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A mici di Gesù Crocifisso Rivista del Movimento Laicale Passionista “Amici di Gesù Crocifisso”

Luglio - Agosto 2004 Anno V n°4

adre Cristo maestro e rivelatore del P La risurrezione della Trinità Spiritualità del mese I 26 martiri di Daimiel Famiglia a scuola dell’ Eucaristia ltri Luigi Rocchi: un uomo per gli a Stauros e la sofferenza 50° di sacerdozio Echi del Convegno del MLP Testimonianze


Amici di Gesù Crocifisso

Ripartire da Cristo: Luglio 2004

Gesù: «Un mestro venuto da Dio

“M

aestro” (“Rabbì”) è il titolo con il quale gli apostoli ordinariamente si rivolgono a Gesù durante la sua vita pubblica. Anche gli avversari lo chiamano “maestro”: «Sei un maestro venuto da Dio» (Gv 3,2) confessa Nicodemo, che va a trovare Gesù di notte. Quando pensiamo al maestro forse immaginiamo subito una scuola, una cattedra, degli alunni, con tanto di registro, interrogazioni e voti... Ma Gesù non insegna una verità scolastica, non spiega delle nozioni astratte. Non ha detto: «Io insegno la verità», ma «Io sono la verità» (Gv 14,6). Non chiede l’adesione a una verità, ma l’adesione alla sua persona e al suo messaggio. Gesù parla di se stesso con la parola e con la testimonianza della sua vita; parla di Dio come Padre e del suo amore per noi. Egli è il “Verbo”, la “Parola” del Padre. Parla in nome di Dio: “La parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato” (Gv 14,24). Nessuno può dire le cose che dice Gesù, perché «nessuno è mai salito al cielo se non il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo».

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che senso ha la vita, a che serve? I due discepoli di Emmaus, seguendo e ascoltando Gesù, sono inondati di gioia e incominciano a riconoscerlo per l’effetto mirabile che le parole dello sconosciuto pellegrino provocavano nel loro cuore: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?» (Lc 24, 32). Quando Gesù annunzia il grande mistero dell’Eucaristia, mentre alcuni discepoli lo abbandonano, perché “il suo discorso è difficile da capire”, Pietro, a nome di tutti, esclama: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6, 68).

«Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce» (Mt 4, 16)

Il suo modo di parlare “con autorità” affascina le folle, fino a farle stare anche intere giornate ad ascoltarlo. Per questo «tutto il popolo pendeva dalle sue parole» (Lc 19, 48). Persino le guardie, inviate per arrestarlo, se ne tornano a mani vuote e si giustificano presso i capi dicendo: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!» (Gv 7, 46). Gesù preferiva le parabole per Un maestro eccezionale farsi capire soprattutto dai semplici. Ma la sua parola era profonda ed efficace, operava Solo da Gesù vengono le risposte ai grandi problesempre quello che affermava: entrava nei cuori, cambiami dell’uomo va la vita, risuscimoderno, ai suoi tava i morti, guadubbi e interroriva ogni malatgativi, al desidetia, scacciava i rio di conoscere demoni. il significato delIl Padre stesla vita e della so interviene e morte. Giustainvita ad ascolmente tutti lo tarlo: «Questi è chiamano Maeil Figlio mio stro e si appellaprediletto, nel no a Lui per avequale mi sono re un po’ di luce. compiaciuto. E quanta luce Ascoltatelo» emana dalla dot(Mt 17, 5).Quetrina del Maestro sto invito del Pache contrappone dre è rivolto anla vita presente a che a noi. quella futura: Duemila anni «Qual vantaggio sono passati: la infatti avrà l’uoMorrovalle, 2 maggio 2004: parola del divimo se guada50° di sacerdozio di P. Alberto no Maestro non gnerà il mondo è invecchiata, intero, e poi pernon è stata superata: la troviamo sempre viva nel derà la propria anima? O che cosa l’uomo potrà dare Vangelo. Dobbiamo trovare ogni giorno il tempo nein cambio della propria anima?» (Mt 16, 26). Se accessario per meditarla, viverla, annunziarla. Dobbiacettiamo Gesù come Maestro, comprenderemo che la vimo avere il coraggio di ricuperare il tempo speso dieta presente è solo preparazione alla vita eterna. Due ditro a cose inutili e a volte dannose; dobbiamo lasciascepoli di Giovanni seguono Gesù e gli chiedono: re gli altri “maestri”, che possono ammaliare con le “Maestro, dove abiti?”. Rispose Gesù: “Venite e veloro dottrine seducenti, mentre in realtà possono dare drete”. Andarono dunque e videro dove abitava e solo surrogati della verità. Gesù Maestro deve costiquel giorno si fermarono presso di Lui” (Gv.1, 38tuire l’unico riferimento. Dobbiamo esaminare ogni 39). Ogni vero discepolo deve cercare Gesù, conoscerlo, altro maestro che ci si presenta alla luce di Gesù, che stare con Lui, accogliere la sua parola: “Se uno mi ama, ci dice: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, osserverà la mia parola” (Gv 14, 23). Mentre la devanon camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce delstazione del materialismo e dell’ateismo si fa più spietala vita” (Gv 8, 12). ta, è più che mai urgente la conoscenza di Gesù: c’è di P. Alberto Pierangioli mezzo la riuscita o il fallimento della vita. Senza Cristo,


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Ripartire da Cristo: Agosto 2004

Gesù rivelatore di Dio Padre

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esù è venuto a completare la rivelazione fatta da Dio nel V. T.; soprattutto è venuto a rivelarci il vero volto di Dio. Solo Dio può dirci chi è Dio. Gesù è l’unico rivelatore autentico di Dio, perché Gesù stesso è Dio. Tutte le altre immagini di Dio sono idoli, o al massimo sono rivelazioni molto parziali di Dio. Il Dio dei musulmani esprime alcuni aspetti veri dell’identità di Dio, ma ne contiene altri inconciliabili con l’idea di Dio. Il Dio delle altre religioni è elaborato dalle riflessioni dei fondatori; pur avendo aspetti positivi, sono creazioni della mente umana. Il Dio del V. T. è una rivelazione parziale. Solo Gesù ci rivela la pienezza di Dio, ci svela i suoi attributi e purifica e completa quelli che riusciamo a capire anche con la nostra mente, come: amore, misericordia, verità, bellezza, potenza, tutto a misura infinita. «Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1, 18). Gesù prima di tutto ci rivela Dio nel suo insondabile mistero di Trinità, di Padre, Figlio e Spirito Santo. Nel V. T. il mistero della Trinità era solo adombrato. Solo Gesù ce lo rivela pienamente e ci parla continuamente di un Dio Padre, anzi “Abbà”, cioè “Babbo”, pieno di tenerezza e di amore. Poi ci parla di sé come del “Figlio unigenito” del Padre, frutto del suo amore, in tutto uguale al Padre e unito indissolubilmente a Lui. Ci rivela poi lo “Spirito Santo”, che è il suo Spirito, frutto dell’amore del Padre e del Figlio.

digo, su ogni miseria umana e, soprattutto, su ogni miseria morale, sul peccato. Il padre manifesta innanzitutto la gioia che il figlio sia stato «ritrovato» e che sia «tornato in vita». Tale gioia indica un bene inviolato: un figlio, anche se prodigo, non cessa di esser figlio reale di suo padre. Il “mistero pasquale di Cristo” è poi il vertice della rivelazione dell’amore infinito di Dio. Infatti “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 18). Il Padre «non ha risparmiato» il proprio Figlio per salvare l’uomo.

Gesù manifestazione del Padre

Nell’intimità dell’ultima cena Filippo chiede a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». E Gesù: “Chi ha visto me, ha visto il Padre». (Gv14,8) È proprio qui che «le perfezioni invisibili» di Dio diventano in modo particolare «visibili» in Cristo, per il tramite delle sue azioni e parole e, infine, mediante la sua morte e la sua risurrezione. In tal modo, in Cristo e mediante Cristo, diventa anche particolarmente visibile Dio nel suo amore e nella sua «misericordia». È indispensabile per noi rimettere a fuoco la nostra fede su Dio, su Gesù Cristo. La vita cristiana ha un bisogno continuo di rinnovamento. È questione di vita o di morte. E pericoloso ritenersi cristiani solo perché si crede in Dio. Si sente spesso ripetere: “Io non vado in chiesa ma credo in Dio. Io convivo senza sposarmi ma credo in Dio. Sono «Dio ricco di credente, ma non misericordia» praticante. Non (Ef 2,4). faccio nulla di male”. Queste Cristo ci riveaffermazioni e la poi il mistero questi comportadel Padre e del menti non hanno suo amore. Dio è nulla a che fare il principio di con l’essere criogni cosa che esistiani. Bisogna ste; giustamente dirlo a tutti con quindi viene chiagrande carità ma Gruppo di Amici consacrati perpetui a Gesù Crocifisso: mato “Padre” di con altrettanta tutti e di tutto, un Morrovalle 06-06-2004 franchezza. Non Padre tenerissimo si può ridurre la che ama di amore infinito, come solo Dio può amare. fede a una morale naturale. Non basta credere in Dio. Un Padre che è sorgente di Amore all’interno e forma la Bisogna credere che Gesù Cristo è Dio, e che Dio è coTrinità; un amore che si espande all’esterno e diventa me ce l’ha rivelato Gesù Cristo. creazione e redenzione nel suo rapporto con l’uomo. Avere ridotto il cristianesimo a questo livello è una L’amore di Dio si manifesta soprattutto come “miresponsabilità anche di noi cristiani che lo viviamo sensericordia”. È l’aspetto fondamentale di Dio rivelato za impegno e senza entusiasmo. È Dio che ti cerca in da Gesù. Sono molti i passi del Vangelo che parlano Gesù e ti propone quello che puoi e devi fare per rinnodell’amore-misericordia di Dio. Il vangelo di Luca ne è varti e rinnovare il mondo. Essere cristiani non può conpieno e per questo si merita di essere chiamato «il sistere in quello che tu scegli e stabilisci di fare per GeVangelo della misericordia». sù, ma in quello che Gesù ha fatto per te e ti chiede di Ricordiamo l’immagine del buon pastore, che va in compiere per vivere da vero figlio di Dio e associarti alcerca della pecorella smarrita e soprattutto la parabola la sua missione. del “Padre del figliol prodigo” (Lc 15, 11-32). L’amore del Padre è capace di chinarsi su ogni figlio proP. Alberto Pierangioli

