata di preferenza dalla teologia occidentale, afferma che Maria è figlia del Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo. Ognuna di queste relazioni è immensamente santificante, dato che implica un’unione speciale con ciascuna delle tre persone della Trinità. Il secondo punto di vista da cui meditare la santità di Maria è la sua cooperazione all’opera di Dio, o la libera risposta umana alla sua vocazione e missione. Il principio fondamentale della santità di Maria è stato così formulato dal Concilio Vaticano II: Ella “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce”, LG 58. La sua vita fu un pellegrinaggio nella fede, in comunione d’amore con quel Figlio che era suo e del Padre, nella docilità allo Spirito Santo. Per questo Maria è il “Tipo” o immagine o esemplare di ogni concretizzazione della santità cristiana, il modello di ogni riuscita nella santità, la madre e mediatrice nel cammino di ogni battezzato verso la santità. Questa impostazione della santità di Maria può essere spiegata e verificata esaminando il suo comportamento nei dati del Nuovo Testamento che si riferiscono a lei. Nei Vangeli ella parla solo in quattro occasioni: nell’Annunciazione, nella visita alla cugina Elisabetta, nello smarrimento di Gesù nel Tempio, nelle nozze di Cana. La sua presenza è essenziale nei Vangeli dell’Infanzia di Matteo e Luca, dove il suo atteggiamento abituale è quello della fede che osserva e ricorda gli eventi “meditandoli nel suo cuore”, Lc 2,19.51. Secondo i sinottici, ella emerge tre volte durante il ministero pubblico di Gesù, Mc 3,31-35; 6,3; Lc11,27. Secondo Giovanni, è presente nei momenti-chiave dell’”Ora” del Figlio, Cana e Calvario, 2,1-12; 19,25-27. E’ nominata una volta negli Atti degli Apostoli 1,14. E’ ricordata in modo implicito una sola volta nelle Lettere Apostoliche, Gal 4,4, e nel capitolo 12 dell’Apocalisse. Sono pochi elementi ma ricchissimi. Dimostrano cha la sua santità è unica e immensurabile, che il suo ruolo nell’opera della salvezza è insostituibile per volontà di Cristo suo Figlio, che la sua materna presenza è imprescindibile nel cammino di ogni cristiano verso la santità. P. Gabriele Cingolani cp Maggio 2003 – Anno IV n. 5 Aut. del Trib. di MC n. 438\99 del 17-12-1999 Sped. Ab. Post. Art. 2 com. 20\c L.662\96 - MC Tecnostampa – Recanati - C. c. p. 11558624 Dir. R. Tonino Taccone – Red. P. Alberto G. Pierangioli Viale Passionisti 54 – 62019 Recanati Mc T. 071.7574283 - C. 349.8057073 - Fax 071.7574405 E-mail albertopier@tiscalinet.it


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Il serafino di Maria: S. Gabriele dell’Addolorata Le due esistenze di Gigino Campitelli e di Checchino Possenti rientrano nel concetto di vita breve. Quella di Gigino è stata però più lineare, quasi un crescendo, mentre quella Checchino possiamo suddividerla in due periodi: il primo, fino ai 18 anni, si può dire normale; il secondo, una corsa verso la santità. Francesco Possenti nasce ad Assisi (PG) il 1° marzo 1838, undicesimo di tredici figli. Il padre Sante è governatore pontificio, la mamma Agnese Frisciotti è una nobildonna di Civitanova Marche, che purtroppo muore a 42 anni lasciando Francesco ancora bambino. La famiglia è costretta a numerosi trasferimenti a causa del lavoro del padre con sradicamenti che certamente causano disagio. Nel 1841 Sante è nominato assessore di Spoleto. La famiglia è di grado sociale elevato ed e timorata di Dio. Ogni sera si recita il rosario. Non mancano le sofferenze. Dei tredici figli ne rimangono solo otto. Questo però non basta a fiaccare l’indole vivace e gioiosa di Francesco. A tredici anni inizia gli studi liceali tra i Gesuiti. È studente brillante; riesce in tutto ma soprattutto nelle materie letterarie. Consegue premi e riconoscimenti. Veste elegantemente, è spigliato e spiritoso. Mette in caricatura i suoi compagni di studio. Ama le feste e il ballo, ma si mantiene buono. Si racconta che abbia inseguito minacciosamente un suo amico per non si sa