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AMICI DI GESU’ CROCIFISSO

n. 80: maggio 1999

“Voi siete miei Amici” Gv 15,14 Maria e l’obbedienza nella fede “Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). “Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione, perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima” (Lc 2,33-35). “Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole. (Lc 2,48-50). Per la comprensione - Il mese di maggio ci invita a ricordare e celebrare le glorie di Maria; ma, come Amici di Gesù Crocifisso, in questo mese sentiamo anche il bisogno di fissare il nostro sguardo su Colei che fu unita indissolubilmente all’obbedienza di Gesù, fino alla morte di Croce. Maria ci si presenta come la prima vera Amica di Gesù Crocifisso, come modello insuperabile del nostro cammino di fede e di amore. - Maria è la Vergine del “sì”, colei che ha accettato consapevolmente la volontà del Padre, che l’ha chiamata ad essere la Madre del Salvatore. - Maria è la madre amorosa, che ripete sempre il suo “sì” con amore, anche quando avrà il cuore trafitto da una spada, insieme al suo Figlio. - Maria è la serva del Signore, che anche quando “non comprende” ed è “nell’angoscia”, cammina nella fede, ripetendo il suo “sì” al Padre. Rifletti - Maria era nel progetto di Dio fin dall’eternità. Appena Adamo rompe il rapporto di fedeltà e di amore con Dio e diventa schiavo del maligno, il Padre misericordioso stabilisce il modo e l’ora della salvezza. Sarà il Figlio di una donna, di Maria, a schiacciare la testa del maligno, a ridonare la salvezza a tutti gli uomini. - Maria era stata concepita immacolata, la sola Immacolata tra tutti i figli e le figlie di Adamo, in previsione di quella missione e di quell'ora; per quell'ora si era preparata, senza saperlo, come vittima pura, con la sua offerta verginale a Dio; quell'ora aveva intravisto quando pronunciò il "si" dell'Annunciazione; quell'ora le era stata preannunziata dal vecchio Simeone: “Anche a te una spada trapasserà l'anima" (Lc 2,35). - Poi ai piedi della croce Maria accetta le estreme conseguenze e implicazioni del primo "sì", pronunciato liberamente a Nazaret: "Eccomi, sono la serva del Signore: si compia in me la sua parola" (Lc 1, 38). Ai piedi della croce anche Maria può dire con il suo Figlio: "Tutto è compiuto" (Gv 19,30). - Il Vangelo non ci parla di miracoli compiuti da Maria durante la sua vita terrena.. Ma un miracolo continuo ha riempito la sua vita: sono i suoi continui "sì" a Dio, dall’Annunciazione al Calvario. Proprio sul Calvario, Maria è chiamata all'ultimo e più grande "sì", all'offerta libera e generosa del Figlio al Padre; è chiamata ad "acconsentire con amore" alla morte del Figlio innocente, per la salvezza dei figli peccatori, avuti in eredità dal Figlio morente sulla croce. - Maria ha vissuto la sua missione nella “fede”; non tutto era chiaro per Lei.; ha avuto anche lei nella mente i suoi “perché?: “Figlio, perché ci hai fatto così?”. Però Maria ha creduto, anche quando “non ha compreso”: ”Beata colei che ha creduto” (Lc 1,46): queste parole di Elisabetta si comprendono soprattutto ai piedi della Croce. In quel momento Maria mostra tutta la grandezza della sua fede. - Il Figlio viene condannato e schernito, percosso e schiacciato come un verme, abbandonato dai discepoli. In un certo senso appare abbandonato anche da Dio. Le grandiose promesse sembrano smentite: dov'è il trono di David? dov'è il regno che non avrà fine? Per Maria è una prova terribile, più dura di quella di Abramo al sacrificio di Isacco, ma la sua fede è incrollabile. Non vede via d'uscita; ma sa che tutto è possibile a Dio. Adesso il "sì" dell'annunciazione diventa esplicito consenso al sacrificio del Figlio