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Pensiero passionista - Luglio - Agosto 2004

LA RISURREZIONE DELLA TRINITÀ I. La trinità nella passione e morte del figlio Dopo aver parlato della Passione della Trinità bisogna anche parlare della risurrezione della Trinità. Anche se suona paradossale, questo linguaggio non è arbitrario. È inadeguato, perché tenta di esprimere realtà divine con termini umani, ma è legittimo perché esprime l’umile sforzo della nostra intelligenza per accostarsi al mistero di Dio. Poiché il mistero pasquale scaturisce dal mistero trinitario, bisogna partire dalla Trinità per capire qualcosa sia della passione e morte che della risurrezione di Gesù. Dio è Trinità perché è amore, e come tale è dono di sé. Il Padre è colui che si dona, il Figlio è il dono ricevuto, lo Spirito Santo è il rapporto d’amore tra il donato e il donatore. Questo è il loro essere e esistere, la loro identità in eterno. Quando Uno dei Tre entra nel tempo come essere umano, il loro rapporto non cambia. Il Padre è sempre colui che si dona, il Figlio è sempre colui che riceve il dono, lo Spirito è sempre l’amore con cui si donano l’uno all’altro. Ma in termini umani una risposta totale d’amore si può esprimere solo consumando la vita per amore, il che in questa natura significa morire. Dal punto di vista umano la morte di Gesù in croce è scioccante, ma secondo i rapporti trinitari essa è logica e inevitabile. Il Figlio non può non donarsi totalmente al Padre anche come uomo sino alla fine, cioè fino alla morte. La morte umana però già esisteva e aveva un altro significato: era conseguenza punitiva del peccato, perciò dolorosa e distruttiva. Il Figlio incarnato è entrato dentro questa situazione. L’ha assunta su di sé condividendone tutta la drammaticità. Ma con la potenza del suo amore nello Spirito Santo ne ha cambiato il significato e l’ha resa redentiva. Invece di viverla come condanna e come punizione ne ha fatto una scelta libera e un atto d’amore. Invece di morire da condannato è morto da innamorato, cioè per amore al Padre di cui compiva la volontà, e per amore all’umanità di cui operava la salvezza. Come a causa del peccato la morte s’era infiltrata nella vita umana fino a distruggerla, così in forza della scelta del Figlio l’amore s’infiltra dentro la morte liberandola dalla potenza distruttiva del peccato e trasformandola in momento redentivo, cfr. Rm 5,18-19.

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IL FIGLIO risponde al dono del Padre coinvolgendo nella risposta la natura umana che il Padre stesso gli ha donato nella potenza dello Spirito attraverso la mater-

nità di Maria. Nella sua passione e morte il Figlio è risposta totale d’amore, sia come seconda persona della Trinità che come Verbo incarnato. LO SPIRITO SANTO è l’amore del Padre che si dona al Figlio e lo dona all’umanità per il compimento della salvezza. È anche l’amore con cui il Figlio risponde al dono del Padre con quella totalità d’amore sino alla morte. IL PADRE, che ha inviato il Figlio e lo Spirito per la salvezza del mondo, non può non accettare quell’amore sino alla morte espresso dal Figlio nella sua umanità. Infatti non è la morte maledetta che l’umanità s’è tirata addosso rifiutando l’amore di Dio con la disobbedienza originale. È una morte scelta nella libertà e consumata nell’amore. In quell’amore il Figlio esprime piena fedeltà al Padre. Inviato per dire all’umanità che il Padre non l’ha abbandonata, compie la sua missione donandosi fino alla morte per manifestare l’infinitezza dell’amore misericordioso di Dio. Questa soluzione d’amore realizzata dal Figlio nello Spirito Santo avviene nell’ambito del rapporto d’amore trinitario, e non può non essere gradito dal Padre.

II. La trinità nella risurrezione del figlio. Nel morire di Gesù in croce, il massimo di rivelazione della Trinità coincide con il massimo di occultamento della Trinità. Solo il Figlio muore nella sua umanità, perché egli solo s’è incarnato. Ma anche il Padre e lo Spirito sembrano scomparire perché non intervengono a difesa del Figlio come ci si aspettava. Il culmine della kenosi del Figlio è anche culmine della kenosi della Trinità. La sconfitta di Dio non potrebbe apparire più clamorosa. Tutto sembra cancellato sotto i sigilli del sepolcro nuovo offerto da Giuseppe d’Arimatea. Ma nei rapporti trinitari la morte di Gesù coincide anche con la sua glorificazione. Per noi che siamo nel tempo, la risurrezione avviene al mattino del terzo giorno, l’ascensione dopo quaranta giorni e la pentecoste dopo cinquanta, ma in Dio le articolazioni del mistero sono un’unità al di fuori del tempo. Secondo l’evangelista Giovanni, la morte di Gesù in croce esprime anche la sua glorificazione e la pentecoste. Tuttavia, siccome nelle nostre riflessioni noi dobbiamo andare per gradi, diciamo che la Trinità opera nella passione e morte del Figlio, sembra occultarsi nella discesa di Gesù nel sepolcro, riappare quasi risor-


Amici di Gesù Crocifisso gendo al mattino di pasqua per realizzare la nuova condizione della natura umana assunta dal Verbo. La novità è la risurrezione, o glorificazione del Figlio, detta anche nuova creazione. È anche la prima transustanziazione, premessa di quella eucaristica e preludio di quella dell’umanità e dell’intera creazione alla fine dei tempi.

La risurrezione nel Padre Il rapporto del Padre col Figlio in seguito alla morte di croce è meglio espresso come “glorificazione”, che include risurrezione e ascensione. Dopo che il Figlio ha glorificato il Padre dinanzi all’umanità rivelandone l’amore, il Padre glorifica il Figlio ricevendolo nella Trinità anche nel suo corpo umano risorto. Il Padre, che è dono totale al Figlio, lo riabbraccia come ritorno totale di amore anche nella sua umanità. Nella fase storica dell’incarnazione, questo infinito abbraccio d’amore era in qualche modo intralciato dallo stato di kenosi del Figlio. Il Padre non poteva avere interamente il Figlio, per così dire, perché qualcosa in lui non era abbracciabile, data la sua identificazione coi peccatori, i ribelli al Padre. Come nella bibbia la nube era qualcosa che impediva agli uomini la visione di Dio, così nell’incarnazione la kenosi era qualcosa che in qualche modo attenuava nella Trinità il pieno godimento del Verbo. Ora il Padre, che non ha mai perso il suo rapporto col Figlio, lo riceve in una pienezza nuova, quella dell’umanità salvata e glorificata, primizia di salvezza di tutta la creazione. Il Verbo introduce nella Trinità un’onda nuova d’amore: quello dell’umanità pentita, convertita, perdonata, riammessa nella comunione trinitaria.

La risurrezione nel Figlio

vincoli della finitezza umana, raggiungendo ogni voce che chiama e ogni cuore che ama. Può inviare lo Spirito per illuminare le menti e accendere i cuori. Può diventare Eucaristia per comunicare a tutti la vita che riceve dal Padre e che innesta in noi nel battesimo. Il mistero di fede istituito nell’Ultima Cena è realizzabile solo in virtù della risurrezione. Ora che è risorto, il Figlio può essere nella Trinità anche come uomo, alla destra del Padre, con le piaghe segni dell’amore, che irradiano luce su tutte le piaghe che ancora sanguinano in noi suo corpo mistico. Nell’incarnazione ha sperimentato la nostra umanità ferita e indebolita dal peccato. Nella risurrezione vive la nostra umanità partecipe della vita divina, realizzata come sognata dalla Trinità.

