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Racconto di un viaggio in Terra Santa - Nella terra dei Patriarchi Volendo fare un viaggio, il desiderio mi ha spinto a voler visitare di nuovo la Terra Santa. Ho consultato tutto quanto le agenzie con i loro programmi offrivano e la mia scelta è andata su quello che veniva proposto con questo titolo: “Dall’Antico al Nuovo Testamento attraverso la Giordania”. Ora posso dirlo, ma molti dubbi mi hanno torturato prima della decisione ed anche dopo, perché mi rendevo conto che il programma era molto serrato e io, conoscendo le mie possibilità fisiche, temevo molto che avrei potuto non farcela. I figli hanno “velatamente” cercato di farmi capire che forse non era il caso, ma c’era qualcosa di forte che mi portava a farlo. La testardaggine? Altro? Non so. Sta di fatto che sono partita in mezzo a tanti imprevisti e difficoltà che si sono frapposte. Oltre tutto dovevo partire con un gruppo di persone che non conoscevo affatto. Pregavo dicendo: Signore aiutami, ma non ero così sicura che stessi seguendo la Sua volontà. Comunque il viaggio è iniziato e, soprattutto, ...sono arrivata alla fine. La mia conoscenza riguardo all’Antico Testamento è stata sempre molto ridotta e quando mi trovavo di fronte ai brani dell’Esodo, Levitico, Numeri, ecc., non mi sentivo abbastanza coinvolta nelle vicende del popolo di Dio. Mi veniva però in mente quanto avevo sentito o letto:”... tutto quanto scritto nella Bibbia è un lungo preliminare della narrazione dei Vangeli della Passione”. I preliminare della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, erano dunque importanti per conoscere meglio quanto il Signore ha fatto per il suo popolo. Tornando a casa, prima di iniziare il racconto, mi ci sono voluti alcuni giorni per mettere ordine nella mia testa Inizio dallo sbarco a Tel Aviv che, da quando l’avevo vista qualche anno fa, è diventata una grande e moderna città. La nostra guida un Padre Francescano, sin dall’inizio ci ha fatto vivere intensamente tutto il viaggio perché possiede una grande preparazione, ma soprattutto, ama moltissimo quelle terre e la loro storia. Prima tappa presso la località dove David Bengurion, I° ministro di Israele, visse in un kibuzz e dove fu sepolto. Dall’altura si è presentata una veduta straordinaria del deserto di Zin. E’ stato il primo impatto con la visione di un deserto, la grande estensione e la sua sontuosità. Mi è venuto subito in mente che Gesù prima di iniziare la sua vita pubblica, si è ritirato nel deserto e non in un altro posto. Avrà avuto i suoi motivi per farlo. Nei giorni successivi, durante i continui spostamenti, più o meno sempre percorrendo un deserto, ho capito che, al contrario di quello che pensavo fosse: immobilità, aridità, fatica di vivere ecc.., si, forse anche tutto questo, ma anche grandi spazi, una solennità dei luoghi che invitavano alla riflessione, un poter mettere a confronto la mia pochezza con la grandiosità di quanto mi circondava, un luogo dove avvicinarsi a Dio e parlare con Lui. Pernottamento a Mitze Ramon, nel deserto del Negheb dove anche Gesù e Giovanni Battista vagarono. L’indomani, di buon mattino, partenza per il sud di Israele sulla strada di Aravah in direzione di Eilat. Il paesaggio percorso dal pulman, ad un’altitudine di 400-500 metri, ci si è presentato desolato. Abbiamo attraversato una fascia di 60 Km. Guardavo da tutte le parti per non perdere niente del paesaggio insolito. Arrivati in località Timna, abbiamo visto antichissime rocce plasmate dal vento e dalle piogge di un colore rosso perché ricche di rame, per un percorso di 25 Km. La più notevole è quella chiamata il fungo per la sua forma e le maestose colonne di Salomone così chiamate perché vicine alle miniere il cui sfruttamento fu attribuito a Salomone Furono comunque gli Egiziani a sfruttare le miniere sulle cui pareti si vedevano antichissimi