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e partecipazione al suo amore redentore per tutti gli uomini. - Come "Amici di Gesù Crocifisso", anche noi siamo chiamati a una continua obbedienza di fede, anche quando non comprendiamo, secondo l’esempio di Maria. Scrive Giovanni Paolo II: "La Beata Maria continua a precedere il popolo di Dio. Maria non cessa di essere la stella del mare per tutti coloro che ancora percorrono il cammino della fede. Essi alzano gli occhi verso di Lei" (RM 6). - Maria ci è sempre accanto quando giunge la nostra "ora"; Ella è sempre vicina a chi è nella prova, perché esperta del dolore e perché è madre, come fu vicina all'ora del suo Figlio. Quanta forza hanno attinto da Lei tanti suoi devoti! Dobbiamo imparare da Maria a capire e santificare la nostra "ora". Mentre Maria "stava" ai piedi della croce, anche Lei sarà stata torturata dal "perché", che Gesù aveva gridato nella sua agonia: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Maria ha sofferto e offerto, ha detto ancora “sì”. Confronta - Ognuno di noi ha una vocazione e una missione: non sempre vediamo chiaro nel nostro cammino; spesso dobbiamo camminare al buio: è il momento dell’obbedienza nella fede; è il momento di ripetere con Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, si faccia in me la volontà del Signore”. La parola più bella che possiamo dire a Dio è dirgli “sì”. - Nelle difficoltà, nel buio, nelle angosce, nelle tempeste, S. Bernardo ci invita “a guardare sempre la Stella, a invocare Maria”.


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I GRANDI AMICI DEL CROCIFISSO Beato Pio da Pietrelcina (1887 - 1968) Il due maggio il Papa ha iscritto nell’elenco dei Beati il P. Pio da Pietrelcina, uno dei più grandi santi del nostro tempo. Non è un santo “normale”, perché la sua vita è costellata di fenomeni straordinari. Nato a Pietrelcina (Bn) il 25 maggio 1987, a 16 anni, diventa Cappuccino. Incomincia subito la sua ascesa mistica e il suo calvario. Malattie e dolori atroci di ogni genere: la scienza non riesce a spiegare come un fisico possa resistere a questa devastazione, specialmente quando la febbre arriva a 48 gradi. Il 10 agosto 1909, a 22 anni, credendo che fosse vicino alla morte, gli viene anticipata l’ordinazione sacerdotale, Il giovane cappuccino corrisponde pienamente alla grazia di Dio; alle prove delle continue malattie aggiunge penitenze terribili e una vita di continua preghiera. Il demonio, prevedendo il male che gli avrebbe arrecato, si scatena contro di lui, lo assale continuamente e lo tortura in modo indicibile. Nel 1918 il P. Pio si stabilisce definitivamente a S. Giovanni Rotondo. Qui lo attendeva il compimento del disegno misterioso di Dio: fare lui un crocifisso vivente. Il 5 agosto 1918, mentre stava confessando i collegiali, P. Pio ebbe una esperienza mistica, che cosi descrive al suo direttore spirituale: «Fui preso dal terrore alla vista di un personaggio celeste. Teneva in mano una specie di arnese, simile a una lunghissima lamina di ferro con una punta bene affilata e sembrava che da essa uscisse fuoco. Il personaggio scagliò con tutta violenza quell'arnese sulla mia anima. A stento emisi un lamento, mi sentivo morire. Dissi al ragazzo che stavo confessando di andarsene perché mi sentivo male e non avevo più la forza di continuare. Questo martirio durò senza interruzione fino al giorno 7. Cosa io soffrii in questo periodo non so dirlo. Mi sembrava che mi strappassero le viscere. Da quel giorno mi sono sentito ferito a morte. Sento nel più intimo dell'anima una ferita sempre aperta e mi fa spasimare assiduamente». Probabilmente si trattava della ferita del costato, che il Padre riuscì a tenere nascosta ai confratelli fino al 20 settembre, quando si aprirono anche le ferite dei piedi e