La risurrezione nello Spirito Santo Dopo aver dato al Figlio, in Maria di Nazareth, il corpo dell’incarnazione, ora gli offre il corpo della risurrezione e dell’Eucaristia. Un corpo non più fragile e corruttibile, ma spirituale e divino Così il Figlio risorto e lo Spirito, dopo aver realizzato la salvezza umana nel mistero pasquale, la prolungano nella storia per gli esseri umani che l’accolgono nella fede. A questo scopo il corpo risorto del Figlio si estende nei credenti come corpo mistico tramite il battesimo e mette radici nella storia e nella creazione. Il Risorto e il suo Spirito permeano gradualmente la storia e la realtà esistente come lievito e come anima, spingendo il tutto verso la risurrezione. L’umanità e il creato sono destinati a diventare un tutt’uno con il corpo del Risorto. Anzi, il Risorto non sarà totalmente risorto finché l’ultimo essere umano che l’ha amato non parteciperà in pienezza alla gloria del suo Capo. La risurrezione di Cristo è il capolavoro ad extra del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La risurrezione si riflette già in noi nella vita nuova del battesimo che siamo chiamati a sperimentare come “vita nello Spirito”. Ciò avviene nell’esercizio della fede, speranza e carità, incentrato nell’Eucaristia e negli altri sacramenti, dove il Risorto opera personalmente la nostra salvezza, pur servendosi di segni e di ministri. Sperimentiamo in modo speciale la potenza della risurrezione quando siamo capaci di vivere con amore la fragilità dell’esperienza umana, compresi il dolore e la morte. Così il Risorto ci tiene già legati a sé, mentre camminiamo verso la trasformazione totale in lui.

Nella risurrezione il Figlio, senza cessare di essere uomo, investe la sua umanità di potenza divina, liberandosi dai limiti e dai vincoli in cui era trattenuto nella kenosi. La natura umana dell’incarnazione era imprigionata dentro le conseguenze del peccato. La natura umana della risurrezione è avvolta nella libertà dello Spirito e ha la signoria su tutta la creazione. SIGNORE è infatti il nome nuovo datogli dal Padre nella risurrezione. Il suo nuovo modo d’agire nell’umanità è come “Spirito vivificante”, ICor 15,45, insieme allo Spirito Santo suo collega di sempre nell’avventura salvifica affidata dal Padre. Nell’incarnazione il Figlio era in grado di salvare solo i pochi che potevano accoPeregrinatio starlo Crucis, entro i confini geografici Maceratain 4 cui operava. Nella risurreziomarzo 2004 Mara si consacra per sempre a Gesù Crocifisso ne può spaziare oltre i

Gabriele Cingolani cp

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Spiritualità del mese

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uglio: “Tutto il tuo sangue, Gesù, è opera di amore!” (Gemma Galgani)

Dopo aver meditato e contemplato il Cuore divino di Gesù trafitto per amore nostro, siamo pronti ad immergerci “in quel bagno divino del Sangue Ss.mo di Gesù che sempre bolle, acceso dagli ardori dell’infinita sua carità: perché, in questo bagno l’anima nostra sempre più diventi bianca e ricca di ogni virtù” (S. Paolo della Croce). Ancora una volta troviamo efficaci le esortazioni del nostro Padre Fondatore, che invitano alla più completa fiducia nella misericordia del Signore che ci rigenera a vita nuova per mezzo del Sangue versato sulla Convegno del MLP: Solenne Via Crucis croce: “Scacci ogni timore, e confidi in quel caro Salvatore, che l’ha lavata nel suo preziosissimo Sangue, una goccia del quale basta a lavare le macchie di mille mondi. Si aiuti con orazioni giaculatorie, con slanci d’amore verso Dio, con atti di filiale confidenza: O Gesù amore dell’anima mia: in voi spero! In voi credo! Voi amo! O Sangue prezioso di Gesù! In voi sono tutte le mie speranze. Sì, mio caro Salvatore, mi avete lavato nel Ss.mo Sacramento della Penitenza e vi siete scordato dei miei peccati: troppo torto vi farei a dubitarne. Spero, sì, mio Dio: ed anche fossi sulle porte dell’inferno spererò in voi!”. “Viva Gesù! - esclama dal canto suo la povera Gemma- Le vene di Gesù, piene di Sangue Sacramentato, stanno sempre aperte per i peccatori”. Questo mese di luglio ci deve trovare, come laici passionisti, penetrati nella contemplazione del mistero del Sangue di nostro Signore. Mentre tutti si buttano nella ricerca della vacanza a tutti i costi e non vogliono avere nessuna preoccupazione di sorta, noi vogliamo impegnarci ad offrire ogni momento questo Sangue preziosissimo al Padre per tutte le necessità degli uomini, per la loro e nostra salvezza. Raccogliamo l’invito della nostra Patrona santa Gemma che in estasi così esclamava: “Angeli del Cielo, inchinatevi tutti con me, per la Passione di Gesù. Raccogliamo insieme il Sangue di Gesù. Andiamo tutti da Gesù in croce. Venite tutti a raccogliere il Sangue di Gesù, che ne ha sparso tanto; ed io, l’ultima dei tuoi servi, neppure una goccia. Adoro, Gesù, quel tuo Sangue versato, e spero, o Gesù, che non l’avrai versato inutilmente per me. Muore Gesù, ma a me dà la vita!”.

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gosto: “Morì di amore questa gran Regina!” (san Paolo della Croce)

“Già s’avvicina il grande trionfo di Maria Ss.ma, ma a me non basta l’animo di parlarne: le ricchezze di questa sovrana signora sono tante ed è un pelago così profondo di perfezione che lo conosce solamente quel grande Dio che l’ha arricchita di sì alti tesori”. Così San Paolo della Croce scriveva ad Agnese Grazi per la festa dell’Assunzione di Maria; ma di più ci racconta San Vincenzo Maria Strambi nella biografia del Fondatore. Tutte le feste di Maria Ss.ma erano per lui giorni di maggior raccoglimento e fervore. Tutto il suo amore dopo Dio l’aveva donato a Maria santissima. Il vivo desiderio, la compiacenza e la delizia del suo cuore era di trovare la maniera di fare a questa grande Signora delle offerte che le fossero di onore e di gradimento. Ogni anno ai 15 di agosto le presentava il tributo di quell’ora di orazione, chiamata “L’ora del rosario”, dall’una alle due di notte, e quantunque fosse infermo, volle continuare sempre questo pio costume. Premetteva una preparazione di quaranta giorni, che egli chiamava “Quaresima della Madonna”; in questo tempo recitava ogni giorno il rosario intero, praticava varie mortificazioni, fra le quali quella di astenersi da ogni sorta di frutta. In questo mai volle dispensarsi. I giorni che precedevano immediatamente la festa, li spendeva in una fervorosissima novena con aggiungervi altri esercizi di mortificazione e di penitenza, insinuandone la pratica anche a tutti gli altri di congregazione. Il giorno della festa del trionfo della Regina del Cielo e della terra il cuore di P. Paolo era tutto giubilo e tenerezza verso questa grande Signora. Si conosceva anche all’esterno e specialmente nel tempo della santa messa che volle sempre cantare finché poté, sebbene alle volte non gli costasse poco stento, poiché ordinariamente non faceva altro che piangere per devozione e gioia. Voleva che in quel giorno fosse comune fra i religiosi un’allegrezza santa”. S. Paolo della Croce, accostando i due momenti di dolore e di gloria nella vita di Maria, ci invita ad entrare nel suo cuore per scoprirne la chiave del cammino spirituale: l’immersione nella Passione di Cristo, e del mondo, per amore. Procedere di pari passo nel dolore e nell’amore, a motivo di Gesù. La morte di Maria coincide con il massimo amore e il massimo dolore. E’ una morte d’amore. (Confr. Max Anselmi “Lettere ai laici” vol.I tomo II) Maria Grazia


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Una comunità passionista martire. I 26 martiri di Daimiel

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el 1936, a circa due anni di distanza del martirio di s. Innocenzo Canoura, si ripropone lo stesso scenario politico e si consuma il martirio della comunità passionista di Daimiel. È l’inizio della guerra civile spagnola. Gli stessi i protagonisti: da un lato l’amore innocente, dignitoso e mite delle vittime, umili religiosi dediti solo a Dio e all’amore del prossimo e dall’altro l’odio perverso e crudele di cristiani che diventano carnefici dei fratelli. A Dainiell, una cittadina a circa 150 Km da Madrid, i Passionisti hanno una casa e reggono il santuario del “Cristo della Luce”. La comunità conta trenta religiosi fra sacerdoti, fratelli laici e in maggioranza giovani studenti, tutti di 18 – 21 anni, che si preparano al sacerdozio e alla vita missionaria in America Latina. Nessuno di loro si è mai immischiato in questioni politiche. Vivono tuttavia nel clima di feroce odio contro la chiesa e ne sono vittime innocenti. Alla comunità il 13 luglio 1936 si è aggiunto il provinciale, padre Niceforo Diez, che prevedendo giorni difficili per i confratelli, è tornato in Spagna dall’’America latina per stare vicino soprattutto ai giovani studenti ed essere di conforto e di esempio. Il martirio è nell’aria. Così scrivevano in quei giorni alle famiglie quei giovani studenti: “Il Signore mi conceda la grazia di essere un vero discepolo di Cristo e spargere il mio sangue come suo martire. Anche se mi ammazzassero per Cristo, tornerò in seminario. Potete essere orgogliosi di avere presto un figlio martire in cielo. Se è necessario dobbiamo essere disposti anche a morire per la nostra fede”. Nella zona durante la dura persecuzione viene eliminato più del 40% del clero. Il 18 luglio 1936 scoppia l’insurrezione militare. Tre giorni dopo alle 23,30 i miliziani irrompono in convento e ordinano lo sfratto immediato. La motivazione: “Il convento deve servire ad altre cose”. I religiosi si radunano in chiesa. Il provinciale prende la pisside con le ostie consacrate e pronuncia queste ispirate parole: “Cittadini del Calvario, questo è il nostro Getsemani. Alla prospettiva dolorosa della morte la nostra natura sbigottisce e si abbatte, però Gesù sta con noi. Io sto per darvi colui che è la forza dei deboli. Gesù all’inizio della sua passione fu confortato da un angelo, noi siamo confortati e sostenuti da lui stesso. Tra poco saremo con Cristo. Cittadini del calvario, animo a morire per Cristo. A me tocca il compito di infondervi coraggio, ed io stesso mi sento stimolato dal vostro esempio”. Imparte a tutti l’assoluzione sacramentale e la riceve anche lui dal superiore; tutti poi ricevono l’Eucaristia.