graffiti fatti dai minatori.. Davanti a quelle colonne la guida ci ha fatto fare memoria dell’Alleanza di Mosè con Dio e dei numerosi rinnovi di alleanze con il popolo fino all’eterna alleanza compiuta da Gesù. Quella dell’alleanza è stato il pensiero che mi è stato presente per tutto il pellegrinaggio. C’è lì un parco dove vengono conservati reperti antichissimi. Abbiamo visto anche la riproduzione del Tabernacolo con l’Arca dell’Alleanza fatta in base alla descrizione Biblica (Es. 24, 4 – Es. 34,1) La guida poi, ha proposto l’arrampicata su dei gradini che avrebbero portato ad avere una visuale bellissima del deserto, quasi


tutti hanno aderito all’invito, io ho provato, ma essendo l’impresa al di là delle mie forze, mi sono seduta per terra penso a metà del percorso. All’allontanarsi del gruppo però, ho sentito il “silenzio” e me lo sono goduto tutto ammirando quello che mi circondava e ringraziando il Signore per quello che vedevo. Subito dopo il pranzo, ci siamo preparati ad attraversare il confine con la Giordania. Una delle parti più faticose del viaggio. A piedi portando i bagagli, abbiamo percorso la lunghissima zona franca tra Israele e la Giordania, sotto un sole cocente con infiniti controlli da parte dei militari delle due nazioni. Facile il pensiero che più volte mi ha riempito la mente quei giorni: gli uomini di molte nazioni possano nutrire rancori e rivalse tra di loro che possono durare per anni e secoli. Saliti sul pulman giordano, abbiamo conosciuto la guida che ci ha subito detto di essere di religione cristiana. Nei tre giorni in cui è stata con noi, non solo ci ha fatto conoscere la Giordania dal punto di vista biblico, turistico, politico, ma è riuscita a farci amare quella nazione. Tra le tante notizie forniteci, ci ha parlava del fatto che in Giordania la percentuale dei cristiani era prima del 10% ora è del 3%, non perché i cristiani siano diminuiti, ma perché i musulmani fanno parecchi figli, i cristiani pochi. Nel pomeriggio, forse la più bella escursione dal punto di vista turistico nel deserto di Wadi Rum: in jeep in mezzo al deserto dal caratteristico paesaggio lunare. Conduceva la nostra auto, un ragazzetto che diceva di avere 18 anni, ma che secondo noi non arrivava ai 15. Mai avrei potuto pensare che il deserto potesse assumere tonalità di colori simili ed una tale grandiosità. Son scenari che ti fanno sentire una infinitesimale entità Più che mai ho pensato che quando Dio creò la terra, volle sbizzarrirsi in tutti i modi per rendere felice il suo popolo. Tracce antichissime trovate nelle grotte, testimoniano la presenza preistorica dell’uomo in quei luoghi. Abbiamo fatto la conoscenza diretta dei beduini fermandoci a cena nelle loro tende. Sono il popolo indigeno del deserto. Fin dall'inizio della storia, i beduini hanno imparato l'arte di vivere nel deserto arido specializzandosi in questo stile di vita nomade. I Beduini sono rinomati per la loro ospitalità e generosità. Non sono persone ricche, ma la loro tradizione li obbliga a prendersi cura dei loro ospiti con tutto ciò che hanno. Ho visto come i giovani e i ragazzi fossero di una bellezza particolare, con i loro occhi scurissimi ed il loro sguardo intenso e fiero. Pernottamento a Petra. Descrivere tutta quella zona che è diventata parco protetto in due parole, è veramente impossibile. E’ stata dichiarata una delle cosiddette sette meraviglie del mondo antico. Petra è, senza ombra di dubbio, il tesoro più prezioso della Giordania e la sua maggiore attrattiva turistica. Come ci diceva la guida:...è più di un pozzo di petrolio. È una vasta città dalle caratteristiche uniche: i Nabatei, industriosa popolazione araba, insediatasi in quella zona oltre 2000 anni fa, la crearono dalla nuda roccia e la trasformarono in uno snodo obbligato per le rotte commerciali della seta e delle spezie, grazie alle quali Cina, India e Arabia del Sud poterono entrare in contatto con Egitto,