delle mani. Quella mattina Padre Pio era solo in chiesa per il ringraziamento dopo la Messa. Stava inginocchiato nel coro sopraelevato, di fronte a un grande crocifisso di legno. In quei giorni l'Europa piangeva per le vittime della guerra che infuriava su vari fronti e per quelle della febbre spagnola che decimava le popolazioni. P. Pio, sempre sensibilissimo al dolore, forse quella mattina stava pregando per tutti quei morti. Ad un certo momento gli accadde qualcosa di misterioso. Ecco come la descrive al suo direttore spirituale. «Mi trovavo seduto in coro, dopo la celebrazione della Santa Messa, quando venni sorpreso da un torpore simile a un dolce sonno. Tutti i miei sensi, interni ed esterni, come anche le stesse facoltà dell'anima, si trovarono in una quiete indescrivibile. Mentre ero in quello stato, vidi dinanzi a me un misterioso personaggio simile a quello visto la sera del 5 agosto, con la differenza che questo aveva le mani, i piedi e il costato che grondavano sangue. La sua vista mi atterrì. Provai delle sensazioni che non saprei descrivere. Mi sentivo morire e sarei morto se il Signore non fosse intervenuto a sostenere il cuore che sobbalzava nel petto. Quando il misterioso personaggio se ne andò, mi ritrovai con le mani i piedi e il costato traforato che grondavano sangue. Immaginate lo strazio che provai allora e che provo continuamente tutti i giorni. La ferita del cuore getta assiduamente sangue, specie dal giovedì sera fino al sabato. Temo di morire dissanguato, se il Signore non ascolta i miei gemiti e non toglie da me queste ferite. Mi lasci pure il dolore e lo strazio, ma mi tolga questi segni esterni che mi sono di confusione e umiliazione indescrivibili».. Il P. Pio cercò di tenere nascosto il fatto anche in convento. Ma non fu cosa facile. Iniziava così il grande martirio dello stimmatizzato del Gargano; un martirio di 50 anni: sofferenze atroci, umiliazioni continue, visite mediche, studi di teologi e di scienziati, persecuzioni, ripetute condanne da parte del S. Uffizio, accuse, calunnie. Le stimmate scompariranno misteriosamente solo al momento della morte del P. Pio, il 23 settembre del 1968. Una vita di continua crocifissione ha portato P. Pio all’unione perfetta con Gesù Crocifisso, ad essere per oltre 50 anni un crocifisso vivente. Scriveva: “Cosa dirti, figlia mia, del mio stato? Sono sempre sospeso sul duro patibolo della croce, senza conforto e senza tregua“. E ancora: “Sono in croce, sono disteso sul letto dei miei dolori… Prega molto non perché il Signore mi faccia discendere dalla croce, ma perché discenda il fuoco dall’alto e consumi presto la vittima”. E’ stato davvero consumato, ma a fuoco lento, il fuoco dell’amore.


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La grande missione del P. Pio, in un mondo sempre più egoista e lontano da Dio, è stata quella di riportare gli uomini alla sorgente dell’amore, ai piedi del Crocifisso. I segni e i frutti di questa missione sono sotto gli occhi di tutti: fiumane di gente che accorrono da tutto il mondo per partecipare alla sua Messa di 2-3 ore, vissuta con intensità e sofferenza indicibili; le confessioni come conversioni, con 10-15 ore di confessionale al giorno; miracoli e segni straordinari di ogni genere, i Gruppi di Preghiera; la Casa Sollievo della Sofferenza. Ma la santità del P. Pio, riconosciuta dalla Chiesa, non sta nei segni straordinari, sta nel suo amore ardente per Gesù Crocifisso e per le anime, nell’accettazione amorosa della volontà di Dio, nella sua sottomissione alla Chiesa, nel perdono ai suoi nemici, nell’impegno indefesso per la salvezza delle anime. A 30 anni dalla morte, la Chiesa riconosce la sua santità e lo addita come modello e intercessore a tutti i fedeli. Il 2 maggio, milioni di fedeli, a