Dopo aprono le porte e si consegnano ai miliziani. P. Niceforo li prega di ucciderli subito lì in convento, non “come conigli in aperta campagna”. Ma loro dicono di non volerli uccidere. Li conducono fuori la città, intimano loro di disperdersi e di non tornare più indietro. Qui comincia il gioco del gatto col topo. Si dividono a gruppi e si dirigono in varie direzioni. Tutti, meno cinque saranno uccisi in luoghi diversi, con modalità diverse, nell’arco di tre mesi, dal 23 luglio al 23 ottobre. Il primo gruppo di dodici religiosi viene catturato a Manzanares. Con loro è anche il provinciale. Vengono fucilati. Alcuni muoiono subito. Padre Niceforo non muore subito e viene finito con il colpo di grazia. Uno studente viene lasciato morire dissanguato in ospedale. Gli altri sei, feriti, vengono curati e una volta ristabiliti il 23 ottobre sono fucilati anch’essi. Tutti gli spostamenti sono segnalati. Nove religiosi vengono arrestati alla stazione di Ciudad Real. Vestono abiti civili ma hanno un salvacondotto per Madrid da parte del governatore che li qualifica come religiosi passionisti. Sono tutti fucilati. Un sacerdote chiede di poter essere ucciso per ultimo e viene accontentato. Intanto assolve gli altri confratelli e quando arriva il suo momento i miliziani sembra vogliano risparmiarlo. Lui però dice: “il mio posto è vicino ai miei fratelli immolati” e viene ucciso. Un gruppo composto da tre religiosi cerca di raggiungere Madrid. Il 23 luglio vengono arrestati a Malagòn e rinchiusi nel municipio del luogo. Vengono in seguito accompagnati alla stazione e messi sul treno. A Urda sono attesi dai rivoluzionari, fatti scendere e uccisi il 25 luglio. Due sono catturati e fucilati a Carriòn de Calatrava. Cinque religiosi raggiungono Madrid dove restano fino alla fine della guerra, quando, usciti dal carcere, racconteranno tutto quello che sanno della comunità martire di Dainiell. Ecco il nome dei ventisei martiri dichiarati beati da Giovanni Paolo II il giorno 01 10 1989: Otto sacerdoti: Niceforo Diez, Germano Perez, Giampietro Bengoa, Filippo Valcobado, Ildefonso Garcia, Pietro Largo, Giustiniano Cuesta, Tre fratelli laici: Paolo Maria Leoz, Benito Solana, Benito Anacario, Filippo Ruiz. Quindici Studenti: Eufrasio De Celis, Maurilio Macho, Tommaso Cuartero e Giuseppe Maria Cuartero (fratelli), Giuseppe Estalayo, Giuseppe Osés, Giulio Mediavilla, Felice Ugalde, Giuseppe Maria Ruiz, Fulgenzio Calvo, Onorino Carracedo, Laurino Proano, Epifanio Serra, Abilio Ramos, Zaccaria Fernandez. Francesco Valori

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IV- Famiglia: alla scuola dell’Eucaristia

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a nostra esperienza di vita familiare e di confronto nel Gruppo delle Coppie, ci ha fatto scoprire una realtà dove la consapevolezza del progetto di Dio, nella formazione delle nostre famiglie, non è stata la base su cui i nostri nuclei si sono formati…I buoni propositi umani, posti alla base del nostro progetto di vita, si sono rivelati insufficienti per realizzare quella comunità familiare capace di affrontare coraggiosamente e consapevolmente, dal punto di vista cristiano, gli attacchi e le sfide che la società di oggi ci presenta” (da un intervento del Gruppo delle Coppie). La famiglia cristiana oggi si trova, come sperimentiamo tutti, in una situazione ardua nel vivere e mantenere saldi quelli che sono i cardini della sua esistenza, in un contesto storico che tende ad affermare principi di vita totalmente opposti e facili da assumere come propri: individualismo, egoismo ed egocentrismo esasperati fino al punto da giustificare, e vedere come necessarie, regole di vita sociale come il divorzio, la convivenza, l’aborto, la fecondazione artificiale, la contraccezione, l’eutanasia… Tralasciando la discussione su questi argomenti, pur importanti, bisogna forse andare all’origine della questione e chiederci: con quale consapevolezza giungono gli sposi di fronte all’altare di Dio? sono coscienti che il loro sì è il prolungamento di quello di Maria? sono consapevoli che la loro unione è un’eco del sì di Cristo sulla croce e del Padre nella risurrezione? hanno compreso che il loro sì è un riflesso del sì eucaristico? I fidanzati prima, gli sposi poi, sono chiamati a spogliarsi del loro individualismo ed egoismo per lasciarsi illuminare e toccare dall’amore di Dio e divenire eucaristie viventi: corpo e sangue donati ai fratelli. All’Eucaristia deve ispirarsi la vita familiare, e alla sua scuola deve mettersi la famiglia, perché solo così riuscirà ad evitare di naufragare sugli scogli del mondo attuale. Ma cosa significa porsi alla scuola dell’Eucaristia? Significa trasformare la vita familiare in un altare vivente del banchetto eucaristico accogliendo da esso tre lezioni fondamentali:

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Famiglie di Amici in festa per il 50° di sacerdozio di P. Alberto

Convegno del MLP: Bancarella dei piccoli Amici! 1 - Il perdono . Tanto più gli sposi saranno disposti a chiedere, accogliere e donare il perdono, quanto più diverranno una cosa sola e la famiglia sarà come “la casa del Padre”, in cui si celebra la festa del perdono (vedi parabola del figliol prodigo). Per poter vivere questa atmosfera è però necessario prima scoprire, accogliere e sperimentare la misericordia divina nella propria vita personale. 2 - La Parola di Dio. Giovanni Paolo II afferma (N.M.I.) che da sempre una tentazione insidia ogni cammino spirituale: quella di pensare che i risultati dipendano dalle nostre capacità. Sicuramente Dio chiede la nostra collaborazione, ma noi non dobbiamo mai dimenticare che “senza Cristo non possiamo fare nulla” (Gv 15,5). La preghiera ci fa vivere e ci ricorda il primato della vita interiore e della santità, e questo primato è concepibile solo a partire dall’ascolto della Parola di Dio, incontro essenziale nella vita della famiglia. 3 - Il pane spezzato. Questo è il cuore e l’apice del matrimonio: i coniugi hanno come vocazione proprio quella di offrirsi totalmente l’uno all’altro, nella verità e nell’amore di Dio, di vivere per l’altro ed essere fedeli fino in fondo. Sono chiamati a farsi eucaristia l’uno per l’altro, per essere insieme pane spezzato per i propri figli e per il prossimo. Tutto ciò esige anche uno stile di vita che caratterizzi le relazioni familiari: la cordialità e la fiducia reciproche. Cordialità e credere (avere fiducia) significano, etimologicamente, mettere il cuore nell’altro, donare il cuore all’altro. Se la famiglia accoglie queste tre grandi lezioni eucaristiche potrà divenire un segno visibile che Dio è amore e che l’amore è la Verità. Se la famiglia riuscirà ad essere sacramento, allora sarà anche una benedizione per tutti. Questa è la grande “predicazione” quotidiana che la famiglia è chiamata a fare sull’altare della vita di ogni giorno. (Confr. P. Stefano Vita: “Il Messaggio della Santa Casa” di Loreto (Dic. 2003). Maria Grazia Coltorti