quale brutta proposta gli abbia fatto. Per ottenere la grazia di guarire da una grave affezione alla gola, promette di chiudersi in convento e qualche tentativo l’ha anche fatto. Ma l’attrazione per la vita spensierata e i richiami del mondo l’hanno sempre sviato. Nemmeno papà Sante era tanto contento. Una vita apparentemente esemplare che concilia garbatamente il mondo e Dio. Ma non è così. Chi non guadagna con me disperde, dice il Signore, e i talenti non si possono sotterrare senza colpa. Quante volte si sente dire: “Io non ho bisogno di andare in chiesa, o di partecipare a nessun gruppo. Non faccio del male a nessuno, faccio con coscienza il mio lavoro”. Ma non c’è santità senza progetto, frutto di una decisione.Francesco la decisione la prese il 22 agosto 1856, quando la Madonna dall’immagine portata in processione gli disse: “Cecchino cosa stai a fare nel mondo? La vita religiosa ti aspetta”. La Vergine, alla cui devozione era stato educato in famiglia, lo accompagnerà sempre. Si chiamerà Gabriele dell’Addolorata, in onore di Maria. Essa sarà il segreto del rapido guadagno spirituale in soli sei anni, il che farà dire al suo compagno di noviziato, il B. Bernardo Silvestrelli: “Questo ragazzo ci ha rubato il passo”. È un assioma della mariologia monfortana: Maria è la via più breve per arrivare a Gesù. Sa Gabriele è conosciuto proprio per il suo amore straordinario a Maria Addolorata, “il suo Paradiso”. Il cognome preso nel vestire l’abito religioso diventa un programma di vita. Gabriele ha imparato a contemplare la passione di Gesù nel cuore addolorato di Maria e a contemplare i dolori di Maria nel cuore trafitto di Cristo. Come aveva fatto il voto di amare e fare amare Gesù Crocifisso, così fa il voto di amare e fare amare Maria Addolorata. L’amore di Gabriele a Maria Addolorata fu amore concreto. Aveva promesso di non dire mai di no quando gli fosse fatta una richiesta per amore di Maria. Nelle prove e tentazioni ripeteva: “Non vorrai vincerti per amore di Maria?”. Era l’arma che gli faceva superare tutte le difficoltà. A questo Gabriele aggiunge una intensa vita di preghiera e una lotta accanita verso ogni forma di peccato. Si racconta spesso l’episodio in cui Gabriele apposta con ansia il suo direttore, il ven. P. Norberto Cassinelli e lo supplica di dirgli se vede in lui qualche peccato, perché dice: “lo voglio strappare da me ad ogni costo” e accompagna con forte gesto della mano la sua intenzione. La sua corsa verso la santità non la fa pesare; è sempre sereno e gioioso. Da Morrovalle scriveva al padre: “La mia vita è un continuo godere. La gioia che provo dentro questa casa è quasi indicibile” . Eppure la sua vita fu una continua prova: ma quando c’è l’amore, anche la croce diventa gioia. Dov’è il segreto della sua santità? “Che cosa ha fatto di straordinario?”, si chiedevano i suoi confratelli, di fronte a tanti miracoli. Diceva il suo santo direttore: “Gabriele ha lavorato con il cuore”. Ha detto sempre sì a Dio, è il santo del quotidiano, il santo delle piccole cose. Accetta serenamente la sua malattia, la tubercolosi, che avrà ragione di lui a 24 anni. Muore in una estasi di paradiso, pregando: “Mamma mia, fa presto”. È il 27 febbraio 1862, al sorgere del sole, confortato dalla visione della Madonna che aveva tanto amato. Il resto è storia attuale, a tutti nota. Francesco Valori


V - La passione di Gesù nell'esperienza mistica di santa Maria Faustina Kowalska 4. La Passione di Gesù e i peccatori La meditazione sulla Passione del Signore e la possibilità di prendere parte ai suoi dolori, introducono santa Faustina in una conoscenza sempre maggiore di ciò che ha condotto Gesù ad immolarsi fino alla morte e alla morte di croce . È la fragilità dell'uomo ferito dal peccato che ha commosso il cuore di Dio a tal punto da fargli prendere la decisione di inviare il suo Figlio sulla terra perché l'umanità fosse ricreata e redenta ad un prezzo che nessun uomo, ma solo un Uomo-Dio, avrebbe potuto pagare. Il peccato