Siria, Grecia e Roma. Molto ci sarebbe da dire riguardo a Petra, ma è talmente famosa che si possono trovare informazioni dappertutto. Dico solo che la sua bellezza mi ha dato la forza di camminare per 5 Km. Frotte di ragazzi e bambini inseguivano i turisti per vendere le loro cartoline e i braccialetti che dicevano essere d’argento. Ad un certo punto mi sono trovata con le braccia piene. Ho notato in mezzo a loro un bambino che essendo molto piccolo, non riusciva a farsi valere. Aveva lo sguardo di chi è oramai avvezzo a vivere senza tante delicatezze vivendo per strada (anche successivamente nell’attraversare alcuni luoghi della Giordania, ho visto che: bambini anche molto piccoli, asinelli e cammelli, vivono ai margini delle strade completamente liberi. Ho pensato a che cosa potevo regalargli: avevo un pacchetto di gomme, ma non mi è parso riconoscerle, ho provato a dargliene un paio, ma mi guardava con grandi occhi da una parte curiosi dall’altra diffidenti e non accettava. La guida si è accorta della scena, le ha prese e una l’ha messa in bocca, l’altra l’ha data al bambino che questa volta l’ha presa. A quel punto gli ho potuto dare tutta la scatoletta. Dato di cronaca: da quelle parti è stato girato il famoso film Lowrence d’Arabia. La mattina dopo, abbiamo percorso in pulman la “via dei Re”, via di comunicazione ancora in uso più antica al mondo. Sosta sull’altipiano di Kerak che nell’A. T. viene nominata perché è la città più importante del regno di Moab capostipite dei Moabiti una delle tribù dell’ antica popolazione semitica che viveva lungo le rive orientali del Mar Morto. La loro esistenza storica è accertata da numerosi ritrovamenti archeologici. Pernottamento ad Amman, capitale della Giordania. Percorrendo le vie della città, ho avuto l’impressione che tutta la ricchezza della Giordania fosse riunita là. Grandi palazzi, hotel di lusso, strade trafficate, tanti negozi che vendevano oro e gioielli. Nell’attraversare alcune altre zone della Giordania, avevo visto piccoli insediamenti di case fatte di lamiera oppure anche in muratura, ma piuttosto modeste. La guida ci ha spiegato che molti beduini oramai si sono trasferiti in quelle abitazioni lasciando la vita da nomadi. Il problema principale della Giordania è la mancanza d’acqua. Tali insediamenti ed anche qualche paese un po’ più grande, può contare su 24 ore di acqua a settimana. Chi ha bisogno e può permetterselo, ne deve comprare il resto. Viene consegnata con delle autobotti che penso siano del dopo guerra. Ad Amman abbiamo visitato il tempio di Ercole con i suoi resti e le sue colonne che risalgono al periodo romano attorno al II secolo a.C. L’indomani mattina ci siamo diretti verso il monte Nebo. Durante il viaggio la nostra guida, ci ha parlato diffusamente della storia del popolo israelita in viaggio verso la Terra Promessa:.... il viaggio cominciò a sud di Amman, la prima città che incontrata è Madaba, fondata quasi 3500 anni fa. Storicamente Màdaba è la biblica città moabita. Lì abbiamo visto i famosi mosaici romani e bizantini (del II e il V secolo d.C.) della così detta “città dei mosaici” nota per le centinaia di mosaici che impreziosiscono le sue case e le sue chiese, fra cui la celebre mappa a mosaico del VI secolo, che rappresenta Gerusalemme e altri luoghi sacri biblici. Si trova nella Chiesa di San Giorgio ora in restauro. Si tratta di un capolavoro che non ha eguali in Giordania: due milioni di pezzi di pietra colorata, grande 25 x 5 metri, che rappresentano valli e colline, città e villaggi fino al delta del Nilo. Gli israeliti dunque, dopo 40 anni di peregrinazione nel deserto (numero simbolico) e dopo aver rinnovata l’Alleanza con Dio tante volte per mezzo di Mosè, passano il Mar Morto, attraversano il Giordano dove l’acqua


