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AMICI DI GESU` CROCIFISSO

n. 82: agosto – sett. 1999

“Voi siete miei Amici” Gv 15,14

I Giudei decidono la morte di Gesù “Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quello che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. Allora i sommi sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dicevano: «Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione». Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera». Questo però non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. Gesù pertanto non si faceva vedere più in pubblico tra i giudei”. (Gv 11, 45-54). Per la comprensione - La passione di Gesù è la più grande prova dell’amore di Dio Padre, che la permette e di Gesù che l’accetta liberamente, per la nostra salvezza. Ma essa è anche opera della malvagità umana, il più grande delitto della storia umana. - Gesù fin dall’inizio della sua missio ne incontrò ostilità da parte dei Giudei. Egli non era uno dei tanti dotti che spiegavano la legge. Egli parlava con autorità; non si contentava di interpretare la legge, ma la rinnovava profondamente e metteva in discussio ne le interpretazioni degli scribi e la condotta dei capi. - Si diceva Figlio di Dio e padrone del sabato, rimetteva i peccat i, scacciava i venditori dal tempio, gridava contro gli scribi e farisei ipocrit i, ridico lizzava tante tradizio ni umane, annunziava che sarebbe stato tolto il regno di Dio a Israele, per darlo ad altri, mangiava con pubblicani e peccatori, compiva grandi prodigi, che gli attiravano dietro fiumane di gente. - Questa condotta gli attirò contro tutte le categorie della gente che contava: so mmi sacerdoti, farisei, scribi, sadducei, erodiani; essi, in lotta tra di loro, si unirono facilmente nel combattere questo “rabbi”, che minava la loro credibilità. - Il contrasto, manifestato subito all’inizio della vita pubblica di Gesù, era andato sempre crescendo e raggiunse il culmine con l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e la risurrezione di Lazzaro. I capi, che avevano tentato tante volte di contraddire Gesù, di metterlo in cattiva luce, arrestarlo e lapidarlo, non possono più attendere; radunano il sinedrio e decidono la sua morte. Rifletti - «Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui”. I capi riconoscono che Gesù opera mo lt i prodigi. Esperti della legge, avrebbero dovuto riconoscere che essi no n potevano venire che da Dio. Ma, accecati dall’odio e dal risent imento, non cercano la verità, ma so lo pretesti e modalità per eliminare Gesù, nel modo più tranquillo possibile. - Il timore di un intervento dei Ro mani era so lo un pretesto; i Giudei sapevano bene che Gesù aveva sempre predicato di “dare a Cesare quello che era di Cesare e a Dio quello che era di Dio”. Aveva pagato anche il suo tributo, come suddito di Roma. - L’atteggiamento dei Giudei ci fa riflettere sull’accecamento umano: quando una passione, come l’odio, l’invidia, entra nel cuore umano, non si ragiona più, non si cerca la verità e non si è capaci di vederla; non si guarda in faccia a nessuno, non ci si ferma di fronte a nessuna ingiustizia, a nessun delitto, ma si cerca solo la rivincita sul nemico, il trionfo della propria idea e delle proprie passioni. - Anche l’intervento di Caifa, che dichiara che “sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera», non era dettato dalla ricerca delle verità e del bene del popolo, ma so lo dal desiderio di trovare un pretesto per uccidere Gesù. - Dio però sa scrivere diritto anche sulle nostre righe storte e si serve del so mmo sacerdote per fargli dire cose a cui egli non crede. Egli “profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la


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nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi”. Sarà Caifa per primo a condannare a morte Gesù e sarà lui, senza saperlo, ad attuare il progetto di amore di Dio. Confronta - Debbo riflettere seriamente sui sent iment i profondi che guidano i miei giudizi e le mie scelte, per vedere se, accanto a motivi apparentemente buoni, non vi siano nascosti mot ivi umani, accecament i dettati no n dalla ricerca del bene e della verità, ma dalle passioni che cercano il proprio trionfo. - Quando medito la passio ne di Gesù, debbo riflettere sempre che essa è certamente la manifestazio ne più grande dell’amore di Dio, ma anche opera dell’uomo che lotta contro Dio; vi debbo riconoscere anche la mia opera, quando mi sono comportato come i capi dei Giudei. - Gesù è fedele fino in fo ndo alla sua missio ne; non si spaventa e non cambia idea per le derisio ni, le persecuzio ni, le condanne. Egli mi insegna ad essere coerente con la mia fede, con la mia vocazione e missio ne. Per rimanere fedele a Dio e alla mia coscienza, debbo essere pronto anche ad essere giudicato e condannato.