Amici di Gesù Crocifisso

Luigi Rocchi: Un uomo per gli altri Luigino e l’Apostolato della Sofferenza

Luigi al “tavolo di lavoro” pronto a scrivere le sue lettere agli amici

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oglio imitare Gesù, che non ha amato la croce, ma ha amato noi a costo della croce”. Con il crescere della fede, aumenta in Luigi anche la consapevolezza che la sofferenza, da male quale è e resta per tutti, può tuttavia essere trasformata in strumento di bene e di salvezza, non solo per chi porta la croce, ma anche per gli altri. Diventa “volontario della sofferenza” (CVS), cioè accetta la croce come volontà di Dio, che lo vuole salvare e santificare attraverso questa difficile vocazione. Ma è solito precisare che “volontario della sofferenza non è una persona che soffre volontariamente, ma una persona che offre volentieri a Dio la propria sofferenza”. Avrebbe voluto formarsi una famiglia, poi farsi sacerdote, gli resta una sola via: accettare questa vocazione alla sofferenza, la più difficile, perché comporta solo sacrifici. La fede, però, permette a Luigi di capire che il misterioso disegno di Dio su di lui ha una fecondità totalmente soprannaturale che apre una via apostolica eccezionale, quella stessa che Gesù ha scelto per salvare il mondo. Si offre totalmente a Lui al punto da non chiedere più la guarigione fisica per sé, ma solo per gli altri, per i quali prega pensando soprattutto alla loro salvezza spirituale. Consapevole che il suo dolore ha un senso, anche se non riesce a coglierne tutti i significati, lo offre per la gloria di Dio e per la salvezza dei fratelli, soprattutto dei più poveri e sofferenti, per i quali ha una spiccata predilezione. Ha una grande capacità di capire, di immedesimarsi negli altri e di prendere su di sé la sofferenza, rifiutando la compassione per sé. Vuole dare più che ricevere, vuole consolare più che essere consolato. Moltiplica i contatti e riesce ad entrare in relazione con ogni tipo di persone, essendo

pieno di compassione per gli altri. Indovina le difficoltà dei suoi interlocutori, e li sa incoraggiare e consolare: questo è il suo vero carisma. Molti vanno da lui, e si rendono conto che, invece di dare consolazione, la ricevono e si stupiscono che un uomo, ridotto in quelle condizioni, sia in grado di interessarsi alle sofferenze altrui più che alle proprie. Riceve visite, telefonate e scrive una ventina di lettere al giorno. Ogni lettera gli comporta una grande fatica poiché, non potendo più scrivere con le mani, batte i tasti della macchina elettrica con un bastoncino tenuto dalla fronte e dal mento. “Io vivo solo spiritualmente. Odio la morte, la vita è tanto bella…il sole, un uccello che passa: ho una energia dentro, che considero un miracolo. Non avrei alcun motivo di gioia per il mio corpo; amo la vita, anche se sono un amante respinto. Credo a questo modo di dare testimonianza. Molti hanno un corpo sano e non sono felici, la mia prova serve per gli altri”. Il segreto di tutta la sua serenità e di tutta la sua voglia di fare qualcosa per gli altri sta nel ritrovarsi “cuore a cuore” con Dio nella preghiera, nell’Eucaristia, nella devozione a Maria. Egli riconosce che la felicità gli era spuntata nel cuore perché aveva deciso di seguire il Signore giorno per giorno. Dio è il vertice del suo pensiero: “Se Dio non mi amasse, non avrei questa gioia serena dentro di me. Ho sofferto e soffro molto, ma sempre ho sentito una presenza che mi dice: - Coraggio, Io sono con te”! La sofferenza, illuminata dalla fede, aiuterà Luigi a captare motivi di gioia dentro la quotidianità: “Le persone che stanno bene spesso perdono il riferimento con la realtà vera, e finiscono per dare un’importanza enorme ai piccoli fastidi, che non mancano mai. Si bestemmia che la vita è una buggeratura. Eppure la vita, quella vera, è offerta in dono ogni giorno e, per gioirne, basterebbe aprire il palmo della mano, accoglierla e rallegrarsene. Le persone sane finiscono per perdere il valore autentico della vita. La sofferenza diviene a volte un pungolo a vivere più intensamente il momento presente e porta a cogliere totalmente la vita, il valore di un sorriso e di un atto di bontà. La sofferenza è una rivelazione: ti porta a vedere”. (continua) Maria Grazia Coltorti

Partecipanti al Convegno del MLP

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Amici di Gesù Crocifisso

La sofferenza e l’Associazione “Stauròs”

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onostante le tecnologie moderne abbiano fatto di tutto per alleviare il dolore, esso rimane sempre il più sconcertante problema del genere umano; anzi, certe tecnologie, come quella bellica, hanno aumentato grandemente la capacità di infliggere all’umanità morte, violenza, mutilazioni, malattie. Il problema del dolore interpella in modo particolare le Religioni e il loro modo di concepire l’esistenza. La Passione di Cristo ci aiuta a capire il mistero del dolore. Per dare nuova luce e vitalità alla concezione cristiana del dolore, la Congregazione Passionista ha fondato nel 1973 un organismo ecumenico internazionale chiamato “Stauròs” (Croce), per promuovere nuove ricerche e studi. In Italia esso ha sede presso il santuario di s. Gabriele. Non trascurando affatto ciò che le altre religioni dicono del dolore, Stauròs s’interessa, in modo particolare di ciò che insegna la dottrina cristiana. Nella società odierna c’è la tendenza ad evitare di parlare del dolore come fosse un argomento tabù, ma il Vangelo della Passione, nell’odierna situazione del mondo, è quanto mai attuale. L’uomo si è sempre interrogato sul senso del dolore. Stauròs cerca però nuove vie e un nuovo linguaggio per parlare all’uomo d’oggi, presentando la Parola della Croce in modo provocatorio e universale, perché nel suo “scandalo” rimane sempre una forza liberatrice. Il 26 aprile 1979, presso l’università di Notre Dame (Chicago), per la prima volta, 300 persone provenienti da diverse confessioni religiose, hanno esaminato il rapporto tra religione e dolore. Lo hanno fatto dal punto di vista filosofico, teologico, ma anche pratico, esperienziale e professionale. L’avvenimento ha oltrepassato i confini della Congregazione Passionista, promuovendo la comunione fra i diversi partecipanti. Al termine del Congresso fu stampato un libro dal titolo “Il significato della sofferenza umana”, che ne raggruppava le conferenze più significative. Ne sintetizzo una che mi sembra la più vicina al cammino di noi laici passionisti.

La nostra sofferenza e la sofferenza di Cristo. L’autore della conferenza, Arthur C. Mc Gill, professore di Teologia e pastore protestante, egli stesso sofferente per i postumi di un trapianto di rene, parla della sofferenza anche come esperienza personale. Premette alcune considerazioni: - Dolore fisico e sofferenza morale o psichica sono in stretta relazione fra loro.

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Convegno del MLP: Concelebrazione presieduta dal Superiore Generale

Morrovalle: 06-06-2004: Olga si consacra per sempre a Gesù Crocifisso - Solo passando attraverso una reale sofferenza si può coglierne il significato profondo ed essere capaci di partecipare alle sofferenze altrui. - Non esiste un mondo senza sofferenza: l’uomo è mosso in gran parte nelle sue attività dalla ricerca della vittoria sulla sofferenza. - Dio non può continuamente liberarcene, perché interferirebbe nel nostro vivere. - Un mondo fatto per darci tutto ciò che ci è gradito ci porterebbe ad essere completamente chiusi su noi stessi. - La sofferenza non deriva solo da cause esterne, ma anche dalla nostra natura, dalla nostra sensibilità. Anticamente la sofferenza era accettata come una componente della vita umana. Oggi non c’è un tema che venga proposto con più insistenza. La tecnologia moderna ha permesso di rimuovere tante forme di sofferenze ma ha anche creato nell’uomo la convinzione che possa rimuovere ogni tipo di sofferenza. La realtà è molto diversa, perché il dolore continua a manifestarsi in mille forme. C’è allora il ricorso agli anestetici, ai narcotici per attenuare il dolore. Si cerca anche di nascondere il dolore perché inopportuno, perché cosa privata, con la conseguenza di annullare la partecipazione sociale alla sofferenza. I bambini sono educati in maniera da non avere nessuna notizia di sofferenza, salvo poi, a doverla affrontare senza nessuna formazione. Nella nostra epoca tutto è volto ad incrementare quelle tecniche che ci evitano di soffrire. Si arriva a pensare che l’uomo che soffre non ha più dignità umana. La sofferenza è stata vista addirittura come forza demoniaca, per cui, sfuggire alla sofferenza, significa sfuggire al male assoluto. Il Vangelo insegna che, mentre si devono fare tutti gli sforzi per curare la sofferenza, in uguale misura si deve essere vicini ai sofferenti. Quindi non più eliminazione della sofferenza, annullamento della dignità umana di chi soffre, ma partecipazione affettiva ed effettiva ad essa. Non più evitarla, negarla, ma “com-patire”, “soffrire con”. Gesù non fa nulla per allontanare la sua passione, l’accetta come piena obbedienza al Padre, per la nostra salvezza e Dio non interviene affatto a salvare suo Figlio. In questo modo la passione più dolorosa, accettata e offerta per amore, non è più un male, ma una fonte di grazia per tutti gli uomini. Questo vale per ogni sofferenza. Piera Iucci


Amici di Gesù Crocifisso

Morrovalle: Festa di S. Gabriele dell’ Addolorata 50° di sacerdozio di P. Alberto Pierangioli