è la più grave malattia che l'uomo da sé contrae, ma che da solo non può curare. Sulla gravità di questo male, che attanaglia e indurisce il cuore umano, Suor Faustina fu illuminata più volte, grazie proprio al suo incontro col Cristo Crocifisso. Ne parla così in riferimento alla sua anima: "Oggi sono penetrata nell'amarezza della Passione del Signore Gesù, ho sofferto unicamente nello spirito, ho conosciuto quanto è orribile il peccato. Ho provato tutta la ripulsione per il peccato. Interiormente, nel profondo della mia anima, ho conosciuto quanto è spaventoso il peccato, anche il più piccolo e quanto ha straziato l'anima di Gesù. Preferirei patire mille inferni, piuttosto che commettere anche il più piccolo peccato veniale”. Ma il volto sfigurato del Cristo porta Suor Faustina ad avere uno sguardo più ampio, che va dalla sua anima a quella di tutti i peccatori. Anche il suo cuore è lacerato dal dolore e si preoccupa di tutti coloro che vivono nel peccato e non si immergono nel mare di misericordia che scaturisce dalla Passione di Gesù. Ascoltiamola: “Oggi durante la funzione della Passione ho visto Gesù martoriato, coronato di spine e con in mano un pezzo di canna. Gesù taceva, mentre la soldataglia faceva a gara a torturarLo. Gesù non diceva nulla; guardò solo verso di me e in quello sguardo sentii la sua tortura così tremenda, che non abbiamo nemmeno un'idea di quello che ha sofferto Gesù per noi prima della crocifissione. La mia anima è colma di sofferenza e di nostalgia. Sento nell'anima una grande avversione per il peccato e la più piccola infedeltà da parte mia mi sembra un'alta montagna e la riparo con la mortificazione e le penitenze. Quando vedo Gesù martoriato, il cuore mi si fa a pezzi. Penso a quello che sarà dei peccatori, se non approfittano della Passione di Gesù. Nella Sua Passione vedo tutto un mare di Misericordia”. Aiutami, figlia Mia, a salvare anime Gesù che ha reso Suor Faustina ambasciatrice della sua misericordia, desidera che tale chiamata si concretizzi nella sua esperienza quotidiana e che ella, nel suo piccolo, diventi quella goccia di misericordia che perpetua nella storia il sacrificio della Croce. "Durante la santa Messa - racconta nel Diario - ho visto Gesù inchiodato sulla croce fra grandi sofferenze. Un lamento sommesso usciva dal Suo Cuore e dopo un po' mi ha detto: "Desidero ardentemente la salvezza delle anime. Aiutami, figlia Mia, a salvare anime. Unisci le tue sofferenze alla Mia Passione ed offrile al Padre Celeste per i peccatori”. È la condivisione della Passione del Signore che non può più lasciarla inerte di fronte all'umanità che vuole fare a meno di Dio incamminandosi così sulle strade della perdizione. Sembra che ogni sofferenza sia da lei chiesta e accolta con una "santa avidità". "Ho pregato il Signore che mi permetta di prendere parte alla Sua dolorosa Passione, in modo che con l'anima e con il corpo io possa provarla in me, nella misura in cui può prendervi parte una creatura, per quanto ciò è possibile, affinché possa sentire tutta la Sua amarezza". Verso la fine della sua vita il suo amore per la croce si accentua: ella non sa più distinguere la croce, questo “legno infame", da Colui che l'ha sposata: "Qualunque cosa Dio mi mandi, l'accetto con totale sottomissione alla Sua santa volontà. Anche se questa volontà divina sarà per me pesante e dura, come lo fu la volontà del Padre Celeste nei riguardi del Figlio Suo che pregava nell'Orto degli Ulivi. Sofferenze, persecuzioni, oltraggi, disonore, per tutto questo la mia anima assomiglia a Gesù. E maggiori sono le sofferenze, tanto più mi rendo conto di assomigliare a Gesù. Le sofferenze non mi tolgono affatto la pace, e d'altro canto benché goda una pace profonda, tuttavia questa pace non mi cancella la sensazione delle sofferenze. Nonostante talvolta le lacrime scendano in abbondanza, tuttavia in quello stesso momento la mia anima gode una profonda pace e felicità”. Sr. Francesca D. Ligurgo CP