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Riflessioni per la nostra identità Premessa: avevo invitato diversi Amici, specialmente i responsabili, a mandare suggerimenti per l’approfondimento del nostro carisma e per rivedere e completare il nostro Statuto. Pubblico volentieri le riflessioni di una sorella, sperando che possano suscitare altri suggerimenti, che poi saranno valutati dal Consiglio Nazionale. (P. Alberto P.). “Carissimo P. Alberto, come le avevo promesso, mando alcune riflessioni, senza un vero ordine; non so se potranno essere utili per lo statuto degli Amici; potranno per lo meno aiutarci ad approfondire meglio la nostra vocazione di laici passionisti. Vorrei incominciare con una definizione del P. Leone Masnata (Notizia 1998), che riassume in maniera ottima il punto di partenza: “La partecipazione dei laici nel Movimento Laicale Passionista, non deve essere di tipo associativo, ma esistenziale. Gli aderenti al MLP sostenuti da una fede crocifissa, da una speranza crocifissa e da una carità crocifissa, devono essere realmente e costantemente attenti ai tanti “crocifissi” di oggi, mostrando amore, comprensione, compassione”. Vorrei poi proporre un’altra citazione di Madre Teresa di Calcutta, che ci aiuta a capire la nostra vocazione cristiana e passionista: “Vocazione non significa altro che appartenenza a Cristo. La nostra missione è solo un mezzo per mettere in pratica l’amore per Cristo. La vocazione tuttavia non è un mezzo. Per un cristiano la vocazione è Gesù. In quanto missionari, dobbiamo essere portatori dell’amore di Dio, pronti ad andare subito alla ricerca di anime, come ha fatto Maria; lampade accese che danno luce agli uomini, sale della terra, anime consumate da un unico desiderio: Gesù. Quando diciamo sì a Dio, dobbiamo sapere esattamente che cosa significa quel sì. “Sì” vuol dire: “mi abbandono a te, totalmente, completamente. Il nostro sì a Dio deve essere senza riserve”. Questo mi sembra debba essere lo spirito dell’amico di Gesù Crocifisso, in particolare di chi riceve la Consacrazione solenne. Ed ora alcuni suggerimenti concreti, senza un ordine logico e senza pretese, così come mi vengono in mente. 1. Appartenere agli Amici di Gesù Crocifisso: deve essere una adesione di vita al carisma passionista. Siamo accolti in una determinata famiglia, che ha una sua vita spirituale concreta. Questa famiglia ha bisogno di una adesione piena dei suoi membri, che non possono quindi essere supporti fondamentali di altri gruppi. Portare il proprio contributo spirituale, collaborare con altri gruppi è giusto e doveroso, ma ricoprire incarichi fondamentali porterebbe a un disperdersi di energie da entrambe le parti. 2. Crescere nell’appartenenza alla Famiglia Passionista: - Avere il desiderio, ma cercare anche le occasioni e gli strumenti necessari, per conoscere e approfondire la spiritualità passionista. - Conoscere S. Paolo della Croce e i santi e beati passionisti. - Conoscere e seguire il calendario liturgico passionista. - Camminare consapevolmente insieme: quando non è possibile fisicamente, almeno spiritualmente. 3. Fraternità. Le Fraternità devono raggruppare più Gruppi Famiglia. Nella Fraternità ci deve essere il momento dell’incontro, della conoscenza, della condivisione. C’è la preghiera comunitaria, la crescita nella nostra specifica spiritualità. C’è lo scambio di testimonianze dell’opera apostolica che ogni Gruppo Famiglia svolge. C’è l’incontro con l’assistente spirituale. Si può scegliere una intenzione di preghiera comunitaria da tenere presente per tutto il mese. Si può prendere un impegno spirituale, apostolico o caritativo, da verificare nell’incontro successivo. 4. Gruppi Famiglia. Nei Gruppi Famiglia, numericamente ristretti. si passa all’amore “concreto: - C’è la preghiera comunitaria, meditazione e catechesi. - C’è l’organizzazione delle opere di carità, come seguire nei modi più opportuni i “crocifissi” di cui si ha conoscenza, Amici e non; sostegno anche economico a organizzazioni, attività varie a scopo “cristiano”, adozioni di orfani, seminaristi ecc; - accoglienza e assistenza di nuovi Amici, da affidare ad altri Amici, specialmente ai consacrati. 5. Diversi modi di vivere l’appartenenza agli AGC, secondo la propria condizione di vita: - I “crocifissi”, che, consapevoli della loro vicinanza e unione a Gesù Crocifisso, hanno come ruolo quello di essere il sostegno degli altri Amici, con la preghiera e l’offerta di se stessi. - Gli Amici dei “crocifissi” che si trovano ai piedi della croce e sono chiamati da Gesù a operare nel modo più opportuno verso i bisognosi. Entrambe le categorie vivono un rapporto intimo di unione, con l’unico obiettivo di amare sempre più Gesù Crocifisso.