Roma, a S. Giovanni Rotondo e, attraverso la televisione, in tutto il mondo, hanno esultato per la glorificazione di questo umile e generoso figlio di S. Francesco. E’ il trionfo della santità, fondata sull’amore e sulla partecipazione generosa alla croce di Cristo, per la salvezza del mondo. DOLORE E AMORE Pensieri del P. Pio Il Padre Pio fu una vittima d’amore. Il dolore e l’amore sono le due “coordinate” del suo itinerario spirituale, del suo insegnamento e della sua attività. Ho spigolato alcuni pensieri del nuovo Beato e li presento a tutti gli Amici, per conoscere il vero P. Pio e non fermarci solo ai fatti straordinari della sua vita. Questi pensieri sembrano usciti dalla penna e dall’esperienza mistica di S. Paolo della Croce. E’ bene rileggerli e meditarli durante il mese del S. Cuore, il mese dell’amore. Amore e dolore, vissuti abbracciando il Crocifisso, offrendosi con Gesù al Padre, come vittima di espiazione. Il dolore come prova dell’amore; l’amore che sa capire, accettare e trasfigurare il dolore. (P. A. P.) - “L’amore si conosce nel dolore. Niente desidero fuorché amare e soffrire. L’anima mia si va stemperando di dolore e di amore, di amarezza e di dolcezza nello stesso tempo. Un misto di dolore e di dolcezza si contrastano contemporaneamente e riducono l’anima in dolce e amaro deliquio. L’unico pensiero della mia anima, che continuamente la martirizza, è di amare questo Dio. Vuole amarlo a dispetto di tutto. Gesù si è talmente invaghito del mio cuore, che mi fa ardere del suo fuoco divino, del suo fuoco di amore” - «Gesù mi dice che nell'amore è lui che diletta me; nei dolori invece sono io che diletto lui. Sì, io amo la croce, la croce sola; l'amo perché la vedo sempre sulle spalle di Gesù. Oramai Gesù vede benissimo che tutta la mia vita, tutto il mio cuore è votato tutto a lui ed alle sue pene”. - “Gesù quando vuol darmi a conoscere che mi ama, mi dà a gustare della sua passione le piaghe, le spine, le angosce... Quando vuol farmi godere, mi riempie il cuore di quello spirito che tutto è fuoco, mi parla delle sue delizie. Ma quando vuole essere dilettato Lui, mi parla dei suoi dolori, m'invita, con voce insieme di preghiera e di comando, ad offrire il mio corpo per alleggerirgli le pene”. - “Non voglio altri che Gesù solo, non desidero altro che le sue pene. Sono disposto anche a restare privo per sempre delle dolcezze che Gesù mi fa sentire, sono pronto a soffrire che Gesù mi nasconda i suoi belli occhi, purché non mi nasconda il suo amore, perché ne morrei. Ma essere privato di soffrire non mi sento, mi manca la forza”. - “Gesù, uomo dei dolori, vorrebbe che tutti i cristiani l'imitassero. Ora Gesù questo calice l'offrì anche a me; io l'accettai, ed ecco perché non me ne risparmia. Il mio povero patire vale a nulla, ma Gesù se ne compiace, perché in terra l'amò tanto. Quindi in certi giorni speciali, in cui maggiormente soffrì su questa terra, mi fa sentire ancora più forte il patire. Ora non dovrebbe questo solamente bastare per umiliarmi e cercare di essere nascosto agli occhi degli uomini, perché sono stato fatto degno di patire con Gesù e come Gesù? ». - « L'esemplare su cui bisogna rispecchiarsi e modellare la vita nostra è Gesù Cristo; ma Gesù ha scelto per suo vessillo la croce, perciò egli vuole che tutti i suoi seguaci devono battere la via del Calvario, portando la croce, per poi spirare su di essa.. Solo per questa strada si perviene a salvezza». - « Bisogna umiliarsi, vedendo che siamo così poco padroni di noi medesimi ed amiamo tanto la comodità