Gioisci, Vergine dello Spirito "Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita". Queste solenni parole, che nel giorno del Signore tutta la Chiesa orante confessa, sono giunte a noi cariche di fede e di riconoscenza. Esse testimoniano, in modo conciso e preciso, che lo Spirito Santo non è qualcosa ma "Qualcuno", ossia, è persona: Signore e Dio come il Padre ed il Figlio, la punta più alta dell'intimità e operazione di Dio con l'uomo. Con il Padre ed il Figlio va adorato e glorificato perché Spirito creatore e fonte perenne della vita. Tutto ciò che è "vivo", a cominciare dal Vivente per eccellenza che è Cristo Gesù fino alla più modesta ed infima forma di vita, tutto è suscitato da Lui, Signore della vita. È all'origine di tutta la creazione che dal caos e dal nulla diventa esistenza cosmica. Infiniti e diversi sono i modi dell'esistenza: in ognuno il principio di vita e di luce è Lui, Spirito creatore. È la fonte della Parola di Dio che con Lui diventa evento di Rivelazione. Molteplici e diverse sono le voci profetiche ma tutte hanno un unico suono: lo Spirito che parla. La natura umana, fatta accoglienza nella Vergine Maria, viene nella pienezza del tempo fecondata dalla energia dello Spirito che fa germogliare il Figlio di Dio (Lc 1,35). È ancora Lui, disceso nel seno di Maria, a suscitare dal tronco di Jesse il germoglio della Vita, che discende sulla tomba di Cristo e risuscita per sempre la Vita. E se anche noi lasciamo allo Spirito lo stesso spazio che Egli ha trovato nella Vergine portatrice dello Spirito, allora anche noi possiamo cantare «e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1,47). Perché Lui è in ogni segno d'illuminazione, in ogni anelito di vita, in ogni sogno di bellezza, in ogni proposito di bontà, in ogni desiderio di conversione, in ogni rinuncia per un più grande amore: "Lo Spirito è il luogo dei Santi e il Santo è il luogo dello Spirito" (San Basilio). Perché si chiama "Spirito Santo"? Con questo nome, o meglio Ruah - per invocarlo anche noi come i profeti, i salmisti, Maria, Gesù, s'intende evidenziare che è Lui lo "spazio vitale" e “1'ambiente vitale" in cui ci muoviamo e respiriamo. A sua volta Ruah significa due cose tra loro strettamente collegate: il vento e il respiro. L'immagine del vento impetuoso esprime la potenza e la trascendenza dello Spirito Santo. L'immagine, invece, del respiro esprime la bontà, la delicatezza, l'intimità dello Spirito Santo. Come sintonizzarci con lo Spirito Santo? Rendendoci coscienti che Lui dimora in noi, suo tempio, perché nel cuore di ogni essere c'è Lui, Amore e Luce crescente. Guardando con stupore tutte le cose belle e buone che ci circondano. Dicendo di “sì” a tutto quanto ci chiede attraverso i poveri dì spirito e per mezzo delle ispirazioni che salgono dal profondo del cuore. Non dimenticando che, anche quando Lo contristiamo con ogni durezza e chiusura, è ancora Lui che geme e soffre in noi. "E ora, mio cuore - diciamo anche noi con S. Gregorio Nazianzeno - che aspetti? Dello Spirito tu devi cantare la gloria". Cantiamo la gloria dello Spirito pregando così la Vergine con Sant'Ildefonso di Toledo: "Io Ti prego e Ti supplico, o Santa Vergine, affinché io accolga Gesù, da parte di quello Spirito, per opera del quale Tu hai generato Gesù. L'anima mia possa ricevere Gesù grazie a quello Spirito, per opera dei quale la tua carne ha concepito Gesù. Mi sia concesso di conoscere Gesù da quello Spirito, dal quale fu dato di conoscere, possedere e partorire Gesù; che io possa manifestare intorno a Gesù le cose umili e le cose alte per quello Spirito, grazie al quale Ti sei professata ancella del Signore, desiderando che a Te, avvenisse secondo le parole dell'Angelo. Che io ami Gesù in quello Spirito, nel quale Tu Lo adori come Signore e Lo contempli come tuo figlio". (Dalla “Premessa” al libretto di Giuseppe Giulino “Gioisci, Vergine dello Spirito”, contemplazione del Rosario nella luce dello Spirito Santo, con l’aggiunta dei misteri della luce. Ediz. Ancilla).