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Madre Teresa chiama i “crocifissi” che aderiscono alla sua Famiglia “Cooperatori”: sono malati, storpi, handicappati, che non sono in grado di condividere il loro lavoro. Questi cooperatori allora adottano una sorella o un fratello e offrono le loro preghiere e le loro sofferenze per l’adottato, il quale così coinvolge il cooperatore malato in tutto quello che fa. Ogni giorno gli “attivi” e i “cooperatori” offrono se stessi a Cristo, in modo diverso, a favore delle anime: uno soffre e l’altro lavora e insieme completano quanto manca a ognuno nella relazione con Cristo. 6. Inserimento nelle Parrocchie, per non essere fine a se stessi. L’appartenenza agli AGC e alla Famiglia Passionista non deve essere alibi per la fuga dalla propria parrocchia. Dobbiamo renderci visibili, pronti a portare la spiritualità della Croce nella nostra famiglia parrocchiale, perché Dio ci ha messi lì. Dobbiamo portare la testimonianza della Croce in un mondo cristiano che dice di riconoscere la Croce di Cristo, ma spesso in essa non vuole riconoscere la propria. Quindi favorire l’assistenza ai “crocifissi”, collaborare alle attività della Caritas, favorire incontri di preghiera, che possono dare un ruolo a persone ritenute inutili anche dalle strutture della Chiesa e che invece possono rivelarsi valido sostegno spirituale proprio per le varie attività della Parrocchia”. Amica di Gesù Crocifisso