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ed il riposo. Tieni presente sempre Gesù dinanzi ai tuoi sguardi: egli non venne per riposarsi, né per avere le sue comodità, né spirituali né temporali, ma per combattere, mortificarsi e morire ». - «Tieni nel tuo cuore Gesù crocifisso e tutte le croci del mondo ti sembreranno rose. Quelli che hanno sentito le punture della corona di spine del Salvatore, che è il nostro capo, non sentono in modo alcuno le altre ferite ». - «Nelle ore di combattimento, ricordiamoci di Gesù, che è con noi e soffre con noi e per noi; ricordiamoci di Gesù che combatte con noi e per noi; ricorriamo a Lui e saremo sempre sollevati”. - «So che la croce è dolorosa, ma è un segno evidentissimo della particolare carità ed eccezionale misericordia dell'amorosa provvidenza di Dio, che non comparte a tutte le anime, anche singolarmente privilegiate.. Sia dunque ringraziato il Padre celeste che nella sua infinita pietà vi rende a sé cara, trattandovi da eletta a seguire Gesù da vicino per l'erta del Calvario». - «Le prove, da cui vi sentite trafiggere, sono contrassegni della divina predilezione e gemme per l'anima. Non sono forse la prova certa ed infallibile del grande amore di Dio per un'anima?». - «Quanto maggiori sono le pene, tanto più grande è l'amore che Dio vi porta: Queste vi siano come pietra di paragone dell'amore di Dio verso di voi. L'amore di Dio voi lo conoscete a questo segno: dalle afflizioni che vi manda. Il segno è nelle vostre mani ed alla portata della vostra intelligenza. Esultate dunque nello stesso imperversare della tempesta, perché questo è amore singolarissimo dello Sposo divino verso di voi». - “Nelle afflizioni che il Signore vi regala siate paziente e uniformatevi al divin Cuore con gioia, sapendo esser tutto scherzo divino dell’Amante. Gioite dunque, vi dico, nel vedervi tanto privilegiata”. - «Fiducia e amore, figliola mia, fiducia ed amore nella bontà del nostro Dio. Tu soffri, ma con Gesù e per Gesù. Persuaditi pure, io te l'assicuro da parte del buon Dio: nei tuoi dolori è Gesù, proprio nel centro del tuo cuore; tu non sei separata, né lungi dall'amore di questo Dio tanto buono. So che tu ti delizi nel pensiero di Dio, ma soffri pure per non possederlo ancora completamente e nel vederlo offeso dalle creature ingrate. Ma non può essere diversamente. Chi ama soffre. L'amore non ancora soddisfatto è tormento, ma tormento dolcissimo; e tu lo sperimenti. Continua dunque ad avvolgerti in questo mistero di amore e di dolore, finché piacerà a Gesù. Questo stato è sempre temporaneo; verrà la divina consolazione, completa e per sempre». - “Per volontà amorosa del celeste Padre, devi, come vittima per i fratelli, compiere quello che manca alla passione di Gesù Cristo”. - “Ricordati che dopo salito il Calvario, piantatavi la croce e spirata su di essa, si ascenderà immediatamente a un altro monte, che si chiama Tabor, la Gerusalemme celeste. Ricordati che il patire è breve, ma la ricompensa è eterna”. B. Pio da Pietrelcina


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TESTIMONIANZE Discepola di S. Paolo della Croce “Ho vissuto la Quaresima con molta intensità; anche a me il Signore ha fatto un grande dono, ha permesso che anch’io fossi con Lui sulla croce. Ma più mi stringevo a Lui, più il dolore diventava pace, serenità, balsamo. Questo non vuol dire che il dolore scomparisse, ma l’umile accettazione diventava un mistero di amore. Ho tanto amato il Crocifisso in questi giorni! Più mi sentivo sola, più soffrivo per il poco amore che mi circonda, per i problemi della mia famiglia, più mi stringevo al Crocifisso. Mi è venuta allora innanzi l’immagine di S. Paolo della Croce, quando Gesù Crocifisso lo attirò a sé e lo strinse al suo costato. Nonostante le mie miserie, spero tanto che il Crocifisso mi attiri a sé e mi faccia sentire il suo abbraccio. Non vedo nulla di eccezionale in me; vedo soltanto i miei limiti e la mia povertà e ne sono felice, perché questo mio niente mi fa scoprire la grandezza di Dio, l’immenso suo amore. Vorrei che nel mio cuore ci fosse sempre un posto riservato solo al Signore, dove vivere da vera Amica la mia consacrazione, il mio amore per Gesù Crocifisso. Quando penso che io, così immeritevole, sono discepola di S. Paolo della Croce, figlia e sposa di Gesù Crocifisso, comprendo davvero che questo anno è stato un anno di grazia.”