P. Angelo M. Gila o.s.m.


Lettera agli Amici Il mistero del dolore Carissimi Amici, è importante intraprendere un cammino per scoprire il valore, la bellezza, la grandezza del dolore, nostro compagno di viaggio. Il dolore conduce alla scoperta di se stessi, scoperta che non è facile né immediata, ci vuole l’età, l’esperienza. La propria volontà va fortificata e il migliore allenamento proviene dalla prova e dalla sofferenza. La persona formata dall’amore troverà la misura nel dolore perché l’amore e il dolore sono l’espressione medesima e grande del mistero di Dio: «Non c’è amore senza dolore». Il dolore affina ed eleva lo spirito; sono molti i santi plasmati dalle sofferenze nel corpo e nello spirito: il logorio del loro dolore si è poi trasformato in energie preziose. Il dolore dispone alla comprensione degli altri che soffrono: «Le piaghe del prossimo si possono toccare solo con le mani trapassate dai chiodi e solo una vita lacerata può consolare il dolore dei fratelli». Se il dolore è un mezzo di riparazione dei nostri peccati è anche fonte di gioia e di pace perché non c’è Risurrezione senza Passione, non c’è gioia senza croce, non c’è pace se non nella sofferenza. La croce è l’incomprensibile dono che Dio fa ai suoi amici. La Via Crucis è un cammino in salita le cui tappe sono: l’accettazione, la rassegnazione, l’offerta volontaria, l’adesione amorosa. Solo dopo potremo assaporare l’autentica gioia della croce. Ciò che vale non è l’intensità della sofferenza, ma la qualità dell’amore con la quale è accolta e sopportata, quindi non è importante soffrire molto quanto il soffrire bene. Nel “Lasciarmi amare da Lui” abbiamo scoperto l’atteggiamento di una uniformità totale, serena alla volontà di Dio, comunque si manifesti. Dio che ci ama personalmente e individualmente conosce ogni nostro segreto interiore, non ci chiederà mai l’impossibile: ci ha pensato, ci ha creato per farci felici per sempre con Lui. Il suo invito a soffrire è un invito di predilezione, per condurci alla meta. Accettiamo la sofferenza dalle sue mani: prima di chiederci di soffrire con Lui, Egli ha sofferto indicibilmente per noi. Per avere pace e conforto, per dare valore alla sofferenza occorre pregare e ascoltare la voce del Signore che ci parla nell’intimo del cuore. Saranno parole di incoraggiamento, poi i nostri rapporti con Lui si faranno sempre più stretti e confidenziali fino ad essere colloqui gioiosi che ci porteranno ad offrire a Lui il nostro dolore. Per quanto possiamo cercare conforto nelle creature umane, sperimenteremo che solo Dio ci comprende in maniera totale! L’abbandono pieno in Lui è il segreto di ogni riuscita! Vi auguro di fare questa prova e vi assicuro che vi sono vicina nella preghiera. Amica di Gesù Crocifisso

Ritiro con Maria La Fraternità degli Amici dell’Umbria, nel ritiro del 23 marzo presso il santuario della Madonna della Stella ha riflettuto sul tema: «Vocazione alla Santità-Amore». importante per chiarire il significato della santità, di cui spesso abbiano un concetto errato, perché riteniamo la santità un dono di pochi. L’argomento è stato svolto ampiamente da P. Alberto Pierangioli, sotto tre aspetti: 1) Cosa è la santità; 2) Santi da laici per santificare il mondo; 3) La santità Passionista, santità dell’amore. È stata una trattazione esauriente, seguita con attenzione dai presenti e approfondita con un ampio e aperto dialogo. Il terzo punto ci ha coinvolti personalmente: come Amici di Gesù Crocifisso, che vogliono seguire la spiritualità passionista, non possiamo non vivere la lezione della Croce-Amore e imparare dal Crocifisso ad amare per rispondere all’amore. Ed ecco la risposta: Santità, Amore, Gesù Crocifisso, un TRINOMIO meraviglioso, ma impegnativo, che c’è stato consegnato al termine della catechesi del mattino. A tal fine, la contemplazione del Crocifisso e la meditazione della Passione dovranno essere il nostro esercizio quotidiano per un cammino di santità, che percorreremo con l’adempimento dei doveri del proprio stato nell’amore di Dio e del prossimo. Nel pomeriggio, dopo un’agape fraterna, arricchita da alcuni momenti di gioia, vissuti insieme ad alcuni fratelli delle Marche, venuti a fare comunione con noi, ci siamo radunati per l’adorazione Eucaristica e la S. Messa. Nell’omelia P. Alberto ha chiarito ancora il significato di santità, sullo sfondo della croce di Cristo. A ricordo della giornata, quale piccolo aiuto per il nostro cammino, ci siamo donati «il decalogo spirituale della gioia», per imparare a guardare il Crocifisso con gli occhi «gioiosi» della fede, che trasforma la «debolezza» in forza; la «stoltezza» in «sapienza» e lasciarci attrarre dalla «sublimità del suo amore», che ha vinto la morte per renderci santi. Margherita Padovani