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I GRANDI AMICI DEL CROCIFISSO B. Nunzio Sulprizio: martire del dolore Il B. Nunzio nacque a Pescosansonesco PE, un piccolo paese d’Abruzzo, il 13 aprile 1817; morì a Napoli, nel famoso castello detto Maschio Angioino, il 5 maggio 1836, a 19 anni. Una vita breve, veramente crocifissa, un fiore delicatissimo, spuntato, come per miracolo, tra rovi e sassi. I genitori, Domenico e Rosa, erano poveri operai, molto religiosi: il bambino fu battezzato poche ore dopo la sua nascita e cresimato all’età di 3 anni. Ma subito dopo iniziava il calvario del piccolo Nunzio: a tre anni perdeva il padre e a 6 anche la madre, rimanendo solo e privo degli affetti più cari. Fu accolto dalla nonna materna Rosaria, che viveva con il figlio Domenico Luciani. La buona donna, religiosissima, formò alla fede e alle virtù cristiane il nipotino, di animo delicato e incline alla pietà. Nonna e nipotino camminavano sempre insieme: insieme alla messa, alla preghiera, alla benedizione serale. Nonna Rosaria, analfabeta, educava più con la vita che con le parole. Per curare l’intelligenza del nipotino, lo iscrisse alla scuola istituita da un sacerdote per i bambini poveri del paese. Il piccolo Nunzio crebbe così nella fede, nella purezza di cuore, nell’amore a Gesù Eucarestia e alla Vergine Santa. Avrebbe desiderato fare presto la prima Comunione, ma in quei tempi, nei paesi di montagna, i bambini, destinati alla pastorizia, non si ammettevano alla Comunione prima dei 15 anni. A nove anni Nunzio perde anche la nonna e rimane più che mai solo, nella casa dello zio Domenico, senza più l’amore di una persona cara, che sappia capirlo e aiutarlo. Nunzio era di media statura, di costituzione delicata, di salute cagionevole, di carattere mite, d’intelligenza sveglia, di modi gentili. Tutto l’opposto del carattere di zio Domenico, di professione fabbro-ferraio; egli aveva come chiesa la bottega, con un’unica legge: lavorare, produrre, guadagnare. Accoglie in casa non un nipote, ma un garzone, da sfruttare al massimo. Da qui la sua indole e la sua filosofia: un cuore freddo, un animo impulsivo, dal linguaggio scurrile, la bestemmia facile, la mente spesso annebbiata dai fumi del vino. Così a 9 anni Nunzio conosce la dura legge del lavoro, dello sfruttamento nella bottega dello zio: lavorare senza soste, dall’alba al tramonto, chiuso nella piccola bottega, o con pesanti carichi sulle spalle, da portare ai clienti, per strade impervie, sotto il sole o con la neve; come ricompensa, rimproveri continui, cibo scarso, umiliazioni e punizioni. Doveva rubare il tempo per la preghiera, per andare alla messa domenicale, unico suo conforto e riposo. Da uno dei viaggi massacranti tornò con la tibia e piede sinistro gonfio e dolorante. Continuò in silenzio il suo calvario. Presto si formò nella gamba una brutta piaga; non curata, degenerò e andò a finire in cancrena Continuò a lavorare appoggiandosi a una stampella. Ma oramai non si reggeva più: man mano che diminuivano le forze, crescevano i rimproveri e le angherie dello zio. Anche le donne lo cacciavano dalla fontana, dove Nunzio andava a lavare la sua ferita. Si rifugiava allora presso una piccola pozza d’acqua, che scaturiva una da una roccia detta Riparossa, ai margini del paese. Dopo un inutile ricovero in un ospedale dell’Aquila, per interessamento di una buona persona e di uno zio paterno, nel giugno 1832, all’età di 15 anni, fu accolto a Napoli dal colonnello della guardia reale Felice Wochinger, persona di nobile cuore e di profonda pietà. Il colonnello lo trattò da vero figlio e Nunzio lo considerò un secondo padre. Nunzio desiderava soprattutto una cosa: fare subito la prima comunione. E fu felice quando l’ottenne. Furono tentate tutte le cure possibili per quei tempi, ma inutilmente. Nunzio viveva di preghiera, sempre sereno, sempre sorridente. In ospedale si trascinava per aiutare i malati più gravi,, per andare in cappella e per rifornire di olio la lampada che ardeva davanti al gruppo del Crocifisso e dell’Addolorata: lì sostava per attingere forza per il suo calvario. A chi gli chiedeva se soffriva molto, rispondeva: “Faccio la volontà di Dio”. E a chi gli chiedeva se desiderava guarire, rispondeva: “A me piace quello che piace a Dio”. Quando i dolori diventavano insopportabili, esclamava: “Mamma Maria, fatemi fare la volontà di Dio”. Ripeteva anche i malati: “Amate Dio, soffrite per amore di Dio e con allegrezza”. Dopo due anni di cure inutili nel grande Ospedale degli Incurabili, il colonnello accolse Nunzio in casa sua, situata nel famoso castello, detto Maschio Angioino. Qui Nunzio trascorse gli ultimi due della sua vita. Da qui scrisse un’ultima lettera affettuosa allo zio Domenico, dimentico di quanto lo aveva fatto soffrire. Viveva nel castello come un consacrato in un convento. Desiderava tanto consacrarsi a Dio; trascorreva le prime ore del mattino nella preghiera, meditazione, lettura spirituale e quindi nello studio; nel pomeriggio si dedicava ad altri esercizi di pietà e terminava la giornata con il Rosario.