. Voglio dare a Lui tutta la mia vita “Sono iscritta agli Amici di G. C. da circa due anni e mi accorgo che la mia vita è cambiata.: prego di più tutti i giorni, medito la Passione davanti al Crocifisso, mi ricordo della Madonna Addolorata, che ha avuto il cuore trapassato per la Passione del suo Figlio e per i nostri peccati. Mi voglio preparare per bene alla Consacrazione, ma non so se sono ancora pronta, perché mi voglio consacrare totalmente a Gesù Crocifisso e dare a Lui tutta la mia vita, la mia famiglia, le mie sofferenze e le piccole croci di ogni giorno. Spesso cado, ma Gesù mi dà sempre la forza per rialzarmi, per dedicarmi di più alla mia famiglia e a tanti fratelli che hanno bisogno. Ma vorrei fare di più, nonostante i miei acciacchi. Metto tutti i miei dolori nelle mani di Gesù Crocifisso, pregando per tutti, specialmente per i sofferenti , per gli anziani abbandonati e per i peccatori. Vado spesso nella casa di riposo, per dare a tutti una stretta di mano, un bacio, una parola di conforto, un sorriso”. Essere Amica è una cosa grande “Riconosco che la mia appartenenza agli Amici di G. C. è una cosa grande. Essere “Amica” significa confidargli le cose, sentire la sua tenerezza verso di me, gioire perché mi ha donato la Madre sua. Eppure sono tanto piccola. Io bacio la sua immagine per dirgli: "Gesù, ti amo”. Stringo la sua Croce, per sentirlo vicino e dargli tutto il mio affetto. Ma devo chiedergli anche continuamente perdono per le mie mancanze. Poi penso alla sua sofferenza, alla sua grande tenerezza e il cuore mi si commuove. Io desidero che Gesù sia sempre al di sopra dei miei pensieri, perché possa agire senza offenderlo e offrirgli la parte migliore delle mie attività e della mia vita. Il mio respiro vorrei che fosse suo e nell’amore un continuo atto di ringraziamento... Gesù la ricompensi per la sua opera di “Buon Seminatore” nelle nostre anime”. E’ meraviglioso essere uniti in Gesù “Sono una studentessa universitaria. Vi scrivo per ringraziarvi per il dono di appartenere agli Amici e per l’aiuto spirituale che mi trasmettete con le vostre preghiere. Ci conto sempre, per iniziare a vivere bene ogni giornata. E’ meraviglioso essere uniti in Colui che è solo Amore, il nostro Gesù; in Lui vi garantisco la mia preghiera”. NOTIZIE 1. Appuntamento quotidiano L’ultimo Consiglio Nazionale ha proposto per gli Amici un appuntamento quotidiano di preghiera: ogni giorno, tra le ore 15,00 e le 16,00, ogni Amico si rivolgerà al Signore, rinnovando la Promessa di amore, con brevi invocazioni, come per esempio: “Gesù mio Crocifisso, ti amo, abbi pietà di me peccatore”, “Gesù, ti amo”, “Signore, ti ringrazio che sei morto in croce per i miei peccati”, ecc.. Questo si può fare in qualsiasi luogo e qualsiasi cosa si stia facendo, unendosi spiritualmente a tutti gli altri Amici e pregando con loro e per loro. Dobbiamo prendere l’abitudine a questo appuntamento quotidiano, che ci aiuterà ad essere più uniti nel Signore. 2. Ritiri mensili: 09 maggio; 06 giugno: Consacrazione Solenne. 3. Consacrazione Solenne: Chi desidera rinnovare o fare per la prima volta la Consacrazione, deve farne domanda scritta, prima del 20 maggio. 4. Esercizi Spirituali: Macerata, 16-21 agosto: prenotatevi in tempo, scrivendo, o telefonando al P. Alberto: 0733\22.12.73. P. Alberto Pierangioli


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