è più bassa (vedremo poi che è quello il punto dove Gesù venne battezzato da Giovanni Battista e dove Elia venne rapito) entrando nella Trans Giordania. (Numeri 10,33) Così partirono dal monte del Signore e fecero tre giornate di cammino; l'arca dell'alleanza del Signore li precedeva durante le tre giornate di cammino, per cercare loro un luogo di sosta. Il popolo di Dio si accampa nel deserto di Paran e Mosè manda degli uomini ad esplorare il paese di Cannan perché il Signore aveva detto che stava per dare loro quel paese. Quelli andarono. (Numeri 13,21...) dunque salirono ed esplorarono il paese dal deserto di Sin, fino a Recob, in direzione di Amat. Salirono attraverso il Negheb e andarono fino a Ebron....]Giunsero fino alla valle di Escol, dove tagliarono un tralcio con un grappolo d'uva, che portarono in due con una stanga, e presero anche melagrane e fichi. A dieci minuti di distanza verso ovest, sorge il Monte Nebo dove, secondo la tradizione, morì e fu sepolto Mosè: il piazzale antistante la chiesa dedicata al profeta, offre una vista mozzafiato sulla Valle del Giordano e del Mar Morto, fino ai tetti di Gerusalemme e Betlemme. Il Monte Nebo è proprietà dei Francescani. Abbiamo celebrato la Messa nella Chiesa commemorativa di Mosè. C’è nel piazzale un monumento con un serpente di rame che ricorda l’episodio...(Num. 21,4-5) ”Allora l’Eterno mandò fra il popolo dei serpenti ardenti, i quali mordevano la gente e, gran numero d’Israeliti morirono. Allora il popolo venne da Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro l’Eterno e contro te; prega l’Eterno che allontani da noi questi serpenti’. E Mosè pregò per il popolo. E l’Eterno disse a Mosè: ‘Fatti un serpente ardente, e mettilo sopra un’antenna; e avverrà che chiunque sarà morso e lo guarderà, scamperà’. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’antenna; e avveniva che, quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, scampava" Rappresenta chiaramente una profezia riguardo a quanto riportato da Gv 12,32 :”E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me”. Sul monte Nebo Mosè morirà e non potrà scendere sulla terra promessa perché aveva dubitato del suo popolo, il popolo di Dio. Questo per far capire a Mosè, ma a noi tutti, quanto Dio ama il suo popolo e la conferma l’avremo a Gerusalemme dove il Figlio si fece crocifiggere per riscattarci. Il popolo di Dio entrò a Gerico che venne presa non con una guerra, ma con un’azione liturgica. Il popolo fece passare per sette volte l’Arca dell’Allenza intorno alla città e poi al grido di ...”vittoria” entrarono. Avvenne poi la distribuzione delle 12 tribù nelle terre circostanti, in seguito però le tribù si mescolarono con altri popoli, soprattutto con i Cananei che adoravano altri dei come il dio Baal.. Rimasero però il popolo eletto anche se avevano effettuato una scissione dalla Alleanza. Nel pomeriggio il pulman ci ha portato a Betania sul Giordano dove Cristo sarebbe stato battezzato da Giovanni. La strada percorsa è piena di tornanti e arriviamo fino a 450 m sotto il livello del mare. Le fonti non sono concordi dov’è veramente Betania e dove è stato battezzato Gesù. Nel Vangelo di Giovanni ci sono due indicazioni: la prima precisa che Giovanni il Battista operava «in Betania, al di là del Giordano» (Gv 1,28). La seconda indicazione riporta il racconto nello stesso luogo: (Gesù) «ritornò quindi al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava» (Gv 10,40).Chiaramente gli israeliani rivendica il fatto come avvenuto sulla loro riva del Giordano. I giordani dalla loro parte. Nuovi scavi a seguito dell´accordo di pace del 1994 tra Giordania ed Israele, che gli archeologi hanno prontamente ricominciato, hanno indirizzato alla conclusione che lì fosse il luogo che nella Bibbia viene chiamato "Betania oltre il Giordano". La ricerca era iniziata più di un secolo prima interrotta poi per cause soprattutto politiche. A suffragare l’ipotesi poi, ci sono una serie di riferimenti biblici, testi bizantini ed altri testi medievali, e la tradizione ininterrotta della Chiesa