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Anche qui non gli mancavano le sofferenze, quelle fisiche della malattia e quelle morali, causate dalle invidie e dalla rozzezza del personale di servizio, quando il Colonnello era assente. Egli soffriva tacendo e amando, riuscendo così a portare a Dio anche i suoi persecutori. Ma presto le condizioni fisiche si aggravarono, fino a precipitare decisamente. La mattina del 5 maggio 1836 chiese al Colonnello di portargli un Crocifisso e di chiamargli il confessore. Ricevette gli ultimi sacramenti con la fede e la devozione di un angelo. Disse al Colonnello: “Papà mio, state allegro: dal cielo vi guarderò e vi assisterò”. Poi guardando il quadro della Vergine Santa, esclamò: “La Madonna! La Madonna! Vedete quanto ò bella!”. Così spirava placidamente a 19 anni. Molti accorsero a visitarlo, ripetendo: “E’ muorte o santariello nuoste, o ciuncariello sante: è morto il nostro santarello, lo zoppetto santo”! Il Signore ha voluto glorificare anche sulla terra il piccolo martire del dolore: Pio IX lo dichiarava Venerabile il 14 luglio 1859 e Paolo VI lo dichiarava Beato il primo dicembre 1963. Il 4 maggio1965 il corpo del B. Nunzio tornava trionfante a Pescosansonesco e veniva posto sotto l’altare centrale del nuovo Santuario costruito in suo onore davanti alla roccia di Riparossa, che aveva conosciuto i suoi dolori e le sue umiliazioni. TESTIMONIANZE Esercizi Spirituali per Amici Dal 16 al 21 agosto abbiamo avuto l’undicesimo corso di Esercizi Spirituali per gli Amici di Gesù Crocifisso, dettati dal P. Alberto Pierangioli, presso il seminario di Macerata, con più di 70 partecipanti In questo terzo anno di preparazione al grande Giubileo del 2000, il tema di riflessione proposto dal Papa, “riscoprire il volto di Dio Padre”, acquistava per noi una dimensione particolare per riscoprire l’amore di Dio nella croce del Figlio. A questo concetto si sono ispirate le varie catechesi della nostra giornata, intorno al tema centrale: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv, 316). Siamo stati così aiutati ad approfondire l’amore infinito di Dio Padre, riflettendo sui seguenti temi: 1.L’amore e tenerezza del Padre. 2.Il Padre manda il Figlio per farci suoi figli. 3.Vivere nel seno del Padre. 4.Il Padre nella Passione del Figlio. 5.Consacrati al Padre in Gesù Crocifisso. Sono state catechesi profonde, ricche di contenuto teologico e pratico, per un forte cammino di fede, che il P. Alberto ci ha offerto in una esposizione semplice e dotta, arricchita da adeguate riflessioni, approfonditi nell’ora di Adorazione davanti al SS. e poi nel dialogo del lavoro di gruppo. Intima e commovente è stata poi l’esperienza del deserto, dove, nel silenzio interiore ed esteriore, l’anima si apre all’ascolto di Dio. Che dire poi del momento penitenziale, in cui abbiamo riflettuto sul nostro peccato, per riscoprire l’infinita misericordia del Padre nel sacramento della riconciliazione.? Collegata con la penitenziale, c’è stata una esperienza “sconvolgente”: dopo aver riflettuto che il peccato rinnova la crocifissione di Cristo, ciascuno è stato invitato a configgere un chiodo su una grande immagine del Crocifisso! Qualcuno non ha avuto il coraggio di farlo. Gli altri lo hanno fatto tremando e piangendo. Non possiamo non ricordare anche la “Via Crucis” serale del penultimo giorno. Alla luce delle fiaccole abbiamo meditato la passione di Gesù, vivendola nello spirito di S. Paolo della Croce, per immergerci in quel “mare di dolore”, che è “un mare di amore”,. Ogni sera, riuniti in cerchio nel grande parco, la recita comunitaria del Rosario rinnovava il nostro incontro filiale con Maria e ci preparava a concludere la giornata con una fraterna comunicazione e revisione di vita. Il Corso è terminato con la consacrazione solenne a Gesù Crocifisso di alcuni fratelli e sorelle, durante la Messa in onore della Vergine Addolorata. Ringraziamo il Signore per queste giornate di forte revisione interiore, che ci hanno aiutato ad approfondire la conoscenza di Dio nostro Padre, alla luce della spiritualità passionista e secondo gli insegnamenti di S. Paolo della Croce. Padovani Margherita Ha chiamato tutta la mia famiglia “Debbo ringraziare la Mamma celeste, Maria, che dieci anni fa, proprio nel mese di maggio, ha chiamato tutta la mia famiglia alla conversione al suo Figlio Gesù. In quegli anni attraversavamo momenti tristi, eravamo nel buio più profondo, ma Gesù, con grande misericordia, ci ha preso per mano e da quel momento Gesù è entrato nei nostri cuori e ci sta trasformando. Abbiamo messo Gesù al primo posto nella nostra vita; io e mia moglie siamo arrivati a consacrarci a Gesù Crocifisso: un passo molto importante, perché ci ha fatto capire che, vivendo nel suo amore, si vive nella luce e nella grazia”.