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gare per le vocazioni, ma anche “perché omenica 2 maggio il Signore ci ha donato i “chiamati” rimangano fedeli alla loro vocazione una bellissima giornata di sole per festege raggiungano la più alta misura di santità, perché giare San Gabriele dell’Addolorata e il suo confratello da essa dipende la forza della loro testimonianza, Padre Alberto Pierangioli, nel 50° di sacerdozio. Non capace di coinvolgere altri giovani ad affidare la c’era una data migliore per riunire la comunità dei fepropria vita a Cristo”. deli attorno a questi due passionisti che hanno segnato, Domenica 9 maggio tanti Amici delle Marche, anche se in maniera e in tempi diversi, la vita del ConAbruzzo e Umbria si sono ritrovati per il ritiro menvento Passionista di Morrovalle. San Gabriele è stato sile a Morrovalle, per festeggiare il loro padre e novizio a Morrovalle e continua anche oggi a assistente spirituale. Padre Alberto, da chiamare nella sua casa molti fedeli e dei parte sua, ha sorpreso e commosso giovani in ricerca vocazionale. P. tutti presentandoci una catechesi Alberto fece il noviziato a Morrofuori programma, “Il mio savalle e fu ordinato sacerdote il cerdozio”, invitando tutti ad 24 aprile 1954, nel santuario ascoltare l’esposizione pendi S. Gabriele. Egli ha speso sando “alla storia di una circa 20 anni del suo sacervocazione qualsiasi al sadozio per i fedeli che gravicerdozio, per capire metano attorno al Convento glio il dono del sacerdoPassionista di Morrovalle. zio, la grandezza, ma anNel 2003 vi è tornato per la che le difficoltà e le paure sesta volta come superiore di una vocazione, la chiadella Comunità. mata misteriosa di Dio, il suo Alla solenne Celebrazione aiuto e la sua grazia che guida delle ore 11.00, svoltasi nel piazun cammino spesso difficile”. zale antistante la chiesa, erano preInutile dire come sia stato senti il P. provinciale Piergiorimpossibile scindere la figura 50° di Sacerdozio di P. Alberto. gio Bartoli, i confratelli, i due di P. Alberto dalla lettura delle nipoti sacerdoti del p. Alberto e sue riflessioni scritte all’imminenmolti fedeli giunti dai paesi vicini za dell’ordinazione sacerdotale, o dai racconti proprio per festeggiare e pregare per il cinquantesimo del sorgere della chiamata, la partenza in tempo di del padre. guerra, la lunga separazione dalla famiglia, Ricordiamo l’impegno del P. Alberto la vicinanza e il sostegno particolare nell’assistenza spirituale ai laici e della mamma. Scoprire poi quale nella diffusione della meditazione e quanto lavoro di responsabidella Passione del Signore tra i lità ha svolto in questi 50 anfedeli, compito sentito in mani di sacerdozio, abbiamo niera particolare dal padre, compreso che il Signore ci tanto da portarlo, negli anni ha fatto un gran dono met’90, alla creazione del Motendo il padre sulla nostra vimento Laicale Passionistrada e dovremmo meditasta “Amici di Gesù Crocire con quanta umiltà, spirifisso”, che attualmente conto di servizio e carità egli si ta 2300 iscritti, due terzi dei è sempre dedicato a noi senza quali sono nelle Marche e gli mai negarsi a nessuno. altri sono sparsi per tutta Italia. P. Alberto in questa giornata ci La cerimonia, sentita e gioiosa, è ha fatto capire che siamo suoi fistata alimentata dalla bella omelia gli e figlie che sta educando 50° di Sacerdozio di P. Alberto. del P. Provinciale, già discepolo alla conoscenza e all’amore di Festa con alcuni familiari. del P. Alberto e ha toccato il suo Dio e ci ha aperto il suo cuore culmine quando il Padre, visivacon molta fiducia! Vogliamo impegnarci mente commosso, ha ricordato il giorno della a seguirlo con più fedeltà per farne un padre felice e sua ordinazione e la felicità e la gratitudine della mamma “orgoglioso” dei suoi figli. che volle ringraziarlo in ginocchio per la sua scelta di viA ricordo del 50° abbiamo donato al padre una cata, per la gioia di essere la madre di un sacerdote. Mamsula con ricamato sul davanti una croce circondata da ma che sicuramente ha accompagnato suo figlio, per tutti tante persone e la frase “Voi siete miei amici”, mentre questi 50 anni, con la preghiera e ha ottenuto la grazia sul retro si staglia lo stemma dei passionisti. Con essa della vocazione sacerdotale anche a due nipoti, Don Enegli porterà tutti noi all’altare del Signore. nio e P. Daniele. Ricordiamo che domenica 2 maggio era anche la Coltorti M. Grazia 41° Giornata Mondiale di Preghiera per le VocazioMargherita Padovani ni. Nel suo messaggio il Papa ci ha ricordato di pre-

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Amici di Gesù Crocifisso

Echi del Convegno del MLP Una grande grazia Ho avuto la grazia di partecipare al Convegno del MLP che si è svolto al Santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio. È stato significativo per me e per la mia famiglia vedere oltre 180 persone della Famiglia Passionista, consacrati e laici, provenienti da tutte le regioni d’Italia, uniti dall’amore per il Cristo Crocifisso. Il messaggio che mi è arrivato è che il carisma passionista ha come fine l’esaltazione del Cristo risorto, perché solo pensando alla risurrezione si possono superare i grandi ostacoli della vita, quali malattie, lutti, disgrazie. È indispensabile trasmettere questo messaggio soprattutto attraverso l’amore per i crocifissi. I momenti di preghiera sono stati molto: l’Eucaristia quotidiana, la penitenziale con la quale ci siamo spogliati delle nostre debolezze e povertà di fronte all’Amore misericordioso del Padre celeste e la veglia di Pentecoste, per invocare lo Spirito Santo, affinché ci colmasse dei suoi doni. A volte la stanchezza e le distrazioni dei nostri figli, soprattutto dei più piccoli, tentavano di prendere il sopravvento, ma sono certa che il Signore ha gradito il nostro piccolo gesto di essere lì uniti in preghiera. La celebrazione eucaristica della domenica che ha concluso il convegno, ci ha trovato ancora una volta tutti insieme, soprattutto noi famiglie, vicine e raccolte nella lode e ringraziamento per quanto Dio ha fatto in noi e nella speranza di poter testimoniare in un modo o nell’altro il suo amore infinito. Mariella Benaducci Morire con Cristo per risorgere ogni giorno con Lui Le tre relazioni del padre Gabriele Cingolani sul tema “Il mistero pasquale nella vita del MLP” sono state molto belle e stimolanti, ci hanno entusiasmato riaccendendo in noi il desiderio di farci trasformare da Gesù, per divenire suoi testimoni e suoi portatori ai fratelli di questo mondo, che non ha più interesse di conoscere un Dio sentito troppo lontano, ma del quale ha più che mai bisogno. Purtroppo molte cose che il padre ci ha detto le abbiamo “perse”: troppo materiale in troppo poco tempo. Dovremo sicuramente diffondere la relazione ed approfondirla insieme. Alcune cose mi hanno colpito anche se non so se le ho recepite nella maniera esatta: • La necessità di vedere sempre presente ed operante la risurrezione in tutta la vita di Cristo, dall’incarnazione alla morte, e nella vita del suo corpo mistico. Non possiamo vivere ed annunciare il Cristo fermandoci alla passione, il messaggio acquista forza

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MLP: 28-05-2004 Convegno del Cingolani ele bri Ga P. di e ion laz Re

29-05-2004 Convegno del MLP: Liturgia penitenziale

e fascino annunciando l’intero mistero pasquale: passione, morte e resurrezione. Questo deve avvenire soprattutto nei nostri gruppi, dove, forse per determinate situazioni di vita, c’è la tentazione a rinchiudersi in un certo dolorismo o sentimentalismo che non porta a vivere la risurrezione con Cristo fin da ora, ma porta alla tristezza e alle disperazione. • Molto interessante il richiamo ad approfondire la liturgia, anche nei suoi significati profondi, legata indissolubilmente alla nostra partecipazione attiva e consapevole; partecipazione vissuta in essa e nel prolungamento di questa nella vita quotidiana. Essere cristiani coerenti sempre, cosa molto difficile oggi. Per fare ciò occorre vivere con consapevolezza e frequenza i sacramenti: alimentare tutta la nostra vita con un rapporto intimo di unione con Gesù eucaristia. Senza comunione e partecipazione al mistero pasquale di Cristo il cristiano non ce la fa, la sua fede muore. • In particolare mi sono sentita toccata dal riferimento al sacramento del matrimonio, espressione dell’amore di Cristo per la chiesa. Mi ha colpito sentire l’espressione che il sì dei coniugi è un’eco del sì di Cristo sulla croce e che gli sposi devono essere, in unione a Cristo, corpo dato e sangue versato per tutti: tra di loro, in famiglia e fuori di essa. Anche qui senza l’Eucaristia il matrimonio non ce la può fare nella nostra società decisamente impostata contro la famiglia cristianamente intesa. Abbiamo visto la presenza della croce di Cristo nella vita del cristiano come momento di morte di se stesso e di dono agli altri, ma abbiamo anche puntato l’attenzione sulla risurrezione di Cristo come conseguenza necessaria della morte per amore. Questo è il nostro compito e la nostra speranza: morire per amore ogni giorno con Cristo per risorgere ogni giorno con lui. M. G. Scipioni Grazie! Un grazie grande va a Franco Nicolò, a Piera, a P. Alberto e a quanti hanno collaborato per la riuscita di questo grande convegno. Grazie a questo vostro impegno il risultato è stato ancora più grande. IL Convegno di San Giovanni Rotondo, tenutosi due anni fa, fu un incontro importante che aprì la mia mente a capire quanto fosse importante il compito chi appartiene al MLP. Nel Convegno di San Gabbriele è stata aperta una nuova pagina tutta da scrivere dai religiosi, ma soprattutto da noi laici. Riccardo Rucci