Pellegrinaggio al Monte Argentario e Lucca Il 29 e 30 marzo, insieme al coordinamento del MLP abbiamo organizzato un pellegrinaggio al Monte Argentario (GR), culla della spiritualità passionista e a Lucca, per il centenario della morte di s. Gemma Galgani, protettrice del MLP. Hanno partecipato 70 Amici di Gesù Crocifisso delle Marche e dell’Abruzzo, con i PP. Alberto e Bruno de Luca e alcuni fratelli del MLP. A Lucca si è unito a noi anche un folto gruppo del MLP del Nord Italia. Ecco qualche impressione dagli appunti di alcune sorelle. 29 marzo, Monte Argentario. Siamo ospitati nelle due comunità passioniste della Presentazione e di San Giuseppe. Visita alla grande Croce e alla cima del promontorio, per ammirare il panorama stupendo. Conferenza del P. Fernando Taccone, maestro dei novizi, sulla “Santità fiorita al M. Argentario”. Visita alle tombe dei primi passionisti, tra cui quella di Agnese Grazi, la discepola prediletta di san Paolo della Croce e del Ven. Galileo Nicolini. Solenne concelebrazione. - La temperatura primaverile, il verde ed i fiori che ci circondavano, il magnifico panorama del mare e di Orbetello ci hanno fatto entrare subito in un’atmosfera di pace e serenità. Tutto ci parlava di san Paolo della Croce che, con il fratello Ven. P. Giovanni Battista, iniziò qui la vita passionista e trasmise il carisma ricevuto da Dio ai primi passionisti, compresi tanti laici che si affidarono alla sua guida spirituale. L’ottima conferenza di P. Fernando che con tanto calore ed entusiasmo ci ha parlato di questo monte e dei santi che l’hanno abitato ci ha aiutato a capire meglio i fatti avvenuti in quei luoghi e ad ampliare la nostra conoscenza di san Paolo della Croce e del suo carisma. Ci ha parlato del fascino del Monte Argentario, del lungo peregrinare dei primi passionisti, dal Romitorio dell’Annunziata al Romitorio di s. Antonio, dove si formò la prima piccola e fervente comunità passionista, dalla costruzione del primo “ritiro” della Presentazione a quella di s. Giuseppe: due comunità popolate di angeli, come diceva san Paolo della Croce. - Oggi ci si chiede quale può essere in pratica la spiritualità passionista per noi laici. Le caratteristiche della spiritualità passionista, secondo san Paolo della Croce, sono: SOLITUDINE (intimità con Gesù). PENITENZA (dominio di se). ORAZIONE (meditazione assidua e amorosa della passione). POVERTÀ (distacco dall’avere). Sono valori cristiani di tutti i tempi. S. Paolo della Croce, con le sue lettere ai laici, si può chiamare il vero fondatore del MLP e insegna come il laico si deve santificare nella fedeltà ai doveri del proprio stato. - Nel convento di S. Giuseppe ho dormito nella cameretta accanto a quella di s. Vincenzo M. Strambi e la mia finestrella inquadrava la bella statua della Madonnina nel parco sottostante. Sono stata sveglia fino a mezzanotte, per pregare e scrivere le mie impressioni con grande serenità. Pensavo a quanti santi novizi sono stati ospiti nella mia cameretta e quante preghiere, sacrifici e atti di amore saranno stati offerti da qui a Dio! Mi sentivo piena di dolcezza. 30 marzo Lucca: Santuario di S. Gemma, conferenza del P. Tito Paolo Zecca su “Santa Gemma Galgani laica passionista”. Pranzo a Camigliano, paese natale di s. Gemma, presso le suore di s. Gemma. Di nuovo visita e preghiera davanti a S. Gemma. Visita a casa Giannini, dove s. Gemma trascorse gli ultimi anni della sua breve vita e dove rivisse la passione cruenta del Signore; quindi una visita al duomo di s. Martino. - La conferenza toccante del P. Zecca ci ha fatto conoscere meglio la vita e la santità di S. Gemma, nostra protettrice. Sembrava di respirare nell’aria la sua santità: così ricca di amore verso Gesù Crocifisso da comprendere pienamente che non c’è amore senza dolore. Pur rimanendo laica, fu vera “figlia della Passione”. La sua vita fu una continua immolazione per la conversione dei peccatori. Agli occhi del mondo poteva apparire una ragazza “sfortunata”, invece è stata un’anima prediletta da Dio. Vivere all’ombra di questi santi ci rafforza per affrontare meglio le difficoltà della vita quotidiana, ci incoraggia ad andare avanti fiduciosi nel cammino di santità passionista. - Un vivo ringraziamento anche per la visita alla splendida cattedrale di S. Martino, dove tra l’altro abbiamo potuto venerare il famoso Volto Santo e la statua marmorea di Ilaria del Carretto. Dopo una splendida passeggiata sulle bellissime mura che cingono Lucca, abbiamo ripreso la via del ritorno, con il proposito di tornare con più calma in quei luoghi tanto significativi per la nostra spiritualità. Piera - Olga – Armandina - M. Teresa - Paola


PEREGRINATIO CRUCIS I piccoli davanti al Crocifisso Il 17 Marzo ci siamo riuniti a pregare davanti al Crocifisso della “peregrinatio” in una famiglia di Morrovalle. Eravamo diversi adulti e tanti... tanti bambini stretti intorno al Crocifisso. Erano bellissimi, stupenti, adorabili con i loro piccoli Rosari in mano, che, a fatica, con le loro minuscole mani riuscivano a fare scorrere e a tenere il "segno". Ognuno di essi, a turno, recitava l'Ave tra i continui movimenti degli altri e tra lo scompiglio del più piccolo che ha pregato a modo suo, e giustamente, fra giochi e giocattoli. La recita del Rosario e la preghiera davanti al Crocifisso si è conclusa felicemente, con una vena di tenerezza e commozione perché i protagonisti sono stati loro, i piccoli, che hanno resistito fino al termine...., anche se alla fine una bambina ha esclamato: “Sono stanca! Quando finisce?”. Mi è venuto da pensare a quei bambini ai quali, oggigiorno, nessuno insegna una preghiera o un pensiero innocente e semplice per Gesù e che vivono in case lussuose, ma prive di immagini sacre. Non è da meravigliarsi se, poi, davanti ad un Crocifisso, uno di essi, una volta ha esclamato: “Che è quello?”. Riflettiamo. Marida Fontana Trenta bambini con P. Aurelio davanti a Gesù Ospitare Gesù in casa è veramente una straordinaria esperienza e ogni volta regala emozioni diverse ma sempre forti. Quest’anno, con tutte le mamme del gruppo delle famiglie di Gesù Crocifisso, abbiamo sentito l’esigenza di coinvolgere i bambini in questa bellissima esperienza della Peregrinatio Crucis, facendoli sentire protagonisti. Per questo dobbiamo ringraziare il Superiore del Convento dei Padri Passionisti di Morrovalle che ha permesso a Padre Aurelio, a cui va un grazie di cuore, di partecipare a questo incontro con i nostri bambini, che erano una trentina. Padre Aurelio è stato fantastico con loro e tutti sono rimasti piacevolmente colpiti dal suo carisma. Ovviamente contenere l’esuberanza di tutti questi bimbi non è stata cosa facile, ma Padre Aurelio ha saputo catturare la loro attenzione con parole ed esempi molto semplici ma illuminati. È sempre sorprendente quello che riesce a fare Gesù. Siamo felici che grazie a te, Padre Alberto, e al gruppo delle famiglie degli Amici di Gesù Crocifisso, possiamo trasmettere ai nostri figli che Gesù Crocifisso è segno di infinito amore e che si può stare ai suoi piedi nella gioia e nella allegria, come hanno potuto sperimentare in questo incontro. Mariano Sonia Francesco Samuele e Camilla Davanti a Lui abbiamo pregato, giocato e fatti i compiti Ho ospitato con tanta emozione Gesù Crocifisso in casa nostra. Ho pregato affinché il suo amore possa essere accolto da tutte le anime che sono venute a trovarlo e più ancora da coloro che non sono venute, ma che so che hanno bisogno di Lui. Con i vicini di casa abbiamo pregato ogni giorno il Rosario; con i bambini abbiamo fatto davanti a Lui i compiti, i giochi, le preghiere della sera. Con mio marito abbiamo fatto la preghiera di intronizzazione e qualche breve adorazione silenziosa. Quello che posso dire è che Gesù lo amo così semplicemente e Lui lo sa. Gli ho chiesto solo una cosa: una fede forte per tutta la mia famiglia, perché per me è la cosa che conta di più. Letizia La Peregrinatio centro della Quaresima Tutti gli Amici della Fraternità di Montecosaro si stanno impegnando a partecipare il più possibile alle varie stazioni della “Peregrinatio” e questo