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Donarmi, come si è donato Lui “Ringrazio il Signore di avermi chiamata, insieme a mio marito, a far parte di questo M. L. P. In questi anni di cammino mi ha fatto comprendere tante cose, soprattutto la grandezza del suo amore e che solo Lui è l’amico che non delude mai, la strada che ci conduce al Padre. E’ Gesù Crocifisso, che si è fatto inchiodare sulla croce per me e per tutta l’umanità. Gesù, grazie, per aver rinforzata la mia fede; fa che non venga mai meno. Grazie, per avermi donato il desiderio di meditare di più la tua passione, rinnovare più volte al giorno la Promessa d’Amore, pregare di più, specialmente per la conversione dei peccatori. Grazie, per il desiderio che mi hai messo nel cuore di andare a Messa e riceverti nella Eucarestia tutti i giorni. Fammi capire che amare significa donarsi, come hai fatto Tu. Grazie, Gesù, perché hai messo in me il desiderio di riconoscerti e venirti incontro nei fratelli sofferenti. Donami la grazia di perseverare in questo cammino, donami tanta umiltà e dolcezza di cuore nell’aiutare il prossimo”.

NOTIZIE 1. P. Natale Cavatassi CP, grande amico e collaboratore degli Amici, è deceduto il 13-8-1999. 2. Appuntamento quotidiano di preghiera:. Tra le ore 15,00 e le 16,00, ogni Amico si rivolgerà al Signore, per un momento di preghiera: rinnovando la Promessa di Amore, con brevi invocazioni, o in altri modi, secondo le possibilità. Si può fare in ogni luogo e qualsiasi cosa si stia facendo, unendosi spiritualmente a tutti gli altri Amici e pregando con loro e per loro. 3. Ritiri mensili a Morrovalle: 19 sett. - 10 Ott. - 14 nov. - 12 dic. 4. Nuovo indirizzo del P. Alberto e Direzione degli Amici: Viale Passionisti 54 - 62019 Recanati MC - Tel 071\75.74.283 - Cell. 0349.805.7073 5. Nuovo Conto Corrente Postale degli Amici: 11558624, Intestato: Amici di Gesù Crocifisso, Viale dei Passionisti 54 – 62019 Recanati MC. P. Alberto Pierangioli

agosto-settembre 1999  

“Voi siete miei Amici” Gv 15,14 Generated by Foxit PDF Creator © Foxit Software http://www.foxitsoftware.com For evaluation only. II GGiiuud...

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