Amici di Gesù Crocifisso Una morte generatrice di vita Per la prima volta ho partecipato con la mia famiglia a un convegno laicale passionista. Da subito abbiamo assaporato un’accoglienza calorosa e familiare. Le catechesi del padre Cingolati sono entrate nel cuore della nostra vita. Sintetizzo alcuni ricordi indelebili. La consapevolezza che nella morte di Gesù è insita la risurrezione mi ha fatto capire il significato che dal suo fianco squarciato sgorgano sangue ed acqua e nasce la chiesa; come potrebbe avvenire questo se in croce Gesù fosse solo morto? In Cristo la morte è generatrice di vita, perché è gloriosa, e noi passionisti siamo parte di questo mistero pasquale per essere ricolmi della gioia del risorto. Centro della nostra fede è l’Eucaristia, nella quale siamo protagonisti sull’altare con Gesù, offrendoci con Lui al Padre; senza di noi Dio non avrebbe bisogno di celebrarla; questa coscienza ci rende responsabili ed infinitamente grati ad un Dio che non solo si cela in un’ostia ma fa comunione con ciascuno di noi diventando nostro pane di vita e trasformandoci sempre più a sua immagine e somiglianza. “Il matrimonio cristiano è l’eco del si di Gesù in croce” è la definizione che più mi ha colpito nel sacramento della mia vocazione. Nei lavori di gruppo mi ha colpito la testimonianza di un fratello che ha descritto i suoi numerosi anni di vita coniugale dicendo che “il matrimonio è passione”. Le testimonianze personali sono una ricchezza di vita che hanno completato le catechesi e che spesso mi tornano in mente. Le celebrazioni eucaristiche sono state indimenticabili; uno dei momenti di preghiera più intensa è stata poi la veglia di Pentecoste animata sapientemente da padre Aurelio. Le amicizie e le confidenze nate spontaneamente da un sorriso, un saluto, dai pasti consumati sullo stesso tavolo mi hanno fatto sentire profondamente inserita nella famiglia passionista: che grande dono! Ottaviani Moscetta Elisabetta

Il Laico Passionista testimone del Crocifisso risorto. Questo è l’insegnamento principale che ho riportato dall’ VIII Convegno Nazionale del MLP, tenutosi presso il santuario di S. Gabriele dal 27 al 30 maggio. Essere laico passionista significa vivere la spiritualità della croce; è un dono di cui non ci si rende conto; è una grazia di Dio, che ci chiama a meditare la passione del Figlio suo, nella visione di un amore senza fine, vincitore della morte. Tale vitto-

28-05-2004 Convegno del MLP: L’Assistente N, P. Albert o presiede la concelebrazi one

ria ci fa vedere la croce in una luce di dolore-amore e ci riempie di gioia. È una visione gioiosa che rende il laico passionista una persona donatrice di felicità, un testimone di speranza, perché consapevole che, in Cristo, morte-risurrezione sono un’unica realtà su cui prevale la vita; una realtà magistralmente illustrata dal P. Gabriele Cingolati

Convegno del MLP: stazione della Via Crucis ma Gli Amici ani no la X

nella sua relazione sul tema del convegno. Un tema stupendo, necessario per vivere la spiritualità passionista da cristiani autentici; riflessioni che mi hanno sollecitato a rivedere il mio vissuto quotidiano, a verificare “il mistero pasquale” dentro e fuori la liturgia, ad esaminare la mia fede. C’era in me un continuo prendere coscienza di come fare memoria del “mistero pasquale”, mentre mi sentivo tanto lontana dal tradurre in atto tale consapevolezza. Mi ha coinvolto l’affermazione “coscienza eucaristica passionista”, che evidenziava il rapporto crocerisurrezione, croce-eucaristia. E’ stato un discorso forte e pertinente per noi laici passionisti, perché ci invitava a superare la paura del mistero della croce per ricordarci che nel momento in cui fissiamo il crocifisso, noi guardiamo l’amore di Dio per noi, un amore che ha continuato la strada della risurrezione e che ci accompagna sempre nella eucaristia, in quanto “Cristo risorto si fa eucaristia”. Mistero stupendo dell’amore divino, dove la ragione si sperde per lasciare il posto alla fede di un cuore povero e umile, che vuole rispondere all’amore. E’ questa la risposta del laico passionista; in questo sta la forza della sua testimonianza di vero cristiano: diventare “creatura eucaristica”. In tal modo potrà fare memoria continua del “mistero pasquale”, imparando, nella offerta di sé, a diventare dono per i fratelli. Il laico passionista diventa cosi, un testimone credibile in questa società di morte, perché ama la croce con il cuore del Risorto. Diventa un conforto per i fratelli sofferenti che saranno aiutati a capire il valore salvifico del dolore, quale preludio di una vita nuova da risorti. Questo ho imparato, unitamente ai molti suggerimenti ricevuti durante il convegno, dove lo scambio di esperienze con tanti fratelli ha favorito la mia crescita spirituale. Su quanto recepito dovrò vivere santamente la mia quotidianità di laica passionista e specialmente come appartenente agli “Amici di Gesù Crocifisso” dovrò trasformare la mia vita in “un continuo atto di amore”, permeato di luce pasquale. Margherita Padovani

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Amici di Gesù Crocifisso

Testimonianze È iniziato un cammino nuovo Ho conosciuto il MLP nel 1995. Un giorno una mia carissima amica mi chiese di accompagnarla da Bruna, una mamma che faceva parte degli Amici di Gesù Crocifisso, affetta da sclerosi multipla. Da più di 30 anni viveva crocifissa al legno del suo letto: non poteva muovere nessuna parte del corpo, mangiava solo alimenti che si deglutivano facilmente. Ricordo il suo sorriso e il suo sguardo, la sua fede. Era per me il primo incontro con una persona nel cui volto vedevo quello di Gesù. Iniziai a frequentarla assiduamente. Anche suo marito Bruno era consacrato a Gesù Crocifisso; diventarono la mia seconda famiglia. Nell’ottobre del 2000 Bruna morì e io cominciai a partecipare regolarmente agli incontri degli Amici; nell’estate seguente partecipai con la mia famiglia al ritiro-vacanza a Nocera Umbra e con grande gioia feci la mia prima consacrazione a Gesù Crocifisso. La cosa più bella è stata quella di poter condividere questa esperienza con altre famiglie che come me sentivano l’esigenza di vivere la propria vita familiare e personale con Gesù. È iniziato così un cammino nuovo e pieno di gioia perché anche mio marito e i nostri tre figli partecipano allo stesso cammino. Tutto questo è stato possibile grazie alla preghiera e all’aiuto di p. Alberto, Vito e Solidea, Piera e delle altre famiglie di Amici di Gesù Crocifisso di Civitanova M., che mi sono state sempre tanto vicine. Sono molti gli aspetti positivi del mio gruppo: la presenza degli anziani, che ci danno speranza e ci esortano a perseverare fino alla fine; nuovi aderenti che sentono l’esigenza di conoscere meglio Gesù; la preghiera costante che ci fa superare tante difficoltà; la disponibilità verso chi ha più bisogno; l’umiltà che ci fa stare sempre con i piedi per terra e lo sguardo rivolto verso il cielo. Dopo l’incontro con il M.L.P. sono cambiate molte cose nella mia vita: la preghiera è diventata più meditativa; il modo di vivere la vita quotidiana è diverso, perché offro a Gesù, per le mani di Maria, i miei piccoli sacrifici di madre, di moglie e di cristiana; cerco di essere più sensibile alle difficoltà degli altri; mi sforzo di non lamentarmi, di non risentirmi, di non giustificarmi. Grazie, Signore Gesù. Letizia Garbuglia

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In ascolto di P. Cingolani

Morrovalle 06-06-2004: P. Cingolani parla agli Amici di Gesù Crocifisso

Ho capito che il mio posto è sotto la croce Nel 1992, a 46 anni, per curiosità con una mia amica andai a pregare in un gruppetto di giovani guidato da un laico argentino che proclamava la parola di Dio. Sono rimasta colpita dalla profondità di quelle parole e ho incominciato a leggere la Bibbia. Avevo abbandonato da 20 anni la pratica cristiana. Solo dopo, con il ritorno a Dio, ho capito tante cose, soprattutto che Dio non mi ha mai lasciata. Ero io lontana, e non lo percepivo. Ora, quando penso a quel passato ringrazio continuamente Dio perché pur nei miei gravi errori, non ha cessato di aiutarmi, indicandomi la strada giusta. Dopo l’esperienza di preghiera in quel gruppetto, entrando in parrocchia, il diacono Vito mi ha indirizzata nel Rinnovamento nello Spirito Santo e lì ho conosciuto anche p. Alberto. Poi mi sono iscritta agli Amici di Gesù Crocifisso. In questi anni ho approfondito molto la parola di Dio ed ho avuto dei segni che mi hanno fatto capire che il mio posto è sotto la croce. Ad ogni incontro aumenta la comunione con i fratelli e la consapevolezza di ciò che vuole Dio da noi. Naturalmente l’amore cresce anche verso chi è fuori del gruppo e verso la famiglia. Direi che tutto sta cambiando: i rapporti familiari sono più sereni, i miei due uomini (mio marito e mio figlio) frequentano la chiesa, cosa che non succedeva 5 anni fa. Gesù ha operato nella mia vita e continua ad operare perché ora mi accorgo che agisce intorno a me e in me; non potrei più fare a meno della sua presenza discreta e profonda. Continuo a leggere e meditare nuovi libri che parlano della passione di Cristo. Sono 6 anni che faccio catechismo e il rapporto coi ragazzi di 12-13 anni è bellissimo e spero di poterli aiutare ad incontrare Gesù come è capitato a me. Olga Costanzo La mia vita è cambiata radicalmente Sono entrata a far parte degli Amici di Gesù Crocifisso quasi senza accorgermene piano piano. Spesso mi recavo a casa di Bruna Cervellini per pregare un con lei, chiedere un consiglio, parlare di Dio e di qualsiasi cosa facesse parte di quel mondo celeste nel quale lei già in parte viveva. Bruna era una vera serva di Dio, una mamma, con la sclerosi multipla, che aveva vissuto 37 anni immobili a letto come un canto di gioia, sotto lo sguardo di Gesù Crocifisso. In quella casa iniziai a pre-