mi sembra un buon segno. Don Lauro ci segue da vicino e ha fatto di questa iniziativa il centro della Quaresima, dando pure le varie tappe ogni domenica negli avvisi. Per questa sua presenza mi sento molto tranquilla e sul mio operare, e devo dire che il parroco ha espresso una certa soddisfazione di come vengono condotti gli incontri. Il Signore sembra contento di quello che facciamo e ci aiuta molto. Il nostro gruppetto vive decisamente inserito nella vita e nelle attività della Parrocchia e quindi deve adattarsi alle varie situazioni. Per ora il nostro scopo è quello di far riflettere le persone sulla Passione di Gesù, sul suo Amore per noi che lo ha portato a soffrire tanto, sul nostro rapportarci a Lui per poter cogliere ciò che non va e cercare di cambiarlo; il nostro scopo è quello di ricordare alle persone che siamo in Quaresima (si vive ignari di ciò), che se ci diciamo cristiani dobbiamo aderire ai comandamenti del Signore (quanta gente ha le idee "confuse" su tante cose: come per la guerra o la pace!). Ci siamo dati delle intenzioni di preghiera per questa Peregrinatio che sono: la pace, le famiglie, i giovani e i sacerdoti. Ti voglio ringraziare ancora per le parole di incoraggiamento che ci hai rivolto nella Solennità della Passione, parole che mi hanno dato molta forza e me ne danno ogni giorno. Coltorti Maria Grazia


Adozioni: come Paolo e Agnese Ho letto e riletto con molta attenzione la proposta di Piera circa le Adozioni Spirituali e mi sono reso conto che questa idea è semplicemente meravigliosa. Con l'Adozione spirituale, si verrebbe a completare un circuito di Grazia che senza meno alimenterebbe e darebbe forza e linfa vitale a quanti si apprestano ad operare nelle Fraternità, o addirittura, a farli uscire allo scoperto, come dire a riconoscerli tra gli altri. Il MLP verrebbe maggiormente seguito e benedetto da Dio Padre, proprio in virtù della forza delle "offerte" e delle “preghiere dei crocifissi” e ricambiate da LUI in maggiore slancio e maggiore spirito di abnegazione riversati su di chi deve operare. L'idea, già saggia di per sé, mi fa ricordare il libro “Fuoco sull'Argentario” dove il P. Disma Giannotti così scrive circa l'opera della fondazione della Congregazione Passionista: “Nelle vie misteriose della Provvidenza crediamo che Agnese Grazi sia stata la donna mandata da Dio a Paolo della Croce, perché egli trovasse la “vittima di olocausto, tutta bruciata e consumata” (L, I, 343), capace di ottenere con la sua segreta immolazione l'attuazione profetica affidatagli dal Cielo come Fondatore”. Complimenti, Piera! Solo le preghiere che toccano il Cuore di Dio Padre faranno sì che questo circuito possa essere alimentato dalla Grazia. Questa grande novità mi entusiasma molto e penso anche che le pause di cui parla Piera, servono a volte a ripartire con rinnovata lena. Riccardo

AMICI NEWS Esercizi Sp. Amici di G. C. e Laici impegnati Santuario di S. GABRIELE: T. 0861. 97721 I corso: 04-09 agosto 2003: per tutti. II corso: 11-16 agosto 2003: per tutti, ma con orario adatto per coppie con bambini. Tema: “La sequela di Gesù” Guida: P. Alberto Pierangioli Inizio e fine: dal pomeriggio del lunedì al pranzo del sabato. Quota adulti (camere doppie): € 25 x 5 = € 125,00 Quota adulti (camere singole): € 30 x 5 = € 150,00 Ragazzi : fino a 4 anni, gratis. 5-14 anni, metà prezzo. Iscrizione (solo adulti): aggiunta di € 10,00, per spese di organizzazione. Prenotazione : P. Alberto Pierangioli - Viale Passionisti 54 - 62019 RECANATI MC Tel. 0733/75.74.283 – Cel. 349.805.70.73 Indicare: a quale corso si partecipa, se camera singola o doppia; indirizzo completo, con telefono. Nota Bene.: le camere singole verranno attribuite secondo la disponibilità, per ordine di prenotazione

16 maggio: S. Gemma Galgani, Messa presso monache Passioniste di Loreto, ore 21,00. 18 maggio: Ritiro mensile e consacrazioni a Civitanova Marche, presso Parrocchia San Gabriele. Anima il Ritiro il P. Gabriele Cingolani. Pranzo al sacco. - Ricordiamo al Signore i nostri defunti: Leonori Adele di Malcesine VR: 04-02-2003. - Un grazie sincero a coloro che hanno inviato AUGURI di PASQUA e offerte per le spese di stampa.


rivista maggio 2003  

giornale amici di gesù crocifisso

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