Greca Ortodossa, custode dell´area che attesterebbero la veridicità della teoria. Si può vedere in quell’area una chiesa antichissima con uno stile unico non ancora contaminato da nessun’altro stile. Ha una forma stranissima composta da un ingresso, un portale, ma non esiste un’abside, al suo posto c’è un’apertura da dove, quando ci sono le grandi piogge, passa il Giordano. C’è una cappella anch’essa molto antica che la tradizione vuole essere edificata perché in quel punto Gesù pose il suo mantello prima di essere battezzato. Intorno a quell’area, tutte le religioni hanno voluto edificare una chiesa e Papa Ratzinger, quando effettuò il suo pellegrinaggio in Giordania visitò il sito che era stato preparato in vista del Grande pellegrinaggio del 2000 fatto da papa Giovanni Paolo II.. Riporto un articolo di Avvenire che fa una conclusione sull’intera vicenda dell’attribuzione. La cosa più importante è che: “...le preghiere si mescolano da una riva all’altra, i canti si sovrappongono, le invocazioni si elevano al cielo senza conoscere confini. E su entrambe le rive, a dispetto della politica e dei confini imposti dall’uomo, si fa memoria del Battesimo dell’uomo di Nazareth che proprio qui, nelle steppe di Moab, oltre 2000 anni fa, ha iniziato la sua vita pubblica. E la sua missione di pace e speranza”.

Nel pomeriggio stesso si conclude il nostro viaggio in Giordania Quando alla fine dei tre giorni la guida si è congedata, ai nostri ringraziamenti ha risposto solo che: sperava che la Giordania avesse acquistato altri 27 amici (tanti eravamo sul pulman). E così è.

Nella terra di Gesù Passato di nuovo il confine tra la Giordania ed Israele, con meno formalità dell’andata, partiamo per Gerusalemme. Alloggiamo preso la Casa Nova gestita dai Francescani che ha il grande pregio di trovarsi dentro le mura a 5 minuti di cammino dal Santo Sepolcro. In questa seconda parte del mio racconto, parlerò solo di alcune tappe effettuate in Terra Santa, quelle in cui il Signore ha voluto toccarmi più profondamente. Al mattino, abbastanza presto, raggiungiamo il “Monte Sion Cristiano”. E’ una altura che non raggiunge i 700 metri sul livello del mare, sulla quale è nato il nucleo originario dell'attuale città di Gerusalemme. Ci avviamo a ripercorrere la passione, morte e risurrezione di Gesù. La prima tappa presso il Cenacolino a


pochissima distanza dal Cenacolo. I francescani lo costruirono nel 1610 dopo aver perso l’edificio del Cenacolo. Durante la messa celebrata lì (come durante tutte le messe celebrate in quei giorni), mi sono resa conto che cominciavo ad entrare veramente in quello che era lo scopo centrale del viaggio: seguire le tracce di Gesù fisicamente, ma soprattutto spiritualmente. Alla lettura del vangelo di Marco 14, 22-25 la commozione era ad un livello altissimo, perché, sentir ripetere quanto moltissime volte ascoltato, ma in quei luoghi, assumeva un altro significato: “Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diete loro dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo. Poi prese il calice e rese grazie, lo diete loro e bevvero tutti. E disse: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” Quanti pensieri, quanti sentimenti, così intensamente e profondamente mai provati. Mi rendevo conto solo di quale grande dono il Signore mi stava facendo. Le fatiche affrontate per arrivare lì, non avevano nessun significato. Ci siamo poi subito recati al vicinissimo Cenacolo. Quando andai a visitarlo qualche anno fa, era in uno stato di abbandono completo: le vetrate rotte, pieno di piccioni che avevano ricoperto tutto con i loro escrementi. Oggi è proprietà del comune di Gerusalemme che lo ha fatto risistemare tutto e i pellegrini possono visitarlo. (Mc 14,12), Dove vuoi che andiamo a preparare perché tu possa mangiare la Pasqua?" avevano domandato i discepoli. «Andate in città - aveva risposto il Signore - e vi verrà incontro un uomo con una brocca d'acqua; seguitelo e là dove entrerà dite al padrone di casa: "Il Maestro dice: Dov'è la mia stanza, perché io vi possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?" Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala con i tappeti, già pronta; là preparate per noi» (Mc 14,13-15). Il nostro accompagnatore ci ha fatto osservare che, dopo una serie di gradini, c’è un locale che resta sempre chiuso, nessuno può vederlo. Qualcuno fa l’ipotesi che possa essere il locale dove Maria e gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo. Sembra imminente che il Cenacolo venga affidato alla Custodia francescana di Terra Santa dopo 14 anni di trattative. I pellegrini cristiani potrebbero così tornare a celebrarvi la messa, come ha potuto fare solo Giovanni Paolo II. il 23 marzo del 2000. Durante la celebrazione lui disse: “Celebrando questa Eucaristia nella Stanza Superiore a Gerusalemme, siamo uniti alla Chiesa di ogni tempo e di ogni luogo”. Tappa successiva alla chiesa della dormizione. La Chiesa cattolica e quella ortodossa sono concordi nel ritenere che Maria assunse in cielo senza che la morte la colpisse. Per la Chiesa cattolica è un dogma sancito nel 1950. Secondo una tradizione, la dormizione sarebbe avvenuta a Gerusalemme circa un anno dopo la morte di Gesù (quindi probabilmente nel 31 o 34); gli apostoli avrebbero quindi sepolto Maria, ma avrebbero poi trovato il sepolcro vuoto. Un'altra tradizione sostiene invece che Maria sarebbe vissuta ancora per molti anni dopo la morte di Gesù, e che la dormizione sarebbe avvenuta ad Efeso, dove ella si era trasferita seguendo l'apostolo Giovanni al quale Gesù morente l'aveva affidata. Quanto per me più conta comunque, è che Maria è stata preservata dal peccato originale per i meriti di Cristo, cioè a Maria sono stati applicati in anticipo i frutti della redenzione, ed essendo Maria la prima redenta dal suo Figlio, ella segue il Figlio anche nella morte ma, come per il Figlio, il suo corpo viene preservato dalla corruzione. Dio dopo aver scelto la creatura che doveva portare in grembo suo figlio le ha voluto dare tutti i doni possibili. Mai forse ho recitato meglio un Ave Maria se non di quella accanto alla bellissima statua in avorio della chiesa. Subito dopo, visita alla chiesa di S. Pietro in Gallicantu, costruita per ricordare il rinnegamento di Pietro avvenuto forse proprio in quel luogo. Si tratta di una chiesa cattolica costruita nel 1931 sul versante orientale del monte Sion a Gerusalemme. Anche lì il mio pensiero è andato alle tante alleanze fatte da Dio e rinnegate dal suo popolo, ma soprattutto è andato ai miei tradimenti, voluti o non voluti, fatti con molta superficialità o desiderando di non farli mai, ma con numerose ricadute. A pochi metri dalla chiesa ci sono i resti di


una scalinata risalente al periodo romano. uno di quei posti in cui Gesù potrebbe essere passato dopo l’ultima cena per dirigersi verso il Getsemani. Per completare la mattinata, sempre a piedi ci siamo diretti vero il Muro del pianto. Lì abbiamo cominciato a renderci conto di quanta fosse grande l’affluenza dei pellegrini. Qualcuno è entrato nel recinto per raggiungere il muro, io non l’ho fatto perché la calca era enorme. Il ritorno in albergo è stato faticosissimo, perché oltre alla salita, le stradine in mezzo ai piccoli negozi, erano talmente affollate che, era difficile trovare un. passaggio. Nel pomeriggio, in pulman, siamo andati a Betlemme. Primo tentativo per entrare in basilica. Una folla enorme di pellegrini e di turisti provenienti dalle crociere, occupava tutto lo spazio disponibile. Abbiamo rinunciato per il momento e ci siamo recati alla Grotta del latte. Vanno a pregare in questa chiesa soprattutto le