Amici di Gesù Crocifisso che umanamente sembra sfortuna e disgrazia e ci fa incontrare il volto di Gesù in un’amica da oltre 30 anni paralizzata, nella nascita di Maria Donata contro ogni speranza, nell’ammalato che a 40 anni ha la freschezza di un bambino. Spero di migliorare e perseverare in questo cammino affinché alla fine di questo passaggio terreno Gesù mi dica: “Vieni con me perché sei stata mia amica”. Elisabetta Ottaviani

Morrovalle: 06-06-2004: Simonetta si consacra per sempre a Gesù Crocifisso

gare con gli Amici di Gesù Crocifisso, ma temevo che questo cammino fosse troppo duro per me e privo di quelle gratificazioni umane che a volte ci fanno perseverare in un cammino di fede senza mettere Dio al primo posto. L’impatto fu duro, ma la volontà di voler fare solo quello che Gesù voleva da me mi ha fatto superare i momenti più difficili. Stare con gli “Amici” significa vivere l’essenza della fede, per Gesù, con Gesù, in Gesù. La mia vita è cambiata radicalmente perché il mio cuore è stato trasformato da “Colui” che tutto può. Soffro per le mie mancanze, ma so che mettendole nel calice della messa, il sangue prezioso di Gesù le trasformerà in bene e mi aiuterà a cambiare. Prego per chi porta la croce della malattia fisica o spirituale, ma so che donando tutto a Lui, il peso sarà più leggero. Senza l’aiuto del gruppo e dei suoi responsabili non sarei riuscita a perseverare. Questo cammino “essenziale” mi ha portato a conoscere Gesù più profondamente e a capire che i veri ricchi, i veri potenti e gli invincibili sono solo coloro che pregano. Fiorella Torresi

Mi preparo alla consacrazione perpetua con mio marito Ho avuto la grazia di scoprire la spiritualità passionista per mezzo di Vito, diacono della parrocchia di S. Gabriele a Civitanova, al quale anni fa ci siamo rivolti come gruppo di giovani amici (non ancora di Gesù Crocifisso) saturi delle esperienze del mondo e desiderosi di conoscere la parola di Dio. Vito ci ha fatto conoscere la sua guida spirituale, padre Alberto. Senza saperlo, entravamo a far parte della famiglia passionista. Ci sono stati i primi passi nel Rinnovamento dello Spirito. Poi le esigenze familiari, la maggior parte di noi aveva bambini piccoli, ci hanno portato a scegliere momenti di preghiera e ritiri spirituali adatti alle nostre necessità, insieme a un gruppo di famiglie. Ora con Marco, mio marito, ci stiamo preparando alla consacrazione perpetua a Gesù Crocifisso. Gli aspetti positivi che troviamo nella fraternità sono molti: imparare a meditare la parola di Dio, le catechesi che additano mete elevate da raggiungere, meditare la passione che trasforma il dolore in amore, la conoscenza dei santi passionisti, le speciali amicizie e la comunione spirituale con tutti gli inscritti. A me piace molto pensare alle 15 del pomeriggio che in diverse parti del mondo degli “Amici” stanno pregando anche per me, rinnovando la promessa di amore. Partecipando alla famiglia passionista, esternamente nella mia vita sono cambiate poche cose, ma gli occhi del cuore hanno cambiato le lenti per capire quello che accade. La spiritualità passionista trasforma quello

Passionista da lontano grazie a Internet Carissimo Padre, sono un giovane di Milazzo, in Sicilia, e ho 27 anni. A poco a poco mi sto avvicinando a S. Paolo della Croce, con un grande desiderio di conoscere la realtà passionista. Purtroppo i Passionisti non si trovano nel mio paese. Sento il desiderio di conoscere meglio il vostro Ordine e il Movimento Laicale Passionista; per questo chiedo, se è possibile, farne parte ugualmente da lontano. Questo significherà per me imparare a pregare, contemplando la passione di Cristo, approfondire questo carisma, parlarne con altri giovani come me che vedo smarriti dietro alle cose vane che offre il mondo, come lo ero anch’io. Grazie alla figura di san Paolo, ho compreso tante cose per la mia fede. Le avevo scritto che mi sarebbe piaciuto ricevere il vostro segno da portare con me. Le confesso anche che mi piacerebbe avere un buon padre spirituale, visto che non ne ho mai avuti e vorrei tanto che un giorno ci potesse essere una realtà passionista anche qui a Milazzo. Spero di avere una risposta positiva per la mia adesione al M.L.P. Grazie a internet posso almeno sentirmi vicino al vostro carisma. La saluto e mi permetto di abbracciarla. Salvo Romano Frutti del Convegno del MLP Tornata dal Convegno del MLP, sento di dover lavorare molto su queste tre esigenze: 1. Vivere con più consapevolezza le mie giornate con Gesù, ascoltando con maggiore attenzione le persone a me vicine, senza dare nulla per scontato. 2. Organizzare meglio, insieme ai fratelli, gli incontri del gruppo delle famiglie, perché, lavorando uniti, disperderemo meno energie e faremo più comunione. 3. Una maggiore consapevolezza di far parte di una famiglia che “non scherza”, ma che, seguendo il carisma di san Paolo della Croce, vuole approfondire e vivere “la Sapienza della Croce”. In un mondo dove questa parola fa paura, dove la sofferenza è schivata o subita, noi vogliamo diffondere la gioia che ne deriva e la salvezza che dona al mondo intero. Letizia G. T.

Morrovalle: 06-06-2004: alcuni Amici fanno la prima consacrazione a Gesù Crocifisso

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Amici di Gesù Crocifisso

AMICI NEWS Ricordando Maria Teresa Ho appreso che la nostra sorella Maria Teresa di Recanati è tornata al Padre. Ricordo con grande emozione la sua testimonianza sul nostro giornale di maggio: “Meditazione da un letto di ospedale”. Non la conoscevo direttamente, eppure nelle sue parole vissute ed intense ho riscontrato un’anima a me tanto vicina, una comunione così profonda che mi spinge oggi a scrivere di lei. Sono colpita e vorrei tanto che il mio abbraccio fraterno giunga alla sua famiglia e a quanti l’hanno conosciuta. Sono certa che la sua anima risplende radiosa vicino all’Eterno Padre e che da lì con amoroso affetto, veglia su tutti noi. In silenzio e con tante semplici preghiere nel cuore mi unisco a quanti l’hanno amata.

Maria Teresa Mosca nel giorno della sua consacrazione a Gesù Crocifisso il 19 maggio 2002

Patrizia Lazzarini Lattanzi

Esercizi Sp. Amici di G. C. e Laici impegnati SEDE: 09-14 agosto 2003: 16-21 agosto 2003: Tema: Guida: Inizio e fine: Quota adulti:

Santuario di S. GABRIELE : T. 0861. 97721 per tutti. per tutti, ma con orario per coppie con figli. “Conoscere Gesù” I corso: P. Alberto Pierangioli II corso: P. Alberto P. e P. Fernando Taccone dal pomeriggio del lunedì al pranzo del sabato Camere doppie: € 160,00 - Camere singole: € 185,00

Per prenotarsi: P. Alberto: P. S. Gabriele 2 62010 Morrovalle MC Tel. 0733/221273 – Cel. 349.805.70.73 – E-mail albertopier@tiscalinet.it

Giornata di spiritualità a S. Gabriele: 26 settembre 2004 Calendario degli Amici Ritiri a Morrovalle: 12 settembre - 3 ottobre - 7 novembre - 12 dicembre Ricordiamo al Signore i nostri defunti: Mosca M. Teresa di Recanati: 12-05-2004 Un grazie sincero a coloro che hanno inviato offerte per le spese di stampa. Luglio-Agosto 2004 - Anno V n. 4 Aut. del Trib. di MC n. 438\99 del 17-12-1999 Sped. Ab. Post. Art. 2 com. 20\c L.662\96 - MC Tecnostampa – Recanati - C. c. p. 11558624 Dir. R. Tonino Taccone – Red. P. Alberto G. Pierangioli P. San Gabriele 2 - 62010 Morrovalle MC T. 0733.221273 - C. 349.8057073 - Fax 0733.222394 E-mail albertopier@tiscalinet.it http://www.passionisti.org/mlp/amici

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