mamme di tutto il mondo, che non hanno latte e dicono che le grazie loro concesse sono tante. Il parroco ha un numero enorme di bambini le cui mamme hanno voluto battezzare lì i loro figli. Per me, subito dopo la visita, c’è stato uno dei momenti più forti, quando il Padre Francescano ci ha accompagnato in un convento dove ci sono le monache adoratrici che per 24 ore al giorno, a turno, sono in adorazione davanti al Santissimo. La parte dove c’era la monaca di turno e che sembrava una statua per la sua immobilità, era chiusa da una vetrata perché i rumori non arrivassero. Guardando la grande ostia dell’ostensorio, non so se solo mentalmente oppure a voce alta ho detto: “Signore ci sei anche tu qua?!” e sono scoppiata a piangere per la gioia. Lui infatti era lì in corpo anima e divinità e tutti i monumenti visti non avevano l’importanza della sua presenza viva. Ancora adesso, quando penso alla cosa, mi rendo conto che è stato un incontro strano, particolare, persino un po’ buffo e ancora piango nel ricordo. Abbiamo potuto scrivere su dei foglietti già pronti allo scopo, le nostre richieste di preghiera, le monache sicuramente li avrebbero presi e sicura sarebbe stata la loro preghiera per le nostre intenzioni. Purtroppo non abbiamo avuto il tempo per sostare lì, io non mi sarei mossa più. Invece c’era da ritornare alla chiesa della Natività dove la fila oramai arrivava prima della porticina d’ingresso. Gli altri si sono messi in fila, io ho rinunciato pensando di non farcela a stare in piedi tanto tempo, mi sono concentrata a ricordare quando, nell’altro pellegrinaggio, avevo potuto mettere la mano al centro della stella. Grande giorno quello dopo, il Padre Francescano era riuscito a prenotare l’altare al Golgota davanti alla statua della Madonna Addolorata per la mattina alle sei. Ero in ansia già da tempo e pensavo a quanto avrei dovuto dire al Signore in quel luogo. Siamo arrivati puntuali, ma il gruppo precedente non aveva terminato la celebrazione. Ci siamo messi subito in fila per poterci inginocchiare sotto l’altare dove c’è una piccola apertura che permette di toccare la roccia nella quale era infissa la Croce di Gesù. Non so quanto tempo è durata l’ attesa perché fosse il mio turno. La mia mente era confusa: non sapevo se continuasse il sogno fatto tante volte di essere lì, o fosse la realtà. Ho cercato più volte di


recitare la Promessa d’amore a Gesù Crocifisso, quale posto migliore per farlo! Non sono stata capace di farlo, non avevo pensieri nella mente, volevo solo inginocchiarmi e rimanere lì. Il cuore mi scoppiava. Quando è stato il mio turno ho infilato il braccio in tutta la sua lunghezza finchè ho potuto. Capivo che non potevo trattenermi troppo perché nel frattempo la fila era aumentata, ho dovuto fare un grosso sforzo a staccarmi da lì. Appena il gruppo precedente ha finito la sua celebrazione, è iniziata la nostra. Tutte le parole dette dal sacerdote, hanno acquistato un significato che ha reso quella celebrazione unica nella mia vita. Come poteva essere diversamente? Da una parte il luogo dove era avvenuta la crocifissione, dall’atra il sacrificio eucaristico che si ripresentava. Vedevo l’espressione del viso del sacerdote scavato e intensamente compreso in quello che faceva. Niente omelia, che cosa ci sarebbe stato da dire di più? Ora, a distanza di giorni, tante sono le riflessioni che continuano a venirmi in mente e che so e me lo auguro, continueranno a lungo. Prima di tutto ho pensato: perché tutte le celebrazioni eucaristiche a cui partecipo non assomigliano almeno un po’ a quella? Perché a volte, di fronte al Signore, il silenzio mi pare vuoto e lì, in quel momento, si è rivelato così pieno, così compiuto? La sete del Signore sulla Croce, la sete del suo popolo nel deserto, si è trasformata in un dono capace di estinguere in quel momento, qualunque mia sete e me ne sono resa conto! Dunque, il desiderio di salvare l’umanità del Crocifisso (la sua sete), può dare ai suoi figli una piccola caparra anche su questa terra. Tante altre sono le riflessioni che in questi giorni mi riempiono la mente. Ma passiamo al racconto di quanto visto nel Santo Sepolcro. Non avevo osservato attentamente un tempietto posto al lato sinistro guardando il Sepolcro. Il Padre ci ha spiegato che in quel punto i familiari potevano sostare per assistere alla crocifissione dei loro. E’ situato ad un livello più basso rispetto al luogo della crocifissione. Sicuramente Maria e le altre donne hanno potuto vedere tutto da lì. Gv. 19, 25 “...stavano presso la Croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Mgdala...” Ora, presso il tempietto, si fermano soprattutto i genitori che hanno perso un figlio e dicono che ne sentano un grande giovamento perché riescono a capire il significato della loro sofferenza e ad accettare la volontà di Dio. “Questa è la Terra Santa” come ci ha ripetuto il Padre Francescano, è si la visita dei luoghi, ma soprattutto è una vicinanza percepita del Signore ed a volte un balsamo che guarisce. Ci siamo spostati poi sotto il Golgota (o luogo del cranio), dove si vede la spaccatura della roccia che prosegue fino sopra. Mt 27, 51-54 “Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono”, la spaccatura potrebbe essere il risultato di un tale cataclisma. Sotto al Golgota, abbiamo visto i locali dove venivano trattenuti quelli che arrivavano legati al patibolo. Le pareti sono completamente ricoperte da centinaia di croci incise nella roccia, una diversa dall’altra, La tradizione dice che probabilmente i condannati le incidevano aspettando il loro turno di morte. Ho avuto un brivido pensando: anche Gesù potrebbe aver aspettato il suo turno lì. I Vangeli non lo dicono. C’è anche chi dice che furono i pellegrini armeni ad inciderle, vista la loro devozione alla croce. C’è poi un altro locale dove venivano gettati i patiboli su cui morivano i crocifissi. La tradizione vuole che San’Elena, madre di Costantino il Grande, giunta a Gerusalemme, chiese alle autorità se conoscevano il luogo nel quale si trovava la Croce della Passione di Cristo. Solo un tale di nome Giuda lo sapeva e fu costretto a rivelarlo. Si scavò allora nel luogo indicato dove vennero fuori tre croci che furono esposte nella piazza di Gerusalemme. Quanto ci sia di leggenda e quanto di verità in tutto questo, non è possibile stabilirlo. Quel giorno non è stato possibile visitare il S. Sepolcro perché c’erano migliaia di pellegrini e “turisti” in fila.


L’indomani mattina alle quattro ci siamo alzati e siamo arrivati all’apertura delle porte della basilica, siamo stati quindi i primi a metterci in attesa di entrare nel Sepolcro. Abbiamo aspettato che finisse una celebrazione dei Francescani e, finalmente, uno alla volta e per pochissimo tempo, ci siamo potuti inginocchiare davanti alla pietra che forse ha sostenuto il Signore. Le probabilità che la sepoltura sia avvenuta proprio lì sono molte, ce lo dicono i Vangeli: Lc. 23, 50-56 “C'era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati”. Nei pochi attimi in cui mi sono potuta trattenere davanti alla pietra del sepolcro, ho allargato le braccia in più possibile come per abbracciarne il più possibile. Devo dire però, che non sentivo in me pensieri di morte, ma di grande letizia, perché la tomba era vuota!

Così prosegue il Vangelo per la nostra speranza, perché: Nel

"Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la nostra fede" (1 Cor 15,14)

Concludo qui per il momento il mio racconto, forse più in là continuerò, perché momenti importanti sono stati anche quelli a Nazareth, sul lago Tiberiade, sul monte delle Beatitudini e sul Monte Tabor e, attraverso le spiegazioni del Padre Francescano, ho sapute tante altre cose che non conoscevo.



Racconto di un viaggio nella terra dei Patriarchi